CERCASI DECRETO DIGNITÀ

CERCASI DECRETO DIGNITÀ

Cercasi decreto dignità disperatamente.
Insomma disperatamente è un po’ troppo, ma un po’ di curiosità sì, c’è.
Per una settimana abbiamo sentito ripetere una parola inglese “Riders”, tanto per copiare il modus del precedente governo. Bastava dire fattorini e si capiva subito di chi si stava parlando. Magari con l’aggiunta di “consegne a domicilio”.
Però il decreto non si trova, non c’è né sul sito del governo, né pubblicato sulla GU.
Forse l’ha letto Salvini che il giorno della discussione nel Consiglio dei Ministri, proprio quel giorno, era a Siena a guardarsi il palio, invece di stare al CdM.
Che si sia accorto che è una puttanata?
Che si sia accorto, pur vantando che la sua Lega non è più solo il Nord, sia proprio quel Nord il suo “core business”?
E “il core business” lo ha in quella miriade di piccole imprese per le quali il “decreto dignità” è un dito nell’occhio?
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LA NOIA CI ASSALE

LA NOIA CI ASSALE

Stiamo vivendo un periodo di tempo politico, in cui ci assale la noia.

Tutto è prevedibile.

Le battute al fulmicotone di Salvini che stoppano qualsiasi discussione e soprattutto qualsiasi voglia di controbattere, fanno venire il latte alle ginocchia tanto sono stupide, ripetitive e gelide.

La noiosa tiritera di Di Maio ansioso di abbattere qualsiasi cosa fatta dal governo precedente, anche se è costretto a percorrere la stessa strada, perché le idee originali gli mancano.

I vaccini sì, i vaccini no. Una vera solfa infinita.

Lo stereotipato e autolesionista atteggiamento del Pd. I capi o reggenti o chiunque sia dalle parti delle sedi romane di comando, come sempre, si ammazzano tra di loro, ignorando totalmente quella che loro stessi chiamano: la base. La base di che? Non si sa, visto che non la conoscono.

E Fico cosa fa Fico, cosa dice? Si divide dagli altri pentacosi? Questa è un’attrazione che ci affascina così tanto che alla fine abbiamo gli occhi strabici.

La punzecchiatura noiosissima, quotidiana, di Travaglio, a Renzi. Se non lo fa non dorme per una settimana per inventare che cosa poter dire di “originale”.

Tutto prevedibile, tutto già detto, tutto noioso fino allo sfinimento.

Ma forza è coraggio, non tutto è noioso, resta la curiosità di sapere se i 49 milioni incassati dalla lega ladrona, saranno restituiti. Ecco una notizia che non è una notizia.

Persino i nostri post sono diventati noiosi. Ne leggiamo solo il titolo e siamo sicuri di conoscerne già il contenuto.

Quant’è vecchia questa gente che sembra avere facce giovani.

Quant’è povera di idee la classe che si dice “dirigente”.

Quant’è diventato povero questo paese.

Forse non solo la noia, ma anche lo schifo.

http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2018/07/05/di-maio-sbloccati-280-milioni-per-i-centri-per-l-impiego-il-pd-fo-1-746484.html

Ecco.  Vantarsi di fare cose già predisposte da chi c’era prima è davvero miseria mentale, ma soprattutto ipocrisia.

“I 235 milioni che Luigi Di Maio si vanta di aver destinato ai centri per l’impiego non sono altro che i fondi destinati alle regioni dalla legge di bilancio 2018, grazie a un emendamento a prima firma Gribaudo e al governo a guida Pd, che ha previsto la distribuzione tra le regioni già a gennaio di quest’anno. Di Maio finge ancora di portare a casa grandi risultati mentre sta solo usando la buona eredità del centrosinistra”, hanno dichiarato la Deborah Serracchiani e la vice capogruppo Pd alla Camera Chiara Gribaudo.

(Unioneonline/L)

Solo che il Pd non sbandierava le cose fatte come questo ipocrita. Oppure le gente non voleva ascoltare, mentre ascolta questa marionetta di Casaleggio.  Incredibile ma questo paese è diventato così, stravolto dalla ipocrisia.

 

 

NESSUNO SI FA LE DOMANDE VERE

NESSUNO SI FA LE DOMANDE VERE

1) Che ci facevano quei bambini su un barcone che al 50% si sa che affonderà?

