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QUEL MARE IN CUI DI MAIO E SALVINI PESCANO IL LORO CONSENSO

QUEL MARE IN CUI DI MAIO E SALVINI PESCANO IL LORO CONSENSO

Avrei voluto e dovuto staccare un po’ dai social almeno a ferragosto. Ma il mio legame con Genova e il tragico crollo del ponte sul Polcevera me l’hanno impedito.

Quella disgrazia è stata uno choc per tutti gli italiani; ma ai genovesi qualcosa è crollato dentro insieme al ponte, e quel moncone di strada proteso nel vuoto resterà, speriamo per il minor tempo possibile, il lugubre monumento ai tanti sogni spezzati della città.

Ho fatto l’errore di buttarmi a capofitto nell’assurda polemica social che ha seguito l’incidente; non avrei dovuto ma l’ho fatto.

Ho scritto alcuni tweet criticando l’ipocrisia dei governanti grillini, che si sono scapicollati ad additare colpevoli prima ancora di recuperare i morti e i sopravvissuti; guardandosi ovviamente assai bene dall’ammettere le loro responsabilità politiche nel boicottaggio delle opere pubbliche già progettate e finanziate per bypassare il ponte (la c.d. “gronda di ponente”).

Poi ne ho scritto un altro, esprimendo la mia inquietudine per un paese governato da persone e forze che si rifiutano o che non sono in grado di utilizzare, nella loro delicatissima missione, raziocinio e competenze. Neppure nei momenti in cui tutti gli italiani dovrebbero stringersi tra loro come un unico popolo.

“La sgradevolissima sensazione di essere governati da gente che si trova profondamente a disagio col metodo scientifico, l’approccio logico-matematico, i fondamenti dell’economia e finanza, il diritto, la grammatica e la sintassi, le comprensione dei testi, le buone maniere”

Per qualche insondabile ragione questo tweet è diventato virale, con 350mila visualizzazioni e 20mila interazioni; e così ho fatto esperienza di cosa significa navigare davvero nel mare aperto della rete, al di fuori della protezione garantita dalla consonanza di vedute tipica dei piccoli gruppi di utenti social.

Devo dirvi che là fuori è davvero brutto; si viene esposti a insulti feroci, minacce, aggressioni (verbali e virtuali, per carità, ma non per questo meno violente); non vi è alcuna ragionevole speranza di poter dialogare. L’esperienza è stata però utile a capire qualcosa di quel mare, che poi è lo stesso nel quale Luigi Di Maio e Matteo Salvini pescano con la rete a strascico il loro consenso. Vorrei perciò trarne qualche insegnamento; per chi fosse interessato li riassumo e li commento qui.

Dalla virulenza degli scambi social sulla disgrazia di Genova ho imparato questo:

