BREVE NOTA ECONOMICA…..AMARA

BREVE NOTA ECONOMICA….AMARA

Se qualcuno ha investito 10.000 euro in BTP nel mese di maggio 2018, adesso valgono 8.500 euro. Ecco i risultati dell’aumento dello spread di cui loro “se ne fregano”.

È che così fregano tutti gli italiani.

Ma uno dice: “mica li ho tanti soldi, io non mi preoccupo”.

Vero?

Fino ad un certo punto, perché in questo modo è lo Stato, quindi tutti noi, che ci impoveriamo e quindi non ci sono più soldi per aiutare che ne ha bisogno.

Nessuno investirà più i propri soldi in Italia.

Tutti contenti e plaudenti a questo governo?

Chi se ne frega di queste cose è un incosciente.

E Salvini sta chiedendo soldi agli italiani, vuole ai loro rispami privati.

Forse pensa che siamo così cretini da elergire denaro, quel poco che si ha in tasca?

NO.

Salvini dice che nel caso in cui lo “spread dovesse salire gli italiani ci darebbero una mano”.

Il messaggio di questa affermazione è duplice:

A. In caso di crisi noi sequestreremo i beni liquidi depositati dagli italiani nelle banche e alle poste.

B. Per i beni non liquidi saranno gli italiani stessi a farne consegna (oro, brillanti etc).

Una requisizione forzata simile a quella dei comunisti in URSS o di Mussolini dopo l’esperimento fallito dell’autocrazia economica dell’Italia.

In ogni modo la realtà è questa: i costi per le casse dello Stato continuano ad aumentare.

È chiaro infatti che la traduzione dell’aumento spread vuol dire più spesa per interessi e meno risorse in servizi per i cittadini.

Ci auguriamo che finisca qui.

Però.

Le banche italiane, che si erano faticosamente risanate rispetto ai tempi della crisi, hanno perso in tre mesi un quarto del loro valore, proprio per la svalutazione dei titoli di Stato italiani che ne gonfiano il portafoglio.

Non sono fatti nostri?

Andate a chiedere un prestito e sentite che cosa vi rispondono.

Il maggior costo del denaro è micidiale per una economia che deve ripartire.

E se non riparte l’economia viene giù tutto.

Chiaro.

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CAMUSSO E IL DEF “CONTRADDITTORIO”

CAMUSSO E IL DEF “CONTRADDITTORIO”

Camusso, dopo 5 mesi di fiancheggiamento dei 5 Stelle e di silenzio sulla politica economica del governo, non poteva più tacere.

Annuncia che, forse, la Cgil si mobiliterà contro il Def.

Meglio tardi che mai, direte.

Certo.

Non fosse per il fatto che, per lei, la mobilitazione non è contro il Def.

Lei non dice che andrebbe, per il bene dei lavoratori, affossato e riscritto.

Per lei, infatti, il Def non è sbagliato, assistenzialista, contrario al lavoro e che porta al default.

No.

Per la Cgil il Def è solo “contraddittorio”.

Ha detto proprio così la Camusso: “contraddittorio”.

E perché?

Forse per la Camusso e la Cgil la contraddizione è tra il “reddito di cittadinanza” che per loro va bene, lo smantellamento della Fornero che per loro va benissimo e il resto del Def.

Come dire: il “compagno” Di Maio fa tutto bene, ma è condizionato dal cattivo Salvini e dai “tecnici” nel governo.

È questa la “contraddizione del Def” secondo Camusso?

Che inficia l’altrimenti splendida “manovra del popolo” dei 5 Stelle?

È così’?

Se fosse così, ringraziamo pure la Camusso del disturbo, ringraziamo della “minaccia” di mobilitarsi ma, le diciamo: “ dottoressa non si scomodi.

Se vuole davvero dare una mano al “popolo”, se ne stia a casa”.

SALVINI DICE CHE SE LO SPREAD SALE I CITTADINI SARANNO GENEROSI E LO AIUTERANNO

SALVINI DICE CHE SE LO SPREAD SALE I CITTADINI SARANNO GENEROSI E LO AIUTERANNO

Sarà vero? Gli italiani saranno così generosi e apriranno il loro portafoglio?

