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VISITE ED ESAMI

VISITE ED ESAMI

OSPEDALE SAN PAOLO – MEDICI E DOTTORI IN CORSIA

Finalmente qualcuno di autorevole che apre una discussione su un problema che tutti hanno presente, ma che pochi esplicitano. Applausi dunque al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ci ha messo la faccia, evocando un problema molto importante.

Si tratta della cosiddetta “intramoenia”, un termine latino che significa “dentro le mura” e vuole sostanzialmente dire “nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), all’interno dell’ospedale”.

In rapporto con una legge promossa dal ministro della salute Rosy Bindi, alla fine degli anni ’90, si è permesso ai medici di esercitare attività privata all’interno di strutture sanitarie pubbliche.

Ancora più grave è la possibilità di esercitare tale attività all’esterno, nel caso in cui le strutture pubbliche non abbiano una sede adatta.

Naturalmente questa possibilità non è gratuita, ma a pagamento. Le somme raccolte sono, in gran parte, destinate ai medici, mentre spettano all’ospedale solo piccole percentuali, con grandi variazioni tra Regione e Regione, come purtroppo accade per molti aspetti.

L’esistenza della intramoenia mina, alla base, due aspetti fondamentali della legge istitutiva del Ssn (1978) che sono la gratuità e l’universalità.

Infatti, si introduce una forma di pagamento totale per una prestazione che dovrebbe essere fornita direttamente dal Ssn e si introduce perciò anche una discriminazione fra i cittadini in rapporto alle loro disponibilità economiche. In altre parole, come molti italiani sanno bene, quando in seguito ad una visita del medico di medicina generale viene prescritto un esame ospedaliero, ad esempio una risonanza nucleare magnetica, è molto probabile che il paziente si senta dire «ritorni tra sei mesi», ma se il paziente reclama per l’attesa troppo lunga, c’è sempre qualcuno addetto ai lavori che suggerisce: «se vuole si può fare anche in settimana». Basta pagare!

Così con gli stessi medici, le stesse apparecchiature e nelle stesse strutture si discriminano i cittadini: chi non può pagare attende!

In questo modo il Ssn perde la sua credibilità, suscita malumore e la gente perde fiducia nei confronti dei medici che commercializzano la propria attività.

Si obietta che in fondo non sono molti i medici che si prestano a questa attività. A maggior ragione non dovrebbe essere difficile abolirla, tutelando così la professionalità dei tanti specialisti che si dedicano ai loro pazienti senza guardare troppo agli orari.

Ben venga quindi la proposta di legge popolare di cui si è fatto promotore il presidente della Regione Toscana. Siamo in molti pronti a sostenerla, perché crediamo nello straordinario bene che rappresenta il Ssn per tutti i cittadini e riteniamo che di fronte ai problemi di salute siamo tutti uguali.

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GIGGINARIE

GIGGINARIE

E quindi: dopo aver falsato i risultati delle elezioni per il gruppo europeo, modificato in corsa le domande agli iscritti, ecco a voi le Gigginarie in cui l’unto dal padrone del simbolo sarà il nuovo Prestanome, pardon, Leader del Movimento 5 Stelle, in cui però si candida una stella solo.

(Tratto dal Web)

IL PARTITO DELLA RUSPA

IL PARTITO DELLA RUSPA

A volte sono proprio una masochista, però, per chissà quale senso del dovere, ammesso che ne abbia, o perché l’informazione diretta è sempre meglio, ho tentato di ascoltare, in video, l’intervento di Matteo Salvini sul pratone di Pontida.

Non ce l’ho fatta ad arrivare fino in fondo, ad un certo punto ho lasciato perdere. Ne avevo abbastanza.

Ho trovato un Salvini floscio, sembrava fuori fase, privo di idee, ripetitivo, noioso.

Ma essere ripetitivo è logico, è umano direi,  e non è questo il vero problema: anch’io spesso batto e ribatto sugli stessi concetti. Ma certo io non pretendo di diventare Presidente del Consiglio del governo italiano.

Il problema è che Salvini non ha concetti nella testa. Spara a vanvera proposte senza senso, senza il benché minimo riscontro reale.

Un esempio lo è la frase più truce che ha pronunciato: “Quando andremo al governo daremo mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza”.

Mano libera?

