LA DIPENDENZA AFFETTIVA

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Se si vive una relazione (di qualunque tipo: amicale, d’amore, parentale, di lavoro) che non procuri piacere, ma sofferenza, malessere apparentemente immotivato eppure inesorabile, insoddisfazione, tristezza, frustrazione e anche rabbia, forse si è dentro a una dipendenza e vittima di una violenza psicologica.

La violenza psicologica è strisciante, subdola, non si manifesta come quella fisica,  logora la mente, non  il corpo.

Il manipolatore ha bisogno di avere una persona totalmente a disposizione, non vuole vivere un rapporto paritario, crea quotidianamente le condizioni affinché l’altra persona dipenda emotivamente da lui.

Non si interessa minimamente dei bisogni dell’altra persona, è concentrato su se stesso, inculca nell’altro la convinzione di essere una persona fragile, di non poter vivere senza quella relazione, di sbagliare sempre, di soffocare il manipolatore con le proprie pretese, di avere problemi di lucidità mentale, di vedere cose che non esistono a causa di paure immotivate e che lui  è fin troppo buono, perché perde un sacco di tempo dietro alle paranoie dell’altro e ha una pazienza infinita.

La vittima del manipolatore finisce col sentirsi sempre meno adeguata e sempre meno in linea con la propria personalità, è insicura, frustrata, prova ansia, rabbia, teme la fine della relazione, mette in dubbio la propria capacità di analisi ed è incapace di portare avanti le proprie idee per paura del conflitto e, contestualmente, dall’altra parte, c’è completo disinteresse, insofferenza, disprezzo, senso di superiorità.

Meccanismi che legano e stritolano carnefice e vittima in un rapporto malato in cui la vittima si annulla nel rapporto e il carnefice si nutre di questa disparità.

Ci si libera da questa gabbia quando si capisce che è una relazione che procura sofferenza e che questa sofferenza è più grande della sofferenza procurata dall’assenza della relazione stessa.

Il manipolatore difficilmente si libererà del bisogno di creare dipendenza emotiva per soddisfare il proprio bisogno di sentirsi amato.

Evidentemente è l’unica forma di amore che conosce.

Oggi si ricorda la violenza sulle donne.

Buona cosa certamente sensibilizzare le persone su questa vera piaga sociale, tuttavia e purtoppo tante donne si trovano o si sono trovare in condizioni, di  sudditanza totale (sia fisica che psicologica), senza poterne uscire, anche volendo, perché attorno a loro non ci sono persone che l’aiutino.

A volte è la famiglia a non capire il disagio e a volte persino le forze dell’ordine alle quali si denunciano le proprie difficoltà e le circostanze di una relazione di sofferenza, che non capiscono, non intervengono, sottovalutano la gravità, e poi arrivano quando è troppo tardi, quando la violenza e la morte hanno avuto il sopravvento.

 

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LUNA BUGIARDA

LUNA BUGIARDA

E’ un romanzo di Ben Pastor, scrittrice italo-americana. Ed. Sellerio.

La trama gialla è sviluppata secondo regole del giallo classico. Molto apprezzato dalla critica, per me è un racconto, ben scritto, ma non eccellente, non mi è proprio piaciuto tantissimo, tuttavia ha un finale interessante.

Mi è invece piaciuta molto l’ambientazione, come viene descritta. Ed è quella, forse, a fare la differenza: un piccolo paese del Veneto immerso nella neve e oppresso dall’occupazione nazista nel 1943, dopo l’8 settembre. Non ci sono partigiani e non si combattono i tedeschi, ma si indaga su un delitto, che direi, “normale: viene trovato ucciso un uomo invalido che si spostava in carrozzella.

Chi conduce le indagini è un maggiore della Wehrmacht, Martin Bora affiancato da un ispettore italiano di nome Guidi.

