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LES REVENANTS: I FANTASMI CHE RITORNANO

LES REVENANTS: I FANTASMI CHE RITORNANO

Les revenants, che poi sarebbero i fantasmi, ma la parola “revenant” mi piace di più, specifica bene il senso del ritorno dall’aldilà, da un altro mondo, da un’altra dimensione, da un’altra era della politica in questo caso.

Ecco qui che ricominciano a muoversi le presenze incorporee ma lugubri, si comincia a vedere l’ectoplasma dei D’Alema, Bersani and co, che si materializza per una allucinazione collettiva da dare in dono a noi, poveri elettori del Pd.

Perché dico a noi? Dovrei dire ai poveri elettori del Pd, perché il mio voto che è ben concreto, non lo darò certo a dei fantasmi, né ai viventi che vorrebbero farmi credere che il mov 5 stelle ha un’anima di sinistra.

Dice: ma dobbiamo dialogare con loro!

Perché? Per far cosa? Per dirsi che?

Io non ho nulla in comune con loro, non vedo la cosa politica come la vedono loro, non odio la gente che non la pensa come me, la ignoro semplicemente.

Perché dovrei dialogare con gente che mi ha sputato addosso da anni?

Possibile che l’anima di sinistra del movimento sia così ben nascosta che solo pochi arrivano a vederla?

Ma come? Per anni la sinistra ha dato contro Berlusconi (a giusto titolo) per il conflitto di interessi, senza mai però riuscire a fare una legge eh! E adesso mi vuoi far dialogare con un partito azienda?

Ma è uno scherzo? O allora davvero litri di sputate in faccia non rendono scivolose le poltrone?

Io ho una mia dignità e non ho nulla a che fare col movimento della Casaleggio associati, la politica è cosa seria e dovrei confrontarmi con dei tipi che minacciano l’impeachment per il Presidente della Repubblica?

Ma solo nelle barzellette può succedere questo.

Il fatto è che sto rivedendo quella parte di sinistra che, grazie alla sua intelligenza e cultura, vorrebbe abbracciare questi ragazzi meravigliosi ed incapaci per istruirli, senza capire che gli abbracci, a volte, possono soffocare e solo il fatto di accettare questo abbraccio, vuol dire che questo partito non ha più nulla da dire.

Dove sono le idee nuove per il congresso? Un progetto politico, a parte cancellare tutto quello che c’era prima e disinfettare con lo zolfo, io non l’ho sentito

Solo balbettii, dichiarazioni che il giorno dopo vengono smentite, insomma se devo essere sincera è uno spettacolo triste.

(Bonjour Tristesse)

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CGIL SIETE ANCORA UN SINDACATO DEI LAVORATORI?

CGIL SIETE ANCORA UN SINDACATO DEI LAVORATORI?

1) La Fca decide di bloccare 5 miliardi di investimenti in Italia, per il piano auto, per la temuta tassa sugli autoveicoli, previsti in manovra.

2) Col decreto dignità cresce il lavoro precario (per la ovvia rotazione e non riconferma degli incarichi) ed aumenta la disoccupazione, mentre decadono le assunzioni a tempo indeterminato.

3) Il ministro del lavoro non attiva la cassa integrazione, come promesso per i lavoratori della Comital di Torino, e sono a rischio licenziamenti dopo aver definito, Renzi assassino sul tema cassa integrazione.

4) Il governo ha ripristinato i voucher soppressi dal ministro Gentiloni, contro cui avete fatto un casino infernale, mentre ora silenzio.

5) Sulla Tav non dite un cavolo, dopo che gli edili hanno protestato per le ricadute occupazionali che questo comporterebbe nel settore.
Siamo di fronte al più grande attacco agli investimenti privati e pubblici mai realizzato e voi non battete un colpo.

5) Non avete battuto colpo neanche sulla proposta di aumento contrattuale di 14 Euro per il settore della scuola, quando il precedente governo ne aveva stanziati 85 e voi affermavate che erano pochi e lesivi della dignità della categoria, quando avete combattuto contro la buona scuola, fianco a fianco coi pentastellati.

