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È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO


È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO

È vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale e rimanere qual è.

Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia, della toponomastica parlamentare sarebbe felicemente superata.

Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto di muoversi da destra invece che da sinistra.

Saper la strada o aver imboccato la strada giusta non vuol dire camminarla bene o aver raggiunto la meta.

Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali.

La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra.

E nessuno chiede più niente a se stesso ed incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona.

Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra, da sinistra o dal centro, dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti di arrivo o di possesso.

La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il centro la libertà.

E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno si accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra.

Che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro

Che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra e sinistra e centro possono tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace.

(Don Primo Mazzolari)

Fonte “Adesso” anno 1°n.3 Martedì 15 febbraio 1949

RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE


RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE

Quando in tutto l’occidente, la crudeltà viene accettata e glorificata dalle grandi masse popolari come valore al quale legare l’esistenza, nelle relazioni individuali come in quelle sociali, puoi garantire tutti gli asili nido del mondo, cancellare del tutto le code davanti agli sportelli ospedalieri, costruire case per tutti, ma servirà a poco.

Ogni volta che a noi, sinistra o comunque liberal progressisti, libertari, socialisti, viene rinfacciato d’esser vecchi e di non saper parlare al popolo, nella sostanza, ci viene rimproverata la nostra distanza proprio dalla crudeltà e dai suoi schemi smaglianti ed efficienti.

La crudeltà è la modernità, questo vogliono ricordarci.

Di nuovo, resistere, resistere, resistere sempre.

RIDARE UN SENSO ALLA SINISTRA


pianta-semeRIDARE UN SENSO ALLA SINISTRA

Il dibattito sul ridare un senso alla sinistra ha radici lontane.

Le possiamo rintracciare in un saggio di Michele Salvati del 1995, dove si criticavano le vecchie formule della sinistra che deve rielaborarsi, misurarsi con l’Italia odierna ma senza perdere la propria passionalità.

A distanza di 22 anni il dibattito è stato via via sempre annunciato ma mai fatto partire, Renzi oggi ha la responsabilità di dargli finalmente corpo e vita. Del resto lui stesso, nel 2012, si propose come la persona che voleva ribaltare le vecchie liturgie di partito, che voleva spalancare il partito per farvi entrare aria nuova.

Per farlo avrebbe però dovuto elaborare una propria ideologia e non lasciare che tutti interpretassero il renzismo come una piratesca conquista del potere. Forse risiede qui l’errore originario che ha poi letteralmente fatto esplodere il sogno di una generazione nuova al potere, quella che doveva portare la rivoluzione e il vento della novità ma che invece è finita per ricalcare, più o meno, tutti gli schemi nonché gli errori e le storture e i vizi, della vecchia politica.

La differenza fra allora e oggi la si nota da un dettaglio: nella sconfitta del 2012 Renzi si assunse totalmente ogni responsabilità, oggi fa quasi lo stesso, ma ricordando anche come sia stato ostacolato, come un pochino di colpa la abbiano anche gli altri. Esattamente quello che fanno tutti i politici: abbiamo sbagliato, ma in fondo lo abbiamo fatto per colpa degli altri.

Il risultato è stato che il ribelle Renzi si è travestito da conformista.

Serve che il Partito Democratico torni a lanciare una sfida di alto livello al sistema dominante.

Viviamo un periodo storico molto particolare, in cui le ideologie del passato risultano sempre più fragili e dove il sistema attuale si sta via via sgretolando.

Serve tornare a essere ambiziosi, non verso il potere, ma verso l’elaborazione di una visione che getti le basi per il futuro dei prossimi decenni.

Servono contribuiti intellettuali per dimostrare che possono esistere delle alternative al sistema vigente, per l’elaborazione di alternative ideologiche, culturali e sociali.

In un’epoca di post-qualsiasi-cosa (post-democrazia, post-verità), forse sarebbe ora di parlare del nostro sistema e introdurre l’argomento del post-capitalismo, ma non con l’obiettivo di abbattere il capitalismo in sé, ma con quello di ripensarlo, rivoluzionarlo, supportarlo nel suo aggiornamento.

Tutti però devono essere coinvolti in questa rinnovata necessità di cambiare le cose, e tutti devono iniziare a farlo, partendo dal proprio metro quadrato di spazio.