  1. Era ed è fortissimo il desiderio di accollare tout court al PD le responsabilità morali e penali della tragedia. Tutta la politica grillina (e via via che passa il tempo anche quella leghista, visto che le due tendono progressivamente ad assimilarsi) si fonda infatti su un unico granitico assioma: “voi avete rovinato l’Italia”. Inutile chiedere quale e dove sia la rovina, quali i capi di imputazione, quali le politiche che avrebbero prodotto i danni, quali i personaggi specificamente responsabili, quali le fonti e le evidenze numeriche; la fatwa è irrevocabile, indimostrabile in quanto rivelata, vera a prescindere. Né può essere messa in discussione, perché essa è tutto ciò che un webete conosce e senza di essa per un webete non vi è cittadinanza politica.
  2. Il riformismo ottimista/razionale lib-dem basato sulle competenze avrà forse un suo seguito tra le élite, ma suscita tra “la gente”, il nuovo popolo del web, una paura ancestrale, un odio cieco e una ripulsa senza riserve; è proprio vero che il connotato caratterizzante del populismo è la conservazione.
  3. A causa del suo riformismo di stampo liberal il partito democratico, Renzi in testa, è stato sapientemente identificato dalla micidiale macchina della disinformazione grillina come il partito del capitale ed additato come tale al disprezzo gentista; come partito dei padroni il PD è il responsabile ultimo di tutto ciò che di male accade al popolo, e quindi anche delle morti sotto quel maledetto ponte. Nulla al mondo riuscirà a revocare quell’identificazione arbitraria, e qualsiasi tentativo di spiegare la differenza tra riformismo solidale e liberismo capitalista sfrenato è destinata a infrangersi contro la povertà dei mezzi cognitivi del popolo webete.
  4. Per un webete il PD, e tutto ciò che ruota attorno ad esso non deve far altro che sparire, autoeliminarsi. Non vi è redenzione, non vi è diritto neppure all’opposizione, neppure alla testimonianza. Non vi è distinzione tra vertici e popolo, tra generazione e generazione; si è tutti la stessa marmaglia, la stessa feccia corrotta fino al midollo e colpevole di aver succhiato parassitariamente il midollo del paese. Il PD sintetizza tutto il male che c’era “prima”, e a poco rileva che esso sia stato partorito, con sommo dolore, poco più di dieci anni fa. E che chi lo ha guidato negli ultimi tempi, e viene quotidianamente bruciato in effigie, non ha davvero alcuna responsabilità negli atti di governo del secolo scorso.
  5. Il meccanismo di generazione del consenso via web a favore dei populisti si autoalimenta. Essi sono efficientissimi promotori di loro stessi e dei loro “capitani” , propagano le parole d’ordine con fede cieca e assoluta, rimbalzano i messaggi più infondati con la foga di un crociato. Costituiscono un blocco omogeneo e monocorde, privo di sfumature, di distinguo, di varianze. Essi sanno perfettamente chi è il loro nemico, sanno che per sconfiggerlo e possibilmente annientarlo occorre conquistare il potere ed esercitarlo senza scrupoli. E tanto basta. Sono allergici alle pippe mentali e ai sofismi del politically correct, e in questo sono estremamente forti e compatti. Il nemico sono i Benetton? Tutti contro di loro allora, in un istante, e poco importa se si scopre solo oggi che non fanno solo magliette e bermuda.
  6. Gli webeti sono spesso persone che soffrono socialmente e professionalmente. Le rare volte che mi è capitato di stabilire un contatto ho verificato che alla base dell’astio c’è quasi sempre un fallimento, una mancata affermazione, un insuccesso di tipo sociale e lavorativo. Frequentemente la frustrazione va di pari passo con la bassa scolarità e con l’isolamento, ma non è sempre così. In ogni caso la molla della sete di riscatto sociale fa da acceleratore all’aggressività e all’indignazione. Tanto più ci si sente penalizzati ingiustamente dalla società tanto più si ha necessità e urgenza di qualcuno da impiccare, anche per le vittime di disgrazie le cui cause restano tutte da chiarire.

Ciò che più mi preoccupa e mi angoscia è la separazione totale, assoluta. Nulla di contingente potrebbe mai spostare un vero webete dalle sue convinzioni, perché esse riposano su assiomi e non su giudizi, né su conoscenze. L’esercizio della critica e della dialettica, intese in senso filosofico, viene dal demonio. Non si vede cosa potrebbe spostare, oggi, un consenso così radicalizzato. E infatti i sondaggi non rilevano spostamenti, se non tra 5s e Lega (quindi politicamente irrilevanti). Prova ne è l’incapacità di deporre le armi dell’insulto e dell’irragionevolezza anche di fronte alla tragedia, come nel caso di Genova.

Mi sarebbe piaciuto trovare in questo frangente così drammatico un momento di unità, di intesa, di collaborazione, di dialogo. Ho sperimentato l’opposto.

https://politicaperdilettanti.wordpress.com/2018/08/17/il-mio-tragico-ferragosto-webete/

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CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

Fa l’avvocato ma fa una gaffe stratosferica, internazionale.

Centuplicata per uno che fa l’Avvocato.

Dichiara la revoca della concessione ad un gruppo (italiano) quotato in borsa. Ne provoca il dissesto.

Poi viene smentito da qualche bravo burocrate dello Stato che gli spiega che non può revocare a piacere. Che ci sono leggi, procedure, condizioni da rispettare.

E si rimangia tutto.

E la buttano in caciara (i finanziamenti dei Benetton al Pd) per distrarci dalle gaffe. Poi si viene a sapere che i finanziamenti li ha presi la lega.

Fa difetto a Conte, avvocato, e ai suoi due grandi elettori, Salvini e Di Maio, la differenza tra Stato e governo.

