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SULLE SARDINE


SULLE SARDINE.

Ho sentito dire da molti “cosiddetti pensatori, comunicatori, interpreti dell’attualità”, che tutti quelli che, in queste ore, stanno scendendo in piazza contro Salvini, siano dei convinti sostenitori del Partito Democratico, con dietro Prodi, come se il Pd fosse in grado, oggi come oggi, di mobilitare tutta quella gente, più di quanta non ne smuova Salvini.

Non è così.

Le sardine sono “solo” un movimento di protesta contro i nuovi fascismi e populismi.

Non propongono contenuti specifici e non hanno, di base, una sola fede politica.

Probabilmente molti di loro, saranno elettori del Pd, ovviamente, visto che, numericamente parlando, si tratta del secondo partito italiano.

Ma lì dentro, c’è molto altro.

Questa cosa, però, dà molto fastidio a Salvini e ai suoi sostenitori, tanto che i suoi sostenitori si sono prodigati ad oscurarle, con migliaia di segnalazioni fascio-leghiste.

Ma la cosa sta dando molto fastidio alla Lega e alla destra tutta.

E lo si vede anche dalla ricerca spasmodica dei vari media di riferimento (Il Giornale, Libero e tutta una serie di siti bufalari) di ogni ipotetica frase violenta o inappropriata (a parer loro) che gli organizzatori delle varie manifestazioni possono aver detto o scritto in passato.

C’è tutta una ridicola task force di poveri cristi stipendiati da Sallusti, Feltri, Morisi e Belpietro che sta cercando su Facebook, Twitter e Instagram tracce di “violenza” nei profili social di chiunque abbia a che fare con le sardine.

Salvini e soci sono molto più infastiditi da un movimento non violento, che non sventola bandiere di partito, che da tutta l’opposizione messa insieme.

E ha senso perché le sardine stanno smontando pezzo per pezzo la retorica leghista per cui “tutto il popolo è con lui”. Sessanta milioni di italiani “sono con me” diceva Salvini ai tempi delle felpe.

Ma è successo che il popolo non è tutto con lui: la maggior parte del popolo, numeri alla mano, non lo vuole vedere neanche col binocolo.

E le sardine lo stanno mostrando, contandosi.

Non può dire, in campagna elettorale perenne, “questa città è con me” in piazza, se, a pochi chilometri di distanza, c’è un’altra piazza gremita dieci volte più della sua.

E soprattutto non può accusare di qualcosa quello che non è un movimento politico, ma solo un assembramento di cittadini.

È una cosa che lo sta innervosendo parecchio.

Tuttavia, per la sinistra, è sbagliato cercare proposte in quelle piazze.

Le proposte le deve elaborare la politica partendo da quelle persone.

Come è sbagliato dire: “sono semplicemente una manifestazione del Pd”.

È quello che piacerebbe a Salvini, ma non è così.

Ed è sbagliato porsi, a priori, al di fuori delle loro piazze.

La sinistra deve dialogare con quella gente, se vuole riuscire ad emergere dall’irrilevanza nella quale attualmente è confinata.

Ed è sicuramente più facile e proficuo dialogare con loro che all’interno dei raduni leghisti o neofascisti.

La politica deve assolutamente tornare ad ascoltare le persone, anche e soprattutto a sinistra, per poi trovare una sintesi.

Quelle piazze sono un’occasione.

Si può scegliere di ignorarle bollandole come inconcludenti o ingenue, e trincerarsi nell’alta e consapevole irrilevanza, oppure si può cercare di interpretarle, comprenderle, indirizzarle.

CI FU PONTIDA…..25 ANNI FA


CI FU PONTIDA…..25 ANNI FA

Ci fu Pontida nel ’94 e la Lega era appena arrivata al governo con Forza Italia e Alleanza Nazionale, che si chiamava ancora MSI, e Berlusconi aveva stravinto alle Europee.

