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PILLOLE DI SAGGEZZA


PILLOLE DI SAGGEZZA

“Chi dice di combattere questa guerra al “terrorismo”, sono coloro che hanno usato la più micidiale arma di terrorismo contro l’umanità, la bomba atomica. Quella che c’è in atto non è una guerra al terrorismo, è una guerra contro i poveri del mondo, perché restino poveri, perché siano sempre più poveri.”

Gino Strada

 

PER ME È ARABO


PER ME È ARABO

È un episodio vero accaduto un anno fa.

Se sentite qualcuno esclamare «Per me è arabo!» mentre guarda un’espressione matematica, sappiate che, di questi tempi, il senso della frase potrebbe andare al di là del semplice «Non ci capisco una fava!», e rivelare invece diffidenza o addirittura timore, paura.

Volo interno negli U.S., da Philadelphia a Syracuse, 45 minuti in tutto. Una ragazza sui 30 guarda con perplessità il suo vicino di posto che continua a tracciare misteriosi tratti sul suo tablet. Prova ad attaccare discorso: «Abita a Syracuse?» La risposta è laconica: «No», e il tizio ritorna rapidamente al suo tablet.

La ragazza si agita, annota qualcosa su un foglietto di carta, chiama l’hostess e le chiede di consegnare il suo messaggio al comandante.

Ancora qualche minuto e l’aereo spegne i motori. Subito dopo i passeggeri vengono invitati a scendere dall’aereo.
A terra il tizio del tablet, capelli ricci, carnagione mediterranea, viene avvicinato da un agente FBI che comincia a fargli qualche domanda. Alla fine arriva quella cruciale: «Abbiamo ragione di sospettare che lei sia un terrorista. Può spiegarci cosa stava scrivendo sul tablet?»
«Un’equazione differenziale».

Già, perché il tizio misterioso è Guido Menzio, laurea con lode in Economia a Torino, insegnante alla University of Pennsylvania, in mezzo diversi premi: Kravis Award for Outstanding Undergraduate Teaching nel 2007, Carlo Alberto Medal for Best Italian Economist Under 40 nel 2015.
E sul tablet stava rivedendo il modello di price-setting che avrebbe presentato nel suo intervento alla Queen’s University di Ontario, non il modo per far saltare in aria l’aereo.

I passeggeri risalgono sull’aereo. Solo la ragazza, non ancora convinta, chiede di salire sul volo successivo. Alla fine, con quasi due ore di ritardo, l’aereo decolla.
Trump’s America is already here. It’s not yet in power though. Personally, I will fight back, ha scritto Menzio sulla sua pagina Facebook.
L’America di Trump, mix di ignoranza e razzismo è già qui.

Tranquillo, è in buona compagnia. Vogliamo parlare dei muri che si sono costruiti in Europa? O rimanere in casa nostra e parlare delle esternazioni salviniane e grilline?

(Nell’immagine: Guido Menzio)

LA FISSAZIONE DI SACCONI


LA FISSAZIONE DI SACCONI

Per convincerci che ci sarà più lavoro, se si aumentano i licenziamenti, Sacconi ci spaventa e spera che ci ”scappi il morto”.

L’Italia ha conosciuto l’anomalia di circa 40 anni di terrorismo . Mi auguro che non si arrivi all’omicidio come è già accaduto con Marco Biagi”. E insiste: “Oggi vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio come è accaduto, l’ultima volta 10 anni fa proprio con il povero Marco Biagi nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi”.

Sacconi crede che questi siano i tempi giusti perchè le Brigate Rosse, Forza Nuova, Prima Linea si risveglino e comincino ad ammazzare qualcuno o a sparare alle gambe a qualcun altro.

Solo in questo modo si potranno poi spiegare le leggi speciali, le forzature del governo sui sindacati, le paure dei lavoratori che, proprio perchè spaventati, potrebbero ritorcersi contro i sindacati stessi.

Non per nulla il licenziamento facile ha già “incassato” il placet di Confindustria.

Se non è fissazione (che rasenta la disperazione, fino ad invocare il morto), come dobbiamo chiamare la volgarità di questo ministro?

Per andare avanti sa solo rompere tutti i legami sociali sul lavoro e spezzare la solidarietà tra i lavoratori.  All’insegna del “vai via tu che subentro io”. Ha già creato, nel mondo del lavoro, enormi spaccature, con questa sua fissazione sui licenziamenti.

Le parole hanno il loro peso, ed un ministro, che ha in mano  il destino dei lavoratori ed il futuro dei giovani, dovrebbe pensare cento volte prima di parlare e stare attento a quello che dice.

