Archivio autore: speradisole

NON PERDONO BERLUSCONI

NON PERDONO BERLUSCONI.

No, non lo perdono, e non lo farò mai, per avermi tolto la possibilità di poter gridare “Forza Italia”, quando i nostri campioni, di tutte le discipline sportive, giocano.

Forse non vincono più, almeno i giocatori di calcio della nostra nazionale,  anche per questo, non possiamo incitarli come vorremmo. Non voglio dire che sia colpa sua, ma certamente quella bella frase non la possiamo gridare per non richiamare a gran voce un partito.

Cosa centra un partito con lo sport? Niente, eppure anche questo ci è stato rubato, la voce si spegne in gola e cerchiamo altre parole, più difficili, che non arrivano all’orecchio dei giocatori. Peccato. Anzi una cosa la facciamo bene ed è quella di fischiare l’inno nazionale degli altri, praticamente li insultiamo, come abbiamo imparato a fare in questi anni con gli avversari, considerati più nemici che avversari di gioco.

Berlusconi, un ladro di belle parole. Nessun perdono per questo, anche se camperà centoventi anni come gli fu profetizzato da Don Luigi Verzé (già morto), l’amico fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta.

 

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IL PREZZO DELLE PREGHIERE

IL PREZZO DELLE PREGHIERE

“Se c’è una cifra fissa come una compravendita, allora deve essere rilasciato uno scontrino!”. Il tono è indignato. La signora Giovanna, lettrice del Carlino, scrive una lettera con nome e cognome, protestando contro il ‘prezzo’ delle Messe. Un listino chiaro, senza incertezze: 15 euro. Il luogo, la chiesa di San Girolamo della Certosa. (Nell’immagine)

“Il giorno di Ognissanti – scrive – sono andata in Certosa e nell’ufficio della chiesa ho prenotato tre Messe in suffragio dei miei cari defunti. Il sacerdote presente ha scritto un biglietto con le date e me lo ha allungato dicendo: 45 euro”. La sorpresa è grande, non per la cifra, ma per il modo: “Il Papa non aveva puntualizzato che non si devono chiedere soldi per le Messe ma eventualmente accettare offerte? E allora i defunti dei poveri, del disoccupato, delle persone in difficoltà vanno tutti all’inferno?”.

La domanda, ovviamente retorica, tocca un punto dolente: “Questa richiesta di una cifra fissa suona come una compravendita e allora… deve essere rilasciato uno scontrino”. Cifra fissa al punto che, di fronte ai 50 euro esibiti della nostra lettrice, il sacerdote puntualizza di non avere il resto e quindi di “scegliere tra una pubblicazione o un periodico di quelli presenti in chiesa”. Insomma, 15 euro sono: non di più e non di meno.

In effetti, le modalità di un servizio al quale, secondo la Santa Sede, dovrebbe tutt’al più corrispondere un’offerta volontaria, risulta che le cose stanno proprio così. Alla richiesta di informazioni sulle modalità previste per una Messa in suffragio di un congiunto, infatti, nell’ufficio all’interno della chiesa del cimitero monumentale, affidata alla congregazione religiosa dei Padri Passionisti, ci è stato spiegato che “il costo è di 15 euro per Messa, indipendentemente dal numero dei nomi da citare” e che “il primo spazio libero sarà nella mattinata del 30 novembre”.

“Vorrei ricordare – è la conclusione ironica della lettrice del Carlino – che una volta, nei negozi di pasticceria, in mancanza del resto aggiungevano qualche cioccolatino”.

(Il Resto del Carlino – Bologna)

Mi sembra che tutto ciò richiami il “tempo della vendita delle indulgenze”, il tempo che poi portò al protestantesimo con Martin Lutero.

“La Riforma protestante è nata con la questione delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, volendo ricostruire la basilica di S. Pietro a Roma, e non disponendo dei mezzi necessari, aveva bandìto in tutto il mondo una speciale indulgenza per coloro che avessero fatto un’offerta in denaro. L’indulgenza, già usata nel corso delle crociate, era una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel Purgatorio, che il papa concedeva a quei fedeli, sinceramente pentiti, disposti a compiere particolari penitenze (pellegrinaggi, elemosine, opere meritorie.). Lo “sconto” offerto da questi certificati d’indulgenza era proporzionato all’importo del denaro.

