SE POI SON DONNE…

SE POI SON DONNE…

Il signor Rodelli, capatazzo della lega e ora dimesso per le sue parole, ha definito Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, “una nonnetta mai eletta”.

Il signor grillo ha definito, in passato, Rita Levi Montalcini “una vecchia puttana”.

Ma guai a dire che in Italia esiste l’antisemitismo.

Se poi son donne…….

PASSA TRANQUILLAMENTE TRA IL RUMORE E LA FRETTA E RICORDA QUANTA PACE PUÒ ESSERCI NEL SILENZIO

PASSA TRANQUILLAMENTE TRA IL RUMORE E LA FRETTA E RICORDA QUANTA PACE PUÒ ESSERCI NEL SILENZIO

“Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.

Finché è possibile, senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone.

Dì la verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.

Evita le persone volgari e aggressive, esse opprimono lo spirito.

Se ti paragoni agli altri corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.

Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.

Conserva l’interesse per il tuo lavoro, per quanto umile è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la virtù.

Molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso! Soprattutto non fingere negli affetti e non essere cinico riguardo all’amore, poiché, a dispetto di tutte le aridità e disillusioni, esso è perenne come l’erba.

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.

Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l’improvvisa sfortuna, ma non tormentarti con l’immaginazione.

Molte paure nascono dalla solitudine e dalla stanchezza.

Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso.

Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle, tu hai il diritto di essere qui.

E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’universo ti stia schiudendo come si dovrebbe.

Perciò, sii in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.

Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.

Fai attenzione! Cerca di essere felice”.

(Trovata nell’antica Chiesa di San Paolo, Baltimora, 1692)

L’OLIO DI RICINO DI OGGI

L’OLIO DI RICINO DI OGGI

Si cerca sempre un colpevole.

E non si può dire che sia roba da regimi totalitari, perché anche nella democrazia di oggi, ogni inezia è il pretesto per accanirsi contro qualcuno.

La fortuna dei leader si fabbrica sempre più in fretta, ma brucia anche in un lampo, basti pensare ai due anni dalla gloria al tracollo di Renzi.

O anche al credo grillino del politico a scadenza.

In questo frullatore in cui non c’è mai tempo di argomentare le proprie convinzioni, anche il linguaggio si adegua.

Il rispetto antico per l’avversario non è più un valore, tra “vaffa” e accuse giudiziarie da rinfacciare.

E il confronto politico lascia spazio a un vomito di insulti, spesso slegati dai problemi della gente.

Ma da quando la nostra generazione vive nell’Italia dell’odio?

È iniziato tutto con le monetine davanti al Raphael?

Oppure nel ventennio del berlusconismo in cui si poteva essere solo pro o contro Silvio, “comunisti mangiatori di bambini» o «corrotti e mafiosi”?

Un rompicapo da studiosi, mentre gli odiatori si trincerano soprattutto dietro la schermata dei social.

Quando poi tornano a scendere in piazza, si mescolano ormai alle vecchie categorie politiche. Per cui a calpestare il pane dei rom nella borgata romana trovi Casapound, ma anche la nonna che un tempo credeva in Berlinguer, i blackbloc ma anche i penultimi che non hanno i soldi per arrivare a fine mese.

“È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”, cantava Gaber, chissà come le definirebbe oggi queste parti. Tutti insieme in un minestrone di odio e intolleranza.

Salvini mette i brividi quando definisce “pacchia”, l’odissea dei disperati in arrivo dall’Africa.

Perfino una testimone dell’Olocausto come Liliana Segre è stata atrocemente insultata sul web.

Odio contro i simboli della storia. Persino contro i morti nei cimiteri.

E odio, davvero, verso qualunque cosa: siano le lentiggini per cui è stata massacrata Vanessa Incontrada, o il vestito azzurro della Bellanova. C’è chi usa l’odio come metodo e non come un semplice sentimento.

Purtroppo la tragicommedia dello sfogatoio a tutti i livelli è reale e tutti dovremmo riflettere.

E forse le sardine in piazza, più o meno consapevolmente, si stanno ribellando a tutto questo.

Ma la potenza dei social network, dietro i quali ci si può nascondere con l’anonimato, è fortissima.

Un nuovo modo di inventare bugie e di denigrare le persone.

Un olio di ricino per chiunque.

