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IL GIOCATTOLO CON LA BANDANA


IL GIOCATTOLO CON LA BANDANA

I giornali di famiglia dicono, adesso, che Berlusconi ha capito di essersi contornato di personaggi troppo servili, con la vocazione al lecchismo,  magari dotati di culo e tette, ma di poco cervello.

Troppo tardi.  Doveva pensarci prima.  Sono convinta, che la scelta di contornarsi di mezze figure sia stata   ponderata e voluta. Lo fanno tutti coloro che vogliono emergere, per timore di essere surclassati dai propri collaboratori.

La stampa di casa sostiene, inoltre,  che Berlusconi è intelligente e saprà comunque rimediare in un prossimo fururo, anche a questo “errore”. Deve buttare via tutta questa zavorra di personaggi troppo devoti. Cosa che sarà impossibile da attuare perchè anche se si cambia qualche faccia, ne arriveranno altre con le stesse predisposizioni al servilismo. E’ una codizione naturale che deriva dal fatto che quel parttito, finché resta Berlusconi, sarà sempre un partito con un padrone cui si deve obbedienza e ossequio.

Chi si contorna di mezze figure, comunque, non è intelligente, ma fragile e infantile, perchè dimostra tutta la sua pochezza d’animo, il desiderio di essere sempre il capoclassse, il primo, di essere sempre al centro dell’attenzione e di essere il migliore di tutti. «Io comando un governo che è il migliore degli ultimi 150 anni»  sono le frasi che denotano il  “grado” di intelligenza e che danno l’idea della incapacità di conoscenza della realtà, mentre sta vivendo una realtà fasulla, presente solo nella propria testa. Infantilismo.

«Ci sono i ristoranti pieni, si fa fatica a prenotare un posto in aereo, quindi non vedo il benché minimo segno di crisi» affermazioni  dell’ex presidente del consiglio, che fanno pensare chiaramente ad una realtà personale, estranea al paese.

E non credo che le cose nella sua testa siano cambiate. La voglia di essere sempre il primo c’è ancora ed è grandissima, forse anche più di prima. Tacita Alfanino, va lui a parlare con Monti, è lui che stabilisce l’ordine delle cose nel partito anche se ne è solo il presidente, è lui che avanza le idee straordinarie che dovrebbero rilanciare il Pdl. Per esempio la Repubblica Presidenziale alla francese.

Ma chi sono queste persone vedove del Papi? Queste zavorre incombranti da cacciare? E’ ovvio quelli che lo rimpiangono aspettando che risorga.  Quelli che con il loro servilismo hanno contribuito anche a sminuire Berlusconi stesso.

Gli Scilipoti, le veline e le ministre per scherzo cui l’Unto del Signore ha dado immeritata ma lucrosa celebrità. Le Santanchè e i La Russa, personaggi politici bruciati  dalla loro rabbiosa inconsistenza  cui egli ha dato la possibilità di entrare  nel gioco o nel giro dei VIP.

I Giovanardi  e i Rotondi, rottami vaganti senza direzione  fra le onde di un mare torbido  dopo l’implosione della Balena Bianca.

I Belpietro e i Sallusti, quelli che adesso denunciano il comportamento di Berlusconi inopportuno nelle scelte dei personaggi, convinti del fatto che la brutalità del pensiero e della scrittura sia prova di intelligenza  robusta e creativa. 

E i Ferrara,  e i Cicchitto  e i Sacconi, convinti, come l’ultimo giapponese nell’isola sperduta del Pacifico, di dover ancora combattere i Komunisti dei loro incubi politici.  Personaggi che hanno vagato, come mine senza miccia, da un partito all’altro in cerca, appunto, di chi, in quel momento, era sulla cresta dell’onda.

Tutti insieme in attesa del suo ritorno, magari come Presidente della Repubblica, con la nostalgia dolorosa dei vedovi  e delle vedove. Animati da una rabbia implacabile contro quelli che hanno tolto loro il giocattolo di mano. Il giocattolo con la bandana.

IL MITO DELL’ARTICOLO 18


IL MITO DELL’ARTICOLO 18

Il prof. Monti, ha detto esplicitamente che «L’art.18 è un tema centrale della discussione. E’ ora di passare dai miti, dai simboli, alla realtà».

Ma quale mito? In Italia, nonostante l’art. 18 dello statuto, vengono licenziati a centinaia  quarantenni e cinquantenni,  ed al loro posto non si assumono i giovani. Per questo non credo che l’abolizione dell’art. 18, sia la soluzione giusta per incrementare le assunzioni.

Anzi, credo che l’abolizione dell’articolo 18, con il suo carico simbolico,  potrebbe segnare la sconfitta dei lavoratori. E’ come se un esercito perdesse la propria bandiera.

Non è una questione di articoli, ciò che è in gioco è un atto di forza sul mercato del lavoro

Si cerca di frantumare un simbolo di tutela per determinare una svolta pericolosa riguardo al ruolo delle parti sociali.

