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MILANO – ROMA


MILANO – ROMA

autostrada2Pochi anni fa, nelle elezioni amministrative comunali,  l’elettorato ha impresso a Milano una forte spinta a sinistra, ha vinto il sindaco Pisapia. A Roma a vincere è stata la destra, con Alemanno.  Adesso che siamo di nuovo in campagna elettorale dobbiamo ricordarcene.  Ci sono argomenti come la laicità e i diritti umani che diventano oggetto di discussione e di iniziativa politica solo nelle fasi e nei luoghi in cui a governare o comunque ad avere voce in capitolo c’è il centrosinistra, parlo di unioni civili, di testamento biologico, di cittadinanza ai figli di immigrati. Cose di un’Europa moderna. Vediamo quindi che Milano comincia a muoversi, mentre Roma resta ferma.

Laicità e diritti umani sono assai difficili da difendere se le scelte politiche spingono, com’è accaduto in questi anni di berlusconismo, verso la creazione di sacche di privilegio incompatibili con la democrazia reale. C’è tanto da discutere su questi argomenti, partendo anche dagli orrori delle carceri e degli ospedale psichiatrici giudiziari. Se quella che si aprirà sarà una fase in cui a guidare il Paese saranno i progressisti del centrosinistra, questi non potranno ignorare i principi umanitari e i diritti civili che contribuiscono a  togliere il paese da una sorta di pantano medioevale, in cui da anni è immerso.

RIEMERGONO CADAVERI


RIEMERGONO CADAVERI

Si scoprono i cadaveri. Si scoprono gli scheletri per anni tenuti negli armadi, anche se se ne sentiva il cattivo odore.

Il primo è l’evasione fiscale. Ogni tanto se ne parlava più che altro per scoperte della Guardia di Finanza che mettevano a nudo realtà di evasione al limite del ridicolo. (vedi i due coniugi veronesi che denunciavano 5 euro di entrate all’anno). Ma soltanto ora si scoprono i pentoloni e si dice chiaramente che i possessori di stupendi yacht, di aerei, elicotteri, cabinati e macchinoni, denunciano solo 20.000 euro all’anno di entrate. Ridicolo, ma non si è mai pensato di approfondire il fenomeno. L’evasione fiscale è esplosa dopo che un ex premier ha avuto la spudoratezza di dire che è lecito non pagare le tasse quanto lo Stato chiede troppo.

Un altro cadavere che emerge è l’ICI. Ci si accorge dell’errore fatto dal deposto premier toglierla a tutti, anche ai ricchi, per fini elettorali, ma soprattutto toglierla alla Chiesa. Lo scopo non era solo elettorale, nel secondo caso, ma è stato fatto questo dono al Vaticano,  nella speranza di recuperare la stima perduta per via dello stile di vita assai disinvolto dell’ex. Per fortuna che è stato deposto, appena in tempo, altrimenti vendeva anche il nostro corpo, con un testamento biologico disumano, che ogni tanto veniva riesumato per calmare le acque, un po’ agitate di Oltre Tevere. E a proposito di Oltre Tevere, sentiamo spesso “auspicare” che si debbono aiutare i poveri, ma intanto non si paga nulla allo Stato per le migliaia di immobili posseduti ed in più si chiede ai cittadini, ma solo a quelli che pagano le tasse, ai soliti noti quindi, l’8 per mille, a sostegno vaticano.

Poi c’è il cadavere delle frequenze tv. Prima era tutto un segreto. Chi, finora, ci aveva spiegato chiaramente ciò che il ministro Romani, ex ministro dello sviluppo con delega alle comunicazioni, aveva combinato con le frequenze tv? Nessuno. Impariamo, ora, che semplicemente le ha date via gratis ovviamente a Rai e Mediaset. Tanta magnanimità in tempo di crisi vuol dire incoscienza completa. Guai disturbare il grande manovratore.

