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LA REPRESSIONE, L’ARMA DELLA DESTRA


LA REPRESSIONE, L’ARMA DELLA DESTRA

Per anni abbiamo lasciato che la destra di tutto il mondo, quella che, fino ad allora, la globalizzazione l’aveva cavalcata un po’ ovunque, identificasse il movimento No Global con un gruppo di spaccavetrine.

Abbiamo lasciato che si spacciassero i problemi derivati dalla globalizzazione e dal mercato senza regole, per problemi dovuti alla circolazione degli esseri umani.

Abbiamo lasciato che si confondessero protezionismi, chiusure e sovranismi per armi di difesa contro un nemico immaginario.

Abbiamo pensato che i poveracci che spesso scappavano dai loro paesi per gli effetti di un mercato globale deregolamentato che avevamo voluto noi, fossero il più grande problema da risolvere.

Abbiamo avuto paura che questi disgraziati ci invadessero ed alterassero la nostra “etnia”.

La reazione alle paure, un po’ dappertutto, sono i sovranismi.

Sono quelli che hanno proposto ricette di chiusura, di ritorno al passato, di finti recuperi di finte tradizioni, di minchiate teologiche più simili al voodoo che all’idea di una religione praticata in uno stato laico.

La reazione è il ritorno dell’Inghilterra al suo splendido isolamento dovuto, in gran parte, anche lì, alle false notizie sovraniste.

È il protezionismo da operetta di Trump.

È la fascinazione per i leader muscolari come Putin, uno che fa arrestare o ammazzare gli avversari politici, ma non è un problema.

È Orban con i suoi muri.

È Erdogan con la sua guerra.

Ed è pure Salvini con le sue nutelle, le sue cialtronate, il suo programma di odio costante, il suo voler evidentemente uscire dall’UE, ma per ora non si può dire.

I grandi cambiamenti, gli sconvolgimenti sociali, portano quasi sempre a grandi momenti di risacca.

Funziona come con le onde: non abbiamo governato la mareggiata e ora ci ritroviamo con il mare che arretra e ci vuole riportare, idealmente, almeno a 30 anni fa.

Ma senza agire sulle cause, ovviamente.

È un ritorno al passato semplicemente cosmetico.

Nessuno mette in discussione davvero il paradigma liberista, si discute solo degli effetti.

Così, il nemico diventa il degrado, i nemici diventano i poveri, non la povertà.

E quella stessa gente che schiuma rabbia e digrigna i denti perché incontra sui marciapiedi poveracci alla fame, cambia marciapiede, si lamenta del degrado e chiede più sicurezza.

Repressione. Decreti sicurezza.

La ricetta della destra da sempre. Decreti sicurezza, armi per tutti.

Si può essere vicini ai poveri italiani, eppure lamentarsi perché producono degrado ed insicurezza allo stesso tempo, basta confondere continuamente i piani della narrazione.

Come si può lamentarsi del cappio europeo e poi legarsene al collo un altro peggiore sottobanco: gli Usa per gli inglesi, Putin per i leghisti.

Forse la sinistra di mio nonno l’aveva capito bene, ma la sinistra di oggi, no, non ha afferrato neanche lontanamente tutta questa reazione destrorsa. Pensa solo a com’era bello cento anni fa.

IN CANADA, CHE BELLO!


 IN CANADA, CHE BELLO!

In sintesi, al G7 arriva Trump, altro prodotto avariato di una società sbandata che ha perso qualsiasi dignità e coscienza personale, e pensa di imporre ai partner europei il ritorno di Putin, non perché lo ami, tutt’altro.

Piuttosto perché è il grimaldello che distruggerebbe l’UE e permetterebbe agli USA di dominare economicamente sul Mondo, quando e come decidono loro.

Il neo PdC, nostro, privo di qualsiasi esperienza in merito, e pure di qualsiasi furbizia che almeno gli avrebbe suggerito di tacere, risponde entusiasta: siiiiiii, che bello!

