L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

Ora basta con no a tutto. Guardate le conseguenze e tirate le conclusioni.

Cos’è la Gronda di Genova, breve storia di un’opera ostacolata dalle polemiche politiche

Doveva alleggerire il traffico dell’A10 sul tratto del ponte crollato nel capoluogo ligure. Ma la dura opposizione dei comitati “No Gronda” hanno rallentato tutto

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 Ponte Morandi, Genova

Uno degli argomenti destinato ad alimentare le polemiche politiche dei prossimi giorni è la questione della Gronda di Genova, una nuova autostrada che avrebbe dovuto collegare Genova con le autostrade del nord per alleggerire il traffico sul viadotto dell’A10 e sul ponte Morandi, tragicamente crollato il 14 agosto. ieri.

Un progetto fortemente osteggiato dai comitati “No Gronda” del Movimento 5 stelle, e solo pochi giorni fa, in continuità con questa opposizione, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva inserito quest’opera tra quelle destinate ad essere ridiscusse, o cancellate, dopo che a settembre 2017 il decreto del ministro Delrio, che lo ha preceduto alle Infrastrutture, aveva approvato il progetto dichiarandolo di pubblica utilità.

In previsione dell’”esaurimento” del ponte Morandi (quello crollato), da anni era stato elaborato il progetto Gronda, un altro sistema viario, con un altro ponte, costruito con criteri più sicuri e moderni. Ebbene, contro questo progetto, finanziato da Bruxelles, peraltro, si è scatenata una furia ecologista senza pari. Con, e questo va detto, i 5 stelle in prima fila. In rete è possibile trovare i filmati dove Beppe Grillo, con la solita iattanza e la solita ignoranza chiede addirittura che si usi l’esercito contro quelli favorevoli al progetto Gronda. In consiglio comunale, quando qualcuno ha avanzato il sospetto della pericolosità del ponte Morandi, i 5 stelle hanno definito la denuncia “una favoletta”.

Ma cos’è la Gronda? Il sito di Autostrade per l’Italia definisce l’opera come una:

“nuova infrastruttura che comprende 72 km di nuovi tracciati autostradali e si allaccia agli svincoli che delimitano l’area cittadina (Genova Est, Genova Ovest, Bolzaneto), si connette con la direttrice dell’A26 a Voltri e si ricongiunge con l’A10 in località Vesima. Data la complessità dal punto di vista orografico del territorio attraversato, il nuovo sistema viario si sviluppa quasi interamente in sotterraneo e prevede 23 gallerie, per un totale di circa 54 chilometri, circa il 90% dell’intero tracciato, con sezioni variabili fino ai 500 metri quadri dei cameroni di interconnessione tra gli assi autostradali”.

“Le opere all’aperto comprendono la realizzazione di 13 nuovi viadotti e l’ampliamento di 11 viadotti esistenti”

“Le autostrade dell’area genovese svolgono oggi anche la funzione di tangenziale per il traffico urbano e di scambi con volumi di traffico molto elevati; in molti punti della rete si registrano flussi superiori ai 60.000 transiti giornalieri, con un’alta percentuale di veicoli commerciali. Diventa pertanto fondamentale dividere il traffico cittadino da quello di attraversamento e dai flussi connessi con il porto”.

“Il Progetto della Gronda di Genova si pone l’obiettivo di alleggerire il tratto di A10 più interconnesso con la città di Genova – cioè quello dal casello di Genova Ovest (Porto di Genova) sino all’abitato di Voltri – trasferendo il traffico passante sulla nuova infrastruttura, che si aggiungerà all’esistente, costituendone di fatto un potenziamento “fuori sede” “.

Ma la Gronda non ha avuto vita facile. Come ricorda il Sole 24 Ore, Il 4 dicembre 2012 fa scalpore una dichiarazione dell’allora Presidente degli industriali di Genova, Giovanni Calvini, a proposito della Gronda. Testuale: “Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto ‘no'”, un chiaro riferimento all’opposizione pentastellata all’opera.