Ovviamente si vuole solleticare l’anima più irrequeta e impaurita del Paese promettendo ordine e disciplina. Un vecchio film. Da giustiziere della notte. A proposito dove sono andate a finire le famose e vecchie “ronde” leghiste? Pertanto, pur con parole diverse non c’è niente di nuovo in questa Lega.

Ma almeno il tono della voce fosse stato un po’ più “eccitante”. No, era stanco, spento, da lasciare basiti.

Mi sembra un personaggio già vecchio e consumato che non ispira entusiamo.

A dir la verità non ne ha nemmeno il fisico, nonostante abbia una età giusta, ma la capacità non c’è. Incute cupezza, una sensazione di disastro imminente, una stupida strisciante paura. Niente di buono per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Ai tempi di Bossi si vedeva un uomo pimpante, scatenato, pieno di energia, e ovviamente pieno di cavolate da dire, ma almeno era convinto di quello che diceva! Non si possono fare paragoni fra Salvini e Bossi, perché non c’è pezza che tenga. E comunque è assai triste vedere un Bossi sconsolato che ammette “mi vogliono mandare via”. Niente a che vedere con il rancore di un Bersani o D’Alema nei confronti di Renzi. In Bossi c’era solo tristezza.

Probabilmente con questo Salvini la lega non farà grandi progressi, ha sposato la parte più nera della destra, e Salvini è già tanto sopravvalutato che ha già raggiunto il massimo, può solo calare.

Infine la triste metafora usata da Salvini: Lega il “partito della ruspa”. Decisamente copiata in peggio da Renzi, che, col suo “rottamare” per cambiare personaggi e metterne di nuovi, magari più giovani, in politica, ha evitato di parlare in politichese per farsi capire meglio.

Ma la ruspa non mi piace. Mi vengono in mente solo buche. E non mi incute il desiderio di poter guidare una macchina nuova, veloce, bella e moderna.

44 MILIONI DI CHILOMETRTI QUADRATI

44 MILIONI DI CHILOMETRI QUADRATI

L’assessore all’ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ha asserito che Roma ha 44 milioni di Km² di aree verdi.

Peccato che Roma è grande 1285 Km².

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L’Europa è grande 10.180.000 km², dunque, secondo la Montanari, Roma è più grande dell’Europa.

Roba da Matti! Continuano i problemi in Geografia del M5S!

E queste persone vogliono governare l’Italia!

(Beh!, dico io, informarsi prima e meglio no? Un assessore all’ambiente del Comune di Roma che non conosce quanto è grande il proprio ambiente e lo moltiplica per milioni! Lo fa per sembrare importante o per ignoranza pura e dabbenaggine?)

LA GRANDE ILLUSIONE

LA GRANDE ILLUSIONE

Si prospetta la triste fine di Pisapia?

Quando timidamente la proposta di Giuliano Pisapia apparve, nel rissoso panorama della sinistra a sinistra del Partito Democratico, con il chiodo fisso di questa parte politica, di “ricostruire” il centrosinistra, si capiva già che era destinata a fallire.

Il problema erano gli obiettivi opposti, che come i poli della calamita di attraggono o si respingono, a seconda di come li confronti.

L’idea del ex-sindaco era chiara e nobile: rifacciamo il centrosinistra perché serve al Paese.

Da allora lo abbiamo visto impegnato, senza risparmiare energie, nella vana ricerca di un risultato impossibile.

Pisapia si comporta tuttora, come nel lontano 1937 il grande regista Jean Renoir, si agitò per tre anni alla ricerca di finanziatori del suo grande capolavoro: quel film “La Grande Illusione”, che, una volta “girato”, concorse all’Oscar e lasciò una segno di grande arte nella storia del cinema.

Il regista fu più fortunato del politico Pisapia, perché non aveva contro quei quattro diseredati ai quali poco importa rifare il film del centrosinistra.

Essi hanno ben altro obiettivo, che perseguono con tenacia: contrastare Matteo Renzi.

Che poi, in fin dei conti, non è un terrificante nazista degli anni trenta, ma un giovane leader politico, ricco di idee e di energie, che ha già dimostrato con i numeri di poter giovare al Paese molto più di quei tre gatti rognosi che si affannano a combatterlo.

E solo per queste ragioni essi, su quell’altare, sacrificheranno anche Pisapia. Infatti, seppure giungessero a un iniziale accordo, l’ex-sindaco non resisterebbe per molto, di fronte alle iniziative dei “fuoriusciti”, dettate solo dal rancore.

