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CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

Fa l’avvocato ma fa una gaffe stratosferica, internazionale.

Centuplicata per uno che fa l’Avvocato.

Dichiara la revoca della concessione ad un gruppo (italiano) quotato in borsa. Ne provoca il dissesto.

Poi viene smentito da qualche bravo burocrate dello Stato che gli spiega che non può revocare a piacere. Che ci sono leggi, procedure, condizioni da rispettare.

E si rimangia tutto.

E la buttano in caciara (i finanziamenti dei Benetton al Pd) per distrarci dalle gaffe. Poi si viene a sapere che i finanziamenti li ha presi la lega.

Fa difetto a Conte, avvocato, e ai suoi due grandi elettori, Salvini e Di Maio, la differenza tra Stato e governo.

Quest’ultimo non è il proprietario dei beni pubblici. E neanche di quelli dati in concessione. Il proprietario è lo Stato.

La concessione in gestione di un bene pubblico non è nelle disposizioni personali del governo.

Riguarda tutti noi italiani, lo Stato.

Per questo ci sono procedure, condizioni, obblighi dei contraenti che valgono sia per sottoscriverla che per revocarla.

Conte non poteva non saperlo. La sua gaffe sarebbe da dimissioni.

La sproporzione tra l’immensa tragedia di Genova e dei poveri connazionali morti e lo spettacolo di queste beghe miserabili, figure di cacca, disastri di Borsa, ignoranza del diritto, porta ciascuno di noi ad avvertire un senso di disgusto a dover parlare delle gaffe di un governo di inetti.

Ma ora si pensi a Genova.

ll punto è, purtroppo: ma questi teatranti incompetenti sono in grado di pensarci?

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LA GIUSTIZIA SOMMARIA DEI TAGLIATESTE

LA GIUSTIZIA SOMMARIA DEI TAGLIATESTE

Siamo in pericolo.

Ma non per i tanti ponti “vecchi’ esistenti, o meglio non più della probabilità che uno dei tanti veicoli circolanti, con le gomme troppo usate, ci venga addosso mentre stiamo guidando.

E non voglio dire che non ci siano responsabilità per quel ponte sospeso, ci mancherebbe, ma la mia percezione altissima di pericolo viene dall’ascolto, in specie di Toninelli, il Maio e conte, affermazioni da brividi che ricordano la giustizia sommaria dei tagliateste, rivoluzionari francesi, reazioni “a cazzo ” si direbbe volgarmente.

Revochiamo la concessione, nazionalizziamo le autostrade, 150 milioni di multa, colpa dei governi precedenti e del Pd che ha preso soldi dai Benetton, cosa assolutamente falsa, autostrade ha sede all’estero e non ci paga nemmeno le tasse.

Il Paese vacilla sull’orlo del baratro, deve scegliere tra i fondamentali della nostra amata, anche se non perfetta, democrazia, e il diventare un luogo in cui uno o più ministri della Repubblica spargono bugie e letame, impunemente.

Questi i risultati della democrazia diretta. Forse è già troppo tardi.

LA CULTURA DEL SOSPETTO

LA CULTURA DEL SOSPETTO

Tra i vari interventi ascoltati sulla tragedia di Genova, uno mi ha colpito in particolar modo: quello del Direttore, Gian Luca Pellegrini, della rivista specializzata ” Quattro Ruote”: ” Questa tragedia “ha detto “è figlia di trent’anni di Oscurantismo”.

Ho fatto un calcolo istantaneo, perché trent’anni?

Trent’anni corrispondono esattamente alla nascita e allo sviluppo in questo Paese della “cultura” del sospetto, della “cultura” giacobina e giustizialista, dove hanno pascolato: Intellettuali, giornalisti, intere redazioni, dove sono state costruite trasmissioni televisive ad hoc, dove sono nati partiti politici, dove furbi magistrati, prima hanno indagato sulla politica e poi ci si sono buttati dentro.

