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SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

Ci vorrebbe un dibattito serio ne Pd, ma serio davvero, mica i soliti piagnistei che vediamo ed ascoltiamo.

L’altra sera, Richetti era incalzato da Marco Damilano, che pretendeva quasi che Richetti si mettesse in ginocchio e gridasse battendosi il petto: ebbene si! Ho sbagliato!

Non dovevo sostenere il governo Renzi che fa schifo, puzza e caccapupù! (Il livello del giornalismo italiano è questo oramai e più sono pessimi e più spavaldeggiano in tv).

Mica contava quello che l’altro diceva, no, quello che contava era tirare un tratto sulle riforme, l’operato della precedente segreteria, quello e basta, tutto il resto, il paese che va a gambe per aria, gli attacchi ai giornalisti, puff! Svaniti nel nulla.

Damilano mica era preoccupato per quello, figuriamoci, continuava col tiro a segno come ha sempre fatto, come i pupazzetti con la chiave dietro che a un certo punto impazziscono, quando l’automatismo va in tilt.

Ecco io vorrei qualcuno che ad un certo punto la smettesse di fare il punching ball.

L’altra sera, Mario Monti ha detto una cosa giustissima: è ora che il giornalismo ricominci a fare i conti con la memoria (grosso modo il senso era questo).

Paff!

Prendi e porta a casa!

Lapidario, conciso ed efficacemente giusto.

Questo è quello che manca al Pd, che oramai, tirato dai soliti noti nella sindrome del punching ball, anche quando uno fa il verso di tirare un pugno, si mette a tremare da solo.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo le analisi dei soliti noti la sera delle europee: erano quasi sconvolti dal risultato, ma come, ma non è possibile, non se ne parla, non è nella nostra storia, no, no, fateci uscire da quest’incubo! Si deve vincere, anzi, quasi vincere e quasi smacchiare i giaguari, non dare troppo nell’occhio ecco.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo la sera del referendum, piangendo lacrime vere, nel vedere il treno delle riforme passare, senza fermarsi, consapevole che non sarebbe ripassato mai più e i soliti noti, a brindare, festeggiare, fare come i toreri sventolare le orecchie e la coda del toro oramai abbattuto, felici e contenti della disfatta del paese (perché di quello si trattava e chi non lo ha capito, adesso si goda il treno lanciato a folle velocità senza conduttore).

Adesso gli stessi che sventolavano le orecchie e la coda stanno ancora più incattiviti: ma come? Pensavamo che il toro fosse morto, ma è ancora lì?

E la gente lo applaude alle feste del partito, ma come? Ma no! E allora, ogni candidato al posto di toro, prima ancora di scendere nell’arena, deve lui stesso spuntarsi le corna, tagliarsi le orecchie, la coda e questa volta anche gli attributi, non si sa mai, é meglio.

Lo dico sinceramente, questo Pd non lo voterò se continua a proporre gente che: sì, ma i 5 stelle sono una parte di noi, perché io non sono come loro ed infatti non li ho votati e non li voterò mai, punto.

Perché quelli che: li abbiamo spinti nelle braccia della lega, hanno una visione politica pari a quella del mio bassotto, si informassero con chi siedono a Bruxelles.

Io sono europeista convinta, certo che l’Europa non è perfetta, ma preferisco l’Europa al nulla, perché questo saremmo e spero che un giorno nel Pd qualcuno faccia una lista di quanti soldi l’Italia prende dall’Europa, sarebbe bene dirlo alla gente.

La gente italiana, sono del parere che, quando vota, si debba prendere le proprie responsabilità, ogni volta si è aperto il paracadute, con governi di fortuna, la sinistra sempre dentro a riparare gli errori, esponendosi poi al malcontento e anche al declino.

Bene, questa storia deve finire e Renzi ha avuto l’intelligenza di dirlo: il popolo li ha votati!

Ebbene adesso governino (perché i soliti noti, noncuranti del risultato delle urne, già cominciavano a fremere sugli starting blocks della gara del: “Noi! Ci siamo noi a prenderci le porte in faccia con il sorriso”!

E la gente, (questo lo dico io) si assuma le proprie responsabilità, non adesso, ma più tardi, quando avremo toccato il fondo del precipizio, perché adesso, tutto va bene, mentre precipitiamo.

Bonjour Tristesse

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MA CALENDA CHE COSA TI È VENUTO IN MENTE……DI RENDERE PUBBLICO UN INVITO

MA CALENDA CHE COSA TI È VENUTO IN MENTE…….DI RENDERE PUBBLICO UN INVITO

Hai invitato a una cena nientemeno che Renzi, Gentiloni e Minniti.