Del resto pare di capire che lo scopo di questo governo tecnico, svincolato da rappresentanza politica, sia proprio quello di cambiare i rapporti tra interessi particolari (partiti, sindacati, categorie) ed interesse superiore di cui questo governo è portatore.

Credo che questo modo di pensare piaccia molto alla destra, ma danneggi molto la sinistra, in particolare il PD.

Portare il paese su un piano sdrucciolevole che ha come meta il ridimensionamento delle rappresentanza sociali e di quei corpi intermedi che garantiscono il pluralismo sociale, sarebbe la morte, per un partito che ha messo al centro del suo programma il lavoro ed i cittadini, la loro tutela e la loro sicurezza.

Un chiarimento è necessario. Per quale motivo pensare sempre e solo a ridimensionare quelle che sono le tutele sociali dei lavoratori e non anche ad una bella riforma in campo industriale? 

Se la riforma del lavoro si traduce in un ridimensionamento del ruolo delle rappresentanze sociali, non è altro che la continuazione di ciò che  stava facendo Sacconi.

Come dice questo brano tratto dal blog “La Classe Operaia”: «La fine dello art.18 è messa in conto per liquidare una classe lavoratrice qualificata e mettere al suo posto lavoratori usa e getta come si sta facendo dappertutto con la legge Biagi. Monti predica un paese di virtuosi morti di fame che mantengono la grassa e sazia borghesia che lui ed i suoi professori rappresentano nel governo. Venticinque milioni di lavoratori italiani che finanziano il benessere e l’opulenza dei ceti ricchi e benestanti. Magari perché, come sosteneva Reagan, chi è ricco è virtuoso perché Dio lo ha premiato, mentre chi è povero è reprobo e Dio lo ha punito per la sua incapacità».

UNA BEFFA: DIMISSIONI A RATE


UNA BEFFA: DIMISSIONI A RATE

Anche questa è una novità introdotta dal berlusconismo. Dimissioni sì, ma a rate.

Il cavaliere annuncia le dimissioni, dice di essere disponibile alle dimissioni, solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, ma non si dimette per ora.  Non pronuncia un chiaro “mi dimetto”, ma  annuncia le dimissioni “a tempo“.

Questo cercare di prolungare i suoi tempi alla permanenza al governo ha alcune conseguenze che  sembrano tragiche e comiche nello stesso tempo. Più tragiche che comiche.

La prima: si approverà la legge di stabilità, perché lo vuole l’Europa, in cui lui infilerà qualsiasi “cosa” che ritenga utile per sé e per le sue aziende, come per esempio la modifica delle attuali disposizione sulla eredità familiare. Il suo interesse prima di tutto. E questa è la parte comica.

La seconda, se la legge di stabilità  verrà approvata, con la fiducia, perché così avverrà, anche se ha detto che non sarà necessario mettere la fiducia, i numeri dei voti parlamentari che otterrà, supereranno la soglia dei 316 necessari per la maggioranza assoluta, perché anche l’opposizione, o parte di essa, voterà sì, o si asterrà.

Di conseguenza, il premier dimissionario, non avrà più le ragioni della scarsità dei voti per dimettersi e tratterà con Napolitano, le sue “dimissioni” col ricatto: “niente governo tecnico, niente larghe intese, elezioni subito o io non mi dimetto, c’ho i numeri”. In caso di dimissioni ricatterebbe ancora il Presidente della Repubblica per ottenere un “reincarico” fino alla primavera del 2012, a dispetto dell’Europa e di chi lo vuole a casa.

Se Napolitano cederà alla richieste dell’arcoriano purché se ne vada, non farà un governo super partis, vincerà il cavaliere comunque. Questo comporterà che si dovrà votare con l’attuale legge porcata, perché un governo di larghe intese, che potrebbe protrarsi anche per un anno, avrebbe  tutto il tempo per cambiare la legge elettorale

La terza e questa è la conseguenza tragica: qualora la legge di stabilità venga approvata, essendo una legge definita da più parti “lacrime e sangue” porterà l’impronta malefica del berlusconismo. Il che comporta anche le manganellate di Sacconi sui lavoratori e le schifezze di Brunetta.

E, naturalmente, niente tasse sulle rendite finanziarie, niente patrimoniale sul lusso, niente morsa sugli evasori, condoni per tutti i furbi e furbetti, e alla fine a pagare e davvero a piangere saranno sempre i soliti: i più poveri, quelli che hanno una busta paga, il pubblico impiego, i pensionati, gli enti locali.

Berlusconi se ne andrà solo dopo aver fatto a pezzi lo stato sociale, di cui questo paese andava fiero.

Il fido Cicchitto ha già detto che la legge di stabilità richiederà un po’ di tempo (un mesetto) prima di essere approvata, ci sarà il Senato, poi un passaggio in Commissione e poi alla Camera. Si arriva a metà dicembre,

Napolitano comincerà le consultazioni, ci impiegherà almeno una decina di giorni, sempre che il cavaliere com’è solito fare,  non dica di essere stato frainteso e non voglia dimettersi.