Naturalmente, non se lo fila nessuno, tranne Trump che avrà pensato: che era un pollo lo si capiva, ma fino a questo punto mai.

In serata Macron, Merkel e Trudeau dicono un no netto al ritorno della Russia nel G8. Prima si ritiri dalla Crimea, garantisca processi democratici nel suo Paese, e poi, forse, se ne parlerà.

E’ un calcio sui denti a Trump, ma anche all’Italia, che sottoscrive senza fiatare il documento, preparato dai suddetti Macron, Merkel e Trudeau, smentendo tutto ciò che aveva affermato due ore prima.

Però dobbiamo sentirci rassicurati dalla presenza del consigliere Casalino, quello che, in mutande, si lamenta della puzza dei poveri, siamo sicuri che non  lascierà mai solo il neo PdC italiano, e gli dirà come comportarsi, lui che è un esperto di immagini del Grande Fratello uno!

Intanto, il compare di merende LeFelp, qui in Italia, dopo aver rotto i rapporti diplomatici con la Tunisia, l’unico Paese, e sottolineo l’unico, che rispetta gli accordi di rimpatrio degli immigrati irregolari, per portare avanti l’opera megacalattica due soldi messa in scena per la goduria del popolo, li rompe anche con Malta.

Il terzo compare, intubato nel suo completino, se non spara una cazzata ogni mezz’ora sembra star male, dichiara che non siamo in Europa con il cappello in mano.

Visto l’andazzo, più modestamente, mi accontento se ci lasciano almeno le mutande.

 

AGIRE PER CONTO TERZI


AGIRE PER CONTO TERZI

Da molto tempo la Lega siede in parlamento (circa 40 anni), in contrasto evidente con la Costituzione e con lo Stato italiano, perché nata per dividere il Paese tra una fantomatica padania e il resto che non contava niente.

Ricorderete i discorsi di Bossi e Maroni a Pontida, la “padania libera”, il referendum per l’indipendenza totale di alcune regioni, il trasferimento dei ministeri a Monza, il dialetto veneto come lingua ufficiale, i nomi dei paesi in padano, i simboli del partito sugli edifici pubblici, nelle piazze, e così via.

Ha goduto per anni di un bonus inaudito. Il paese ha sopportato, ma non gliel’ha data vinta.

La lega si era quasi spenta.

Ma la ferita era ben evidente ogni volta che la bandiera tricolore solcava, tra insulti e minacce, le file dei leghisti. E ogni volta che Bossi invitava la gente ad esporla solo al cesso.

Ora con l’avvento di Salvini hanno spostato la frontiera. Sono diventati nazionalisti, sovranisti, viva l’Italia ed i napoletani non puzzano più.

L’obiettivo attuale non è più l’Italia il vaso da mandare in pezzi, ma l’Europa.

Però stavolta per conto terzi.

Basta riflettere sulle potenze globali che hanno tutto l’interesse a polverizzare il vecchio continente e la sua civiltà, autonoma e democratica, per capire.

Vogliamo fare un nome? Ma sì Putin, per esempio. Mica si possono dimenticare i viaggetti di Salvini a Mosca. E soldi per finanziare la Lega, ne sono arrivati parecchi dal capo russo.

***

“Questa non è un’Italia che fa ragionamenti o che riflette sulla propria situazione. Vive solo di paure. Paura dei negher, paura che qualcuno entri in casa sua di notte per rubargli il televisore e violentargli la figlia, paura che qualche governo, di notte, vada a frugare nei suoi conti correnti, paura che la signora Merkel gli porti via la Bmw parcheggiata davanti a casa (ignorando che la signora Merkel le Bmw le fa).

Il risultato politico di questa situazione, è un’Italia irrazionale, istintiva, brutta. Ma è un’Italia che vota. E che oggi ha dato il suo consenso (e lo ridarà a settembre) a due formazioni politiche che hanno promesso la luna e la fine della democrazia, troppo fastidiosa, tutto il potere al popolo, cioè a loro, la nuova Kasta”

(Brani tratti e riassunti da un art. di Giuseppe Turani ).

