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IL BEL PAESE

IL BEL PAESE

Le cose stanno più o meno così.
Se fai un accordo sulle riforme con Forza Italia, non va bene: no al Patto del Nazareno.
Se l’accordo si rompe, non va bene: che arrogante, vuole fare tutto da solo.
Se provi a coinvolgere i Cinque Stelle, vuoi l’inciucio; se non li coinvolgi, hai paura di Grillo.
Se metti la fiducia sulla legge elettorale, è deriva autoritaria.
Se invece ci sono milioni di emendamenti, vuoi l’immobilismo.
Se c’è il ballottaggio, governa una minoranza, questa non è democrazia!
Se non c’è il ballottaggio, allora vuoi le larghe intese, questa non è democrazia!
Voti l’italicum e ti chiedono il mattarellum.
Accetti il mattarellum e ti chiedono il rosatellum.
Accetti il rosatellum e ti chiedono il tedesco.
Discuti del tedesco e ti dicono “Ah, come era bello l’italicum”
Chiamiamolo “kafkianum”, si fa prima.
Se non fosse una cosa seria, ci sarebbe quasi da ridere.
Ma non possiamo permettercelo. E dunque mentre sosteniamo con forza il Governo Gentiloni impegnato negli incontri internazionali e nell’attuazione delle riforme dei MilleGiorni (pensioni, periferie, povertà, dpcm investimenti), riproviamo con la tela di Penelope della legge elettorale.
Ma vogliamo farlo chiedendo a tutti i partiti di tirare giù le carte in modo chiaro.
Per tutta la settimana il PD sarà pronto a incontrare gli altri partiti, nelle forme e nelle delegazioni che siamo pronti a concordare con i singoli schieramenti. E martedì 30, al termine di questo percorso, discuteremo in modo trasparente in Direzione Nazionale della linea da prendere: perché noi siamo un partito democratico nel nome e anche nei fatti.
Alla fine ciascuno si prenderà le proprie responsabilità davanti agli italiani senza giochi e giochetti. Una politica diversa è anche una politica che dice basta a chi vuole solo rinviare, a chi sa solo dire no. Noi ci siamo. E vogliamo andare avanti, insieme.

(Matteo Renzi)

I FRANCESCANI DISTRATTI

I FRANCESCANI DISTRATTI

Per alcuni la prospettiva di passare la vita al bar, seduto a riempirsi di birra, è un’ottima soluzione a tutti i problemi.
Tanto ogni mese arriva il reddito di cittadinanza.
La fatica di cercarsi un lavoro viene risparmiata.
La vita scorre serena, perché ci sarà chi paga per loro.
Forse i pensionati che si permettono di prendere mensilmente più di 800 euro.
Ci sarà chi paga per avere scuole e ospedali per tutti, ci sarà chi paga, per pulire le strade e illuminarle, ci sarà chi pensa a mettere in carcere i delinquenti, e ci sarà chi procurerà loro una casa e tutti i comodi possibili.
Ma a pagare non saranno i ricchi, coloro che hanno la possibilità di mettere al sicuro i loro soldi, come ha fatto grillo, saranno coloro che, avendo seriamente lavorato, ora prendono un po’ di pensione.
Non saranno neppure i parlamentari grillini che parlano di francescanesimo senza sapere cosa sia veramente.
Credo che San Francesco sentendo parlare grillo in quel modo non stia bene nella sua tomba.
Soprattutto quando dice: “Siamo noi i francescani di oggi”, mentre rutta il gintonic su un sofà piazzato in una terrazza, delle sue, fronte mare e con l’altra mano controlla il conto di una delle sue banche. Mai averne una sola. Le banche ci mettono niente a fottere i francescani distratti.

MOLTO PROBABILE

MOLTO PROBABILE

“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”.

Ennio Flaiano

 

Vorrei aggiungere, con grande malizia, l’Italia sarà come la vuole il “Fatto Quotidiano”, la Tv7 o Grillo? O come vuole l’Annunziata, la Berlinguer e tanti loro seguaci? Attualmente sembra siano proprio loro che parlano a rotta di collo, dettano le leggi e mettono le fondamenta di un futuro piuttosto tenebroso. Sono dappertutto! Brutta prospettiva per chi ci sarà. I politici pare esistano solo per essere giudicati e criticati.

APPROVATA LA LEGGE CONTRO IL CYBERBULLISMO

APPROVATA LA LEGGE CONTRO IL CYBERBULLISMO

La legge per il contrasto alle forme di cyberbullismo è stata definitivamente approvata dalla Camera con 432 voti a favore e nessun contrario. Il testo che ha avuto un percorso lungo e accidentato (è passato per tre volte dalle commissioni e le aule di palazzo Madama e di Montecitorio), ha avuto il definitivo ok alla quarta lettura.