Quattro anni dopo è il sindaco Doria a mettere in discussione l’opera, durante un’intervento riportato dal Secolo XIX:

“I costi di interrompere a metà un’opera già partita, anche se ci si è resi conto che non era l’infrastruttura migliore, diventano insostenibili – ha sottolinea Doria – ma un’opera che non è mai partita, a un po’ di anni dalla sua progettazione (il primo progetto della Gronda risale al 1984, ndr) può essere invecchiata”

Parole che vengono stigmatizzate dal Movimento 5 stelle, il  portavoce regionale esulta sarcastico: “Come un pugile suonato, il sindaco Doria prende atto a distanza di 5 anni di come la Gronda sia un progetto inutile, dannoso e non necessario, come il Movimento 5 Stelle ripete da sempre. È l’ennesimo voltafaccia di un sindaco che ormai la faccia l’ha persa davanti ai cittadini”.

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 (Afp)
  Ponte Morandi, Genova

La Gronda era stata inoltre una delle grandi opere contro cui Grillo si scagliò nel 2014. A ricordarlo su TPI un video girato dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, quando il leader pentastellato si trovava a Roma al Circo Massimo assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere:

“Sei per il terzo Valico e tre-quattro miliardi di euro per la Gronda”.

“Dobbiamo fermarli con l’esercito. L’esercito deve stare con gli italiani. E dobbiamo ancora morire per i sottopassi allagati”.

Non è finita Sui social in queste ore è spuntato sui social un comunicato dei Comitati No Gronda del 2013. Nel testo, ospitato sul sito del Movimento 5 Stelle, venivano spiegati i motivi della contrarietà alla Gronda di Ponente, una bretella autostradale progettata a Genova. Poi, a un certo punto, il comunicato cita espressamente il Ponte Morandi:

“Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione conclusiva del dibattito pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche piu’ volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)”.

Ci sono voluti 10 anni di polemiche prima che l’operazione Gronda uscisse dalle discussioni politiche italiane e ottenesse l’ok da Bruxelles, necessario per finanziare il progetto. Nel 2017, dopo 33 anni di progetti, proteste, discussioni, mentre il traffico su quel tratto continuava ad aumentare, i costi di manutenzione dell’unico viadotto ad aumentare, fino al tragico epilogo del 14 agosto.

(https://www.agi.it/cronaca/gronda_genova_ponte_morandi-4270084/news/2018-08-15/)

 

Dicevano di no anche per la variante di valico sull’appennino tosco emiliano, costruito per alleggerire il peso dei trasporti su quell’autostrada altrettanto datata e pericolosa, ma fortunatamente è stata costruita. Ora funaziona bene e forse sta contribuendo a salvare vite.

Adesso abbiamo un altro grosso problema. Toninelli, grillino, attuale ministro delle infrastrutture, ha già detto che vuole ridiscutere il progetto di rinnovo dell’autostrada che passa per la città di Bologna. Tutto da rifare e, mentre si sta perdendo tempo, altre persone possono morire. L’autostrada che attraversa Bologna è strettissima, andava bene negli anni sessanta, data della costruzione, ma non è più adatta, da tempo, a sopportare il traffico di oggi. E Bologna è un nodo autostradale importantissimo, i progetti ci sono, ma i grillini, votati al no a tutto, vogliono mettere tutto di nuovo in discussione. E così per i prossimi anni sarà sempre peggio.

Foto della variante di valico, una delle tante gallerie.

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VERSO LA POVERTÀ

VERSO LA POVERTÀ

Finanziaria 2019: tutto stabilito.

Aumento dell’IVA.Siamo però in attesa del ritocchino annunciato da Di Maio.

Condono fiscale. Bramato sempre dalla destra per pescare qualche soldo una tantum.

