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UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

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I POTERI FORTI

I POTERI FORTI

Ci si è spesso chiesto da chi fossero rappresentati e sostenuti i cosiddetti Poteri Forti e dove si annidassero.

Adesso, in occasione dei recenti avvenimenti politici, se ne cominciano a materializzare chiaramente le immagini e vedere la collocazione.

Sono trasversali in tutti i gangli della società civile e politica.

Sono i guardiani dell’esistente. Di quell’esistente che conosciamo tutti e che difendono con ogni mezzo.

E’ questa la ragione per la quale hanno come unico e comune obiettivo lo sfarinamento del PD e la sconfitta del suo attuale segretario politico Matteo Renzi.

Lo hanno già fatto il 4 dicembre dell’anno scorso. Non hanno mai abbassato la guardia.

Se tardiamo ancora ad avere contezza di questa situazione continueremo a rimanere impaludati per decenni.

Il resto, tutto il resto è aria fritta.

Un breve accenno alle Banche, che, a quanto pare sono uno di questi poteri forti.

Come quasi sempre, Renzi ha dimostrato di vederla lunga e di azzeccare. Siccome ho la memoria che ancora mi funziona, ricordo perfettamente i commenti di scherno e liquidatori di Di Maio e compagnia bella sull’idea di istituire una commissione parlamentare sulla questione banche.

Ecco la differenza: il principino reggente della Casaleggio risolveva il problema andando sotto casa della Boschi ad insultarla col megafono con la sua clack di scherani, mentre il vero leader inquadra bene il problema e cerca la soluzione migliore.

Fa istituire una commissione parlamentare su questa scottante questione.

Non sappiamo come andrà a finire, ma una cosa è sicura e cioè che dopo quel che sta emergendo, nulla rimarrà com’è adesso e non è una roba da poco direi.

Volano gli stracci, e siamo solo all’inizio.  Chi è che disse “ne vedremo delle belle”, Orfini se non ricordo male.

Vorrà dire che ora basta tatticismi, si approva in fretta e furia la finanziaria, poi si fa cadere con tutta la gente onesta che sta ha palazzo madama il governo e si va a votare prima possibile, così la commissione decade e buonanotte al secchio.

Succederà.

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Se si vive una relazione (di qualunque tipo: amicale, d’amore, parentale, di lavoro) che non procuri piacere, ma sofferenza, malessere apparentemente immotivato eppure inesorabile, insoddisfazione, tristezza, frustrazione e anche rabbia, forse si è dentro a una dipendenza e vittima di una violenza psicologica.

La violenza psicologica è strisciante, subdola, non si manifesta come quella fisica,  logora la mente, non  il corpo.

Il manipolatore ha bisogno di avere una persona totalmente a disposizione, non vuole vivere un rapporto paritario, crea quotidianamente le condizioni affinché l’altra persona dipenda emotivamente da lui.

Non si interessa minimamente dei bisogni dell’altra persona, è concentrato su se stesso, inculca nell’altro la convinzione di essere una persona fragile, di non poter vivere senza quella relazione, di sbagliare sempre, di soffocare il manipolatore con le proprie pretese, di avere problemi di lucidità mentale, di vedere cose che non esistono a causa di paure immotivate e che lui  è fin troppo buono, perché perde un sacco di tempo dietro alle paranoie dell’altro e ha una pazienza infinita.

La vittima del manipolatore finisce col sentirsi sempre meno adeguata e sempre meno in linea con la propria personalità, è insicura, frustrata, prova ansia, rabbia, teme la fine della relazione, mette in dubbio la propria capacità di analisi ed è incapace di portare avanti le proprie idee per paura del conflitto e, contestualmente, dall’altra parte, c’è completo disinteresse, insofferenza, disprezzo, senso di superiorità.

Meccanismi che legano e stritolano carnefice e vittima in un rapporto malato in cui la vittima si annulla nel rapporto e il carnefice si nutre di questa disparità.