Le indulgenze erano una specie di “decreti di amnistia” scritti dal Papa, sulla base del cosiddetto “tesoro dei meriti” di Cristo e Maria, i quali avrebbero dato agli uomini più di quanto non occorresse per la loro salvezza (ma in questo “tesoro” sono inclusi anche i santi e i fedeli più devoti del paradiso, la cui grandezza superava, secondo la chiesa, le pene che meritavano per i loro peccati).

In virtù di questo “surplus” di meriti, la chiesa si sentiva in diritto di diminuire o addirittura di cancellare la pena del peccatore (in vita o nel Purgatorio). Chi, pagando una certa somma, riusciva ad entrare in possesso del documento scritto (i vivi direttamente, i morti tramite i parenti ancora in vita), poteva ottenere uno “sconto” sulla pena (per i vivi anche sulle pene future), a prescindere naturalmente dalla fede personale di chi lo acquistava o di chi ne beneficiava. In tal modo i benestanti potevano facilmente mettersi la coscienza a posto”. (Dal sito http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/indulgenze.htm).

Ricordo che su alcuni “santini” di martiri o santi, sul retro dell’immagine, era riportata una preghiera, e chiunque recitasse quella preghiera, riceveva in cambio l’indulgenza di “trecento giorni”, o assai meno, dipendeva dai santi (anche lì c’era una determinata gerarchia), vale a dire uno sconto per i propri morti, che attendono di entrare in Paradiso, come se, anche nell’aldilà, chiamato Purgatorio, il tempo si contasse come sulla terra. Ho sempre dubitato di questi sconti, ma questa era l’usanza per i credenti fino a pochi anni fa.

Un Esempio:

 

Ora, sembrerebbe tutto cambiato, molto più razionale. Se si vuole andare in Paradiso, coloro che credono nel Dio dei cristiani, le preghere ed il bene si debbono fare in vita. Ma evidentemente non per tutti le parole del Papa hanno un senso.

L’esempio sopra, fa molta tristezza, povera santa Filomena, si vede che non era tanto importante, riusciva a “strappare” recitando la preghiera solo “40” giorni di indulgenza, poco più di un mese.

 

I PERSONAGGI CHE OGGI SPARANO A ZERO SU RENZI NON SANNO RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

I PERSONAGGI CHE OGGI SPARANO A ZERO SU RENZI NON SANNO RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

Un fallimento così grande che ha non ha uguali al mondo ha portato Berlusconi e il PD di D’Alema nel 2011 ad appoggiare Monti e la sua austerità nefasta, fatta solo di tagli e tasse infami sui redditi più bassi e pensioni e la richiesta di rientro immediato entro 6 mesi dei fidi alle imprese che, in un paese fermo da 20 e sempre senza investimenti, in 2 anni ha fatto perdere il 25% di produzione industriale, più di 500.000 posti di lavoro.

Una tal politica, che davvero non ha niente a che fare con la politica, ha fatto crescere le famiglie in povertà assoluta da 2,6 a 4,4 Milioni. Ha creato milioni di precari CoCoCo e di finte partite IVA senza diritti sociali e contributi e di giovani disoccupati.

Ha aumentato il deficit del Pil, e una perdita di quasi il 10% di PIL che diminuiva ancora del -1,9%, precipitando l’Italia in una spirale recessiva.

Come si fa a riproporre D’Alema, Bersani e anche Berlusconi. Capisco che lui ha i soldi e i media e tutti gli altri sono in bolletta, ma un minimo di onestà intellettuale ci vorrebbe.

In 20 anni poi, Berlusconi e Monti hanno creato le condizioni sociali di degrado, miseria e povertà che hanno permesso ai due padroni 5S e al nuovo gruppo mediatico di Cairo/La7/il Fatto di sviluppare un secondo partito padronale fatto di imbonitori. Non ne bastava già uno, figurarsi quanto in basso può precipitare il nostro paese con due.