Si arriva a Natale e in Italia facciamo le vacanze, al parlamento come a scuola, e prima della Befana non si fa nulla.

Questo tempo che la destra si sta prendendo con la scusa della legge di stabilità, ha lo scopo di tempestare con una campagna elettorale spaventosa e pressante la gente, di convincerla che non ci sarà nulla di meglio che questa destra miracolosa, se sarà guidata dall’Angelino.

Aspettiamoci una bombardata di Tv, giornali, trasmissioni radio tutte destrorse. Ancora mesi e mesi da incubo, e la nostra credibilità non sarà solo a terra, ma verrà sepolta definitivamente.

Su queste dimissioni a tempo restiamo molto dubbiosi, ne vediamo solo gli interessi personali a resistere il più a lungo possibile e vediamo ancora una volta allontanarsi il bene del paese.

Le fantasione dimissioni a rate, inventate da Berlusconi, non calmeranno il mercato, né daranno fiducia, ma contribuiranno a creare incertezza a coloro che dovrebbero comprare parte del nostro debito.

LA FISSAZIONE DI SACCONI


LA FISSAZIONE DI SACCONI

Per convincerci che ci sarà più lavoro, se si aumentano i licenziamenti, Sacconi ci spaventa e spera che ci ”scappi il morto”.

L’Italia ha conosciuto l’anomalia di circa 40 anni di terrorismo . Mi auguro che non si arrivi all’omicidio come è già accaduto con Marco Biagi”. E insiste: “Oggi vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio come è accaduto, l’ultima volta 10 anni fa proprio con il povero Marco Biagi nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi”.

Sacconi crede che questi siano i tempi giusti perchè le Brigate Rosse, Forza Nuova, Prima Linea si risveglino e comincino ad ammazzare qualcuno o a sparare alle gambe a qualcun altro.

Solo in questo modo si potranno poi spiegare le leggi speciali, le forzature del governo sui sindacati, le paure dei lavoratori che, proprio perchè spaventati, potrebbero ritorcersi contro i sindacati stessi.

Non per nulla il licenziamento facile ha già “incassato” il placet di Confindustria.

Se non è fissazione (che rasenta la disperazione, fino ad invocare il morto), come dobbiamo chiamare la volgarità di questo ministro?

Per andare avanti sa solo rompere tutti i legami sociali sul lavoro e spezzare la solidarietà tra i lavoratori.  All’insegna del “vai via tu che subentro io”. Ha già creato, nel mondo del lavoro, enormi spaccature, con questa sua fissazione sui licenziamenti.

Le parole hanno il loro peso, ed un ministro, che ha in mano  il destino dei lavoratori ed il futuro dei giovani, dovrebbe pensare cento volte prima di parlare e stare attento a quello che dice.

SORELLA ACQUA ADDIO?


SORELLA ACQUA ADDIO?

Giovedì 8 settembre 2011 il ministro del lavoro che odia i lavoratori, Sacconi, parlando ad un Convegno del Centro Studi di Confindustria, ha spiegato che vuole dare impulso alle liberalizzazioni “a partire dai servizi pubblici locali” ed ha dichiarato testualmente: “Altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo di rimettere in discussione il referendum”.

E’ chiaro. Dalle parole del ministro si evince la manifesta volontà del governo di sovvertire l’esito del referendum sull’acqua pubblica.

Per denunciare “il colpo di mano” del governo, nei giorni scorsi, sono scesi in piazza Cgil e Forum Acqua Pubblica.

Paolo Carsetto, portavoce nazionale del Forum, lo ribadisce: “ Si sta minando pesantemente la democrazia di questo paese, contraddicendo, attraverso l’articolo 4 quanto deciso dalla volontà popolare. Quell’articolo non è altro che il copia e incolla di quanto contenuto nel decreto Ronchi, già bocciato dalla schiacciante vittoria del referendum ed è inutile che ci vengano a dire che il referendum era solo relativo all’acqua , si parlava di servizi pubblici locali in senso lato, che adesso si vogliono nuovamente privatizzare”.

E’ successo che l’articolo 4 della manovra del 13 agosto (Liberalizzazioni, privatizzazioni ed altre misure per favorire lo sviluppo) ha un titolo beffardo e in qualche modo rassicurante: “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’Unione europea”. Peccato che nel testo si faccia esattamente il contrario. L’articolo infatti al primo comma impone a tutti “gli enti locali” di “liberalizzare tutte le attività economiche” definite “servizi pubblici locali”.

Il ministro Tremonti, davanti al montare delle proteste, ha cercato di spiegare che il referendum sull’acqua è perfettamente rispettato, citando il comma 34 dell’articolo 4.  E’ vero il comma 34 specifica che “sono escluse dall’applicazione del presente articolo il servizio idrico integrato” ma le eccezioni previste  lasciano ampi dubbi sui terreni di applicazione. Ed in più, con una particolarità che fa nascere più di un sospetto, non sono ben specificate  nel decreto le condizioni previste  per le multiutility  che gestiscono vari servizi e non solo l’acqua.

