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ITALIANI COME LE OCHE

ITALIANI COME LE OCHE

Per ingrassare i propri voti e i propri elettori, Salvini  fa come con le oche che vengono riempite di cibo e torturate fino a un secondo prima che gli scoppi il fegato.

Da come si mettono le cose dobbiamo prepararci a un Governo che vivrà di balle.

Sui rimpatri, sugli sbarchi, sull’economia.

A un Governo che vivrà di odio.

Contro il più debole, sia esso un disperato su un barcone o un uomo sotto scorta.

Saranno cinque anni d’inferno e lunghissimi.

(Da linkiesta.it)

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PERCHÉ CONTINUARE A MENTIRE?

PERCHÉ CONTINUARE A MENTIRE?

Salvini ha un capitale politico immenso, dovrebbe avere l’ambizione di salvare questo Paese, ma non lo fa.

Di Maio non ha più niente da perdere, è nelle condizioni di accreditarsi come una persona seria, di dire la verità, ma non lo fa.

Il quesito sorge spontaneo: perché continuare a mentire?

E IL PLACIDO ZINGARETTI RIDE

E IL PLACIDO ZINGARETTI RIDE

Giggino mette in bocca ai suoi social-fan una fake-news come quella che il debito pubblico l’ha aumentato il governo del Pd, per discolparsi.

Il segretario del Pd, di regola, dovrebbe incazzarsi come una bestia e chiedere a brutto muso al vicepremier di rettificare la boiata che ha detto.

Ma ha per caso voglia di difendere i precedenti governi?

No, come sempre.

E allora che fa? Ride!

E ridendo dice: quelli stanno nel Grande Fratello.

Che significa? Non si sa.

In pratica ha solo avallato la bufala e per di più inimicandosi milioni di persone che, legittimamente, il Grande Fratello, lo guardano.

Però lui è inclusivo.

E Salvini ride davvero a ragion veduta.

Per finire con un’amara battuta: “Ringrazio Di Maio! Se mi fermeranno per comunicarmi la multa per l’infrazione d’aver superato il limite di velocità, potrò dire loro: “È colpa di un’auto passata di qui 2 anni fa! Non è la mia”.

NON SAREMO LORO COMPLICI PERCHÈ POI NON CI VENGA CHIESTO, FRA QUALCHE ANNO, MA VOI DOVE ERAVATE?

NON SAREMO LORO COMPLICI PERCHÈ POI NON CI VENGA CHIESTO, FRA QUALCHE ANNO, MA VOI DOVE ERAVATE?

L’11 novembre 1938, il Corriere della sera non aprì con la notizia del Nobel ad Enrico Fermi, per la Fisica, ma questa bella notizia fu relegata in un articoletto a pagina 6.

Invece dedicò ampio spazio alle nuove leggi sulla razza, alla definizione di ariano, all’espulsione di ogni ebreo dagli incarichi pubblici e degli studenti ebraici dalle scuole pubbliche, con una dettagliata casistica su chi si deve definire ebreo e chi ariano.

Leggendo adesso quelle pagine, vengono i brividi, pensando alla quantità di persone che morirono, a causa delle conseguenze di questa legge.

Ma dov’erano le persone di buon senso, c’è da chiedersi.

Dov’era la Chiesa Cattolica e in particolare dov’era il Vaticano, da sempre così connesso con lo Stato italiano?

Anche allora ci saranno state delle persone che si saranno opposte, quelle più irritanti, per chi comandava, le mandavano al confino, da dove potevano fare meno rumore.

Oggi queste persone vengono definite “i buonisti”, come fosse un’offesa. Non c’è il “confino”, ma c’è il disprezzo da parte di chi comanda  e anche da parte di molta gente comune.

Purtroppo si possono notare pericolosi parallelismi con il presente.

Si sceglie un bersaglio debole, gli immigrati, si fanno colpevoli di tutte le nefandezze del nostro paese, ci si smacchia la coscienza, e si perseguitano.

Poi tutti coloro che li difendono sono dei radical chic, li dovrebbero ospitare a casa loro, etc etc.

E tutto si basa su dati falsi, su letture della realtà ampliate e distorte dalla comunicazione.

Per carità. La politica è sempre stata maestra nelle letture compiacenti della realtà ai propri fini, da destra e da sinistra.

E la morale? Le idee? L’onestà?

Il partito che gridava onestà si fa dettare la linea politica dall’unico partito in Italia che ha veramente rubato, 49 milioni, spariti sotto il tavolo, sono 98 miliardi delle vecchie lire.

