IL FANCAZZISTA

IL FANCAZZISTA

Si vede che il mio computer è nuovo, ma particolare, non sottolinea più in rosso la parola ”fancazzisti”. L’Accademia della Crusca l’ha accettata? Forse, ma mi resta il dubbio.  Comunque sottolinea in rosso la parola “fancazzismo”. Un po’ di soddisfazione, via, ci vuole.

Ma ritorniamo al dunque: chi sono questi fancazzisti? Sinceramente sento la parola, ma non so spiegarla.

Mi viene in aiuto un articolo che ho letto sul “Resto del Carlino”, intitolato “Professione fancazzista” di Viviana Ponchia.

La giornalista spiega che non si tratta di una volgarità, ma di una scuola di pensiero che il vocabolario restituisce come “tendenza a non fare nulla”.

Ma non dobbiamo lasciarci ingannare. In realtà gli aspiranti fancazzisti lavorano moltissimo, a tempo pieno. Questo lavoro richiede, infatti, una volontà di ferro, nervi d’acciaio, faccia di bronzo.

I tre talenti non vengono mai insieme.

Non si può pensare di cavarsela con una botta di fortuna.

Non basta nemmeno travestirsi: vestaglie di cachemire, pigiami da sera e babbucce colorate, non fanno un fancazzista.

Nemmeno un bestiario tatuato sul bicipite, una tartaruga al posto della pancia o la folla in delirio suo social.

Fancazzisti si nasce.

In un universo parallelo, dove le cose si fanno in un altro modo. Inutile cercare di capire perché un fancazzista fasciato da un costumino che farebbe ridere tutta la spiaggia, possa guadagnare 24000 mila euro l’ora giocando a fare il deejay.

Per essere veri fancazzisti è necessario essere ottimisti e vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, di cosa, non si sa.

Un candidato al fancazzismo deve avere la certezza che comunque finirà, ci sarà sempre una barca con i divani bianchi su cui dimenarsi o al limite una palafitta di lusso a Miami. Dove soprattutto poter contare su una famiglia che non lo spinga a scaricare la frutta al mercato al primo accenno di deboscia, ma anzi assecondi la sua smania, intestandogli una ricca porzione di un patrimonio azionario ricchissimo.

Un fancazzista che duri nel tempo deve darsi delle regole.

Almeno tre: curare lo spirito, la mente e il corpo.

Se manca tempo, basta il corpo

Deve poi sapere travisare le misure come un pescatore e deve ammettere con coraggio di sciare meglio di Alberto Tomba.

Ibernarsi una volta al giorno.

Spargere vibrazioni positive come una lampada di sale.

Lavoro matto e disperatissimo.

Ecco perché di Gianluca Vacchi ce n’è uno solo.

Per chi è curioso di sapere chi sia questo fancazzista e se ha proprio del tempo da perdere, ecco un link, tra i tanti: http://www.ultimora.news/Chi-e-Gianluca-Vacchi-biografia-patrimonio-balli

L’HO TROVATO

L’HO TROVATO

Domani appena trovo una tabaccheria aperta, vado a comprare un “Gratta e vinci”. Non si sa mai….

AGOSTO

AGOSTO

Buone vacanze a tutti. La campagna mi attende.  E’ caldo anche là, nonostante gli alberi e la brezza serale, perchè l’altezza sul livello del mare è di circa 600 metri, tuttavia, grande consolazione per me, non ci sono zanzare. Arrivederci, a presto.

                                                                                                 Colli bolognesi – Savigno

UN LIBRO MOLTO, MOLTO GRADEVOLE COME UNA BIBITA FRESCA D’ESTATE

UN LIBRO MOLTO, MOLTO GRADEVOLE COME UNA BIBITA FRESCA D’ESTATE

Ho comprato un libro.

Per la verità ne acquisto molti, perché amo tantissimo leggere. Ma è cosa normale nella mia vita.

Questa volta mi è capitato di comprare e leggere un libro di un autore italiano dal nome quasi impossibile: Francesco Muzzopappa.

Molti già lo conosceranno, ma per me è la prima volta che ho acquistato libri di questo autore.

Sono rimasta sorpresa per la freschezza di come è scritto.

Si legge in un pomeriggio, è vero, ma non si staccano gli occhi dal testo. Si simpatizza tanto col protagonista dal volerne quasi prendere il posto.

