INIZIO DI AUTUNNO TEMPO DI FICHI

IL FICO, CURIOSITA’ E RIMEDI

ficoIl fico e la vite sono due nostri amici casalinghi in campagna, ombreggiano quasi tutti i cascinali e nelle città di provincia recano la dolcezza dei loro frutti e la verde allegria del loro fogliame a tanti cortili.

Vecchie piante, il fico e la vite. Piante che da secoli e secoli vivono a stretto contatto con noi. Piante tenaci, dalle salde radici che non temono i venti e piante anche, specie il fico, molto longeve. Tanto longeve che ai piedi del Palatino un fico verdeggiò per più di mille anni.

Longevo e sacro.

Un tempo verdeggiava soltanto sulle più alte cime dell’Olimpo, i suoi frutti dolcissimi erano cibo riservato agli dei, ma quando Cerere, la dea delle messi, nel suo affannoso girare per terre, in cerca della figlia Proserpina, trovò buona ospitalità presso un vecchio agricoltore dell’Attica, fece dono alla casa ospitale di un fico, da allora e dall’Attica l’albero, in breve, si è sparso in tutte le regioni calde o temperate. Prima fra tutte nella vicina Sicilia che, dal frutto, ebbe addirittura il nome. Syko (σύκο), in greco, significa e suona: fico.

ficofoglieAlbero strano, il fico. Rami bianchicci e ritorti, foglie larghe dalla forma di mani con le cinque dita spalancate. Frutti che sono, ciascuno, dapprima un’accolta di innumerevoli piccoli fiori nascosti nel chiuso di una spessa membrana per fecondarsi l’un con l’altro e poi un’accolta di piccolissimi frutti ricchissimi di zucchero e di semi sferici e minuti. Albero, infine, pieno di lattice bianco che imbeve tronco, rami, foglie, e persino il peduncolo dei frutti, un lattice acre, bruciante, amaro.

Il frutto, invece, è talmente ricco di zuccheri da contenerne persino il 63 per cento del proprio peso. La rara abbondanza di tale elemento rende il fico molto nutriente e ingrassante, e anche eminentemente energetico.

Ma il fico ha anche doti medicinali. È, anzi, fra i primissimi alberi ai quali l’umanità è ricorsa in cerca di salute e col quale ha fatto blandi medicamenti che, per secoli, sono stati usati con vantaggio. Il cataplasma con fichi secchi, con il quale Isaia curava certe forme infiammatorie e purulente della pelle, ha continuato, infatti, a venire usato, e, anche secoli dopo, la vecchia Scuola Salernitana insegnava che “scrofa, tumor, glandes, ficus cataplasmate cedent” (al cataplasma di fichi cedono scrofole, tumori e ghiandole). Fino ad alcune decine di anni fa, lo stesso cataplasma, sempre immutato, era ancora registrato nella farmacopea francese.

Secondo i suggerimenti di Aristotele, col lattice del fico (che è un fermento diastasato che fa anche cagliare il latte), si è sempre cercato di far sparire porri, lentiggini e macchie della pelle. Con decotto caldo di fichi (10 g in 250 di latte) di curare raucedine e catarro dei bronchi e della vescica. Infine il fico entrava nella ricetta del famoso sciroppo emolliente composto di quattro frutti zuccherini: dattero, giuggiolo, fico secco e uva passa.

Di fichi secchi triti misti a senape e farina gialla, impastati con vino bianco e grappa, è infatti composta la misteriosa ma …. miracolosa polentina che fino ad alcune decine di anni fa si usava anche nelle cliniche specializzate. Si applica sul lungo decorso del nervo per far sparire di colpo le sciatiche reumatiche ribelli a ogni altra cura. Ecco la ricetta, pubblicata nel numero del luglio 1937 de “Quaderni di Medicina”:“Fichi secchi finemente frantumati 300 g, senape (farina) 300 g, farina gialla di granoturco 150 g, grappa fine di vinaccia 1/5 di litro, vino bianco ½ di litro. Fa la polentina, stendila su tutta la parte dolente, ma prima di applicare questo portentoso rimedio, bagna abbondantemente con etere la parte malata, e con etere bagna anche l’impiastro. Attenzione! Dopo circa un’ora da che il paziente sopporta l’impiastro, i dolori si fanno assai forti, addirittura, per molti, intollerabili. La polentina dovrai toglierla dopo quattro ore e non troverai mai né bolle, né escare, né piaghe.”

