MAGGIO IL MESE DELLE ROSE

MAGGIO IL MESE DELLE ROSE

LA PROSSIMA VOLTA

LA PROSSIMA VOLTA

La prossima volta che incontrate qualcuno che irritato o furioso o magari arrogante, ironico, che trova da ridire su tutto, o che comunque ha perso la calma, allora cercate di ricordare che: una persona che si sente bene non ha mai alcun bisogno di attaccare o di mettere in ridicolo nessun altro. Non ditelo all’altra persona tenetevelo per voi e incomincerete a vedere costui o costei in una nuova luce.

Kay Pollak, dal libro Nessun incontro è un caso

IL POPOLO DEL SÌ

IL POPOLO DEL SÌ

Questo strano popolo del sì

di Giuseppe Turani | 01/05/2017

Il popolo del sì, battuto, umiliato, deriso il 4 dicembre, è risorto.

Matteo Renzi, l’uomo-cattivo da abbattere con ogni mezzo, ha fatto le primarie, ha stravinto e è stato rieletto segretario del suo partito. I critici, i profeti della fine di “questo” Pd avevano pensato a un po’  meno di un milione di partecipanti. Invece sono stati almeno due milioni, con 80 mila volontari impegnati nell’organizzare 10 mila gazebo e i centri di voto in tutta Italia e anche all’estero: da Montreal a Shangai.

Due milioni di persone che si sono recate ai seggi, spesso con la famiglia, con in mano i due euro per votare e per contribuire alle spese. Molti hanno dato anche di più. Tutti hanno ricevuto la loro brava ricevuta. Ma la cosa impressionante non è nemmeno questa grande mobilitazione (senza uguali nel panorama politico italiano), la cosa che ha colpito è stata l’allegria della giornata: niente musi lunghi, ma solo la voglia di riesserci un’altra volta. Di mandare un segnale di esistenza.

La giornata di ieri ha mostrato chiaramente che questo, ormai, è un paese di democrazia compiuta: in un paese così, di famiglie serene che vanno con i bambini a votare, con il presidente del Consiglio che al seggio prega i giornalisti di ridargli la moglie, bloccata dai fotografi, con dei volontari che hanno allestito un gazebo (a forma di igloo) a tre mila metri di quota per gli sciatori, non potrà mai esistere alcuna deriva di destra.

Ma, adesso, fatta la festa, cominciano i problemi. La scena politica è tutta cambiata. L’uomo che doveva essere liquidato, Matteo Renzi, e contro il quale il 4 dicembre scorso si era formata una sorta di Santa Alleanza che comprendeva tutti, meno lui e i suoi amici, è ancora in campo. Se possibile, dentro il suo stesso partito è più forte di prima: ha stravinto con il 70 per cento dei voti.

Sul piano formale è stato molto educato. Buone parole per tutti. Ma non ha offerto niente a nessuno, nessun posto, nessun incarico. Sulle possibili alleanze ha detto una frase sola: faremo alleanze con la gente e non con partiti e partitini che rappresentano solo se stessi.

E questo apre qualche spiraglio si quella che sarà la sua linea. Ci si può sbagliare, ovviamente, ma penso che non reimbarcherà gli scissionisti che se ne sono andati (da D’Alema in avanti…). Gli altri, forse, non lo hanno ancora capito, ma questo è un Pd diverso. Non è più quello che Bersani aveva lasciato qualche mese fa borbottando di tradimenti di valori e cose così.

Questo, anche se a molti non piace, è il Pd di Renzi, un Pd liberal-democratico, che vuol fare le cose e non stare a discutere sui valori intangibili del secolo scorso.

Tutto quello che si affastella alla sua sinistra, dal campo progressista di Pisapia a articolo 1, è passato direttamente in archivio, non interessa.

E, ancora, è un Pd che punta a vincere le prossine elezioni. E qui molti sorridono: si tratta solo del sogno di un megalomane. Invece, è un disegno lucido, l’unico possibile. Si tratterà di vedere quale legge elettorale alla fine ci sarà e quale parlamento ci darà. Ma già da subito una cosa è chiara: oggi, questo Pd di Renzi, risorto come d’incanto dalle sue ceneri, è l’unica forza politica che si ponga nettamente e senza equivoci contro il dilagante populismo (quello che sceglie i candidati sindaco con 20 clic). L’unico avversario vero di Grillo, insomma. La scelta nelle prossime elezioni sarà questa. Per tutti: ricchi e poveri, operai e borghesi.

