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IL GRATTA E VINCI

IL GRATTA E VINCI

La morte di Gianni De Michelis ci ricorda che ci fu un tempo in cui il problema più grave pareva quello di un ministro che osava andare a ballare nel suo tempo libero.
Oggi abbiamo quelli che fanno il Gratta e Vinci su Facebook perché glielo consiglia Padre Pio.

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SE SI SCRIVE E SI LEGGE, SI CRESCE

SE SI SCRIVE E SI LEGGE, SI CRESCE

La scrittura e la lettura aiutano a guardare la vita con occhi diversi.

Quel continuo narrarsi mentalmente porta a vivere ogni evento razionalmente. Non sfuggono le sfumature e le possibili ritorsioni, quelle che chi ha letto ha imparato a non dare per scontato in ogni reazione.

Chi vive fuori dal contesto di lettura e di scrittura, non può capire tutte le possibili soluzioni che una mente creativa in un minuto ha calcolato. E non perché è più intelligente degli altri, semplicemente perché ha vissuto mille esperienze immedesimandosi nel protagonista.

A volte succede che si legga un libro, anche tutto d’un fiato, quando la storia è veramente intrigante. E scrittori che appassionano con storie belle non mancano. Per fortuna.

Quando la scrittura è scorrevole e le immagini che trasmette alla mente di chi legge sono attraenti, si fa fatica a lasciare, si vuole continuare ad ogni costo, magari tralasciando anche un po’ di sonno.

E poi, mentre la lettura intriga e coinvolge, la scrittura costringe ad informarti per rendere tutto più credibile.

Con l’informazione si acquisisce cultura, con la lettura immaginazione.

 

SE LA SFIDUCIA CALPESTA I SOGNI

SE LA SFIDUCIA CALPESTA I SOGNI

Ogni generazione vede del nuovo e lo incolpa di essere alla base della decadenza dei costumi, della morale, del gusto etc.

Però le epoche di decadenza ci sono sempre state nella storia, epoche in cui la recessione è stata non solo economica ma anche culturale.

La fine dell’impero romano è stata seguita dai secoli bui del medioevo, le due carneficine mondiali sono state il preludio ad un periodo di sviluppo come mai prima.

E oggi? Forse è finita una certa età dell’oro, perché è venuto meno il pilastro su cui poggia ogni era di espansione: la fiducia.

E se questa è soprattutto fiducia nel futuro, deve anche essere fiducia negli altri.

Non abbiamo fiducia nella scienza e il ritorno di malattie già sconfitte con i vaccini, a causa della mancanza di queste vaccinazioni, è la prova più evidente e al tempo più dolorosa della sfiducia, anche nella scienza.

I tribunali nostrani si permettono di accusare scienziati volti al contenimento di un una infezione che stermina gli ulivi, quando ciò che viene fatto è solo una pratica scientifica standard. E “Nature” giustamente ci crocifigge.

La scienza è utile quando riesce a guarire dal tumore una persona, magari procedendo da cellule staminali controllate e rivedute, ma sembra sia da Mengele quando si sostituisce un gene ad un pomodoro, per non farlo attaccare dai parassiti.

C’è una idea che qualcuno ha vivacemente sottolineato dicendo che, alla maggior parte della gente, anche a quella che sembra che gliene freghi qualcosa, non interessa veramente la scienza, ma sono solo dei guardoni del suo lato B. Perché fare ricerca vuol dire essere attenti e catalogare piccoli segnali, giorno per giorno, con grande pazienza.

Una cosa antitetica per un mondo mordi e fuggi, dove tutto deve essere hic et nunc.

Dove anche gli articoli di giornali si riducono di dimensioni, e aumentano il carattere della scrittura, perché leggere un testo troppo lungo e scritto troppo in piccolo, non va di moda. D’accordo che come diceva Montanelli se ci metti 500 parole per spiegare invece di 5, sei capace di ogni delitto, ma qua non spendiamo nemmeno quelle. E anche se lo facessimo molti non sanno più capire un testo dopo averlo letto.

È un mondo dove tutti filmano e tutti commentano.

È un mondo dove le nostre indignazioni sono pronte e severe, tranne rimanere dall’alba al tramonto, pronti domani ad indignarci di nuovo, ma di qualcosa di diverso.