Cosa aspettate per muovervi?

Per caso volete che torni Renzi, così potete fare casino?

Avete contratto la pericolosa sindrome pentastellata, per cui la colpa di tutto, è di quelli di prima e vi accontentate di questo governo che considera il lavoro e la crescita, bazzecole da non prendere in considerazione.

E adesso, non disturbate il manovratore, neppure l’ombra di uno scioperino, perché siete complici di queste politiche e operate da cinghia di trasmissione.

Che figuraccia…..Cgil.

Siete ancora un sindacato dei lavoratori?  Ne dubito.

QUEL CHE VOGLIONO GLI ELETTORI DEL PD CONTA NIENTE

QUEL CHE VOGLIONO GLI ELETTORI DEL PD CONTA NIENTE

Prendiamone uno a caso di questi ex: Franceschini.

Sognava di avere già le terga sulla poltrona di Presidente della Camera.

Come consuetudine dopo aver perso il ministero, si era assicurato una via d’uscita capace di garantirgli posizione, potere, visibilità, tanto da tentare a piegare il Pd ad un accordo con chi lo voleva e lo vorrebbe usare vinto ed inerme, come latrina.

Prima esponente di rilievo nel governo Renzi e Gentiloni, oggi sostenitore della vecchia ditta di D’Alema & C., appoggia alla segreteria il governatore del Lazio.

E con lui tutta la compagnia degli ex, in cerca della nuova fortuna:l’alleanza col 5s. Dicono di no, ma è tutta una manfrina, sotto sotto pensano che se vincono la segreteria, poi possono avere le porte aperte a tutto, anche a rendersi servi dei 5s.

Alla luce, dei 6 mesi del governo, si è mostrata la verità di quello che Renzi temeva e che ha, giustamente, contribuito a bloccare: collaborare  al governo con i 5 Stelle, avrebbe comportato il disastro del Pd, che si sarebbe reso compartecipe degli obiettivi, dei metodi e dei programmi che sono la causa principale del disastro a cui siamo giunti.

I 5s possono governare con Salvini, un altro partito populista come loro che coopera nel disastro.

Non avrebbero potuto governare col Pd. A meno che, come Salvini, il Pd non avesse acceduto ad un puro, vergognoso e anti nazionale, patto di potere. Quello che gli eterni ministerialisti burocrati del Pd, con la regia del viscido Fatto Quotidiano, volevano.

Renzi ha reso un servizio al Pd e alla sinistra bloccando quella manovra. Ma, per questo, è giudicato un killer, un criminale, uccisore del Pd. Nientemeno!

Dopo la sua conclusione di un convegno letterario all’università Cattolica, è stato chiesto a Franceschini come mai ha rotto con Renzi.

Ha risposto:. “Siamo stati tutti renziani, ma adesso. pur restando una risorsa, Renzi è un ostacolo da rimuovere perché blocca lo sviluppo di una diversa attività politica del partito”.

“Diversa come e perché”? Domanda opportuna, visto che dei 6 milioni di voti del Pd, almeno 5 sono favorevoli alla naturale linea di opposizione politica al governo e di inconciliabile diversità con i 5*,

“È vero, ma sono situazioni che possono cambiare e non c’è più spazio per i personalismi e per le recriminazioni”, ha ribattuto Franceschini scappando da altre domande inopportune.

Tutto sommato, quel che vogliono gli elettori del Pd conta niente.

L’identità ideale e programmatica del partito è un optional modificabile a seconda degli alleati.

 

 

RIMBAMBITI DALLA PROPAGANDA? NON C’È ALTRA RIPOSTA

RIMBAMBITI DALLA PROPAGANDA? NON C’È ALTRA RIPOSTA

Domanda che mi viene spontanea: “ma tu affideresti a Di Maio, Salvini, Di Battista, Raggi, Casalino & compagnia, i tuoi risparmi?”

Credo proprio di no.

Senza paura di  sbagliarmi, credo che almeno 8 italiani su 10 risponderebbero di no, perché quando si va a toccare il portafoglio, la prudenza degli italiani non è mai troppa.

