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UN LIBRO MOLTO, MOLTO GRADEVOLE COME UNA BIBITA FRESCA D’ESTATE

UN LIBRO MOLTO, MOLTO GRADEVOLE COME UNA BIBITA FRESCA D’ESTATE

Ho comprato un libro.

Per la verità ne acquisto molti, perché amo tantissimo leggere. Ma è cosa normale nella mia vita.

Questa volta mi è capitato di comprare e leggere un libro di un autore italiano dal nome quasi impossibile: Francesco Muzzopappa.

Molti già lo conosceranno, ma per me è la prima volta che ho acquistato libri di questo autore.

Sono rimasta sorpresa per la freschezza di come è scritto.

Si legge in un pomeriggio, è vero, ma non si staccano gli occhi dal testo. Si simpatizza tanto col protagonista dal volerne quasi prendere il posto.

Il libro è “Dente per dente”. L’Editore è Meraviglie (Fazi editore).

Una breve idea del contenuto:

Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il MU.CO (Museo d’arte COntemporanea).

Alla disperazione più nera,  segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi sul tradimento della sua innamorata. E lo fa con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti.  Si tratta di un’inusuale commedia nera, con protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

 

ANCHE SE LA FINESTRA…… (Alda Merini)

“Anche se la finestra è la stessa,

non tutti quelli che vi si affacciano

vedono le stesse cose:

la veduta dipende dallo sguardo”

A.Merini

AMARE UNA PERSONA E’…

AMARE UNA PERSONA E’….

Amare una persona è…
averla senza possederla;
darle il meglio di sé senza pretendere niente in cambio;
desiderare di stare con lei, ma senza essere spinti dal bisogno di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla, ma senza essere gelosi;
aver bisogno di lei, ma senza esserne dipendenti;
aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei, pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.

(Omar Falworth, dal libro: L’Arte di Amare e Farsi Amare)

SAPER TACERE

SAPER TACERE

Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male.
Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio.

(Hernàn H. Mamani – Dal libro La donna della luce)

SCELTE

Nuova auroraSCELTE

Scelgo di vivere per scelta, e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti, anziché avere delle scuse.
Scelgo di essere motivato, non manipolato.
Scelgo di essere utile, non usato.
Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione.
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.

(Eileen Caddy, dal libro: Dieci passi per aprirsi all’amore).

OTEL BRUNI

OTEL BRUNI

Cito una frase per riproporre la grandezza di uno dei personaggi che maggiormente prende: “Certo che ti conosco, sei uno che si guadagna da vivere lavorando, sei stato perseguitato perché ti sei comportato da uomo libero, sei stato ferito in una guerra che non hai voluto ma che hai combattuto da uomo, con coraggio, e ti chiami Raffaele. Non mi serve sapere altro di te.” Poche e chiare parole per presentare le credenziali essenziali con cui giudicare un uomo.

Questo libro che lo scrittore modenese Valerio Massimo Manfredi, ha pubblicato nel 2011, è diverso dai tanti che ha scritto, molti dei quali imperniati sulla storia romana, su quella greca e sulle civiltà scomparse.

È una narrazione, quella raccontata nel libro “Otel Bruni”, che l’autore colloca nel tempo tra le due guerre mondiali (1914 e 1945), e nello spazio nelle campagne emiliane, nei pressi di Modena, tra Modena e Bologna. I paesi sono chiamati col loro nome per cui il lettore che abita o ha abitato da quelle parti, o molto vicino, come me, conosce bene quella terra, quelle campagne e quei fondi lavorati a mezzadria.

Bello, bello ed emozionante. 35 anni di storia italiana del ‘900 dalla prima alla seconda guerra mondiale, visti attraverso gli occhi di una famiglia che conosce gli orrori e la miseria delle due guerre, l’odio fratricida della guerra civile.

I protagonisti sono i componenti della famiglia Bruni, una famiglia numerosa di contadini, che con fatica lavora i campi perché diano i loro frutti per il notaio bolognese che ne è il proprietario.

Come quasi tutte le case coloniche della zona, sono composte da una casa abitativa, una cascina ed una stalla. La stalla dei Bruni, è piuttosto grande (dieci paia di buoi e un toro) che funziona anche  da albergo per i pellegrini,  ed è un posto caldo dove trascorrere le lunghe veglie invernali e ascoltare meravigliose storie.

Sorprendente e bellissimo è stato trovare alcune espressioni popolari, che anche a me sono molto famigliari e che richiamano una vita semplice e modesta di un tempo.

Espressioni che mi hanno commosso, perché derivanti dal modo di parlare di quei posti e che ancora si possono sentire pronunciare dalle persone più anziane. Ecco alcuni esempi tra i tanti:

“Tener da conto”, quando ci si tiene ad una cosa cara, fosse pure un calessino.

“Mettere a letto il prete con la suora” per scaldare le lenzuola d’inverno.

“Vivere in capo ad un mese”, quando qualcuno non aveva una grande aspettativa di vita.

“Tirar di lungo” quando non ci si fermava davanti ad una casa, o a un’osteria, o a una chiesa, ecc.

“Dormire sul paglione”, un materasso fatto con la paglia o le foglie di granoturco.

“Dovete stare a sapere”, quando si comincia una storia.

Quanto il fidanzato si presentava ai genitori della ragazza: “Entrava in casa”.

“Fare gabanella”, il riposo pomeridiano estivo.

