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NON PERDONO BERLUSCONI

NON PERDONO BERLUSCONI.

No, non lo perdono, e non lo farò mai, per avermi tolto la possibilità di poter gridare “Forza Italia”, quando i nostri campioni, di tutte le discipline sportive, giocano.

Forse non vincono più, almeno i giocatori di calcio della nostra nazionale,  anche per questo, non possiamo incitarli come vorremmo. Non voglio dire che sia colpa sua, ma certamente quella bella frase non la possiamo gridare per non richiamare a gran voce un partito.

Cosa centra un partito con lo sport? Niente, eppure anche questo ci è stato rubato, la voce si spegne in gola e cerchiamo altre parole, più difficili, che non arrivano all’orecchio dei giocatori. Peccato. Anzi una cosa la facciamo bene ed è quella di fischiare l’inno nazionale degli altri, praticamente li insultiamo, come abbiamo imparato a fare in questi anni con gli avversari, considerati più nemici che avversari di gioco.

Berlusconi, un ladro di belle parole. Nessun perdono per questo, anche se camperà centoventi anni come gli fu profetizzato da Don Luigi Verzé (già morto), l’amico fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta.

 

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IL PREZZO DELLE PREGHIERE

IL PREZZO DELLE PREGHIERE

“Se c’è una cifra fissa come una compravendita, allora deve essere rilasciato uno scontrino!”. Il tono è indignato. La signora Giovanna, lettrice del Carlino, scrive una lettera con nome e cognome, protestando contro il ‘prezzo’ delle Messe. Un listino chiaro, senza incertezze: 15 euro. Il luogo, la chiesa di San Girolamo della Certosa. (Nell’immagine)

“Il giorno di Ognissanti – scrive – sono andata in Certosa e nell’ufficio della chiesa ho prenotato tre Messe in suffragio dei miei cari defunti. Il sacerdote presente ha scritto un biglietto con le date e me lo ha allungato dicendo: 45 euro”. La sorpresa è grande, non per la cifra, ma per il modo: “Il Papa non aveva puntualizzato che non si devono chiedere soldi per le Messe ma eventualmente accettare offerte? E allora i defunti dei poveri, del disoccupato, delle persone in difficoltà vanno tutti all’inferno?”.

La domanda, ovviamente retorica, tocca un punto dolente: “Questa richiesta di una cifra fissa suona come una compravendita e allora… deve essere rilasciato uno scontrino”. Cifra fissa al punto che, di fronte ai 50 euro esibiti della nostra lettrice, il sacerdote puntualizza di non avere il resto e quindi di “scegliere tra una pubblicazione o un periodico di quelli presenti in chiesa”. Insomma, 15 euro sono: non di più e non di meno.

In effetti, le modalità di un servizio al quale, secondo la Santa Sede, dovrebbe tutt’al più corrispondere un’offerta volontaria, risulta che le cose stanno proprio così. Alla richiesta di informazioni sulle modalità previste per una Messa in suffragio di un congiunto, infatti, nell’ufficio all’interno della chiesa del cimitero monumentale, affidata alla congregazione religiosa dei Padri Passionisti, ci è stato spiegato che “il costo è di 15 euro per Messa, indipendentemente dal numero dei nomi da citare” e che “il primo spazio libero sarà nella mattinata del 30 novembre”.

“Vorrei ricordare – è la conclusione ironica della lettrice del Carlino – che una volta, nei negozi di pasticceria, in mancanza del resto aggiungevano qualche cioccolatino”.

(Il Resto del Carlino – Bologna)

Mi sembra che tutto ciò richiami il “tempo della vendita delle indulgenze”, il tempo che poi portò al protestantesimo con Martin Lutero.

