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UN VERME CHIAMATO DONALD TRUMP

UN VERME CHIAMATO DONALD TRUMP

L’azienda britannica ‘EnviroBuild’, una società di costruzioni ecosostenibili, ha speso 25.000 dollari per acquistare, ad un’asta pubblica, il diritto di nominare una nuova specie di vermicello scoperto a Panama.

Quale sarà il nome del piccolo anfibio? Ebbene il vermetto si chiamerà Donald Trump.

«Avendo scoperto la somiglianza tra questo sorprendente e sconosciuto organismo e il leader del mondo – hanno spiegato dalla società alla Cnn – «non abbiamo resistito al desiderio di acquistare il diritto di dargli il nome che volevamo».

Si tratta di un nuovo esemplare della specie Caecilian, quasi cieco e con la caratteristica di infilare la testa sotto la sabbia.

Naturalmente l’azienda inglese spera di coinvolgere quante più persone nei confronti dei cambiamenti climatici e della necessità di intervenire per tutelare la natura.

Spiegano alla EnviroBuild: «La Dermophilis donaldtrumpi soffre gli effetti dei cambiamenti climatici e distingue solo la luce dal buio. Per le politiche del suo omonimo il piccolo serpentello rischia purtroppo di estinguersi

Poi l’azienda britannica ha postato su Twitter una foto del “Dermophis donaldtrumpi” con tanto di parrucca alla Donald!

(Fonte: Il Messaggero)

 

 

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APPLAUSI O CANEA DI SCALMANATI?

APPLAUSI O CANEA DI SCALMANATI?

Forse l’ho già fatto, ma volevo ribadire una volta di più, e richiamare la vostra attenzione sugli applausi a richiesta di molti talk show televisivi, di discussione politica, di denunzia o generici.

Come tutti sanno, gli applausi non sono spontanei.

Fuori dalla visuale del telespettatore c’è un cartello luminoso che dice “applausi”.

Quando si accende tutti applaudono.

Lo fanno perché altrimenti verrebbero estromessi in futuro dalla trasmissione.

Penso che abbiano un qualche tornaconto dal fatto di esserci.

O perché, ogni tanto la telecamera li inquadra e questo sollecita il loro narcisismo, farsi vedere dai bambini di casa o dai vicini, o perché godono, questo non lo so, ma lo immagino, di un qualche compenso di presenza, di un taglio di capelli gratis, di una supposta possibilità di incontrare qualche figura importante in rai, ecc.

Se non ottengono niente, perché lo farebbero? Per puro narcisismo?

Nei talk show dove c’è un minimo di discussione questa pratica snatura completamente le posizioni.

Uno dice una cosa e tutti applaudono; un altro dice l’opposto e tutti applaudono.

Qual è il significato, che tutti sono d’accordo su una cosa e anche sull’altra?

Allora sono tutti scemi, pensano che una cosa e il suo contrario siano equivalenti.

Ma perché non abolire questa pratica ridicola?

(Fonte: https://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2019/01/31/news/floris-e-il-problema-degli-applausi-in-tv-235434/)

[In ogni modo gli “Applausi” a Salvini, ospite di Floris a Di Martedì, non sono stati applausi, ma una canea di scalmanati e indottrinati]

CLANDESTINI O POVERACCI?

CLANDESTINI O POVERACCI?

Perché definire, ovviamente per salvarsi dal processo, “immigrazione clandestina o difesa delle frontiere”, l’apertura di un porto e l’ingresso di persone, controllato e vigilato, per ragioni umanitarie?

Dov’è l’ingresso clandestino?

La clandestinità non esiste tecnicamente in questi casi: i poveracci entrano scortati dai militari.

E poi, i giudici contestano che in ogni caso non poteva essere il Ministro degli Interni a chiudere i porti: quale minaccia alla sicurezza sarebbe, infatti, un ingresso scortato, vigilato e controllato di persone disarmate per ragioni umanitarie?

La difesa di Salvini non sta in piedi.

Affronti il processo e prenda atto che l’abito di sceriffo gli porta, forse, qualche voto ma lo rende un fuorilegge.

Inadatto al governo.

IL GIOVANNI FLORIS SHOW

IL GIOVANNI FLORIS SHOW

Ogni tanto, mi impongo di guardare la tv, lo faccio come se usassi un termometro per misurare la temperatura dell’aria che tira e dei cervelli del giornalismo televisivo, quello scritto è, secondo me, ormai andato, solo qualche bravissimo resiste ed ha il mio rispetto.

