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UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE


UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE

Quante cose, che non comprendiamo a fondo, ci vengono propinate in questi giorni.

Il calo del Pil.

L’ascesa dello spread.

Il crollo delle Borse.

L’esigenza di Coronabond.

L’allarme sulla tenuta di molte aziende che rischiano di non riaprire più, con il risultato di legioni di disoccupati in piazza.

Che significa tutto questo?

La nostra è, al di là di ogni dubbio, la società più ricca della storia, come mai due mesi di stop, possono portare, non a una qualche pur seria perdita, ma a una catastrofe?

Non ci è mancato nulla, non solo abbiamo avuto infinitamente di più dei nostri antenati, ma abbiamo potuto contare anche sul superfluo.

Insomma il nostro sistema, fatto di Pil e di Borse, di industria e di finanza, è indubitabilmente un gigante economico della storia.

Tuttavia, anche se è un gigante, sembra che rischi di sfracellarsi al suolo, solo per un mese o due mesi di stop.

Significa che è un gigante falso, fondato su una ricchezza più virtuale che reale.

Non capisco nulla di economia, però mi chiedo se non ci sia qualcosa da rivedere nel nostro modello economico occidentale, se due mesi di chiusura, rischiano di far saltare tutto e farci precipitare nella miseria o quasi.

CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO


CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO

Ormai siamo abituati: quando parla Matteo Renzi non si ascolta o si legge interamente il contenuto delle proposte e delle idee politiche, ma si critica a prescindere.

Come una sorta di capro espiatorio perenne, ogni cosa che riguarda Renzi viene utilizzata per criticare, tanto quello è il modo di affrontare un problema.

Invece, come spesso accade, dopo qualche giorno, le stesse cose dette da Renzi, vengono rilanciate da altri ed allora, magicamente, tali proposte vengono viste di buon occhio.

Qualche giorno, fa Renzi ha consigliato di iniziare a ipotizzare l’apertura graduale delle aziende e delle attività.

Il tutto su una semplice oggettiva e vera considerazione: con il coronavirus bisogna conviverci fino al vaccino.

Non si può rimanere in quarantena all’infinito e l’Italia non può fermarsi per lungo tempo ancora.

Sarebbe una crisi economica che ci porterebbe al declino senza via d’uscita.

Ecco che allora è giusto studiare strategie di uscita dalla chiusura e dalla paralisi del sistema Italia.

E solo per aver detto lo stesso, Renzi è stato come al solito criticato e deriso. Insomma la solita solfa, l’ha detto Renzi e quindi non va bene, è tutto da scartare.

Se ci fosse un pochino di onestà intellettuale e meno rancore personale o antipatia verso il leader di Italia Viva, certe discriminazioni non ci sarebbero e certi argomenti potrebbero essere sviluppati con maggiore serietà e concretezza.

Cerchiamo per una volta di accogliere consigli ed idee per il loro reale contenuto, senza usare Renzi come capro espiatorio di tutti i mali.

Renzi vi sta antipatico? Bene, ma se dice cose utili al Paese non devono essere ascoltate?

La scienza non vi piace? Ma se vi salva la vita non dobbiamo ascoltarla?

La competenza è antipatica? Volete farvi insegnare da maestri laureati su Facebook?

Abbiamo permesso per lungo tempo che l’ignoranza fosse sdoganata grazie ai social e alla superficialità.

Questa emergenza ci ha riportato con brutalità alla realtà. Senza scienza e competenza non si va da nessuna parte.

Bisogna riprendere in mano i fili del vero sistema culturale italiano. Abbiamo tante fantastiche persone ed energie che possono riportarci sulla corretta via. Dobbiamo investire su tutto ciò che siamo, ma che abbiamo trascurato e dimenticato per colpa del populismo.

L’Italia è una grandissima nazione: abbiamo davanti a noi l’occasione per resettare tutto il sistema che non ha funzionato. Dobbiamo avere però il coraggio di andare oltre e iniziare un nuovo cammino.

Ascoltiamo ed impariamo da chi conosce e sa, basta preconcetti e ipocrisie.

Le idee ci sono, lasciamole circolare e usiamole per il nostro bene, non solo di alcuni, ma per l’interesse di tutti.

