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LA NORMA AMMAZZA-ITALIA

LA NORMA AMMAZZA-ITALIA

La norma ammazza-italia fu varata l’8 maggio 2012 dall’esecutivo guidato dal super-tecnocrate Mario Monti, per avere effetto a partire dal 2014.  Questa norma arrivò con una lettera firmata Bce (Mario Draghi) all’allora governo Berlusconi,  imponeva brutalmente al governo italiano di introdurre nella Costituzione Italiana una clausola che obbligava perentoriamente il nostro paese a rispettare “Il pareggio di bilancio”.

Un’entità non eletta da nessuno ha ricattato e piegato un governo democraticamente eletto. Nessun rispetto del popolo, nessun rispetto della Costituzione, solo sopraffazione e applicazione della legge del più forte.

La modifica costituzionale passò, quasi sotto il totale silenzio. Si trattava di una grande modifica della nostra Costituzione ed il paese ne fu all’oscuro.

Chi lo sapeva erano i partiti al governo in quel momento e naturalmente chi era all’opposizione. Vale a dire, Monti, Forza Italia ed il Pd di cui Bersani era segretario.

Se esaminiamo il modo con cui fu imposta all’Italia questa modifica Costituzionale, vengono i brividi.

I politici appaiono solo come piccoli burattini senza coraggio, tirati coi fili in mano ad altri.

Il pareggio di bilancio è notoriamente una norma “suicida”, figlia dell’ideologia neoliberista e imposta per amputare, deliberatamente, la capacità di spesa, cioè di investimento.

Tutti gli economisti sanno che “il deficit pubblico” è, al netto, la ricchezza reale dei cittadini, imprese e famiglie. Al contrario, il pareggio di bilancio prefigura un “saldo zero”: lo Stato non spende per i cittadini più di quanto i cittadini stessi non versino in tasse.

Risultato: la morte clinica dello Stato come motore finanziario dell’economia nazionale.

E’ perfettamente inutile tagliare le tasse se prima non si aumenta la spesa pubblica, senza la quale va in sofferenza il comparto economico e quindi il lavoro.

Tra i silenziosi approvatori della norma-killer, per l’economia italiana, c’è Pierluigi Bersani, allora leader del Pd, che impose al suo gruppo parlamentare di piegare la testa di fronte al ricatto dell’oligarchia eurocratica, pur sapendo che il pareggio di bilancio avrebbe compromesso la Costituzione e mandato all’aria la nostra econnomia.

Eppure, lo scorso 4 dicembre, si alzarono barricate contro la proposta renziana di porre fine al bicameralismo perfetto, sopprimendo il Senato elettivo.  Una vera e propria ipocrisia da parte di chi allora era segretario del Pd. Però, con una bella faccia tosta, Bersani (e soci), oggi si appellano esplicitamente all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, quando hanno votato per lesionarla, quella Carta costituzionale, impedendole di garantire posti di lavoro.

Dopo lo strappo con Renzi, Bersani e Speranza hanno dato vita a Mdp insieme a D’Alema, cioè l’uomo che si vantò, da premier, di aver fatto registrare il record europeo nelle privatizzazioni.

Oggi, di fronte allo sbando generale della politica, nessun vero programma salva-Italia da Pd, Berlusconi e 5 Stelle, nessuno ha il coraggio di denunciare la viltà commessa quando fu accettata, senza discussione e senza informare il popolo italiano, la modifica Costituzionale che ci ha ammazzato in questi anni.

Ha voglia Renzi, di fare leggi per aiutare chi è senza lavoro, di modificare la legge sul lavoro, non ci riuscirà mai, perché quella clausola che lui non avrebbe mai accettato, fu accettata, passandola sotto silenzio, anzi importa ipocritamente dal chi adesso si proclama Mdp.

Non parlo di Forza Italia perché non reagì e non informò nessuno, era il suo metodo, ma Bersani, con “la sua cosiddetta ditta” ha condiviso una modifica costituzionale che in pratica ha paralizzato il paese, con un sangue freddo e una consapevolezza da brividi.

