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UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

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NON VI COMPRENDIAMO

NON VI COMPRENDIAMO

Pisapia, per qualificarsi meglio e per descrivere ciò che lo distingue dal Pd, ha parlato di un “centrosinistra radicalmente innovativo”, che distinguerebbe lui, Grasso, Speranza e altri, da Renzi e il Pd. Di conseguenza, Renzi e il Pd, secondo loro, vorrebbero un centrosinistra “non radicale” o ” poco innovativo”.

La sinistra italiana ha questo vezzo che la rende antipatica: crede di avere il monopolio del cambiamento.

Ma non perché faccia, effettivamente, innovazioni o riforme. No. Solo perché le aggettiva: forti, radicali, straordinarie ecc.

Poi quali siano queste riforme che propone, quali siano i contenuti, i programmi che avanza, che cosa realmente abbiano di innovativo e in che cosa rappresentino un cambiamento reale, non è dato saperlo. In che cosa i programmi della sinistra radicale, che non ha fatto mai alcuna riforma, siano “radicalmente innovativi” rispetto alle riforme realizzate da Renzi e che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi?

Lo sapete voi? Io no.

Pisapia sarà stato un buon sindaco o un moderno avvocato ma deve capire, insieme a tutta la sinistra, una cosa: in Europa e in Italia bisogna smetterla con gli aggettivi per qualificare i propri programmi.

Bisogna smetterla con questo vezzo di sinistra di sostituire, alle proposte concrete, gli aggettivi altisonanti per distinguersi dai riformisti liberali.

E’ pericoloso.

Se ci fermiamo agli aggettivi il populismo, anch’esso radicale a parole, vi strabatte. Per esempio, la pensata dei pentacosi del reddito di cittadinanza, attira molto di più la massa delle persone che pensa di poter incassare qualche soldino, stando seduto al bar, o facendo lavori in nero. Il lavoro non viene neppure più cercato, non serve, è lo stato fa loro la carità. Se poi ci vogliono miliardi per realizzare tutto ciò, nessuno ci pensa e nessuno fa veramente i conti. Nessuno entra nella realtà di questa proposta. Se Pisapia, Bersani e altri pensano di allearsi col m5s, per battere Renzi, hanno pensato a come risolvere questa cosa?

Nella situazione europea di oggi serve il contrario: dimostrare che sono possibili cambiamenti “tranquilli” e che vale molto di più la competenza di governo che il radicalismo a parole.

E’ il populismo il nemico da battere. E il populismo, quanto alla retorica degli aggettivi, batte chiunque.

Ora Pisapia e l’Mdp la smettano con la pretesa di distinguersi con gli aggettivi, astratti e altisonanti. Dicano, finalmente, quali sono concretamente le riforme che farebbero, in che cosa sono più “radicali” di quelle che Renzi ha fatto o propone di fare, e che cosa abbiano di così innovativo.

Io, per ora, ho capito soltanto che gli piacerebbe “ripristinare” l’articolo 18. Non proprio un’innovazione e tanto meno “radicale”.

E’ tempo dei riformisti. E i riformisti sono quelli che le riforme (possibili) le fanno. E non le risolvono in vuoti aggettivi, “radicali” a parole.

Le vere riforme, in questo paese, sono state fatte negli anni 70-80: (Per esempio) Divorzio, Aborto, Scuola, Statuto dei lavoratori. Queste sono riforme e non le ha fatte la sinistra.

Attendiamo da almeno vent’anni, da quando D’Alema ha preso il timone, scalzando Prodi, per esempio, una legge sul fine vita. Se ne discute e poi? Tutto rimane nel cassetto. Sarebbe una legge di civiltà enorme, ma anche la sinistra, quella che si definisce radicale, svicola da questo problema. Peccato, se l’affrontasse, e la appoggiasse convintamente tanto da farla approvare, quasi quasi ci farei un pensierino, quando vado a votare.

Basta qualche proposta concreta, sensata, non limitarsi a distinguersi con gli aggettivi. Parlate con la gente e non confrontatevi solo tra di voi. Non vi comprendiamo.

 

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

Bassolino lascia il PD parlando di un Partito che farebbe cose imbarazzanti.
Di cosa parla?