“La Riforma protestante è nata con la questione delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, volendo ricostruire la basilica di S. Pietro a Roma, e non disponendo dei mezzi necessari, aveva bandìto in tutto il mondo una speciale indulgenza per coloro che avessero fatto un’offerta in denaro. L’indulgenza, già usata nel corso delle crociate, era una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel Purgatorio, che il papa concedeva a quei fedeli, sinceramente pentiti, disposti a compiere particolari penitenze (pellegrinaggi, elemosine, opere meritorie.). Lo “sconto” offerto da questi certificati d’indulgenza era proporzionato all’importo del denaro.

Le indulgenze erano una specie di “decreti di amnistia” scritti dal Papa, sulla base del cosiddetto “tesoro dei meriti” di Cristo e Maria, i quali avrebbero dato agli uomini più di quanto non occorresse per la loro salvezza (ma in questo “tesoro” sono inclusi anche i santi e i fedeli più devoti del paradiso, la cui grandezza superava, secondo la chiesa, le pene che meritavano per i loro peccati).

In virtù di questo “surplus” di meriti, la chiesa si sentiva in diritto di diminuire o addirittura di cancellare la pena del peccatore (in vita o nel Purgatorio). Chi, pagando una certa somma, riusciva ad entrare in possesso del documento scritto (i vivi direttamente, i morti tramite i parenti ancora in vita), poteva ottenere uno “sconto” sulla pena (per i vivi anche sulle pene future), a prescindere naturalmente dalla fede personale di chi lo acquistava o di chi ne beneficiava. In tal modo i benestanti potevano facilmente mettersi la coscienza a posto”. (Dal sito http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/indulgenze.htm).

Ricordo che su alcuni “santini” di martiri o santi, sul retro dell’immagine, era riportata una preghiera, e chiunque recitasse quella preghiera, riceveva in cambio l’indulgenza di “trecento giorni”, o assai meno, dipendeva dai santi (anche lì c’era una determinata gerarchia), vale a dire uno sconto per i propri morti, che attendono di entrare in Paradiso, come se, anche nell’aldilà, chiamato Purgatorio, il tempo si contasse come sulla terra. Ho sempre dubitato di questi sconti, ma questa era l’usanza per i credenti fino a pochi anni fa.

Un Esempio:

 

Ora, sembrerebbe tutto cambiato, molto più razionale. Se si vuole andare in Paradiso, coloro che credono nel Dio dei cristiani, le preghere ed il bene si debbono fare in vita. Ma evidentemente non per tutti le parole del Papa hanno un senso.

L’esempio sopra, fa molta tristezza, povera santa Filomena, si vede che non era tanto importante, riusciva a “strappare” recitando la preghiera solo “40” giorni di indulgenza, poco più di un mese.

 

VIOLENZA SULLE DONNE

Violenza sulle donne, una su tre: «I medici non ci danno ascolto»

Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva alla commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha presentato i dati sul fenomeno ed è venuto fuori che al pronto soccorso i sanitari ignorano le denunce delle vittime

E’ il marito, l’ex-fidanzato, lo zio, il compagno della mamma. Sono loro i mostri , ormai lo sappiamo. Su 149 omicidi di donne che ci sono stati nel 2016, quasi 3 su 4 sono stati quelli che vengono chiamato femminicidi. La giustizia ancora non li condanna come reato a parte, ma oramai da tempo anche l’Istat se ne è fatto carico e mercoledì pomeriggio è stato Giorgio Alleva, presidente del nostro Istituto di statistica, che in un’audizione alla commissione parlamentare ha sviscerato il fenomeno, con dati inquietanti. Uno per tutti: «Una donna italiana su tre, vittima di violenza da parte del partner, ha dichiarato che quando si è rivolta al pronto soccorso per aver aiuto ha dichiarato che il personale sanitario ha minimizzato quando addirittura non ha raccolto la testimonianza».

Gli stupri italiani

E’ un piccolo dossier quello che il presidente Alleva ha presentato alla commissione di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di ogni genere. Sono vent’anni che l’Istat indaga questo fenomeno e non si limita ad assemblare numeri, ma li legge anche i controluce. Con i numeri di ieri si è sfatato un luogo comune becero. «L’autore delle violenze è prevalentemente italiano», ha detto Giorgio Alleva. E ha spiegato: «In particolare gli stupri subiti dalle donne italiane sono stati commessi da italiani per oltre l’80% dei casi (81,6%) e nel 15,9 erano stranieri (gli altri non sono stati individuati).