Ma nemmeno il PSI e la DC in trent’anni si sono fregati quanto la Lega, che fa la morale con Roma Ladrona!

Ma tutti questi, che spacciano realtà alternative, che usano mezzi di distrazioni di massa, sono fascisti come dice qualcuno?

Tutti coloro che dicono che non ci sono persone in fuga da una guerra, o dalla fame, quando le navi ne sono piene.

Tutti quelli che si oppongo ai vaccini partendo da basi ascientifiche.

Tutte le persone che credono alle scie chimiche.

Tutti quelli che si bevono ciò che manda la propaganda, come le generazioni dei padri e dei nonni si erano bevute le leggi razziali.

E magari si incazzano pure se gli dici: ma che stai dicendo?

A tutti questi propagandori di fandonie distruttive, dobbiamo dire che noi non siamo e non saremo loro complici.

Non perché mettiamo una maglietta rossa o scriviamo un post, con un fiore rosso, non lo saremo nella vita quotidiana, perché la politica non si fa solo in parlamento.

Si fa ogni giorno, nei comportamenti delle persone, nel civismo che mettiamo nelle nostre azioni, nell’esempio che forniamo a chi è più giovane di noi.

E il fatto di non essere d’accordo non è un reato, non è perché non vogliamo bene al nostro paese o siamo cerebrolesi.

È un diritto non essere d’accordo, senza per questo avere una etichetta, più o meno infamante, attaccata addosso come una stella di David.

E più loro andranno bassi, più noi voleremo alti, come diceva Michelle Obama.

Affinché un giorno tra 80 anni non ci sia qualcuno che, leggendo il Corriere della Sera di questi tempi, abbia da dirci: ma dove eravate?

LA SINISTRA UN POPOLO POLITICAMENTE ANCORA ALLO SBANDO DOPO LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

LA SINISTRA UN POPOLO POLITICAMENTE ANCORA ALLO SBANDO DOPO LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

A parti invertite, le Elezioni Europee ripropongono uno scenario simile. Gli italiani sono attratti da un leader forte. Se nelle scorse Europee questo fu Matteo Renzi che superò la soglia del 40%, oggi è Matteo Salvini, pur sotto quella soglia, a polarizzare il voto.

La storia che gli Italiani non vogliono una figura carismatica è stata una invenzione della cultura, ancora dominante, di una certa sinistra che, nel giro di poco tempo, ha distrutto se stessa, anche grazie alla incapacità di riconoscere un leader vero, sino a depauperare totalmente quel risultato che ebbe Renzi.

Salvini certamente farà tesoro di questo, per non incorrere nello stesso tranello e, comunque sia, è avvantaggiato dal fatto che la destra in Italia è più ben disposta a riconoscere i propri leader.

Da oggi Salvini diventerà più moderato sul piano economico, pronto ad andare anche subito al voto, se i grillini insisteranno nelle loro demenziali visioni che hanno determinato una paralisi sul piano economico, capitalizzando quel 40% che permetterebbe alla destra di governare indisturbata. Manterrà, invece, l’intransigenza, che ha favorito la sua ascesa, nelle politiche immigratorie.

Il m5s è destinato a scomparire, i voti che gli rimangono si disperderanno in vari rivoli, e di certo Salvini ne catturerà la parte più consistente.

Il Pd fa marcia indietro e torna al suo zoccolo duro di area bersaniana, da cui difficilmente potrà schiodarsi perché, per molto tempo ancora soffrirà di nanismo, incapace di riconoscere un leader che sappia indicare, ad un Popolo politicamente ancora allo sbando dopo la Caduta del Muro di Berlino, un obiettivo da condividere.

Un bel documentario su Enrico Berlinguer, la sua politica, le sue parole, le sue idee, l’austerità che voleva nel partito, il moralismo e l’onestà che dovevano guidare il Pci, ha evidenziato quanto sia importante un leader in un partito.

Un leader, non un caminetto.

Dopo la sua morte, l’11 giugno 1984, il Pci è praticamente morto anche lui.

Anche se la vera scomparsa è iniziata più profondamente dopo la caduta del muro di Berlino e con le idee di portare avanti il partito con la cultura del collettivo, in cui nessuno è responsabile delle decisioni.

MAGARI SUCCEDESSE IL MIRACOLO

MAGARI SUCCEDESSE IL MIRACOLO

Renzi e Calenda prendono un’altra strada.

