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I POLITICI ALLO STADIO

I POLITICI ALLO STADIO

Ancora una volta, la rete non perdona: l’effetto boomerang è garantito. Il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito riprende un post di Grillo del 20 aprile 2010, in cui si criticava aspramente la presenza dei politici nella tribuna d’onore dello Stadio Olimpico di Roma.

Il tutto all’indomani degli avvistamenti sugli spalti del sindaco Chiara Appendino a Cardiff e di quella di Virginia Raggi a Roma.

«I simboli sono importanti, una tribuna ripiena di dipendenti pubblici che si atteggiano a padroni è la prova della nostra minorità. Il padrone è servo e colui che dovrebbe servire è diventato un arrogante parvenu. Milioni senza lavoro, decine di suicidi di disoccupati per disperazione e un Paese allo sfascio economico e morale non turbano i VIP».

Con queste parole, Beppe Grillo condannava la presenza in tribuna autorità di Renata Polverini, Paolo Bonaiuti, Clemente Mastella, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli, degli allora dirigenti della RAI, di Fabrizio Cicchitto e di Giulio Napolitano, figlio dell’ex Presidente della Repubblica.

Oggi, però, difende a spada tratta il sindaco di Torino Chiara Appendino, che nel corso della finale di Champions League si trovava a Cardiff, mentre, a causa di un evento non prevedibile, ma che poteva essere gestito in maniera diversa, (soprattutto se si fosse rispettata la circolare del capo della Polizia Gabrielli), in piazza San Carlo si scatenava il caos che ha portato al ferimento di 1500 persone.

E non ha nulla da dire sulla presenza, completamente gratuita, di Virginia Raggi a eventi sportivi importanti come la finale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio e gli Internazionali di Tennis al Foro Italico. Ma le situazioni cambiano. E, a quanto pare, anche le idee.

(Da Giornalettismo)

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NIENTE CARCERE PER CHI VENDE DROGA

NIENTE CARCERE PER CHI VENDE DROGA

Il fatto:

Bologna, 26 maggio 2017 – Due immigrati gambiani hanno offerto ai carabinieri in borghese nel centro di Bologna del «fumo». Siccome in tasca avevano pochi grammi sono stati assolti.
1) Conoscono benissimo la nostra legge e hanno capito come aggirarla.
2) Ma, almeno, la richiesta d’asilo sarà respinta?

La Giustizia:

Dal giudice bolognese che ha scarcerato e mandato assolti i due richiedenti asilo, pizzicati mentre vendevano hascisc in via Zamboni, esce un messaggio inquietante. Se sei un migrante appena arrivato in Italia e cerchi di intraprendere la carriera di pusher non rischi nulla. L’unica condizione è che si venda stupefacente poco alla volta, in piccole quantità. E il gioco è fatto. E’ esattamente questa la percezione che viene diffusa fra i disperati giunti con gli scafisti alla ricerca di una nuova vita. Certo, non tutti i migranti sono disonesti ma il messaggio distorto che esce dalla sentenza bolognese incoraggia chi, senza nulla da perdere, decide di percorrere strade pericolose. La sentenza entra nel dettaglio, pochi grammi e imputati incensurati, ma perde di vista lo scenario complessivo. In questo modo si contribuisce a fornire una visione sbagliata dell’accoglienza.

(Da: Il resto del Carlino – Bologna)

MOLTO PROBABILE

MOLTO PROBABILE

“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”.

Ennio Flaiano

 

Vorrei aggiungere, con grande malizia, l’Italia sarà come la vuole il “Fatto Quotidiano”, la Tv7 o Grillo? O come vuole l’Annunziata, la Berlinguer e tanti loro seguaci? Attualmente sembra siano proprio loro che parlano a rotta di collo, dettano le leggi e mettono le fondamenta di un futuro piuttosto tenebroso. Sono dappertutto! Brutta prospettiva per chi ci sarà. I politici pare esistano solo per essere giudicati e criticati.

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

Ferruccio De Bortoli, osannato giornalista ed ex direttore de “Il sole 24 ore” (Verbo veritatis), ha ripescato, in un libro (adesso tutti scrivono libri), la questione dell’interessamento di Maria Elena Boschi, per la banca Etruria, un tempo e per poco tempo diretta dal padre.

Non si placa questa misoginia, questa voglia di rovinare moralmente Maria Elena Boschi, una donna. Perché?

È bella. È brava. È intelligente. È Capace. È spigliata. Si esprime con termini esatti ed in un italiano corretto. Non è timida. E siccome non è una stupida, e nemmeno una passiva,  stavolta ha affidato la pratica ai legali per tutelare il suo nome e il suo onore. Io dico, finalmente, basta coprirla di fango.