Quest’ultimo non è il proprietario dei beni pubblici. E neanche di quelli dati in concessione. Il proprietario è lo Stato.

La concessione in gestione di un bene pubblico non è nelle disposizioni personali del governo.

Riguarda tutti noi italiani, lo Stato.

Per questo ci sono procedure, condizioni, obblighi dei contraenti che valgono sia per sottoscriverla che per revocarla.

Conte non poteva non saperlo. La sua gaffe sarebbe da dimissioni.

La sproporzione tra l’immensa tragedia di Genova e dei poveri connazionali morti e lo spettacolo di queste beghe miserabili, figure di cacca, disastri di Borsa, ignoranza del diritto, porta ciascuno di noi ad avvertire un senso di disgusto a dover parlare delle gaffe di un governo di inetti.

Ma ora si pensi a Genova.

ll punto è, purtroppo: ma questi teatranti incompetenti sono in grado di pensarci?

L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

L’INUTILE STERILE E SPREGEVOLE POLEMICA GRILLINA SUI MORTI DI GENOVA, HANNO SEMPRE OSTACOLATO QUALSIASI INNOVAZIONE

Ora basta con no a tutto. Guardate le conseguenze e tirate le conclusioni.

Cos’è la Gronda di Genova, breve storia di un’opera ostacolata dalle polemiche politiche

Doveva alleggerire il traffico dell’A10 sul tratto del ponte crollato nel capoluogo ligure. Ma la dura opposizione dei comitati “No Gronda” hanno rallentato tutto

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 Ponte Morandi, Genova

Uno degli argomenti destinato ad alimentare le polemiche politiche dei prossimi giorni è la questione della Gronda di Genova, una nuova autostrada che avrebbe dovuto collegare Genova con le autostrade del nord per alleggerire il traffico sul viadotto dell’A10 e sul ponte Morandi, tragicamente crollato il 14 agosto. ieri.

Un progetto fortemente osteggiato dai comitati “No Gronda” del Movimento 5 stelle, e solo pochi giorni fa, in continuità con questa opposizione, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva inserito quest’opera tra quelle destinate ad essere ridiscusse, o cancellate, dopo che a settembre 2017 il decreto del ministro Delrio, che lo ha preceduto alle Infrastrutture, aveva approvato il progetto dichiarandolo di pubblica utilità.

In previsione dell’”esaurimento” del ponte Morandi (quello crollato), da anni era stato elaborato il progetto Gronda, un altro sistema viario, con un altro ponte, costruito con criteri più sicuri e moderni. Ebbene, contro questo progetto, finanziato da Bruxelles, peraltro, si è scatenata una furia ecologista senza pari. Con, e questo va detto, i 5 stelle in prima fila. In rete è possibile trovare i filmati dove Beppe Grillo, con la solita iattanza e la solita ignoranza chiede addirittura che si usi l’esercito contro quelli favorevoli al progetto Gronda. In consiglio comunale, quando qualcuno ha avanzato il sospetto della pericolosità del ponte Morandi, i 5 stelle hanno definito la denuncia “una favoletta”.

Ma cos’è la Gronda? Il sito di Autostrade per l’Italia definisce l’opera come una:

“nuova infrastruttura che comprende 72 km di nuovi tracciati autostradali e si allaccia agli svincoli che delimitano l’area cittadina (Genova Est, Genova Ovest, Bolzaneto), si connette con la direttrice dell’A26 a Voltri e si ricongiunge con l’A10 in località Vesima. Data la complessità dal punto di vista orografico del territorio attraversato, il nuovo sistema viario si sviluppa quasi interamente in sotterraneo e prevede 23 gallerie, per un totale di circa 54 chilometri, circa il 90% dell’intero tracciato, con sezioni variabili fino ai 500 metri quadri dei cameroni di interconnessione tra gli assi autostradali”.

“Le opere all’aperto comprendono la realizzazione di 13 nuovi viadotti e l’ampliamento di 11 viadotti esistenti”

“Le autostrade dell’area genovese svolgono oggi anche la funzione di tangenziale per il traffico urbano e di scambi con volumi di traffico molto elevati; in molti punti della rete si registrano flussi superiori ai 60.000 transiti giornalieri, con un’alta percentuale di veicoli commerciali. Diventa pertanto fondamentale dividere il traffico cittadino da quello di attraversamento e dai flussi connessi con il porto”.

