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IL MITO DELL’ARTICOLO 18


IL MITO DELL’ARTICOLO 18

Il prof. Monti, ha detto esplicitamente che «L’art.18 è un tema centrale della discussione. E’ ora di passare dai miti, dai simboli, alla realtà».

Ma quale mito? In Italia, nonostante l’art. 18 dello statuto, vengono licenziati a centinaia  quarantenni e cinquantenni,  ed al loro posto non si assumono i giovani. Per questo non credo che l’abolizione dell’art. 18, sia la soluzione giusta per incrementare le assunzioni.

Anzi, credo che l’abolizione dell’articolo 18, con il suo carico simbolico,  potrebbe segnare la sconfitta dei lavoratori. E’ come se un esercito perdesse la propria bandiera.

Non è una questione di articoli, ciò che è in gioco è un atto di forza sul mercato del lavoro

Si cerca di frantumare un simbolo di tutela per determinare una svolta pericolosa riguardo al ruolo delle parti sociali.

Del resto pare di capire che lo scopo di questo governo tecnico, svincolato da rappresentanza politica, sia proprio quello di cambiare i rapporti tra interessi particolari (partiti, sindacati, categorie) ed interesse superiore di cui questo governo è portatore.

Credo che questo modo di pensare piaccia molto alla destra, ma danneggi molto la sinistra, in particolare il PD.

Portare il paese su un piano sdrucciolevole che ha come meta il ridimensionamento delle rappresentanza sociali e di quei corpi intermedi che garantiscono il pluralismo sociale, sarebbe la morte, per un partito che ha messo al centro del suo programma il lavoro ed i cittadini, la loro tutela e la loro sicurezza.

Un chiarimento è necessario. Per quale motivo pensare sempre e solo a ridimensionare quelle che sono le tutele sociali dei lavoratori e non anche ad una bella riforma in campo industriale? 

Se la riforma del lavoro si traduce in un ridimensionamento del ruolo delle rappresentanze sociali, non è altro che la continuazione di ciò che  stava facendo Sacconi.

Come dice questo brano tratto dal blog “La Classe Operaia”: «La fine dello art.18 è messa in conto per liquidare una classe lavoratrice qualificata e mettere al suo posto lavoratori usa e getta come si sta facendo dappertutto con la legge Biagi. Monti predica un paese di virtuosi morti di fame che mantengono la grassa e sazia borghesia che lui ed i suoi professori rappresentano nel governo. Venticinque milioni di lavoratori italiani che finanziano il benessere e l’opulenza dei ceti ricchi e benestanti. Magari perché, come sosteneva Reagan, chi è ricco è virtuoso perché Dio lo ha premiato, mentre chi è povero è reprobo e Dio lo ha punito per la sua incapacità».

QUELLI CHE…LE BANCHE SVIZZERE


QUELLI CHE…LE BANCHE SVIZZERE

Dice che le banche di Chiasso, Bellinzona, Locarno e Lugano non hanno più cassette di sicurezza da affittare agli italiani che,  con un infantilismo incredibile, portano là i loro  giocattoli.

Cosa potranno portare in quelle cassette?

I soldi? Sappiamo che la manovra grondante sangue non tocca i conti correnti ed i bot.

Le azioni, le obbligazioni, gli investimenti presenti nelle nostre banche? Forse prima bisogna venderli e poi portare il liquido. Ma sarà finanziariamente conveniente venderli adesso?

I lingotti d’oro? I gioielli? L’argenteria? Sappiamo che la finanza non viene in casa a controllare e neppure apre le cassette di sicurezza delle nostre banche.

I quadri? Anche per questi la guardia di  finanza non entra in casa nostra, a meno che qualcuno non appartenga alla P2, P3, P4 ed ed un’altra, ancora insospettabile, P5 in divenire.

Difficile chiudere in una cassetta di sicurezza  le case, i Suv, le Ferrari o la villa e la fabbrichetta.

Difficile metterci anche le barche e gli yacht che non battano già la bandiera delle isole Cayman.

Non so quale altra cosa si potrebbe portare in cassetta di sicurezza, forse i vestiti firmati, le borse di coccodrillo, le creme di bellezza da 5.000 euro, le scarpe, le collezioni di monete, i francobolli, qualche antichità di valore, ma poi come si farebbe a “godere” di queste cose, se si lasciano ammuffire nelle cassette di sicurezza svizzere?