Questa ricetta, contro le sciatiche è un po’ curiosa, ma forse era l’etere a fare da anestetico.

[Nota: Fico. Da non confondere con un personaggio politico, Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, e nemmeno con la nuova struttura bolognese F.I.CO (Fabbrica Italiana Contadina) dedicata al cibo, costruita all’interno del Mercato Ortofrutticolo]

 

 

LO SPIONE DE DOPOGUERRA: LUIGI CAVALLO

LO SPIONE DEL DOPOGUERRA

Parlo di Luigi Cavallo, morto a Beziers, in Francia, a 85 anni. Infiltratosi durante la Resistenza nelle file del PCI. Nel primissimo dopoguerra, ha lavorato nella Unità torinese.

Abbandonò il PCI da sinistra e lo si ritrova al soldo di Valletta alla Fiat e sodale del Conte Edgardo Sogno e delle sue ambigue organizzazioni di destra.

E fu proprio il Conte Sogno, in una intervista ad un giovane Aldo Cazzullo, a raccontarci la teoria di questo poliedrico spione.

Diceva questo Cavallo che, per combattere il PCI e demoralizzare i suoi militanti, in una sorta di vera guerriglia psicologica, era completamente inutile attaccarlo sull’antipatriottismo e sui suoi legami con l’URSS. Questi argomenti non facevano presa nella base comunista. Bisognava invece usare, contro il Pci e contro soprattutto i dirigenti di fabbrica, argomenti di estrema sinistra, criticare il PCI elencando i suoi tradimenti ed insinuando anche sulla moralità di chi in fabbrica si batteva per i lavoratori.

Ed infatti, nel periodo in cui Cavallo fu operativo a Torino, si diede da fare a creare gruppi e gruppetti di estrema sinistra e soprattutto a diffondere giornalini e volantini che mettessero in evidenza i tradimenti dei comunisti.

I suoi metodi fanno scuola.

Alcuni militanti del Pd, mi hanno richiamato alla memoria le teorie del grande spione Luigi Cavallo, vissuto nel secondo dopoguerra.

E’ evidente che l’obiettivo non è  demonizzare il partito, per carità, ci sono dentro e ci vivono comodamente, ma è quello di gettare nel panico i sostenitori del segretario PD, Matteo Renzi.

E questo succede ogni giorno che passa.

Questi personaggi, non tanti, ma sono sufficienti pochi, sanno bene che la grande maggioranza dei sostenitori del PD è molto sensibile ad alcuni temi, hanno visto morire molti segretari e bruciarne altri validissimi.

L’insistere su questi temi, mi sembra, una cosa sfacciata e maniacale. E trovo che il paragone con Luigi cavallo, lo spione che voleva indebolire il PCI, da militante interno, ci stia tutto.

METODO TORINO

METODO TORINO

391232_2-540x872La sindaca Chiara Appendino ha rimandato l’incontro con i cittadini torinesi di Piazza Umbria, nell’ambito del “Parliamoci Tour”, per capire i problemi delle periferie.  Si è scusata dicendo di sentirsi poco bene e di avere la febbre. Tuttavia si è recata a Palazzo Comunale per incontrare Grillo.

I cittadini del quartiere presenti, sono tornati a casa, ma non hanno accolto di buon grado che la sindaca abbia scelto di incontrare Grillo e non loro.

Ovviamente nell’ambito politico torinese la cosa non è passata sottogamba, ma si è scatenata una polemica.

Tra i commenti più sgradevoli per la sindaca, spicca il fatto che i grillini avevano promesso di espugnare il Palazzo civico per restituirlo ai cittadini e invece l’hanno trasformato in un palcoscenico per il comico. E intanto i cittadini sono rimasti in periferia ad aspettare inutilmente una sindaca che ha preferito fare la valletta del comico.