Certo non si possono ricuperare 20 anni di declino e la mazzata mortale di Monti in 3-4 anni, ma Renzi ha fatto ripartire il paese realizzando molti provvedimenti concreti, per aumentare il benessere delle fasce più basse della popolazione, ormai allo stremo dopo 20 anni di continuo declino e per favorire il rilancio degli investimenti per l’ammodernamento di tutti i settori del paese.

Così il PIL è passato dal -1.9% del 2014 al +1.5% del 2017 e si è ridotto costantemente il deficit annuo rispetto agli anni precedenti.

La verità è che l’Italia è in recupero in Europa e il nuovo PD di Renzi ha già proposto di ottenere una maggiore flessibilità fino al 2,9% del PIL, per aumentare e accelerare gli investimenti per l’ammodernamento di tutti i settori del paese, ridiventare competitivi com’eravamo prima del 95 e ottenere così aumenti sostenibili di produttività e redditi medi. in un quadro di giustizia sociale ed inclusione.

Questo tutti i pennivendoli non lo scriveranno mai.

E adesso D’Alema e Bersani, cui si è aggregato, pare Pisapia, hanno giurato che riporteranno l’Italia, in pochi mesi, ai grandi altezze, solo se Renzi si toglie dai piedi.  Vogliono un paese derenzizzato.

Renzi è segretario del Pd perché votato dai cittadini che vengono umilmente da sinistra. Ma per certi personaggi, che definisco rancorosi, perché loro non hanno avuto le stesse capacità, si vede che è un grosso problema.

Ma chi credono di essere, le fatine con la bacchetta magica? La sinistra in Italia, prima dei PD con Renzi segretario, è sempre stata minoranza destinata ad essere costantemente all’opposizione, senza alleanze. Figuriamoci la sinistra radicale, con Vendola, Civati, Fassina, Fratoianni, Ferrero, Grasso! In politica e per salvare un paese bisogna essere realistici.

Una cosa mi ha fatto ridere dell’indeciso e poco importante Pisapia, è quando ha detto: “Non ci stiamo a far il cespuglio del PD “. Ma non è il Pd che vi relega in quel ruolo, son gli elettori che vi pesano come e meno di un cespuglio.

E’ triste constatare che il futuro dell’Italia sia inchiodato e dipenda da come si comporterà il vecchio PD, nella seduta della Commissione d’Inchiesta sulle banche relativamente al caso Mps.

Le intimidazioni e le minacce che stanno esercitando i club di potere (istituzionali, imprenditoriali e politici) su Renzi, stanno diventando disperati e sintetizzati dallo scoramento espresso da Prodi.

Non la perdoneranno a Renzi ma spero che i cittadini capiscano, chi, fino al 2013 ha portato il Paese al quasi disastro.

Renzi nel suo muoversi ha pestato i piedi a tanta gente, però, se la sinistra ne avesse la volontà e la capacità per sfruttare l’occasione offertale da questa legge elettorale, avrebbe la grossa opportunità d’avere i numeri per governare il paese. Se non ci riuscirà non dipenderà né dalla destra né dai votatori di pancia del buffone, ma da quei politici di sinistra che hanno avuto le stesse opportunità di Renzi, ed hanno fallito.

Il numero dei voti del Pd, quando Renzi ha preso in mano le redini del paese, non erano quelli del Pd di Bersani? Anzi Bersani rimproverava Renzi di governare coi suoi voti e allora perché non ha fatto coraggiose riforme, ma ha lasciato il timone e si è alleato a Berlusconi per formare il governo Monti?

Un motivo di fondo c’era. Non era neppure riuscito ed eleggere un presidente della Repubblica  ed ha pregato in ginocchio che Napolitano restasse. Di conseguenza Napolitano non ha potuto affidare alcun incarico a Bersani. Era la sconfitta più feroce.

Poi di suo Napolitano ha nominato Monti. E a Bersani non è rimasto altro che fare il servo di quel governo.

Tuttavia, aldilà di nomi e personalismi, l’Italia si salverà soltanto se ci si riprende tanta responsabilità.

Tutti quanti! E per “tutti quanti”, intendo anche la mitica società civile. A leggere certi giornali, e relativi commenti, non solo viene il latte alle ginocchia, ma viene la sensazione che sia solo un gioco mediatico in sostituzione alla mediocre capacità di stare al mondo!