Il libro è “Dente per dente”. L’Editore è Meraviglie (Fazi editore).

Una breve idea del contenuto:

Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il MU.CO (Museo d’arte COntemporanea).

Alla disperazione più nera,  segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi sul tradimento della sua innamorata. E lo fa con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti.  Si tratta di un’inusuale commedia nera, con protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

 

PUZZA SU PUZZA

PUZZA SU PUZZA

Da un po’ di tempo, ogni tanto, la sera, c’è qualcuno vicino a casa mia che accende il barbecue. Niente di male, ognuno a casa propria può fare quello che vuole, solo che l’aria si impregna di una puzza disgustosa che penetra nelle case.

Abbiamo la fortuna di abitare in una zona molto bella, con case contornate da giardini e spesso da alberi maestosi. Comprendiamo anche che i giardini, grandi o piccoli che siano, sono il luogo ideale per invitare amici e preparare un bel barbecue all’americana, con tanti amici e casse di birra.

Ma c’è un problema per i vicini.

Teniamo le finestre aperte, almeno nelle ore serali, quando l’aria sembra un po’ più fresca, ed ecco che arriva la puzza di carne bruciacchiata. Penetra dentro casa e impregna tutto quello che c’è, libri, divani, lenzuola, tende, abiti, poltrone e così via. Persiste.

Perché non vanno un po’ al mare? Così si risparmiano anche la fatica di soffiare nella carbonella o in quello che serve per bruciare, e anche soprattutto lascierebbero respirare i vicini?

Mi si risponderà: perché non ci andate voi al mare. Magari potessimo, dico io.

Abbiamo già la puzza dello smog, se si aggiunge anche quella del caprone messo su una griglia bollente, beh, non è il massimo. Puzza su puzza.

In casa ho acceso tutto quello che è possibile, condizionatori, ventilatori, ho spruzzato spray deodoranti per la casa, finendo col peggiorare la situazione. Personalmente è un odore che non sopporto.

Ho fatto anche una lunga e gradevole doccia e mi sono spalmata addosso almeno quattro strati della crema più profumata che ho. Tutto il possibile, in una città che per tre mesi di fila sfiora i 40 gradi. Tuttavia la puzza del barbecue rimane per un bel po’. E non è piacevole.

Sono le conseguenze di un’estate in città e dei forse nuovi sconosciuti vicini, amanti del barbecue….. Aspetto con ansia la neve.

IL TORMENTONE DELLE PAROLE

IL TORMENTONE DELLE PAROLE

Vengo con questa mia importante parola di verità: i tormentoni linguistici rispecchiano, in modo molto più significativo di quanto sembri, l’epoca a cui appartengono.

Mi sono chiesta, come mai una parola diventi tormentone e un’altra no?

A mio parere perché riflette, al di là dell’ottusa ripetizione, di un cliché, in modo molto calzante il periodo in cui spadroneggia.

Molti anni fa ho vissuto il periodo del “cioè”.

Alcuni dei miei coetanei ricorderanno l’imperversare di questa paroletta, ma erano i tempi in cui si mettevano in discussione un sacco di cose e il beneficio del dubbio imperava.

Il cioè era consequenziale.

Poi, con l’edonismo degli anni seguenti, arrivò l'”attimino”.

La banalizzazione, nel suo diminutivo, dell’attimo, che è cosa serissima, tanto che si dice “cogli l’attimo” mica “cogli l’attimino”.

Il forzato edulcoramento della realtà che probabilmente ci ha portato all’attuale guano.

Ora è al potere “assolutamente”, che sia assolutamente sì o assolutamente no o altri assolutamente, stanno probabilmente a rimarcare che ci sarebbe bisogno di certezze, di idee forti, e visto che non le abbiamo, usiamo a sproposito i rafforzativi, quasi a convincere noi stessi, prima che gli altri, che siamo proprio sicuri di quello che stiamo affermando, o rifiutando.

Oppure, (visto che l’impresa eccezionale è essere normale, come cantava Lucio Dalla), necessita la spettacolarizzazione di parole che sono già definitive nella loro semplicità, senza bisogno di iperboli.

Ne sono quasi, abbastanza, perlopiù, forse, anzi ASSOLUTAMENTE convinta!

FA CALDO

FA CALDO

Fa caldo, tanto.

Di solito soffro per il freddo perciò, è un controsenso ch’io parli del “troppo “caldo.

