Ho fiducia nella magistratura, dice il cittadino impaurito dal magistrato che lo può arrestare. Un uomo colpito e intimidito, talvolta disperato, sempre indifeso, che oggi deve anche rimpiangere di aver raggiunto una posizione, perché può essere influente (una volta era motivo di orgoglio) ed essere ascoltato. Questo era un tempo la raccomandazione. Ora bisogna essere il più possibile anonimi, non farsi vedere, vivere nascostamente (Epicuro lo raccomandava). Altrimenti si rischia di essere incriminati per “traffico di influenze’’, reato creato per umiliare personalità e spirito di iniziativa. Essere nessuno. Figuriamoci, non Renzi, ma il padre, colpevole di essere padre di Renzi, in evidente ‘‘traffico di influenze”. Che vuol dire non rinnegare il figlio. E Renzi non rottama, onora il padre. Traffico permettendo.

(Vittorio Sgarbi – Quotidiano.net)

La sicurezza della democrazia dovrebbe essere garantita dalla “certezza” del diritto: accertamento delle responsabilità, equilibrio e ragionevole durata dei processi, certezza della pena.
Non è così mai o quasi! La certezza riguarda solo la confusione, l’insinuazione del dubbio, la manipolazione dei fatti, spesso l’occulta regia della loro interpretazione.

Una sorta d’interminabile fiction dagli esiti incerti il cui unico obiettivo resta sempre e solo quello di dimostrare che siamo circondati da spregiudicati disonesti senza scrupoli.

La certezza del diritto è la sola strada che può garantire il ritorno alla normalità. Le tante inchieste indagini fumose e inconcludenti hanno minato la credibilità della giustizia quanto quella della politica.

C’è sempre chi cerca di trarne vantaggio. Ieri quanto e come oggi.

La via giudiziaria è la più breve. E’ la più facile per sconfiggere l’avversario.

La più efficace per minarne la credibilità. Per fermarlo.

Poco importa se la sua colpevolezza non sarà mai provata quanto la sua innocenza.

L’importante è insinuare il dubbio, l’odio.

Vorrei che si potesse segnalare alla magistratura che la preoccupazione di non farsi sfuggire un colpevole dovrebbe sempre essere moderata dalla necessità di scongiurare l’errore contrario, quello per cui un innocente viene condannato o subisce enormi danni a causa della giustizia.