PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

Nonostante Di Maio abbia dichiarato in TV che non solo non si sente di sinistra, ma che non ha mai pensato di esserlo, si allarga il fronte degli esponenti Pd, ultimo in ordine di tempo Delrio, convinti che i cinquestelle siano “cosa nostra”.

Invece di fare opposizione contro di loro, dicono che bisogna sostenerli, perché fanno provvedimenti giudicati “di sinistra”, come il Decreto Dignità e perché, in questo modo, potrebbero mettersi in urto con la Lega.

La loro alleanza di governo con la Lega, infatti, viene liquidata come un incidente di nessuna importanza, che li ha portati ad essere vittime della brutalità di Salvini, per colpa dello sciagurato rifiuto di Renzi.

Se invece si fosse fatto un governo Pd m5s, il Pd sarebbe riuscito a redimerli.

Nessuno viene toccato, nemmeno sfiorato dal pensiero che i cinquestelle, e ancor di più il loro elettorato, siano in realtà profondamente affini alla Lega.

Nessuno viene sfiorato dal pensiero che un ignorante al ministero del lavoro, sia più pericoloso di Salvini, con la sua fissa sui migranti.

Si scrivono, invece, poderosi pipponi che parlano di “ferita profonda aperta dal Jobs Act”, di rapporti sociali da recuperare, soprattutto di relazioni sindacali, da riallacciare in vista di una rinascita della sinistra, che non può prescindere da un rapporto stretto con i grillini.

Ora, il Decreto Dignità è un ferro vecchio che sembra uscito da qualche Museo della civiltà antica, quella che per lavorare la terra usava l’erpice e l’aratro, tirato dai buoi.

Riflette perfettamente il concetto che Di Maio aveva già inserito nel proprio programma elettorale, bastava leggerlo, cioè che il lavoro deve essere a tempo indeterminato e “il più possibile vicino a casa”.

Questo concetto di lavoro fisso, a vita, e a due metri da casa, è l’altra faccia della medaglia del sovranismo leghista, che dipinge un mondo piccolo, chiuso, dove si pagano dazi e si rifiuta ogni contaminazione esterna.

La visione gialloverde è dunque una paralisi a tutti livelli. Viene azzerata ogni genere di mobilità: sociale, professionale, geografica, individuale o collettiva.

È una visione poverissima in senso ideale e materiale.

Come si possa definire tutto ciò di sinistra, quando la sinistra, oggi, si definisce progressista e dunque volta in avanti, al futuro, all’apertura, all’innovazione?

È un mistero in termini concettuali, ma è soprattutto la più evidente dimostrazione che coloro che oggi, da dentro come da fuori, vogliono orientare il dibattito nel Pd, di fatto lo vogliono inchiodare a schemi vecchi e per di più del tutto funzionali, a quelli praticati da coloro contro i quali dovremmo fare, invece, strenua opposizione.

Sono palesemente inadeguati alla lettura della contemporaneità e sono mossi da ben altri fini.

È un gioco patetico, per due poltrone e quattro strapuntini.

No, proprio non ci sto.

Sono apolide politicamente, ma ascolto e mi informo.

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DI MAIO È PEGGIO DI SALVINI. CI METTERÀ IN MUTANDE

DI MAIO È PEGGIO DI SALVINI. CI METTERÀ IN MUTANDE

In due giorni, prima sul commercio estero e poi sul decreto dignità, il ministro incompetente, che non aveva capito le relazioni tecniche che gli avevano scritto, scoperto con le mani nella marmellata, piagnucola al complotto e minaccia di licenziare i tecnici dello Stato.

Soprattutto il Presidente dell’Inps, Boeri, che ha avuto la faccia tosta e l’arroganza di non essere d’accordo con questo governo e di dimostrare, numeri alla mano, le conseguenze di questo decreto “dignità” che fa perdere tanta dignità alle persone, il lavoro, sia pure precario, ma sempre di lavoro si tratta.

Una cosa inaudita, mai vista, irresponsabile e nefasta. Persino una meschina lite tra ministeri.

