Archivi tag: renzi

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

Prima o poi bisognerà pur calcolare i danni e attribuire le responsabilità dell’omicidio politico di Matteo Renzi.

Perché di questo si è trattato: del consapevole killeraggio di un leader democraticamente eletto.

Non è stata la prima volta, peraltro, era già accaduto con Veltroni e per certi versi con Bersani. A differenza loro, Renzi ha lottato (e lotta ancora), costringendo i suoi avversari a scoprirsi e a rimetterci probabilmente più di lui.

La mano che ha brandito il pugnale è sempre la stessa, comunque: una classe dirigente di terza categoria, incapace di meritarsi la leadership, ma perfettamente in grado di sabotare chi ha i numeri per esprimerla.

Le ricadute nefaste di quell’omicidio non si contano.

La prima vittima è il sogno di istituzioni più moderne e meno costose.

Quel sogno, la riforma costituzionale ed elettorale, è stato sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso, la leadership di Renzi appunto.

Se questo era ammissibile, ancorché miope, da parte dell’opposizione di allora, è stato inescusabile da parte dei pezzi di maggioranza che hanno sparato sul loro pilota.

La seconda vittima è stata il Partito Democratico stesso.

L’opposizione interna del Pd ha negato, in radice, l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirarlo, il necessario superamento dei partiti fondatori e, soprattutto, il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza.

La scissione è stata, sia con il senno di prima che con il senno di poi, la mossa politicamente più stupida e velleitaria che un politico potesse concepire. Con essa si è irrimediabilmente colpita l’immagine del partito e si è mortificato lo spirito della sua base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra.

Terza vittima: la sinistra socialista.

Sabotando il Pd, e quindi il Pse, D’Alema e soci hanno confermato al mondo l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Il risultato alle elezioni di marzo è stata la pietra tombale su qualsiasi aspirazione rifondatrice e ha consegnato all’Italia, non più che il misero spettacolo di una manciata di notabili in guerra tra loro.

A ulteriore dimostrazione della celebre terza legge sulla stupidità di Cipolla, per la quale una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.

La vittima più illustre è comunque l’Italia.

Il centrosinistra avrebbe perso comunque, ma con una maggiore unità non si sarebbero spalancate le porte alla destra, come invece è accaduto.

Non si sarebbero avallati i ridicoli argomenti della propaganda grillina.

Non si sarebbe gettato nel fango tutto il prezioso lavoro di due ottimi governi.

L’odio contro Renzi si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo di destra.

L’omicidio ha mandanti ed esecutori ben noti: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Essi portano tutta intera la responsabilità morale di questo scempio.

I numerosi errori di Renzi e dei suoi (compiuti, ricordiamolo, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi e del ventennio berlusconiano), non sminuiscono in nulla la gravità del loro demenziale progetto politico.

Né soccorre, purtroppo, a mitigare le loro colpe l’oblio politico al quale, vivaddio, sono già stati condannati dalla storia.

Katia Di Elle

Annunci

PERCHÈ RENZI È RENZI

Perché Renzi è Renzi

Se il Pd ha un leader, quello è lui, non altri, cacciatori seriali di poltrone.

di Giuseppe Turani |

Che cosa farà Renzi? Non lo so, non ho contatti. I nemici di Renzi pensano che io sia un suo sodale (forse anche pagato), e mi querelano pure. Gli amici di Renzi mi guardano con qualche sospetto perché ogni tanto sollevo qualche critica.

Oggi mi sono ascoltato tutto l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. E non c’è dibattito: se oggi quel partito ha un leader, quel leader è lui. Ha la politica nel Dna. Si sa spiegare, sa convincere, sa argomentare.

Non credo che farà mai “En marche”, come tanti amici vorrebbero (me compreso). Mi rendo conto che tollerare uno come Emiliano (o anche uno assai più educato come Cuperlo) richieda dosi di pazienza immani.

Ma la storia della sinistra è anche questa, nel bene e nel male, forti passioni e forti risse. Da certi congressi locali del Psi si scappava quando cominciavano a volare le sedie. Non cambierà mai, purtroppo.

Penso che Renzi resti nel Pd e che vinca il prossimo congresso. Mi auguro solo che, questa volta, abbia il coraggio di rottamare di più. Il dibattito è bello, è divertente, ma non si può vivere di dibattiti. C’è un momento in cui le discussioni devono finire, e si deve  fare. Emiliano, e altri, sono incompatibili con il Pd renziano da tempo, forse da sempre (come metà dei dirigenti a sud di Roma). Devono essere messi nelle condizioni di andarsene. Oppure esiste sempre la vecchia espulsione per indegnità politica, un po’ leninista-staliniana come misura, ma utile in certi casi.

