LUCIANA LITTIZZETTO

DONNE CON LE PALLE

Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia…Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

[Luciana Littizzetto – Festival Sanremo 2013)

MANTENERE LA POSIZIONE

Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava:
“MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto”
e poi ti mostrava “la posizione” che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.

“La posizione” è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita.
Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.

Quando “devi andare” in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt.
Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate.
È la posizione ufficiale di “me la sto facendo addosso”.
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.

Sono tutti occupati.

Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce.
Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai);
non importa…
Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai),
ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.

Tornando alla porta…
Dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la posizione”…

AAhhhhhh… finalmente…
A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo.

Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa “non sederti mai su un gabinetto pubblico!”, così rimani nella “posizione”, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!!
Sei fortunata se non ti bagni le scarpe.
Mantenere “la posizione” richiede grande concentrazione.
Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è….! (mai).

Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta.
E non appena lasci la porta, qualcunola spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!!
Allora urli “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai.

In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore!
Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così;
perché il suo sedere non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero “non sai quante malattie potresti prenderti qui”.

Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!

Finalmente vai al lavandino.
È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di NotreDame per non far cadere la borsa nel lavandino;
l’asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!

Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro.
Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!
Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti spettava.
“Perché ci hai messo tanto?” ti chiede irritato.
“C’era molta coda” ti limiti a rispondere.

E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta;
così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere “la posizione”.
E la dignità.

(L.LITTIZZETTO)

 

LA FUGA DEI MINCHIONI

Altro che futuro e modernità. Qui siam sempre al pian dei babi. Come per la storia della ricerca. E la ricerca di qua e la ricerca di là… Sempre lì che ti fan vedere uno che tira fuori un’ampollina dal ghiaccio secco e la sbircia. La rimira. Punto. Arriva uno, tira fuori  dal contenitore un’ampolla che fuma di freddo come i filetti di platessa quando li tiri fuori dal freezer e la guarda. Va bene. Amore? Guarda pure nella provetta, guardare è sempre una bella cosa, ma dopo andiamo avanti però. “grazie ai soldi per la ricerca fra vent’anni sarà sconfitto questo e fra vent’anni sarà sconfitto quell’altro.” E minchia! Vent’anni sono vent’anni! Amici delle ricerche? Sapete nel frattempo quante altre malattie ci vengono? Vogliamo darci una mossa, cortesemente? No, perché intanto noi paghiamo. E i cervelli importanti ci fuggono all’estero.

Avete letto del primo trapianto di trachea fatto da un medico italiano? Dottor Paolo Maccharini si chiama. Un vero geniaccio. Sui cinquant’anni, un bell’uomo, una via di mezzo fra Clooney e Iacchetti. No, lo dico perché io me lo immaginavo con le orecchie a punta come il signor Spock e tutto corrugato sulla fronte, visto che ha fatto un’operazione che è pura fantascienza. Ha preso la trachea da un donatore, l’ha caramellata con le cellule staminali della paziente dentro un bioreattore e poi gliel’ha messa su. Tutto questo dove? Essendo un medico italiano in un ospedale italiano, forse? Ma certo che no, in Spagna. E perché? Perché quando è stato il momento di fare il concorso in Italia al Macchia gli hanno detto subito che tanto non l’avrebbe mai passato perché c’aveva davanti un raccomandato. Siamo alle solite. Scappa un cervello, trapianta una trachea e noi la pigliamo in quel posto. Tre organi coinvolti. Noi siam fatti così. Appena abbiamo uno con un QI superiore alla media lo lasciamo emigrare come le anatre mandarine. 

In Italia abbiamo un potenziale di talenti, di prodigi, di menti eccelse. Gente capace di ricostruire il piloro di linoleum, chirurghi che da un cucchiaio di midollo invece del risotto alla milanese fanno ricrescere un polmone, biologi che da una goccia di sudore di macaco sanno tirare fuori il vaccino per il morbo del cuccumerlo, e i raccomandati in Italia gli fregano il posto. Noi ci teniamo le teste di legno che non emigrano mai,.