Ieri c’è stata la sorpresa dei due milioni di voti, domani potranno esserci altre sorprese.

In realtà, molti commentatori oggi sbagliano e dicono cose vecchie perché non hanno capito che cosa è successo ieri: è nato un nuovo Pd. La sigla è sempre quella, e anche le sedi e le bandiere, ma sotto il cofano il motore è cambiato. Questo nuovo Pd non è più un amalgama mal riuscito fra democristiani e comunisti, ma è qualcosa di nuovo. E’ il Pd del popolo del sì.

En marche.

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

Vorrei invitare i simpatizzanti di Matteo Renzi, o comunque del Partito Democratico, a provare l’esperienza, come volontari dei seggi per le primarie.

E’ un bel momento per chi ha voglia di essere presente e utile per il bene del paese. Le primarie di un partito sono sempre una scoperta. L’incontro in quel contesto con le persone che conosci, e con altre di cui non sai nulla, ma che sono lì ad esprimere una scelta, è emozionante.

Ora sento tanto commenti di “sapienti e saputi giornalisti” che, per queste primarie del 2017, criticano la bassa affluenza, la paragonano a quelle del 2013 con un ghigno di soddisfazione, ma non considerano che 2 milioni di persone, di domenica, che si mobilitano per un voto che tutto sommato, incide, ma è una scelta cosi decisiva per la vita, e, che si prestano a dare 2 euro, rinunciando ad un caffè, e che partecipano con la loro presenza alla vita politica, è una cosa straordinaria, se paragonata ad altri partiti e ad altri paesi.

Questi soloni della notizia, propensi solo alla critica, si dimenticano che 2 milioni di persone per una consultazione in cui è stato coinvolto un solo partito, il Pd, mentre nel 2013 la primarie riguardavano tutta la coalizione di centro sinistra e sinistra e quindi molti altri individui, significano molto per il segretario eletto di quel partito. Lo sanno, ma fanno finta di dimenticarsi.

Mi piacerebbe che anche la destra, in coalizione o meno, facesse le primarie. Allora sì che potremmo paragonare le affluenze in modo critico e consapevole. Ma non succede, non le faranno mai, per paura di uno scarso interesse da parte dei propri cittadini per questo tipo di consultazioni. Paura di “copiare”.

Ripeto 2 milioni di scelte vive e presenti, sono tanti, rispetto a poche decine di clik, dati nel silenzio della propria camerina, scelte paragonabili ad un gioco solitario infantile.

Forse è stato davvero un miracolo la netta vittoria di Renzi, considerate le scissioni, le inchieste giudiziarie e il vento che spazza il Paese.

Matteo Renzi ha vinto con percentuali che non ammettono repliche. A valutare il risultato a giochi fatti, si potrebbe cadere nell’errore di considerarlo prevedibile e scontato: invece, la difficilissima fase attraversata da Renzi, dalla perdita del referendum a quella di Palazzo Chigi, passando per i guai dell’inchiesta Consip, e le insidiose candidature di Andrea Orlando e Michele Emiliano, facevano di queste primarie un ostacolo non facile, nemmeno per un leader abituato, come lui, a questo tipo di sfide.

Ma non siamo sprovveduti e sappiamo benissimo che le difficoltà maggiori cominciano proprio ora.

Non ci resta che fargli gli auguri più sentiti possibili e di non fargli mai mancare il nostro appoggio ed il nostro entusiasmo.

 

Finisco con le parole simpatiche e spicce di Toni Jop:

“Poche balle. E’ andata bene, eccome. Poco meno di due milioni di cittadini hanno deciso che era cosa buona farsi una coda e perdere qualche ora della giornata pur di votare un segretario di partito.  Potevano fare quello che volevano: stare a casa, andare al mare, votare questo o quell’altro. Quel che avessero deciso di fare avrebbe comunque modificato radicalmente il flusso delle cose. Hanno avuto il potere tra le mani e lo hanno usato. Nessuno li ha comprati, minacciati. Nessun altra forza politica in Italia ha abbastanza anima per inventarsi una scena come questa. Fa sorridere seguire gli imbarazzi, comunque vestiti, di commentatori e politici che si aspettavano un funerale. Come la pignoleria di chi fa la conta con il metro in mano, senza tener presente che nell’arco di pochi mesi tutto è cambiato. La sinistra era già stata giustiziata, si trattava solo di raccogliere il cadavere e offrirlo a grillo. Il nuovo re, e invece? Cosa ne uscirà, lo vedremo, ma intento mettetevela via.”