Il termometro per questo, è il Giovanni Floris show che ancora martedì sera mi ha dato grosse, ma grosse soddisfazioni eh…

Dunque c’è un’arena, gente intorno che applaude sempre, anche se dovesse accadere una disgrazia in diretta, applausi!

Martedì eri sera c’era Di Maio, il politico che tutto il mondo ci invidia, ha recitato cose senza senso, applausi come se non ci fosse un domani, il povero Cottarelli seduto, qualche sorriso e lo sguardo perso davanti al vuoto intorno a se.

Ad un certo punto, per scrupolo ho chiesto a mio marito di guardare un pochino insieme a me, gli ho detto: senti, probabilmente sarò prevenuta, allora guarda anche tu, magari sono io che esagero, dimmelo sinceramente.

Lui guarda poco la tv e non è italiano, anche se parla benissimo la lingua, insomma, ridendo e scherzando, eccoci lì, tutti e due davanti allo show.

Dopo neanche 15 minuti, mi fa: “sei sicura che sia una trasmissione politica”?

Sì.

“Ma il conduttore sicuro che sia un giornalista? A me sembra un conduttore di intrattenimento”.

Giornalista.

“Ah…ma perché la gente applaude? Qual è il senso”?

Non lo so.

Non ha resistito, si è alzato ed è andato a leggere, tranquillamente, ridendo e scuotendo la testa.

Io ho continuato a guardare, perché il bello doveva ancora arrivare, infatti arriva Bersani.

Dio quanto ho rispettato quest’uomo, veramente, sinceramente, ma insomma, fra un sorriso e una frasetta, fra una analisi politica e l’altra, il famoso conduttore grosso modo gli dice: ”si vabbè, inutile queste analisi, lo vede che questi hanno il consenso? Lo ha sentito il pubblico come applaude?

Applauso! (nel Giovanni Floris show gli applausi sono le punteggiature, la grammatica del populismo).

Arrivano poi, come i re magi Giannini, Damilano e Sallusti, invitato speciale, il fatto quotidiano, sempre presente, con il trio Travaglio, Padellaro, Scanzi. Martedì sera era il turno di Scanzi.

Fra tutte le notizie dell’attualità, Salvini e le sue divise, il ritorno di Battisti e l’oscena sceneggiatura fatta per l’evento, Beppe Grillo che va a Oxford e si fa fischiare (bè, lì sono svegli, ci vuole poco a capire con chi si ha a che fare), neanche una parola sull’uccisione del sindaco di Danzica, tanto a noi che ci importa, indovinate dove si va a finire?

1….2…..3….4…5….. Renzi! Sempre lì si finisce, c’è poco da fare!

Damilano mette in guardia il giovane ed innocente Di Maio a non finire come Renzi, Giannini ha sicuramente detto qualcosa ma mi è sfuggita, e Scanzi ha fatto la sua scoreggia consueta su Renzi.

Applauso e risate.

Bersani poi si lamenta che è colpa del segretario di prima (ovviamente Renzi) che è sempre in tv (????), che risponde sempre lui, (Renzi é un senatore eletto dal popolo, en passant). A Bersani, io gli avrei anche domandato a che titolo parla lui, a questo punto, ma il bello deve ancora venire: “è colpa di Renzi se il movimento che è una pagina bianca, si sta colorando di destra”.

Capito?

Il movimento, per Bersani, è una pagina bianca, vergine, pura, insomma agisce inconsapevolmente, per obbligo di chi gli sta vicino.

Dire che io ho ammirato questo uomo che ieri sera ha dato la dimostrazione di una disonestà intellettuale da far venire i brividi.

Ovviamente, grandi applausi!

Ad un certo punto, mi chiedo se tutto questo odio per Renzi, che ogni volta è nominato, deriso, anche insultato, non sia l’odio che questa gente ha per se stessa, per la mediocrità soffocante che li accompagna giorno dopo giorno.

Applauso, a me , questa volta!

Anzi, doppio applauso, perché, se gente come Bersani ritorna nel partito, mi bevo una bella coppa di champagne, voto bianco facendo anche un bel ruttino.

(Bonjour Tristesse)

A OGNUNO IL SUO COMPITINO

A OGNUNO IL SUO COMPITINO

Il server lo mette Casaleggio.

La linea la detta Putin.

Le alleanze le suggerisce Orban.

I vaccini li cura la Grillo.

Ai congiuntivi ci bada Di Maio.

Al tasso alcolico ci pensano Grillo (l’eletto) da un parte e Salvini dall’altra..

Per i complotti c’è la delega del Codacons.

Del buon senso se ne occupa Tria.

Agli affari ci pensa Lanzalone.

Alle nomine ci pensa Bugani.

Sulla luna vigila Sibilia.