Ci fu una platea enorme che scoprì, forse per la prima volta, la forza della piazza impazzita o una simil “Festa dell’Unità”, ma in quella occasione, Bossi capì che l’amore appena cominciato era già finito.

Venticinque anni dopo, Matteo Salvini apre a Pontida una lunga guerra di posizione per riconquistare il potere volontariamente ceduto a Pd e 5s e lo fa a poche ore dalla ricucitura con Berlusconi, in nome di un centrodestra che, da ieri, sembra tornato unito anche a livello nazionale.

Insieme faranno una opposizione comune che sarà consacrata il 19 ottobre, nella grande manifestazione di Piazza San Giovanni, cattedrale laica del Pci di Togliatti e Berlinguer.

Berlusconi e lega si posizionano dentro le trincee, in difesa preventiva, perché sanno che il Pd, anche se ha avuto meno voti alle europee della lega, è più abituato al potere e sa bene che cosa significa perderlo.

Si preparano dunque ad una guerra di posizione, come fu la grande guerra, che sarà lunga, ma punteggiata di battaglie che risulteranno a un certo punto decisive per l’esito finale.

Un esempio prossimo venturo: una sconfitta in Emilia Romagna, per il Pd, equivarrebbe allo sfondamento austriaco del Piave. Un disastro irreparabile.

Mentre il Pd si chiede se, dopo la sfuriata dei suoi sulla distribuzione dei sottosegretari, Renzi stia rivalutando lo scisma temuto da Zingaretti, l’opinione pubblica segue poco queste manovre ed è attenta come sempre ai fatti.

E i fatti oggi hanno due nomi: immigrazione e soldi.

Immigrazione: i 5s non vogliono cambiare linea rispetto ai porti chiusi, i democratici pensano all’opposto.

I soldi sono pochi: salvata l’Iva restano briciole. E il reddito di cittadinanza? E la quota 100?

Come disse Badoglio il 25 luglio del ’43, “la guerra continua”.

 

PERSONE SEMPLICI O ALTRO?


PERSONE SEMPLICI O ALTRO?

Gli elettori dei Cinquestelle sono persone semplici.

Se Di Maio dice che il Pd è il partito dei mostri che rubano i bambini, loro ci credono senza aver bisogno di prove.

Chiaro che poi, se d’improvviso lui tratta per un governo col Pd, lo assalgano a colpi di ingiuria, insulti, offese, parolacce, perché semplici sì, ma complici dei ladri di bambini mai.

Gli elettori della Lega sono persone semplici.

Se Salvini gli dice che Dio è con loro e la Madonna li protegge mentre affogano un po’ di disgraziati del colore sbagliato, loro ci credono.

Chiaro che poi, se lui fa cadere il governo che gli aveva permesso di fare qualunque cosa e dice che è colpa della Costituzione se non si torna subito a votare, quelli la bruceranno in piazza perché, in fondo, chi ha bisogno di una Costituzione quando hai un Capitano che ti difende dall’uomo nero che è la causa di tutti i tuoi problemi?

Gli elettori del Pd sono persone semplici, ogni volta che il primo dirigente, deputato, amministratore o casuale passante davanti al Nazareno pronuncia le parole “emergenza democratica” scattano come un sol uomo e vanno contro il nemico a colpi di “responsabilità istituzionale” e “per il bene del paese”.

Di solito, perdono sempre però poi hanno la consolazione di ritrovarsi nei circoli nelle sere d’inverno a raccontare di quante ne hanno date.

E allora: non importa a quale gruppo si appartenga, il problema non sono i partiti, il problema sono gli elettori.

CHE STUPIDO ERRORE


CHE STUPIDO ERRORE

La telefonata Zingaretti-Casaleggio, se c’è stata, è un errore grave, da matita rossa.

Niente riparazioni a settembre.

Si è bocciati e basta.

Il m5s dipende da una società privata, che lo guida, si fa pagare, ne indirizza i contenuti politici, ne indica i meritevoli o gli scartini, insomma fa quel bischero che vuole.