Probabilmente la comparsata di Grillo a Torino, ha il significato di distogliere l’attenzione dal disastro di Roma, ma i fallimenti dei grillini non si fermano alla capitale, affiorano anche a Torino. Per esempio lo scippo milanese del salone del libro, la mancata pulizia del PO, il dietrofront su “città della salute”, la piena continuità con la precedente amministrazione sui campi rom e sull’immigrazione (mentre avevano sostenuto che sarebbe cambiato tutto), fino ad arrivare allo stallo del bilancio comunale, che sarà la vera prova della giunta Appendino.

Affermare di avere la febbre per non incontrare i cittadini, e poi guarire benissimo per incontrare Grillo, è una bugiardite molto comune, quasi epidemica, tra i grillini.

In ogni modo il risultato della presenza di Grillo a Torino, è stato quello di bloccare completamente il Palazzo Civico, piantonato dalla polizia municipale.

Ma c’è da chiedersi la loro scorta non era la gente?

(Idea tratta da: diario di Torino – http://www.diarioditorino.it/torino/articolo/?nid=20160919_391232)

LA CACCIA UNA BARBARIA INUTILE

LA CACCIA UNA BARBARIA INUTILE

Se proprio si desidera sparare,  ci sono tante opzioni, senza uccidere una vita di un animale. Il tempo delle caverne è passato da milioni di anni. Un po’ di civiltà costa tanto?

Per uccidere gli animali nocivi all’agricoltura, per esempio i cinghiali, ci sono persone predisposte dagli enti pubblici, allo scopo.

cacciatore-sparoE così per ridere un po’:

Un cacciatore ha appena preso il patentino di caccia e si appresta alla sua prima uscita di caccia. Vede un uccello; tira fuori il taccuino degli appunti e legge: ‘Becco giallo, piume nere=merlo’. Prende la mira, spara e subito dopo dal casolare li’ vicino esce un contadino che urla: “Delinquente, mi hai ammazzato l’anitra! Adesso me la ripaghi, seno’ chiamo la polizia”. Il cacciatore si difende: “Ma qui nel taccuino c’e’ scritto: ‘Becco giallo, piume nere=merlo’ “. Il contadino allora chiede: E allora cosa c’e’ scritto su: ‘Orecchie lunghe e dritte e pelo grigio?”. Il cacciatore guarda l’agenda e poi dice: “Lepre”. Allora il contadino chiama la moglie che si trova ancora in casa e le urla: “Maria, corri a legare l’asino dentro la stalla!”.

 

FASCISMO CAFONE

o-m5s-facebookFASCISMO CAFONE

La democratura  grillina continua, a passi sempre più larghi, con tutti gli stereotipi del fascismo peggiore, quello che non tollera il pensiero libero e molteplice della democrazia, ma stritola i cittadini nel cimitero di un pensiero comune, dove gli uomini devono essere robot allineati.

Ogni devianza dai comandi del Capo viene bollata come eretica, mentre i fascistelli più sguaiati riversano tutto il loro veleno e le loro invettive alle menti libere, che curerebbero volentieri a suon di manganello e olio di ricino come sotto il Duce, in un ritorno lugubre delle pagine più nere della nostra storia.

Non pago di avere  molti media, una intera Tv e giornali allineati, che ormai sfornano solo cavolate ai comandi del capo unico Grillo (con socio, la “Casalecchio associati” in sottofondo o viceversa), ora il m5s è terrificato dal referendum, per cui o con epurazioni o con intimidazioni o con troll addestrati all’insulto e alla minaccia o con altri metodi squadristi di infimo livello, forza al NO il Paese come un forsennato.

Ovviamente straparlano a tutto spiano. Questo Parlamento, che loro definiscono illegittimo, delegittimandosi da soli, come se, con i suoi yesman a servizio del Capo unico, significassero qualcosa di diverso da un nucleo di manipoli, diventati ormai una setta, fascistelli senza colore, che non rappresentano il popolo o i cittadini, come sostengono ogni minuto, ma solo la parte peggiore di loro stessi.

