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LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

A me dell’appello all’Unità antifascista non importa una cippa.

Quando ve lo chiedeva Renzi, ve ne siete sbattuti alla grande e voltati dall’altra parte.

Vi siete alleati con i fascisti.

Avete affossato riforme,

Osteggiato il referendum.

Osteggiato in ogni modo le leggi del governo Renzi, mai alzato un dito in difesa di coloro i quali si erano spesi anima e corpo per attuarle.

Mai difeso i vostri compagni di partito, quando venivano vilipesi.

Quello che proponete, forse per dire qualcosa, è un film già visto troppe volte in passato, uniti contro il nemico, come ai tempi del Cav, che poi serviva solo per portare acqua al suo mulino.

Divisi con l’amico per annientarlo.

Stavolta non ci casco.

Unità un cavolo, mai con voi, io non perdono e non dimentico.

Adesso è un’ipocrisia, dopo che avete brindato il 4 dicembre, per la sconfitta di Renzi.

Avete calpestato, senza misericordia, senza pietà e con cattiveria il vostro stesso partito, ora vi trovate un rottame che non arriva al 4%.

Non lamentatevi e non correte dietro a Fico e ai suoi adepti perché vi rendete ancor più ridicoli e poco credibili.

Inoltre, chiamare a raccolta per una manifestazione contro chi ci governa, è una magnifica manifestazione di impotenza politica.

Fare una manifestazione contro il governo è la scelta più facile, più controproducente e più inutile che si possa compiere in questo momento, quindi purtroppo non mi stupisce che Martina ne organizzi una a fine mese.

Quando non hai nulla da dire, vai contro.

Quando vuoi uscire in qualche modo dall’angolo, vai contro.

Quando non sai che altro fare, vai contro.

E servi solo a far sentire ancora più importanti quelli che dici di voler contestare.

E poi perché solo contro Salvini?

È purtroppo un grave segno di incapacità politica non essere in grado di riunire i cittadini a favore di principi ed ideali che oggi sono stati completamente espunti dal pubblico confronto.

A favore di argomenti, proposte e contributi sensati e credibili che possano dare un senso di comunità e di appartenenza, ma soprattutto di speranza, a coloro che non sono caduti nella sbronza collettiva di questo paese e ancora non vogliono arrendersi a questo sfacelo.

Non mi interessa manifestare contro, io voglio battermi per qualcosa.

E finché non sarà possibile farlo, preferisco stare qui a fare l’opposizione bricolage che contribuire ad alimentare le velleità piccole piccole di ancor più piccoli generali senza truppe né futuro.

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PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

Nonostante Di Maio abbia dichiarato in TV che non solo non si sente di sinistra, ma che non ha mai pensato di esserlo, si allarga il fronte degli esponenti Pd, ultimo in ordine di tempo Delrio, convinti che i cinquestelle siano “cosa nostra”.

Invece di fare opposizione contro di loro, dicono che bisogna sostenerli, perché fanno provvedimenti giudicati “di sinistra”, come il Decreto Dignità e perché, in questo modo, potrebbero mettersi in urto con la Lega.

La loro alleanza di governo con la Lega, infatti, viene liquidata come un incidente di nessuna importanza, che li ha portati ad essere vittime della brutalità di Salvini, per colpa dello sciagurato rifiuto di Renzi.

Se invece si fosse fatto un governo Pd m5s, il Pd sarebbe riuscito a redimerli.

Nessuno viene toccato, nemmeno sfiorato dal pensiero che i cinquestelle, e ancor di più il loro elettorato, siano in realtà profondamente affini alla Lega.

Nessuno viene sfiorato dal pensiero che un ignorante al ministero del lavoro, sia più pericoloso di Salvini, con la sua fissa sui migranti.

Si scrivono, invece, poderosi pipponi che parlano di “ferita profonda aperta dal Jobs Act”, di rapporti sociali da recuperare, soprattutto di relazioni sindacali, da riallacciare in vista di una rinascita della sinistra, che non può prescindere da un rapporto stretto con i grillini.