Sul terzo mondo gira Di Battista.

Sulla giustizia veglia Davigo.

Allo spread ci pensa Bagnai.

Del garantismo se ne occupa Travaglio.

Ai testi, a quanto pare, non ci pensa nessuno, nemmeno la Cgil.

(Tratto e riassunto da un brano di Claudio Cerasa)

[Ai tunnel ci pensa Toninelli]

CONTE “PREMIER” E LE SUE PAROLE DA AZZECCAGARBUGLI

CONTE “PREMIER” E LE SUE PAROLE DA AZZECCAGARBUGLI

Sono le parole per cui passerà alla storia, anche se è un’ipotesi un po’azzardata, il “premier” Conte.

Forse, chi l’ha ascoltato l’ha preso per il fluente eloquio da azzeccagarbugli, del quale sembra compiacersi moltissimo.

Gli piace far mostra della sua carica di “ipocrita di stato “, di colui che deve fare il lavoro sporco.  E pensa che, con tutti quei discorsi fluenti e convintamente falsi, non si possa che credergli.

Mi fa rabbrividire anche il suo ricordo, con commozione artatamente simulata, del nostro Antonio Megalizzi, il giovane giornalista, ed europeista convinto, morto a causa dell’attentato di Strasburgo, sotto i colpi di un terrorista.

Quella sedia vuota, l’unica, alla commemorazione della morte del ragazzo, parla da sola, e con voce molto forte, dimostra ancora una volta l’ipocrisia e il menefreghismo di chi ci rappresenta.

Il premier Conte ha preferito prendere l’aereo di Stato per andare in trattoria con Di Maio e Salvini.

Quell’unica sedia vuota è l’immagine della vergogna.

Per l ipocrisia e la menzogna di stato, il gatto e la volpe non potevano trovare di meglio.

IL RUFFIANO ESIBIZIONISTA: IMMAGINE DI UN PAESE?

IL RUFFIANO ESIBIZIONISTA: IMMAGINE DI UN PAESE?

La sfacciataggine, da tempo, ha superato ogni limite.

Un uomo per tutte le occasioni, presenzialista con il dono dell’ubiquità, lo possiamo incontrare dappertutto e contemporaneamente, ovunque.

Noto in ogni angolo d’Italia.

I cellulari dei fans, sono pieni delle foto con lui.

Dallo stadio al luogo di un tragedia, lui c’è!

Manca solo di fare un comunissimo incidente automobilistico e lui, mentre i due guidatori si scambiano i dati, appare in un baleno per dare ragione a tutti e due e farsi il solito scatto fotografico.

Un guardaroba ricco di felpe, con le scritte più uniche che rare: da Canicattì a Pescasseroli, lui cita tutte le città e per non scontentare nessuno e tutte le situazioni. Anche gli scettici dell’euro, naturalmente.

Fa joggin e fare joggin è giusto, nessuno lo nega.

I presidenti americani fanno joggin, li abbiamo visti nei parchi correre in mutande, tuta o altro, seguiti rigorosamente dalla scorta in piena attività, a correre con il boss.

No, Salvini non è fesso: fa joggin in pieno centro, con la t-shirt della polizia e i pantaloncini del Milan.

A proposito il guardaroba contiene anche tutte le divise che esistono in Italia, istituzionali e no, seguito anche lui dalla sua scorta personale, in motocicletta. Mica fessi i nostri gorilla.

Si potrebbe continuare.

Se non è ruffianeria questa, cosa è?

Un uomo per tutte le stagioni, nudo o quasi d’estate, spaparanzato su una spiaggia, a letto con la sua bella, ingordo di tutto, dai panini da due chili, alla porchetta.

Un uomo per dire sì a tutti coloro che avanzano istanze senza deluderli, tanto poi si pensa.

“A’ Salvi’ ci sono i parchi per correre, lascia perdere la città, l’aria che tira non è pulita come in pieno verde!”.

“Ci sono i ristoranti belli, dove fare bella figura, oltre ad azzannare, maleducatamente, il cibo per strada”

“Ci sono le camere da letto con le porte chiuse, così per discrezione, caso mai facessi cilecca”.

A volte chi troppo si esibisce è proprio perché manca di qualcosa di stuzzicante.

Sì di stuzzicante, sia personale, come individuo, che come politico.

ENTRA IN OSPEDALE PER UNA OTITE ESCE CON IL MORBILLO

ENTRA IN OSPEDALE PER UNA OTITE ESCE CON IL MORBILLO

Uno dice: porto mio figlio in ospedale così lo curano.

Errore.

Entra per un’otite ed esce con il morbillo.