Hai scatenato le tv grilline, così potranno avere argomenti da parlare cercando di indovinare che cosa si sono detti, sti tre, e gli altri giornaletti al comando grillino.

Si comincia intanto con l’apparecchiare la tavola.

Allora, Calenda invita a cena Renzi, Gentiloni e Minniti, non perché sappia cucinare bene la parmigiana, (se ne vogliono assaggiare un’ottima e non si formalizzano, possono venire benissimo da me), ma per discutere tra ex-ottimi ministri, nonché ancora dirigenti di partito, del futuro di questo Pd e di come organizzare una buona opposizione al disastro, tutto italiano, che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.

Non è una cattiva idea, considerato che ormai il Pd non naviga neanche più a vista, ma si è completamente arenato.

È un bel segnale che un gruppo ristretto di dirigenti decida di metterci la faccia e collaborare per rimettere la barca in sesto.

D’altra parte, non è nemmeno un’idea nuova.

Ve ne potrei raccontare migliaia di pranzi, cene ed incontri tra pochi, (ho sempre in mente la crostata di D’Alema), dove sono state prese decisioni più o meno importanti che, solo in un secondo momento, sono state discusse in sedi più ampie.

Non è nemmeno una cosa disdicevole.

Calenda ha avuto la sfacciataggine o l’ingenuità di rendere pubblico l’invito, quindi non fate quelli cascati dal pero, quando siete i primi a stare intere giornate al telefono a fare e disfare incontri che, a volte, visti i partecipanti, stanno solo mezza tacca sopra le tavole degli avvinazzati da osteria.

I dirigenti e i militanti di un partito serio attenderebbero l’esito di quell’incontro che, sicuramente, verrebbe reso pubblico, magari con qualche retroscena piccante, e poi ne discuterebbe e contesterebbe nel merito quelle proposte o idee se non lo convincessero.

Invece, Zingaretti, che ti fa?

La controcena con un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario, un professionista, perché dicano quali sono i problemi che hanno.

Ed, allora, perché non un commerciante, un equilibrista, un allibratore, un idraulico, un agente di borsa ed un pizzaiolo. Avranno pure loro dei problemi. O no?

Gli italiani, cui frega poco della prima cena, ed ancora meno della seconda, ormai rassegnati, possono benissimo farsi “du’ spaghi ajo ojo e peperoncino”, e, dopo, una briscoletta, per finire la serata.

Io, per distinguermi, vi invito per la parmigiana.

Basta che mi facciate uno squillo prima e portiate il vino, possibilmente buono.

Ma, come volevasi dimostrare:

Tutti preoccupati per l’invito a cena di Calenda a Renzi, Gentiloni e Minniti, tanto che anche il povero Giannini (repubblica) grande rosicone ostinato contro Matteo Renzi, giornalaio frustrato, non dice la “Cena tra amici” – ma “la cena dei cretìni”

FATE VOI PER DEFINIRE QUESTO SINISTRONZO

 

Roma. L’invito a cena da parte di Carlo Calenda, che avrebbe dovuto mettere attorno a un tavolo, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti ha provocato polemiche, ironie e reazioni più o meno scomposte, come quella del governatore del Lazio Zingaretti, che si è sentito escluso, e ne ha subito proposta un’altra con “esponenti della società civile”. Ma in trattoria. Il raduno chez Carlo è finito prima ancora di iniziare. Con un tweet: Calenda ha deciso di annullarla perché “Renzi si era sfilato ieri pomeriggio via agenzie e retroscena e a quel punto non aveva più molto senso”, scrive l’ex ministro dello Sviluppo economico su Twitter. “Andiamo avanti con l’opposizione. Ognuno facendo il suo. Di più in questo momento non si può fare. Troppi ego e troppi conti da regolare”. Ma poi si sfoga su Radio Capital, e mette chiarisce parecchi punti: ai dirigenti del Pd “non importerà” di perdere le prossime elezioni europee e regionali, dice: “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”, ha detto Calenda a Circo Massimo di Giannini.
“Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere”, ha detto l’ex ministro, “serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace, ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera”.

“Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel Pd c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un po’ singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”, ha detto ancora Calenda ai microfoni di Radio Capital. “L’unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”. Nessun pentimento, però, sull’aver preso la tessera del Pd: “È l’unico modo, finché non ci sarà qualcos’altro, per dare un contributo. Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del Pd da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono”. “In tutta la storia politica ci si incontra, nei partiti, fra persone che la pensano allo stesso modo – incalza Calenda – Renzi per anni ha detto di essere contro ai caminetti, ma con lui c’era un caminettino: lui, Lotti e la Boschi. Uno degli invitati alla cena, Gentiloni, appoggia Zingaretti. Quindi non era una cena contro Zingaretti. Il focus della cena era come fare opposizione, non un congresso”.

“Il quadro – per l’ex ministro – è drammatico, ed è drammatico perché nessuno parla con nessuno, non ci si fida di nessuno, qualunque iniziativa viene presa come un”aggressione contro altri. Basti pensare che Gentiloni e Renzi non si parlano dal 4 marzo. Ma se rispetto alla situazione generale la reazione del partito di opposizione è questa – si chiede Calenda – come facciamo a stupirci che stiamo al 16 per cento?”.

LA STOFFA DEL CAPO

LA STOFFA DEL CAPO

Nel Pd “esiste una sola persona che per temperamento, per grinta, per audacia e per capacità d’iniziativa abbia la stoffa di un capo.

E quella persona, piaccia o non piaccia si chiama Matteo Renzi.

Per lui ora è il momento di “mettersi totalmente in gioco” e non di ritirarsi “sotto la tenda”.

Lo scrive Ernesto Galli della Loggia in un editoriale pubblicato sulle pagine del ‘Corriere della Sera’.

Sbaglia Renzi, secondo Galli della Loggia, a chiudersi oggi “in un rancoroso silenzio, intento quasi, si direbbe, a pregustare il sapore della sua futura vendetta contro i nemici interni ed esterni” perché “il suo momento di parlare è proprio ora”.

“Ora – sottolinea – è il momento di mettersi totalmente in gioco.

Ora è il momento dimostrare di aver capito dagli errori commessi, di mostrare di voler cambiar strada, di indicare con l’energia e il temperamento che egli possiede verso quali nuovi modi d’essere e di pensare il Partito democratico deve muoversi.

Ora – continua – è il momento di dire se esso vuole o no tornare nuovamente a presidiare i territori sociali e geografici del Paese che ha abbandonato a se stessi e ai più screditati notabili”.

“Per Renzi il finale di partita non è per domani, è per oggi: prima che – conclude Galli della Loggia – in un modo o nell’altro, sotto l’incalzare degli eventi e per la pochezza dei vertici del Nazareno, avvenga lo scompaginamento definitivo del suo partito, il virtuale rompete le righe della Sinistra italiana”.

 

 

“RENZITE”

“RENZITE”

La “Renzite” è una malattia per la quale, al momento, non è stata trovata una cura.

Colpisce “opinionisti”, “giornalisti”, “presenzialisti”, “attori”, “cantanti” ed è estremamente contagiosa.

Spinge ad accusare il suddetto Renzi, la sua famiglia, i suoi amici, coinquilini e omonimi di ogni nequizia, rendendoli colpevoli di ogni disastro accaduto sul globo terraqueo dal Diluvio Universale in poi, fino alle piccole sfighe quotidiane.

In gergo, simili comportamenti sono definiti “sindrome del capro espiatorio” che, nel corso dei decenni, ha colpito i più svariati esponenti del mondo politico e non, causando disastri che sono stati poi difficilmente risolvibili nel prosieguo, a causa della sua natura distruttiva, fuorviante e destabilizzante

Inoltre è anche un elemento molto utilitaristico, quasi indispensabile per deresponsabilizzare la plebe, dai propri comportamenti errati passati, unitamente al mondo dell’informazione e dell’establishment in generale.

ENNESIMO TENTATIVO DI DEPISTAGGIO DAI PROBLEMI VERI

ENNESIMO TENTATIVO DI DEPISTAGGIO DAI PROBLEMI VERI

La vergognosa sceneggiata dell’aereo “di Renzi”, spacciato per simbolo di un regime caduto dopo aver dissanguato il popolo, intanto che si permetteva spese pazze per lussi da sceicchi, non è altro che la moderna versione del panem et circenses di antica memoria, riveduto in chiave populista 4.0 e affidato ad un manipolo di guitti capaci solo di recitare tre frasette imparate a memoria.

Uno spettacolino messo in piedi di corsa, per il popolo bue di bocca buona, sempre assetato di vittime sacrificali cui dare la colpa delle proprie frustrazioni, pronto ad applaudire, ai piedi della ghigliottina, senza pensare che quella lama cieca e furiosa prima o poi, si abbatterà su chiunque, senza distinzione alcuna.