Poco prima del voto, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha voluto salutare Paolo Picchio, il padre di Carolina, la ragazza che si tolse la vita a 14 anni dopo essere stata vittima dei cyberbulli. Paolo Picchio era sulle tribune per assistere al voto del testo per il quale si è impegnato e ha combattuto.
“E’ a Carolina e alle altre vittime del bullismo on line – ha detto Boldrini prima di indire la votazione finale – che noi oggi dobbiamo dedicare questo provvedimento, che era un primo passo necessario e doveroso da parte del Parlamento”.
COSA PREVEDE LA LEGGE – Non è la “legge migliore possibile” quella definitivamente approvata oggi dalla Camera ma un punto di partenza, come hanno ripetuto diversi deputati dei vari gruppi parlamentari intervenuti in aula, per dare una risposta efficace non solo di repressione, ma anche di educazione e formazione dei giovani a un fenomeno in preoccupante crescita.
Il testo è rimbalzato tre volte tra le commissioni e le aule di palazzo Madama e di Montecitorio ed era arrivato di nuovo a Montecitorio per la quarta lettura (quella definitiva) lo scorso 31 gennaio. Limitare gli effetti del provvedimento ai minori o estenderlo ai maggiorenni, è stato questo per due anni il vero nodo della legge. Il testo originario (elaborato dalla senatrice del Pd, Elena Ferrari) era circoscritto ai minorenni ma la Camera in seconda lettura lo ha modificato, allargandolo agli over 18.
La legge varata dalla Camera circoscrive il raggio d’azione ai minorenni e conferma l’ultima impostazione adottata al Senato, che privilegia la prevenzione e gli interventi di carattere educativo, rispetto al testo della Camera che alle misure educative affiancava anche strumenti di natura penale. Il testo agisce solo sul fenomeno cyberbullismo, avendo soppresso ogni riferimento al bullismo che pure era presente nella versione elaborata in seconda lettura dalla Camera.
Identikit del cyberbullo. Entra per la prima volta nell’ordinamento una puntuale definizione legislativa di cyberbullismo. Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Nonché la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.
Il minore che abbia compiuto 14 anni e sia vittima di bullismo informatico (nonché ciascun genitore o chi esercita la responsabilità sul minore) può rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media per ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso su Internet che deve essere eseguita entro 48 ore dall’istanza.
Viene istituito un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo e prevede l’adozione, da parte del ministero dell’Istruzione – di concerto con il ministero della Giustizia – di apposite linee di orientamento prevenzione e il contrasto del fenomeno nelle scuole. In particolare, le linee di orientamento dovranno prevedere una specifica formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.
In ogni istituto scolastico dovrà essere designato un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo, che collaborerà con le Forze di polizia, le associazioni e con i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio in caso di necessità. Le scuole sono chiamate a elaborare interventi di prevenzione e informazione, con la promozione dell’uso consapevole di internet.
In caso di episodi di bullismo via web, il questore può ammonire l’autore con un provvedimento analogo a quello adottato per lo stalking: fino a quando non sia stata presentata querela o denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali commessi, mediante Internet, da minorenni sopra i 14 anni nei confronti di altro minorenne, il questore potrà convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale), ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.
Fonte:AdnKronos

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

Ferruccio De Bortoli, osannato giornalista ed ex direttore de “Il sole 24 ore” (Verbo veritatis), ha ripescato, in un libro (adesso tutti scrivono libri), la questione dell’interessamento di Maria Elena Boschi, per la banca Etruria, un tempo e per poco tempo diretta dal padre.

Non si placa questa misoginia, questa voglia di rovinare moralmente Maria Elena Boschi, una donna. Perché?

È bella. È brava. È intelligente. È Capace. È spigliata. Si esprime con termini esatti ed in un italiano corretto. Non è timida. E siccome non è una stupida, e nemmeno una passiva,  stavolta ha affidato la pratica ai legali per tutelare il suo nome e il suo onore. Io dico, finalmente, basta coprirla di fango.

Ma allora perché riprendere un argomento, che con ogni probabilità l’addolora perché coinvolge il padre, e caricarla di ogni responsabilità?

Quello che dice non viene creduto, quello che fa non viene apprezzato. E’ dura essere una donna, sempre e in tutti i posti in cui è presente. Persino in casa propria viene maltrattata ed umiliata se non bastonata, sfigurata o uccisa.

In politica, De Bortoli, fa la stessa cosa, vuole umiliare Maria Elena Boschi, riportarla di nuovo al centro di polemiche inutili, ma che possono ucciderla e sfigurarla dal punto di vista politico e morale, dandole sostanzialmente della bugiarda matricolata.

Questa è una questione che metto sul piano del maschilismo ancora radicatissimo nel nostro paese. Non possiamo criticare gli altri paesi e dire che sono peggio di noi, anche il nostro, nei confronti delle donne, non è da meno.

Innanzitutto, non prendere in considerazione la bravura e la capacità delle donne,  è uno spreco enorme di risorse. Lo dicono le statistiche.