In questi anni, la cultura del sospetto, ha fatto la fortuna di sconosciuti scribacchini di provincia, come Michele Santoro o l’’Annunziata, Marco Travaglio, Stella, col suo disastroso libro, Telese, Paragone.

Certamente me ne dimentico qualcuno, ma sono tanti.

Dietro ogni opera Infrastrutturale c’era: corruzione, mafia, camorra, non si entrava nel merito e nella verità, ma si partiva da un presupposto e un postulato: tutti i politici sono disonesti e corrotti (Cit. di Davigo, magistrato). C’è una tale sfiducia nelle capacità organizzative e gestionali della società, che tutto si riduce solo al pericolo di corruzione, di infiltrazione malavitosa.

L’attività umana è cattiva perché l’uomo è cattivo.

Un’ulteriore riflessione mi ha portato a pensare che il m5s non sia stata una disgrazia piovuta dal cielo, ma il prodotto di quei “30 anni di oscurantismo”.

E così si lascia morire un paese, con la cultura del sospetto, si dice di no alle olimpiadi, si dice di no alla Tav, si dice di no alla Tap, si dice di no al rinnovamento del ponte Morandi a Genova e tanti altri no che non conosco, ma che ci sono sicuramente.

Le uniche cose costruite, anche bene, sono state l’alta velocità, e la variante di valico nell’appennino tosco-emiliano, oltre a terminare qual cantiere aperto da 50 anni che era la Salerno Reggio Calabria.

E poi tutto è combaciato, tra i più appassionati sostenitori del movimento del comico genovese, si ritrovano, per esempio, tutti gli ex magistrati della stagione di mani pulite e tutti quegli Intellettuali e quei giornalisti accennati prima, che hanno fatto soldi e fortuna proprio su quella stagione, abbeverandosi alla prassi forcaiola.

Poi la riflessione mi ha portato a pensare che tutta questa pletora di personaggi, supportati e coadiuvati dalla sinistra scissionista e radicale, sono i più accaniti nemici del Riformismo Liberale di Matteo Renzi.

E il puzzle è apparso chiaro.

Un piccolo esempio purtoppo di attualità:

C’è ansia di trovare un colpevole per la tragedia di Genova e il governo non attende l’inchiesta e punta immediatamente il dito contro Autostrade per l’Italia, con il premier Conte che ha annunciato immediatamente l’avvio della procedura per la revoca della concessione alla società, senza attendere alcun tipo di accertamento circa le cause dell’accaduto. “Non c’è tempo”, dichiara Conte.

Il trio del governo, Di Maio, Salvini e Toninelli, già poche ore dopo l’incidente, avevano già il nome del colpevole del disastro accaduto.

Secondo Di Maio, maestro della cultura del sospetto: “I responsabili hanno un nome e cognome e cioè Autostrade per l’Italia”. Senza informarsi, con la supponenza che possiede, ha la presunzione di sapere già tutto.

Di Maio aggiunge, ancora, che tutti i governi avrebbero sempre appoggiato i Benetton, proprietari di Autostrade per l’Italia, in questi anni, perché la società autostrade ha sempre finanziato le campagne elettorali di tutti i partiti del passato, di tutti i partiti del governo del passato.

Questa è la cultura del sospetto: tutti i governi precedenti hanno preso i soldi dai Benetton, non solo, ma hanno finanziato le campagne elettorali, ovviamente, del Pd di Renzi e quindi sono del ladri e dei corrotti.

A questo punto provo schifo, per questi sciacalli.

 

L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

Ora basta con no a tutto. Guardate le conseguenze e tirate le conclusioni.