Ne gioverà il sistema politico italiano che recupera una forza liberal-socialista oggi inesistente e un partito di sinistra di governo oggi equivocato.

“Un’altra strada”, libro scritto, diffuso e propagandato da Renzi in tutta Italia, disegna perfettamente il suo obiettivo rispetto al Partito Democratico. Oggi come oggi, non è facile la sua convivenza all’interno di un partito che gli ha fatto la guerra più e meglio di quanto non abbiano fatto Salvini e Di Maio. D’altra parte, il continuo riferimento di Zingaretti a un’azione di campo largo del centrosinistra evidenzia piuttosto un campo stretto. A sinistra c’è un vuoto spinto; l’attuale Pd che recupera D’Alema, Bersani, Speranza e compagnia bella fino a Boldrini e Grasso, non ha nulla a che vedere con le idee politiche di Renzi e non ha alcuna possibilità di schiodarsi dal suo 20% e qualcosina in più. L’exploit del Pd al 41% circa delle europee di 5 anni fa si verificò perché la figura di Renzi manteneva il bacino di sinistra e recuperava dai delusi liberali e di Forza Italia.

Giocoforza se si vuole evitare che Salvini apparecchi un governo per 20 anni, occorre che ci si preoccupi di occupare il centro moderato del sistema politico. Renzi dà la chiara impressione di volerci provare. Vicino a lui si muove in termini più decisi Calenda il quale, pur essendo iscritto al Pd, promuove un suo Movimento “Siamo Europei”, gli dà un simbolo e con questo e con suoi candidati si presenta alle elezioni, seppur in alleanza con il Pd; molto probabilmente siederà all’assemblea europea insieme con i liberali dell’ALDE e non con quelli del Partito Socialista Europeo. Di più e meglio, annuncia che ci sarà un partito liberarle che affiancherà il Pd nelle prossime azioni politiche. Può fare tutto ciò dall’alto delle sue 250.000 preferenze, una delle più alte raggiunte in queste elezioni europee.

Il bacino elettorale di Renzi e Calenda può contare, stando ai sondaggi, sul 10% circa dell’elettorato e, questo, senza contare il bacino elettorale dei delusi di Berlusconi e Forza Italia. In prospettiva avrebbe una sua identità chiara e trasparente di partito liberale o liberal-socialista. Renzi, in questo contesto, non dovrebbe più vivere la condizione di separato in casa che logora i renziani e il resto del partito in continui contorsionismi dialettici.

Lo stesso Pd si avvantaggerebbe di questo e potrebbe, a sua volta, recuperare una sua identità di partito di sinistra di governo, finora considerata equivoca, e recuperare i delusi della sinistra e quelli del m5s che non si riconoscono nella destra salviniana e in un partito dove militano Renzi e Calenda.

Renzi e Calenda prendono un’altra strada

E Bersani con la sua sporca anima di traditore si arroga il diritto di dire: “Se Renzi e Calenda vogliono fare un partito, lo facciano”. Così lui sta al caldo tra le lenzuola del Pd.

SENZA POLITICA

SENZA POLITICA

Inesorabilmente scorre il tempo della politica italiana, imbalsamata, incapace di un guizzo che la elevi da pratica del potere a motore di rinnovamento per il paese.

Langue asfittica, noiosa tra la facile affermazione di chi sta divorando il consenso dei suoi incapaci o papabili alleati e trascinando il paese alla rovina tra un selfie e l’altro.

Senza una opposizione capace di contrastarlo, troppo impegnata a festeggiare inesistenti affermazioni mentre nella penisola il giallo sparisce travolto dal verde padano.

Incapaci, noiosi, ripetitivi, vuoti. Sono i nostri politicanti senza coraggio.

Una Srl ridotta a farsa di se stessa, con un condottiero rimasto senza esercito.

Rituali surreali da web da Repubblica delle banane.

Un centro destra ridotto a comparsa con un leader troppo vecchio che non riesce più a contenere il suo storico alleato per la progressiva erosione del suo consenso.

E poi il Pd, quello “nuovo”, che mentre sperpera inutilmente energie in improbabili analisi, continua ad usare linguaggio e comunicazione logore, vecchie, stantie e per niente incisive..

Senza un progetto politico di ampio respiro, senza anima né proposte.

Assediato da vecchi papaveri, mummie e ciarlatani che pontificano senza vergogna dopo averlo affossato.