 

 

 

 

COMINCIAMO…. A FARCI NOTARE?


COMINCIAMO…. A FARCI NOTARE?

La vicenda è nota, ne parlano da giorni Tv e giornali, ma è abbastanza particolare, perché ha la trama di tanti romanzi di spionaggio che abbiamo letto. A me richiama lo scrittore Robert Ludlum, soprattutto quello dei primi libri, con protagonista Jason Bourne.

L’uccisione di una spia in pensione in un altro paese, è davvero una spy story di altri tempi.

Sono in campo sospetti attentatori, agenti diretti o mercenari assoldati e protetti dalle strutture statali dell’intelligence, difficilmente gli investigatori inglesi riusciranno ad ottenere prove inconfutabili della responsabilità di Mosca, nell’attentato all’ex spia russa Skripal e alla figlia.

Però il fatto che il veleno usato, un gas nervino, sia nell’esclusiva disponibilità russa, è bastato perché Theresa May espellesse metà dei diplomatici russi in servizio presso l’ambasciata di Londra. E ovviamente la Russia ha fatto altrettanto.

Naturalmente a fatti così singolari seguono i ripensamenti e si vanno a rispolverare le cose passate, come per esempio, il caso di Nikolai Glushkov, trovato impiccato a Londra nel 2013. Si parlò allora di suicidio, ma senza convinzione, né prove.

Con distingui vari, e richieste alla May di fornire ulteriori prove, Trump, Merkel, la Nato e la Ue sono stati unanimi, nel condannare il fatto e nel mettere all’angolo Putin.

E noi?

Un governo, sia pure in attesa che venga cambiato, c’è e c’è anche la capacità diplomatica di Gentiloni. Per fortuna.

Tuttavia fanno rumore le parole di Salvini.

Il candidato premier, uno dei due in campo, non crede alla May e giudica tutta la vicenda una notizia falsa, al pari di quelle sulle interferenze degli hacker russi.

Salvini ha firmato, anni fa, un accordo di collaborazione con il partito di Putin e si batte per togliere le sanzioni inflitte alla Russia dopo l’annessione armata dell’Ossezia, della Crimea e i tentativi di smembrare l’Ucraina.

Salvini da solo non riuscirà a sradicare l’Italia da settant’anni di solidarietà occidentale ed europea, a farci uscire dall’euro e dalla Nato consegnandoci a Putin. A meno che Di Maio lo assecondi e gli altri tacciano.

Da oggi la politica estera è entrata di prepotenza nel dibattito sul dopo elezioni. E pare che il nostro paese, piano piano, si stia putinizzando.

Scommetto che il primo capo di Stato che verrà a fare visita al nostro paese, appena il governo si sarà formato, sarà Putin. Ammesso che un governo Lega- M5s si faccia (forse).

 

LA NORMA AMMAZZA-ITALIA


LA NORMA AMMAZZA-ITALIA

La norma ammazza-italia fu varata l’8 maggio 2012 dall’esecutivo guidato dal super-tecnocrate Mario Monti, per avere effetto a partire dal 2014.  Questa norma arrivò con una lettera firmata Bce (Mario Draghi) all’allora governo Berlusconi,  imponeva brutalmente al governo italiano di introdurre nella Costituzione Italiana una clausola che obbligava perentoriamente il nostro paese a rispettare “Il pareggio di bilancio”.

Un’entità non eletta da nessuno ha ricattato e piegato un governo democraticamente eletto. Nessun rispetto del popolo, nessun rispetto della Costituzione, solo sopraffazione e applicazione della legge del più forte.

La modifica costituzionale passò, quasi sotto il totale silenzio. Si trattava di una grande modifica della nostra Costituzione ed il paese ne fu all’oscuro.

Chi lo sapeva erano i partiti al governo in quel momento e naturalmente chi era all’opposizione. Vale a dire, Monti, Forza Italia ed il Pd di cui Bersani era segretario.