(Pochi minuti fa ho appreso dal Tg3, che Mdp, Bersani, Speranza e D’Alema, chiedono al Pd, per unirsi, che vengano azzerate tutte le riforme fatte da Renzi e che lui scompaia. In pratica vogliono ritornare al 2013, ma con l’economia in ripresa. Semplicemente indecente. Cosa vorrebbe dire tutto qiesto bizzarro ragionamento: rovinare ancora il paese per qualche anno, riportarlo in basso e poi richiamare Renzi, per disperazione? Per la miseria nera, non avete ancora capito che siete dei falliti?)

PIZZA A DOMICILIO

PIZZA A DOMICILIO

Meglio riderci sopra, ma un domani chissà…..

– Buonasera! Pizzeria da Ciccio?
– No è Google Pizza.
– Ho sbagliato numero?
– No, Google ci ha comprati.
– OK. Posso ordinare una pizza a domicilio?
– Certo, vuoi il solito?
– Il solito? Come fai a sapere cosa prendevo?
– Dal numero da cui chiami, le ultime 9 volte hai ordinato pizza con salamino piccante e patatine fritte, bella croccante.
– OK! È proprio lei.
– Posso suggerirti stavolta una pizza con la rucola e i pomodorini?
– Che cosa? Odio le verdure!
– Il tuo colesterolo è troppo alto.
– Tu come lo sai?
– Hai richiesto di poter visualizzare i risultati dei tuoi esami del sangue online.
– Non voglio quella pizza. Sto già prendendo le medicine.
– Non le stai prendendo regolarmente, 4 mesi fa hai preso una scatola da 30 pastiglie nella farmacia sotto casa e poi non le hai più comprate.
– Le ho comprate in un’altra farmacia.
– Non risulta dalla tua carta di credito.
– Ho pagato in contanti.
– Non risultano prelievi di contanti dal tuo conto corrente.
– Ho altre fonti di contanti.
– Non risulta dalla tua dichiarazione dei redditi, a meno che non siano in nero.
– Cosa vuoi da me? Basta con tutta questa tecnologia. Vado in un’isola deserta senza internet e senza telefono, così nessuno potrà più spiarmi.
– Capisco. Rinnova il passaporto, ti è scaduto da 5 giorni.

(Dal Web)

Forse è già così, ma ho pensato che non sarebbe successo a me, tanto mica compro con Internet.

Poi ho constatato che così non è, anzi, compro molto, libri, tappeti per la cucina, tegami, giacche, sementi, sacchetti di ricambio per aspirapolvere, prenotazione viaggi, alberghi, lettura esami clinici, cibo ai supermercati, prodotti per il mio gattone rosso, profumi, controllo il conto corrente, faccio bonifici, carte di credito virtuali. Un’ira di dio di robe. Ed è vero, si potrebbero scoprire tante cose su di me. La privacy? Chissà dov’è andata a finire!

UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

NON VI COMPRENDIAMO

NON VI COMPRENDIAMO

Pisapia, per qualificarsi meglio e per descrivere ciò che lo distingue dal Pd, ha parlato di un “centrosinistra radicalmente innovativo”, che distinguerebbe lui, Grasso, Speranza e altri, da Renzi e il Pd. Di conseguenza, Renzi e il Pd, secondo loro, vorrebbero un centrosinistra “non radicale” o ” poco innovativo”.

La sinistra italiana ha questo vezzo che la rende antipatica: crede di avere il monopolio del cambiamento.

Ma non perché faccia, effettivamente, innovazioni o riforme. No. Solo perché le aggettiva: forti, radicali, straordinarie ecc.

Poi quali siano queste riforme che propone, quali siano i contenuti, i programmi che avanza, che cosa realmente abbiano di innovativo e in che cosa rappresentino un cambiamento reale, non è dato saperlo. In che cosa i programmi della sinistra radicale, che non ha fatto mai alcuna riforma, siano “radicalmente innovativi” rispetto alle riforme realizzate da Renzi e che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi?

Lo sapete voi? Io no.

Pisapia sarà stato un buon sindaco o un moderno avvocato ma deve capire, insieme a tutta la sinistra, una cosa: in Europa e in Italia bisogna smetterla con gli aggettivi per qualificare i propri programmi.