L’epurazione è, in effetti, una commedia tragicomica, si muove come un cane che ha la rabbia, in qua e in là. Vengono bollate le impresentabili, se troppo grasse, sospesi, coloro che pensano di testa loro, difesi quelli che lasciano i paesi nella sporcizia.

Nelle dittature alla grillina, nessuno ride. Solo il Capo ride, anzi ghigna, ma la sua involontaria stupidità è così grottesca che fa digrignare i denti.

Da loro fanno carriera soltanto chi si prostra davanti a Grillo o alla Casaleggio associati (non fa differenza) e stravolgono il senso di qualsiasi democrazia, con una cortigianeria che farebbe arrossire prostituti e prostitute. Insomma si salvano solo le “signorine Coccodè” che cantano quando il Grillo ha fatto l’uovo.

L’Italia è diventata anche questo, un obbrobrio politico ed un coacervo di insulti, menzogne, stravolgimenti della realtà.

Può darsi che in Occidente il grande nemico da combattere sia l’Isis, ma in Italia deve tremare chi si mette contro il m5s. Devono morire tutti quelli del Pd, stracciare la tessera e mai portarla con sé, qualcuno potrebbe notarla. La profezia della morte del Pd, la leggiamo tutti i giorni social, giornali, e sentiamo Tv e telegiornali,  quegli stessi che diffondono la peste grillina.

Presto la santificazione di Grillo e soci.

Con un manichino a capo di un Governo, che trottolerà a vuoto, con l’auricolare, per non perdere la linea su cui è obbligato a camminare e il capo in testa del movimento grillino, tenutario feudale del simbolo, per tenere il cordone degli incassi.

Parlare contro i proclami di una divinità non è lecito, è eretico.

L’eterna tara italiana mai morta, che da sempre ha sostenuto le dittature, trovano nella loro forza bruta la massima proiezione delle proprie deficienze.

Il grillismo, come tutte le dittature, è una eiezione che non è destra né di sinistra. Sono amorfi come un corpo viscido.  Ma che altro è, il loro, se non un asservimento cieco e triviale a un Capo assoluto?

Indifferente a tutto, lo spregiudicato e condannato, non tollera altro.

Le dittature sono serissime, per questo non tollerano che si rida di loro.
Niente battute sui grillini, niente politica, niente satira, niente personaggi, niente imitazioni, niente scenette, niente comicità, solo una triste e cupa atmosfera quaresimale che trasmette una tristezza infinita.

Il grillismo imperversa. Cosa resterà dopo il loro furibondo passaggio? La distruzione di un paese, come nel dopoguerra.

E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo, possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato.

Sotto la coltre ovattata dalla non informazione, la coscienza sparisce, il senso critico sparisce, il buon senso sparisce, l’Italia intera sparisce.
I troll grillini impestano i blog e i social. E questa è l’estrema propaggine di un fascismo sempre più cafone e di cattivo gusto, ma a taluni, troppi, piace!

Postilla: Fulvio Abbate, laureato in Filosofia, scrittore, critico d’arte, marchese, creatore di Teledurruti (dal 2007 in rete, dal 1998 al 2003 sull’emittente romana Tele Ambiente). Editorialista de Il Garantista. Etc..etc.

Ha scritto su Facebook questo post contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, arrivando ad affermare: “sogno un processo a coloro che hanno fatto in modo che Grillo diventasse l’uomo della provvidenza. Una ‘Norimberga’ per quelli che hanno reso possibile la creazione di un movimento populista con punte di analfabetismo civile, se non da assemblea rionale. Tra imprecazioni e scoregge, insulti e maledizioni e perfino qualche viva-il-duce-eja-eja-alalà

Personalmente, immagino alla sbarra innanzitutto la sinistra. In ogni sua possibile declinazione – dai tanassiani ai trotskisti, dagli ex Pci alla Sinistra dei club, dai vendoliani agli amici di D’Alema, senza escludere Berlusconi. Per avere, appunto, permesso che i singoli soggetti del format politico della Casaleggio Associati, capitanati da un comico, diventassero la punta di diamante e di trapano del nuovo ceto politico italiano, a tendeza fascistoidi, che si candida alla guida del paese presso un contesto socio-culturale che, a giudicare dai suoi sostenitori, oltre alle zanne, sembra avere sprezzo per la grammatica e la sintassi.