Ci si libera da questa gabbia quando si capisce che è una relazione che procura sofferenza e che questa sofferenza è più grande della sofferenza procurata dall’assenza della relazione stessa.

Il manipolatore difficilmente si libererà del bisogno di creare dipendenza emotiva per soddisfare il proprio bisogno di sentirsi amato.

Evidentemente è l’unica forma di amore che conosce.

Oggi si ricorda la violenza sulle donne.

Buona cosa certamente sensibilizzare le persone su questa vera piaga sociale, tuttavia e purtoppo tante donne si trovano o si sono trovare in condizioni, di  sudditanza totale (sia fisica che psicologica), senza poterne uscire, anche volendo, perché attorno a loro non ci sono persone che l’aiutino.

A volte è la famiglia a non capire il disagio e a volte persino le forze dell’ordine alle quali si denunciano le proprie difficoltà e le circostanze di una relazione di sofferenza, che non capiscono, non intervengono, sottovalutano la gravità, e poi arrivano quando è troppo tardi, quando la violenza e la morte hanno avuto il sopravvento.

 

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

Bassolino lascia il PD parlando di un Partito che farebbe cose imbarazzanti.
Di cosa parla?

Della legge contro il caporalato?
Della introduzione degli ecoreati?
Della reintroduzione del falso in bilancio?
Della legge contro le dimissioni in bianco?
Della protezione del welfare ai lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti?
Della legge sul dopo di noi?
Della legge sulle Unioni civili?
Della legge con costituzione del relativo fondo contro la povertà?
Della posizione ormai consolidata del PD contro l’austerità e per una nuova Europa?
Della crescita economica superiore a quella della Germania?
Della occupazione che non diminuisce piu’ come fino al 2014 ma anzi aumenta?
Del rilancio dell’export?
Della eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sugli imbullonati e sui terreni agricoli?
Degli investimenti da 13 miliardi per industria 4.0?
Del piano Marshall messo in campo da Delrio riguardante il trasporto pubblico locale, la rete ferroviaria e la rete stradale soprattutto nel Sud?
Parla forse Bassolino dei soldi messi per la bonifica dell’area di Bagnoli?
Dei 5 miliardi e 300 milioni destinati al rilancio produttivo ed aziendale dell’ILVA , alle bonifiche del territorio ed al pagamento dei creditori?
Dei finanziamenti per la bonifica della terra dei fuochi?
Dei consistenti finanziamento pluriennali per il risanamento idrogeologico del nostro paese?
Di quelli ventennali per la messa a norma antisismica dei nostri meravigliosi Borghi?

Perché io un partito lo giudico da queste cose!

 

NELLA LIVIDA TORINO

NELLA LIVIDA TORINO

Così, se non intercettavano la telefonata, avremmo di sicuro un papaverone cinque stelle che, nella Torino livida di Appendino, cancella le multe agli amici.

E questa è una.

La seconda è che i cinque stelle cantano vittoria per le sue dimissioni, accampando un rigore punitivo che, dicono, è solo roba loro. Ma non è stato licenziato, si è dimesso lui.

Pensa che rigore se nessuno avesse intercettato quelle telefonate.

Pensa se invece di dare le dimissioni se ne fosse rimasto al suo posto.

Dopo aver fatto a pezzi Marino per la sua panda senza permessi per il centro storico di Roma, avrebbero tenuto al suo posto un fratacchione che dalla segreteria della sindaca torinese cancella le multe ai protetti.

Eppure, conoscendoli, mi sa che avrebbero potuto farlo: hanno già apprezzato il potere magnifico del “me ne frego”.

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

C’è in giro un andazzo noioso e stucchevole.

La Sinistra ha un solo nemico Renzi.

Il M5S ha un solo nemico Renzi.

La Lega ha un solo nemico Renzi.

La Destra ha un solo nemico Renzi.

