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MI PIACE LEGGERE MA NON VORREI PROVARE DELUSIONI

MI PIACE LEGGERE MA NON VORREI PROVARE DELUSIONI

Mi piace leggere, ma non vorrei provare delusioni, dopo che ho speso parecchi soldi, considerato il costo dei libri al giorno d’oggi.

Mi piacciono anche i gialli, i thriller, insomma quel genere lì, ma che non trascenda nell’horror.

Spesso mi fido del mio fiuto e spesso mi fido delle critiche o degli elogi, di chi l’ha letto prima di me.

Ho comprato di recente un libro, credo di un nota scrittrice, che non conoscevo e mi sono fidata di quanto letto sulla quarta di copertina.

“Un’autrice numero 1 del New York Times, 22 milioni di copie vendute nel mondo e tradotta in 30 paesi” (Grande scritta)

“Tra i più interessanti scrittori di thriller in circolazione” (Chicago Tribune)

“Grintoso, sinistro e cruento. Con una trama abilmente costruita” (Sunday Mirror)

“Le storie di questa scrittrice sono perfette. Il lettore si trova sempre a fare il tifo per i suoi personaggi” (Kirkus)

“Bravissima a controllare le trame e tenere alta la pressione in ogni pagina” (Huffington Post)

“Splendido, la scrittrice non ha rivali. I colpi di scena mozzafiato si susseguono senza sosta in questo avvincente romanzo” (Publishers Weekly)

Dopo tanto, mi sono convinta e l’ho comprato.

Capitolo 1: un poliziotto viene ucciso davanti alla sua casa, in Minnesota, mentre spacca la legna. Cominciamo bene, penso, spero sia avvincente come dicono.

Capitolo 2: compaiono i personaggi incaricati dell’indagine: Liska, Gaidder, Mascherino, Logan, Kovac. Seley. Di ciascuno si raccontano le solite cose: la vita, la famiglia, le abitudini, il posto dove abitano, i vicini di casa, la qualità del quartiere, le decine di bar che frequentano, le incomprensioni degli altri, i rimpianti, i litigi famigliari, le problematiche dei figli,  la sede del lavoro, gli insegnanti dei figli, i colleghi simpatici o meno, come si vestono e camminano e così via. Come sempre.

Capitolo 3: compaiono Stack, Ronnie, Tippen, Taylor, Trilly, Edwodd, BB, Sam. Completamente avulsi dagli altri personaggi del cap.2, e anche di questi per decine di pagine corre la descrizione della loro vita.

Capitolo 4: compaiono Htcken, Kyle,  R.J. Spead e solita descrizione per varie pagine.

Capitolo 5: compaiono Eric, Spead, Elsa, Kristoff, Olaf, Mia, Evi. E la storia della vita di ciascuno, ma niente in comune coi precedenti personaggi.

Capitolo 6; troviamo Lucien, Sonofra, Ken Sato, Foster. La solita descrizione del personaggi e la comparsa dei Ninja.

Capitolo 7: finalmente ritroviamo i personaggi del capitolo 2, che semplicemente si organizzano per trovare la soluzione del caso del capitolo 1. Ma ci ritroviamo in più: Gilberston, Steve, Patrik dei quali, ovviamente si racconta tutto.

Capitolo 8: ritroviamo i personaggi del capitolo 3, ancora slegati dall’indagine, e in più Kasselmann, Gracia, Dwyne, con la solita descrizione.

Ho smesso. Mi sono avvilita, alla fine mi ritrovo a conoscere vita morte e miracoli di una cinquantina di persone, ma dell’indagine dopo pagine e pagine non se ne sa niente.

Riprenderò quando mi sarà passata l’ansia della memorizzazione di tutti i nomi, qualità e compiti, dei vari personaggi.

Può darsi che alla fin fine anch’io riesca a trovare un perché di buono in questo libro.

Non posso dire il nome della scrittrice, né di che libro si tratta, perché non tutti abbiamo la stessa impressione davanti ad un libro.

Ma posso dire che tutta quella folla di persone confonde e rende incomprensibile la narrazione, almeno fin dove sono riuscita, a fatica, ad arrivare.

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NON SI DICE PIÙ VA BENE, MA OK (OKKEI)

NON SI DICE PIÙ SÌ, MA OK (OKKEI)

Chiamo un amico. Gli chiedo: sei tu? E pronuncio il nome.