 

LA MEGLIO OPPOSIZIONE

LA MEGLIO OPPOSIZIONE

sondaggi-politico-elettorali1E’ noto che l’ambasciatore degli Stati uniti, ha espresso un parere sul referendum costituzionale. Ha detto «La vittoria del sì sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il no sarebbe un passo indietro».

Apriti cielo, si sono aperte le cateratte dell’opposizione vera e finta, e su tutti i giornali, social, eccetera si è scatenato l’inferno.

Oggi addirittura ci si è aggiunta la Merkel, con parole più o meno simili.

Sono tanti i capi di Sato o gli ambasciatori che si esprimono sulle situazioni internazionali, che una cosa del genere può succedere ovunque.

Se succede in Italia, con Renzi al governo, esplode lo scandalo politico universale.

Anch’io ero rimasta un po’ perplessa, soprattutto perché prima dei risultati, è opportuno non pronunciarsi, né pro, né contro una determinata scelta di un popolo libero. Anche qui, da ambasciatore un atteggiamento più riservato, forse era meglio.

Ma tant’è.

Quando si leggono tutte in fila, le reazioni dell’opposizione politica italiana, viene la voglia di votare immediatamente Sì, per non avere più a che fare, in futuro, con personaggi, che mi piacciono poco o proprio per niente.

. Di Maio paragona Renzi a Pinochet (uno che ha fatto torturare e uccidere decine di migliaia di persone).

. Salvini che dice che a votare Sì ci saranno solo i massoni, i banchieri e i poteri forti (quali? Ce li dicessero una buona volta, con nomi e cognomi) e intanto invoca Trump.

. Gasparri, il fascista che inneggia a Putin (viva il KGB!) contro Obama.

. Brunetta che esige l’intervento del Quirinale.

Tutto questo dimostra quale sia il livello dell’opposizione italiana, e se io non fossi già propensa verso questo governo, mi sentirei pericolosamente incline a sorvolare sulle sue colpe.

Piuttosto che essere governata da un Di Maio che non sa niente, ma se la tira come se sapesse tutto, mi sento di sopportare facilmente e senza ripensamenti,  anche tutto il governo Renzi, nel suo insieme.

 

(L’idea l’ho rubata a Michele Serra)

COME ROVINARE UN PARCO

COME ROVINARE UN PARCO

imagesUna volta, non tanto tempo fa, nei pressi di casa mia, c’era una bellissima villa. Non ho mai saputo con esattezza quale fosse il suo vero nome, comunque, c’erano le suore, dello stesso ordine monastico che un tempo era negli ospedali bolognesi, che gestivano un asilo privato.

La villa molto bella, grande e con numerose sale, aveva un parco attorno che era una meraviglia. Abeti e pini centenari, faggi, noccioli, frutti selvatici, tigli in abbondanza, e ogni tipo di aiuole, con roseti magnifici, fiori primaverili e autunnali, che davano al parco un aspetto sempre molto bello e colorato. E poi prato, tanto prato su cui correre, magari anche scalzi. Bellissimo veramente.

Poi, improvvisamente hanno cominciato a costruire nel parco stesso, una scuola privata, materna e primaria, una scuola privata che si presenta come un cubo bruttissimo, tutto pietra e cemento e scale esterne metalliche.

Per fare questa orribile costruzione hanno abbattuto decine e decine di alberi secolari, naturalmente fatto sparire molte aiuole, altri cespugli che fiorivano in ogni stagione, vialetti e altri preziosi ornamenti vegetali.

