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LA PAURA DI GOVERNARE

LA PAURA DI GOVERNARE

Successe a Schroder in Germania con l’SPD, è accaduto con Blair nel Labour, è accaduto con Renzi nel PD. Ed ora accade con Alexis Tsipras  laeder di Syriza.

La Grecia, dopo la crisi degli anni scorsi, sta piano piano ripartendo. Tsipras, come ricorderete, dovette cambiare la sua agenda di politica economica su pressione della Troika. La Grecia stava affondando!

I risultati sono incoraggianti: la disoccupazione è passata dal 27.9% al 21,7% il Pil cresce del 2%.

Questi passi in avanti, che sta facendo la Grecia, però non portano consensi a Tsipras. Il suo consenso infatti si è dimezzato. E probabilmente è consapevole che non verrà rieletto.

Quello che sta accadendo in Grecia ci fa nuovamente venire in mente la questione già discussa qualche tempo fa. Ovvero se un partito politico debba essere un fine od un mezzo.

Noi siamo sempre più convinti che prima dei partiti vengano i destini delle nazioni, ed i partiti si debbano mettere a servizio degli stati per migliorali. Anche a costo di sparire!

Forse è per questo che il M5S sembra aver paura di governare.

Forse è per questo che chiede un aiuto disperato al Pd, al partito che ha perso.

Forse se cade non vuole assumersi alcuna colpa.

Forse è destino.

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LE SCELTE ENTUSIASTE DEGLI ELETTORI

LE SCELTE ENTUSIASTE DEGLI ELETTORI

L’argomento forte di tutti quelli che pressano il Pd a vario titolo, perché faccia “qualcosa”, è che si debba impedire la deriva fasciosovranista di destra e quella fasciopopulista dei Cinquestelle.

Paroloni.

Ora, se gli elettori avessero voluto impedire la deriva fasciosovranista, avrebbero votato Pd e non la Lega. Chiaro?

Se gli elettori avessero voluto impedire la deriva fasciopopulista, avrebbero votato Pd e non i Cinquestelle. Chiaro?

Invece, gli elettori hanno scelto entusiasti le derive. Punto.

E quelli che oggi vorrebbero correggere forzosamente il loro “errore” sono gli stessi che, fino a ieri, ci hanno sfiancato di pipponi su stampa e tv spiegandoci autorevolmente che Di Maio e Salvini erano i più autentici interpreti del sentimento popolare, mentre il Pd non rappresentava più nessuno.

Considerato che le scelte entusiate degli elettori sono stare chiarissime, per quanto riguarda il Pd, messo da parte sonoramente, è bene che il governo sia fatto dalle derive fasciosovraniste e fasciopopuliste che sono state scelte, proprio perché autentici interpreti del sentimento popolare.

Tutto chiaro, sì?!

Se sì, la stampa e le tv, sono pregate di non rifilarci più altri pipponi, in senso opposto. Basta prendere in giro gli elettori.

(Da una email di un’amica)

 

LA NOSTRA DIGNITÀ VALE PIÙ DI QUALSIASI POLTRONA

LA NOSTRA DIGNITÀ VALE PIÙ DI QUALSIASI POLTRONA

Nel Pd c’è qualcuno che vuole uno strapuntino.

Lo diciamo alla Fantozzi o alla Di Maio: faccino, faccino pure, ma senza di noi.

La situazione del Pd è chiara, siamo una minoranza, anzi l’unica minoranza, non possiamo fare i salti della tigre, tuttavia ci sono delle lamentele da parte di alcuni ministri e altri papaveri dirigenti del partito democratico, che si stanno comportando come bambini dell’asilo.

Parliamo di Dario Franceschini (Ministro dei Beni Culturali) e Andrea Orlando (Ministro della Giustizia) e di Emiliano, di Boccia, eccetera.

Per loro un dialogo con il M5S è doveroso.  Non sappiamo in che senso “doveroso”. Per responsabilità?  Siamo un po’ stanchi di sentire che dobbiamo sempre sacrificarci, passare sopra a tutte le ingiurie, le offese personali e tutto il fango che in anni ci è stato buttato addosso.

Non abbiamo nessuna ascia da dissotterrare perché non abbiamo mai usato un’ascia, per parlare con i nostri avversari, ma abbiamo sempre cercato rispetto e dato rispetto.