“Il Landini da cinquanta cavalli”, il primo mitico trattore che finalmente veniva comprato per sostituire i buoi nei lavori dei campi.

Ma lo scrittore, nel suo racconto, mette in evidenza anche un dato importante: la mancanza di cultura che non porta mai al progresso e al miglioramento delle condizioni di vita e al riscatto dalla sudditanza padronale.

In due casi la famiglia Bruni poteva riscattarsi e cambiare vita.

Una prima vola, quando “la Clerice”, reggitrice della casa e madre di tanti figli, riceve una lettera da un notaio di Genova in cui si legge che “aveva ereditato”, ma non si specifica cosa abbia ereditato. La famiglia riunita per l’occasione, rifiuta, non vuole che la mamma vada a Genova, perché comporterebbe spese, imprevisti, difficoltà di viaggio, come prendere il treno. L’unico che vorrebbe invece che si ereditasse è il figlio Raffaele, detto “Floti”, ma è in minoranza ed è anche l’unico che sappia leggere correttamente. Occasione persa, perché dopo un anno si viene a sapere che il tutto era stato incamerato dall’Erario.

Una seconda occasione di riscatto si presenta alla famiglia Bruni, con la morte del vecchio notaio. I figli non vogliono saperne di coltivare terre e sono disposti a vendere ai Bruni il loro fondo, ad un prezzo favorevole. Comunque i soldi chiesti sono sempre molti, e i figli preferiscono rimanere come sono, piuttosto che fare debiti. Prevale anche questa volta la paura dell’ignoto e non tengono conto che, mentre portavano al vecchio notaio 20 carri carichi di sacchi di grano, questi venti carri avrebbero potuto essere tutti per loro e sarebbero stati sufficienti a pagare il debito, anno dopo anno.

Un ministro di un tempo, non troppo lontano, aveva detto che “con la cultura non si mangia”, ebbene, è proprio tutto il contrario. È la mancanza di cultura a consentire che la vita delle persone, continui ad essere grama, difficile e non possa migliorare per riscattarsi da una umiliante sudditanza.

FIORITA DI MARZO (Alda Merini)

FIORITA DI MARZO

La fioritura vostra è troppo breve,
o rosei peschi, o gracili albicocchi
nudi sotto i bei petali di neve.

   Troppo rapido il passo con cui tocchi
il suolo, e al tuo passar l’erba germoglia,
o Primavera, o gioia de’ miei occhi.
Mentre io contemplo, ferma sulla soglia
dell’orto, il pio miracolo dei fiori
sbocciati sulle rame senza foglia,
essi, ne’ loro tenui colori,
tremano già del vento alla carezza,
volan per l’aria densa di languori;
e se ne va così la tua bellezza,
come una nube, e come un sogno muori,
o fiorita di Marzo, o Giovinezza…

(Alda Merini)

IL CASO ILDEGARDA

ildegardaIL CASO ILDEGARDA

Un buon libro. Una storia. Un giallo. Un affresco medioevale. Un’atmosfera misteriosa. Un monastero del 1100. Una badessa dalle molte capacità. Niente bigottismi, ma una grande sapienza narrativa. La figura di una donna forte e libera. Emozioni e fragilità. Lotta coi papi del tempo e avidi abati.

Tutto questo è il libro scritto da Edgar Noske “Il caso Ildegarda” (Ed: emons). Distribuito in Italia dal 2016.

La curiosità mi ha spinta ad acquistare questo libro, dopo aver ascoltato Michela Murgia, farne, in Tv, il commento.

E non sono rimasta delusa. Anzi.

Giugno 1177, il monaco Wibert von Gembloux, giovane e appassionato teologo, riesce finalmente a raggiungere il monastero di Rupertsberg, nei pressi del Reno. Il suo più grande desiderio è servire la badessa Ildegarda come segretario e poter così tramandare ai posteri le sue visioni mistiche e i segreti delle sue molte arti. Quando però una forte pioggia dissotterra uno scheletro nei pressi dell’abbazia, la ricerca della verità farà emergere torbidi intrighi del passato, rievocando la dura battaglia di una donna fuori da ogni schema contro l’invidia degli uomini del suo tempo.

Buona lettura.

I COMPITI DEL VENTO

I COMPITI DEL VENTO

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I compiti del vento sono pochi,
sospingere navi, in mare,
insediare marzo, scortare maree,
e accompagnare la libertà.

I piaceri del vento sono ampi,
risiedere nell’estensione,
restare, o vagare,
meditare o intrattenere i boschi.

I compagni del vento sono le vette –
Azof – l’equinozio –
anche con uccello e asteroide
si saluta passando.

I limiti del vento –
se esiste, o muoia,
sembra troppo saggio per assopirsi, –
di questi non so nulla.

(Emily Dickinson)

ER GIORNO DER GIUDIZZIO (Gioachino Belli)

ER GIORNO DER GIUDIZZIO (Gioachino Belli)
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Cuattro angioloni co le tromme in bocca
se metteranno uno pe ccantone
a ssonà: poi co ttanto de voscione
cominceranno a ddì: fora a chi ttocca.
Allora vierà ssù una filastrocca
de schertri da la terra a ppecorone,
pe rripijjà ffigura de perzone,
come purcini attorno de la bbiocca.
E sta bbiocca sarà ddio bbenedetto,
che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera:
una pe annà in cantina, una sur tetto.
All’urtimo uscirà ’na sonajjera
d’Angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,
smorzeranno li lumi, e bbona sera.