Una donna su cinque ricoverata

Sono piuttosto inquietanti i dati dell’Istat forniti ieri all’audizione della commissione parlamentare. Gravi le conseguenze riportate nelle violenze. Ha detto ancora il presidente Alleva «Più di una donna su tre vittima della violenza del partner ha riportato ferite, lividi, confusioni o altre lesioni (37,6%). Circa il 20% è stata ricoverata in ospedale in seguito alle ferite riportate e più di un quinto delle persone che sono state ricoverate ha avuto danni permanenti». .

27 settembre 2017

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_27/violenza-donne-vittima-tre-medici-non-ci-danno-ascolto-446af70c-a398-11e7-a066-220c02125bda.shtml#

LORO NEANCHE SANNO CHE ESISTI…SALVINI

LAMPEDUSA E SALVINI

Pomeriggio impegnativo per i “richiedenti asilo” ospiti a Lampedusa…. scrive Salvini.

La risposta di Emiliano Rubbi:

Vedi, Matthew, il punto è questo: quei ragazzi stanno giocando a pallone.Ed è una cosa bellissima che, dopo aver rischiato la vita ed essere sopravvissuti ad un viaggio che tu neanche immagini possano arrivare in Italia e distrarsi, non pensarci, essere felici per qualche minuto tirando due calci a un pallone, come un normale ragazzo della loro età.

Ma li avresti potuti fotografare anche mentre non fanno nulla, perché per i primi tre mesi in cui arrivano qui non possono lavorare, e allora avresti scritto che “vengono qui a bighellonare”, a “ciondolare in giro”.

Oppure li avresti potuti fotografare quando si danno da fare e cercano di trovarsi un lavoretto, e allora avresti scritto che “ci rubano il lavoro”, “#PRIMAGLIITALIANI”.

Li avresti potuti fotografare a letto, quando dormono, e avresti scritto che “non vogliono fare nulla”, “vengono qui a dormire”, “#RUSPA”.

Li avresti potuti fotografare col telefono in mano, mentre cercano di contattare i parenti per dirgli che stanno bene, e avresti parlato di “falsi profughi con l’iPhone”.

La verità è che a te e alle scimmie urlatrici che commentano i tuoi post dà fastidio che esistano, che siano vivi.
Non importa se giocano a pallone, studiano o lavorano, a te interessa usare le loro facce, il colore della loro pelle, le loro vite, per ottenere voti.

Ma vuoi sapere qual è la cosa più triste, Matte’?
Che loro neanche sanno che esisti.
Non sanno che tu e lo stuolo di ritardati che ti vota in questo momento li state odiando perché tirano due calci a una palla.
Non lo capirebbero.
E basterebbe questo a farti capire quanto siano migliori di te.

SPECULARE SUI DISASTRI? BRUTTA COSA

SPECULARE SUI DISASTRI? BRUTTA COSA

Ho letto questa triste notizia. Sentivo parlare di un certo Pirozzi, ma poi ho lasciato perdere.

E invece no, non va bene perché bisogna sapere e perché non ci si dimentichi, ecco un breve riassunto.

“Qualche giorno fa il sindaco di Amatrice, Pirozzi, dal palco del suo partito (Fratelli d’Italia, per chi non fosse addentro la politica, la formazione della destra italiana guidata dalla Meloni), dice apertamente che non si sa dove siano finiti i 33 milioni di donazioni fatti in sms. La notizia si diffonde, circola sulle bacheche di migliaia di italiani, qualche giornale, qualche TV e qualche sito ci campano alcuni giorni.
Oggi la Protezione Civile ha diramato l’elenco delle opere finanziate con quei 33 milioni.
In moltissimi di coloro che hanno letto la notizia, non leggeranno la precisazione successiva. Quale pensiero rimarrà in loro? Che qualcuno (chiaro chi è quel qualcuno) avrà sottratto i 33 milioni.
I sindaci rappresentano delle istituzioni e non dovrebbero dire cose a caso nemmeno da un palco di Fratelli d’Italia,  Questa ennesima manifestazione di mancanza di serietà spaventa veramente”.