Spendere soldi in cambio di niente, non so quanti siano così propensi a farlo. Intanto suggerisco a Salvini, a chi rivolgersi.

La “manovra del popolo”, così ben studiata che è probabile che inneschi qualcosa di pericoloso per il nostro Paese.

Ma tant’è, questo è ciò che viene servito.

Per contribuire, appunto, ho stilato un elenco dei contribuenti a cui Salvini potrà rivolgersi immediatamente.

Sono convinta che aderiranno con entusiasmo.

– Tutti gli elettori del centrodestra che oggi fingono di non ricordare che Salvini faceva parte di quella coalizione che con i loro voti hanno contribuito a far vincere.

– Tutti i festanti sostenitori delle gioiose congreghe oscurantiste come Family Day, Popolo della Famiglia e via degenerando, che hanno seriamente pensato che la stabilità economica e sociale di un paese fosse messa in pericolo dalle Unioni civili e hanno votato compatti a destra, possibilmente estrema che dà più garanzie di doppia morale sempre gradita da quelle parti.

– Tutti i genitori No vax laureati su Google e impiegati presso se stessi su Facebook che hanno fieramente lottato, per riportarci alle epidemie medievali.

– Tutti i complottisti, nessuno si senta escluso, che hanno trovato nei Cinquestelle una casa accogliente per il loro disagio da assenza di istruzione e di buon senso.

– Tutto il circo mediatico che, tranne rarissime eccezioni, ha pompato questi fenomeni che in soli quattro mesi hanno messo in ginocchio il paese, e che oggi tenta disperatamente di rifarsi una verginità autoaccusandosi di “deficienza”.

– Tutti gli insegnanti che si sono sentiti “deportati” e che hanno visto negli scappati da scuola grillini, i convincenti rappresentanti delle loro giuste istanze, per un lavoro a chilometro zero dal proprio divano.

Mi scuso se dovessi aver trascurato qualcuno, ma sono impegnata nello scavo del traforo del Brennero, per agevolare un più veloce ingresso nel nostro paese della Troika che verrà a salvarci o a strozzarci del tutto.

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

Ci vorrebbe un dibattito serio ne Pd, ma serio davvero, mica i soliti piagnistei che vediamo ed ascoltiamo.

L’altra sera, Richetti era incalzato da Marco Damilano, che pretendeva quasi che Richetti si mettesse in ginocchio e gridasse battendosi il petto: ebbene si! Ho sbagliato!

Non dovevo sostenere il governo Renzi che fa schifo, puzza e caccapupù! (Il livello del giornalismo italiano è questo oramai e più sono pessimi e più spavaldeggiano in tv).

Mica contava quello che l’altro diceva, no, quello che contava era tirare un tratto sulle riforme, l’operato della precedente segreteria, quello e basta, tutto il resto, il paese che va a gambe per aria, gli attacchi ai giornalisti, puff! Svaniti nel nulla.

Damilano mica era preoccupato per quello, figuriamoci, continuava col tiro a segno come ha sempre fatto, come i pupazzetti con la chiave dietro che a un certo punto impazziscono, quando l’automatismo va in tilt.

Ecco io vorrei qualcuno che ad un certo punto la smettesse di fare il punching ball.

L’altra sera, Mario Monti ha detto una cosa giustissima: è ora che il giornalismo ricominci a fare i conti con la memoria (grosso modo il senso era questo).

Paff!

Prendi e porta a casa!

Lapidario, conciso ed efficacemente giusto.