E adesso nessuna parola su questo, nessuno che dice che fu un errore, nessuno che si vergogni, nessuno che confessi pubblicamente la sua ipocrisia.

La fine del lavoro, il prolungarsi di un precariato insostenibile, la dicoccupazione permanente e della speranza in un futuro migliore per il paese furono definitivamente firmati allora.

Eppure in Europa stiamo zitti. Renzi, l’unico che ha cercato veramente di rimediare un po’, è riuscito ad ottenere maggiore flessbilità, ma l’eurocrazia europea sapeva bene che anche questo sarebbe servito a poco e per poco tempo. Adesso siamo tornati indietro, anche a causa delle mancate riforme del 4 dicembre 2016.

Si dice che abbiamo perduto il referendum perché è intervenuto Putin con la sua propaganda occulta. Io dico che l’Italia aveva già perso nel 2012 quando, chi comandava allora, accettò senza fiatare la modifica Costituzionale che imponeva il pareggio di bilancio. Semmai Putin, che è sempre ben informato,  ha temuto che una persona competente, come Renzi, che già in Europa qualcosa aveva ottenuto, prendesse in mano più saldamente le redini dell’Italia, e boicottando il referendum, ha dimostrato di preferire gente incompetente con cui trattare i propri interessi. E’ così che fanno i dittatori.

 

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SÌ, PERÒ NON È DI SINISTRA

SÌ, PERÒ NON È DI SINISTRA

“Sì, però non è di sinistra”!

È un’espressione che sentiamo tutti i giorni e che ormai fa venire la nausea, ma tant’è queste sono le cose che ci raccontano i vari Direttori di Repubblica, l’Espresso, il Corriere della Sera, eccetera, le varie Tv. Spesso senza un filo logico, ma per dire qualcosa sempre contro questo segretario del Pd, Matteo Renzi.

Renzi, dopo essere partito bene si sarebbe allontanato dai bisogni del popolo. È diventato di destra.

Quando si elencano le straordinarie riforme fatte nei mille giorni di Governo Renzi, si fanno pensierosi per un attimo, a volte balbettano qualcosa, ma poi immancabilmente se ne escono con le parole: “Sì’, però non è di sinistra”.

Già non è di sinistra. Per quale motivo? Perché è stato boy scout? Viene dalla Dc? No, no, niente di tutto questo, perché ha avuto il coraggio di cercare di collaborare anche con Berlusconi, per poter fare insieme quelle riforme costituzionali che il Presidente della Repubblica Napolitano, in un memorabile discorso alla Camera riunita, aveva chiesto di fare. “O fate le riforme o non accetto per la seconda volta la nomina a Presidente”, aveva detto Napolitano, dopo il fallito tentativo di Bersani.

Ma la storia ci dice che D’Alema ha fatto la stessa cosa, con la bicamerale. Si sono seduti assieme D’Alema e Berlusconi, hanno persino condiviso la famosa crostata a casa dello zio Letta, ma D’Alema è di sinistra (veramente non so quanto) e Renzi, no, è di destra.

Strano modo di pensare, di pesare gli avvenimenti politici con due bilance diverse.

Poi come sempre Berlusconi butta tutto per aria.

Quando fu il momento di nominare il Presidente della Repubblica Bersani, allora segretario del Pd, si sottomisse al rito del bacio della pantofola, e presentò a Berlusconi una terna di nomi (Marini, Amato, Finocchiaro) perchè scegliesse chi gli piaceva. Fu scelto Marini, ma al Pd non piacque e così, dopo due mesi di tira e molla, alla fine Bersani alla fine pregò Napolitano di continuare a fare il Presidente della Repubblica.

Renzi, divenuto nel frattempo segretario del Pd, non si prestò a questo rito, e ciò indispettì Berlusconi.

Ma questa è storia che tutti conosciamo, la storia di un fallimento, che comunque fa male.

