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LA GIUSTIZIA SOMMARIA DEI TAGLIATESTE

LA GIUSTIZIA SOMMARIA DEI TAGLIATESTE

Siamo in pericolo.

Ma non per i tanti ponti “vecchi’ esistenti, o meglio non più della probabilità che uno dei tanti veicoli circolanti, con le gomme troppo usate, ci venga addosso mentre stiamo guidando.

E non voglio dire che non ci siano responsabilità per quel ponte sospeso, ci mancherebbe, ma la mia percezione altissima di pericolo viene dall’ascolto, in specie di Toninelli, il Maio e conte, affermazioni da brividi che ricordano la giustizia sommaria dei tagliateste, rivoluzionari francesi, reazioni “a cazzo ” si direbbe volgarmente.

Revochiamo la concessione, nazionalizziamo le autostrade, 150 milioni di multa, colpa dei governi precedenti e del Pd che ha preso soldi dai Benetton, cosa assolutamente falsa, autostrade ha sede all’estero e non ci paga nemmeno le tasse.

Il Paese vacilla sull’orlo del baratro, deve scegliere tra i fondamentali della nostra amata, anche se non perfetta, democrazia, e il diventare un luogo in cui uno o più ministri della Repubblica spargono bugie e letame, impunemente.

Questi i risultati della democrazia diretta. Forse è già troppo tardi.

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LA CULTURA DEL SOSPETTO

LA CULTURA DEL SOSPETTO

Tra i vari interventi ascoltati sulla tragedia di Genova, uno mi ha colpito in particolar modo: quello del Direttore, Gian Luca Pellegrini, della rivista specializzata ” Quattro Ruote”: ” Questa tragedia “ha detto “è figlia di trent’anni di Oscurantismo”.

Ho fatto un calcolo istantaneo, perché trent’anni?

Trent’anni corrispondono esattamente alla nascita e allo sviluppo in questo Paese della “cultura” del sospetto, della “cultura” giacobina e giustizialista, dove hanno pascolato: Intellettuali, giornalisti, intere redazioni, dove sono state costruite trasmissioni televisive ad hoc, dove sono nati partiti politici, dove furbi magistrati, prima hanno indagato sulla politica e poi ci si sono buttati dentro.

In questi anni, la cultura del sospetto, ha fatto la fortuna di sconosciuti scribacchini di provincia, come Michele Santoro o l’’Annunziata, Marco Travaglio, Stella, col suo disastroso libro, Telese, Paragone.

Certamente me ne dimentico qualcuno, ma sono tanti.

Dietro ogni opera Infrastrutturale c’era: corruzione, mafia, camorra, non si entrava nel merito e nella verità, ma si partiva da un presupposto e un postulato: tutti i politici sono disonesti e corrotti (Cit. di Davigo, magistrato). C’è una tale sfiducia nelle capacità organizzative e gestionali della società, che tutto si riduce solo al pericolo di corruzione, di infiltrazione malavitosa.

L’attività umana è cattiva perché l’uomo è cattivo.

Un’ulteriore riflessione mi ha portato a pensare che il m5s non sia stata una disgrazia piovuta dal cielo, ma il prodotto di quei “30 anni di oscurantismo”.

E così si lascia morire un paese, con la cultura del sospetto, si dice di no alle olimpiadi, si dice di no alla Tav, si dice di no alla Tap, si dice di no al rinnovamento del ponte Morandi a Genova e tanti altri no che non conosco, ma che ci sono sicuramente.

Le uniche cose costruite, anche bene, sono state l’alta velocità, e la variante di valico nell’appennino tosco-emiliano, oltre a terminare qual cantiere aperto da 50 anni che era la Salerno Reggio Calabria.

E poi tutto è combaciato, tra i più appassionati sostenitori del movimento del comico genovese, si ritrovano, per esempio, tutti gli ex magistrati della stagione di mani pulite e tutti quegli Intellettuali e quei giornalisti accennati prima, che hanno fatto soldi e fortuna proprio su quella stagione, abbeverandosi alla prassi forcaiola.

Poi la riflessione mi ha portato a pensare che tutta questa pletora di personaggi, supportati e coadiuvati dalla sinistra scissionista e radicale, sono i più accaniti nemici del Riformismo Liberale di Matteo Renzi.