Facciamo una roba, costituiamo un fondo. Ma non per la ricerca, un fondo che serva a finanziare i raccomandati. Noi li paghiamo. Li paghiamo perché se ne vadano via. Quanto vuoi per andare fuori dalle balle? Trecentomila euro? Toh, pedala. Guardate che alla fine ci guadagniamo, sapete? Per dire. Gli facciamo anche l’esame con il prof che gli chiede: “Mi parli di lei”. “Io, guardi, sono figlio di primario o di politico, non so fare una mazza, voglio solo un posto dove grattarmi le ginocchia per tutta la vita”. Bravo 110 e lode. Vince un concorso in Micronesia  per trent’anni tutto pagato. Così finalmente l’Italia diventerà famosa invece che per la fuga dei cervelli per la fuga dei minchioni.

 (Da: I dolori del giovane walter)

SE CE L’HAI CORTO, METTI LA SOLETTA

Vorrei elevare al cielo una preghiera. Una supplica accorata. Mi rivolgo agli scarpari. A tutti i geppetti del cuoio, gli artisti della tomaia, ai profeti del décolté. Io vi prego con tutto il cuore. Quando fate le scarpe da donna, potete fare per favore anche i 34 e 35 per noi minipony? Per noi diversamente abili di piede? Zampe da criceto? Io non dico di fare i 38, i 40 e le barche a vela del 44, per carità… Volete fare un 47 tacco dodici color pera per le drag queen? Ma  sono io a dirvi bravi. Poi, magari, con i ritagli di pelle di scarto, con pezzi di pelle sbirgoli ricavati dalle orecchie e dalla coda della mucca, potete fare per cortesia qualche scarpa in più del 35, che sono stufa di andare in giro con le scarpe dei clown, di tre numeri più lunghe?

Mettetevi una mano sulla coscienza e una sulla tomaia, vi prego. Tutti lì che camminano in una Valle Verde e noi chi siamo? Le figlie della serva? Ma guardatevi intorno! Non ci sono solo le stangone alte uno e ottanta, ci sono tanti bei donnini di un metro e mezzo che c’hanno i piedi monchi anche se non glieli hanno fasciati nella culla. Cosa devono portare, ‘ste disgraziate, ai piedi, due baguette, due sci?

Io ho quarantasei anni, reverendi. Non ne posso più di andare in giro con le Lelli Kelly, le scarpe di panno con le stelle alpine e le Geox col velcro come all’asilo.  Sono stufa di entrare da Bambi a comprarmi le scarpe con stampati i Pokémon.

Se il seno perfetto sta in una coppa di champagne, il piede ideale deve stare nella bottiglia di un quarto delle osterie. Fine. Prendete la misura così. Che non ne posso più di sentirmi dire: “Guardi, avevamo un 35 ma l’abbiamo venduto…” Sì, perché se lo fanno, ne fanno uno. Come la Gioconda. Finito quello, ciao. Oppure  ci sono quelli che fanno il 35 bastardo. Finto. Un 35 di pianta larga. Una piastrella di cuoio. Ma siete cretini? Non è che se hai il piede corto, per pareggiare ce l’hai largo. Noi basse non abbiamo le zampe del pastore tedesco, maestro della concia.

Fate una linea a nome mio. Vi do il permesso. La “linea Littizzetto, piede corto da nanetto”. No, perché se continua così, noi zampe di gatto andiamo giù di testa. Poi prendiamo a sberle i commessi quando ci dicono: “Guardi il 35 non c’è. Prenda il 36 e ci metta un po’ di cotone in punta”. Ma mettilo te il cotone in punta! Quando ti metti il costume da bagno e sembra che sia vuoto davanti, riempilo di pluriball, pezzo di babbeo! Provaci tu ad andare in giro tutto il giorno con un gnocco d’ovatta nella scarpa: la sera il piede ce l’hai mummificato, ti levi la scarpa e salta fuori la pietra filosofale. Un sasso di Matera. Oppure, dicono: “Metta la soletta”. Minchia e straminchia. Allora, la soletta non allunga il piede, lo alza! Così, invece di uscirti da dietro, ti esce dall’alto. Mettila tu la soletta, pirla! Prova. Se ce l’hai corto, mettiti la soletta. Prova. E vedi un po’ se ti si allunga… La soletta magari te lo alza fino al mento, ma non te lo allunga. La lunghezza della tua pochezza resta quella, imbecille.