La Minoranza Dem ha un solo nemico Renzi.

L ‘alta finanza ha un solo nemico Renzi.

Tutte le trasmissioni in tutte le TV sono contro Matteo Renzi.

Le Banche hanno un solo nemico Renzi.

Praticamente il PD di Renzi ha contro tutto il quarto potere.

Il Giornale-Libero- Il Fatto Quotidiano-Il Corriere della Sera ormai di Cairo-Il Manifesto-La Verità-Il Secolo d’Italia-Il Giorno-Il Resto del Carlino-Il Tempo-L’Huffington Post-Il Gazzettino-Il Piccolo di Trieste-L’Osservatore Romano-L’Avvenire.

Tra le TV: Rai 2-Rai 3-Mediaset-La 7.

Il nemico numero uno, anche quando non c’è, è sempre lui, MatteoRenzi.

Davvero stucchevole questa tiritera quotidiana.

Ha proprio ragione Renzi, deve essere molto doloroso stare nel pensiero di molti di questi frustrati sconfitti dalla vita.

Allora è vero molti nemici molto onore.

Beh! per finirla in bellezza, io sto con Matteo Renzi.

E ci sto molto bene. Mi piace stare con chi stimo e apprezzo molto, e non mi mescolo tra la folla dei tanti suoi nemici.

Nella vita si sceglie sempre, altrimenti non sarebbe vita.

IL POPOLO

IL POPOLO

La gente dice … Il popolo vuole … …

Ecco, il popolo e la gente. Oggi, come duemila anni fa, la folla è quella che passa come se niente fosse da un “osanna” a un “sia crocifisso”.

Troppo comodo e troppo facile richiamarsi alla gente senza assumersi le proprie responsabilità!

LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

UNO SPORT NAZIONALE

UNO SPORT NAZIONALE

C’è quel vecchio adagio che lamentarsi è lo sport nazionale.

Ecco io credo che, si questi tempi, sia proprio così.

Se c’è il blocco della stramaledetta circolazione e tu ti lamenti che la soluzione non è quella che servirebbe, ma solo un palliativo, forse ti sfugge il nocciolo del problema.

Lamentarsi non è lo sport nazionale, ma lo è diventato.

Cercare il marcio in tutto quello che si fa.

Fino all’estremo per cui è vero tutto ed il contrario di tutto.

Per cui è vero che il rifugiato deve essere accolto ma poi lo vuoi pulito e profumato educato, quando entra con te sul bus. Altrimenti è uno che si sfama alle tue spalle, stupra, ruba, occupa spazio, dà fastidio, non lo vuoi vedere. Puzza, per cui almeno una doccia se la potrebbe fare.

O vuoi che lavori per niente e spazzi il sedere ai tuoi vecchi per un letto in un bugittatolo, che raccolga frutta e vedura dalla mattina alla sera, per un euro, e che poi sparisca, non si faccia vedere per le strade, magari anche che non pretenda di mangiare o di abitare da qualche parte. Disturba.

Tutto vero e tutto sbagliato.

La questione è da risolvere a monte. Tu che fai per cambiare un mondo in cui esiste un rifugiato?

Tu che fai per cambiare un mondo in cui l’amministratore locale amministra male? Nella migliore delle ipotesi, non migliora nulla per la tua qualità della vita e quella degli altri. Resta tutto com’è.

E non basta dire che voti questo o quello.

Forse un tempo serviva. Ora non è più sufficiente.

Non serve neanche dire che sei persona onesta e che tu non rubi.

Serve di più.

Prendi parecchi punti, questo sì, se educhi i tuoi figli a questi valori. Ma, non c’è vera educazione senza esempio coerente.

E si torna a bomba a quello che tu fai.

Non se ne esce.

Occorre cambiare. Dare il buon esempio. Educare. Insegnare a comportarsi civilmente.

E poi ti ascolto. Intanto cambio io.