Ma allora perché riprendere un argomento, che con ogni probabilità l’addolora perché coinvolge il padre, e caricarla di ogni responsabilità?

Quello che dice non viene creduto, quello che fa non viene apprezzato. E’ dura essere una donna, sempre e in tutti i posti in cui è presente. Persino in casa propria viene maltrattata ed umiliata se non bastonata, sfigurata o uccisa.

In politica, De Bortoli, fa la stessa cosa, vuole umiliare Maria Elena Boschi, riportarla di nuovo al centro di polemiche inutili, ma che possono ucciderla e sfigurarla dal punto di vista politico e morale, dandole sostanzialmente della bugiarda matricolata.

Questa è una questione che metto sul piano del maschilismo ancora radicatissimo nel nostro paese. Non possiamo criticare gli altri paesi e dire che sono peggio di noi, anche il nostro, nei confronti delle donne, non è da meno.

Innanzitutto, non prendere in considerazione la bravura e la capacità delle donne,  è uno spreco enorme di risorse. Lo dicono le statistiche.

Riporto da l’Avvenire:

“Secondo stime della Banca d’Italia, un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% nei prossimi 10 anni significherebbe quasi meccanicamente un aumento del Pil fino a 7 punti. Eppure sono 17,5 milioni le donne inattive e 2,8 milioni le disoccupate. Di queste la metà, ovvero 1,4 milioni, sono laureate. Significa che non lavorano in un Paese che ha investito sulla loro istruzione. Ma non basta: anche quando riescono a trovare un impiego le donne sono spesso inserite in dinamiche discriminatorie, con percorsi di carriera più lunghi, spesso accidentati, differenze retributive rispetto ai colleghi uomini, assenza di politiche familiari di supporto per conciliare la vita lavorativa e quella privata. Ma anche minor valorizzazione delle competenze. Eppure mettere le donne al centro delle strategie di crescita di un’azienda è fattore conclamato di crescita del business.

Le imprese a conduzione femminile hanno maggiore predisposizione verso leve strategiche importanti come internazionalizzazione, innovazione e marketing. Per esempio registrano più marchi internazionali: il 52% contro il 46% maschile.

Un rapporto del Peterson Institute for International Economics, centro studi americano, ha analizzato i risultati di quasi 22 mila aziende sparse in 91 nazioni, dimostrando che le compagnie dove almeno il 30% del consiglio d’amministrazione è “rosa” riescono ad aumentare i profitti del sei per cento all’anno, contro il tre di media. Anche il Fondo monetario ha realizzato un’indagine per capire se le società con più donne manager avessero risultati finanziari migliori, analizzando i bilanci di due milioni di società in Europa.

Ebbene: semplicemente sostituire un uomo con una donna nelle direzioni o all’interno dei consigli di amministrazione porta una redditività maggiore compresa fra lo 0,08 e 0,13 per cento. Nonostante questo in Italia le realtà ‘femminili’ sono 1 milione e 300mila, con un peso che arriva a poco più di un quinto del totale. E a ben vedere, oltre a essere poche, sono anche in diminuzione. L’innovazione e la comunicazione sono i settori chiave in cui un manager donna è più capace”.

Invito De Bortoli, a rivolgere la sua attenzione su altri problemi italiani, e la smetta di pensare alle donne che hanno fatto carriera, specie se in politica, altrimenti la sua è una invidia insidiosa che lo fa solo star male. Stia bene e avrà tutto da guadagnare.

IL PREZIOSO AIUTO DELL’AMICA

IL PREZIOSO AIUTO DELL’AMICA

È incredibile, la storia di Rashida. Sembra ambientata in Pakistan, invece succede a Torino. Nei giorni scorsi una studentessa torinese quindicenne, Rashida (nome di fantasia), di origini egiziane, ha telefonato al Servizio 114 Emergenza Infanzia per segnalare che i parenti la volevano dare in sposa contro la sua volontà ad un adulto sconosciuto e venticinquenne.

La chiamata, dall’Ufficio Minori della Divisione Polizia Anticrimine della Questura, è stata inoltrata al commissariato di Barriera di Milano. I poliziotti hanno contattato la ragazzina presso l’Istituto Superiore ove la ragazza frequenta con profitto il primo anno. L’hanno sentita alla presenza del preside. E lei ha raccontato una storia da medio evo. Era stata promessa sposa: a casa sua tutto era già pronto per la cerimonia di fidanzamento che si sarebbe svolta di lì a tre giorni, la domenica seguente, compreso il banchetto nuziale ed il vestito rosso acquistato direttamente dal promesso sposo.