E poi questi erano i democratici, quelli che ti dicevano che uno vale uno?

E perché il Pd dovrebbe aver a che fare con una società privata? Chiedere dei permessi a Casaleggio per fare qualcosa?

Chi ha eletto Casaleggio? Grillo? E poi parliamo tanto di popolo, di volontà popolare?

Ma dai non prendiamoci in giro.

IL PD? UN PUGILE SUONATO


IL PD? UN PUGILE SUONATO

C’era una volta un pugile suonato… bon, si è rialzato, è arrivato un nuovo allenatore voluto da tanti, il pugile è barcollante, vede doppio, ha le idee molto ma molto confuse.

Normalmente, il pugile ha intorno a sé l’allenatore e qualche assistente, il fisioterapista, il medico, insomma una equipe che riesce a rimetterlo in piedi, a curare le ferite, a massaggiare i muscoli, poi l’allenatore lo fa risalire sul ring e si ricomincia la boxe, con uno sparring partner.

lo sparring partner è qualcuno di un certo livello che è destinato a fare opposizione al pugile, in preparazione dei futuri incontri.

La Boxe, se non sbaglio, è detta anche noble art… ( i gusti son gusti). Io, nel nostro pugile, non ci vedo più niente di nobile, ma per carità!

Hai voglia il nuovo allenatore, hai voglia tutto, niente da fare, non riesce a stare sulle gambe, non danza più, non schiva, non è aggressivo quel tanto che basta, è diventato il sacco da boxe, sballottolato una volta a destra, una volta a sinistra, penzolante, molliccio, senza tenuta, svuotato.

Perché? Perché non c’è più coraggio, punto. Il coraggio è andato a tappeto, ed è rimasto su quel ring, sta ancora spiaccicato per terra, c’è la silhouette come nei romanzi gialli quando si traccia la forma del corpo col gessetto.

Come ritrovare il coraggio?

Certo non con i vecchi allenatori che stanno tornando nella palestra per riconsigliare il pugile, profilo basso ma stanno già tutti sotto il ring, si sentono bisbigliare consigli: meglio a sinistra, facciamo ritornare i vecchi sparring partners di un tempo, quelli tosti che mai hanno abbandonato l’idea di risalire sul ring, eccoli che stanno scaldandosi con vecchie scarpe e soprattutto vecchi modi di boxare, il nuovo allenatore ogni tanto se ne esce con qualche frase, qualche consiglio tecnico, ma senza convinzione.

Come ritrovare il coraggio?

C’è chi ci sta provando, perché quando ce lo hai dentro, anche se intontito, ad un certo punto si ricomincia a vederci nettamente, dentro e fuori, penso, credo di poter essere ottimista dicendo che, dopo le elezioni europee, molte cose cambieranno.

Penso che bisognerà lasciare quel ring.

Il prossimo sarà magari più piccolo, più lontano, in una vecchia stazione abbandonata, ma sarà una vera palestra dove si preparano le tecniche ed infine si decide di combattere, davvero.

Dobbiamo solo aspettare, ancora un poco, me lo auguro per noi, sinceramente.

(Bonjour Tristesse)

HO FATTO UN BEL SOGNO


HO FATTO UN BEL SOGNO

Ho fatto un sogno strano ma bello, uno di quei sogni che quando la mattina ti svegli ti lasciano una sorta di incanto, un gusto di qualcosa di bello che hai visto ma che non riesci bene a ricordare, come quando Proust parlava della sua madeleine e tutto quello che questo dolcetto gli evocava, il bello ed anche il dolore.

Io mi ricordo ogni sogno che faccio, li scrivo da sempre su quadernini (che ripongo dentro scatole colorate) e mi piace rileggerli, mi fanno capire cosa ho passato, cosa ho vissuto, le mie sensazioni le mie paure, insomma sono la mia memoria bighellona e nottambula, quella che al mattino se ne va piano piano in punta di piedi.