Riemerge anche un altro cadavere: l’Unità Sindacale. Finché c’era Sacconi, il peggior ministro del lavoro che abbiamo mai avuto, la Cisl e la Uil facevano i galletti e tutto quello che diceva il governo o Marchionne, era la modernità e miele colato. Ora gli stessi Cisl e Uil scoprono all’improvviso che non c’è equità. Ma va!!!!! Non c’è mai stata equità ed è da tempo che la Cgil lo sostiene, ma tutti a dire che scioperare di questi tempi, in piena crisi, era un delitto contro il paese. Ed ora scioperano. Meno male insieme alla Cgil. Comunque scelte di convenienza da parte di Cisl e Uil, o, per dirla alla legaiola, scioperano: “per rifarsi una verginità”.

ABUSO POLITICO E FURTO DI LIBERTA’


ABUSO POLITICO E FURTO DI LIBERTA’

Può la politica, o meglio, possono i politici decidere sul fine vita dei cittadini?

Ogni morte è diversa, chi è estraneo o esterno a quella morte  deve restare tale.

I politici sono soggetti esterni alla morte dei propri cittadini e non possono decidere su come devono morire.

E’ immorale, inumano e contro ogni buonsenso. Non esiste in Europa una legge che imponga ai propri cittadini il sondino di Stato e non esiste, come sostengono loro, un vuoto legislativo.

C’è la convenzione di Oviedo (qui) che ha già specificato tutto e che l’Italia ha firmato e dalla quale è scaturita la legge di ratifica del 28 marzo 2001. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

E’ un abuso del senso di libertà di legiferare per il popolo. C’è un  limite da non superare e da rispettare, quel limite è il rispetto della vita di ciascuno di noi.

Introducono anche una novità che è l’obiezione di coscienza  sul corpo sofferente del povero inconscio: “Il parere espresso dal collegio dei medici non è vincolante per il medico curante, il quale non è tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico”.

E’ una legge che va contro l’opinione pubblica, visto che tutti i sondaggi dicono che l’80 per cento degli italiani è a favore del fatto che uno possa scegliere per sé della propria vita. Se passa è solo perché nessuna trasmissione di approfondimento politico ha dato spazio alla questione e nemmeno le opposizioni si sono mobilitate» ( Marco Cappato).

Due sciacalli sono all’opera alla Camera oggi, 12 luglio 2011, due sciacalli che si abbuffano sui nostri cadaveri: Binetti e Gasparri. Non è possibile che due teste del genere possano decidere sulla sofferenza degli altri, imponendola in nome dello Stato, eppure accade.

Scrive Silvia Cerami: 

«Una norma ingiusta», «impietosa», «massimalista sul piano ideologico e fragilissima dal punto di vista giuridico». «Una legge di una gravità inaudita», peggio «anticostituzionale». «Una sopraffazione giocata sulla pelle dei cittadini», «una soluzione irrazionale e in aperto contrasto col principio del rispetto della persona umana», perché «si parla di Stato di diritto, ma qui i diritti vengono violati».

Martedì, dopo due anni di rinvii, la Camera vota sul disegno di legge relativo al testamento biologico e lo scontro si riapre. Il testo non sarà definitivo, perché il provvedimento dovrà essere votato anche al Senato, ma la maggioranza prova la spallata decisiva.

Punto chiave l’articolo 3 del ddl con cui si stabilisce la platea della Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) e si affronta la questione dell’alimentazione e dell’idratazione assistita. Per le opposizioni si tratta di una decisione che calpesta i diritti individuali tutelati dalla Costituzione e non riconosce la sovranità della libertà di coscienza.

PER FAVORE LASCIATEMI MORIRE IN PACE


PER FAVORE LASCIATEMI MORIRE IN PACE

E’ripreso alla Camera il dibattito sul testamento biologico. Una legge importantissima che interessa tutti noi, viene discussa in piena estate e, a quanto pare, nel silenzio assoluto dell’informazione. Una legge crudele, che fa del male al cittadini, rischia di essere approvata dai Scilipoti decerebrati e dai cortigiani che credono a tutto.

“Meglio, cento volte meglio, nessuna legge, che questa pessima legge”.