Anche un bambino capisce che penalizzare il rinnovo dei contratti a termine, con causali e costi aggiuntivi per le imprese, equivale a tagliarli, interromperli e trasformarli in disoccupazione.

La stima è di 8.000 posti in meno ogni anno, che si aggiungono ai tanti disoccupati già presenti.

Del resto, lo riconosce implicitamente Di Maio, somaro com’è, quando replica che alla penalizzazione dei contratti a termine, “compenseranno”, con un incentivo, alle assunzioni a tempo indeterminato.

Quindi è vero: si sono accorti che penalizzando i contratti a termine, senza una compensazione, sarebbe un disastro, una falcidia, la creazione diretta, “attiva” di disoccupati ad opera di un governo.

Ma la “compensazione” è un’altra falsità, bugia, cialtroneria di Di Maio: non c’è nel decreto dignità.

Ne parlano ora, solo dopo che l’ha proposta, onore al merito, Berlusconi.

E, nella spiegazione di Di Maio, la “compensazione” è una beffa, una truffa, una presa per i fondelli: l’impresa che non annulla il contratto a termine, semplicemente, recupera la penalizzazione, vale a dire lo 0,5 % di contributo aggiuntivo in caso di rinnovo.

Un raggiro.

In tutto questo la condotta delle opposizioni è ben distinta.

Mentre Forza Italia ribadisce che le misure di Di Maio sono “disastrose e da cambiare”, il Pd tace.

Anzi, per sperare di aprire contraddizioni tra Lega e Cinque Stelle, come sognano Martina, Orlando, Damiano, Camusso e Landini, non solo strizzano l’occhio a Di Maio ma, addirittura promettono di sostenere il “ministro della disoccupazione”, peggiorando il suo decreto dignità nelle sue parti restrittive dei contratti a termine e aggiungendo dirigismo, ostacoli burocratici e penalizzazioni al rinnovo dei contratti a termine.

Il contrario di Forza Italia.

Quella del Pd è una condotta immorale e idiota.

Sta screditando e consumando l’eredità più positiva, meritevole e riconosciuta anche dai numeri, della politica del governo Renzi: il Job act e l’aumento dell’occupazione giovanile.

E solo per strizzare l’occhio ai 5 Stelle e offrire sostegno a questi incompetenti.

Ma possiamo aspettare il congresso per rovesciare questa linea “filo cinque Stelle” ?

Cari Renzi, caro Calenda e cari “riformisti” del Pd: con questa linea e questa segreteria al congresso il Pd ci arriverà morto.

E con lui anche voi.

Smentite Martina e la Cgil.

Rivoltatevi annunciando l’opposizione in Parlamento, senza quartiere, alle nefandezze dei 5 Stelle.

Tutte.

Di Maio è peggio di Salvini. Ci metterà in mutande.

Vuole imitare Trump. Gli hanno detto che un sovranista mette i dazi. E così, lui che invidia Salvini e vuole apparire più sovranista del Salvini.

Magari sognando una comune battaglia contro il “liberismo”, come straparla l’altro dottò, il Zingaretti candidato.

Gesu’…..Ci resta solo la Confindustria a stoppare il festival degli ignoranti.

 

 

A POMIGLIANO SCIOPERANO PERCHÉ LA JUVE HA ACQUISTATO RONALDO

A POMIGLIANO SCIOPERANO PERCHÉ LA JUVE HA ACQUISTATO RONALDO

Operai e sindacalisti Cobas, che votano Lega al Nord e 5s al Sud, guidati da alcuni teppisti del lavoro, licenziati e poi reimposti al lavoro da una probabile magistratura amica, hanno scioperato, a Pomigliano, la città di Giggino, perché la Juve ha acquistato Ronaldo.

I soldi spesi, per questo acquisto, sono soldi di un bilancio invidiabile e non sono quelli della famiglia Agnelli che, da anni, li mette solo sulla Fiat e con successo.