Eliminazione (o consistente taglio) di tutte le detrazioni e deduzioni che sul 730, a luglio/agosto di ogni anno, portavano rimborsi dai 500, ai 1000 e anche 2000 Euro. Un po’ un guaio per chi fa la denuncia dei redditi e spende, forse, molti soldi in medicine o altro di detraibile.

Aumento accise benzina. Solito ritocco che pare non sia colpa di nessuno.

Facciamo un evviva ai tifosi e votanti di questo governo di incapaci.

Scienziati senza sapere niente, economisti con la soluzione in tasca. Sono capaci di sfilarci il portafoglio senza che nessuno si muova, sanno mettere la mani su tutti noi come ladri ben addestrati.

Fanno eccezione, naturalmente, loro stessi, quelli che oggi sono al potere e i ricconi con la barca. Tipo grillo beppe, per capirci.

Certo che far pagare di più il pane alla gente, si trovano più soldi, mangiamo tutti, un po’ di pane, per vivere.

Far pagare la platea dei poveracci, e impoverire altri, quelli che, per adesso, se la cavano ancora. Tirano avanti.

Ecco la filosofia del cambiamento e come si esplicitano le capacità di questo balordo governo.

 

ORGOGLIO PERSONALE

ORGOGLIO PERSONALE

Sinceramente non mi offende minimamente né mi tocca alla lontana.

Nella mia vita ho avuto l’onore, il piacere e la bellezza di aver amato profondamente e di essere corrisposta, dal miglior terrone che esistesse sulla terra.

Un uomo meraviglioso, con un cuore grande e generoso che ha riempito la mia vita di gioia.

Il fatto che il mio amore sia paragonato ad una persona di colore, non mi tocca assolutamente, perché chi scrive queste cose non conosce le persone, ha solo pregiudizi, vive e si nutre di quelli.

Gli individui non si giudicano né dal colore della pelle e neppure dalla terra in cui sono nati.

 

 

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

Tutti i governi del nostro mondo italico, si son sempre chiamati col nome del premier: Andreotti (1,2,3, 4 ecc), Moro, Fanfani, Spadolini, Craxi, Prodi, Berlusconi (1,2 ecc), Monti, Renzi e Gentiloni. Perfino il governo Letta è passato alla storia come governo Letta il che è tutto un dire.

Questo passerà alla storia come governo giallo-blu, o giallo-verde, o pentaleghista, perché non si è capito ancora niente chi sia veramente a capo di questo governo.

Non si sa.

E’ un governo Salvini-Di Maio?  Boh? O Di Maio-Salvini?

Il correttore, quando scrivo Di maio corregge automaticamente in di mail.

Del governo conte non si ricorderà nessuno (non a caso il correttore anche stavolta non mente. Non me lo propone in maiuscolo. Pure il correttore prova pena per conte).

Meglio, perché viste le idiozie sfornate finora, non vorrei essere nei panni di conte tra dieci anni.

Ah però finalmente hanno tolto i vitalizi agli ex parlamentari!

Oddio, però, rischiamo di morire di morbillo ma vuoi mettere la soddisfazione.

QUESTO PAESE CADUTO IN STATO CATATONICO, PARE AVER RIMOSSO, CANCELLATO I SUOI ANNI BUI

QUESTO PAESE CADUTO IN STATO CATATONICO, PARE AVER RIMOSSO, CANCELLATO I SUOI ANNI BUI

Se qualcuno è convinto che l’assenza di memoria non generi danni, guardatevi intorno ed inorridite se ancora ancora non vi siete assuefatti.

Le parole hanno un peso, I gesti hanno un peso, le idee hanno un peso e vanno usate con perizia, soprattutto quando si governa un paese.

Non si ammicca con l’estremismo, non lo si assolve quando delinque, qualsiasi colore esso abbia.

In caso contrario si è conniventi, si sdoganano pratiche e comportamenti da censurare e denunciare.