Cos’è la Gronda di Genova, breve storia di un’opera ostacolata dalle polemiche politiche

Doveva alleggerire il traffico dell’A10 sul tratto del ponte crollato nel capoluogo ligure. Ma la dura opposizione dei comitati “No Gronda” hanno rallentato tutto

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 Ponte Morandi, Genova

Uno degli argomenti destinato ad alimentare le polemiche politiche dei prossimi giorni è la questione della Gronda di Genova, una nuova autostrada che avrebbe dovuto collegare Genova con le autostrade del nord per alleggerire il traffico sul viadotto dell’A10 e sul ponte Morandi, tragicamente crollato il 14 agosto. ieri.

Un progetto fortemente osteggiato dai comitati “No Gronda” del Movimento 5 stelle, e solo pochi giorni fa, in continuità con questa opposizione, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva inserito quest’opera tra quelle destinate ad essere ridiscusse, o cancellate, dopo che a settembre 2017 il decreto del ministro Delrio, che lo ha preceduto alle Infrastrutture, aveva approvato il progetto dichiarandolo di pubblica utilità.

In previsione dell’”esaurimento” del ponte Morandi (quello crollato), da anni era stato elaborato il progetto Gronda, un altro sistema viario, con un altro ponte, costruito con criteri più sicuri e moderni. Ebbene, contro questo progetto, finanziato da Bruxelles, peraltro, si è scatenata una furia ecologista senza pari. Con, e questo va detto, i 5 stelle in prima fila. In rete è possibile trovare i filmati dove Beppe Grillo, con la solita iattanza e la solita ignoranza chiede addirittura che si usi l’esercito contro quelli favorevoli al progetto Gronda. In consiglio comunale, quando qualcuno ha avanzato il sospetto della pericolosità del ponte Morandi, i 5 stelle hanno definito la denuncia “una favoletta”.

Ma cos’è la Gronda? Il sito di Autostrade per l’Italia definisce l’opera come una:

“nuova infrastruttura che comprende 72 km di nuovi tracciati autostradali e si allaccia agli svincoli che delimitano l’area cittadina (Genova Est, Genova Ovest, Bolzaneto), si connette con la direttrice dell’A26 a Voltri e si ricongiunge con l’A10 in località Vesima. Data la complessità dal punto di vista orografico del territorio attraversato, il nuovo sistema viario si sviluppa quasi interamente in sotterraneo e prevede 23 gallerie, per un totale di circa 54 chilometri, circa il 90% dell’intero tracciato, con sezioni variabili fino ai 500 metri quadri dei cameroni di interconnessione tra gli assi autostradali”.

“Le opere all’aperto comprendono la realizzazione di 13 nuovi viadotti e l’ampliamento di 11 viadotti esistenti”

“Le autostrade dell’area genovese svolgono oggi anche la funzione di tangenziale per il traffico urbano e di scambi con volumi di traffico molto elevati; in molti punti della rete si registrano flussi superiori ai 60.000 transiti giornalieri, con un’alta percentuale di veicoli commerciali. Diventa pertanto fondamentale dividere il traffico cittadino da quello di attraversamento e dai flussi connessi con il porto”.

“Il Progetto della Gronda di Genova si pone l’obiettivo di alleggerire il tratto di A10 più interconnesso con la città di Genova – cioè quello dal casello di Genova Ovest (Porto di Genova) sino all’abitato di Voltri – trasferendo il traffico passante sulla nuova infrastruttura, che si aggiungerà all’esistente, costituendone di fatto un potenziamento “fuori sede” “.

Ma la Gronda non ha avuto vita facile. Come ricorda il Sole 24 Ore, Il 4 dicembre 2012 fa scalpore una dichiarazione dell’allora Presidente degli industriali di Genova, Giovanni Calvini, a proposito della Gronda. Testuale: “Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto ‘no'”, un chiaro riferimento all’opposizione pentastellata all’opera.