Ebbene quegli operai e quei sindacalisti che scioperano a Pomigliano, per contro, non scioperano a Taranto per difendere l’Ilva, anzi sono gli stessi che vogliono chiuderla.

Votano in massa per liquidare le fabbriche e vivere di “reddito di cittadinanza”.

Certamente non sono quella classe operaria che “andava in Paradiso”, anzi, adesso, è diventata quella classe pentacosica e legaiola che sta andando dritta dritta all’inferno.

E forse lì ci resterà.

Non solo, ma quello stesso bilancio invidiabile che ha comprato Ronaldo, forse comprerà anche Marcelo e allora che faranno gli operai Cobas di Pomigliano? Fermeranno i treni facendo in sit-in lungo i binari?

Probabile.

 

DIMOLO

DIMOLO

Me chiedo indò volemo annà a parà:

tutto se sfascia, pare se scateni

un finimonno de contrarietà.

Dimolo: qua nun so’ tempi sereni.

Le vacche nun se ponno più ‘ngrassà,

li stommichi nun ponno da esse pieni,

è sempre più dificile campà.

In cielo nun ce stanno arcobaleni.

Aspettanno er giudizzio universale,

se chiedemo, finché vivemo ‘n tera,

che cosa avemo fatto accusì male

da vive eternamente come ‘n guera.

L’inferno è doppo: fatto mo nun vale!

A meno che sta storia nun sia vera.

(Tratto da Cose romane viste da Gigi)

L’INTEGRAZIONE È UNA VIOLENZA, L’INTERAZIONE È LA SOLUZIONE

L’INTEGRAZIONE È UNA VIOLENZA, L’INTERAZIONE È LA SOLUZIONE

Ho visto, qualche tempo fa, su Sky, un film documentario sull’immigrazione: “Dove vanno le nuvole”.

Ho sempre pensato che il cambiamento della società attraverso l’immigrazione, non riuscirà a fermarlo nessuno e tantomeno la Lega, anche se ne fa una continua speculazione a scopo elettorale.

Il documentario parte dalla situazione di Riace, osservata da giornalisti ed intellettuali di tutto il mondo, per spaziare più o meno in tutta Italia, dove dei pionieri del futuro, hanno provato ad affrontare e risolvere il problema in modo intelligente.

Uno scrittore croato, serbo, non so comunque per semplificare, slavo ha spiegato il senso della parola.

L’integrazione è una violenza, dice lo scrittore, l’interazione è la soluzione.

Integrazione significa che tu devi diventare come me, pensare come me per far sì che io ti accetti, mentre l’interazione significa che noi, nella nostra diversità, interagiamo per un obiettivo comune, la convivenza pacifica.

Tutti i protagonisti del documentario sono pasoliniani, nel senso che sono avanti a noi di almeno 50 anni.

I normali li capiranno tra 50 anni, li studieranno a fondo per capire ancora di più, quelli limitati non li capiranno mai e saranno tagliati fuori dal futuro, dalla convivenza, dall’esistenza pacifica.

Mi si è aperto il cuore nel sentire cadenze calabresi, venete, che raccontavano il loro lavoro ed il loro impegno, nella convivenza di tutti i colori che la natura umana propone.

Nel cuore del feudo della Lega, incuranti della propaganda populista e razzista, nonostante le parole di Salvini, c’è chi si impegna nella convivenza e prepara un mondo diverso migliore e possibile.

Sono fatti, non propaganda della paura, sono le fondamenta della società futura.

Verrà il giorno in cui nessuno noterà il colore della tua pelle, ma ti valuterà per quello che sei, una persona.

Non farò in tempo a vedere la trasformazione ma ci credo, verrà il momento, che i vari Salvini non potranno più campare speculando sulla paura del diverso, dell’immigrato, ma dovranno andare a lavorare per campare.

E’ una metafora, ovviamente, non è alla portata del fascioleghista razzista medio.

 

IL VOTO DEGLI ITALIANI ATTUALMENTE ESPRIME VERA DEMOCRAZIA?