Questo è quello che manca al Pd, che oramai, tirato dai soliti noti nella sindrome del punching ball, anche quando uno fa il verso di tirare un pugno, si mette a tremare da solo.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo le analisi dei soliti noti la sera delle europee: erano quasi sconvolti dal risultato, ma come, ma non è possibile, non se ne parla, non è nella nostra storia, no, no, fateci uscire da quest’incubo! Si deve vincere, anzi, quasi vincere e quasi smacchiare i giaguari, non dare troppo nell’occhio ecco.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo la sera del referendum, piangendo lacrime vere, nel vedere il treno delle riforme passare, senza fermarsi, consapevole che non sarebbe ripassato mai più e i soliti noti, a brindare, festeggiare, fare come i toreri sventolare le orecchie e la coda del toro oramai abbattuto, felici e contenti della disfatta del paese (perché di quello si trattava e chi non lo ha capito, adesso si goda il treno lanciato a folle velocità senza conduttore).

Adesso gli stessi che sventolavano le orecchie e la coda stanno ancora più incattiviti: ma come? Pensavamo che il toro fosse morto, ma è ancora lì?

E la gente lo applaude alle feste del partito, ma come? Ma no! E allora, ogni candidato al posto di toro, prima ancora di scendere nell’arena, deve lui stesso spuntarsi le corna, tagliarsi le orecchie, la coda e questa volta anche gli attributi, non si sa mai, é meglio.

Lo dico sinceramente, questo Pd non lo voterò se continua a proporre gente che: sì, ma i 5 stelle sono una parte di noi, perché io non sono come loro ed infatti non li ho votati e non li voterò mai, punto.

Perché quelli che: li abbiamo spinti nelle braccia della lega, hanno una visione politica pari a quella del mio bassotto, si informassero con chi siedono a Bruxelles.

Io sono europeista convinta, certo che l’Europa non è perfetta, ma preferisco l’Europa al nulla, perché questo saremmo e spero che un giorno nel Pd qualcuno faccia una lista di quanti soldi l’Italia prende dall’Europa, sarebbe bene dirlo alla gente.

La gente italiana, sono del parere che, quando vota, si debba prendere le proprie responsabilità, ogni volta si è aperto il paracadute, con governi di fortuna, la sinistra sempre dentro a riparare gli errori, esponendosi poi al malcontento e anche al declino.

Bene, questa storia deve finire e Renzi ha avuto l’intelligenza di dirlo: il popolo li ha votati!

Ebbene adesso governino (perché i soliti noti, noncuranti del risultato delle urne, già cominciavano a fremere sugli starting blocks della gara del: “Noi! Ci siamo noi a prenderci le porte in faccia con il sorriso”!

E la gente, (questo lo dico io) si assuma le proprie responsabilità, non adesso, ma più tardi, quando avremo toccato il fondo del precipizio, perché adesso, tutto va bene, mentre precipitiamo.

Bonjour Tristesse

PER BATTERE I POPULISTI NON BASTANO LE CHIACCHIERE E NEMMENO LE MANIFESTAZIONI

PER BATTERE I POPULISTI NON BASTANO LE CHIACCHIERE E NEMMENO LE MANIFESTAZIONI

Sembra quasi impossibile che la gestione della cosa pubblica sia finita nelle mani di questa classe dirigente, gialla o verde poco importa.

Chiamarla “classe dirigente” è troppo, comunque sono lì e dettano leggi senza alcun riguardo per la buona creanza, per gli usi e per la prassi, e neppure per le forme istituzionali più basilari.

“Hanno vinto le elezioni, mica si sono comprati l’Italia!”

Chi si prende il potere non lo molla così, dicendo: “Va be’, ci abbiamo provato, adesso fate voi!”

Ma adesso l’opposizione (ammesso che ci sia), quali mezzi ha per uscire da questa situazione, insopportabile per tutte le persone di buon senso, per chi ha il senso dello Stato e del lavoro, della convivenza civile e del progresso?

In una democrazia l’unico mezzo ammesso è la vittoria elettorale, su questo non ci piove.

Banale, ovvio.

Ma alle elezioni bisogna arrivarci, e poi vincerle, altrimenti siamo punto e a capo.

Non basta sopravvivere, o anche fare un buon risultato, bisogna vincere.

O si vince e si governa davvero, o si perde e continuano a governare loro.