Nessuna vittoria elettorale può costare tanto in termini di democrazia.

Non si coccolano i violenti, non si giustificano.

Si condannano, sempre e comunque.

Questo paese caduto in stato catatonico, pare aver rimosso, cancellato i suoi anni bui.

L’unico vaccino che può aiutarci è la memoria, lo studio e la cultura del ricordo.

Da non dimenticare mai!

ALZI LA MANO CHI SA COS’È LA TAP

ALZI LA MANO CHI SA COS’È LA TAP

Ho chiesto in giro, al mercato, o sull’autobus, persino dal parrucchiere, se qualcuno sapeva che cosa era questa famosa TAP di cui tanto si parla.

Pochissimi hanno risposto. e quei pochi hanno  detto che si tratta di un’infrastruttura inutile che non serve alla Puglia. Potenza della televisione disinformatrice.

Ma nessuno sa veramente cosa sia questa benedetta TAP, non è una bestia, un ratto, né una talpa e neppure un buco profondo mezzo metro, è, invece, un lavoro che interessa tanti continenti, e in proporzioni inimmaginabili rispetto all’Italia.

Innanzitutto si chiama Tap ossia Trans adriatic pipeline.

Ecco, precisiamo:

Si tratta di un insieme di progetti di infrastrutture parzialmente finanziati dall’UE e destinati a incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie al trasporto di nuovo gas naturale, proveniente dall’Asia centrale. Questa opera diversifica l’offerta e fa in modo che non si debba dipendere solo dalla Russia per il rifornimento di gas naturale.

È dunque un pezzo, quello finale, di un progetto più ampio: un gasdotto lungo complessivamente quasi 4 mila chilometri, di cui il tracciato Tap in senso stretto copre 878 chilometri (550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).

E noi ci intestardiamo per 8 chilometri.

Oppure ci fissiamo per alcuni ulivi che dovebbero essere abbattuti, (forse persino ammalati di xilella, visto che la Puglia ne è fortemente colpita e che l’Europa ha intimato il Presidente regionale Emiliano di abbatterli, pena una grossa multa).

Ma credo che sia solo una fine strategia, neanche una politica, per far in modo che Putin possa sempre avere in mano le chiavi dei rubinetti del gas per tutta l’Europa.

I cinque stelle e la lega (e il grosso Michele Emiliano) si sono sottomessi al volere del compagno detentore delle risorse uniche Putin.

Ed è anche per questo che Putin, sta tentando di distruggere un lavoro importante, per una buona parte dell’Europa  (Italia compresa) e che porterebbe ai cittadini italiani un risparmio del 10% sul costo dell’energia. Non vuole rimetterci qualche rublo e non vuole che l’Europa, in parte, si renda più indipendente dalle sue ricchezze naturali di gas.

Ma i nostri beoti al governo, e i creduloni in giro, ci cascano come pere marce. E pensano che la TAP sia solo un’ infrastruttura della Puglia o un grosso tubo del gas all’aperto su cui non si possono nemmeno appoggiare gli asciugamani (parola di Lezzi).

Non si sono informati di che cosa sia (loro sostengono che la politica sia superiore a qualsiasi altra conoscenza e quindi non leggono e non si informano, è sufficiente la loro superiorità su tutto).

Mi meraviglio dei legaioli al governo, dei produttori e piccoli industriali che hanno sostenuto e sostengono la Lega di Salvini. Risparmierebbero anche loro.

TU LE DICI: GUARDA QUANTE STELLE CI SONO IN CIELO, E LEI TI RISPONDE, MA LÀ C’È UN CANE CHE STA FACENDO PIPÌ

TU LE DICI: GUARDA QUANTE STELLE CI SONO IN CIELO, E LEI TI RISPONDE, MA LÀ C’È UN CANE CHE STA FACENDO PIPÌ

Da tempo, ma è cosa nota, sono un fan di Barbara Lezzi.