Ora, il Decreto Dignità è un ferro vecchio che sembra uscito da qualche Museo della civiltà antica, quella che per lavorare la terra usava l’erpice e l’aratro, tirato dai buoi.

Riflette perfettamente il concetto che Di Maio aveva già inserito nel proprio programma elettorale, bastava leggerlo, cioè che il lavoro deve essere a tempo indeterminato e “il più possibile vicino a casa”.

Questo concetto di lavoro fisso, a vita, e a due metri da casa, è l’altra faccia della medaglia del sovranismo leghista, che dipinge un mondo piccolo, chiuso, dove si pagano dazi e si rifiuta ogni contaminazione esterna.

La visione gialloverde è dunque una paralisi a tutti livelli. Viene azzerata ogni genere di mobilità: sociale, professionale, geografica, individuale o collettiva.

È una visione poverissima in senso ideale e materiale.

Come si possa definire tutto ciò di sinistra, quando la sinistra, oggi, si definisce progressista e dunque volta in avanti, al futuro, all’apertura, all’innovazione?

È un mistero in termini concettuali, ma è soprattutto la più evidente dimostrazione che coloro che oggi, da dentro come da fuori, vogliono orientare il dibattito nel Pd, di fatto lo vogliono inchiodare a schemi vecchi e per di più del tutto funzionali, a quelli praticati da coloro contro i quali dovremmo fare, invece, strenua opposizione.

Sono palesemente inadeguati alla lettura della contemporaneità e sono mossi da ben altri fini.

È un gioco patetico, per due poltrone e quattro strapuntini.

No, proprio non ci sto.

Sono apolide politicamente, ma ascolto e mi informo.

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

Prima o poi bisognerà pur calcolare i danni e attribuire le responsabilità dell’omicidio politico di Matteo Renzi.

Perché di questo si è trattato: del consapevole killeraggio di un leader democraticamente eletto.

Non è stata la prima volta, peraltro, era già accaduto con Veltroni e per certi versi con Bersani. A differenza loro, Renzi ha lottato (e lotta ancora), costringendo i suoi avversari a scoprirsi e a rimetterci probabilmente più di lui.

La mano che ha brandito il pugnale è sempre la stessa, comunque: una classe dirigente di terza categoria, incapace di meritarsi la leadership, ma perfettamente in grado di sabotare chi ha i numeri per esprimerla.

Le ricadute nefaste di quell’omicidio non si contano.

La prima vittima è il sogno di istituzioni più moderne e meno costose.

Quel sogno, la riforma costituzionale ed elettorale, è stato sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso, la leadership di Renzi appunto.

Se questo era ammissibile, ancorché miope, da parte dell’opposizione di allora, è stato inescusabile da parte dei pezzi di maggioranza che hanno sparato sul loro pilota.

La seconda vittima è stata il Partito Democratico stesso.

L’opposizione interna del Pd ha negato, in radice, l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirarlo, il necessario superamento dei partiti fondatori e, soprattutto, il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza.

La scissione è stata, sia con il senno di prima che con il senno di poi, la mossa politicamente più stupida e velleitaria che un politico potesse concepire. Con essa si è irrimediabilmente colpita l’immagine del partito e si è mortificato lo spirito della sua base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra.

Terza vittima: la sinistra socialista.

Sabotando il Pd, e quindi il Pse, D’Alema e soci hanno confermato al mondo l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Il risultato alle elezioni di marzo è stata la pietra tombale su qualsiasi aspirazione rifondatrice e ha consegnato all’Italia, non più che il misero spettacolo di una manciata di notabili in guerra tra loro.

A ulteriore dimostrazione della celebre terza legge sulla stupidità di Cipolla, per la quale una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.

La vittima più illustre è comunque l’Italia.