“IN CAMMINO”

“IN CAMMINO”

Senza anatemi, insulti e post autoreferenziali, tanto cari all’antipolitica, En Marche, con Emanuel Macron hanno reso vincente la loro rivoluzione dell’ottimismo: per il rinnovamento del proprio Paese e un nuovo modo di stare in Europa.

Anche qui, in Italia, recenti manifestazioni di confusione e litigiosità hanno bloccato riforme e rinnovamento. Prestando il fianco al più bieco populismo che non indugia ad inquinare il tessuto democratico con falsità, ingiurie e palesi dimostrazioni di incapacità amministrativa.

È quindi sempre più importante partecipare alle scelte della politica. Le Primarie del Partito Democratico sono l’occasione più prossima per iscritti ed elettori di scegliere la loro linea politica: unico esempio di democrazia interna in un panorama di movimenti e partiti che operano quali SrL o aziende padronali.

Domenica 30 aprile, sarò “In cammino” in questa consultazione. Esprimerò la mia preferenza alla linea prospettata da Matteo Renzi per stimolare quelle riforme che aiutino la ripresa economica, indispensabile a ridurre lo scarto fra chi ha tanto e chi è ai limiti della povertà. Il tutto in un contesto che opera per un’Europa più omogenea, meno rigida, più vicina alle proprie genti e pronta ad intervenire nelle problematiche del mondo, sempre nello spirito della sua millenaria cultura di pace e democrazia sorta sulle macerie di due terribili conflitti e della follia nazi-fascista.

CARO ORLANDO CI SEI O CI FAI?

CARO ORLANDO CI SEI O TI FAI?

Lo dico con sincerità, mi hai deluso

Forse il fatto che eri sempre stato in silenzio, forse il fatto che non hai mai fatto nulla in vita tua che potesse provocare un dissenso, per il semplice fatto che non hai proprio fatto nulla, nonostante le innumerevoli cariche che hai avuto, insomma, che dire? Tutto questo ci aveva portato a classificarti, come bravo ragazzo. Come persona intelligente.

E però, amico mio, ci vuoi proprio male, hai deciso di farci passare per creduloni e ci stai riuscendo.

Dal momento in cui ti sei candidato alle primarie, non c’è giorno, non c’è ora, non c’è minuto, in cui non riesci a star zitto e non dire o non fare qualcosa che sconfessi quelle due doti che ti avevamo attribuito.

Non sto qui a elencare quello che hai detto, servirebbe un libro, non un semplice post, perché in pochi giorni sei riuscito a superare le nefandezze dette da Razzi in anni di carriera.

Non sto qui a esaminare il progetto politico, perché personalmente lo trovo inesistente. Assieme a ovvietà, infatti incluse in ogni mozione, un po’ di slogan che piacciono ai nostalgici, a quelli che non vogliono arrendersi all’evidenza dei fatti. Quegli slogan che hanno permesso a Berlusconi di spadroneggiare per anni e rendere le classi che la sinistra dovrebbe proteggere le più massacrate.

Vero, a qualcuno ancora piacciono i simboli, i teoremi. Per loro stanotte ti sei presentato ai cancelli della Fiat. Evidentemente ti ha dato fastidio che nei circoli interni alle fabbriche Fiat, Renzi abbia avuto un plebiscito. Ma secondo te, dimmi, dovrebbero appoggiare te che sei amico di Landini, quello che aveva convinto Marchionne a chiudere tutto in Italia e portare tutto all’estero, o chi lo ha convinto a riaprire e consolidare gli stabilimenti nazionali? Sono centinaia di migliaia di lavoratori che adesso la notte dormono e che prima non dormivano grazie a politiche e inciuci che tu adesso vorresti riproporre.

E non sto qui nemmeno a giudicare se sei un bravo ragazzo o meno. Certo se facessi propaganda senza dire una menzogna ogni 5 minuti, sarebbe meglio. Come sarebbe stato meglio per tutti noi non sapere che per anni hai firmato centinaia di provvedimenti di cui adesso ci dici non essere d’accordo. Fare il Ministro non è un obbligo, firmare i provvedimenti nemmeno. Le persone oneste agiscono secondo coscienza non per salvaguardare una poltrona e poi al momento giusto, buttare molotov su chi ti ha dato fiducia.