Abbiamo visto al lingotto 17 un Renzi pieno di buoni propositi. Questa volta cerchiamo di portarli fino in fondo. Cerchiamo di non farci trovare ancora impreparati alle sfide sociali e politiche che abbiamo davanti.

Senza Renzi in questo paese, al momento, la sinistra non c’è.

Il movimento che si sta formando attorno a Pisapia, per ora è un insieme di personalità talmente differenti le une dalle altre che lasciano dei dubbi, uno fra i tanti è vedere avanzare sul palco Bersani e Speranza con il pugno chiuso alzato. Solo che il pugno è sbagliato è quello destro anziché il sinistro. Segno che, in effetti, sono dei reduci e non degli eredi, destinati alla rinnovamento.

Ma una frase di Pisapia mi ha colpito: ”Chi sta con Marchionne ma non con Landini, non è di sinistra”. Vorrei sapere se Landini è in grado di creare lavoro. Giustamente lo difende, ma per difendere una cosa, quindi anche il lavoro, bisogna che il lavoro ci sia e, di conseguenza, ci deve essere chi il lavoro è capace di crearlo e quindi anche un Marchionne.

Anche queste parole sono solo slogan, nulla che si avvicini a quella realtà di cui abbiamo un bisogno estremo: lavoro. Per questo è utile, necessario per la sopravvivenza del lavoratore stare anche con chi il  lavoro può darcelo e nel contempo difendere il lavoratore dagli abusi. E nella grande riunione di Pisapia, questa sfumatura non l’ho colta.

 

 

LA SINISTRA CHE CI METTE LA FACCIA


bandieraLA SINISTRA CHE CI METTE LA FACCIA

Sento continuamente ripetere “Matteo Renzi non è di sinistra”, ok, incominciamo:
Se essere di sinistra vuole dire “mai oltre il 20/25 %.
Se essere di sinistra vuole dire “coltivarsi i propri orticelli”.
Se essere di sinistra vuole dire “mai toccare i poteri forti”.
Se essere di sinistra vuole dire essere chiusi.
Se essere di sinistra vuole dire essere conservatori.
Se essere di sinistra vuole dire lasciare vincere le destre.
Ebbene, allora si, Matteo Renzi non è di sinistra, o meglio, Matteo Renzi appartiene a un’altra sinistra, alla sinistra che ci mette la faccia, alla sinistra aperta, alla sinistra che fa le riforme, alla sinistra del fare, alla sinistra vincente.

E qui vale la pena aggiungere le parole di un maestro del nostro tempo: Giuliano Pisapia.

“Io credo ancora in una sinistra diversa dalla destra e questo è il punto di partenza. Per chi è uscito dal Pd il nemico principale è il Pd, per chi si è allontanato dal partito il nemico principale è Renzi. Quando sento dire che Renzi è uguale a Berlusconi io mi ribello. Quando sento che il nemico da abbattere è il Pd per costruire un partito di sinistra-sinistra, io chiedo anche i danni che ha fatto questa sinistra-sinistra. Una “sinistra” che non si assume responsabilità di governo e critica chi le assume e dove ci sono i duri e puri e qualche puro epurato da qualcuno che è più puro. Quelli che sono rimasti 30 anni indietro. Ma il mondo è cambiato, e anche il modo di fare sinistra”.

 

IL NEMICO DA COMBATTERE


IL NEMICO DA COMBATTERE

svastichePer vent’anni la destra è andata avanti con la teoria che c’è un nemico da combattere. In primis i comunisti, poi in  genere la sinistra. Pur governando tutti i cittadini,  ha sempre diviso il paese in buoni e cattivi, secondo il suo giudizio, e siccome i cattivi erano i lavoratori comunisti iscritti alla Cgil, o coloro che manifestavano un pensiero diverso da quello rigoroso e bigotto del cattolicesimo, allora i nemici diventano i lavoratori tesserati della Cgil, i gay, la fecondazione assistita, la fecondazione eterologa e così via.

La innaturale unione tra destra e Lega ha portato anche a vedere i nemici negli extracomunitari, bollati come coloro che causano stupri, delitti, ruberie e quant’altro di brutto. Da qui le stupide leggi come quella delle impronte ai bimbi rom, o l’istituzione delle ronde.

