Archivio autore: speradisole

I GUERRIGLIERI DEL “NON FARE”

I GUERRIGLIERI DEL “NON FARE”

Se li guardate in modo superficiale, nessun dubbio: è gente che ama la campagna.

Ogni estate organizzano un campeggio, fanno passeggiate serali, adorano i falò e la luce accecante dei fuochi d’artificio.

Peccato che siano No Tav.

Peccato che il campeggio sia il campo base per missioni violente.

Peccato che i falò siano incendi che servono a coprire gli assalti alle recinzioni dei cantieri.

Peccato che i fuochi siano razzi tirati contro le forze dell’ordine.

In due giorni di assalti ne hanno denunciati già 70, e il timore è che finisca come al solito a tarallucci giudiziari.

I soliti noti.

E i soliti schieramenti.

Dentro i cantieri, gente che lavora duro a un progetto per modernizzare il Paese.

Fuori i mestieranti della guerriglia politica, i profeti della società pastorale a chilometri zero, a prendersela pure con altra gente che si guadagna la pagnotta: i poliziotti, chiamati a contrastare non chi manifesta pacificamente e legittimamente un proprio dissenso, ma i guerriglieri del non fare.

A fine settimana il progetto arriva all’ennesima svolta degli appalti. I 5 Stelle hanno il portafoglio a Roma, il cuore e i voti al campeggio.

Lacerante.

Toninelli, dopo la Gronda di Genova, non sa più cosa stoppare.

Prima che stoppino lui.

Forse per questo ha postato, secondo solo per elogi a Di Maio, uno struggente messaggio di auguri a Grillo nella storica ricorrenza dei suoi 71 anni. “Beppe, salvami tu dai No Ton(ninelli)”.

Per Salvini è fin troppo facile chiedere rapidità nella punizione degli assalitori e nella conduzione dei lavori.

Il Pd, nel dubbio, se la prende più con Salvini che con i No Tav.

I 5Stelle brillano, per assenza.

Giochi delle parti su un progetto blindato da un trattato internazionale.

Roba che può smontare solo un Parlamento, non un manipolo di “fuochisti” o un ministro in cerca di ministero.

Detto questo, pare che il raduno finisca mercoledì. Bene.

Tornino pure chi a casa, chi eventualmente, molto eventualmente, a scontare i suoi reati.

Ve l’immaginate se gli assalti della val Susa li facessero cittadini comuni per i cantieri sotto casa?

Altro che denuncia, finirebbero dritti in galera. E non, come succederà, al prossimo, gioioso campeggio.

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MELONI SCRIVE E CANCELLA

MELONI SCRIVE E CANCELLA

La Meloni sostiene, in un tweet (poi cancellato), che il reato di tortura deve essere soppresso, altrimenti la polizia, i carabinieri, le guardie, insomma tutti i reparti armati o no, non possono fare il loro lavoro.

Quindi possono torturare per carpire, torturando liberamente, qualsiasi confessione, la maggior parte delle quali non sincere, ovvio. Col dolore non si scherza e tutti confessano.

Dice: “Con l’introduzione del reato “gli agenti sono stati mortificati” e non sono stati messi in condizione di svolgere il loro lavoro perché basta un “insulto – dice ancora- per rischiare pene fino a 12 anni”, sostiene la leader di Fratelli d’Italia.

Forse gli agenti che hanno ucciso Federico Aldrovandi o Stefano Cucchi  (per esempio) non erano mortificati, facevano conscienziosamente il loro lavoro?  È questo che dobbiamo aspettarci dal  mortificante pensiero di una Meloni che si vanta di fare politica? Già che politica?

Però, la signora non spende una parola per dire che ognuno di noi ha diritto di tenere un missile aria-aria in casa, soprattutto dopo l’introduzione della legittima difesa.

Quanta ipocrisia in questa gente che ha sempre la pretesa di insegnarci tutto.

Poi si è pentita (forse) ed ha cancellato il tweet. Ma credo che il pensiero espresso resti nella sua mente e ne sia convinta. A quando i tribunali speciali?

TUTTO VIENE GIÙ, ANCHE LE MONTAGNE, SE L’ACQUA S’INCAZZA

TUTTO VIENE GIÙ, ANCHE LE MONTAGNE, SE L’ACQUA S’INCAZZA

Nessuno protesta?

