IL POTERE DELLE PAROLE

IL POTERE DELLE PAROLE

Un guru, una volta, stava tentando di spiegare ad una folla il modo in cui gli esseri umani reagiscono alle parole, si nutrono di parole piuttosto che di realtà.

Uno degli uomini si alzò e protestò dicendo: «Non sono d’accordo sul fatto che le parole abbiano un effetto di questa portata su di noi!»

Il guru rispose: «Siediti figlio di puttana».

L’uomo divenne livido di rabbia e disse: «Tu ti definisci una persona illuminata, un guru, un maestro, ma dovresti vergognarti di te stesso».

Il guru allora rispose: «Perdonami, mi sono lasciato trasportare. Non volevo. Chiedo scusa».

L’uomo si calmò.

Allora il guru disse: «Sono bastate poche parole per scatenare una tempesta dentro di te; e ne sono bastate poche altre per farti calmare nuovamente, non è vero?»

Parole, parole, parole, parole, quanto possono imprigionarci se non sono usate correttamente!

(A.DeMello)

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LA GRANDE ILLUSIONE

LA GRANDE ILLUSIONE

Si prospetta la triste fine di Pisapia?

Quando timidamente la proposta di Giuliano Pisapia apparve, nel rissoso panorama della sinistra a sinistra del Partito Democratico, con il chiodo fisso di questa parte politica, di “ricostruire” il centrosinistra, si capiva già che era destinata a fallire.

Il problema erano gli obiettivi opposti, che come i poli della calamita di attraggono o si respingono, a seconda di come li confronti.

L’idea del ex-sindaco era chiara e nobile: rifacciamo il centrosinistra perché serve al Paese.

Da allora lo abbiamo visto impegnato, senza risparmiare energie, nella vana ricerca di un risultato impossibile.

Pisapia si comporta tuttora, come nel lontano 1937 il grande regista Jean Renoir, si agitò per tre anni alla ricerca di finanziatori del suo grande capolavoro: quel film “La Grande Illusione”, che, una volta “girato”, concorse all’Oscar e lasciò una segno di grande arte nella storia del cinema.

Il regista fu più fortunato del politico Pisapia, perché non aveva contro quei quattro diseredati ai quali poco importa rifare il film del centrosinistra.

Essi hanno ben altro obiettivo, che perseguono con tenacia: contrastare Matteo Renzi.

Che poi, in fin dei conti, non è un terrificante nazista degli anni trenta, ma un giovane leader politico, ricco di idee e di energie, che ha già dimostrato con i numeri di poter giovare al Paese molto più di quei tre gatti rognosi che si affannano a combatterlo.

E solo per queste ragioni essi, su quell’altare, sacrificheranno anche Pisapia. Infatti, seppure giungessero a un iniziale accordo, l’ex-sindaco non resisterebbe per molto, di fronte alle iniziative dei “fuoriusciti”, dettate solo dal rancore.

Perché tanto odio solo contro Renzi, dei rappresentanti di questa sinistra miseramente minoritaria?

Non certo per un antagonismo su ideali e su programmi politici, ma per l’impossibilità di recuperare per costoro la certezza di una mezza dozzina di poltrone nel prossimo Parlamento. La paura è tanta. L’allontanamento della poltrona, fa superare qualsiasi certezza acquisita. Tuttavia D’Alema, Bersani e il garzone Speranza non rischiano la fame. Sono superprotetti dai meccanismi che deputati e senatori hanno costruito nei decenni, garantendosi stipendi e pensioni da favola, anche dopo aver lasciato le poltrone..

La componente che porterà il tentativo di Pisapia al fallimento è contenuta anzitutto in quella carica di “odio” personale, che non gli permetterà di portare a casa un risultato positivo. E il frutto di quell’odio rischia di offrire prima ai siciliani e poi a tutti gli italiani una probabile nefasta vittoria di Berlusconi, o addirittura di elevare sugli altari gli apprendisti stregoni di Grillo.

Purtroppo il progetto di Giuliano Pisapia è destinato a restare “Una Grande Illusione”. E non vincerà l’Oscar della sana politica.

Per colpa di tre gatti rognosi.

IL FANTASMA DI CATERINA SFORZA NELLA ROCCA DI DOZZA IMOLESE

IL FANTASMA DI CATERINA SFORZA NELLA ROCCA DI DOZZA IMOLESE

Volevo vedere i muri dipinti di Dozza e la sua Rocca, ma alla fine mi sono innamorata della storia di una donna Caterina Sforza che lì vi ha abitato e la cui vita non è stata semplice.