Se esaminiamo il modo con cui fu imposta all’Italia questa modifica Costituzionale, vengono i brividi.

I politici appaiono solo come piccoli burattini senza coraggio, tirati coi fili in mano ad altri.

Il pareggio di bilancio è notoriamente una norma “suicida”, figlia dell’ideologia neoliberista e imposta per amputare, deliberatamente, la capacità di spesa, cioè di investimento.

Tutti gli economisti sanno che “il deficit pubblico” è, al netto, la ricchezza reale dei cittadini, imprese e famiglie. Al contrario, il pareggio di bilancio prefigura un “saldo zero”: lo Stato non spende per i cittadini più di quanto i cittadini stessi non versino in tasse.

Risultato: la morte clinica dello Stato come motore finanziario dell’economia nazionale.

E’ perfettamente inutile tagliare le tasse se prima non si aumenta la spesa pubblica, senza la quale va in sofferenza il comparto economico e quindi il lavoro.

Tra i silenziosi approvatori della norma-killer, per l’economia italiana, c’è Pierluigi Bersani, allora leader del Pd, che impose al suo gruppo parlamentare di piegare la testa di fronte al ricatto dell’oligarchia eurocratica, pur sapendo che il pareggio di bilancio avrebbe compromesso la Costituzione e mandato all’aria la nostra econnomia.

Eppure, lo scorso 4 dicembre, si alzarono barricate contro la proposta renziana di porre fine al bicameralismo perfetto, sopprimendo il Senato elettivo.  Una vera e propria ipocrisia da parte di chi allora era segretario del Pd. Però, con una bella faccia tosta, Bersani (e soci), oggi si appellano esplicitamente all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, quando hanno votato per lesionarla, quella Carta costituzionale, impedendole di garantire posti di lavoro.

Dopo lo strappo con Renzi, Bersani e Speranza hanno dato vita a Mdp insieme a D’Alema, cioè l’uomo che si vantò, da premier, di aver fatto registrare il record europeo nelle privatizzazioni.

Oggi, di fronte allo sbando generale della politica, nessun vero programma salva-Italia da Pd, Berlusconi e 5 Stelle, nessuno ha il coraggio di denunciare la viltà commessa quando fu accettata, senza discussione e senza informare il popolo italiano, la modifica Costituzionale che ci ha ammazzato in questi anni.

Ha voglia Renzi, di fare leggi per aiutare chi è senza lavoro, di modificare la legge sul lavoro, non ci riuscirà mai, perché quella clausola che lui non avrebbe mai accettato, fu accettata, passandola sotto silenzio, anzi importa ipocritamente dal chi adesso si proclama Mdp.

Non parlo di Forza Italia perché non reagì e non informò nessuno, era il suo metodo, ma Bersani, con “la sua cosiddetta ditta” ha condiviso una modifica costituzionale che in pratica ha paralizzato il paese, con un sangue freddo e una consapevolezza da brividi.

E adesso nessuna parola su questo, nessuno che dice che fu un errore, nessuno che si vergogni, nessuno che confessi pubblicamente la sua ipocrisia.

La fine del lavoro, il prolungarsi di un precariato insostenibile, la dicoccupazione permanente e della speranza in un futuro migliore per il paese furono definitivamente firmati allora.

Eppure in Europa stiamo zitti. Renzi, l’unico che ha cercato veramente di rimediare un po’, è riuscito ad ottenere maggiore flessbilità, ma l’eurocrazia europea sapeva bene che anche questo sarebbe servito a poco e per poco tempo. Adesso siamo tornati indietro, anche a causa delle mancate riforme del 4 dicembre 2016.

