DUE ANNI FA: RENZI?… FACCIAMOLO FUORI

DUE ANNI FA: RENZI?… FACCIAMOLO FUORI

1797592_557551894353061_1989607330_nLa “Grande Caccia” al premier, l’immagine è di Federico Geremicca che la stampa sulla prima pagina de “La Stampa”. Il giornalista si dice sorpreso non tanto della “caccia” fucile spianato di un partito, il Pd, al suo leader e premier. Questo, rileva Geremicca, è nella tradizione. Prodi, D’Alema, Veltroni, Letta e ora Renzi: tutti fatti fuori e fatti bersaglio dal partito, o  meglio dalla incerta e instabile federazione di “parti”, che si chiama oggi Pd e ieri Ds o Pds o peggio “Unione”.

Geremicca un po’ stupisce della caccia urgente e immediata, insomma al Pd proprio “gli scappava” di sparare, e non a salve, al suo leader e premier. Matteo Renzi è presidente del Consiglio dal 25 febbraio 2014, segretario Pd dal dicembre 2013. Neanche un mese da premier e, come scrive Geremicca, ” rullano i tamburi di guerra, la caccia a Matteo Renzi è ufficialmente aperta, le tribù del Pd si sono armate e messe in marcia”. Il tam-tam delle tribù del Pd dice di villaggio in villaggio: Renzi, facciamolo fuori.

Tante, molte tribù. Quella degli astiosi offesi nell’onore e nell’onere. Pippo Civati e soprattutto Enrico Letta che non si fanno trovare alla Camera a votare la legge elettorale, più che un dissenso politico sulla legge, sono la dichiarazione che la legge è di Renzi. E quindi, siccome è di Renzi, non la votano.

Civati l’alternativo, quello della maggioranza sognata con Sel e un po’ di M5S e Letta il moderato pragmatico, quello del governo con Letta e all’inizio anche con Berlusconi, su un punto si trovano uniti: conta meno che il paese abbia o no una legge elettorale, conta più il non mischiarsi, il non aver nulla a che fare con Renzi. Non proprio statisti, né Civati e si sapeva, né Letta e non era il caso di saperlo. Entrambi però esponenti del vasto partito che avverte e proclama: Renzi re Mida a rovescio della sinistra, dove tocca non solo sbaglia, anzi inquina.

La tribù dei bersaniani, per loro Renzi è solo e soltanto l’usurpatore.

La tribù dei lettiani che produce ultimo fiore quel Marco Meloni cui, non a caso, M5S in aula regala il suo tempo, purché parli contro Renzi e a favore delle preferenze.

Le grandi madri sante Rosy Bindi e Susanna Camusso che Renzi l’hanno mai riconosciuto come prole legittima e su cui hanno scagliato infausta profezia sulla legge elettorale, manifestano uno “schifo” non molto diverso dalla “schifezza” denunciata da M5S.

E intorno alle tribù del Pd, i sinistri-sinistri alla Fassina e Cofferati che hanno un programma economia che è quello di Tsipras, i custodi della “ditta”, gli amanti inconfessabili del proporzionale e anche del Porcellum, gli anti inciucio senza se e senza ma, le donne parlamentari violate nella loro naturale parità di seggio.

Sì, un cerchio intorno al quale c’erano le grandi e nobili e riconosciute tribù della politica italiana.

Peccato.

Peccato per tutti. Matteo Renzi è probabilmente un illuso, di certo un presuntuoso. E forse perfino un incompetente in arte e pratica di governo (l’ha detto niente meno che Lucia Annunziata, notoriamente da tempo sperimentata in ruoli di governo).

Forse Renzi è illusione, aria fritta che presto diventerà aria stantia. Qui ci vorrebbe un bel mae,  invece,  aggiungiamo un e.  E il paese suo e nostro, l’Italia, è un paese probabilmente perso. Perso per ogni ipotesi di governarlo, governarlo è praticare accanimento governativo su un corpo sociale e politico ormai ingovernabile. Quale sarà il nostro futuro economico e sociale lo decideranno cose più grosse e sistemi più governabili di quanto non sia l’Italia e le cose italiane.

Un paese che intristisce, il cui il sindacato della papessa medioevale Camusso incupisce perché forse qualcuno aumenta il salario ai lavoratori dipendenti.

Un paese dove Confindustria e sindacati, Rete Impresa e lavoratori autonomi, rete dei governi locali e senatori tutti fanno opposizione contro tutti.