Il centrosinistra avrebbe perso comunque, ma con una maggiore unità non si sarebbero spalancate le porte alla destra, come invece è accaduto.

Non si sarebbero avallati i ridicoli argomenti della propaganda grillina.

Non si sarebbe gettato nel fango tutto il prezioso lavoro di due ottimi governi.

L’odio contro Renzi si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo di destra.

L’omicidio ha mandanti ed esecutori ben noti: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Essi portano tutta intera la responsabilità morale di questo scempio.

I numerosi errori di Renzi e dei suoi (compiuti, ricordiamolo, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi e del ventennio berlusconiano), non sminuiscono in nulla la gravità del loro demenziale progetto politico.

Né soccorre, purtroppo, a mitigare le loro colpe l’oblio politico al quale, vivaddio, sono già stati condannati dalla storia.

Katia Di Elle

PERCHÈ RENZI È RENZI

Perché Renzi è Renzi

Se il Pd ha un leader, quello è lui, non altri, cacciatori seriali di poltrone.

di Giuseppe Turani |

Che cosa farà Renzi? Non lo so, non ho contatti. I nemici di Renzi pensano che io sia un suo sodale (forse anche pagato), e mi querelano pure. Gli amici di Renzi mi guardano con qualche sospetto perché ogni tanto sollevo qualche critica.

Oggi mi sono ascoltato tutto l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. E non c’è dibattito: se oggi quel partito ha un leader, quel leader è lui. Ha la politica nel Dna. Si sa spiegare, sa convincere, sa argomentare.

Non credo che farà mai “En marche”, come tanti amici vorrebbero (me compreso). Mi rendo conto che tollerare uno come Emiliano (o anche uno assai più educato come Cuperlo) richieda dosi di pazienza immani.

Ma la storia della sinistra è anche questa, nel bene e nel male, forti passioni e forti risse. Da certi congressi locali del Psi si scappava quando cominciavano a volare le sedie. Non cambierà mai, purtroppo.

Penso che Renzi resti nel Pd e che vinca il prossimo congresso. Mi auguro solo che, questa volta, abbia il coraggio di rottamare di più. Il dibattito è bello, è divertente, ma non si può vivere di dibattiti. C’è un momento in cui le discussioni devono finire, e si deve  fare. Emiliano, e altri, sono incompatibili con il Pd renziano da tempo, forse da sempre (come metà dei dirigenti a sud di Roma). Devono essere messi nelle condizioni di andarsene. Oppure esiste sempre la vecchia espulsione per indegnità politica, un po’ leninista-staliniana come misura, ma utile in certi casi.

L’ho già scritto altre volte, e quindi un po’ mi ripeto. A Renzi dobbiamo almeno due intuizioni politiche che hanno segnato il nostro tempo:

1- Una sinistra moderna ha senso solo se è liberal-democratica, competitiva, aperta, lanciata verso il futuro. In questo è arrivato anche prima di Macron.

2- Il populismo (che è di destra, e non di sinistra) è il  nemico da battere.

Ma allora, si dirà, che cosa vogliono Martina, Zingaretti e compagnia cantando?

Vogliono l’Italia come è sempre stata. Vogliono, cioè, un’Italia consociativa. Un’Italia dove magari vince uno o vince l’altro, ma alla fine ci si spartisce educatamente il potere. Oggi il paese è dove si trova (cioè nei guai) perché è sempre stato amministrato così. Abbiamo 2300 miliardi di debiti che rischiano di affossarci alla prima crisi congiunturale, ma nessuno di noi ha mai visto cortei contro gli eccessi della spesa pubblica. E non li abbiamo mai visti perché nell’Italia consociativa funziona così: io regalo una pensione facile a te, e tu mi regali un ponte al mio paesello o un ospedale inutile. O addirittura un’università: ne abbiamo un centinaio, 90 potrebbero essere chiuse domani mattina dai carabinieri senza alcun danno visibile per la cultura.

