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ESAGERARE PER CONFONDERE


ESAGERARE PER CONFONDERE

Ho sentito Salvini annunciare, in una delle sue solite interviste al volo, che non ha decine, bensì centinaia di proposte per il governo, a fronte dell’emergenza sanitaria che ci sta strozzando.
Beh! sono troppe, inevitabilmente qualcuna contraddirà l’altra.
Bastano poche idee, ma chiare.
Non una accozzaglia di proposte.
È un modo per rendere torbida l’acqua, per avere la scusa di non buttarsi, perché non si sa nuotare.

UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE


UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE

Quante cose, che non comprendiamo a fondo, ci vengono propinate in questi giorni.

Il calo del Pil.

L’ascesa dello spread.

Il crollo delle Borse.

L’esigenza di Coronabond.

L’allarme sulla tenuta di molte aziende che rischiano di non riaprire più, con il risultato di legioni di disoccupati in piazza.

Che significa tutto questo?

La nostra è, al di là di ogni dubbio, la società più ricca della storia, come mai due mesi di stop, possono portare, non a una qualche pur seria perdita, ma a una catastrofe?

Non ci è mancato nulla, non solo abbiamo avuto infinitamente di più dei nostri antenati, ma abbiamo potuto contare anche sul superfluo.

Insomma il nostro sistema, fatto di Pil e di Borse, di industria e di finanza, è indubitabilmente un gigante economico della storia.

Tuttavia, anche se è un gigante, sembra che rischi di sfracellarsi al suolo, solo per un mese o due mesi di stop.

Significa che è un gigante falso, fondato su una ricchezza più virtuale che reale.

Non capisco nulla di economia, però mi chiedo se non ci sia qualcosa da rivedere nel nostro modello economico occidentale, se due mesi di chiusura, rischiano di far saltare tutto e farci precipitare nella miseria o quasi.

CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO


CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO

Ormai siamo abituati: quando parla Matteo Renzi non si ascolta o si legge interamente il contenuto delle proposte e delle idee politiche, ma si critica a prescindere.

Come una sorta di capro espiatorio perenne, ogni cosa che riguarda Renzi viene utilizzata per criticare, tanto quello è il modo di affrontare un problema.

Invece, come spesso accade, dopo qualche giorno, le stesse cose dette da Renzi, vengono rilanciate da altri ed allora, magicamente, tali proposte vengono viste di buon occhio.

Qualche giorno, fa Renzi ha consigliato di iniziare a ipotizzare l’apertura graduale delle aziende e delle attività.

Il tutto su una semplice oggettiva e vera considerazione: con il coronavirus bisogna conviverci fino al vaccino.

Non si può rimanere in quarantena all’infinito e l’Italia non può fermarsi per lungo tempo ancora.

Sarebbe una crisi economica che ci porterebbe al declino senza via d’uscita.

Ecco che allora è giusto studiare strategie di uscita dalla chiusura e dalla paralisi del sistema Italia.

E solo per aver detto lo stesso, Renzi è stato come al solito criticato e deriso. Insomma la solita solfa, l’ha detto Renzi e quindi non va bene, è tutto da scartare.

Se ci fosse un pochino di onestà intellettuale e meno rancore personale o antipatia verso il leader di Italia Viva, certe discriminazioni non ci sarebbero e certi argomenti potrebbero essere sviluppati con maggiore serietà e concretezza.

Cerchiamo per una volta di accogliere consigli ed idee per il loro reale contenuto, senza usare Renzi come capro espiatorio di tutti i mali.

Renzi vi sta antipatico? Bene, ma se dice cose utili al Paese non devono essere ascoltate?

La scienza non vi piace? Ma se vi salva la vita non dobbiamo ascoltarla?

La competenza è antipatica? Volete farvi insegnare da maestri laureati su Facebook?

Abbiamo permesso per lungo tempo che l’ignoranza fosse sdoganata grazie ai social e alla superficialità.

Questa emergenza ci ha riportato con brutalità alla realtà. Senza scienza e competenza non si va da nessuna parte.