Sotto quella capigliatura bionda disordinata e felice ci sono delle sconnessioni neuronali che danno i brividi. Gli esempi si sprecano.

Avete mai provato a mettere un asciugamano su un gasdotto? No, signora, stanno tutti dieci metri sotto terra, non lo ha mai fatto nessuno.

Il Prodotto interno lordo l’estate scorsa è aumentato perché faceva caldo e i condizionatori giravano al massimo. Signora, l’Istat destagionalizza tutti i dati, stia tranquilla.

L’ultima riguarda la Tap.

Il gasdotto che parte dall’Arzerbaigian e che, arrivato in Italia, in Puglia, dovrebbe collegarsi alla rete europea: “Il Sud ha bisogno di altre infrastrutture”, dice la Lezzi per dire no alla Tap.

Signora, non è un’infrastruttura per il Sud, è un’infrastruttura europea, transcontinentale, per dipendere meno dal gas russo. In Puglia ne passano solo pochi chilometri, tutti sottoterra. Deve portare il gas in Europa, non in Puglia.

Ma le sconnessioni della Lezzi funzionano così. Tu le dici: guarda quante stelle ci sono in cielo, e lei ti risponde, ma là c’è un cane che sta facendo pipì.

La Lezzi è un caso molto evidente, ma quella delle sconnessioni è un dato generale dei 5 stelle. Vivono in un mondo talmente inventato, diverso dal nostro, che a volte risulta impossibile seguirlo.

La Tav e la Tap sono progetti internazionali, approvati da numerosi Stati, ma loro li vogliono bloccare facendosi forti dell’opinione di qualche migliaio di abitanti pugliesi o della Val di Susa.

Del resto del mondo non gli importa nulla.

Della realtà nemmeno (“Avete provato a appoggiare un asciugamano su un gasdotto?”).

Il decreto stupidità di Di Maio, partito con l’idea di tutelare i lavoratori, ne lascerà molti invece senza lavoro. Non importa, va bene così. La cosa importante è che quello che resta sia ordinato e felice.

Questa visione, ossessivamente giustizialista-perbenista, non è un caso.

Discende in forma diretta dal fondatore, Gianroberto Casaleggio, che tutti oggi chiamano un visionario, mentre era semplicemente un demente: fra le sue molte proposte (oltre alla democrazia diretta e altre sciocchezze), quella di rinchiudere i corrotti in gabbie, da sistemare ai bordi delle tangenziali urbane.

Il marchio di fabbrica dei 5 stelle è quello.

Il loro sogno, che però stanno perseguendo con una certa tenacia, è il ritorno a un’Italia silvo-pastorale che loro immaginano felice e pulita.

Poiché non sanno niente e sono figli politici di un demente, ignorano che gli italiani sono scappati a milioni in questo dopoguerra dalle campagne e che non vi ritorneranno mai.

Solo piccolissime avanguardie di radical-chic hanno ricomprato pezzettini di terra dei padri e stanno sperimentando la coltivazione di carote e broccoli come stile di vita.

Loro (non la Lega di Salvini) sono contro qualsiasi grande opera, cioè contro qualsiasi cosa che vada oltre il borsellino della casalinga di Voghera.

Eppure, dicono i sondaggi, i 5 stelle e i cugini della Lega, hanno in mano il paese. Come mai?

Per avere la risposta basta guardare a che cosa si è ridotta la politica tradizionale.

Il Pd sembra un’assemblea di condominio, dove tutti si siano già presentati ben bevuti.

Forza Italia sta appesa alle gambe dell’82enne Berlusconi.

In più, dal mondo della politica tradizionale non arriva alcun messaggio sensato.

Il Pd vaga per le periferie, non si sa bene a fare che cosa, Renzi è in sonno, Forza Italia cerca di resistere all’Opa di Salvini e di altro al momento non si preoccupa.