Chi ha già avuto modo di incontrare questo personaggio tedesco, il barone von Bora, in questo romanzo lo trova più amaro di sempre. La ferocia della guerra e le vicende personali tendono allo spasimo le sue corde, ma soprattutto macera in lui la tragedia di chi era troppo nobile sia per disobbedire al giuramento del soldato, sia per ubbidire al demoniaco tiranno. E svelare un intricato omicidio, diventa, per Martin Bora, un lenitivo del male di cui si avvertiva burattino.

Ma la mia curiosità si è risvegliata quanto è stato accennato ad un certo personaggio romano chiamato “Il gobbo del quarticciolo”. (In effetti nel romanzo è solo in una riga).

Sono andata alla ricerca ed ho scoperto novità a me ignote, sulla resistenza romana, e mi ha fatto piacere conoscere la storia di questo personaggio. Il “Gobbo del quarticciolo” è un personaggio, poco noto, di nome Giuseppe Albano, giovane emigrato calabrese che diventa partigiano a 17 anni, nella Roma occupata dai nazisti, dopo aver scoperto il famoso bando tedesco che ordinava l’arresto di tutti i gobbi di Roma.

Non la trascrivo, ma se volete conoscerla, vi rimando al sito: http://www.instoria.it/home/gobbo_quarticciolo.htm

Questo dimostra che, leggendo, c’è sempre da imparare.

Mi scuso con la scrittrice se ho apprezzato di più questo accenno al gobbo del quarticciolo, che il suo barone von Bora. Comunque un ringraziamento alla scrittrice è d’obbligo, quando attraverso i suoi scritti si imparano altre cose.

 

LA STANZA DEGLI SPECCHI

LA STANZA DEGLI SPECCHI

Un uomo pieno di sé fece ricoprire di specchi le pareti e il soffitto della sua stanza più bella.

Spesso vi si rinchiudeva e contemplava la propria immagine: si ammirava minuziosamente, sopra, sotto, davanti e dietro.

Si sentiva tutto ringagliardito, pronto ad affrontare il mondo.

Un mattino, lasciò la stanza senza chiudere la porta.

Vi entrò il suo cane che, vedendo altri cani, li annusò. Dato che essi lo annusavano, ringhiò.  Dato che essi ringhiavano, li minacciò. Dato che minacciavano, abbaiò avventandosi su di essi. Fu una lotta spaventosa: le battaglie contro se stessi sono le più terribili che ci siano!

Il cane morì, sfinito.

Un asceta passava di là mentre il padrone del cane, desolato, faceva murare la porta della stanza degli specchi.

«Questo luogo può insegnarti molto» gli disse, «lascialo aperto».

«Che intendi dire?».

«Il mondo è neutro quanto i tuoi specchi. A seconda che siamo ammirativi o ansiosi, esso ci rimanda ciò che gli diamo. Se sei felice, il mondo lo è. Se sei inquieto, lo è anch’esso. Vi combattiamo incessantemente i nostri riflessi e moriamo nello scontro. Che questi specchi ti aiutino a capire: in ogni essere e in ogni istante, felice, facile o difficile, non vediamo né le persone né il mondo, ma la nostra sola immagine. Se lo capisci, ogni paura, ogni rifiuto, ogni lotta ti abbandoneranno».

(Il racconto mi è piaciuto molto e l’ho tratto interamente da: http://ilinkdiacl.blogspot.it/2015/01/la-stanza-degli-specchi-un-uomo-pieno.html)

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

Bassolino lascia il PD parlando di un Partito che farebbe cose imbarazzanti.
Di cosa parla?