Solo tre anni fa tutti erano in piazza in primis i sindacati, adesso fanno “ammuina”?

Non vedete che stanno massacrando le pensioni e tutti i redditi bassi e medi?

Non vedete che stanno prosciugando ogni margine di vivibilità dei cittadini che lavorano?

Non vedete che stanno umiliando i comuni mentre chiedono soldi, altro che autonomia, per le regioni in cui governano loro?

Non vedete che stanno portando avanti il progetto di spaccare l’Italia, separando il nord e a culo tutto il resto?

Mentre i tg, in mano loro, tutto questo non lo dicono e balbettano e cincischiano tra stronzate fashion e quanto è brutta la sinistra?

Questo è un governo nemico degli italiani, non solo dei migranti.

Almeno rendiamogli la vita difficile…

Le cose si cambiano, con la volontà e il coraggio e si lotta e si lotta per cambiarle e non basta fare gli scongiuri.

Tutto viene giù, anche le montagne, se l’acqua s’incazza.

TASSE REDORD

TASSE RECORD

Pressione fiscale alle stelle. Il governo del “cambia-niente”, come è stato recentemente rinominato, continua a distrarre gli italiani con l’emergenza immigrazione, che emergenza non è, mentre le tasse continuano a salire vertiginosamente e sui problemi reali delle persone nulla sembra cambiare in meglio.

Le tasche degli italiani sono sotto il macigno delle tasse.

Ma quel che più conta per Salvini è tenere poveri disgraziati intrappolati su una nave e per Di Maio, invece, la priorità è levare la Coca-Cola dalle scuole.

A certificare la tremenda pressione fiscale adesso arrivano i dati della Cgia di Mestre. A pagare il conto del salasso sono i contribuenti onesti che versano fino all’ultimo centesimo nelle casse dell’Erario. Per loro la pressione fiscale reale ammonta al 48 per cento.

Ben sei punti in più rispetto al dato ufficiale che parla invece di un 42,1 per cento.

Il Centro Studi di Mestre lancia però un altro allarme. Secondo i calcoli delle stime per i prossimi mesi, non è escluso un aumento ulteriore della pressione fiscale che potrebbe definitivamente affossare il potere di acquisto delle famiglie italiane. “Non è da escludere che nel 2019 torni a salire. Non tanto perché il prelievo complessivo è destinato ad aumentare, cosa che in linea di massima non si dovrebbe verificare, bensì perché la crescita del Pil sarà molto contenuta e nettamente inferiore alla variazione registrata l’anno scorso.

Ricordiamo che, dopo il picco massimo toccato nel biennio 2012-2013, negli anni successivi la pressione fiscale ha fatto segnare una diminuzione che nel 2017 e nel 2018 (effetto Renzi) si è attestata al 42,1%”, spiega il report della Cgia.

Il documento del centro studi poi sottolinea un effetto “invisibile” sulle nostre tasche. In questi ultimi anni, ricordano dalla Cgia, la percezione della diminuzione della pressione fiscale è stato minimo perché l’aumento delle tariffe di luce, acqua, gas, pedaggi autostradali, servizi postali, trasporti urbani, ha falsato il potere di acquisto erodendo le riserve delle famiglie italiane. Insomma i salassi sulle tariffe hanno preso il posto delle tasse lasciano le tasche sempre più vuote.

Infine i contribuenti non solo devono fare i conti con le imposte da pagare, ma devono anche districarsi tra le varie complicazioni burocratiche. A farne le spese spesso sono i piccoli imprenditori, gli esercenti e gli artigiani. Un esempio è quello dei nuovi parametri fiscali. I tanto criticati studi di settore sono stati sostituiti dagli Isa (Indici sintetici di affidabilità). Un nuovo strumento che sta mettendo in difficoltà gli stessi addetti ai lavori che devono dedicare il loro tempo anche alla compilazione dei dati richiesti da tali indicatori, sottraendolo al loro lavoro.

https://www.business.it/tasse-pressione-fiscale-record-48-salasso-per-gli-italiani/?cn-reloaded=1&fbclid=IwAR1yTNtrbJjIcEoPrChfupI5T5O1HRiaUKyJgcm5QL3e32hrUzd-mhi6iuY&cn-reloaded=1

ANDREA CAMILLERI, UOMO DI SINISTRA

ANDREA CAMILLERI UOMO DI SINISTRA

Non piaceva Andrea Camilleri, il creatore de “IL Commissario Montalbano”, ad una certa parte destrorsa del paese.