Resta lo sbalordimento di aver ascoltato il ridicolo pippone di Di Maio a reti unificate, su tutti i TG del servizio pubblico, senza che nessuno, almeno per decenza se proprio non si volesse scomodare l’etica professionale, contrapponesse a tali e tante ridicole affermazioni una parola di verità e di buon senso.

Ora, questa non è la prima operazione di killeraggio politico cui assistiamo in questo paese e, dati i tempi bui, non sarà purtroppo neanche l’ultima, però almeno bisognerà pur dire, forte e chiaro, che le complicità sono evidenti, trasversali e colossali.

E quando ci verrà presentato il conto di questa stagione di follia, nessuno osi chiamarsi fuori, perché mai come oggi è stato chiaro che il più pulito ha la rogna.

Per buttarla in caciara dopo lo scandalo delle nomine e il flop del Decreto Dignità che porterà migliaia di licenziamenti, hanno asservito le strutture dello Stato per una vergognosa operazione propagandistica, che tira in ballo chi, come Renzi, ha lasciato Palazzo Chigi ormai da due anni. Mi auguro che partano le denunce.

Se due ministri si fanno vedere con un aereo dentro un hangar a criticare l’acquisto, la cosa è veramente grave per i cittadini italiani, ennesimo tentativo di depistaggio dai problemi veri.

Il bibitaro dello stadio di Napoli ci parli di come procede la disoccupazione e di quanto sono incazzati i famosi industriali del veneto.

Per concludere, tralasciamo la quisquilia irrilevante della “rescissione” del leasing dell’aereo “di Renzi”, notiamo che il presidente del consiglio “Conte, docente di diritto civile”, ha destato copiose critiche “tecniche” sul “linguaggio giuridico” usato: risoluzione o scioglimento sarebbero state più adeguate.

La “rescissione”, infatti, secondo il linguaggio giuridico, presuppone un giudizio di inefficacia del contratto, ove sia concluso ab origine in stato di pericolo e con iniquità delle condizioni contrattuali cui soggiacere.

L’ipotesi latente, poi solo parzialmente smentita, di nuova nazionalizzazione di Alitalia, mette il paese in condizioni di continue “incertezze”.

I giornali che si intendono di economia, stimano i costi di queste “incertezze” come quelle sui grandi dossier, quali TAV, Ilva, TAP e Terzo Valico, in circa 55 miliardi, per la rinuncia, a fronte di 22/23 miliardi di investimenti ancora da effettuare per il loro completamento.

Per favore ministro Tria, unico ad avere cervello in questo governo, pensaci tu.

Ecco le parole di Renzi. E meno male che non sta zitto.

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

Prima o poi bisognerà pur calcolare i danni e attribuire le responsabilità dell’omicidio politico di Matteo Renzi.

Perché di questo si è trattato: del consapevole killeraggio di un leader democraticamente eletto.

Non è stata la prima volta, peraltro, era già accaduto con Veltroni e per certi versi con Bersani. A differenza loro, Renzi ha lottato (e lotta ancora), costringendo i suoi avversari a scoprirsi e a rimetterci probabilmente più di lui.

La mano che ha brandito il pugnale è sempre la stessa, comunque: una classe dirigente di terza categoria, incapace di meritarsi la leadership, ma perfettamente in grado di sabotare chi ha i numeri per esprimerla.

Le ricadute nefaste di quell’omicidio non si contano.

La prima vittima è il sogno di istituzioni più moderne e meno costose.

Quel sogno, la riforma costituzionale ed elettorale, è stato sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso, la leadership di Renzi appunto.

Se questo era ammissibile, ancorché miope, da parte dell’opposizione di allora, è stato inescusabile da parte dei pezzi di maggioranza che hanno sparato sul loro pilota.

La seconda vittima è stata il Partito Democratico stesso.

L’opposizione interna del Pd ha negato, in radice, l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirarlo, il necessario superamento dei partiti fondatori e, soprattutto, il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza.

La scissione è stata, sia con il senno di prima che con il senno di poi, la mossa politicamente più stupida e velleitaria che un politico potesse concepire. Con essa si è irrimediabilmente colpita l’immagine del partito e si è mortificato lo spirito della sua base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra.

Terza vittima: la sinistra socialista.

