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IL LAVORO DEGLI ALTRI


IL LAVORO DEGLI ALTRI

imagesCi sono persone che nascono con l’inclinazione a fare soldi come altre hanno, che so, l’inclinazione a dipingere, o a studiare o a fabbricare motori.

Senza molta fatica, ubbidendo solo all’istinto, ammucchiano milioni.

Anzi trovano che il gioco sia fin troppo facile e si meravigliano d’essere così in pochi ad averlo imparato.

Ma li stupisce più di tutto vedere come la gente non capisca la regola fondamentale: e cioè che le grandi ricchezze non si possono fare con il proprio lavoro, ma con quello degli altri.

VI RICORDATE?


VI RICORDATE?

«Se io vado al governo, vi farò tutti ricchi»

(Berlusconi Silvio)

Beh! I politici-ladri l’hanno preso in parola. Sono diventati tutti ricchi, a spese nostre.

I RICCHI SERVONO A QUALCOSA?


I RICCHI SERVONO A QUALCOSA?

Un interessante libro di Stefhen Armstrong “I super-ricchi erediteranno la terra”, mette in mostra uno scenario piuttosto fosco: i nuovi super-ricchi hanno già conquistato il mondo.

I più famosi sono gli oligarchi russi,  poi gli inglesi, gli australiani, i brasiliani, i cinesi. Questi ultimi sono lo 0,4% della popolazione e controllano il 70% delle risorse.  I dirigenti delle principali aziende cinesi sono i figli degli alti funzionari di partito.

Questi super ricchi hanno dato l’assalto al mercato delle materie prime dei paesi dell’ex Terzo Mondo e dell’ex blocco sovietico, sono riusciti ad accumulare enormi fortune sottraendosi a qualsiasi controllo democratico  e fiscale.

Il libro è interessante, oggi più che mai, ed ha molto da dire anche a noi italiani, perché la questione non è più cosa sia meglio per l’economia, ma come difendere la democrazia.

Una cosa che accomuna tutti questi ricchi è il possesso di case. Molte case, oltre naturalmente a jet, yacht, sottomarini, panfili e cosette del genere.

Ma che cosa porterà il cuore delle persone ad acquistare tante case, me lo sono chiesto.

Non è che possano abitarle tutte, non hanno (ancora) il dono dell’ubiquità, e allora a che servono tutte queste case?

E poi, in fin dei conti,  a che serve tanta ricchezza nelle mani di uno solo. Prima o poi morirà e allora?

Sono tanti soldi nelle mani di pochi, che per noi, comuni essere viventi mortali e “normali”, acquistano il sapore di un insulto.

Ma che cosa spinge un uomo ad accumulare sempre più?

Una volta chiesero a Rockefeller “Quanti soldi le bastano”? E lui rispose  “Un pochino di più di quelli che ho”.

Sembra proprio che i soldi non siano mai abbastanza per chi ne ha. Il livello dell’ingordigia  aumenta con l’aumentare della ricchezza.

Con ogni probabilità, anche le forti speculazioni finanziarie che hanno determinato la pesante crisi economica che tutto il mondo sta attraversando, è proprio stata determinata dall’ingordigia di pochi ricchissimi uomini.

Ci sono battute sui soldi, inventate da chi i soldi ne ha, per esempio “Non sono tutto nella vita” oppure  “I soldi non danno la felicità” via dicendo, battute che fanno solo ridere, perché spiritosaggini inventate dai ricchi.

Chi ha provato che cosa significa a non avere un soldo in tasca e magari adulto ed anche sposato dover tornare dalla mamma per mangiare a fine mese, sa bene che quella che sta provando non è felicità.

E se poi si aggiunge la certezza che quelle tasche vuote difficilmente si potranno riempire, la disperazione è assicurata.

Credo però che sia più felice, nel senso di vivere con maggiore serenità, quella persona che riesce a portare a casa, con onestà e dignità,  il sufficiente per vivere decentemente e mantenere la sua famiglia, di quanto non lo sia stato Mubarak nel passare da 49 a 50 milioni di dollari o Berlusconi da 117 a 118 milioni incassati nel 2010.

Per la ricchezza del nostro Ricco Epulone  si può leggere  qui  mah!

In quanto alla ricchezza di Berlusconi, vorrei fare mia la considerazione che ha fatto Lucia Annunziata, da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.

Se Berlusconi non fosse così ricco, il governo Prodi sarebbe durato molto di più a lungo e se Berlusconi ci si mette, con quello che ha, può durare fino al 2013 e poi andare al Quirinale. E’ il suo sogno e con i soldi che ha se lo può comprare“.

Il Quirinale, sarà il sogno di Berlusconi, ma per molti italiani, sarà un vero incubo.

Ma a proposito di ricchezza o di disponibilità economica ecco cosa dice la nostra Costituzione all’art. 53:

«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Parole sante ed importanti, ma totalmente disattese. In questo paese chi ha molto non paga niente. Vedi ICI, cedolare secca, rendite finanziarie tassate un’inezia rispetto alla busta paga di un  operaio. Chi ha poco  paga fino all’ultimo centesimo e mantiene anche i ricchi. Un’ingiustizia sociale che andrebbe sanata.

Per finire, non invidio chi è ricco, può anche esserlo a ragione, ma detesto chi non contribuisce, con la propria fortuna, al bene della comunità.