Quattro anni dopo è il sindaco Doria a mettere in discussione l’opera, durante un’intervento riportato dal Secolo XIX:

“I costi di interrompere a metà un’opera già partita, anche se ci si è resi conto che non era l’infrastruttura migliore, diventano insostenibili – ha sottolinea Doria – ma un’opera che non è mai partita, a un po’ di anni dalla sua progettazione (il primo progetto della Gronda risale al 1984, ndr) può essere invecchiata”

Parole che vengono stigmatizzate dal Movimento 5 stelle, il  portavoce regionale esulta sarcastico: “Come un pugile suonato, il sindaco Doria prende atto a distanza di 5 anni di come la Gronda sia un progetto inutile, dannoso e non necessario, come il Movimento 5 Stelle ripete da sempre. È l’ennesimo voltafaccia di un sindaco che ormai la faccia l’ha persa davanti ai cittadini”.

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 (Afp)
  Ponte Morandi, Genova

La Gronda era stata inoltre una delle grandi opere contro cui Grillo si scagliò nel 2014. A ricordarlo su TPI un video girato dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, quando il leader pentastellato si trovava a Roma al Circo Massimo assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere:

“Sei per il terzo Valico e tre-quattro miliardi di euro per la Gronda”.

“Dobbiamo fermarli con l’esercito. L’esercito deve stare con gli italiani. E dobbiamo ancora morire per i sottopassi allagati”.

Non è finita Sui social in queste ore è spuntato sui social un comunicato dei Comitati No Gronda del 2013. Nel testo, ospitato sul sito del Movimento 5 Stelle, venivano spiegati i motivi della contrarietà alla Gronda di Ponente, una bretella autostradale progettata a Genova. Poi, a un certo punto, il comunicato cita espressamente il Ponte Morandi:

“Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione conclusiva del dibattito pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche piu’ volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)”.

Ci sono voluti 10 anni di polemiche prima che l’operazione Gronda uscisse dalle discussioni politiche italiane e ottenesse l’ok da Bruxelles, necessario per finanziare il progetto. Nel 2017, dopo 33 anni di progetti, proteste, discussioni, mentre il traffico su quel tratto continuava ad aumentare, i costi di manutenzione dell’unico viadotto ad aumentare, fino al tragico epilogo del 14 agosto.

(https://www.agi.it/cronaca/gronda_genova_ponte_morandi-4270084/news/2018-08-15/)

 

Dicevano di no anche per la variante di valico sull’appennino tosco emiliano, costruito per alleggerire il peso dei trasporti su quell’autostrada altrettanto datata e pericolosa, ma fortunatamente è stata costruita. Ora funaziona bene e forse sta contribuendo a salvare vite.

Adesso abbiamo un altro grosso problema. Toninelli, grillino, attuale ministro delle infrastrutture, ha già detto che vuole ridiscutere il progetto di rinnovo dell’autostrada che passa per la città di Bologna. Tutto da rifare e, mentre si sta perdendo tempo, altre persone possono morire. L’autostrada che attraversa Bologna è strettissima, andava bene negli anni sessanta, data della costruzione, ma non è più adatta, da tempo, a sopportare il traffico di oggi. E Bologna è un nodo autostradale importantissimo, i progetti ci sono, ma i grillini, votati al no a tutto, vogliono mettere tutto di nuovo in discussione. E così per i prossimi anni sarà sempre peggio.

Foto della variante di valico, una delle tante gallerie.

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

Tutti i governi del nostro mondo italico, si son sempre chiamati col nome del premier: Andreotti (1,2,3, 4 ecc), Moro, Fanfani, Spadolini, Craxi, Prodi, Berlusconi (1,2 ecc), Monti, Renzi e Gentiloni. Perfino il governo Letta è passato alla storia come governo Letta il che è tutto un dire.

Questo passerà alla storia come governo giallo-blu, o giallo-verde, o pentaleghista, perché non si è capito ancora niente chi sia veramente a capo di questo governo.

Non si sa.

E’ un governo Salvini-Di Maio?  Boh? O Di Maio-Salvini?