Non riuscivano neppure a capire la grandezza di uno scrittore, una persona creativa che ci ci ha lasciato oltre 100 libri, che resteranno per sempre vivi anche dopo secoli.

A dispetto di quelli di destra e degli ignoranti che imperano in questo paese attualmente. Nessuno si ricorderà di loro. Sono solo una nuvola nera che sparirà nel nulla, dopo aver fatto disastri su disastri.

Non sarà mai perdonata la sua militanza a sinistra, a un intellettuale, a un artista, ad un produttore di sogni e immagini.

Mai.

In tv questo dato viene taciuto o minimizzato o diluito, reso inessenziale, deviralizzato.

La sinistra non deve esistere, questo è acquisito, ma se la sinistra, l’immenso pozzo culturale che le appartiene, parla attraverso un “creatore” di pensiero e di riflessi, questo meriterà odio, disdetta, disprezzo, urla, rigetto, scomunica, come aglio dai vampiri.

L’IPOTESI DI FRANCESCHINI E DI DAVID SASSOLI: UN CONTE BIS

L’IPOTESI DI FRANCESCHINI E DI DAVID SASSOLI: UN CONTE BIS

Governo Conte bis con il Movimento 5 stelle e il Partito democratico.

Punto.

È un’ipotesi di cui, in questi ultimi giorni di fibrillazioni sempre più evidenti della maggioranza gialloverde, si parla nei corridoi dei palazzi della politica e se ne parla nel gruppo del Pd.

Già, perché un pezzo di quel partito sta lavorando proprio a questa ipotesi.

Capofila di questa scuola di pensiero è Dario Franceschini, uscito vincitore dalla riunione del gruppo sul rifinanziamento della missione in Libia in cui i dem rischiavano di spaccarsi.

Grazie alla mediazione dell’ex ministro della Cultura, invece, il Pd si è ricompattato e non ha partecipato al voto.

Non è un caso, quindi, che David Sassoli, legato a filo doppio a Franceschini, sabato scorso, all’Assemblea nazionale del Pd di sabato scorso, abbia aperto ai grillini: “Siamo forti della nostra identità, orgogliosi del nostro passato, cosa può metterci paura a incrociare storie diverse, temperamenti molto lontani dai nostri, gente che ci ha criticato, gente che viene da lontano, interessi che non ci appartengono? Per fare questo abbiamo bisogno di maggiore laicità, di non chiedere da dove viene il nostro interlocutore, ma chiedergli dove vuole andare”.

L’ipotesi circola anche nella Lega. C’è chi ne parla con una certa apprensione e chi, invece, quasi si augura che vada a finire così “Un governo del genere durerebbe al massimo un anno e poi noi alle elezioni faremmo cappotto”.

Ma tutto il Pd è convinto di andare in questa direzione?

No, ci sono molte perplessità e parecchi dubbi a riguardo, ma i fautori di un Conte bis sono convinti di riuscire a portare tutto il partito su quelle posizioni.

Del resto, non è forse vero che prima della mediazione Franceschini il Pd si era schierato con Marco Minniti e Paolo Gentiloni, a favore del rifinanziamento della missione in Libia, salvo poi fare retromarcia?

Sotto l’egida di questo governo, gli esponenti del Partito democratico favorevoli all’operazione contano anche di varare una riforma elettorale che preveda il doppio turno. (Notare che una nuova riforma elettorale è stata approvata pochi giorni fa dal Parlamento ed è in vigore, anche se ignorata dai media e dai giornali: https://edizionisicollanaexoterica.blogspot.com/2019/07/legge-elettorale-m5s-parlamentari.html?fbclid=IwAR2mvDFQFxqqUeR7iTfOQxbiRwqkTq-omLnviLPXl1-BgH2ntVgZI5CwRJ4)

Sono convinti che questo sistema converrebbe a grillini e democratici, i cui elettorati al ballottaggio confluirebbero sullo stesso candidato, mentre svantaggi la Lega per cui fare alleanze sarebbe più difficile.