I TERRAPPIATTISTI

I TERRAPPIATTISTI

Tempo fa apparvero sulla scena politica, e sulla comunicazione, oltre agli antivaccinisti e antiprogresso, anche i terrapiattisti.

Pensavo fosse una ventata di follia che aveva colpito qualcuno a cui l’informazione si era piegata per un “divertimento” informativo. Per scherzo.

E invece no, si trattava e si tratta ancora, di un problema serissimo, perché non solo si fanno affermazioni simili, ma si bruciano libri, e librerie a sostegno della grande paura della cultura che assale queste persone.

E allora eccoci qua, torna il medioevo e c’è bisogno di streghe e stregoni.
Gli scienziati sono i migliori candidati sul mercato.

Se ci guardiamo dietro al secolo appena passato scorgiamo che il grande progresso che c’è stato è quello scientifico. La lunghezza della vita è aumentata in modo incredibile. Era circa 43 anni nel 1900 e abbiamo praticamente raddoppiato oggi.

Certo ci sono tante ragioni, ma dietro tutte c’è la scienza, che ha capito la causa di molte malattie, ha introdotto i vaccini, ha incrementato le rese dei campi permettendo una alimentazione migliore ed ha soprattutto migliorato la nostra vita quotidiana, con quegli oggetti che chiamiamo elettrodomestici.

Non abbiamo idea oggi di come era il mondo senza la lavatrice.

La scienza ci ha fornito l’energia, ci ha dato  strumenti di comunicazione impensabili fino a qualche decennio fa, ed è la stessa scienza che ci ha reso però attenti ai problemi di uno sviluppo non armonico, sconsiderato, perché ci permette di valutare l’impatto umano sul pianeta.

Di fronte a tali successi ci si aspetterebbe che gli scienziati fossero persone rispettate, ammirate per il loro impegno e i loro studi. E pure sarebbe da attendersi che possano godere di un favore sociale che li ripaghi di tanti sacrifici.

E invece no.

Lo scienziato del XXI secolo, secondo alcuni “benpensanti del medio evo”, è al soldo delle multinazionali, è un moderno Mengele che sacrificherebbe il bene comune, per i suoi esperimenti da genio pazzo.

È un disgraziato che vuole inoculare una malattia, chiamata vaccino, nei nostri figli. E non vede quello che è sotto gli occhi di tutti: dalle scie chimiche agli OGM, dai cellulari che scaldano le uova, agli esperimenti del Gran Sasso che compromettono la salute pubblica.

Il concetto di democrazia non si estende alla scienza, l’opinione di chi ha studiato non conta come quella di chi si è fatto una idea su google.

Purtroppo lo scienziato è un dubbioso, si pone sempre delle domande, e ascolta tutti, anche quelli che affermano che la terra è piatta.

Ma tutto questo lo svilisce, lo porta su un piano, quella della polemica, dove chi ascolta non è in grado di cogliere la differenza.

E davanti a servizi televisivi spazzatura, o a forze politiche antiscientifiche, come i 5 stelle, dove è l’uomo della strada che decide cosa sia pericoloso e cosa no e non sa nemmeno, per esempio, cosa sia la radioattività, lo scienziato risponde nel merito, con argomentazioni pedanti e codicilli legali, che non hanno presa sulla gente comune.

E invece di stare lì a spiegare con pazienza, sarebbe servita una enorme supercazzola, che d’altronde è quello che fanno i forcaioli della scienza.

Ma questo vorrebbe dire diventare politici, rendere aria fritta a chi la produce dalla parte sbagliata, e questo è assai difficile per uno scienziato.

Dunque rassegnazione, gli scienziati e i ricercatori saranno bruciati come eretici e i nostri libri faranno la fine di quelli di Fahrenheit 451. Il medioevo è tornato.

Dimenticavo: avete provato a stendere un asciugamano su un gasdotto scavato a 10 metri di profondità?

QUANDO L’IGNORANZA SCAPPA NELLA LEGIONE STRANIERA C’È SPERANZA

QUANDO L’IGNORANZA SCAPPA NELLA LEGIONE STRANIERA C’È SPERANZA

L’argomento è noto.

Un ex pugile, di nome Fabio Tuiach, eletto con la Lega, nel consiglio comunale di Trieste, poi mollato e passato a “Forza Nuova”, allontanato anche da lì, sistemato al “Gruppo Misto”, è scappato nella legione straniera.