Tuttavia a rendere chiara l’intenzione del governo è stata sufficiente la precisazione del ministro Sacconi nel convegno di Confindustria. Non occorre andare tanto lontano per sapere come il governo la pensa in proposito e per immaginare che cosa potrebbe succedere. Della volontà popolare e del referendum questo governo ne fa carta straccia.

Intanto i giuristi estensori dei quesiti referendari per l’acqua bene comune hanno lanciato un appello ( http://www.siacquapubblica.it), perché la  “lettura della manovra di Ferragosto produce una sensazione  di profonda preoccupazione in chi ha a cuore la democrazia ed i beni comuni”.

(Fonte: l’Unità)

SACCONI, DEBITO PUBBLICO, STA ZITTO CHE E’ MEGLIO!!!


SACCONI, DEBITO PUBBLICO, STA ZITTO CHE E’ MEGLIO!!!

Per Maurizio Sacconi la purezza dei conti pubblici è un totem intoccabile.

Oggi dice: “il risanamento della finanza pubblica e l’obiettivo di pareggio del bilancio comportano inesorabilmente il pieno controllo dei conti della previdenza, dell’assistenza, della sanità, della finanza locale  e del pubblico impiego”.

Questo è quello che il ministro del lavoro afferma ai nostri giorni.

Ma in altre epoche l’espansione del debito  la teorizzava in pubblico, ossia in parlamento.

Non sono pochi coloro che lo ricordano relatore di maggioranza delle Finanziarie del 1983, del 1984 e dl 1987, in quanto rampante esponente del PSI di Bettino Craxi, molto prima del suo passaggio alle armate azzurre.

Con le prime due, il debito pubblico è passato allegramente da 234 336 mila miliardi di lire.

Dal 1987 fino al 1994 Sacconi è stato sottosegretario al Tesoro. Stesso risultato, come rilevava quando qualche giorno fa  il quotidiano Europa: con lui al ministero, la finanza pubblica schizza in alto, «il debito sul Pil letteralmente esplode, raddoppiando dal 64 al 124 per cento». (fonte: l’Unità)

Si può aggiungere che quando Tremonti e Berlusconi affermano che il debito pubblico viene dal passato, non hanno mica tutti i torti, però perché non lo chiedono a Sacconi, visto che ce l’hanno lì vicino, gomito a gomito?

L’EREDE DELLA POLITKOVSKAJA


L’EREDE DELLA POLITKOVSKAJA

Julia Latynina lavora nello stesso giornale, la “Nuova Gazeta” dove lavorava la Politkovskaja, la giornalista assassinata sotto casa il 7 ottobre 2006. Ne ha ereditato le rubriche ed è considerata l’erede della giornalista morta.

Julia Latynina sarà ospite il 14 maggio al Salone del libro di Torino, dove riceverà il Premio Maria Grazia Cutuli  e il Freedom Defenders Award del Dipartimento di Stato americano. Ha scritto anche un libro: “Il richiamo dell’onore” Ed. Marco Tropea, libro che sarà presentato in quell’occasione.

La giornalista è cosciente  del pericolo del suo lavoro, ma sostiene che i giornalisti della carta stampata corrono meno rischi adesso, perché contano di più le televisioni e quelle sono tutte in mano a Putin, considerato il presunto mandante dell’omicidio di Anna Politkovskaja

Per quanto le due giornaliste si occupassero di raccontare la verità, la Politkovskja si occupava in particolare della Cecenia Fu uccisa da persone vicine all’ex presidente ceceno Alu Alkhanov, che nessuno ha mai interrogato e che non sarà mai condannato. Diede l’ordine di eliminare la giornalista ad un gruppo legato al narcotraffico. Dopo di che Putin lo premiò facendolo Viceministro della Giustizia.

La Russia oggi – racconta Latynina – è una dittatura della paura. Putin ha creato un sistema che ora non riesce più a controllare, perché la corruzione è dilagante. Si può montare un’accusa falsa contro una persona e arrivare alla sua condanna pagando i giudici ed i testimoni. Un poliziotto, un agente del Fsb, il nuovo Kgb, può chiedere soldi ad un uomo d’affari per non farlo rinchiudere e poi sbatterlo lo stesso in carcere. Putin ha affidato le principali aziende del paese ai suoi ex colleghi del Kgb, ma ora non riesce più a comandarli.  Si calcola che il giro di corruzione  superi il  miliardo di dollari l’anno, immaginatevi cosa accadrà per l’Olimpiade invernale del 2014”.

Secondo il parere della Latynina a comandare oggi in Russia sono i colonnelli, i maggiori dell’esercito, o capi di dipartimento ed i loro vice. Il Presidente Medvedev che all’estero dà l’idea di essere un interlocutore credibile, è solo un fantoccio, ma nel paese ha perso la fiducia della gente anche se continua a mostrarsi in tv, per dimostrare il suo potere, a cavallo di una moto, o dentro la pancia di un sottomarino, o a caccia, o mentre fa judo.

