Archivi della categoria: Politica

I PERSONAGGI CHE OGGI SPARANO A ZERO SU RENZI NON SANNO RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

I PERSONAGGI CHE OGGI SPARANO A ZERO SU RENZI NON SANNO RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

Un fallimento così grande che ha non ha uguali al mondo ha portato Berlusconi e il PD di D’Alema nel 2011 ad appoggiare Monti e la sua austerità nefasta, fatta solo di tagli e tasse infami sui redditi più bassi e pensioni e la richiesta di rientro immediato entro 6 mesi dei fidi alle imprese che, in un paese fermo da 20 e sempre senza investimenti, in 2 anni ha fatto perdere il 25% di produzione industriale, più di 500.000 posti di lavoro.

Una tal politica, che davvero non ha niente a che fare con la politica, ha fatto crescere le famiglie in povertà assoluta da 2,6 a 4,4 Milioni. Ha creato milioni di precari CoCoCo e di finte partite IVA senza diritti sociali e contributi e di giovani disoccupati.

Ha aumentato il deficit del Pil, e una perdita di quasi il 10% di PIL che diminuiva ancora del -1,9%, precipitando l’Italia in una spirale recessiva.

Come si fa a riproporre D’Alema, Bersani e anche Berlusconi. Capisco che lui ha i soldi e i media e tutti gli altri sono in bolletta, ma un minimo di onestà intellettuale ci vorrebbe.

In 20 anni poi, Berlusconi e Monti hanno creato le condizioni sociali di degrado, miseria e povertà che hanno permesso ai due padroni 5S e al nuovo gruppo mediatico di Cairo/La7/il Fatto di sviluppare un secondo partito padronale fatto di imbonitori. Non ne bastava già uno, figurarsi quanto in basso può precipitare il nostro paese con due.

Certo non si possono ricuperare 20 anni di declino e la mazzata mortale di Monti in 3-4 anni, ma Renzi ha fatto ripartire il paese realizzando molti provvedimenti concreti, per aumentare il benessere delle fasce più basse della popolazione, ormai allo stremo dopo 20 anni di continuo declino e per favorire il rilancio degli investimenti per l’ammodernamento di tutti i settori del paese.

Così il PIL è passato dal -1.9% del 2014 al +1.5% del 2017 e si è ridotto costantemente il deficit annuo rispetto agli anni precedenti.

La verità è che l’Italia è in recupero in Europa e il nuovo PD di Renzi ha già proposto di ottenere una maggiore flessibilità fino al 2,9% del PIL, per aumentare e accelerare gli investimenti per l’ammodernamento di tutti i settori del paese, ridiventare competitivi com’eravamo prima del 95 e ottenere così aumenti sostenibili di produttività e redditi medi. in un quadro di giustizia sociale ed inclusione.

Questo tutti i pennivendoli non lo scriveranno mai.

E adesso D’Alema e Bersani, cui si è aggregato, pare Pisapia, hanno giurato che riporteranno l’Italia, in pochi mesi, ai grandi altezze, solo se Renzi si toglie dai piedi.  Vogliono un paese derenzizzato.

Renzi è segretario del Pd perché votato dai cittadini che vengono umilmente da sinistra. Ma per certi personaggi, che definisco rancorosi, perché loro non hanno avuto le stesse capacità, si vede che è un grosso problema.

Ma chi credono di essere, le fatine con la bacchetta magica? La sinistra in Italia, prima dei PD con Renzi segretario, è sempre stata minoranza destinata ad essere costantemente all’opposizione, senza alleanze. Figuriamoci la sinistra radicale, con Vendola, Civati, Fassina, Fratoianni, Ferrero, Grasso! In politica e per salvare un paese bisogna essere realistici.

Una cosa mi ha fatto ridere dell’indeciso e poco importante Pisapia, è quando ha detto: “Non ci stiamo a far il cespuglio del PD “. Ma non è il Pd che vi relega in quel ruolo, son gli elettori che vi pesano come e meno di un cespuglio.

E’ triste constatare che il futuro dell’Italia sia inchiodato e dipenda da come si comporterà il vecchio PD, nella seduta della Commissione d’Inchiesta sulle banche relativamente al caso Mps.