Premetto che la sera non mangio mai, bevo solo una buona tisana, così tanto per non mettere sul conto di una digestione difficile quello che ho sognato.

Dunque mi sono trovata in una grande stanza dove c’erano molte persone. All’inizio i volti erano sfocati, vedevo solo le bocche che si muovevano, poi piano piano ho capito che mi trovavo in una riunione del Pd, si discuteva tanto, ma tanto!

Ho visto gente fare distinguo perfino sulle virgole sui punti, sul colore dei fogli di carta.

In fondo, c’era un gruppetto di persone che si battevano il petto, dobbiamo espiare! Dobbiamo espiare! Uno di questi era un omone grande e grosso accompagnato da un ex ministro della giustizia e uno che è sposato con una deputata berlusconiana: espiare! Derenzizzare!
(All’inizio avevo capito derattizzare e mi sono guardata i piedi, considerato che la riunione era a Roma, dove pare ci siano in giro un sacco di ratti), poi ho capito meglio uff! E mi sono tranquillizzata.

Davanti a me c’era gente che non smetteva di mormorare: sì ma, sì ma, sì ma e più davanti ancora, persone di una certa età che brandivano pelli di giaguari, o addirittura peluche, uno addirittura lo ha lanciato in aria ed è arrivato sulle ginocchia di una signora biondissima che rideva, accarezzava la peluche e la portava sul cuore.

Ad un certo punto, qualcuno grida: ma come si fa! Tutti i fogli dei programmi sono mischiati, non si capisce più nulla! Al che un giovanotto speranzoso si propone di ricomporli con una faccia dal sorriso fisso, parlava ma le sue labbra non si muovevano.

Ad un certo punto, una voce sovrasta le altre: dobbiamo parlare col movimento 5 stelle, dobbiamo capirli, dobbiamo riportarli alla ragione, dobbiamo accompagnarli! Sono dei bravi ragazzi inesperti onesti, dobbiamo dialogarci!

Come l’onda che si ritira, una parte della assemblea, d’un colpo, prende le sedie e si ritira in un angolo, lasciando tanto, ma tanto spazio nel mezzo della platea.

Mai! Non abbiamo nulla a che fare con loro!

Ed è lì che succede qualcosa di strano, arrivano un sacco di persone con delle mascherine da carnevale, si mettono in mezzo e stentoreamente: noi siamo i giornalisti che analizzano e quindi vi analizziamo, a voi non dialoganti e cominciano a tirare coriandoli, ma quanti! Il tutto sotto gli applausi della parte dialogante.

Nel sogno io guardavo in aria, l’aria era saturata da tutti sti coriandoli, non si vedeva più nulla, poi son tutti caduti in terra e si è ricominciato a vedere qualcosa, anzi, si è sentito un tintinnio che veniva da dietro.

Tutti si sono girati era il ragazzo del bar di sotto che, col carrello, veniva a portare caffè e brioches, bomboloni anche.
Ad un certo punto, questo ragazzo parla: scusate, ma ogni volta è la stessa cosa! Non siete mai contenti di nulla, sempre a farvi la guerra, per un sì, per un no, per una frase, per una analisi.

Io potrei proporvi qualcosa, se siete d’accordo…no! No! Facciamo così: vi propongo qualcosa, tout court! Mentre vi servo il caffè e voi ascoltate.

Dunque, capirete che così non potete andare avanti. Troppa confusione, troppa caciara!

Allora, quelli che si sentono di sinistra sinistra, passino a sinistra della sala, là così, da bravi, piano piano, quelli che si sentono di sinistra light, passino a destra, così, senza rumore, bravi. Vedete che così la sala è più spaziosa e io posso pure passare col carrellino, c’è spazio fra le due aree.

Allora non sarebbe più giusto che ogni aerea si scelga il suo segretario? Il suo programma?

