Archivi tag: pd

COME UN BURIONI QUALSIASI

COME UN BURIONI QUALSIASI

All’assemblea del PD, del 17 novembre 2018, l’intervento del giovane Dario Corallo mi ha lasciata perplessa.

Cito una frase del suo discorso:
” noi abbiamo risposto al 99 % come un Burioni qualsiasi”.

Sottointeso che l’1% invece quelli istruiti, li abbiamo portati avanti, difesi, coccolati scordandoci il resto.

Ma esiste una scuola al Pd che forma i giovani politici? Perché se il risultato è questo, lasciamo stare, ma per carità!

Come si fa recepire una frase cosi? Che vuol dire? Allora il sapere, la scienza, la competenza, devono nascondersi per far piacere a chi non sa nulla?

Ora lasciamo stare il piano politico se ne ha espresso uno, ma questa frase, secondo me, QUESTA FRASE la dice lunga sul pensiero profondo di questo giovane e mi è sempre più chiaro che, in un periodo oscuro, brutto arrogante, un signore come Burioni difenda il sapere, la scienza.

Se lo fa anche in modo aggressivo, sentiti i vari Corallo, ne ha tutte le ragioni e risponde, giustamente, all’aggressività dell’ignoranza arrogante.

Quando, per esempio, devo parlare con un oncologo, gli dico: guardi, non capisco mi rispiega per favore?

Si tratta di scienza elevata e difficile, ma lui pazientemente mi rispiega quello che ha detto, cerco di capire, e certamente non mi metto a discutere alla pari, perché non sono alla pari a livello di conoscenza in questo ramo.

Ciò non vuol dire che sia povera intellettualmente e rozza, al contrario, è avere umilmente coscienza delle proprie capacita e portare rispetto a chi sta allungando la vita delle persone che amiamo.

Quando mi si è spiegato cos’è l’immunoterapia, certo con parole semplici, ho ringraziato, ma se mi è stato spiegato, è anche perché ho chiesto gentilmente.

Ma se io parto, per continuare su questo esempio, col dire all’oncologo: guardi, io anche se ci sono metastasi, non sono d’accordo con quello che fate, perché lavorate agli ordini di BIG Pharma, credo che l’oncologo reagirebbe come fa Burioni, semplicemente.

Per far capire che la scienza è importante, i ricercatori sono importanti, a tante persone permetteranno di passare un altro Natale con le persone che si amano.

Dunque una frase come quella detta dal giovane Corallo, non mi va giù, e se voleva essere politica ancor meno, diciamo che è giovane ed ha le idee un pochino confuse, speriamo sia così.

In ogni modo il mio voto non lo avrà, questo invece è sicuro.

(Bonjour tristesse)

Il Commento di Burioni alle parole di Corallo.

Doveva succedere, ed è successo. Alla fine gli attacchi contro di me arrivano anche dal Partito Democratico (al quale secondo la vulgata dovrei essere contiguo), dove un candidato alla segreteria si lamenta perché nel suo partito sono state: “elevate a scienza vera e assoluta quelle che sono posizioni squisitamente politiche”.

Al di là del dileggio nei miei confronti che mi dispiace, visto che io da due anni faccio del mio meglio per spiegare le cose che so a coloro che le cose non le sanno, trovo la questione molto grave in quanto ci fornisce la dimostrazione che nessun partito è immune dalla tentazione di fregarsene della scienza (e della salute delle persone), per accarezzare il pelo all’ignoranza sperando di portare a casa dei voti alle prossime elezioni.

Questo mi conferma che ho fatto la scelta giusta a non candidarmi, perché una posizione indipendente mi consente di essere libero da tutti i partiti e di potere servire solo la verità dei libri che ho studiato. Da me, almeno fino a quando non mi sarò stancato (momento non lontano), ascolterete solo e solamente la voce della scienza e della medicina. Quella medicina che sbaglia, che è imperfetta perché fatta da uomini ma che alla fine ci salva non di rado la vita.

Annunci

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

Il Manifesto, cui non può ovviamente piacere Minniti che di mestiere fa il servitore dello Stato democratico e per passione fa il politico, autorevole di suo, per le opere di governo, diciamo, e non per il peso di correnti, correntine e spiragli, ha trovato la chiave per ostacolarne l’elezione a segretario del Pd: diffondere il veleno che è un…renziano camuffato.

Sotto copertura.

Nel linguaggio rivoluzionario, che li affascinava un tempo e che, per pudore ora coltivano in segreto, lo avrebbero definito “un infiltrato, una spia, un agente del nemico di classe, uno manovrato dai servizi segreti della borghesia”.