I nemici di Renzi vogliono tornare a questo tipo di Italia. Un’Italia in cui, se sei nei piani alti, non sei mai escluso del tutto. Mal che vada ti danno un ente da dirigere, ben sapendo  che, se vincerai le prossime elezioni, restituirai il favore.

I nemici di Renzi, viste come sono andate le cose, hanno in testa un piano molto semplice e quasi elementare: far litigare Salvini e Di Maio, e poi proporsi a Di Maio al posto di Salvini. Come nel ballo con le quattro sedie. Oplà, si cambia. Fuori uno, dentro un altro. Salvini fa tappezzeria e noi si balla, che bello.

E così si torna in gioco: ministero dell’agricoltura, delle pari opportunità, della riforma della PA (tanto non si fa), politiche per il Sud (idem, non si fa). Non male per chi ha perso le elezioni.

Ma allora perché puntare su Renzi, ancora? Non ha già fatto troppi errori?

Vero. Li ha fatti. Ma non si tratta solo di questo. L’odio per Renzi (totale, insensato, indecente) non nasce dalla sua presunta antipatia, ma da una semplicissima questione politica. Contro di lui si è mobilitato di tutto: gli hanno persino inventato un fratello di nome Gianni (migliaia di like su FB), che non fa un cazzo e guadagna 53 mila euro al mese. Il vero fratello non si  chiama Gianni, fa il medico oncologico, lavora all’estero, e ovviamente non guadagna così tanto.

Se vi guardate intorno, vi accorgerete che è l’unico leader politico che davvero vuole smontare (e in parte lo aveva fatto) l’Italia consociativa. E quindi è un leader politico che va estromesso. E’ il granello di sabbia che può rovinare gli oliati meccanismi dell’Italia consociativa.

E questo è il reato peggiore per un paese fatto di grandi e piccole lobby. Contro di lui hanno trovato l’accordo destra e sinistra perché entrambi gli schieramenti tengono a conservare l’Italia consociativa, l’Italia in cui non si perde mai davvero e in cui semmai aumenta solo la spesa pubblica. L’Italia in cui ti tieni il tuo taxi e vendi la tua licenza, o ti tieni la tua farmacia e vendi la licenza. L’Italia in cui puoi mettere i cinesi in cantina a lavorare, e poi votare per un esaltato che vuole cacciare tutti gli stranieri, tanto al milione di badanti che si occupano dei nostri vecchi ci pensano i giovani padani con il fazzoletto verde, campioni mondiali di boccette, mai lavorato un solo giorno in vita loro (come Salvini).

All’assemblea del Pd Renzi ha detto tante cose, ma su un punto è stato chiarissimo: tutto si può perdonare ai 5 stelle (persino di essere stupidi, questo lo dico io), ma non di aver inquinato la vita politica italiana. Questo non si può perdonare. Ci siamo già dimenticati che avevano chiesto anche l’impeachment (che non esiste nemmeno) per Mattarella?  Non si può perdonare loro di aver introdotto il manganellamento personale degli avversari politici (quello che all’estero si chiama character assassination).

Con questa gente, per di più dipendente da una S.r.l. privata, non ci possono essere accordi. Questi sono i nemici da battere.

Ma un pezzo di Pd dopo nemmeno 120 giorni è già stufo di opposizione, sogna poltrone ministeriali (anche di seconda scelta), uscieri, auto blu, segretarie, viaggi all’estero.

E’ talmente affamato di potere, questo pezzo di Pd, che nemmeno si accorge che lo stesso Pd è oggi l’unica barriera possibile contro il populismo. A questa banda di cialtroni la storia ha assegnato un ruolo-chiave e non se ne accorgono, vedono solo le poltrone che non ci sono più, i nastri da tagliare, i discorsi da fare, le interviste ripetute.

Lunga vita a Matteo Renzi e, se ne ha ancora voglia, ci dia una mano.