RUBARE IN CHIESA (di Giuseppe Turani)


RUBARE IN CHIESA (di Giuseppe Turani)

Dire che lo Stato italiano, e i governi che lo hanno diretto ultimamente, soffrono di schizofrenia forse non è elegante, ma risponde a verità. Da una parte, infatti, attraverso blocchi vari decisi in vari momenti ha tagliato fra i mille e gli otto mila euro gli assegni annuali dei percettori di pensioni. Dall’altra, per ragioni elettorali, si inventa pensioni a quota 100, cioè anticipate rispetto a quella che sarebbe una giusta scadenza (e si vorrebbe scender ancora più sotto).

Insomma, con una mano, lo Stato toglie, con l’altra concede. Non agli stessi ovviamente, ma un po’ a caso. Il risultato è il sommarsi di ingiustizie e il fatto che in materia di pensioni niente sembra essere sicuro. I sindacati hanno fatto i conti e stanno protestando, ma sono anche consapevoli che i pensionati  ”bidonati” (in qualche caso è come se fosse stata cancellata un’intera mensilità), non rivedranno mai quei soldi e nemmeno le pensioni alle quali avrebbero diritto. Le ragioni sono molto semplici e sono due:

1- Da una parte lo Stato non ha i soldi per rimborsare i pensionati ai quali ha scippato parte della pensione.

2- Dall’altra parte, in questi anni lo Stato si è abituato a usare le pensioni come una sorta di bancomat: non possono scioperare, sono anziani, portare via loro dei soldi è facile, più che andare a rubare in chiesa.

Adesso ci attendono un certo numero di anni a crescita zero, quindi con poche risorse. Un silenzioso, ma costante assalto alle pensioni è quasi inevitabile. Con una sola variante rispetto agli anni scorsi: i sindacati hanno fatto bene i conti e sono vigili. Questa volta, forse, sfilare soldi ai pensionati sarà più difficile.

ILVA UN BEL NOME FEMMINILE


ILVA UN BEL NOME FEMMINILE

Ilva è un bel nome femminile.

Se adotto una gattina la chiamerò Ilva.

Proviamo comunque a non raccontarci balle.

Al netto delle critiche e delle responsabilità, anche nostre per aver ceduto ai ricatti grillini, in ballo c’è la tenuta del Paese e il valore del Prodoto interno lordo.

I voti a Di Maio e soci che proponevano aree verdi al posto dell’Ilva, chi li ha dati?

A Taranto hanno fatto il pieno, a Cornigliano e Novi Ligure idem.

Chi ha consegnato il paese a demagoghi e populisti sono stati liberi cittadini con il loro voto.

Quindi va benissimo ridistribuire responsabilità, ma i cittadini che si sono fatti fottere da un gruppo di ciarlatani dilettanti hanno le loro responsabilità e non piccole. Si direbbe che se la sono voluta.

La più grande di tutti averli portati al governo, nel 2018 con la Lega, chiaramente dopo il voto dei cittadini.

Questo è un Paese ostaggio della superficialità umorale del suo popolo che si innamora di chi racconta favole,  e lo tratta, forse anche a ragione, come incapace di intendere e di volere.

Un paese di faciloni che pensa di poter chiudere, senza pagarne dazio, una azienda che produce l’1% del pil, che ha un indotto ampio che soccomberà di fronte ad una crisi irreversibile e che per questo dà fiducia a degli incapaci che raccontano che ciò sarà possibile, senza conseguenza alcuna.

Ora tutti a costernarsi e preoccuparsi ad accusare la politica, quella che i cittadini hanno scelto a rappresentarli, incompetente, inetta, approssimativa, figlia di una srl che si ingrassa sulla loro creduloneria e di un mantenuto della politica che “vomitava” sui meridionali fino a pochi mesi fa e poi acclamato loro condottiero.

Un paese senza memoria che coltiva parassitismo, assistenzialismo, clientelismo.

Con poteri dello Stato che spesso divengono paralleli. quando vi sono da difendere privilegi e prebende.

Che interferiscono pesantemente nella sua storia e nel suo futuro.

Che fanno politica non dovendo e non potendo farla per ruolo e missione.