VALERIO MASSIMO MANFREDI, L’IMPERO ROMANO E L’ONDATA MIGRATORIA DEI NOSTRI TEMPI

VALERIO MASSIMO MANFREDI, L’IMPERO ROMANO E L’ONDATA MIGRATORIA DEI NOSTRI TEMPI

Pubblico qui di seguito un’interessante intervista di Avvenire all’archeologo-scrittore Valerio Massimo Manfredi riguardo al parallelismo della nuova ondata migratoria odierna con quelle che ha subito l’Impero Romano prima della sua caduta.

Manfredi: Europa nuovo «limes»?

Chiusi dentro i confini del nostro “Limes” noi, l’Occidente, scrutiamo con preoccupazione le orde dei “barbari” che ci assediano da ogni parte. Come quelli che premevano ai margini dell’Impero romano un millennio e mezzo fa: diverse le “armi” – non più cavalli e spadoni, ma doppifondi di tir, scassate carrette del mare o passaporti truffaldini –, uguale il miraggio: non già abbattere l’impero, ma entrare a farne parte. L’archeologo Valerio Massimo Manfredi scorge numerosi parallelismi tra la Tarda antichità e l’epoca presente: identico il senso d’assedio di chi sta al di qua del limes, identica la fame di una vita migliore di chi sta al di là. E, forse, identica anche la soluzione, sebbene allora i Romani non siano riusciti a portare a termine il loro progetto di integrazione.

Cosa era l’Impero visto dai diseredati che vivono oltre i suoi confini?
«Era il sogno. Ma è chiaro: da una parte, carri coperti di pelli dove si moriva di freddo d’inverno e di caldo e di zanzare d’estate; dall’altra, città, strade lastricate, acquedotti, fontane, terme, biblioteche, porti, ville, un governo avanzato, immensi tesori artistici… I barbari volevano far parte di tutto questo. Io ho sperimentato quello che si prova quando, venendo dal deserto, si arriva in una città romana: benché in rovina, entrare a Bosra, a Palmira o a Gerasa lascia senza fiato. Oggi accade lo stesso, solo che l’impatto non è più diretto: chiunque può guardare dentro l’impero semplicemente accendendo il televisore».

Come reagì Roma?
«Aveva capito tutto questo, e cercava di attuare un’accorta politica fatta di contenimento armato, quando l’assalto era violento, ma anche di trattative, consentendo stanziamenti al di qua del limes affinché questa gente venisse pian piano romanizzata e infine integrata. È la politica portata avanti oggi dall’Unione europea ai suoi confini: dialoga con i Paesi limitrofi, li finanzia, li aiuta a costruire le infrastrutture, per portali pian piano alla piena integrazione. Certo, non sempre fila tutto liscio e da più parti si considera un errore l’aver fatto entrare tutti insieme tanti Paesi che ancora non erano pronti; da lì gli squilibri, i problemi generati nel mondo del lavoro, la delocalizzazione delle produzioni. Come si vede, un problema di vecchia data; ai tempi di Roma era stato particolarmente acuto a causa di una combinazione di eventi che aveva risparmiato, dall’altra parte, la Cina. E infatti la Cina è ancora oggi un grande impero monolitico, da sempre uguale a se stesso, con una sola lingua, un solo carattere culturale. Mentre invece, da noi, l’Impero romano è soltanto un ricordo».

Se la ricetta era giusta, che cosa non ha funzionato?
«Non ci fu il tempo, la pressione dei barbari a un certo punto divenne troppo intensa per consentire la loro graduale integrazione. Ma Roma aveva visto giusto, anche quando pensava che quelle nuove forze avrebbero potuto tornare utili allo stesso Impero: basti pensare a quanti barbari, da Stilicone in giù, hanno sacrificato la vita affinché l’Impero sopravvivesse. Quella di Roma fu una risposta audace, intelligente e strategicamente valida».