È un mondo dove gli studenti delle scuole superiori, delle volte, non hanno le nozioni che si imparano alle scuole elementari o medie.

È un mondo dove i giovani non vogliono fare gli astronauti o i pompieri, ma solo un sacco di soldi.

È un mondo dove se investi qualcuno con la macchina, magari lo offendi e te ne vai.

E si potrebbe continuare con una lista di questo genere.

Ma il vero architrave di tutto, quello che regge una civiltà, è il sogno.

Se non sogniamo più, di coltivare un deserto, di curare una malattia grave, di conquistare un mondo nello spazio, non c’è speranza.

Non è l’espansione del PIL che genera progresso, ma quella dei sogni di generazioni che pensano di cambiare in meglio ciò che esiste, perché l’ordinaria amministrazione non è sufficiente.

E quando la politica guarda al passato, al come stavamo bene, al mondo che fu, e non riesce a capire come si modifica quello che c’era in ciò che è, allora siamo al capolinea.

Se non è decadenza non so come si chiami.

MENEFREGHISMO

MENEFREGHISMO

Non so se, chi ha occasione di leggere, trova a sufficienza parole, per spiegare questa scena che, non  solo contraddice tutte le belle parole sugli sprechi, sulla solidarietà e sull’aiuto agli indigenti, ai barboni e alle varie associazioni del volontariato, ma mostra un gesto provocatorio, un atto vergognoso e insopportabile, un ceffone ben assestato alla nostra società cosiddetta civile, progredita e occidentale.

E questo non è un delitto? Accade nel nostro paese. Piuttosto che dare il pane “agli affamati”, come dicono coloro che pregano solo con le  labbra e non col cervello, lo buttano nei cassonetti.

E noi rivendichiamo in Europa le radici giudaico-cristiane?

Siamo ipocriti fino alla radice dei capelli.

TANTO TEMPO FA IN UN PIANETA MOLTO LONTANO  …. Favola per il 1° maggio

TANTO TEMPO FA IN UN PIANETA MOLTO LONTANO  ….

…un imprenditore si accorse che la sua ditta costruita negli anni col sudore della fronte stava chiudendo in perdita.

Convocò il Gran Consiglio dei dirigenti e chiese come risolvere la situazione.

Dopo qualche mese di accese e ponderate discussioni, elaborazione di grafici, tabelle e slides alquanto spettacolari i dirigenti si presentarono alla riunione.

Il simposio durò svariate ore, ognuno di loro presentò a turno il proprio discorso accompagnando con bei discorsi, la presentazione multimediale che nel frattempo veniva proiettata sul maxischermo al plasma da 90 pollici che addobbava la parete del gran consiglio.

Al termine del conclave, la soluzione da loro proposta all’unanimità era di licenziare qualche decina di dipendenti per recuperare liquidità e poter ripartire in positivo per il successivo anno fiscale.

Le liquidità avrebbero permesso nuovi investimenti e aperto nuovi mercati, permettendo all’azienda di essere più aggressiva.

Il padrone ascoltò tutto con grande attenzione ed al termine pronunciò le seguenti parole:

-Grazie per il tempo che avete dedicato alla presentazione, realizzata come al solito col massimo della professionalità. Siete stati molto chiari e ho capito tutto, vi farò sapere.

Nel frattempo, per premiarvi di quanto avete fatto, vi regalo il prossimo weekend ai tropici: per favore, cercate di andarci tutti o mi offendo!-

 

Era giovedì e i dirigenti applaudirono tutti insieme già pregustando il paradiso tropicale che li attendeva.

Inutile dire che il venerdì si presentarono tutti in ufficio ed attesero trepidanti fino alle 18 per ricevere il biglietto aereo.

La partenza era alle 19, per cui dovettero tutti correre a casa per le valige, in modo da non perdere l’aereo.

Giunti finalmente alla meta, all’aeroporto trovarono ad attenderli la guida locale col tipico cartello di cartone che suscitò l’ilarità del gruppo accompagnata da risatine e commenti ironici.

La guida li fece gentilmente accomodare sul vecchio pullmino caricando le loro valige una per una senza battere ciglio e li accompagnò direttamente alla destinazione.

Al loro arrivo li fece gentilmente accomodare all’interno di una capanna in legno servendo loro il tradizionale cocktail di benvenuto.