IL VOTO DEGLI ITALIANI ATTUALMENTE ESPRIME VERA DEMOCRAZIA?

Mi sembra che la democrazia sia diventata una grande ipocrisia.

Il Pd è un partito sempre pronto a crocefiggere i propri rappresentanti, se continua con l’atteggiamento attuale sarà destinato all’estinzione e presto. Nel Pd la democrazia è un po’ strana, alla rovescia, comanda la minoranza, o megllio la minoranza ricatta la maggioranza in continuazione e in qualunque luogo dove ci sia un pubblico. Risultato: una babele.

Sgomberato il campo da questo tema, che ovviamente riprenderemo fino alla noia nostra e degli altri, parliamo, seriamente degli elettori italiani.

La assoluta irrilevanza personale, culturale, politica della quasi totalità dei politici, attualmente appartenenti alla maggioranza di governo, non è forse una colpa assoluta degli elettori?

Cosa esenta il cittadino che vota, con ciò esprimendo gli inquilini del Parlamento, dall’informarsi sulle qualità politiche e personali delle persone che eleggono?

Il programma politico: chi legge o si informa sulla fattibilità e sostenibilità dei bei disegni scritti nei programmi?

Il cittadino più informato crede ciecamente agli spot propagandistici che nulla hanno a che vedere con la politica sostenibile e il buon governo!

L’analfabetismo totale e culturale, il coltivare il “proprio particolare”, a discapito degli interessi nazionali, queste sono le ragioni che portano a votare.

Non si esige un governo per, ma un governo contro chi c’era prima.

E i problemi, il debito pubblico, la burocrazia che a tutti i livelli imbavaglia lo sviluppo e porta allo sfinimento gli imprenditori?

Nossignore. Non conta niente.

Agli elettori piace una politica contro l’ avversario politico.

Una politica gridata.

Viviamo in un’epoca dove si vive e si vota, sul percepito. A pelle.

Tutti gli indici ci dicono che l’immigrazione è diminuita, che molta è transitoria, che a lucrarci sono i soliti furbetti italiani.

Se, semplicemente, ciascuno facesse il proprio dovere tutto potrebbe funzionare meglio.

Tutti i reati sono diminuiti, ma gli immigrati sono percepiti solo come un pericolo, una fonte di insicurezza.

Dicono: allora come mai il 40% della popolazione carceraria è composta da immigrati?

Semplice: i ricchi e potenti non ci passano nemmeno davanti.

Berlusconi docet.

Tutti gli altri vanno agli arresti domiciliari.

Ecco perché gli stranieri restano in carcere. Non hanno dove andare agli arresti domiciliari.

Ma quali sono invece i temi del governo?

Superare i vitalizi di 1400 ex parlamentari, che già si stanno muovendo per i vizi di incostituzionalità plurima.

Ma potranno comunque dire: noi ci abbiamo provato, sono gli altri che sono brutti, sporchi, cattivi e non ci lasciano lavorare.

Il reddito di cittadinanza: fumosa promessa elettorale che ha fatto prendere al m5s il 32% dei voti, sarà proposto, forse, il prossimo anno.

Proposto, non approvato, comunque sostengono di lavorarci giorno e notte a palazzo Chigi come sede del lavoro.

E gli elettori dei suddetti partiti, che in questi mesi ci hanno fatto assistere solo ai più osceni balletti?

Il gradimento della Lega, pare, sia aumentato e di molto. La risposta è semplice, abbiamo litigato con tutti, ci stiamo facendo odiare da tutti, lasciamo morire la gente in mare, però noi “siamo più contenti”.

La Francia, la Germania, la Spagna si sono arroccate sulle loro posizioni, e di fatto, con generosità europea, emarginano l’Italia per gli stranieri che arrivano (o arrivavano non cambia niente) e per il suo enorme debito pubblico.

La politica è l’arte del possibile, nelle condizioni date. Non è una mia bizzarra idea.

Gli elettori hanno il dovere di conoscere le conseguenze del proprio voto.