Però Di Maio, Salvini, Raggi eccetera,  sono stati “votati”, “scelti”, coscientemente dentro le cabine elettorali, con la conseguenza di affidare proprio a loro le redini del potere politico ed economico, che tutto sommato è la stessa cosa.

E, votandoli, ha voluto dire che è stato consegnato a loro proprio il portafoglio di tutti.

Perché? Mi piacerebbe tanto capire il motivo.

Incoscienti? Rimbambiti dalla propaganda? Bevuto tutte le bugie? Creduto alle favole? Un popolo infantile?

Un esempio lampante di infantile e ingannevole propaganda, successo ieri.

Due mesi e mezzo fa un gruppo di buffoni da un balcone festeggiava un numero: il 2,4% di rapporto deficit/Pil, nella esaltata legge di bilancio. Oggi, dopo chiacchiere, cialtronate  e numerosissimi incontri al vertice, la marcia indietro: il deficit sarà al 2, 04%. Un numero che era considerato una sconfitta.

Però, il tentativo di nascondere il fallimento nella trattativa con l’Europa, rispetto alla certezza che loro non sarebbero arretrati di un centimetro, sta proprio nel mantenere le stesse cifre, ma con uno “ZERO” in più. E la posizione di questo “Zero” è assai significativa.

La gente facile all’inganno noterà la differenza tra 2,4 e 2,04%?