2) Chi ce lo ha messi?

3) Chi ha sfruttato per soldi l’ignoranza di quei genitori?

4) Quale disperazione può discolpare chi mette bambini su un barcone?

5) Perché ci stiamo dimenticando della schifosa criminalità di chi ha organizzato e tuttora organizza quei viaggi?

6) Perché si perde tempo a litigare su chi e quanti ne deve accogliere e non ci turba il fatto, enorme, del modo in cui partono dall’Africa?

È tutto lì il problema. È tutta lì la barbarie.

E chi se ne dimentica è complice di omicidi.

Il genocidio è opera degli scafisti che mettono sui barconi sgonfi le persone paganti.

È raccapricciante che si spargono lacrime di coccodrillo e si dimentica la causa delle morti, i barconi.

È insopportabile e falso il buonismo cialtrone che dimentica la vera urgenza, il solo atto umanitario e solidale, razionale, logico: quei barconi non devono più partire.

Neanche uno deve più lasciare le coste dell’Africa. Meglio andare a prenderli con le nostre navi sicure sulle coste: selezionare lì chi può partire.

E invece ironizziamo sugli hot spot in Africa. Prima delle quote obbligatorie o volontarie di accoglienza verrebbe l’obbligo di non farli partire.

Non così. Non con i barconi.

E questo bisogna farlo capire, a muso duro, anche agli stati africani costieri.

Basta coi ricatti anche da parte loro.

Non è facendo credere di salvarli in mare che ci puliamo la coscienza.

Quei bimbi sono morti in un naufragio a poca distanza dalle coste libiche. Non c’è Ong, non c’è marina militare, non c’è porto aperto o chiuso, che poteva salvarlo. Non dovevano partire.

Volete dirlo o no?

Ma oggi fa comodo dimenticarsi di questo e buttarla in politica.

Non si illuda chi fa così, di essere più umano e meno razzista di Salvini.

Piange solo lacrime di coccodrillo.

Questo lavoro lo stava facendo proprio Minniti e lo si è trattato come un “assassino, senza anima”. Da tutti, anche dai suoi compagni di partito.

PRIMA GLI ITALIANI. SALVINI VEDI UN PO’ QUELLO CHE MI È CAPITATO

PRIMA GLI ITALIANI. SALVINI VEDI UN PO’ QUELLO CHE MI È CAPITATO

Sì, Salvini, ho provato a fare come suggerisci tu, ma vedi un po’ cosa mi è capitato.

Avevo bisogno di una persona che mi aiutasse nelle faccende domestiche.

Il lavoro, la famiglia e tutto il resto, non mi consentivano di fare bene quelle cose di base che servono per tenere pulita la casa.

Succede.

Ho chiesto ai vari negozianti della mia zona, se conoscevano una signora italiana, che mi potesse aiutare due giorni la settimana.

Il padrone della ferramenta, qui vicino, mi ha detto che conosceva una signora, italiana, che avrebbe accettato, perché cercava lavoro.

Non mi è parso vero, mi aveva dato il numero telefonico, e appena a casa ho telefonato subito.

La signora gentilmente mi ha risposto e insieme abbiamo preso un appuntamento, per stabilire, prezzi, condizioni, tipo di lavoro e così via.

La signora si è presentata con la figlia, credo quarantenne, per prendere accordi.

Ha detto che mi avrebbe telefonato dopo qualche giorno.

Sì, ha telefonato, ma la sua risposta, alla mia domanda: “Allora viene ad aiutarmi?” E’ stata: “Mi dispiace signora, ma la sua casa non è alla mia altezza. Troppo misera”.

A parte che a me sembra una reggia, è piccola, ma ci si sta bene, è stata ridipinta, il bagno è nuovo, come pure il cucinotto, il pavimento in legno, eppure non era all’altezza, di sua signoria (italiana ben inteso) che cercava lavoro come domestica.

Non ho capito perché, forse i mobili miei non erano del diciottesimo secolo, oppure non avevo un titolo nobiliare.

Che ne so.

Alla fine ho trovato una deliziosa ragazza filippina, sempre gentile, molto onesta, che, tra l’altro mi ha insegnato a cucinare il pesce, pietanza che noi in casa non siamo abituati a consumare molto spesso e che, invece, a detta di tutti i medici, fa molto bene.