E il puzzle è apparso chiaro.

Un piccolo esempio purtoppo di attualità:

C’è ansia di trovare un colpevole per la tragedia di Genova e il governo non attende l’inchiesta e punta immediatamente il dito contro Autostrade per l’Italia, con il premier Conte che ha annunciato immediatamente l’avvio della procedura per la revoca della concessione alla società, senza attendere alcun tipo di accertamento circa le cause dell’accaduto. “Non c’è tempo”, dichiara Conte.

Il trio del governo, Di Maio, Salvini e Toninelli, già poche ore dopo l’incidente, avevano già il nome del colpevole del disastro accaduto.

Secondo Di Maio, maestro della cultura del sospetto: “I responsabili hanno un nome e cognome e cioè Autostrade per l’Italia”. Senza informarsi, con la supponenza che possiede, ha la presunzione di sapere già tutto.

Di Maio aggiunge, ancora, che tutti i governi avrebbero sempre appoggiato i Benetton, proprietari di Autostrade per l’Italia, in questi anni, perché la società autostrade ha sempre finanziato le campagne elettorali di tutti i partiti del passato, di tutti i partiti del governo del passato.

Questa è la cultura del sospetto: tutti i governi precedenti hanno preso i soldi dai Benetton, non solo, ma hanno finanziato le campagne elettorali, ovviamente, del Pd di Renzi e quindi sono del ladri e dei corrotti.

A questo punto provo schifo, per questi sciacalli.

 

NO SAVIANO LA COLPA E’ VOSTRA

NO SAVIANO LA COLPA E’ VOSTRA

Certamente bisogna ringraziare Saviano per esporsi in prima persona, nella battaglia contro il nuovo pentafascismo leghista.

Ma Saviano, insieme a tanti intellettuali come lui, è uno dei responsabili del perché questa gente ha preso il potere.

E continuare a descrivere la politica fatta dai governi Pd come una politica di destra ed addirittura come una politica che ha tirato la volata ai sovranisti, la dice lunga sul fatto che, a volte, al coraggio non si accoppia la lucidità di analisi.

La colpa è vostra, caro Saviano, come storicamente è colpa di tutti gli estremismi, l’aver lavorato per il sovranismo salviniano e il populismo dimaiano e, al netto degli errori, che ci sono stati, del Pd e di Renzi, ma che non sono quelli che dici tu.

I governi del Pd, in questi anni, hanno salvato da morte certa decine e decine di migliaia di esseri umani ed è quello che Salvini ci rimprovera.

Tu cosa hai fatto negli anni scorsi, se non gettare palate di merda ad ogni piè sospinto sul Pd, senza accorgerti di fare l’apprendista stregone, per forze culturalmente e politicamente fasciste?

 

DI MAIO E TONINELLI PROFESSORI IN BUGIE

DI MAIO E TONINELLI PROFESSORI IN BUGIE

E’ difficile fare polemica politica con gente che spara cazzate con l’aplomb di chi sta dicendo una incontrovertibile verità.

I 5 stelle sono maestri su questo.

Di Maio e Toninelli sono addirittura professori.

Il guaio è che non serve a nulla smentirli, perché, un attimo dopo che la loro bugia è stata smascherata, ne hanno pronta subito un’altra su cui concentrare l’attenzione dei media e nessuno è in grado di stopparli urlando “ehi stiamo al punto, parliamo dell’argomento che stiamo trattando, non provare a sfuggire spostando l’attenzione su altro”.

Come la Lezzi che parla di asciugamani anziché di TAP.

Mi veniva in mente tutto questo leggendo l’ineffabile ed eternamente stupito di essere lì, Toninelli, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che sostiene essere il REI (Reddito di inclusione) uno strumento solo assistenziale, facendo finta di non sapere che i percettori del REI entrano, al pari dei percettori del NASPI (indennità mensile di disoccupazione), nel circuito dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro.

E tutto questo per nascondere la verità e cioè che il loro reddito di cittadinanza, come dice il buon Tria, sarà una cosa diversa da ciò che avevano propagandato in campagna elettorale e sarà invece qualcosa di molto simile agli strumenti già messi in atto dai governi Pd.