“Il Progetto della Gronda di Genova si pone l’obiettivo di alleggerire il tratto di A10 più interconnesso con la città di Genova – cioè quello dal casello di Genova Ovest (Porto di Genova) sino all’abitato di Voltri – trasferendo il traffico passante sulla nuova infrastruttura, che si aggiungerà all’esistente, costituendone di fatto un potenziamento “fuori sede” “.

Ma la Gronda non ha avuto vita facile. Come ricorda il Sole 24 Ore, Il 4 dicembre 2012 fa scalpore una dichiarazione dell’allora Presidente degli industriali di Genova, Giovanni Calvini, a proposito della Gronda. Testuale: “Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto ‘no'”, un chiaro riferimento all’opposizione pentastellata all’opera.

Quattro anni dopo è il sindaco Doria a mettere in discussione l’opera, durante un’intervento riportato dal Secolo XIX:

“I costi di interrompere a metà un’opera già partita, anche se ci si è resi conto che non era l’infrastruttura migliore, diventano insostenibili – ha sottolinea Doria – ma un’opera che non è mai partita, a un po’ di anni dalla sua progettazione (il primo progetto della Gronda risale al 1984, ndr) può essere invecchiata”

Parole che vengono stigmatizzate dal Movimento 5 stelle, il  portavoce regionale esulta sarcastico: “Come un pugile suonato, il sindaco Doria prende atto a distanza di 5 anni di come la Gronda sia un progetto inutile, dannoso e non necessario, come il Movimento 5 Stelle ripete da sempre. È l’ennesimo voltafaccia di un sindaco che ormai la faccia l’ha persa davanti ai cittadini”.

Cos'è la Gronda di Genova, breve storia di un'opera ostacolata dalle polemiche politiche
 (Afp)
  Ponte Morandi, Genova

La Gronda era stata inoltre una delle grandi opere contro cui Grillo si scagliò nel 2014. A ricordarlo su TPI un video girato dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, quando il leader pentastellato si trovava a Roma al Circo Massimo assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere:

“Sei per il terzo Valico e tre-quattro miliardi di euro per la Gronda”.

“Dobbiamo fermarli con l’esercito. L’esercito deve stare con gli italiani. E dobbiamo ancora morire per i sottopassi allagati”.

Non è finita Sui social in queste ore è spuntato sui social un comunicato dei Comitati No Gronda del 2013. Nel testo, ospitato sul sito del Movimento 5 Stelle, venivano spiegati i motivi della contrarietà alla Gronda di Ponente, una bretella autostradale progettata a Genova. Poi, a un certo punto, il comunicato cita espressamente il Ponte Morandi:

“Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione conclusiva del dibattito pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche piu’ volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)”.

Ci sono voluti 10 anni di polemiche prima che l’operazione Gronda uscisse dalle discussioni politiche italiane e ottenesse l’ok da Bruxelles, necessario per finanziare il progetto. Nel 2017, dopo 33 anni di progetti, proteste, discussioni, mentre il traffico su quel tratto continuava ad aumentare, i costi di manutenzione dell’unico viadotto ad aumentare, fino al tragico epilogo del 14 agosto.

(https://www.agi.it/cronaca/gronda_genova_ponte_morandi-4270084/news/2018-08-15/)

 

Dicevano di no anche per la variante di valico sull’appennino tosco emiliano, costruito per alleggerire il peso dei trasporti su quell’autostrada altrettanto datata e pericolosa, ma fortunatamente è stata costruita. Ora funaziona bene e forse sta contribuendo a salvare vite.

Adesso abbiamo un altro grosso problema. Toninelli, grillino, attuale ministro delle infrastrutture, ha già detto che vuole ridiscutere il progetto di rinnovo dell’autostrada che passa per la città di Bologna. Tutto da rifare e, mentre si sta perdendo tempo, altre persone possono morire. L’autostrada che attraversa Bologna è strettissima, andava bene negli anni sessanta, data della costruzione, ma non è più adatta, da tempo, a sopportare il traffico di oggi. E Bologna è un nodo autostradale importantissimo, i progetti ci sono, ma i grillini, votati al no a tutto, vogliono mettere tutto di nuovo in discussione. E così per i prossimi anni sarà sempre peggio.