Pensate quanto sarebbe più chiara sta cosa, ognuno per conto suo ed ognuno fa le sue scelte politiche, si sta o no nell’euro, si dialoga o no con la destra populista, insomma, fatevi due programmi, fate proposte e poi la gente sceglierà, tanto, peggio di così, non si può andare, ad un certo punto, bisognerà ricostruire tutto! Anche i consensi e quelli si ottengono con programmi e proposte.

Un silenzio assordante, io che continuavo a guardarmi i piedi, ricoperti dai coriandoli.

Separazione! Ecco la soluzione, grida qualcuno dietro me, applausi, gente che va verso il ragazzo del bar ad abbracciarlo, a stringergli le mani, a complimentarlo, poi persone che si detestavano politicamente si sono strette le mani, qualcuno si è lasciato perfino andare a qualche abbraccio timido.

Il ragazzo del bar se ne va tutto contento, mentre qualcuno dichiara la fine definitiva dell’assemblea in comune, da oggi in poi, ognuno per la sua strada.

A quel punto, mi sono svegliata, mi sono seduta sul letto e mi sono detta: magari! Magari!

Ma vabbè, era solo un sogno. Ho scosso la testa e due coriandoli sono caduti sul letto…madonna! Devo aver sognato davvero forte la notte scorsa!

(Bonjour Tristesse)

IL PD SI È CASTRATO DA SOLO


IL PD SI È CASTRATO DA SOLO

E ora è frustrato e impotente.

Ragioniamo.

Il Pd è prigioniero di due dogmi.

Il primo è il teorema D’Alema, perché è stato lui ad enunciarlo esplicitamente. Che recita: “se cade questo governo seguirà un governo peggiore, con il centrodestra unito”.

Dal teorema D’Alema discende la conseguenza: che il Pd, nei fatti, teme la caduta di questo esecutivo, che però si tiene insieme solo con lo sputo, e rischia di trovarsi spiazzato da un’accelerazione della crisi.

Il teorema D’Alema non regge. Occorrerebbe abbandonarlo: al governo Conte può seguire un governo migliore.

Il secondo dogma paralizza il Pd, quello di Zingaretti e anche di Martina ma lui ha perso., e che recita: la alternativa a questo governo deve essere il ritorno ad un bipolarismo destra – sinistra.

Il problema è che la destra la vediamo e come!

La sinistra, col Pd al 18%, qual è?

Questa nostalgia del vecchio bipolarismo, nella realtà del multipolarismo proporzionale, costringe il Pd a giocare senza carte di riserva. Senza variabili che non siano una sola litania: l’inevitabilità di comprendere i 5 Stelle come alleato nel sognato polo di sinistra.

Ma se il primo teorema sta franando, il secondo è al totale disarmo: un polo di sinistra con i 5 Stelle è fuori da ogni ipotesi e fantasia.

Anche la più perfida. Per innumerevoli motivi.

Scegliamone solo tre.

Primo, i 5 Stelle sono oggi l’epicentro, la ragione del disastro economico del Paese. Come dice Berlusconi, sono loro la vera guida economica del governo e Salvini, un bullo a parole che cede su tutto, oggi, per esempio si è comprata la fiducia dl grillini rinunciano alla TAV e deludendo per altro, il suo lettorato del nord che la vuole, ma l’immunità parlamentare doveva ottenerla e scambiarla coi grillini per un no alla Tav.

Quindi è logico ritenere che l’economia sia completamente in mano ai grillini e se succedesse una crisi, sarebbe una maxi crisi sull’economia.

Quale dialogo il Pd e i 5 Stelle potrebbero avere sull’economia?

Nessuno.

Secondo, i 5 Stelle hanno ribadito un posizionamento internazionale incompatibile col Pd, persistente ambiguità ed ostilità all’euro cui si unisce oggi l’aggressione ad un paese fratello,(La Francia ha ritirato il suo ambasciatore cosa che non seccedeva dal 1940), la solidarietà con le dittature, rosse e nere, l’ambiguo rapporto con la Russia. Il no Tav.

