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PENSAVO FOSSERO IN MALALAFEDE E INVECE SONO PROPRIO CAPRE IGNORANTI

PENSAVO FOSSERO IN MALALAFEDE E INVECE SONO PROPRIO CAPRE IGNORANTI

Pensavo fossero in malafede e invece sono proprio capre ignoranti.

Salvini, ce l’ha tanto con Boeri. Gli dice che, se vuole fare il politico e decidere, deve candidarsi alle elezioni.

Potrebbe succedere, solo che Boeri non pensa che la democrazia sia una dittatura, e considerato che è bravo potrebbe fare anche domani mattina il politico, ma Salvini non potrebbe mai fare il presidente dell’INPS!

Per accertamenti basta vedere le biografie personali dei due.

Salvini intima la chiusura dei negozi etnici entro le 21.

In pratica se la prende coi minimarket dei bengalesi, che vendono la frutta, il latte, la pastina, l’olio e anche la Peroni e sono aperti fino a tardi.

A suo dire, quei posti, creano scompiglio in città e riempiono le nostre strade di gente che piscia in strada.

Cosa significa in definitiva?

Che se sono italiano posso vendere il mango e le Peroni dopo le 21, se sono bengalese invece no.

E allora tranquilli, quelli gestiti da camorra ndrangheta e mafia possono rimanere sempre aperti.

Toninelli poi è quello che crolla il Ponte Morandi e dà la colpa al Pd.

Che il decreto di Genova lo scrive col cuore.

Che chiede di bloccare la Gronda perché tanto a Genova non serve, anzi, vuole costruire un viadotto autostradale su cui possono giocare i bambini e fare picnic anche gli adulti. Già sul viadotto dell’autostrada.

E’ tanto concentrato sulle opere pubbliche che le sta fermando tutte, ma lavora 18 ore al giorno ed è stanchissimo, trascura anche la moglie, poveretto.

Vuole bloccare l’Aeroporto di Firenze solo perché lo ha proposto Renzi.

E si tratta purtroppo del “ministro delle infrastrutture”.

Ha studiato molto ed ha visto quante merci italiane utilizzano il “Tunnel del Brennero”.

Ma non si è accorto che il Tunnel del Brennero è stato finanziato col Governo Renzi e sarà attivo non prima del 2025.

Cos’ha studiato Toninelli?

Sempre Toninelli, a sua insaputa, diventa sversatore di porcherie nei terreni agricoli, consentendo di aumentare il livello di sversamento di idrocarburi nei campi.

Una svista? Uno svarione? Più probabile ignoranza.

Pareva che i pentacosi avessero a cuore la cura dell’ambiente, ma ormai anche i bollori del Notav, Notap, indipendente dalla loro liceità, sono solo un ricordo.

Paolo Savona, tanto voluto nella squadra che deve cambiare l’Italia, sembra una verginella, ma intanto si scopre che, oltre a nascondere i suoi soldi in Svizzera, è un incallito speculatore finanziario, dirige nientemeno un fondo speculativo a Londra. Uno di quei fondi che fa aumentare lo spread. Proprio lui, quello che vuole uscire dall’euro.

E Salvini dice che se lo spread si alza, causa gli speculatori finanziari, gli italiani lo aiuteranno.

Suppongo che tra i tanti risparmiatori italiani ci siano anche elettori della Lega e M5S. In quanti aiuteranno il governo?

Per fare cosa, poi? Elargire il reddito di nullafacenza a fannulloni e lavoratori in nero?

Permettere agli evasori di farla franca?

Andare in pensione sei mesi prima e con una miseria?

Da ultimo un’altra chicca golosissima: Per Marcello Foa, diventato presidente della Rai, il rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma è avvenuto nel 1953.  Un presidente Rai, ignorante in storia.

Andiamo bene!

E in quanti si staranno chiedendo, spero, ma chi cazzo ho votato il 4 marzo?

Sicuramente ho dimenticato qualcosa.

Infatti (e questo è roba recente):

Un giorno potrò raccontare di aver visto un vice-premier che è anche ministro del lavoro, ministro dell sviluppo economico e capo del partito di maggioranza relativa, andare in Tv tutto trafelato a dire che qualcuno l’ha fatto fesso, e che domani va in Procura a denunciare. Una manina ignota ha cambiato il decreto Def.