Rassicurante come lo è la noia incolore della sua guida.

Sono 40 anni che frequento sezioni e circoli e, a parte un lustro di politica vera, coraggiosa, i temi sono sempre gli stessi.

Dobbiamo stare in mezzo alla gente, la classe operaia, dob biamo parlare con gli operai, i circoli sono vuoti.

Uniti nell’antifascismo? Forse.

Mentre la gente quella in carne ed ossa si vede decurtare pensioni, per sostenere le follie elettorali giallo verdi, nel silenzio complice delle opposizioni e dei sindacati, mentre il paese agonizza nella morsa di spread e debito pubblico l’autonominatosi capitano ingrassa ed ingrossa le sue file indisturbato, senza ostacoli, senza opposizione.

Senza fatica alcuna.

Senza politica.

In ogni modo amo moltissimo la nostra Repubblica italiana. Ne sono orgogliosa,. Buona festa a tutti.

VOI DIRETE: MA TU PROPONI IL PD CHE C’ERA CON RENZI! APPUNTO.

VOI DIRETE: MA TU PROPONI IL PD CHE C’ERA CON RENZI! APPUNTO

Un amico mi scrive:

“Sento in giro gli autorevoli soliti “sotutto” dire che il Pd ha bisogno di alleanze.
Forse il Pd ha bisogno, più che di alleanze o prima che di alleanze, di crescere.
Nessuno dice la verità. Un partito che ristagna al 20/22% non basta per fare alternativa.
Ma, intanto, non può fare nemmeno alleanze o coalizioni, dovrebbe farla con un altro partito, di pari forza. E in quel caso sarebbe un’alleanza subalterna.
Mieli, sul Corriere, dice che il Pd ha bisogno di alleanze, che l’unica possibile è quella con i 5 Stelle. Poi però, lui stesso, pone, in modo contorto e confuso, tante e tali difficoltà a tale alleanza che finisce per descrivere un Pd disperato e cioè deve fare alleanze ma non c’è con chi farla.
Dunque? Disperazione.
Proviamo a parlare di alleanze per il Pd in modo diverso: non guardando ai partiti esistenti ma agli elettorati, compresi gli astenuti.
Premessa: qualunque capacità di coalizione o alleanze presuppone un partito che, di per sé, abbia una forza almeno del 30%.
Al Pd è preclusa una tale prospettiva?
Secondo i commentatori “amici” e secondo gli stessi dirigenti del Pd parrebbe di sì.
È proprio Zingaretti che, da tempo, ripete che il Pd deve fare coalizioni perché anche lui è il primo ad essere convinto che il Pd, da solo, non può andare oltre il 20/22%, e deve, perciò, fare coalizione.
Con chi?
Con tutto il percentualume, a destra e a sinistra di esso? Inutile, così si ristagna soltanto, come si è visto. Una coalizione con tutto il folclore di sigle e siglette, senza voti, a sinistra ma anche a destra (+ Europa), non andrebbe oltre il 25%.
Poco per essere alternativa a Salvini.
Per questo, nel retropensiero di Zingaretti, ci sono sempre i 5 Stelle. Una fissa.
Perché nessuno dice che ci sarebbe, invece, un’altra strada?
Senza i 5 Stelle e senza le sfigate coalizioni-paccottiglia di Zingaretti?
Si chiama Pd. Anzi si chiama “vocazione maggioritaria” del Pd. E’ l’obiettivo di puntare, da solo, al 30/40% dei voti.
Perché no? E’ precluso al Pd? A quello attuale sì.
Hanno fatto un congresso per liquidare questa idea dal vocabolario del Pd. Il Pd raggiunse, da solo, il 41% nel 2014, perché non potrebbe anche solo avvicinarsi, di nuovo, a quelle cifre?
Perché non perseguire il 2014 come modello e prospettiva? Già perché? Facile risposta: perché suppone un Pd come quello del 2014.
Quello che hanno cancellato e completamente altro da quello che c’è adesso: un Pd che abbia un programma convincente ed attrattivo di riforme, un partito del Pil che indichi una politica espansiva, di crescita per l’economia e la società, un partito che parli all’intera società italiana e non solo ai presunti ultimi, che raccolga direttamente elettori moderati e di centro, che prima che ai partiti, per fare alleanze, si rivolga, con credibilità e ottimismo, alle forze sociali che vogliono la crescita.
E che, infine, abbia una leadership.
Senza leader, è provato, non si va da nessuna parte.
Il Pd ha fatto un congresso per dire il contrario.
Direte: ma tu proponi il Pd che c’era con Renzi! Appunto”.

