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L’INSISTENZA

L’INSISTENZA

Mi ritengo una persona abbastanza accogliente e che cerca di interessarsi al prossimo e ai vari modi d’essere, accettando i più svariati lati caratteriali.

C’è una cosa però che faccio molta fatica a tollerare in alcune persone, ovvero l’insistenza.

So bene che in certe occasioni questo atteggiamento vuol essere positivo, come chi vuole farti assaggiare forzatamente una pietanza o offrirti a tutti i costi un bis, ma in altri contesti questo atteggiamento è assai difficoltoso da gestire serenamente per me.

Ho imparato da tempo a dire di no, cortesemente ma fermamente, eppure con alcune persone diventa una vera e propria battaglia.

E poco conta l’assertività in questi casi anzi, si rischia di dare risposte maleducate. Ma l’insistenza è di per sé maleducazione, mancanza di rispetto.

Mi sa che con il passar del tempo divento sempre meno accondiscendente.

Confido tuttavia nel mio carattere abbastanza pacato, per non ingaggiare veri e propri combattimenti verbali.

Ci sono atteggiamenti o le modalità che infastidiscono molto, come nel caso della insistenza.

Comincio a trovare truculenti e stupide le insistenze su un fatto politico, quando ormai è stato detto tutto e di più, e si è inventato anche l’impossibile, serve solo a fare tirature più numerose ai giornali o a renderci più incapaci di un giudizio sereno..

Non riesco a tollerare l’insistenza con cui un intervistatore caccia il microfono sotto il naso di una persona che ha appena perso una persona cara tragicamente. ” Come si sente adesso?”, “Cosa prova?”. L’intelligenza e il rispetto, in questi casi, sono doti rare. Questo è un modo di insistere che non solo non riesco a tollerare, ma proprio mi fa incazzare.

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MURO LUCANO

MURO LUCANO

Spesso mi diverto a scoprire da quali paesi arrivano gli ingressi al blog. Anche un solo ingresso mi incuriosisce. Le bellezze che scopro sono infinite e davvero sorprendenti. La storia, la posizione geografica, la tradizione. Ecco per esempio: Muro Lucano in Basilicata. Splendido e nello stesso tempo incredibile. Si distende a gradinata su uno scosceso pendio affacciato su una gola. Bellissimo. Ringrazio moltissimo quel lettore che mi ha fatto scoprire le bellezze del suo paese. Grazie.

http://www.legiuggiole.com/il-territorio/muro-lucano/

SPETTACOLO O FOLLIA?

SPETTACOLO O FOLLIA?

Il nostro tempo vuole la pubblicizzazione dell’individuo.

In una società consumistica, dove le merci per essere prese in considerazione devono essere pubblicizzate, si propaga un costume contagioso.

Chi non irradia una forza di esibizione o di attrazione più intensa degli altri, non lo riconosciamo, non lo consumiamo, in pratica non c’è.

Per esserci bisogna dunque apparire

E chi non ha nulla da metter in mostra, non una merce, non un corpo, non un’abilità, non un messaggio, pur di uscire dall’anonimato mette in mostra la propria interiorità, quei sentimenti e quelle sensazioni che resistono all’omologazione che, nella società di massa, è ciò a cui il potere tende per una più comoda gestione degli individui.

Ci si mette in mostra come persona. Scambiamo la nostra identità con la nostra pubblicità dell’immagine.

Il Grande Fratello e L’sola dei Famosi sono stati ideati fondamentalmente per questo, ma falliscono lo scopo perché quando una dozzina di persone sono chiuse in uno spazio ristretto o relegate su un’isola remota, senza libri né giornali con nulla da fare tutto il giorno, quello che mostreranno non sarà assolutamente la loro normalità, ma la loro patologia.

Sviscereranno quanto di più contorto c’è nella loro anima, senza la possibilità di contenerla, come facciamo noi nella vita reale con le occupazioni e il lavoro.

Spettacolo della pazzia quindi, e non della normalità.

IL CHIACCHIERICCIO

IL CHIACCHIERICCIO

Fino a pochissimi anni fa, forse due o tre, un insegnante, in classe o in un’aula universitaria, dispensava un sapere che era già depositato nei libri, almeno in parte.

Trasmetteva oralmente uno scritto, una pagina-fonte.

Se inventava qualcosa, evento raro, all’indomani lo metteva in pagina.

La cattedra imponeva l’ascolto del portavoce del sapere. Per quell’oralità chiedeva silenzio. Non lo ottiene più.

Formatasi in età scolare, alle classi elementari e preparatorie, cresciuta fino allo tsunami nella scuola secondaria, l’onda lunga di ciò che si chiama “chiacchiericcio” ha raggiunto le aule universitarie, che ne traboccano riecheggiando, per la prima volta nella storia, di un vocio permanente che rende faticoso l’ascolto o inascoltabile la vecchia voce del libro.

Il fenomeno è generalizzato e degno di attenzione. I ragazzi non leggono, né intendono ascoltare l’esposizione orale di ciò che è scritto.