Della legge contro il caporalato?
Della introduzione degli ecoreati?
Della reintroduzione del falso in bilancio?
Della legge contro le dimissioni in bianco?
Della protezione del welfare ai lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti?
Della legge sul dopo di noi?
Della legge sulle Unioni civili?
Della legge con costituzione del relativo fondo contro la povertà?
Della posizione ormai consolidata del PD contro l’austerità e per una nuova Europa?
Della crescita economica superiore a quella della Germania?
Della occupazione che non diminuisce piu’ come fino al 2014 ma anzi aumenta?
Del rilancio dell’export?
Della eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sugli imbullonati e sui terreni agricoli?
Degli investimenti da 13 miliardi per industria 4.0?
Del piano Marshall messo in campo da Delrio riguardante il trasporto pubblico locale, la rete ferroviaria e la rete stradale soprattutto nel Sud?
Parla forse Bassolino dei soldi messi per la bonifica dell’area di Bagnoli?
Dei 5 miliardi e 300 milioni destinati al rilancio produttivo ed aziendale dell’ILVA , alle bonifiche del territorio ed al pagamento dei creditori?
Dei finanziamenti per la bonifica della terra dei fuochi?
Dei consistenti finanziamento pluriennali per il risanamento idrogeologico del nostro paese?
Di quelli ventennali per la messa a norma antisismica dei nostri meravigliosi Borghi?

Perché io un partito lo giudico da queste cose!

 

VIVA L’ITALIA

VIVA L’ITALIA

In effetti è vero, Matteo Renzi sta esagerando!

Con uno sparuto numero di sostenitori vorrebbe stravolgere la vita politica ed economica del paese.

Lo sta dimostrando ineccepibilmente, sta rovinando l’Italia, i numeri parlano chiaro!

Li analizziamo per bene e confrontiamoli.

L’occupazione sta salendo inesorabilmente, la congiuntura economica si sta gravemente mettendo in linea con gli standard Europei e le agenzie di Rating stanno dando valutazioni che riportano l’Italia a livelli pre-crisi. Un disastro direi.

Pensate ha avuto il coraggio di insistere per dare, in più,  960,00 euro all’anno, ai lavoratori in busta paga, suscitando orrore generale, soprattutto nei sindacati.

Ha elargito soldi alle neo mamme, agli indigenti e ai giovani.  Che illuso!

Voleva abolire gli enti inutili e abolire il senato e le province! Ma dai!

Ha fatto la riforma elettorale, gravissimo atto incostituzionale, sarebbero bastati due giorni per farla meglio, disse qualcuno.

Pensate come era bello quando i migliori governi aumentavano le accise sulla benzina e sulle sigarette o quando ci ritrovammo all’improvviso meno soldi sul conto corrente.

Erano belle le riforme della Fornero, quelle elettorali della lega, fantastico il parlamento che decretò sostanzialmente lecito il bunga bunga, legittimando la parentela di una partecipante con Mubarak, e le feste e le porchette, in Campidoglio! Una meraviglia!

Ricordo il milione di posti di lavoro berlusconiani, la legalizzazione del falso in bilancio, i condoni fiscali ed edilizi, insomma! Bei tempi davvero!

Lo spread era un salasso per tutti, Berlusconi raccontava le barzellette e Monti prima e Letta dopo le rendevano verosimili.

Ecco! All’ epoca c’erano D’Alema, Bersani, Prodi, Grasso e tanti grandi personaggi che oggi vogliono riportarci ai bei tempi.

Sosteniamoli, diamo loro la possibilità di riappropriarsi del potere perduto, e rivivremo la gloria e il brivido del default.

Mettiamo in mano il paese a questi super pensionati di lusso. La Fornero, foraggiata da questi bravi politici, ha già sistemato le nostre.

Viva l’Italia!

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

C’è in giro un andazzo noioso e stucchevole.

La Sinistra ha un solo nemico Renzi.

Il M5S ha un solo nemico Renzi.

La Lega ha un solo nemico Renzi.

La Destra ha un solo nemico Renzi.

La Minoranza Dem ha un solo nemico Renzi.

L ‘alta finanza ha un solo nemico Renzi.