Bisogna riprendere in mano i fili del vero sistema culturale italiano. Abbiamo tante fantastiche persone ed energie che possono riportarci sulla corretta via. Dobbiamo investire su tutto ciò che siamo, ma che abbiamo trascurato e dimenticato per colpa del populismo.

L’Italia è una grandissima nazione: abbiamo davanti a noi l’occasione per resettare tutto il sistema che non ha funzionato. Dobbiamo avere però il coraggio di andare oltre e iniziare un nuovo cammino.

Ascoltiamo ed impariamo da chi conosce e sa, basta preconcetti e ipocrisie.

Le idee ci sono, lasciamole circolare e usiamole per il nostro bene, non solo di alcuni, ma per l’interesse di tutti.

AVEVA 17 ANNI


AVEVA 17 ANNI

Aveva 17 anni. 17 anni come potrebbe avere uno dei nostri figli. La vita davanti a sé.

Abitava, però, in un Paese dove se non hai l’assicurazione sanitaria puoi morire. Anche a diciassette anni.

Dove i servizi alla persona sono garantiti in base al reddito.

Hai la fortuna di essere o di essere diventato ricco?

Allora la vita ti è garantita, le cure migliori ti sono garantite, l’istruzione ti è garantita.

Non ci sono meriti in questa storia, solo privilegi.

E allora quando nella nostra bella Italia si parla di privatizzare la scuola, la sanità e i servizi alla persona, quando si dice che privatizzare alleggerirebbe la spesa pubblica, ricordiamoci di questo diciassettenne.

Un ragazzo che aveva degli amici, che andava a scuola, magari era innamorato, magari aveva dei sogni. Un padre, una madre, dei fratelli.

Di lui non conosciamo il nome, nemmeno la storia, sappiamo solo che non aveva l’assicurazione sanitaria.

È morto nel giro di 5 giorni.

Gli hanno negato il ricovero d’urgenza in una struttura medica della California. Lo staff medico aveva invitato il ragazzo a recarsi presso una struttura pubblica.

Lui, essere umano di serie B.

Nel tragitto ha avuto un arresto cardiaco e giunto in ospedale è morto.

Dicono che in Lombardia ci sia molta sanità data in mano ai privati, dicono.

Quello che so è che se ci vogliamo salvare, se vogliamo essere pronti, se vogliamo imparare qualcosa da questa esperienza tragica, dobbiamo richiedere, come cittadini, che la sanità e l’istruzione e i servizi alla persona siano implementati e pubblici.

Che siano un diritto di tutti.

Che l’esistenza sia un diritto di tutti.

E non votare quei politicanti che sbandierano la privatizzazione come la soluzione a tutti i mali.

Con la privatizzazione dei servizi pubblici si muore anche a diciassette anni.

Non dimentichiamocelo quando l’emergenza sarà finita.

La ricchezza non è un merito è solo un triste privilegio.

E come tale va trattata.

(Ludovica – Donne Blog)

 

CHE CE NE FACCIAMO DELLA “COMPRENSIONE”?


CHE CE NE FACCIAMO DELLA “COMPRENSIONE”?

Nelle ore successive al Consiglio europeo, trapela anche la netta diffidenza della cancelliera tedesca Angela Merkel, nei riguardi della proposta italiana e spagnola per gli Euorobond. La Merkel ha detto di avere “comprensione” nei confronti della situazione in Spagna e in Italia, ma che per Berlino il tema “non è all’ordine del giorno”.

Ennesima dimostrazione di come funziona il blocco dei falchi.

I governi dell’Ue si sono dati due settimane di tempo per presentare nuove proposte sulla fiscalità per contenere l’emergenza.

Una decisione che di fatto non decide niente.

Una perdita di tempo gravissima.

È il nulla, che ancora una volta l’Ue riesce a produrre, bloccata dai veti degli anti-europei del nord, in primis Germania, Olanda e Finlandia, cui si aggiungono Austria, paesi dell’Est, tutti contrari a condividere i rischi economici della nuova crisi.

Anche questa volta il virus interviene come amplificatore delle disuguaglianze economiche e sociali che attraversano le società europee, moltiplicando la pericolosità del virus e innescando un circolo vizioso con conseguenze potenzialmente devastanti.

