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GIGGINARIE

GIGGINARIE

E quindi: dopo aver falsato i risultati delle elezioni per il gruppo europeo, modificato in corsa le domande agli iscritti, ecco a voi le Gigginarie in cui l’unto dal padrone del simbolo sarà il nuovo Prestanome, pardon, Leader del Movimento 5 Stelle, in cui però si candida una stella solo.

(Tratto dal Web)

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IL PARTITO DELLA RUSPA

IL PARTITO DELLA RUSPA

A volte sono proprio una masochista, però, per chissà quale senso del dovere, ammesso che ne abbia, o perché l’informazione diretta è sempre meglio, ho tentato di ascoltare, in video, l’intervento di Matteo Salvini sul pratone di Pontida.

Non ce l’ho fatta ad arrivare fino in fondo, ad un certo punto ho lasciato perdere. Ne avevo abbastanza.

Ho trovato un Salvini floscio, sembrava fuori fase, privo di idee, ripetitivo, noioso.

Ma essere ripetitivo è logico, è umano direi,  e non è questo il vero problema: anch’io spesso batto e ribatto sugli stessi concetti. Ma certo io non pretendo di diventare Presidente del Consiglio del governo italiano.

Il problema è che Salvini non ha concetti nella testa. Spara a vanvera proposte senza senso, senza il benché minimo riscontro reale.

Un esempio lo è la frase più truce che ha pronunciato: “Quando andremo al governo daremo mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza”.

Mano libera?

Ovviamente si vuole solleticare l’anima più irrequeta e impaurita del Paese promettendo ordine e disciplina. Un vecchio film. Da giustiziere della notte. A proposito dove sono andate a finire le famose e vecchie “ronde” leghiste? Pertanto, pur con parole diverse non c’è niente di nuovo in questa Lega.

Ma almeno il tono della voce fosse stato un po’ più “eccitante”. No, era stanco, spento, da lasciare basiti.

Mi sembra un personaggio già vecchio e consumato che non ispira entusiamo.

A dir la verità non ne ha nemmeno il fisico, nonostante abbia una età giusta, ma la capacità non c’è. Incute cupezza, una sensazione di disastro imminente, una stupida strisciante paura. Niente di buono per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Ai tempi di Bossi si vedeva un uomo pimpante, scatenato, pieno di energia, e ovviamente pieno di cavolate da dire, ma almeno era convinto di quello che diceva! Non si possono fare paragoni fra Salvini e Bossi, perché non c’è pezza che tenga. E comunque è assai triste vedere un Bossi sconsolato che ammette “mi vogliono mandare via”. Niente a che vedere con il rancore di un Bersani o D’Alema nei confronti di Renzi. In Bossi c’era solo tristezza.

Probabilmente con questo Salvini la lega non farà grandi progressi, ha sposato la parte più nera della destra, e Salvini è già tanto sopravvalutato che ha già raggiunto il massimo, può solo calare.

Infine la triste metafora usata da Salvini: Lega il “partito della ruspa”. Decisamente copiata in peggio da Renzi, che, col suo “rottamare” per cambiare personaggi e metterne di nuovi, magari più giovani, in politica, ha evitato di parlare in politichese per farsi capire meglio.

Ma la ruspa non mi piace. Mi vengono in mente solo buche. E non mi incute il desiderio di poter guidare una macchina nuova, veloce, bella e moderna.

ANDIAMO AL PUNTO POLITICO

ANDIAMO AL PUNTO POLITICO

Contro Matteo Renzi, negli ultimi due anni, è stata scatenata una guerra politica, che, a cavallo del referendum, si è trasformata in una resa dei conti.

Dopo il 4 dicembre, i nemici di Renzi si sono convinti che ci fossero le condizioni e i presupposti per la battaglia finale: cancellarlo dalla politica italiana.

Dalla legittima opposizione alle posizioni di Renzi si è passati ad una campagna di delegittimazione totale, che ha usato ogni mezzo, lecito e illecito, per condurre una sorta di campale guerra finale. Si è così passato il segno della distinzione tra la legittima critica e opposizione a Renzi e la suggestione del colpo definitivo e totale.