Riporto da l’Avvenire:

“Secondo stime della Banca d’Italia, un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% nei prossimi 10 anni significherebbe quasi meccanicamente un aumento del Pil fino a 7 punti. Eppure sono 17,5 milioni le donne inattive e 2,8 milioni le disoccupate. Di queste la metà, ovvero 1,4 milioni, sono laureate. Significa che non lavorano in un Paese che ha investito sulla loro istruzione. Ma non basta: anche quando riescono a trovare un impiego le donne sono spesso inserite in dinamiche discriminatorie, con percorsi di carriera più lunghi, spesso accidentati, differenze retributive rispetto ai colleghi uomini, assenza di politiche familiari di supporto per conciliare la vita lavorativa e quella privata. Ma anche minor valorizzazione delle competenze. Eppure mettere le donne al centro delle strategie di crescita di un’azienda è fattore conclamato di crescita del business.

Le imprese a conduzione femminile hanno maggiore predisposizione verso leve strategiche importanti come internazionalizzazione, innovazione e marketing. Per esempio registrano più marchi internazionali: il 52% contro il 46% maschile.

Un rapporto del Peterson Institute for International Economics, centro studi americano, ha analizzato i risultati di quasi 22 mila aziende sparse in 91 nazioni, dimostrando che le compagnie dove almeno il 30% del consiglio d’amministrazione è “rosa” riescono ad aumentare i profitti del sei per cento all’anno, contro il tre di media. Anche il Fondo monetario ha realizzato un’indagine per capire se le società con più donne manager avessero risultati finanziari migliori, analizzando i bilanci di due milioni di società in Europa.

Ebbene: semplicemente sostituire un uomo con una donna nelle direzioni o all’interno dei consigli di amministrazione porta una redditività maggiore compresa fra lo 0,08 e 0,13 per cento. Nonostante questo in Italia le realtà ‘femminili’ sono 1 milione e 300mila, con un peso che arriva a poco più di un quinto del totale. E a ben vedere, oltre a essere poche, sono anche in diminuzione. L’innovazione e la comunicazione sono i settori chiave in cui un manager donna è più capace”.

Invito De Bortoli, a rivolgere la sua attenzione su altri problemi italiani, e la smetta di pensare alle donne che hanno fatto carriera, specie se in politica, altrimenti la sua è una invidia insidiosa che lo fa solo star male. Stia bene e avrà tutto da guadagnare.

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

Vorrei invitare i simpatizzanti di Matteo Renzi, o comunque del Partito Democratico, a provare l’esperienza, come volontari dei seggi per le primarie.

E’ un bel momento per chi ha voglia di essere presente e utile per il bene del paese. Le primarie di un partito sono sempre una scoperta. L’incontro in quel contesto con le persone che conosci, e con altre di cui non sai nulla, ma che sono lì ad esprimere una scelta, è emozionante.

Ora sento tanto commenti di “sapienti e saputi giornalisti” che, per queste primarie del 2017, criticano la bassa affluenza, la paragonano a quelle del 2013 con un ghigno di soddisfazione, ma non considerano che 2 milioni di persone, di domenica, che si mobilitano per un voto che tutto sommato, incide, ma è una scelta cosi decisiva per la vita, e, che si prestano a dare 2 euro, rinunciando ad un caffè, e che partecipano con la loro presenza alla vita politica, è una cosa straordinaria, se paragonata ad altri partiti e ad altri paesi.

Questi soloni della notizia, propensi solo alla critica, si dimenticano che 2 milioni di persone per una consultazione in cui è stato coinvolto un solo partito, il Pd, mentre nel 2013 la primarie riguardavano tutta la coalizione di centro sinistra e sinistra e quindi molti altri individui, significano molto per il segretario eletto di quel partito. Lo sanno, ma fanno finta di dimenticarsi.

Mi piacerebbe che anche la destra, in coalizione o meno, facesse le primarie. Allora sì che potremmo paragonare le affluenze in modo critico e consapevole. Ma non succede, non le faranno mai, per paura di uno scarso interesse da parte dei propri cittadini per questo tipo di consultazioni. Paura di “copiare”.

Ripeto 2 milioni di scelte vive e presenti, sono tanti, rispetto a poche decine di clik, dati nel silenzio della propria camerina, scelte paragonabili ad un gioco solitario infantile.

Forse è stato davvero un miracolo la netta vittoria di Renzi, considerate le scissioni, le inchieste giudiziarie e il vento che spazza il Paese.

Matteo Renzi ha vinto con percentuali che non ammettono repliche. A valutare il risultato a giochi fatti, si potrebbe cadere nell’errore di considerarlo prevedibile e scontato: invece, la difficilissima fase attraversata da Renzi, dalla perdita del referendum a quella di Palazzo Chigi, passando per i guai dell’inchiesta Consip, e le insidiose candidature di Andrea Orlando e Michele Emiliano, facevano di queste primarie un ostacolo non facile, nemmeno per un leader abituato, come lui, a questo tipo di sfide.