Sembra quasi una rivincita che i paesi protestanti si vogliono prendere contro i paesi cattolici.

Una lezione per dirci. Vedete noi siamo i più forti e Dio è dalla nostra parte.

 

IL PAESE DALLA CULTURA DEFINITA “MOLTO CALDA”


IL PAESE DALLA CULTURA DEFINITA “MOLTO CALDA”

Gli italiani tendono all’aggregazione, a una vita sociale attiva, che ha contribuito a diffondere il contagio.

Per questi motivi, è importante “tenere le persone separate e impedire ai malati di entrare in contatto con persone sane”, ha detto Levitt (*), sottolineando come il distanziamento sociale sia fondamentale, visto che l’ipotesi di un vaccino è ancora lontana.

Il biofisico ha poi aggiunto che essere stati vaccinati contro l’influenza avrebbe aiutato.

Le probabilità che il coronavirus venisse rilevato e non scambiato per un influenza sarebbero state più alte.

Questa situazione non ha giovato all’Italia, un Paese dove è forte il movimento no vax, ha sottolineato il biofisico.

Pensare che per oltre 10 anni Lega e 5s hanno intossicato il Paese con propaganda no-euro/no-vax/no-tap/no-tav/no-gronda/-no-trivelle ed ancora governano, predicano, amministrano importanti e fondamentali regioni d’Italia, ora dovrebbero essere cacciati a pedate e condannati per strage dei nonni.

Quando tutto questo finirà, avremo l’onestà di rivisitare il nostro recente passato per scoprirne l’assurdità?

Avremo la forza di riconoscere che il sovranismo, il populismo, la democrazia senza mediazioni, uno vale uno, l’uomo qualunque, senza qualità, che diventa ministro, sono state gigantesche prese in giro, attentati alla storia centenaria e insanguinata delle democrazie occidentali?

Oppure insisteremo pervicacemente negli errori?

Donald Trump, Boris Johnson, i Visegrad, Salvini, i cinquestelle avranno ancora la capacità di attrarre consensi o i cittadini li ricacceranno nell’anonimato dal quale sono venuti?

Siamo noi tutti che dovremo ricostruire una società funzionante, tutti noi.

Avremo le capacità, avremo la lucidità di imparare dagli errori e migliorare?

Tocca a noi cittadini, italiani, europei, e dobbiamo cominciare a prepararci da subito.

Non avremo molto tempo.

Le persone in gamba le abbiamo anche noi, mica solo i coreani.

Dovremo scovarli, metterli nei posti giusti ed aiutarli.

Chissà che non venga fuori qualcosa di buono.

 

(*) Michael Levitt (Pretoria, 9 maggio 1947), è un fisico sudafricano naturalizzato statunitense, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 2013, assieme a Martin Karplus e Arieh Warshel, per gli studi sullo sviluppo di modelli multiscala in grado di descrivere reazioni chimiche complesse[. È la prima persona di origini sudafricane a vincere questo riconoscimento. (Da Wikipedia)

UNA REALTÀ CHE DIVENTA CRUDELE.


UNA REALTÀ CHE DIVENTA CRUDELE.

Il nostro governo, nella persona del Presidente Conte, ha spesso avuto parole di elogio e di lode per i medici, gli infermieri e gli operatori sociali che, in questo periodo drammatico, stanno mostrando, la loro estenuante e laboriosa alacrità, nel prestare le loro professionalità per assistere, curare e aiutare chi sia stato colpito dal virus.

Lo abbiamo visto tutti, continuiamo a vederli e chissà per quanto tempo ancora, pronti a non cedere davanti all’urgenza e al bisogno dei malati.

Le testimonianze sono le loro facce segnate pesantemente dalle mascherine, le mani arrossante dal costante uso di guanti in lattice, le ore continuate di lavoro senza sosta, per la tragica mancanza di sostituti.

Siamo informati circa le debolezze e le mancanze del nostro sistema sanitario, sappiamo come non fossimo preparati a fronteggiare una emergenza di questa portata.

È vero, è eccezionale nella sua manifestazione e nella sua profonda gravità.