Ora stanno costruendo, attorno al cubo orrendo, un parcheggio, perché la via antistante non offre tanti spazi liberi all’esterno, e quindi provvedono a fare il tutto all’interno del recinto, anch’esso antico ed elaborato, che circonda la villa.

Questo parcheggio ha comportato ancora una volta l’abbattimento di altri due bellissimi alberi che si vedevano alti e belli dalla strada, e lo spargimento di un ghiaino per vari metri quadrati, finendo col demolire il prato verde che era rimasto.

Non solo, ma hanno abbattuto una parte di muro, antico, ed elaborato, che circondava la villa e che, per me, valeva la pena di tenere. Non capisco come mai i beni culturali regionali (se esistono) non siano intervenuti, il tutto per fare una nuova entrata per le macchine.

Per il momento è rimasto un albero alto e magnifico di mandorlo, che a febbraio-marzo fiorisce, ma che purtroppo è stato assalito dall’edera rampicante.  Se non la si estirpa, fra pochi anni, sarà morto anche quello.

Proprio stamattina, ho visto, guardando dalla strada, questo deserto di ghiaia biancastra molto brutta.

Mi ha fatto male pensare a quella bellezza che conoscevo e alla bruttezza che oggi si presenta. Il tutto per fare una scuola privata, penso di ordine religioso, quando, poco lontano ci sono scuole private e non in abbondanza, e alcune anche poco frequentate.

(Nell’immagine, l’unica che sono riuscita a trovare, si vede l’ingresso alla villa, rimasto uguale, e una parte del recinto finemente elaborato)

DEDICATA A GIULIO REGENI

DEDICATA A GIULIO REGENI

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Torture
Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Nulla è cambiato.

C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne rispondera, è
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

(Wislawa Szymborska)

DALLE TALPE ABBIAMO IMPARATO…

talpaamicaortoDALLE TALPE ABBIAMO IMPARATO…

Dalle talpe abbiamo imparato a fare i tunnel.
Dai castori abbiamo imparato a costruire dighe.
Dagli uccelli abbiamo imparato a fare le case.
Dai ragni abbiamo imparato a tessere.
Dal tronco che rotolava giù abbiamo imparato la ruota.
Dal tronco che galleggiava alla deriva abbiamo imparato la nave.
Dal vento abbiamo imparato la vela.
Chi ci avrà mai insegnato le cattiverie?

CARA VIRGINIA

imageCARA VIRGINIA

Prima di assistere alle “confessioni” a cui tu e l’assessore Muraro siete state costrette dalla commissione parlamentare Ecomafie, avevo ascoltato il tuo breve videomessaggio, regalando un click – e quindi dei soldi – alla Casaleggio Associati, società con cui tu hai firmato un contratto vincolante per lo svolgimento del tuo ruolo di sindaco di Roma, la città dove vivo. Mi dirai che sarebbe bastato leggere i comunicati stampa o vedere lo stesso video direttamente dal tuo profilo Facebook, ma ti rispondo che allora tu e lo staff del tuo partito potevate evitare di postarne il primo lancio con il famigerato “clicca ”qui”. Magari, in situazioni così delicate, sarebbe il caso di mettere da parte le strategie commerciali e comunicare con i canali istituzionali. Ma andiamo avanti.

Non entro nel merito delle nuove nomine che hai annunciato, così come non torno sul disastroso inizio della tua esperienza amministrativa, dagli stipendi d’oro alle dimissioni in blocco della scorsa settimana, fino al caso Muraro. Sono argomenti che ho trattato in due recenti articoli usciti nei giorni scorsi su questa testata (link 1link  2) e per i quali molti tuoi supporter mi hanno riempito di pesanti insulti, conditi in alcuni casi persino con minacce di morte.Del loro comportamento non hai colpe dirette e lo so bene.

È in corso un abbrutimento della società nel suo complesso, un processo che i social network esaltano perché offrono un nuovo protagonismo a chi fino a ieri era un passivo telespettatore, armato del solo telecomando. Probabilmente non si tratta neanche di persone realmente violente, anche se a scopo precauzionale, ho dovuto segnalare alle autorità molti di loro. Nei deliranti messaggi ricevuti, ho letto molta disperazione e la frustrazione atavica della plebe.