La ragazzina in lacrime ha raccontato anche di un tentativo di suicidio messo in atto qualche giorno prima. S’è tagliata le vene dei polsi, tentativo estremo di manifestare il proprio dissenso. Ha detto ai genitori che l’avrebbe fatto ancora se l’avessero obbligata a fidanzarsi contro la sua volontà.

Ha anche raccontato dell’altro. «Mia madre mi ha detto che non sarei più andata a scuola poiché ad una moglie l’istruzione non serve perché è il marito che deve badare a lei e che mi avrebbe mandata in Egitto dalla futura suocera così non avrei più potuto ribellarmi».

Vista l’imminente scadenza ed il fatto che la giovane era sempre accompagnata dai parenti, non potendo uscire di casa da sola, i poliziotti si sono attivati, in accordo con il Tribunale di Minorenni, e hanno individuato, tramite l’Ufficio Minori del Comune di Torino, una comunità idonea dove ospitarla.

A distanza di qualche giorno gli agenti del Commissariato sono andati a trovare Rashida in comunità ed hanno potuto verificare che la giovane era serena ed aveva ripreso ad andare a scuola, accompagnata dagli educatori, in quella classe dove aveva trovato la sua salvezza nell’amichetta e compagna di scuola. Un’amica vera, che, raccolte le sue confidenze, è stata la sua salvezza prestandole il suo telefono per farle comporre il numero 114.

(http://www.lastampa.it/2017/04/08/cronaca/rashida-la-sposa-bambina-salvata-dallinferno-hsaRl4LQQJxduJ6EPpmitL/pagina.html)

ALFABETO GRILLINO

ALFABETO GRILLINO

In ordine alfabetico ecco cosa dicevano e cosa hanno davvero fatto i grillini da quando sono entrati in politica

A come Avviso di garanzia. All’inizio della loro esperienza amministrativa, il M5S chiedeva le dimissioni per chiunque fosse coinvolto – anche solo sfiorato – in un’ipotesi di reato. E lo faceva al grido di ‘onestà’ tutte le volte che vedeva un politico iscritto nel registro degli indagati. Dopo le vicende romane tra avvisi di garanzia e arresti, il M5S invece cambia linea. E nel nuovo codice per gli eletti c’è una vera e propria svolta garantista affermando che non c’è necessariamente gravità in caso di avviso di garanzia, né tantomeno l’espulsione. Insomma, prima di far dimettere un amministratore a cinquestelle, prima di espellerlo dal Movimento, bisognerà valutare il caso. Un compito che spetta a Beppe Grillo, al Collegio dei probiviri, oppure al Comitato d’appello. Eppure emerge come già da tempo, al suo interno, il Movimento ha iniziato a fare distinzioni tra indagati buoni (Filippo Nogarin a Livorno) e indagati cattivi (Federico Pizzarotti a Parma) e le parole scritte sul nuovo codice etico stridono con una prassi che ha visto i più importanti esponenti pentastellati invocare le dimissioni di qualunque avversario politico fosse anche solo vicino per parentela a un indagato.

B come Blog. E’ diventato un caso la pubblicazione da parte del Tesoriere Pd Francesco Bonifazi della memoria difensiva presentata dagli avvocati di Beppe Grillo in una causa per diffamazione. Beppe Grillo non è proprietario del suo blog. Anzi, di più, il comico “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog, né degli account Twitter, né dei Tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul Blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. Insomma nel documento, sintetizzando ironicamente, emerge che il Blog di Beppe Grillo non è di Beppe Grillo e che lui non ne è responsabile. Eppure nell’atto costitutivo del M5S si legge che Beppe Grillo è il “titolare effettivo del blog raggiungibile all’indirizzo http://www.beppegrillo.it”. A questo punto ci si chiede, in nome della trasparenza tanto sbandierata dal M5s chi è a gestire veramente il blog di Beppe Grillo? Chi scrive i post? Chi li pubblica? Chi è la mente dietro a tutto?

C come Correnti. “Nel Movimento non esistono correnti: abbiamo bisogno di idee condivise, non di opinioni divisive” diceva Grillo. Ma manca poco più di un mese alle urne per le amministrative 2017 e ora più che mai, tra liti, scissioni, meetup e addii, appare chiaro che le correnti ci sono e pesano parecchio. La lotta interna però potrebbe essere solo all’inizio, e più sarà lontana la data delle elezioni più il pericolo di divisioni sarà concreto, anche se il tentativo è quello di far apparire dall’esterno il M5S come un blocco monolitico.