Le intimidazioni e le minacce che stanno esercitando i club di potere (istituzionali, imprenditoriali e politici) su Renzi, stanno diventando disperati e sintetizzati dallo scoramento espresso da Prodi.

Non la perdoneranno a Renzi ma spero che i cittadini capiscano, chi, fino al 2013 ha portato il Paese al quasi disastro.

Renzi nel suo muoversi ha pestato i piedi a tanta gente, però, se la sinistra ne avesse la volontà e la capacità per sfruttare l’occasione offertale da questa legge elettorale, avrebbe la grossa opportunità d’avere i numeri per governare il paese. Se non ci riuscirà non dipenderà né dalla destra né dai votatori di pancia del buffone, ma da quei politici di sinistra che hanno avuto le stesse opportunità di Renzi, ed hanno fallito.

Il numero dei voti del Pd, quando Renzi ha preso in mano le redini del paese, non erano quelli del Pd di Bersani? Anzi Bersani rimproverava Renzi di governare coi suoi voti e allora perché non ha fatto coraggiose riforme, ma ha lasciato il timone e si è alleato a Berlusconi per formare il governo Monti?

Un motivo di fondo c’era. Non era neppure riuscito ed eleggere un presidente della Repubblica  ed ha pregato in ginocchio che Napolitano restasse. Di conseguenza Napolitano non ha potuto affidare alcun incarico a Bersani. Era la sconfitta più feroce.

Poi di suo Napolitano ha nominato Monti. E a Bersani non è rimasto altro che fare il servo di quel governo.

Tuttavia, aldilà di nomi e personalismi, l’Italia si salverà soltanto se ci si riprende tanta responsabilità.

Tutti quanti! E per “tutti quanti”, intendo anche la mitica società civile. A leggere certi giornali, e relativi commenti, non solo viene il latte alle ginocchia, ma viene la sensazione che sia solo un gioco mediatico in sostituzione alla mediocre capacità di stare al mondo!

(Pochi minuti fa ho appreso dal Tg3, che Mdp, Bersani, Speranza e D’Alema, chiedono al Pd, per unirsi, che vengano azzerate tutte le riforme fatte da Renzi e che lui scompaia. In pratica vogliono ritornare al 2013, ma con l’economia in ripresa. Semplicemente indecente. Cosa vorrebbe dire tutto qiesto bizzarro ragionamento: rovinare ancora il paese per qualche anno, riportarlo in basso e poi richiamare Renzi, per disperazione? Per la miseria nera, non avete ancora capito che siete dei falliti?)

Annunci

UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

NON VI COMPRENDIAMO

NON VI COMPRENDIAMO

Pisapia, per qualificarsi meglio e per descrivere ciò che lo distingue dal Pd, ha parlato di un “centrosinistra radicalmente innovativo”, che distinguerebbe lui, Grasso, Speranza e altri, da Renzi e il Pd. Di conseguenza, Renzi e il Pd, secondo loro, vorrebbero un centrosinistra “non radicale” o ” poco innovativo”.

La sinistra italiana ha questo vezzo che la rende antipatica: crede di avere il monopolio del cambiamento.

Ma non perché faccia, effettivamente, innovazioni o riforme. No. Solo perché le aggettiva: forti, radicali, straordinarie ecc.

Poi quali siano queste riforme che propone, quali siano i contenuti, i programmi che avanza, che cosa realmente abbiano di innovativo e in che cosa rappresentino un cambiamento reale, non è dato saperlo. In che cosa i programmi della sinistra radicale, che non ha fatto mai alcuna riforma, siano “radicalmente innovativi” rispetto alle riforme realizzate da Renzi e che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi?

Lo sapete voi? Io no.

Pisapia sarà stato un buon sindaco o un moderno avvocato ma deve capire, insieme a tutta la sinistra, una cosa: in Europa e in Italia bisogna smetterla con gli aggettivi per qualificare i propri programmi.

Bisogna smetterla con questo vezzo di sinistra di sostituire, alle proposte concrete, gli aggettivi altisonanti per distinguersi dai riformisti liberali.

E’ pericoloso.