Il correttore, quando scrivo Di maio corregge automaticamente in di mail.

Del governo conte non si ricorderà nessuno (non a caso il correttore anche stavolta non mente. Non me lo propone in maiuscolo. Pure il correttore prova pena per conte).

Meglio, perché viste le idiozie sfornate finora, non vorrei essere nei panni di conte tra dieci anni.

Ah però finalmente hanno tolto i vitalizi agli ex parlamentari!

Oddio, però, rischiamo di morire di morbillo ma vuoi mettere la soddisfazione.

QUESTO PAESE CADUTO IN STATO CATATONICO, PARE AVER RIMOSSO, CANCELLATO I SUOI ANNI BUI

QUESTO PAESE CADUTO IN STATO CATATONICO, PARE AVER RIMOSSO, CANCELLATO I SUOI ANNI BUI

Se qualcuno è convinto che l’assenza di memoria non generi danni, guardatevi intorno ed inorridite se ancora ancora non vi siete assuefatti.

Le parole hanno un peso, I gesti hanno un peso, le idee hanno un peso e vanno usate con perizia, soprattutto quando si governa un paese.

Non si ammicca con l’estremismo, non lo si assolve quando delinque, qualsiasi colore esso abbia.

In caso contrario si è conniventi, si sdoganano pratiche e comportamenti da censurare e denunciare.

Nessuna vittoria elettorale può costare tanto in termini di democrazia.

Non si coccolano i violenti, non si giustificano.

Si condannano, sempre e comunque.

Questo paese caduto in stato catatonico, pare aver rimosso, cancellato i suoi anni bui.

L’unico vaccino che può aiutarci è la memoria, lo studio e la cultura del ricordo.

Da non dimenticare mai!

ALZI LA MANO CHI SA COS’È LA TAP

ALZI LA MANO CHI SA COS’È LA TAP

Ho chiesto in giro, al mercato, o sull’autobus, persino dal parrucchiere, se qualcuno sapeva che cosa era questa famosa TAP di cui tanto si parla.

Pochissimi hanno risposto. e quei pochi hanno  detto che si tratta di un’infrastruttura inutile che non serve alla Puglia. Potenza della televisione disinformatrice.

Ma nessuno sa veramente cosa sia questa benedetta TAP, non è una bestia, un ratto, né una talpa e neppure un buco profondo mezzo metro, è, invece, un lavoro che interessa tanti continenti, e in proporzioni inimmaginabili rispetto all’Italia.

Innanzitutto si chiama Tap ossia Trans adriatic pipeline.

Ecco, precisiamo:

Si tratta di un insieme di progetti di infrastrutture parzialmente finanziati dall’UE e destinati a incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie al trasporto di nuovo gas naturale, proveniente dall’Asia centrale. Questa opera diversifica l’offerta e fa in modo che non si debba dipendere solo dalla Russia per il rifornimento di gas naturale.

È dunque un pezzo, quello finale, di un progetto più ampio: un gasdotto lungo complessivamente quasi 4 mila chilometri, di cui il tracciato Tap in senso stretto copre 878 chilometri (550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).

E noi ci intestardiamo per 8 chilometri.

Oppure ci fissiamo per alcuni ulivi che dovebbero essere abbattuti, (forse persino ammalati di xilella, visto che la Puglia ne è fortemente colpita e che l’Europa ha intimato il Presidente regionale Emiliano di abbatterli, pena una grossa multa).

Ma credo che sia solo una fine strategia, neanche una politica, per far in modo che Putin possa sempre avere in mano le chiavi dei rubinetti del gas per tutta l’Europa.

I cinque stelle e la lega (e il grosso Michele Emiliano) si sono sottomessi al volere del compagno detentore delle risorse uniche Putin.