Tutto ciò per evitare disperatamente di far capire che invece, molto più semplicemente, Di Maio non ha capito una cippa delle riunioni a cui ha partecipato.

Un vice premier che passa per fesso, per non passare per un totale incompetente.

 

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“NON SAPEVO DI ESSERE DIVERSA, L’HO SCOPERTO QUANDO SONO STATA ESPULSA DA SCUOLA” LILIANA SEGRE

“NON SAPEVO DI ESSERE DIVERSA, L’HO SCOPERTO QUANDO SONO STATA ESPULSA DA SCUOLA” LILIANA SEGRE

Mi ha sempre colpita profondamente una frase di Liliana Segre: “non sapevo di essere diversa, l’ho scoperto quando sono stata espulsa da scuola”.

Una presunta diversità stabilita per legge, nello specifico dalle Leggi razziali.

Esattamente come oggi, a Lodi, è stato creato un cavillo legale per impedire ai poveri, ma solo quelli stranieri, di poter dimostrare di essere poveri, stabilendo quindi per legge una segregazione all’interno della scuola.

Ora, quello che più mi fa paura di questa situazione non è solo la cattiveria studiata a tavolino da menti fanatiche e ossessionate, che pure già sarebbe sufficiente a suscitare tutto il nostro senso dell’orrore e dello sdegno.

A me fa paura il fatto che la nostra democrazia, la “Costituzione più bella del mondo”, il nostro tessuto istituzionale, gli organi indipendenti, i corpi intermedi, l’informazione tutta, non abbiano o non trovino modi e mezzi per mettere fine immediatamente a una simile manovra che è degradante oltre che pericolosa per tutti noi.

Perché se davvero non si può intervenire su una tale sconcezza, se davvero non abbiamo gli strumenti per farlo, allora siamo indifesi di fronte a chi, oggi, ristabilisce la disumanità della discriminazione per legge.

E nessuno di noi, nessuno, potrà più dirsi al sicuro dalla persecuzione.

IL BIZZARRO CONTE NON CONOSCE LE AZIENDE DI STATO

IL BIZZARRO CONTE NON CONOSCE LE AZIENDE DI STATO

L’idea di usare le aziende di Stato per manipolare le cifre del Bilancio ed edulcorare la manovra finanziaria è sconclusionata, sconcertante e controproducente.

Un atto fuori dal mondo, dalla realtà e dalla legge perché altera la concorrenza.

Infatti ha prodotto acqua fresca, solo generiche promesse di disponibilità da parte dei manager imbarazzati, ma foriere di danni futuri.

Il governo, convocando le aziende statali, è riuscito solo a fare un annuncio ottimistico sulle disponibilità delle imprese, i cui manager assistono, ogni giorno, alle violenze, minacce e prepotenze di Lega e 5 Stelle, verso la burocrazia statale e i manager della P.A.

Immagino il timore e l’imbarazzo, dei manager delle aziende “statali”, di dover spiegare a un governo di incompetenti, la realtà e la verità.

E cioè: non esistono aziende “statali” in senso proprio, di proprietà del governo.

Leonardo, Eni, Enel, Ansaldo Energia sono aziende “partecipate” dallo Stato.

In taluni casi a maggioranza o, prevalentemente, con privilegi della quota di azioni pubbliche, che comunque non significa “statale”.

Tra i privilegi non rientra, però, quello di dare “comandi” ai manager su investimenti e occupazione.

Sarebbe un abuso, illegale e una “provocazione” ai mercati.

Leonardo, Enel, Ansaldo Energia, Eni, ma anche Ferrovie, Fincantieri, Snam e perfino Cdp, non possono cambiare piani di investimenti o occupazionali già annunciati ai mercati, o decisi con motivazioni “politiche” e a comando.

Anche le “aziende statali” si finanziano sul mercato, non vivono di fondi di dotazione dello Stato.

Era così 40 anni fa.

Ora è tutto cambiato: i soldi alle “aziende statali” non possono più arrivare dallo Stato, che, tra l’altro, non li ha. Arrivano dai mercati, che giudicano quelle aziende col rating, come fanno con i conti dello Stato.