Ma esiste questa consapevolezza nel dibattito nel dibattito politico nel centrosinistra? No, altrimenti avrebbe un altro tono.

C’è solo un istinto di sopravvivenza, una tendenza a sfangarla, a posizionarsi in vista di future sconosciute evoluzioni, piuttosto che provare, con decisione, a ribaltare la situazione.

È difficile!

Ma se gli obbiettivi non sono chiari, non saranno chiare nemmeno le strategie.

Dovrebbero capirlo anche quelli che si crogiolano nel 3% o che sono soddisfatti da 2 o 3 punti in più, dal gusto di prendere un voto in più del vicino di banco.

Perdenti, sono perdenti senza speranza. Inutili e dannosi alla causa della rinascita del Paese.

La legge elettorale permette di presentarsi con un solo partito, o anche con due, forse tre, basta che siano comunque una squadra che fa gioco di squadra, e non un pollaio.

Serve un programma di minima, chiaro, comprensibile, non ideologico ma pragmatico, che vada incontro alle esigenze reali basilari delle persone reali, non alle fumisterie da talk show.

Serve un leader, riconoscibile e riconosciuto. Non sarà Renzi, ma ci sono tanti bravi presidenti di Regione, o Sindaci o Assessori che formano una ottima classe dirigente e quindi un leader che non sia oggetto di liti e incomprensioni, si dovrebbe trovare.

Possibile che non si riesca a produrre un progetto così?

Possibile, certo.

Infatti, stando alle notizie di cronaca che arrivano dal Pd, per le primarie, si stanno proponendo una serie di personaggi che sono lontani mille anni luce dalla possibilità di definirli Leader veri e credibili. Una vera miseria.

Ma allora bisogna smetterla di scandalizzarsi per Casalino, Di Maio, Toninelli, Salvini, Di Battista, Borghi, Berlusconi e tutto il circo Barnum.

SALVINI TRA IL DIRE E IL FARE ALTRO CHE MARE…

SALVINI TRA IL DIRE E IL FARE ALTRO CHE MARE…

Due cosette a caso.

La prima:

Salvini dice parole bellissime sui disabili, anche condivisibili, poi impunemente ne occupa lo spazio sui marciapiedi, per fare la sua propaganda politica. Salvini dice bene e razzola malissimo…

 

La seconda:

Salvini dice peste e corna di chi spaccia. Giustamente. Gli spacciatori sono dei delinquenti. Poi capita che arrestano un leghista spacciatore.

 

Quando si dice poi la sfortuna…..ma tanto è tutta colpa dell’Europa

LA VERITÀ È CHE OGNUNO VOTA CHI GLI SOMIGLIA

LA VERITÀ È CHE OGNUNO VOTA CHI GLI SOMIGLIA

Facile fare gli onesti con il fondo schiena degli altri, il difficile è esserlo veramente.

Gridavano onestà nelle piazze ma poi governano con un partito che ha rubato 49 milioni agli italiani, perché i soldi che ci sono dietro alle poltrone di governo fanno gola a tutti.

Quando si tratta di scegliere il premier scelgono uno che ci ha provato ma è stato beccato. La vicenda è oscura ma rimane il fatto che a suo tempo il premier Giuseppe Conte scelse di non fare ricorso e pagare.

Considerato che i tempi c’erano tutti per il ricorso, se scegli di pagare significa solo che sai di perderlo con un ulteriore aggravio di spese.

Insomma sono onesti sì, ma fino a quando non li beccano con le mani nel sacco.

La parte onesta del paese si chiede spesso come si possano votare questi personaggi, non Conte che è stato scelto dai due capetti, ma i vari Di Maio e company.

La risposta è semplice, voti chi ti somiglia, chi pensi possa difendere i tuoi interessi, motivo per il quale gli italiani votarono per Mussolini, poi per la Democrazia Cristiana, fino ad arrivare a Berlusconi e oggi alla Casaleggio Associati.

Un popolo, con una evasione fiscale alle stelle, può votare persone oneste?

Io non credo.