Aveva chiesto di intervenire nella discussione in atto al Comune di Trieste, per esprimere il suo diniego alla solidarietà per la Signora Segre, da lui definita “nonnina.

Fin qui, nulla da eccepire, tutto nella norma e tutto in regola, ma lo show di costui è cominciato quando, dopo aver biascicato le prime parole, ha affermato: “Mi sento offeso e da buon cattolico, non posso accettare che la signora Segre, dica che Gesù era ebreo”.

Il presidente in aula non solo ha dovuto placare i mormorii di dissenso, ma anche le risatine di compatimento, per la grande, enorme, cavolata espressa dal Signor Fabio Tuiach.

Dopo la breve interruzione, il presidente ha invitato il politico a continuare.

Tuiach ha ripreso a parlare ma ormai si era incartato al punto che andava avanti a monosillabi, quasi balbettava e ha buttato giù un sorta di argomentazioni incredibili, per sostenere quanto avesse già detto con convinta sicumera: “Per me invece… proprio il figlio di Dio e credo… io mi… io… per me era Dio, per me era Dio e allora mi astengo e non dico altro”.

Ecco appunto, l’unica cosa buona che abbia fatto visto che si era impallato, è stato chiudere subito il suo intervento anche se la frittata era già stata fatta.

Tutto questo è avvenuto circa quindici giorni fa, ora è disponibile il filmato dell’accaduto e a vederlo si commenta da se.

In quali mani ci siamo messi e continuiamo a metterci?

Sono tanti i casi, purtroppo, in cui con la Lega e il m5s, sono scesi in politica soggetti che hanno saputo solo cogliere una buona occasione per sistemarsi a dovere con grande opportunismo.

Ormai sono anni che da personaggi estemporanei e di provenienza molto dubbia, abbiamo ascoltato grossolane sciocchezze, sparate inaudite e cenni storici o di altra natura, campati in aria e proferiti senza un minimo di sapere.

Certo, si può sbagliare, si può subire una dimenticanza, ma sostenere con esondante convinzione, tavanate stratosferiche, è poco rassicurante per chi rappresenti il popolo e poco precise per chi si aspetti un certo grado di cultura generale dai rappresentanti politici.

Tuiach, comunque, ha pensato bene di far dimenticare tutto questo e ha lasciato l’Italia per la Francia di notte, dopo aver dato debita comunicazione dal suo luogo di lavoro. Insomma, una vera e propria fuga, potrebbe anche non tornare mai più.

Speriamo che almeno lì, nella legione straniera, abbia la possibilità di studiare un po’, ma ne dubito che, fra una marcia e l’altra. trovi il tempo.

ANCHE LE SARDINE DIVENTERANNO “VENTO”?

ANCHE LE SARDINE DIVENTERANNO “VENTO”?

In questi ultimi 15-18 anni, la gente, la società civile, si è fatta sentire in piazza, anche fisicamente ed ha dimostrato insofferenza verso i politici, più che alla politica in sé.

Sono nati movimenti spontanei che dovevano far riflettere in particolare la sinistra, movimenti che hanno dimostrato e tuttora dimostrano di volere una sinistra diversa, efficace e soddisfacente in cui potersi riconoscere.

Invece, negli anni, abbiamo assistito ad una irremovibilità ed ottusità incredibili.

Un vero muro di gomma, insensibile, incapace di ascoltare, nonostante i numerosi stimoli derivanti dal basso, dalla gente comune, dalle piazze.

Nessun cambiamento, nessuna autoriforma, nessun pentimento, ma assoluta insensibilità.

Siamo nel 2002, nascono i girotondi.

Il loro grido era “diteci qualcosa di sinistra”, ma il capo della sinistra di allora D’Alema, rispondeva che “chi guida la nave è colui che sta al timone e non va dove lo porta il vento, ma dove vuole lui”. E in effetti aveva definito i girotondi un “vento”.

E quindi nulla di fatto, la sinistra continuò per la sua strada, come se nulla fosse successo, e perdette amaramente contro Berlusconi.

Nel 2007, il comico Grillo, cominciò ad inveire contro la classe politica, sul suo blog. Non aveva niente, solo un blog, tuttavia raccolse intorno a sé tutti i malumori e la scontentezza della gente. Non solo, ma riuscì splendidamente e senza problemi, a radunare migliaia di persone che accorrevano al suo famoso richiamo del “Vaffanculo”, contro la classe dirigente. Tutta.