Perché tanto odio solo contro Renzi, dei rappresentanti di questa sinistra miseramente minoritaria?

Non certo per un antagonismo su ideali e su programmi politici, ma per l’impossibilità di recuperare per costoro la certezza di una mezza dozzina di poltrone nel prossimo Parlamento. La paura è tanta. L’allontanamento della poltrona, fa superare qualsiasi certezza acquisita. Tuttavia D’Alema, Bersani e il garzone Speranza non rischiano la fame. Sono superprotetti dai meccanismi che deputati e senatori hanno costruito nei decenni, garantendosi stipendi e pensioni da favola, anche dopo aver lasciato le poltrone..

La componente che porterà il tentativo di Pisapia al fallimento è contenuta anzitutto in quella carica di “odio” personale, che non gli permetterà di portare a casa un risultato positivo. E il frutto di quell’odio rischia di offrire prima ai siciliani e poi a tutti gli italiani una probabile nefasta vittoria di Berlusconi, o addirittura di elevare sugli altari gli apprendisti stregoni di Grillo.

Purtroppo il progetto di Giuliano Pisapia è destinato a restare “Una Grande Illusione”. E non vincerà l’Oscar della sana politica.

Per colpa di tre gatti rognosi.

UN ALTRO VIRUS ALL’ORIZZONTE

Un altro virus insidioso e pericoloso all’orizzonte

Tanti e tanti anni fa, mi pare che così comincino le fiabe, in un Paese lontano lontano di nome Italia, si pensava ancora che Berlusconi fosse mortale, anche se i più depressi di noi dicevano “Berlusconi prima o poi scomparirà, ma il problema sarà il berlusconismo che con i suoi guasti vivrà a lungo”.

Incredibilmente, e questo nessuno lo avrebbe pensato, nemmeno un regista acuto come Nanni Moretti che immagina un crollo apocalittico e assolutamente definitivo del Caimano, assistiamo invece oggi ad uno scenario impensabile: Berlusconi è tornato e il berlusconismo, come previsto, continuerà a lungo a produrre i suoi terribili effetti.

Il consiglio di Montanelli “gli italiani lo votino una volta questo benedetto Berlusconi, così si vaccineranno!”, non è stato un buon consiglio. Gli italiani lo hanno votato e rivotato e non si sono vaccinati.

Ora però c’è un altro virus, Grillo, (Casaleggio, per quanto inquietante, penso che senza Grillo non avrebbe presa a lungo) e sarebbe bene che non si ripetesse l’esperimento di votarlo perché “accada quel che deve accadere, tanto meglio, così gli negli italiani si formeranno gli anticorpi e ce ne liberiamo!”.

No, per favore: è un ragionamento senza capo né coda.

A parte il fatto che stiamo già assistendo al disastro di Roma, ammettiamo per un momento di poter scindere Grillo dal grillismo.

Questa volta forse Grillo ha meno possibilità di essere immortale.

Berlusconi si prendeva frequenti pause di riflessione, chiamiamole così, mentre Grillo, questo bisogna ammetterlo, è sempre sul pezzo, sempre che sbraita, che strabuzza gli occhi, che sputacchia, che inveisce con la giugulare tesa allo spasimo e ad un certo punto è anche possibile che stramazzi di schianto al suolo, per poi riprendersi, per carità, ma possibilmente solo per la vita famiglia.

Ma a quel punto il grillismo è già partito e non ne conosciamo assolutamente gli effetti.

E se fosse ancora peggiore del berlusconismo?

Se una politica basata sulla menzogna come sistema di presa sul pubblico disinformato, sul pressapochismo, sull’ignoranza totale dei più elementari principi di economia oltre che di tutto, assolutamente di tutto, producesse una società ancora più difficile da recuperare fino a decretarne la morte?

Come e quando sperare di vedere il nostro Paese risollevarsi?

Quanti decenni ci vorranno?

E chi avrà la forza di farlo?

Bisogna che ci pensino bene questa volta gli arrabbiati prima di votare.

Lasciamo perdere l’informazione che non si capisce bene a che gioco stia giocando e gli estimatori diamoli per persi, ma i delusi, gli scontenti, i disinteressati, i non informati, la prossima volta non ripetano il dispetto del referendum.