D come Direttorio. Grillo avrebbe dovuto fare un “passo di lato” per lasciare alla futura classe politica che si era fatta le ossa l’opportunità di essere protagonista. Poi però cambia idea: è lui il capo politico. E il Direttorio, ormai attraversato da gelosie e sgambetti, si dissolve. Ma è davvero così? La verità è che il Direttorio è vivo e vegeto nonostante non ci sia formalmente e i suoi componenti siano i volti forti pronti a farsi avanti al momento opportuno per potere far emergere l’anima che rappresentano: ortodossi, movimentisti o pragmatici.

E come Europa. Il tentativo di Grillo deciso in fretta e furia di cambiare gruppo parlamentare in Europa ha causato una macchia indelebile nel M5S che difficilmente potrà essere cancellata. Una pagina bruttissima per i militanti che hanno visto sia nel metodo che nel merito il tradimento degli ideali euroscettici cari al Cinquestelle. Grillo è riuscito in un unica mossa ha sconfessare se stesso e tentando di abbracciare chi, a parole, ha sempre contestato. Svolta che, se non avesse dietro di sé un carico di contraddizioni e di proteste, non avrebbe sarebbe stata un segno di realismo politico.

F come Firme False. Dopo Palermo e Bologna, Roma. Nuove accuse di irregolarità nella raccolta delle firme coinvolgono il M5S, in quest’ultimo caso per la candidatura di Virginia Raggi sindaca della Capitale. Spesso l’atteggiamento del M5S è stato quello di non collaborare e di minimizzare. Eppure ci ricordiamo quanto la forma in passato fosse importante, come nel caso scontrini di Ignazio Marino

G come Genova. La vicenda di Marika Cassimatis, l’attivista che lo scorso 14 marzo aveva vinto le comunarie pentastellate come candidata sindaco di Genova scomunicata da Grillo mette la pietra tombale a tutta una serie di valori sbandierati da anni. Nonostante le proteste e le critiche il comico genovese però insiste e rivendica il “metodo Genova”, definito “giustissimo”. “Dobbiamo intenderci su che cos’è la democrazia. Una democrazia senza regole non è una democrazia. Noi abbiamo le nostre regole e io, da garante, le faccio rispettare”. Addio democrazia diretta.

H come Haters. Ultimamente Libero è stato protagonista di un titolo sessista sulla Raggi. Per questo una levata di scudi si è alzata nel M5S (e non solo). Eppure i pentastellati e Grillo sono stati spesso protagonisti di attacchi sessisti, omofobi e razzisti. 

I come Istituzioni. Quando nel 2013, a dispetto di tutti i pronostici, per la prima volta gli eletti grillini misero piede in massa in Parlamento, lo fecero presentandosi armati di apriscatole. Oggi i Cinquestelle più che aprire le istituzioni hanno scelto di incardinarsi stabilmente in esse.

L come Libertà. La libertà di uscire dagli schemi, ribaltare la politica tradizionale è rimasta solo negli scritti di Casaleggio. Quando i Cinquestelle arrivano ad amministrare i territori tradiscono anche gli ideali ambientalisti a cui si sono votati. La vicenda di Civitavecchia lo dimostra. Cozzolino, prima del voto, si era più volte scagliato contro l’azienda e la centrale in nome della salubrità e della tutela dell’ambiente, ma alla fine decide di sottoscrivere una nuova convenzione pluriennale con Enel. Ma ci sono anche i casi di Parma e Gela.

M come Movimento. I Cinquestelle sono un partito. Questo è da tempo chiaro nei fatti. Ma ora anche le parole di Grillo sul caso Genova lo confermano: “Chi non è d’accordo si faccia il suo partito”.

N come Non statuto. L’ambiguità del M5S sopravvive. Il nuovo non statuto è stato approvato nonostante non abbia raggiunto il quorum del 75%. Inoltre la rinuncia ai rimborsi elettorali non è una rinuncia. Il M5S non può accedervi semplicemente perchè non ha un vero statuto.

O come Onestà. Onestà, onestà! E’ da sempre il grido di battaglia del M5S. E ancora “Onestà, onestà!” il grido di vittoria dopo i successi elettorali, primo fra tutti quello di Roma.  Da Roma a Palermo, passando per Livorno, la “normalizzazione” dei grillini procede inesorabile tracciando un solco dal loro ormai lontano grido di battaglia. Il M5S non è in quanto tale un portatore sano di onestà. Anzi sostenerlo rende gli anticorpi intermedi di questa formazione politica molto più deboli.

P come parentopoli. I 5 Stelle sono il gruppo politico più familistico d’Italia, a partire dai vertici. Davide Casaleggio, dopo la morte del padre Gianroberto, ha ereditato società (la Casaleggio associati) e eterodirige il partito. Grillo ha creato l’Associazione moVimento 5 Stelle e si è nominato presidente. Come vice ha scelto il nipote, l’avvocato Enrico Grillo. Segretario è invece il suo commercialista. Senza contare che Senato, Camera, l’Europarlamento, Regioni e Comuni pullulano di parenti, fidanzati, amici degli eletti.