http://www.lastampa.it/2017/09/24/italia/cronache/i-soldi-degli-sms-dopo-il-terremoto-ad-amatrice-mai-arrivati-a-destinazione-procura-apre-inchiesta-iCzIIfnUS7IxoGPLUP6kJJ/pagina.html
http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/24/news/terremoto_amatrice_pirozzi_ad_atreju_mai_arrivati_i_33_milioni_di_euro_degli_sms_-176360173/

Brutta cosa la speculazione, sulle disgrazie e sulle morti. A che fine poi? Per qualche voto? Per un po’ di visibilità?

Ma tutto il mondo purtroppo conosce Amatrice, adesso, dopo il disastroso terremoto, e c’è bisogno anche di menzogne per renderci ridicoli?

I POLITICI ALLO STADIO

I POLITICI ALLO STADIO

Ancora una volta, la rete non perdona: l’effetto boomerang è garantito. Il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito riprende un post di Grillo del 20 aprile 2010, in cui si criticava aspramente la presenza dei politici nella tribuna d’onore dello Stadio Olimpico di Roma.

Il tutto all’indomani degli avvistamenti sugli spalti del sindaco Chiara Appendino a Cardiff e di quella di Virginia Raggi a Roma.

«I simboli sono importanti, una tribuna ripiena di dipendenti pubblici che si atteggiano a padroni è la prova della nostra minorità. Il padrone è servo e colui che dovrebbe servire è diventato un arrogante parvenu. Milioni senza lavoro, decine di suicidi di disoccupati per disperazione e un Paese allo sfascio economico e morale non turbano i VIP».

Con queste parole, Beppe Grillo condannava la presenza in tribuna autorità di Renata Polverini, Paolo Bonaiuti, Clemente Mastella, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli, degli allora dirigenti della RAI, di Fabrizio Cicchitto e di Giulio Napolitano, figlio dell’ex Presidente della Repubblica.

Oggi, però, difende a spada tratta il sindaco di Torino Chiara Appendino, che nel corso della finale di Champions League si trovava a Cardiff, mentre, a causa di un evento non prevedibile, ma che poteva essere gestito in maniera diversa, (soprattutto se si fosse rispettata la circolare del capo della Polizia Gabrielli), in piazza San Carlo si scatenava il caos che ha portato al ferimento di 1500 persone.

E non ha nulla da dire sulla presenza, completamente gratuita, di Virginia Raggi a eventi sportivi importanti come la finale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio e gli Internazionali di Tennis al Foro Italico. Ma le situazioni cambiano. E, a quanto pare, anche le idee.

(Da Giornalettismo)

NIENTE CARCERE PER CHI VENDE DROGA

NIENTE CARCERE PER CHI VENDE DROGA

Il fatto:

Bologna, 26 maggio 2017 – Due immigrati gambiani hanno offerto ai carabinieri in borghese nel centro di Bologna del «fumo». Siccome in tasca avevano pochi grammi sono stati assolti.
1) Conoscono benissimo la nostra legge e hanno capito come aggirarla.
2) Ma, almeno, la richiesta d’asilo sarà respinta?

La Giustizia:

Dal giudice bolognese che ha scarcerato e mandato assolti i due richiedenti asilo, pizzicati mentre vendevano hascisc in via Zamboni, esce un messaggio inquietante. Se sei un migrante appena arrivato in Italia e cerchi di intraprendere la carriera di pusher non rischi nulla. L’unica condizione è che si venda stupefacente poco alla volta, in piccole quantità. E il gioco è fatto. E’ esattamente questa la percezione che viene diffusa fra i disperati giunti con gli scafisti alla ricerca di una nuova vita. Certo, non tutti i migranti sono disonesti ma il messaggio distorto che esce dalla sentenza bolognese incoraggia chi, senza nulla da perdere, decide di percorrere strade pericolose. La sentenza entra nel dettaglio, pochi grammi e imputati incensurati, ma perde di vista lo scenario complessivo. In questo modo si contribuisce a fornire una visione sbagliata dell’accoglienza.