Secondo noi ad esser doverosa sembra essere solamente la loro voglia di una poltrona. E’ ancora più doveroso, invece, è rispettare la volontà degli elettori. Prendiamone atto con sincerità e senza rancore, abbiamo perso, così è stato decretato e ci dobbiamo comportare di conseguenza.

Senza dimenticare che alcuni giornali come “Il Fatto Quotidiano” e Travaglio, con le loro dichiarazioni, stanno dando la colpa al Pd del motivo del fatto che la legislatura non sta partendo.

  • Se i signori Franceschini e Orlando e non so chi altri, vogliono un accordo con il M5S, dimenticandosi delle differenze programmatiche e degli insulti pentastellati nei confronti del Pd, e di tutti noi, per uno strapuntino, lo dicessero e buon viaggio.
  • Se costoro vogliono diventare la ruota di scorta o il salvavita di un governo M5S lo facessero.
  • Se vogliono stare con chi vuole buttare all’aria quanto fatto in questi anni, che lo facessero.
  • Se proprio gli fa schifo non contare nulla, in questa legislatura, possono uscire dal Pd, (oppure usciamo noi, non c’è problema), e fare un altro gruppo.
  • Se costoro si stanno, tatticamente, rincoglionendo non possono certo pretendere che gli altri condividano i lor convincimenti.
  • Se qualcuno di loro riesce a passare sopra agli insulti, pur di prendere una poltrona agissero di conseguenza, ma solo a nome loro. Noi, non ci stiamo.
  • Se qualcuno prende per “parole serie” le buffonate di Di Maio del tipo: “Credo che ora il senso di responsabilità nei confronti del Paese ci obblighi tutti, nessuno escluso, a sotterrare l’ascia di guerra”, è liberissimo di farlo.
  • Se qualcuno crede che un comico, un affarista e una persona di scarsa cultura possano decidere i destini del paese, si chiedano sinceramente con chi avranno a che fare.

Pensiamo fermamente che la nostra dignità valga più di qualsiasi poltrona.

 

 

CHÈROTÉ

CHÈROTÉ

È un modo di dire bolognese di cui non possiamo dire il seguito perché sarebbe una parolaccia troppo sconcia.

Traduciamola con “insopportabile” anche se non rende molto l’idea.

Riguarda Orlano, il ministro Orlando. Una persona che è sempre stato in silenzio, o quasi, che non ha fatto nulla, o quasi, nonostante le numerose cariche importanti ricoperte in questi anni.

Tutto questo suo silenzio, ci aveva fatto pensare che fosse un bravo ragazzo, anche intelligente. Sentirlo parlare ora alle assemblee dei dissidenti, la delusione è fortissima.

Insomma, da un po’ di tempo, anzi da subito dopo la sconfitta del Pd, ha cominciato a parlare a ruota libera.

E’ andato anche ai cancelli della Fiat, era rimasto molto male perché, nei circoli interni di quella fabbrica, tra gli operai, Renzi aveva avuto un plebiscito.

Sostiene che Renzi vincerà il congresso, ma non vincerà mai le prossime elezioni.

L’uscita è un po’ singolare, perché dice una cosa molto probabile e cioè che è difficile che il Pd vinca le prossime elezioni e, nel contempo, dopo aver denigrato Renzi, sembra che giudichi il suo partito una disgrazia.

Forse vuole dire solo “votate me, così vinciamo le prossime elezioni”.

Insiste nel dire che bisogna includere, includere, includere, ma chi? Forse quei quattro sprovveduti che sono usciti e unire tutti i groppuscoli della sinistra che insieme non raggiungono il 2%?

Come se l’idea non fosse mai stata tentata. Sappiamo che non è mai riuscita, questo sì.

Quindi che Renzi segretario non possa vincere le elezioni è nelle cose, ma che possa vincerle lui, sembra fantascienza, il partito sparirebbe del tutto.

Quando all’interno c’è qualcuno che fa la guerra al partito a favore delle opposizioni, si rivela un avversario come gli altri.

Credo che il problema del Pd sia più profondo di quanto dicano tutte le sirene che attualmente stanno alzando la voce.