Un paese dove la sinistra aspetta il messia, un condottiero capace di riesumarla dai loculi in cui sopravvive e,  mentre sogna, fa harakiri.

Dove stucchevoli prime donne rosicanti pontificano al calduccio di qualche poltrona fuori confine.

Questo è il bel paese, dove uno che mangia come un porco e selfeggia anziché lavorare per ciò per cui è pagato, viene visto come un semi dio, mentre tra una polenta ed un cotechino, prova a trascinarci fuori dall’Europa con la benedizione di Trump e Putin.

Questo è l’Italia che ci meritiamo e il problema della sopravvivenza di una delle colonne della sua politica industriale, la cima di un iceberg contro il quale il sistema paese rischia di schiantarsi.

E a pagare il caro prezzo di questa follia, come al solito, saranno proprio i più deboli.

Oppure, come dice la signora Lezzi, tutti i tarrantini, gli abitanti di Novi ligure e di Conogliano si dedicheranno all’allevamento di cozze pelose e vivranno felici e contenti, ma in totale decrescita. Decrescita anche per tutti i cittadini italiani. Il sogno grillino.

Infine credete che la letterina che il presidente Conte-bis ha scritto ai suoi ministri di fornire delle idee sull’ilva funzioni?

I GRANDI EVASORI FISCALI, MA NON SOLO…


I GRANDI EVASORI FISCALI, MA NON SOLO…

Ci scrive un amico:

“I nostri politici, a differenza di quelli di Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e di tutti gli altri paesi europei e non che contano, se avessero studiato un pò di più, non sparerebbero tante cazzate a raffica, senza mai entrare nel nocciolo delle questioni.

L’ evasione fiscale in Italia dilaga poiché non vi è la volontà vera di colpire gli evasori.

Quei pochi che riescono a “beccare”! la fanno sempre franca, poiché le leggi esistenti non vengono mai applicate (è una prassi consolidata solo dell’Italia).

Prediamo ad esempio il caso Berluskaiser, che ha truffato allo Stato ben 317 milioni (io credo siano molti ma molti di più ), di questi , 300 milioni sono andati in prescrizione e per solo 17 milioni è stato poi condannato in via definitiva, scontando solo 9 mesi ai servizi sociali.

Ma voi credete che in un paese normale (vedi Usa) una cosa del genere sia possibile? Li avrebbe preso 102 anni di galera e non sarebbe venuto fuori per nessun motivo al mondo.

Poi ci sono tutti i casi che ad elencarli ci vorrebbero secoli (La lega di Bossi, Il Formiga (Formigoni) ect ect).

Il popolo (i contribuenti) prendendo questi esempi, evade sapendo bene che “tanto non succede nulla”, al massimo una multa, poi condonata o rottamata!

Ed ecco che si ricorre poi a rimedi ridicoli, come far usare la carta di credito anche per un caffé? Ma uno che prende una pensione da fame, deve pagare pure per usare la carta di credito?

Che schifo vergognoso, questo paese ove si pagano interessi usurai anche per le multe non pagate in tempo!

L’italia il paese delle sanzioni e delle ingiustizie! Evadete, evadete, evadete!”

(Grazie all’amico che si firma Giustizia12).

Aggiungo un mio pensiero.

Ho sentito spesso, in questi giorni, a proposito di evasione fiscale, che sono solo i grandi evasori su cui occorre porre l’attenzione e che l’evasione fiscale toccherebbe solo le classi sociali più elevate.

Non escludo, giusto, sono grandi evasori ed hanno una grande responsabilità, ma non è tutto così semplice.

Per me c’è altro, molto altro.

Io provo un po’ di imbarazzo a sentire solo questi discorsi, mi sembrano scappatoie per paura di perdere consensi.

Per evadere il fisco, bisogna sempre essere in due.

Esempio un imprenditore che paga l’operaio in nero e l’operaio che lavora in nero.

L’idraulico che non ti fa la fattura e tu che non gliela chiedi.

L’avvocato che non ti fa la parcella e tu che non gliela chiedi.

Il dentista che non ti fa la fattura o te la fa ridotta e tu non glielo fai rilevare.

Gli esempi si possono moltiplicare.

