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IL MALE CHE GLI UOMINI FANNO


IL MALE CHE GLI UOMINI FANNO

L’unico problema di questo thriller che piglia alla gola è la velocità, perché Sandrone Dazieri è talmente rapido a cambiare le carte in tavola, ad aggiungere nuove piste senza togliere di mezzo le precedenti, che il lettore rischia di perdersi qualche passaggio fondamentale.

La soluzione è prendere il tempo che ci vuole, resistendo alla tentazione di far volare le pagine per sapere come va a finire.

Ma non è facile perché la storia è così densa e ben costruita che chiedersi, con ansia, chi è l’assassino viene spontaneo.

 A Cremona c’è un serial killer, anzi due, forse.

Perché nel 1990 il misterioso “Persico” ha rapito e ucciso tre ragazze tra la provincia padana e la Bergamasca.

Oggi si ricomincia, altre giovanissime vengono trovate strangolate dopo essere sparite all’improvviso.

L’ultima sequestrata è Amala, figlia dell’architetto Manfredi Cavalcante e di sua moglie, una scrittrice afroamericana.

La ragazza è sparita da poco ma la polizia non sa come muoversi, così Francesca, sorella di Manfredi  e avvocato di peso, inizia un’indagine parallela, finendo sulle tracce di Itala Caruso, poliziotta corrotta che 32 anni prima aveva indagato sul Persico e fatto condannare, con un trucco, il presunto assassino.

Francesca capisce  che Itala aveva commesso un errore, che oggi potrebbe aver portato al rapimento di Amala.

Nasce così il dubbio: il nuovo killer è ancora quello vecchio, un pesce subdolo che si aggira nelle acque del Po in cerca di prede?

A complicare le cose arriva il “turista” un israeliano Gershom Peretz, che si fa chiamare Gerry, sembra sapere tutto sul Persico e cerca a tutti i costi l’assassino, a costo di lasciare dietro di sé una scia di cadaveri.

Nel frattempo Dazieri racconta anche la prigionia di Amala, detenuta in una specie di scantinato da Oreste, uno squilibrato che vuole intavolare con lei dei discorsi filosofici sul Male e sul Bene.

È lui il (nuovo o vecchio) Mostro del fiume?

E perché Gerry uccide come se non ci fosse un domani?

È un Mostro anche lui?

E Francesca che lo aiuta nelle indagini, rischia la brutta fine?

Tremendo Dazieri che, dopo aver stressato di brutto chi ha avuto il coraggio di prendere in mano il suo libro, scavando negli abissi della mente umana, avanza un ultimo, devastante dubbio: non è che a volte anche i Mostri possono essere vittime?

E, come se non bastasse, alla fine scatena una fulminante caccia all’uomo e sferra un pugno nello stomaco che lascia senza fiato.

(Il male che gli uomini fanno di Sandrone Dazieri  ed. HarperCollins)

[Sandrone Dazieri (Cremona, 1964) fra i maggiori autori di thriller, ha scritto la saga sul Gorilla e la trilogia di Dante e Colomba)

 

 

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M’INSOGNAVO CHE STAVO A LAVORÀ (Trilussa)


M’INSOGNAVO CHE STAVO A LAVORÀ 

In un giardino, un vagabonno dorme
accucciato per terra, arinnicchiato,
che manco se distingueno le forme.

Passa una guardia: – Alò! – dice – Cammina! –
Quello se smucchia e j’arisponne: – Bravo! –
Me sveji propio a tempo! M’insognavo
che stavo a lavorà ne l’officina!

Trilussa

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LA BALENA E IL DOTTORE


LA BALENA E IL DOTTORE

 

Un giorno, una grossissima balena

che allo stomaco aveva un gran bruciore,

non resistendo a quell’atroce pena

decise di recarsi da un dottore.

 

Questi la fece subito spogliare,

la visitò con scrupolo accurato

e infine le chiese di elencare

quello che il giorno prima aveva mangiato.

 

“Poca roba”- rispose la paziente –

Per tenermi lo stomaco leggero

ho preso in tutto il giorno solamente

l’equipaggio di un piccolo veliero”.