E adesso stanno a dire che Renzi non è di sinistra?  Probabilmente, con questo atteggiamento, non rimproverano Renzi, ma solo se stessi, per non  essere non  riusciti a niente.

Ma vediamo alcune cose fatte da Renzi che, per la massa dei giornalisti, e dei sostenitori della sinistra a sinistra del Pd, non è di sinistra.

— Certo non è di sinistra aver colpito il caporalato.
— Non è di sinistra aver colpito gli ecoreati.
— Non è di sinistra aver fatto approvare il dopo di noi.
— Non è di sinistra aver costituito un fondo contro la povertà e per l’inclusione sociale.
— Non è di sinistra allargando il welfare ai di lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti dando loro diritti che non avevano.
— Non è di sinistra aver approvato uno Statuto del lavoro autonomo per proteggere dando diritti a chi non li aveva (tanti giovani).
— Non è di sinistra aver risolto tante crisi aziendali.
— Non è di sinistra aver salvato l’Ilva dal disastro e previsto anche tanti soldi per il risanamento ambientale.
— Non è di sinistra aver messo tanti soldi nel piano per le periferie e finanziando l’abbattimento delle vele di Scampia.
— Non è di sinistra aver finanziato la Bonifica della terra dei fuochi e quella di Bagnoli.
— Non è di sinistra aver finanziato un vero e proprio piano Marshall per il trasporto urbano, le ferrovie e le connessioni stradali (soprattutto al sud).Non sono di sinistra le Unioni civili.
— E naturalmente non è di sinistra essersi battuto in Europa contro la austerità, aver ottenuto una maggiore flessibilità ed oggi opporsi al rinnovo del Fiscal compact.
No, tutto questo non è di sinistra. Ma soprattutto non sarebbe di sinistra la riforma del lavoro fatta dal Governo Renzi, il famoso ed estraneo nome “Job Act”.

E allora cos’è di sinistra? Il tacchino sul tetto di Bersani, o la sua mucca nel corridoio?

Dimenticavo è di sinistra l’art.18.

A questo proposito sarebbe interessante chiedere ai giovani (lavoratori, precari o disoccupati) se conoscono questo sempre citato articolo 18, che cosa contenga e se sanno che fa parte dello Statuto del lavoratori approvato nel 1970.

Infine a quei politici che criticano così tanto Renzi, per la sua politica, bisognerebbe chiedere che cosa farebbero di diverso rispetto a quello che hanno fatto dal 1995 al 2014, periodo che ha portato in fallimento il paese. La spartizione consociativa del potere tra il Pd di D’Alema e Berlusconi, ha influito negativamente sul paese che, nel 1995 eccelleva per crescita di produttività, PIL, redditi medi e salari ed è finito nello stagno per 20 anni, senza investimenti e crescita, unico paese al mondo, mentre in tutti gli altri paesi avanzati PIL, redditi medi e salari crescevano del 30%.

BERLUSCONI PUÒ TORNARE?

BERLUSCONI PUÒ TORNARE?

Come punta o come allenatore, come dice lui?

Eh sì. La possibilità c’è.

E il suo maggior veicolo di promozione, come sempre in questi 30 anni, non sono i suoi alleati, ma gli avversari. Il centrosinistra, in particolare.

È necessario che la sinistra e gli avversari politici di quella parte, corrano ai ripari. E che si eviti, per carità, ora che sono in trattativa tra loro e col buon Fassino, di ripetere gli errori di 30 anni. Errori che hanno reso Berlusconi un totem inossidabile e vincente.

Abbandoniamo il comodo argomento, ripetuto come una nenia stancante, secondo cui “abbiamo la destra peggiore d’Europa”. Non è vero. C’è una destra pericolosa e sfascista, xenofoba, antieuropea, sovranista, estremista. Ma c’è un centrodestra elettoralmente forte e politicamente uguale alla maggioranza elettorale, moderata, centrista, di classe media che in Europa fa vincere Merkel, Rajoy , Macron e che teme l’estremismo populista di destra e di sinistra.

