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PELLEGRINO DELLA GIUSTIZIA


PELLEGRINO DELLA GIUSTIZIA

Chi si strappa a sé stesso per mettersi in cammino, pellegrino della giustizia e della pace, deve prepararsi ad affrontare anche i deserti.

Non basta solo fare qualcosa “per” gli altri.
Ciò che più conta è farlo “con” gli altri.

Non basta dire che i poveri sono senza pane: bisogna dire “perché” sono senza pane.

Dom Hélder Pessoa Câmara

SIATE INTRANSIGENTI


SIATE INTRANSIGENTI

Siate intransigenti
sul dovere di amare.
Ridete di coloro
che vi parleranno di prudenza,
di convenienza,
che vi consiglieranno
di mantenere
il giusto equilibrio.

La più grande
disgrazia che vi possa capitare
è di non essere utili a nessuno,
e che la vostra vita
non serva
a niente.

Raoul Follereau

Ho avuto la possibilità di ascoltare, a Bologna, in una delle sue ultime comparse in pubblico ai “Martedì di San Domenico” Raoul Follereau. Un vero onore.

Già molto anziano, e sofferente, faceva anche un po’ fatica a parlare, ma di lui ricordo una frase bellissima che non ho mai dimenticato: “Se potessi avere i soldi che servono per costruire un aereo di quelli moderni di oggi, potrei curare tutti i lebbrosi del mondo”

Fra le sue opere scritte, infatti, c’è anche “La Battaglia contro la lebbra”.

Per tutta la vita, Follereau, denuncerà l’egoismo di chi possiede e di chi è potente, la vigliaccheria di “coloro che mangiano tre volte al giorno e s’immaginano che il resto del mondo faccia altrettanto”.

Senza posa, egli suscitava iniziative originali.

Spesso ripeteva che: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo” e cercava di instaurare una mentalità che portasse le persone ad amarsi le une con le altre.

CHE STRANO QUANDO SI GOVERNA CON LA TRIBÙ DEGLI UNIVALEUNI


CHE STRANO QUANDO SI GOVERNA CON LA TRIBÙ DEGLI UNIVALEUNI

Il governatore dell’Emilia-Romagna chiede di porre fine al teatrino di chi, “solo per questioni ideologiche”, dice no a un’opportunità come il Mes.

“Se mi danno 36 miliardi da spendere per la sanità pubblica, io il Mes lo prendo ieri, non domani“. Così il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, intervenendo al convegno promosso dalla Cgil su: “Dopo l’emergenza. Un welfare più forte per diritti universali”.

“Un’Europa così, osserva, non mi piace, serve a poco, non avere politiche sociali ed economiche, di difesa, fiscali, di accoglienza dei migranti significa che ognuno fa da sé, ma io, continua il governatore dell’Emilia Romagna, sono convintamente europeista e dico al governo che c’è una grande opportunità.

La commissione europea dice che c’è uno strumento formidabile, l’Italia passerebbe da Paese che riceve meno di quello che dà a paese, colpito tantissimo dalla pandemia, che riceve più di quello che dà“.

Sul destino delle risorse europee Bonaccini parla di “investimenti e non assistenzialismo: sappiamo dove spenderli, in ospedali più moderni e nuovo personale. Voglio vedere, attacca, il teatrino di forze politiche che, solo per questioni ideologiche dicono no a 36 miliardi per la sanità, una cifra mai vista per l’Italia, solo per posizionarsi su un rituale che non sopporto più“.

Dico grazie al serioso e bravo Bonaccini, ma io, assai meno seriosa e molto più ironica, ricapitolo “l’ideologia grillina”, sul Mes.

Lo sapete da sempre, non amo quel movimento del vaffa, e non apprezzo chi oggi sta al governo e cialtroneggia e quindi elenco le varie e vere ragioni per cui i grillini non vogliono il Mes.

– non ci si possono comprare i monopattini, che sono la passione di Toninelli.

– non ci si possono finanziare bonus babysitter, per i cugini di terzo grado e neanche per quelli di Campagna.

– non ci si possono allargare le aule scolastiche, con il famoso algoritmo della Azzolina, perché ancora non si sa se 2×2 fa 5-1 o 3+1.