Ma ci sono i numeri per un Conte bis?

Stando ai conti che sono stati fatti in casa del Pd, ma anche in quella pentastellata, la risposta è sì: 345 deputati e 163 senatori, sono questi i numeri su cui pensano di poter fare affidamento i fautori dell’operazione Conte bis.

[Dice Sassoli “Siamo forti della nostra identità, orgogliosi del nostro passato, cosa può metterci paura a incrociare storie diverse, temperamenti molto lontani dai nostri, gente che ci ha criticato, gente che viene da lontano, interessi che non ci appartengono? Per fare questo abbiamo bisogno di maggiore laicità, di non chiedere da dove viene il nostro interlocutore, ma chiedergli dove vuole andare”. 

Perché Sassoli, non dovremmo chiedere al nostro interlocutore dove vuole andare? Al no TAV, al no VAX , al no TRIV, al no ILVA insomma al no per principio? Noi non siamo più forti del m5s, e la gente che ci critica sempre non ci piace e non la vogliamo al nostro fianco, perché ci seppellirebbe di bugie. Sassoli, Sassoli, anche tu mi deludi?]

Franceschini e Sassoli sentite cosa dice Di Maio. E voi volete allearvi con costui? Ma dai o state scherzando o siete in discreta sofferenza cerebrale.

ZINGARETTI CHI TI HA COSTRETTO?

ZINGARETTI CHI TI HA COSTRETTO?

Zingaretti, nell’ultima direzione del Pd ha nominato “responsabile del web”, un tal Boccia, che da tempo nel Pd, è una boccia ferma, inutile e sviscerato amante dei 5stelle.

Sceglie una persona che non sa gestire nemmeno una pagina, nemmeno la sua pagina Web.

Una persona sorpassata.

Una persona che non fa numeri.

Una persona inesperta.

Uno zombie, che per quanto riguarda le nuove tecnologie Web non ha fatto nemmeno le scuole elementari.

Scelta incomprensibile e assurda.

Mi chiedo cosa passi nella testa del nostro segretario. Ma ho l’impressione che “qualcuno” lo abbia costretto a fare una tale assurda scelta.

Ci stiamo facendo male da soli, e a questo punto siamo al ridicolo.

Salvini si starà mettendo a ridere, mentre per noi ci sarà solo da piangere.

Incomprensibile, ma nel Pd di Zingaretti, con quella direzione, si vedono anche queste castronerie.

Non ne sono felice, nemmeno un po’. E se andremo a sbattere sarà una botta grossa, ma sembra proprio che ce la meritiamo. O meglio, l’andiamo a cercare.

Di già che c’era poteva scegliere D’Alema.

 

NON SOLO LE CASE CHIUSE MA ANCHE I MANICOMI

NON SOLO LE CASE CHIUSE MA ANCHE I MANICOMI

Ora, secondo Salvini, si starebbe verificando un’esplosione di aggressioni messe in atto da pazienti psichiatrici.

Bara clamorosamente, mentre attacca la legge 180, che ha ridato dignità e cura ai sofferenti psichiatrici, abolendo intanto il manicomio.

Il leader della lega punta il dito contro “certe finte riforme” che “portano il dramma nelle famiglie”, quella, in particolare, che ha riguardato i malati psichiatrici e ha cancellato le strutture che li curavano, abbandonando le famiglie al loro destino”.

Bene: ora possiamo riprendere a scannarci su questioni da boudoir come l’identità, il sex-appeal, il machismo che vince, anche se ciascuno di noi, in cuor suo, sa che la linea tracciata da Salvini, anche in questo caso, non ammette incertezze.

O si sta di qua o si sta di là.

E siamo tutti, credo, di qua.

Ma c’è questa irrisolta questione che ci tormenta l’anima in questi lunghi mesi di trincea.

Salvini mostra con lucidità che sa come risolvere certi problemi: il mediterraneo per i migranti, l’esclusione per i poveri, il manicomio per quelli che rompono il cazzo.

E poi, forse, si arriverà a chi ha più di 80 anni, che non vale la pena curare, costano troppo, o a chi ha alcune malattie tali da comportare un peso per la società in fatto di assitenza multipla.