E l’Italia? Ma, chi lo sa?

E quindi? Quindi i 5 stelle e i loro cugini leghisti vanno distrutti.

Come dice Giuliano Ferrara “non per quel che fanno, ma per quel che sono”, cioè una massa di ignoranti con idee ricevute da un demente politico.

D’altra parte, tutto era già chiaro sin dai tempi di Saint-Just e della rivoluzione francese: al re va tagliata la testa, non perché ha fatto questo o non ha fatto quello, ma perché è il re. Le rivoluzioni sono questo.

I leghisti e i 5 stelle vanno eliminati perché sono quello che sono: il contrario di un’Italia competitiva sui mercati, progredita, civile, settima potenza industriale del mondo.

(Giuseppe Turani – Sconnessi e felici)

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

Non facciamo classifiche, perché non sono pari.

Ma, per capire, è necessario correre il rischio di apparire schematici: i Cinque Stelle si stanno rivelando immensamente più pericolosi, e, politicamente, distanti e intollerabili, della Lega.

Salvini fa il bau bau sui porti e sui migranti. E attira su di sé, con una trappola propagandistica, le ire di tanti, che, purtroppo sono meno dei consensi.

Ma fatti? Sinora pochi. Anzi, sui migranti nulla. I 600.000 mila da espellere sono ancora tutti qui.

Mentre sul resto della politica del governo, specie sulle materie dominate dai Cinque Stelle, è il disastro.

Si avverano le peggiori aspettative.

Sulla politica economica, Di Maio ribadisce che il costoso e privo di coperture, contratto di governo, legge Fornero, flat-tax e reddito di cittadinanza, va applicato a dispetto del deficit di bilancio e del debito pubblico.

È l’esatto opposto delle tesi del ministro Tria.

È la vera bomba che porta allo scontro con l’Europa, e che riapre l’abisso della nostra compatibilità con l’Euro.

Sulla politica sociale, il decreto dignità di Di Maio ha aperto uno scontro sociale con le imprese, altro che la pace sociale promessa da Salvini ai suoi elettori del Nord, senza precedenti.

La flat tax e la legge Fornero, i pilastri del salvinismo, evaporano e sembrano in stallo.

Invece l’irrigidimento del mercato del lavoro e il colpo alle imprese e all’occupazione giovanile, è atto.

Opera di Di Maio.

Su Ilva, Alitalia, Tav e Tap, Salvini abbozza imbarazzato, ma Di Maio sta realizzando i suoi propositi distruttivi.

Le opere rallentano, si rinviano, si bloccheranno e le aziende, Ilva e Alitalia, entrano nel tunnel dell’incertezza, prologo al default.

La politica, i provvedimenti e i propositi di Di Maio e il suo decreto dignità sono un nauseabondo concentrato delle brutture populiste: demagogia, punizione per gli imprenditori, istigazione all’odio sociale, frantumazione egoistica della società.

L’incompetente ministro dichiara guerra a tutte le categorie che contatta: alla Confindustria, ai piccoli imprenditori, all’Inps, alla burocrazia pubblica, alle banche, ai pensionati, definiti “ricchi” se guadagnano 2000 euro e “privilegiati”, illegittimi e da punire, se ne guadagnano 3000.

Mezza platea di tranquilli pensionati comincia a tremare.

Come un fondamentalista islamico, il capo politico dei 5 Stelle, minaccia sfracelli sui costumi, lo stile di vita.

Decide ciò che è etico e ciò che non lo è, pubblicità, scommesse, giochi.

Si prospetta tristezza, divieti, obblighi a tutti i livelli e una torbida prospettiva illiberale.

Tutto questo mentre i dioscuri capi e ispiratori dei 5 Stelle, avanzano le loro lugubri e fasciste convinzioni sul futuro del Parlamento e della democrazia italiana.