La destra di governo di questi ultimi 20 anni  è sempre rimasta fedele alla destra estrema fascista, sdoganandone tutte le parti che nel corso della prima repubblica erano state ecluse dall’arco parlamentare. Non meravigliamoci se poi negli stadi si sentono cori razzisti, o se le strade della bellissima città di Roma sono tutte imbrattate da scritte inneggianti al fascismo, vergate addirittura con i caratteri del ventennio.

Del resto, se il capo della coalizione di destra si limita a dire che Mussolini ha fatto di male solo le leggi razziali, e che Mussolini per certi versi ha fatto bene, e che non ha mai ucciso nessuno, tutt’al più  mandava i suoi oppositori in vacanza al confino, non potevamo aspettarci nulla di diverso da quello che abbiamo vissuto.

Se si esaminano attentamente le parole della propaganda elettorale di destra, si trovano sempre le parole “battaglia”, “guerra”, “nemico da combattere”, tutte parole care al ventennio fascista. Ci manca solo il trio della fede fascista: credere, ubbidire e combattere, e la storia si completa. Se poi si pensa che quei giovani che si recano a votare per la prima volta nel 2013, hanno tirato il loro primo respiro già nell’epoca berlusconiana, vengono i brividi a pensare che razza di cultura si siano fatti in quest’aria mefitica  fascistoide.

La destra comunque sostiene che il nostro sia un paese democratico, tuttavia nei lunghi recenti anni del suo governo ha pensato ad una sola parte della cittadinanza. Sono cresciute le corruzioni, le evasioni, le protezioni dei patrimoni, gli scudi fiscali per i grandi ricchi, ma non sono progrediti i salari, i diritti dei lavoratori, la giustizia sociale, l’uguaglianza tra i cittadini, anzi, la forbice tra poveri e ricchi si è sempre più allargata, fino a giungere ormai ad un punto di rottura. Dopo di che c’è solo la ribellione popolare.

Ma se il nostro paese è in democrazia, come mai al governo hanno sempre governato per una sola parte del paese e non per tutti? Quando si assume il governo di un paese, ogni cittadino dovrebbe essere tutelato e benvisto dal governo stesso, anche se appartiene ad un’altra fascia di pensiero. E invece no, per vent’anni abbiamo vissuto la divisione tra buoni e cattivi, dove i buoni (cioè loro) danno sempre la colpa ai cattivi (cioè la sinistra) per tutti i disastri che hanno combinato.

E’ ora di cambiare e di mettere al governo qualcuno che consideri i cittadini, tutti figli suoi (come dice Bersani).

RESPONSABILITA’


RESPONSABILITA’

Di questi tempi va di moda la parola “responsabilità“. La si applica un po’ a tutto ed è come una panacea che tenta di risolvere i problemi specie quelli politici, sindacali e sociali.

Che vuol dire “responsabilità in politica”? Niente. Nel nostro paese, tutti i politici si sentono “responsabili, fidati paladini di tutte le libertà”.  Impossibile trovare un “irresponsabile” che si dichiari tale, anzi a sentirli sono tutti santi. Irresponsabili sono solo coloro che la pensano diversamente. Di conseguenza la parola responsabilità in politica (almeno nel nostro paese) è del tutto priva di senso.

Che vuol dire responsabilità nel sindacato e nel lavoro?  Sembra che ad essere “responsabili” siano solo quei sindacati che accettano passivamente le imposizioni padronali, a scapito dei diritti dei lavoratori e di un peggioramento delle loro condizioni di lavoro. Un esempio per tutti. La Fiat chiede un atteggiamento di responsabilità alla Fiom. Ciò sta a significare che se non viene accettato il progetto di Marchionne, la Fiom è irresponsabile.  Marchionne dice esplicitamente ai lavoratori che se non scelgono quel che vuole lui,  si chiude la fabbrica. In queste condizioni un lavoratore è sotto ricatto.  La responsabilità che  viene chiesta ai lavoratori è quella di  accettare un ricatto.  E perché la responsabilità viene chiesta ai lavoratori, mentre chi comanda e decide fa come gli pare e pretende che gli altri siano responsabili?

