Archivio autore: speradisole

UN PRETESTO PER LITIGARE LO SI TROVA SEMPRE


UN PRETESTO PER LITIGARE LO SI TROVA SEMPRE

Molti di voi ricorderanno la prima e, forse la più nota, favola di Fedro: Il Lupo e l’Agnello.

“” Allo stesso rivo erano giunti il lupo e l’agnello spinti dalla sete, in alto stava il lupo e molto più in basso l’agnello. Ed ecco che il predone, stimolato dalla sua gola maledetta, tirò fuori un pretesto per litigare. “Perchè”, disse, “mi hai intorbidato l’acqua proprio mentre bevevo?”. E il batuffolo di lana, pieno di paura, risponde: “Scusa, lupo, come posso fare quello che recrimini? È da te che scorre giù l’acqua fino alle mie labbra”. Respinto dalla forza della verità, il lupo esclama: “Sei mesi fa hai sparlato di me”, L’agnello ribatte: “Io? Io non ero ancora nato”, “perdio”, lui dice, “è stato tuo padre a sparlare di me”. E così lo abbranca e lo sbrana, uccidendolo ingiustamente. Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con false accuse””.

Ebbene, chiedo per curiosità, conosciamo adesso alcuni personaggi (sempre in Tv) che mettono in pratica questa favola?

Pensiamo alla grande finestra informativa cui viene dedicata la questione No-vax.

E ricordiamo quella del No Tav, No Triv, No Tap, e adesso No Vax e No Green-pass.

Orate di discussioni in Tv e sui giornali, anche con personaggi noti e intellettuali o filosofi, che si dilettano della parola “libertà” senza tenere in considerazione la libertà di coloro che non vogliono infettarsi.

Sono molto stanca di sentire tutto questo can-can, del tutto inutile.

Il Covid non è un”influenza pura e semplice è una malattia mortale che ci ha portato via più di 130.000 (centotrentamila) persone, molte di queste erano anziane sì, ma erano anche la memoria di questo paese.

Quanti nipoti e bisnipoti non potranno più ascoltare le avventure vissute tanto intensamente da questa gente, anche e soprattutto durante la terribile ultima guerra mondiale.

Quanti non ci sapranno più parlare del comunismo, del dopo guerra, della riforma agrazia, del momento in cui anche hanno potuto comprare “la vespa”. Della gioia di poter comprare una “500”, e di tutti i progressi fatti con tanta fatica negli anni più belli della loro vita.

Ci si permette di minacciare medici, magistrati giornalisti, e altre personalità, semplicemente perché non sono No-vax.

E purtroppo, per pochi voti in più, o per la inspiegabile idea di cavalcare sempre l’onda della protesta, anche alcuni partiti ci vanno dietro.

Cosa ci rimane?

La forza di tutti coloro che ragionano con buonsenso.

SCRIVERE IL CURRICULUM


SCRIVERE IL CURRICULUM

Cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

 
(Wislawa Szymborska)

MEGLIO LA TOTALE IGNORANZA CHE LA COGLIONAGGINE


MEGLIO LA TOTALE IGNORANZA CHE LA COGLIONAGGINE

«Il vero male del mondo» disse Carlo al fantasma di Umberto Eco, «è uno e uno soltanto: l’ignoranza!».

«In realtà è la semi-ignoranza», chiosò il professore.

«Che intendi dire?»

«Intendo dire che una sana e completa ignoranza non crea danni.

Ad esempio, quando ero in vita e vivevo nella mia casa di Milano, non ne sapevo nulla di impianti elettrici ed ero completamente privo di nozioni sull’argomento.

Perciò, consapevole della cosa, mi affidavo completamente al mio elettricista.

Questo perché l’ignoranza totale è accompagnata anche dal timoroso rispetto dell’argomento ignorato, e di conseguenza dall’umiltà.

Se invece avessi letto al tempo due o tre manuali e, convinto di aver assimilato il sapere, mi fossi messo in testa di farmi l’impianto elettrico da solo, probabilmente avrei dato fuoco alla mia biblioteca di inestimabile valore».

«Quindi mi stai dicendo che una conoscenza approssimativa è più dannosa rispetto a una totale ignoranza?»

«Esattamente, soprattutto se associata ad un’altra caratteristica molto comune».

«Sarebbe?»

«La coglionaggine».

(Umberto Eco)

[Piccola chiosa personale: Dedicata a quei No-vax che sanno tutto sul vaccino anti-covid19, perchè studiano di notte. Parole urlate ad una manifestazione di piazza in questi giorni. Coglionaggine pura.]

LA BIBLIOTECA DI MEZZANOTTE


LA BIBLIOTECA DI MEZZANOTTE

Un caso letterario, al primo posto nelle classifiche in Inghilterra, La biblioteca di mezzanotte è un inno alla vita che, anche nei momenti più bui, può regalarci una nuova possibilità.