Bisogna smetterla con questo vezzo di sinistra di sostituire, alle proposte concrete, gli aggettivi altisonanti per distinguersi dai riformisti liberali.

E’ pericoloso.

Se ci fermiamo agli aggettivi il populismo, anch’esso radicale a parole, vi strabatte. Per esempio, la pensata dei pentacosi del reddito di cittadinanza, attira molto di più la massa delle persone che pensa di poter incassare qualche soldino, stando seduto al bar, o facendo lavori in nero. Il lavoro non viene neppure più cercato, non serve, è lo stato fa loro la carità. Se poi ci vogliono miliardi per realizzare tutto ciò, nessuno ci pensa e nessuno fa veramente i conti. Nessuno entra nella realtà di questa proposta. Se Pisapia, Bersani e altri pensano di allearsi col m5s, per battere Renzi, hanno pensato a come risolvere questa cosa?

Nella situazione europea di oggi serve il contrario: dimostrare che sono possibili cambiamenti “tranquilli” e che vale molto di più la competenza di governo che il radicalismo a parole.

E’ il populismo il nemico da battere. E il populismo, quanto alla retorica degli aggettivi, batte chiunque.

Ora Pisapia e l’Mdp la smettano con la pretesa di distinguersi con gli aggettivi, astratti e altisonanti. Dicano, finalmente, quali sono concretamente le riforme che farebbero, in che cosa sono più “radicali” di quelle che Renzi ha fatto o propone di fare, e che cosa abbiano di così innovativo.

Io, per ora, ho capito soltanto che gli piacerebbe “ripristinare” l’articolo 18. Non proprio un’innovazione e tanto meno “radicale”.

E’ tempo dei riformisti. E i riformisti sono quelli che le riforme (possibili) le fanno. E non le risolvono in vuoti aggettivi, “radicali” a parole.

Le vere riforme, in questo paese, sono state fatte negli anni 70-80: (Per esempio) Divorzio, Aborto, Scuola, Statuto dei lavoratori. Queste sono riforme e non le ha fatte la sinistra.

Attendiamo da almeno vent’anni, da quando D’Alema ha preso il timone, scalzando Prodi, per esempio, una legge sul fine vita. Se ne discute e poi? Tutto rimane nel cassetto. Sarebbe una legge di civiltà enorme, ma anche la sinistra, quella che si definisce radicale, svicola da questo problema. Peccato, se l’affrontasse, e la appoggiasse convintamente tanto da farla approvare, quasi quasi ci farei un pensierino, quando vado a votare.

Basta qualche proposta concreta, sensata, non limitarsi a distinguersi con gli aggettivi. Parlate con la gente e non confrontatevi solo tra di voi. Non vi comprendiamo.

 

QUALI SONO LE MERAVIGLIE DEL MONDO?

QUALI SONO LE MERAVIGLIE DEL MONDO?

Una maestra chiese ad un gruppo di alunni:
scrivete quali sono le 7 meraviglie del mondo di oggi.
La maggior parte degli alunni rispose:

*La Grande muraglia cinese,

*Petra in Giordania.

*Il Cristo Redentore di Rio de Janeiro (Brasile),

*Le rovine Inca di Machu Picchu,

*La Piramide Maya di Chicen Itza(Messico)

*Il Colosseo di Roma,

*Il Taj Mahal in India

Dopo aver raccolto le risposte, la maestra si accorse che un’alunna non aveva consegnato il suo foglio, e le chiese il motivo.
La bambina rispose che era indecisa, perché ce ne sono tante.
Dinne qualcuna, disse l’insegnante.
La bambina dopo un po’ d’esitazione disse
Per me le 7 meraviglie del mondo sono:

1. Il Tatto

2. Il Gusto

3. L’Udito

4. La Vista

5. Il Sorriso

6. L’Amore

7. I Sentimenti

In classe si fece un gran silenzio.
Tutte queste cose che non notiamo più, perché sono così semplici e ordinarie, sono in realtà delle meraviglie. Ricordati che le cose più belle della vita non si possono comprare.

J.Dauth.