Q come Querela. C’è stato un tempo in cui il movimento Cinquestelle sosteneva che la querela servisse al potere. Oggi invece i media sono al servizio dei poteri forti. E la stampa critica non è tollerata. Basta ricordare la vicenda Di Maio e la lista dei cattivi giornalisti. Dopo la consegna da parte del vice presidente della Camera all’Ordine dei giornalisti dell’elenco dei cronisti “colpevoli” di infangare il Movimento 5 stelle è scoppiato il caso sulla libertà di stampa. Ma Di Maio non arretra: “Dovrete chiederci scusa, come il New York Times con Trump”.

R come Rendiconto. La politica a costo zero sostenuta dai grillini si è infranta da tempo come anche il calcolo sugli stipendi dei deputati del Movimento 5 stelle che possiamo dirlo non intascano 2.500- 3.000 mila euro al mese ma molto, molto di più.

S come Streaming. Agli esordi in Parlamento i pentastellati avevano promosso lo streaming come strumento essenziale di onestà e trasparenza ma oggi le decisioni importanti non si capisce chi e come le prenda. Era lo strumento per mostrare le dinamiche del potere, della casta, perchè la gente deve sapere. Oggi i chiarimenti e le riunioni sono rigorosamente a porte chiuse e webcam spente.

T come Trasparenza. In Italia esiste una legge, la n. 96 del 6 luglio 2012, nata con lo scopo di garantire “la trasparenza e la correttezza nella gestione contabile dei partiti e dei movimenti politici”. Ovvero, tu partito, movimento o lista candidata alle elezioni se hai eletto un rappresentante, in qualsiasi livello istituzionale, sei obbligato a presentare, per i successivi 5 anni in cui ipoteticamente sei in carica, un bilancio che certifichi entrate ed uscite del tuo partito, movimento o lista che sia. Ebbene, in Italia c’è un solo gruppo politico che non deposita nessun bilancio presso la Commissione, e si chiama MoVimento 5 Stelle.

U come Uno vale uno. Ma l’uno di Grillo vale di più visto che decide  vita, morte e miracoli del Movimento. Come le espulsioni o come l’esito delle consultazioni democratiche fra i militanti.La politica dell’uno vale uno si è tradotta in processi di selezione anonimi della classe dirigente, scelti più sulla base di simpatie e amicizie da un numero ristrettissimo di votanti che non in base a una valutazione approfondita delle qualità individuali.

V come Vaccini. La crociata del M5S contro i vaccini obbligatori prosegue da tempo. Eppure  tra gli obiettivi dei grillini in ambito sanitario c’è l’obiettivo zero malattie. Tutto viene spiegato nel libro bianco sulla sanità in cui la prevenzione è citata come lo strumento primario per raggiungere lo scopo.

Z come zapping. Si gira da un canale all’altro e li si trova spesso in Tv, quasi sempre o da soli o in collegamento esterno. Eppure agli albori la Tv per i pentastellati era il male. Il M5S partito nato sulla rete, snobbava i talk-show televisivi, espellendo chi nei suoi primi mesi in parlamento usi pemetteva di andare in televisione. “Il talk è il vostro punto G” , disse addirittura Beppe Grillo sul blog alla consigliera comunale Federica Salsi, rea di essere andata ospite a Ballarò. Ora invece ci sono diversi front man da salotto.

(http://www.unita.tv/focus/dalla-a-alla-z-ecco-il-vocabolario-delle-contraddizioni-del-m5s/)

AMERICA, AMERICA…

donaldotrumpAMERICA, AMERICA

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha attaccato su twitter una catena di distribuzione che si è permessa di ritirare la collezione creata da sua figlia.

Il tenore del tweet farebbe anche sorridere, venendo da uno degli uomini più potenti del mondo («Mia figlia Ivanka ha ricevuto un trattamento così ingiusto…»).

Ma questo è solo l’ultimissimo e forse persino il meno grave episodio di una lunga serie, che ci ricorda quotidianamente il gigantesco conflitto d’interessi di cui il presidente è fiero e indisturbato portatore.

E a me ricorda anche tutti gli intellettuali e giornalisti che per venti anni ci hanno spiegato che il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi sarebbe stato impossibile in qualunque altro paese moderno, che una cosa simile poteva succedere «solo in Italia», che in America non sarebbe stato neanche pensabile e che per sistemare le cose sarebbe bastato copiare le loro rigorosissime norme antitrust.

Dunque, se non lo si faceva in un baleno, era perché la sinistra era venduta e corrotta.