Certo non è accaduto tutto in un paio di giorni, né in una o due settimane, ma la rapidità del virus ha sorpreso tutti, con il suo incalzante ritmo e, in breve tempo, ci siamo trovati in difficoltà, deboli per far fronte alla grossa portata della pandemia.

Nessuno di loro si è risparmiato, molti sono rimasti anche prigionieri del virus e quindi colpiti per non poter dare l’aiuto previsto.

I morti sono troppi.

Ma sappiamo tutti come sia andata e come sta andando.

Quindi tutti coinvolti nella saga dei ringraziamenti, delle testimonianze di lode, con i grazie che si sprecano e le manate sulle spalle che non mancano mai.

Arriveranno altri medici, saranno al loro fianco, nella speranza che si allenti questo assedio alla loro integrità fisica psichica.

Non ce la fanno più e devono pur tirare un attimo il fiato. Speriamo bene e confidiamo in buoni risultati a breve.

Però si sta pagando una politica che ha messo la salute allo stesso livello di un servizio commerciale e speculativo. L’obiettivo è stato quello di “guadagnare” sulla salute della gente, prosperare, fare soldi, e in parte questi soldi sono stati messi nelle mani dei privati, perché fossero loro ad ingrossare il portafoglio. Vedasi il modello lombardo di formighiana memoria.

Conseguenze di questa politica sono terribili per tutti, lo constatiamo in questa emergenza, nella sanità pubblica. In dieci anni sono stati sottratti alla sanità pubblica: 37 miliardi, 70.000 posti letto, 359 reparti sono stati chiusi e tanti piccoli ospedali abbandonati o ridimensionati, al punto da essere inservibili.

Possiamo ringraziare a applaudire infinitamente questi operatori, ma ricordiamoci anche che non sono stati supportati dal pubblico, sono stati beffati dagli evasori delle tasse, da chi per vivere da pascià, è andato all’estero e là ha preso la residenza, da chi avrebbe potuto aiutare e invece ha preteso e continua a sfruttare la pubblica assistenza.

Adesso scopriamo che non siamo all’altezza di far fronte a epidemie, che tutto è insufficiente, che lasciamo morire a casa chi non ha la “fortuna” di essere portato in ospedale, e mettiamo i nostri sanitari nella condizione di dover scegliere tra chi lasciare morire e chi salvare.

Una realtà che diventa crudele.

E se il nord produttivo è messo in ginocchio, non oso pensare ciò che potrebbe succedere al sud, dove la sanità è sempre stata debole, per definizione.

Dopo questa prova di scarsa tenuta del nostro servizio sanitario nazionale, chi, passata l’emergenza, avrà la politica in mano, ci pensi su bene, su cosa è successo, avvii le procedure per permettere una sanità molto concreta e pronta per tutte le emergenze e consideri la salute dei pazienti, un bene primario al di sopra di qualsiasi guadagno, al nord come al sud.

Nel contempo attivi processi di controllo che “ficchino il naso” nella politica delle mazzette, delle concussioni e delle corruzioni. Il vero guaio della nostra sanità pubblica e non solo.

LA PRIMAVERA È TORNATA?


LA PRIMAVERA È TORNATA?

Non lo sappiamo, o forse non ce ne siamo accorti, presi da tutto quello che sta accadendo intorno a noi, eppure la primavera è tornata.

Una primavera un po’ surreale, per certi versi maledetta, ma pur sempre una primavera, fatta di alberi che fioriscono e rondini che tornano dai loro lunghi viaggi intorno al mondo.

In questa primavera noi abbiamo un compito importante: resistere!

Questa per noi è una primavera come mai ne abbiamo vissute, una primavera che difficilmente scorderemo. Il sole, il cielo azzurro, i fiori, gli uccelli che volano e cantano sono bellezze che, per il momento, possiamo ammirare solo affacciati alle finestre.

Ma l’atmosfera e il nostro umore non sono sereni come dovrebbero essere.

C’è chi è in prima linea e lavora giorno e notte per fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso, chi ha perso qualcuno dei propri cari o ha un parente malato ed è in apprensione, chi è in quarantena in quanto positivo al coronavirus (e magari da solo a casa), chi lavora fuori e sfida ogni giorno il virus.