Putin non riesce a diminuire il potere dell’esercito perché tradirebbe il sistema che ha creato lui stesso, e lo status quo gli giova parecchio, perché gli consente di restare al suo posto.

L’anno prossimo ci saranno le elezioni presidenziali, ma, secondo la giornalista, non cambierà nulla perche Putin e Medvedev potrebbero semplicemente scambiarsi i ruoli.

Ma il vero problema sono i russi, sostiene ancora la giornalista, perché l’indifferenza ed il menefreghismo dilagano e forse preferirebbero un dittatore tipo Lukashenko in Bielorussia, dove tutti sanno almeno che il vero nemico è lo Stato e chi sbaglia paga, sanno che non si deve credere a Putin, ma ognuno pensa solo al proprio orticello e nessuno si batte per i diritti civili.

L’Italia è così amica della Russia solo per il gas e forse anche perché i due premier sono entrambi narcisisti.

Un esempio per come funzionano le cose in Russia, lo si ha col ministro della Sanità, Tatyana Giokova. Questo ministro si è impegnato a combattere una nuova droga, una nuova eroina spacciata per strada che si chiama “crocodile”. I prezzi questa droga sono bassissimi ed i componenti per tagliarla sono venduti legalmente nelle farmacie e sono prodotti da un’industria farmaceutica il cui proprietario è il ministro stesso. (Note tratte da quotidiani e settimanali)

Il conflitto di interessi non ci giunge nuovo, neppure in ambito farmaceutico. Infatti, Sacconi,  il ministro del lavoro, nonché del welfare e della salute nel 2009, due anni fa, contro la pandemia, annunciata e mai avvenuta, dell’influenza aviaria prima e suina poi, fece acquistare dallo Stato italiano, contro il parere dei più grandi virologi italiani, milioni di dosi di vaccino mai utilizzati e buttati al macero, vaccini prodotti da ditte farmaceutiche associate alla Farmindustria di cui la moglie, Enrica Giorgetti è direttore generale.  

Conflitto di interessi spaventoso e soldi pubblici a quintalate buttati via. Naturalmente tutto è passato sotto il ponte come acqua fresca e per quegli errori ha pagato il solito pantalone.

Pare che molte cose ci accomunino ai Russi, non solo il narcisismo dei premier. Ma anche le tv, i conflitti di interessi in tutti i campi, l’orticello di casa nostra, menefreghismo ed indifferenza per chi sta peggio.

UNA RISPOSTA ESEMPLARE


UNA RISPOSTA ESEMPLARE

Un gruppo di pidiellini: (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi), scrive una lettera aperta al giornale della CEI “L’Avvenire”.

  LA LETTERA APERTA

«Sospendete il giudizio»

Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi.

Un moralismo che nulla ha a che fare con quella imitatio Christi a cui la Chiesa ci invita, e che anzi non si fa scrupoli a brandire per fini politici, e in senso opposto a seconda delle convenienze di parte, l’idea della morale cristiana.

L’enorme scossone mediatico e politico di questi ultimi giorni non si comprende appieno se non come l’ultimo atto di un’offensiva giudiziaria iniziata con Tangentopoli: il tentativo di una piccola ma agguerrita minoranza di magistrati di interferire pesantemente negli assetti politici, per determinare nuovi equilibri che prescindano dal consenso popolare.

Diciassette anni fa c’erano gli arresti spettacolari: politici e personaggi pubblici sfilavano in manette sotto telecamere impietose, e la carcerazione preventiva era lo strumento privilegiato di alcune procure. Ma quante di quelle accuse, urlate da certi magistrati con tanta sicurezza da sembrare indubitabili, si sono rivelate poi vere? Certamente sono stati riconosciuti dei colpevoli, anche se altri pur imputabili delle stesse responsabilità sono stati risparmiati e in alcuni casi nemmeno sfiorati dall’ombra del sospetto. Quel che è più grave, però, in numerose occasioni processi condotti nelle aule dei tribunali sono giunti a ben altre conclusioni rispetto alle accuse iniziali.

Le tante assoluzioni che pure ne sono seguite, però, non potranno mai ripagare l’ingiustizia subita da chi vi si è trovato coinvolto, soprattutto da chi non ce l’ha fatta e si è tolto la vita. E intanto, il paese ha pagato e paga ancora oggi le conseguenze di indagini a senso unico che hanno azzerato il ceto politico moderato, rallentato e inibito la capacità decisionale delle pubbliche amministrazioni, indebolito la grande impresa italiana. Adesso la carcerazione preventiva è stata sostituita dalla gogna preventiva. Si butta nella pubblica piazza con una violenza inusitata la presunta vita privata delle persone (presunta perché contenuti frammentari di intercettazioni e commenti di persone terze non offrono alcuna garanzia di veridicità), e la si chiama ‘trasparenza’.