Tutte le trasmissioni in tutte le TV sono contro Matteo Renzi.

Le Banche hanno un solo nemico Renzi.

Praticamente il PD di Renzi ha contro tutto il quarto potere.

Il Giornale-Libero- Il Fatto Quotidiano-Il Corriere della Sera ormai di Cairo-Il Manifesto-La Verità-Il Secolo d’Italia-Il Giorno-Il Resto del Carlino-Il Tempo-L’Huffington Post-Il Gazzettino-Il Piccolo di Trieste-L’Osservatore Romano-L’Avvenire.

Tra le TV: Rai 2-Rai 3-Mediaset-La 7.

Il nemico numero uno, anche quando non c’è, è sempre lui, MatteoRenzi.

Davvero stucchevole questa tiritera quotidiana.

Ha proprio ragione Renzi, deve essere molto doloroso stare nel pensiero di molti di questi frustrati sconfitti dalla vita.

Allora è vero molti nemici molto onore.

Beh! per finirla in bellezza, io sto con Matteo Renzi.

E ci sto molto bene. Mi piace stare con chi stimo e apprezzo molto, e non mi mescolo tra la folla dei tanti suoi nemici.

Nella vita si sceglie sempre, altrimenti non sarebbe vita.

LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

IL PARTITO DELLA RUSPA

IL PARTITO DELLA RUSPA

A volte sono proprio una masochista, però, per chissà quale senso del dovere, ammesso che ne abbia, o perché l’informazione diretta è sempre meglio, ho tentato di ascoltare, in video, l’intervento di Matteo Salvini sul pratone di Pontida.

Non ce l’ho fatta ad arrivare fino in fondo, ad un certo punto ho lasciato perdere. Ne avevo abbastanza.

Ho trovato un Salvini floscio, sembrava fuori fase, privo di idee, ripetitivo, noioso.

Ma essere ripetitivo è logico, è umano direi,  e non è questo il vero problema: anch’io spesso batto e ribatto sugli stessi concetti. Ma certo io non pretendo di diventare Presidente del Consiglio del governo italiano.

Il problema è che Salvini non ha concetti nella testa. Spara a vanvera proposte senza senso, senza il benché minimo riscontro reale.

Un esempio lo è la frase più truce che ha pronunciato: “Quando andremo al governo daremo mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza”.

Mano libera?

Ovviamente si vuole solleticare l’anima più irrequeta e impaurita del Paese promettendo ordine e disciplina. Un vecchio film. Da giustiziere della notte. A proposito dove sono andate a finire le famose e vecchie “ronde” leghiste? Pertanto, pur con parole diverse non c’è niente di nuovo in questa Lega.

Ma almeno il tono della voce fosse stato un po’ più “eccitante”. No, era stanco, spento, da lasciare basiti.

Mi sembra un personaggio già vecchio e consumato che non ispira entusiamo.

A dir la verità non ne ha nemmeno il fisico, nonostante abbia una età giusta, ma la capacità non c’è. Incute cupezza, una sensazione di disastro imminente, una stupida strisciante paura. Niente di buono per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Ai tempi di Bossi si vedeva un uomo pimpante, scatenato, pieno di energia, e ovviamente pieno di cavolate da dire, ma almeno era convinto di quello che diceva! Non si possono fare paragoni fra Salvini e Bossi, perché non c’è pezza che tenga. E comunque è assai triste vedere un Bossi sconsolato che ammette “mi vogliono mandare via”. Niente a che vedere con il rancore di un Bersani o D’Alema nei confronti di Renzi. In Bossi c’era solo tristezza.

Probabilmente con questo Salvini la lega non farà grandi progressi, ha sposato la parte più nera della destra, e Salvini è già tanto sopravvalutato che ha già raggiunto il massimo, può solo calare.

Infine la triste metafora usata da Salvini: Lega il “partito della ruspa”. Decisamente copiata in peggio da Renzi, che, col suo “rottamare” per cambiare personaggi e metterne di nuovi, magari più giovani, in politica, ha evitato di parlare in politichese per farsi capire meglio.

Ma la ruspa non mi piace. Mi vengono in mente solo buche. E non mi incute il desiderio di poter guidare una macchina nuova, veloce, bella e moderna.