È uguale.

Se quelle aziende decidessero investimenti o piani di occupazione a “comando” del governo, affonderebbero il giorno dopo: chi li finanzia penserebbe che quelle decisioni non sono frutto di oculata gestione del bilancio aziendale, ma solo di “comando politico”.

E revocherebbero la fiducia ai manager.

Il governo ieri, convocando le aziende statali, ha lanciato un boomerang, che gli si schianterà in fronte con le società di rating, che aumentano i loro sospetti e aggraverà la convinzione europea che i numeri degli investimenti contenuti nella manovra siano, oltre che insufficienti, del tutto aleatori.

L’incontro è stato solo una pagliacciata e una sceneggiata “sovranista”: una provocazione per l’Europa e per i mercati, uno schiaffo in faccia a chi ti presta i soldi.

Siamo sempre lì: lo pagheremo con lo spread e la sfiducia nell’Italia.

Ma Conte è davvero avvocato?

Mi viene un dubbio.

BREVE NOTA ECONOMICA…..AMARA

BREVE NOTA ECONOMICA….AMARA

Se qualcuno ha investito 10.000 euro in BTP nel mese di maggio 2018, adesso valgono 8.500 euro. Ecco i risultati dell’aumento dello spread di cui loro “se ne fregano”.

È che così fregano tutti gli italiani.

Ma uno dice: “mica li ho tanti soldi, io non mi preoccupo”.

Vero?

Fino ad un certo punto, perché in questo modo è lo Stato, quindi tutti noi, che ci impoveriamo e quindi non ci sono più soldi per aiutare che ne ha bisogno.

Nessuno investirà più i propri soldi in Italia.

Tutti contenti e plaudenti a questo governo?

Chi se ne frega di queste cose è un incosciente.

E Salvini sta chiedendo soldi agli italiani, vuole ai loro rispami privati.

Forse pensa che siamo così cretini da elergire denaro, quel poco che si ha in tasca?

NO.

Salvini dice che nel caso in cui lo “spread dovesse salire gli italiani ci darebbero una mano”.

Il messaggio di questa affermazione è duplice:

A. In caso di crisi noi sequestreremo i beni liquidi depositati dagli italiani nelle banche e alle poste.

B. Per i beni non liquidi saranno gli italiani stessi a farne consegna (oro, brillanti etc).

Una requisizione forzata simile a quella dei comunisti in URSS o di Mussolini dopo l’esperimento fallito dell’autocrazia economica dell’Italia.

In ogni modo la realtà è questa: i costi per le casse dello Stato continuano ad aumentare.

È chiaro infatti che la traduzione dell’aumento spread vuol dire più spesa per interessi e meno risorse in servizi per i cittadini.

Ci auguriamo che finisca qui.

Però.

Le banche italiane, che si erano faticosamente risanate rispetto ai tempi della crisi, hanno perso in tre mesi un quarto del loro valore, proprio per la svalutazione dei titoli di Stato italiani che ne gonfiano il portafoglio.

Non sono fatti nostri?

Andate a chiedere un prestito e sentite che cosa vi rispondono.

Il maggior costo del denaro è micidiale per una economia che deve ripartire.

E se non riparte l’economia viene giù tutto.

Chiaro.

CAMUSSO E IL DEF “CONTRADDITTORIO”

CAMUSSO E IL DEF “CONTRADDITTORIO”

Camusso, dopo 5 mesi di fiancheggiamento dei 5 Stelle e di silenzio sulla politica economica del governo, non poteva più tacere.

Annuncia che, forse, la Cgil si mobiliterà contro il Def.

Meglio tardi che mai, direte.

Certo.

Non fosse per il fatto che, per lei, la mobilitazione non è contro il Def.

Lei non dice che andrebbe, per il bene dei lavoratori, affossato e riscritto.

Per lei, infatti, il Def non è sbagliato, assistenzialista, contrario al lavoro e che porta al default.

No.

Per la Cgil il Def è solo “contraddittorio”.

Ha detto proprio così la Camusso: “contraddittorio”.

E perché?