Cucina benissimo i suoi spaghetti alla “soia”. Per la verità buonissimi.

Di ritorno da un viaggio nel suo paese mi ha portato una frutta particolare e strana che nelle Filippine viene coltivata: il rambutan. Insieme alla banana verde che deve essere bollita per mangiarla: il platano. (Forse reperibili anche qui da noi, ma solo nei negozi specializzati e fornitori di prodotti esotici). Nuovi  per me e buoni.

Ecco Salvini, io c’ho provato, ma questi sono i risultati.

Però dovrebbero fischiarti le orecchie e forte, se hai sentito le parole del Presidente dell’Inps, Boeri: se non ci sono più migranti, fra un po’ non avremo neppure la possibilità di pagare le pensioni.

Ed è verissimo, perché sto constatando che, pagando io i contributi per la mia ragazza filippina, sto pagando le pensioni italiane di questi mesi.

E poi dicono che “ci rubano il lavoro”. Ma andate a tutti a quel paese e calatevi della realtà vera, una buona volta.

 

LA PAURA È UN SENTIMENTO ANTICO COME L’UOMO

LA PAURA È UN SENTIMENTO ANTICO COME L’UOMO

La paura è un sentimento antico come l’uomo.

Non saremmo uomini se non la provassimo, ed è sempre legata a qualcosa di ignoto.

Ignoto, non inconoscibile.

Qui sta la chiave.

Perché se sapessimo di preciso il nome della cosa che ci fa paura, cominceremmo già a vincerla.

La genericità collegata al suo spettro è la sua forza.

Quando verrà? Quanti saranno? La stessa vaghezza che emana dalle misteriose parole della lettera di San Paolo sulla morte, «siate pronti, verrà come un ladro nella notte».

E già nella metafora delle sacre scritture appare il ladro, la figura tanto temuta in questi anni, da aver rafforzato la corsa al possesso di un’arma in casa, da aver mosso il nuovo governo, appena insediatosi, ad annunciare la nuova legge sulla legittima difesa.

Non sappiamo l’ora, se di giorno, se di notte, sappiamo solo che verrà.

Il ladro non avverte, non concede indizi, si mimetizza fra noi.

Non sappiamo nemmeno se dobbiamo prendercela sempre con lo straniero.

Troppe volte il delinquente che ha forzato le porte, che ci ha sorpreso nel sonno, era italiano.

Non era Igor, lo spettro che ha sconvolto i sonni per mesi di tanti italiani già nel nome esotico, che si portava dietro la sinistra fascinazione di un tartaro.

Agli arresti invece risultava poi chiamarsi Antonio o Mario, era uno di noi.

Che cosa è accaduto in così pochi anni da mutarci in armigeri che si vogliono difendere da soli, che non si fidano più della protezione offerta dallo Stato?

È accaduto un replay della Storia.

Millenovecento anni fa una grande migrazione di popoli sospinti da altri che li cacciavano dall’Asia centrale, ha iniziato ad ammassarsi ai confini dell’Impero romano e l’ha, a poco a poco, invaso.

Anche a quei tempi i romani si armavano nelle loro case, gli imperatori, come i governi di oggi, riformavano le leggi, chiudevano le frontiere.

Ma a nulla è valso.

Alla fine i barbari sono venuti e hanno rigenerato l’Impero languente, estenuato nella sua civiltà.

Oggi premono dall’Africa, ma non avrà esito molto diverso.

LA LOGICA DI SALVINI. SE È CADUTO IL MURO DI BERLINO NOI FACCIAMO CROLLARE QUELLO DI BRUXELLES

LA LOGICA DI SALVINI. SE È CADUTO IL MURO DI BERLINO NOI FACCIAMO CROLLARE QUELLO DI BRUXELLES

“Avete voglia voi di giurare di non mollare fino a che non avremo liberato i popoli di questa Europa?”.

Purtoppo le cose stanno così

È  lo stesso Salvini che disegna con chiarezza il terreno di scontro nel suo discorso a Pontida.

Una alleanza di movimenti populisti e sovranisti europei, la lega delle leghe, tutti pronti ad alzare muri.

Uno squallido demagogo afflitto da culto della personalità brandisce un rosario per giurare che salverà l’Europa e il mondo intero fomentando odio e intolleranza.

Chiudere frontiere

Aizzare odio sociale e razziale.