Ma se passa la mozione Celentano potrebbe essere che la scuola inizi a mezzanotte e tre, se non state già pensando a un altro uomo. Io sono per “mezzanotte e tre”, perché la Azzolina vuol fare iniziare le lezioni alle 7 di mattina, e ancora dormo, pertanto sono decisamente per la mozione Celentano

A me sembrano tutte motivazioni ragionevolissime, per il m5s, e sempre il mio pensiero affettuoso e grato, vada a tutti quelli che hanno pensato che, governare con la tribù degli Univaleuni, fosse una missione, non solo possibile, ma persino rieducativa.

Comunque, ce li vedete i grillini che, se si dovesse votare presto, vanno a casa sapendo che non saranno mai più rieletti, resistere a un ricatto?

Io no.

Peccato che nessuno li metta alla prova.

Grazie del pensiero.

SE AVETE IN MENTE DI NASCERE, ASSICURATEVI DI NASCERE BIANCHI E MASCHI


SE AVETE IN MENTE DI NASCERE, ASSICURATEVI DI NASCERE BIANCHI E MASCHI

Quando ero bambina, al collegio di St. Francis, le suore cattoliche ci battevano con una frusta da calesse, per quella che chiamavano “disobbedienza”.

A dieci anni, riuscivo a bere mezzo litro di whisky senza rimettere.

A dodici, le suore mi picchiarono perché ero ” troppo libera con il mio corpo”.

Tutto quello che avevo fatto, era stato camminare, mano nella mano, con un ragazzo.

A quindici anni fui violentata.

Se avete in mente di nascere, assicuratevi di nascere bianchi e maschi.

Mary Crow-Dog, donna Lakota

CONOSCO DELLE BARCHE


CONOSCO DELLE BARCHE

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel

UN TEMPO, IN UNA SELVAGGIA REGIONE….


UN TEMPO, IN UNA SELVAGGIA REGIONE….

Un tempo, in una selvaggia regione, gli anziani malati venivano abbandonati a morire su una impervia montagna.

Un giorno, un povero contadino portò il vecchio padre sulla montagna.

Stava per lasciarlo appoggiato ad una roccia, quando il padre gli disse: «Portami più in su».

«Perché?» chiese il figlio.

«Perché proprio qui ho lasciato mio padre. Vorrei morire in un altro posto».

Il giovane capì cosa sarebbe capitato a lui a distanza di una trentina d’anni.

Si caricò il padre sulle spalle e lo riportò a casa.

CONSIGLI PER LA MIA ELY


CONSIGLI PER LA MIA ELY

Consigli per la mia Ely.

Innamorati di una persona che come primo saluto, al mattino usa un “Come stai?”. Non perché tu stai male, ma perché, per lui, la cosa più importante e che tu stia bene.

Innamorati di una persona che ti bacia all’improvviso, senza un motivo, per avere, ogni volta, l’emozione di un amore che sorprende. Qualcuno che usa gli abbracci invece delle parole quando sei triste, e che, invece dei consigli, usa il battito del suo cuore per calmarti.

Innamorati di una persona che ti dedica canzoni tutti i giorni, perché ogni canzone gli ricorda te. Per questo tu sei una meravigliosa creatura o una bella stronza tutto nello stresso giorno.

Innamorati di una persona che la pensa in modo totalmente opposto a te, ma che ha sempre voglia di ascoltare la tua opinione. Che passi serate intere a spiegarti il suo punto di vista. Che si incazzi in modo esagerato, se tu non sei d’accordo, e che vuole fare pace facendo l’amore.

Innamorati di una persona che ti prende in giro, una persona che ama ridere più che sorridere.

Innamorati di una persona curiosa, che ama viaggiare e sempre ti ricorderà che casa sua sarà solo dove sono poggiati i tuoi occhi e i tuoi piedi, tutto il resto del mondo fa volume.

Innamorati di una persona che sa isolarsi nella malinconia dei suoi silenzi, che capisce l’importanza di un pianto liberatorio.

Innamorati di una persona che ami la tua libertà, la tua indipendenza e che rispetti le tue scelte. Ma che ogni tanto ti faccia una sfuriata di gelosia, perché in fondo tu sei il suo mondo.