Forza Marco, dagli un dispiacere.

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

Ci vuole una donna, nel Pd, eh, sì, una donna. Una riformista e una che non ha paura che si esprime senza mezzi termini. Adesso. Già una vera combattente.

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

Ci vorrebbe un dibattito serio ne Pd, ma serio davvero, mica i soliti piagnistei che vediamo ed ascoltiamo.

L’altra sera, Richetti era incalzato da Marco Damilano, che pretendeva quasi che Richetti si mettesse in ginocchio e gridasse battendosi il petto: ebbene si! Ho sbagliato!

Non dovevo sostenere il governo Renzi che fa schifo, puzza e caccapupù! (Il livello del giornalismo italiano è questo oramai e più sono pessimi e più spavaldeggiano in tv).

Mica contava quello che l’altro diceva, no, quello che contava era tirare un tratto sulle riforme, l’operato della precedente segreteria, quello e basta, tutto il resto, il paese che va a gambe per aria, gli attacchi ai giornalisti, puff! Svaniti nel nulla.

Damilano mica era preoccupato per quello, figuriamoci, continuava col tiro a segno come ha sempre fatto, come i pupazzetti con la chiave dietro che a un certo punto impazziscono, quando l’automatismo va in tilt.

Ecco io vorrei qualcuno che ad un certo punto la smettesse di fare il punching ball.

L’altra sera, Mario Monti ha detto una cosa giustissima: è ora che il giornalismo ricominci a fare i conti con la memoria (grosso modo il senso era questo).

Paff!

Prendi e porta a casa!

Lapidario, conciso ed efficacemente giusto.

Questo è quello che manca al Pd, che oramai, tirato dai soliti noti nella sindrome del punching ball, anche quando uno fa il verso di tirare un pugno, si mette a tremare da solo.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo le analisi dei soliti noti la sera delle europee: erano quasi sconvolti dal risultato, ma come, ma non è possibile, non se ne parla, non è nella nostra storia, no, no, fateci uscire da quest’incubo! Si deve vincere, anzi, quasi vincere e quasi smacchiare i giaguari, non dare troppo nell’occhio ecco.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo la sera del referendum, piangendo lacrime vere, nel vedere il treno delle riforme passare, senza fermarsi, consapevole che non sarebbe ripassato mai più e i soliti noti, a brindare, festeggiare, fare come i toreri sventolare le orecchie e la coda del toro oramai abbattuto, felici e contenti della disfatta del paese (perché di quello si trattava e chi non lo ha capito, adesso si goda il treno lanciato a folle velocità senza conduttore).

Adesso gli stessi che sventolavano le orecchie e la coda stanno ancora più incattiviti: ma come? Pensavamo che il toro fosse morto, ma è ancora lì?

E la gente lo applaude alle feste del partito, ma come? Ma no! E allora, ogni candidato al posto di toro, prima ancora di scendere nell’arena, deve lui stesso spuntarsi le corna, tagliarsi le orecchie, la coda e questa volta anche gli attributi, non si sa mai, é meglio.

Lo dico sinceramente, questo Pd non lo voterò se continua a proporre gente che: sì, ma i 5 stelle sono una parte di noi, perché io non sono come loro ed infatti non li ho votati e non li voterò mai, punto.

Perché quelli che: li abbiamo spinti nelle braccia della lega, hanno una visione politica pari a quella del mio bassotto, si informassero con chi siedono a Bruxelles.

Io sono europeista convinta, certo che l’Europa non è perfetta, ma preferisco l’Europa al nulla, perché questo saremmo e spero che un giorno nel Pd qualcuno faccia una lista di quanti soldi l’Italia prende dall’Europa, sarebbe bene dirlo alla gente.

La gente italiana, sono del parere che, quando vota, si debba prendere le proprie responsabilità, ogni volta si è aperto il paracadute, con governi di fortuna, la sinistra sempre dentro a riparare gli errori, esponendosi poi al malcontento e anche al declino.

Bene, questa storia deve finire e Renzi ha avuto l’intelligenza di dirlo: il popolo li ha votati!

Ebbene adesso governino (perché i soliti noti, noncuranti del risultato delle urne, già cominciavano a fremere sugli starting blocks della gara del: “Noi! Ci siamo noi a prenderci le porte in faccia con il sorriso”!

E la gente, (questo lo dico io) si assuma le proprie responsabilità, non adesso, ma più tardi, quando avremo toccato il fondo del precipizio, perché adesso, tutto va bene, mentre precipitiamo.