Sabotando il Pd, e quindi il Pse, D’Alema e soci hanno confermato al mondo l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Il risultato alle elezioni di marzo è stata la pietra tombale su qualsiasi aspirazione rifondatrice e ha consegnato all’Italia, non più che il misero spettacolo di una manciata di notabili in guerra tra loro.

A ulteriore dimostrazione della celebre terza legge sulla stupidità di Cipolla, per la quale una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.

La vittima più illustre è comunque l’Italia.

Il centrosinistra avrebbe perso comunque, ma con una maggiore unità non si sarebbero spalancate le porte alla destra, come invece è accaduto.

Non si sarebbero avallati i ridicoli argomenti della propaganda grillina.

Non si sarebbe gettato nel fango tutto il prezioso lavoro di due ottimi governi.

L’odio contro Renzi si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo di destra.

L’omicidio ha mandanti ed esecutori ben noti: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Essi portano tutta intera la responsabilità morale di questo scempio.

I numerosi errori di Renzi e dei suoi (compiuti, ricordiamolo, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi e del ventennio berlusconiano), non sminuiscono in nulla la gravità del loro demenziale progetto politico.

Né soccorre, purtroppo, a mitigare le loro colpe l’oblio politico al quale, vivaddio, sono già stati condannati dalla storia.

Katia Di Elle

PERCHÈ RENZI È RENZI

Perché Renzi è Renzi

Se il Pd ha un leader, quello è lui, non altri, cacciatori seriali di poltrone.

di Giuseppe Turani |

Che cosa farà Renzi? Non lo so, non ho contatti. I nemici di Renzi pensano che io sia un suo sodale (forse anche pagato), e mi querelano pure. Gli amici di Renzi mi guardano con qualche sospetto perché ogni tanto sollevo qualche critica.

Oggi mi sono ascoltato tutto l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. E non c’è dibattito: se oggi quel partito ha un leader, quel leader è lui. Ha la politica nel Dna. Si sa spiegare, sa convincere, sa argomentare.

Non credo che farà mai “En marche”, come tanti amici vorrebbero (me compreso). Mi rendo conto che tollerare uno come Emiliano (o anche uno assai più educato come Cuperlo) richieda dosi di pazienza immani.

Ma la storia della sinistra è anche questa, nel bene e nel male, forti passioni e forti risse. Da certi congressi locali del Psi si scappava quando cominciavano a volare le sedie. Non cambierà mai, purtroppo.

Penso che Renzi resti nel Pd e che vinca il prossimo congresso. Mi auguro solo che, questa volta, abbia il coraggio di rottamare di più. Il dibattito è bello, è divertente, ma non si può vivere di dibattiti. C’è un momento in cui le discussioni devono finire, e si deve  fare. Emiliano, e altri, sono incompatibili con il Pd renziano da tempo, forse da sempre (come metà dei dirigenti a sud di Roma). Devono essere messi nelle condizioni di andarsene. Oppure esiste sempre la vecchia espulsione per indegnità politica, un po’ leninista-staliniana come misura, ma utile in certi casi.

L’ho già scritto altre volte, e quindi un po’ mi ripeto. A Renzi dobbiamo almeno due intuizioni politiche che hanno segnato il nostro tempo:

1- Una sinistra moderna ha senso solo se è liberal-democratica, competitiva, aperta, lanciata verso il futuro. In questo è arrivato anche prima di Macron.

2- Il populismo (che è di destra, e non di sinistra) è il  nemico da battere.

Ma allora, si dirà, che cosa vogliono Martina, Zingaretti e compagnia cantando?

Vogliono l’Italia come è sempre stata. Vogliono, cioè, un’Italia consociativa. Un’Italia dove magari vince uno o vince l’altro, ma alla fine ci si spartisce educatamente il potere. Oggi il paese è dove si trova (cioè nei guai) perché è sempre stato amministrato così. Abbiamo 2300 miliardi di debiti che rischiano di affossarci alla prima crisi congiunturale, ma nessuno di noi ha mai visto cortei contro gli eccessi della spesa pubblica. E non li abbiamo mai visti perché nell’Italia consociativa funziona così: io regalo una pensione facile a te, e tu mi regali un ponte al mio paesello o un ospedale inutile. O addirittura un’università: ne abbiamo un centinaio, 90 potrebbero essere chiuse domani mattina dai carabinieri senza alcun danno visibile per la cultura.

I nemici di Renzi vogliono tornare a questo tipo di Italia. Un’Italia in cui, se sei nei piani alti, non sei mai escluso del tutto. Mal che vada ti danno un ente da dirigere, ben sapendo  che, se vincerai le prossime elezioni, restituirai il favore.