Salvini fa sentire forte la sua voce, i petti di molti elettori si gonfiano.

Nel frattempo molta gente è continuamente, ogni giorno a rischio della vita.

Bisognerebbe trovare un modo per far esprimere ai cittadini un voto consapevole.

Certamente non dal tipo, qualità e modo di fare informazione da qualche anno a questa parte.

F-35: HANNO SPACCATO I COGLIONI PER ANNI A RENZI, ADESSO INVECE VANNO BENE

F-35: HANNO SPACCATO I COGLIONI PER ANNI A RENZI, ADESSO INVECE VANNO BENE

F-35: hanno spaccato i coglioni per anni a Renzi, adesso invece vanno bene.

Ma andate, (qui ci sta benissimo la  parola che sputava Grillo e con cui apriva e chiudeva tutti i comizi), voi e chi vi ha votato.

Il governo di Salvini e Casaleggio comprerà gli F-35 e manterrà i nostri soldati in Afghanistan.

Come tutti gli altri governi che l’hanno preceduto.

Quelle mezze calzette di Di Maio e di Di Battista si facevano venire delle crisi isteriche, per mostrare quanto fosse abominevole quella strategia di armamenti e di missioni militari.

Pizzarotti è stato sbattuto fuori dal partito perché non aveva chiuso l’inceneritore.

Chi sbatterà fuori quelle due mezze calzette che ci troviamo fra i piedi?

E poi uno dice…..il cambiamento.

 

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

Prima o poi bisognerà pur calcolare i danni e attribuire le responsabilità dell’omicidio politico di Matteo Renzi.

Perché di questo si è trattato: del consapevole killeraggio di un leader democraticamente eletto.

Non è stata la prima volta, peraltro, era già accaduto con Veltroni e per certi versi con Bersani. A differenza loro, Renzi ha lottato (e lotta ancora), costringendo i suoi avversari a scoprirsi e a rimetterci probabilmente più di lui.

La mano che ha brandito il pugnale è sempre la stessa, comunque: una classe dirigente di terza categoria, incapace di meritarsi la leadership, ma perfettamente in grado di sabotare chi ha i numeri per esprimerla.

Le ricadute nefaste di quell’omicidio non si contano.

La prima vittima è il sogno di istituzioni più moderne e meno costose.

Quel sogno, la riforma costituzionale ed elettorale, è stato sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso, la leadership di Renzi appunto.

Se questo era ammissibile, ancorché miope, da parte dell’opposizione di allora, è stato inescusabile da parte dei pezzi di maggioranza che hanno sparato sul loro pilota.

La seconda vittima è stata il Partito Democratico stesso.

L’opposizione interna del Pd ha negato, in radice, l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirarlo, il necessario superamento dei partiti fondatori e, soprattutto, il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza.

La scissione è stata, sia con il senno di prima che con il senno di poi, la mossa politicamente più stupida e velleitaria che un politico potesse concepire. Con essa si è irrimediabilmente colpita l’immagine del partito e si è mortificato lo spirito della sua base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra.

Terza vittima: la sinistra socialista.

Sabotando il Pd, e quindi il Pse, D’Alema e soci hanno confermato al mondo l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Il risultato alle elezioni di marzo è stata la pietra tombale su qualsiasi aspirazione rifondatrice e ha consegnato all’Italia, non più che il misero spettacolo di una manciata di notabili in guerra tra loro.

A ulteriore dimostrazione della celebre terza legge sulla stupidità di Cipolla, per la quale una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.

La vittima più illustre è comunque l’Italia.

Il centrosinistra avrebbe perso comunque, ma con una maggiore unità non si sarebbero spalancate le porte alla destra, come invece è accaduto.

Non si sarebbero avallati i ridicoli argomenti della propaganda grillina.

Non si sarebbe gettato nel fango tutto il prezioso lavoro di due ottimi governi.

L’odio contro Renzi si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo di destra.

L’omicidio ha mandanti ed esecutori ben noti: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Essi portano tutta intera la responsabilità morale di questo scempio.