 

“Eppure – fece il medico esitante –

lei mostra i segni d’una gastralgia”

E per levarsi il dubbio sull’istante

La sottopose ad una radioscopia.

 

“Perbacco! Adesso sì che tutto è chiaro!

Disse alla fine il medico, eccitato –

Lei si è mangiato pure un palombaro

con tutto lo scafandro corazzato!

 

In futuro, qualunque cibo peschi

per soddisfare i morsi della fame,

i marinai li scelga sempre freschi

e non si fidi …. dello scatolame!”

 

(Paolo Menduni)

 

 

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IN VIAGGIO CON LA ZIA


IN VIAGGIO CON LA ZIA

In viaggio con la zia è il libro “fuori opera” di colui che è stato uno degli scrittori del Novecento più imprevedibili, sia nella vita sia nella vastissima produzione letteraria.

Quando Graham Greene lo pubblicò, nel 1969, dichiarò che era l’unico libro che aveva scritto per divertimento (e di cui George Cukor ha tratto un film).

E tale è rimasto, diventando un classico dell’umorismo inglese.

Un umorismo beffardo il suo, scandito da un’elegante ironia, che viviseziona la realtà nelle sue contraddizioni e assurdità, nei suoi inganni, usa il nonsense per sbaragliare la banalità.

Fa emergere verità e significati profondi del vivere che riscattano gli eccessi di una vicenda che stigmatizza la vita quotidiana nell’Inghilterra del ventesimo secolo.

 Protagonista e narratore Henry Pulling, direttore di banca in pensione, una vita tranquilla al riparo da forti emozioni.

Scapolo cinquantenne, pare avere un unico interesse: coltivare dalie nel proprio giardino.

In un giorno speciale, quello del funerale della propria madre, la quiete della sua routine viene messa a soqquadro dall’apparizione dell’eccentrica zia Augusta, che incontra per la prima volta.

Settantadue anni, capelli rossi, un’acconciatura monumentale, vestiti fuori moda, rivela al nipote, con disinvolta indifferenza, che è figlio di suo padre ma non di sua madre.

Una notizia scioccante che risucchia il sempre più traumatizzato Henry nell’orbita vertiginosa e senza regola della zia e lo trascina in un lungo, rocambolesco viaggio.

 In treno, in taxi, in battello, attraverso l’Europa fino a Istanbul, con il mitico Orient Express.

Tappa finale il Paraguay del dittatore Stroessner che ospita i capi nazisti in fuga.

Nei borghi e nelle città dove sostano, Parigi, Milano, Losanna, Belgrado, Assunción, si affacciano sul palcoscenico del grande carnevale che la zia Augusta allestisce ad ogni occasione, coloratissimi personaggi, per lo più poco raccomandabili.

Mentre lei insegue con ostinato accanimento il grande amore della sua vita, il più importante di tanti amanti, finendo in situazioni pericolose, con le valigie imbottite di banconote e i traffici di diamanti, Henry compie un viaggio di iniziazione della vita, tallonato dl mistero della sua nascita, sul quale si aprono spiragli.

Di tappa in tappa, capisce che non «bisogna mai disprezzare nessuno» e impara a superare le paure.

(In viaggio con la zia di Graham Greene   Ed. Sellerio)

[Graham Greene (1904-1991) è stato uno scrittore, sceneggiatore, agente segreto e critico letterario britannico]

 

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CI SONO COSE CHE NON SI COMPRANO COI SOLDI


CI SONO COSE CHE NON SI COMPRANO COI SOLDI

 

Con i soldi puoi comprare un orologio, ma non il tempo

Con i soldi puoi comprare un letto, ma non il riposo

Con i soldi puoi comprare un libro, ma non la cultura

Con i soldi puoi comprare un medico, ma non la salute

Con i soldi puoi comprare una posizione, ma non il rispetto

Con i soldi puoi comprare il sangue, ma non la vita

Con i soldi puoi comprare il sesso, ma non l’amore.