Se ci fermiamo agli aggettivi il populismo, anch’esso radicale a parole, vi strabatte. Per esempio, la pensata dei pentacosi del reddito di cittadinanza, attira molto di più la massa delle persone che pensa di poter incassare qualche soldino, stando seduto al bar, o facendo lavori in nero. Il lavoro non viene neppure più cercato, non serve, è lo stato fa loro la carità. Se poi ci vogliono miliardi per realizzare tutto ciò, nessuno ci pensa e nessuno fa veramente i conti. Nessuno entra nella realtà di questa proposta. Se Pisapia, Bersani e altri pensano di allearsi col m5s, per battere Renzi, hanno pensato a come risolvere questa cosa?

Nella situazione europea di oggi serve il contrario: dimostrare che sono possibili cambiamenti “tranquilli” e che vale molto di più la competenza di governo che il radicalismo a parole.

E’ il populismo il nemico da battere. E il populismo, quanto alla retorica degli aggettivi, batte chiunque.

Ora Pisapia e l’Mdp la smettano con la pretesa di distinguersi con gli aggettivi, astratti e altisonanti. Dicano, finalmente, quali sono concretamente le riforme che farebbero, in che cosa sono più “radicali” di quelle che Renzi ha fatto o propone di fare, e che cosa abbiano di così innovativo.

Io, per ora, ho capito soltanto che gli piacerebbe “ripristinare” l’articolo 18. Non proprio un’innovazione e tanto meno “radicale”.

E’ tempo dei riformisti. E i riformisti sono quelli che le riforme (possibili) le fanno. E non le risolvono in vuoti aggettivi, “radicali” a parole.

Le vere riforme, in questo paese, sono state fatte negli anni 70-80: (Per esempio) Divorzio, Aborto, Scuola, Statuto dei lavoratori. Queste sono riforme e non le ha fatte la sinistra.

Attendiamo da almeno vent’anni, da quando D’Alema ha preso il timone, scalzando Prodi, per esempio, una legge sul fine vita. Se ne discute e poi? Tutto rimane nel cassetto. Sarebbe una legge di civiltà enorme, ma anche la sinistra, quella che si definisce radicale, svicola da questo problema. Peccato, se l’affrontasse, e la appoggiasse convintamente tanto da farla approvare, quasi quasi ci farei un pensierino, quando vado a votare.

Basta qualche proposta concreta, sensata, non limitarsi a distinguersi con gli aggettivi. Parlate con la gente e non confrontatevi solo tra di voi. Non vi comprendiamo.

 

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

Bassolino lascia il PD parlando di un Partito che farebbe cose imbarazzanti.
Di cosa parla?

Della legge contro il caporalato?
Della introduzione degli ecoreati?
Della reintroduzione del falso in bilancio?
Della legge contro le dimissioni in bianco?
Della protezione del welfare ai lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti?
Della legge sul dopo di noi?
Della legge sulle Unioni civili?
Della legge con costituzione del relativo fondo contro la povertà?
Della posizione ormai consolidata del PD contro l’austerità e per una nuova Europa?
Della crescita economica superiore a quella della Germania?
Della occupazione che non diminuisce piu’ come fino al 2014 ma anzi aumenta?
Del rilancio dell’export?
Della eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sugli imbullonati e sui terreni agricoli?
Degli investimenti da 13 miliardi per industria 4.0?
Del piano Marshall messo in campo da Delrio riguardante il trasporto pubblico locale, la rete ferroviaria e la rete stradale soprattutto nel Sud?
Parla forse Bassolino dei soldi messi per la bonifica dell’area di Bagnoli?
Dei 5 miliardi e 300 milioni destinati al rilancio produttivo ed aziendale dell’ILVA , alle bonifiche del territorio ed al pagamento dei creditori?
Dei finanziamenti per la bonifica della terra dei fuochi?
Dei consistenti finanziamento pluriennali per il risanamento idrogeologico del nostro paese?
Di quelli ventennali per la messa a norma antisismica dei nostri meravigliosi Borghi?

Perché io un partito lo giudico da queste cose!

 

NELLA LIVIDA TORINO

NELLA LIVIDA TORINO

Così, se non intercettavano la telefonata, avremmo di sicuro un papaverone cinque stelle che, nella Torino livida di Appendino, cancella le multe agli amici.

E questa è una.

La seconda è che i cinque stelle cantano vittoria per le sue dimissioni, accampando un rigore punitivo che, dicono, è solo roba loro. Ma non è stato licenziato, si è dimesso lui.

Pensa che rigore se nessuno avesse intercettato quelle telefonate.