Non resta loro che chiedere la cittadinanza svizzera, come hanno fatto tanti big,  tipo: Sofia Loren, Mina,  Beppe Grillo, per citarne solo due o tre che dicono di essere dei “rappresentanti” dell’italianità e di volere tanto bene a questo paese. 

Per quanto mi riguarda, tutti ‘sti ricchi impauriti, non mi fanno né caldo né freddo e  possono andare tutti a QUEL PAESE!!!!!!!!!

Ci interessano: il lavoro, lo sviluppo, la crescita economica, la lotta all’evasione fiscale, il benessere di tutti, la sicurezza, per poter vivere senza patemi d’animo ed arrivare alla fine del mese. Cose che si possono sostenere anche in tempi di crisi.

Ci sinteressano:  lo stato sociale, i servizi, la sanità, la giustizia uguale per tutti, la cultura, la ricerca, l’università, la scuola, gli asili, l’assistenza agli anziani, la solidarietà e la sconfitta della povertà, per poter far sì che quel poco che si prende sia sufficiente a dare conforto alla nostra vita. Cose che si possono salvaguardare anche in tempi di crisi.

Tutte cose che non si possono chiudere in una cassetta di sicurezza, ma che in un paese ben governato, ne costituiscono la ricchezza, quella vera.

QUINTINO SELLA E LA TASSA SUGLI ALLOCCHI


QUINTINO SELLA E LA TASSA SUGLI ALLOCCHI

Quintino Sella la chiamava “tassa sugli allocchi”: una tassa  su coloro che meno hanno, su coloro che meno sanno e su coloro a cui di solito la politica non spiega niente per evitare che la conoscenza provochi un sussulto di coscienza politica.

Per finanziare  le politiche sociali del Welfare, il ministro dell’Economia si è inventato la tassa sui giochi e le lotterie,  per un valore piuttosto modesto rispetto alle necessità.

Nessuno si ricorda più del piccolo Devid, morto in piazza Maggiore a Bologna. La società italiana è distratta ed i suoi governanti ancora di più. Devid non è morto di freddo, ma “di povertà”. A causa delle politiche sociali vuote, interrotte,  disarticolate.

Il Welfare all’italiana” è in caduta libera. E mette, ormai, in fila drammi, uno dopo l’altro. Siamo a dieci anni dalla legge 328 dell\’8/11/2000, conosciuta come  “Legge quadro per un sistema integrato di interventi e servizi sociali”, e di quella legge non c’è più traccia.

Fu approvata con i voti del Centrosinistra e senza l’opposizione del Centrodestra, ma in questi ultimi 10 anni è stata snaturata e disarticolata.  S’è fatto in modo che il suo spirito, la speranza che indicava,  sparisse dall’orizzonte del paese. I finanziamenti, si sono ridotti a un livello talmente basso da essere quasi inconsistenti.

Tre anni fa, (2008, prima del governo Berlusconi), il Fondo per le politiche della famiglia era dotato di 346 milioni di euro. Nel 2010 si è scesi a 52 milioni. Il Fondo per le politiche sociali passa da 929 milioni di euro a 75. Quello per l’affitto da 205 milioni a 33. Il Fondo inclusioni per gli immigrati da 100 milioni a 0 (zero). Stessa sorte per il Fondo servizi per l’infanzia da 100 a 0 (zero). In totale, negli ultimi tre anni, i Fondi statali di carattere sociale sono stati tagliati del 76 per cento.  E la previsione fino al 2013  è di un ulteriore taglio, pari al 21 per cento.

Si sono persi per strada 2 miliardi di euro per la spesa sociale. Ipocritamente si continuano a pubblicare Libri bianchi e Libri verdi sul Welfare. Si fotografa la realtà e si indicano prospettive future. Cosa abitudinaria del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, parlare di prospettive future senza consistenza  e senza un seguito positivo.

Le risorse  lasciate dal taglio drastico di Tremonti  o la loro mancanza totale spingono alla sussidiarietà. Ma non per convinzione politica e costituzionale, ma solo per nascondere un deficit sociale. Tanto poi c’è il volontariato, che supplisce a uno Stato che disarticola il welfare. Oppure, passa alle politiche del sussidio: bonus e social card, che non risolvono nulla.