Questi elettori antipopulisti andrebbero sottratti a Berlusconi. Con un’offerta politica, di centrosinistra, antipopulista, antiestremista e analoga a quella che, in tutti i paesi d’Europa, ha battuto i populisti di destra e di sinistra.

Con gli argomenti della competenza di governo, della crescita e della stabilità politica.

Quella che si chiama una “forza tranquilla”, moderata e rassicurante.

È questo elettorato, potenzialmente decisivo e maggioritario, che la sinistra ideologica e radicale ha sempre regalato a Berlusconi.

La sinistra avrebbe dovuto battere Berlusconi per via politica ed elettorale, e non giudiziaria. Conquistando i suoi elettori con l’offerta politica e non con l’accanimento di processi-spettacolo che, alla lunga, hanno persino giovato a Berlusconi.

Di questo dobbiamo ringraziare una magistratura militante.

Ora che riscopriamo che Berlusconi può vincere, ancora una volta, dovremmo cambiare registro.

Il Pd di Renzi, il renzismo, dopo 20 anni di antiberlusconismo di sinistra fallito, era ed è l’esempio del cambiamento utile: un centrosinistra competitivo al centro e tra i moderati.

Fassino, nelle trattative con i “generali senza esercito” non dimentichi questo elettorato moderato.

Attenti a non respingerlo cedendo troppi agli argomenti scostanti, attempati, ideologici della sinistra sinistra.

Attenti a non dimenticare la piattaforma che avrebbe parlato e conquistato gli elettori moderati e che pure ebbe, il 4 dicembre, il 40%. In quel Si c’era la proposta di una democrazia forte, di governabilità e stabilità, di leadership autorevoli e competenti. E un orientamento a obiettivi sensibili per i moderati: contro la esosità fiscale, per la crescita economica e contro le paralisi del burocratismo antidecisionista italiano.

Ora che Berlusconi torna ad affacciarsi, alla sua età, alla possibile vittoria fate uno sforzo per contrastarlo.

Con la politica e non con gli anatemi.

Anzitutto rimettendo in campo gli argomenti del centrosinistra che parla ai moderati, alla parte decisiva degli elettori dispersa tra Berlusconi e l’astensionismo. Quella che in Europa fa vincere il centro contro i populisti. E che in Italia era rappresentata dal 40% del sì.

Se si riuscisse  in questa possibile ripresa dei voti dei più moderati di centro, anche in Europa saremmo più credibili e tante importanti istituzioni che ora vengono collocate in altri paesi della UE in seguito alla Brexit, potrebbero venire in Italia.

Ma non vorrei fosse troppo tardi, come sempre. La cattiva propaganda antieuropeista e antieuro della parte di una brutta e aggressiva destra (Lega e M5s), probabilmente ha già fortemente minato l’esile credibilità che avevamo riacquistato in Europa, quando si prospettarono le grandi riforme costituzionali ed amministrative del Pd. Ma tutto questo fu respinto il 4 dicembre scorso, dalla destra e sinistra tutti uniti contro Renzi. E non solo l’Europa ci sfuggì, ma la possibilità di rinnovare e sburocratizzare un paese inchiodato e fermo da decenni.

Un disastro annunciato mille e mille volte e che si sta dimostrando anche in queste ore.

UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

NON VI COMPRENDIAMO

NON VI COMPRENDIAMO

Pisapia, per qualificarsi meglio e per descrivere ciò che lo distingue dal Pd, ha parlato di un “centrosinistra radicalmente innovativo”, che distinguerebbe lui, Grasso, Speranza e altri, da Renzi e il Pd. Di conseguenza, Renzi e il Pd, secondo loro, vorrebbero un centrosinistra “non radicale” o ” poco innovativo”.

La sinistra italiana ha questo vezzo che la rende antipatica: crede di avere il monopolio del cambiamento.

Ma non perché faccia, effettivamente, innovazioni o riforme. No. Solo perché le aggettiva: forti, radicali, straordinarie ecc.