Non mi risponde sì, ma mi dice of course.

Spesso è in countdown, perché sta per avvicinarsi l’ora del break.

Mi invita con un let’s go.

Mi offre un lemon tea anche se io preferirei un caffè.

In certi momenti sfoggia tutto il suo self control, in altri lancia british freddure.

Chi è?  Il solito mio amico che vuol fare il “figo” o il “radical chic“.

Ma non è l’unico a sentirsi poliglotta solo per l’intercalare di inglesismo, salvo poi, in lingua madre, confondere un congiuntivo, da un condizionale.

La mia giornata inizia con lo skin care, e uso creme anti age.

Proseguo con il make up: ci metto il fard e l’eyeliner e concludo con il gloss.

Non faccio colazione con i vegan corn flakes.

Al cancello uso il badge .

Sul lavoro ci si trova per un summit. A volte si fa un planning che il team si impegna a rispettare.

Le news parlano di welfare e il premier di turno, ci rassicura sullo spread.

Mangio light, ma tante volte mi faccio  bastare un sandwich.

Quest’ anno non mi sono iscritta al Centro Fitness:  preferisco il footing.

Passeggiando per le vie della città osservo le vetrine, mi piacerebbe fare shopping.

Sono esposte delle sneakers davvero cool!

E quella o bag made in China è assai trendy.

Il mio sguardo però non si stacca dal cartellone di vacanze last minute e all inclusive: ne avrei anche bisogno.

Suona il mio smartphone: è l’addetta al catering che mi conferma il menù per Halloween.

A casa penso alla cena: un hambuger può andare, ma solo con il ketchup, però!

Alla TV, la sera, trasmettono un reality, un talk show o una fiction. Scelgo la fiction.

E così scorrono i giorni e aspettando il weekend, ci si sorprende con orrore o forse con dotto piacere, a essere italeglish.

E dire che l’italiano suona così bene, ma parlare come si mangia è ormai vintage.

Mia nipote mi aggiorna sulla scuola: sta facendo uno stage. 

Una mia vecchia collega, che vuole stare aggiornata, mi informa che parteciperà ad un workshop.

Non si dice più va bene, ma ok (okkei).

Ci sono espressioni esterofile che qualcuno ama particolarmente, o usa spesso, oppure odia cordialmente?

Non so voi, io oggi mi sento in jet lag.

Semplicemente fuori ritmo, o fuori fase, o comunque “mi gira la testa”.

Per forza, poi penso, sono sui social da un’ora e sto cercando un book che mi interessa, perché qualcuno ne aveva parlato in streaming.

Ma adesso basta chat, altrimenti mi viene lo stress, e il cervello va in tilt.

Però l’ultima novità la debbo dire. Per accedere agli ambulatori per una visita specialistica già prenotata, adesso bisogna fare il check-in sul posto.

Ho trovato davanti alla macchinetta automatica una fila di stralunati anziani, poi, per fortuna, è intervenuta una hostess infermiera.

E così è la vita.

SE UNO STUDENTE NON STUDIA

SE UNO STUDENTE NON STUDIA

È colpa dell’insegnante che non lo motiva e che non sceglie una didattica interessante ed inclusiva. Detto terra terra: la grammatica è noiosa, la logica è faticosa. Maestra devi farci ridere non annoiarci!

È colpa della progettazione didattica che non è mirata. Detto terra terra: se non so fare la moltiplicazione, perché mi si vuoi per forza obbligare? Bisogna accontentarsi: grosso modo bastano addizione e sottrazione.

È in un momento di bisogni educativi speciali legati a situazioni di stress, quindi ha diritto ad avere compiti ridotti e strumenti compensativi. Detto terra terra: dagli la calcolatrice se non sa fare le operazioni e il computer col correttore automatico se non sa scrivere.

Nessuno può essere bocciato, perché non si contempla il ragazzo che se ne fotte della scuola e non studia a prescindere, ma solo l’insegnante che non ha trovato metodologia, contenuti, competenze, conoscenze ortografiche, grammaticali e logiche più interessanti di una partita alla Play station o di un pomeriggio a whatsappare con gli amici.

Non solo: se pure un insegnante kamikaze insistesse a voler riprovare un alunno, la commissione gli dimostrerebbe che l’allievo ha fatto progressi: in fondo, quando è entrato a scuola in prima elementare, non sapeva scrivere nemmeno il suo nome e cognome.