Già, solo che l’Italia ha il primato, l’America è arrivata dopo. Una volta tanto!

NON SOLO BLOG

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Matteo Renzi ha inaugurato, oggi, il suo blog personale: molti i modi di ricominciare. La sconfitta appartiene al passato. Riparto da chi ha votato sì e da chi vuole comunque dialogare. Li aspetto sul web e in giro per l’Italia facebooktwittergoogle+e-mail
“Ci sono milioni di italiani, milioni, che hanno votato “sì” e che vogliono vedere tornare il futuro. Questo blog non è solo mio, è di tutti loro. Ed è anche di chi ha votato “no” ma ha voglia di dare un contributo, di discutere, di confrontarsi. Perché nel tempo dell’insulto e dello scontro, è bello dialogare. È bello essere civili, senza sciacallaggi, polemiche, odio ad personam. Noi siamo quelli che fanno politica per qualcosa, non contro qualcuno”.

Il segretario del Pd Matteo Renzi battezza da oggi in rete un suo nuovo blog personale registrato come blog.matteorenzi.it. “Il futuro, prima o poi, torna. A noi il compito di costruirlo, non solo di aspettarlo“, è il viatico di Renzi ai suoi lettori.

“Ci sono molti modi di cominciare. E di ricominciare. Chi è cresciuto con l’esperienza scout sa che il modo più bello è mettersi in cammino. Un cammino fisico, fatto di passi, incontri, sguardi. Con vecchi amici che non vedi da tempo, perché finalmente hai più tempo per te e per loro. Con nuovi luoghi da osservare, scrutare, toccare per la prima volta, come mi è accaduto a Scampia qualche giorno fa. Ma è anche il cammino virtuale e condiviso di una comunità”.

“Ci sono milioni di italiani – afferma Renzi.- che hanno un’idea chiara e bella del futuro dell’Italia. Con tutte le difficoltà che nessuno vuole negare. Ma sempre con un’idea chiara e bella del futuro dell’Italia. Perché questi milioni di italiani non si arrendono alla rassegnazione. Io voglio camminare con loro.Ci sono dei momenti nella vita di un Paese in cui il futuro sembra scomparire. Tutto diventa schiacciato sul presente. Sognare sembra vietato, progettare impossibile, avere idee una colpa. Vale solo il presente indefinito, dove l’unica cosa che conta è non disturbare la rendita di chi ha sempre fatto in un certo modo e vuole continuare a fare così”.

“Questo blog – sottolinea il segretario Pd- non è pensato per i reduci. É un luogo dove camminare verso il futuro. Insieme, in tanti. La sconfitta al referendum ci ha fatto male, vorrei vedere il contrario. Con le riforme, volevamo un Paese più semplice e più forte: è andata male. Volevo tagliare centinaia di poltrone e alla fine l’unica che è saltata, come era giusto e doveroso che fosse, è stata la mia. Ma anche quella sconfitta appartiene al passato”.

“Discuteremo – argomenta Renzi i contenuti del suo nuovo blog- nuovo di tutto. A cominciare, già dalle prossime ore, dal ruolo dell’Europa in questa fase delicata. A cosa servono le istituzioni europee in un’era che i commentatori immaginano dominata dal rapporto Trump-Putin (tutto da verificare, peraltro)? A cosa serve l’idea dell’Europa nata a Ventotene? A inviare letterine ridicole per chiedere assurde correzioni sul deficit, come quelle che ci hanno inviato senza risultati per tre anni?”

E ancora: “davanti a 45mila scosse di terremoto e all’inadempienza dell’Unione Europea sugli immigrati, come rispondiamo non alle regole ùche rispettiamo- ma alle miopi interpretazioni delle regole fatte da qualche euro burocrate? E ancora: che spazio c’è per un centrosinistra che tagli le tasse come è doveroso che si continui a fare in Italia, che trovi una forma di protezione per i nuovi esclusi dalla globalizzazione, che combatta la povertà partendo dai bambini e dalla crescita, che usi l’innovazione non solo per digitalizzare i servizi ma anche per rendere più competitiva l’Italia, che non segua lo sciacallaggio quotidiano ma investa su Casa Italia come pensata da Renzo Piano, che sappia coniugare in modo nuovo la parola sicurezza? E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Vi aspetto in giro per l’Italia. Ma vi aspetto anche qui, con i vostri commenti, contributi, idee”.

Il futuro, prima o poi, torna. A noi il compito di costruirlo, non solo di aspettarlo.