IL DALAI LAMA E GLI UOMINI DELL’OCCIDENTE


Il Dalai Lama e gli uomini dell’Occidente

“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi. perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.»

CHE ROBA E’ LA CEDOLARE SECCA?


CHE ROBA E’ LA CEDOLARE SECCA?

Per me, un’incognita, non ho case da affittare, e quindi me ne posso fregare di sapere che cos’è questa benedetta “cedolare secca” di cui ho sentito, vagamente parlare. Pare sia una pensata nata in quella testa di genio che è Tremonti.

Per fortuna non è una nuova pandemia (come il nome faceva dubitare) e  non importa fare enormi spese inutili per comprare tanti vaccini inutili.

Però, a ben guardare,  pare una porcata.

Chi affitta un locale o un’abitazione potrà pagare solo il 20% di tasse sul contratto di locazione. Conseguenza: chi ha un reddito alto, come i grandi e medi proprietari di immobili, che fino ad oggi pagavano sull’affitto le tasse della “loro” aliquota Irpef , pagando solo il 20% ci guadagneranno un sacco, per il semplice fatto che la “loro” aliquota Irpef (ammesso che paghino le tasse) è di gran lunga superiore al 20%  della cedolare secca. Si tratta di coloro che vivono di rendita finanziaria o immobiliare, o di  altre entrate.

In buona sostanza, un ennesimo provvedimento per i ricchi, già ricchi per conto loro.

Le entrate di questa cedolare secca andranno ai comuni, ormai dissanguati dai tagli di Tremonti.

Una volta c’era l’equo canone. L’inquilino aveva i suoi diritti e li difendeva, i proprietari erano fortemente sollecitati, se non costretti, ad affittare in chiaro.

La legge che aveva difeso a lungo i più deboli,  è stata cancellata dalla destra. Gli affitti si sono rapidamente liberati dal limite dell’equità e dal controllo del fisco. Tutti sanno, per esempio che gli studenti fuori sede sono costretti a pagare anche 400-800 euro al mese per l’affitto di una camera.

Tremonti, costretto a fare cassa dalla crisi finanziaria, avrebbe potuto ripristinare l’equo canone e riattivare i controlli fiscali, invece ha preferito inventarsi una tassa  fissa del 20% sui contratti in chiaro.

Sarà un caso, ma, con questo governo, ai ricchi va sempre qualcosa in tasca. 

 

 

L’INTELLIGENZA


L’INTELLIGENZA

L’intelligenza è forse l’unica ricchezza

ad essere distribuita equamente,

infatti

nessuno si lamenta

di averne meno degli altri.

(Proverbio Spagnolo)
 
 

L’ITALIA E’ IL PAESE DOVE I POVERI AMANO I RICCHI


L’ITALIA E’ IL PAESE DOVE I POVERI AMANO I RICCHI.

Tutti fanno un gran parlare di questo Lodo Alfano che non c’è più. Sparito. La Corte Costituzionale l’ha bocciato. In un paese normale si direbbe, rispettiamo il giudizio della Corte e ci adeguiamo, ma l’Italia di Berlusconi non è un paese normale.

Berlusconi in testa incita alla guerra, vede comunisti dappertutto, la Lega sua fida alleata, sta armando di alabarde e corazze il suo “popolo” medioevale della ristretta e fantastica zona padaniale.

Ho l’impressione che ci si stia dimenticando del vero “popolo”, di quei cittadini che stanno soffrendo letteralmente la fame, mentre lo si strumentalizza, tirandolo da tutte le parti.

Leggo un rapporto del Fondo della Sussidiarietà dell’Università Cattolica e Milano-Bicocca, dove si attesta che il 4,4% delle famiglie italiane soffre la fame “alimentare”, una cifra enorme, ben 3 milioni di persone, del popolo come si dice adesso,  vivono la fame nel senso vero della parola. Come alcuni  paesi africani, come l’India rurale e come tante altre tristi realtà del mondo.

Ma come è possibile che nel paese delle meraviglie, in un paese del G8, dell’Europa opulenta si soffra la fame?

E’ possibile se in una famiglia, numerosa, entrano mensilmente solo circa 200 euro al mese o poco più. L’indagine è stata fatta sui dati della rete della Fondazione Banco Alimentare, una Onlus che offre assistenza alimentare in tutta la Penisola, quindi sui dati evidenziati da coloro che toccano con mano questa realtà.

Le cause di questa situazione per il 60% sono date dalla perdita del posto di lavoro.

Ebbene, la classe dirigente politica che ha il compito di governare, anziché prendersi cura di questi disgraziati, si trastulla con i vari lodi, con i vari comunisti, con i giudici dalla toga rossa, con  i magistrati canaglia.

Agita lo specchietto delle allodole e fa in modo che il popolo, quello che soffre la fame, abbia compassione dell’uomo più ricco del paese.

Sono vere ed attuali le parole di Goffredo Fofi: “Una delle astuzie della società attuale è di aver convinto i poveri ad amare i ricchi. In passato i poveri solitamente non amavano i ricchi : li si convinceva a sopportare la loro condizione con la forza e spaventandoli con l’inferno”. (Goffredo Fofi – La vocazione minoritaria. Ed. LaTerza)

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