Si tratta di capire che i problemi stanno nelle fondamenta, su come è nato, su quali basi ha appoggiato, mai solide, sempre litigiose, e per alcuni rancorose. E’ stata una fusione a freddo di due anime o correnti di pensiero che non si sono mai sopportate, e una della quali, se non ha il sopravvento, litiga e offende e fa propaganza per le opposizioni.

Altrimenti sarebbe difficile comprendere come mai un segretario come Veltroni, che alle elezioni aveva avuto il 33%, si è dovuto dimettere. Finché non si capirà questo e non si “rifonda” qualcosa di più solido, il Pd, così com’è combinato, non vincerà mai.

E ogni segretario eletto, con primarie o senza, verrà cannibalizzato poco dopo.

 

CONTINUIAMO A DIRE LA NOSTRA, ANCHE SE C’È CHI NON ASCOLTA

CONTINUIAMO A DIRE LA NOSTRA, ANCHE SE C’È CHI NON ASCOLTA

Prima premessa: le elezioni servono per verificare il consenso degli elettori.

Seconda premessa: chi ha perso le elezioni ha il diritto/dovere di ritirarsi a fare l’opposizione, come si usa in democrazia.

Terza premessa: chi ha vinto ha il diritto/dovere di governare e di assumersi tutte le responsabilità che derivano dalla loro vittoria, come si usa in democrazia.

Per adesso si sentono proposte fantasiose, per fantasiose alleanze, come per esempio quella fra Pd e m5s, amorevolmente sostenuta da giornalisti (soprattutto quelli del “Fatto”) che coi loro sondaggi casalinghi hanno già stabilito, che l’elettorato del Pd, per il 59% vuole andare al governo coi pentacosi.

I sondaggi veri, quelli fatti dal partito democratico dicono che per il 72 -.80% dei veri elettori del Pd escludono ipotesi del genere. Quindi niente alleanze, niente sostegni esterni e niente in cambio del nulla.

Ma l’Italia è un paese particolare, si vedono operai che votano Lega, imprenditori che votano (o lo votavano) Pd o anche a sinistra. Quella cha una volta si chiamava identità di classe non c’è più, se così fosse il m5s, non avrebbe il 32% dei consensi, ora c’è l’identità territoriale.

La Lega ha vinto al Nord, il m5s al Sud, anche se sappiamo che qualche consenso i pentacosi l’hanno avuto pure al Nord.

L’ideale quindi sarebbe un patto tra Nord e Sud. Quindi un patto tra Lega e m5s, quindi un governo composta da Lega e m5s.

Perché?

Perché lo dice il risultato elettorale.

Perché lo dicono i numeri in Parlamento.

Perché lo dice la realtà emersa, prima occulta o sapientemente occultata: la divisione territoriale.

Perché a chi ha vinto tocca la responsabilità di tradurre il consenso dei cittadini in sintesi di governo.

Dal dopoguerra in avanti, la storia ci dice che tutti i partiti hanno sempre dovuto fare una mediazione tra Nord e Sud.

Ora il mediatore manca, tuttavia una contrapposizione fra le due forze politiche spaccherebbe l’Italia.

L’accordo è difficile, ma necessario. Debbono trovare un punto di mediazione.

Non si scappa. Il paese non può essere governato da un governo che pensi solo al Nord e neppure da un governo che guardi solo al Sud, lasciando al Nord, l’onere di pagare quel favoloso reddito di cittadinanza, molto gradito ai meridionali.

Né si può scaricare sul partito perdente la responsabilità di farsi mediatore tra due forze politiche che hanno vinto. Sarebbe come dare per certo che chi ha vinto non è assolutamente capace di governare. Quindi partiti vincitori per burla.

In tal caso, i responsabili Salvini e Di Maio, capi di partito, dovranno ammettere di aver fallito.

FACITE AMMUINA

FACITE AMMUINA

Regno delle Due Sicilie 20 settembre 1841 – Regolamento da impiegare a bordo dei legni e dei bastimenti della Real Marina.

All’ordine facite ammuina, chilli che stanno a poppa vann’a prora e chilli che stanno a prora vann’a poppa; chilli che stanno abbascio vanno ’ncoppa, e chilli che stanno ’ncoppa vanno abbascio, passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à.

Ecco come siamo ridotti… Penso che non serva traduzione, l’ho capita io che sono emiliana.

E’ quello che vorrebbe fare il m5s di giggetto col Pd. In sostanza si pretende che il Pd si rompa le ossa definitivamente perché giggetto possa governare.