Ridotti al silenzio da tre millenni, i ragazzi producono in coro un rumore di fondo che sovrasta il megafono della scrittura.

Perché chiacchierano, nel vocio dei compagni chiacchieroni? Perché questo sapere annunciato ce l’hanno tutti. Per intero.

A disposizione.

Sottomano.

Accessibile tramite il Web, Wikipedia, il palmare, il cellulare, con qualsiasi mezzo portatile.

Spiegato, documentato, illustrato, con una quota di errori analoga a quella delle migliori enciclopedie.

Non si ha più bisogno del portavoce di una volta, salvo che qualcuno abbia un guizzo inventivo originale, ma è raro.

Fine dell’era del sapere.

IL TRADIMENTO TEDESCO

IL TRADIMENTO TEDESCO

Si parla tanto di “tradimento italiano” nei confronti dei tedeschi, quando fu firmato l’armistizio l’8 settembre del 1943, ma nessuno parla mai del tradimento tedesco verso di noi.

Ebbene ci furono più di un tradimento dei tedeschi verso l’alleato italiano, uno dei tanti fu quello della mancata concessione da parte tedesca del radar. Un tradimento di cui non si vuole parlare.

Solamente nel 1942, i tedeschi consentirono alle navi italiani di dotarsi del radar, una tecnologia che noi non possedevamo, ma che i tedeschi conoscevano e dotavano le loro navi, già molto prima del 1939.

Non ci aiutarono negandoci una tecnologia che poteva salvare molte vite. Considerata l’alleanza fortissima, il patto d’acciaio e poi il ro-ber-to, che ci legavano strettamente alla Germania, fu un gesto di superiorità (seppure tecnologica) che si può chiamare tradimento verso un alleato,  che, almeno in quel momento, era anche leale. Ma ci hanno sempre sottovalutato e mal sopportato. In sostanza ci abbandonarono al nostro destino e permisero che decine di navi italiane fossero bombardate e affondate.

O si è alleati o no, ma noi fummo più che alleati, addirittura, su imposizione tedesca, furono firmate e messe in opera le leggi razziali! Cose che non centravano niente con la guerra, ma potevano rappresentare qualcosa sul piano dell’alleanza. Da parte tedesca la collaborazione fu assai minore.

Questo io lo chiamo “tradimento verso un alleato” o se si vuole, “totale mancanza di fedeltà e collaborazione”.

E poi a noi dicono che siamo traditori?

Un altro, e forse il più clamoroso, fu l’invasione della Polonia, da parte tedesca, senza avvisare l’alleato italiano.

Il 1° settembre 1939, quando svegliarono Mussolini a villa Torlonia, e gli dettero la notizia che le truppe tedesche avevano invaso la Polonia, lui non aveva ancora capito che non si trattava né di Danzica, né di altre rettifiche al confine con la Germania, come il corridoio tedesco verso il mare, ma di una vera e propria invasione

Questa la comprese dopo, e chiese anche spiegazioni.

L’ingannato si rivolse all’ingannatore, pregandolo (!) di attestargli che agisce onorevolmente! E intanto poteva vedere Hitler che osservava compiaciuto, attraverso un cannocchiale da campo, lo spettacolo del bombardamento.

E il popolo tedesco esultò, le campane di tutto il Reich suonarono a festa per la vittoria e purtroppo, le potenze occidentali si comportarono come se avessero deciso per il non intervento.

Insomma dormivano!

Anche se lo stesso documentario, con un montaggio particolare, si concludeva con un aeroplano che si gettava in picchiata contro i contorni delle isole britanniche e, sotto l’impatto del bombardamento, l’Inghilterra saltava in aria, smembrata. E l’entusiasmo di Hitler, a questo punto, non conobbe più limiti: “Questa sarà la loro fine” disse “così li distruggeremo!”

Il presagio per una guerra disastrosa, c’era tutto.

(Notizie tratte dal libro di Erich Kuby – Il tradimento tedesco – Come il terzo reich portò l’Italia alla rovina).

VIVERE IL FUTURO

VIVERE IL FUTURO

Nell’aria si respira tutta la melanconia di un addio e l’eccitazione sottile ed intrigante di un nuovo incontro, misterioso, imprevedibile.

La fatica di vivere che non deve divenire mai sopravvivere, i suoni, i volti, i paesaggi incontrati, sfiorati.

I ricordi che riaffiorano come lame taglienti, le passioni, gli amori, i sentimenti.

Le piccole cose che rendono umani, terreni, le passioni coi loro dolori, le delusioni. Il desiderio sottile di trasgredire, talvolta di fuggire.

Non voglio smettere mai di sognare, progettare, sperare.

Mi piaciono i sogni e la poesia senza i quali non potrei vivere.

Vorrei occhi capaci di vedere bellezza in ogni luogo, capaci di emozionarmi, sedurmi.

Ma soprattutto vorrei vivere la vita in modo pieno.