(Da: Il resto del Carlino – Bologna)

MOLTO PROBABILE

MOLTO PROBABILE

“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”.

Ennio Flaiano

 

Vorrei aggiungere, con grande malizia, l’Italia sarà come la vuole il “Fatto Quotidiano”, la Tv7 o Grillo? O come vuole l’Annunziata, la Berlinguer e tanti loro seguaci? Attualmente sembra siano proprio loro che parlano a rotta di collo, dettano le leggi e mettono le fondamenta di un futuro piuttosto tenebroso. Sono dappertutto! Brutta prospettiva per chi ci sarà. I politici pare esistano solo per essere giudicati e criticati.

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

Ferruccio De Bortoli, osannato giornalista ed ex direttore de “Il sole 24 ore” (Verbo veritatis), ha ripescato, in un libro (adesso tutti scrivono libri), la questione dell’interessamento di Maria Elena Boschi, per la banca Etruria, un tempo e per poco tempo diretta dal padre.

Non si placa questa misoginia, questa voglia di rovinare moralmente Maria Elena Boschi, una donna. Perché?

È bella. È brava. È intelligente. È Capace. È spigliata. Si esprime con termini esatti ed in un italiano corretto. Non è timida. E siccome non è una stupida, e nemmeno una passiva,  stavolta ha affidato la pratica ai legali per tutelare il suo nome e il suo onore. Io dico, finalmente, basta coprirla di fango.

Ma allora perché riprendere un argomento, che con ogni probabilità l’addolora perché coinvolge il padre, e caricarla di ogni responsabilità?

Quello che dice non viene creduto, quello che fa non viene apprezzato. E’ dura essere una donna, sempre e in tutti i posti in cui è presente. Persino in casa propria viene maltrattata ed umiliata se non bastonata, sfigurata o uccisa.

In politica, De Bortoli, fa la stessa cosa, vuole umiliare Maria Elena Boschi, riportarla di nuovo al centro di polemiche inutili, ma che possono ucciderla e sfigurarla dal punto di vista politico e morale, dandole sostanzialmente della bugiarda matricolata.

Questa è una questione che metto sul piano del maschilismo ancora radicatissimo nel nostro paese. Non possiamo criticare gli altri paesi e dire che sono peggio di noi, anche il nostro, nei confronti delle donne, non è da meno.

Innanzitutto, non prendere in considerazione la bravura e la capacità delle donne,  è uno spreco enorme di risorse. Lo dicono le statistiche.

Riporto da l’Avvenire:

“Secondo stime della Banca d’Italia, un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% nei prossimi 10 anni significherebbe quasi meccanicamente un aumento del Pil fino a 7 punti. Eppure sono 17,5 milioni le donne inattive e 2,8 milioni le disoccupate. Di queste la metà, ovvero 1,4 milioni, sono laureate. Significa che non lavorano in un Paese che ha investito sulla loro istruzione. Ma non basta: anche quando riescono a trovare un impiego le donne sono spesso inserite in dinamiche discriminatorie, con percorsi di carriera più lunghi, spesso accidentati, differenze retributive rispetto ai colleghi uomini, assenza di politiche familiari di supporto per conciliare la vita lavorativa e quella privata. Ma anche minor valorizzazione delle competenze. Eppure mettere le donne al centro delle strategie di crescita di un’azienda è fattore conclamato di crescita del business.

Le imprese a conduzione femminile hanno maggiore predisposizione verso leve strategiche importanti come internazionalizzazione, innovazione e marketing. Per esempio registrano più marchi internazionali: il 52% contro il 46% maschile.