Beh! Questo al giorno d’oggi, si chiama stupro politico: chilli che stanno abbascio vanno ’ncoppa.

Nota a lato:

Smentiamo la stampa che da ore e ore discute di questa idea folle di un Pd che dovrebbe appoggiare un governo 5 Stelle.

Lunedì 12 prima della Direzione Nazionale, facciamoci trovare al Nazareno, in tanti, tantissimi per confortare i delegati della Direzione Nazionale.

La base non ha dubbi, noi siamo sul campo, noi raccogliamo da anni quotidianamente i peggiori insulti, da ladri a camorristi a sanguinari. Noi discutiamo con questa gente di scie chimiche, di vaccini, di sirene, noi sappiamo meglio di quelli che vaneggiano in televisione, con chi abbiamo a che fare.

E sappiamo che se una parte di Italiani ha scelto di farli governare, non lo faranno con il nostro aiuto. Mai.

A Lunedì, vi aspettiamo numerosi!

 

LE QUATTRO OSCENITÀ

LE QUATTRO OSCENITÀ

Di Maio non ha vinto niente, non ha alcuna maggioranza, ma il Pd dovrebbe regalargli i voti per distruggere il paese. La chiamano “responsabilità”.

di Giuseppe Turani | 09/03/2018

Stagione italiana di oscenità ripetute e ben diffuse. Quattro in particolare.

1- “Siate responsabili”. Modo elegante per dire: il Pd deve dare i suoi voti a un governo Di Maio, e senza fare tante storie. Di Maio che non ha vinto alcuna elezione democratica, non ha la maggioranza in alcuna Camera, ha solo preso tanti voti. Esistono mille altri modi di essere responsabili, ma sembra che questo di dare i voti a Di Maio, in cambio di niente, sia l’unico. C’è da non credere a quello che si legge e si sente. Bersani, nel 2013, mica il secolo scorso, per molto meno (gli mancavano solo un pugno di voti al Senato) fu spedito a casa da Napolitano: la Costituzione parla chiarissimo. E arrivò Letta. Perché non si spedisce a casa questo guappo di Avellino? Cosa ha meritato in questi anni?

Ma questa è solo una delle oscenità, anche se forse è la maggiore.

2- La seconda oscenità è l’esistenza stessa del Movimento 5 stelle. Un Movimento ambiguo, strambo, di fatto di proprietà di una S.r.l. privata. Ma davvero nel 2018 si può pensare che la salvezza dell’Italia consista nel dare in mano il paese a una società privata, che sta in quattro stanze dietro il ristorante milanese il Boeucc. E che nessuno, ovviamente, ha mai eletto o scelto?

3- Dalle notizie che arrivano dal Sud (file per chiedere il reddito di cittadinanza) è più che fondato il sospetto di trovarsi di fronte a una colossale operazione di voto di scambio, alla luce del sole. Ma questa è democrazia? E’ su questo altare, di spacciatori di notizie false, che quel che resta del Pd dovrebbe svendere la sua primogenitura?

4- Nessuno sembra aver letto (e li posso anche capire) le idee dei 5 stelle per l’Italia: economia circolare, città a rifiuti zero, reddito di cittadinanza. Tutta roba (fuffa ideologica della peggiore specie) dopo quale del nostro paese resterebbero appunto i resti, pochi frammenti sparsi.

E tralascio l’idea dell’uscita dall’euro. Qui i nostri leoni hanno dato il meglio della loro ignoranza assoluta. Intanto non  si può, non è prevista l’uscita dal alcun trattato, non esiste un percorso, una procedura. L’unica via, un po’ rocambolesca, sarebbe quella di uscire dall’Unione europea. E per fare cosa, per riacquistare  la propria sovranità, e rimettersi stampare (dopo quattro cinque anni) una moneta che nessuno vorrà perché nasce già con il  progetto di essere svalutata ogni sei mesi? Per di più con l’Italia fuori dall’Unione, cioè dal suo mercato maggiore e più importante. Ma dove esportiamo? Nello Zambia? Aiutiamoli a casa loro?

Insisto, e non è una battuta, qui non siamo nemmeno alla cattiva politica, siamo proprio alla neuro. E’ buttarsi già dalla scogliera per vedere che effetto fa.