Ed è anche per questo che Putin, sta tentando di distruggere un lavoro importante, per una buona parte dell’Europa  (Italia compresa) e che porterebbe ai cittadini italiani un risparmio del 10% sul costo dell’energia. Non vuole rimetterci qualche rublo e non vuole che l’Europa, in parte, si renda più indipendente dalle sue ricchezze naturali di gas.

Ma i nostri beoti al governo, e i creduloni in giro, ci cascano come pere marce. E pensano che la TAP sia solo un’ infrastruttura della Puglia o un grosso tubo del gas all’aperto su cui non si possono nemmeno appoggiare gli asciugamani (parola di Lezzi).

Non si sono informati di che cosa sia (loro sostengono che la politica sia superiore a qualsiasi altra conoscenza e quindi non leggono e non si informano, è sufficiente la loro superiorità su tutto).

Mi meraviglio dei legaioli al governo, dei produttori e piccoli industriali che hanno sostenuto e sostengono la Lega di Salvini. Risparmierebbero anche loro.

TU LE DICI: GUARDA QUANTE STELLE CI SONO IN CIELO, E LEI TI RISPONDE, MA LÀ C’È UN CANE CHE STA FACENDO PIPÌ

TU LE DICI: GUARDA QUANTE STELLE CI SONO IN CIELO, E LEI TI RISPONDE, MA LÀ C’È UN CANE CHE STA FACENDO PIPÌ

Da tempo, ma è cosa nota, sono un fan di Barbara Lezzi.

Sotto quella capigliatura bionda disordinata e felice ci sono delle sconnessioni neuronali che danno i brividi. Gli esempi si sprecano.

Avete mai provato a mettere un asciugamano su un gasdotto? No, signora, stanno tutti dieci metri sotto terra, non lo ha mai fatto nessuno.

Il Prodotto interno lordo l’estate scorsa è aumentato perché faceva caldo e i condizionatori giravano al massimo. Signora, l’Istat destagionalizza tutti i dati, stia tranquilla.

L’ultima riguarda la Tap.

Il gasdotto che parte dall’Arzerbaigian e che, arrivato in Italia, in Puglia, dovrebbe collegarsi alla rete europea: “Il Sud ha bisogno di altre infrastrutture”, dice la Lezzi per dire no alla Tap.

Signora, non è un’infrastruttura per il Sud, è un’infrastruttura europea, transcontinentale, per dipendere meno dal gas russo. In Puglia ne passano solo pochi chilometri, tutti sottoterra. Deve portare il gas in Europa, non in Puglia.

Ma le sconnessioni della Lezzi funzionano così. Tu le dici: guarda quante stelle ci sono in cielo, e lei ti risponde, ma là c’è un cane che sta facendo pipì.

La Lezzi è un caso molto evidente, ma quella delle sconnessioni è un dato generale dei 5 stelle. Vivono in un mondo talmente inventato, diverso dal nostro, che a volte risulta impossibile seguirlo.

La Tav e la Tap sono progetti internazionali, approvati da numerosi Stati, ma loro li vogliono bloccare facendosi forti dell’opinione di qualche migliaio di abitanti pugliesi o della Val di Susa.

Del resto del mondo non gli importa nulla.

Della realtà nemmeno (“Avete provato a appoggiare un asciugamano su un gasdotto?”).

Il decreto stupidità di Di Maio, partito con l’idea di tutelare i lavoratori, ne lascerà molti invece senza lavoro. Non importa, va bene così. La cosa importante è che quello che resta sia ordinato e felice.

Questa visione, ossessivamente giustizialista-perbenista, non è un caso.

Discende in forma diretta dal fondatore, Gianroberto Casaleggio, che tutti oggi chiamano un visionario, mentre era semplicemente un demente: fra le sue molte proposte (oltre alla democrazia diretta e altre sciocchezze), quella di rinchiudere i corrotti in gabbie, da sistemare ai bordi delle tangenziali urbane.

Il marchio di fabbrica dei 5 stelle è quello.