(Da: I dolori del giovane walter)

24 Risposte

  1. Martedì, 15 maggio 2012. – A proposito di donne, ma soprattutto di “violenza sulle donne”.
    Ieri sera ho seguito Fazio e Saviano, oltre che il Tuo monologo sulle donne. Hai parlato della violenza sulle donne e dell’uomo barbaro che ne è la causa e l’artefice.
    Mi trovo d’accordo con quanto da Te detto, tanto che sul mio “neonato” blog (http://infozerogab.blogspot.it/), impressionato da tale violenza, accaduta nel giro di tre giorni dicasi tre, in uno spazio che ho deciso di dedicare alla donna, ho postato il mio primo articolo (9 maggio) dedicato a Vanessa Scialfa di cui anche tu hai parlato. Non ci sono altre parole per commentare. Gabriele Antona

    1. Queste parole le girerò a Luciana Littizzetto, con una lettera. Anch’io ho ascoltato il monologo e condivido tuto quello che ha detto.
      Grazie per il commento e auguri a te per il tuo “neonato” blog.
      Ciao.

  2. sei grande sei un mito e rispondimi

    1. Ho provato a scriverle, ma non ha tempo per rispondere a tutti. Comunque è sempre una gran persona e l’amiamo per questo.
      Ciao.

  3. VISTO CHE LEI E IL SIG. FAZIO COSTITUITE UNA COPPIA PADRONA DELLA RETE SINISTRA
    SAREBBE OPPORTUNO CHE ALMENO PER UNA VOLTA DEDICASTE CON LA DOVUTA IRONIA UNA PARTE DELLA TRASMISSIONE AI VOSTRI COMPENSI DI SANREMO CHE SONO SCANDALOSI. IO SONO UN VOLONTARIO IN OSPEDALE ED HO CONSTATATO CHE PERSONE ANZIANE (400 EURO AL MESE) NON HANNO LA POSSIBILITA’ DI PAGARE, NONOSTANTE ESENTI, ALCUNE ANALISI A PAGAMENTO. E’ UNA VERA VERGOGNA SOPRATTUTTO SE RIFERITA A
    PERSONE DI SINISTRA COME VOI CHE DOVREBBERO AVERE PIU’ SENSIBILITA’ VERSO LE PROBLEMATICHE SOCIALI. NON MERITATE NEMMENO UN SALUTO

    1. E’ vero, quelli di sinistra dovrebbero avere un comportamento etico ed una sensibilità superiore a quelli di destra. Sono contenta di sentire che fai una distinzione ben chiara tra destra e sinistra. Di solito si dice che sono tutti uguali, per sembrare al di sopra delle parti. Ma così non è.
      In quanto a Luciana Littizzetto è lei, con la sua bravura e capacità a guadagnarsi i suoi compensi, ci sono altri che prendono molti soldi e sono anche meno bravi e meno divertenti. Noi non lo sappiamo, ma può darsi che, nella sua vita, e nel silenzio, anche Luciana sia generosa. A me, che tengo questo blog, piace pensarla così, generosa e gentile con tutti.
      Grazie del commento, il tuo è un richiamo sentito verso la gente ricca, perché dia di più ai poveri. Ma temo che sia un richiamo inutile, molto spesso guardato con disprezzo, quando si vedono persone ben più facoltose che sono invece assai grette e avare.
      Un abbraccio.