Brutta strada questa. Cosa porta?

BACIAMO LA MANI “ A VOSSIA”, E GRAZIE ANCORA.

BACIAMO LA MANI “ A VOSSIA”, E GRAZIE ANCORA

Che il Sud, meglio dire un certo Sud, sia sempre stato con la coppola in mano dinanzi ai padroni e fanno i “vasa vasa manu”, è storia.

“Grazie Salvini ti siamo grati noi del Sud. Ti abbiamo votato, ti abbiamo acclamato, ti amiamo e ti ringraziamo per quello che fai.

Ma si, falla pure questa autonomia differenziata e avanti con queste benedette gabbie salariali, è giusto aumentare gli stipendi al Nord e abbassarli al Sud, ce lo meritiamo.

Sai che ti diciamo. A noi va bene così, tanto con il reddito di cittadinanza ci mettiamo in pari.

E poi questa cosa favorisce pure gli imprenditori, adesso, per esempio, mio zio che ha un’impresa edile, può abbassare la paga anche ai lavoratori in nero che ha e potrà “assumerne” altri.

Certo, chi si ostina a voler essere trattato con dignità, continuerà ad emigrare e a riempire le fabbriche del nord.

Ma poi anche la scuola, basta con questi soldi sprecati.

Ognuno si arrangi con le risorse che ha, tanto, diciamocelo chiaro, a noi la scuola mica piace tanto.

Noi leghisti, soprattutto noi leghisti del sud, stiamo bene così, ignoranti, non abbiamo bisogno di sapere e nemmeno di pensare, abbiamo te e questo ci basta.

Dai, adesso ti salutiamo perché sarai impegnatissimo a difendere la patria e i confini dalle ONG, a cambiare l’Europa, a combattere le mafie togliendo le scorte, a risolvere il problema della droga chiudendo i cannabis shop, ad abbassare le tasse in modo equo con la Flat Tax, a garantirci la quota 100 aumentando l’IVA l’anno prossimo, a eliminare le accise respingendo la proposta di riduzione fatta dal Pd e a mandare bacioni con la bocca sporca di nutella.

Oh, dimenticavamo, salutaci Vladimir che ci vuole tanto bene e vorrebbe “stringerci” forte forte e digli che se gli avanza qualche milioncino di rubli, Afragola e tante altre città del Sud hanno un dissesto da risolvere.

Ciao Salvini, baciamo la mani “ a vossia”, e grazie ancora”.

COLPO DI STATO IN CORSO

COLPO DI STATO IN CORSO

Inseguendo il caso Siri, distratti dalla guerra ai negozi di cannabis, ormai storditi dalle liti continue tra Salvini, Di Maio e il premier Conte, corriamo il rischio di perdere di vista le cose serie. Nella fattispecie una serie di riforme che, viste nel loro insieme, potrebbero svuotare il Parlamento limitandone le funzioni. E quindi la democrazia e la rappresentanza. Ieri la Camera ho votato in seconda lettura, la seconda di quattro, un’importante riforma costituzionale che prevede il taglio netto dei parlamentari: alla Camera ne resterebbero 400 invece che 630; al Senato 200 al posto degli attuali 315. In pratica un Parlamento ridotto di un terzo (600 contro i 945 attuali) e un “risparmio netto di 500 milioni” a legislatura. Che poi è la moneta più facilmente spendibile per i 5 Stelle, primi sponsor della riforma.

Insieme a questa radicale modifica, intrecciando i percorsi parlamentari tra Camera e Senato per fare prima, al Senato arriverà a breve, sempre in seconda lettura, la riforma dell’articolo 71 della Costituzione che prevede che una proposta di legge di iniziativa popolare presentata da almeno cinquecentomila cittadini debba essere approvata dalle Camere entro diciotto mesi dalla sua presentazione. Altrimenti su di essa viene indetto un referendum che avrà un quorum approvativo del 25%. In pratica leggi approvate bypassando le camere. Riforme radicali, appunto, di cui si parla poco. Quasi nulla. E che sono il risultato di quella “democrazia diretta”, obiettivo primario dei 5 Stelle, quelli che vollero entrare in Parlamento per “aprirlo come una scatoletta di tonno”. E poi magari buttarla via, quella scatoletta, visto che il superamento del Parlamento è un tema che affiora spesso nei progetti del giovane Casaleggio, regista e tutore dell’azione politica grillina.