ANDIAMO AL PUNTO POLITICO

ANDIAMO AL PUNTO POLITICO

Contro Matteo Renzi, negli ultimi due anni, è stata scatenata una guerra politica, che, a cavallo del referendum, si è trasformata in una resa dei conti.

Dopo il 4 dicembre, i nemici di Renzi si sono convinti che ci fossero le condizioni e i presupposti per la battaglia finale: cancellarlo dalla politica italiana.

Dalla legittima opposizione alle posizioni di Renzi si è passati ad una campagna di delegittimazione totale, che ha usato ogni mezzo, lecito e illecito, per condurre una sorta di campale guerra finale. Si è così passato il segno della distinzione tra la legittima critica e opposizione a Renzi e la suggestione del colpo definitivo e totale.

Una sorta di “comitato di salute pubblica”, fatto di oppositori esterni e interni e di pezzi dell’informazione, ha guidato una campagna per la defenestrazione di Renzi con ogni mezzo: dall’allarme, esagerato e comico, sui presunti “pericoli autoritari” rappresentati da Renzi, alle bufale sui risultati della sua azione di governo in economia (rimessa in cammino), allo strappo improvviso, violento, irragionevole nel suo partito con una scissione anomala e, apparentemente, cieca e stupida.

Ora le clamorose novità della vicenda Consip fanno emergere un sospetto: che l’accelerazione e l’incoraggiamento alla battaglia “finale” contro Renzi, gli oppositori di ogni colore l’abbiano tratta dalle notizie sulle inchieste della Magistratura.

Sono 30 anni che la storia politica reale del paese è segnata dalla via giudiziaria che sostituisce quella parlamentare. Gli oppositori hanno pensato: “è stato così con Craxi e Berlusconi (e, seppur tardivamente, con Andreotti), sarà così con Renzi”.

L’algido D’Alema, del resto lo aveva profetizzato (per non dire minacciato): “arriveranno a Renzi”, le stesse inquietanti minacce dei carabinieri al servizio del magistrato Woodcock.

Ecco il vero pericolo autoritario: scoprire che in Italia la politica democratica è già stata sostituita da un altro potere decisionale, estraneo e sovrapposto, che impone l’agenda politica e il cambio del governo. Fuori dalle procedure democratiche e legittime.

Stavolta ha ragione Franceschini: sarebbe il caso che i politici, oppositori di Renzi, aprissero gli occhi e cambiassero registro.

Per il bene della democrazia.

CARO AMICO TI SCRIVO…

CARO AMICO TI SCRIVO…

Caro amico ti scrivo

Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò

Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va…

 

Così cantava il grande Lucio Dalla, e allora scriviamo.

Non conosco Renzi, ma è come se fosse un amico (lontano) perché ha fatto sognare, me e tanti altri, in anni ancora recenti.

1- Ci ha fatto sognare la possibilità di un’Italia diversa, meno bloccata, più dinamica, più desiderosa di correre e di vincere.

2- In pochi mesi ci ha liberati da tutta la retorica e la pratica delle bandiere rosse-avanti popolo. Ha messo fuori gioco gli antichi mandarini di sinistra cresciuti fra la scuola delle Frattocchie e i corsi estivi a Mosca.

3- Ci ha fatto vedere che questo paese poteva disporre, finalmente, di una forza di sinistra, progressista, ma anche liberale. Ci ha fatto intravedere un’Italia che, pur non dimenticando i bisogni, avrebbe saputo apprezzare e premiare il merito.

4- Ci ha fatto capire che quella dei vari populismi non era la strada giusta, ma solo la strada per il caos.

5- Con il progetto di riforma costituzionale ha disegnato un paese moderno, come non avevamo nemmeno immaginato.

 

I debiti di riconoscenza che tutti abbiamo verso l’intemperante, arrogante, a volte antipatico ragazzo di Rignano sono tanti. E’ stato la speranza di un cambiamento quando forse non pensavamo più di poter cambiare.

Per questo è stato molto amato. Quando ha perso il referendum del 4 dicembre, si è comportato come un galantuomo d’altri tempi: si è dimesso da tutto.