Pensa se invece di dare le dimissioni se ne fosse rimasto al suo posto.

Dopo aver fatto a pezzi Marino per la sua panda senza permessi per il centro storico di Roma, avrebbero tenuto al suo posto un fratacchione che dalla segreteria della sindaca torinese cancella le multe ai protetti.

Eppure, conoscendoli, mi sa che avrebbero potuto farlo: hanno già apprezzato il potere magnifico del “me ne frego”.

VIVA L’ITALIA

VIVA L’ITALIA

In effetti è vero, Matteo Renzi sta esagerando!

Con uno sparuto numero di sostenitori vorrebbe stravolgere la vita politica ed economica del paese.

Lo sta dimostrando ineccepibilmente, sta rovinando l’Italia, i numeri parlano chiaro!

Li analizziamo per bene e confrontiamoli.

L’occupazione sta salendo inesorabilmente, la congiuntura economica si sta gravemente mettendo in linea con gli standard Europei e le agenzie di Rating stanno dando valutazioni che riportano l’Italia a livelli pre-crisi. Un disastro direi.

Pensate ha avuto il coraggio di insistere per dare, in più,  960,00 euro all’anno, ai lavoratori in busta paga, suscitando orrore generale, soprattutto nei sindacati.

Ha elargito soldi alle neo mamme, agli indigenti e ai giovani.  Che illuso!

Voleva abolire gli enti inutili e abolire il senato e le province! Ma dai!

Ha fatto la riforma elettorale, gravissimo atto incostituzionale, sarebbero bastati due giorni per farla meglio, disse qualcuno.

Pensate come era bello quando i migliori governi aumentavano le accise sulla benzina e sulle sigarette o quando ci ritrovammo all’improvviso meno soldi sul conto corrente.

Erano belle le riforme della Fornero, quelle elettorali della lega, fantastico il parlamento che decretò sostanzialmente lecito il bunga bunga, legittimando la parentela di una partecipante con Mubarak, e le feste e le porchette, in Campidoglio! Una meraviglia!

Ricordo il milione di posti di lavoro berlusconiani, la legalizzazione del falso in bilancio, i condoni fiscali ed edilizi, insomma! Bei tempi davvero!

Lo spread era un salasso per tutti, Berlusconi raccontava le barzellette e Monti prima e Letta dopo le rendevano verosimili.

Ecco! All’ epoca c’erano D’Alema, Bersani, Prodi, Grasso e tanti grandi personaggi che oggi vogliono riportarci ai bei tempi.

Sosteniamoli, diamo loro la possibilità di riappropriarsi del potere perduto, e rivivremo la gloria e il brivido del default.

Mettiamo in mano il paese a questi super pensionati di lusso. La Fornero, foraggiata da questi bravi politici, ha già sistemato le nostre.

Viva l’Italia!

LA GRANDE PAURA DEL M5S

LA GRANDE PAURA DEL M5S

La verità, come sempre, è più semplice della cattiva propaganda

Facciamo a capirsi, come si dice a Roma. Dietro il fuoco di artiglieria del Movimento Cinque Stelle contro il Rosatellum c’è solo e soltanto la paura dei collegi elettorali. E dunque il timore di dover competere con gli altri partiti per il consenso reale dei cittadini, senza la rete di protezione del sistema di censure, epurazioni e “buffonarie” gestito dall’azienda privata della famiglia Casaleggio.

Se le preferenze (finalmente cancellate dalla nuova legge elettorale) permetterebbero all’aristocrazia grillina di far fuori chiunque non rispetti l’ortodossia M5S, essendo di fatto una resa dei conti interna ai partiti, il sistema dei collegi costringe tutte le forze politiche a cercare e conquistare i voti dei cittadini nel mondo reale. Laddove contano le cose fatte e quelle che si possono fare, i cambiamenti concreti e le soluzioni possibili nell’interesse delle persone in carne e ossa. Non la retorica di chi fa a gara per urlare più forte finendo prima o poi per incontrare qualcuno che ti sfila il megafono e te lo rovescia in testa, com’è accaduto ieri al povero Di Battista.

La prova di forza grillina nasce solo dal timore che la truffa del populismo non regga alla prova di un popolo che pensa e sceglie. Tutto il resto è fumo, nocivo e rumoroso.