Ma non siamo sprovveduti e sappiamo benissimo che le difficoltà maggiori cominciano proprio ora.

Non ci resta che fargli gli auguri più sentiti possibili e di non fargli mai mancare il nostro appoggio ed il nostro entusiasmo.

 

Finisco con le parole simpatiche e spicce di Toni Jop:

“Poche balle. E’ andata bene, eccome. Poco meno di due milioni di cittadini hanno deciso che era cosa buona farsi una coda e perdere qualche ora della giornata pur di votare un segretario di partito.  Potevano fare quello che volevano: stare a casa, andare al mare, votare questo o quell’altro. Quel che avessero deciso di fare avrebbe comunque modificato radicalmente il flusso delle cose. Hanno avuto il potere tra le mani e lo hanno usato. Nessuno li ha comprati, minacciati. Nessun altra forza politica in Italia ha abbastanza anima per inventarsi una scena come questa. Fa sorridere seguire gli imbarazzi, comunque vestiti, di commentatori e politici che si aspettavano un funerale. Come la pignoleria di chi fa la conta con il metro in mano, senza tener presente che nell’arco di pochi mesi tutto è cambiato. La sinistra era già stata giustiziata, si trattava solo di raccogliere il cadavere e offrirlo a grillo. Il nuovo re, e invece? Cosa ne uscirà, lo vedremo, ma intento mettetevela via.”

“IN CAMMINO”

“IN CAMMINO”

Senza anatemi, insulti e post autoreferenziali, tanto cari all’antipolitica, En Marche, con Emanuel Macron hanno reso vincente la loro rivoluzione dell’ottimismo: per il rinnovamento del proprio Paese e un nuovo modo di stare in Europa.

Anche qui, in Italia, recenti manifestazioni di confusione e litigiosità hanno bloccato riforme e rinnovamento. Prestando il fianco al più bieco populismo che non indugia ad inquinare il tessuto democratico con falsità, ingiurie e palesi dimostrazioni di incapacità amministrativa.

È quindi sempre più importante partecipare alle scelte della politica. Le Primarie del Partito Democratico sono l’occasione più prossima per iscritti ed elettori di scegliere la loro linea politica: unico esempio di democrazia interna in un panorama di movimenti e partiti che operano quali SrL o aziende padronali.

Domenica 30 aprile, sarò “In cammino” in questa consultazione. Esprimerò la mia preferenza alla linea prospettata da Matteo Renzi per stimolare quelle riforme che aiutino la ripresa economica, indispensabile a ridurre lo scarto fra chi ha tanto e chi è ai limiti della povertà. Il tutto in un contesto che opera per un’Europa più omogenea, meno rigida, più vicina alle proprie genti e pronta ad intervenire nelle problematiche del mondo, sempre nello spirito della sua millenaria cultura di pace e democrazia sorta sulle macerie di due terribili conflitti e della follia nazi-fascista.

CARO ORLANDO CI SEI O CI FAI?

CARO ORLANDO CI SEI O TI FAI?

Lo dico con sincerità, mi hai deluso

Forse il fatto che eri sempre stato in silenzio, forse il fatto che non hai mai fatto nulla in vita tua che potesse provocare un dissenso, per il semplice fatto che non hai proprio fatto nulla, nonostante le innumerevoli cariche che hai avuto, insomma, che dire? Tutto questo ci aveva portato a classificarti, come bravo ragazzo. Come persona intelligente.

E però, amico mio, ci vuoi proprio male, hai deciso di farci passare per creduloni e ci stai riuscendo.

Dal momento in cui ti sei candidato alle primarie, non c’è giorno, non c’è ora, non c’è minuto, in cui non riesci a star zitto e non dire o non fare qualcosa che sconfessi quelle due doti che ti avevamo attribuito.

Non sto qui a elencare quello che hai detto, servirebbe un libro, non un semplice post, perché in pochi giorni sei riuscito a superare le nefandezze dette da Razzi in anni di carriera.

Non sto qui a esaminare il progetto politico, perché personalmente lo trovo inesistente. Assieme a ovvietà, infatti incluse in ogni mozione, un po’ di slogan che piacciono ai nostalgici, a quelli che non vogliono arrendersi all’evidenza dei fatti. Quegli slogan che hanno permesso a Berlusconi di spadroneggiare per anni e rendere le classi che la sinistra dovrebbe proteggere le più massacrate.

Vero, a qualcuno ancora piacciono i simboli, i teoremi. Per loro stanotte ti sei presentato ai cancelli della Fiat. Evidentemente ti ha dato fastidio che nei circoli interni alle fabbriche Fiat, Renzi abbia avuto un plebiscito. Ma secondo te, dimmi, dovrebbero appoggiare te che sei amico di Landini, quello che aveva convinto Marchionne a chiudere tutto in Italia e portare tutto all’estero, o chi lo ha convinto a riaprire e consolidare gli stabilimenti nazionali? Sono centinaia di migliaia di lavoratori che adesso la notte dormono e che prima non dormivano grazie a politiche e inciuci che tu adesso vorresti riproporre.