 

 

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IL CONTADINO E L’ALBERO


IL CONTADINO E L’ALBERO

Nel campo di un contadino c’era un albero che non portava frutti, ma era soltanto un rifugio di passeri e di strillanti cicale.

Dato che non rendeva nulla, il contadino decise di abbatterlo.

Prese l’accetta e menò un colpo.

Cicale e passeri lo supplicavano di non abbattere il loro asilo, di lasciarlo in piedi per potervi cantare e rallegrare così, anche lui.

Ma il contadino, senza curarsi affatto di loro, menò un secondo e un terzo colpo.

Mise così allo scoperto una cavità dell’albero, dove trovò uno sciame d’api e del miele.

L’assaggiò e gli piacque.

Allora gettò via l’accetta e onorò quell’albero come sacro, circondandolo di cure.

[Gli uomini, d’istinto, più che amare e rispettare la giustizia, vanno dietro al proprio tornaconto e al guadagno.]

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LA NATURA E LE SUE SORPRESE


LA NATURA E LE SUE SORPRESE

 

APPENNINO BOLOGNESE

IL GATTO SEVATICO DELL APPENNINO.

Un raro gatto selvatico (Felis silvestris silvestris) è stato ripreso dalla fototrappole posizionate sull’Appenino bolognese.

Il video raccolto è stato del tutto casuale: i ricercatori, infatti, stavano monitorando la zona alla ricerca di tracce del lupo.

Per confermare che si trattava proprio di un gatto selvatico e non di un semplice micio domestico, i fotogrammi sono stati analizzati dal professor Mauro Delogu, dalla dottoressa Carmela Musto della clinica universitaria di Ozzano e dal dottor Edoardo Velli dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che hanno convalidato l’avvistamento.

(Novembre 2022)

[veramente splendido, superbo] 

 

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I VECCHI TEMPI


I VECCHI TEMPI

Non rimpiango la mia giovinezza, come non rimpiango i “vecchi tempi”, semplicemente penso che era bello giocare per strada.

Lo era, perché, per strada, oggi, non si impara più, non è più uno dei luoghi dove si capisce come è fatta la vita.

Per strada non si incontrano gli altri.

In alcuni casi, addirittura è diventata qualcosa di disumano, un luogo da cui fuggire e da evitare, specie per i bambini, per i ragazzini, per quegli adolescenti che, proprio per strada, diventano adulti troppo in fretta.

Semmai rimpiango solo la gioia di giocare insieme ad altri, di avere tanto tempo per il gioco, e di cadere addormentato, stanco.

 

 

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MAI DIMENTICATA


MAI DIMENTICATA

A DEBITA E OPPORTUNISTICA DISTANZA DA PUTIN E DA ZELENSKY


A DEBITA E OPPORTUNISTICA DISTANZA DA PUTIN E DA ZELENSKY

Questi pacifisti/equilibristi a debita e opportunistica distanza da Putin e da Zelensky, questi pacifisti dai facili e scontati slogan qualunquisti, sanno che cosa succede quando un paese libero viene arbitrariamente aggredito con la forza, bombardato quotidianamente, distrutto e sottoposto a torture immense, alcune nuove nel suo genere, come quelle di colpire le fonti energetiche e di acqua, per perpetrare un genocidio di un popolo con la fame, col freddo e con la sete? Di orribile memoria nazista?

Tutti gridano pace e non agiscono in modo tale da promuoverla, in nome di quella giustizia che non vuole che si confondano i torti e le ragioni, in vista di una pace ipocrita, frutto di compromessi, che portano ad altre guerre.

Pacifisti/equilibristi proclamate pure a tutti con soddisfazione orgiastica: “Eravamo in tanti”.

Appunto, questo è il problema, una massa innumerevole in piazza a manifestare per una pace inutile, la cui eco si disperderà fra i cadaveri di una guerra voluta da Putin, e che solo Putin potrà far cessare, lasciando totalmente libera l’Ucraina.

Questo si chiama GIUSTIZIA.

Senza giustizia la pace è solo fasulla, non sarà una pace, ma solo l’innesco per altre guerre.

 

 

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