Foto della variante di valico, una delle tante gallerie.

VERSO LA POVERTÀ

VERSO LA POVERTÀ

Finanziaria 2019: tutto stabilito.

Aumento dell’IVA.Siamo però in attesa del ritocchino annunciato da Di Maio.

Condono fiscale. Bramato sempre dalla destra per pescare qualche soldo una tantum.

Eliminazione (o consistente taglio) di tutte le detrazioni e deduzioni che sul 730, a luglio/agosto di ogni anno, portavano rimborsi dai 500, ai 1000 e anche 2000 Euro. Un po’ un guaio per chi fa la denuncia dei redditi e spende, forse, molti soldi in medicine o altro di detraibile.

Aumento accise benzina. Solito ritocco che pare non sia colpa di nessuno.

Facciamo un evviva ai tifosi e votanti di questo governo di incapaci.

Scienziati senza sapere niente, economisti con la soluzione in tasca. Sono capaci di sfilarci il portafoglio senza che nessuno si muova, sanno mettere la mani su tutti noi come ladri ben addestrati.

Fanno eccezione, naturalmente, loro stessi, quelli che oggi sono al potere e i ricconi con la barca. Tipo grillo beppe, per capirci.

Certo che far pagare di più il pane alla gente, si trovano più soldi, mangiamo tutti, un po’ di pane, per vivere.

Far pagare la platea dei poveracci, e impoverire altri, quelli che, per adesso, se la cavano ancora. Tirano avanti.

Ecco la filosofia del cambiamento e come si esplicitano le capacità di questo balordo governo.

 

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

IL GOVERNO ATTUALE HA UN NOME?

Tutti i governi del nostro mondo italico, si son sempre chiamati col nome del premier: Andreotti (1,2,3, 4 ecc), Moro, Fanfani, Spadolini, Craxi, Prodi, Berlusconi (1,2 ecc), Monti, Renzi e Gentiloni. Perfino il governo Letta è passato alla storia come governo Letta il che è tutto un dire.

Questo passerà alla storia come governo giallo-blu, o giallo-verde, o pentaleghista, perché non si è capito ancora niente chi sia veramente a capo di questo governo.

Non si sa.

E’ un governo Salvini-Di Maio?  Boh? O Di Maio-Salvini?

Il correttore, quando scrivo Di maio corregge automaticamente in di mail.

Del governo conte non si ricorderà nessuno (non a caso il correttore anche stavolta non mente. Non me lo propone in maiuscolo. Pure il correttore prova pena per conte).

Meglio, perché viste le idiozie sfornate finora, non vorrei essere nei panni di conte tra dieci anni.

Ah però finalmente hanno tolto i vitalizi agli ex parlamentari!

Oddio, però, rischiamo di morire di morbillo ma vuoi mettere la soddisfazione.

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

IL GOVERNO DELLA TRISTEZZA, DEI DIVIETI, DEGLI OBBLIGHI A TUTTI I LIVELLI E DI UNA TORBIDA PROSPETTIVA ILLIBERALE

Non facciamo classifiche, perché non sono pari.

Ma, per capire, è necessario correre il rischio di apparire schematici: i Cinque Stelle si stanno rivelando immensamente più pericolosi, e, politicamente, distanti e intollerabili, della Lega.

Salvini fa il bau bau sui porti e sui migranti. E attira su di sé, con una trappola propagandistica, le ire di tanti, che, purtroppo sono meno dei consensi.

Ma fatti? Sinora pochi. Anzi, sui migranti nulla. I 600.000 mila da espellere sono ancora tutti qui.

Mentre sul resto della politica del governo, specie sulle materie dominate dai Cinque Stelle, è il disastro.

Si avverano le peggiori aspettative.

Sulla politica economica, Di Maio ribadisce che il costoso e privo di coperture, contratto di governo, legge Fornero, flat-tax e reddito di cittadinanza, va applicato a dispetto del deficit di bilancio e del debito pubblico.

È l’esatto opposto delle tesi del ministro Tria.

È la vera bomba che porta allo scontro con l’Europa, e che riapre l’abisso della nostra compatibilità con l’Euro.