Bonjour Tristesse

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

Mentre qualcuno ha passato l’estate tra una festa del porco e l’altra, Anna Ascani (Pd) è stata invitata, unica giovane italiana, dalla fondazione Obama a parlare di futuro dell’Europa.

Mentre i cittadini normali fanno il loro dovere per soccorrere vittime e sfollati, rimuovere macerie, mettere in sicurezza la zona del ponte, il grande casalino arrivato grazie al voto di milioni di cittadini a essere portavoce del premier, si lamenta del ferragosto rovinato.

Mentre io non ricordo di aver mai e poi mai visto il ministro Padoan sorridere, a causa del peso del suo ministero e dei problemi che ci sono da risolvere continuamente, l’ambizioso Tria esibisce il sorrisetto di chi la sa lunga, stampato sulla faccia, tradendo tutto ciò che ha studiato e anche la Costituzione su cui ha giurato.

La vera dignità non ha prezzo e non tutti la possiedono.

Ma torniamo, un secondo solo, sul ministro Tria, l’unico che sembrava piacesse a Mattarella e l’unico un po’ più serio (forse), nonostante il sorriso stampato, ha perso la sua aurea, ha calato le braghe anche lui, davanti ai due vice.

E quindi  mandiamo in giro un ministro delle Finanze con un documento con i numeri scritti a lapis, a dire “non so, può darsi, vedremo” come uno scolaretto sciocco che non sa rispondere alle domande dell’insegnante. A metà ottobre si vedrà come si mette tutta la faccenda.

Non contenti di questa grande prova, caliamo il carico da undici del presidente della commissione Bilancio che ripete che dobbiamo tornare a stampare moneta, baggianate che però hanno gà contribuito alla svalutazione dell’euro.

Intanto vicepremier 1 dice: “non arretreremo e spiegheremo la manovra nelle piazze”, sotterrando quel che resta della democrazia parlamentare e confermando che della Costituzione hanno letto solo la prima riga del capitolo UNO, poi si sono fermati, convinti di aver capito tutto.

Mentre vicepremier 2 sbraita che chiederemo i danni all’Europa per l’aumento dello spread. Il vice 2 si deve dare una mossa, lo spread è già oltre i 300 punti, una soglia pericolosa, un piede è già nel fango.

Poi ci dicono che non ci sono ubriaconi in giro, qui in Italia, al comando!

Questo perché il vice 2, non sopporta le critiche, ovvio e:

“L’ultima mascalzonata è di non molte ore fa. Il presidente della Commissione europea, Junker, rivolge alcune critiche alla decisione italiana di sforare fino al 2,4 per cento, e la risposta di Salvini è immediata: non parlo con gli ubriachi”.

LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

A me dell’appello all’Unità antifascista non importa una cippa.

Quando ve lo chiedeva Renzi, ve ne siete sbattuti alla grande e voltati dall’altra parte.

Vi siete alleati con i fascisti.

Avete affossato riforme,

Osteggiato il referendum.

Osteggiato in ogni modo le leggi del governo Renzi, mai alzato un dito in difesa di coloro i quali si erano spesi anima e corpo per attuarle.

Mai difeso i vostri compagni di partito, quando venivano vilipesi.

Quello che proponete, forse per dire qualcosa, è un film già visto troppe volte in passato, uniti contro il nemico, come ai tempi del Cav, che poi serviva solo per portare acqua al suo mulino.

Divisi con l’amico per annientarlo.

Stavolta non ci casco.

Unità un cavolo, mai con voi, io non perdono e non dimentico.

Adesso è un’ipocrisia, dopo che avete brindato il 4 dicembre, per la sconfitta di Renzi.

Avete calpestato, senza misericordia, senza pietà e con cattiveria il vostro stesso partito, ora vi trovate un rottame che non arriva al 4%.

Non lamentatevi e non correte dietro a Fico e ai suoi adepti perché vi rendete ancor più ridicoli e poco credibili.

Inoltre, chiamare a raccolta per una manifestazione contro chi ci governa, è una magnifica manifestazione di impotenza politica.

Fare una manifestazione contro il governo è la scelta più facile, più controproducente e più inutile che si possa compiere in questo momento, quindi purtroppo non mi stupisce che Martina ne organizzi una a fine mese.

Quando non hai nulla da dire, vai contro.

Quando vuoi uscire in qualche modo dall’angolo, vai contro.

Quando non sai che altro fare, vai contro.