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Chiediamo a tutti di aspettare, di sospendere il giudizio, di non farsi trascinare nella facile trappola del processo mediatico e sommario al Presidente del Consiglio, e chiediamo che si rispetti una vera presunzione di innocenza nei suoi confronti, finché il percorso di accertamento dei fatti sarà completato. Ve lo chiediamo non solo perché è un elementare principio di civiltà giuridica, ma anche perché noi all’immagine abietta del Presidente Berlusconi così come dipinta da tanti giornali non crediamo.

Noi conosciamo un altro Berlusconi, conosciamo il Presidente con cui abbiamo lavorato in questi anni, e che ci ha dato la possibilità di portare avanti battaglie difficili e controcorrente, condividendole con noi. Siamo certi che il tempo ci darà ragione: ma è di quel tempo che adesso c’è bisogno. Sarebbe assurdo e deleterio per il futuro dell’Italia consentire che, nell’attesa di un esito incerto della vicenda giudiziaria si producesse il danno certo di un cambiamento politico nel segno della conservazione sociale, della recessione economica e del relativismo etico come conseguenza di indagini asimmetriche che colpiscono alcuni risparmiando altri. Ciò che non intendiamo invece tenere in sospeso è la responsabilità di noi, credenti e non credenti, impegnati convintamente nel Popolo della Libertà. Non abbiamo alcuna intenzione di interrompere il lavoro politico e legislativo che ci vede dediti alla costruzione del bene comune, dalla difesa della famiglia alla libertà di educazione, dalle leggi in difesa della vita alla attuazione concreta del principio di sussidiarietà.

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

Firmato: Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi.

Don Giorgio De Capitani, risponde, in modo esemplare, dal suo blog.

Il vostro consiglio di “sospendere il giudizio” sul Porco Berlusconi ve lo metto nel culo!

 Mi è veramente difficile commentare la lettera, apparsa sul quotidiano “Avvenire”, voce ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, che reca la firma di 9 politici del Centro Destra – alcuni credenti e altri no (così si confessano) – sul caso “scandalo Berlusconi” che da giorni sta riempiendo le prime pagine dei giornali e invadendo gli spettacoli talk show televisivi, facendo gioire anche l’indice d’ascolto, con le inevitabili conseguenze di rendita economica. Anche qui, Berlusconi sfrutta se stesso, la sua immagine, e ci guadagna sopra. Mediaset si nutre delle porcate del suo padrone. 

Sì, mi è difficile commentarle questa lettera, senza incazzarmi per l’ipocrisia che traspare da ogni virgola. Un piccolo ma significativo spaccato del mondo politico che sostiene da anni un leader di cui non si sa più quali termini inventare per descrivere l’idiozia culturale, nella avidità di uno strapotere che non conosce limiti di corruzione, che ricorre ad ogni mezzo per imporsi, anche sfruttando o calpestando la dignità delle persone più fragili.

I 9 firmatari scrivono che in questo momento così delicato per il nostro Paese, sommerso da pettegolezzi d’ogni genere, ci sia il rischio che si oscuri “il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune”. Mancate anche di rispetto: non sapete che il Bene Comune si scrive con le iniziali maiuscole?

Il Bene Comune non abita in casa del Pdl, e tanto meno nelle ville miliardarie di Berlusconi. Voi non sapete che cos’è il Bene Comune, altrimenti non appoggereste la politica di uno che ha identificato la sua carica istituzionale con sporchi affari privati.

Voi prendete tutte le polemiche riguardanti il vostro Padrone (voi dipendete in tutto dal suo portafogli), come se queste riguardassero solo la sua vita privata. Certo, anche questa ha un suo peso, perché anch’essa è gestita dallo Stato fattosi servo dei luridi vizi del Premier. O avete gli occhi ciechi? O vi siete tappato il naso?

Ma c’è ben altro di cui seriamente preoccuparsi, ed è che questo lurido verme, che voi chiamate vostro amico, compagno di viaggio in dure battaglie per la democrazia (e quale?), ha diversi conti in sospeso con la giustizia. Altro che dire – lo fate intuire chiaramente – che il vostro diciamo così “Super-latitante” è un perseguitato da giudici di parte e inflessibili solo per politici di destra.

Vergognatevi! E la giustizia non riguarda solo frodi allo Stato o sotterfugi vari per fregarlo. La giustizia riguarda anche il rispetto del quinto comandamento.

E non parlo solo di un consumismo pubblicizzato fino ad impestare ogni alito di vita, e non parlo solo di quella cultura maledetta che va a colpire i più giovani.

Parlo di omicidi nel senso più fisico del termine. Il vostro Padrone è un mandante: le prove me le sento nel sangue ribollire per la rabbia che un popolo intero se ne freghi di essere governato da un criminale.

E con quale coraggio parlate di difesa della vita, della famiglia, dell’etica, quando sostenete uno che della famiglia, della vita altrui e dell’etica se ne frega?

E mi rivolgo ai firmatari che si dicono cattolici – due in particolare, Formigoni e Lupi, per di più ciellini – che pretendono di dare lezione di civiltà, di umanesimo, di quei valori che non vedo assolutamente rispettati dal governo che sostengono.