Che vuol dire “responsabilità” oggi nella scuola e nelle Università? La Gelmini impone gelidamente  una riforma dell’Università, che non piace e non è condivisa da tutti coloro che vivono nelle Università, sia come studenti, che come professori e ricercatori, e poi chiede responsabilità a tutti questi. Responsabilità di che? Di condividere la sua riforma! Anche in questo caso si pretende responsabilità solo in chi deve tacitamente accettare e ubbidire. Se non si condivide questa riforma si è tacciati vilmente da “irresponsabili”.

Strano modo di pensare: i capi si credono esenti da responsabilità nell’imporre, i sudditi debbono essere “responsabili” ed accettare. Questo è fascismo sfacciato, ma detto con altre parole, anzi con paroloni che servono solo per confondere.

Conseguenza logica:

* Siamo irresponsabili se non siamo del partito di maggioranza!

* Siamo irresponsabili se non condividiamo le scelte dei sindacati sottomessi alla politica attuale e se non condividiamo le imposizioni di un Marchionne e dei simil marchionni che vorranno seguire le sue tracce!

* Siamo  irresponsabili se non condividiamo la riforma universitaria imposta da questo governo!

* Siamo  irresponsabili se non condividiamo le imposizioni di Sacconi sul lavoro!

* Siamo irresponsabili se ci sentiamo di sinistra!

* Siamo irresponsabili se vogliamo che le condizioni dei lavoratori non peggiorino!

 

 

HO VOGLIA DI PAROLE NUOVE


LE PAROLE DI VENDOLA

Non vinceremo questa partita per salvare il Paese solo con la politica, la vinceremo con una nuova semina di cultura e di ricostruzione di legami sociali.

Nessuno è senza colpe.  La classe politica  che ha più colpe degli altri è quella che esprime questa maggioranza  di governo (da 10 anni al governo). E’ una politica, quella della maggioranza attuale,  che distrugge la scuola pubblica, che ammazza la ricerca e che vuole mettere il bavaglio all’informazione è che, pur di conseguire il consenso  popolare, fomenta odio e violenza (pur definendosi ironicamente e cinicamente il partito dell’amore).

Ma anche l’opposizione, il centro sinistra, ha una grossa responsabilità. E’ incapace di stigmatizzare i comportamenti deplorevoli, che giorno dopo giorno, anno dopo anno,  hanno finito per essere accettati e sono diventati cultura dominante.

Rinunciare a presentare proposte che esprimano una cultura alternativa, laica, liberale, sociale, vuol dire assumersi una responsabilità grandissima e quando si rincorre addirittura la maggioranza per assumere le stesse posizioni razziste, si rende un pessimo servizio a questo paese. Si legittima la corruzione, la concussione, l’individualismo.

Fare i perbenisti, sopportare senza reagire gli atteggiamenti maschilisti, la demagogia,l’asservimento all’autorità confessionale, non è fare opposizione seria. Sorvolare sulla volgarità di certi ministri, sull’individualismo e l’arricchimento personale di altri, è un delitto che si commette di ftonte al paese.

Per salvare l’Italia occorre un cambio di marcia, un cambio di cultura, prima del nucleare, del lavoro, dell’acqua e prima di tante promesse, bisognerebbe dimostrare di fare qualcosa per affermare valori di civiltà e umanità. Che oggi non abbiamo più.

LA POLITICA NON BASTA


LA POLITICA NON BASTA

“Non vinceremo questa partita per salvare il Paese solo con la politica, la vinceremo con una nuova semina di cultura e di ricostruzione di legami sociali“.

Queste parole di Nichi Vendola fanno davvero meditare.

Come siamo messi oggi?

Il nostro paese, negli ultimi anni, è diventato  individualista, materialista, superficiale, chiuso, e disperatamente triste.

La società è diventata violenta e  razzista.

Ma di chi è la colpa di questo degrado sociale?

Nessuno è senza colpe.  La classe politica  che ha più colpe degli altri è quella che esprime questa maggioranza  di governo (da 10 anni al governo). E’ una politica, quella della maggioranza attuale,  che distrugge la scuola pubblica, che ammazza la ricerca e che vuole mettere il bavaglio all’informazione è che, per conseguire il consenso  popolare, fomenta odio e violenza (pur definendosi ironicamente e cinicamente il partito dell’amore).