Nel 1488, morì assassinato il signore feudale Girolamo Riario, lasciando vedova sua moglie, Caterina Sforza, che divenne una delle donne più influenti del Rinascimento.

Nel 1494 la nobildonna fece restaurare la fortezza dall’ingegnere militare Giorgio Marchesi, grazie al quale divenne ancora più sicura: per esempio i muri furono portati allo straordinario spessore di circa una decina di metri e fu costruito un torrione al lato dell’entrata che venne chiamato “Torresino”. Tuttavia il castello, nonostante la strenua difesa opposta da Caterina, non poté resistere, nel 1499, all’assedio delle truppe papali di Cesare Borgia – figlio di Alessandro VI –, detto il Valentino: dette truppe conquistarono sia Dozza che la vicina Imola. Nel 1504 Papa Clemente VII diede a quest’ultima la giurisdizione sulla rocca, poi la cedette nel 1529 alla nobile famiglia Malvezzi di Castel Guelfo e solo due anni dopo al cardinale Lorenzo Campeggi per 4000 scudi d’oro.

Il nome “Sforza” non può che essere legato ai celeberrimi Duchi di Milano. Forse fu proprio lì che, nel 1462/1463, nacque Caterina, figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, moglie di Gian Pietro Mandriani, siniscalco di corte. Quando Galeazzo sposò Bona di Savoia, cognata del Re di Francia, Caterina fu affidata alle sue cure e considerata sua figlia a tutti gli effetti.

Dopo la strenua quanto inutile difesa della Rocca di Dozza dall’invasione da parte di Cesare Borgia, il 12 gennaio del 1500 Caterina divenne sua prigioniera, subendo numerose umiliazioni, finchè la Francia non ottenne la sua liberazione. Si spense il 28 maggio 1509 a Firenze, dove si era trasferita. A lei, conosciuta come donna dal carattere forte e vendicativo, erano attribuite conoscenze farmaceutiche – trasmesse dallo speziale ed arcidiacono della Cattedrale di Forlì -, alchemiche e magiche.

Tutti questi fattori contribuirono a fare entrare Caterina Sforza nella leggenda, insieme al suo presunto fantasma che sarebbe stato visto da appassionati del paranormale e da sensitivi, aggirarsi ancora nel castello che aveva cercato di difendere con così tanto coraggio – e così pure nella Rocca di Imola.

(Le note storiche sono state prese dal sito: http://www.notizie.it/fantasma-caterina-sforza-nella-rocca-dozza/).

A parte la storia di una bella donna del Rinascimento, Caterina Sforza, Dozza è famosa per i suoi murales. I muri dipinti che adornano il paesino piccolo in verità, rimasto nella sua struttura medioevale.

L’espansione del territorio è avvenuto più a valle, così che il paese è rimasto rinascimentale. Bello e caratteristico.

Contemporaneamente era stata allestita una festa paesana particolare: “La festa delle “azdore”, che in dialetto significa la Festa delle “reggitrici della casa”. Le specialità buonissime era quelle emiliano-romagnole, con abbondanza di piatti, allegria, e tanta gente.

Per chi è stato a queste feste è facile immaginare.

Mi è piacito in particolare il muro dipinto della Caserma dei Carabinieri: La nostra Bandiera mirabilmente dipinta dagli studenti, tra le rovine del dopoguerra.

 

 

ORIGINALITÀ DALEMIANA

IL PENSATORE

Breve Biografia di Massimo D’Alema aggiornata al 4 settembre 2017.

D’Alema contro Natta: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Occhetto: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Veltroni: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Prodi(1) “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Prodi(2): “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Renzi: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Gentiloni: “ricostruiamo il centro sinistra”
D’Alema contro Minniti: “ricostruiamo il centro sinistra”

Fine Biografia

UN ALTRO VIRUS ALL’ORIZZONTE

Un altro virus insidioso e pericoloso all’orizzonte

Tanti e tanti anni fa, mi pare che così comincino le fiabe, in un Paese lontano lontano di nome Italia, si pensava ancora che Berlusconi fosse mortale, anche se i più depressi di noi dicevano “Berlusconi prima o poi scomparirà, ma il problema sarà il berlusconismo che con i suoi guasti vivrà a lungo”.

Incredibilmente, e questo nessuno lo avrebbe pensato, nemmeno un regista acuto come Nanni Moretti che immagina un crollo apocalittico e assolutamente definitivo del Caimano, assistiamo invece oggi ad uno scenario impensabile: Berlusconi è tornato e il berlusconismo, come previsto, continuerà a lungo a produrre i suoi terribili effetti.