Un sorriso,

Matteo

I SOLITI SCIACALLI

imagesI SOLITI SCIACALLI

«Un fenomeno nuovo nella storia recente per le modalità con le quali si manifestato», queste le parole di Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv, commentando a caldo la sequenza sismica che il 18 gennaio ha coinvolto vaste zone del centro Italia. Dal 24 agosto la terra non ha mai smesso di tremare; la nuova faglia che secondo gli scienziati si è aperta tra Amatrice a Nord e L’Aquila a Sud produrrà nuove scosse in quell’area già duramente colpita dal sisma. Ad aggravare il quadro, condizioni meteorologiche particolarmente avverse, ben descritte dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, in un’intervista a Radio Cusano Campus: «Le temperature a cavallo dell’epifania sono state le più rigide da 25 anni a questa parte, la neve copiosa come mai era successo dal ’54. Non so che male abbiamo fatto a Cristo». Quello che sta accadendo in vaste aree del nostro paese ha le caratteristiche di una tempesta perfetta. Una serie di eventi solo in parte prevedibili che sta mettendo a dura prova la macchina dei soccorsi, impegnata giorno e notte per aiutare le persone colpite da una drammatica catena di eventi di cui la tragedia di Rigopiano e le difficoltà incontrate dai soccorritori sono un’immagine nitida.

Verrà il tempo per accertare eventuali inefficienze e magari ci sarà modo di trovare dei “colpevoli” da dare in pasto a quella plebe inferocita che da comodi divani in penombra esternerà su questo schermo luminoso il suo odio verso la ka$ta, tra un commento sul Festival di Sanremo e un selfie al ristorante. Oggi quello che dovrebbe essere il momento del rispetto di chi soffre, della voglia di unire le forze per aiutare, è per molti l’ennesima occasione per tirare acqua al proprio mulino, magari diffondendo informazioni false per fomentare la rabbia contro l’avversario politico.

A questo festival dello squallore stanno partecipando i soliti noti, quei leader populisti che fanno dell’odio sociale ragion d’essere, senza scrupoli di sorta. Accade così che in quelle fogne digitali che sono diventati i social network si mettano in relazione i fondi stanziati dal Governo per il salvataggio di MPS e i soldi che non sarebbero mai arrivati per l’emergenza terremoto. Sarebbe interessante capire dagli scienziati improvvisati che diffondono questa vulgata chi sta pagando da mesi gli operatori dei campi, le migliaia di unità delle forze armate e dei vigili del fuoco impegnate costantemente sui luoghi del sisma, le sistemazioni provvisorie dei terremotati e così via. Ma fa comodo pensare che i “politici” pensino alle banche e non al popolo. Fa comodo e produce molti “like”.

“Sciacalli a cinque stelle” ben fomentati dal loro portavoce Luigi Di Maio, che non ha perso l’occasione di tacere, prima accollando al governo la responsabilità per il crollo del campanile della chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice e dopo gettando un’ombra sui 28 milioni di euro in donazioni raccolti fino a questo momento dal Dipartimento della Protezione Civile per le popolazioni colpite dal terremoto. Soldi che – come ha poi ribadito lo stesso DPC – saranno utilizzati per la ricostruzione e non per l’emergenza, su cui lo stato ha (ovviamente) stanziato risorse già esistenti. Il danno fatto dai grillini è potenzialmente enorme, perché diffondendo un infondato sospetto rischiano di far diminuire le donazioni.

Ma lo sciacallaggio degli esponenti del partito del comicoleader genovese è costante e spesso e volentieri avalla le sue tesi appoggiandosi su vere e proprie bufale, come nel caso dell’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata Patrizia Terzoni che asseconda il falso caso degli elicotteri passati dallo sciolto Corpo Forestale dello Stato di Rieti ai Carabinieri che non sarebbero decollati a causa della riforma Madia. Una notizia senza fondamento ripresa dall’Ansa e da alcuni giornali. In realtà – come puntualizza un comunicato dell’arma – “gli NH500, efficienti, non sono nelle condizioni di operare nelle zone innevate nelle condizioni climatiche attuali, mentre dei tre AB 412 trasferiti all’Arma uno è operativo al nord Italia e gli altri due sono inefficienti da mesi, in attesa di interventi straordinari di manutenzione, così come i tre A 109”. La Terzoni avrebbe potuto informarsi presso i diretti interessati prima di agire: sarebbe bastata una telefonata.

All’appello non poteva mancare Matteo Salvini, lesto nel mettere in mezzo i soliti “migranti” che lo Stato aiuterebbe a discapito degli italiani e a correre nei pressi delle zone colpite per scattare le consuete foto ricordo, alternandole a tweet come: “Tutta l’Africa in Italia non ci sta. Punto”. Il leader della Lega si è persino presentato nello studio di Otto e Mezzo con i doposcì, un’immagine che suscita un riso amaro e lascia tanta tristezza.