Le plebi meridionali, a vedere i voti, pensano che sia ora di affidarsi a questi distruttori di economie. Ma, come si sa, pensano solo a ricevere un reddito fisso dallo Stato. Ma devo informarli che non lo avranno mai: un reddito, anche modesto, prima di essere distribuito, deve essere prodotto, da qualcuno. Da chi in questo caso? Dai soliti polentoni del Nord, fuori dall’Unione e con le città disastrate dall’economia circolare?

Il Pd, o chiunque altro, deve stare stare almeno a un chilometro di distanza da questi veri, autentici dementi.

Ricostruire una politica decente non sarà facile dopo i danni di Salvini e Grillo, serviranno forse decenni, ma una cosa è certa: si può fare solo lontano dai deliri di questi due arruffapopoli.

SMETTIAMOLA DI ROMPERE LE SCATOLE AL PD

SMETTIAMOLA DI ROMPERE LE SCATOLE AL PD

Scrive  Giorgio la Malfa: “Come ha detto oggi il presidente della Repubblica, visto l’esito delle elezioni, un governo potrà nascere solo se le forze politiche daranno prova di senso di responsabilità. Che vuol dire senso di responsabilità? Vuol dire che il governo dovrà nascere dall’intesa fra due delle tre aree emerse dalle elezioni (difficile possano essere tutte e tre). E nel farlo ambedue dovranno rinunciare a buon parte dell’identità su cui ha costruito il proprio risultato. Al solo pensiero, i due vincitori, 5 Stelle e Lega, sono presi dal terrore. Dover attenuare il proprio profilo lasciando al terzo il privilegio dell’opposizione? Per ambedue la soluzione ideale sarebbero nuove elezioni dominate dal conflitto fra loro. Se il Presidente della Repubblica renderà chiaro che costringerà tutti ad assumersi apertamente tutte le responsabilità, il tentativo non avrà successo. Il vero sconfitto, che è il Pd, cercherà a lungo di sottrarsi alla responsabilità di scegliere fra Lega e 5 stelle. Schulz in Germania, all’indomani della sconfitta, aveva dichiarato che la socialdemocrazia sarebbe andata all’opposizione. Alla fine ha dovuto dover fare marcia indietro. Il Pd non reggerà una settimana su questa posizione, anche perché se alla fine fosse lui a causare le elezioni anticipate, perderebbe gran parte degli elettori residui. Dunque si può guardare alla situazione con cauto ottimismo: vi sarà una soluzione. Quale? Non si può dire ancora. Ma uno dei grandi meriti dei sistemi proporzionali (oltre a quello non banale di registrare il paese per quello che è senza amputarne artificialmente la rappresentanza) è quello di costringere le forze politiche a dare prova di responsabilità e a trovare compromessi. Il percorso della crisi darà indicazioni agli elettori sulla capacità politica, il senso di responsabilità, o il semplice buon senso delle forze cui essi hanno conferito la rappresentanza. Chi non darà prova di senso di responsabilità difficilmente raccoglierà maggiori consensi in futuro, anzi potrebbe cominciare a vedere incrinata la propria immagine”.

Caro Giorgio La Malfa,

ti scrivo io e ti ricordo che non siamo nella prima Repubblica dove gli accordi si facevano, i governi pure, che duravano anche solo tre mesi e poi si tornava a votare. La cosa cominciò a scocciare e si scelse per un periodo il sistema maggioritario: vinceva la coalizione e quella governava.

Solo che la coalizione che governava cambiava a piacere la legge elettorale fin tanto che ha sfornato il “porcello” una legge che faceva sì vincere qualcuno, ma non gli consentiva di governare.

Ora abbiamo una legge elettorale che è mezzo proporzionale e mezzo maggioritaria, il solito pasticcio all’italiana.

Questa legge zoppa, ha sfornato nelle elezioni due vincitori e un perdente.

Tu confermi che il vero sconfitto è il Pd. Concordo è il Pd, ma poi, tu vorresti che desse prova di responsabilità e a trovasse compromessi, per fare un governo, lasciando l’opposizione in mano al centrodestra o al m5s?