E non sto qui nemmeno a giudicare se sei un bravo ragazzo o meno. Certo se facessi propaganda senza dire una menzogna ogni 5 minuti, sarebbe meglio. Come sarebbe stato meglio per tutti noi non sapere che per anni hai firmato centinaia di provvedimenti di cui adesso ci dici non essere d’accordo. Fare il Ministro non è un obbligo, firmare i provvedimenti nemmeno. Le persone oneste agiscono secondo coscienza non per salvaguardare una poltrona e poi al momento giusto, buttare molotov su chi ti ha dato fiducia.

Ma va bene, parliamo solo dell’ultima. Oggi hai detto che Renzi vincerà il Congresso ma non può vincere le elezioni. È singolare questa uscita. Da una parte perché dice una cosa molto probabile, perché è difficile che qualcuno vinca le prossime elezioni. Dall’altra dopo aver denigrato il tuo avversario (e in una competizione ci sta) ma anche giudicato il tuo partito una disgrazia, cosa vuoi dirci?

No, perché quello che capiamo è questo: “ votate me, così vinciamo le elezioni”,  non ci sono altre interpretazioni da dare a questa frase. Allora mi viene spontanea la domanda che nella mia città si fa in questi casi: ma tu, ce fai o ce sei?

Tu, che mandi in giro per l’Italia, sprovveduti a illustrare la tua mozione, che dice, includere, includere, includere, ci spieghi “chevvordì ? “.  Lo so non c’è bisogno, includere quei 4 che sono usciti e poi fare l’alleanza con tutti i gruppuscoli di sinistra. Geniale, idea nuova, non ci aveva mai pensato nessuno, e soprattutto non l’abbiamo mai tentata.

Però vedi, (lo dico a te, ma so che non ce n’è bisogno, parlo a chi ha visto in te l’alternativa) i fuoriusciti + tutti  i gruppuscoli della sinistra che puzza di sinistra, messi tutti assieme arrivano forse a un 5%.

Invece sai bene che tutti i nuovi tesserati, che sono tanti, non come hai detto ai giornali stamattina, mentendo sapendo di mentire, e sono tanti nonostante che i tuoi scagnozzi che hai sparso in giro per l’Italia a negare tessere ai nuovi e a non farli partecipare alle convenzioni, ebbene ripeto, i nuovi, se vincessi te, non ti voterebbero, tornerebbero a non votare.

Quindi, che Renzi segretario possa non vincere le elezioni è nelle cose, ma che possa vincerle tu, non solo è fantascienza, ma se vincessi tu il partito sparirebbe.

Dopo aver detto queste cose immagino già molti amici pronti a  lapidermi dicendo che noi dobbiamo fare la guerra alle opposizioni e non all’interno. E allora aggiungo tre cose.

Quando all’interno c’è qualcuno che fa la guerra al partito a favore delle opposizioni, per me la sostanza non cambia, è un avversario quanto gli altri.

Quando si adottano sistemi come le primarie, è naturale che le battaglie siano aspre. Quindi risparmiatemi morali.

Ultima, l’andamento dei congressi non lascia adito a dubbi su che direzione stia prendendo, e questa è una cosa che sta dando fastidio a tutte le parti. A chi ha voluto fortemente questo congresso sostenendo che Renzi fosse un intruso nel partito. A chi come me non lo voleva ritenendolo un’inutile perdita di tempo per non andare subito ad elezioni.

Però attenzione a due fatti: tutti i media erano posati tutti compatti su quella tesi del Renzi intruso. La sua probabile vittoria li scatenerà e troverà ogni modo e inventerà di tutto per far sì che il 30 Aprile si ribalti la situazione.

Infine, io non credo che quelli che hanno spinto e sostenuto Orlando, e noi sappiamo chi sono, abbia tentato di vincere. No, io purtroppo credo che il tentativo sia quello di recuperare posizioni e ricollocare un certo numero di poltrone quanto basta utili a ricominciare il teatro dell’opposizione minoritaria ma urlante e mediatica che ancora una volta inibisca e rallenti il progetto politico.

Consiglio agli amici: lasciate stare le ola per i risultati, non è il momento. Invece non mollare, la fase dura deve ancora iniziare.

(Adriano Amato)

 

Condivido totalmente il commento che evidenzia in maniera chiarissima tutte le difficoltà che il PD sta attraversando. Spero vivamente che Renzi ce la possa fare, so che metteranno in campo tutte le armi per contrastarlo, media in primo piano, e se malauguratamente ciò dovesse avvenire il PD, di cui ho la tessera sin dalla sua formazione, non sarà più il mio partito.