Sia chiaro. Molte lentezze dovute alla burocrazia – purtroppo endemiche in Italia – minano certamente il lavoro di chi oggi deve gestire l’emergenza e di chi domani dovrà lavorare alla ricostruzione. È un nodo antico che la politica dovrà sciogliere e non riguarda solo l’emergenza di questi giorni, ma tutto ciò che è pubblico. La politica tutta, sia chi governa che chi è all’opposizione, dovrebbe lavorare principalmente su questo e non perdersi in un’eterna sfida a chi si accaparra il maggior numero di analfabeti funzionali. Nella vana attesa di ciò, speriamo che il 7 febbraio arrivi presto e che il Festival di Sanremo distragga tanti inutili individui riportandoli alla disimpegnata frivolezza della propria esistenza.

(Fabio Salamida)

FATTI DI CRONACA

valeriarandone_femminicidio1-webFATTI DI CRONACA

Stiamo subendo un vero e proprio attacco mediatico senza precedenti e penso che siate disposti a riconoscerlo.

Mi riferisco in particolare alla “Cronaca Nera”, un tracimante insieme di notizie cattive: omicidi, femminicidi, stragi terroristiche, incidenti stradali mortali, e tanti, tantissimi fatti di cronaca che aumentano ogni giorno in maniera esponenziale.

Purtroppo viviamo male il nostro tempo per quelle che erano le aspettative di una società occidentale ipertecnologica e molto promettente, se poi ci mettiamo su un bel carico da undici, nessuno potrà negare che siamo prigionieri di ansia, paura e angoscia.

Sono i pericoli maggiori che ci coinvolgono facendoci vivere al limite della follia: paura di tutto e di tutte le notizie che somatizziamo ogni giorno.

Insomma, d’accordo sulla cronaca ricca, ma insistere, esagerare, sviscerare, parlarne alla lunga, non aiuta nessuno, anzi alla distanza, ci deprime costringendoci allo stress mentale e psicologico.

Parlo, ad esempio, del caso di Ylenia, la ragazza aggredita dal compagno che ha tentano di bruciarla viva versandole addosso una tanica di benzina. Ogni giorno se ne parla e addirittura la mamma la accusa, dopo affermazioni e smentite della ragazza, di essere offensiva verso le altre donne vittime di brutali aggressioni.

La giovane vittima è contro tutti ormai: le prove inchiodano il suo compagno Alessio, responsabile del tentato omicidio, ma lei nega ripetutamente sostenendo che lo ama alla follia. Un amore così intrigante da condurla alla menzogne e alla pazzia, visto e considerato che lui ha tentato di ucciderla. Che amore è quello che riesce a discolpare e difendere chi voleva ammazzarla? Perdonare forse, ma addirittura difenderlo e discolparlo?

Ancora una notizia di questi giorni: la trentenne di Pavia che ha subito, per anni, le violenze del marito.Finalmente arriva il momento di un processo giusto e rigoroso, dove lei si costituisce parte lesa per tutte le percosse e i pestaggi subiti.

Sposati dal 2009, si è vicini a porre fine alla tragedia e improvvisamente la signora ritira la querela, dismette la sua “parte civile” ed è intenzionata non solo a salvarlo dalla giustizia, ma anche a perdonarlo: “Abbiamo un bambino di quattro anni e lo faccio anche per lui!”.

Questi due fatti mi spingono, con cinismo, a giudicare le situazioni di queste due donne: non hanno capito niente della vita.

Essere dipendenti per “amore” di queste bestie umane, di queste larve subdole e di accettare inconsciamente tutto il male subito, non solo le spinge potenzialmente verso un futuro più o meno lontano e drammatico, ma non le mette in una situazione privilegiata e protetta.

Totti, il calciatore, credo abbia approntato un videoclip proprio per esortare le donne a denunciare subito e senza tentennare, ogni accenno di violenza. Ricordiamoci che uno schiaffo di oggi, uno spintone di domani, la mente malata di questi “uomini padroni”, induce all’omicidio studiato, voluto, cercato e immaginabile.

Quindi, snelliamo anche queste notizie quotidiane, parlarne dopo che queste donne hanno rifiutato e respinto tutti gli avvertimenti solo per amore, non meriterebbero di essere commentate ripetutamente.

Perdonate, ma se non siete all’altezza di capire i vostri cari familiari, di coloro che vi vogliono bene, della stampa e dell’opinione pubblica che vi esortano con forza e determinazione a mollare le bestie, allora scusatemi: “Non fateci perdere tempo, queste notizie ci scaraventano nell’ansia, nella piena angoscia, facendoci rimettere la buona salute!”.