 

QUALE SIA IL NESSO TRA LA CHIUSURA DOMENICALE DEI NEGOZI E LA FELICITÀ DELLE FAMIGLIE, MI SFUGGE

QUALE SIA IL NESSO TRA LA CHIUSURA DOMENICALE DEI NEGOZI E LA FELICITÀ DELLE FAMIGLIE, MI SFUGGE

Per riepilogare, il ministro del lavoro Di Maio vuole ridiscutere l’orario dell’apertura dei negozi e le aperture domenicali e festive, perché “le famiglie hanno diritto ad essere felici”.

Quale sia il nesso tra felicità familiare e la domenica è difficile comprenderlo.

Personalmente e legittimamente potrei proporre il mercoledì. Non andrebbe bene? È sempre un giorno settimanale..

Poi ti viene in mente che la felicità di milioni di famiglie potrebbe corrispondere con la giusta chiusura di ospedali, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, commissariati, comandi dei carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile, allevatori di bestiame, ristoranti, stazioni balneari d’estate e sciistiche d’inverno, farmacie, altiforni nelle fabbriche, guardie mediche, musei, siti archeologici, autobus cittadini e provinciali, operatori del 118, eccetera.

Anche questi lavoratori tengono famiglia ed avranno anche loro il diritto di essere felici.

Tutta gente che lavora la domenica, Natale e Pasqua, la notte, ma evidentemente preferiscono la famiglia infelice.

Se ne potrebbero dire tante, come ad esempio, che la liberalizzazione degli orari non obbliga a tenere aperto il negozio, permette di farlo. Punto. È una scelta.

Siamo un Paese civile, democratico, vivo, esuberante, pieno di turisti, facciamo lo sforzo di adeguarci a tutti gli altri Paesi europei ed occidentali.

Ma a me, viene in mente quel piccolo fruttivendolo sotto casa, gestito da “Mohamed” (lo chiamo così perché è un nome molto usato, ma in realtà non so come si chiami) e ha con sé in negozio la sua gentile signora.

Vende frutta e verdura buona e freschissima, e altro come pane, caffè, dolciumi confezionati, vasi di conservati, insomma tante cose, che, quando tutti gli altri sono chiusi perché, presumo, hanno diritto ad essere felici, lo trovi lì, aperto, anche alle 23 di sera, e che ti salva in extremis quando hai dimenticato di comprare i limoni, o ti è finito lo zucchero.

E poi ti dice: “signo’, pesa troppo, porto io a casa” ed aggiunge pure l’inchino.

E la moglie ti sorride, con il velo in testa e quella ciocca di capelli che esce sempre fuori.

E pensi, per essere felici basta poco.

Basta avere la dignità.

Tutti i giorni della settimana.

Festività incluse.

Mohamed e signora ce l’hanno.

A POMIGLIANO SCIOPERANO PERCHÉ LA JUVE HA ACQUISTATO RONALDO

A POMIGLIANO SCIOPERANO PERCHÉ LA JUVE HA ACQUISTATO RONALDO

Operai e sindacalisti Cobas, che votano Lega al Nord e 5s al Sud, guidati da alcuni teppisti del lavoro, licenziati e poi reimposti al lavoro da una probabile magistratura amica, hanno scioperato, a Pomigliano, la città di Giggino, perché la Juve ha acquistato Ronaldo.

I soldi spesi, per questo acquisto, sono soldi di un bilancio invidiabile e non sono quelli della famiglia Agnelli che, da anni, li mette solo sulla Fiat e con successo.

Ebbene quegli operai e quei sindacalisti che scioperano a Pomigliano, per contro, non scioperano a Taranto per difendere l’Ilva, anzi sono gli stessi che vogliono chiuderla.

Votano in massa per liquidare le fabbriche e vivere di “reddito di cittadinanza”.

Certamente non sono quella classe operaria che “andava in Paradiso”, anzi, adesso, è diventata quella classe pentacosica e legaiola che sta andando dritta dritta all’inferno.

E forse lì ci resterà.

Non solo, ma quello stesso bilancio invidiabile che ha comprato Ronaldo, forse comprerà anche Marcelo e allora che faranno gli operai Cobas di Pomigliano? Fermeranno i treni facendo in sit-in lungo i binari?

Probabile.