Della legge contro il caporalato?
Della introduzione degli ecoreati?
Della reintroduzione del falso in bilancio?
Della legge contro le dimissioni in bianco?
Della protezione del welfare ai lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti?
Della legge sul dopo di noi?
Della legge sulle Unioni civili?
Della legge con costituzione del relativo fondo contro la povertà?
Della posizione ormai consolidata del PD contro l’austerità e per una nuova Europa?
Della crescita economica superiore a quella della Germania?
Della occupazione che non diminuisce piu’ come fino al 2014 ma anzi aumenta?
Del rilancio dell’export?
Della eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sugli imbullonati e sui terreni agricoli?
Degli investimenti da 13 miliardi per industria 4.0?
Del piano Marshall messo in campo da Delrio riguardante il trasporto pubblico locale, la rete ferroviaria e la rete stradale soprattutto nel Sud?
Parla forse Bassolino dei soldi messi per la bonifica dell’area di Bagnoli?
Dei 5 miliardi e 300 milioni destinati al rilancio produttivo ed aziendale dell’ILVA , alle bonifiche del territorio ed al pagamento dei creditori?
Dei finanziamenti per la bonifica della terra dei fuochi?
Dei consistenti finanziamento pluriennali per il risanamento idrogeologico del nostro paese?
Di quelli ventennali per la messa a norma antisismica dei nostri meravigliosi Borghi?

Perché io un partito lo giudico da queste cose!

 

SINTESI DEL TEMPO CHE PASSA

SINTESI DEL TEMPO CHE PASSA

La pubblicità che recita “la COOP sei tu” nel mio caso ci azzecca.

Adesso non vorrei che pensaste che le mie esperienze di vita più eccitanti avvengano tra le casse e il reparto surgelati del suddetto supermercato, ma spesso mi trovo a fare alcune delle mie più corpose considerazioni filosofiche proprio lì.

Ieri, come al solito ferma alla cassa, dietro di me una coppia anziana benportante l’anzianità.

Lei si accorge di aver dimenticato il bicarbonato e invita lui, nell’attesa, ad andare a prenderlo.

Lui fa un po’ di storie poi, a malincuore, si allontana dicendo, testuali parole: “Tu stai qua e non ti muovere!”

Tra me e lei intercorre uno sguardo complice colmo di significati, poi lei si fida e mi dice: “Quando ero giovane e potevo andarmene, mica me lo diceva, lo dice adesso che dove vuole che vada?”

Anche a leggere tutti i tomi di filosofia scritti nei secoli, Non si troverebbe una più rapida e definitiva sintesi del tempo che passa crudele, nel rapporto uomo donna.

SIGNORA MIA, SI RICORDA I BEI TEMPI?

SIGNORA MIA, SI RICORDA I BEI TEMPI?

Lo slogan più ripetuto in cento e cento sfumature era “prima gli italiani”. Non mancava mai, ogni giorno di chiudere gli occhi con queste confortanti parole.

Conveniva tantissimo, così pareva.

Com’era bella l’Italia di tanti anni fa, un vero paradiso, quando non c’erano i negri, i barconi, gli immigrati, i clandestini, i musulmani.

Che paradiso quando eravamo solo noi italiani! Mi sbirluccicano gli occhi.

Nessun italiano ammazzava nessuno e se lo faceva aveva comunque cura di farlo sparire sciogliendolo nell’acido o utilizzandolo per l’edilizia.

Nessun italiano stuprava nessuno, e se lo faceva aveva cura di farlo in casa, non come questi porci in mezzo alla spiaggia.

E se una donna veniva stuprata (parola che non esisteva, si diceva: disonorata) aveva comunque la fortuna di essere obbligata a sposare il suo stupratore con il matrimonio riparatore, altrimenti la disonorata doveva vergognarsi, non farsi mai più vedere, perché se noi italiani lo avessimo saputo, la trattavamo come la peggiore delle puttane.

E poi non c’erano tutti questi terroristi. Non c’erano tutte queste bestie.

Sì è vero, gli italiani per molti anni hanno, azzoppato,  fatto saltare per aria centinaia di innocenti, bambini, vecchi, donne, tutti, piazzando bombe nelle piazze, nelle banche, nei treni ad agosto, o magari in autostrada, senza un battito di ciglia e senza curarsi delle conseguenze.

Però adesso, in Italia parliamo da 15 anni di terrorismo islamico anche se non hanno fatto scoppiare nemmeno un petardo, mentre gli italiani hanno fatto saltare in aria centinaia di italiani.