La Camera, a maggioranza, ha già respinto le pregiudiziali di costituzionalità e la richiesta di sospensione su un testo che nega i principi di base di una Dichiarazione anticipata di fine vita.

Ora siamo al momento decisivo.

Mai un governo si era spinto a fare un uso così cinico di una materia tanto delicata, come quella che riguarda il fine vita. Una legge davvero saggia su questa materia richiede senso del limite della politica. Deve essere mite e deve tutelare due diritti: quello alla salute anche come bene comune e quello dell’autodeterminazione di ogni individuo in relazione alle cure e alle terapie alle quali accedere. Questa tutela  si fonda su alcune premesse irrinunciabili.

  • Il rispetto del consenso informato del paziente.
  • Il riconoscimento della volontà, scritta e ripetuta nel tempo, di non essere sottoposto a forme di accanimento o a tecniche lesive delle propria dignità nel caso di uno stato vegetativo permanente e dell’incapacità irreversibile di intendere e di volere.
  • La coerenza della norma con i principi sanciti nella Costituzione agli articolo 2, 3, 13 e 32, oltre che l’articolo 9 della Convenzione di Oviedo sui diritti del cittadino malato.

La nostra Carta Costituzionale difende  sia chi voglia essere accompagnato con qualunque tecnica fino all’ultimo momento, sia chi maturi la convinzione di voler interrompere ogni terapia ritenuta inutile.

La Legge in discussione alla Camera nega in radice tali premesse. Sottrae alla persona la responsabilità di giudicare cosa sia compatibile con la propria dignità.

Offende il codice deontologico medico, impone sempre e comunque idratazione e nutrizione artificiali. Sequestra la libertà e la maturità del singolo.

Sono norme violente e sconosciute al resto d’Europa, indipendentemente dal colore politico dei governi.

Nessuno, soprattutto se fragile o in una condizione di solitudine, deve essere abbandonato a se stesso, nel momento della sofferenza, della cura e della morte.

Credo nell’alleanza terapeutica fra medici, famiglia e affetti, ma in quel momento indicibile di confine, l’ultima parola deve essere la “mia” o quella di un mio fiduciario.

NON IN MIO NOME


NON IN MIO NOME

Testamento biologico:

Cicchitto e La Russa non devono decidere come “IO DOVRO’ MORIRE”.

NON IN MIO NOME


NON IN MIO NOME

Ogni giorno, da oggi in poi,  se mi sarà possibile, queste parole “NON IN MIO NOME” usciranno sul blog.

Scilipoti e Giovanardi non possono decidere come io “DOVRO’ MORIRE”.

IO, NUOVA SCHIAVA


                                               IO, NUOVA SCHIAVA

Presto, prestissimo il governo italiano approverà la legge sul Testamento Biologico. E’ la mossa di Berlusconi, per avere il totale perdono della Chiesa, sulle sue “scappatelle” sessuali. Venderà la mia vita alla Chiesa, in cambio del suo perdono e del voto dei cattolici ed io, cittadina italiana, divento una schiava a tutti gli effetti. Non sarò più padrona della mia vita e neppure potrò decidere come morire. Dovrò subire l’imposizione e l’umiliazione di un’alimentazione artificiale, non voluta né desiderata, quando verrà la mia ora. Dico questo perché, se non mi viene un accidente secco prima, per un motivo o per un altro finirò con il diventare un essere umano “in terapia forzata” senza rispetto della mia volontà.

Il Testamento Biologico dovrebbe servire proprio per rispettare le volontà della persona, quando, ancora capace di intendere e volere, è in grado di decidere per sé.

Adesso con la prospettiva di questa legge, pare urgentissima, dettata dall’ipocrisia di questi atei devoti, di questi clericali e fascisti che ci governano, nonchè dalla fretta di Berlusconi di tornare tra le braccia del Vaticano, diventerò una schiava, mi sarà tolta la libertà di decidere per me stessa, schiava appunto.