E’ un dispetto del cavolo ed è come castrarsi da soli.

BREVIARIO DI REAZIONI DEI LEADER EUROPEI ALLA STRAGE DI BARCELLONA

BREVIARIO DI REAZIONI DEI LEADER EUROPEI ALLA STRAGE DI BARCELLONA

Dobbiamo restare uniti.

Esprimiamo profondo cordoglio.

Ci stringiamo attorno al dolore delle famiglie.

La barbarie non vincerà.

La paura non piegherà gli uomini liberi.

La nostra solidarietà alle vittime.

Con il cuore e con la mente a Barcellona.

Siamo vicini ai nostri amici spagnoli.

Vile e atroce attacco alla civiltà.

Siamo contro questi criminali brutali.

Siamo distrutti per il vile attentato.

Pensieri e preghiere.

Non abbassiamo la guardia.

I nostri pensieri sono con tutto il popolo spagnolo.

Tragedia della follia.

I nostri simboli sono sotto attacco.

Sgomento e angoscia.

Un orrore senza fine.

La nostra forza è stare insieme.

Il terrore non ci piegherà.

La nostra resistenza è più forte della loro ferocia.

Dolore per l’orribile attacco nel cuore dell’Europa.

Vile attacco al cuore vivo dell’Europa.

Attacco al cuore del Mediterraneo.

Il popolo catalano reagirà.

Siamo sgomenti. Lotta senza quartiere.

Ancora una volta la mano vigliacca ha colpito ciecamente.

Preghiamo per le vittime.

Profondamente turbati.

Ci stringiamo uniti nel dolore.

Stretta e calorosa vicinanza.

Un grande abbraccio solidale.

Nessun terrorista metterà in discussione libertà e civiltà.

Il nostro amore è più forte del loro odio.

Profondo dolore e cuore a pezzi. Condanniamo.

Reagiamo insieme.

Vicinanza e sostegno.

Il desiderio di sicurezza e di pace rimane saldo nei nostri cuori.

Bandiere a mezz’asta.

In segno di solidarietà il Colosseo resterà spento dalle 22 alle 22,30.

(Breviario di reazioni dei leader europei da conservare per la prossima occasione – Mattia Feltri – La Stampa).

Parole, tante parole, ma ho l’impressione che la collaborazione sia a zero. Se si parlassero di più, tramite i canali giusti, forse si riuscirebbero a trovare prima questi personaggi e non dopo, quando è troppo tardi. Forse è solo una pia illusione, ma a quanto si è saputo, per esempio, la Catalogna, non ha collaborato con la Spagna, neppure dopo aver scoperto il covo dei “banditi” mezzo saltato in aria, dove comunque avevano accumulato un centinaio di bombole di gas.

IL FANCAZZISTA

IL FANCAZZISTA

Si vede che il mio computer è nuovo, ma particolare, non sottolinea più in rosso la parola ”fancazzisti”. L’Accademia della Crusca l’ha accettata? Forse, ma mi resta il dubbio.  Comunque sottolinea in rosso la parola “fancazzismo”. Un po’ di soddisfazione, via, ci vuole.

Ma ritorniamo al dunque: chi sono questi fancazzisti? Sinceramente sento la parola, ma non so spiegarla.

Mi viene in aiuto un articolo che ho letto sul “Resto del Carlino”, intitolato “Professione fancazzista” di Viviana Ponchia.

La giornalista spiega che non si tratta di una volgarità, ma di una scuola di pensiero che il vocabolario restituisce come “tendenza a non fare nulla”.

Ma non dobbiamo lasciarci ingannare. In realtà gli aspiranti fancazzisti lavorano moltissimo, a tempo pieno. Questo lavoro richiede, infatti, una volontà di ferro, nervi d’acciaio, faccia di bronzo.

I tre talenti non vengono mai insieme.

Non si può pensare di cavarsela con una botta di fortuna.

Non basta nemmeno travestirsi: vestaglie di cachemire, pigiami da sera e babbucce colorate, non fanno un fancazzista.

Nemmeno un bestiario tatuato sul bicipite, una tartaruga al posto della pancia o la folla in delirio suo social.

Fancazzisti si nasce.

In un universo parallelo, dove le cose si fanno in un altro modo. Inutile cercare di capire perché un fancazzista fasciato da un costumino che farebbe ridere tutta la spiaggia, possa guadagnare 24000 mila euro l’ora giocando a fare il deejay.