Stefano Ceccanti è professore universitario, costituzionalista e deputato del Pd. In dichiarazione di voto ieri pomeriggio ha parlato di “taglio casuale numerico” e ha attaccato il presidente della Camera Roberto Fico responsabile di un “grave strappo procedurale” avendo bocciato e dichiarato inammissibili una serie di emendamenti correttivi della proposta di riforma arrivata e uscita blindata alla seconda approvazione.

Professor Ceccanti, il Pd ha votato contro questa riforma che in apparenza sembra semplificare l’iter approvativo delle leggi producendo anche un notevole risparmio. Perché?
“Perché non siamo d’accordo nel trattare la Costituzione come uno spot elettorale, per di più impedendo di discutere e votare alcuni emendamenti. Se la riduzione dei parlamentari non è collegata al superamento del bicameralismo ripetitivo, si confermano cioè le stesse funzioni e le doppia fiducia per Camera e Senato, o col monocameralismo o con un bicameralismo che raccordi Parlamento e autonomie, abbiamo a che fare solo con uno spot. Le altre democrazie o sono monocamerali oppure la prima camera ha un numero di eletti più alto e la seconda rappresenta le regioni per cercare di ridurre i conflitti tra Stato e Regioni. Qui invece abbiamo a che fare con tagli lineari solo numerici. Tutto sbagliato”.

Ridurre i parlamentari. Era anche un pezzo importate della riforma Boschi-Renzi. Perché allora andava bene e oggi no?
“Perché appunto stava in un disegno organico che teneva conto di tutte le questioni. Basti pensare a come sarebbe meglio gestibile la questione del regionalismo differenziato con un Senato delle Autonomie anziché solo con trattative politiche come oggi. In questo modo si vuole cambiare poco e male”.

I 5 Stelle parlano di “adeguamento” e non di riforma costituzionale. Minimizzano? E perchè?

“Se si parla di adeguamento bisognerebbe capire a quali esigenze. Un vero adeguamento dovrebbe puntare a evitare maggioranze diverse e a ridurre i conflitti con le autonomie. Qui invece ci si adegua solo alla demagogia”.

In un relativo silenzio e in pochi mesi siamo già a metà del percorso di riforma costituzionale. Che tempi immagina? E riuscirà il doppio pacchetto a completare l’iter e diventare legge?
“Da qui in poi i margini di recupero sono inesistenti perché nelle letture successive si può solo dire Sì o No. Questo era il momento di pensare bene a ciò che si faceva. E non è successo. In teoria a primavera 2020 queste riforme possono essere legge se avranno i numeri in Parlamento. Se invece si arrivasse al referendum, servono 5 mesi in più”.

Per come procede la legislatura, sempre più in bilico, e visti i numeri ieri in aula, anche queste riforme sembrano destinate ad un buco nell’acqua. Veniamo alla seconda riforma costituzionale in cantiere. Al Senato andrà presto in seconda lettura la modifica del referendum (articolo 71). È stata definita “un’arma in mano 500mila professionisti della firma”, basteranno infatti quelle firme per far approvare una legge dal Parlamento. Che significato, che effetti possono avere, queste due modifiche lette insieme?
“Se quel testo non viene corretto, rischia di svuotare il Parlamento. Perché un conto era – ed è – dire che si raccolgono firme su un progetto e poi, se il Parlamento va nella stessa direzione, bisogna essere soddisfatti dell’averlo stimolato e orientato, come proponevamo noi. Altra cosa è dire che si va comunque al referendum sul testo a prescindere dalle mediazioni trovate in Parlamento. Sono due riforme che, così congegnate, colpiscono il Parlamento. Devo dire, però, che almeno sul referendum si era discusso introducendo modifiche fondamentali ad esempio sulle materie e sul quorum. Stavolta non ci è stato consentito nemmeno questo, usando l’ammissibilità in modo selvaggio, lesivo del diritto di emendamento dei parlamentari. Lo svuotamento del Parlamento è stato anticipato dalla prassi”.