SIATE ORGOGLIOSI DI CIÒ CHI SIETE, ANDATE FIERI DI ESSERE UN’ALTRA COSA.

SIATE ORGOGLIOSI DI CIÒ CHI SIETE, ANDATE FIERI DI ESSERE UN’ALTRA COSA

Abbiamo paura dello straniero, come fosse già un ladro, solo perché straniero.

Non abbiamo paura degli evasori fiscali (40% in Italia), (compresa la famiglia di giggino).

Non abbiamo paura di quelli che pagano in nero per 2 euro all’ora donne e uomini, per lavorare 16 ore al giorno e poi magari muoiono.

Non abbiamo paura, degli uomini che picchiano le donne.

I dati dicono che dovremmo aver paura di questo, invece no.

Noi abbiamo paura di una donna, di un bambino o di un uomo che arriva dopo giorni e giorni di viaggio su un barcone e tenuto rinchiuso in condizioni disumane, tenuto fermo, prigioniero perché l’unica cosa che sta chiedendo è la speranza, sì, quella di vivere.

Siamo un Paese strano, un Paese che prega e predica bene la mattina e poi si comporta all’opposto di quei valori, di quei principi in cui prega.

Siamo un Paese strano, un Paese che vuole dare diritti a tutti e poi se un bambino è gay bisogna portarlo dallo psichiatra.

Siamo un Paese strano, governato da gente strana.

Siamo in minoranza adesso amici, è vero. Ma non significa nulla anzi.

Ricordo che la maggioranza in un Paese l’hanno avuta cani e porci nel corso della storia, cani e porci, da Hitler a Mussolini tanto per dirne due a caso.

Siate orgogliosi di ciò chi siete, andate fieri di essere un’altra cosa.

SALVINI HA PERSO DI BRUTTO E DI MAIO, DA PERFETTO GESUITA DEL PARAGUAY, HA VINTO

SALVINI HA PERSO DI BRUTTO E DI MAIO, DA PERFETTO GESUITA DEL PARAGUAY, HA VINTO

È un fatto: la flat tax non c’è. Al suo posto un insipido contentino. Salvini porta a casa quasi niente sulle tasse.

È un fatto: la riforma della Fornero, altro cavallo di Salvini, se servono 41 anni di contributi, nei fatti, è una presa in giro. Utile solo ai dipendenti pubblici del Sud.

Non ai lavoratori privati e alle imprese.

I pensionati non saranno sostituiti da nuovi occupati.

Inoltre, per gli elettori di Salvini, aleggia la minaccia dell’attacco alle pensioni d’oro: un volgare eufemismo con cui si colpiranno dirigenti pubblici e privati, manager, ceto medio, il cuore degli elettori della Lega.

Le imprese, già colpite col decreto dignità, non ricevono alcun vantaggio, né in termini fiscali né indiretto con gli investimenti che, invece, vengono sacrificati.

Di più.

Come tutti i cittadini, le imprese, pagheranno il costo del denaro in banca (mutui, prestiti, operazioni), alimentato dallo spread e dalle nuove misure del Def (indeducibilità degli interessi per le banche).

Su una manovra di 21 miliardi ben 11, oltre la metà, va al reddito e alla pensione di cittadinanza.

Per finanziarli si gratta il fondo del barile e si addossa la manovra ai ceti produttivi.

Infine, per finanziare l’assistenza si imbroglia sulla crescita taroccando le previsioni di crescita del Pil.

Insomma: il vincitore sulla manovra è Di Maio.

Gli sconfitti, oltre l’Italia che si avvicina all’abisso (spread, giudizio negativo delle agenzie di rating, condanna europea), sono Tria e Salvini.

Le sue sbruffonate contro l’Europa sono servite solo ai dilapidatori a 5 Stelle.

L’assistenzialismo e la decrescita sono il dominus della manovra.

Salvini porta a casa, forse, solo un piccolo odioso condono.

Salvini non realizza nulla della sua parte del “contratto di governo”.

Ha perso.

Ora i suoi elettori dovrebbero rincorrerlo con i bastoni.