Innamorati di una persona che abbia il miglior odore dell’universo, quello che riconosceresti ovunque, quello unico che solo tu puoi apprezzare. Quell’odore tanto simile alle tue emozioni.

E, alla fine, innamorati di quell’unica anima che potrai mai amare con tutta te stessa. Non accontentarti di un amore mediocre, di un amore che non è amore.

Innamorati, perché non ne puoi fare a meno, non perché non vuoi stare sola.

 

LA STRADA DEL CONSENSO


LA STRADA DEL CONSENSO

Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano.
Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell’ossequio e del consenso, che è senza ritorno.

Primo Levi

AMO I PAPAVERI


AMO I PAPAVERI

Perchè sono rossi e sono allegri.

Hanno una stella piccola, nel centro, che tinge.

Io disegnavo una stella nella mia fronte, con questo naturale stampino.

Io parlavo con i papaveri da bambina, come parlavo con le spighe di grano.

Andavo nei campi a primavera, a giocare con i papaveri.

Che grande gioia nel cuore loro donavano a me.

Io amavo loro e i papaveri amavano me, ero la loro regina.

Il papavero è un fiore umile e semplice, ma per questo carico di poesia ed è simbolo di resistenza e consolazione.

Il papavero è il fiore ideale da regalare, come consolazione per la mancanza di una persona cara o, semplicemente, per portare un po’ di fiducia in un momento poco sereno.

“OPERA SENZA AUTORE”


“OPERA SENZA AUTORE”

Ho visto un film con grande interesse: “Opera senza autore”, mandato in onda su Ra3 il 4 giugno 2020, un giovedì sera.

Ispirato a fatti realmente accaduti, rappresentava i drammi di due famiglie che attraversavano tre periodi e sistemi di pensiero storici recenti: il nazifascismo, il comunismo e la democrazia postbellica.

I protagonisti sono:

Un medico valente (Herr Professor), pieno di sé, dirigente di una clinica ad indirizzo ginecologico, nazista convinto.

Una giovane donna, destinata al martirio, perché dotata di quella particolare creatività “artistica” che, in dati momenti storici, viene repressa e medicalizzata, perché ritenuta “malata” di mente, quindi una persona al di fuori della teoria nazista della razza pura.

Un giovane, nipote della giovane donna uccisa nelle camere a gas, che diventerà un futuro artista tedesco di successo. In questo modo potrà, finalmente, portare a felice compimento, l’istanza di libertà piena, che abbiamo stivato nel presente sistema di pensiero di oggi, chiamato “democrazia”.

Il luogo, la Germania.

Perché nessun paese europeo, meglio della Germania, può essere preso ad esempio di questo drammatico transito storico e delle tragedie che ha ospitato nel suo palcoscenico di onore e razza eletta di semidei. Semidei disposti a mettere a morte i sottomessi avversi, a milioni.

Il primo dramma, vede Herr Professor che sterilizza e manda a morire, con le camere a gas, in apposito lager la giovane donna di grande apertura mentale, ma sospettata di schizofrenia. La zia, quella zia che il nipote divenuto adulto, vendicherà e ne sublimerà il dramma, nelle sue future rappresentazioni artistiche.

Herr Professor è un narcisista in divisa da SS e convinto esecutore delle note tregende eugenetiche del sistema di pensiero nazifascista.

Il nazifascismo, in guerra contro il mondo, viene definitamente sconfitto nel 1945 ed Herr Professor, prigioniero, viene preso in carico da un colonnello russo.

Interrogato con i modi rudi, sui suoi trascorsi di dirigente della strage eugenetica di pertinenza, ma si riscatta, salvando la vita a un bambino e alla madre, congiunti del colonnello russo che lo tiene prigioniero.

“Perché lo fa?” chiede il russo angosciato per la figlia sofferente, prima dell’intervento. “Perché lo so fare”. Risponde pratico e preciso Herr Professor.

È la parola d’ordine-passaporto per il suo futuro luminoso nella D.d.r. sotto tallone russo e il transito di Herr Professor, senza troppa sofferenza psicologica, da un sistema di pensiero nazifascista, a un sistema di pensiero comunista.

Trait d’union tra i due sistemi: la dittatura ferrea, il dirigismo politico-sociale, la privazione delle libertà individuali. Ne consegue il realismo socialista, quale unica espressione artistica propugnata.

