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IL POPOLO DEL SÌ

IL POPOLO DEL SÌ

Questo strano popolo del sì

di Giuseppe Turani | 01/05/2017

Il popolo del sì, battuto, umiliato, deriso il 4 dicembre, è risorto.

Matteo Renzi, l’uomo-cattivo da abbattere con ogni mezzo, ha fatto le primarie, ha stravinto e è stato rieletto segretario del suo partito. I critici, i profeti della fine di “questo” Pd avevano pensato a un po’  meno di un milione di partecipanti. Invece sono stati almeno due milioni, con 80 mila volontari impegnati nell’organizzare 10 mila gazebo e i centri di voto in tutta Italia e anche all’estero: da Montreal a Shangai.

Due milioni di persone che si sono recate ai seggi, spesso con la famiglia, con in mano i due euro per votare e per contribuire alle spese. Molti hanno dato anche di più. Tutti hanno ricevuto la loro brava ricevuta. Ma la cosa impressionante non è nemmeno questa grande mobilitazione (senza uguali nel panorama politico italiano), la cosa che ha colpito è stata l’allegria della giornata: niente musi lunghi, ma solo la voglia di riesserci un’altra volta. Di mandare un segnale di esistenza.

La giornata di ieri ha mostrato chiaramente che questo, ormai, è un paese di democrazia compiuta: in un paese così, di famiglie serene che vanno con i bambini a votare, con il presidente del Consiglio che al seggio prega i giornalisti di ridargli la moglie, bloccata dai fotografi, con dei volontari che hanno allestito un gazebo (a forma di igloo) a tre mila metri di quota per gli sciatori, non potrà mai esistere alcuna deriva di destra.

Ma, adesso, fatta la festa, cominciano i problemi. La scena politica è tutta cambiata. L’uomo che doveva essere liquidato, Matteo Renzi, e contro il quale il 4 dicembre scorso si era formata una sorta di Santa Alleanza che comprendeva tutti, meno lui e i suoi amici, è ancora in campo. Se possibile, dentro il suo stesso partito è più forte di prima: ha stravinto con il 70 per cento dei voti.

Sul piano formale è stato molto educato. Buone parole per tutti. Ma non ha offerto niente a nessuno, nessun posto, nessun incarico. Sulle possibili alleanze ha detto una frase sola: faremo alleanze con la gente e non con partiti e partitini che rappresentano solo se stessi.

E questo apre qualche spiraglio si quella che sarà la sua linea. Ci si può sbagliare, ovviamente, ma penso che non reimbarcherà gli scissionisti che se ne sono andati (da D’Alema in avanti…). Gli altri, forse, non lo hanno ancora capito, ma questo è un Pd diverso. Non è più quello che Bersani aveva lasciato qualche mese fa borbottando di tradimenti di valori e cose così.

Questo, anche se a molti non piace, è il Pd di Renzi, un Pd liberal-democratico, che vuol fare le cose e non stare a discutere sui valori intangibili del secolo scorso.

Tutto quello che si affastella alla sua sinistra, dal campo progressista di Pisapia a articolo 1, è passato direttamente in archivio, non interessa.

E, ancora, è un Pd che punta a vincere le prossine elezioni. E qui molti sorridono: si tratta solo del sogno di un megalomane. Invece, è un disegno lucido, l’unico possibile. Si tratterà di vedere quale legge elettorale alla fine ci sarà e quale parlamento ci darà. Ma già da subito una cosa è chiara: oggi, questo Pd di Renzi, risorto come d’incanto dalle sue ceneri, è l’unica forza politica che si ponga nettamente e senza equivoci contro il dilagante populismo (quello che sceglie i candidati sindaco con 20 clic). L’unico avversario vero di Grillo, insomma. La scelta nelle prossime elezioni sarà questa. Per tutti: ricchi e poveri, operai e borghesi.

Ieri c’è stata la sorpresa dei due milioni di voti, domani potranno esserci altre sorprese.

In realtà, molti commentatori oggi sbagliano e dicono cose vecchie perché non hanno capito che cosa è successo ieri: è nato un nuovo Pd. La sigla è sempre quella, e anche le sedi e le bandiere, ma sotto il cofano il motore è cambiato. Questo nuovo Pd non è più un amalgama mal riuscito fra democristiani e comunisti, ma è qualcosa di nuovo. E’ il Pd del popolo del sì.

En marche.

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GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, TRE MILIONI (o quasi) DI GRAZIE

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, TRE MILIONI (o quasi) DI GRAZIE

208586_618006_ITALY_ANTI_11167890_mediumGrazie a Luigi, Carla, Maria Bruna, Giulia, Marco, Nicola, Sergio. Seggio elettorale n. 46 – Bologna

E grazie anche a coloro che nell’Appennino della nostra provincia, hanno allestito dei “camper” per le votazione  alle primarie, esponendosi a freddi da polo Nord.

E grazie a tutti quelli che sono venuti a votare. Tanti, davvero tanti da far dire a Nicola,(un giovanotto che era al seggio con me): “Sono bollito! Mi sembra che qui siano venuti a votare tutti quelli che hanno votato  per la Lega”. L’elezione del segretario per il Partito Democratico è una esperienza che difficilmente si riesce a comunicare, perché la si vive sulla propria pelle

In questa giornata (8 dicembre 2013) è cambiato il Pd. Anzi  oggi non c’è più il vecchio partito, ma un nuovo “contenitore” per tutti quelli che guardano a sinistra, e non trovano dove collocarsi. Un partito democratico all’americana, come qualcuno l’ha definito

Se la nostra gente ha scelto Renzi, ha scelto di rinnovare. A scapito delle Cassandre e dei vari Gufi o Civette del malaugurio qualcosa di nuovo è successo, perché, in un clima in cui tante delusioni da troppo tempo sopportate dalla nostra gente, la stessa gente (quasi 3.000.000) ha deciso che vale la pena rinnovare e ricominciare.

Già oggi davvero sono stati rottamati i vecchi partiti che componevano il Pd, ed è nato finalmente il Pd, il partito della terza repubblica, nato nuovo che non ha più lo sguardo verso ciò che è stato di questo partito, ma guarda al futuro e a ciò che sarà.

Se diamo uno sguardo anche fuori da noi, possiamo constatare che:

Per la scelta del segretario Pd quasi 3.000.000 di persone si sono espresse chiaramente.

Per la scelta del segretario leghista,  circa 10.000 persone.

Per la nuova (vecchia) Forza Italia, uno solo

Per il m5s circa 5-6.000 persone.

Da questi dati si evince che comunque facciamo parte di un partito diverso, popolare, partecipato e permettetemi di dire GRANDE, GRANDE, GRANDE.

Personalmente ho dato il voto a Civati, perché dentro questo partito ci sia una forza che raccolga il desiderio di cambiare il più presto possibile questo governo ibrido, e la voglia di andare di nuovo alle urne. Sono convinta che Renzi sappia cogliere anche questa aspirazione, e faccia di tutto perché, da ora in avanti, non ci si trascini più nella litania pesante della urtante frase “ Non si poteva fare altrimenti”

Grazie anche a tutti voi che avete la pazienza di leggere  e se c’è qualcuno, tra di voi, che è andato a votare, una stretta di mano di grande riconoscenza.