L’ho già scritto altre volte, e quindi un po’ mi ripeto. A Renzi dobbiamo almeno due intuizioni politiche che hanno segnato il nostro tempo:

1- Una sinistra moderna ha senso solo se è liberal-democratica, competitiva, aperta, lanciata verso il futuro. In questo è arrivato anche prima di Macron.

2- Il populismo (che è di destra, e non di sinistra) è il  nemico da battere.

Ma allora, si dirà, che cosa vogliono Martina, Zingaretti e compagnia cantando?

Vogliono l’Italia come è sempre stata. Vogliono, cioè, un’Italia consociativa. Un’Italia dove magari vince uno o vince l’altro, ma alla fine ci si spartisce educatamente il potere. Oggi il paese è dove si trova (cioè nei guai) perché è sempre stato amministrato così. Abbiamo 2300 miliardi di debiti che rischiano di affossarci alla prima crisi congiunturale, ma nessuno di noi ha mai visto cortei contro gli eccessi della spesa pubblica. E non li abbiamo mai visti perché nell’Italia consociativa funziona così: io regalo una pensione facile a te, e tu mi regali un ponte al mio paesello o un ospedale inutile. O addirittura un’università: ne abbiamo un centinaio, 90 potrebbero essere chiuse domani mattina dai carabinieri senza alcun danno visibile per la cultura.

I nemici di Renzi vogliono tornare a questo tipo di Italia. Un’Italia in cui, se sei nei piani alti, non sei mai escluso del tutto. Mal che vada ti danno un ente da dirigere, ben sapendo  che, se vincerai le prossime elezioni, restituirai il favore.

I nemici di Renzi, viste come sono andate le cose, hanno in testa un piano molto semplice e quasi elementare: far litigare Salvini e Di Maio, e poi proporsi a Di Maio al posto di Salvini. Come nel ballo con le quattro sedie. Oplà, si cambia. Fuori uno, dentro un altro. Salvini fa tappezzeria e noi si balla, che bello.

E così si torna in gioco: ministero dell’agricoltura, delle pari opportunità, della riforma della PA (tanto non si fa), politiche per il Sud (idem, non si fa). Non male per chi ha perso le elezioni.

Ma allora perché puntare su Renzi, ancora? Non ha già fatto troppi errori?

Vero. Li ha fatti. Ma non si tratta solo di questo. L’odio per Renzi (totale, insensato, indecente) non nasce dalla sua presunta antipatia, ma da una semplicissima questione politica. Contro di lui si è mobilitato di tutto: gli hanno persino inventato un fratello di nome Gianni (migliaia di like su FB), che non fa un cazzo e guadagna 53 mila euro al mese. Il vero fratello non si  chiama Gianni, fa il medico oncologico, lavora all’estero, e ovviamente non guadagna così tanto.

Se vi guardate intorno, vi accorgerete che è l’unico leader politico che davvero vuole smontare (e in parte lo aveva fatto) l’Italia consociativa. E quindi è un leader politico che va estromesso. E’ il granello di sabbia che può rovinare gli oliati meccanismi dell’Italia consociativa.

E questo è il reato peggiore per un paese fatto di grandi e piccole lobby. Contro di lui hanno trovato l’accordo destra e sinistra perché entrambi gli schieramenti tengono a conservare l’Italia consociativa, l’Italia in cui non si perde mai davvero e in cui semmai aumenta solo la spesa pubblica. L’Italia in cui ti tieni il tuo taxi e vendi la tua licenza, o ti tieni la tua farmacia e vendi la licenza. L’Italia in cui puoi mettere i cinesi in cantina a lavorare, e poi votare per un esaltato che vuole cacciare tutti gli stranieri, tanto al milione di badanti che si occupano dei nostri vecchi ci pensano i giovani padani con il fazzoletto verde, campioni mondiali di boccette, mai lavorato un solo giorno in vita loro (come Salvini).

All’assemblea del Pd Renzi ha detto tante cose, ma su un punto è stato chiarissimo: tutto si può perdonare ai 5 stelle (persino di essere stupidi, questo lo dico io), ma non di aver inquinato la vita politica italiana. Questo non si può perdonare. Ci siamo già dimenticati che avevano chiesto anche l’impeachment (che non esiste nemmeno) per Mattarella?  Non si può perdonare loro di aver introdotto il manganellamento personale degli avversari politici (quello che all’estero si chiama character assassination).

Con questa gente, per di più dipendente da una S.r.l. privata, non ci possono essere accordi. Questi sono i nemici da battere.

Ma un pezzo di Pd dopo nemmeno 120 giorni è già stufo di opposizione, sogna poltrone ministeriali (anche di seconda scelta), uscieri, auto blu, segretarie, viaggi all’estero.

E’ talmente affamato di potere, questo pezzo di Pd, che nemmeno si accorge che lo stesso Pd è oggi l’unica barriera possibile contro il populismo. A questa banda di cialtroni la storia ha assegnato un ruolo-chiave e non se ne accorgono, vedono solo le poltrone che non ci sono più, i nastri da tagliare, i discorsi da fare, le interviste ripetute.