LE MENZOGNE DI DI MAIO SULLA SCUOLA, SUL SUD E SUGLI ULTIMI

Le menzogne di Di Maio e di tanti altri sulla Scuola,

sul Sud e sugli ultimi. Un tema per la sinistra

Mila Spicola
Insegnante, pedagogista e scrittrice

“Ieri sera nella Legge di Bilancio è stato finanziato il tempo pieno in tutte le scuole elementari, è una promessa mantenuta. Tutti coloro che vorranno potranno aderire al tempo pieno che ci sarà in tutte le scuole elementari e che ci consentirà l’assunzione di 2mila nuovi insegnanti e in parte il rientro dei cosiddetti ‘deportati della Buona Scuola’ che erano stati sparati con un algoritmo in tutta Italia, spesso lontani dalle loro famiglie”, così Luigi Di Maio.
“Promessa mantenuta”, “in tutte le scuole elementari”, “assunzione di 2mila nuovi insegnanti” e “consentirà in parte il rientro dei cosiddetti ‘deportati della Buona Scuola’” sono fantastici concetti che volano nell’aria come aquiloni la cui presa sia sfuggita di mano a un bambino, che lo vede lì volteggiare sopra la sua testa e poi sparire.
Se i nuovi posti sono solo duemila, affermare che si attiverà il tempo pieno in tutte le scuole è una perifrasi pietosa di bugia, perché servirebbero almeno 40mila docenti in più in tutta Italia, di cui 20mila al Sud. Dunque, “tutti coloro che vorranno” non potranno aderire al tempo pieno, a meno che non siano compresi nelle poche classi coperte dal provvedimento.
Sul “tutti coloro che vorranno” potremmo fare diversi seminari: nei luoghi dove serve urgentemente il tempo pieno a scuola, perché vi sono concentrati gli alunni e le alunne con le più marcate insufficienze nelle competenze di base (leggere, scrivere e fare di conto), e cioè in aree marginali, aree a rischio, periferie, Sud, il tempo pieno non c’è, perché non solo l’offerta, ma nemmeno la domanda c’è mai stata.
Il tempo pieno al Sud? Le famiglie non lo chiedono. È vero. Ma possiamo permetterlo? La famiglia Cerullo, della Lila di Elena Ferrante, ma soprattutto del fratello di Lila, quello che rimaneva indietro e dunque “era tacito non continuasse”, è in quei luoghi viva e lotta insieme a noi.
Lo dico a Luigi Di Maio come a tutti, non bastano mica 2 mila maestre e nemmeno 200mila maestre, se non consideriamo il resto: l’attivazione del tempo pieno esige altre misure, a carico degli enti locali, Comuni e Regioni, mense in primo luogo e refezione delle mense, non sarà facile allestire i servizi necessari prima del prossimo settembre.
Comuni e regioni al Sud, tradizionalmente, non hanno in cima alle loro priorità né i servizi per l’infanzia, né la Scuola, né il tempo pieno, sennò, semplicemente, quei servizi ci sarebbero, perché “le famiglie non lo chiedono”, che è ormai una grottesca falsità: è vero che non li chiedono, ma se li offri le famiglie li usano.
A questa sciatteria delle politiche locali si aggiunge la penuria delle rimesse dello Stato centrale per i servizi per l’infanzia e la scuola dell’obbligo: senza l’attuazione sostanziale della disciplina dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni) siamo sempre da capo a dodici. Di cosa parliamo?
I livelli essenziali delle prestazioni (abbreviato in LEP), sono quelli che l’articolo 117 secondo comma, lettera “m” della Costituzione della Repubblica Italiana vuole che vengano garantiti su tutto il territorio nazionale. Il compito della loro definizione spetta esclusivamente allo Stato (e dunque il destinare risorse) e la loro attuazione compete, oltre che allo Stato stesso, ai diversi enti territoriali, ovvero alle Regioni, alle Province ed ai Comuni.
È una di quelle note catene delle responsabilità nella pubblica amministrazione e nella politica in cui lo scaricabarile e la faccia tosta di ciascun anello della catena, contribuisce a far sì che certi servizi, al Sud, o nelle aree marginali, non vengano assicurati: non c’è l’obbligo, non ci sono risorse, non c’è la volontà politica e, soprattutto, ditelo voi in coro con me: “Le famiglie non lo chiedono”.
La determinazione dei LEP parte però dall’individuazione dei diritti civili e sociali che si intendono garantire su tutto il territorio nazionale da mandato costituzionale. Come la mettiamo? L’aquilone intanto è volato così lontano da essere un puntino nero contro il sole.
Quali sono questi benedetti LEP? Essi si possono ricondurre essenzialmente a tre ambiti:
• diritti connessi all’istruzione ed alla formazione;
• diritti connessi alla salute;
• diritti connessi all’assistenza sociale.
Tra i diritti connessi all’istruzione c’è la definizione di un livello essenziale di prestazione scolastica uniforme su tutto il territorio nazionale, sia dal punto di vista quantitativo (offerta tempo scuola, servizi connessi, edilizia scolastica) sia dal punto di vista qualitativo (formazione e aggiornamento del personale docente e dirigenziale scolastico, programmazione, offerta formativa). Dunque: livelli essenziali relativi al tempo scuola (vedi sopra), il tempo pieno, dovrebbero stabilirsi e assicurarsi nazionalmente. E, con essi, le risorse necessarie connesse a quel servizio, che sono risorse professionali (40mila docenti in più), risorse finanziarie, mense, edilizia scolastica e gestione della refezione.
Fino ad oggi siamo andati di vaghezza in vaghezza, e il refrain delle classi dirigenti locali e nazionali sul Sud è quel “tanto le famiglie non lo chiedono” che fai il paio col “tutti coloro che vorranno” di Di Maio.