En marche, dentro o fuori il Pd.

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

Renzi ed il nostro PD erano di destra, il nostro governo eversivo, per taluni illegittimo, figlio dei poteri forti, auspicavate la sua morte politica, e quasi quasi anche quella fisica.

Avete manifestato contro la sua “deriva autoritaria e reazionaria”, “volevate atti di “sinistra”.

Voi che, da conservatori delle idee ottocentesche, siete antitetici al progresso.

Avete avuto la faccia tosta di chiamarlo “fascista”, palesando una ignoranza storica non comune.

Quel che resta dell’Anpi e la Cgil settaria, targata Camusso, parlavano addirittura di resistenza, mentre facevano gli occhi dolci ai fenomeni grillini.

Il nemico da abbattere era (e nelle vostre fantasie malate lo è ancora) lui, Renzi, quel maledetto toscano, quello che ci aveva dato un’identità vincente, parola che alla para-sinistra fa venire l’ittero, abituata com’è a perdere godendone.

Mentre amoreggiavate nel referendum contro le riforme istituzionali con la politica più estremista del paese, quella stessa parte cresceva e si rafforzava grazie alla vostra idiozia.

Mentre vi creavate microscopici “nidi” per appagare le vostre ambizioni ed esorcizzare il terrore di sparire dalla faccia della terra, la destra italiana vecchia e nuova gongolante vi ringraziava e vi sbeffeggiava.

Il “nuovo corso” del paese è appena partito e il suo colore politico si fa sempre più cupo e nero.

I grillini, ormai comparse di questo governo ad egemonia leghista, sono incollati alle poltrone, mentre nel Paese inizia inesorabile il loro declino.

Chi ha visto in loro tracce di “sinistra” e li ha votati, oggi si ritrova alleato di governo con l’ingombrante Salvini, quello che agita vangeli e rosari solo in campagna elettorale.

A me farebbe un po’ schifo essermi ritrovato, con un voto demenziale e masochista, in tale pessima compagnia, ma la sinistra conservatrice italiana si è dimostrata spesso di bocca buona ed a turarsi il naso ci mette un attimo.

Se per frustrazione e senso scellerato di rivalsa preferiranno stare in poltrona, se confermeranno il loro consenso spaventoso alla causa della Srl grillina o se si riavranno dallo stato di assenzio in cui sono piombati.

La para sinistra conservatrice deve scegliere da che parte stare.

Non avrà più alibi né di fronte alla storia, né di fronte al futuro dei suoi, dei nostri giovani.

E di questo sarà corresponsabile senza attenuante alcuna.

E la miseria intellettiva continua sulla piazza comoda della Tv7.

E anche per oggi, il Pd, è sistemato.

Peccato, perché parlo male di casa mia Ma la voglio pulire da intasamenti che il tempo ha depositato.

 

 

CARO PD STAI FACENDO IL GIOCO DI SALVINI E NOI NON TI CAPIAMO

CARO PD STAI FACENDO IL GIOCO DI SALVINI E NOI NON TI CAPIAMO

Non ci siamo.

In questo modo il PD fa solo il gioco di Salvini e del governo.

Sull’Aquarius gli si è fatto un favore: aver evocato una catastrofe umanitaria “finta” e sostenuto l’odiosa, ipocrita e strumentale polemica francese che, sulle frontiere, si comporta come Orban. Non è stata una bella figura.

Anzi ha dato un assist a Salvini.

Ora il Pd si ripete sulle Ong: sta facendo un favore a Salvini.

C’è un sospetto, avanzato dalla magistratura italiana (non da Salvini) e raccolto, per primo, quando era ministro, da Minniti: che le Ong non fanno un gioco lecito, limpido e trasparente. E, soprattutto, che non aiuta l’Italia.

Il sospetto è: le Ong raccolgono, al largo delle coste libiche, migranti portati alle loro navi dagli scafisti, in base ad accordi lucrosi.