I numerosi errori di Renzi e dei suoi (compiuti, ricordiamolo, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi e del ventennio berlusconiano), non sminuiscono in nulla la gravità del loro demenziale progetto politico.

Né soccorre, purtroppo, a mitigare le loro colpe l’oblio politico al quale, vivaddio, sono già stati condannati dalla storia.

Katia Di Elle

MAURIZIO MARTINA, MEGLIO SENZA UN TETTO CHE SENZ’ARIA

MAURIZIO MARTINA, MEGLIO SENZA UN TETTO CHE SENZ’ARIA.

Nel giorno dell’assemblea del 7 luglio finalmente ho capito perché cercavo di aprire finestre, mi mancava l’aria.

Non riuscivo più a capire dove fossi, e mi chiedevo: ma io che ci faccio qui dentro?  Che ci faccio assieme a certa gente con cui non condividerei nemmeno un caffè?

Caro Maurizio, mi hai dato il nulla-osta e le chiavi per uscire da quella casa senz’aria, finalmente sono libera, finalmente respiro. Sono senza casa, sono sotto le stelle, senza un tetto, ma finalmente all’aria aperta, finalmente respiro a pieni polmoni.

Però, non sono felice, perché là dentro lascio tanti amici, tante persone per bene, tante persone competenti che hanno molto da dire.

E rivolgendomi a loro dico, cari amici, vi stimo, conosco il vostro valore, ma so anche che in quella catapecchia che ormai fa acqua da tutte le parti, non potrete mai essere apprezzati per quello che valete.

Il vecchio, il lerciume che invade i territori, che non è nemmeno maggioranza, non vi permetterà mai di esprimervi a pieno.

Ci abbiamo provato, ma tutti i tentativi sono andati a vuoto. Quella parte del partito, è minoritaria, ma potente e gode dell’appoggio dei media, degli intellettuali falliti, di tutti quelli che la vecchia sinistra ha sparso in poltrone che hanno potere.

Maurizio, il tuo discorso di oggi è stato illuminante, di una inconcludenza tale da far invidia a Pierluigi Bersani, un’ora di parole vuote senza dire niente.

Proprio come piace a certa sinistra.

A quella sinistra a cui sarà piaciuto anche Cuperlo, con le sue citazioni dotte, che non ci fa mai mancare. Un Cuperlo che timidamente entra nel merito, e ci parla di periferie, ci parla di un Pd (quello di Renzi naturalmente) che non sa ascoltare il popolo.

Gianni cosa dovevamo ascoltare dal popolo, delle periferie?

Ma hai capito cosa volevano le periferie? Le periferie dicono chiaramente cosa vogliono: “fuori i “negri” dall’Italia.

Non avete nemmeno cercato di ascoltare le periferie, anzi le avete ingiuriate.

Avete insistito, per fare un esempio, a proporre lo “ius soli” fino all’ultimo giorno, e non sapevate che le periferie, di questo, non  ne volevano sapere? Perché non le avete interpellate? I circoli del Pd, sparsi sul territorio, possono servire in questi casi, ma non ve ne siete serviti.

Vi fidate solo delle vostre chiacchiere da salotto.

E se una legge proposta non va, non viene approvata, avevate l’opportunità, come dirigenti, di accantonarla, non di riproporla fino alla vigilia delle elezioni.

E credo che neppure adesso comprendiate, perché continuate a dare del fascista a un parolaio che è diventato il loro idolo, e per di più mostrate una clemenza inaudita, verso quella banda di grilloidi che hanno iniziato, con una serie di provvedimenti pazzeschi, pericolosissimi.

Il parolaio guadagna consensi ogni giorno di più e vi ringrazia. Fate lo stesso gioco dell’antiberlusconismo di un tempo, divenuto ora antisalvinismo.

Ma non è questo il problema, il punto è che non vi potete permettere di ergervi a quelli che hanno la verità in tasca, perché siete fuori dal mondo e dalla storia.