  4. io probabilmente ho scelto un blog poco adeguato ,rispetto a ciò che voglio esprimere, io detesto la littizzetto,non solo non mi fa sorridere ,ma mi disturba anche a livello fisico spesso lei deride alcuni personaggi mettendo in evidenza i loro difetti, ma nessuno alla rai o in casa le piazza davanti uno specchio?é orrenda semplicemente e per giunta per vederla devo pagare l’abbonamento ,è troppo ingiusto:poi che sarà mai la preparazione che le viene attribuita si limita con la sgradevole voce a recitare copioni non scritti da lei perchè come maestra di disegno mi pare abbia studiato all’istituto d’arte, dovrebbe coltivare il gusto del bello, invece finisce sempre in volgarità più o meno celate.TRanquilli in quanto a generosità non sa dove sta di casa altrimenti rifiuterebbe i compensi notevoli che percepisce ,il rapporto qualità prezzo non vale per gli esseri umani o non vale per questi pseudodivi.

    1. Come avrai visto di Luciana Littizzetto ho inserito alcuni brani scritti. Sono simpatici da leggere e non deridono i difetti degli altri. Tuttavia sono d’accordo con te, diventa molto meno simpatica quando insiste sui doppi sensi, sulle parolacce e quando va alla ricerca dell’applauso con battute piuttosto spinte.
      A me dà un po’ l’impressione di quei bulletti che a scuola pensavano di divertire prendendo in giro gli altri, ma a scuola potevamo isolarli, a casa possiamo solo cambiare canale.
      Sul fatto che paghiamo il canone, è una tassa, per il possesso di un televisore, come paghiamo il bollo per il possesso di una macchina. Non so spiegare diversamente.
      Sta a noi trovare quello che ci piace e chiudere o cambiare canale quando ciò che vediamo non ci piace.
      Ti ringrazio di aver scelto il blog ed anche e soprattutto per il tuo commento.
      Un abbraccio.

  5. Lucianina, prima di fare battute scontate sul royal battesimo, informati bene su quelle che sono le tradizioni anglosassoni! Ciaoooo

    1. Ma non essendo inglesi certe cose ci sembrano una esagerazione, rispettiamo tuttavia le tradizioni, anche se ci scherziamo un po’ su.
      Ciao, un abbraccio.

  6. Ciao Luciana ho visto la puntata del 19/10. Come sempre sei stata fantastica ma purtroppo hai detto una cavolaia enorme dicendo che Putin fa del male agli ucraini .so che tu fai delle battute ma ti pregherei di informarti sulla reale situazione.comunque brava e continuerò a seguirti

    1. E’ sempre un piacere seguirla, anche se a volte straborda un po’, ma con il suo modo di fare e di essere spesso azzecca la verita.

      1. Ho scritto un commento e non è apparso !

        1. Carissima,
          se è la prima volta che scrive sul blog, il commento attende l’approvazione. E purtroppo io non apro molto spesso il Pc per questioni di lavoro. Mi scuso, m da adesso può scrivere, se vuole.
          Comunque il commento sulle “Pagine blu” non appare fra quelli scritti in prima pagina del blog, forse perché le pagine segnate in blu sono state inserite da tempo.
          Anche se non ne capisco il motivo tecnico.
          Un saluto.

  7. Una battuta la voglio fare anch’io! Quando parlava dei maldipancia e delle scie delle comete pensava alla CRISTOFORETTI ?

    1. Non credo, penso proprio che alludesse ai 5 “Stelle” , in effetti sono loro che spesso hanno maldipancia nei confronti di altri politici ed hanno il simbolo delle stelle per il loro movimento e solo sempre loro che parlano di scie chimiche. Da qui a passare a scie delle comete, per un comico ironico come lo è la Littizzetto, è semplice.