Nel 2009 Grillo tentò di iscriversi al Pd, con intenti provocatori, ma il Pd si oppose “burocraticamente”. E “burocraticamente” rispose Grillo, fondando un suo movimento, dandogli una tale forza da farlo diventare partito di governo.

Un disastro da parte della sinistra perché non comprese che quella rabbia, quella demagogia, conteneva anche qualche proposta che la sinistra di allora avrebbe potuto prendere in considerazione, se non altro per strategia: limite dei mandati, abolizione vitalizi, nessun pregiudicato in Parlamento. Invece niente.

Sempre nel 2009, il “vento” della protesta assunse un nome e un colore: “Popolo viola”.

Anche questo movimento nacque su Facebook e si dichiarò movimento apartitico.

La Treccani riporta: “Il popolo viola è diventato un nucleo di resistenza civile, attivo sul territorio in difesa della Costituzione e della democrazia, che ritiene fortemente oltraggiate dalla classe dirigente al governo”.

Il fastidio della classe dirigente di sinistra dell’epoca, è cronaca politica.

Bersani, nel corso della campagna congressuale che lo avrebbe visto vincitore e nuovo segretario del Pd, commenta così i gruppi online che portano la politica nelle piazze: “va bene, sì, Internet, la tecnologia e tutto l’ambaradan. Ma non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi”.

Nella storia italiana della sinistra le mobilitazioni della società civile si sono sempre esaurite.

Non hanno mai “punzecchiato” abbastanza i partiti, non sono serviti da “coscienza” al Pd in Parlamento, come si scriveva del m5s.

È la politica, invece, che ha alzato le mani, spesso su sé stessa, che non è mai riuscita ad autoriformarsi, nonostante la richiesta sempre più pressante, ma che soprattutto non ha concesso alcuno spazio.

Ed ora abbiamo “le sardine”, che non usano slogan, ma ancora una volta le piazze, dove migliaia di cittadini e cittadine, soprattutto giovani, si sono radunati contro il sovranismo, il populismo (e speriamo anche contro il fascismo) e contro la politica della paura e dell’odio.

Niente insegne di partito né cartelli, è un movimento che nasce dal basso e lì rimane.

Guardando quelle piazze che intonano a più riprese Bella ciao, il paragone sorge spontaneo: ricordano i Girotondi, ma anche “Il popolo viola”, le donne di “Se non ora quando”, le piazze anti-legge bavaglio. Quella società civile che supera a sinistra i partiti, troppo timidi, troppo silenziosi.

Mentre la società civile, rimasta orfana del proprio riferimento politico, fuori da una sorta di castello-partito che ha alzato il ponte levatoio, fa da supplente e da bussola etica.

Nelle piazze di queste settimane si trovano tutti coloro che avevano qualcosa da dire, un po’ di competenza da portare e anche un po’ di passione e che sono stati messi alla porta, “Anime belle” vengono chiamate.

Ma la società civile non è un’astrazione, sono persone.

I movimenti della società civile sono portatori di un sentire, di un messaggio, della chiave per governare il paese.

La sinistra ha nuovamente l’occasione di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto.

Ritrovare una direzione sulla vita, sulla realtà.

Tutto quello che serve è dentro quelle piazze.

Basterebbe ascoltarle.

Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle.

È un lavoro enorme, naturalmente, ma qualcuno dovrà farlo a partire da subito.

Oppure anche le sardine diventeranno “vento”, come diceva l’inossidabile e freddo D’Alema.

 

SENATORE ZANDA L’ANELLO AL NASO LO ABBIAMO RIPOSTO SUL COMODINO TEMPO FA

SENATORE ZANDA L’ANELLO AL NASO LO ABBIAMO RIPOSTO SUL COMODINO TEMPO FA

Nella pagina del Pd nazionale è stata condivisa una intervista al Senatore Zanda.

Lamenta che Renzi, mentre raccoglieva fondi per la fondazione Open, il Pd era in crisi finanziaria.

Ammissione involontaria che Open nulla aveva a che vedere con le finanze del Partito.

Senatore Zanda, scrivo questo perché amo il Pd, e vorrei che fosse più coerente sempre, anche nelle esternazioni, come la sua, un po’ sfortunate.