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

Bolero Garibaldi.

 Dal Panaro al Reno, dal Samoggia, al Lavino e lungo la via dei “Castelli” comprendente in tutto o in parte i comuni di Bazzano, Casalecchio di Reno, Castello di Serravalle, Crespellano, Monte San Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Savigno e Zola Predosa.

L’attività e l’azione della 63a “Bolero” presenta caratteri particolari, anche per i collegamenti operativi con la vicina area collinare del modenese e con i comuni della pianura Anzola dell’Emilia, Calderara di Reno, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore.

In questa ampia fascia pedemontana e pianeggiante l’attività fu particolarmente intensa, specie se si considerano le modalità e le tecniche della guerriglia. Determinati furono anche i collegamenti con vaste categorie sociali.

L’attività operativa, al pari della sua espansione politica è certamente dovuta in gran parte alle presenza di una delle formazioni più combattive, disciplinate e meglio dirette, la 63a, alla creazione della quale ebbe parte importante BrunoTosarelli, guidata, in tempi e settori diversi, da uomini dotati di capacità militari e politiche come Amleto Grazia “Marino”, Monaldo Calari “Enrico”, Ildebrando Brighetti “Brando”, Corrado Masetti “Bolero”, Renato Cappelli “Leo“, Antonio Marzocchi “Toni”, Beltrando Pancaldi “Ran” e altri che poterono disporre fin dall’inizio, dell’adesione e della partecipazione attiva di notevole parte della popolazione locale e dei contadini in particolare, i quali assicurarono nelle loro case, in parte trasformate in “basi” specie nella zona collinare, la necessaria protezione ed assistenza alle formazioni mobili operanti nel vasto territorio.

La 63a, fra le formazioni del bolognese, è quella che, pur estendendo più di ogni altra il terreno operativo, seppe conservare un’unità di indirizzo, assumendo un assetto organizzativo articolato e duttile per adattarsi a condizioni ambientali, e anche politico-sociali, assai diverse.

Dalla fascia pedemontana alla zona Appenninica la Brigata potè disporre di zone di protezione naturale, assumendo talora, come nel caso della zona collinare (Bazzanese e Valle Samoggia) il carattere di una formazione di montagna, idonea cioè a sostenere scontri frontali in campo aperto, come quello di Rasiglio dell’8 ottobre 1944.

Nella zona Valle Samoggia e Bazzanese furono attivi con continuità tre Battaglioni (“Zini”, “Monaldo”, “Sozzi”, già “Artioli”) coordinati dal Comando di Brigata, affidato nell’ordine, a Amleto Grazia “Marino” (caduto a Monte San Pietro il 9 aprile 1945), Corrado Masetti “Bolero” (caduto a Casteldebole il 30 ottobre 1944 insieme al commissario di Brigata, Monaldo Calari), Renato Cappelli “Leo” e nella fase pre-insurrezionale da Beltrando Pancaldi “Ran”.

La strategia adottata dalla 63a Brigata “Bolero” era quella di dislocare gli uomini in numerose basi costituite solitamente da case coloniche in cui stazionavano piccoli gruppi di partigiani.

Di qui venivano poi portati degli attacchi a sorpresa i cui bersagli erano spesso rappresentati da presidi tedeschi o fascisti in cui potersi rifornire di armi e munizioni, sempre carenti in Brigata.

In pianura le SAP compivano sabotaggi, cercavano di recuperare il bestiame razziato dai tedeschi, appoggiavano e difendevano le manifestazioni di protesta delle donne e della popolazione.

In contatto con i partigiani della “Bolero” erano anche molti operai della Ducati di Bazzano e Crespellano e della SAMP di Zola Predosa, che organizzavano gli scioperi, l’ azione politica ed il sabotaggio.

Nel luglio 1944 la formazione era divisa in tre Battaglioni e ad essa vennero aggregati gruppi SAP dei comuni di Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano e Bazzano. Venne creato in quel momento anche un gruppo GAP.

Il 30 luglio la Brigata venne ufficialmente riconosciuta dal CUMER. In agosto Monaldo Calari riprese il suo posto dopo essere stato liberato dal carcere bolognese grazie all’azione compiuta il 9 dalla 7a GAP.

Nell’autunno del 1944, non essendovi grandi movimenti sul fronte, l’esercito tedesco concentrò la sua attività in azioni di rastrellamento contro le formazioni partigiane; questa serie di deportazioni, razzie e distruzione delle case, culminò nel rastrellamento di Monte San Pietro compiuto dai nazisti l’8 ottobre in cui vennero fatti prigionieri 150 uomini fra partigiani e civili e vennero bruciate 30 case.