Insomma sono tante le storie che potremmo raccontare in questa primavera, difficile per tutti, compresi i bambini che sono costretti a rimanere a casa e a cui è stata tolta la possibilità di frequentare la scuola, giocare all’aria aperta e vedere i propri amici.

Noi siamo in ansia, apprensione, abbiamo paura ma alla natura non importa del coronavirus, lei si non ferma per niente e nessuno, continua nell’avanzare delle stagioni e adesso è il momento della rinascita dopo un inverno che, seppur mite, l’ha vista un po’ sottotono nel mostrarci tutte le sue meraviglie.

Le giornate si allungano, la prossima settimana torneremo anche all’ora legale e dunque avremo un giorno con un’ora in più da gestire (a casa!). Tutta la bellezza della natura che si risveglia e la fortuna di vivere una nuova primavera ci è in qualche modo preclusa. Tanta è la voglia di uscire, di ritrovare i parenti e gli amici, di fare un picnic sui prati o in spiaggia, di abbracciarci e baciarci all’aria aperta, sotto il sole, di nuovo felici!

Tutto questo sarà nuovamente possibile un giorno, speriamo presto, e pensate quanto sarà bello dopo tutto quello che abbiamo vissuto.

Gli alberi in fiore, il canto degli uccelli, le margherite sui prati tutto ci parla di una terra che si risveglia e forse questo ci potrà dare comunque un po’ di conforto e una sana dose di ottimismo in questi tempi difficili.

La vita va avanti, nonostante quello che sta accadendo e la natura ci ricorda che, in fondo, la primavera torna sempre dopo l’inverno, anche quello più difficile e che di questa occasione dobbiamo fare tesoro per crescere, diventare più forti e migliori.

C’è un passo di una bellissima poesia, opera della giornalista e scrittrice Irene Vella, che sintetizza benissimo tutto questo…

“Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita”.

DUE PAROLE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA


DUE PAROLE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA

Il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega) (mi rifiuto di chiamarlo “governatore”, perché quando si va a votare per le elezioni regionali si eleggono i “Presidenti”), non ha bisogno di mascherina, ha bisogno di non parlare a vanvera con l’unico intento di andare contro il governo.

Se trova difficile arrestare la piena logorroica, si drappeggi una sciarpa attorno alla bocca, se ci riesce senza incaprettarsi.

In questo momento le sue uscite “propaganda style” non sono solo inutili, sono dannose al massimo grado. Io volevo questo ma non me lo hanno dato, io volevo quest’altro ma non sono io che prendo le decisioni, io ho detto questo ma non ho avuto riscontro, io, io, io – lega, lega, lega, la colpa è sempre degli altri.

Guardi che non abbiamo preso “Giuseppi” Conte per lo statista del secolo, né questo esecutivo come manna dal cielo, sappiamo semplicemente che sono loro a doversi occupare dell’orribile situazione che stiamo tutti vivendo.

E di certo hanno fatto e faranno errori, proprio come lei, come ciascuno che finisca di punto in bianco nel mezzo di una pandemia.

Frignarci sopra, però, non ci serve a una beata mazza, non salva nessuno, non alleggerisce il carico dei lavoratori della Sanità, non insegna agli italiani a rispettare le regole.

Sig. Fontana: lei è tutto il giorno in televisione, alla radio e sui giornali. Ha un dannato lavoro da fare, mai così dannato come in questo periodo, ma quando lo fa?

PERCHÉ NOI?


PERCHÉ NOI?

È la tipica domanda di chi viene colpito da una disgrazia senza apparente motivo, e si guarda intorno vedendo che agli altri non è toccata, o è toccata in misura minore.

Di solito, questa domanda non ha una risposta, perché il fulmine cade dove crede, e l’elemento casuale ha nella nostra vita un peso molto maggiore di quello che ci piacerebbe credere.

Eppure, questa domanda nasconde, nel nostro caso, un grande e perniciosissimo nostro difetto collettivo, quello di credere che, in fondo, i conti si possano non pagare mai.

Nel profondo del cuore, l’italiano è convinto di poter sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni.