Si dice che abbiamo perduto il referendum perché è intervenuto Putin con la sua propaganda occulta. Io dico che l’Italia aveva già perso nel 2012 quando, chi comandava allora, accettò senza fiatare la modifica Costituzionale che imponeva il pareggio di bilancio. Semmai Putin, che è sempre ben informato,  ha temuto che una persona competente, come Renzi, che già in Europa qualcosa aveva ottenuto, prendesse in mano più saldamente le redini dell’Italia, e boicottando il referendum, ha dimostrato di preferire gente incompetente con cui trattare i propri interessi. E’ così che fanno i dittatori.

 

LA MAGLIETTA-MARCHETTA


LA MAGLIETTA-MARCHETTA

Matteo Salvini con la maglietta raffigurante il leader russo Vladimir Putin a Strasburgo, 9 giugno 2015. ANSA

Matteo Salvini con la maglietta raffigurante il leader russo Vladimir Putin a Strasburgo, 9 giugno 2015. ANSA

Che Salvini stia tentando in tutti i modi di accreditarsi come il “nuovo” dopo 22 anni di “onorata” carriera in politica sarebbe già dato risibile in qualsiasi paese di media intelligenza.

Ma si sa l’italiano medio non brilla per memoria.

Che stia tentando con ogni mezzo, “marchette” mediatiche comprese di sdoganare la Lega dall’immaginaria Padania per espanderne i confini è altresì evidente, tale è la spregiudicatezza con la quale anela il voto di un meridione, da sempre irriso e definito zavorra d’Italia…ma si sa anche se” terrone” sempre di voto si tratta.

Che l’ultima delle sue comparsate mediatiche in maglietta con l’effige del despota russo, perché di questo si tratta e non di altro, al parlamento europeo possa essergli utile, per raggranellare denari o favori che Putin sta elargendo a piene mani, a tutte le organizzazioni ed i partiti antieuropei, xenofobi, razzisti ed omofobi del vecchio continente fatto difficilmente discutibile.

Venuto meno per età e consenso il vecchio interlocutore italiano, sputtanatosi tra donnette e pessimi rapporti con la magistratura, è necessario trovare un nuovo referente per l’Italia, ed proprio qui che s’inserisce la marchetta-maglietta del funambolico leghista.

Abbastanza rozzo, razzista quanto basta, la giusta miscela per entrare nelle grazie dell’uomo di ghiaccio.

Putin detesta dal profondo la comunità europea, e quale modo migliore per incrinarne l’unità foraggiando dall’interno i suoi antagonisti più acerrimi?

A libro paga del despota russo sono, oggi, le forze più reazionarie d’Europa, da quella guidata dalla Marine le Pen d’oltreconfine, passando per gli austriaci del Partito Popolare, ai tedeschi di Afd e gli olandesi del Partito della Libertà, xenofobi e antieuro; dai Tea party statunitensi, più a destra dei repubblicani, all’Ukip dell’inquietante alleato di Beppe Grillo, Nigel Farage e chi più ne ha più ne metta.

Per dare una parvenza di morale a questi spregiudicati rapporti, in vero mai ammessi dichiaratamente, ci si appella alla religione, cosa alquanto ridicola per chi proviene dall’ ateismo di stato, in nome di “valori cristiani” che farebbero sobbalzare dal seggio il rivoluzionario Papa Francesco.

Patria e famiglia, quindi avversione e persecuzione di lesbiche ed omosessuali, razzismo spinto, legato al concetto dell’appartenenza etnica, la famiglia come cardine della società, poi poco importa se si è dei puttanieri, sei si hanno alle spalle divorzi ed un numero imprecisato di figli e famiglie.

Ed è in questo quadro deprimente che si colloca la maglietta-marchetta, ostentazione non casuale di una santa alleanza Lega – Putin, che di santo ha davvero poco.

Attenzione a non sottovalutarlo, questo errore il centrosinistra lo ha già fatto alla nascita della Lega, a non rincorrerlo sulla via retriva e becera di un populismo mentecatto.

Attenzione a non trascurare le sparate di Maroni in preda a crisi d’identità, fra colui che da ministro firmò per la distribuzione equa e solidale sul territorio dei migranti arrivati sulle nostre coste e quello che oggi, sbraitando in modo scomposto, minaccia e rinnega e che, consapevolmente, tenta di alzare l’asticella del conflitto tra istituzioni dello stato.