E io dico basta. Mi spiace ma io non posso stare nello stesso partito con uno che mi dice che il decreto dignità ha dei lati positivi. No, stateci voi.

Anche perché abbiamo capito che gioco state facendo.

Non può essere casuale che mentre esiste uno schifo di governo, noi dalla mattina alla sera dobbiamo sentir dire solo epiteti contro Salvini.

Caro Martina, pensi che siamo scemi?

Pensi che non abbiamo capito perché in ogni tuo discorso non nomini mai i 5S?

Pensi che non abbiamo capito il perché di questa linea, cosa hai in mente e chi si sta scaldando per entrare in campo?

Che dire, io non potrei più guardarmi allo specchio se appoggiassi un partito simile come quello grilloide.

È stato bello, stare nel Pd, anche se faticoso, perché è stato molto più difficile difendersi dagli attacchi interni che non dall’opposizione.

Personalmente adesso sono senza casa, non so se qualcuno penserà a costruirne una accogliente per me e per qualche altro milione di persone.

Ma meglio senza un tetto, che senz’aria.

 

 

PERCHÈ RENZI È RENZI

Perché Renzi è Renzi

Se il Pd ha un leader, quello è lui, non altri, cacciatori seriali di poltrone.

di Giuseppe Turani |

Che cosa farà Renzi? Non lo so, non ho contatti. I nemici di Renzi pensano che io sia un suo sodale (forse anche pagato), e mi querelano pure. Gli amici di Renzi mi guardano con qualche sospetto perché ogni tanto sollevo qualche critica.

Oggi mi sono ascoltato tutto l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. E non c’è dibattito: se oggi quel partito ha un leader, quel leader è lui. Ha la politica nel Dna. Si sa spiegare, sa convincere, sa argomentare.

Non credo che farà mai “En marche”, come tanti amici vorrebbero (me compreso). Mi rendo conto che tollerare uno come Emiliano (o anche uno assai più educato come Cuperlo) richieda dosi di pazienza immani.

Ma la storia della sinistra è anche questa, nel bene e nel male, forti passioni e forti risse. Da certi congressi locali del Psi si scappava quando cominciavano a volare le sedie. Non cambierà mai, purtroppo.

Penso che Renzi resti nel Pd e che vinca il prossimo congresso. Mi auguro solo che, questa volta, abbia il coraggio di rottamare di più. Il dibattito è bello, è divertente, ma non si può vivere di dibattiti. C’è un momento in cui le discussioni devono finire, e si deve  fare. Emiliano, e altri, sono incompatibili con il Pd renziano da tempo, forse da sempre (come metà dei dirigenti a sud di Roma). Devono essere messi nelle condizioni di andarsene. Oppure esiste sempre la vecchia espulsione per indegnità politica, un po’ leninista-staliniana come misura, ma utile in certi casi.

L’ho già scritto altre volte, e quindi un po’ mi ripeto. A Renzi dobbiamo almeno due intuizioni politiche che hanno segnato il nostro tempo:

1- Una sinistra moderna ha senso solo se è liberal-democratica, competitiva, aperta, lanciata verso il futuro. In questo è arrivato anche prima di Macron.

2- Il populismo (che è di destra, e non di sinistra) è il  nemico da battere.

Ma allora, si dirà, che cosa vogliono Martina, Zingaretti e compagnia cantando?

Vogliono l’Italia come è sempre stata. Vogliono, cioè, un’Italia consociativa. Un’Italia dove magari vince uno o vince l’altro, ma alla fine ci si spartisce educatamente il potere. Oggi il paese è dove si trova (cioè nei guai) perché è sempre stato amministrato così. Abbiamo 2300 miliardi di debiti che rischiano di affossarci alla prima crisi congiunturale, ma nessuno di noi ha mai visto cortei contro gli eccessi della spesa pubblica. E non li abbiamo mai visti perché nell’Italia consociativa funziona così: io regalo una pensione facile a te, e tu mi regali un ponte al mio paesello o un ospedale inutile. O addirittura un’università: ne abbiamo un centinaio, 90 potrebbero essere chiuse domani mattina dai carabinieri senza alcun danno visibile per la cultura.