Ma vuoi mettere essere ridotto a brandelli da una bella bomba italiana e non islamica?

Di quelle belle bombe piazzate da italianissimi fascisti, brigatisti e mafiosi e servizi segreti?

E i bei giorni dei sequestri di persona, quando i bambini venivano allegramente sequestrati per anni da italianissima brava gente che poi per non far preoccupare i parenti aveva cura di rispedire a casa il figlio un pezzo la volta, partendo solitamente dall’orecchio?

E il lavoro signora mia, il lavoro!

Nessuno ci rubava il lavoro!

Certo allora c’erano i terroni che rubavano il lavoro, ma mica erano italiani quelli, erano terroni di merda.

Ora sì, sono italiani pure loro, ma sempre un po’ meno di quelli del nord, perché i negri sono più terroni di loro, e loro si comportano con i negri come gli italiani si comportavano con i terroni.È il loro momento di gloria, finalmente anche loro hanno una razza inferiore da poter insultare e cacciare.

Signora mia non vedo l’ora si torni a quei bei tempi.

Prima gli italiani, anzi, stringiamo ancora un po’ il territorio, prima il Nord, perché anche se è passato del tempo, i napoletani puzzano ancora. Era ina voga una canzoncina che diceva: “«Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Son colerosi e terremotati. Con il sapone non si sono mai lavati.»

Signora mia, che bei tempi!

LA CARNE DEGLI ANGELI (Alda Merini)

LA CARNE DEGLI ANGELI (Alda Merini)

Un punto è l’embrione
un secolo di vita
che ascolta l’universo
la memoria del mondo
fin dalla creazione.
L’uomo che nascerà
è un’eco del Signore
e sente palpitare in sé
tutte le stelle.

PER STARE IN FORMA

PER STARE IN FORMA

Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio.

Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di the verde senza zucchero per prevenire l’obesità e cacciare i radicali liberi.

Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua, anche se poi per espellerli richiede il doppio del tempo che hai perso per berli.

Tutti i giorni bisogna bere un Actimel o mangiare uno yogurt per avere gli indispensabili bacilli L. Casei Defensis, che nessuno sa bene che cosa cavolo siano, però sembra che, se non ne ingoi per lo meno un milione e mezzo tutti i giorni, finisci per vedere sfocato.

Ogni giorno un’aspirina per prevenire l’ictus, e un bicchiere di vino rosso contro l’infarto, più un bicchiere di bianco per il sistema nervoso, ed uno di birra che già non mi ricordo per che cosa era.

Se li bevi tutti insieme, ti può provocare un’emorragia cerebrale, ma non ti preoccupare, perché non te ne renderai neppure conto.

Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.

Si devono fare tra i 4 e i 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo per mangiare se ne vanno 5 ore.
Ah, dimenticavo, dopo ogni pasto bisogna lavarsi i denti.

Ossia, dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti, e così via, finché ti rimangono 3 denti in bocca.

Senza dimenticarti di usare il filo interdentale, di massaggiare le gengive e di fare il risciacquo con Listerine.

Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 per mangiare fa 21.

Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.

Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno.

Già, non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz’ora, facendo attenzione a tornare indietro dopo 15 minuti, se no la mezz’ora diventa un’ora.

Bisogna mantenere le amicizie, perché sono come le piante, da annaffiarsi tutti i giorni.

E bisogna pure tenersi informati, leggendo almeno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.

Ah, importante, si deve fare l’amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine.

Bisogna essere moderni, creativi e rinnovare la seduzione.

Bisogna anche avere il tempo per spazzare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane, un gatto o magari dei figli.

Insomma, per farla breve, i conti danno 29 ore al giorno.

L’unica possibilità che mi viene in testa è fare varie cose contemporaneamente.

Per esempio ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta, così almeno ti bevi i due litri d’acqua.

Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore col compagno/compagna che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.

Ti è rimasta una mano libera? Chiama qualche amico! O i genitori!