II risultati:

 

LA COSA PIÙ FORTE AL MONDO

LA COSA PIÙ FORTE AL MONDO

Un giorno un ragazzo chiese al vecchio saggio del paese quale fosse la cosa più forte.

Il saggio dopo qualche minuto gli rispose:.

Le cose più forti al mondo sono nove.

“Il ferro è più forte, ma il fuoco lo fonde”.

“Il fuoco è forte, ma l’acqua lo spegne”.

“L’acqua è forte ma nelle nuvole evapora”.

“Le nuvole sono forti ma il vento le disperde”.

“Il vento è pure esso forte ma la montagna lo ferma”.

“La montagna è forte, ma l’uomo la conquista”.

“L’uomo è forte ma purtroppo la morte lo vince”.

“Allora è la morte la più forte!”, lo interruppe il ragazzo.

“No”, continuò il vecchio saggio,

“L’AMORE ….sopravvive alla morte!”.

PICCOLE COSE PRODUCONO GRANDI EFFETTI

PICCOLE COSE PRODUCONO GRANDI EFFETTI

Succede continuamente che piccole cose producano grandi effetti e, a questo proposito, cito qui una filastrocca inglese:

“Per la mancanza di un chiodo si perse lo zoccolo

Per la mancanza di uno zoccolo si perse il cavallo

Per la mancanza di un cavallo si perse il cavaliere

Per la mancanza di un cavaliere si perse la battaglia

Per la mancanza di una battaglia si perse il regno

E tutto per la mancanza di un chiodo per ferrare un cavallo”

“LE FOGLIE AL VENTO”

 “LE FOGLIE AL VENTO”

Soffia il vento autunnale,

le foglie vestono in modo regale,

e sono pronte per il ballo finale.

La foglia gialla senza posa balla.

La foglia rossiccia ondeggia alticcia.

La foglia dorata vola assonnata.

La foglia marrone ormai accartocciata,

al suolo stanca si è adagiata.

La foglia ancora verdina,

non lascia il ramo, poverina!

Al suolo un tappeto dorato

Dolcemente si è formato.

L’albero brullo è addormentato

E in primavera sarà risvegliato

Con verdi gemme e foglioline

Leggiadre e tenere come fatine.

 

OGGI LEOPOLDA, NIENTE POLITICA…MA VIOLE E CICLAMINI IN AUTUNNO

OGGI LEOPOLDA, NIENTE POLITICA…MA VIOLE E CICLAMINI IN AUTUNNO

Tutti associamo le viole all’inizio della primavera, periodo in cui sbocciano a profusione e ingentiliscono terrazzi e giardini con la loro romantica presenza.

Alcune cultivar di viole, tuttavia, sono state selezionate per resistere fino a -30°C e fioriscono persino in inverno.

L’autunno poi è il momento più propizio per metterle a dimora.

Nei centri di giardinaggio e dai vivaisti specializzati, si potrà scegliere tra i molti ibridi, con forme e colori differenti ottenuti dalla varietà di Viola ortiva.

Si possono coltivare viole, violette, miniviole e viole del pensiero, anche in mezz’ombra luminosa, ma in pieno sole sapranno regalare fioriture più abbondanti e tenderanno a orientare i fiori verso sud.

Occorre ricordarsi di sostituire il terriccio esausto dei vasi, perché le nuove piantine dovranno attingere agli elementi nutritivi disponibili nella terra fresca, che bisognerà aggiungere anche nella porzione di giardino dove si intende metterle a dimora.

Oltre alla classica Viola odorosa, la selvatica mammola apprezzata per il suo profumo, sono altrettanto note le Viole cornute, che hanno una macchia centrale di colore differente rispetto a quello dei petali. E le Viole del pensiero, la famiglia più importante e diffusa.

Bellissime in autunno, resistono al gelo e sono disponibili in molti colori, per sodisfare ogni esigenza estetica.

Novità di quest’anno è la cultivar Halloween, dai grandi petali neri.

Le miniviole disponibili anche come piante ricadenti, sono le più temerarie perché sfidano il gelo e fioriscono alle basse temperature.

Le miniviole ricadenti possono essere coltivate in vaso o in cestino o nelle sacche da appendere perfette per decorare i muri.

