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I POTERI FORTI

I POTERI FORTI

Ci si è spesso chiesto da chi fossero rappresentati e sostenuti i cosiddetti Poteri Forti e dove si annidassero.

Adesso, in occasione dei recenti avvenimenti politici, se ne cominciano a materializzare chiaramente le immagini e vedere la collocazione.

Sono trasversali in tutti i gangli della società civile e politica.

Sono i guardiani dell’esistente. Di quell’esistente che conosciamo tutti e che difendono con ogni mezzo.

E’ questa la ragione per la quale hanno come unico e comune obiettivo lo sfarinamento del PD e la sconfitta del suo attuale segretario politico Matteo Renzi.

Lo hanno già fatto il 4 dicembre dell’anno scorso. Non hanno mai abbassato la guardia.

Se tardiamo ancora ad avere contezza di questa situazione continueremo a rimanere impaludati per decenni.

Il resto, tutto il resto è aria fritta.

Un breve accenno alle Banche, che, a quanto pare sono uno di questi poteri forti.

Come quasi sempre, Renzi ha dimostrato di vederla lunga e di azzeccare. Siccome ho la memoria che ancora mi funziona, ricordo perfettamente i commenti di scherno e liquidatori di Di Maio e compagnia bella sull’idea di istituire una commissione parlamentare sulla questione banche.

Ecco la differenza: il principino reggente della Casaleggio risolveva il problema andando sotto casa della Boschi ad insultarla col megafono con la sua clack di scherani, mentre il vero leader inquadra bene il problema e cerca la soluzione migliore.

Fa istituire una commissione parlamentare su questa scottante questione.

Non sappiamo come andrà a finire, ma una cosa è sicura e cioè che dopo quel che sta emergendo, nulla rimarrà com’è adesso e non è una roba da poco direi.

Volano gli stracci, e siamo solo all’inizio.  Chi è che disse “ne vedremo delle belle”, Orfini se non ricordo male.

Vorrà dire che ora basta tatticismi, si approva in fretta e furia la finanziaria, poi si fa cadere con tutta la gente onesta che sta ha palazzo madama il governo e si va a votare prima possibile, così la commissione decade e buonanotte al secchio.

Succederà.

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TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI: QUEL BRIVIDO DELL’INNO “DELLA” GIOIA

TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI: QUEL BRIVIDO DELL’INNO “DELLA” GIOIA

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E dopo l’Italia, l’Europa. Ero abituato a provare certe sensazioni, certi brividi, solo in una dimensione locale, domestica: l’impressione intensa, vivida, di approdare alla Verità mediante la somatizzazione di questa altrimenti detta «Beppe Grillo», era, per l’appunto, un fenomeno (extra) sensoriale che mi veniva offerto dall’interno dei confini italici. Elemento che, per me, rendeva più gestibile l’impatto emotivo: d’accordo, Grillo, come un medium 2.0 in trance, mi stava spalancando le porte alla Sostanza Digitale della Politica, mi stava svelando quanto occultato dalla Casta, dalla Stampa, dai Poteri Forti, dalla Lobby Maligna dei Cadaveri Putrefatti (entità alle quali, peraltro, appartenevo e appartengo), e lo faceva con la voce ammonente e sofferente, accorata ed estenuata, di chi, come un Rasputin rubato al cabaret, è posseduto dal Vero che gli tocca rivelarmi. Ma, perlomeno, la vicinanza geografica attenuava la potenza iconica della scena: stava sì illuminandomi, con sguardo e toni congestionati, su come stanno davvero le cose in fatto di energia e rifiuti, ma lo faceva dall’ingresso del teatro Ariston di Sanremo, e per di più duettando con Giletti; stava sì mostrandomi il Futuro costruito dalle stampanti 3D, ma dal nostranissimo salotto di Vespa. La sconvolgente Verità, però al profumo familiare di Italietta. Ora, invece, eccolo annunciarmi ciò che è evidentemente Buono, Giusto e Sacrosanto, invasato e affaticato come sempre, ma dalla lontana Strasburgo: i finanziamenti europei per l’Italia sono destinati tutti a mafia, camorra e ‘ndrangheta; l’Inno «della» Gioia di Beethoven (e sottolineo «della») è stato usato dai più grandi killer della Storia. Il Grillo d’esportazione mi ha scosso di più. Un po’ come quando vidi il fu Cavaliere dare del kapò a Schulz.

(enzocosta.net)

LA SFUMATA COERENZA DI MONTI

LA SFUMATA COERENZA DI MONTI

Durissimo è stato Monti quando ha ribadito che il governo non vuole la concertazione http://www.pericles.it/parola.asp?ID=1 con i sindacati, come se la concertazione fosse una sorta di inciucio che sporcasse il biancore lucente di questo governo.

Ma l’inciucio il governo ed il Parlamento lo hanno fatto con i tassisti, con i farmacisti, con le banche, con i notai e le varie lobby. Con i farmacisti, per esempio, è stato concesso loro il monopolio del farmaco a totale carico dell’assistito, in cambio dell’apertura di qualche farmacia in più. La conseguenza la si nota già, conservando il monopolio del farmaco a pagamento, le farmacie non praticano neppure più quel misero sconto del 10% che fino ad un mese fa applicavano.

E’ giusto che si dica che i sindacati non debbono avere il potere di veto, ma poi non si dovrebbe permettere che lo abbia Mediaset sulle frequenze televisive  e neppure la Chiesa Cattolica su altre questioni.

Non si può pensare che si decida da soli senza consultare le parti sociali sostenendo che queste non rappresentano tutti. È vero non rappresentano tutti, ma allora si allarghino la rappresentanza  ad altri soggetti. I giovani per esempio, i precari, i licenziati, i lavoratori in nero.

In una democrazia raggiungere accordi è fondamentale e si deve concertare non solo con i più forti, ma soprattutto con i più deboli per aiutarli.

Sfidare i poteri forti è cosa da forti e coraggiosi, ma sottomettervisi è vigliaccheria. Sfidare i deboli è cosa facilissima, ma indegna di un governo serio, sobrio, equlibrato e vocato alla crescita, come questo governo si è definito.