Mentre si godevano la fresca bevanda a base di frutti tropicali, la guida scaricò le valige, sempre in silenzio.

Al termine, rientrò nella capanna depose una busta al centro del tavolo e se ne andò.

Il capo dei dirigenti chiese con aria superiore ad uno dei sui collaboratori di portargliela e poi aprirgliela.

Sulla busta c’era scritto: ”Togliete il telo dal cavalletto che vedete di fronte a voi”.

Il capo dei dirigenti ordinò ad un altro di togliere il telo che copriva quello che sembrava un cavalletto da pittore con una grossa tela.

Con grande stupore di tutti, il telo svelò un grosso pezzo di cartone sul quale era scritto:

“Grazie per esserci tutti. Dopo la riunione di giovedì, volevo ripagarvi per tutto quello che avete fatto nel tempo, per la mia azienda e per le volte che avete corso per portare a termine un progetto affidatovi rispettando le urgenze.

A proposito di urgenza, vi è piaciuto dover attendere venerdì fino all’ultimo momento? Ebbene, sappiate che è il giochetto che fate sempre coi miei dipendenti, quando sapete che ci sono delle commesse da consegnare: mi dicono che siete soliti tergiversare fino all’ultimo, per poi chiedere le “cose urgenti” e costringerli a saltare gli impegni familiari, per consegnare in tempo “altrimenti perdiamo il cliente”.

Nella vostra analisi dettagliata non vi siete accorti assolutamente di questo e di altri costi fissi di cui ve ne elenco alcuni:

1- carta igienica: dal consumo annuo sembra che ogni dipendente abbia tre culi. Vi posso assicurare che non è così, mi sono appostato una mattina all’ingresso per osservarli tutti da dietro e vi assicuro che nessuno di loro è dotato di più di un paio di chiappe. Faccio notare che non ho potuto osservare i vostri culi poiché quando il dovere mi ha chiamato “giù in produzione”, nessuno di voi era ancora arrivato al lavoro anche se avevate già dato disposizioni telefoniche al servizio di catering per il buffet della riunione delle 15:00

2- cancelleria: verificando che fornite ad ogni dipendente una penna al mese, ho dedotto che i documenti siano ancora scritti a mano. Ho verificato anche questa possibilità, ma non è così, vi assicuro che vengono regolarmente stampati in bianco e nero con le stampanti laser a colori che mi avete convinto ad acquistare.

3-Toner: vedi punto 2, se stampiamo documenti in bianco e nero, com’è possibile che consumiamo così tanti toner colorati?

4- stampanti: abbiamo realizzato una rete aziendale per poter condividere stampanti in rete. Com’è possibile che il numero delle stampanti acquistate corrisponda al numero dei dipendenti? Per favore spiegatemi dove sono perché io non ne ho viste così tante, probabilmente esiste un reparto di “stampa intensiva” di cui io non conosco l’ubicazione. Ciò giustificherebbe anche l’elevato acquisto di carta e pc sia portatili che fissi sempre di ultima generazione. Ho calcolato che viene acquistato un pc ogni sei mesi per i dirigenti ed uno ogni anno per i dipendenti, ma dopo aver consultato un ingegnere con master in informatica, mi sono reso conto che per una ditta come la nostra in cui i pc servono solo stilare documenti, generare fogli di lavoro e per leggere la posta, sarebbero state sufficienti macchine anche più vecchie. Sempre l’ingegnere mi ha detto che il ritmo degli acquisti per stare “al passo coi tempi” è superiore a quello delle software house. Ho costituito una commissione di inchiesta per investigare sulle possibili cause.

Per concludere la fase sulle spese, vogliate prestare attenzione al fatto che per comunicare efficacemente non è necessario un maxischerma, ma sono sufficienti un cartone come questo ed un pennarello indelebile.

Per quanto riguarda le vostre auto aziendali, non preoccupatevi, ho già provveduto a ritirarle personalmente dal parcheggio dell’aeroporto e a chiudere i contratti di noleggio. Col primo mese di risparmio pagherò una gita in pullman ai dipendenti.