E a forza di moltiplicare  questi atteggiamenti, il cumulo di questi comportamenti, porta un grande aumento dell’evasione. Soldo più soldo, fa mucchio.

Ma no, per alcuni politici, il problema sono solo le multinazionali.

Imbarazzante.

 

 

COL BANCOMAT PAGHEREI ANCHE UN CAFFÈ


COL BANCOMAT PAGHEREI ANCHE UN CAFFÈ

Alla cassa del supermercato ho davanti a me una signora con una spesa sostanzialmente modesta.

La signora che ha fatto?

Innanzitutto ha dovuto capire bene la cifra da pagare, poi ha tirato fuori dalla borsetta il portafogli, ha aperto tutti gli scomparti del portafoglio (ce ne sono parecchi nei portafogli delle donne), ha cercato la cartamoneta nel primo, le monete in quell’altro, ha rifatto i conti, distinguendo i 5 dai 10 cent, ha richiesto: scusi quanto ha detto?

Poi riconta, poi finalmente li dà al cassiere che riconta pure lui, poi cerca il resto, lo riconta, lo dà alla signora, che ricomincia la liturgia delle tasche del portafoglio e della chiusura di tutti gli anfratti, la posizione dentro ulteriore tasca della borsa, chiusura del bottone della stessa, chiusura della borsa e finalmente tocca a me.

Solo che dopo che io ho pagato col bancomat, lei ancora invade il banco perché non ha ancora finito di rimettere a posto i suoi acquisti.

In quel momento l’azienda ha speso, di costo del cassiere, 3 volte il costo delle commissioni della carta di credito. E non è tutto, perché quei contanti potrebbero essere rubati, l’incasso con le carte no.

Questo era solo per dirvi che io sono per le carte di credito sempre, ma, in ogni modo credo anche che:  1) non possano essere imposte. Nemmeno nelle dittature. 2) Un eventuale aumento del loro uso, rimarrebbe all’interno degli acquisti già oggi regolari e non inciderebbero minimamente sull’evasione.

Perché dico acquisti già oggi regolari.  Ho sperimentato che quando prendo un caffè mi fanno lo scontrino, il supermercato per forza, ma anche il banco al mercato, l’ambulante all’angolo, il marocchino della frutta, l’indiano aperto di notte, il tunisino che mi vende le spezie, tutti mi fanno lo scontrino.

Immagino che se lo fanno a me, lo facciano a tutti, in qualsiasi modo si stia pagando.

Forse l’evasione vera avviene a livelli diversi. Molto più in alto.

TASSE REDORD


TASSE RECORD

Pressione fiscale alle stelle. Il governo del “cambia-niente”, come è stato recentemente rinominato, continua a distrarre gli italiani con l’emergenza immigrazione, che emergenza non è, mentre le tasse continuano a salire vertiginosamente e sui problemi reali delle persone nulla sembra cambiare in meglio.

Le tasche degli italiani sono sotto il macigno delle tasse.

Ma quel che più conta per Salvini è tenere poveri disgraziati intrappolati su una nave e per Di Maio, invece, la priorità è levare la Coca-Cola dalle scuole.

A certificare la tremenda pressione fiscale adesso arrivano i dati della Cgia di Mestre. A pagare il conto del salasso sono i contribuenti onesti che versano fino all’ultimo centesimo nelle casse dell’Erario. Per loro la pressione fiscale reale ammonta al 48 per cento.

Ben sei punti in più rispetto al dato ufficiale che parla invece di un 42,1 per cento.

Il Centro Studi di Mestre lancia però un altro allarme. Secondo i calcoli delle stime per i prossimi mesi, non è escluso un aumento ulteriore della pressione fiscale che potrebbe definitivamente affossare il potere di acquisto delle famiglie italiane. “Non è da escludere che nel 2019 torni a salire. Non tanto perché il prelievo complessivo è destinato ad aumentare, cosa che in linea di massima non si dovrebbe verificare, bensì perché la crescita del Pil sarà molto contenuta e nettamente inferiore alla variazione registrata l’anno scorso.

Ricordiamo che, dopo il picco massimo toccato nel biennio 2012-2013, negli anni successivi la pressione fiscale ha fatto segnare una diminuzione che nel 2017 e nel 2018 (effetto Renzi) si è attestata al 42,1%”, spiega il report della Cgia.