Un colpo di stato soft?
“Io non so se sia il caso di scomodare il concetto di colpo di Stato. Dico solo che non siamo in una situazione normale né per il rispetto delle regole costituzionali e parlamentari vigenti né per gli effetti concreti delle riforme. Mi sembra che ci sia un’eccessiva sottovalutazione anche da parte di molti costituzionalisti”.

Giudica furbo o saggio aver diviso due riforme costituzionali che potevano essere affrontate insieme? Di sicuro in questo modo per l’opinione pubblica è più difficile cogliere il senso generale di queste modifiche.
“Noto anzitutto una confusione voluta tra riforme chirurgiche ed omogenee…”

Nel dibattito parlamentare di questi giorni i 5 Stelle, la Lega è sembrata molto più distratta, hanno insistito molto con il concetto di “interventi chirurgici” forse per bloccare emendamenti e correttivi.
“Questa confusione, infatti, serve a dichiarare inammissibili emendamenti che invece lo sarebbero per evitare la brutta figura di votare contro. Se io presento un emendamento che cambia di più, ad esempio una sola Camera di 500 eletti, si può dire che non c’entra con una riforma chirurgica che porta la Camera a 400 e il Senato a 200? Evidentemente è un imbroglio. Va valutato poi che riforme anche omogenee e non troppo chirurgiche hanno comunque effetti di sistema che vanno attentamente valutati. In questi casi o non lo sono stati a sufficienza oppure ci si è basati su un’ideologia antiparlamentare”.

Il concetto della democrazia diretta, così caro ai 5 Stelle tanto da dare il nome al dicastero del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, è antitetico a quello della rappresentanza?
“Niente esclude che la democrazia diretta possa essere un correttivo parziale di quella rappresentativa. Come lo è stato in gran parte il referendum abrogativo. Altra cosa è, invece, costruire regole e strumenti come se essi dovessero sostituire la democrazia rappresentativa, come ancora accade con l’attuale testo sul referendum”.

Tra gli obiettivi fondativi del Movimento 5 Stelle c’è lo svuotamento del Parlamento, la disintermediazione tra popolo ed esecutivo. E’quello che sta accadendo?
“Non giudico le intenzioni, giudico i testi. I due in discussione, referendum e spot elettorale sul numero dei parlamentari, vanno nella direzione negativa che lei enuncia”.

Entrambe queste riforme si stanno realizzando nella generale indifferenza dei professori e dei costituzionalisti che ai tempi della riforma Renzi erano invece tutti i giorni su tv e giornali. Come mai questo silenzio?
“L’ho notato anch’io… Non saprei identificare le cause. Forse è facile attivarsi quando si trova un capro espiatorio in un avversario politico, magari in fase di consenso calante. Ma non dovrebbe accadere questo”.

Come mai a margine della riforma costituzionale c’è anche una leggina elettorale per renderla subito applicabile?
“Perchè vogliono dimostrare, per le Europee, che loro saranno pronti nel giro di un anno, qualora si dovesse andare a votare. Lo giudico un eccesso di zelo, anche perché paradossalmente la leggina arriva prima della riforma costituzionale a cui è legata. Cambiare i numeri dei parlamentari cambia comunque la legge, anche se apparentemente l’impianto resta il medesimo. In particolare si gonfiano i numeri dei collegi uninominali con varie centinaia di migliaia di elettori rendendo nullo il senso del collegio, il rapporto diretto tra eletti ed elettori. Ma anche qui prevale l’esigenza di uno spot immediato, oltre a un’ideologia antiparlamentare”.

(Claudia Fusani)

[Domanda: Dove sono finiti gli illustri costituzionalisti, integerrimi e sapienti, così accaniti contro Renzi, mentre il governo grilloverde, adesso, sta facendo una riforma costituzionale quasi in silenzio? Si tratta di un colpo di Stato, che, a quanto pare, anche i media stanno ignorando. Gravissimo è il fatto che questa riforma preveda che possano essere i “500mila professionisti della firma”, a decidere se una legge va approvata o no. Deciderà chi sta seduto al bar o gioca a ramino, e non più il Parlamento. Questa è la democrazia diretta predicata dal santone comico genovese. Uno dei tanti danni che sta facendo a questo paese.]