Fomentare divisioni e paure….

Contro le semprenominate “elites”.

Quelle che credono ancora all’innovazione, al libero mercato, ad una società aperta, allo scambio di culture.

Contro quelle idee e risorse anche umane, tacciate di essere serve di banche, lobbies, poteri forti, e quindi contro “agggggggente”.

Ma in Italia che succede di fronte a tutto questo sfascio?

Anziché mobilitare teste pensanti e le migliori energie di questo paese per ricostruire, ex novo, una forza politica in grado di elaborare questo scontro e di individuare le idee, gli strumenti ed il linguaggio, per affrontarlo al meglio, si suona la fanfara per Zingaretti.

Il quale Zingaretti, brava persona per carità, non fa altro che riproporre la solita fuffa della Ditta con l’aggiunta della mai abbandonata speranza di allearsi con i pentacosi.

Allora ditelo, se proprio non dobbiamo neanche provarci a fare qualcosa di sensato, allora ditelo, ripeto, così rompiamo le righe e ci dedichiamo definitivamente all’opposizione fai da te, cui già siamo stati costretti a ricorrere in questi mesi per assoluta mancanza di rappresentanza.

 

 

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

Nel silenzio assordante delle opposizioni (e dei media che sembrano un regime), il governo oscurantista piccona un caposaldo delle riforme di Renzi: la chiamata diretta dei docenti, introdotta dalla legge della “buona scuola”.

E’ davvero un atto scellerato e un salto all’indietro del paese, il simbolo della bruttura populista e dei pericoli democratici che stiamo correndo.

Perché?

Primo: con un accordo tra un ministro e i sindacati di una categoria, si cancella una legge del parlamento.

È enorme.

È il ritorno a 30 anni fa e al corporativismo sindacale che si impone sul Parlamento.

È così che la scuola italiana è stata, progressivamente, distrutta.

È così che è diventata l’occupificio di personale dequalificato, luogo di sprechi e macchina di posti invece che di formazione.

Secondo: la chiamata diretta è il principio base dell’autonomia scolastica.

È giusto che ogni scuola sia responsabilizzata di più nell’offerta formativa.

E di questo fa parte la possibilità di scegliere gli insegnanti.

Vederseli imporre per legge è reazionario: è il salto ad un’Italia ottocentesca, arcaica, burocratica e centralista. Con in più il dispotismo corporativo di un sindacato che ha ridotto la scuola ad una spugna che assorbe personale sganciato da ogni criterio di merito e di produttività.

Terzo: non esiste più, in nessun ambito dell’economia e della società, un mercato del lavoro fondato sulla “chiamata numerica”.

Perfino nella vetusta Pubblica Amministrazione, il personale dirigente (e gli insegnati nella scuola “sono” i dirigenti), è scelto in base a criteri di merito.

Solo nell’arretrata scuola italiana no: il personale è imposto dalla burocrazia sindacale e amministrativa.

Quarto: la chiamata diretta, scegliendo il personale insegnante, consentiva agli istituti scolastici di cominciare a funzionare come un’impresa.

È la parola che fa particolarmente schifo ai sindacalisti burocrati e corporativi. Per i quali il servizio pubblico scolastico deve prescindere dal criterio dell’efficienza e restare il luogo del privilegio corporativo.

Il posto di lavoro sicuro (e anche sotto casa), dovuto per anzianità e senza selezione di merito, è l’ideologia del sindacalismo burocratico.

Che trova ora nel populismo antimoderno, antindustriale e reazionario il suo alleato naturale.

E insieme ci riportano al burocratismo centralista della scuola fascista e gentiliana.

È un altro attacco di controriforma alle fragili fondamenta del sistema italiano.

Auguri a tutti noi: l’Italia gialloverde puzza di muffa e antichi vizi.

Altro che nuovo che avanza.

E la sinistra, muffa antica anch’essa, applaude all’accordo ministro-sindacati o, tristemente, tace e guarda da un’altra parte.

Racconta un padre:

Quando mia figlia andava alle elementari gli fu assegnata una maestra terribile, che era spesso assente e quando non era assente faceva solo danni (per dirne una usava la bacchetta per punire i ragazzini più agitati).

Chiedemmo alla Direttrice didattica cosa si poteva fare per evitare che quella signora tornasse ad infastidire i nostri figli.