Poi quali siano queste riforme che propone, quali siano i contenuti, i programmi che avanza, che cosa realmente abbiano di innovativo e in che cosa rappresentino un cambiamento reale, non è dato saperlo. In che cosa i programmi della sinistra radicale, che non ha fatto mai alcuna riforma, siano “radicalmente innovativi” rispetto alle riforme realizzate da Renzi e che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi?

Lo sapete voi? Io no.

Pisapia sarà stato un buon sindaco o un moderno avvocato ma deve capire, insieme a tutta la sinistra, una cosa: in Europa e in Italia bisogna smetterla con gli aggettivi per qualificare i propri programmi.

Bisogna smetterla con questo vezzo di sinistra di sostituire, alle proposte concrete, gli aggettivi altisonanti per distinguersi dai riformisti liberali.

E’ pericoloso.

Se ci fermiamo agli aggettivi il populismo, anch’esso radicale a parole, vi strabatte. Per esempio, la pensata dei pentacosi del reddito di cittadinanza, attira molto di più la massa delle persone che pensa di poter incassare qualche soldino, stando seduto al bar, o facendo lavori in nero. Il lavoro non viene neppure più cercato, non serve, è lo stato fa loro la carità. Se poi ci vogliono miliardi per realizzare tutto ciò, nessuno ci pensa e nessuno fa veramente i conti. Nessuno entra nella realtà di questa proposta. Se Pisapia, Bersani e altri pensano di allearsi col m5s, per battere Renzi, hanno pensato a come risolvere questa cosa?

Nella situazione europea di oggi serve il contrario: dimostrare che sono possibili cambiamenti “tranquilli” e che vale molto di più la competenza di governo che il radicalismo a parole.

E’ il populismo il nemico da battere. E il populismo, quanto alla retorica degli aggettivi, batte chiunque.

Ora Pisapia e l’Mdp la smettano con la pretesa di distinguersi con gli aggettivi, astratti e altisonanti. Dicano, finalmente, quali sono concretamente le riforme che farebbero, in che cosa sono più “radicali” di quelle che Renzi ha fatto o propone di fare, e che cosa abbiano di così innovativo.

Io, per ora, ho capito soltanto che gli piacerebbe “ripristinare” l’articolo 18. Non proprio un’innovazione e tanto meno “radicale”.

E’ tempo dei riformisti. E i riformisti sono quelli che le riforme (possibili) le fanno. E non le risolvono in vuoti aggettivi, “radicali” a parole.

Le vere riforme, in questo paese, sono state fatte negli anni 70-80: (Per esempio) Divorzio, Aborto, Scuola, Statuto dei lavoratori. Queste sono riforme e non le ha fatte la sinistra.

Attendiamo da almeno vent’anni, da quando D’Alema ha preso il timone, scalzando Prodi, per esempio, una legge sul fine vita. Se ne discute e poi? Tutto rimane nel cassetto. Sarebbe una legge di civiltà enorme, ma anche la sinistra, quella che si definisce radicale, svicola da questo problema. Peccato, se l’affrontasse, e la appoggiasse convintamente tanto da farla approvare, quasi quasi ci farei un pensierino, quando vado a votare.

Basta qualche proposta concreta, sensata, non limitarsi a distinguersi con gli aggettivi. Parlate con la gente e non confrontatevi solo tra di voi. Non vi comprendiamo.

 

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

ADDIO BASSOLINO SENZA RANCORE

Bassolino lascia il PD parlando di un Partito che farebbe cose imbarazzanti.
Di cosa parla?