Lunga vita a Matteo Renzi e, se ne ha ancora voglia, ci dia una mano.

En marche, dentro o fuori il Pd.

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

Nel silenzio assordante delle opposizioni (e dei media che sembrano un regime), il governo oscurantista piccona un caposaldo delle riforme di Renzi: la chiamata diretta dei docenti, introdotta dalla legge della “buona scuola”.

E’ davvero un atto scellerato e un salto all’indietro del paese, il simbolo della bruttura populista e dei pericoli democratici che stiamo correndo.

Perché?

Primo: con un accordo tra un ministro e i sindacati di una categoria, si cancella una legge del parlamento.

È enorme.

È il ritorno a 30 anni fa e al corporativismo sindacale che si impone sul Parlamento.

È così che la scuola italiana è stata, progressivamente, distrutta.

È così che è diventata l’occupificio di personale dequalificato, luogo di sprechi e macchina di posti invece che di formazione.

Secondo: la chiamata diretta è il principio base dell’autonomia scolastica.

È giusto che ogni scuola sia responsabilizzata di più nell’offerta formativa.

E di questo fa parte la possibilità di scegliere gli insegnanti.

Vederseli imporre per legge è reazionario: è il salto ad un’Italia ottocentesca, arcaica, burocratica e centralista. Con in più il dispotismo corporativo di un sindacato che ha ridotto la scuola ad una spugna che assorbe personale sganciato da ogni criterio di merito e di produttività.

Terzo: non esiste più, in nessun ambito dell’economia e della società, un mercato del lavoro fondato sulla “chiamata numerica”.

Perfino nella vetusta Pubblica Amministrazione, il personale dirigente (e gli insegnati nella scuola “sono” i dirigenti), è scelto in base a criteri di merito.

Solo nell’arretrata scuola italiana no: il personale è imposto dalla burocrazia sindacale e amministrativa.

Quarto: la chiamata diretta, scegliendo il personale insegnante, consentiva agli istituti scolastici di cominciare a funzionare come un’impresa.

È la parola che fa particolarmente schifo ai sindacalisti burocrati e corporativi. Per i quali il servizio pubblico scolastico deve prescindere dal criterio dell’efficienza e restare il luogo del privilegio corporativo.

Il posto di lavoro sicuro (e anche sotto casa), dovuto per anzianità e senza selezione di merito, è l’ideologia del sindacalismo burocratico.

Che trova ora nel populismo antimoderno, antindustriale e reazionario il suo alleato naturale.

E insieme ci riportano al burocratismo centralista della scuola fascista e gentiliana.

È un altro attacco di controriforma alle fragili fondamenta del sistema italiano.

Auguri a tutti noi: l’Italia gialloverde puzza di muffa e antichi vizi.

Altro che nuovo che avanza.

E la sinistra, muffa antica anch’essa, applaude all’accordo ministro-sindacati o, tristemente, tace e guarda da un’altra parte.

Racconta un padre:

Quando mia figlia andava alle elementari gli fu assegnata una maestra terribile, che era spesso assente e quando non era assente faceva solo danni (per dirne una usava la bacchetta per punire i ragazzini più agitati).

Chiedemmo alla Direttrice didattica cosa si poteva fare per evitare che quella signora tornasse ad infastidire i nostri figli.

La Direttrice ci diede ragione, confermando tutti i nostri timori, ma allargò le braccia e ci disse che dovevamo rivolgerci al ministero e che lei non aveva nessun potere sulle assegnazioni.

La Buona scuola aveva superato, in parte, questa impotenza, consentendo alle scuole di scegliersi gli insegnanti, in base a competenza e aderenza con l’offerta formativa.

Il governo della restaurazione ha in questi giorni eliminato questa possibilità e si torna all’antico tra gli applausi degli insegnanti di sinistra.

 

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

Renzi ed il nostro PD erano di destra, il nostro governo eversivo, per taluni illegittimo, figlio dei poteri forti, auspicavate la sua morte politica, e quasi quasi anche quella fisica.

Avete manifestato contro la sua “deriva autoritaria e reazionaria”, “volevate atti di “sinistra”.

Voi che, da conservatori delle idee ottocentesche, siete antitetici al progresso.

Avete avuto la faccia tosta di chiamarlo “fascista”, palesando una ignoranza storica non comune.

Quel che resta dell’Anpi e la Cgil settaria, targata Camusso, parlavano addirittura di resistenza, mentre facevano gli occhi dolci ai fenomeni grillini.

Il nemico da abbattere era (e nelle vostre fantasie malate lo è ancora) lui, Renzi, quel maledetto toscano, quello che ci aveva dato un’identità vincente, parola che alla para-sinistra fa venire l’ittero, abituata com’è a perdere godendone.