I nemici di Renzi vogliono tornare a questo tipo di Italia. Un’Italia in cui, se sei nei piani alti, non sei mai escluso del tutto. Mal che vada ti danno un ente da dirigere, ben sapendo  che, se vincerai le prossime elezioni, restituirai il favore.

I nemici di Renzi, viste come sono andate le cose, hanno in testa un piano molto semplice e quasi elementare: far litigare Salvini e Di Maio, e poi proporsi a Di Maio al posto di Salvini. Come nel ballo con le quattro sedie. Oplà, si cambia. Fuori uno, dentro un altro. Salvini fa tappezzeria e noi si balla, che bello.

E così si torna in gioco: ministero dell’agricoltura, delle pari opportunità, della riforma della PA (tanto non si fa), politiche per il Sud (idem, non si fa). Non male per chi ha perso le elezioni.

Ma allora perché puntare su Renzi, ancora? Non ha già fatto troppi errori?

Vero. Li ha fatti. Ma non si tratta solo di questo. L’odio per Renzi (totale, insensato, indecente) non nasce dalla sua presunta antipatia, ma da una semplicissima questione politica. Contro di lui si è mobilitato di tutto: gli hanno persino inventato un fratello di nome Gianni (migliaia di like su FB), che non fa un cazzo e guadagna 53 mila euro al mese. Il vero fratello non si  chiama Gianni, fa il medico oncologico, lavora all’estero, e ovviamente non guadagna così tanto.

Se vi guardate intorno, vi accorgerete che è l’unico leader politico che davvero vuole smontare (e in parte lo aveva fatto) l’Italia consociativa. E quindi è un leader politico che va estromesso. E’ il granello di sabbia che può rovinare gli oliati meccanismi dell’Italia consociativa.

E questo è il reato peggiore per un paese fatto di grandi e piccole lobby. Contro di lui hanno trovato l’accordo destra e sinistra perché entrambi gli schieramenti tengono a conservare l’Italia consociativa, l’Italia in cui non si perde mai davvero e in cui semmai aumenta solo la spesa pubblica. L’Italia in cui ti tieni il tuo taxi e vendi la tua licenza, o ti tieni la tua farmacia e vendi la licenza. L’Italia in cui puoi mettere i cinesi in cantina a lavorare, e poi votare per un esaltato che vuole cacciare tutti gli stranieri, tanto al milione di badanti che si occupano dei nostri vecchi ci pensano i giovani padani con il fazzoletto verde, campioni mondiali di boccette, mai lavorato un solo giorno in vita loro (come Salvini).

All’assemblea del Pd Renzi ha detto tante cose, ma su un punto è stato chiarissimo: tutto si può perdonare ai 5 stelle (persino di essere stupidi, questo lo dico io), ma non di aver inquinato la vita politica italiana. Questo non si può perdonare. Ci siamo già dimenticati che avevano chiesto anche l’impeachment (che non esiste nemmeno) per Mattarella?  Non si può perdonare loro di aver introdotto il manganellamento personale degli avversari politici (quello che all’estero si chiama character assassination).

Con questa gente, per di più dipendente da una S.r.l. privata, non ci possono essere accordi. Questi sono i nemici da battere.

Ma un pezzo di Pd dopo nemmeno 120 giorni è già stufo di opposizione, sogna poltrone ministeriali (anche di seconda scelta), uscieri, auto blu, segretarie, viaggi all’estero.

E’ talmente affamato di potere, questo pezzo di Pd, che nemmeno si accorge che lo stesso Pd è oggi l’unica barriera possibile contro il populismo. A questa banda di cialtroni la storia ha assegnato un ruolo-chiave e non se ne accorgono, vedono solo le poltrone che non ci sono più, i nastri da tagliare, i discorsi da fare, le interviste ripetute.

Lunga vita a Matteo Renzi e, se ne ha ancora voglia, ci dia una mano.

En marche, dentro o fuori il Pd.