Bevi il vino, perché, dopo aver chiamato i tuoi, ne avrai bisogno.

Il Bio Puritas con la mela te lo può dare il tuo partner o la tua partner, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio.

Mi è venuta la confusione mentale.

Adesso vi lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo. So che devo andare urgentemente in bagno. E ne approfitto per lavarmi i denti.

Però, se ti rimangono due minuti liberi, portate tutto questo a conoscenza dei vostri amici, che devono essere annaffiati come una pianta.

E se, per caso, l’aveste già fatto e non ve lo ricordate, vi perdoneranno perché capiranno che è l’Alzheimer che, nonostante tutte le cure, non siete ancora riusciti a debellare.

(Dal web)

NELLA LIVIDA TORINO

NELLA LIVIDA TORINO

Così, se non intercettavano la telefonata, avremmo di sicuro un papaverone cinque stelle che, nella Torino livida di Appendino, cancella le multe agli amici.

E questa è una.

La seconda è che i cinque stelle cantano vittoria per le sue dimissioni, accampando un rigore punitivo che, dicono, è solo roba loro. Ma non è stato licenziato, si è dimesso lui.

Pensa che rigore se nessuno avesse intercettato quelle telefonate.

Pensa se invece di dare le dimissioni se ne fosse rimasto al suo posto.

Dopo aver fatto a pezzi Marino per la sua panda senza permessi per il centro storico di Roma, avrebbero tenuto al suo posto un fratacchione che dalla segreteria della sindaca torinese cancella le multe ai protetti.

Eppure, conoscendoli, mi sa che avrebbero potuto farlo: hanno già apprezzato il potere magnifico del “me ne frego”.

VIVA L’ITALIA

VIVA L’ITALIA

In effetti è vero, Matteo Renzi sta esagerando!

Con uno sparuto numero di sostenitori vorrebbe stravolgere la vita politica ed economica del paese.

Lo sta dimostrando ineccepibilmente, sta rovinando l’Italia, i numeri parlano chiaro!

Li analizziamo per bene e confrontiamoli.

L’occupazione sta salendo inesorabilmente, la congiuntura economica si sta gravemente mettendo in linea con gli standard Europei e le agenzie di Rating stanno dando valutazioni che riportano l’Italia a livelli pre-crisi. Un disastro direi.

Pensate ha avuto il coraggio di insistere per dare, in più,  960,00 euro all’anno, ai lavoratori in busta paga, suscitando orrore generale, soprattutto nei sindacati.

Ha elargito soldi alle neo mamme, agli indigenti e ai giovani.  Che illuso!

Voleva abolire gli enti inutili e abolire il senato e le province! Ma dai!

Ha fatto la riforma elettorale, gravissimo atto incostituzionale, sarebbero bastati due giorni per farla meglio, disse qualcuno.

Pensate come era bello quando i migliori governi aumentavano le accise sulla benzina e sulle sigarette o quando ci ritrovammo all’improvviso meno soldi sul conto corrente.

Erano belle le riforme della Fornero, quelle elettorali della lega, fantastico il parlamento che decretò sostanzialmente lecito il bunga bunga, legittimando la parentela di una partecipante con Mubarak, e le feste e le porchette, in Campidoglio! Una meraviglia!

Ricordo il milione di posti di lavoro berlusconiani, la legalizzazione del falso in bilancio, i condoni fiscali ed edilizi, insomma! Bei tempi davvero!

Lo spread era un salasso per tutti, Berlusconi raccontava le barzellette e Monti prima e Letta dopo le rendevano verosimili.

Ecco! All’ epoca c’erano D’Alema, Bersani, Prodi, Grasso e tanti grandi personaggi che oggi vogliono riportarci ai bei tempi.

Sosteniamoli, diamo loro la possibilità di riappropriarsi del potere perduto, e rivivremo la gloria e il brivido del default.

Mettiamo in mano il paese a questi super pensionati di lusso. La Fornero, foraggiata da questi bravi politici, ha già sistemato le nostre.

Viva l’Italia!