Ma va bene, parliamo solo dell’ultima. Oggi hai detto che Renzi vincerà il Congresso ma non può vincere le elezioni. È singolare questa uscita. Da una parte perché dice una cosa molto probabile, perché è difficile che qualcuno vinca le prossime elezioni. Dall’altra dopo aver denigrato il tuo avversario (e in una competizione ci sta) ma anche giudicato il tuo partito una disgrazia, cosa vuoi dirci?

No, perché quello che capiamo è questo: “ votate me, così vinciamo le elezioni”,  non ci sono altre interpretazioni da dare a questa frase. Allora mi viene spontanea la domanda che nella mia città si fa in questi casi: ma tu, ce fai o ce sei?

Tu, che mandi in giro per l’Italia, sprovveduti a illustrare la tua mozione, che dice, includere, includere, includere, ci spieghi “chevvordì ? “.  Lo so non c’è bisogno, includere quei 4 che sono usciti e poi fare l’alleanza con tutti i gruppuscoli di sinistra. Geniale, idea nuova, non ci aveva mai pensato nessuno, e soprattutto non l’abbiamo mai tentata.

Però vedi, (lo dico a te, ma so che non ce n’è bisogno, parlo a chi ha visto in te l’alternativa) i fuoriusciti + tutti  i gruppuscoli della sinistra che puzza di sinistra, messi tutti assieme arrivano forse a un 5%.

Invece sai bene che tutti i nuovi tesserati, che sono tanti, non come hai detto ai giornali stamattina, mentendo sapendo di mentire, e sono tanti nonostante che i tuoi scagnozzi che hai sparso in giro per l’Italia a negare tessere ai nuovi e a non farli partecipare alle convenzioni, ebbene ripeto, i nuovi, se vincessi te, non ti voterebbero, tornerebbero a non votare.

Quindi, che Renzi segretario possa non vincere le elezioni è nelle cose, ma che possa vincerle tu, non solo è fantascienza, ma se vincessi tu il partito sparirebbe.

Dopo aver detto queste cose immagino già molti amici pronti a  lapidermi dicendo che noi dobbiamo fare la guerra alle opposizioni e non all’interno. E allora aggiungo tre cose.

Quando all’interno c’è qualcuno che fa la guerra al partito a favore delle opposizioni, per me la sostanza non cambia, è un avversario quanto gli altri.

Quando si adottano sistemi come le primarie, è naturale che le battaglie siano aspre. Quindi risparmiatemi morali.

Ultima, l’andamento dei congressi non lascia adito a dubbi su che direzione stia prendendo, e questa è una cosa che sta dando fastidio a tutte le parti. A chi ha voluto fortemente questo congresso sostenendo che Renzi fosse un intruso nel partito. A chi come me non lo voleva ritenendolo un’inutile perdita di tempo per non andare subito ad elezioni.

Però attenzione a due fatti: tutti i media erano posati tutti compatti su quella tesi del Renzi intruso. La sua probabile vittoria li scatenerà e troverà ogni modo e inventerà di tutto per far sì che il 30 Aprile si ribalti la situazione.

Infine, io non credo che quelli che hanno spinto e sostenuto Orlando, e noi sappiamo chi sono, abbia tentato di vincere. No, io purtroppo credo che il tentativo sia quello di recuperare posizioni e ricollocare un certo numero di poltrone quanto basta utili a ricominciare il teatro dell’opposizione minoritaria ma urlante e mediatica che ancora una volta inibisca e rallenti il progetto politico.

Consiglio agli amici: lasciate stare le ola per i risultati, non è il momento. Invece non mollare, la fase dura deve ancora iniziare.

(Adriano Amato)

 

Condivido totalmente il commento che evidenzia in maniera chiarissima tutte le difficoltà che il PD sta attraversando. Spero vivamente che Renzi ce la possa fare, so che metteranno in campo tutte le armi per contrastarlo, media in primo piano, e se malauguratamente ciò dovesse avvenire il PD, di cui ho la tessera sin dalla sua formazione, non sarà più il mio partito.

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

Bolero Garibaldi.

 Dal Panaro al Reno, dal Samoggia, al Lavino e lungo la via dei “Castelli” comprendente in tutto o in parte i comuni di Bazzano, Casalecchio di Reno, Castello di Serravalle, Crespellano, Monte San Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Savigno e Zola Predosa.