 

CERCASI DECRETO DIGNITÀ

CERCASI DECRETO DIGNITÀ

Cercasi decreto dignità disperatamente.
Insomma disperatamente è un po’ troppo, ma un po’ di curiosità sì, c’è.
Per una settimana abbiamo sentito ripetere una parola inglese “Riders”, tanto per copiare il modus del precedente governo. Bastava dire fattorini e si capiva subito di chi si stava parlando. Magari con l’aggiunta di “consegne a domicilio”.
Però il decreto non si trova, non c’è né sul sito del governo, né pubblicato sulla GU.
Forse l’ha letto Salvini che il giorno della discussione nel Consiglio dei Ministri, proprio quel giorno, era a Siena a guardarsi il palio, invece di stare al CdM.
Che si sia accorto che è una puttanata?
Che si sia accorto, pur vantando che la sua Lega non è più solo il Nord, sia proprio quel Nord il suo “core business”?
E “il core business” lo ha in quella miriade di piccole imprese per le quali il “decreto dignità” è un dito nell’occhio?

LA PAURA È UN SENTIMENTO ANTICO COME L’UOMO

LA PAURA È UN SENTIMENTO ANTICO COME L’UOMO

La paura è un sentimento antico come l’uomo.

Non saremmo uomini se non la provassimo, ed è sempre legata a qualcosa di ignoto.

Ignoto, non inconoscibile.

Qui sta la chiave.

Perché se sapessimo di preciso il nome della cosa che ci fa paura, cominceremmo già a vincerla.

La genericità collegata al suo spettro è la sua forza.

Quando verrà? Quanti saranno? La stessa vaghezza che emana dalle misteriose parole della lettera di San Paolo sulla morte, «siate pronti, verrà come un ladro nella notte».

E già nella metafora delle sacre scritture appare il ladro, la figura tanto temuta in questi anni, da aver rafforzato la corsa al possesso di un’arma in casa, da aver mosso il nuovo governo, appena insediatosi, ad annunciare la nuova legge sulla legittima difesa.

Non sappiamo l’ora, se di giorno, se di notte, sappiamo solo che verrà.

Il ladro non avverte, non concede indizi, si mimetizza fra noi.

Non sappiamo nemmeno se dobbiamo prendercela sempre con lo straniero.

Troppe volte il delinquente che ha forzato le porte, che ci ha sorpreso nel sonno, era italiano.

Non era Igor, lo spettro che ha sconvolto i sonni per mesi di tanti italiani già nel nome esotico, che si portava dietro la sinistra fascinazione di un tartaro.

Agli arresti invece risultava poi chiamarsi Antonio o Mario, era uno di noi.

Che cosa è accaduto in così pochi anni da mutarci in armigeri che si vogliono difendere da soli, che non si fidano più della protezione offerta dallo Stato?

È accaduto un replay della Storia.

Millenovecento anni fa una grande migrazione di popoli sospinti da altri che li cacciavano dall’Asia centrale, ha iniziato ad ammassarsi ai confini dell’Impero romano e l’ha, a poco a poco, invaso.

Anche a quei tempi i romani si armavano nelle loro case, gli imperatori, come i governi di oggi, riformavano le leggi, chiudevano le frontiere.

Ma a nulla è valso.

Alla fine i barbari sono venuti e hanno rigenerato l’Impero languente, estenuato nella sua civiltà.

Oggi premono dall’Africa, ma non avrà esito molto diverso.

CHE COS’È L’EMERGENZA SU UNA NAVE ATTREZZATA PER I SOCCORSI?

CHE COS’È L’EMERGENZA SU UNA NAVE ATTREZZATA PER I SOCCORSI?

C’è qualcosa che non capisco. Ma purtroppo non trovo risposta e nemmeno spiegazioni nelle reazioni attuali del Pd.

Si sostiene che l’Italia deve accogliere migranti in condizioni di emergenza. Benissimo. È una regola del mare, un principio da salvaguardare: il porto più vicino alla imbarcazione in emergenza, deve essere aperto.

Nel caso Aquarius, che si diceva fosse in emergenza, il porto più vicino era Malta. Ma Malta ha detto di no. È questione di lana caprina su chi aveva salvato i naufraghi e li aveva messi su quella nave oppure no, se era davvero in emergenza, il porto più vicino, obiettivamente, era Malta.