 

 

Il ciclamino, fiore autunnale per eccellenza, prolunga la fioritura per tutto l’inverno, ha infinite tonalità e sfumature di colore, dal bianco al rosa, al rosso acceso al lillà, al violetto.

Robusto e resistente al freddo, è facile da coltivare anche dai principianti del verde, adatto per colorare davanzali, balconi e terrazzi.

UNO DEI TANTI REGALI DI MUSSOLINI AGLI ITALIANI….LA BANDA KOCH

UNO DEI TANTI REGALI DI MUSSOLINI AGLI ITALIANI….LA BANDA KOCH

La curiosità è nata da un documento storico visto in Tv su History channel.

Non la conoscevo, questa Banda Koch che operava a Roma nel 1943, dopo l’occupazione tedesca della città. La zona di azione era a San Paolo fuori le mura ed era comandata da un certo “Pietro Koch”, che ci regalò terrore e morte, in obbedienza a Mussolini e alla sua R.S.I. oltre che agli ordini della Gestapo.

Facevano parte di questa banda anche preti, frati, avvocati, giornalisti, donne, soubrette. Una settantina di persone, alcune delle quali, molto importanti, volevano sottrarsi poi all’arresto per i crimini commessi, vestiti da frati.

Incredibile e dolorosa storia vera.

Ciò che segue è copiato da Wikipedia. Non sapendo niente di questa banda, resta appunto la storia reperibile su Internet.

Pietro Koch (Benevento, 18 agosto 1918Roma, 5 giugno 1945) è stato un militare, criminale di guerra e ufficiale di polizia politica[1] italiano. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, fu a capo di un reparto speciale di polizia della Repubblica sociale italiana, noto anche come Banda Koch,[2] che operò principalmente a Roma e in seguito, brevemente, anche a Milano, macchiandosi di numerosi crimini contro nemici catturati e oppositori politici, come torture e omicidi.

«L’ex granatiere Pietro Koch di padre tedesco è probabilmente, tra tutti i leader emersi durante la Repubblica sociale italiana, il più famoso, per non dire il più famigerato.»
(Massimiliano Griner – La “banda Koch”. Il reparto speciale di polizia 1943-44 (2) [3])

Pietro Koch era figlio di Otto Rinaldo Koch, un commerciante di vini ex ufficiale della marina tedesca, sposatosi con Olga Politi. La famiglia negli anni trenta si trasferì da Benevento a Roma, dove Pietro si diplomò al liceo Gioberti per poi iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza.

Il richiamo alle armi lo costrinse ad abbandonare gli studi intrapresi. Nel 1938 diventò ufficiale di complemento dei Granatieri di Sardegna. Nei primi mesi del 1940 fu posto in congedo e non venne chiamato alle armi fino alla primavera del 1943.

In questi tre anni visse tra Roma e Perugia come mediatore di compravendite immobiliari e agricole. La Prefettura di Perugia lo segnalò, nell’ottobre 1942, per «una non indifferente attività truffaldina» (1- pg.155). Nel 1940 si era sposato con Enza Gregori, ma il matrimonio naufragò in pochi mesi a causa della relazione con Tamara Cerri, una ragazza sedicenne conosciuta a Firenze.

Repubblica Sociale Italiana

Nella primavera del 1943 fu richiamato alle armi nel 2º Reggimento “Granatieri di Sardegna” e l’8 settembre 1943 era a Livorno con il suo reparto in attesa di imbarcarsi per la Sardegna. Dopo l’8 settembre si spostò a Firenze e si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano, entrando nel “Reparto Speciale di Sicurezza” di Mario Carità. Le incertezze del periodo sono riportate in tre lettere di Pietro Koch alla sorella, pervenute, dopo la Liberazione, ad un giovane funzionario del Partito Comunista Italiano, Luca Canali, che le pubblicò parafrasate nella sua autobiografia [4]. In esse, si manifesta lo sbandamento di un giovane ragazzo che poi decide di aderire con convinzione fanatica alla repressione nazi-fascista.