A partire dalle parole d’ordine lanciate da chi non ha alcuna credibilità nel presentarsi come difensore della democrazia repubblicana. Quei politici M5S che oggi gridano al “fascistellum”, oltre a mostrare il solito disprezzo per la storia di una nazione che il fascismo lo ha conosciuto e patito sulla propria pelle viva, sono gli stessi che nel corso degli anni hanno ricoperto di insulti tutte le istituzioni democratiche: dal Parlamento descritto come un’accolita di rubagalline, al Governo rappresentato come emanazione di fantomatici “poteri forti”, al Quirinale raffigurato come dimora di golpisti, etc.

Nessun luogo della nostra repubblica si è salvato dalla furia di un partito nato e cresciuto proprio sul discredito verso la democrazia rappresentativa, mentre al proprio interno fa valere solo le disposizioni di una piccola azienda a conduzione familiare in totale spregio di ogni basilare norma democratica. Quel partito, oggi, si atteggia a difensore della stessa democrazia repubblicana che fino a ieri voleva seppellire sotto la marea del fanatismo populista. E che tristezza assistere allo spettacolo della nuova-vecchia sinistra di Bersani e D’Alema che si accoda in posizione subalterna ai Cinque Stelle, in un nuovo episodio di regressione culturale e politica di quello che un tempo fu parte del gruppo dirigente di una grande forza popolare.

Ma la verità, come sempre, è più semplice della cattiva propaganda. E ci dice che il vertice grillino, dovunque sia finito tra le contorsioni di un Beppe Grillo sempre più stanco e il vistoso calo nei sondaggi prodotto dall’“effetto Di Maio”, ha perso la testa di fronte ad una legge elettorale che finalmente restituisce ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari e lo toglie alle oscure alchimie del blog.

https://www.democratica.com/opinioni/la-grande-paura-cinque-stelle/

 

Scintilla

Il dolore di Repubblica per il Rosatellum

Oggi Repubblica doveva uscire listata a lutto. Avrebbe reso l’idea del dolore di largo Fochetti per l’approvazione alla camera della legge Rosato. Dolore fin dal titolo: “Il voto segreto non ferma la legge elettorale”. Sigh. Nel sommario: “Passa alla camera nonostante 50 tiratori” (erano 40 ma vabbè); “Renzi preoccupato”. Bah. Ancora: “Sì alla norma salva-impresentabili” (che non esiste). Michele Ainis, commentatore crepuscolare, scrive l’editoriale, “La stanca democrazia” (meglio scappare a Parigi come negli anni Trenta). Altan: “Ci serve una legge condivisa con cui non andare a votare”: semmai è una legge non condivisa che consente di andare a votare, ma tutto fa brodo. L’exploit è a pagina 3: “Renzi terrorizza i dem via sms”. Sms? A largo Fochetti non sapevano che in realtà Renzi aveva pronti mitra e bombe a mano. Coraggio, colleghi, non prendetevela così.

 

QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

Guardare in faccia alla realtà di oggi, e di ieri, cercare di comprenderla, potrebbe essere utile.

Da vent’anni si è radicata nella sinistra e anche nel centro-sinistra un mito vincente che, col tempo, si è sfocato in un sogno nostalgico che non ha niente a che vedere con la realtà, né quella attuale né quella di quando quel mito cominciò a formarsi: l’Ulivo.

Un meccanismo di annebbiamento simile a quello di quando-c’era-lui-i treni-arrivavano-puntuali, ha confuso la memoria e la capacità di analisi di quelli che c’erano e ingannato le ingenuità e speranze di quelli che non c’erano, tramandando l’idea di un precedente in cui il centrosinistra fu felicemente unito e concorde e vincente. E che quindi quel precedente sia replicabile, e che anzi quella sia la strada verso un avvenire prospero e radioso.

Solo che quel precedente dice in realtà la cosa opposta: racconta cioè il risultato negativo inevitabile di un progetto interessante come tutti gli esperimenti, e che però appartiene alla categoria degli esperimenti falliti, che sono apprezzabili e proficui proprio perché ci dicono che quella cosa lì non funziona.