  8. Sig.ra Luciana, a proposito di 5 stelle, sono come molti Italiani una di quelle che tu definisci ” cacche ” una grazie a Dio ( è un modo di dire ) che ha sudato 42 anni e sto ancora sudando per diventarlo, lo ho capito tardi si, ma lo ho capito. Certo per te è + facile , spari quattro cazzate e ti danno una balla di soldi. ( potresti devolverne una parte a chi ne ha bisogno e spero che tu lo già lo faccia, i ns rappresentanti nel nostro piccolo già lo fanno, forse lo sai)
    A proposito di cacche, so che sei diventata mamma e sai qual’ è la mia speranza, che un giorno tuo figlio/a voti 5 stelle

    N.B. SUDARE STA PER LAVORARE, COSI’ NON CI SONO EQUIVOCI

    1. Caro Roberto,
      sono sicura che Luciana non risponda a nessuno o quasi. Perciò, se si accontenta, le rispondo io. Luciana Littizzetto ha un dono, quella di essere ironica, con tutti. Non tutti i comici però sono anche ironici, e nello spettacolo ci sono state (e ci sono) persone anche assai meno brave di lei.
      In quanto a lavorare per 42 anni, sono d’accordo con lei, ma non mi risulta che i “cittadini” a 5s siano stati prima dei grandi lavoratori. Almeno per quelli più in vista, tipo Di Maio o Di Battista, è noto che sono dei figli di papà fascisti.
      E siceramente, qualunque cosa facciano non mi attrae.
      Non dimentichiamoci, per dovere di giustizia, che quando l’ironia si rivolge a qualcun altro (Renzi, l’ebetino; Bersani, gargamella: PD= PD-L ecc.) è bellissima, quando invece si rivolge a loro, diventa offesa.
      Chi la fa l’aspetti, dice il proverbio.
      Un saluto.

  9. Ciao Luciana, quando questa mattina ho sentito alla radio che parlavi a Vic del tuo blog, ho immediatamente cercato di raggiungerti e virtualmente stringerti in un caloroso abbraccio colmo di ammirazione e stima. Sto attraversando un momento difficile, che sono abilmente riuscita a crearmi… Separata, con due figli adolescenti, cosa potevo fare per peggiorare la mia situazione? licenziarmi naturalmente. E così ho fatto. Ma devo ringraziare te, in quanto ti ho assunto come modello di tenacia e determinazione femminile. E’ attraverso il tuo esempio di donna grintosa che ho avuto la forza di rialzare la testa e dedicarmi alla mia vera passione: il disegno. Così ho lanciato attraverso i social i miei disegni e le mie opere che stanno trovando riscontro nelle persone che mi seguono e spero presto abbiano un vero e proprio mercato.
    Un caro saluto e ancora grazie.
    Arianna

    1. Carissima Arianna,
      io non sono Luciana Littizzetto, sono solo una delle tante appasssionate ed estimatrici di Luciana. Per questo nel mio blog “Speradisole” ho creato una pagina apposta per tenere alcuni, tra i suoi racconti, che mi piaccioni di più.
      Ti invito pertanto a trovare il sito di Luciana o su Facebook o su Twitter dove le puoi fare arrivare i tuoi messaggi facilmente.
      Un grande abbraccio. Speradisole.

  10. Come parole di polvere |Rispondi

    Adoro la signora Littizzetto. Scrive parla conunica di vita vera con quell’ironia tipica di chi sa sdrammatizzare. Vedo in lei un mondo sconfinato gremito di gatti e racconti intiepiditi dal suo modo, unico e sopraffino. Saper raccontare è un’arte, e lasciare di qualcosa di proprio una rara virtù. La seguo da sempre nel mio maestoso silenzio, raccoglitore di grandi insegnamenti. Ancora una volta, grande Luciana! Un sorriso. Paola da Torino😁

    1. In effetti, con la sua ironia mette in luce tanti aspetti particolari della vita di ciascuno di noi.
      Tra le poche cose che sinora ho riportato preferisco “Mantenere la posizione” A chi non è mai capitata una cosa simile?
      Grazie anche a nome di Luciana. Speradisole.

      1. Come parole di polvere |Rispondi

        😁😁😁

  11. Come parole di polvere |Rispondi

    Di fatti…pardon.

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