Forse per la Camusso e la Cgil la contraddizione è tra il “reddito di cittadinanza” che per loro va bene, lo smantellamento della Fornero che per loro va benissimo e il resto del Def.

Come dire: il “compagno” Di Maio fa tutto bene, ma è condizionato dal cattivo Salvini e dai “tecnici” nel governo.

È questa la “contraddizione del Def” secondo Camusso?

Che inficia l’altrimenti splendida “manovra del popolo” dei 5 Stelle?

È così’?

Se fosse così, ringraziamo pure la Camusso del disturbo, ringraziamo della “minaccia” di mobilitarsi ma, le diciamo: “ dottoressa non si scomodi.

Se vuole davvero dare una mano al “popolo”, se ne stia a casa”.

SALVINI TRA IL DIRE E IL FARE ALTRO CHE MARE…

SALVINI TRA IL DIRE E IL FARE ALTRO CHE MARE…

Due cosette a caso.

La prima:

Salvini dice parole bellissime sui disabili, anche condivisibili, poi impunemente ne occupa lo spazio sui marciapiedi, per fare la sua propaganda politica. Salvini dice bene e razzola malissimo…

 

La seconda:

Salvini dice peste e corna di chi spaccia. Giustamente. Gli spacciatori sono dei delinquenti. Poi capita che arrestano un leghista spacciatore.

 

Quando si dice poi la sfortuna…..ma tanto è tutta colpa dell’Europa

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

Mentre qualcuno ha passato l’estate tra una festa del porco e l’altra, Anna Ascani (Pd) è stata invitata, unica giovane italiana, dalla fondazione Obama a parlare di futuro dell’Europa.

Mentre i cittadini normali fanno il loro dovere per soccorrere vittime e sfollati, rimuovere macerie, mettere in sicurezza la zona del ponte, il grande casalino arrivato grazie al voto di milioni di cittadini a essere portavoce del premier, si lamenta del ferragosto rovinato.

Mentre io non ricordo di aver mai e poi mai visto il ministro Padoan sorridere, a causa del peso del suo ministero e dei problemi che ci sono da risolvere continuamente, l’ambizioso Tria esibisce il sorrisetto di chi la sa lunga, stampato sulla faccia, tradendo tutto ciò che ha studiato e anche la Costituzione su cui ha giurato.

La vera dignità non ha prezzo e non tutti la possiedono.

Ma torniamo, un secondo solo, sul ministro Tria, l’unico che sembrava piacesse a Mattarella e l’unico un po’ più serio (forse), nonostante il sorriso stampato, ha perso la sua aurea, ha calato le braghe anche lui, davanti ai due vice.

E quindi  mandiamo in giro un ministro delle Finanze con un documento con i numeri scritti a lapis, a dire “non so, può darsi, vedremo” come uno scolaretto sciocco che non sa rispondere alle domande dell’insegnante. A metà ottobre si vedrà come si mette tutta la faccenda.

Non contenti di questa grande prova, caliamo il carico da undici del presidente della commissione Bilancio che ripete che dobbiamo tornare a stampare moneta, baggianate che però hanno gà contribuito alla svalutazione dell’euro.

Intanto vicepremier 1 dice: “non arretreremo e spiegheremo la manovra nelle piazze”, sotterrando quel che resta della democrazia parlamentare e confermando che della Costituzione hanno letto solo la prima riga del capitolo UNO, poi si sono fermati, convinti di aver capito tutto.

Mentre vicepremier 2 sbraita che chiederemo i danni all’Europa per l’aumento dello spread. Il vice 2 si deve dare una mossa, lo spread è già oltre i 300 punti, una soglia pericolosa, un piede è già nel fango.

Poi ci dicono che non ci sono ubriaconi in giro, qui in Italia, al comando!

Questo perché il vice 2, non sopporta le critiche, ovvio e:

“L’ultima mascalzonata è di non molte ore fa. Il presidente della Commissione europea, Junker, rivolge alcune critiche alla decisione italiana di sforare fino al 2,4 per cento, e la risposta di Salvini è immediata: non parlo con gli ubriachi”.

TARTARIN DE TARASCON

TARTARIN DE TARASCON

“Voi renziani avete ammazzato la sinistra ed il Pd e parlate ancora per non ammettere di avere rottamato voi stessi assieme a noi che pure vi abbiamo contrastato con tutti i mezzi.”