GRILLINI E NON SOLO

GRILLINI E NON SOLO

Bei tempi quelli della gloriosa opposizione degli eroi giovani e belli, puri e antisistema, lanciatori di fango con la pala dell’indignazione morale permanente.

Lì sì che si stava benissimo, liberi da ogni responsabilità, vezzeggiati dai media, sollevati da ogni onere, elevati a modello di vita dalla gente rancorosa e livorosa.

Come sempre, li ha bruciati l’incontro con la realtà, che non ha bisogno di eroi del web ma di teste pensanti.

E poi, anche noi, capitan Fracassa maroni, ci auguriamo che l’Europa rispetti il voto dei popoli, quello che vi ha giustamente relegati in un angolino di sparuta rappresentanza  (meno del 10%), dove al massimo potrete continuare a fare ciò che vi riesce meglio, abbaiare alla luna che, per fortuna nostra, non vi riesce mai di raggiungere.

Nel frattempo, i mercati brutti e cattivi chissà perché non si fidano dell’Italia che annega nel debito, ma annuncia di volere fare altro.

Però finché ci protegge la Madonna, tutto a posto.

AGONIZZANTI I 5 STELLE, IMPERVERSA SALVINI

AGONIZZANTI I 5 STELLE, IMPERVERSA SALVINI

Litiga con tutti, ormai schiavo del suo personaggio. Ma i conti lo fermeranno.

di Giuseppe Turani |

Sia Beppe Grillo che Davide Casaleggio, due che in teoria non c’entrano niente perché mai eletti da alcuno, sostengono che Di Maio deve rimanere al suo posto. Si vede che hanno cominciato a capire un po’ la politica. Come possono i due “padri” liquidare il loro uomo-simbolo, la bandiera del Movimento?

Ci sarebbe però una soluzione. Una telefonata discreta a Di Maio con un consiglio: dimettiti.

Ma non lo faranno perché, per scarso e disastroso che sia, non hanno riserve. Hanno solo Di Battista, una specie di sbandato psicologico, un vagabondo. Poi c’è una platea di no-person, di gente raccattata qui e là, con difficoltà persino con la lingua italiana.

Il Movimento, cioè, è in caduta libera e i suoi creatori non sanno che cosa fare. D’altra parte, un partito che porta alla carica di ministro una segretaria d’azienda, dove volete che vada? O un piccolo avvocato di provincia, ex dj?

Agonizzanti i 5 stelle, imperversa Salvini. E qui la partita è più seria. Scartiamo subito la disputa se il capo della Lega sia o no fascista. Le parole interessano poco. Quello che conta è che Salvini ha deciso di rappresentare la destra, una destra impresentabile in Europa e totalmente inadeguata. Tutti, dall’Onu alla Commissione Ue, hanno bocciato le sue proposte. Ma lui va avanti. Di fronte all’avviso di sforamento dei conti, risponde impavido con progetti flat tax e altro che porterebbero a altri 100 miliardi di spesa.

Il sospetto che lui pensi, alla fine, di fare un prelievo forzoso sui depositi bancari degli italiani è a questo punto abbastanza reale.

Salvini continua a dire che lui si occupa degli italiani più bisognosi, ma non è vero. È una bugia. Lui fa una cosa molto più semplice: attraverso la crescita dei debiti, trasferisce il costo delle sue operazioni assistenziali sulle prossime generazioni (ma lui a quel punto sarà già uscito di scena).

In più, continua nella sua campagna indecente contro l’immigrazione (nella quale cadono anche molti soggetti di sinistra). Trascura di dire che l’Italia ha fatto, finora, una specie di miracolo: la maggior parte degli immigrati si sta integrando, lavora, in casa parlano italiano, i bambini vanno a scuola, sono cioè parte di noi. Basterebbe che andasse a fare un giro nel suo amato Nord Est per rendersene conto.

Ma Salvini la realtà non interessa. Lui vive in un mondo immaginario, pieno di negher con il coltello fra i denti, pronti a violentargli la morosa (ma quale?). I negher che tutte le mattine vanno a lavorare nelle acciaierie del bresciano non li vede.

La realtà, però, sta per sistemarlo. I conti non tornano. E tutti, da Mattarella ai mercati, cominciano a avere paura.

Alla fine, anche Salvini dovrà arrendersi.