Decide per me, come devo morire e cosa debbo bere o mangiare, quando starò “tirando gli ultimi respiri” un Gasparri qualsiasi, un Quagliariello sconosciuto ed un Berlusconi in spasmodica attesa del perdono della Chiesa.

 

Segnalo questo interessante articolo, tratto da Biopolitica, nel quale si precisa che sia l’alimentazione artificiale che l’idratazione sono trattamenti terapeutici e quindi deve essere rispettata la volontà del paziente.

Se diventa noioso e lungo leggerlo tutto, invito comunque a soffermarsi sulle ultime considerazioni.

 

INSERITO IN | Biopolitica

La legge sul “fine vita”: cosa dobbiamo aspettarci?

Inserito il 28 giugno 2009

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Tags: Chiesa, fine vita, Naimo, PdL, testamento biologico

– Per quanto possa sembrare strano all’osservatore, le vicende che stanno ultimamente riguardando il Presidente del Consiglio hanno riportato in auge il dibattito sulla proposta di legge sul “fine vita”, approvata in fretta e furia dal Senato, ma successivamente arenata nel limbo delle Commissioni alla Camera.

Non è certo il caso di fare qui il processo alla intenzioni (non è dimostrato né che le gerarchie ecclesiastiche abbiano accettato, né che sia stato realmente loro offerta da Ministri in carica una accelerazione nell’approvazione di tale legge, in cambio di giudizi più “benevoli” sulle note vicende) ma tale ritorno di attenzione può essere uno spunto per analizzare preventivamente la legge che potremmo trovarci a dover subire.

La norma sulla quale vorrei appuntare l’attenzione è l’art. 3, c. 5, della proposta di legge C 2350: essa recita testualmente che “Anche nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”.

Il primo problema che la norma sembra eludere è quello della corretta qualificazione di tali attività:  idratazione ed alimentazione forzate sono un trattamento sanitario, alle volte addirittura di tipo chirurgico.

Per citare solo le fonti oggettivamente più autorevoli, sulla natura dell’alimentazione e idratazione attraverso sonda nasogastrica in individui in SVP, basta richiamare le opinioni dell’American Academy of Neurology e della British Medical Association (American Academy of Neurology, Guidelines on the vegetative state: Commentary on the American Academy of Neurology statement and Position of the American Academy of Neurology on certain aspects of the care and management of the persistent vegetative state, in Neurology, 1989, 39: 123-126. British Medical Association, Withholding and Withdrawing Life-prolonging Medical Treatment, BMJ Books, London 1999: il testo è stato elaborato dal Medical Ethics Committee della BMA e riprende, confermandolo, l’orientamento già espresso nel 1992 dallo stesso organismo): entrambe tali autorevoli associazioni giungono alla conclusione che l’idratazione e l’alimentazione forzata in soggetti in SVP (stato vegetativo permanente) sono da considerarsi trattamenti medici, conclusione non contraddetta da alcuno scritto di almeno equivalente dignità scientifica a livello internazionale e valutato come comparabile secondo i c.d. indicatori bibliometrici (ad esempio, il numero medio di citazioni ricevuto dalle pubblicazioni prese in esame), rafforzati dalle nozioni di peer review (il vaglio scientifico dei lavori da parte di colleghi, anonimi ed indipendenti) e di riviste refereed, le quali pubblicano solo lavori raccomandati al direttore per la pubblicazione da almeno due esperti anonimi del settore.

Non a caso, nel 2006 sono state varate dal Ministero della Salute le Linee Guida sulla Nutrizione Artificiale Domiciliare, che riprendono le stesse indicazioni della Nutrizione Artificiale ospedaliera previste in tutte le precedenti Linee Guida nazionali ed internazionali: chiunque voglia leggerle (ed, in particolare, il punto 15.5.0:” Nel caso rappresenti terapia alla fine della vita o nello stato vegetativo permanente la Nutrizione Artificiale dovrà rispondere ai criteri di beneficenza in Medicina o di Medicina Compassionevole, e cioè assicurarla / interromperla rispettando le documentate convinzioni etiche del paziente ma anche del suo ambiente di vita “), troverà numerosi e validi argomenti a sostegno di quanto sopra esposto.