Alla protagonista Nora Seed tutto va storto: il suo gatto muore investito da un’auto, il suo unico allievo di pianoforte rinuncia alle lezioni, perde il lavoro in un negozio di musica, non vede da due anni il fratello per un antico dissapore sulla band rock di cui entrambi facevano parte.

Il tutto condito da una cronica depressione su cui i farmaci non fanno effetto, per una vita solitaria e senza amore, piena di rimpianti per tutti i sogni della sua giovinezza che non ha avuto il coraggio di inseguire.

Così decide di togliersi la vita con una cocktail di psicofarmaci.

E si ritrova in uno strano luogo, una biblioteca colma di libri verdi senza titolo, gestita da una vecchia bibliotecaria della sua scuola superiore, una figura positiva che le era stata di conforto dopo la morte del padre.

Quel luogo senza tempo rappresenta un limbo tra la vita e la morte in cui può sperimentare infinite altre esistenze, fino a trovare quella che la convince a non lasciarsi andare definitivamente e riscoprire il gusto per la vita.

Nora si trova così a diventare una campionessa di nuoto, una glaciologa, una professoressa di filosofia, la moglie del suo ex fidanzato che aveva lasciato alla vigilia delle nozze, una star del rock …

Alcune volte ha dei figli, altre è di nuovo preda della depressione, altre ancora i genitori sono vivi, in altre si è riconciliata col fratello, oppure lui è morto.

Comprende così che ogni strada che si può percorrere porta con sé esiti dolorosi, e che anche i sogni più belli non sono indenni da delusioni.

Che la vita, indipendentemente da ciò che si è e ciò che si fa, ha i suoi lati positivi, anche quella più banale, se si impara a coltivare le piccole cose, è fonte di speranza e di rinascita.

Il punto di partenza per ogni nuovo viaggio è il libro dei rimpianti.

E allora anche il lettore si trova ingaggiato in questo percorso a ritroso nel tempo, a riflettere sulle tante sollecitazioni che questa molteplicità di vite gli offre, condita dalle massime del filosofo preferito di Nora, Henry David Thoreau.

Come questa che riassume il senso del libro: «Le cose non cambiano; siamo noi che cambiamo».

(La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig  Ed e/o)

LE PERSONE DELICATE


LE PERSONE DELICATE

Sono quelle persone che si avvicinano agli altri senza invadere il loro spazio.

Che hanno voglia di ascoltare ma non impongono alcuna domanda.

Che non proiettano ogni discorso su se stesse, ma mettono tutte se stesse in ogni discorso.

Le persone delicate chiedono sempre il permesso per entrare, perché prima di spalancare una porta si preoccupano che chi c’è dietro sia al riparo dalla corrente.

Le persone delicate sanno quanto possano ferire le parole, perciò non le utilizzano mai a caso.

E non giudicano, perché tengono molto più a comprendere le motivazioni dei gesti altrui, piuttosto che a condannarli.

Ma non è la compassione che le smuove, non la pietà, perché loro non si sentono privilegiate o superiori: si sentono semplicemente simili.

Le persone delicate sono molto sensibili, e possono apparire fragili. Invece sono fortissime.

Perché continuare ad essere delicati in un mondo che aggredisce è una delle scelte più coraggiose che si possano fare.

Ma la caratteristica più bella delle persone delicate è che lo sono con tutti, anche con chi non conoscono, anzi soprattutto con chi non conoscono.

Ecco perché le riconosci subito: le persone delicate, lo sono anche con te.

Cerca di fare attenzione quando ne incontri una: perché le persone delicate sono quelle che, più di tutte le altre, meritano di essere trattate con delicatezza.

(Dal Web)

 

LA FORZA DI AGIRE PER AMORE


LA FORZA DI AGIRE PER AMORE

L’uomo osservava lo spettacolo: una formica stava trainando un grumo di terra che sembrava pesantissimo. Si muoveva lentamente, per lo sforzo enorme.

L’uomo disse: “Perché sprechi le tue forze? Non vedi che non ce la fai e rischi di morire schiacciata dal peso troppo grande per te?”.

L’insetto, senza scomporsi minimamente, rispose: “Tu sei un uomo, e non capisci il valore dei miei sforzi. Vedo che resti perplesso, le mie parole non ti convincono!”

L’uomo guardava sempre più incuriosito e dubbioso la formica che nonostante il peso enorme che aveva sulle spalle, si sforzava anche di parlargli.

“Sappi allora – disse la formica – che agisco per amore. Devo sgombrare il passo a una femmina. Solo così mi concederà le sue attenzioni. Per il momento non può raggiungermi, poiché la soglia della sua dimora è bloccata. Ma spostando questa collinetta, le permetterò di venire accanto a me. Certo, rischio di vacillare e di farmi soffocare dal carico che potrebbe uccidermi. D’altra parte, una vita senza amore è inutile. Non capisci che, nell’impresa, ho solo da guadagnare?”.