Della legge contro il caporalato?
Della introduzione degli ecoreati?
Della reintroduzione del falso in bilancio?
Della legge contro le dimissioni in bianco?
Della protezione del welfare ai lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti?
Della legge sul dopo di noi?
Della legge sulle Unioni civili?
Della legge con costituzione del relativo fondo contro la povertà?
Della posizione ormai consolidata del PD contro l’austerità e per una nuova Europa?
Della crescita economica superiore a quella della Germania?
Della occupazione che non diminuisce piu’ come fino al 2014 ma anzi aumenta?
Del rilancio dell’export?
Della eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sugli imbullonati e sui terreni agricoli?
Degli investimenti da 13 miliardi per industria 4.0?
Del piano Marshall messo in campo da Delrio riguardante il trasporto pubblico locale, la rete ferroviaria e la rete stradale soprattutto nel Sud?
Parla forse Bassolino dei soldi messi per la bonifica dell’area di Bagnoli?
Dei 5 miliardi e 300 milioni destinati al rilancio produttivo ed aziendale dell’ILVA , alle bonifiche del territorio ed al pagamento dei creditori?
Dei finanziamenti per la bonifica della terra dei fuochi?
Dei consistenti finanziamento pluriennali per il risanamento idrogeologico del nostro paese?
Di quelli ventennali per la messa a norma antisismica dei nostri meravigliosi Borghi?

Perché io un partito lo giudico da queste cose!

 

VIVA L’ITALIA

VIVA L’ITALIA

In effetti è vero, Matteo Renzi sta esagerando!

Con uno sparuto numero di sostenitori vorrebbe stravolgere la vita politica ed economica del paese.

Lo sta dimostrando ineccepibilmente, sta rovinando l’Italia, i numeri parlano chiaro!

Li analizziamo per bene e confrontiamoli.

L’occupazione sta salendo inesorabilmente, la congiuntura economica si sta gravemente mettendo in linea con gli standard Europei e le agenzie di Rating stanno dando valutazioni che riportano l’Italia a livelli pre-crisi. Un disastro direi.

Pensate ha avuto il coraggio di insistere per dare, in più,  960,00 euro all’anno, ai lavoratori in busta paga, suscitando orrore generale, soprattutto nei sindacati.

Ha elargito soldi alle neo mamme, agli indigenti e ai giovani.  Che illuso!

Voleva abolire gli enti inutili e abolire il senato e le province! Ma dai!

Ha fatto la riforma elettorale, gravissimo atto incostituzionale, sarebbero bastati due giorni per farla meglio, disse qualcuno.

Pensate come era bello quando i migliori governi aumentavano le accise sulla benzina e sulle sigarette o quando ci ritrovammo all’improvviso meno soldi sul conto corrente.

Erano belle le riforme della Fornero, quelle elettorali della lega, fantastico il parlamento che decretò sostanzialmente lecito il bunga bunga, legittimando la parentela di una partecipante con Mubarak, e le feste e le porchette, in Campidoglio! Una meraviglia!

Ricordo il milione di posti di lavoro berlusconiani, la legalizzazione del falso in bilancio, i condoni fiscali ed edilizi, insomma! Bei tempi davvero!

Lo spread era un salasso per tutti, Berlusconi raccontava le barzellette e Monti prima e Letta dopo le rendevano verosimili.

Ecco! All’ epoca c’erano D’Alema, Bersani, Prodi, Grasso e tanti grandi personaggi che oggi vogliono riportarci ai bei tempi.

Sosteniamoli, diamo loro la possibilità di riappropriarsi del potere perduto, e rivivremo la gloria e il brivido del default.

Mettiamo in mano il paese a questi super pensionati di lusso. La Fornero, foraggiata da questi bravi politici, ha già sistemato le nostre.

Viva l’Italia!

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

C’è in giro un andazzo noioso e stucchevole.

La Sinistra ha un solo nemico Renzi.

Il M5S ha un solo nemico Renzi.

La Lega ha un solo nemico Renzi.

La Destra ha un solo nemico Renzi.

La Minoranza Dem ha un solo nemico Renzi.

L ‘alta finanza ha un solo nemico Renzi.

Tutte le trasmissioni in tutte le TV sono contro Matteo Renzi.

Le Banche hanno un solo nemico Renzi.

Praticamente il PD di Renzi ha contro tutto il quarto potere.