I nemici di Renzi, viste come sono andate le cose, hanno in testa un piano molto semplice e quasi elementare: far litigare Salvini e Di Maio, e poi proporsi a Di Maio al posto di Salvini. Come nel ballo con le quattro sedie. Oplà, si cambia. Fuori uno, dentro un altro. Salvini fa tappezzeria e noi si balla, che bello.

E così si torna in gioco: ministero dell’agricoltura, delle pari opportunità, della riforma della PA (tanto non si fa), politiche per il Sud (idem, non si fa). Non male per chi ha perso le elezioni.

Ma allora perché puntare su Renzi, ancora? Non ha già fatto troppi errori?

Vero. Li ha fatti. Ma non si tratta solo di questo. L’odio per Renzi (totale, insensato, indecente) non nasce dalla sua presunta antipatia, ma da una semplicissima questione politica. Contro di lui si è mobilitato di tutto: gli hanno persino inventato un fratello di nome Gianni (migliaia di like su FB), che non fa un cazzo e guadagna 53 mila euro al mese. Il vero fratello non si  chiama Gianni, fa il medico oncologico, lavora all’estero, e ovviamente non guadagna così tanto.

Se vi guardate intorno, vi accorgerete che è l’unico leader politico che davvero vuole smontare (e in parte lo aveva fatto) l’Italia consociativa. E quindi è un leader politico che va estromesso. E’ il granello di sabbia che può rovinare gli oliati meccanismi dell’Italia consociativa.

E questo è il reato peggiore per un paese fatto di grandi e piccole lobby. Contro di lui hanno trovato l’accordo destra e sinistra perché entrambi gli schieramenti tengono a conservare l’Italia consociativa, l’Italia in cui non si perde mai davvero e in cui semmai aumenta solo la spesa pubblica. L’Italia in cui ti tieni il tuo taxi e vendi la tua licenza, o ti tieni la tua farmacia e vendi la licenza. L’Italia in cui puoi mettere i cinesi in cantina a lavorare, e poi votare per un esaltato che vuole cacciare tutti gli stranieri, tanto al milione di badanti che si occupano dei nostri vecchi ci pensano i giovani padani con il fazzoletto verde, campioni mondiali di boccette, mai lavorato un solo giorno in vita loro (come Salvini).

All’assemblea del Pd Renzi ha detto tante cose, ma su un punto è stato chiarissimo: tutto si può perdonare ai 5 stelle (persino di essere stupidi, questo lo dico io), ma non di aver inquinato la vita politica italiana. Questo non si può perdonare. Ci siamo già dimenticati che avevano chiesto anche l’impeachment (che non esiste nemmeno) per Mattarella?  Non si può perdonare loro di aver introdotto il manganellamento personale degli avversari politici (quello che all’estero si chiama character assassination).

Con questa gente, per di più dipendente da una S.r.l. privata, non ci possono essere accordi. Questi sono i nemici da battere.

Ma un pezzo di Pd dopo nemmeno 120 giorni è già stufo di opposizione, sogna poltrone ministeriali (anche di seconda scelta), uscieri, auto blu, segretarie, viaggi all’estero.

E’ talmente affamato di potere, questo pezzo di Pd, che nemmeno si accorge che lo stesso Pd è oggi l’unica barriera possibile contro il populismo. A questa banda di cialtroni la storia ha assegnato un ruolo-chiave e non se ne accorgono, vedono solo le poltrone che non ci sono più, i nastri da tagliare, i discorsi da fare, le interviste ripetute.

Lunga vita a Matteo Renzi e, se ne ha ancora voglia, ci dia una mano.

En marche, dentro o fuori il Pd.

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

AUGURI A TUTTI NOI: L’ITALIA GIALLOVERDE PUZZA DI MUFFA E ANTICHI VIZI

Nel silenzio assordante delle opposizioni (e dei media che sembrano un regime), il governo oscurantista piccona un caposaldo delle riforme di Renzi: la chiamata diretta dei docenti, introdotta dalla legge della “buona scuola”.

E’ davvero un atto scellerato e un salto all’indietro del paese, il simbolo della bruttura populista e dei pericoli democratici che stiamo correndo.

Perché?

Primo: con un accordo tra un ministro e i sindacati di una categoria, si cancella una legge del parlamento.

È enorme.

È il ritorno a 30 anni fa e al corporativismo sindacale che si impone sul Parlamento.