 

Per dimostrarvi che non siete fisionomisti, vi dico che “quello che vi ha portato le valige e accompagnati lì” è da anni un dipendente della nostra azienda, ma chiaramente voi non l’avete nemmeno riconosciuto: è uno di quelli che volevate licenziare perché svolge un servizio che volevate trasformare da costo fisso a costo variabile terziarizzando il servizio e facendolo assumere da una società esterna per poterli meglio sfruttare e fargli svolgere un lavoro “a chiamata”. Ci credete se vi dico che non ha voluto essere pagato per accompagnarvi dall’aeroporto a dove vi trovate ora?

Ricordate che quando parlate di “risorse umane” parlate comunque di persone che hanno bisogno di uno stipendio fisso e di una situazione stabile per poter mantenere la famiglia.

Riguardo poi al vostro discorso di licenziare tutte quelle persone, sono contrario per due motivi: uno economico e uno sentimentale.

Quello economico è rappresentato dallo stipendio: ho promosso e messo al vostro posto persone fidate che lavorano con me da anni, comprando loro delle Fiat Funto al posto delle vostre Merxetez e BeeEmWoo (NDR. le case automobilistiche di quella galassia di tanto tempo fa). In ogni caso se non funzionano (ma non credo) li posso sempre retrocedere e provarci con altri dipendenti, come si faceva una volta, quando si assumevano persone con un titolo di studio per tenerle qualche anno in reparti operativi per por farle “salire” negli uffici. A proposito, con uno dei vostri stipendi, ne pago dai cinque ai dieci dei loro.

La ragione sentimentale per cui non mi va di licenziare troppa gente è che trasformerei molti miei compaesani in pendolari: sarebbero costretti a cercare lavoro altrove e muoversi in automobile, inquinando. Vi ricordo che la maggior parte di loro arriva in ufficio in bicicletta.

Questo fa sì che il panettiere davanti a casa mia possa continuare a tenere aperto il negozio e diffondere il profumo di pane ma soprattutto l’aroma della focaccia alle cipolle di cui faccio man bassa di nascosto da mia moglie, dai miei figli e soprattutto dal medico … ma voi non riuscireste mai a capire questi piccoli piaceri della vita. Oltretutto il panettiere è stato mio compagno di banco alle elementari e abbiamo diviso compiti cibo e fame.

Concludo dicendovi che ho l’immenso piacere di comunicarvi che il vostro soggiorno qui durerà più a lungo del previsto, infatti vi ho comprato un biglietto di sola andata. Sono sicuro che nessuno di voi l’ha notato, dato che non vi soffermate mai ad analizzare gli argomenti ma date quasi tutto per scontato.

Sapevo che voi non badate mai ai particolari, delegate sempre le soluzioni agli operativi senza tener conto degli eventuali costi supplementari, chiamati costo variabili. Quello che interessa a voi è il costo fisso. Ora preparatevi a sostenere un costo variabile (leggasi biglietto di ritorno) supplementare che ha permesso di ridurre il costo fisso preventivato (leggasi biglietto di sola andata).

Forse per la prima volta nella vostra vita vi ritroverete a dover risolvere direttamente un problema.

Vi prego di osservare che non siete in un villaggio turistico (anche questo lo davate per scontato) ma in una capanna a 30 km dall’aeroporto che potrete raggiungere solo a piedi con le vostre belle valige a seguito.

All’arrivo all’aeroporto dovrete acquistare il biglietto in contanti, poiché ho annullato le vostre carte di credito: io vi ho avvisati tramite mail inviate alle 19:00 di venerdì di passare a ritirare quelle nuove ma presumo che nessuno di voi l’abbia fatto.

Stesso discorso vale per le sim telefoniche aziendali, quindi penso che siate impossibilitati ad usare mail internet etc.

Quando arrivate all’aeroporto siate cortesi col personale: è gente che lavora e svolge un servizio, quindi non ne ha nessuna colpa per la situazione in cui vi trovate e soprattutto non è obbligata ad aiutarvi, anche se sono sicuro che lo farà senza battere ciglio.

 

Se qualcuno di voi pensa di farmi causa, sappiate che io non ho messo niente per iscritto ed ho usato le vostre carte di credito aziendali per acquistare i biglietti, quindi non riuscirete a dimostrare niente.

Chiaramente sarete tutti licenziati per giusta causa, dato che lunedì vi sarà impossibile presentarvi e io vi avrò chiesto di presentarmi dei report urgenti. In ogni caso ho già consultato un avvocato per potervi fare causa e chiedere i danni relativi al vostro mancato impegno. Probabilmente ci ripenserò se deciderete di lavorare sotto la supervisione dei capireparto, cominciando dall’ultimo livello.