Metteteci pure che ai ceti produttivi, ai liberali e moderati, come ciliegina sulla torta (indigesta) del reddito di cittadinanza e dei sussidi, Di Maio da perfetto gesuita del Paraguay, impone pure le chicche delle domeniche senza negozi e del divieto di “spese immorali”.

I liberali piangano.

Sarebbe l’ora, signori, del “contro Salvini”.

I moderati, gli elettori di centrodestra e i ceti produttivi (imprenditori e lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti) del Nord e del Sud dovrebbero ribellarsi.

Salvini li ha sacrificati ad un patto medievale con i demagoghi a 5 Stelle.

Smettiamola di regalargli pure la stella e la qualifica di sceriffo.

Solo polveroni.

Sull’immigrazione non è cambiato nulla.

Insomma, è l’opposto di ciò che sostiene, con la consueta perfidia, D’Alema: che questo sia un governo a cui può succedere solo uno peggiore.

Invece siamo alla frutta.

E qualunque nuovo governo (senza più i 5 Stelle) sarebbe un’esigenza nazionale e da augurarsi.

Tutto è meglio che mantenere lo scempio di questo governo.

Il Pd esca definitivamente dall’introversione, trovi coraggio, isoli chi vuole l’elemosina dai 5 Stelle e faccia politica.

Non un inutile congresso.

(U.Minopoli)

TAL BORGHI CI PORTA ALL’ITALEXIT?

TAL BORGHI CI PORTA ALL’ITALEXIT?

“Se potessi avere mille lire al mese”, recitava un’allegra canzone del 1939.

Ora c’è in giro qualche irresponsabile che vorrebbe farne l’inno di Italexit, nella sciagurata eventualità che l’Italia esca dall’euro, per scelta o, più probabilmente, perché indesiderata dagli altri condomini dell’eurosistema.

Il leghista Claudio Boghi, che non è solo l’economista di riferimento di Salvini, ma riveste il ruolo istituzionale di presidente della commissione Bilancio, se n’è uscito, a mercati aperti, dicendo che «con una sua moneta l’Italia avrebbe risolto tutti i problemi».

Conseguenza: lo spread ha scavalcato quota 300 punti e i titoli delle banche in Borsa hanno preso l’ennesima legnata, inducendo i banchieri a rarefare il credito a imprese e famiglie.

Bingo.

Di questo passo sarà l’euro a uscire dall’Italia, non viceversa.

Naturalmente, la narrazione pentaleghista attribuisce i rovesci che subiamo sui mercati a un complotto pluto-demo-ecc. che vedrebbe Francoforte, Bruxelles e le principali cancellerie europee unite contro il «governo del cambiamento» e la sua «manovra del popolo».

La realtà, invece, è che le dichiarazioni prima ancora che gli atti del governo gialloverde minano la nostra credibilità e ci trasformano in una ghiotta occasione per chi di mestiere specula, facendo un lecitissimo arbitraggio tra le diverse aspettative economiche, e ci rendono strumento docile nelle mani di chi, per interessi politici e finanziari, vuole far saltare il banco della moneta unica.

È inutile che ci giriamo intorno: l’equazione +deficit=+crescita=–debito non regge.

Tanto più se il maggiore sbilancio è dovuto a spesa corrente improduttiva o, peggio, a sussidi assistenziali.

Sono anni che i governi di turno suonano questa musica, altro che “cambiamento rivoluzionario”, siamo nella più perfetta delle continuità, e sono altrettanti anni che il Paese è in declino.

E quando il declino si accompagna al mantenimento di quelle che economisti e sociologi chiamano «aspettative crescenti», il risultato inevitabile è che si produce una rottura.

Il 4 marzo c’è stata la rottura politica, che ha aperto le porte al populismo sovranista. Il quale, però, avendo spinto troppo sull’acceleratore delle aspettative, rischia di accentuare le contraddizioni e con esse il declino.

E non è detto che un’altra rottura non sia dietro l’angolo.

Ma non vorremmo che portasse il nome di Italexit.