Un rapporto del Peterson Institute for International Economics, centro studi americano, ha analizzato i risultati di quasi 22 mila aziende sparse in 91 nazioni, dimostrando che le compagnie dove almeno il 30% del consiglio d’amministrazione è “rosa” riescono ad aumentare i profitti del sei per cento all’anno, contro il tre di media. Anche il Fondo monetario ha realizzato un’indagine per capire se le società con più donne manager avessero risultati finanziari migliori, analizzando i bilanci di due milioni di società in Europa.

Ebbene: semplicemente sostituire un uomo con una donna nelle direzioni o all’interno dei consigli di amministrazione porta una redditività maggiore compresa fra lo 0,08 e 0,13 per cento. Nonostante questo in Italia le realtà ‘femminili’ sono 1 milione e 300mila, con un peso che arriva a poco più di un quinto del totale. E a ben vedere, oltre a essere poche, sono anche in diminuzione. L’innovazione e la comunicazione sono i settori chiave in cui un manager donna è più capace”.

Invito De Bortoli, a rivolgere la sua attenzione su altri problemi italiani, e la smetta di pensare alle donne che hanno fatto carriera, specie se in politica, altrimenti la sua è una invidia insidiosa che lo fa solo star male. Stia bene e avrà tutto da guadagnare.

IL PREZIOSO AIUTO DELL’AMICA

IL PREZIOSO AIUTO DELL’AMICA

È incredibile, la storia di Rashida. Sembra ambientata in Pakistan, invece succede a Torino. Nei giorni scorsi una studentessa torinese quindicenne, Rashida (nome di fantasia), di origini egiziane, ha telefonato al Servizio 114 Emergenza Infanzia per segnalare che i parenti la volevano dare in sposa contro la sua volontà ad un adulto sconosciuto e venticinquenne.

La chiamata, dall’Ufficio Minori della Divisione Polizia Anticrimine della Questura, è stata inoltrata al commissariato di Barriera di Milano. I poliziotti hanno contattato la ragazzina presso l’Istituto Superiore ove la ragazza frequenta con profitto il primo anno. L’hanno sentita alla presenza del preside. E lei ha raccontato una storia da medio evo. Era stata promessa sposa: a casa sua tutto era già pronto per la cerimonia di fidanzamento che si sarebbe svolta di lì a tre giorni, la domenica seguente, compreso il banchetto nuziale ed il vestito rosso acquistato direttamente dal promesso sposo.

La ragazzina in lacrime ha raccontato anche di un tentativo di suicidio messo in atto qualche giorno prima. S’è tagliata le vene dei polsi, tentativo estremo di manifestare il proprio dissenso. Ha detto ai genitori che l’avrebbe fatto ancora se l’avessero obbligata a fidanzarsi contro la sua volontà.

Ha anche raccontato dell’altro. «Mia madre mi ha detto che non sarei più andata a scuola poiché ad una moglie l’istruzione non serve perché è il marito che deve badare a lei e che mi avrebbe mandata in Egitto dalla futura suocera così non avrei più potuto ribellarmi».

Vista l’imminente scadenza ed il fatto che la giovane era sempre accompagnata dai parenti, non potendo uscire di casa da sola, i poliziotti si sono attivati, in accordo con il Tribunale di Minorenni, e hanno individuato, tramite l’Ufficio Minori del Comune di Torino, una comunità idonea dove ospitarla.

A distanza di qualche giorno gli agenti del Commissariato sono andati a trovare Rashida in comunità ed hanno potuto verificare che la giovane era serena ed aveva ripreso ad andare a scuola, accompagnata dagli educatori, in quella classe dove aveva trovato la sua salvezza nell’amichetta e compagna di scuola. Un’amica vera, che, raccolte le sue confidenze, è stata la sua salvezza prestandole il suo telefono per farle comporre il numero 114.

(http://www.lastampa.it/2017/04/08/cronaca/rashida-la-sposa-bambina-salvata-dallinferno-hsaRl4LQQJxduJ6EPpmitL/pagina.html)