Se Renzi se n’è andato, se ha fonfato un nuovo partito, pazienza ce ne facciamo una ragione, ma vorrei ricordare al Pd ed al suo Senatore “costernato” che, mentre le casse del partito languivano e venivano consegnate alla gestione di Bonifazi che si adoperava, in ogni modo, per recuperare i crediti non riscossi e non mandare in cassa integrazione i dipendenti, in tutta Italia 68 fondazioni, la cui capofila è intitolata ad Enrico Berlinguer, (il suo nome sempre usato a sproposito), gestiscono un tesoretto di oltre 500 milioni di euro.

Immobili, opere d’arte e cimeli del Pci, accantonati in fondazioni.

Molti immobili, ex sedi del Pci, oggi ospitanti il Pd, sono frutto della fatica di tanti militanti che, autotassandosi mensilmente, ne hanno consentito l’acquisto.

Oggi queste sedi Pd pagano, con fatica, l’affitto. Molte sedi sono state chiuse e vendute per la riduzione degli iscritti.

Sarebbe bene che il Senatore chiedesse conto di questo patrimonio, che potrebbe ripianare abbondantemente le esposizioni del suo partito prima di occuparsi di altro.

Ma i beni del Pci sono intoccabili?

Chi ne usufruisce?

Senatore Zanda ce lo dica per favore, di chi sono questi soldi?

Ci spieghi anche come mai i giudici non hanno mai messo becco su queste decine di fondazioni, attaccate ad un partito?

Non siamo nati ieri e l’anello al naso lo abbiamo riposto sul comodino tempo fa.

Facciamo chiarezza, prima nelle nostre cose, poi faremo la morale agli altri.

L’IGNORANZA DELLA STORIA DEL FASCISMO PRODUCE DANNI GRAVISSIMI

L’IGNORANZA DELLA STORIA DEL FASCISMO PRODUCE DANNI GRAVISSIMI

“Dobbiamo essere liberi di poterci definire fascisti”.

Lo ha affermato con forza, pochi giorni fa, un dirigente di Fdi. Ci crede. E come lui tanti. Come se il fascismo fosse un’idea politica qualsiasi. Allora noi, per rispondergli, vogliamo raccontargli una storia. La storia che ci racconta la signora Enrica Perucca. Nata subito dopo la guerra. Una storia che vale la pena leggere.

“Era il 1935, Genzano di Roma. Mio nonno era un buon cristiano, ma antifascista. Non un rivoluzionario. Si rifiutava solo di prendere la tessera del partito.

Faceva l’orefice. Aveva 5 figli ed uno in arrivo dalla sua bella sposa trentenne. Succede però che in un paese una persona un po’ più in vista delle altre non poteva rifiutarsi di prendere la tessera. Semplicemente non si poteva. Non impunemente.

Succede allora che una notte piombano in casa sua degli energumeni bendati e lo trascinano fuori urlando per fargli ingurgitare una bella dose di olio di ricino. Ogni notte toccava a qualcuno, per un motivo o per un altro. Poi si aspettava che il malcapitato di turno si riempisse dei suoi escrementi e lo si riportava a casa. Così accadde quella sera.

Quando, molte ore dopo, mio nonno tornò a casa però non fu una notte come le altre. La sua giovane e bella sposa, non reggendo la tensione del brutale rapimento, era entrata in travaglio ed aveva cominciato a perdere molto sangue. Lui entrò a casa e trovò la moglie in un lago di sangue circondata dai cinque bambini. Non ebbe tempo di pensare, dovette agire: un figlio a chiamare una carrozza per Roma, all’ospedale. Un altro a chiamare la nonna per restare con i bimbi più piccoli. Intanto lui si lavava come poteva. Ci vollero due ore per arrivare e ricoverare la giovane donna.

Rimase 40 giorni in coma, senza il suo bambino, morto subito. Mio nonno rimase con un dolore immenso e 5 figli da crescere da solo.

Però Mussolini, in fondo, ha fatto anche cose buone: nel gennaio del 1943 prese mio padre diciassettenne dai banchi del liceo ed in una notte lo sbatté a combattere in Jugoslavia.
Mio nonno era rimasto a casa con due bambine, i suoi 3 figli maschi in guerra ognuno in una parte del mondo. E quando il 25 luglio cadde il fascismo ma i ragazzi non tornarono a casa che due anni dopo.

Questo è stato il fascismo. Persecuzioni spietate, vendette e umiliazioni per chi semplicemente non acquistava una tessera di partito. Mio nonno e mio padre non hanno mai permesso che dimenticassimo. E io ho trasmesso i miei ricordi alle mie figlie.”