Ecco un elenco di luoghi comuni.

Ricordiamoci come fanno i “luoghi” a diventare “comuni”.

  • Eleggo dei cialtroni a governarmi sperando di poterne ricavare un piccolo beneficio personale, o anche solo per antipatia verso “gli altri”.
  • Piuttosto che studiare e faticare cerco un modo per “andare avanti” lo stesso senza troppi sforzi? Se mio figlio va male a scuola, me la prendo con gli insegnanti che gli danno brutti voti, anziché con lui, o faccio ricorso al TAR se lo bocciano.
  • Se ho una responsabilità direttiva o amministrativa mi preoccupo solo di proteggere la mia immagine, evitando scelte impopolari e scaricando le mie responsabilità e i miei fallimenti su “altri”.
  • Se appartengo a una qualsiasi categoria faccio il possibile per “spremere” dalla collettività benefici giusti o iniqui, e per difendere rendite di posizione piccole e grandi.
  • Se sono un imprenditore, anziché investire nell’innovazione e nella crescita della produttività cerco modi per ottenere soldi pubblici, eludere le imposte, sottopagare il personale.
  • Se sono un comune cittadino, anziché accettare e applicare la legge e le norme di comportamento raccomandate dagli specialisti, preferisco il “fai da te” e passo il tempo a screditare istituzioni ed esperti e a diffondere notizie e opinioni false e manipolatorie.

Ebbene, tutto questo ha delle conseguenze.

In genere, queste conseguenze si sviluppano troppo lentamente per essere facilmente associate alle loro cause, specialmente da chi giudica “di pancia”, non studia e non approfondisce, pensa che la competenza sia inutile e che tutto si possa “sistemare” alzando la voce o raccontando barzellette.

Ma, a volte, capitano delle crisi in cui il prezzo di avere istituzioni farraginose, una classe politica apicale di semianalfabeti, uno spirito di cittadinanza inesistente, e insomma tutto quanto da anni molti continuiamo tediosamente a ricordare, si paga tutto e subito.

Arriva il conto, salato, e non c’è supercazzola che tenga: va pagato.

  • Hai un sistema istituzionale che delega irragionevolmente poteri chiave alle Regioni rendendo di fatto impossibile, specie in momenti critici, decidere e applicare una politica nazionale? Paga.
  • Hai un governo composto in maggioranza da persone mediocri, unite solo da un precario interesse tattico, che passano il tempo a cercare di capire come fregarsi l’un l’altro? Paga.
  • Hai un’opposizione che si può benevolmente definire cialtrona, che coglie ogni occasione per diffondere menzogne e lucrare su ignoranza e bassi istinti della “gente”? Paga.
  • Di fronte alle raccomandazioni globali dei competenti organismi internazionali, tu decidi di improvvisare una tua politica “fai da te”, bloccando voli che non dovresti bloccare, evitando quarantene che dovresti applicare, eseguendo test in modo difforme da zona a zona e da momento a momento? Paga
  • Hai delegato delle “prime donne”, come Zaia e Fontana a governare le regioni più produttive d’Italia, e quelle che più hanno bisogno di un’immagine positiva verso l’estero, a partire dalla Cina? Paga.
  • Hai concittadini che, durante un’emergenza sanitaria, rifiutano il ricovero, quando raccomandato, o scappano dalle zone di quarantena, per tornare a casa dalla mamma e diffondere il contagio anche dove non c’era? Paga.
  • E così via.

Ormai si sa con certezza che il contagio da Coronavirus ha colpito più direttamente l’Italia di altri paesi, ma si sa perfettamente che, come cittadini italiani, di questo evento dovremo pagare un prezzo molto più alto del necessario.

E sarebbe ancora più alto, astronomicamente più alto, se la nostra politica fosse già riuscita nell’impresa di smantellare il Servizio Sanitario Nazionale.

Per ora, il SSN funziona ancora abbastanza, soprattutto grazie a chi ci lavora, e si sta facendo integralmente carico di quest’emergenza.

Ricordiamoci di questi giorni, quando in futuro ci saranno scelte cruciali da fare.

(Ricevuta da un amico che qui si riconoscerà. Grazie)

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