Questa non è la prima Repubblica dove un compromesso, con una legge proporzionale pura si trovava sempre, qui no, qui ci sono due vincitori che insieme fanno la maggioranza e sono loro che si debbono caricare la responsabilità di governare, di trovare compromessi, di cercare di condividere punti su cui convergere le proprie idee, non deve essere il perdente a caricarsi di responsabilità.

Ma dici anche una cosa stupida. Nel caso il Pd non cedesse, perché secondo te non darebbe prova di senso di responsabilità, difficilmente potrebbe raccogliere maggiori consensi in futuro.

No, caro La Malfa, l’immagine del Pd si incrinerebbe proprio molto di più se cedesse e tradisse i suoi attuali elettori. Non viceversa.

Non siamo a 50 anni fa. Tante cose non sono più così facili, ma chi ha vinto, ha l’obbligo di governare e trovare accordi. Non chi ha perso.

Ora tu dici che l’unico a cedere di questi tre che sono in campo dovrebbe essere il Pd, perché così ha fatto Schulz in Germania?

A parte che la Germania c’ha messo sei mesi per fare un governo, a parte il fatto che Schulz prima di decidere ha fatto un referendum sui socialisti, a parte che Schulz in Germania, è arrivato secondo non terzo, qui si sta costringendo il terzo arrivato, cioè il Pd, alla responsabilità.

Perché in Germania al posto di Schulz non hanno chiamato la destra radicale arrivata terza? Ovvio si sono accordati i primi due, come sta nella logica delle cose.

E allora smettiamola di dire sciocchezze, e smettiamola anche di rompere le scatole al Pd.

ORA IL M5S CERCA I VOTI DEI MORTI

ORA IL M5S CERCA IL VOTO DEI MORTI

Da La stampa

Mafiosi, massoni, maiali, Pdioti, ebeti, “lo stato delle cosce”: così il mondo M5S ha costruito le premesse per chiedere oggi l’alleanza al Pd

Dagli insulti alle possibili diffamazioni alla violenza verbale antisemita: un crescendo di odio che adesso sfocia, paradossalmente, nella richiesta di alleanza

Alla fine di due anni nei quali una delle ragioni costitutive del Movimento cinque stelle – l’esperimento politico di Roberto Casaleggio – è sempre più manifestamente stata abbattere il Pd, il candidato premier Luigi Di Maio, in una polemica con Matteo Renzi, arrivò a dire: «Renzi ci dice che noi abbiamo candidato nelle nostre liste un amico degli Spada. Rispondo io: ma lo dici proprio tu che hai preso i soldi da Buzzi e da Mafia capitale per le elezioni?». La frase è testuale. Renzi rispose che l’avrebbe querelato, e non sappiamo se ciò sia avvenuto. Forse la frase «prendi i soldi da Mafia capitale» non era esattamente la frase di due potenziali alleati. Magari era una dichiarazione d’amore non capita.

Ora che il Movimento cinque stelle cerca i voti (anche, se non soprattutto) del Pd e del centrosinistra, e Renzi è rimasto uno di quelli (pochi?) avversi a questa bizzarra offerta, è forse utile passare in rassegna alcune delle cose che la propaganda M5S ha detto del Pd in questi anni. Alessandro Di Battista si fece fotografare davanti a un grafico a forma di piovra (simbolo neanche tanto velato della Piovra, la mafia) nel quale venivano elencati tutti i democratici che – a detta del Movimento – avevano problemi di vario genere con la giustizia. Sorvoliamo sul fatto che quel grafico contenesse anche degli errori nelle attribuzioni di presunti reati, fatto sta che i tre hashtag erano #mafiacapitale, #gomorraPd e #trivellopoli. Non esattamente un viatico all’amicizia, o alla non belligeranza post voto.

Il Pd «è morto», disse Di Maio quando cancellò all’improvviso un confronto con Renzi; ora il Movimento cerca i voti dei morti. E sarebbe il meno. Persino le scelte lessicali dell’aspirante premier cinque stelle non sono apparse precisamente predisposte al dialogo, in questi mesi. «Noi – disse sempre Di Maio – abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro, quelli del Pd hanno intascato oltre 40 milioni di finanziamenti pubblici in questa legislatura, hanno ricevuto 9 milioni di euro non si sa da chi e si sono tenuti pure i soldi sporchi di Buzzi. Il mariuolo Mario Chiesa in confronto era un dilettante. A questa gente, che in queste ore starnazza, dico semplicemente: non c’è nulla di cui possiate vantarvi, dovete solo vergognarvi e tacere». Dovete «vergognarvi», «starnazzate», «tacete», siete «peggio dei mariuoli». Grandi complimenti politici, sicuro segno della volontà di avviare un confronto programmatico dopo le elezioni.