Piccole schegge di esistenza, piccole, grandi cose, per il futuro.

BUON 2018 E PANE PER TUTTI

BUON ANNO 2018

 

 CON L’IMMANCABILE OROSCOPO 2018

Ariete:
Il lavoro quest’anno sarà duro. Dovrete usare la testa.

Toro:
Posizione dominante. Se non avete nessuno dietro.

Gemelli:
Due piccioni con una fava. Non c’è che dire. Vostro padre sarà incazzatissimo.

Cancro:
Be dai diciamolo. Siete messi maluccio. Altro che influenza A. Puntate sulla ricerca.

Leone:
Un altro anno passato a correre dietro quella ca**o di gazzella. Ma fermati in un Fast Food!

Vergine:
L’importante è crederci.

Bilancia:
Attenzione a non sbilanciarti. Potresti storcere l’ago.

Scorpione:
Attento potresti pungere qualche Vergine con quell’affare.

Sagittario:
La vostra posizione non è delle migliori. Ma almeno voi le potete scoccare le frecce.

Capricorno:
Di problemi ne avrete, ma io penserei in primis alle corna. Che con l’età iniziano ad allungarsi.

Acquario:
Ormai è arrivato il momento. Prima che quel pesciolino muoia, cambiategli l’acqua.

Pesci:
Una tragica fine vi attende. Per colpa di un Acquario.

BUON ANNO

 

ODE A FACEBOOK

ODE A FACEBOOK

Una fanfara di qua e una di là,

tutte a osannar le CELEBRITÀ.

Bel tempo sarebbe

se fosse così,

purtroppo però siamo

MEDIOCRITÀ.

Tempi che cambiano!

I talenti si sprecano.

Mi piacerebbe,

invece, trovare

la NORMALITÀ.

Di lei si ha bisogno,

però ormai si sa ben poco

perché non c’è più nulla

che abbia in sé

un po’ di SEMPLICITÀ.

Di vita tranquilla,

cose piccole e semplici

che diano il senso della discrezione,

della sobrietà, della serietà,

a misura dell’Umanità,

che si perde tra i mille rivoli

delle urla inutili

dell’ umana STUPIDITÀ.

Nessun riscontro

di grandi gesta,

ma sempre di più

parole usate come iperboli

per uso e consumo

di semplici creduloni

che a tutto

abboccano senza fiatar.

Questa ormai è

la nostra società?

Tutt’insieme nel “baraccone”

– ma com’è triste –

in prima linea,

la fanfara a suonar?

Che amaro in bocca non poter

più il genio scovar.

Ci si accontenta di poco.

“Tutt’erba un fascio”

mai trovò epoca

più azzeccata di questa:

in tutti i campi

e a tutte l’età,

pronti ed insieme

la fanfara suonar.

BUON NATALE 2017

 

 

AUGURI

 

Auguri a tutti coloro che non sorridono, perchè lo facciano.

Auguri a chi non sa cosa regalare.

Auguri a chi si è appena comprato il regalo che nessuno gli avrebbe mai fatto.

Auguri a chi è triste, perchè merita due volte gli auguri.

Auguri a chi ha deciso che si metterà a dieta dopo le feste.

Auguri a coloro che non mi faranno gli auguri.

Auguri a chi non aspetta Natale per essere migliore.

CHI È GRATO E CHI NO

CHI È GRATO E CHI NO

C’era un uomo, che aveva inventato l’arte di accendere il fuoco. Prese i suoi attrezzi e si recò presso una tribù del nord, dove faceva molto freddo, davvero molto freddo.

Insegnò a quella gente ad accendere il fuoco.

La tribù era molto interessata.

L’uomo mostrò loro gli usi per i quali potevano sfruttare il fuoco: cuocere il cibo, tenersi caldi, ecc.

Quelle persone erano molto grate all’uomo per quanto era stato loro insegnato sull’arte del fuoco, ma prima che potessero esprimergli la propria gratitudine, egli era scomparso.

Non gli importava ricevere il loro riconoscimento o la loro gratitudine: gli importava il loro benessere.

Si recò un un’altra tribù, dove nuovamente iniziò a dimostrare il valore della sua invenzione.

Anche quelle persone erano interessate, un po’ troppo, però, per i gusti dei loro sacerdoti.

Iniziarono a notare che quell’uomo attirava la gente, mentre essi stavano perdendo popolarità.

Così, decisero di liberarsene.

Lo avvelenarono, lo crocifissero, o quello che volete.

Ora, però, temevano che la gente si rivoltasse contro di loro, e così fecero una cosa molto saggia, persino astuta.

Sapete cosa?

Fecero eseguire un ritratto dell’uomo e lo montarono sull’altare principale del tempio.

Gli strumenti per accendere il fuoco furono sistemati davanti al ritratto, e la gente fu invitata a venerare il ritratto e gli strumenti del fuoco, cosa che fece ubbidientemente per secoli.

L’adorazione e il culto continuarono, ma non fu mai usato il fuoco.

(Antony De Mello)