Terzo, infine, i 5 Stelle involvono, ulteriormente, in senso regressivo: danno la guida a Di Battista, un improbabile chavista, e all’anima movimentista, la più scopertamente eversiva, oscura, giustizialista, manettara, aziendale, nel senso di Casaleggio, portatrice di tutto il ciarpame di demagogia, e rischi per la nostra libertà, che chiamano “democrazia diretta”.

Ecco i 5 Stelle. Come può il Pd ancora illudersi, scioccamente, di immaginare un polo di sinistra con i 5 Stelle?

E qui nasce il problema: Zingaretti e mezzo Pd sono prigionieri dei due dogmi, dei due teoremi suddetti che non reggono più.

Il congresso ha detto che questo gruppo dirigente post-renziano non ha alternative, non gioca carte di riserva, è prigioniero di un solo schema, l’attesa dei 5 Stelle.

Irrealistico, frustrante e impotente.

Se cade il governo, il saggio Mattarella dovrà esercitare una grande creatività per comporre la crisi.

Le elezioni non saranno possibili.

Che sponda troverà Mattarella nel Pd?

Si bloccherà sullo schema: “solo con i 5 Stelle”?

Sarebbe idiota e suicida.

Invece di un congresso senza politica e dominato dai due dogmi in frantumi, il Pd dovrebbe aprirsi allo sghiacciamento, alla creatività, al coraggio, alla fantasia e all’ innovatività.

Anche sulla politica, se non vuole, come inizia la mozione di Giachetti e Ascani , “trasformare la fase del populismo nell’era del populismo”.

Per carità.

 

MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO


MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO?

Mettiamoci d’accordo col cervello: volete che Renzi si impegni nel congresso del Pd o volete che ne stia fuori?

Se si impegna lo accusano di ingerenza, di essere divisivo, arrogante.

Se non si impegna lo accusano di stare con un piede fuori, di volersi fare un partito suo.

Sembra che il Pd voglia liberarsi di Renzi, ma che non possa farne a meno.

La condizione del Pd somiglia di più ad una seduta psicoanalitica che ad un dibattito politico.

Con tutti i problemi che ha il paese oggi e con gli obblighi e i doveri che avrebbe la maggiore forza di opposizione, il Pd sfoglia la margherita su Renzi. M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, ecc. ecc.

Che, per la verità, appare soltanto il più netto, conseguente, risoluto oppositore di questo governo.

Quello che Renzi fa e dice, contro questa maggioranza, dovrebbe rassicurare il Pd, tranquillizzarlo, spronarlo ad imitarlo.

Invece si allarmano con i fantasmi: “Renzi, resta, se ve, fa un suo partito”? Al Pd interessano più le attività di Renzi che quelle del governo.

È una manifestazione di minorità politica, di infantilismo, di fragilità, di debolezza.

Si pongano, invece, un’altra domanda, da persone mature e accorte: questo congresso del Pd, fatto mentre il paese sfiora la crisi e con all’indomani elezioni europee delicatissime, lo credete davvero utile, produttivo, compreso da iscritti ed elettori?

Pensate davvero che il problema del paese oggi sia questo congresso introverso, retrospettivo e inafferrabile?

Se il Pd fosse diretto da persone serie, mature e responsabili si chiederebbe questo.

Invece di agitarsi scompostamente e a fibrillare solo per cosa pensa o fa Renzi.

E che noia.

COME UN BURIONI QUALSIASI


COME UN BURIONI QUALSIASI

All’assemblea del PD, del 17 novembre 2018, l’intervento del giovane Dario Corallo mi ha lasciata perplessa.

Cito una frase del suo discorso:
” noi abbiamo risposto al 99 % come un Burioni qualsiasi”.

Sottointeso che l’1% invece quelli istruiti, li abbiamo portati avanti, difesi, coccolati scordandoci il resto.

Ma esiste una scuola al Pd che forma i giovani politici? Perché se il risultato è questo, lasciamo stare, ma per carità!

Come si fa recepire una frase cosi? Che vuol dire? Allora il sapere, la scienza, la competenza, devono nascondersi per far piacere a chi non sa nulla?