Un business tra la nave e i banditi.

Raccolti i migranti, le Ong pretendono, con il ricatto umanitario, di sbarcarli solo nei porti italiani.

Tutti i paesi confinanti col Mediterraneo si rifiutano di aprire i loro porti.

L’Italia è costretta ad aprire i suoi.

Se pone il problema e se si azzarda a rompere il gioco delle Ong e dei paesi confinanti, è “fascista”.

No.

Così la gente non capisce e applaude Salvini.

E non capisce il Pd, non lo segue e lo sente “antipatico”.

Sulle Ong la polemica di Salvini è sacrosanta.

E la iniziò Minniti.

E, fossi il Pd, lo rivendicherei: il traffico di migranti, tra Ong e scafisti, deve finire.

Le nazioni, che autorizzano e danno la loro bandiera alle Ong, devono farsi carico di due cose: le navi Ong siano veramente attrezzate per il soccorso, non pretendere di esserlo e poi, una volte riempite di poveri esseri umani, ricattare l’Italia in nome del soccorso umanitario.

I paesi che autorizzano la raccolta delle loro Ong, si facciano carico della destinazione, nei loro paesi, dei migranti raccolti.

Dire che questo è “fascismo”? E dire questo è una stupidaggine?

Una cosa contraria al senso comune della Nazione.

Un’ odiosa posizione antinazionale.

Un favore indebito a Salvini.

Faccio una proposta: sui migranti il Pd faccia parlare solo Minniti. Che incalzi il governo. E senza propaganda controproducente. Ma chiaramente nessuno invita Minniti ad alcuna trasmissione, perché si sa che l’ex ministro ha gestito bene la questione migranti (un calo dell’80%), ma nessunio lo deve sapere.

(Minopoli)

CHE CI STA A FARE UNO SQUALLIDO PERSONAGGIO DI NOME MICHELE EMILIANO NEL PD?

CHE CI STA A FARE UNO SQUALLIDO PERSONAGGIO DI NOME MICHELE EMILIANO NEL PD?

Una persona squallida, sì,  per me non è altro che un inutile e pericoloso personaggio pieno di superbia, rancore, odio, e grasso.

Martina non dici niente? Capisco che tu non ti sia degnato di nominare nemmeno una volta Renzi, durante la manifestazione del Pd, il primo giugno, in Piazza Santi Apostoli, ma di fronte all’atteggiamento strafottente (anche per te) di questo personaggio fuori da ogni regola, stai zitto?

Insomma hai paura. Ho capito. Ma io no, vorrei fulmini e saette su questa persona. Poi ragioniamo dopo.

“Michele Emiliano, governatore Pd della Puglia, è stato fotografato a Taranto con la maglia di ‘Gioventù nazionale’, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. L’ex segretario regionale dei democratici pugliesi ha partecipato alla tre giorni di Fenix, insieme “a centinaia di giovani patrioti” come comunica l’organo ufficiale del partito di Giorgia Meloni. Anche lo slogan della manifestazione (‘Fortemente credere’) lascia pochi dubbi sull’orientamento di destra della manifestazione.
Michele Emiliano è salito sul palco e ha posato con la maglia verde militare accanto a Guido Crosetto, esponente di punta del partito. Nella stessa giornata l’esponente Pd si era sperticato in complimenti e auguri al nuovo premier targato Lega-M5S, Giuseppe Conte. E aveva sposato in pieno, cambiando posizione, la volontà giallo-verde di chiudere l’Ilva di Taranto. Insomma, una giornata in piena crisi di identità politica.
La foto con la maglietta di ‘Gioventù nazionale’, in particolare, è rimbalzata su Facebook attirando l’indignazione immediata di Nicola Bavaro, segretario pugliese di Sinistra italiana. “Emiliano sta con tutti: destra, Lega, Cinque Stelle. Poi dice che uno si butta a sinistra”. Ancora nessun commento dal Pd pugliese”.   Fonte: (Repubblica)

TUTTI IMPEGNATI A FAR RICADERE INGIUSTAMENTE SUL PD, LA CAUSA DELLA MANCATA SOLUZIONE DELLA CRISI

TUTTI IMPEGNATI A FAR RICADERE INGIUSTAMENTE SUL PD, LA CAUSA DELLA MANCATA SOLUZIONE DELLA CRISI

Hanno messo a dura prova la sopravvivenza del Pd.