Il loro sogno, che però stanno perseguendo con una certa tenacia, è il ritorno a un’Italia silvo-pastorale che loro immaginano felice e pulita.

Poiché non sanno niente e sono figli politici di un demente, ignorano che gli italiani sono scappati a milioni in questo dopoguerra dalle campagne e che non vi ritorneranno mai.

Solo piccolissime avanguardie di radical-chic hanno ricomprato pezzettini di terra dei padri e stanno sperimentando la coltivazione di carote e broccoli come stile di vita.

Loro (non la Lega di Salvini) sono contro qualsiasi grande opera, cioè contro qualsiasi cosa che vada oltre il borsellino della casalinga di Voghera.

Eppure, dicono i sondaggi, i 5 stelle e i cugini della Lega, hanno in mano il paese. Come mai?

Per avere la risposta basta guardare a che cosa si è ridotta la politica tradizionale.

Il Pd sembra un’assemblea di condominio, dove tutti si siano già presentati ben bevuti.

Forza Italia sta appesa alle gambe dell’82enne Berlusconi.

In più, dal mondo della politica tradizionale non arriva alcun messaggio sensato.

Il Pd vaga per le periferie, non si sa bene a fare che cosa, Renzi è in sonno, Forza Italia cerca di resistere all’Opa di Salvini e di altro al momento non si preoccupa.

E l’Italia? Ma, chi lo sa?

E quindi? Quindi i 5 stelle e i loro cugini leghisti vanno distrutti.

Come dice Giuliano Ferrara “non per quel che fanno, ma per quel che sono”, cioè una massa di ignoranti con idee ricevute da un demente politico.

D’altra parte, tutto era già chiaro sin dai tempi di Saint-Just e della rivoluzione francese: al re va tagliata la testa, non perché ha fatto questo o non ha fatto quello, ma perché è il re. Le rivoluzioni sono questo.

I leghisti e i 5 stelle vanno eliminati perché sono quello che sono: il contrario di un’Italia competitiva sui mercati, progredita, civile, settima potenza industriale del mondo.

(Giuseppe Turani – Sconnessi e felici)

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

Non facciamo classifiche, perché non sono pari.

Ma, per capire, è necessario correre il rischio di apparire schematici: i Cinque Stelle si stanno rivelando immensamente più pericolosi, e, politicamente, distanti e intollerabili, della Lega.

Salvini fa il bau bau sui porti e sui migranti. E attira su di sé, con una trappola propagandistica, le ire di tanti, che, purtroppo sono meno dei consensi.

Ma fatti? Sinora pochi. Anzi, sui migranti nulla. I 600.000 mila da espellere sono ancora tutti qui.

Mentre sul resto della politica del governo, specie sulle materie dominate dai Cinque Stelle, è il disastro.

Si avverano le peggiori aspettative.

Sulla politica economica, Di Maio ribadisce che il costoso e privo di coperture, contratto di governo, legge Fornero, flat-tax e reddito di cittadinanza, va applicato a dispetto del deficit di bilancio e del debito pubblico.

È l’esatto opposto delle tesi del ministro Tria.

È la vera bomba che porta allo scontro con l’Europa, e che riapre l’abisso della nostra compatibilità con l’Euro.

Sulla politica sociale, il decreto dignità di Di Maio ha aperto uno scontro sociale con le imprese, altro che la pace sociale promessa da Salvini ai suoi elettori del Nord, senza precedenti.

La flat tax e la legge Fornero, i pilastri del salvinismo, evaporano e sembrano in stallo.

Invece l’irrigidimento del mercato del lavoro e il colpo alle imprese e all’occupazione giovanile, è atto.

Opera di Di Maio.

Su Ilva, Alitalia, Tav e Tap, Salvini abbozza imbarazzato, ma Di Maio sta realizzando i suoi propositi distruttivi.

Le opere rallentano, si rinviano, si bloccheranno e le aziende, Ilva e Alitalia, entrano nel tunnel dell’incertezza, prologo al default.