L’attività e l’azione della 63a “Bolero” presenta caratteri particolari, anche per i collegamenti operativi con la vicina area collinare del modenese e con i comuni della pianura Anzola dell’Emilia, Calderara di Reno, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore.

In questa ampia fascia pedemontana e pianeggiante l’attività fu particolarmente intensa, specie se si considerano le modalità e le tecniche della guerriglia. Determinati furono anche i collegamenti con vaste categorie sociali.

L’attività operativa, al pari della sua espansione politica è certamente dovuta in gran parte alle presenza di una delle formazioni più combattive, disciplinate e meglio dirette, la 63a, alla creazione della quale ebbe parte importante BrunoTosarelli, guidata, in tempi e settori diversi, da uomini dotati di capacità militari e politiche come Amleto Grazia “Marino”, Monaldo Calari “Enrico”, Ildebrando Brighetti “Brando”, Corrado Masetti “Bolero”, Renato Cappelli “Leo“, Antonio Marzocchi “Toni”, Beltrando Pancaldi “Ran” e altri che poterono disporre fin dall’inizio, dell’adesione e della partecipazione attiva di notevole parte della popolazione locale e dei contadini in particolare, i quali assicurarono nelle loro case, in parte trasformate in “basi” specie nella zona collinare, la necessaria protezione ed assistenza alle formazioni mobili operanti nel vasto territorio.

La 63a, fra le formazioni del bolognese, è quella che, pur estendendo più di ogni altra il terreno operativo, seppe conservare un’unità di indirizzo, assumendo un assetto organizzativo articolato e duttile per adattarsi a condizioni ambientali, e anche politico-sociali, assai diverse.

Dalla fascia pedemontana alla zona Appenninica la Brigata potè disporre di zone di protezione naturale, assumendo talora, come nel caso della zona collinare (Bazzanese e Valle Samoggia) il carattere di una formazione di montagna, idonea cioè a sostenere scontri frontali in campo aperto, come quello di Rasiglio dell’8 ottobre 1944.

Nella zona Valle Samoggia e Bazzanese furono attivi con continuità tre Battaglioni (“Zini”, “Monaldo”, “Sozzi”, già “Artioli”) coordinati dal Comando di Brigata, affidato nell’ordine, a Amleto Grazia “Marino” (caduto a Monte San Pietro il 9 aprile 1945), Corrado Masetti “Bolero” (caduto a Casteldebole il 30 ottobre 1944 insieme al commissario di Brigata, Monaldo Calari), Renato Cappelli “Leo” e nella fase pre-insurrezionale da Beltrando Pancaldi “Ran”.

La strategia adottata dalla 63a Brigata “Bolero” era quella di dislocare gli uomini in numerose basi costituite solitamente da case coloniche in cui stazionavano piccoli gruppi di partigiani.

Di qui venivano poi portati degli attacchi a sorpresa i cui bersagli erano spesso rappresentati da presidi tedeschi o fascisti in cui potersi rifornire di armi e munizioni, sempre carenti in Brigata.

In pianura le SAP compivano sabotaggi, cercavano di recuperare il bestiame razziato dai tedeschi, appoggiavano e difendevano le manifestazioni di protesta delle donne e della popolazione.

In contatto con i partigiani della “Bolero” erano anche molti operai della Ducati di Bazzano e Crespellano e della SAMP di Zola Predosa, che organizzavano gli scioperi, l’ azione politica ed il sabotaggio.

Nel luglio 1944 la formazione era divisa in tre Battaglioni e ad essa vennero aggregati gruppi SAP dei comuni di Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano e Bazzano. Venne creato in quel momento anche un gruppo GAP.

Il 30 luglio la Brigata venne ufficialmente riconosciuta dal CUMER. In agosto Monaldo Calari riprese il suo posto dopo essere stato liberato dal carcere bolognese grazie all’azione compiuta il 9 dalla 7a GAP.

Nell’autunno del 1944, non essendovi grandi movimenti sul fronte, l’esercito tedesco concentrò la sua attività in azioni di rastrellamento contro le formazioni partigiane; questa serie di deportazioni, razzie e distruzione delle case, culminò nel rastrellamento di Monte San Pietro compiuto dai nazisti l’8 ottobre in cui vennero fatti prigionieri 150 uomini fra partigiani e civili e vennero bruciate 30 case.