Ma anche l’opposizione, il centro sinistra, ha una grossa responsabilità. E’ incapace di stigmatizzare i comportamenti deplorevoli, che giorno dopo giorno, anno dopo anno,  hanno finito per essere accettati e sono diventati cultura dominante.

Si fanno manifestazioni libere, pacifiche, civili, come quelle che chiedono un’informazione libera, o le dimissioni di un corruttore, o  il rigetto di una legge iniqua,  eppure i nostri rappresentanti prendono le distanze, com’è successo ieri con il No B Day 2.

Rinunciare a presentare proposte che esprimano una cultura alternativa, laica, liberale, sociale, vuol dire assumersi una responsabilità grandissima e quando si rincorre addirittura la maggioranza per assumere le stesse posizioni razziste, si rende un pessimo servizio a questo paese. Si legittima la corruzione, la concussione, l’individualismo.

Fare i perbenisti, sopportare senza reagire gli atteggiamenti maschilisti, la demagogia, l’asservimento all’autorità confessionale, non è fare opposizione seria. Sorvolare sulla volgarità di certi ministri, sull’individualismo e l’arricchimento personale di altri, è un delitto che si commette di fronte al paese.

Per salvare l’Italia occorre un cambio di marcia, un cambio di cultura, prima del nucleare, del lavoro, dell’acqua e prima di tante promesse, bisognerebbe dimostrare di fare qualcosa per affermare valori di civiltà e umanità, che oggi non abbiamo più.

PER ME LA SINISTRA E’… NON AVERE PAURA


PER ME LA SINISTRA E’… NON AVERE PAURA

“Per me la sinistra è prendere per mano la persona che mi sta accanto,
non avere paura di camminare per le strade,
vedere negli occhi di chi viene in Italia a cercare una speranza
gli stessi occhi dei nostri padri e dei nostri nonni
che quella speranza la cercarono pochi anni fa
non un secolo fa,
in viaggi di nevi e lacrime
verso un altro luogo, un altro orizzonte,
reduci dalla fame, dalla luce nera, dalle macerie.

Per me la sinistra è la forza della memoria,
la cicatrice che diventa comprensione.
il dolore che si trasforma in tolleranza,
il passato che è una porta spalancata sul futuro,
sono i nostri figli
la nostra voglia di libertà, di pace,
di nuvole da contare e raccontare.

Per me la sinistra è la terra dura, la zappa del contadino,
lo studio per tutti,, il razzismo sepolto dai colori,
un fiume che si chiama giustizia,
l´allegria di essere per gli altri e con gli altri.

Insieme. Uniti. Felici”

(dal Web)

UNA VOLTA SULLA LAVAGNA


UNA VOLTA SULLA LAVAGNA

Un tempo esistevano nelle classi elementari le lavagne coi gessetti.  Quando la maestra si assentava per un momento, chiamava il “capoclasse” che tracciava una bella riga verticale e divideva la lavagna in due colonne.

In cima alla colonna di sinistra scriveva, bello grande, CATTIVI (forse si chiama sinistra per quello), ed in cima alla colonna di destra scriveva BUONI.

Il papi nazionale si comporta come il capoclasse delle elementari, divide gli italiani e, naturalmente i gruppi politici, in buoni e cattivi.

Fra i finiani, adesso, ci sono i buoni ed i cattivi. Il papi tenta con la scure della colomba della pace di dividerli ancora di più.

Nell’opposizione ci sono i moderati ed i dipietristi, cattivi che, nell’intento di dividere chi sta all’opposizione, viene portato costantemente come esempio di opposizione (ovviamente non moderata).

Nei sindacati ci sono quelli buonissimi, alla buonanni o angeletti per intenderci, e quelli cattivissini, alla Cgil per capirci, coi quali non si parla neppure  e neppure si invitano a trattare. Sono semplicemente “cattivi”.

Ma la politica  è una cosa seria, non è semplificazione e tanto meno divisione della gente tra buoni e cattivi, con chi ci sta o chi non ci sta.

La politica è un’arte, è la capacità di tessere intese, di ricucire ferite, di trovare accordi, di aiutare i più deboli, di trovare un bene comune per fare vivere la propria gente nel miglior modo possibile. Per il bene del paese.

Arte che il papi non possiede, qualunque contorcimento faccia, per darla da bere. E con lui. il suo reggibastone legaiolo che di politico vede solo l’orto dei “lumbard”.

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