E tutto ciò senza considerare, ad esempio, il caso della somministrazione del composto chimico, attraverso il quale si attua il procedimento di idratazione e nutrizione forzata non per via enterale attraverso sondino nasogastrico, ma per via enterale attraverso gastrostomia, o parenterale (quindi, attraverso la circolazione sanguigna, e per via venosa), la cui natura chirurgica emerge ictu oculi anche agli osservatori più disattenti.

A presunto sostegno della posizione espressa nella norma in esame, la stessa richiama la Convenzione di New York, che già il discusso atto di indirizzo del Ministro Sacconi del 16 dicembre 2008 poneva a sostegno della ritenuta impossibilità di interrompere tali trattamenti: in realtà, la Convenzione conduce a risultati diametralmente opposti da quelli auspicati dai proponenti.

Tale convenzione (alla cui ratifica il Presidente della Repubblica è stato autorizzato con la Legge 18 del 3.3.09, così come con legge  n° 145 del 28.3.01 è stato autorizzato a ratificare la Convenzione di Oviedo) all’art. 25, par. d), prevede che gli Stati membri dovranno richiedere ai professionisti sanitari di fornire alle persone con disabilità cure della medesima qualità rispetto a quelle fornite ad altri, anche sulla base del consenso libero e informato della persona con disabilità interessata, aumentando, tra l’altro, la conoscenza dei diritti umani, della dignità, dell’autonomia e dei bisogni delle persone con disabilità attraverso la formazione e la promulgazione di standard etici per l’assistenza sanitaria pubblica e privata”, nonché “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità”(par. f).

Ora, non vi è chi non veda come la finalità della Convenzione sia quella di evitare discriminazioni, garantendo il rispetto della volontà del paziente disabile, anche per il tramite del consenso informato: come tale norma conduca al risultato auspicato dai proponenti la disposizione oggetto di commento è, per chi scrive, mistero francamente irrisolvibile.

Pare a questo punto indispensabile citare anche la Convenzione di Oviedo, il cui art. 5 prevede che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”.

Posto quanto sopra riportato, l’art. 32 della Costituzione vigente (fino a quando, non è dato sapere, viste le pulsioni che percorrono il Paese), nonché gli artt. 2, 3, e 13 della medesima Carta, garantiscono a ciascuno, anche se incapace, la libertà di autodeterminazione terapeutica, e quindi, di esprimere il proprio dissenso dalla prosecuzione di qualunque trattamento sanitario, condizionato – quanto alla somministrazione e/o prosecuzione – al consenso informato dell’interessato.

Si veda, a tal proposito, la sentenza n. 338 del 2003, con la quale la Corte Costituzionale ha affermato che stabilire il confine fra terapie ammesse e terapie non ammesse, sulla base delle acquisizioni scientifiche e sperimentali, è determinazione che investe direttamente e necessariamente i principi fondamentali della materia, “collocandosi all’incrocio fra due diritti fondamentali della persona malata: quello ad essere curato efficacemente, secondo i canoni della scienza e dell’arte medica; e quello ad essere rispettato come persona, e in particolare nella propria integrità fisica e psichica”(v. anche la sentenza n° 438/08, sempre della Corte Costituzionale).

Pare quindi evidente che il Legislatore potrà legittimamente disciplinare le modalità attraverso le quali dovrà essere reso il consenso informato, ma anche che l’eventuale mantenimento dell’assoluta indisponibilità per l’interessato di disciplinare i trattamenti di idratazione e nutrizione forzata condanni la norma in corso di approvazione ad un certa censura di incostituzionalità

In conclusione, una amara considerazione: chi sostiene di difendere il valore della vita umana contro impostazioni “scientiste”, non si avvede che il risultato della propria impostazione conduce al paradosso di una innaturale valorizzazione dei progressi della scienza, che tanto dichiara di avversare.

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