Di menzogna in menzogna. O, perifrasi di menzogna, fare il paravento? Alcuni di noi possono assicurarvi che, se non ci fosse l’obbligo scolastico, in certe aree, in taluni contesti familiari, quel “tanto le famiglie non lo chiedono che fa il paio col tutti coloro che vorranno”, riguarderebbe anche la scuola primaria e la scuola secondaria.
Ora, siccome le “certe aree” oggi riguardano enormi pezzi di Paese (il Sud, le periferie, i contesti familiari culturalmente, socialmente ed economicamente deprivati) a deprivazione di contesto lo Stato somma altra deprivazione di offerta, molto, molto paracula questa storia.
Chiedo a voi se possiamo permettercela. C’è che non parliamo solo di bambini, famiglie, cura, poveri e scuola, temi secondari e da “donna” che nel dibattito mediatico della politica nazionale scompaiono vergognosamente. Il Miur è il Ministero di cui si conosce per ultima l’assegnazione. No, non sono temi che non arrivano in prima serata.
E invece dovrebbero, perché parliamo di crescita, di coesione, di divari, di economie bloccate e di Paese a due velocità: temi su cui la “politica dura e pura e da paura”, senza distinguere tra destra o sinistra, si esercita a colpi di azioni e dichiarazioni sul Pil, sulle defiscalità, sul lavoro, sulle pensioni, sui bonus alle imprese, sulle politiche attive, sulle contrattazioni nei tavoli. Come se bastasse a risolvere il problema Italia, ignorando come il vero male di quelle vaste aree – e dunque di tutto il Paese, perché schianta in basso il dato medio – siano le basse competenze di base, che poi diventano abbandono o basse competenze professionali, diventano zero competenze ad alta specializzazione in ambiti oggi emergenti. E diventano l’esercito dei Neet al Sud, su cui nessuno degli esponenti della politica da tabellone di ospitate in prima serata, sa dare poco più che la definizione e l’auspicio vago che il problema andrebbe risolto. C’è chi offre il reddito di cittadinanza, noi, sinistra, dovremmo offrire formazione e istruzione di qualità. Noi, sinistra gramsciana.
Quando lo dicono e chi lo dice che si tratta proprio di agire urgentemente sui bambini senza asili, senza scuola, senza tempi e spazi di recupero, nei luoghi dove “tanto le famiglie non lo chiedono” e dove “mandiamo 2mila maestre” addirittura pensando di assolvere al tema? Due le cose: o malafede, o incompetenza politica. Sinistra, svegliamoci.
Potremmo chiederci: e la risolviamo col tempo pieno? No, anche con gli asili. Anche col resto, coi docenti formati, con una scuola flessibile e mirata, con una formazione professionale monitorata e migliore.
Ma senza i LEP che poi determinano come obbligo di Stato l’offerta uniformemente adeguata, quel “tutto il resto” affidato al “buon cuore del maestro missionario”, o al sindaco illuminato di Rocca Cannuccia è più aleatorio della scuola e della società in cui vivevano la maestra Oliviero e Lila&Lenù de “L’Amica Geniale” di Elena Ferrante. Perché non fanno sistema e, soprattutto, lasciano indietro pezzi consistenti con le stesse identiche modalità.
Nei luoghi di cui parliamo siamo fermi ancora lì. Con la “plebe, brutta cosa” della maestra Oliviero, che plebe rimane e in fondo la colpa è sua, della plebe che tal vuol rimanere. Per il “le famiglie non lo chiedono”, dunque, 2mila maestre bastano e avanzano.
Oggi possiamo dire che la colpa è nostra? Nostra come Stato. Assicurare i LEP su asili e tempo pieno significherebbe per lo Stato un cambio di paradigma sostanziale, e cioè investire quantità di risorse considerevoli sullo sviluppo umano, sullo sviluppo delle sue competenze di base e sulle sue capacità personali di tutti i bambini e le bambine, non solo dei primi della classe, ma soprattutto degli ultimi della classe, che a scuola devono stare e a scuola devono recuperarsi. A questo serve il tempo pieno. Non a scaldare le sedie o ad occupar cattedre.
Per ogni problema complesso c’è una risposta semplice, ed è sbagliata. In questo caso sono le 2mila maestre. A cui avremo certamente risolto il personale problema occupazionale ma, appaia chiaro a tutti, col provvedimento appena varato non è stato finanziato il tempo pieno in tutte le scuole elementari e non è una promessa mantenuta. Il tempo pieno nella versione Di Maio è come l’araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.
Sia detto: non è stato finanziato nemmeno coi 160mila docenti assunti dai governi Pd. Non un posto in più di tempo pieno è stato attivato in Sicilia con quelle assunzioni. Come mai? Se la regola è “laddove lo chiedono”, cioè nei contesti più sensibilizzati del centro Nord, dove lavorano entrambi i genitori, e non “laddove ci sono bambini”, siamo sempre da capo a dodici.
L’esercito dei 160mila marcerà verso Nord, volente o nolente. Gli ultimi rimarranno ultimi, i primi saranno sempre più primi e le diseguaglianze cresceranno. Con buona pace di tutte le imprese defiscalizzate, dei bonus alle assunzioni, felici, ma stupefatte sempre, perché “non trovano competenze adeguate”. Stupefatte di cosa? Svegliatevi anche voi care imprese e cominciate a guardare un po’ più lontano del vostro naso, e non solo in funzione di import-export.
La battaglia che va fatta – costituzionale, civile, culturale, economica, ecc – è che i diritti connessi all’istruzione ed alla formazione, compresi i tempi e l’offerta, almeno nell’obbligo, che parta da zero anni, vengano assicurati pro capite, per bambino e bambina, con provvedimento nazionale statale con livelli essenziali di prestazione validi per tutti. Articolo 117, secondo comma, lettera “m” della Costituzione della Repubblica Italiana.
Vogliamo essere radicali e di sinistra? Ecco un argomento. Ecco una proposta. Ecco una visione.