Inoltre: il principio vale per tutti? Finora pare di no. L’unica frontiera europea e gli unici porti di accoglienza sono quelli italiani. Gli altri sono, tranquillamente, chiusi, anche alle emergenze.

Nel silenzio generale.

Lo ha riconosciuto, con onestà la signora Merkel che ha detto che “l’Europa sbaglia a lasciar sola l’Italia”. E ha proposto, persino, una guardia europea delle frontiere sud e del Mediterraneo.

Spagna e Francia, invece, che (con la Grecia) sono quelli che sigillano le frontiere, pestano i migranti all’ingresso, contravvengono ogni regola umanitaria, insultano Salvini.

A quelli di sinistra, fa gongolare che si insulti il mostro.

C’è da dire però, che la nave Aquarius non è un barcone. Ma una nave di soccorso ONG, sicura e attrezzata.

Le navi Ong stanno nel Mediterraneo autorizzate dai paesi di cui battono bandiera.

Si sostiene che la nave Aquarius doveva sbarcare in Italia perché in condizione di emergenza.

Ma cos’è l’emergenza su una nave attrezzata per i soccorsi?

L’emergenza semmai è quella dei barconi stracolmi di persone.

Va effettivamente accertata e valutata.  Se c’è emergenza vera, va affrontata con il principio dell’apertura dei porti più vicini, Italia compresa.

Ma se l’emergenza non c’è o può essere risolta in modo diretto (la Marina militare italiana, sin dal primo momento, era lì a risolvere casi di emergenza a bordo), il problema è diverso.

E la domanda è “ogni nave Ong, che raccoglie migranti, è da considerare in emergenza e sbarcare solo in Italia?”.

Questa è la domanda che, da sempre, mi faccio e a cui non trovo risposta nei critici di Salvini.

Se è così deve continuare ad essere così? Tutti quelli che emigrano dall’Africa devono sbarcare in Italia? Mi sembrerebbe ovvio che questo valesse solo per i migranti raccolti da navi italiane.

Ma per le Ong di altri paesi?

Perchè, ad esempio, i paesi che autorizzano le Ong a raccogliere migranti e si fanno belli umanitariamente, non completano mai l’opera benemerita, accogliendo, nei loro umanitari paesi, i migranti che raccolgono e aiutando l’Italia, senza lasciarla sola?

Non è giusto che ci si faccia belli e umanitari mandando le navi Ong, ma poi si scarichi tutto il peso dell’accoglienza, dell’aiuto e del mantenimento solo sull’Italia.

Il fatto che queste cose le dica l’odioso Salvini, con i suoi modi da bullo, non toglie che, da italiani, queste cose dovremmo dirle.

Io le dico.

Non si può fare i “generosi” i “buoni” che salvano vite umane, per poi non completare l’opera umanitaria e scaricare su un paese solo, l’Italia, il peso di tutto il resto che ne consegue.

Oggi sbarcano a Valencia, in Spagna, solo 629 persone.

Chissà se la Spagna, con questo gesto, finalmente, si accorge che cosa significa ricevere quotidianamente migranti, sistemarli, dare loro conforto e cibo, vestiti, bagni, e comunque una vita dignitosa. Spero che si rendano conto e capiscano che cosa ha fatto l’Italia, in tutti questi anni, sempre da sola.

A LORO INSAPUTA

A LORO INSAPUTA

“A loro insaputa”
Raggi non sapeva nulla della via intitolata ad Almirante. Non sapeva nulla delle polizze di Romeo. Non sapeva nulla dello stadio intitolato ai contributi elettorali di Parnasi.
Di Maio non sapeva nulla di Lanzalone che gli scriveva lo Statuto del Movimento e della Raggi che non sapeva nulla.
La Lega non sapeva nulla dei 250 mila euro a una onlus vicina alla Lega (…ma poi che fa una onlus vicina alla Lega? I dispetti ai migranti, lo sgambetto ai meridionali? Boh).
Grillo e Casaleggio non sapevano nulla di Lanzalone ma cenavano con Lanzalone.
Insomma nessuno sapeva nulla. Tutto avveniva a loro insaputa.
Diciamo la verità, Scajola in confronto era un dilettante.”

(Carlo Calenda)

Diciamo che loro non c’erano e se c’erano dormivano, come il mio gatto.