Ma non vi sentite in colpa, porcaccia di una miseria? Non arrossite per la vergogna, cazzo? Come potete far convivere il porco con il santo?Come riuscite a far tacere la coscienza della giustizia con colui che frantuma ogni giorno ogni diritto umano?

Mi disgustate, maledetti ciellini che state bestemmiando un Vangelo che fa a pugni con quella cultura di destra che state imponendo ad un paese ormai in preda ai sciacalli!

Il vostro consiglio di “sospendere il giudizio” sul Porco Berlusconi ve lo metto nel culo! Continuerò da parte mia a denunciarlo, con la violenza della mia fede nei valori dell’Umanità, a differenza vostra che sostenete il Bastardo con il tradimento del Vangelo.

Aprite gli occhi, coglioni, scendete dal carro dell’Omino che vi porterà al paese dei balocchi, e lì sarete trasformati in somari. Leggete Pinocchio! E, se vi rimane qualche ritaglio di tempo, leggete i profeti dell’Antico Testamento.

Già, siete già asini, che preferite ragliare dietro gli ordini del vostro Padrone.

(http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2363&nome=prima)

QUEI MORTI CHE NON SI VOLEVANO BENE


QUEI MORTI CHE NON SI VOLEVANO BENE

Quasi nessuno si indigna se i lavoratori si infortunano, rimangono invalidi, si ammalano di malattie  professionali o, peggio,  se muoiono sul lavoro. Una vera strage quotidiana, silenziosa, che miete più vittime di una guerra.

1080, il numero dei morti sul lavoro nel 2010 (leggere qui).

Se poi guardiamo che cosa ha fatto questo governo per la sicurezza sul lavoro, c’è da vergognarsi. Oltre a non emanare neanche uno dei 38 decreti attuativi del Decreto legislativo 81/08, ne ha stravolto il testo con il Decreto legislativo 106/09, che è una vera e propria controriforma della sicurezza sul lavoro.

E dopo il decreto legislativo 106/09 sono arrivati i commenti sarcastici del ministro dell’Economia: « La sicurezza è un lusso che non possiamo permetterci» e gli spot  del ministro Sacconi: «Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene»

Spot vergognosi che sono costati la bellezza di 9 milioni di euro.

L’articolo 21 ne ha chiesto il ritiro immediato da tutti i mezzi di comunicazione, con un appello  pubblicato sul link seguente.

L’appello è stato firmato da moltissime persone, ma lo spot continua ad imperversare su tutti i media, ad offesa di tutti coloro che, morendo sul lavoro, non si sono voluti bene.

E’ STATO IMPOSTO L’OSCURAMENTO


E’ STATO IMPOSTO L’OSCURAMENTO, MA GRAZIE AD INTERNET, SI E’ VISTO LA CLASSE OPERAIA DI OGGI.

E’ VIVA

Il direttore di Rainew24,  Corradino Mineo, aveva preannunciato la diretta televisiva dalle 13,30 per la manifestazione della Fiom di sabato 16 ottobre.

Seguire la “diretta” promessa è stato un problema. Dalle 14. 30 alle 18.00, nulla si  è visto della manifestazione, ogni tanto capitava di vedere qualche intervista fra la gente, venivano inquadrate una o due persone, ma mai, mai si è visto il grande corteo lungo le vie di Roma e neppure si sono sentiti gli inteventi dei vari personaggi dal palco, preparato in piazza San Giovanni.

Contemporaneamente, c’erano riprese da Torino, per una manifestazione di ragazzi, credo a fin di bene, su iniziativa di un sacerdote. La cosa buffa  era che il giornalista tentava di mettere in contrapposizione questa manifestazione torinese, “con giovani belli e pacifici” contro quella di Roma, “uomini e donne violente e pronti a menar le mani”, un giornalismo da strapazzo ed evidentemente da controinformazione. Poi naturalmente parlavano della cugina della ragazza morta, con tutte le macabre scoperte, tempo su tempo, ma niente manifestazione, niente cortei.

Evidentemente era arrivato “dall’alto” l’ordine di oscurare completamente, o quasi, la manifestazione sulla tv, a differenza della grandissima evidenza che è stata data, il sabato precedente, alla manifestazione della Cisl.

Di che avevano paura questi governanti? Che si vedesse la gente, tanta gente? Che si vedessero le scritte? Che si vedessero le belle facce degli operai, di quegli uomini veri che salvano il paese?

Oscuramento non solo su Rainew24, che è sempre un canale Rai, ma anche su Sky tg24. Niente nessun corteo.

Allora, per fortuna che c’è il computer e Internet, finalmente si son potuti vedere  i cortei e  sentire i discorsi di Epifani, Landini e tanti altri, attraverso i siti di Repubblica e del Corriere.

Ma quanti avranno potuto vedere bene? Chi e quanti in Italia hanno un computer e possono aver seguito la manifestazione? Pochi, pochissimi, rispetto ad una diretta televisiva.

Da Internet (siti di  Repubblica  e del Corriere) si è visto la a manifestazione. Una scoperta magnifica,  si è vista una straordinaria “umanità”, che riempiva lo schermo.