MAFIE E TERRORISMO SARANNO PROTETTI


MAFIE E TERRORISMO SARANNO PROTETTI

“La giusta tutela della privacy non c’entra nulla con la volontà di sottrarre ai magistrati uno strumento di indagine, mettendo la sordina su gravi fatti criminali e il bavaglio alla stampa” Anna Finocchiaro PD

Provenzano, Cuffaro, Lombardo tutte le indagini impossibili

Con le limitazioni agli ascolti, all’uso di cimici e telecamere sarà più difficile intercettare latitanti e gli affari dei clan. Le video camere nascoste tra Corleone e Montagna dei cavalli

Di Claudia Fusani

Una quercia su contrada Montagna dei cavalli. Un campo di grano in contrada Forche. La curva della statale per Agrigento. Pochi sanno che la cattura del numero 1 di Cosa Nostra Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitanza passa anche da questi luoghi. E dalle cimici e dalle videocamere che i poliziotti della Squadra Mobile di Palermo e dello Sco avevano piazzato in gran segreto tra un cespuglio e un pezzo di corteccia. Tutti luoghi assolutamente anonimi e ben lontani dal “fondato motivo di ritenere che siano teatro di attività criminosa”, come recita la nuova legge sulle intercettazioni. Per questo motivo stratagemmi oggi non più utilizzabili.

Quando si parla della nuova legge in relazione alle indagini di mafia non è tanto il bavaglio alla stampa che preoccupa ma le forti limitazioni allo strumento di indagine.  Lo sa anche il governo di Washington perché le forze di polizia Usa hanno spesso beneficiato di imput investigativi arrivati dall’Italia.

Nelle prime settimane del 2006 la quercia, il campo di grano in contrada Forche e la strada per Agrigento erano sospetti e intuizioni. Non “forti indizi”. In quegli stessi mesi nella zona di contrada Montagna dei cavalli Bernardo  Riina andava a comprare latte e formaggio almeno un paio di volta alla settimana. L’allevatore Giovanni Marino, quello che vendeva il formaggio, era incensurato. Oggi non ci sarebbe alcun motivo per piazzare proprio in un casotto vicino, un po’ più in alto, una potente e microscopica telecamera. La stessa che nei mesi successivi del 2006 registrò il movimento sospetto dei “pacchi”, sacchetto di plastica di un supermercato che il giovane Riina faceva entrare e uscire dalla masseria sempre e ugualmente pieno. La stessa telecamera che all’alba dell’11 aprile guidò passo passo l’irruzione della polizia nel casolare dove Provenzano stava scrivendo pizzini con la macchina da scrivere.

Questa legge, al di là dei proclami della maggioranza, uccide tutte le indagini. Anche quelle di mafia e terrorismo, specie per i tempi (60, max 75 giorni, le procedure (il via libera a una telecamera, una cimice  o un’intercettazione  pretende iter lunghissimi ed ha forti limitazioni) e per i contenuti (ci devono essere fondati indizi di reato). Oggi non sarebbe possibile neppure piazzare cimici e telecamere al cimitero tra le lapidi dei famigliari di un altro fantasma di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro che è sempre latitante ma grazie a quelle cimici sicuramente è più solo.

Oggi non potremmo parlare, meno che mai scrivere, delle indagini sul governatore siciliano Raffaele Lombardo. E Totò vasa-vasa Cuffaro, oggi sarebbe molto probabilmente ancora l’amato presidente dei siciliani anziché un uomo , per quanto senatore, condannato in appello a setta anni per il favoreggiamento a Cosa Nostra nel processo “talpe alla Dda”. Entrambi questa indagini, infatti, hanno il loro punto di forza proprio nelle intercettazioni. Ascolti “a catena”, da un telefono sospetto ascoltando popi se ne attacca un altro e così via, con la nuova legge non più possibili. L’indagine su Lombardo nasce da un’informativa del Ros sul clan Santapaola. E proprio ascoltando le intercettazioni disposte per arrivare alla cattura dei latitanti, è capitato di incrociare anche i dialoghi tra i fratelli Lombardo, Raffaele e Angelo, mentre parlavano con il boss Vincenzo Aiello, il capo della mafia catanese, di appalti per la sanità e i rifiuti.

Anche la storia delle talpe alla Dda nel 2003 nasce da una microspia in casa del boss Guttadauro per catturare i latitanti, prosegue a catena e arriva alla rete messa su da re Mida della sanità privata siciliana – Michele Aiello – per carpire notizie riservate sulle indagini della procura antimafia. Cuffaro parlava, parlava. Garantiva accreditamenti a case di cura e laboratori di analisi privati (più di 17009 e le coperture giudiziarie.

(Fonte: l’Unità.  Intercettazioni: 2° racconto)

Con questa legge sulle intercettazioni, sulla quale sarà posta l’ennesima fiducia, lo Stato italiano si schiera sfacciatamente a favore delle mafie e del terrorismo. Forse è anche per questo che gli USA hanno protestato.

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