Ora minacciano di ucciderlo. Chi? Quelli che hanno fatto credere (era una balla impossibile, umiliante e senza innumeri) che il Pd potesse risolvere il fallimento di Di Maio e Salvini. Correndo in soccorso al primo.

Una frittata.

Con un risultato, comunque, nefasto: in una situazione di voto anticipato drammatico e dovuto solo al comportamento irresponsabile di Lega e Cinque Stelle, le mosse improvvide del reggente e dei dirigenti non renziani del Pd fanno ricadere, ingiustamente, anche sul Pd l’ombra della mancata soluzione della crisi.

Pazzesco.

Ora si apre, dice Mattarella giustamente, una campagna elettorale “dura”.

Perché Lega e 5 Stelle la condurranno come duello per il bipolarismo tra loro, la “grande spartizione”, tra i populisti, del governo e dell’opposizione, la fagocitazione di Forza Italia e del Pd.

Se si va alle elezioni con la linea di Emiliano, Franceschini, Fassino e Orlando (quella che dice che i 5 Stelle sono un polo di sinistra, che va bene il nuovo bipolarismo e il che il Pd stia con i 5 Stelle) è la fine di ogni residuo ruolo e funzione del Pd. Equivale a dire agli elettori del Pd: “votate per i 5 Stelle”.

Ora è vitale, invece, una grande e orgogliosa rivendicazione dell’autonomia del Pd, una contrapposizione fortissima a Lega e Cinque Stelle come partiti al limite dell’eversione per il loro comportamento in questi 60 giorni.

Il bipolarismo di cui parlano è la prospettiva più sciagurata e non auspicabile.

Il Pd deve presentarsi al voto come un argine irriducibile a questa sciagura.

Non con le posizioni ambigue e irresponsabili di chi voleva arrendersi a Di Maio.

I reggenti andavano bene nella situazione di trattative sul governo.

Se il libro si chiude con le elezioni anticipate, il Pd deve avere una linea (e una gestione) di lotta feroce ai 5 Stelle. Non il volto del compromesso e di chi voleva cedere.

Dall’altra parte, dalla parte di chi ha vinto (insieme fanno il 70% dei consensi), nemmeno un oncia di responsabilità.

Vogliono fare il “ballottaggio ” tra di loro, mentre han bocciato il referendum e l italicum, che si poteva correggere e che avrebbe portato a un vincitore certo che avrebbe governato.

Nemmeno il rispetto per il Presidente, qualche ora di riflessione che le persone adulte si prendono quando devono affrontare una decisione importante, ancor più dovuta se sono i rappresentanti del popolo.

La Repubblica entra in una fase pericolosa: scopre che i populisti non sanno o non vogliono governare. E di populisti ne è piena la piazza.

INVECE DI AFFERMARE CON FORZA LA RAGIONE E LA BUONA FEDE, SI ASSISTE AL TRISTE SPETTACOLO DEL CAPRO ESPIATORIO

INVECE DI AFFERMARE CON FORZA LA RAGIONE E LA BUONA FEDE, SI ASSISTE AL TRISTE SPETTACOLO DEL CAPRO ESPIATORIO

Di fronte alla tracotanza e inabilità dei Cinquestelle e contro la rissosità e i distinguo degli ammucchiati di centrodestra, dobbiamo mostrare, fin da subito, un desiderio di rivincita, alla luce delle contraddizioni degli avversari, che, di fatto stanno dimostrando una incapacità totale, una politica di bassissimo livello, perché utilizzano tutta la loro forza numerica, solo per ottenere poltrone.