Detto questo mi auguro di non rivedervi più … “

Dopo qualche anno l’azienda si riprese ed era più florida che mai. Ancora oggi è un caso emblematico di studio che tutte le università di “molto lontano” non riescono a spiegarsi … o probabilmente non vogliono perché la spiegazione scuoterebbe le fondamenta stesse della loro economia e dei loro insegnamenti teorici.

Chiaramente qualsiasi riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale ed involontario.

 

LA RESISTENZA NASCOSTA – 25 APRILE FESTA DELLA RESISTENZA

LA RESISTENZA NASCOSTA – 25 APRILE FESTA DELLA RESISTENZA

Non so se qualche donna partigiana ha mai avuto, come nome di battaglia “rosa rossa”. Mi piace pensare di si, una delle tantissime che hanno partecipato alla Resistenza, forse mai giustamente ed adeguatamente riconosciuto il loro apporto.

35.000 le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti.

20.000 le patriote, con funzioni di supporto.

70.000 in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa.

16 le medaglie d’oro.

17 quelle d’argento.

512 le commissarie di guerra

683 le donne fucilate o cadute in combattimento.

1750 le donne ferite

4633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti.

1890 le deportate in Germania.

Sono questi i numeri (dati dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Resistenza al femminile.

Perché dico apporto non adeguatamente riconosciuto?

Nei libri di storia si trovano dei piccoli accenni alla partecipazione delle donne alla Resistenza al nazifascismo, nonostante non solo hanno sostituito nella vita sociale gli uomini impegnati nella lotta, ma sono state decisive alla vittoria finale e alla liberazione.

Le donne stampavano giornali e manifesti di propaganda, facevano da collegamento portando informazioni, approvvigionavano viveri e vestiario, preparavano documenti falsi e luoghi di ricovero per i partigiani, e non solo staffette, tante tantissime hanno preso le armi e sono andate in montagna a combattere.

I dati che ho riportato sono purtroppo inattendibili, perché alla fine della guerra i criteri di riconoscimento ufficiali e di premiazioni era puramente militari: veniva riconosciuto partigiano chi aveva portato le armi per almeno tre mesi in una formazione armata regolarmente riconosciuta dal Comando Volontari della Libertà ed aveva compiuto almeno tre azioni di sabotaggio o di guerra.

Tante donne non si sono riconosciute in questo e non si sono neppure presentate, altre avevano partecipato in modo diverso, non meno importante, ma non ebbero la “qualifica” di partigiane.

Eppure venivano arrestate, torturate, picchiate, stuprate,  ma non parlavano, non voglio riportare nomi di eroine, perché mi sembrerebbe di fare un torto a chi non ha avuto nessun riconoscimento, si proprio a lei a “rosa rossa” che forse ha pedalato e pedalato con la sua bicicletta, portando in fondo alla borsa messaggi importanti, oppure ha accolto in casa un partigiano ferito.

Scelte sofferte, desiderio di libertà, la forza di lottare per un ideale scegliendo di non sparare, ma facendo di più, un’opera sottile e costante di sostegno e propaganda.

Resistenza nascosta, resistenza doppiamente tradita, alla fine della guerra, dalle forze politiche e, più dolorosamente, dai loro compagni di lotta, che comunque le considerava traditrici del focolare domestico e ridimensionava il loro credo politico a un desiderio di partecipare alla lotta per amore del proprio uomo.

Ho voluto rendere un omaggio a tutte le partigiane dimenticate, proprio in questa ricorrenza del 25 Aprile, dove si ricorderanno i grandi eroi ed eroine, dove le azioni e i luoghi celebri verranno ripercorsi nella memoria di tanti, e corone verranno deposte, ma loro non verranno citate o ricordate, eppure ci sono state tante che sono state uccise, delle spoglie “stranamente piccole, un mucchio di stracci neri sulla neve”. (L’Agnese va a morire) .

Un grazie a te piccola grande donna, nome di battaglia “Rosa Rossa”.