Si mise subito in evidenza con la cattura, presso un albergo cittadino, del colonnello Marino, già aiutante del generale di corpo d’armata Mario Caracciolo di Feroleto, l’ex comandante della 5ª Armata che aveva tentato la difesa di Firenze. Attraverso questa azione fu notato da Mussolini. Mario Caracciolo di Feroleto, uno dei pochi generali che si erano opposti ai tedeschi, si era rifugiato a Roma presso il convento vaticano di San Sebastiano, sotto tutela di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Il capitano delle SS di via Tasso, Kurt Schutze, del gruppo di Herbert Kappler, autorizzò Koch a violare il territorio Vaticano, così la sua banda, attraverso uno stratagemma e l’appoggio esterno delle SS, riuscì ad arrestare il generale. Le SS, dopo averlo schedato lo lasciarono a Koch che lo trasferì a Firenze presso la sede della cosiddetta Banda Carità. Il risultato di questa azione gli permise di avere le autorizzazioni dal capo della Polizia della RSI di Salò, Tullio Tamburini, per costituirsi un suo reparto speciale. Con l’arresto del generale di corpo d’armata Mario Caracciolo di Feroleto, fu rinvenuto anche il memoriale Caracciolo, documento interessantissimo scritto dal generale durante la reclusione, che contiene informazioni inequivocabili, in particolare riguardo a come la cieca ostinazione del duce abbia condotto l’Italia nel baratro. Fu grazie al tenente dei Granatieri di Sardegna, Eraldo Barosini (Roma 3/10/1915 – Roma 23/05/1986), capo settore della Banda Granatieri e amico di Pietro Koch, che in pieno regime nazi-fascista è stato possibile venire a conoscenza di parte di questa documentazione, sottratta dal Barosini a Koch durante un loro incontro, che né il governo repubblicano, né le autorità tedesche avrebbero mai autorizzato di mettere in circolazione e avrebbero forse un giorno distrutto.[5]

La cosiddetta “Banda Koch

Attività a Roma

«Tutti quei che a Roma stanno / per la patria con gran danno / a tramare contro il Duce / che il fascismo ogn’or conduce / han da far con una banda / Pietro Koch la comanda.»
(Inno della Banda Koch[6])

Nel dicembre 1943 Koch si trovava a Roma[7] e si presentò al capo della Polizia Repubblicana, affermando di avere incarico dal generale Luna di riferire che il generale ricercato, Caracciolo, era nascosto presso il convento di San Sebastiano.

«Tamburini volle affidare a me l’incarico di arrestarlo. Lo feci. Allora mi fu offerto di prendere il comando di un reparto di polizia: accettai.»
(dalla deposizione dello stesso Pietro Koch rilasciata dopo il suo arresto definitivo[8])

Una volta costituita la squadra speciale, che prese la denominazione ufficiale di “Reparto Speciale di Polizia Repubblicana”,[8] si aggregarono anche diversi elementi della Banda Carità fino ad arrivare a circa una settantina di unità tra i quali anche dei sacerdoti. La composizione era la più varia. La bibliografia ricorda: i preti Ildefonso Troya dell’ordine dei Benedettini Vallombrosiani (dopo la sospensione a divinis) e Pasquino Perfetti, l’avvocato Augusto Trinca Armati del foro di Perugia (a capo dell’Ufficio Legale del reparto), il giornalista Vito Videtta, l’esperto dei servizi segreti Francesco Argentino detto “Dottor Franco”, Armando Tela (con il ruolo di vice-comandante). Tra gli agenti del reparto ci furono anche degli ex arrestati che collaborarono, come il gappista Guglielmo Blasi. C’erano anche diverse donne: Alba Giusti Cimini (vedova di guerra[9] di 28 anni, e segretaria di Koch), Marcella Stopponi (dattilografa e verbalista) e Daisy Marchi (vero nome Dusnella Marchi[10]), una soubrette che fu per un periodo anche l’amante di Koch. A Milano la Cimini e la Marchi usavano spacciarsi, con i prigionieri, per la celebre Luisa Ferida (specialmente la seconda, molto somigliante fisicamente[11]), approfittando della penombra delle celle; è probabilmente questa l’origine della calunnia che costerà la vita all’attrice, che conosceva Koch per tramite del compagno Osvaldo Valenti (membro della Xª MAS), ma non collaborò mai con la banda.[12] Uomo di collegamento con la Xª MAS, a Roma, fu Mauro De Mauro (amico e forse amante della Stopponi), che non faceva parte della banda in maniera diretta.[13]

La formazione ottenne alcuni rapidi e clamorosi successi con irruzioni e perquisizioni nelle sedi della Chiesa. Gli arresti eccellenti nei conventi, la cattura di Giovanni Roveda e poi la cattura, su segnalazione del collaboratore di Koch Francesco Argentino, del professor Pilo Albertelli che fu torturato e poi fucilato alle Fosse Ardeatine, produssero impressione nel comando SS.