Mentre amoreggiavate nel referendum contro le riforme istituzionali con la politica più estremista del paese, quella stessa parte cresceva e si rafforzava grazie alla vostra idiozia.

Mentre vi creavate microscopici “nidi” per appagare le vostre ambizioni ed esorcizzare il terrore di sparire dalla faccia della terra, la destra italiana vecchia e nuova gongolante vi ringraziava e vi sbeffeggiava.

Il “nuovo corso” del paese è appena partito e il suo colore politico si fa sempre più cupo e nero.

I grillini, ormai comparse di questo governo ad egemonia leghista, sono incollati alle poltrone, mentre nel Paese inizia inesorabile il loro declino.

Chi ha visto in loro tracce di “sinistra” e li ha votati, oggi si ritrova alleato di governo con l’ingombrante Salvini, quello che agita vangeli e rosari solo in campagna elettorale.

A me farebbe un po’ schifo essermi ritrovato, con un voto demenziale e masochista, in tale pessima compagnia, ma la sinistra conservatrice italiana si è dimostrata spesso di bocca buona ed a turarsi il naso ci mette un attimo.

Se per frustrazione e senso scellerato di rivalsa preferiranno stare in poltrona, se confermeranno il loro consenso spaventoso alla causa della Srl grillina o se si riavranno dallo stato di assenzio in cui sono piombati.

La para sinistra conservatrice deve scegliere da che parte stare.

Non avrà più alibi né di fronte alla storia, né di fronte al futuro dei suoi, dei nostri giovani.

E di questo sarà corresponsabile senza attenuante alcuna.

E la miseria intellettiva continua sulla piazza comoda della Tv7.

E anche per oggi, il Pd, è sistemato.

Peccato, perché parlo male di casa mia Ma la voglio pulire da intasamenti che il tempo ha depositato.

 

 

UN PARTITO “IMBARAZZANTE”: IL PD

UN PARTITO “IMBARAZZANTE”: IL PD

“Imbarazzante” appunto, è l’espressione che Matteo Renzi ha ripetuto decine di volte, negli ultimi giorni, rivolta a quanto è andato in scena all’assemblea nazionale del Pd, quella recente del 19 maggio.

Mentre grillini e leghisti danno l’assalto al Palazzo per ridisegnare la geografia del potere in Italia, mentre il terremoto che ne consegue sta cambiando la geografia del politica Paese, scomponendo e ricomponendo alleanze e soggetti politici, ebbene, mentre il mondo di ieri tramonta e il nuovo è pieno di incognite, il Pd continua dilaniarsi nelle lotte interne, sulla questione amletica, intimista, per non dire masochista: Renzi sì, Renzi no.

A questo punto per il personaggio della discordia, «imputato», per alcuni, e «speranza», per altri, la misura è colma.

È il momento di levare gli ormeggi e mettere le vele al vento.

“Io mi aspettavo una novità è stato lo sfogo che l’ex segretario ha regalato a molti dei suoi dentro le mura amiche , una risposta all’altezza di fronte al pericolo di grillo e Salvini. E, invece, niente. Hanno di nuovo discusso di tematiche interne, il solito canovaccio di tutti contro di me. Sono sconfortato, ma ormai ho deciso: siamo al punto di non ritorno, ognuno per la sua strada”.

La spaccatura è già segnata, e vedremo cosa ne seguirà.

Per ora si farà opposizione, ma con queste premesse anche l’opposizione sarà debole, inefficace e inefficiente. Sara un Pd diviso che in parte sosterrà il governo in carica senza scrupoli e in parte si opporrà.

Tutti fatti che ci costringono ad un ripensamento importante.

Ci chiediamo se un Pd messo così, dilaniato da divisioni interne, abbia ancora senso.

Ha senso che una parte di Pd, che voleva assolutamente l’accordo con il m5s, formata da Martina, Franceschini, Orlando, possa continuare a convivere con l’altra, contraria all’accordo sin da subito, formata da Renzi, Orfini, Ascani, Rosato, Giachetti?

Ha senso che una parte di Pd che ha impedito a Matteo Renzi di poter parlare in assemblea, possa convivere con chi invece voleva ascoltarlo?

Hanno senso i fischi di una parte, come se stesse allo stadio, mentre parlava Roberto Giachetti?

Ha senso un PD che non ha sostenuto il proprio Segretario nei territori quando lui era impegnato a far uscire l’Italia dalla crisi come ricordava Marzia Cappelli all’Assemblea del 19 marzo?

Per fare un’importante opposizione al duo Lega-M5S e servirebbe un partito unito, ma siamo molto dubbiosi che almeno l’opposizione sia condivisa, se così non fosse, il Pd non avrebbe più alcun senso di esistere.