Il consiglio di Montanelli “gli italiani lo votino una volta questo benedetto Berlusconi, così si vaccineranno!”, non è stato un buon consiglio. Gli italiani lo hanno votato e rivotato e non si sono vaccinati.

Ora però c’è un altro virus, Grillo, (Casaleggio, per quanto inquietante, penso che senza Grillo non avrebbe presa a lungo) e sarebbe bene che non si ripetesse l’esperimento di votarlo perché “accada quel che deve accadere, tanto meglio, così gli negli italiani si formeranno gli anticorpi e ce ne liberiamo!”.

No, per favore: è un ragionamento senza capo né coda.

A parte il fatto che stiamo già assistendo al disastro di Roma, ammettiamo per un momento di poter scindere Grillo dal grillismo.

Questa volta forse Grillo ha meno possibilità di essere immortale.

Berlusconi si prendeva frequenti pause di riflessione, chiamiamole così, mentre Grillo, questo bisogna ammetterlo, è sempre sul pezzo, sempre che sbraita, che strabuzza gli occhi, che sputacchia, che inveisce con la giugulare tesa allo spasimo e ad un certo punto è anche possibile che stramazzi di schianto al suolo, per poi riprendersi, per carità, ma possibilmente solo per la vita famiglia.

Ma a quel punto il grillismo è già partito e non ne conosciamo assolutamente gli effetti.

E se fosse ancora peggiore del berlusconismo?

Se una politica basata sulla menzogna come sistema di presa sul pubblico disinformato, sul pressapochismo, sull’ignoranza totale dei più elementari principi di economia oltre che di tutto, assolutamente di tutto, producesse una società ancora più difficile da recuperare fino a decretarne la morte?

Come e quando sperare di vedere il nostro Paese risollevarsi?

Quanti decenni ci vorranno?

E chi avrà la forza di farlo?

Bisogna che ci pensino bene questa volta gli arrabbiati prima di votare.

Lasciamo perdere l’informazione che non si capisce bene a che gioco stia giocando e gli estimatori diamoli per persi, ma i delusi, gli scontenti, i disinteressati, i non informati, la prossima volta non ripetano il dispetto del referendum.

E’ un dispetto del cavolo ed è come castrarsi da soli.

IL SOLITO GIOCHETTO

Due piccioni con una fava

Il giochetto si è ormai palesato.

In Sicilia Mdp e SI presenteranno un candidato geneticamente perdente: Claudio Fava. Mi dispiace per lui perché lo ritengo un ottimo giornalista, scrittore e bravissima persona.

Troveranno modo di sostenere e dialogare con i fascio-grillini e regaleranno l’isola a FI e Lega o, peggio ancora, ad un branco di non si sa bene cosa. Scontato.

Tutta questa genialata pur di non appoggiare il candidato dell’odiato Pd.

Naturalmente sarà un servizietto che sarà lautamente ricompensato dai redivivi forzisti.

In sede di discussione della nuova legge elettorale FI premerà per consentire ai due schieramenti di entrare in parlamento, chiedendo l’abbassamento della soglia di accesso al 3%, o al 2% se qualcuno “se la vede” proprio brutta.

Almeno al 2% le due compagini dovrebbero riuscire ad arrivare, praticamente il minimo sindacale.

Berlusconi riesumato gongola.

Ovvio.

Il duo Bersani-D’Alema rivitalizzato ha lo scrannetto assicurato e potrà garantirsi ancora un lustro di sopravvivenza.

Gli unici a non accorgersi di nulla saranno come sempre i sostenitori dei due “statisti”, troppo impegnati a sputtanare governo e Pd per accorgersi di queste porcate.

Tutto quindi immobile ed eguale a qualche mese fa, quando a dicembre ci recammo a votare per il referendum costituzionale.

Stesse alleanze, stesse trame, stessi inciuci.

Hanno pure l’ardire di incazzarsi se glielo fai notare. Sulle loro facce il mitico Giachetti avrebbe molto su cui argomentare.

Cambia solo il clima balneare, con le sedie a sdraio e gli ombrelloni a sostituire poltrone e caminetti ed una bella fetta di crostata da gustare.

 

ERBA CON AMBIZIONI DI ALBERO

Erba con ambizioni di albero

Le ambizione di Mdp, alias art. Uno

e, per analogia, delle decine di erbettine sinistre che popolano il tabellone della scheda elettorale

RADICAL & CHIC

RADICAL & CHIC

C’è una “sinistra” paracula, ipocrita e benpensante che ha votato in tutta Italia i pentastellati.