Il 9 ottobre i tedeschi raggiunsero Rasiglio, ingaggiarono una battaglia con i partigiani e riuscirono a fare 13 prigionieri che vennero poi impiccati il giorno dopo a Casalecchio di Reno. Fra questi vi erano 6 russi che si erano uniti alla Brigata provenienti dalla “Stella Rossa” ed uno studente della Costa Rica. della “Bolero” si misero in marcia verso Bologna, su ordine del CUMER, ma un gruppo fu bloccato dal fiume Reno in piena a Casteldebole e venne sorpreso, grazie ad una segnalazione, da un battaglione tedesco. Alla fine si contarono 20 partigiani uccisi 15 civili assassinati per rappresaglia dai nazisti. Dopo questi avvenimenti il comando delia 63a Brigata Garibaldi rimase praticamente isolato e la direzione dei quattro Battaglioni fu affidata a Renato Cappelli.

Mentre durante i mesi di ottobre e novembre i partigiani delle formazioni di montagna erano costantemente sottoposti ad attacchi, le formazioni di pianura colpivano distaccamenti tedeschi, colonne di rifornimenti e proteggevano le manifestazioni della popolazione che chiedeva pane, viveri e pace o che assaltava gli ammassi del grano.

Nel febbraio 1945 ripresero, dopo la lunga pausa invernale, le operazioni degli Alleati. Vennero intensificati i bombardamenti sia aerei che terrestri e le formazioni partigiane proseguirono con le azioni sabotaggio, in particolare alle linee telefoniche tedesche.

Nel marzo 1945 si intensificò l’attività partigiana e la popolazione sempre più mostrava insofferenza per la guerra, ad esempio il 1° 320 partigiani armati protessero una manifestazione a Bazzano in cui la popolazione protestò contro l’occupazione tedesca e la mancanza di generi alimentari.

Ai primi d’aprile arrivarono al comando della “Bolero” le direttive per l’imminente battaglia decisiva. Tutti i fronti di guerra erano ormai in movimento, i partigiani si dovevano spostare al più presto in città per l’insurrezione armata. Cominciò quindi il lavoro di preparazione ed a metà aprile la 63a “Bolero” aveva già i suoi Battaglioni ed il comando in stato d’allerta e si cercò di predisporre in città le basi dove accogliere la Brigata. Tutti i Battaglioni entrarono in azione e le pattuglie uscirono anche di giorno per sorvegliare i movimenti dei nazisti e dei fascisti.

Il 14 aprile iniziò l’avanzata della 5aArmata americana.

Le forze della 63a Brigata “Bolero” si erano schierate per contribuire alla liberazione delle zone in cui operavano. Il Battaglione “Monaldo” era schierato sulle colline di Monte San Pietro. Il Battaglione “Zini” su quelle di Zola Predosa e nella zona di Crespellano. Il “Sozzi” nella zona di Bazzano, Oliveta e Monteveglio. L”‘Armaroli” a Calderara e il “Marzocchi” a San Giovanni in Persiceto ed Anzola. Il loro compito era quello di attaccare i tedeschi in fuga cercando al tempo stesso di impedire, come indicato nelle direttive del CUMER, la distruzione degli impianti pubblici, dei ponti, delle fabbriche.

La marcia di avvicinamento a Bologna iniziò il 18 aprile e i partigiani si muovevano su strade e campagne occupate dai tedeschi. A Gessi la Compagnia che faceva capo alla base ubicata nella casa colonica degli Zini fece prigioniero un intero comando tedesco.

Fra il 19 e il 21 aprile 1945, dopo giorni di scontri con le truppe tedesche, il Battaglione “Monaldo” prese contatto con i primi soldati della 5a Armata e venne liberato Monte San Pietro poi il Battaglione continuò l’avanzata a fianco degli Alleati.

Il Battaglione “Zini” dopo aver liberato Gessi e Gesso si unì a Lavino con le pattuglie Alleate. In seguito venne attaccato il Comando di una Compagnia tedesca su Monte Capra. Nell’avanzata verso Zola Predosa e Crespellano proseguono gli scontri e lo “Zini” consegnò agli Alleati numerosi prigionieri. Le perdite tra le file partigiane furono di 5 morti e 22 feriti.

Il Battaglione “Sozzi” dopo duri scontri a Stiore e Monte Budello riuscì a liberare Monteveglio e Bazzano. Durante l’avanzata nella zona furono catturati prigionieri e armi. Le perdite tra le file partigiane furono di 2 caduti e 5 feriti.