Con che faccia, Martina e mezzo Pd, fanno ancora le loro stupide e ipocrite tabelline sulla pericolosità di Salvini e/o Di Maio?

E sul dialogo con i 5 Stelle? Avventuristi.

COMINCIO A TEMERE UN DISEGNO CRIMINOSO, DEL MINISTRO E DEGLI IMPRENDITORI, AI DANNI DELL’ERARIO

COMINCIO A TEMERE UN DISEGNO CRIMINOSO, DEL MINISTRO E DEGLI IMPRENDITORI, AI DANNI DELL’ERARIO

L’Ilva commissariata perde un milione di euro al giorno.

E un ministro inetto, bugiardo e in malafede dice che non c’è fretta ad aggiudicarla ai legittimi vincitori della gara pubblica.

Gara irregolare? Sono settimane che il ministro della disoccupazione insinua irregolarità. Non di chi ha vinto la gara, ma di chi c’era prima a dirigere il ministero che lui, adesso, dirige.

Di Maio è invidioso di Calenda. Sa che non ne è all’altezza. E, per questo, insieme ad Emiliano, vuole solo screditare l’ex ministro.

Una cialtronata che la dice lunga sulla statura morale, civile e politica di questi due buffoni. Se ci sono irregolarità, è interesse pubblico che la gara Ilva si annulli. Per farne subito un’altra e limitare le perdite.

L’interesse pubblico è aggiudicare subito oppure riaggiudicare, il prima possibile, con una nuova gara. Il ministro Di Maio, incurante dell’interesse pubblico, non fa né l’una e né l’altra cosa.

Perché Di Maio non lo fa? E perché i signori della Mittal, che lo stesso ministro ritiene non colpevoli di alcunché, non protestano e non abbandonano? Certo: sono ricattati. É ovvio. Ma, forse, non spiega tutto.

Comincio a temere un disegno criminoso, del ministro e degli imprenditori, ai danni dell’erario.

Il ministro sa che, al termine di queste perdite di tempo, ci sarà il fallimento della gara e la fine del disegno di rilancio dell’Ilva.

I privati, aggiudicatari della gara, sanno che se resistono e concedono tempo, e lasciano il pallino della rottura in mano a Di Maio, godranno alla fine di risarcimenti milionari.

La vittima di questi giochetti saranno i lavoratori dell’Ilva e i conti pubblici.

É mai possibile, però, che in questo bidone di paese e di politica populista siano solo due le persone interessate all’Ilva e all’interesse dello Stato? Il capace Calenda e il coraggioso Marco Bentivogli, capo della Fim Cisl.

Il resto, Pd, Cgil, Fiom, politici locali, tutti acquattati.

E complici.

NO SAVIANO LA COLPA E’ VOSTRA

NO SAVIANO LA COLPA E’ VOSTRA

Certamente bisogna ringraziare Saviano per esporsi in prima persona, nella battaglia contro il nuovo pentafascismo leghista.

Ma Saviano, insieme a tanti intellettuali come lui, è uno dei responsabili del perché questa gente ha preso il potere.

E continuare a descrivere la politica fatta dai governi Pd come una politica di destra ed addirittura come una politica che ha tirato la volata ai sovranisti, la dice lunga sul fatto che, a volte, al coraggio non si accoppia la lucidità di analisi.

La colpa è vostra, caro Saviano, come storicamente è colpa di tutti gli estremismi, l’aver lavorato per il sovranismo salviniano e il populismo dimaiano e, al netto degli errori, che ci sono stati, del Pd e di Renzi, ma che non sono quelli che dici tu.

I governi del Pd, in questi anni, hanno salvato da morte certa decine e decine di migliaia di esseri umani ed è quello che Salvini ci rimprovera.

Tu cosa hai fatto negli anni scorsi, se non gettare palate di merda ad ogni piè sospinto sul Pd, senza accorgerti di fare l’apprendista stregone, per forze culturalmente e politicamente fasciste?