Un paese il cui ceto politico fa finta di volere una legge elettorale “democratica” e in realtà vuole solo che si voti il meno possibile. Un paese in cui l’alternativa anti sistema se ne lava le mani di ogni possibile cambiamento al sistema.

Un paese così non fa fatica, non sorprende che abbia un partito politico, il maggiore, intento a dare la caccia per farlo fuori al suo leader e premier.

Pierluigi Bersani: “Ho salvato il mio cervello ma non lo do a Renzi”. Ecco, Bersani si sente un eroe di chissà quale resistenza con la minuscola, in realtà è solo un cacciatore, un battitore capo della Grande Caccia.

(Tutto questo accadeva il 03/12/2014. Cos’è cambiato nel sentire comune di questi personaggi? Nulla.)

E adesso che domenica prossima 4/12/2016 si va a votare il referendum senza quorum sulla riforma costituzionale, nata comunque anch’essa dopo milionate di emendamenti ed anni e anni di discussioni e di ping-pong tra Camera e Senato, la destra feroce, casapound, fratelli d’Italia, la lega, il centro destra deluso, quelli del Pd che non hanno un minimo di riconoscenza verso Renzi, ma solo frustrazione, la sinistra rancorosa, invidiosa, superdivisa e vendicatrice, nonché le associazioni sindacali, l’anpi, presidenti di Regione eletti con Renzi e i prolifici bugiardi parolai strafotenti grillini, si uniscono in un unico branco di lupi, contro un uomo solo Renzi, che con una determinazione, coraggio e fermezza che veramente sbalordisce, porta vanti il compito che gli fu affidato dal Presidente della Repubblica, e per il quale prese la fiducia di tutto il parlamento per riformare il paese e renderlo più affidabile, è una roba che succede solo in Italia. Governare questo paese, è veramente praticare un accanimento “terapuetico”.

 

ULAANBAATAR

ULAANBAATAR

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Mongolia

La curiosità mi ha spinto a cercare questa città, e pensavo, trattandosi di Mongolia, di trovare un “quasi deserto”. Invece, ecco la sorpresa, una città bella, moderna con palazzi che non hanno nulla da invidiare. Insomma un paese come ce ne sono tanti anche in Occidente.

Ringrazio questo lettore che ogni tanto (credo), per quello che riesco a scoprire dalle statistiche, mi viene a trovare. Chissà se legge anche queste poche parole, ma le scrivo qui, nella speranza che vengano lette.

Un grazie, all’amico o amica della città di Ulaanbaatar Mongolia.

SONO GLI STESSI

SONO GLI STESSI

Sentire gli esponenti di FI, della lega e dei neri cespugli di destra dire che se vince il SI’, la riforma concede troppi poteri al presidente del Consiglio, o che esiste il rischio di una deriva autoritaria, è proprio una barzelletta. L’art. 95 della Costituzione, quello che attribuisce le competenze e i poteri al presidente del Consiglio non cambia. Non cambia. Ciò significa che proprio non l’hanno letta questa benedetta riforma che voteremo.

Questi sono gli stessi che hanno proposto agli italiani, nel 2006, una riforma costituzionale in cui il presidente del Consiglio aveva il potere di sciogliere il parlamento, di mandare a casa ministri, uno due o tutti, poteri che, per Costituzione, sono in carico solo il presidente della Repubblica. Cambiavano, con la loro riforma, le basi della Costituzione. E adesso se ne sono dimenticati: “temono l’uno solo al comando”.

La riforma attuale modifica il funzionamento degli organi statali,  e comincia dall’art. 55 in poi, lasciando immodificati quelli che riguardano i vari poteri, legislativo, giudiziario ed esecutivo. Bisogna leggerla per capirla, altrimenti si parla per sentito dire o a vanvera.

La riforma che andremo a votare il 4 dicembre prossimo, quindi, non cambia il potere del presidente del Consiglio e neppure quello del presidente della Repubblica. Cambia il modo di eleggere il presidente della Repubblica, rendendolo più vincolante E meno male!

Sono gli stessi che hanno approvato il “porcellum”, la legge porcata che non consente di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato, legge che ha creato un’infinità di problemi di governo, tanto che Prodi, nel suo anno di governo, non è riuscito a fare quasi nessuna legge.

Sono gli stessi che hanno votato che la minorenne marocchina era nipote di Mubarak, una assurdità sostenuta davanti agli altri parlamentari, e a tutto il paese, con una faccia tosta incredibile.

Sono gli stessi che hanno portato il paese ad essere la barzelletta dell’Europa, e del mondo.