È con i sistemi di pensiero che dobbiamo fare i conti, quindi.

Quel che pensiamo, nel tempo storico in cui ci è dato di vivere, è fortemente condizionato dallo sviluppo di pensieri dominanti che determinano il clima sociale.

Herr Professor ginecologo di fama, ad esempio, nel bel film “Opera senza autore”, viene colto da un momento di debolezza, dopo aver firmato l’atto di condanna a morte per la giovane presunta schizofrenica che avrebbe dovuto personalmente sterilizzare.

Il suo pentimento dura lo spazio di un pensiero molesto, quei pensieri molesti che invano contrastano i sistemi di pensiero che ci avvolgono perché sempre pensiamo alle conseguenze, e il film prosegue nel suo copione già scritto di crudeltà e morte annunciata.

Il sistema di pensiero del nazifascismo era un sistema incredibilmente potente, che si è mangiato un intero popolo di esaltati “heil hitler” ariani fino all’ultima sinapsi e caduti nel campo dell’onore.

Ed è tuttora sorprendente, per noi post moderni individualisti, come si sia formato e affermato.

Non basta la rievocazione della Notte dei cristalli, il rogo dei libri, la lettura presunta del Mein Kampf del caporale pittore fin nelle scuole primarie dell’epoca, a restituircene la pregnanza e il radicamento malato nei cervelli dei soldati sturmtruppen, incaricati delle stragi belliche e degli olocausti nei lager.

Qualcosa di più corposo, culturalmente, deve averlo preceduto, e predisposto i cervelli tedeschi all’obbedienza cieca.

Ma il sistema di pensiero che lo sostituisce non è da meno.

L’epopea ideologica della D.d.r., stato sovietico post bellico, è lì a testimoniarlo, cogli affreschi del socialismo reale sul frontone degli istituti statali e dei palazzi di giustizia e il grande finale del muro di Berlino, oltre i due metri, che chiudeva, a colpi di mitraglietta dalle torrette, le fievoli speranze del berlinesi dell’est.

Fino alla caduta di quel muro, ma la vittoria, per abbandono di campo del comunismo, è impossibile a realizzarsi.

L’avvento della democrazia con i suoi mille guasti e i nefasti annunciati, come dicono gli esperti del settore, è il male minore di tutti i sistemi di governo e di pensiero, che abbiamo saputo elaborare fino ad oggi.

E se la seconda generazione è quella del riscatto dal male di vivere collettivo, che ha oppresso le precedenti, è la scena finale della mostra del pittore del film “Opera senza autore” che meglio ci rappresenta il bagaglio di storie irrisolte, congelate nei quadri-fotografie da lui esposte.

Però l’autore c’è ed è la Storia.

Quadri e fotografie che spaventano Herr Professor, il diavolo nazista irredento, perché lo imprigionano dentro un tempo soggettivo di colpe manifeste e responsabilità individuali, non assolte dal clima sociale del periodo perché, come pretendevano quelli di Norimberga: “obbedivamo agli ordini dall’alto”.

Il dibattito a questo proposito è ancora aperto, le vecchie ferite pure, se ogni anno, il 25 Aprile, scendono in piazza i nuovi partigiani, per ricordarci che i mostri della Storia sono solo addormentati e i ventri delle cattive madri sempre fecondi.

La democrazia abbatte, sì, il muro di Berlino e affossa l’idea stessa di comunismo economico e sociale, ma apre i varchi delle migrazioni globali a sei cifre dai paesi dell’est, verso un Occidente, non così tanto generoso con i salvati di ultima generazione.

E il sud e l’est del mondo si travasano nel vaso comunicante dell’Occidente, riaprendo la vecchia questione dei confini e dei nazionalismi – populismi e, forse, fascismi di ritorno.

In più con l’islam radicale, che si imporrà con la forza dei grandi numeri delle nuove generazioni figliate dalle pie donne col velo coranico, e con l’interrogativo di quale Europa sarà, e quali connotati avrà, ci dice che il sistema di pensiero democratico è un pensiero debole, debolissimo e che forse franerà a sua volta e ci è difficile immaginarne le macerie.

La storia esiste, c’è, ed è con essa che dobbiamo fare i conti, non con le statue.

 

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