Così parla Michele Emiliano, finalmente, l’ha detto: a noi che pure vi abbiamo contrastato con tutti i mezzi.

Ma stia tranquillo, Dottor Emiliano, ce ne eravamo accorti sa? Contrastare, contrastare e contrastare!

Da mattina a sera.

Lei mi fa pensare tanto a Tartarin il personaggio di Alphonse Daudet.

Perché non è andato alla manifestazione? Un uomo politico, quando è coerente con se stesso, afferma senza paura le sue idee, davanti ed in mezzo a tutti.

Lei non c’era fra quel popolo, il fiorentino si, era in mezzo al popolo del Pd, lei invece manda messaggini twitter.

E vabbè, anche noi abbiamo un illustre Tartarin… non di Tarascon ma des Pouilles!

Bonjour Tristesse

COME MANIPOLARE LA DEMOCRAZIA. DEDICATO A CHI C’È CASCATO: CASALEGGIO DOCET

COME MANIPOLARE LA DEMOCRAZIA. DEDICATO A CHI C’È CASCATO: CASALEGGIO DOCET

Della banale efficacia del male.  Il manuale Goebbels:

  1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali: IL PD.

  1. Principio del metodo del contagio.

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo: RENZI.

  1. Principio della trasposizione.

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre: IMMIGRATI. 

  1. Principio dell’esagerazione e del travisamento.

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave: CASA DI RENZI, AEREO DI RENZI, PARENTI DI RENZI.

  1. Principio della volgarizzazione.

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria: SALVINI IL RE DEI VOLGARI.

  1. Principio di orchestrazione.

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto, dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.  LORO HANNO RUBATO, LORO HANNO RIDOTTO MALE IL PAESE, LORO HANNO CREATO IL PRECARIATO.

  1. Principio del continuo rinnovamento.

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse: FERMA DI LEVA OBBLIGATORIA, TITOLO DI GENITORE, VIA I ROM. 

  1. Principio della verosimiglianza.

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie: LA GARA DELL ILVA È VIZIATA. 

  1. Principio del silenziamento.

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario: NON ACCETTANO ALCUN CONFRONTO, NON PERCHÉ SONO CONIGLI, PERCHÉ È LA STRATEGIA CHE LO IMPONE.

  1. Principio della trasfusione.

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi: DAGLI AL NERO VIOLENTATORE.

  1. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità: CENTINAIA DI TROLL SU FB, DOVE LA MASSA APPROCCIA PER LA PRIMA VOLTA LA COMUNICAZIONE VIRTUALE.

 

Joseph Paul Goebbels, Ministro della Propaganda nazista.

MA CALENDA CHE COSA TI È VENUTO IN MENTE……DI RENDERE PUBBLICO UN INVITO

MA CALENDA CHE COSA TI È VENUTO IN MENTE…….DI RENDERE PUBBLICO UN INVITO

Hai invitato a una cena nientemeno che Renzi, Gentiloni e Minniti.

Hai scatenato le tv grilline, così potranno avere argomenti da parlare cercando di indovinare che cosa si sono detti, sti tre, e gli altri giornaletti al comando grillino.

Si comincia intanto con l’apparecchiare la tavola.

Allora, Calenda invita a cena Renzi, Gentiloni e Minniti, non perché sappia cucinare bene la parmigiana, (se ne vogliono assaggiare un’ottima e non si formalizzano, possono venire benissimo da me), ma per discutere tra ex-ottimi ministri, nonché ancora dirigenti di partito, del futuro di questo Pd e di come organizzare una buona opposizione al disastro, tutto italiano, che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.

Non è una cattiva idea, considerato che ormai il Pd non naviga neanche più a vista, ma si è completamente arenato.

È un bel segnale che un gruppo ristretto di dirigenti decida di metterci la faccia e collaborare per rimettere la barca in sesto.

D’altra parte, non è nemmeno un’idea nuova.

Ve ne potrei raccontare migliaia di pranzi, cene ed incontri tra pochi, (ho sempre in mente la crostata di D’Alema), dove sono state prese decisioni più o meno importanti che, solo in un secondo momento, sono state discusse in sedi più ampie.