Il 9 ottobre i tedeschi raggiunsero Rasiglio, ingaggiarono una battaglia con i partigiani e riuscirono a fare 13 prigionieri che vennero poi impiccati il giorno dopo a Casalecchio di Reno. Fra questi vi erano 6 russi che si erano uniti alla Brigata provenienti dalla “Stella Rossa” ed uno studente della Costa Rica. della “Bolero” si misero in marcia verso Bologna, su ordine del CUMER, ma un gruppo fu bloccato dal fiume Reno in piena a Casteldebole e venne sorpreso, grazie ad una segnalazione, da un battaglione tedesco. Alla fine si contarono 20 partigiani uccisi 15 civili assassinati per rappresaglia dai nazisti. Dopo questi avvenimenti il comando delia 63a Brigata Garibaldi rimase praticamente isolato e la direzione dei quattro Battaglioni fu affidata a Renato Cappelli.

Mentre durante i mesi di ottobre e novembre i partigiani delle formazioni di montagna erano costantemente sottoposti ad attacchi, le formazioni di pianura colpivano distaccamenti tedeschi, colonne di rifornimenti e proteggevano le manifestazioni della popolazione che chiedeva pane, viveri e pace o che assaltava gli ammassi del grano.

Nel febbraio 1945 ripresero, dopo la lunga pausa invernale, le operazioni degli Alleati. Vennero intensificati i bombardamenti sia aerei che terrestri e le formazioni partigiane proseguirono con le azioni sabotaggio, in particolare alle linee telefoniche tedesche.

Nel marzo 1945 si intensificò l’attività partigiana e la popolazione sempre più mostrava insofferenza per la guerra, ad esempio il 1° 320 partigiani armati protessero una manifestazione a Bazzano in cui la popolazione protestò contro l’occupazione tedesca e la mancanza di generi alimentari.

Ai primi d’aprile arrivarono al comando della “Bolero” le direttive per l’imminente battaglia decisiva. Tutti i fronti di guerra erano ormai in movimento, i partigiani si dovevano spostare al più presto in città per l’insurrezione armata. Cominciò quindi il lavoro di preparazione ed a metà aprile la 63a “Bolero” aveva già i suoi Battaglioni ed il comando in stato d’allerta e si cercò di predisporre in città le basi dove accogliere la Brigata. Tutti i Battaglioni entrarono in azione e le pattuglie uscirono anche di giorno per sorvegliare i movimenti dei nazisti e dei fascisti.

Il 14 aprile iniziò l’avanzata della 5aArmata americana.

Le forze della 63a Brigata “Bolero” si erano schierate per contribuire alla liberazione delle zone in cui operavano. Il Battaglione “Monaldo” era schierato sulle colline di Monte San Pietro. Il Battaglione “Zini” su quelle di Zola Predosa e nella zona di Crespellano. Il “Sozzi” nella zona di Bazzano, Oliveta e Monteveglio. L”‘Armaroli” a Calderara e il “Marzocchi” a San Giovanni in Persiceto ed Anzola. Il loro compito era quello di attaccare i tedeschi in fuga cercando al tempo stesso di impedire, come indicato nelle direttive del CUMER, la distruzione degli impianti pubblici, dei ponti, delle fabbriche.

La marcia di avvicinamento a Bologna iniziò il 18 aprile e i partigiani si muovevano su strade e campagne occupate dai tedeschi. A Gessi la Compagnia che faceva capo alla base ubicata nella casa colonica degli Zini fece prigioniero un intero comando tedesco.

Fra il 19 e il 21 aprile 1945, dopo giorni di scontri con le truppe tedesche, il Battaglione “Monaldo” prese contatto con i primi soldati della 5a Armata e venne liberato Monte San Pietro poi il Battaglione continuò l’avanzata a fianco degli Alleati.

Il Battaglione “Zini” dopo aver liberato Gessi e Gesso si unì a Lavino con le pattuglie Alleate. In seguito venne attaccato il Comando di una Compagnia tedesca su Monte Capra. Nell’avanzata verso Zola Predosa e Crespellano proseguono gli scontri e lo “Zini” consegnò agli Alleati numerosi prigionieri. Le perdite tra le file partigiane furono di 5 morti e 22 feriti.

Il Battaglione “Sozzi” dopo duri scontri a Stiore e Monte Budello riuscì a liberare Monteveglio e Bazzano. Durante l’avanzata nella zona furono catturati prigionieri e armi. Le perdite tra le file partigiane furono di 2 caduti e 5 feriti.

Il 20 aprile 1945 le forze Alleate, dopo aver liberato Zola, si diressero guidate da partigiani dello “Zini” verso la via Emilia per raggiungere Anzola dove nel tardo pomeriggio arrivarono alcuni carri armati preceduti dai partigiani. In località Palazzo dell’Opera si erano asserragliati molti soldati tedeschi che tentarono di opporre resistenza, tanto da provocare la ritirata dei carri armati, mentre i partigiani proseguirono l’azione. Nella serata, gli uomini di Anzola, assieme alle forze Alleate iniziarono il rastrellamento di tutta la zona, durante il quale furono catturati circa 300 prigionieri. Alcuni Sappisti riuscirono poi ad impedire che il ponte sul Ghironda fosse fatto saltare.