«La prima operazione del reparto che, senza timore di essere tacciati di immodestia, ha compiuto in brevissimo tempo, forse la più brillante operazione politica e militare del momento, è stata quella di aver potuto dare al nostro Governo e al Comando Alleato, un quadro reale delle mene politiche militari che portarono alla disorganizzazione dell’Esercito Italiano. Ciò con l’arresto di un altro generale responsabile anch’egli in gran parte dell’accaduto e che, nel dicembre del 1943, seguitava ancora a vivere a Roma sotto le mentite spoglie di frate francescano: il generale d’Armata Mario Caracciolo da Feroleto, già comandante della V armata […] A breve distanza di tempo seguiva l’azione svolta in profondità presso un gruppo di conventi: Russicum, Istituto Lombardo, Istituto Orientale e come risultato si ebbe la cattura del presidente del Comitato Centrale del Partito comunista Italiano: Giovanni Roveda
(Dal rapporto informativo di Pietro Koch al generale tedesco Kurt Mälzer a seguito delle operazioni nelle sedi della Chiesa)

Il seguito della storia, per chi vuole proseguire, è altrettanto importante,  parla di Via Tasso. la nota sede di tortura e morte della Gestapo, comandata dal generale Kappler

(https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Koch)

UN PAESE CHE FA QUESTO È DEMENTE, STOLTO, MENTECATTO, ECC.

UN PAESE CHE FA QUESTO È DEMENTE, STOLTO, MENTECATTO, ECC.

Un Paese che fa questo e che, nel contempo, è felice di ricevere mezz’ora di Internet gratis al giorno, è un paese senza futuro.

Aggiungo un ottimo articolo di Giuseppe Turani di oggi.

Ignoranti e bugiardi. Hanno detto che c’erano 80 miliardi pronti per il reddito di cittadinanza, ma era una balla, come tutto il resto.

di Giuseppe Turani |

C’è qualcosa di patetico, e di umiliante, nelle ultime mosse del governo gialloverde. Hanno rimbambito mezza Italia con le loro fake news, le loro stupide grida “honestà”, hanno detto a tutti, sventolando fogli di carta, che nelle casse dello Stato c’erano 80 miliardi belli e pronti per dare corso alle loro stupidaggini (stipendio per tutti, anche a casa a giocare con la play station).

Arrivati al dunque, stanno minacciando Giovanni Tria, ministro dell’economia, uno che li avrebbe bocciati tutti a economia 1, perché la pianti di rompere le scatole e si decida a fare debiti, senza i quali loro fanno una figura di merda perché i soldi non ci sono, non ci sono mai stati. Hanno mentito, come sempre.

Non contenti, sono passati a minacciare direttamente i collaboratori di Tria: se non saltano fuori i soldi, cacciamo tutti. Stessa cosa per l’Istat: se non date numeri buoni, fuori dalle balle.

Mai, nemmeno con i peggiori governi democristiani, si era vista tanta arroganza e tanta ignoranza. Ocse, Bankitalia, Draghi, tutti predicano prudenza e pochi debiti, ma a questa Kasta di predoni non importa nulla. Sarà contento Grillo che è riuscito a mandare al governo la peggior classe dirigente mai vista: praticamente degli asini, nessuno di loro passerebbe mai un semplice esame di ragioneria. In più sono anche prepotenti, convinti che il fatto di aver avuto i voti conferisca loro superpoteri: questo governo è la tomba della democrazia diretta. Se i risultati sono questi, meglio tornare ai vecchi sistemi e Grillo continui a scrivere le sue scemenze sul suo ridicolo blog.

Alla fine, comunque, non faranno quasi niente. Metteranno un po’ di soldi (quelli che riusciranno a estorcere a Tria con le minacce, come una qualunque banda Bassotti) sul Rei e lo chiameranno reddito di cittadinanza. E taglieranno un po’ di tasse alle piccolissime imprese.

Dopo di che, andranno avanti con le loro fake news: dopo 100 anni l’Italia ha un reddito di cittadinanza, abbiamo ridotto le imposte, e così via.

E la plebaglia del sud, quella che sfilava con i cartelli “Vogliamo il reddito di cittadinanza” probabilmente applaudirà.

