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SAPER TACERE

SAPER TACERE

Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male.
Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio.

(Hernàn H. Mamani – Dal libro La donna della luce)

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SAPER ASCOLTARE GLI ALTRI

SAPER ASCOLTARE GLI ALTRI

Un’accurata ricerca afferma che la persona media ascolta per diciassette secondi prima di interrompere e incominciare a parlare lei.

Questa prassi può essere definita “ascolto egocentrico” e raramente favorisce una conversazione costruttiva. Il vero ascolto, invece, crea un clima positivo in cui con ogni probabilità l’interlocutore  sarà disponibile ad ascoltare ciò che vuole dire l’altro.

Molto spesso la qualità di un uomo o di una donna si misura sulla sua capacità di ascoltare.

E’ la porta che apre alla fiducia tra due persone.

Proviamo ad osservare e proviamo a mettere in pratica alcuni consigli. Per esempio si può ascoltare anche con il corpo.

Con gli occhi. In questo modo si offre all’interlocutore un’attenzione esclusiva. Mentre si parla occorrerebbe guardare l’interlocutore e smettere di fare quello che si sta facendo. Questo modo di operare dice esattamente all’altra persona “Quello che mi stai dicendo mi interessa ed è importante per me”.

Col collo. Si può annuire ed è un gesto che dice: Sto cercando di comprendere quello che tu mi dici”.

Con le mani. Non si giocherella con matite, carta, telecomando. Se si sollevano in alto o si mettono le mani dietro la nuca, di dà l’impressione proprio che ci si sta annoiando e quello che vien detto è una barba.

Con la schiena. Se, ogni tanto, ci si china verso chi sta parlando con noi, invece di rimanere rigidi, quel leggero movimento dà l’impressione che si sta ascoltando con attenzione.

Persino coi piedi, si possono ascoltare le persone o dare l’impressione di pensare ad altro. Se ci si alza in piedi, si fa un giretto, o addirittura si va nella stanza accanto, è un modo di comunicare a chi sta parlando  che ci si allontana da lui.

Nel film “Il Divo”, di Paolo Sorrentino, la mimica delle mani e del corpo di Andreotti, era particolarmente  sottolineata e spiegata dalla sua “segretaria” ad una signora che voleva parlare con lui.. “Se tiene le mani giunte, significa che sta ascoltando, se tiene le mani giunte, ma ogni tanto separa le dita, significa che lo state annoiando o che gli state dicendo cose che non gradisce o che sa già. Se sbatte le dita con frequenza, significa che ve ne dovete andare”. (Cito a memoria e pertanto possono esserci imprecisioni, ma il significato che il regista dà ai gesti delle mani di Andreotti, dà davvero l’idea dell’importanza del corpo, nella conversazione).

E’ istruttivo anche osservare i personaggi nei vari talk show. C’è quello che si agita  sulla sedia, mentre ascolta e dimostra così di non ascoltare, quello che muove i piedi su e giù in una specie di ballo della tarantella, segno che vuole interrompere chi parla, quello che dissente con la testa per mettere a disagio chi sta parlando, quello che fa boccacce, o quello che spalanca gli occhi come dire: “ma che cazzo stai dicendo”, senza proferire parola. In ultima analisi maleducati ed insofferenti.

Proviamo noi ad essere delle persone che sanno ascoltare gli altri. Dobbiamo cercare di ascoltare, oltre le parole, anche i sentimenti  che vengono espressi, se ci si limita a replicare alle parole ignorando i sentimenti l’interlocutore ha l’impressione di non essere compreso.

Bisogna cercare di comprendere, il meglio possibile, l’interpretazione che l’interlocutore dà di ciò che gli è accaduto. Ascoltare con empatia. Resistere alla tentazione di manifestare il proprio punto di vista, prima che, chi ci parla, abbia completato quello che vuole dire e si senta compreso. Dopo di che sarà molto più disponibile ad ascoltare anche la nostra opinione.

Cercare di comprendere meglio le idee, ponendo domande adeguate e quando si ottiene la risposta a questa interlocuzione, non aggredire, ma annuire anche se non si condivide o si disapprova ciò che si è ascoltato. Solo dopo, l’interlocutore è normalmente disponibile ad accettare anche un punto di vista diverso, se si sente prima compreso in quello che voleva dire.

 (L’immagine è del “Roseto di Roma“, bellissimo)