MOLESTIE ACUSTICHE

MOLESTIE ACUSTICHE

Mi piacerebbe molto che le compagnie di telefonia mobile, anziché mettere insieme una varietà particolare di pubblicità, a volte anche incomprensibile e fuori luogo (ricordo foche, orsi e pinguini parlanti), realizzassero campagne pubblicitarie più utili ed educative, con le quali indicare, sempre tramite gag creative, l’uso rispettoso e civile del cellure, quando ci si trova in pubblico (treni, ristoranti, sale d’aspetto, cinema, autobus).

L’uso del cellulare, spesso, è la moderna discriminante fra persone educate e persone maleducate.

In questo modo si farebbe pubblicità progresso (anzi educazione civica) e si attirerebbe l’attenzione degli spettatori che magari darebbero pure più retta alle offerte delle suddette campagne.

Suonerie spacca timpani, vicini di posto in vena di raccontare per ore, attaccati al cellulare, i fatti propri di cui non importa niente a nessuno, stranieri che borbottano in continuazione, nella loro lingua, sicuri si non essere capiti, tutte le loro frustrazioni  o problematiche o chissà che altro. A volte una cacofonia insopportabile.

Un po’ di educazione e di rispetto per gli altri non farebbe male. Ci sono luoghi pubblici in cui si dovrebbe e potrebbe fare a meno di usare il cellulare. Se proprio uno non può farne a meno, potrebbe appartarsi in qualche angolo o magari al gabinetto.

Tuttavia mi ha fatto impressione un’altra cosa.

L’altro giorno, alla fermata di un autobus in centro città, si aspettava sotto i portici, perché (finalmente) pioveva, e c’erano tante persone in attesa. Quasi tutte, almeno le più giovani, stavano appoggiate al muro delle case o alle colonne dei portici, tutti immersi nel loro aggeggio palmare. Silenziosi, disattenti ad altro, concentrati al punto da non vedere l’autobus arrivare, isolati. Ecco un altro aspetto particolare.

E questo mi ha fatto tristezza. C’è tanto da vedere, belle cose, persone, vetrine, monumenti, anche in attesa di un autobus, eppure ci si concentra sul cellulare.

La stessa cosa succede in sala d’attesa. Tutti a testa china a guardarsi le mani, mi piacerebbe tanto, invece, che qualcuno, proprio per far passare il tempo più gradevolmente, leggesse un bel libro. Mi sono augurata che, sotto tutta quella attenzione, nello smartphone, ci fosse un ebook.

Però, c’è anche tanto di positivo. Debbo davvero ringraziare chi ha inventato tutte queste belle cose, perché avere con sé una cabina telefonica, è rassicurante.

I POTERI FORTI

I POTERI FORTI

Ci si è spesso chiesto da chi fossero rappresentati e sostenuti i cosiddetti Poteri Forti e dove si annidassero.

Adesso, in occasione dei recenti avvenimenti politici, se ne cominciano a materializzare chiaramente le immagini e vedere la collocazione.

Sono trasversali in tutti i gangli della società civile e politica.

Sono i guardiani dell’esistente. Di quell’esistente che conosciamo tutti e che difendono con ogni mezzo.

E’ questa la ragione per la quale hanno come unico e comune obiettivo lo sfarinamento del PD e la sconfitta del suo attuale segretario politico Matteo Renzi.

Lo hanno già fatto il 4 dicembre dell’anno scorso. Non hanno mai abbassato la guardia.

Se tardiamo ancora ad avere contezza di questa situazione continueremo a rimanere impaludati per decenni.

Il resto, tutto il resto è aria fritta.

Un breve accenno alle Banche, che, a quanto pare sono uno di questi poteri forti.

Come quasi sempre, Renzi ha dimostrato di vederla lunga e di azzeccare. Siccome ho la memoria che ancora mi funziona, ricordo perfettamente i commenti di scherno e liquidatori di Di Maio e compagnia bella sull’idea di istituire una commissione parlamentare sulla questione banche.

Ecco la differenza: il principino reggente della Casaleggio risolveva il problema andando sotto casa della Boschi ad insultarla col megafono con la sua clack di scherani, mentre il vero leader inquadra bene il problema e cerca la soluzione migliore.

Fa istituire una commissione parlamentare su questa scottante questione.