Non è vero che la classe operaia sia scomparsa, eccola qui, viva, con la sua identità, con la sua straordinaria voglia di riprendere in mano i fili della propria storia di lavoratori, dopo tante sconfitte, umiliazioni, smarrimenti.

La classe operaia ha ora una sua identità, forse diversa da quella che avevano i nostri padri, ma un’identità capace di guidare un movimento non  solo di lotte e di resistenza, ma di trasformazione di questa società malata di protagonismo, egoismo, verso una società più giusta, dove il diritto ed il sociale prevalgono sugli interessi  e le condizioni meschine imposte dai “padroni”.

Il governo, la confindustria, i sindacati gregari (Cisl e Uil), vogliono l’abolizione del contratto nazionale del lavoro, perché il contratto nazionale darebbe una grande” identità” e dignità alla classe operaia, ne farebbe un gruppo a sua volta aziendale, di persone culturalmente e politicamente vivo ed operante.

I lavoratori, le migliaia di studenti, i precari, i disoccupati, i ragazzi dei centri sociali, oggi, sono diversi dai loro padri.  I loro padri stavano meglio. Un metalmeccanico riusciva a mantenere la famiglia e, magari con molti sacrifici, a laureare un figlio. Ora ha assai meno, neppure i soldi per comprare la merendina del suo bambino.

La classe operaria di oggi viene brutalizzata da esponenti del governo (si pensi a Brunetta e Sacconi), da un Marchionne che vorrebbe, alle spalle dei lavoratori, i sindacati all’americana che spiano i lavoratori, Si sa, Sacconi odia la Cgil e ancora di più la Fiom. Dopo la manifestazione della Cisl e Uil aveva detto che quello era il “primo nuovo sindacato italiano”. Sperava di non vedere (ma li ha visti), il fiume di uomini e di donne della Fiom e della sinistra italiana confluire verso la frande piazza del comizio.

La classe operaia di oggi è all’attacco, il governo mastica amaro e forse da domani organizzerà una sua vendetta col varo di un “collegato lavoro”  che vorrebbe distruggere lo Statuto del Diritti ed impedire ai lavoratori di ricorrere al giudice ed allo stesso giudice di intervenire, anche in presenza di enormi violazioni del diritto.

La classe operaia di oggi, formata anche da quei professori, ingegneri e scienziati che si vorrebbe umiliare strozzando ed impoverendo le Università italiane, ha manifestato contro la disgregazione dei diritti, contro l’impoverimento forzato di generazioni di precari.

Questa classe operaia rifiuta di ridursi come la Tunisia, come la  Serbia, come la Romania, vuole raggiungere la Germania e lasciare il fanalino di coda dei salari, dove la colloca oggi la OCSE.

Gli intereventi sulla scuola, sull’acqua, sulla pace (della figlia di Gino Strada), sono stati eccezionali.  Anche Landini si è rivelato un dirigente capace, prudente, deciso e appassionato. Fa ben sperare.

Il velenoso Sacconi (davvero ha mangiato bile), ha detto che la manifestazione della Fiom è uscita dagli anni settanta. Si sbaglia di grosso, viene dal futuro!

Un futuro in cui tutti i lavoratori vengono sottratti al processo di sfruttamento e dove  la sperequazione  tra le rendite e le retribuzioni dei dirigenti, può e deve trovare un giusto equilibrio e non penalizzare sempre il lavoratore.

Mi duole dirlo, ma il PD non è il referente della classe lavoratrice, anche se in gran parte lo votano. Ha la testa altrove, vorrebbe  conquistare il blocco sociale  moderato dal sentire fascistoide  berlusconiano.

Può darsi addirittura che faccia pressione sulla Fiom per cercare un compromesso sul “collegato Lavoro” , perché accetti le condizioni del nuovo padrone delle ferriere.

Si capirà nelle prossime settimane se sarà possibile tradurre in risultati politici e sociali la grande giornata del 16 ottobre che la generosa classe lavoratrice italiana ci ha regalato.

La classe operaria è più viva che mai, ma ha bisogno in parlamento di un partito che ne rappresenti gli interessi.

Per tornare alla comunicazione televisiva della grande manifestazione della classe operaia di oggi,  i tg tutti, compreso quello della 7, hanno dato grandissimo risalto alle parole di un deficiente del PD, tal Boccia (sconfitto da Nichi Vendola alle primarie in Puglia), che col dente avvelenato forse dalla sconfitta subita in Puglia,  ha svillaneggiato la manifestazione di questa classe operaia.

Immancabilmente tutto ciò è stato ripreso e buttato nel ventilatore dai telegiornali pubblici e privati del paese di  berlusconia, col risultato che da quella manifestazione, il PD, è uscito ancora più spezzato, storpio, litigioso. Come al solito.

Hai voglia Bersani di correre ai ripari! Finché gente del genere sta vicino a te, i risultati saranno questi.

(Riferimento: Masadaweb blog – Pietro Ancona)

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