Nella sua ultima raccolta di racconti, “Archanes”, ce n’è uno dedicato proprio al “Limes” e ambientato durante il magmatico passaggio dall’antichità al Medioevo. Che cosa stava accadendo?
«Anche se si è consumato in un paio di secoli, si era verificato un evento profondamente traumatico: il naufragio e l’oblio e del mondo antico. Certo, c’è stata la Chiesa, che ha avuto il merito di trasmettere alle nuove generazioni un certo numero di testi antichi; ma tanti altri sono andati distrutti. Non sappiamo esattamente quale potesse essere la coscienza di quel periodo, quale fosse l’identità di quella civiltà e dei tempi nuovi che stavano sorgendo. Ma che ci fosse una coscienza, questo lo sappiamo: ancora nel V, nel VI secolo gli ultimi aristocratici continuavano a coniare medaglie con le effigi dei grandi del passato e le distribuivano tra la gente per tenerne vivo il ricordo. Nel mio racconto mostro un aristocratico che considerava i confini della sua vasta proprietà come il limes: all’interno, la sua famiglia viveva come ai tempi di Teodosio».

Come vedevano i barbari al di là del confine?
«Per lungo tempo, per i Romani, il mondo periferico è stato quello del favoloso. Plinio, per esempio, descrive con grande realismo e acume ciò che faceva parte dell’Impero, ma man mano che si allontanava dai suoi confini sfumava nel fiabesco. Ecco allora i blemmi, mostri nel deserto, o gli uomini con un piede solo, o le formiche minatrici che portavano l’oro in superficie… In fondo, è quello che facciamo ancora noi oggi: non rispetto alla Terra, che ormai con la globalizzazione non ha più vere periferie, ma rispetto allo spazio esterno. E facciamo Avatar.

L’altro era quindi sempre e solo il diverso?
«Per la maggior parte, sì. Le masse romane, così come i Greci e perfino intellettuali come Ammiano Marcellino, percepivano il periferico, il lontano come inferiore. Ma già allora c’erano persone illuminate, capaci di vedere oltre a questo. Plinio denunciava come crimine contro l’umanità il genocidio perpetrato in Gallia da Giulio Cesare. E Tacito faceva dire al capo britanno Calgaco sui Romani: “Raptores orbis […], auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”, “Predatori del mondo, il rubare, il trucidare, il rapinare lo chiamano con falso nome impero. E dove fanno il deserto, lo chiamano pace”».

Quello che posso aggiungere alla perfetta e lucida analisi di Manfredi è che oggi come allora c’è sempre qualcuno che non fa altro che istillarci paure giornaliere dando la colpa delle nostre disgrazie agli altri, che nel nostro caso non sono più i barbari, ma gli immigrati.

Nel “1984” di Orwell si descrivono i cosiddetti 2 minuti dell’odio: in pratica la tecnica consiste nel focalizzare tutta la rabbia del popolo bue verso un obiettivo a caso (che in Italia di solito coincide con l’immigrato) allo scopo di distogliere dalla vera causa della rovina del nostro Paese.

Ora pare che ci siamo tutti accorti che questa causa coincide con la corruzione della nostra classe dirigente, le maxi evasioni ma anche quelle piccole giornaliere, i furbi e i furbastri.

Bisognerebbe avere quindi molta lungimiranza e rinunciare al facile qualunquismo e soprattutto ai discorsi da bar che dei governanti seri non dovrebbero mai avere.

L’impero Romano ebbe la straordinaria capacità, per un tempo lunghissimo, di aggregare popoli e culture diversissime tra di loro. Fu il cosiddetto “patriottismo integratore” che permise alle popolazioni conquistate di mantenere la loro cultura ma di assorbire i valori romani fondamentali e per questo di esserne fieri.

Quando tutto ciò non funzionò più allora cominciò la disgregazione e quindi la caduta dell’Impero.

Credo che tutto ciò dovrebbe insegnarci qualche cosa …