Condivido le parole di Carlo Calenda che, in una intervista a Repubblica, avverte che il Pd “rischia di finire. Un partito che diventa la somma di ‘io sto con Renzi, io sto con Franceschini, io sto con Y’, non è più un partito ma una terza media all’ora di ricreazione”.

TE LO DICO IO, MARTINA, COSA AVETE SBAGLIATO

TE LO DICO IO, MARTINA, COSA AVETE SBAGLIATO

Cosa avete bagliato?

Te lo dico io Martina cosa avete sbagliato: non avete protetto il Segretario e con esso il PD.

Lo avete lasciato in balia delle nefandezze di tutti.

Non avete contrastato le calunnie e le bugie che aggredivano giornalmente il Segretario e la sua Famiglia.

Non una parola in difesa, anzi. Silenzi colpevoli, quando altrimenti accuse e affondi contro l’unico che ha saputo, con la sua intelligenza politica e lungimiranza, traghettare il paese fuori dalla crisi. Tutti i conti economici portati in positivo.

Tu Martina solo qualche giorno fa hai detto “attenti a chi dice di avere la bacchetta magica”. Ebbene questo vale sempre e per tutti. Renzi ha sempre detto che non aveva la bacchetta magica. Questa bacchetta potevate essere voi.

Lui si è dovuto caricare di tutto, della difesa dei conti pubblici, del Paese in Europa, della sua famiglia offesa e umiliata costantemente, della sua visibilità contro le calunnie e le bugie, che prendevano campo in un paese di gente oppressa dalla crisi e facilmente trasportabile verso derive violente.

Cosa avete fatto voi? Avete,sottobanco e ignobilmente, guardato ai vostri interessi e fatto l’occhiolino ai mentecatti più eversivi che l’Italia abbia mai conosciuto: i 5 stelle.

Mai un’ intervista a favore del PD e in difesa del vostro Segretario.

Degli Italiani non vi siete mai curati.

Con il governo Monti hanno partecipato alla loro rovina anche esponenti del PD, al governo con Berlusconi, che sapevano solo pettinare le bambole e mettere le mucche in corridoio.

E voi? Zitti.

Avete lasciato rovinare pensionati e lavoratori dipendenti, insieme alla Camusso, che faceva merende con Monti.

Ma di quali errori vuoi parlare adesso?

Con Renzi, e solo grazie a lui, l’italia si è ripresa.

Anche Letta ha scritto il suo pizzino, mettendosi a disposizione di Monti, “ufficialmente e non ufficialmente”. E mai avete avuto il coraggio di dire pubblicamente, in difesa di Renzi, che Letta fu dismesso in un direttivo del partito votato a maggioranza.

Con Renzi ci è passata la paura, siamo tornati un paese importante e stimato in Europa.

Di quali errori vuoi parlare, Martina? Errori di chi? Perché non avete difeso Renzi, aiutandolo anche a pensare al territorio, mentre lui governava? Doveva fare tutto lui? E infatti lo ha fatto, ma se avesse avuto il vostro sostegno forse, insieme, avreste potuto arginare la deriva populista che si profilava e prendeva voce.

Hanno osato brindare alla sconfitta del referendum e tu li vuoi far rientrare nel Partito? Ma come osi? Non sei tu il Segretario scelto a maggioranza, in quel ruolo ti ha messo Renzi, fidandosi di te.

Ora noi vogliamo il nostro Segretario votato più volte. Ci fidiamo solo di lui. Non vanno accettate le dimissioni di Renzi e occorre ricollocarlo nel ruolo che noi iscritti abbiamo voluto.

Tu non sei stato votato da nessuno. Renzi, lo ha detto si, che non si ricandida. Non ce n’è bisogno. Il mandato non è ancora scaduto.

Vuoi sapere l’unico errore di Renzi: troppo leale e troppo signore.

Si è dimesso ogni volta che ha ricevuto, per vostra colpa una sconfitta.

Tu adesso dovresti reclinare l’incarico di Segretario supplente, alla luce della dimostrata falsità e inconcludenza, resa palese agli occhi del mondo, di chi avevi eletto come possibili alleati.

Dimettiti, come sempre ha saputo fare Renzi, dopo l’evidente sbaglio.

Renzi è l’unico che ha dei meriti, ha fatto quello che non siete riusciti a fare mai in trent’anni. Errori? Si fidarsi di voi.

Ora il tradimento ultimo è sentirti dire che vuoi fare rientrare i Leu nel Partito. No, coloro che hanno brindato pubblicamente alla sconfitta del Pd insieme a Scanzi, non possono rientrare, né vogliamo averli accanto.