Attenzione a non amplificare inconsapevolmente, forzandolo, il senso di insicurezza e paura della gente.

Risposte serie, regole certe per tutti, diritti e doveri equamente distribuiti senza incertezze ne indecisioni.

Nelle pieghe di un lassismo compiacente, nelle concessioni di parte, nel senso di ingiustizia e prevaricazione, nel buonismo che nasconde l’incapacità di dare risposte serie ed urgenti, si annida e si alimenta il razzismo.

(Tratto da: Democraticamente)

SALVINI ALL’ATTACCO


SALVINI ALL’ATTACCO

++ Immigrazione:Salvini, chiamate prefetture e protestate ++Il problema di oggi non è immaginare la nascita in Italia di un nuovo centrodestra, visto che finora uno schieramento del genere nel nostro sistema democratico non è mai esistito come possibile titolare della maggioranza, prima dell’esperienza personalistica del berlusconismo. Il problema è capire chi potrebbe proporsi come leader, considerato che in qualsiasi Paese serio quello che conta davvero, di là di ideologie e programmi, è la qualità di chi chiede all’elettorato di dargli la fiducia necessaria all’esercizio del potere.

Oggi parrebbe in campo il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, soprattutto dopo il successo alle elezioni regionali in Emilia Romagna, dove il suo candidato alla presidenza non ha vinto, ma il suo partito è risultato il primo degli oppositori alla tradizionale prevalenza locale della sinistra.

Perché Salvini?

Nella breve storia della seconda Repubblica la Lega è stata legata dal suo fondatore Bossi a un’alleanza forzata con il partito di Berlusconi per arrivare al potere in qualche Comune o Regione del Nord o a Palazzo Chigi.

Oggi Bossi è in pensione e Berlusconi non è più il leader indiscutibile di un blocco di centrodestra come nel ventennio finito nel 2011, e nemmeno in Forza Italia è più visto come un capo in grado di raccogliere ancora parecchi milioni di elettori.

Si è parlato di un Salvini possibile “centravanti” di una maggioranza post-berlusconiana per portare il Paese fuori dalla crisi, tuttavia è necessario trovare un “centrocampo” in grado di metterlo in condizioni di segnare i gol decisivi. Non sembra ci sia nel Ncd di Alfano, alleato con l’Udc, e neppure nel M5s, dove il fondatore-dittatore Grillo si dichiara “stanchino”, si ritira in disparte, suscita furori interni sui suoi “cittadini eletti” e in Emilia Romagna ha perso molti voti. Nemmeno negli spezzoni della destra ex missina, che del regionalismo e secessionismo leghista non sa cosa farsene.

Sulla scia del lepenismo in crescita in Francia, può bastare l’opposizione all’euro? Può essere attrattiva la sua “amicizia” con Putin?

Non mi pare, così come non mi pare che l’improvviso amore per il Sud, sia così convincente. e privo di opportunismo.

Forse si comincerà a capire qualcosa dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano e possibili elezioni politiche anticipate contro le intenzioni di Matteo Renzi.

IL PUTINISMO


IL PUTINISMO

Ciò che è successo in Russia a proposito delle “Pussy Riot” condannate a due anni di carcere per vandalismo e istigazione all’odio religioso, fa pensare  a che cosa sia diventata la Russia dopo l’Unione sovietica.  Ci troviamo di fronte ad una strana forma di governo, né democrazia, né dittatura, né regime assolutistico, né forma repubblicana con libertà. Si è formato uno strano potere, dove una persona sola, prima presidente, poi premier e di poi di nuovo presidente, l’amico Putin, ha dato vita ad un regime in cui non c’è nessun spazio per un dibattito democratico.