UN BREVE INTERVALLO DI PRIMAVERA. ARRIVEDERCI PRESTO

UN BREVE INTERVALLO DI PRIMAVERA. ARRIVEDERCI PRESTO

Auguri di cuore

ROMA È ROMA

ROMA È ROMA

Ho avuto la fortuna di andare spesso a Roma, quasi sempre per vacanze, gite, e momenti di gioia e di gioventù.

Vorrei raccontarvela questa “mia” Roma, ma come ve la racconto Roma, in un post?

Come ci faccio stare dentro le Chiese, i monumenti, il Vaticano, Cinecittà, Trastevere, le fontane?

Ci vorrebbe un post per ognuna di queste cose. Ma io non lo scriverò, un post per ogni cosa che ho visto. E voi me ne sarete grati, che alla fine ne uscireste con i santissimi frantumati.

I luoghi di Roma non si raccontano così, in pochi caratteri.

E forse nemmeno l’atmosfera, si può rinchiudere in poche parole.

Roma è magia, è un continuo stupire, è l’apparizione di luoghi, che, apparentemente conosciuti perchè visti milioni di volte, si mostrano, per un attimo, nella loro vera essenza. E diventano nuovi, ed incredibili.

Roma è sedersi sulla scalinata di trinità dei Monti, alle dieci di sera, esausti dopo una giornata passata a camminare, insieme ad altri cento, esausti come noi.

E in un attimo qualcuno tira fuori una chitarra, altri cominciano a cantare, girano un paio di bottiglie. E sei tra amici. Sconosciuti e intimi. Felice di una felicità incredula, allegra e leggera.

E non sei più stanco.

Roma è meraviglia.

Perché l’Altare della Patria è immenso, maestoso e commovente, e non me l’aspettavo.

Perché la statua a Giordano Bruno, in campo Dei Fiori, mi ha fatto venire i brividi, e non me l’aspettavo.

Perché quando sei al Gianicolo hai tutta Roma ai tuoi piedi, ed è immensa, e così bella da farti male all’anima. E non me l’aspettavo.

Roma è Politica. È Polizia, forze dell’ordine, Militari ovunque.

E quando sei lì, davanti ai Palazzi del Potere, anche se non vuoi, anche se non pensavi, lo senti, il rispetto per quelle istituzioni. Quel rispetto ormai troppe volte calpestato, irriso, maltrattato e umiliato, dagli stessi che dovrebbero esserne i fieri rappresentanti. E lo senti un po’ più forte, che non è giusto.

Roma è fatica.

Sono chilometri a piedi, perchè ogni angolo è da vedere, ogni strada ha qualcosa da raccontarti, da insegnarti, qualcosa di indimenticabile, di prezioso, che non puoi perdere.

Roma è caos, turismo, è milioni di facce di mille nazionalità diverse.

E’ un groviglio di lingue, volti, storie che si incrociano, e si perdono subito, in altre strade, lingue, volti e storie.

Roma è tante altre cose. Non tutte belle.

Mai come a Roma ho visto tanta gente dormire per strada.

Mai come a Roma ho odiato tanto prendere un autobus.

Ma è Roma. E l’ho amata anche per quello.

IL BISOGNO DI ESSERE ASCOLTATI

IL BISOGNO DI ESSERE ASCOLTATI

Il bisogno di essere ascoltati.

Davvero ascoltati.

Non giudicati, valutati, interpretati o consigliati.

Ognuno di noi può avere grandi o piccoli segreti che vorrebbe condividere, ma non trova la persona o il luogo giusto, e poi ognuno ha i suoi problemi.

Saper veramente ascoltare, è un arte.

NESSUNO HA FIATATO

NESSUNO HA FIATATO

Ieri sono andata a fare spesa alla Coop, quando sono arrivata alla cassa per pagare, un signore, piuttosto anziano, mi ha chiesto il permesso di passare avanti. Zoppicava vistosamente, si capiva che era inivalido e  si vedeva dal modo con cui posava i piedi a terra.

L’ho lasciato passare e lui nel ringraziarmi, intanto che depositava gli acquisti sul tappeto mobile, mi ha detto che, si era ammalato di poliomielite perché non era stato vaccinato.

Poi forte, in modo che sentissero anche altri, ha detto che metterebbe al muro tutti quelli che dicono di no ai vaccini, perché non conoscono cosa significhi una vita come la sua piena di sofferenza.

Nessuno ha fiatato.