Programmi zero. Prospettive per il futuro catastrofiche.

In democrazia si scambia l’elemento numerico della maggioranza con la verità. Spesso la ragione sta dalla parte della minoranza.

In questa situazione il Pd sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali: conserva i vizi dei democristiani, come le correnti per la spartizione del potere, conserva anche le perversioni dei comunisti, con il perenne detestarsi dei dirigenti tra loro e la naturale pratica del farsi fuori reciprocamente.

Oltre a ciò, oggi, il Pd appare affetto da smarrimento post elettorale. La batosta c’è stata, è vero, ma rimane pur sempre il secondo partito.

A questo punto, anziché l’immobilismo e la paura di esagerare per non offendere i tracotanti ed inefficienti cosiddetti vincitori, il Pd deve reagire.

E’ ora di dire basta e di mostrare le mille e mille buone ragioni per cui il Pd è un partito di eccellenza.

Il Pd deve dimostrare con forza e subito le ragioni del SÌ al referendum.

Queste ragioni sono oltremodo evidenti e hanno bisogno di essere rivendicate a gran voce, proprio ora, perché si sta mettendo in evidenza tutta la negatività espressa dai sostenitori del no.

Si capisce che non hanno avuto ragione, ma torto marcio, ed è anche a causa di quel “no”, che ora, gli stessi si trovano in queste difficoltà.

Bisognerebbe farglielo ammettere e dirlo a gran voce: ”avete avuto torto, vi siete sbagliati a dire “no” al referendum”. Avevamo ragione noi e la ragione sta ancora dalla parte nostra, nonostante i numeri elettorali.

Il buon operato dei governi a guida Pd dovrebbe essere “gridato” a fronte dell’evanescenza delle posizioni grilline, delle rivalità interne al centrodestra e delle false promesse fatte da entrambi in campagna elettorale.

Insomma un comunicare agli elettori il desiderio di attribuirsi i meriti di una gestione politica che ha migliorato questo paese.

Invece nulla.

Tono dimesso e continui inutili mea culpa.

Anziché reclamare gli obiettivi raggiunti dai governi a guida Pd, si vede solo la voglia di resa dei conti interna in funzione antirenziana.

Invece di affermare con forza la ragione e la buona fede, si assiste al triste spettacolo del capro espiatorio, della persona simbolo del torto e della colpa.

 

LA PAURA DI GOVERNARE

LA PAURA DI GOVERNARE

Successe a Schroder in Germania con l’SPD, è accaduto con Blair nel Labour, è accaduto con Renzi nel PD. Ed ora accade con Alexis Tsipras  laeder di Syriza.

La Grecia, dopo la crisi degli anni scorsi, sta piano piano ripartendo. Tsipras, come ricorderete, dovette cambiare la sua agenda di politica economica su pressione della Troika. La Grecia stava affondando!

I risultati sono incoraggianti: la disoccupazione è passata dal 27.9% al 21,7% il Pil cresce del 2%.

Questi passi in avanti, che sta facendo la Grecia, però non portano consensi a Tsipras. Il suo consenso infatti si è dimezzato. E probabilmente è consapevole che non verrà rieletto.

Quello che sta accadendo in Grecia ci fa nuovamente venire in mente la questione già discussa qualche tempo fa. Ovvero se un partito politico debba essere un fine od un mezzo.

Noi siamo sempre più convinti che prima dei partiti vengano i destini delle nazioni, ed i partiti si debbano mettere a servizio degli stati per migliorali. Anche a costo di sparire!

Forse è per questo che il M5S sembra aver paura di governare.

Forse è per questo che chiede un aiuto disperato al Pd, al partito che ha perso.

Forse se cade non vuole assumersi alcuna colpa.

Forse è destino.