È così che la scuola italiana è stata, progressivamente, distrutta.

È così che è diventata l’occupificio di personale dequalificato, luogo di sprechi e macchina di posti invece che di formazione.

Secondo: la chiamata diretta è il principio base dell’autonomia scolastica.

È giusto che ogni scuola sia responsabilizzata di più nell’offerta formativa.

E di questo fa parte la possibilità di scegliere gli insegnanti.

Vederseli imporre per legge è reazionario: è il salto ad un’Italia ottocentesca, arcaica, burocratica e centralista. Con in più il dispotismo corporativo di un sindacato che ha ridotto la scuola ad una spugna che assorbe personale sganciato da ogni criterio di merito e di produttività.

Terzo: non esiste più, in nessun ambito dell’economia e della società, un mercato del lavoro fondato sulla “chiamata numerica”.

Perfino nella vetusta Pubblica Amministrazione, il personale dirigente (e gli insegnati nella scuola “sono” i dirigenti), è scelto in base a criteri di merito.

Solo nell’arretrata scuola italiana no: il personale è imposto dalla burocrazia sindacale e amministrativa.

Quarto: la chiamata diretta, scegliendo il personale insegnante, consentiva agli istituti scolastici di cominciare a funzionare come un’impresa.

È la parola che fa particolarmente schifo ai sindacalisti burocrati e corporativi. Per i quali il servizio pubblico scolastico deve prescindere dal criterio dell’efficienza e restare il luogo del privilegio corporativo.

Il posto di lavoro sicuro (e anche sotto casa), dovuto per anzianità e senza selezione di merito, è l’ideologia del sindacalismo burocratico.

Che trova ora nel populismo antimoderno, antindustriale e reazionario il suo alleato naturale.

E insieme ci riportano al burocratismo centralista della scuola fascista e gentiliana.

È un altro attacco di controriforma alle fragili fondamenta del sistema italiano.

Auguri a tutti noi: l’Italia gialloverde puzza di muffa e antichi vizi.

Altro che nuovo che avanza.

E la sinistra, muffa antica anch’essa, applaude all’accordo ministro-sindacati o, tristemente, tace e guarda da un’altra parte.

Racconta un padre:

Quando mia figlia andava alle elementari gli fu assegnata una maestra terribile, che era spesso assente e quando non era assente faceva solo danni (per dirne una usava la bacchetta per punire i ragazzini più agitati).

Chiedemmo alla Direttrice didattica cosa si poteva fare per evitare che quella signora tornasse ad infastidire i nostri figli.

La Direttrice ci diede ragione, confermando tutti i nostri timori, ma allargò le braccia e ci disse che dovevamo rivolgerci al ministero e che lei non aveva nessun potere sulle assegnazioni.

La Buona scuola aveva superato, in parte, questa impotenza, consentendo alle scuole di scegliersi gli insegnanti, in base a competenza e aderenza con l’offerta formativa.

Il governo della restaurazione ha in questi giorni eliminato questa possibilità e si torna all’antico tra gli applausi degli insegnanti di sinistra.

 

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

Renzi ed il nostro PD erano di destra, il nostro governo eversivo, per taluni illegittimo, figlio dei poteri forti, auspicavate la sua morte politica, e quasi quasi anche quella fisica.

Avete manifestato contro la sua “deriva autoritaria e reazionaria”, “volevate atti di “sinistra”.

Voi che, da conservatori delle idee ottocentesche, siete antitetici al progresso.

Avete avuto la faccia tosta di chiamarlo “fascista”, palesando una ignoranza storica non comune.

Quel che resta dell’Anpi e la Cgil settaria, targata Camusso, parlavano addirittura di resistenza, mentre facevano gli occhi dolci ai fenomeni grillini.

Il nemico da abbattere era (e nelle vostre fantasie malate lo è ancora) lui, Renzi, quel maledetto toscano, quello che ci aveva dato un’identità vincente, parola che alla para-sinistra fa venire l’ittero, abituata com’è a perdere godendone.

Mentre amoreggiavate nel referendum contro le riforme istituzionali con la politica più estremista del paese, quella stessa parte cresceva e si rafforzava grazie alla vostra idiozia.

Mentre vi creavate microscopici “nidi” per appagare le vostre ambizioni ed esorcizzare il terrore di sparire dalla faccia della terra, la destra italiana vecchia e nuova gongolante vi ringraziava e vi sbeffeggiava.

Il “nuovo corso” del paese è appena partito e il suo colore politico si fa sempre più cupo e nero.