 E questo è Di Maio in persona, l’uomo più moderato del Movimento. Perché se poi foste andati per sbaglio nei luoghi più potenti della propaganda non ufficiale pro M5S – ma col nome del candidato premier – per esempio il “Club Luigi Di Maio”, su Facebook, avreste trovato cose come la foto di un maiale accostato al deputato democratico Emanuele Fiano, di religione ebraica. Sul Fatto quotidiano apparve – tra le varie – una vignetta contro la Boschi intitolata «lo stato delle cosce»: parve un disegno di chiara natura civil-progressista, ispirato alla volontà di confronto aperto, e al rispetto delle corpo delle donne: insomma, le sicure premesse per alleanze col centrosinistra.

La Boschi stessa (tuttora eletta col Pd) fu definita «incostituzionale», ma ora il problema parrebbe di minore gravità, per il Movimento, che ci si alleerebbe senza particolari tormenti. Durante le dichiarazioni di voto sulla riforma costituzionale al Senato, l’allora capogruppo del Movimento 5 stelle disse, rivolgendosi sempre a «Maria Etruria»: «Avete demolito la carta costituzionale con la vostra superficialità e con una prepotenza autoritaria sulla base di indicibili accordi massonici» (e Boschi, di cui qualcuno azzardò la lettura del labiale, avrebbe risposto sussurrando: «massone lo dici a tua sorella»). In definitiva un grande leit motiv della propaganda grillina sui social è stato appunto «Pd massoni», «deviati», complici dei crac bancari. Ora nel Movimento si vogliono alleare con i massoni, forse per via delle candidature di massoni scoperte, a sorpresa, nel M5S, e non nel Pd.

I democratici, in questi anni, non sono stati democratici, per i cinque stelle, ma «Pdioti», «ebeti», o – nei casi di maggior gentilezza – «ladri». Appare dunque un po’ curioso che «la meglio gioventù grillina» ora sia così disposta a intrupparsi con siffatta gentaglia. Forse è solo opportunismo, normalissimo da che mondo è mondo; come le sparate euroscettiche, il referendum per uscire dall’euro, i flirt anti-immigrati contro le ong definite «taxi del Mediterraneo». Forse, anche qui, volevano dire che sono per l’Europa, e a favore di una società aperta agli immigrati. Insomma, che «i loro temi in fondo sono più vicini al centrosinistra».

MI PIACCIONO…

MI PIACCIONO…

Mi piacciono i politici appassionati, quelli che amano il loro paese, quelli che vedono positivo, quelli del bicchiere mezzo pieno, quelli che dopo una sconfitta si rialzano e tornano a combattere facendo tesoro degli errori fatti.

Mi piacciono i politici che iniziano ad occuparsi della “res publica” fin da giovani, che partono dal basso, fanno la gavetta, ascoltano, imparano, fanno tesoro delle loro esperienze e le mettono nel patrimonio del loro vissuto.

Mi piacciono quelli che rischiano la loro posizione raggiunta pur di dare al paese leggi che considerano necessarie, giuste, che possono portare progresso, lavoro e occupazione.

Mi piacciono i politici onesti, laici, che hanno giurato sulla costituzione, non sul vangelo e che mettono al primo posto della loro agenda gli interessi della collettività.

Mi piacciono i politici di ” carattere” anche se a volte possono avere un “brutto carattere” e non quelli buoni per tutte le stagioni e tutte le evenienze.

Mi piacciono quei politici che mi fanno sentire orgogliosa di appartenere ad una comunità, ad un gruppo politico e che mi spingono a manifestarla, senza falsi pudori, senza infingimenti.

Mi piacciono quei politici che ci fanno amare la politica il difficile e complesso mondo del governare facendoci nel contempo comprenderne le complessità e i limiti.

Mi piacciono quei politici che dopo averci elencato i freddi numeri della realtà economica, riescono a dare una speranza supplementare, a regalarci ancora un piccolo sogno, realistico, fattuale, da portare nel cuore e darci ancora un senso per andare a votare.