La farsa del passaggio di cariche in cui c’è sempre la stessa persona che ruota, Putin, ha reso impossibile creare una vera alternativa a questo sistema,  ed ha reso anche difficile aiutare dall’esterno chi, a questo sistema, cerca in qualche modo di opporsi.

Attorno a Putin si è formata una nomenclatura che si differenzia di poco da quella di Stalin. La politica infatti segna una continuità spaventosa con i sistemi di polizia di quel tempo.

Gli uomini e i gruppi che occupavano posizioni di potere hanno avuto la possibilità di appropriarsi della politica e degli immensi patrimoni un tempo pubblici dell’ex Unione sovietica. Sono gli uomini che oggi hanno in mano immense ricchezze e la guida del paese.

Putin era capo del Kgb, abitava alla Lubianka, conosce bene le leve del potere e sa come approfittarne, non solo ha  anche imparato a manipolare la gente e a condizionare l’opinione pubblica. Proprio come faceva Stalin, alla cui ombra, dentro il Kgb, Putin si è formato.

Alla guida di questo immenso paese vi sono uomini corrotti, avidi, del tutto disinteressati  alla storia del socialismo in cui sono stati educati, quando la mancanza di democrazia corrispondeva almeno ad una attenuazione delle diseguaglianze sociali. Questi uomini e questi nuovi ricchi hanno abbracciato con un entusiasmo da neofiti  i principi del capitalismo selvaggio criticato da Marx, e nel contempo hanno  mantenuto un  regime antidemocratico.

La forbice tra ricchi e poveri si è allargata ed il potere è in mano a pochi personaggi. Pari pari la nomenclatura sovietica d’un tempo. Non è cambiato quasi niente se non in peggio: i poveri sono ancora più poveri.

E’ la legge della prepotenza e del danaro. Un  male eterno per l’uomo. E le povere Pussy Riot finiscono in prigione, mica per aver denigrato il potere, no, per aver sparso odio contro la religione. In un paese dove la religione era stata abolita, era l’oppio dei popoli, essere imprigionati per reati contro la religione è il massimo!!!!

Sono episodi che pongono comunque un problema grave per un futuro non solo in quel paese ma anche per tutti noi, che apparentemente, ma sono apparentemente sembriamo lontani da quel mondo.

NON SO SE E’ VERO…MA MI VIEN DA RIDERE


NON SO SE E’ VERO…MA MI VIEN DA RIDERE

Oggi sono stata ad una festa del PD del mio circolo.

Ho saputo che Berluskaz, in Russia da Putin,  ha preso la salmonella.

Per tutta la notte ha avuto la cagarella (fa pure rima).

Caviale marcio o acqua inquinata?

Non so se è vero, ma ci siamo divertiti a scherzarci un po’ su.

Povero Berluskaz, come avrà fatto a farne almeno 8 di belle russe?

Se la pancia brontola, bisogna correre al cesso e non si ha tempo per altre cosucce.

L’EREDE DELLA POLITKOVSKAJA


L’EREDE DELLA POLITKOVSKAJA

Julia Latynina lavora nello stesso giornale, la “Nuova Gazeta” dove lavorava la Politkovskaja, la giornalista assassinata sotto casa il 7 ottobre 2006. Ne ha ereditato le rubriche ed è considerata l’erede della giornalista morta.

Julia Latynina sarà ospite il 14 maggio al Salone del libro di Torino, dove riceverà il Premio Maria Grazia Cutuli  e il Freedom Defenders Award del Dipartimento di Stato americano. Ha scritto anche un libro: “Il richiamo dell’onore” Ed. Marco Tropea, libro che sarà presentato in quell’occasione.

La giornalista è cosciente  del pericolo del suo lavoro, ma sostiene che i giornalisti della carta stampata corrono meno rischi adesso, perché contano di più le televisioni e quelle sono tutte in mano a Putin, considerato il presunto mandante dell’omicidio di Anna Politkovskaja

Per quanto le due giornaliste si occupassero di raccontare la verità, la Politkovskja si occupava in particolare della Cecenia Fu uccisa da persone vicine all’ex presidente ceceno Alu Alkhanov, che nessuno ha mai interrogato e che non sarà mai condannato. Diede l’ordine di eliminare la giornalista ad un gruppo legato al narcotraffico. Dopo di che Putin lo premiò facendolo Viceministro della Giustizia.