La politica, i provvedimenti e i propositi di Di Maio e il suo decreto dignità sono un nauseabondo concentrato delle brutture populiste: demagogia, punizione per gli imprenditori, istigazione all’odio sociale, frantumazione egoistica della società.

L’incompetente ministro dichiara guerra a tutte le categorie che contatta: alla Confindustria, ai piccoli imprenditori, all’Inps, alla burocrazia pubblica, alle banche, ai pensionati, definiti “ricchi” se guadagnano 2000 euro e “privilegiati”, illegittimi e da punire, se ne guadagnano 3000.

Mezza platea di tranquilli pensionati comincia a tremare.

Come un fondamentalista islamico, il capo politico dei 5 Stelle, minaccia sfracelli sui costumi, lo stile di vita.

Decide ciò che è etico e ciò che non lo è, pubblicità, scommesse, giochi.

Si prospetta tristezza, divieti, obblighi a tutti i livelli e una torbida prospettiva illiberale.

Tutto questo mentre i dioscuri capi e ispiratori dei 5 Stelle, avanzano le loro lugubri e fasciste convinzioni sul futuro del Parlamento e della democrazia italiana.

Con che faccia, Martina e mezzo Pd, fanno ancora le loro stupide e ipocrite tabelline sulla pericolosità di Salvini e/o Di Maio?

E sul dialogo con i 5 Stelle? Avventuristi.

COMINCIO A TEMERE UN DISEGNO CRIMINOSO, DEL MINISTRO E DEGLI IMPRENDITORI, AI DANNI DELL’ERARIO

COMINCIO A TEMERE UN DISEGNO CRIMINOSO, DEL MINISTRO E DEGLI IMPRENDITORI, AI DANNI DELL’ERARIO

L’Ilva commissariata perde un milione di euro al giorno.

E un ministro inetto, bugiardo e in malafede dice che non c’è fretta ad aggiudicarla ai legittimi vincitori della gara pubblica.

Gara irregolare? Sono settimane che il ministro della disoccupazione insinua irregolarità. Non di chi ha vinto la gara, ma di chi c’era prima a dirigere il ministero che lui, adesso, dirige.

Di Maio è invidioso di Calenda. Sa che non ne è all’altezza. E, per questo, insieme ad Emiliano, vuole solo screditare l’ex ministro.

Una cialtronata che la dice lunga sulla statura morale, civile e politica di questi due buffoni. Se ci sono irregolarità, è interesse pubblico che la gara Ilva si annulli. Per farne subito un’altra e limitare le perdite.

L’interesse pubblico è aggiudicare subito oppure riaggiudicare, il prima possibile, con una nuova gara. Il ministro Di Maio, incurante dell’interesse pubblico, non fa né l’una e né l’altra cosa.

Perché Di Maio non lo fa? E perché i signori della Mittal, che lo stesso ministro ritiene non colpevoli di alcunché, non protestano e non abbandonano? Certo: sono ricattati. É ovvio. Ma, forse, non spiega tutto.

Comincio a temere un disegno criminoso, del ministro e degli imprenditori, ai danni dell’erario.

Il ministro sa che, al termine di queste perdite di tempo, ci sarà il fallimento della gara e la fine del disegno di rilancio dell’Ilva.

I privati, aggiudicatari della gara, sanno che se resistono e concedono tempo, e lasciano il pallino della rottura in mano a Di Maio, godranno alla fine di risarcimenti milionari.

La vittima di questi giochetti saranno i lavoratori dell’Ilva e i conti pubblici.

É mai possibile, però, che in questo bidone di paese e di politica populista siano solo due le persone interessate all’Ilva e all’interesse dello Stato? Il capace Calenda e il coraggioso Marco Bentivogli, capo della Fim Cisl.

Il resto, Pd, Cgil, Fiom, politici locali, tutti acquattati.

E complici.