Per essere veri fancazzisti è necessario essere ottimisti e vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, di cosa, non si sa.

Un candidato al fancazzismo deve avere la certezza che comunque finirà, ci sarà sempre una barca con i divani bianchi su cui dimenarsi o al limite una palafitta di lusso a Miami. Dove soprattutto poter contare su una famiglia che non lo spinga a scaricare la frutta al mercato al primo accenno di deboscia, ma anzi assecondi la sua smania, intestandogli una ricca porzione di un patrimonio azionario ricchissimo.

Un fancazzista che duri nel tempo deve darsi delle regole.

Almeno tre: curare lo spirito, la mente e il corpo.

Se manca tempo, basta il corpo

Deve poi sapere travisare le misure come un pescatore e deve ammettere con coraggio di sciare meglio di Alberto Tomba.

Ibernarsi una volta al giorno.

Spargere vibrazioni positive come una lampada di sale.

Lavoro matto e disperatissimo.

Ecco perché di Gianluca Vacchi ce n’è uno solo.

Per chi è curioso di sapere chi sia questo fancazzista e se ha proprio del tempo da perdere, ecco un link, tra i tanti: http://www.ultimora.news/Chi-e-Gianluca-Vacchi-biografia-patrimonio-balli

LA CIMICE SULL’ULIVO

LA CIMICE SULL’ULIVO

Questo articolo di Giuseppe Turani, non posso perderlo, è troppo bello. Resterà nel blog a memoria futura.

La cimice sull’ulivo

Le microspie del Noe nel giardino di papà Renzi. L’odio per Matteo da dove nasce.

di Giuseppe Turani | 19/07/2017

Ogni giorno emergono nuovi particolari sull’accanimento con il quale si è cercato in tutti i modi di incastrare Matteo Renzi nell’affare Consip. E si è andati giù pesante, senza paura del ridicolo. L’ultima rivelazione è che a un certo punto i carabinieri del Noe (suppongo su istruzioni del solito Woodcook) decidono di organizzare un’intercettazione ambientale a carico del padre Tiziano Renzi. Probabilmente incontrano qualche difficoltà nell’introdursi in casa, e così decidono di procedere dall’esterno. Piazzano ben tre cimici: una sul muretto di cinta della casa di Tiziano Renzi, una seconda sullo stipite della porta carraia e la terza (e qui siamo davvero alle comiche) su una pianta d’ulivo del giardino.

Era l’inverno 2016-2017, forse c’era maltempo, sta di fatto che è lo stesso capitano Scafarto (quello accusato di aver falsificato altre intercettazioni) a informare, desolato, la propria procura che le intercettazioni “all’aperto” non hanno funzionato, non si capisce niente, solo scariche, forse solo il dolce battere della pioggia sulle foglie dell’ulivo.

Grande scrupolo investigativo o solo uno dei tanti episodi di odio verso Matteo Renzi? A questa domanda risponderanno e indagini in corso.

Per ora, quello che si sa è che l’odio verso il segretario del Pd è molto diffuso, soprattutto a sinistra, e molto forte.

In proposito c’è una tesi dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati, amico e ammiratore di Renzi, abbastanza curiosa. L’avversità nascerebbe dalla storia stessa di quella sinistra: il mondo a cui si riferiva è crollato, insieme ai suoi valori, ma i suoi protagonisti non sono mai riusciti (per pigrizia, probabilmente) a elaborare il lutto della sconfitta. Non sono mai riusciti a ammettere il fallimento della loro ideologia e quindi a cercare strade nuove. E’ assai più semplice, e consolante, attribuire la propria cattiva sorte all’ingresso in scena di uno come Matteo Renzi, che non appartiene alla loro stressa storia, un alieno. Da qui l’odio e il tentativo di rimozione per ristabilire il vecchio ordine.

Tesi (che qui ho un po’ semplificato) colta e suggestiva, ma che si sposa benissimo con la versione più prosaica e politica della stessa storia. Renzi è odiato dalla sinistra-sinistra perché ha portato via loro il giocattolo, la ditta”, il Pd, il potere.