I grillini, ormai comparse di questo governo ad egemonia leghista, sono incollati alle poltrone, mentre nel Paese inizia inesorabile il loro declino.

Chi ha visto in loro tracce di “sinistra” e li ha votati, oggi si ritrova alleato di governo con l’ingombrante Salvini, quello che agita vangeli e rosari solo in campagna elettorale.

A me farebbe un po’ schifo essermi ritrovato, con un voto demenziale e masochista, in tale pessima compagnia, ma la sinistra conservatrice italiana si è dimostrata spesso di bocca buona ed a turarsi il naso ci mette un attimo.

Se per frustrazione e senso scellerato di rivalsa preferiranno stare in poltrona, se confermeranno il loro consenso spaventoso alla causa della Srl grillina o se si riavranno dallo stato di assenzio in cui sono piombati.

La para sinistra conservatrice deve scegliere da che parte stare.

Non avrà più alibi né di fronte alla storia, né di fronte al futuro dei suoi, dei nostri giovani.

E di questo sarà corresponsabile senza attenuante alcuna.

E la miseria intellettiva continua sulla piazza comoda della Tv7.

E anche per oggi, il Pd, è sistemato.

Peccato, perché parlo male di casa mia Ma la voglio pulire da intasamenti che il tempo ha depositato.

 

 

UN PARTITO “IMBARAZZANTE”: IL PD

UN PARTITO “IMBARAZZANTE”: IL PD

“Imbarazzante” appunto, è l’espressione che Matteo Renzi ha ripetuto decine di volte, negli ultimi giorni, rivolta a quanto è andato in scena all’assemblea nazionale del Pd, quella recente del 19 maggio.

Mentre grillini e leghisti danno l’assalto al Palazzo per ridisegnare la geografia del potere in Italia, mentre il terremoto che ne consegue sta cambiando la geografia del politica Paese, scomponendo e ricomponendo alleanze e soggetti politici, ebbene, mentre il mondo di ieri tramonta e il nuovo è pieno di incognite, il Pd continua dilaniarsi nelle lotte interne, sulla questione amletica, intimista, per non dire masochista: Renzi sì, Renzi no.

A questo punto per il personaggio della discordia, «imputato», per alcuni, e «speranza», per altri, la misura è colma.

È il momento di levare gli ormeggi e mettere le vele al vento.

“Io mi aspettavo una novità è stato lo sfogo che l’ex segretario ha regalato a molti dei suoi dentro le mura amiche , una risposta all’altezza di fronte al pericolo di grillo e Salvini. E, invece, niente. Hanno di nuovo discusso di tematiche interne, il solito canovaccio di tutti contro di me. Sono sconfortato, ma ormai ho deciso: siamo al punto di non ritorno, ognuno per la sua strada”.

La spaccatura è già segnata, e vedremo cosa ne seguirà.

Per ora si farà opposizione, ma con queste premesse anche l’opposizione sarà debole, inefficace e inefficiente. Sara un Pd diviso che in parte sosterrà il governo in carica senza scrupoli e in parte si opporrà.

Tutti fatti che ci costringono ad un ripensamento importante.

Ci chiediamo se un Pd messo così, dilaniato da divisioni interne, abbia ancora senso.

Ha senso che una parte di Pd, che voleva assolutamente l’accordo con il m5s, formata da Martina, Franceschini, Orlando, possa continuare a convivere con l’altra, contraria all’accordo sin da subito, formata da Renzi, Orfini, Ascani, Rosato, Giachetti?

Ha senso che una parte di Pd che ha impedito a Matteo Renzi di poter parlare in assemblea, possa convivere con chi invece voleva ascoltarlo?

Hanno senso i fischi di una parte, come se stesse allo stadio, mentre parlava Roberto Giachetti?

Ha senso un PD che non ha sostenuto il proprio Segretario nei territori quando lui era impegnato a far uscire l’Italia dalla crisi come ricordava Marzia Cappelli all’Assemblea del 19 marzo?

Per fare un’importante opposizione al duo Lega-M5S e servirebbe un partito unito, ma siamo molto dubbiosi che almeno l’opposizione sia condivisa, se così non fosse, il Pd non avrebbe più alcun senso di esistere.

Condivido le parole di Carlo Calenda che, in una intervista a Repubblica, avverte che il Pd “rischia di finire. Un partito che diventa la somma di ‘io sto con Renzi, io sto con Franceschini, io sto con Y’, non è più un partito ma una terza media all’ora di ricreazione”.