Il caldo dei miei anni giovanili era diverso, arieggiato senza vento o, forse, soltanto sano.

Oggi, il calore si mischia alle polveri sottili, all’odore dello smog, all’aria divenuta appiccicosa.

E’ una constatazione, non una lamentazione, respiriamo tutti la stessa miscela velenosa.

Dove sei nuvoletta del Fantozzi? Ecco, mi basterebbe un bello scrosciare di grandi goccioloni, a rinfrescare il cemento e le mie meningi, con lieve ticchettio, quasi una gentile brezza.

Ma il caldo non deve spegnere il sorriso, perciò:

“Un uomo aveva lavorato tutta la vita, aveva risparmiato tutti i suoi soldi, comportandosi sempre da vero avaro quand’era stato il caso di spenderli. Poco prima di morire disse alla moglie: “Quando muoio, voglio che tu prenda tutti i miei soldi e li metta nella bara, vicino a me. Li voglio portare con me nell’aldilà.”La moglie promise, di tutto cuore. L’uomo morì. Al suo funerale, la moglie era con la sua migliore amica e, prima che si chiudesse la bara, si avvicinò e mise una scatola di metallo accanto al defunto. A cerimonia finita l’amica le disse: “Senti, Matilda, non posso pensare che sei stata così tonta da aver messo tutto quel denaro dentro, con tuo marito”.
“Certo che l’ho fatto, Eufemia, le rispose la moglie fedele! L’ho preso proprio tutto, fino all’ultimo centesimo, l’ho messo sul mio conto e gli ho fatto un assegno. Se riesce ad incassarlo, i suoi soldi può spenderseli tutti !!”

MI SI E’ APPANNATO IL QI

MI SI E’ APPANNATO IL QI

Sono amareggiata, si fa per dire.

Ogni tanto però capita di leggere nei vari giornaletti che la parrucchiera mette a disposizione, una cosa straordinaria, che mette un po’ di allegria.

Donne attempate e piacenti, si trovano un bel maschione da spupazzarsi in giro per il mondo.

Faccio un esempio per capirci, anche se è acqua passata.

Sharon Stone (attempatella), è stata fidanzata con un baby di ventiquattro anni. Poi si sono lasciati, ovvio, ma quello che è interessante sono state le dichiarazioni del baby il quale ha dichiarato, a suo tempo, pubblicamente, che “si accompagna alla signora perché essa ha un quoziente intellettivo molto superiore alla media”. Benissimo. Buon sistema di scelta. Credo.

Però io, pur non assomigliando minimamente che più minimamente non si può, alla bellissina Sharon Stone, e pur credendo tuttavia di essere dotata di hardware e di software normalissimi,  ho definitivamente perso tutte le speranze perché, ho notato, oltre il franaggio delle strutture portanti esterne, anche un fastidioso cedimento del quoziente intellettivo che invece è, a quanto pare, la cosa più richiesta dai questi giovani ansiosi di accompagnarsi alle donne mature.

Non capisco perché ci si botulina la faccia quando è il QI il materiale più richiesto.

Io comunque sono sempre fuori target, mi si è appannato il QI e bazzico solo la COOP.

 

LA CIMICE SULL’ULIVO

LA CIMICE SULL’ULIVO

Questo articolo di Giuseppe Turani, non posso perderlo, è troppo bello. Resterà nel blog a memoria futura.

La cimice sull’ulivo

Le microspie del Noe nel giardino di papà Renzi. L’odio per Matteo da dove nasce.

di Giuseppe Turani | 19/07/2017

Ogni giorno emergono nuovi particolari sull’accanimento con il quale si è cercato in tutti i modi di incastrare Matteo Renzi nell’affare Consip. E si è andati giù pesante, senza paura del ridicolo. L’ultima rivelazione è che a un certo punto i carabinieri del Noe (suppongo su istruzioni del solito Woodcook) decidono di organizzare un’intercettazione ambientale a carico del padre Tiziano Renzi. Probabilmente incontrano qualche difficoltà nell’introdursi in casa, e così decidono di procedere dall’esterno. Piazzano ben tre cimici: una sul muretto di cinta della casa di Tiziano Renzi, una seconda sullo stipite della porta carraia e la terza (e qui siamo davvero alle comiche) su una pianta d’ulivo del giardino.