Ma in parlamento si parla d’altro. Di processo breve. Di riforma della giustizia, Di magistratura comunista. Di separazione delle carriere dei giudici. Di legittimi impedimenti. Di Ruby. Di Minetti. Di Lele Mora e Fede. Di mettere bavagli alle intercettazioni. Di par condicio nell’informazione. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Mentre la gente continua a morire di povertà.

(Fonte dati:  vari quotidiani)

IO, FIGLIA DI OPERAI


IO, FIGLIA DI OPERAI

Io, figlia di operai, mille volte meglio di lei, presidente.

Faccio parte di coloro che lei non riesce neppure ad identificare, della massa che contribuisce alla sua ricchezza.

Ho il brutto vizio di ritenere che le persone debbano avere le stesse possibilità, in un paese democratico e che la ridistribuzione del reddito sia alla base di un paese giusto, umano, democratico e moderno.

Lei discrimina i cittadini dalla culla.

Che colpa ne abbiamo se non siamo figli di professionisti, ma di semplici operai dalle mani callose?

Lei dice di essere il presidente di tutti gli italiani, allora perché non fa in modo che tutti abbiano le stesse possibilità davanti alla vita? O è di fatto solo il presidente dei figli di professionisti e di tutti gli altri se ne frega?

Lei si nasconde dietro la sua ricchezza, dietro il suo impero economico, dietro il suo potere e disprezza tutti coloro che sono “nati in una mangiatoia”.

 Le lascio il suo ricco trono e l’oro che la circonda, ma sappia che la dignità dei suoi cittadini va rispettata, se vuole essere rispettato.

Per le parole che lei ha pronunciato che dimostrano la sua mentalità discriminatoria nei confronti dei suoi cittadini, ha tutta la mia disistima.

DOMANDA PER UN PRETE


DOMANDA PER UN PRETE

Chi evade le tasse commette peccato?

Gesù c’ha lasciato il più grande comandamento: Ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima ed ama il prossimo come te stesso!

Evadere le tasse non è, forse, l’opposto dell’amore verso il prossimo e quindi verso la collettività?

Sappiamo tutti com’è messo economicamente questo paese e come l’evasione fiscale  sia la principale causa di questa “macelleria sociale” come l’ha chiamata il direttore della Banca d’Italia Draghi.

Sottrarre risorse alla comunità per l’organizzazione dei servizi sociali che qualificano una società come società civile, si commette un doppio inganno. Si impedisce di avere servizi sociali di elevata qualità, come tutti quanti desideriamo e si pretende, dopo aver evaso, di poter avere ed usufruire gratuitamente di quei servizi che, con l’evasione, si è impedito di organizzare.

Quindi, come dice Draghi, si commette una macelleria sociale, ma a danno sempre di chi possiede meno e di quei ceti sociali che non se li possono pagare.

E’ un danno per la collettività, anche più esecrabile, perché tendenzialmente lo si giustifica con l’autoassoluzione: “ Tutti fanno così, perché non lo posso fare io?”E la macchia nera si allarga inarrestabile, trascinandosi dietro e seppellendo la legalità.

Quasi quotidianamente, anche in cose piccole,  ci si imbatte nella evasione fiscale. Si va dal tecnico che viene in casa per aggiustare la lavatrice, al negoziante che non rilascia lo scontrino fiscale, dal parrucchiere che anziché segnare sullo scontrino la vera spesa effettuata, scrive un valore minimo, al muratore che non fa la fattura per non pagare l’iva,dal giardiniere che viene a tagliare la siepe così in via di amicizia, ma si fa pagare, alla colf che lavora in casa per poche ore la settimana, o alla badante fissa alla quale non si pagano i contributi.

E l’elenco potrebbe continuare.

Tutte queste “piccole” quasi insensibili evasioni, contribuiscono ad alimentare il pozzo senza fondo dei grandi evasori fiscali, come Berlusconi, che si sentono moralmente autorizzati ad evadere le tasse.

Ebbene, chi non paga il dovuto alla collettività, chi evade le tasse più o meno totalmente, chi commette un furto collettivo del genere, per la Chiesa, commette peccato?

Io sapevo che quel padrone che “non paga la giusta mercede all’operaio” commette un peccato, ma l’evasore fiscale è in regola con i comandamenti cristiani?

O anche per la Chiesa queste sono bazzecole e l’autogiustificazione, quando la richiesta dello Stato pare eccessiva,  è consentita?

http://www.youtube.com/watch?v=SfiO-n07FDQ

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