Sono gli stessi che hanno portato lo spread a oltre 500 punti di differenziale.

Sono gli stessi che hanno accettato il diktat della parità di bilancio,  e l’hanno fatto votare in parlamento mettendolo nella Costituzione.  E, disgrazia nostra, votata anche dal Pd dell’allora segretario smacchiatore di giaguari!

Sono gli stessi che hanno accettato le imposizioni della commissione europea sulla sovranità italiana.

Sono gli stessi che ora hanno il coraggio e la spudoratezza di riproporsi come salvatori, dopo aver declassato il nostro paese al livello più basso di fiducia e stima in Europa e nel mondo.

È proprio vero che gli italiani hanno memoria corta. Possibile che ci siano persone di sinistra che accettano di votare con personaggi simili? Sì, incredibilmente succede, per un unico scopo: mandare a casa Renzi per riprendersi quello che ritengono di aver perso.

Tutti gli arzigogoli che inventano a difesa del no alla riforma, sono solo fumo negli occhi, per toglierci la capacità di vedere alla fine qual è il vero scopo del votare no.

Ma è un gioco ad arte.

Si vuole indebolire Renzi, per costringerlo a restare, nel caso di vittoria del no, per farne un burattino da strapazzare a piacimento.

A questo Renzi, che è un vero boy scout e sa che cos’è l’onore e il rispetto, non ci sta. Il suo motto è “lasciare il mondo meglio di com’era prima”. Siamo sicuri che non resterà a condizioni diverse. E ne siamo contenti.

Berlusconi ha detto che il 5 dicembre (convinto che vincerà il No) si siederà al tavolo della trattativa con me. Sappia che a quel tavolo ci troverà Grillo e D’Alema non me.
Matteo Renzi

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SE A TUTTI IMPORTASSE

SE A TUTTI IMPORTASSE

“Se a tutti importasse e nessuno piangesse.
Se tutti amassero e nessuno mentisse.
Se tutti condividessero e ingoiassero il loro orgoglio,
Allora vedremmo il giorno in cui nessuno può morire
“.

Cosa succederebbe se a tutti importasse?

Nel 1984 Bob Geldof, giornalista di musica, fu inspirato da una notizia sui problemi della fame in Africa. Iniziò così la sua lotta contro la fame nel mondo. Geldof organizzò il primo concerto mondiale per beneficienza, in diretta. Suonarono cento artisti di tutto il mondo e fu visto da un miliardo e mezzo di persone. L’incasso fu di 150 milioni di dollari, in un giorno.

1976. Betty Williams, impiegata e madre di due bambini, fu testimone di tre bambini uccisi in un tumulto popolare nell’Irlanda del Nord. A due giorni dal tragico evento, la Williams ottenne 6.000 firme in una petizione per la pace. Condusse 10.000 persone in una marcia diretta alle tombe dei due bambini. La marcia fu interrotta dai contestatori. Una settimana dopo, la Williams organizzo un’altra marcia. Questa volta fu di 35.000 persone. Betty Williams vinse il Premio Nobel per la pace nel 1976.

1961. Due studenti in Portogallo, alzarono i loro bicchieri per brindare alla libertà. I due ragazzi furono arrestati e condannati a sette anni di prigione. Peter Benenson, avvocato inglese, rimase scioccato dagli eventi. Per supportare i due studenti, scrisse una lettera al suo giornale locale. La lettera fu presa talmente tanto in considerazione che fu creata una commissione per organizzare una campagna, che crebbe velocemente in un movimento mondiale, oggi conosciuto come Amnesty International.

Negli anni venti, un ragazzo di un piccolo villaggio del Sudafrica sognava di un giorno nel quale l’egualità avrebbe regnato sul suo paese. Dopo anni di attivismo, fu accusato di “complotto politico”, fu cosi condannato al carcere a vita. Ma il suo sogno di egualità non morì mai. Nel 1990, dopo 27 anni di prigionia, Nelson Rolihlahla Mandela fu finalmente rilasciato. Condusse il Sudafrica alle prime elezioni democratiche della sua storia. Votarono circa 19 milioni di persone. Mandela vinse le elezioni e segnò cosi la fine del regime razzista che divise il Sudafrica per 46 anni.

SORRIDIAMO

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Due suore a passeggio nei boschi intorno al convento. E’ tardi, comincia a imbrunire.

A un certo punto si accorgono che un uomo le sta seguendo.

«Ommioddio! Chissà cosa vuole?»

«Forse ci vuole violentare. Scappiamo!»

Ma l’uomo le rincorre.