Una sorta di “comitato di salute pubblica”, fatto di oppositori esterni e interni e di pezzi dell’informazione, ha guidato una campagna per la defenestrazione di Renzi con ogni mezzo: dall’allarme, esagerato e comico, sui presunti “pericoli autoritari” rappresentati da Renzi, alle bufale sui risultati della sua azione di governo in economia (rimessa in cammino), allo strappo improvviso, violento, irragionevole nel suo partito con una scissione anomala e, apparentemente, cieca e stupida.

Ora le clamorose novità della vicenda Consip fanno emergere un sospetto: che l’accelerazione e l’incoraggiamento alla battaglia “finale” contro Renzi, gli oppositori di ogni colore l’abbiano tratta dalle notizie sulle inchieste della Magistratura.

Sono 30 anni che la storia politica reale del paese è segnata dalla via giudiziaria che sostituisce quella parlamentare. Gli oppositori hanno pensato: “è stato così con Craxi e Berlusconi (e, seppur tardivamente, con Andreotti), sarà così con Renzi”.

L’algido D’Alema, del resto lo aveva profetizzato (per non dire minacciato): “arriveranno a Renzi”, le stesse inquietanti minacce dei carabinieri al servizio del magistrato Woodcock.

Ecco il vero pericolo autoritario: scoprire che in Italia la politica democratica è già stata sostituita da un altro potere decisionale, estraneo e sovrapposto, che impone l’agenda politica e il cambio del governo. Fuori dalle procedure democratiche e legittime.

Stavolta ha ragione Franceschini: sarebbe il caso che i politici, oppositori di Renzi, aprissero gli occhi e cambiassero registro.

Per il bene della democrazia.

44 MILIONI DI CHILOMETRTI QUADRATI

44 MILIONI DI CHILOMETRI QUADRATI

L’assessore all’ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ha asserito che Roma ha 44 milioni di Km² di aree verdi.

Peccato che Roma è grande 1285 Km².

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L’Europa è grande 10.180.000 km², dunque, secondo la Montanari, Roma è più grande dell’Europa.

Roba da Matti! Continuano i problemi in Geografia del M5S!

E queste persone vogliono governare l’Italia!

(Beh!, dico io, informarsi prima e meglio no? Un assessore all’ambiente del Comune di Roma che non conosce quanto è grande il proprio ambiente e lo moltiplica per milioni! Lo fa per sembrare importante o per ignoranza pura e dabbenaggine?)

FRATI INDIAVOLATI

Frati indiavolati

Avvocati e magistrati girano come corvi intorno ai grillini.

di Giuseppe Turani |

 

Altro che francescani, dove arrivano i 5 stelle ormai si sente un odore di zolfo e di fiamme. Avvocati e grane ovunque. E’ successo a Genova, dove Grillo ha mandato a farsi benedire le primarie e ha scelto lui il candidato sindaco (perdente, naturalmente). E’ successo e sta succedendo a Roma, dove avvocati a magistrati volteggiano sui grillini come corvi in attesa del pasto. Sta accadendo in Sicilia, dove, non contenti dei processi per le firme false, di nuovo sono nelle grane con la giustizia, e quindi altri avvocati, per il solito motivo: lotte intestine.

Infatti quasi tutte queste grane giudiziarie, ignote negli altri partiti, nascono perché i 5 stelle non rispettano il loro stesso regolamento di base, quell’uno vale uno. Nel senso che, alla fine, se le cose non gli piacciono, il frate Grillo fa come gli pare e gli scontenti, ovviamente, lo portano in tribunale.

In ballo non ci sono infatti questioni politiche, ma posti, poltrone, stipendi. E nessuno accetta di essere buttato fuori solo perché sta antipatico a Grillo.

Sono cose, ripetiamo, che accadono solo fra i grillini: ricorrere in tribunale per avere il diritto di concorrere alla conquista di una poltrona. E questi sarebbero quelli dell’onestà, dello stipendio restituito (ci teniamo però 13 mila euro al mese).

Gli altri partiti non sono fatti da santi, ma almeno non si richiamano a San Francesco, ma a personaggi più terreni e più discutibili e discussi.

Questi, invece, vogliono passare per cavalieri senza macchia e senza paura, però girano con la carta bollata in tasca, pronti a denunciare il primo che li ostacola.

Ma non ci si deve meravigliare troppo. I grillini hanno voluto fare un partito che non è un partito, ma un accrocchio indefinibile. Non esistono organi di mediazione politica e così, alla fine, non rimangono che i tribunali.