Dopo, come ha scritto un nostro amico, “siamo andati a casa sua a riprendercelo, il nostro segretario”.

 

Amico (lontano) Renzi, quasi 14 milioni di italiani, il popolo del sì, ti avevano appoggiato nella gara referendaria. Quasi due milioni ti erano venuti a cercare a casa per rieleggerti segretario e rigettarti nella mischia. Chi altro è stato più amato nella politica italiana?

 

E qui, a un amico (lontano) si può dire, stai forse andando un po’ oltre il segno. Troppe polemiche, troppe risse, troppe battaglie. Nei tuoi millegiorni a palazzo Chigi ci hai riempiti di emozioni e di cose. Hai dato molto, ma hai anche chiesto molto.

Noi, amici tuoi, non siamo dei combattenti professionali e non possiamo stare sempre in trincea.

In più l’orizzonte è solcato da nubi che diventano sempre più scure. Sentiamo intorno a noi desideri di tregua, di riflessione. Desiderio di capire quali sono i nostri possibili percorsi: l’Europa, l’euro, Macron, la Germania. Queste sono le realtà che vogliamo vicino a noi, vicino alle nostre vite.

Ma tu, amico (lontano), sembri volere di più, ancora di più. E incroci il ferro con chiunque ti si pari davanti. E’ un errore. Non hai nessuna battaglia da vincere. Hai già vinto: eri caduto nelle polvere del 4 dicembre, ma il tuo popolo ti ha rimesso al comando. Hai già vinto perché hai dimostrato che questo paese può cambiare. Hai già vinto perché hai scoperto una classe politica nuova, giovane, che impara in fretta e che ha voglia di fare.

Hai già vinto perché in Europa siamo un po’ più rispettati.

Allora, amico (lontano), basta sfide a chi spara per primo. La guerra è finita. Adesso per i capi è arrivata l’ora dei tavoli e delle trattative. C’è stato il tempo degli scontri, ora c’è il tempo delle strette di mano davanti ai trattati.

Un’ultima cosa, amico (lontano). Ti vedo impegnato nella battaglia un po’ bizzarra per fare nuovi debiti, molti nuovi debiti, a fin di bene, naturalmente. Un consiglio: lascia perdere, non è da te. Queste cose, i debiti, sono stati il pane e il vino di tutti i governi degli ultimi quarant’anni. Il tuo destino è altro. E’ farci sognare, è cambiarci davvero. Cerca un’altra musica, una musica che sia più tua. E che il tono sia lieve, se è vero che è il tono che fa la musica.

Caro amico (lontano) sei un concertista di cose nuove, lascia cadere le vecchie minestre,

con affetto.

Giuseppe Turani

LA NOSTALGIA NON È POLITICA

LA NOSTALGIA NON È POLITICA

Che ci sia un assedio contro Matteo Renzi, lo abbiamo capito anche noi elettori e ne siamo consapevoli. Un assedio forte, violento, coordinato che punta a ridimensionare, se non ad eliminare del tutto,  il segretario del PD.

Il sistema usato è un furbata studiata a tavolino perché utilizza parole chiave che da tempo sentiamo dire: “ci vuole unità” o  “un centrosinistra unito” o, ancora  “coalizione”.

Tutto questo lo abbiamo capito anche noi elettori, e non è che ci volesse molto intuito, è un progetto a cui nelle ultime ore si sono aggiunti gli insospettabili Franceschini, Prodi e Veltroni.

Ma il punto è, come vogliono arrivare alla realizzazione del progetto e quali sono le motivazioni?

Le motivazioni diciamolo subito sono delle cazzate straordinarie. Parlano di unità, di centrosinistra unito, a poche ore dai risultati elettorali per delle amministrative, in cui Renzi si è alleato con chiunque avesse scritto da qualche parte la parola sinistra, anche se la parola serviva a dare un indicazione di luogo. Anche un operaio del comune che doveva sistemare un cartello stradale che indicava la sinistra come via da seguire, è stato inserito nella coalizione pure lui.

Però il centrosinistra ha perso in alcune città importanti, come Genova dove il candidato sindaco non era certo un renziano, ma un candidato voluto da una coalizione ampia appunto di “centrosinistra”. La coalizione, così ricercata, ha perso.