Intanto, la congiuntura rallenta e le cose stanno peggiorando, perché così va il mondo, che non si piega a Di Maio e a Salvini. Ma loro, a forza di chiacchiere e di minacce, continueranno a dire che vanno meglio.

Un giorno, anche la plebaglia si sveglierà. E saranno calci in culo.

E’ capitato persino a Mussolini.

E SE FOSSERO GLI ADULTI IL PROBLEMA DEI RAGAZZI DI OGGI?

E SE FOSSERO GLI ADULTI IL PROBLEMA DEI RAGAZZI DI OGGI?

La verità è che noi genitori del terzo millennio siamo pappamolla.
Questi figli li trattiamo con i guanti e abbiamo mille accorgimenti, neanche fossero statuette dei Thun.
E siamo troppo informati.
Se nostro figlio si sveglia con le pustoline di sudamina, andiamo su Google e cerchiamo “Puntini rossi sul corpo”.
178 malattie trovate, di cui 12 sindromi rare.
Tolto morbillo, rosolia e varicella che son vaccinati, sulle altre non resta altro che fare la conta.
“Ronaldo vieni qua, solleva la maglia che devo controllare se il tuo esantema corrisponde a quello di questa foto. CHe se è uguale dobbiamo correre dal dottor House”

Quando eravamo bambini noi e ci veniva un eritema, la soluzione era il sapone SOLE. Il pannetto da 300 grammi, quello giallo.
“Lavati con quello, che ti passa”
“Mamma ho un certo prurito intimo”
“Sapone Sole”
Herpes? Sapone Sole.
Dermatite? Sapone Sole.
Acne? Sapone Sole.
Oggi se i bambini cadono e si provocano un’abrasione, c’è il disinfettante che non brucia.
Quando ero bambina io, c’era l’acqua ossigenata che reagiva con il sangue, faceva una schiuma a forma di fungo di Hiroshima e bruciava, oh se bruciava! Ma non dovevi piangere, perchè era stata colpa tua e se piangevi, le prendevi.
Se ti spaccavi il labbro c’era lo zucchero e per le ecchimosi il burro. Se ti spaccavi il labbro, ti graffiavi lo zigomo e contemporaneamente ti usciva il bernoccolo, diventavi in pratica, una crostata umana. Alla marmellata di fragola.

Da bambini noi potevamo sporcarci, stavamo in strada tutto il giorno e ci lavavamo prima di andare a letto. Nella vasca da bagno restava la figura come la sindone.
Oggi i bambini non possono sporcarsi, devono stare attenti ai germi ma soprattutto alla maglietta di marca. Lavano le mani talmente tante volte che si stanno rimpicciolendo. Nel 2100 per evoluzione, avranno i polsi che terminano a pallina, come Doraimon.
I bambini oggi non si sporcano e non possono toccare nulla che non sia disinfettato. Noi mangiavamo l’acetosella pisciata dai gatti.
Se ci cadeva il pane in terra, la mamma lo buttava? No lo soffiava. Il famoso soffio ammazzabatteri. “Mangia, così fai gli anticorpi”.
Oggi se cade il pane ad un bambino, parte l’urlo della foresta “NOOOOooooOOOOooooOOOOO!” Che al bambino si ferma il cuore e la crescita per 10 secondi.
“No Alessandro, ora lo buttiamo perchè questo è cacca”.
A occhio e croce mamma, è cacca pure quella che mi son fatto addosso quando hai urlato.

Oggi i bambini stanno tutti a dieta, dallo svezzamento alla patente. Quando eravamo bambini la mamma ci faceva l’uovo sbattuto con lo zucchero e lo spalmava sulla fetta di pane.
I bambini oggi hanno l’iguana come animale domestico, io avevo la gallina. Si chiamava Claus e faceva un uovo al giorno. Le davo da mangiare granturco e crusca. Mi piaceva così tanto darle da mangiare che era diventata un tacchino.
Oggi i bambini vanno sulla bici, sullo skateboard o sul monopattino con tutte le protezioni. Noi andavamo in giro sulla bici d’estate a petto nudo, maschi e femmine e frenavamo con le infradito di gomma.
Al mare ho messo il pezzo di sopra del costume a 13 anni per la prima volta.
“Mamma ma mi vergogno”.
“Ma se non hai niente, vai che almeno ti abbronzi meglio”.
Oggi ci son bambine di 5 anni che non escono di casa se non son vestite come dicono loro.
Ogni tanto pure mia mamma mi vestiva bene. Era quando uscivamo dal paese, cioè per i matrimoni. Ai matrimoni mi annoiavo quanto ai funerali. Oggi fanno il menù bambino, l’animazione. Quando andavo ai matrimoni da bambina, non mangiavo nulla e stavo seduta al tavolo ore e ore senza fare nulla, con lo sguardo da malata. Oggi se vedi un bambino con quello sguardo gli chiedi subito se sta male, a cosa sta pensando, come mai è triste e gli prenoti la visita dal neuropsichiatra. All’epoca se stavi immobile a fissare il vuoto con uno sguardo da psicotico, eri bravo. Non ti chiedevano nulla ma per tutti eri proprio bravo.