Era l’inverno 2016-2017, forse c’era maltempo, sta di fatto che è lo stesso capitano Scafarto (quello accusato di aver falsificato altre intercettazioni) a informare, desolato, la propria procura che le intercettazioni “all’aperto” non hanno funzionato, non si capisce niente, solo scariche, forse solo il dolce battere della pioggia sulle foglie dell’ulivo.

Grande scrupolo investigativo o solo uno dei tanti episodi di odio verso Matteo Renzi? A questa domanda risponderanno e indagini in corso.

Per ora, quello che si sa è che l’odio verso il segretario del Pd è molto diffuso, soprattutto a sinistra, e molto forte.

In proposito c’è una tesi dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati, amico e ammiratore di Renzi, abbastanza curiosa. L’avversità nascerebbe dalla storia stessa di quella sinistra: il mondo a cui si riferiva è crollato, insieme ai suoi valori, ma i suoi protagonisti non sono mai riusciti (per pigrizia, probabilmente) a elaborare il lutto della sconfitta. Non sono mai riusciti a ammettere il fallimento della loro ideologia e quindi a cercare strade nuove. E’ assai più semplice, e consolante, attribuire la propria cattiva sorte all’ingresso in scena di uno come Matteo Renzi, che non appartiene alla loro stressa storia, un alieno. Da qui l’odio e il tentativo di rimozione per ristabilire il vecchio ordine.

Tesi (che qui ho un po’ semplificato) colta e suggestiva, ma che si sposa benissimo con la versione più prosaica e politica della stessa storia. Renzi è odiato dalla sinistra-sinistra perché ha portato via loro il giocattolo, la ditta”, il Pd, il potere.

Una volta ho fatto un piccolo calcolo, molto a spanne, ma che credo sensato. In Italia ci sono un milione e mezzo di persone che vivono di politica (deputati, presidenti regioni, assessori, sindaci, consiglieri società pubbliche, portaborse, ecc.). Poiché il Pd conta per circa il 30 per cento, si può facilmente stimare che questo “popolo” che ruota intorno alla politica appartenga almeno per un terzo al Pd. Sarebbero cioè 500-600 mila le persone che devono il loro ruolo in politica (e i loro redditi) all’esistenza del Pd. Questa, in parole povere, era la “ditta” di Bersani. Questa la “cosa” che Renzi, conquistando il Pd, ha sottratto alla sinistra-sinistra. Poi ci sarà anche la mancata elaborazione del lutto, ma all’istante c’è una perdita di potere catastrofica: per colpa, appunto, di un alieno, di un Matteo Renzi che non esce dalla loro stessa storia. E che quindi viene visto come un abusivo, un saccheggiatore, un predatore.

Il fatto che poi lo stesso Renzi abbia conquistato il suo potere attraverso congressi e primarie, cioè con metodi assolutamente democratici, è secondario ai loro occhi.

Quello che conta è che lui ha il potere, e loro non più.

Quindi va distrutto, magari anche impiantando una microspia sull’ulivo del giardino di papà, a registrare la pioggia battente.

LA VERITÀ

LA VERITÀ

Mi mancano le parole, vorrei dire tante cose, ma non ci riesco.

Ancora più difficile è esprimere sensazioni e sentimenti. Come avere la gola secca.

Sono in cerca di miracoli, ma i miracoli non piovono dal cielo, così, come se niente fosse.

Se non si prepara il campo perché avvengano e se, quando arrivano, non ci si fa trovare pronti, è inutile lamentarsi con chissà chi o che cosa.

Bisogna cominciare a preparare il campo, arare il terreno.

Si raccoglie sempre ciò che si semina.

Venticinque anni fa lo Stato creò disagio e questo disagio lo si sente più forte che mai anche oggi.

Quando il nemico attacca, colpisce coloro che ami e chi è nel giusto.

Falcone aveva già visto e capito tutto.

Borsellino fece un ultimo intervento alla Biblioteca comunale di Palermo il 25 giugno 1992, un atto d’accusa sofferto e violento contro alcuni magistrati, definiti “traditori”, in una sala piena e pietrificata.

Due magistrati diventati il simbolo dell’Italia onesta ed io voglio pensare che esista e si scopra la verità e il motivo vero della loro uccisione.

Voglio sapere chi furono i mandanti e non solo gli esecutori di questi esecrabili delitti.

Forse voglio che accadono miracoli.