E’ proprio vero che a volte il diavolo fa le pentole, ma si dimentica i coperchi.

 

P.S.= Siete pregati di ammirare l’immagine francescana di Beppe Grillo, un’esclusiva UB.

LA GRANDE ILLUSIONE

LA GRANDE ILLUSIONE

Si prospetta la triste fine di Pisapia?

Quando timidamente la proposta di Giuliano Pisapia apparve, nel rissoso panorama della sinistra a sinistra del Partito Democratico, con il chiodo fisso di questa parte politica, di “ricostruire” il centrosinistra, si capiva già che era destinata a fallire.

Il problema erano gli obiettivi opposti, che come i poli della calamita di attraggono o si respingono, a seconda di come li confronti.

L’idea del ex-sindaco era chiara e nobile: rifacciamo il centrosinistra perché serve al Paese.

Da allora lo abbiamo visto impegnato, senza risparmiare energie, nella vana ricerca di un risultato impossibile.

Pisapia si comporta tuttora, come nel lontano 1937 il grande regista Jean Renoir, si agitò per tre anni alla ricerca di finanziatori del suo grande capolavoro: quel film “La Grande Illusione”, che, una volta “girato”, concorse all’Oscar e lasciò una segno di grande arte nella storia del cinema.

Il regista fu più fortunato del politico Pisapia, perché non aveva contro quei quattro diseredati ai quali poco importa rifare il film del centrosinistra.

Essi hanno ben altro obiettivo, che perseguono con tenacia: contrastare Matteo Renzi.

Che poi, in fin dei conti, non è un terrificante nazista degli anni trenta, ma un giovane leader politico, ricco di idee e di energie, che ha già dimostrato con i numeri di poter giovare al Paese molto più di quei tre gatti rognosi che si affannano a combatterlo.

E solo per queste ragioni essi, su quell’altare, sacrificheranno anche Pisapia. Infatti, seppure giungessero a un iniziale accordo, l’ex-sindaco non resisterebbe per molto, di fronte alle iniziative dei “fuoriusciti”, dettate solo dal rancore.

Perché tanto odio solo contro Renzi, dei rappresentanti di questa sinistra miseramente minoritaria?

Non certo per un antagonismo su ideali e su programmi politici, ma per l’impossibilità di recuperare per costoro la certezza di una mezza dozzina di poltrone nel prossimo Parlamento. La paura è tanta. L’allontanamento della poltrona, fa superare qualsiasi certezza acquisita. Tuttavia D’Alema, Bersani e il garzone Speranza non rischiano la fame. Sono superprotetti dai meccanismi che deputati e senatori hanno costruito nei decenni, garantendosi stipendi e pensioni da favola, anche dopo aver lasciato le poltrone..

La componente che porterà il tentativo di Pisapia al fallimento è contenuta anzitutto in quella carica di “odio” personale, che non gli permetterà di portare a casa un risultato positivo. E il frutto di quell’odio rischia di offrire prima ai siciliani e poi a tutti gli italiani una probabile nefasta vittoria di Berlusconi, o addirittura di elevare sugli altari gli apprendisti stregoni di Grillo.

Purtroppo il progetto di Giuliano Pisapia è destinato a restare “Una Grande Illusione”. E non vincerà l’Oscar della sana politica.

Per colpa di tre gatti rognosi.

ORIGINALITÀ DALEMIANA

IL PENSATORE

Breve Biografia di Massimo D’Alema aggiornata al 4 settembre 2017.

D’Alema contro Natta: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Occhetto: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Veltroni: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Prodi(1) “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Prodi(2): “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Renzi: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Gentiloni: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Minniti: “ricostruiamo il centro sinistra”

Fine Biografia

UN ALTRO VIRUS ALL’ORIZZONTE

Un altro virus insidioso e pericoloso all’orizzonte

Tanti e tanti anni fa, mi pare che così comincino le fiabe, in un Paese lontano lontano di nome Italia, si pensava ancora che Berlusconi fosse mortale, anche se i più depressi di noi dicevano “Berlusconi prima o poi scomparirà, ma il problema sarà il berlusconismo che con i suoi guasti vivrà a lungo”.