Il Giornale-Libero- Il Fatto Quotidiano-Il Corriere della Sera ormai di Cairo-Il Manifesto-La Verità-Il Secolo d’Italia-Il Giorno-Il Resto del Carlino-Il Tempo-L’Huffington Post-Il Gazzettino-Il Piccolo di Trieste-L’Osservatore Romano-L’Avvenire.

Tra le TV: Rai 2-Rai 3-Mediaset-La 7.

Il nemico numero uno, anche quando non c’è, è sempre lui, MatteoRenzi.

Davvero stucchevole questa tiritera quotidiana.

Ha proprio ragione Renzi, deve essere molto doloroso stare nel pensiero di molti di questi frustrati sconfitti dalla vita.

Allora è vero molti nemici molto onore.

Beh! per finirla in bellezza, io sto con Matteo Renzi.

E ci sto molto bene. Mi piace stare con chi stimo e apprezzo molto, e non mi mescolo tra la folla dei tanti suoi nemici.

Nella vita si sceglie sempre, altrimenti non sarebbe vita.

LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

IL PARTITO DELLA RUSPA

IL PARTITO DELLA RUSPA

A volte sono proprio una masochista, però, per chissà quale senso del dovere, ammesso che ne abbia, o perché l’informazione diretta è sempre meglio, ho tentato di ascoltare, in video, l’intervento di Matteo Salvini sul pratone di Pontida.

Non ce l’ho fatta ad arrivare fino in fondo, ad un certo punto ho lasciato perdere. Ne avevo abbastanza.

Ho trovato un Salvini floscio, sembrava fuori fase, privo di idee, ripetitivo, noioso.

Ma essere ripetitivo è logico, è umano direi,  e non è questo il vero problema: anch’io spesso batto e ribatto sugli stessi concetti. Ma certo io non pretendo di diventare Presidente del Consiglio del governo italiano.

Il problema è che Salvini non ha concetti nella testa. Spara a vanvera proposte senza senso, senza il benché minimo riscontro reale.

Un esempio lo è la frase più truce che ha pronunciato: “Quando andremo al governo daremo mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza”.

Mano libera?

Ovviamente si vuole solleticare l’anima più irrequeta e impaurita del Paese promettendo ordine e disciplina. Un vecchio film. Da giustiziere della notte. A proposito dove sono andate a finire le famose e vecchie “ronde” leghiste? Pertanto, pur con parole diverse non c’è niente di nuovo in questa Lega.

Ma almeno il tono della voce fosse stato un po’ più “eccitante”. No, era stanco, spento, da lasciare basiti.

Mi sembra un personaggio già vecchio e consumato che non ispira entusiamo.

A dir la verità non ne ha nemmeno il fisico, nonostante abbia una età giusta, ma la capacità non c’è. Incute cupezza, una sensazione di disastro imminente, una stupida strisciante paura. Niente di buono per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Ai tempi di Bossi si vedeva un uomo pimpante, scatenato, pieno di energia, e ovviamente pieno di cavolate da dire, ma almeno era convinto di quello che diceva! Non si possono fare paragoni fra Salvini e Bossi, perché non c’è pezza che tenga. E comunque è assai triste vedere un Bossi sconsolato che ammette “mi vogliono mandare via”. Niente a che vedere con il rancore di un Bersani o D’Alema nei confronti di Renzi. In Bossi c’era solo tristezza.

Probabilmente con questo Salvini la lega non farà grandi progressi, ha sposato la parte più nera della destra, e Salvini è già tanto sopravvalutato che ha già raggiunto il massimo, può solo calare.

Infine la triste metafora usata da Salvini: Lega il “partito della ruspa”. Decisamente copiata in peggio da Renzi, che, col suo “rottamare” per cambiare personaggi e metterne di nuovi, magari più giovani, in politica, ha evitato di parlare in politichese per farsi capire meglio.

Ma la ruspa non mi piace. Mi vengono in mente solo buche. E non mi incute il desiderio di poter guidare una macchina nuova, veloce, bella e moderna.