La Direttrice ci diede ragione, confermando tutti i nostri timori, ma allargò le braccia e ci disse che dovevamo rivolgerci al ministero e che lei non aveva nessun potere sulle assegnazioni.

La Buona scuola aveva superato, in parte, questa impotenza, consentendo alle scuole di scegliersi gli insegnanti, in base a competenza e aderenza con l’offerta formativa.

Il governo della restaurazione ha in questi giorni eliminato questa possibilità e si torna all’antico tra gli applausi degli insegnanti di sinistra.

 

DI MAIO, TUTT’ALTRO CHE POLLO, DÀ LA CIFRA DELLA POLITICA REALE E CONCRETA DEL GOVERNO POPULISTA

DI MAIO, TUTT’ALTRO CHE POLLO, DÀ LA CIFRA DELLA POLITICA REALE E CONCRETA DEL GOVERNO POPULISTA

È un’opposizione indecente.

È caduta in una trappola, ordita da Salvini e Di Maio che li stanno giocando: Salvini li provoca a indignarsi sul terreno dei migranti e loro abboccano isolandosi dal sentimento degli elettori.

Di Maio li circuisce sapientemente, li attrae con le sue politiche sociali demenziali ed estremiste.

E così li spunta. Li rende inoffensivi.

Salvini dà la cifra simbolica al cattivismo.

Ma Di Maio, tutt’altro che pollo, dà la cifra della politica reale e concreta del governo populista.

Peggio.

E la sinistra, quella decina di capetti, tra Pd, Leu e sindacato che si autoproclamano tale, abbocca.

Orlando, Emiliano, Camusso e l’ex ditta sono convinti che i 5 Stelle sono, sull’economia e le politiche sociali, la “sinistra” nel governo giallo verde. E che va sostenuta per poterla staccare da Salvini.

E così finiscono per comportarsi, sulle politiche di Di Maio, come con un “governo amico”.

Dall’accordo sindacale che smantella la “buona scuola”, alla quota 100 sulle pensioni, accordo che smantella l’Inps e le pensioni di domani, al “decreto dignità” che stoppa l’ingresso dei giovani nel lavoro e smantella il job act, ai decreti autarchici e “venezuelani” sulle localizzazioni delle imprese e contro le multinazionali, che smantellano gli investimenti in Italia.

È uno spettacolo indecente, il silenzio dell’opposizione di sinistra o, addirittura, il suo applauso a Di Maio.

Manca solo il ripristino dell’articolo 18 e l’opera sarà completa: il populismo si sarà mangiato, tra gli applausi di mezzo Pd, le riforme di Renzi e l’intera sinistra.

Niente male se il paese non ne soffrisse: morta la sinistra se ne fa un’altra.

Il guaio è che l’Italia sta già pagando la scelleratezza delle politiche sociali populiste, quelle dei 5 Stelle, e su cui Salvini complice, lo sappia il Nord, sta a guardare pure lui.

La ripresa si è fermata.

Nei prossimi due anni il tasso di crescita, già esiguo, si invertirà verso il basso.

Lo spread incombe guardingo e minaccia il ritorno all’emergenza.

Ogni provvedimento dei 5 Stelle di “sinistra” (?), sarà deficit, col debito che aumenta.

Coi decreti di Di Maio la disoccupazione giovanile, scesa ai minimi italiani degli anni di crisi economica, riprenderà.

Il reddito di cittadinanza prosciugherà gli incentivi per assumere.

Realizzando il sogno dei populisti: tutti disoccupati ma ben pagati.

Solo per qualche mese però: il tempo che ci buttano fuori dall’Euro per i danni che fa, a tutti, il nostro debito, che salirà.

E allora, la pacchia sarà davvero finita!

Oggi l’allarme lo lanciano la Confindustria e il mondo delle imprese.

Sono rimaste l’unica opposizione.

Ci tocca sperare in loro.

Il Pd, invece, come affetto da senescenza e Alzheimer, tace o piange commosso agli scempi di Di Maio.

Indecente.

VERTICE EUROPEO, UN SUCCESSONE O…. UNA PRESA PER…..

VERTICE EUROPEO, UN SUCCESSONE O….. UNA PRESA PER…..

Al vertice europeo di questi giorni, il Governo italiano ha ottenuto che chi sbarca in Italia, sbarca in Europa.

Forse prima sbarcava in Oceania.