Sulla politica sociale, il decreto dignità di Di Maio ha aperto uno scontro sociale con le imprese, altro che la pace sociale promessa da Salvini ai suoi elettori del Nord, senza precedenti.

La flat tax e la legge Fornero, i pilastri del salvinismo, evaporano e sembrano in stallo.

Invece l’irrigidimento del mercato del lavoro e il colpo alle imprese e all’occupazione giovanile, è atto.

Opera di Di Maio.

Su Ilva, Alitalia, Tav e Tap, Salvini abbozza imbarazzato, ma Di Maio sta realizzando i suoi propositi distruttivi.

Le opere rallentano, si rinviano, si bloccheranno e le aziende, Ilva e Alitalia, entrano nel tunnel dell’incertezza, prologo al default.

La politica, i provvedimenti e i propositi di Di Maio e il suo decreto dignità sono un nauseabondo concentrato delle brutture populiste: demagogia, punizione per gli imprenditori, istigazione all’odio sociale, frantumazione egoistica della società.

L’incompetente ministro dichiara guerra a tutte le categorie che contatta: alla Confindustria, ai piccoli imprenditori, all’Inps, alla burocrazia pubblica, alle banche, ai pensionati, definiti “ricchi” se guadagnano 2000 euro e “privilegiati”, illegittimi e da punire, se ne guadagnano 3000.

Mezza platea di tranquilli pensionati comincia a tremare.

Come un fondamentalista islamico, il capo politico dei 5 Stelle, minaccia sfracelli sui costumi, lo stile di vita.

Decide ciò che è etico e ciò che non lo è, pubblicità, scommesse, giochi.

Si prospetta tristezza, divieti, obblighi a tutti i livelli e una torbida prospettiva illiberale.

Tutto questo mentre i dioscuri capi e ispiratori dei 5 Stelle, avanzano le loro lugubri e fasciste convinzioni sul futuro del Parlamento e della democrazia italiana.

Con che faccia, Martina e mezzo Pd, fanno ancora le loro stupide e ipocrite tabelline sulla pericolosità di Salvini e/o Di Maio?

E sul dialogo con i 5 Stelle? Avventuristi.

“RENZITE”

“RENZITE”

La “Renzite” è una malattia per la quale, al momento, non è stata trovata una cura.

Colpisce “opinionisti”, “giornalisti”, “presenzialisti”, “attori”, “cantanti” ed è estremamente contagiosa.

Spinge ad accusare il suddetto Renzi, la sua famiglia, i suoi amici, coinquilini e omonimi di ogni nequizia, rendendoli colpevoli di ogni disastro accaduto sul globo terraqueo dal Diluvio Universale in poi, fino alle piccole sfighe quotidiane.

In gergo, simili comportamenti sono definiti “sindrome del capro espiatorio” che, nel corso dei decenni, ha colpito i più svariati esponenti del mondo politico e non, causando disastri che sono stati poi difficilmente risolvibili nel prosieguo, a causa della sua natura distruttiva, fuorviante e destabilizzante

Inoltre è anche un elemento molto utilitaristico, quasi indispensabile per deresponsabilizzare la plebe, dai propri comportamenti errati passati, unitamente al mondo dell’informazione e dell’establishment in generale.

ENNESIMO TENTATIVO DI DEPISTAGGIO DAI PROBLEMI VERI

ENNESIMO TENTATIVO DI DEPISTAGGIO DAI PROBLEMI VERI

La vergognosa sceneggiata dell’aereo “di Renzi”, spacciato per simbolo di un regime caduto dopo aver dissanguato il popolo, intanto che si permetteva spese pazze per lussi da sceicchi, non è altro che la moderna versione del panem et circenses di antica memoria, riveduto in chiave populista 4.0 e affidato ad un manipolo di guitti capaci solo di recitare tre frasette imparate a memoria.

Uno spettacolino messo in piedi di corsa, per il popolo bue di bocca buona, sempre assetato di vittime sacrificali cui dare la colpa delle proprie frustrazioni, pronto ad applaudire, ai piedi della ghigliottina, senza pensare che quella lama cieca e furiosa prima o poi, si abbatterà su chiunque, senza distinzione alcuna.