Non è nemmeno una cosa disdicevole.

Calenda ha avuto la sfacciataggine o l’ingenuità di rendere pubblico l’invito, quindi non fate quelli cascati dal pero, quando siete i primi a stare intere giornate al telefono a fare e disfare incontri che, a volte, visti i partecipanti, stanno solo mezza tacca sopra le tavole degli avvinazzati da osteria.

I dirigenti e i militanti di un partito serio attenderebbero l’esito di quell’incontro che, sicuramente, verrebbe reso pubblico, magari con qualche retroscena piccante, e poi ne discuterebbe e contesterebbe nel merito quelle proposte o idee se non lo convincessero.

Invece, Zingaretti, che ti fa?

La controcena con un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario, un professionista, perché dicano quali sono i problemi che hanno.

Ed, allora, perché non un commerciante, un equilibrista, un allibratore, un idraulico, un agente di borsa ed un pizzaiolo. Avranno pure loro dei problemi. O no?

Gli italiani, cui frega poco della prima cena, ed ancora meno della seconda, ormai rassegnati, possono benissimo farsi “du’ spaghi ajo ojo e peperoncino”, e, dopo, una briscoletta, per finire la serata.

Io, per distinguermi, vi invito per la parmigiana.

Basta che mi facciate uno squillo prima e portiate il vino, possibilmente buono.

Ma, come volevasi dimostrare:

Tutti preoccupati per l’invito a cena di Calenda a Renzi, Gentiloni e Minniti, tanto che anche il povero Giannini (repubblica) grande rosicone ostinato contro Matteo Renzi, giornalaio frustrato, non dice la “Cena tra amici” – ma “la cena dei cretìni”

FATE VOI PER DEFINIRE QUESTO SINISTRONZO

 

Roma. L’invito a cena da parte di Carlo Calenda, che avrebbe dovuto mettere attorno a un tavolo, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti ha provocato polemiche, ironie e reazioni più o meno scomposte, come quella del governatore del Lazio Zingaretti, che si è sentito escluso, e ne ha subito proposta un’altra con “esponenti della società civile”. Ma in trattoria. Il raduno chez Carlo è finito prima ancora di iniziare. Con un tweet: Calenda ha deciso di annullarla perché “Renzi si era sfilato ieri pomeriggio via agenzie e retroscena e a quel punto non aveva più molto senso”, scrive l’ex ministro dello Sviluppo economico su Twitter. “Andiamo avanti con l’opposizione. Ognuno facendo il suo. Di più in questo momento non si può fare. Troppi ego e troppi conti da regolare”. Ma poi si sfoga su Radio Capital, e mette chiarisce parecchi punti: ai dirigenti del Pd “non importerà” di perdere le prossime elezioni europee e regionali, dice: “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”, ha detto Calenda a Circo Massimo di Giannini.
“Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere”, ha detto l’ex ministro, “serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace, ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera”.

“Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel Pd c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un po’ singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”, ha detto ancora Calenda ai microfoni di Radio Capital. “L’unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”. Nessun pentimento, però, sull’aver preso la tessera del Pd: “È l’unico modo, finché non ci sarà qualcos’altro, per dare un contributo. Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del Pd da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono”. “In tutta la storia politica ci si incontra, nei partiti, fra persone che la pensano allo stesso modo – incalza Calenda – Renzi per anni ha detto di essere contro ai caminetti, ma con lui c’era un caminettino: lui, Lotti e la Boschi. Uno degli invitati alla cena, Gentiloni, appoggia Zingaretti. Quindi non era una cena contro Zingaretti. Il focus della cena era come fare opposizione, non un congresso”.

“Il quadro – per l’ex ministro – è drammatico, ed è drammatico perché nessuno parla con nessuno, non ci si fida di nessuno, qualunque iniziativa viene presa come un”aggressione contro altri. Basti pensare che Gentiloni e Renzi non si parlano dal 4 marzo. Ma se rispetto alla situazione generale la reazione del partito di opposizione è questa – si chiede Calenda – come facciamo a stupirci che stiamo al 16 per cento?”.