Sempre alla sera del 20, le forze naziste e fasciste uscirono da Bologna: una parte tentò di passare sulla Persicetana, altri andarono verso nord passando da Calderara. Un drappello di militi della Brigata nera venne fermato sulla via Emilia ad Anzola dagli uomini della Compagnia “Mazzoni”. Una parte dei militi fascisti tentò di resistere e venne ingaggiato un combattimento durante il quale morirono 3 partigiani ed alcuni fascisti. Gli altri componenti della squadra in ritirata vennero poi consegnati agli Alleati.

I Battaglioni “Armaroli” e “Marzocchi”, nella notte tra il 20 ed il 21 entrano in azione e liberano le zone di pianura comprendenti Anzola, Calderara, Sala Bolognese e Persiceto II giorno 21, mentre le truppe Alleate entravano a Bologna, a San Giovanni in Persiceto i partigiani impedirono la distruzione di un magazzino di riso in località la Barchessa. Uomini della 1a  e della 2a  Compagnia si opposero alla distruzione del Mulino Tamburi.

Un’altra squadra della 1a Compagnia attaccò i tedeschi alivoli e in quella azione un partigiano rimane gravemente ferito. Durante le giornate della liberazione 6 partigiani del Battaglione “Marzocchi” vennero uccisi e 8 feriti.

Gli uomini di Calderara di Reno riuscirono ad isolare i presidi di retroguardia. Nella zona di San Vitale di Reno, in località Crocetta, la 3a Compagnia attaccò un presidio tedesco sul fiume. A Bonconvento, un altro presidio di 3 carri armati si arrese ai partigiani senza combattere. Partigiani della 1a e della 3a Compagnia sostennero uno scontro e catturarono una pattuglia tedesca. Lungo la ferrovia vi era una postazione tedesca che, aprendo il fuoco, uccise un partigiano.

Altri 5 furono i partigiani che vennero uccisi durante la liberazione e 10 i feriti.

La squadra di Sala Bolognese, durante il giorno della Liberazione riuscì a catturare numerosi prigionieri.

(Fonte A.N.P.I. Bazzano)

(Un ricordo doveroso, in nome di quello spirito comune che dovrebbe albergare in ognuno di noi, nella festa del 25 aprile.)

REDDITO DI CITTADINANZA

REDDITO DI CITTADINANZA

Il movimento di grillo propone un reddito di cittadinanza che, come si legge sulla sua proposta di legge, “non dovrà essere una misura assistenziale, in quanto reddito primario”,  “reddito che remunera un’attività produttiva di valore, che è l’attività di vita”. Cioè non è il lavoro ad essere una attività ma la vita stessa!

Servono 17 miliardi, come minimo.

A tutti i cittadini la cui remunerazione non superi i 9800 euro all’anno, tale reddito dovrebbe essere di 780 euro al mese (9360 annui) e riguarderebbe  non solo i 4,6 milioni di italiani che percepiscono circa 650 euro al mese ma anche quelli (7,6 milioni) che non ne percepiscono affatto.

La spesa annua sarebbe di circa 17 miliardi. Dove trovarli? Facile dicono i penta stellati basta abolire i vitalizi, colpire le pensioni d’oro (oltre i 3500 euro, non si sa bene se lordi o netti), far pagare l’Imu ai centri ecclesiali che svolgono attività mista, continuare a colpire più pesantemente l’evasione fiscale e il gioco è fatto.

Mah!

Chi vi dice che le dichiarazioni dei redditi corrispondano esattamente allo stato reale della situazione economico-finanziaria? Ci siamo già dimenticati delle polemiche annuali sulla dichiarazione dei redditi di commercianti, dei gioiellieri, di chi non ti dà una ricevuta fiscale nemmeno se la chiedi in ginocchio?

L’abolizione dei vitalizi, il ridimensionamento delle pensioni cosiddette d’oro, far pagare l’Imu ai centri di culto misti, frutta non più di 500/600 milioni.

La lotta all’evasione fiscale. che nel 2016 ha segnato un altro record, cari pentagrullini, serve anche a risarcire cittadini per qualche miliardo di euro, che facciamo, non li rimborsiamo più?

Nessuno vi ha spiegato che la lotta e la riduzione dell’evasione fiscale e la diminuzione della tasse sono due facce della stessa medaglia?

Il tanto vituperato, da voi e compagnia, governo ha tagliato il cuneo fiscale, di poco certo, ma lo ha fatto. L’Irap sul lavoro è stata abolita, l’Imu sulla prima casa cancellata, insieme a quella sui terreni agricoli. Nel 2017 viene ridotta l’Ires.

Certo è ancora poco ma sono cose concrete, non “parole d’ordine e distintivo”, non fuffa, non bugie.

(In cammino.it)