Prendo questa occasione per pretendere l’estromissione di Emiliano dal partito, stante che si professa pubblicamente a favore del MoViMento e con lui estrometterei, salvo una dichiarazione pubblica di essere caduto in errore, chi ha osato dire che il nuovo polo di sinistra sono loro, un movimento incostituzionale, al servizio di una srl, con esponenti figli di fascisti, che si muovono con le logiche dei loro padri e in modo subdolo, nascosto ed eversivo.

Ora si proceda alla non accettazione delle dimissioni di Renzi, unico Segretario che riconosce la maggioranza del Partito.

O ti interessano di più i Leu che noi?

(Scritto da Rosalba Campione)

PIÙ SONO NULLITÀ PIÙ RECLAMANO UN MONDO SENZA RENZI

PIÙ SONO NULLITÀ PIÙ RECLAMANO UN MONDO SENZA RENZI

I fenomeni che girano, i geni della politica, dai grillini ai legaioli, dalla sinistra che tace al Pd che non sta mai zitto e litiga in continuazione, vogliono fare cose, tante cose, sì,  ma “senza Renzi”.

Primarie, ma senza Renzi.

Governo col Pd, ma senza Renzi.

Nuova legge elettorale, ma senza Renzi.

Più sono nullità, più reclamano un mondo senza Renzi.

Quando viene chiesto loro un parere su Renzi, sanno solo invocare il suo esilio o esprimere odio nei suoi confronti.

L’ultima che ho sentitto: Renzi ha sbagliato da subito, doveva eleggere Giuliano Amato, Presidente della Repubblica, tanto benvoluito da Berlusconi, così poteva fare quelle riforme che poi sono state bocciate.

Più vantano la loro superiorità su Renzi, più si fottono di paura all’idea che Renzi resti o torni con più vigore, sulla scena politica.

Un mondo senza Renzi, ma anche senza Pd, basta ascoltare ciò che viene detto ad ogni piè sospinto.

Non ne facciamo una giusta!

Abbiamo sentito il sermone di Massimo Gramellini ieri sera, in cui il giornalista ha criticato aspramente con la voce del buonismo irritante, il fatto che al funerale della povera Pamela a Macerata, non c’era NESSUNO del Pd, c’erano tutti gli altri, ma non uno del Pd.
In compenso è stato molto apprezzato il gesto (furbesco dico io) di quel cretino fascista che si era messo a sparare in strada contro tutti i neri che incontrava, ferendone sei, perché ha inviato una corona di fiori.
In buona sostanza il Gramellini ha tanto apprezzato il fascista nervoso, e altrettanto disprezzato il Pd, per non essere stato lì, presente.
Se qualcuno vuol capire ci riesce.
Alla fine di tutto c’è la critica al partito, a chi lo guida, a chi lo vota, e a chi ha ancora ha la forza d’animo di starci.
Vorrei dire a Gramellini, che era solo una bruttissima storia, un funerale, una morte di una bella ragazza, non era un voto nelle urne, poteva rispiarmarsi il suo buonismo ipocrita e le sue offese.

 

 

 

LA SINISTRA PERDE PERCHÈ È ANTIPATICA

LA SINISTRA PERDE PERCHÈ È ANTIPATICA

Ho letto, tempo fa, sul blog di Umberto Minopoli (formiche.net) che “la sinistra perde perché è antipatica, sovrappone il senso comune i propri precetti. Crede di incarnare per decreto i valori della civiltà. Tratta i sentimenti popolari come arretratezza primitiva. Le piace essere pedagogica. E perde. Con la sinistra elitaria supponente, conservatrice arrendevole a tutti i cascami del politicamente corretto, pedagogica e senza popolo, la democrazia rischia di doversi chinare proprio ai demagoghi.”

E non c’è alcun dubbio che l’atteggiamento irridente e supponente di una certa sinistra, nei confronti del ragazzotto della provincia fiorentina abbia le sue basi in questo elitarismo supponente.

Il ragazzotto fiorentino, se n’è fregato del politicamente corretto, ha rotto gli schemi e si è divincolato da questa classica tipologia di uomo progressista (e non per caso non viene considerato tale), e per questo è stato odiato e allontanato dal sistema radical chic di sinistra, con l’accusa di non essere di sinistra.

E la Armeni in un suo vecchio articolo ci racconta una verità scomoda e cioè che il “popolo non ama la sinistra, anzi gli sta abbastanza antipatica. E del resto neppure la sinistra ama così tanto il popolo ed i poveri”.

E quando diciamo popolo o poveri il riferimento non è certo ai mendicanti ai disperati o per altro verso agli operai sindacalizzati.

Il popolo che la sinistra di un certo tipo odia è, riassume la Armeni, quella famiglia che all’Autogrill si ingozza di panini e parla con un tono di voce esagerato”.

Popolo sono “quei giovinastri che tengono l’autoradio a tutto volume e se ne sbattono del fracasso che provocano, le donne con la busta della spesa che sgomitano in autobus, tutti quelli che vanno al cinema solo a Natale e non sanno fare alcuna distinzione fra il gusto dell’aspirina e quello del tartufo.