Che è molto peggio. Soprattutto se ha pochi mesi e il suo organismo non ha ancora lo scudo della vaccinazione.

Mica succede sempre.

Ma quando capita, beh, non la prendi bene.

Soprattutto se questo risultato non è casuale, ma il frutto di un atto volontario, irresponsabile, sommato a un errore.

Miscela che rischia di essere letale.

Allora, diciamo che l’ospedale può sbagliare, e in ogni caso non lo fa apposta.

In un reparto di malattie infettive non si deve essere infettati. Sembra ovvio.

Ma ci sono altri protagonisti della vicenda che apposta lo hanno fatto: i genitori di una bambina non vaccinata, perché mamma e papà hanno deciso che non serve, e anzi è pure dannoso come hanno letto nel principale manuale di medicina: Internet.

Siccome il virus non prende ordini dalla Rete, la piccola prende il morbillo e contagia altri bimbi e qualche adulto che passava di lì. Per curare o per curarsi.

E questo non deve succedere.

Fino ad ora il braccio di ferro ‘vax-no-vax’ si è concentrato in particolare sulla scuola dell’infanzia: giusto.

Le corsie degli ospedali, però, non debbono essere oggetto di un’attenzione e di un rigore di serie B.

Quel rigore che zoppica nei partiti di governo per un malinteso senso della libertà individuale.

Più che lecito se uno vive su un’isola deserta.

Se sta in una comunità, invece, la salute degli altri ha altrettanto valore. Anzi, forse ancora di più.

Allora, cerchiamo di essere sintetici.

Vaccinazioni essenziali come quella contro il morbillo devono essere obbligatorie.

Stop.

Per i più piccoli, ma anche per chi opera a contatto del pubblico, soprattutto in una struttura sanitaria dove oggi sono un optional.

E se a uno non va, può sempre stare a casa o cambiare mestiere.

Bari è l’eccezione?

Ma può servire per stabilire la regola: vietato fare ammalare gli altri.

 

 

 

SI CHIAMAVA VIOLETA SENCHIU

SI CHIAMAVA VIOLETA SENCHIU

 

“Si chiamava Violeta Senchiu.
Era rumena.
Aveva 32 anni.
Aveva anche tre figli.
Il suo compagno, un italiano, sì, un italiano, di quelli che vengono prima, le ha dato fuoco, arsa viva con tre taniche di benzina.
È morta dopo ore di indicibile sofferenza.
È successo sabato scorso.
Niente articoli e inchieste sui giornali.
Nessuna troupe televisiva che si aggira a Sala Consilina, dove è accaduto l’omicidio.
Nessun fiore portato da nessun ministro.
Nessun tweet.
Nessun corteo di Forza Nuova”.

(Valeria Collevecchio)

Niente di niente. Come sempre due pesi e due misure, quando si tratta di assassini feroci ma “italiani”.

LA STRATEGIA DI ODIO E DI MORTE

LA STRATEGIA DI ODIO E DI MORTE  

Dopo Riace, svuotata e avvilita, tocca al centro romano Baobab, sgombrato in questi ultimi giorni.

Nel mirino di questa infame crudeltà, sempre e comunque, ci sono i simboli di una cultura di accoglienza, di rifugio e di aiuto ai migranti.

Di Maio e Salvini stanno bombardando con tutta l’energia questi simboli, che non sanno e non vogliono applicare per rendere più felice questo paese.

A loro serve una strategia di odio e di morte che oggi pare egemone, in grado di garantire consensi, di consolidare potere.

Stanno trasformando l’Italia in un detonatore di guerra, dove ogni contraddizione non troverà composizione, ma verrà sacrificata sull’altare dei conflitti più estremi, dove ragione e scienza, consapevolezza e responsabilità sono abolite, cacciate, incarcerate e, verrà il tempo, psichiatrizzate.

Libertà, uguaglianza, fraternità, ce lo spiegano con i fatti ogni giorno, sono arnesi fuori tempo.

È il tempo della vendetta, covata dal 1789, questo rito oscuro si sta consumando anche tra le mura del Baobab.

A questo tripudio di “promesse mantenute”, sgomberi, legalità ripristinata e ruspe in azione, manca però all’appello lo stabile occupato da CasaPound.

Quella deve essere zona franca, o forse proprio uno stato straniero, sennò non si spiega.

Non ci garba pensare che si applichi la legalità solo a chi non piace.

Del resto cosa ci si può aspettare da un Ministro dell’Interno che fa arrestare una persona solo perché gli ha dato del “Buffone”.

In verità sembra di essere tornati al 1922.

Chi non era gradito era cacciato o arrestato.

Questa sarebbe la politica del cambiamento..