Il documento del centro studi poi sottolinea un effetto “invisibile” sulle nostre tasche. In questi ultimi anni, ricordano dalla Cgia, la percezione della diminuzione della pressione fiscale è stato minimo perché l’aumento delle tariffe di luce, acqua, gas, pedaggi autostradali, servizi postali, trasporti urbani, ha falsato il potere di acquisto erodendo le riserve delle famiglie italiane. Insomma i salassi sulle tariffe hanno preso il posto delle tasse lasciano le tasche sempre più vuote.

Infine i contribuenti non solo devono fare i conti con le imposte da pagare, ma devono anche districarsi tra le varie complicazioni burocratiche. A farne le spese spesso sono i piccoli imprenditori, gli esercenti e gli artigiani. Un esempio è quello dei nuovi parametri fiscali. I tanto criticati studi di settore sono stati sostituiti dagli Isa (Indici sintetici di affidabilità). Un nuovo strumento che sta mettendo in difficoltà gli stessi addetti ai lavori che devono dedicare il loro tempo anche alla compilazione dei dati richiesti da tali indicatori, sottraendolo al loro lavoro.

https://www.business.it/tasse-pressione-fiscale-record-48-salasso-per-gli-italiani/?cn-reloaded=1&fbclid=IwAR1yTNtrbJjIcEoPrChfupI5T5O1HRiaUKyJgcm5QL3e32hrUzd-mhi6iuY&cn-reloaded=1

DOVE HANNO TROVATO 7,5 MILIARDI PER AGGIUSTARE I CONTI?


DOVE HANNO TROVATO 7,5 MILIARDI PER AGGIUSTARE I CONTI?

Esultanza.

Testuale, esultanza del governo giallo-verde.

Ma è poi così sincera e vera questa esultanza?

Abbiamo scoperto solo dalle parole di Moscovici, che “La Commissione ha concluso che una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito per l’Italia non è più necessaria in questa fase”, Moscovici ha poi aggiunto che questa “non è la fine” della questione e che “dovremo continuare a monitorare molto da vicino” i conti italiani durante la seconda metà dell’anno.

Quindi per ora è finita, se ne riparlerà ad ottobre ed i nostri eroi del nulla, o le nostre capre come le definisce Cacciari, potranno andare al mare e farsi i bagni di sole.

Ma perché non ce lo avevano mai detto? Non ci avevano informati?

Tria ha sempre sostenuto che nessuna procedura integrativa era necessaria, che tutto era a posto.

L’abbiamo saputo solo ora che per non ricevere una procedura d’infrazione dalla Commissione europea,  il ministro dell’Economia Tria, ha dovuto trovare 7,5 miliardi, per aggiustare i nostri conti, per i quali, ripeto, è sempre stato ribadito che era tutto in ordine e non c’era bisogno di integrazioni.

Ma dove li hanno trovati questi 7,5 miliardi (mica noccioline) per aggiustare i conti?

Li hanno caricati sulla parte più debole del paese.

Hanno tolto soldi alla scuola, tanto per loro, lo studio è superfluo.

Hanno pescato i soldi dalla Sanità pubblica così o si va nel privato se hai i soldi, oppure si muore prima. Un vecchio malato, o anche un giovane malato cronico è solo un peso per la società giallo-verde.

Hanno tolto i soldi agli invalidi, la carrozzella e l’assistenza quotidiana se la possono anche pagare, o ci pensano i familiari, quella pubblica è stata indebolita e molto.

Hanno tolto futuro ai giovani e ai pensionati, anche a quelli che “pensavano” di meritare una pensione lorda mensile superiore a 1522 euro, dopo una vita dura di lavoro. Una pensione d’oro sostanzialmente per questo governo.

Ma non è un onore per chiunque governi, indebolire chi è già debole, per realizzare cose improduttive come il reddito di cittadinanza.

Eppure, viviamo qui e ci tocca anche questo.

Auguriamoci di stare sempre bene, che in nostri figli e nipoti studino e molto, magari di nascosto, o vadano all’estero per diventare dottore o ingegnere e, auguriamoci di tutto cuore, che nella nostra vita non ci prenda un colpo.