Il 20 aprile 1945 le forze Alleate, dopo aver liberato Zola, si diressero guidate da partigiani dello “Zini” verso la via Emilia per raggiungere Anzola dove nel tardo pomeriggio arrivarono alcuni carri armati preceduti dai partigiani. In località Palazzo dell’Opera si erano asserragliati molti soldati tedeschi che tentarono di opporre resistenza, tanto da provocare la ritirata dei carri armati, mentre i partigiani proseguirono l’azione. Nella serata, gli uomini di Anzola, assieme alle forze Alleate iniziarono il rastrellamento di tutta la zona, durante il quale furono catturati circa 300 prigionieri. Alcuni Sappisti riuscirono poi ad impedire che il ponte sul Ghironda fosse fatto saltare.

Sempre alla sera del 20, le forze naziste e fasciste uscirono da Bologna: una parte tentò di passare sulla Persicetana, altri andarono verso nord passando da Calderara. Un drappello di militi della Brigata nera venne fermato sulla via Emilia ad Anzola dagli uomini della Compagnia “Mazzoni”. Una parte dei militi fascisti tentò di resistere e venne ingaggiato un combattimento durante il quale morirono 3 partigiani ed alcuni fascisti. Gli altri componenti della squadra in ritirata vennero poi consegnati agli Alleati.

I Battaglioni “Armaroli” e “Marzocchi”, nella notte tra il 20 ed il 21 entrano in azione e liberano le zone di pianura comprendenti Anzola, Calderara, Sala Bolognese e Persiceto II giorno 21, mentre le truppe Alleate entravano a Bologna, a San Giovanni in Persiceto i partigiani impedirono la distruzione di un magazzino di riso in località la Barchessa. Uomini della 1a  e della 2a  Compagnia si opposero alla distruzione del Mulino Tamburi.

Un’altra squadra della 1a Compagnia attaccò i tedeschi alivoli e in quella azione un partigiano rimane gravemente ferito. Durante le giornate della liberazione 6 partigiani del Battaglione “Marzocchi” vennero uccisi e 8 feriti.

Gli uomini di Calderara di Reno riuscirono ad isolare i presidi di retroguardia. Nella zona di San Vitale di Reno, in località Crocetta, la 3a Compagnia attaccò un presidio tedesco sul fiume. A Bonconvento, un altro presidio di 3 carri armati si arrese ai partigiani senza combattere. Partigiani della 1a e della 3a Compagnia sostennero uno scontro e catturarono una pattuglia tedesca. Lungo la ferrovia vi era una postazione tedesca che, aprendo il fuoco, uccise un partigiano.

Altri 5 furono i partigiani che vennero uccisi durante la liberazione e 10 i feriti.

La squadra di Sala Bolognese, durante il giorno della Liberazione riuscì a catturare numerosi prigionieri.

(Fonte A.N.P.I. Bazzano)

(Un ricordo doveroso, in nome di quello spirito comune che dovrebbe albergare in ognuno di noi, nella festa del 25 aprile.)

L’IGNORANZA È LA PIÙ FORTE ALLEATA DI OGNI MALE

L’IGNORANZA È LA PIÙ FORTE ALLEATA DI OGNI MALE

L’ignoranza è la più forte alleata di ogni male. Se riguarda la natura, da cui dipendiamo tutti in ogni momento e se riguarda la vita interiore dell’essere umano, che governa ogni pensiero e azione, l’ignoranza è certamente fra le prime cause di sofferenza e distruzione, di mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri. Eppure proprio questi due argomenti sono in gran parte esclusi dalla nostra istruzione ed educazione. Allora domina l’istinto, anche se si è convinti di usare la ragione.

L’istinto è un ottimo sostegno alla vita, dalla più semplice alla più complessa, e si è formato nel corso di milioni di anni. E’ immediato e non richiede riflessione prima di agire. E’ dunque utilissimo anzitutto nelle emergenze, ma anche in molti casi in cui è necessario semplicemente lasciarsi andare. E’ però anche ciò che spinge alla sopraffazione e alla violenza attive e passive. Tende a dominare quanto a lasciarsi dominare, a seconda del carattere e di ciò che si è vissuto. Presiede alla paura, utile per evitare i pericoli, ma trascina anche alla viltà delle azioni più meschine. Accende l’amore ma tormenta con la gelosia, suscita l’ammirazione ma avvelena con l’invidia. Rimugina ma non ragiona e come via d’uscita trova la prevaricazione.