Incredibilmente, e questo nessuno lo avrebbe pensato, nemmeno un regista acuto come Nanni Moretti che immagina un crollo apocalittico e assolutamente definitivo del Caimano, assistiamo invece oggi ad uno scenario impensabile: Berlusconi è tornato e il berlusconismo, come previsto, continuerà a lungo a produrre i suoi terribili effetti.

Il consiglio di Montanelli “gli italiani lo votino una volta questo benedetto Berlusconi, così si vaccineranno!”, non è stato un buon consiglio. Gli italiani lo hanno votato e rivotato e non si sono vaccinati.

Ora però c’è un altro virus, Grillo, (Casaleggio, per quanto inquietante, penso che senza Grillo non avrebbe presa a lungo) e sarebbe bene che non si ripetesse l’esperimento di votarlo perché “accada quel che deve accadere, tanto meglio, così gli negli italiani si formeranno gli anticorpi e ce ne liberiamo!”.

No, per favore: è un ragionamento senza capo né coda.

A parte il fatto che stiamo già assistendo al disastro di Roma, ammettiamo per un momento di poter scindere Grillo dal grillismo.

Questa volta forse Grillo ha meno possibilità di essere immortale.

Berlusconi si prendeva frequenti pause di riflessione, chiamiamole così, mentre Grillo, questo bisogna ammetterlo, è sempre sul pezzo, sempre che sbraita, che strabuzza gli occhi, che sputacchia, che inveisce con la giugulare tesa allo spasimo e ad un certo punto è anche possibile che stramazzi di schianto al suolo, per poi riprendersi, per carità, ma possibilmente solo per la vita famiglia.

Ma a quel punto il grillismo è già partito e non ne conosciamo assolutamente gli effetti.

E se fosse ancora peggiore del berlusconismo?

Se una politica basata sulla menzogna come sistema di presa sul pubblico disinformato, sul pressapochismo, sull’ignoranza totale dei più elementari principi di economia oltre che di tutto, assolutamente di tutto, producesse una società ancora più difficile da recuperare fino a decretarne la morte?

Come e quando sperare di vedere il nostro Paese risollevarsi?

Quanti decenni ci vorranno?

E chi avrà la forza di farlo?

Bisogna che ci pensino bene questa volta gli arrabbiati prima di votare.

Lasciamo perdere l’informazione che non si capisce bene a che gioco stia giocando e gli estimatori diamoli per persi, ma i delusi, gli scontenti, i disinteressati, i non informati, la prossima volta non ripetano il dispetto del referendum.

E’ un dispetto del cavolo ed è come castrarsi da soli.

IL SOLITO GIOCHETTO

Due piccioni con una fava

Il giochetto si è ormai palesato.

In Sicilia Mdp e SI presenteranno un candidato geneticamente perdente: Claudio Fava. Mi dispiace per lui perché lo ritengo un ottimo giornalista, scrittore e bravissima persona.

Troveranno modo di sostenere e dialogare con i fascio-grillini e regaleranno l’isola a FI e Lega o, peggio ancora, ad un branco di non si sa bene cosa. Scontato.

Tutta questa genialata pur di non appoggiare il candidato dell’odiato Pd.

Naturalmente sarà un servizietto che sarà lautamente ricompensato dai redivivi forzisti.

In sede di discussione della nuova legge elettorale FI premerà per consentire ai due schieramenti di entrare in parlamento, chiedendo l’abbassamento della soglia di accesso al 3%, o al 2% se qualcuno “se la vede” proprio brutta.

Almeno al 2% le due compagini dovrebbero riuscire ad arrivare, praticamente il minimo sindacale.

Berlusconi riesumato gongola.

Ovvio.

Il duo Bersani-D’Alema rivitalizzato ha lo scrannetto assicurato e potrà garantirsi ancora un lustro di sopravvivenza.

Gli unici a non accorgersi di nulla saranno come sempre i sostenitori dei due “statisti”, troppo impegnati a sputtanare governo e Pd per accorgersi di queste porcate.

Tutto quindi immobile ed eguale a qualche mese fa, quando a dicembre ci recammo a votare per il referendum costituzionale.

Stesse alleanze, stesse trame, stessi inciuci.

Hanno pure l’ardire di incazzarsi se glielo fai notare. Sulle loro facce il mitico Giachetti avrebbe molto su cui argomentare.

Cambia solo il clima balneare, con le sedie a sdraio e gli ombrelloni a sostituire poltrone e caminetti ed una bella fetta di crostata da gustare.