L’ictus paralizza, ma non uccide.

Testuale.

Amen.

P.S.

Breve nota rubata al web.

“Qualche Tg ha per caso fatto i conti in tasca ai provvedimenti del governo che tagliano scuola, pensioni, assistenza?
L’avesse fatto un governo di centro-sinistra, lo avrebbero già, giustamente, impiccato all’albero più alto.
Forse mancano alberi abbastanza alti?”

IL MADURO DI POMIGLIANO


IL MADURO DI POMIGLIANO

Che il grillismo fosse un Movimento anti-industria lo si sapeva da tempo, ma che il suo capo potesse arrivare a seminare sfiducia a piene mani in chiunque avesse volontà di investire in Italia, è un ulteriore salto verso il buio della decrescita infelice. E lo è tanto più gravemente e inopinatamente, se consideriamo che Luigi Di Maio è «anche» ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico del nostro Paese.

Eppure, a mettere in fila i quattro casi della settimana, Olimpiadi, Ilva, Tav e Atlantia-Autostrade, c’è da rimanere interdetti per il crescendo di atteggiamenti, parole, accuse, invettive del leader pentastellato contro il «partito del cemento», le «aziende decotte», i «ricatti» del Gruppo che controlla lo stabilimento siderurgico di Taranto. Al punto che appare fin troppo morbida la reazione dei vertici di Confindustria di fronte a un attacco frontale a un pezzo rilevante e strategico del sistema produttivo italiano.

Neanche fosse il Maduro di Pomigliano d’Arco, Di Maio si è mosso e si muove in una logica che, al di là delle legittime reazioni legali che può produrre nei soggetti accusati, determina, comunque sia, un effetto radicalmente dissuasivo in chi voglia fare impresa in Italia. Dalla giustizia lenta alla giustizia politica sommaria e retroattiva, che traspare dalla sue parole, il passo è breve.

Ma, se sul piano istituzionale e delle regole del mercato, le mosse del numero uno grillino sono quantomeno azzardate (per usare un eufemismo), su quello più strettamente della tattica politica, sono tutte da interpretare. Dopo qualche settimana di appeasement, è come se fosse ripartita la sfida a Matteo Salvini così come l’abbiamo vista in atto nei mesi della lunga campagna elettorale. Ma questo avrebbe un senso solo se il leader grillino desse per scontato che il governo è alla fine e che in autunno o al massimo in primavera si tornerà al voto. Un senso ampiamente discutibile, però, sia perché non ha portato bene agli stessi 5 Stelle, che in un anno hanno dimezzato i consensi, sia perché significherebbe tenere l’Italia ostaggio di una guerriglia senza fine. Che ha provocato fino a oggi solo la palude e lo stallo del Paese.

(Quotidiano.net)

LE REGIONI EX ROSSE E NON SOLO….


LE REGIONI EX ROSSE E NON SOLO….

Le regioni ex rosse e non solo, vogliono lavorare ed avere infrastrutture moderne, in grado di connetterle col resto del vasto mondo e dell’economia globale.

Se questo non glielo assicura e propone il centrosinistra con politiche attive, incentivi e riduzioni fiscali, non resta che andare dall’altra parte.

È una legge istintiva, naturale, ovvia, di sopravvivenza.

Il centrodestra, aldilà della becera propaganda del “truce”, l’inetto e truffatore Salvini, fatta di grida identitarie e razziste, le nostalgie fasciste e le vandee reazionarie, difende l’industria.

Sembrerà paradossale ma non è.

Difendere la nostra manifattura ed economia ha un costo, che è cresciuto tanto dopo aver sbagliato il calcio di rigore del referendum sulle riforme costituzionali.

Questa difesa basta ai lavoratori, che, dal nord al sud, non si sono venduti al barbaro fannullone legaiolo, ma proteggono le loro aziende, i loro progetti, le loro buste paga, il loro futuro.

Un futuro concreto da sviluppare su basi solide, che non è fatto di reddito di fannullanza e rifiuto di ogni opera umana e civile, dalla TAV alle Olimpiadi, dall’Ilva alle Trivelle, ma di crescita operosa e sostenibile, frutto della fatica quotidiana per costruire il proprio benessere.

 

 

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