Resta lo sbalordimento di aver ascoltato il ridicolo pippone di Di Maio a reti unificate, su tutti i TG del servizio pubblico, senza che nessuno, almeno per decenza se proprio non si volesse scomodare l’etica professionale, contrapponesse a tali e tante ridicole affermazioni una parola di verità e di buon senso.

Ora, questa non è la prima operazione di killeraggio politico cui assistiamo in questo paese e, dati i tempi bui, non sarà purtroppo neanche l’ultima, però almeno bisognerà pur dire, forte e chiaro, che le complicità sono evidenti, trasversali e colossali.

E quando ci verrà presentato il conto di questa stagione di follia, nessuno osi chiamarsi fuori, perché mai come oggi è stato chiaro che il più pulito ha la rogna.

Per buttarla in caciara dopo lo scandalo delle nomine e il flop del Decreto Dignità che porterà migliaia di licenziamenti, hanno asservito le strutture dello Stato per una vergognosa operazione propagandistica, che tira in ballo chi, come Renzi, ha lasciato Palazzo Chigi ormai da due anni. Mi auguro che partano le denunce.

Se due ministri si fanno vedere con un aereo dentro un hangar a criticare l’acquisto, la cosa è veramente grave per i cittadini italiani, ennesimo tentativo di depistaggio dai problemi veri.

Il bibitaro dello stadio di Napoli ci parli di come procede la disoccupazione e di quanto sono incazzati i famosi industriali del veneto.

Per concludere, tralasciamo la quisquilia irrilevante della “rescissione” del leasing dell’aereo “di Renzi”, notiamo che il presidente del consiglio “Conte, docente di diritto civile”, ha destato copiose critiche “tecniche” sul “linguaggio giuridico” usato: risoluzione o scioglimento sarebbero state più adeguate.

La “rescissione”, infatti, secondo il linguaggio giuridico, presuppone un giudizio di inefficacia del contratto, ove sia concluso ab origine in stato di pericolo e con iniquità delle condizioni contrattuali cui soggiacere.

L’ipotesi latente, poi solo parzialmente smentita, di nuova nazionalizzazione di Alitalia, mette il paese in condizioni di continue “incertezze”.

I giornali che si intendono di economia, stimano i costi di queste “incertezze” come quelle sui grandi dossier, quali TAV, Ilva, TAP e Terzo Valico, in circa 55 miliardi, per la rinuncia, a fronte di 22/23 miliardi di investimenti ancora da effettuare per il loro completamento.

Per favore ministro Tria, unico ad avere cervello in questo governo, pensaci tu.

Ecco le parole di Renzi. E meno male che non sta zitto.

RENZI È STATO L’UNICO PREMIER CON IL QUALE, UNA VOLTA ARRIVATO A PALAZZO CHIGI, NON SONO CAMBIATI I DIRETTORI DEI TG RAI

RENZI È STATO L’UNICO PREMIER CON IL QUALE, UNA VOLTA ARRIVATO A PALAZZO CHIGI, NON SONO CAMBIATI I DIRETTORI DEI TG RAI

L’occupazione selvaggia della Rai e gli attacchi personali, con tanto di lista di proscrizione, che arrivano, in queste ore, dal Movimento 5 stelle contro alcuni giornalisti, rappresentano l’ennesima conferma che siamo di fronte ad un attacco senza precedenti all’informazione.

Di fronte a quello che appare come un disegno organico per eliminare la libertà di stampa nel nostro Paese e ridurre l’opinione pubblica a un profilo facebook gestito dalla Casaleggio associati, viene da chiedersi: ora qualcuno chiederà finalmente scusa a Renzi?

Per anni abbiamo sentito tanti conduttori e commentatori in tv dire che tutti i mali dell’informazione derivavano da Renzi, che era un lottizzatore, che c’era la deriva autoritaria.

Ora, con Lega e M5s, assistiamo all’occupazione della Rai, alla minaccia di spartizione selvaggia dei telegiornali pubblici, addirittura con riunioni formali dei ministri a Palazzo Chigi, ai casting con gli aspiranti direttori nelle abitazioni private dei vertici del Governo, agli annunci di voler togliere i finanziamenti alle agenzie di stampa, all’intenzione di eliminare i contributi per la stampa delle pubblicazioni parrocchiali (se la prendono anche con Famiglia Cristiana. Me lo aspettavo) e delle associazioni no profit.