Il più grave errore che imputo a te, ai tuoi colleghi del Movimento 5 Stelle e al vostro comico-leader Beppe Grillo, è quello di utilizzare quella frustrazione, buttando benzina sui fuochi della rabbia e dell’invidia sociale per accrescere il vostro consenso. È qualcosa che alla lunga si ritorcerà contro tutti, voi compresi. In fondo lo stai vedendo proprio in queste ore, leggendo i commenti pieni di livore di una parte dei vostri elettori, quelli che, cresciuti con il mito della forca, ti stanno mettendo alla gogna per aver mentito sapendo di mentire.

Tornando a quel tuo messaggio – confezionato in modo assai discutibile, dai filtri agli zoom – c’è una cosa che mi è saltata subito all’occhio, un particolare che potrebbe sembrare irrilevante, ma che la dice lunga sull’idea che, voi grillini, avete delle istituzioni. Si tratta del “sottopancia” che appare dopo pochi secondi: “Virginia Raggi, M5S sindaca di Roma”. Ecco Virginia, forse il tuo principale problema è proprio quel “M5S”, anteposto al ruolo istituzionale che ricopri. Il sindaco di Roma, ma anche quello della più piccola città di qualsiasi nazione, è il sindaco di tutti. Certo ha le sue idee, il suo partito politico di riferimento che lo supporta con la linea e il personale politico, ma la sua elezione non annette la sua carica pubblica a quel partito o movimento che sia. Sia chiaro, la personalizzazione della politica è qualcosa che non riguarda solo il Movimento 5 Stelle e non riguarda solo l’Italia. Ma persino una persona, dall’ego smisurato come l’attuale premier, non si sognerebbe mai di firmarsi “Matteo Renzi, Leopolda s.p.a. Presidente del Consiglio”.

Prima ancora della vostra inesperienza e della vostra inadeguatezza a ricoprire i ruoli che ottenete cavalcando l’onda anomala dell’antipolitica (mi dirai che voi almeno siete onesti, ma il rapporto eletti – indagati M5S dice altro), il vostro problema di fondo è prendere coscienza della grande differenza tra l’appartenenza a una specie di setta e ricoprire quei ruoli.

Superare la logica del logo sarebbe quindi un primo passo che certamente non colmerebbe le vostre lacune, ma sancirebbe una maturazione che potrebbe rivelarsi fondamentale, per la sopravvivenza del Movimento 5 Stelle. Perché la politica (purtroppo) segue ormai “mode e tendenze” e il consenso, non più ideologizzato, evapora via da un momento all’altro. Ne sa qualcosa Silvio Berlusconi, passato da maggioranze bulgare a percentuali ridicole, ne sa qualcosa anche Matteo Renzi, che fatica a recuperare terreno.

Cara Virginia, non so proprio come andrà a finire la tua vicenda. Pur aberrando la vostra idea di politica non sono tra quelli che tifa per il disastro, anche se il tuo avvio lascia preludere a quello. Mi auguro che la Capitale d’Italia non sprofondi, me lo auguro da cittadino prima ancora che da osservatore interessato.

Nel frattempo vorrei guardare il tuo prossimo videomessaggio dal sito del comune di Roma, e magari leggere sotto il tuo nome “sindaca di Roma”, perché la maggioranza dei romani – grillini e non – ha deciso così. Ultima osservazione, questa sì, marginale. Nel prossimo video chiedi all’operatore di darsi una calmata con gli zoom e soprattutto via quell’effetto seppia. Ti invecchia tanto, quasi come le frasi di circostanza da Prima Repubblica che stai pronunciando in queste ore.

(Fabio Salamida – Gli Stati Generali)

Saluti da un prezzolato, pidiota, mafioso, servo di Renzi, giornalaio, pennivendolo (più altre cose indicibili), che, per nostra reciproca sfortuna, vive nella città che dovresti provare ad amministrare.