Quando sta per raggiungerle, le suore decidono di dividersi.

In questo modo non potrà rincorrere entrambe, e quell’altra potrà chiamare aiuto.

Così fecero, ma non ci fu bisogno di nessun aiuto: l’altra suora arrivò al convento poco dopo.

«Grazie a Dio! Racconta: come ti sei salvata?»

«L’uomo non poteva logicamente che seguire una di noi e scelse me».

«Sì, sì, lo so, ma….dopo?».

«Io correvo sempre più forte e lo stesso faceva lui».

«Sì, sì, ma….poi?».

«Com’è logico mi raggiunse».

«Oddioddio, e tu che facesti?»

«L’unica cosa possibile, mi tirai su la veste».

«Orrore, orrore, e lui?»

«Si tirò giù le brache».

«Gesù, Gesù, che accadde allora?»

«Logico! Una monaca con la veste su corre molto più veloce di un uomo con le brache giù!»

 

Ma voi cosa avevate pensato? Ma no! Vergogna!

 

 

MITTI NA CROZZA

MITTI NA CROZZA

“Mitti ‘na crozza” disse lu grillino
“chi poi la firma ce la metto mia”
E mia c’arrispunnia “Chi gran signuri:
pi stu travagghiu ca mi sparagnari!”.

Prestu passaru certi magistrati,
chiddi ca nun avivano ammazzati.
M’addumannaru si fu firma mia,
“Misi ‘na crozza” io c’arrispunnìa.

Allora addumannaru alli picciotti,
chiddi ca un sugnu boni a travagghiari…
Uno c’arrispunnia “Niente un saccio”
L’altro c’arrispunnia “Un m’arricurdi”.

E fu accussì che a Grillo addumannaru
e chiddu ci rispose quetu quetu:
“Le firme, giuro no, nun sugno false,
solo sugno copiate e bona notti.”

(Gianluca D’Aniello)

UNO DEI TANTI MOTIVI PER UN SÌ

PERCHÉ UN SÌ

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Parole di Luigino Di Maio, oggi, 19/11/2016: “con questa riforma costituzionale ci tolgono la possibilità di scegliere i senatori”.

Se si dice “ci tolgono”, vuol dire che qualcuno toglie una cosa che adesso c’è.

Ebbene. Ecco, in immagine, la scheda elettorale con cui si è votato fino ad ora, per eleggere i senatori.

Dov’è che si potevano scegliere i senatori?

Spero che la gente si ricordi la scheda gialla del Senato su cui ha votato alle ultime elezioni politiche, nel 2013.

Come si può vedere, su quella scheda, c’erano solo i simboli di partito. Né un rigo su cui esprimere una preferenza, né un nome prestampato. Nulla di nulla.

Il Senato infatti, fino al 2013, è stato votato col porcellum, la legge che ha abolito preferenze e collegi uninominali, ideata da quel leghista di Calderoli, quello stesso che ha presentato 4 milioni di emendamenti alla riforma e proprio sul Senato. Quel Calderoli che adesso, con la Lega, vota no.

Con la riforma, si manderanno al Senato consiglieri regionali eletti con le preferenze, infatti alle regionali si può mettere la preferenza, e sindaci eletti con preferenze. In più, l’articolo 2 della riforma, dice che sarà data agli elettori una possibilità di indicare quali, tra i consiglieri regionali che hanno eletto, vadano a fare il senatore. Quindi con la riforma si potrà scegliere chi mandare in Senato e pertanto in che modo la riforma toglie il diritto di eleggere i senatori ?

Si dirà, occorre la predisposizione di una “nuova” scheda elettorale, per il Senato, che resterà comunque votabile solo per chi ha compiuto 25 anni, e quindi saranno esclusi i giovani dai 18 anni ai 24 anni e 394 giorni. Su queste nuove schede dovranno esserci liste di nomi oppure dei righi su cui scrivere qualche nome.

Ma tutto questo dipende da una successiva legge elettorale apposita.

Ne consegue che, se vince il no, tutto non rimane come prima. Per quanto riguarda l’elezione dei senatori, sarà possibile solo attraverso il cosiddetto consultellum (proporzionale puro, in vigore in seguito alla sentenza delle Corte Costituzionale del Gennaio 2014), con una legge elettorale, tra l’altro, “uscita” da una sentenza della Corte  Costituzionale, da un organo dello Stato, ma certamente non dai deputati, né dai senatori attuali e tanto meno dal governo!