(Da Huffingtonpost.it – Il blog)

L’INCUBO: IL BIPOLARISMO TRA DUE POPULISMI

L’INCUBO: IL BIPOLARISMO TRA DUE POPULISMI

Da una parte Forza Italia assorbita nella Lega e dall’altra Il Pd fagocitato dai 5 Stelle.

Il problema dell’Italia non è solo chi guida il Pd, ma è la debolezza delle opposizioni che fa balenare na vero incubo: il bipolarismo tra i due populismi.

Se si farà il congresso, tante sono le incognite su emergenze che potrebbero consigliare il rinvio, il centro politico non sarà come liberarsi di Renzi  (per qualche ossessionato sarà difficile), ma come liberarsi del fantasma, trasformista e suicida, di ogni ipotesi di alleanza con i 5 Stelle, per dare vita al polo del populismo di sinistra.

Renzi è stato nettissimo e convincente: niente da condividere con i 5 Stelle, mai.

Bisogna sventare l’incubo, la sciagurata idea del l’abbraccio mortale con i 5 Stelle.

I riformisti ed anche i cosiddetti renziani hanno il dovere di stare nel congresso del Pd, per sconfiggere questo disegno.

Disegno che, per imbarazzo e pudore, nessuno dei dirigenti Pd dichiara pubblicamente (alcuni molto sottovoce), ma che è il vero pericolo che incombe sulla politica italiana e sulla nostra democrazia.

A partire da Zingaretti e da chi lo sostiene.

Per questo è fondamentale che alla guida del Pd vada una persona che per storia, profilo politico, esperienza e principi, dia affidamento che “con i 5 Stelle mai”. C’era Minniti, che avrebbe garantito di non cadere nella trappola dei 5s, ma anche questa persona garante è sfumata.

E Renzi? È Il “gancio di una collana di perle dei leader riformisti”.

Il disimpegno di Renzi sarebbe la fine del riformismo.

Guardiamoci intorno: con tutto il rispetto nessuno dei pretendenti a sostituirlo come leader che innova la sinistra ha la nettezza, chiarezza, autorità e forza di pensiero di Matteo Renzi.

Non è piaggeria. È la realtà.

Questo governo potrebbe anche durare.

Come opporsi? Pd da solo non basta, va creato il valore aggiunto dell’opposizione civile: mobilitare i cittadini che si oppongono al populismo al di là delle tradizionali identità politiche e di partito.

E che si oppongono al populismo, ha detto Renzi, per una scelta culturale e di civiltà.

Per i riformisti, dunque, una convincente ipotesi di lavoro: vigilare nel Pd, per sventare il cedimento ai 5 Stelle. Un buon lavoro. Utile e costruttivo.

COMPLIMENTI AI NOISTI ALIAS QUELLI DEL NO

COMPLIMENTI AI NOISTI ALIAS QUELLI DEL NO

La cerimonia quotidiana degli incontri al vertice del trio (con o senza Tria, per quel che conta), davvero ripetitiva e in concludente, ci riempie le orecchie delle solite parole: “non cambieremo una virgola”, “dobbiamo evitare la procedura di infrazione “.