L’essere umano, però, si è evoluto e ha creato cose meravigliose andando oltre l’istinto, imparando cose nuove, spesso in contraddizione con la spinta più primitiva. Le ha chiamate cultura e educazione. Grazie a loro è diventato possibile costituire una società dove le sfumature del pensiero e del comportamento hanno mitigato le tinte estreme e contrapposte, incompatibili con le qualità più elevate, degne della parola “umanità”. Il pensiero che ha dato origine alla scienza, alle arti e all’incivilimento, deriva dal combinarsi di istinto ed educazione. Lo svantaggio di questa conquista è la lentezza e la fatica con cui si acquisisce, soprattutto se mancano buoni insegnanti e buoni libri. Una volta trovati, però, vale la pena di fare uno sforzo, perché è largamente ripagato.

 

NEL GIORNO DEDICATO ALLA TERRA

NEL GIORNO DEDICATO ALLA TERRA

Tutti possiamo migliorare il mondo, purché conosciamo i suoi aspetti più importanti:

  • la natura, da cui veniamo tutti e da cui tutti dipendiamo, anche se viviamo in un condominio senza neppure un balcone fiorito.
  • noi stessi, per sapere quello che davvero vogliamo e per avere il coraggio di realizzarlo.

Allora possiamo accorgerci che ciascuno è importante e ci prendiamo la responsabilità di agire nel modo più rispettoso possibile anche a favore degli altri, che siano persone, animali, piante o qualsiasi altro aspetto della natura.

21 APRILE 1945 – LIBERAZIONE DI BOLOGNA

21 APRILE 1945 – LIBERAZIONE DI BOLOGNA

 

BOLOGNA, 21 Aprile (1945) “All’ippodromo ci sono le corse domani”: con questo segnale il 21 aprile 1945 la BBC diede inizio all’attacco congiunto di truppe alleate e dell’azione partigiana. Quel sabato, fu un’alba molto lunga per Bologna, che vide entrare nelle sue mura il 2° Corpo Polacco dell’8° Armata Britannica, il 91° e il 34° reparto avanzato USA, le avanguardie combattenti di Legnano, Folgore e Friuli e buona parte della brigata partigiana di Maiella. I partigiani occuparono i punti nevralgici della città, tra cui la Questura, il carcere, la Prefettura, il Comune e le caserme. “I nazifascisti sono stati cacciati e non ritorneranno mai più” dichiarò Onorato Malaguti – che diverrà il primo segretario generale della Camera del Lavoro – alle truppe amiche, ben consapevole che ancora l’Italia intera era assoggettata al giogo tedesco. Dopo l’espugnazione di Bologna, i nazisti e le loro truppe scapparono verso il nord in una disperata fuga.

Quel 21 aprile, la vista dalla torre degli Asinelli è esaltante. Finalmente liberi, i bolognesi escono in strada per festeggiare i loro eroi. I bersaglieri sfilano in via Rizzoli in mezzo alla folla esultante. Dal balcone di Palazzo d’Accursio si affaccia il nuovo sindaco di Bologna, Giuseppe Dozza (primo sindaco del dopoguerra) che riceve le consegne dall’ex podestà fascista.

Bologna è la prima città del Nord Italia a respirare nuovamente la libertà dalla dittatura nazifascista. A tutti i valorosi combattenti caduti per liberare la popolazione, viene dedicata una lapide in Piazza del Nettuno, sulla facciata del Palazzo Re Enzo, con la partecipazione anche di una delegazione polacca.

Questo breve articolo è dedicato alla memoria di chi ha vissuto quei tragici giorni, a chi ne ha visto la fine e a chi non ce l’ha fatta. A chi col proprio sangue ha scritto un nuovo capitolo della vita bolognese, italiana. A quanti di noi tendono a dimenticarsi quanto sia preziosa la nostra terra, la nostra identità di popolo così forte e tenace, e quanto sia costata la nostra libertà, quella libertà che continua a permetterci il confronto, anche se a volte politicamente tumultuoso, come in questi giorni.

Dedicato a chi ama questo Paese e questa città così Dotta, Rossa e Grassa. “Viva Bologna!”

(Giulia Lazzarini – Associazione culturale “Succede solo a Bologna”)