Una volta ho fatto un piccolo calcolo, molto a spanne, ma che credo sensato. In Italia ci sono un milione e mezzo di persone che vivono di politica (deputati, presidenti regioni, assessori, sindaci, consiglieri società pubbliche, portaborse, ecc.). Poiché il Pd conta per circa il 30 per cento, si può facilmente stimare che questo “popolo” che ruota intorno alla politica appartenga almeno per un terzo al Pd. Sarebbero cioè 500-600 mila le persone che devono il loro ruolo in politica (e i loro redditi) all’esistenza del Pd. Questa, in parole povere, era la “ditta” di Bersani. Questa la “cosa” che Renzi, conquistando il Pd, ha sottratto alla sinistra-sinistra. Poi ci sarà anche la mancata elaborazione del lutto, ma all’istante c’è una perdita di potere catastrofica: per colpa, appunto, di un alieno, di un Matteo Renzi che non esce dalla loro stessa storia. E che quindi viene visto come un abusivo, un saccheggiatore, un predatore.

Il fatto che poi lo stesso Renzi abbia conquistato il suo potere attraverso congressi e primarie, cioè con metodi assolutamente democratici, è secondario ai loro occhi.

Quello che conta è che lui ha il potere, e loro non più.

Quindi va distrutto, magari anche impiantando una microspia sull’ulivo del giardino di papà, a registrare la pioggia battente.

IL “MONUMENTALE” GIULIANO FERRARA

IL “MONUMENTALE” GIULIANO FERRARA

“La verità fa male alle copie vendute, fa male al senso di sé della grande stampa, fa rari i contatti con il famoso “primo partito italiano”.

Così lo prendono sul serio, fanno i titoli che a lui convengono, i retroscena: sembra una lotta tra l’Europa cattiva delle banche e questo scassinatore di scatole di tonno da strapaese.

Un vaffanculo così non si era mai visto, ma con quei titoli passa per un duello con l’establishment, ma mi faccia il piacere, amico Fontana, ma mi faccia il piacere, Marione Calabresi.

Grillo è subcultura. Subpolitica. Subspettacolo.

Promuoverlo statista e leader ha del fantasioso, richiama la seriosità di un’informazione che ha perso il contatto con la realtà, preferisce intrattenersi e intrattenerci con la subrealtà.

Uno va in Kenia da Briatore. Torna e diventa liberale per settecentomila sporchi euri, euri al plurale.

Che altro si può sperare dell’uomo che ha conferito a Roma la signora Virginia Raggi e il signor Marra, anzi i fratelli Marra?

Mi preoccupo per i connazionali detti elettori a 5 stelle.

Hanno scelto lo sberleffo.

Non si fidano dei partiti.

Non si fidano dei movimenti seri.

Non si sono fidati di Renzi.

Si sono comportati da stupidi, per rabbia, per ignoranza, per spirito bue.

E che bidone ci hanno rifilato, che immensa perdita di tempo, che storiella da Tg7 o da Strafatto quotidiano.

Meglio di Grillo. I ladri. I corrotti. I peccatori. I Politicanti. Raggi e Scilipoti. Meglio di Casaleggio. Chiunque. Un passante, un topino da poco, un contabile di quelli che non usano altro che nei racconti di Gogol.

Si fanno i fatti loro, ci tradiscono da secoli in tutte le società antiche e moderne, rodono e rosicano, ma qualcosa sanno fare, e all’atto pratico riescono perfino a governare, si fa per dire, un popolo di corrotti, di imboscati, di invalidi falsi, di protetti, riprotetti, dipietristi e falsi emarginati quali noi siamo, in particolare i gggggiovani cosiddetti dai 18 ai 34 anni.

Sempre con l’assistenza della pubblica informazione e di gran parte di quella privata.

Michele Serra, che l’ha capita, forse la finirà di assistere sdraiato allo spettacolo.

Ma è incredibile che non si trovino dozzine di profeti, commentatori, direttori, opinionisti capaci di dire queste elementari verità, di sussurrarle con la precauzione di un condom, allo scopo di non partorire falsa politica e falsa informazione per una falsa associazione illegale, di natura eminentemente fascista e antidemocratica, che si è impadronita delle fantasie malate, morbose, ignoranti di tanti italiani e gli ha rifilato la faccia di Di Maio, il libro di Di Battista e tutto il resto.

Siete in arresto, dicevano.

Arrendetevi.

Ed erano solo un branco di avidi cretini”.

(Giuliano Ferrara)