Popolo sono quei “tanti che bevono il vino meno costoso del supermercato e non lo trovano così diverso dal Barolo più raffinato, che si fanno prestare il giornale dal vicino solo per sfogliare le pagine sportive.

Popolo sono le donne che tengono la televisione accesa tutto il giorno, le ragazze che aspirano al top leopardato, la casalinga che strilla al mercato perché l’hanno fregata sul peso della verdura.

Lo incontriamo questo popolo e ci pare cafone, maleducato, aggressivo, malvestito. Sgomita e strilla, rubacchia allo Stato quando può, non rispetta le file, si arrangia in tutti i modi, anche non sempre legittimi, e tira avanti.

Per questo la sinistra non li sopporta e cerca di dimenticarli.

O meglio, li dimentica fino alle elezioni quando si accorge che “il popolo” non vota più per lei. Che si è rotto qualcosa, e questo ha ripercussioni anche sui consensi.”

E siccome il neurologo della mente politica, ci dice che è difficilissimo estirpare una sinapsi neuronale che si è formata nel tempo; è evidente che per la sinistra, oltre al rinnovamento di uomini e programmi, si pone il tema di ribaltare questa sua immagine tanto radicalmente odiata e sostituire la sinapsi esistente con una nuova, più empatica, meno supponente, meno aristocratica.

Credo sia questo uno dei compiti che si è assegnato Matteo Renzi.

E ad oggi, a meno che non nascano nuove figure di leader, è l’unico che ce la può fare. Ammesso che in un qualche modo voglia o possa ritornare in campo.

Quale si vedrà. Probabilmente non col Partito Democratico, dove rischierebbe di essere rimaciullato.

CIÒ CHE GLI ITALIANI HANNO CAPITO DEL GOVERNO RENZI PER CUI IL PD È PASSATO DAL 41 AL 18%

DAL 41 AL 18%

Ciò che gli italiani hanno capito del governo Renzi per cui il Pd è passato dal 41 al 18%

Concetto N. 1: Immigrazione. Le regole europee e la nostra Costituzione impongono di salvare gli immigrati. Renzi ha fatto questo, ma a tanti italiani gli immigrati fanno paura.

Concetto N. 2: Unione Civili. Siamo un Paese cattolico e con tanti omofobi. In molti non hanno digerito questa legge di civiltà.

Concetto N. 3: Renzi ha rovinato l’Italia, mentre prima era il giardino dell’Eden e non c’erano problemi di sorta.

Concetto N. 4: l’Italia in mano agli immigrati e ai froci è un Paese insicuro e rovinato.

Concetto N. 5: bonus 80 Euro: Da alcuni definiti “marchette elettorali”. Invisi a chi non ne aveva bisogno. I fondi sono stati presi dall’IMU sulle seconde case e dalle rendite finanziarie. Ovviamente chi è stato colpito non ha gradito.

Concetto N. 6: bonus Bebè. Anche questa è stata definita “mancia elettorale”.  Come sopra, i fondi sono stati presi dall’IMU sulle seconde case e dalle rendite finanziarie. Molti non hanno gradito.

Concetto N. 7: agevolazioni sulle ristrutturazioni. I piccoli imprenditori e i piccoli artigiani sono stati costretti a non fare più nero e dunque a fatturare. Non potevano fargliela passare liscia. Il nero è sacrosanto.

Concetto N. 8: agevolazione acquisti case nuove o invendute. Le imprese edili erano abituate a fatturare la sola parte del mutuo, riscuotendo in nero la quota non mutuata. Renzi non doveva passarla liscia.

Concetto N. 9: Articolo 18. Molti contratti non prevedevano questa tutela. In pratica l’art. 18 era valido solo per alcune categorie, ma è diventato un simbolo negativo ad opera dei sindacati che non l’hanno mai applicato ed hanno fatto credere che fosse stato totalmente eliminato. Cosa che è del tutto falsa perché milioni di dipendenti a tempo indeterminato ne godono ancora. Inoltre non esiste in nessun altro Paese OCSE.

Concetto N.10: contratto di ricollocazione. Un grosso guaio per tutti quei tantissimi che normalmente usufruiscono dell’ indennità di disoccupazione mentre svolgono un lavoro in nero o mandano avanti la propria attività privata.

Concetto N.11: Riforma elettorale. Renzi voleva che la sera delle elezioni si sapesse che avrebbe formato il nuovo Governo. Lo volevano pure i cittadini, ma poi si sono fatti convincere che era un interesse del solo Renzi.

Concetto N.12: Abolizione Province. Sarebbero venuti a mancare tanti posti di lavoro, ma specialmente tante poltrone. Ergo….