Le idee sono molto, ma molto confuse. In compenso ridono sempre.

Di Maio addirittura dice che dal reddito di cittadinanza avanzavano già soldi.

Le fiducie in parlamento si susseguono, svuotandolo di fatto della sua funzione.

Ma non avevano votato “NO” il 4 dicembre 2016, per difendere la sacralità del parlamento?

Due anni dopo il “NO” fatidico abbiamo Salvini al potere coi peggiori populisti, la disoccupazione cresce la recessione è alle porte.

Complimenti ai noisti (quelli del “NO”).

Infine, ho l’impressione che a Roma Salvini abbia fatto una grande manifestazione contro Di Maio. “Datemi il mandato pieno per trattare con l’Europa” (slogan personalizzato, solo per lui, gli altri….ciccia).

Ma Di Maio, così per sapere, ne ha, per caso, organizzata una a Torino, radunando i no Tav, apposta contro Salvini, considerato che è favorevole alla Tav, per non incorrere in procedure di infrazione?

Il dubbio c’è. Si ripeterà il miracolo di Pentecoste in cui gente diversa sentirà i due apostoli parlare nella propria lingua? (Atti, 2, 1-11). O ci sarà invece una nuova Babele con la sua celebre confusione di idiomi? (Genesi, 11, 8-9).

E poi perché tante manifestazioni, indette proprio da chi sta governando?

Però una manca assolutamente, quella della Cgil, rispetto agli anni precedenti, quando era sempre in piazza per i più svariati motivi contro il governo.

Però, la devozione a questo governo giallo-verde, da parte della Cgil, è commovente, nonostante tutti i danni che combinano. Parola d’ordine: “tutti zitti”.

“IL GIORNO DELLA MARMOTTA”? GUARDARE TONINELLI PER CAPIRE

“IL GIORNO DELLA MARMOTTA”? GUARDARE TONINELLI PER CAPIRE

Toninelli è la marmotta.

È un ministro che vuole sempre ricominciare da capo. Rivedere tutto perché è solo lui che se ne intende di lavori pubblici.

Avete visto il film “Il giorno della Marmotta”? Poco male, se non l’avete visto, vi basta guardare Toninelli per capire.

Il protagonista si trova a dover rivivere la medesima giornata all’infinito.

Pur essendo comico il film è anche una riflessione sull’alienazione e sul malessere della società.

Appunto è quello che ci regala Toninelli.

“Si ricomincia sempre da capo”.

Infatti, proprio un giorno fa, ad alcuni imprenditori torinesi, interessati a sapere cos’ha intenzione di fare il governo sulla questione Tav, Toninelli ha risposto: “È stata nominata una commissione di esperti di cui – è stato annunciato – faranno parte anche un esperto del comitato “Sì Tav” e uno di quello dei “No Tav”.

Già e così si rivive sempre la medesima giornata all’infinito.

Poi qualcuno si stancherà e ci farà pagare sonoramente caro, tutto il ritardo accumulato.

 

 

MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO

MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO?

Mettiamoci d’accordo col cervello: volete che Renzi si impegni nel congresso del Pd o volete che ne stia fuori?

Se si impegna lo accusano di ingerenza, di essere divisivo, arrogante.

Se non si impegna lo accusano di stare con un piede fuori, di volersi fare un partito suo.

Sembra che il Pd voglia liberarsi di Renzi, ma che non possa farne a meno.

La condizione del Pd somiglia di più ad una seduta psicoanalitica che ad un dibattito politico.

Con tutti i problemi che ha il paese oggi e con gli obblighi e i doveri che avrebbe la maggiore forza di opposizione, il Pd sfoglia la margherita su Renzi. M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, ecc. ecc.

Che, per la verità, appare soltanto il più netto, conseguente, risoluto oppositore di questo governo.

Quello che Renzi fa e dice, contro questa maggioranza, dovrebbe rassicurare il Pd, tranquillizzarlo, spronarlo ad imitarlo.

Invece si allarmano con i fantasmi: “Renzi, resta, se ve, fa un suo partito”? Al Pd interessano più le attività di Renzi che quelle del governo.