Ha dunque capito adesso, caro dirigente, perché dichiararsi fascisti non dovrebbe poter essere considerata una libertà?

[Aggiungo una nota: Questi episodi non erano rari, anzi, nel mio paese succedevano spesso, e c’era un aula nella scuola elementare dove i “picchiatori fascisti” prendevano i poveri contadini indifesi e li bastonavano. Tutti i padroni avevano la tessera ed erano intoccabili e arroganti, mandavanno via i poveri contadini e braccianti dalle loro terre, anche se avevano figli e miseria, solo per il gusto di vederli sottomessi. Andarono in guerra questi giovani ragazzi, figli di povera gente, una guerra che non volevano e molti non tornarono, ma i ricchi in guerra ci andavano? Non lo so. Ho sempre avuto dubbi. Ciò che distingue il fascismo nella sua essenza è proprio la quotidianità e continuità di questi episodi brutali e crudeli. Lo squadrismo. Lo stato di queste cose si protrasse per 20 anni e non uno o due, ma vent’anni, una generazione.]

 

LA ROMAGNA CANTA

LA ROMAGNA CANTA

Salvini sarà anche in testa ai sondaggi, ma di sicuro c’è mezza Italia che non lo sopporta.

In queste condizioni, è bene ricordarglielo, non governerà mai l’Italia. Se disgrazia vuole, potrà anche andare a Palazzo Chigi, ma poi dovrà stare chiuso là dentro a giocare a freccette con Giorgetti. E ogni giorno ci sarà una manifestazione contro di lui. Ha giocato la carta dell’antipatia e del gradasso, ma è andato oltre.

Se qui è malvisto, in Europa e nel mondo è considerato un fenomeno da baraccone, una cosa che solo in Italia poteva avere successo. Una sorta di essere primitivo, mangiatore di frittelle e esibitore di rosari, fra lo sconcerto di frati e canonici. Una roba a metà strada fra il santo bevitore e il frequentatore di osterie. Persino l’orrendo Trump al confronto appare un gentleman inglese.

Dovrebbe imparare l’umiltà, ma forse è troppo per lui.

(Giuseppe Turani)

 

GRILLO IL “FLATUS VOCIS” NEL M5S OSSIA “VOCE SENZA IMPORTANZA”

GRILLO IL “FLATUS VOCIS” NEL M5S OSSIA “VOCE SENZA IMPORTANZA”

Quattro giorni fa aveva parlato il Santone.

Aveva versato miele nelle orecchie del Pd: scegliamo l’alleanza col Pd e, anzi, chiediamo a gennaio di stilare un “contratto” per governare insieme.

Benché scaramanticamente diffidente sulla parola “contratto”, il Pd è parso soddisfatto delle parole del Santone, che aveva lasciato solo un dubbio atroce: la reinvestitura di Di Maio come Capo politico.

Sono bastate 24 ore perché il Santone facesse la figura del quaquaraquà.

Con una prodigiosa sequela di schiaffoni ad ogni intesa con il Pd, il Capo politico ha fatto fare al Santone la figura del nonno scemo, ed ha riportato il quadro politico della maggioranza al punto bassissimo di una crisi virtuale e annunciata.

Mettiamo in fila le “mosse” politiche di Di Maio “in tre giorni”.

Mentre l’Ilva non è risolta, mentre scoppia Alitalia (due fallimenti dei 5s), mentre l’Italia affonda, la Liguria frana (e il Ministro 5s dell’Ambiente non è ancora nemmeno presente nelle aree colpite), Di Maio si produce in una serie di affermazioni che sono benzina sul rapporto col Pd e sul governo.

Smentisce alleanze nelle regioni al voto.

Appoggia Salvini sul Mes.

Respinge la richiesta del Pd di rinvio del blocco della prescrizione.

Approfitta delle indagini su Open per attaccare e provocare Renzi e Pd e proporre una Commissione di indagine sui finanziamenti ai partiti.

Salvini, tuttavia, non ha strumentalizzato su Open e ha avanzato la proposta di un tavolo comune sulle regole.

Il Pd non può dormire tranquillo per le parole di Grillo.

Lui oggi un flatus vocis nel m5s.

È palesemente sopportato, mentre Di Maio va da un’altra parte.

E, ad oggi, nessuno lo smentisce.