Quindi per chiarirci, da oggi i migranti non sbarcheranno più a Pozzallo in Italia, ma a Pozzallo in Europa.

Comunque sempre a Pozzallo.

La redistribuzione dei migranti avverrà su base volontaria.

Pensate che Francia, Spagna, Germania per non parlare degli altri paesi, saranno così volonterosi?

L’abbiamo preso in quel posto. Conte è soddisfatto.

Alla fine della storia ha vinto in pieno Macron e la Merkel al seguito.

Noi ci siamo messi un cappio al collo.

Se facciamo questi “casermoni” per i migranti, ci dobbiamo caricare di tutto il resto (mantenimento, sanità, rimpatri, ecc.) e otterremo qualche finanziamento (come adesso per altro), se non li facciamo chiudono i finanziamenti.

Ah! Ecco, non è stato detto da nessuno, tutti presi dalla questione migranti, però, tra un successone e un altro, sono state approvate anche le sanzioni alla Russia.

Una piccola aggiunta.

Succede, quando Orietta Berti e Rita Pavone sono le intellettuali di riferimento dei profeti del cambiamento, che il portavoce faccia di queste figure.

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SIAMO SPROTETTI, L’UMANITÀ È PIÙ SPROTETTA, E NOI PIÙ ISOLATI

SIAMO SPROTETTI, L’UMANITÀ È PIÙ SPROTETTA, E NOI PIÙ ISOLATI

Non è successo nulla di particolare,  di speciale, di raro.

Semplicemente, dobbiamo prendere atto che ora governa i pensieri di massa esattamente ciò che credevamo d’aver sconfitto nel 1945.

Quel tipo di fantasmi.

Quelli che vivono del sangue degli altri e se ne fregano, cazzi degli altri.

Quelli che giudicano la spietatezza una forma elevatissima di intelligenza e di realismo di fronte alla vita.

Tenerezza e generosità, i segni invece inequivocabili della mollezza che accompagna la caduta dell’impero d’occidente.

Suona per noi tremendo, ma era inevitabile, stava scritto, come stava scritto che prima o poi il Pd avrebbe perso Siena, la sinistra avrebbe perso Siena.

Avessimo potuto contare su un ventennio alle spalle ricco di spunti e di stimoli, nostri, di testimonianze e di gruppo dirigente, gruppi dirigenti, capaci di farsi leggere nella coerenza e nel senso di giustizia, ma abbiamo cacciato un sindaco, nostro, mandando i consiglieri dal notaio a fare il gioco sporco.

Un sindaco che non aveva rubato, né aveva coperto mafie e camarille, anzi, abbiamo trattenuto nelle nostre liste gente che, nei consigli regionali, aveva provveduto ad incrementare gli appannaggi a dismisura, mentre i pensionati minimi facevano il rally della spazzatura dei mercati rionali.

Ecco, con una storia diversa alle spalle, senza un crollo epocale in un referendum che è stato gestito male, le cose sarebbero andate meglio, ma avrebbero vinto loro comunque.

Insisto: siamo in una fase in cui l’ideologia della sopravvivenza governa ben più delle condizioni materiali in cui si sopravvive.

Certo, oggi siamo più soli, ci sentiamo più soli.

È venuto meno quell’ombrello di sensi umani che la sconfitta del nazi-fascismo aveva usato per fertilizzare le costituzioni europee.

Quell’ombrello che è stato tenuto aperto per decenni da registi, poeti, scrittori, attori, sceneggiatori, intellettuali, oltre che da milioni di lavoratori, dentro e fuori le loro organizzazioni.

Il nostro linguaggio è rimasto solo, battuto, in nettissima minoranza mentre il global si accomoda e impone il suo linguaggio, è un treno di “valori” che ci è stato recapitato grazie al servilismo e alla sciocchezza della lega come dei cinque stelle.

Loro non lo sanno di essere stati usati come postini, e non lo sapranno mai.

È il loro mestiere non sapere.

Sapere poco, anche di loro stessi.

Siamo sprotetti, l’umanità è più sprotetta, e noi più isolati.

No, non è vero che non è successo niente di speciale. Facciamoci coraggio, amiche, amici, compagne, compagni. Serve pazienza, coraggio, mitezza, convinzione, e noi siamo quelli giusti.

Sì, sì, sono convinto.

(Toni Jop)