È una manifestazione di minorità politica, di infantilismo, di fragilità, di debolezza.

Si pongano, invece, un’altra domanda, da persone mature e accorte: questo congresso del Pd, fatto mentre il paese sfiora la crisi e con all’indomani elezioni europee delicatissime, lo credete davvero utile, produttivo, compreso da iscritti ed elettori?

Pensate davvero che il problema del paese oggi sia questo congresso introverso, retrospettivo e inafferrabile?

Se il Pd fosse diretto da persone serie, mature e responsabili si chiederebbe questo.

Invece di agitarsi scompostamente e a fibrillare solo per cosa pensa o fa Renzi.

E che noia.

UN PAESE SENZA ANIMA, SENZA VALORI REALI, SENZA FUTURO

UN PAESE SENZA ANIMA, SENZA VALORI REALI, SENZA FUTURO

La “Legge Salvini”(Decreto sicurezza) ha eliminato il permesso di soggiorno per “protezione umanitaria”, e ha disposto che i titolari di un permesso per “protezione umanitaria” vengano allontanati immediatamente dagli SPRAR.

Gli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono dei centri di accoglienza più piccoli, rispetto ai CAS (Centri di accoglienza straordinaria), sono dei posti dove si cerca di fare realmente integrazione: si insegna la lingua, si tenta di inserire gli immigrati nel tessuto sociale della comunità.

Dal giorno alla notte, decine di migliaia di immigrati regolari, con un permesso di soggiorno in tasca, al momento vengono sbattuti in mezzo a una strada.
Uomini, donne e bambini.
Gente che, fino ad oggi, aveva un tetto sulla testa, qualcosa da mangiare in tavola e la prospettiva di essere inserita nel nostro paese, si ritrova di colpo senza niente in mano.

Si tratta di immigrati regolari, con un permesso di soggiorno dato per motivi umanitari.
Quelli che Salvini definisce “suoi fratelli”.

Già, fratelli, decine di migliaia di persone, tutte qui regolarmente, alle quali viene tolto di colpo tutto.

Quelle stesse persone, quando il loro permesso di soggiorno scadrà, non potranno rinnovarlo, perché la Legge Salvini ha eliminato la “protezione umanitaria”, quindi, si ritroveranno a diventare non solo dei senzatetto, ma anche dei clandestini.
Senza possibilità di lavorare regolarmente, senza diritti, senza neanche essere rimpatriati perché, non ci sono né i fondi per farlo né gli accordi con i paesi di provenienza.

Decine di migliaia di clandestini in più che dovranno delinquere o lavorare in nero per vivere.
Clandestini creati da Salvini e a cui lui, poi, darà la colpa di tutto.

Nel frattempo, a Codroipo, paese noto al mondo per essere l’anagramma di una bestemmia, la giunta leghista dispone che vengano vietati i bambolotti con la pelle scura e gli strumenti musicali “non italiani” dai giochi dei bambini dell’asilo locale.
Lo scopo è quello di eliminare i riferimenti alle “diverse culture” dalla formazione dei bambini.
I bambolotti con la pelle scura.
Stiamo messi così.

Questa è l’Italia oggi.
Un posto senza anima, senza valori reali, senza futuro.
Un posto chiuso, ignorante, incattivito e ringhiante come il pupazzo dell’interno.

Un posto che puzza di morte.

Ecco i primi effetti del : una circolare della Prefettura di Potenza invita i gestori CAS a fare uscire dalle strutture le persone in possesso di PDS (Permesso di soggiorno) per protezione umanitaria. Ci domandiamo, è possibile mettere per strada dall’oggi al domani delle persone?

I primi effetti concreti della si manifestano.
Lasciati fuori dal cancello, sulla statale in mezzo al nulla.
Ventiquattro rifugiati, in possesso del permesso umanitario, sono stati allontanati così.

Effetto : per strada donne, bambini, uomini.
A Milano nei prossimi mesi arriveremo a nuovi 900 senzatetto. In tutta oltre centomila persone diventeranno irregolari entro 15 mesi.
Siamo di fronte a sciacalli.