La Russia oggi – racconta Latynina – è una dittatura della paura. Putin ha creato un sistema che ora non riesce più a controllare, perché la corruzione è dilagante. Si può montare un’accusa falsa contro una persona e arrivare alla sua condanna pagando i giudici ed i testimoni. Un poliziotto, un agente del Fsb, il nuovo Kgb, può chiedere soldi ad un uomo d’affari per non farlo rinchiudere e poi sbatterlo lo stesso in carcere. Putin ha affidato le principali aziende del paese ai suoi ex colleghi del Kgb, ma ora non riesce più a comandarli.  Si calcola che il giro di corruzione  superi il  miliardo di dollari l’anno, immaginatevi cosa accadrà per l’Olimpiade invernale del 2014”.

Secondo il parere della Latynina a comandare oggi in Russia sono i colonnelli, i maggiori dell’esercito, o capi di dipartimento ed i loro vice. Il Presidente Medvedev che all’estero dà l’idea di essere un interlocutore credibile, è solo un fantoccio, ma nel paese ha perso la fiducia della gente anche se continua a mostrarsi in tv, per dimostrare il suo potere, a cavallo di una moto, o dentro la pancia di un sottomarino, o a caccia, o mentre fa judo.

Putin non riesce a diminuire il potere dell’esercito perché tradirebbe il sistema che ha creato lui stesso, e lo status quo gli giova parecchio, perché gli consente di restare al suo posto.

L’anno prossimo ci saranno le elezioni presidenziali, ma, secondo la giornalista, non cambierà nulla perche Putin e Medvedev potrebbero semplicemente scambiarsi i ruoli.

Ma il vero problema sono i russi, sostiene ancora la giornalista, perché l’indifferenza ed il menefreghismo dilagano e forse preferirebbero un dittatore tipo Lukashenko in Bielorussia, dove tutti sanno almeno che il vero nemico è lo Stato e chi sbaglia paga, sanno che non si deve credere a Putin, ma ognuno pensa solo al proprio orticello e nessuno si batte per i diritti civili.

L’Italia è così amica della Russia solo per il gas e forse anche perché i due premier sono entrambi narcisisti.

Un esempio per come funzionano le cose in Russia, lo si ha col ministro della Sanità, Tatyana Giokova. Questo ministro si è impegnato a combattere una nuova droga, una nuova eroina spacciata per strada che si chiama “crocodile”. I prezzi questa droga sono bassissimi ed i componenti per tagliarla sono venduti legalmente nelle farmacie e sono prodotti da un’industria farmaceutica il cui proprietario è il ministro stesso. (Note tratte da quotidiani e settimanali)

Il conflitto di interessi non ci giunge nuovo, neppure in ambito farmaceutico. Infatti, Sacconi,  il ministro del lavoro, nonché del welfare e della salute nel 2009, due anni fa, contro la pandemia, annunciata e mai avvenuta, dell’influenza aviaria prima e suina poi, fece acquistare dallo Stato italiano, contro il parere dei più grandi virologi italiani, milioni di dosi di vaccino mai utilizzati e buttati al macero, vaccini prodotti da ditte farmaceutiche associate alla Farmindustria di cui la moglie, Enrica Giorgetti è direttore generale.  

Conflitto di interessi spaventoso e soldi pubblici a quintalate buttati via. Naturalmente tutto è passato sotto il ponte come acqua fresca e per quegli errori ha pagato il solito pantalone.

Pare che molte cose ci accomunino ai Russi, non solo il narcisismo dei premier. Ma anche le tv, i conflitti di interessi in tutti i campi, l’orticello di casa nostra, menefreghismo ed indifferenza per chi sta peggio.

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