Non sappiamo come andrà a finire, ma una cosa è sicura e cioè che dopo quel che sta emergendo, nulla rimarrà com’è adesso e non è una roba da poco direi.

Volano gli stracci, e siamo solo all’inizio.  Chi è che disse “ne vedremo delle belle”, Orfini se non ricordo male.

Vorrà dire che ora basta tatticismi, si approva in fretta e furia la finanziaria, poi si fa cadere con tutta la gente onesta che sta ha palazzo madama il governo e si va a votare prima possibile, così la commissione decade e buonanotte al secchio.

Succederà.

CANZONE D’AUTUNNO (Paul Verlaine)

CANZONE D’AUTUNNO (Paul Verlaine)

I singhiozzi lunghi
dei violini d’autunno

mi feriscono il cuore
con languore
monotono.

Ansimante
e smorto, quando

l’ora rintocca,
io mi ricordo

dei giorni antichi
e piango;

e me ne vado
nel vento ostile

che mi trascina
di qua e di là

come la foglia
morta.

(Paul Verlaine)

Questa poesia di Verlaine, fu usata da Radio Londra, durante lo sbarco degli alleati in Normandia, per comunicare ai partigiani del posto, i pochi uomini che non erano al fronte, che cosa dovevano fare per aiutare gli alleati.

Nel film “Il giorno più lungo” questo aspetto è reso molto bene cinematograficamente, perché vengono filmati, in una cantina, alcuni uomini in età, con elmetti di fortuna, che ascoltano Radio Londra di nascosto.

Queste persone sanno che Radio Londra, in qualsiasi momento, potrebbe citare uno dei versi di questa poesia, ed ogni verso è indirizzato a gruppi diversi con incarichi diversi.

Quello che si vede nel film è un gruppo di pochi uomini, al quale viene comunicato il seguente verso “mi feriscono il cuore con monotono languore”. Il compito di questi uomini era quello di tagliare immediatamente le linee del telefono per impedire ai tedeschi di guardia sulla riva francese della Normandia, di comunicare ciò che vedevano, ai loro capi.

Questo gesto semplice che potevano fare anche uomini in età, aiutò moltissimo gli alleati.

Non so se è vero o è una invenzione cinematografica, ma rileggendo le poesie di Verlaine, mi è venuto in mente questo episodio della resistenza francese.

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Il giorno più lungo (The Longest Day) è un film di guerra del 1962 basato sul romanzo storico del 1959 Il giorno più lungo di Cornelius Ryan sul D-Day, gli sbarchi in Normandia del 6 giugno 1944 durante la seconda guerra mondiale. Il film fu prodotto da Darryl F. Zanuck, che pagò all’autore del libro 175,000 $ statunitensi per i diritti cinematografici, e venne diretto da Ken Annakin (esterni inglesi e francesi), Andrew Marton (esterni statunitensi), Bernhard Wicki (le scene dei tedeschi), Gerd Oswald (scene di paracadutismo non accreditato) e dallo stesso Darryl F. Zanuck anche lui non accreditato. La sceneggiatura era di Ryan, con materiale aggiuntivo scritto da Romain Gary, James Jones, David Pursall e Jack Seddon.

Il giorno più lungo, che è stato girato in bianco e nero, è interpretato da un grande cast corale che include John Wayne, Edmond O’Brien, Kenneth More, Richard Todd, Robert Mitchum, Richard Burton, Steve Forrest, Sean Connery, Henry Fonda, Red Buttons, Peter Lawford, Eddie Albert, Jeffrey Hunter, Stuart Whitman, Tom Tryon, Rod Steiger, Leo Genn, Gert Fröbe, Irina Demick, Bourvil, Curd Jürgens, Robert Wagner, Madeleine Renaud, Paul Anka e Arletty. Alcuni di questi attori interpretarono ruoli che virtualmente erano camei: diversi membri del cast, come Fonda, Genn, More, Steiger e Todd, presero infatti parte da militari durante la guerra, e lo stesso Todd fu uno dei primi ufficiali inglesi ad atterrare in Normandia nell’Operazione Overlord e a partecipare all’assalto sul Ponte Pegasus. (Tratto da Wikipedia)

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