Vorrei che fosse chiaro e che qualcuno se lo ficcasse bene in testa che se di coalizione si tratta, si perde e si vince tutti insieme.

Invece i nostri Machiavelli, sono partiti in quarta contro Renzi come se fosse l’unico candidato che si è presentato in centinaia di comuni italiani, spariti i partiti, spariti gli alleati, ci vogliono convincere che tutta l’Italia era piena di manifesti elettorali, con la faccia di Renzi, unico candidato.

Insomma appare ovvio anche ai più cretini che questa dell’unità a sinistra dopo il risultato elettorale è solo una scusa, come tutte le precedenti. Come D’Alema e Bersani che volevano si cambiasse la legge elettorale per poter votare sì al referendum, Renzi gliel’ha cambiata e loro hanno votato no e sono usciti dal partito.

I livello intellettuale è questo, si chiama ricatto infinito, semplicemente perché la risposta che gli possa dare soddisfazione non esiste, la posta in gioco per loro è l’esistenza stessa in vita di Renzi.

Quindi come pensano di concludere, se Renzi come appare evidente non si dimetterà mai dalla segreteria appena conquistata con voto plebiscitario?

Cercheranno i voti nell’assemblea nazionale?

L’assemblea nazionale appena uscita dal congresso conquistato con il 70% dei voti, è una montagna insormontabile…quindi?

Ecco la grande idea geniale di Prodi, lasciamo Renzi alla segreteria, da lì è difficilissimo se non impossibile smuoverlo, ma candidiamo Enrico Letta come Presidente del consiglio.

Se la situazione non fosse tragica, ci sarebbe da scrivere una commedia. E neppure sforzandomi per giorni sarei arrivata a trovare una trama più comica di questa.

Ma fortunatamente Renzi tIra avanti per la sua strada e noi siamo con lui.

A Milano non ha parlato di coalizioni e neppure di legge elettorale.

La cifra politica di Renzi è il futuro.

Nel suo discorso non c’era spazio per coalizioni o legge elettorale.tuttavia, pur proteso sul domani e sul da farsi, Renzi, non ha evitato di rispondere a molte obiezioni sollevate all’interno del suo partito e nella sua orbita dopo il risultato delle ultime amministrative.

Senza nominarli, Renzi risponde a Prodi sulla faticosa cucitura del centrosinistra, a Franceschini che chiede una discussione interna dopo un voto che testimonierebbe come qualcosa si sia rotto nel rapporto tra il Pd renziano e il Paese.

L’unico a cui Matteo dedica una citazione è Walter Veltroni, ma solo per ricordare la primigenia intuizione di una forza politica che trovi la ragion d’essere dello stare insieme per qualcosa, non contro qualcuno.

L’analisi di un voto delle amministrative, per Renzi, è solo il pretesto per mettere in discussione la sua leadership nel partito o per dare fiato al “nemico vicino” che parla di veti, quando è evidente che, per le sue dinamiche, da quel voto locale non può derivare una lettura nazionale.

Conta invece il voto delle gente che alle primarie ha scelto lui, Matteo, per guidare il partito, e l’Italia, verso il futuro. E a chi, dalle sinistre ai movimenti, ragiona su un centrosinistra senza il Pd, Matteo Renzi, il segretario del Pd, parla molto chiaramente: “Chi immagina un centrosinistra senza il Pd vince Nobel della fantasia”.

Un discorso, quello del segretario, pieno di “noi”, come a sottolineare che l’avvertimento di Don Ciotti, poco prima, dallo stesso palco, contro gli “abusivi e incantatori” della politica, che dicono “noi” ma continuano a pensare “io”, non lo riguardi.

“Noi – ha detto Renzi, al Teatro Ciak di Milano – invece siamo qui a parlare di tutt’altro. Perché pensiamo che la politica sia una cosa seria. Vorrei proporvi un percorso che superi la nostalgia. Nostalgia, viene dal greco, che fa riferimento al tornare e al dolore. C’è un sacco di gente che sta riscrivendo il passato, invece dobbiamo scrivere il futuro. La nostalgia non può essere il paradigma della politica e la politica non può essere guidata dalla nostalgia“.