Ora lasciamo stare il piano politico se ne ha espresso uno, ma questa frase, secondo me, QUESTA FRASE la dice lunga sul pensiero profondo di questo giovane e mi è sempre più chiaro che, in un periodo oscuro, brutto arrogante, un signore come Burioni difenda il sapere, la scienza.

Se lo fa anche in modo aggressivo, sentiti i vari Corallo, ne ha tutte le ragioni e risponde, giustamente, all’aggressività dell’ignoranza arrogante.

Quando, per esempio, devo parlare con un oncologo, gli dico: guardi, non capisco mi rispiega per favore?

Si tratta di scienza elevata e difficile, ma lui pazientemente mi rispiega quello che ha detto, cerco di capire, e certamente non mi metto a discutere alla pari, perché non sono alla pari a livello di conoscenza in questo ramo.

Ciò non vuol dire che sia povera intellettualmente e rozza, al contrario, è avere umilmente coscienza delle proprie capacita e portare rispetto a chi sta allungando la vita delle persone che amiamo.

Quando mi si è spiegato cos’è l’immunoterapia, certo con parole semplici, ho ringraziato, ma se mi è stato spiegato, è anche perché ho chiesto gentilmente.

Ma se io parto, per continuare su questo esempio, col dire all’oncologo: guardi, io anche se ci sono metastasi, non sono d’accordo con quello che fate, perché lavorate agli ordini di BIG Pharma, credo che l’oncologo reagirebbe come fa Burioni, semplicemente.

Per far capire che la scienza è importante, i ricercatori sono importanti, a tante persone permetteranno di passare un altro Natale con le persone che si amano.

Dunque una frase come quella detta dal giovane Corallo, non mi va giù, e se voleva essere politica ancor meno, diciamo che è giovane ed ha le idee un pochino confuse, speriamo sia così.

In ogni modo il mio voto non lo avrà, questo invece è sicuro.

(Bonjour tristesse)

Il Commento di Burioni alle parole di Corallo.

Doveva succedere, ed è successo. Alla fine gli attacchi contro di me arrivano anche dal Partito Democratico (al quale secondo la vulgata dovrei essere contiguo), dove un candidato alla segreteria si lamenta perché nel suo partito sono state: “elevate a scienza vera e assoluta quelle che sono posizioni squisitamente politiche”.

Al di là del dileggio nei miei confronti che mi dispiace, visto che io da due anni faccio del mio meglio per spiegare le cose che so a coloro che le cose non le sanno, trovo la questione molto grave in quanto ci fornisce la dimostrazione che nessun partito è immune dalla tentazione di fregarsene della scienza (e della salute delle persone), per accarezzare il pelo all’ignoranza sperando di portare a casa dei voti alle prossime elezioni.

Questo mi conferma che ho fatto la scelta giusta a non candidarmi, perché una posizione indipendente mi consente di essere libero da tutti i partiti e di potere servire solo la verità dei libri che ho studiato. Da me, almeno fino a quando non mi sarò stancato (momento non lontano), ascolterete solo e solamente la voce della scienza e della medicina. Quella medicina che sbaglia, che è imperfetta perché fatta da uomini ma che alla fine ci salva non di rado la vita.

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE


FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

Il Manifesto, cui non può ovviamente piacere Minniti che di mestiere fa il servitore dello Stato democratico e per passione fa il politico, autorevole di suo, per le opere di governo, diciamo, e non per il peso di correnti, correntine e spiragli, ha trovato la chiave per ostacolarne l’elezione a segretario del Pd: diffondere il veleno che è un…renziano camuffato.

Sotto copertura.

Nel linguaggio rivoluzionario, che li affascinava un tempo e che, per pudore ora coltivano in segreto, lo avrebbero definito “un infiltrato, una spia, un agente del nemico di classe, uno manovrato dai servizi segreti della borghesia”.

Forza Marco, dagli un dispiacere.

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