Un microcosmo di attempati radical chic, giovani in cerca di rivoluzioni da cavalcare e diritti da rivendicare.

Quel microcosmo che si indigna secondo convenienza, che è accogliente con i migranti ma possibilmente lontano da casa propria, che lotta con loro ma che poi la sera rientra a casa tra agi diffusi.

Quella sinistra che pochi giorni fa si è lanciata in anatemi contro forze dell’ordine e contro l’odiato ministro dell’interno.

Quella “sinistra” che con le sue ambiguità difende illegalità e storture di questo paese in nome di “diritti” e mai di doveri.

Quella “sinistra” nullafacente che a Roma ha contribuito all’elezione della giunta più disastrata d’Italia, perché incapace di riconoscere nel movimento cinque stelle le radici eversive ed antisistema, le silenziose connivenze con quel sottobosco di illegalità diffusa che attanagliano la capitale fino a soffocarla.

Quel movimento cinque stelle che ha iniziato la sua avventura capitolina parlando di “rivoluzioni” e che poi alla prova di governo si è comportato salvaguardando privilegi, aumentando prebende e sparpagliando a pioggia incarichi e poltrone.

Insomma il più classico dei “facciamo finta di cambiare tutto per poter conservare tutto, così com’è, senza inimicarci nessuno”.

Quella “sinistra” ben pensante che nel difendere illegali, occupazioni abusive, emargina chi legalmente ha fatto anni di graduatorie attendendo pazientemente l’assegnazione di un alloggio.

Esistono forse sfigati di serie A e di serie B, oppure fa più “figo” scendere in piazza per chi si pone fuori dalla legalità da chi la legalità la pratica?

Quella che ritiene etico che in un comune come quello di Roma capitale, che riceve denari per dare una degna sistemazione ai migranti, non sia stato predisposto un serio piano di ricollocamento degli stessi a seguito degli sgomberi.

Quella che non chiede conto nella giornata di assoluta irreperibilità delle autorità comunali cittadine, preposte al ricollocamento degli occupanti, ma che fa le pulci ad agenti di polizia e ministro Minniti, per inciso ad oggi uno dei migliori della nostra storia repubblicana.

Quella che pensa che un palazzo in pieno centro nella capitale possa divenire impunemente un indecoroso bivacco per disperati, attraverso un “esproprio proletario”, nell’assoluta incuranza dei diritti di chi di quel palazzo è proprietario e sul quale paga le tasse e che così comportandosi se ne strafotte pure del degrado nel quale sono costretti a vivere gli stessi occupanti.

Se questa “sinistra” ottusa e perdente che ha trovato identità nella demagogia grillina non riesce a comprendere che non esiste diritto senza dovere, oltre che ad essersi posta fuori dalla storia, si è posta pure lei fuori dalla legalità.

E l’assenza di consenso popolare che la isola ed emargina, lo testimonia.

Una sana accoglienza passa attraverso il rispetto di diritti e doveri, passa attraverso il rispetto assoluto della legalità.

Tutti a sdegnarsi e contrirsi per lo sgombero di Piazza Indipendenza  a Roma, ad ingiuriare l’odiato ministro dell’interno che, secondo questa logica demenziale, essendo uomo con radici a sinistra, dovrebbe tollerare simili abusi.

Proprio perché uomo di sinistra, Minniti ha senso e rispetto per la legalità. Quella che non solo si enuncia ma soprattutto si pratica.

Quella che deve garantire a tutti i cittadini, anche ai nostri ospiti assistenza, supporto all’integrazione servizi sociali di adeguati.

Non sarà il buonismo stucchevole della sinistra, neppure la continua rincorsa al consenso con le capriole grilline, a risolvere questi problemi.

I problemi vanno governati, le scelte fatte con coerenza e serietà, anche rischiando di non piacere a tutti.

Questo significa fare Politica. Il resto, demagogie, opportunismi, atteggiamenti paraculi e ruffiani li lasciamo agli altri, a quelli che con la loro ottusità vogliono consegnare questo paese alle destre.

Ed è per questo che il Pd non può perdere tempo ed energie ad inseguire questa deriva, ove si pensa che, con la forza e la prevaricazione, si possano trovare soluzioni.

(Democraticamente nera)

INSEGNERAI A VOLARE …. (Madre Teresa di Calcutta)

INSEGNERAI A VOLARE …. (Madre Teresa di Calcutta)

Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo Volo.

Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno.

Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita.

Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita,

rimarrà per sempre l’impronta dell’ insegnamento ricevuto.

(Madre Teresa di Calcutta)