 

HO SCELTO


HO SCELTO

….di non rispondere alle provocazioni

… di sorvolare sulle risposte sgradite

e su quelle che non capisco del tutto

… di non reagire anche se velatamente stuzzicata

… di ‘contare fino a dieci’

Ho scelto di scegliere il silenzio

quando gettare benzina sul fuoco
sembra lo sport preferito

Meglio aspettare la cenere.

Ci si cucinano delle ottime patate.

SE MI AMI SOLO UN GIORNO


SE MI AMI SOLO UN GIORNO

Se ami solo un giorno
non sei amico.
Se ami solo per ciò che ti conviene
non sei amico.
Guarda gli altri
con gli occhi di un amico
accogli ogni persona
senza pregiudizi.
Vivi, ama,
gioisci, sorridi con chi ti è accanto.
Comunica con dolcezza,
ascolta ciò che dice,
chi è più debole di te,
soccorri le sue paure.
Coltiva nel tuo cuore
il sogno della comunione
il sogno di un arcobaleno di colori
che vestirà il mondo intero.
Sorridi e ama
Anche tu sarai amato.

Classe 2D – Scuola Media “G. Mazzini” — Lanciano (CH)

“ACQUA IN BOCCA”


“ACQUA IN BOCCA” (adagio popolare).

Il prete fiorentino Pirro Giacchi, poeta e letterato vissuto nel 1800 nonché autore del “Dizionario del Vernacolo Fiorentino”, ci ha tramandato un aneddoto secondo il quale una popolana era tristemente famosa per essere un’inguaribile pettegola.

Per questo motivo veniva trattata male e offesa di continuo da tutti i suoi compaesani e questo la rendeva particolarmente triste.

Un giorno si recò in chiesa e implorò il suo confessore di darle un rimedio contro quel peccato.

L’astuto prete regalò alla donna una boccetta di acqua benedetta (in realtà era acqua normale), raccomandandosi di metterne alcune gocce in bocca ogniqualvolta fosse stata sul punto di sparlare del prossimo.

Così fece la donna e ne trovò grande giovamento: infatti finirono le sue maldicenze e ripresero i buoni rapporti con gli altri abitanti del paese, al punto che tutti pensarono che quell’acqua avesse davvero delle virtù miracolose.

Ancora oggi l’adagio “acqua in bocca!” rappresenta un’esortazione a mantenere un segreto, a non lasciarsi sfuggire una sola parola di quello che è stato detto in modo strettamente confidenziale, a non divulgare una determinata notizia.

(Da “Adagi con brio” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

SINCERAMENTE NON CAPISCO CERTE AFFERMAZIONI


SINCERAMENTE NON CAPISCO CERTE AFFERMAZIONI

Ne riporto solo due per semplicità, due di importanti personaggi.

La prima è quella dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

L’altra sera, durante un’intervista a SkyTg24, ha affermato letteralmente: “L’obbligo vaccinale (anti-covid) serve in quelle situazioni dove ci siano assembramenti”.

Chiedo agli orfani dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a quelli che lo conoscono e lo apprezzano più di me, mi spiegate cosa vuole dire?

Se c’è un assembramento in pizzeria arriva il vaccinatore e ti inocula il vaccino? In effetti Conte parlava di “obbligatorietà della vaccinazione” e non di Green-pass.

Se si è in fila al mercato per comprare le zucchine, c’è troppa gente intorno, parte la punturina?

Per me un obbligo è tale in qualsiasi situazione. Non centrano niente gli assembramenti.

La vita è un continuo assembramento, a meno che non si stia eternamente in montagna tra i boschi e gli animali selvatici, ma anche in quelle occasioni, forse si va a fare un giro nel paese.

La seconda affermazione è stata fatta da una persona che stimo moltissimo: Il Prof Alessandro Barbero.

Come riportato da molti giornali, il professore ha firmato un documento contro il green pass, ma contemporaneamente ha affermato (o auspicato) che la vaccinazione sia obbligatoria.

Forse è un malinteso diritto alla libertà.

Secondo me, il green pass è un obbligo vaccinale graduale.

Si limitano sempre di più le attività lavorative e sociali affinché tutti siano costretti al vaccino.

L’obbligo si valuta come ultima spiaggia, in quanto sarebbe molto più difficile la gestione e complicato stabilire le punizioni.

Ogni obbligo funziona se vi è una qualche punizione per chi non lo osserva, chi si rifiuta di vaccinarsi come si punisce, multa, carcere?

Per questo il governo punta sull’estensione del green pass e, al momento, minaccia l’obbligo.

Mi sembra che questi signori, di cui rispetto le opinioni, abbiano però le idee un po’ confuse.

O forse sono io che non ho capito niente.

C’è troppa confusione nella comunicazione.

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