Concetto N.13: Finanza. Messi sul piatto strumenti a favore delle Imprese e del loro sviluppo, ma riservate a imprenditori onesti e infatti schifate da imprenditori che usano tutt’altri metodi di sviluppo. Il mondo bancario, costretto a ridurre il personale, non ha gradito.

Concetto N.14: La buona scuola. È stato introdotto un nuovo concetto: il merito. Ma nell’italia di oggi è un concetto inesistente. E come pretendeva Renzi di imporlo? Sindacati e insegnanti (ritenutisi persino deportati) non l’hanno presa affatto bene.

Concetto N.15: Sblocca Italia. Provvedimenti invisi agli ambientalisti e alla sinistra nostalgica. Qualunque opera è diventata motivo di scontro. Qualunque infrastruttura, anche se di interesse nazionale, va a colpire un dogma sinistroide e causa lacerazioni sociali.

Concetto N.16: Lotta alle Eco-Mafie, Anticorruzione. I provvedimenti colpiscono anche chi non è mafioso, ma intrattiene rapporti d’affari con le mafie. Di conseguenza colpire la mafia ha significato colpire anche coloro che con la mafia trattavano. Poteva mai piacere?

Concetto N.17: Riforma Pubblica Amministrazione. Potevano essere mai gradite nuove regole quando lo scandalo dei furbetti del cartellino è radicato ovunque? Si poteva mai essere contenti di un provvedimento che prevedeva il licenziamento dei furbetti?

Concetto N.18: Riforma della Giustizia. Ai Magistrati non si possono toccare le ferie, ma lo scontro vero è stato sulla loro Responsabilità Civile. Inviperiti e decisi a vendicarsi! E allora giù con inchieste e indagini campate in aria contro l’ambiente renziano. Il risultato che una persona incensurata come Renzi è passata, con l’aiuto di giornalisti e TV compiacenti, come un grande disonesto. Forse il più grande disonesto in Italia.

Concetto N.19: Ius Soli. Ha scatenato un grandissimo putiferio perchè si voleva riconoscere a dei bambini, figli di stranieri regolari, che spesso neanche conoscono la lingua del loro Paese di origine e che si sentono Italiani al 100%, il diritto di essere cittadini italiani effettivi.

Concetto N.20: Canone RAI in bolletta Energia. Si è scoperto che erano in tanti a non pagare nulla. Chi non ha mai pagato poteva mai dire grazie a Renzi? Erano 5 milioni gli evasori del Canone RAI.

Conclusione N.1: In Italia provare a diventare un Paese moderno, giusto, corretto, decente e efficiente significa impiccarsi da soli.

Conclusione N.2: Riformare non è un verbo che si accorda con il mantenere i privilegi. E chi ha privilegi, anche minimi, non intende cederli, anche se dentro di sé pensa il contrario.

Conclusione n.3: Se Renzi si fosse fatto i fatti suoi e avesse fatto compromessi con Partiti e Sindacati, oltre che con giornalisti e proprietari di Media, non sarebbe passato dal 41 al 18%.

 

IL SILENZIO DI MATTEO RENZI

IL SILENZIO DI MATTEO RENZI

I nodi stanno venendo al pettine.

Per Di Maio e per chi nel Pd aveva già idea di passare il Rubicone, fare un accordicchio e governare insieme al m5s, si sta mettendo maluccio.

Di Maio non è un leader, è un personaggio evanescente e debole che si lascia mettere all’angolo.

Renzi, col suo silenzio, col suo “no” fermo a qualsiasi accordo o contratto con m5s, ha portato il leader evanescente pentastellato a rinnegare gli ultimi cinque anni della sua storia,  fino a sconfessare se stesso e il suo movimento.

Questa è la politica. Può piacere o no, ma è l’arte della politica e di chi la sa fare.

E nel Pd, dobbiamo constatare ancora una volta che l’unico che sappia fare politica è Renzi.

Solo così possiamo spiegarci tutte le sperticate e arrampicate di Travaglio e le critiche mosse da tanti commentatori al Pd, contro il tacere di Renzi, avevano capito, che la debolezza di un Di Maio avrebbe finito col cedere, col dire cose che non avrebbe mai detto, come “sotterriamo l’ascia di guerra” “Renzi l’abbiamo sempre stimato” o giù di lì. E che alla fine avrebbe fatto una figuraccia.

Parlare con la Lega o con il Pd, per eventuali alleanze non è la stessa cosa.

Una banderuola che si muove a seconda del vento che tira o che i media soffiano.

Va bene Salvini, e va bene pure l’odioso Renzi, pur di fare il Presidente del Consiglio, ma sarebbe un capo del governo quantomeno discutibile, se diposto a rimangiarsi tutto quello che in campagna elettorale ha detto. Non so se i suoi fidatissimi seguaci sarebbbero d’accordo.

Per fare un governo servirà tempo. E politica.