E si potrebbe continuare.

Renzi è stato l’unico premier con il quale, una volta arrivato a palazzo Chigi, non sono cambiati i direttori dei tg rai.

L’unico premier a prestarsi ai confronti anche con i giornalisti più critici, in qualsiasi trasmissione.

Con Renzi premier, alcune delle trasmissioni più critiche nei confronti del Governo andavano in onda proprio sui canali del servizio pubblico.

Nell’ultima tornata di nomine, che peraltro risale a soli due anni fa, la Rai per la prima volta da tempo ha valorizzato le risorse interne, premiando i vice che avevano salito tutti i gradini dentro alle redazioni.

Ora i direttori dei telegiornali verrebbero decisi, violando ogni legge, nelle riunioni tra Salvini e Di Maio.

Addirittura hanno dissotterrato una legge del 2002 del Governo Berlusconi, mai usata in 16 anni, pur di cacciare i vertici delle Ferrovie, che hanno fatto crescere il fatturato del 18% e i passeggeri del 25%.

Così possono usare anche le poltrone di Fs per far quadrare i loro conti della spartizione in Rai.

E meno male che il lottizzatore era Renzi.

 

IL BISONTE …VA TRAFITTO

IL BISONTE…VA TRAFITTO

Dal blog di un prete, ho scoperto che cosa pensa lui, come prete, di Salvini, in particolare dopo aver letto l’articolo di Famiglia Cristiana “Vede Retro Salvini”.

L’espressione “vade retro” la usò Gesù contro Pietro apostolo quando cercava di opporsi a Gesù, perché annunciava che avrebbe dovuto essere ucciso e Gesù rispose a Pietro apostrofandolo duramente con queste parole, Vade retro Satana, in cui l’appellativo “Satana” si riferiva proprio a Pietro. (Vangelo di Marco cap. 8 versetto 33 “Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”).

“Vade retro satana” sono parole usate anche dai preti esorcisti, per cacciare il demonio.

Dico subito che questo prete, oltre ad avere pochi peli sulla lingua, mi è piaciuto molto.

Sarà poi lui a vedersela col suo Padrone in cielo, se ha un po’ straparlato, ma è formidabile.

IL BISONTE….VA TRAFITTO

“Non è un animale che, come dice la parola, ha una vita. Esso è un mostriciattolo di dis-Umanità. Un gradasso lardoso, un viscido spaccone. Un coso senz’anima. Un robot azionato da istinti selvaggi. Un vuoto d’essere. Odio allo stato puro, che trasuda da ogni poro della sua pelle. Bocca che ferisce la coscienza dell’Umanità. Lingua più velenosa del serpente. Non c’è pietas nel suo cuore di pietra. Un immondo da bandire dalla terra. Un pagliaccio partorito da una massa di decerebrati nella valle delle ossa inaridite. Un aborto di umanità. Non ci rimane che reagire, con la forza delle nostre convinzioni e con la violenza delle nostre idee. Reagire, e trafiggere il mostriciattolo. Urge scendere nelle piazze, e partire a occupare i comuni nelle mani dei leghisti. Denunciare i ladroni legaioli: denudarli e ridurli in miseria. Non c’è tempo per il perdono. È tempo della rivolta senza pietà. Sostituiamo i tribunali del potere giudiziario con quelli del popolo dei giusti: sì, solo i giusti potranno riscattare una giustizia stracciata dalle mani di un potere giudiziario che condanna gli Umani per esaltare i dis-Umani. Basta una scintilla, e la guerra scoppierà. Non lo facciamo per noi, ma per le nuove generazioni. Adesso, non domani. Ognuno prenda la sua “spada”. come fece Gesù Cristo. Io prenderò la mia, quella della parola a doppio taglio. Adesso! Domani sarà troppo tardi. Il numero dei bufali non ci deve spaventare, e neppure la barbarie dei neo-nazisti. Non importa in quanti inizialmente saremo: là dove sono riuniti due o tre amici nel nome della Giustizia e dell’Amore cosmico, è presente la Speranza di poter spaccare anche i macigni, per aprire nuovi orizzonti di Umanità”.