Oggi se la maestra mette un 7 al bambino i genitori vanno subito a lamentarsi con lei che non ha messo un 10.
“Non capisco perchè Alessandro ha preso 7!”
“E’ la maglia”
“Come?”
“No niente, signora, cerchi di capirmi è anche uno stimolo per il bambino a fare di più ed è ingiusto nei confronti di altri bambini che il 10 lo meritano davvero”
“Lei non capisce niente! Mio figlio è da 10 proprio come Francescototti Puddu! E io mi rivolgerò al ministero della pubblica istruzione, se ne pentirà”
Quando andavo a scuola io, la maestra era autorizzata non solo a mettere i voti che riteneva più opportuni, ma anche ad alzare la voce e rimproverarti se non ti comportavi bene.
Oggi i bambini si traumatizzano facilmente e nessuno dice loro che non hanno ragione, che le ansie non devono esistere. Anche io da bambina avevo ansie e paure, ma son sparite perchè nessuno dava loro da mangiare.

Perchè alla fine, non è che questi bambini devono sapere proprio tutto tutto. C’è tempo per le tragedie, la guerra, la morte, perchè è vero che capiscono, ma non metabolizzano e si lasciano sopraffare.
Io a mia mamma chiesi
“Mamma come sono nata?”
“Le due cellule si sono unite e hanno formato te”
“E dove erano le cellule?”
“Una mia e una di tuo padre”
“E dove si sono unite?”
“Nella mia pancia”
“E come c’è entrata quella di papà nella tua pancia?”
“Chiedilo a lui visto che era sua”

“Papà come ha fatto la tua cellula…”
“Andiamo a fare l’altalena nel cortile, non volevi l’altalena?”
“Sìììììììì altalenaaaaaaaa”
Fine. Risolto.
Papà aveva la 126 rossa. Poi ha preso la Seat Fura (che era una 127 ma spagnola) sempre rossa. In casa nostra aleggiava lo spirito di Berlinguer. La 126 aveva gli interni in plastica radioattiva e d’estate dovevano intervenire i vigili del fuoco per scollarti da lì. Le macchine con gli interni in pelle erano in origine con gli interni in plastica, poi la pelle ce la lasciavi tu.
Al mare si andava con il tavolino pieghevole, quello con le seggioline dentro, la pasta al sugo, le fettine impanate e l’anguria. Le seggioline erano capottabili, se non le piantavi bene nella sabbia ti ribaltavi all’indietro e con te volavano gnocchetti al sugo e fratello seduto di fianco, perchè ti ci aggrappavi e lo tiravi con te all’inferno.
Dopo il pranzo erano tassative le tre ore. Oggi è stata smentita questa leggenda della digestione, ma se c’era una certezza per mia mamma, non era stessa spiaggia stesso mare, non era la canzone dei Righeira al Festivalbar, erano le 3 ore prima del bagno.
“Mamma mi annoio, cosa faccio per tre ore?”
“Fai un buco”
“Mamma in tre ore di buco trovo le tombe etrusche”
“Se non la smetti lo fai tra 4 ore”
Allora andavo a camminare sulle rocce, con i sandaletti di plastica e la sera quando li toglievo potevo fare il sudoku sui piedi. Piedi a scacchi.
Oggi i bambini al mare son super accessoriati. Ne ho visto uno con la maglietta in tessuto tecnico, le scarpette da scoglio, la maschera da snorkeling, il coppo… mi son girata e ho detto a mio marito “Ma dove cazzo sta andando quello?”
E lui “Guarda che è tuo figlio”
“Ah”.
Ilaria Corona