Si ricorderà che la coalizione ulivista non ottenne una maggioranza, ma la costruì, di 7 seggi alla Camera, grazie all’appoggio esterno di Rifondazione: pur avendo ottenuto meno voti di quelli che avevano preso sommati il partito di Berlusconi e la Lega Nord, che, insieme, superarono il 50% dei voti, ma per quella volta si erano presentati sventatamente divisi, per via della componente maggioritaria della legge elettorale del tempo, la “legge Mattarella”.

Tre cose si ottennero con quella coalizione: La prima: una inclinazione molto più di centro che di sinistra della coalizione. La seconda: una sua grande varietà, con circa una dozzina di partiti e partitini autonomi. La terza: una maggioranza insufficiente.

L’Ulivo non avrebbe potuto generare un governo senza l’appoggio esterno di Rifondazione: appoggio esterno che arrivò a durare appena due anni, e il governo Prodi, oggi oggetto del mito, cadde. L’Ulivo vinse, ma al momento di governare pagò il modo in cui aveva ottenuto la vittoria.

l’Ulivo ci riprova, nel 2001, stavolta con dentro l’Udeur di Mastella e fuori ancora Rifondazione, e perde. Vince Berlusconi.

Nel 2006, terzo esperimento: una estesissima coalizione, che si è chiamata stavolta “l’Unione”, che sostiene Romano Prodi, ottiene pochissimi voti in più alla Camera e un po’ di voti in meno al Senato, e grazie alla nuova legge elettorale, il porcellum, prende una maggioranza cospicua di seggi alla Camera e una maggioranza di solo un seggio al Senato.

Il nuovo governo Prodi, sostenuto di nuovo da una decina di gruppi parlamentari diversi, che generano 103 nomine di governo, stavolta non dura neanche due anni. Mastella a un certo punto se ne va facendo i suoi calcoli e la vittoriosa coalizione non può farne a meno. Fine ingloriosa della storia dell’Ulivo. Berlusconi stravince.

Forse l’Ulivo è stato un esperimento  saggio, benintenzionato, e che andava fatto. E che ha generato quattro anni di governo, su 12, sicuramente migliori dell’alternativa berlusconiana, però il risultato che ne è seguito a questo esperimento ha portato alla stragrande vittoria di Berlusconi, nonostante la nascita del Pd con Veltroni che, comunque, prese, nel 2008, più voti dell’Ulivo di Prodi nel 2006.

Ma l’analisi dei fatti e dei risultati dice chiaramente due cose.

L’anomalia eccezionale fu la costruzione della coalizione, non la sua prevedibile caduta. Ovvero che la coalizione fu “vincente” solo forzando molto i giudizi  E con l’appoggio esterno di Rifondazione e giudicando sulla base di leggi elettorali favorevoli. Altrimenti fu perdente.

I sognanti e nostalgici dell’Ulivo di oggi dovrebbero tener conto della attuale fase di massima litigiosità delle componenti che vorrebbero coalizzarsi, ma che sfocerebbe in un’altra fragile e instabile coalizione, e della plausibile prospettiva che ci aspetti una legge elettorale sostanzialmente proporzionale.

E, alla fine, con chi ci si dovrebbe coalizzare?

Con tutti questi fatti con lo stampino?

Disuniti comunque perché si odiano, non si riconoscono, non si stimano, fanno distingui, ma sono per l’Unità.

E il tessitore chi dovrebbe essere?

 

 

 

 

PER ME È ARABO

PER ME È ARABO

È un episodio vero accaduto un anno fa.

Se sentite qualcuno esclamare «Per me è arabo!» mentre guarda un’espressione matematica, sappiate che, di questi tempi, il senso della frase potrebbe andare al di là del semplice «Non ci capisco una fava!», e rivelare invece diffidenza o addirittura timore, paura.

Volo interno negli U.S., da Philadelphia a Syracuse, 45 minuti in tutto. Una ragazza sui 30 guarda con perplessità il suo vicino di posto che continua a tracciare misteriosi tratti sul suo tablet. Prova ad attaccare discorso: «Abita a Syracuse?» La risposta è laconica: «No», e il tizio ritorna rapidamente al suo tablet.

La ragazza si agita, annota qualcosa su un foglietto di carta, chiama l’hostess e le chiede di consegnare il suo messaggio al comandante.