Il mio parere, per quel che vale,  è che legge elettorale e riforma costituzionale siano legate. Si aggiunge così incertezza ad incertezza. La legge elettorale approvata ed in vigore dal luglio 2016, non si adatta alla mancata riforma costituzionale, per il fatto che vale solo per la Camera dei deputati.

Si dovrà procedere, come già detto, ad una legge elettorale nuova.  Ma gli attuali senatori, divisi in decine di rivoli, si metteranno d’accordo, o qualcuno, il nuovo governo ad esempio, certo non Renzi, rimetterà la fiducia per l’approvazione?

E quale governo, considerato che sicuramente Renzi non rimane, se vince il no, il destino ci riserva? Un Governo tecnico (che brutta parola)? Un Governo invernale della durata limitata, o natalizio? Un Governo di scopo da affidare a chi? Un governo a presidenza Bersani ed un codazzo di grillini? E Mattarella si fiderà di queste persone?

A nessuno di questi pasticci, Renzi è diposto a prestarsi.

LA SALUTE DELLA DEMOCRAZIA

LA SALUTE DELLA DEMOCRAZIA

scuola-ateneLa salute della democrazia è strettamente legata all’impegno dei cittadini nel prendere parte attiva alla vita politica e vigilare sui propri rappresentanti.

“Per democrazia – scriveva Karl Popper (*) – non intendo affatto qualcosa di vago come il governo del popolo o il governo della maggioranza, ma un insieme di istituzioni che permettono il controllo pubblico dei governanti e il loro licenziamento da parte dei governati e che consentono ai governati di ottenere riforme senza ricorrere alla violenza. La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere pubblico. In una democrazia non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato”.

Affinché questo ideale di democrazia si realizzi davvero, però, affinché la democrazia non si riduca al solo momento delle elezioni libere, corrette e aperte a tutti, c’è un presupposto su cui non si riflette mai abbastanza: la cura delle parole.

Quando i progetti politici diventano slogan pubblicitari, quando metafore diventano strumenti manipolatori, le parole perdono precisione e senso. Perdono dunque la loro fondamentale funzione di strumenti dell’intelligenza critica.

La parola confusa è un ostacolo per la libera circolazione delle idee. Il pericolo, molto concreto oggi, è che la pseudo-discussione politica costituisca un simulacro di democrazia, in cui ciascuno possa impunemente contraddirsi e affermare il falso.

Quando le parole diventano vaghe, o peggio diventano insulti immotivati, quando smarriscono il loro legame con i propri significati, viene meno la possibilità di controllare chi comanda.

La democrazia lascia così il posto alla demagogia, con il pericolo di derive plebiscitarie, per le quali ai cittadini non spetta altro che ascoltare le discutibili performance televisive dei politici-attori, pronunciare sì o no al referendum, scegliere se votare o meno alle tornate elettorali.

Il parlare a vanvera, impreciso, è una malattia del nostro tempo, malattia potenziata dai mezzi di comunicazione di massa e perdita progressiva dell’aderenza delle parole ai concetti e alle cose.

Ciascuno di noi oggi dovrebbe prestare una cura disciplinata della parola, non solo nell’esercizio corretto della lingua, ma ancor più quando parliamo liberamente, anche perché solo le parole che rispettano i concetti, le cose e i fatti, possono rispettare la verità.

Dovere dei cittadini è vigilare che ogni affermazione del dibattito pubblico sia verificabile.

(*) Karl Popper: https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper

Immagine: La scuola di Atene – Raffaello Sanzio – Stanze vaticane – https://www.youtube.com/watch?v=_jV7sW3y1kU.

Ascoltare la descrizione della stupenda scena dipinta da Raffaello, è bellissimo. C’è sempre da imparare.

 

CITAZIONI

CITAZIONI

220px-Jonathan_Swift_by_Charles_Jervas_detail“Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui”.

(Jonathan Swift)

 

COSI’ PER NON DIMENTICARE…

Così per non dimenticare… ma alla Lega non l’aveva detto

Chissà se ora, con il numero dei migranti che arrivano, è ancora della stessa idea. Se fosse così, dovrebbe sostenere Renzi! A mio avviso discorsi del genere si fanno solo per sembrare qualcuno caritatevole e accogliente, poi alla prova dei fatti, cambia atteggiamento.

Invito Renzi a chiedergli se la pensa ancora così. Ma inutile, Berlusconi, non si fa mai vedere con Renzi perché, per inciso, non ha fatto eleggere il presidente della Repubblica che voleva lui. Probabilmente chi gli aveva promesso la grazia.