Ancora qualche minuto e l’aereo spegne i motori. Subito dopo i passeggeri vengono invitati a scendere dall’aereo.
A terra il tizio del tablet, capelli ricci, carnagione mediterranea, viene avvicinato da un agente FBI che comincia a fargli qualche domanda. Alla fine arriva quella cruciale: «Abbiamo ragione di sospettare che lei sia un terrorista. Può spiegarci cosa stava scrivendo sul tablet?»
«Un’equazione differenziale».

Già, perché il tizio misterioso è Guido Menzio, laurea con lode in Economia a Torino, insegnante alla University of Pennsylvania, in mezzo diversi premi: Kravis Award for Outstanding Undergraduate Teaching nel 2007, Carlo Alberto Medal for Best Italian Economist Under 40 nel 2015.
E sul tablet stava rivedendo il modello di price-setting che avrebbe presentato nel suo intervento alla Queen’s University di Ontario, non il modo per far saltare in aria l’aereo.

I passeggeri risalgono sull’aereo. Solo la ragazza, non ancora convinta, chiede di salire sul volo successivo. Alla fine, con quasi due ore di ritardo, l’aereo decolla.
Trump’s America is already here. It’s not yet in power though. Personally, I will fight back, ha scritto Menzio sulla sua pagina Facebook.
L’America di Trump, mix di ignoranza e razzismo è già qui.

Tranquillo, è in buona compagnia. Vogliamo parlare dei muri che si sono costruiti in Europa? O rimanere in casa nostra e parlare delle esternazioni salviniane e grilline?

(Nell’immagine: Guido Menzio)

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

Vecchi giochi da vecchia politica

Mdp e D’Alema vogliono spingere Gentiloni fra le braccia di Berlusconi.

L’attacco al governo Gentiloni è partito da dove doveva partire, cioè dagli scissionisti dell’Mdp, cioè da D’Alema. E’ inutile andare a cercare altri responsabili. Sembra incredibile, ma siamo sempre allo stesso punto: l’ex ministro degli esteri non si rassegna per il fatto di non aver avuto da Renzi un incarico internazionale. Prima la scissione, poi il no al referendum che ci ha precipitati in questa Italia pasticciata e adesso l’attacco a Gentiloni. C’è una coerenza. Coerenza malata, ma c’è.

Insieme al vuoto di idee. Quando la delegazione Mdp è stata ricevuta da Gentiloni ha chiesto solo una cosa: più welfare, più stato sociale. Altro non ha detto. Una scelta facile: chi è contro un maggior welfare? Nessuno. Basta avere le risorse, che non si trovano sugli alberi, ma che vanno prodotte con lavoro e un’organizzazione sociale e amministrativa moderna.

Ma questo all’Mdp non interessa o non hanno idee. In realtà, vogliono solo due cose. Liquidare Renzi, facendo prendere al Pd una grandissima batosta elettorale e assicurare a se stessi una dignitosa presenza in parlamento.

Cosa, questa seconda, collegata alla prima, ovviamente, ma non tanto sicura. Se la riforma in discussione della legge elettorale (in parte maggioritaria) dovesse passare, buona parte degli esponenti dell’Mdp (forse tutti) dovrebbe andare a cercarsi un lavoro perché non riuscirebbero mai a vincere in un collegio uninominale.

In più c’è un po’ di astuzia dalemiana vecchia maniera. Se si continua a creare problemi a Gentiloni, va a finire che la legge finanziaria (adesso Def) alla fine passa con qualche aiutino di Berlusconi. E cosa c’è di meglio, per gli scissionisti di Mdp, di una campagna elettorale in cui si possa accusare il Pd di intese con Berlusconi? Vecchio arsenale dalemiano, appunto.

Il paese si trova a attraversare un momento non facile perché ha urgente bisogno di riforme che probabilmente non si potranno fare perché c’è una situazione politica quasi impossibile (nessuno avrà la maggioranza di niente, mai), ma il lucido D’Alema  sta a fare i suoi giochetti di sempre, in bilico fra la vendetta e un impossibile ritorno sulla  scena politica.

Questa è la vecchia sinistra, quella che si sta cercando di superare.

Giuseppe Turani

[Una vera noia, ma qualcosa di nuovo D’Alema riesce a dirla che non sia quella di liquidare Renzi? Adesso se la prende con Gentiloni. Ma cosa abbiamo fatto di male da dover sopportare  un idividuo simile in politica?]