E servi solo a far sentire ancora più importanti quelli che dici di voler contestare.

E poi perché solo contro Salvini?

È purtroppo un grave segno di incapacità politica non essere in grado di riunire i cittadini a favore di principi ed ideali che oggi sono stati completamente espunti dal pubblico confronto.

A favore di argomenti, proposte e contributi sensati e credibili che possano dare un senso di comunità e di appartenenza, ma soprattutto di speranza, a coloro che non sono caduti nella sbronza collettiva di questo paese e ancora non vogliono arrendersi a questo sfacelo.

Non mi interessa manifestare contro, io voglio battermi per qualcosa.

E finché non sarà possibile farlo, preferisco stare qui a fare l’opposizione bricolage che contribuire ad alimentare le velleità piccole piccole di ancor più piccoli generali senza truppe né futuro.

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

Nonostante Di Maio abbia dichiarato in TV che non solo non si sente di sinistra, ma che non ha mai pensato di esserlo, si allarga il fronte degli esponenti Pd, ultimo in ordine di tempo Delrio, convinti che i cinquestelle siano “cosa nostra”.

Invece di fare opposizione contro di loro, dicono che bisogna sostenerli, perché fanno provvedimenti giudicati “di sinistra”, come il Decreto Dignità e perché, in questo modo, potrebbero mettersi in urto con la Lega.

La loro alleanza di governo con la Lega, infatti, viene liquidata come un incidente di nessuna importanza, che li ha portati ad essere vittime della brutalità di Salvini, per colpa dello sciagurato rifiuto di Renzi.

Se invece si fosse fatto un governo Pd m5s, il Pd sarebbe riuscito a redimerli.

Nessuno viene toccato, nemmeno sfiorato dal pensiero che i cinquestelle, e ancor di più il loro elettorato, siano in realtà profondamente affini alla Lega.

Nessuno viene sfiorato dal pensiero che un ignorante al ministero del lavoro, sia più pericoloso di Salvini, con la sua fissa sui migranti.

Si scrivono, invece, poderosi pipponi che parlano di “ferita profonda aperta dal Jobs Act”, di rapporti sociali da recuperare, soprattutto di relazioni sindacali, da riallacciare in vista di una rinascita della sinistra, che non può prescindere da un rapporto stretto con i grillini.

Ora, il Decreto Dignità è un ferro vecchio che sembra uscito da qualche Museo della civiltà antica, quella che per lavorare la terra usava l’erpice e l’aratro, tirato dai buoi.

Riflette perfettamente il concetto che Di Maio aveva già inserito nel proprio programma elettorale, bastava leggerlo, cioè che il lavoro deve essere a tempo indeterminato e “il più possibile vicino a casa”.

Questo concetto di lavoro fisso, a vita, e a due metri da casa, è l’altra faccia della medaglia del sovranismo leghista, che dipinge un mondo piccolo, chiuso, dove si pagano dazi e si rifiuta ogni contaminazione esterna.

La visione gialloverde è dunque una paralisi a tutti livelli. Viene azzerata ogni genere di mobilità: sociale, professionale, geografica, individuale o collettiva.

È una visione poverissima in senso ideale e materiale.

Come si possa definire tutto ciò di sinistra, quando la sinistra, oggi, si definisce progressista e dunque volta in avanti, al futuro, all’apertura, all’innovazione?

È un mistero in termini concettuali, ma è soprattutto la più evidente dimostrazione che coloro che oggi, da dentro come da fuori, vogliono orientare il dibattito nel Pd, di fatto lo vogliono inchiodare a schemi vecchi e per di più del tutto funzionali, a quelli praticati da coloro contro i quali dovremmo fare, invece, strenua opposizione.

Sono palesemente inadeguati alla lettura della contemporaneità e sono mossi da ben altri fini.

È un gioco patetico, per due poltrone e quattro strapuntini.

No, proprio non ci sto.

Sono apolide politicamente, ma ascolto e mi informo.

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

IL CONSAPEVOLE KILLERAGGIO DI UN LEADER DEMOCRATICAMENTE ELETTO

Prima o poi bisognerà pur calcolare i danni e attribuire le responsabilità dell’omicidio politico di Matteo Renzi.

Perché di questo si è trattato: del consapevole killeraggio di un leader democraticamente eletto.

Non è stata la prima volta, peraltro, era già accaduto con Veltroni e per certi versi con Bersani. A differenza loro, Renzi ha lottato (e lotta ancora), costringendo i suoi avversari a scoprirsi e a rimetterci probabilmente più di lui.

La mano che ha brandito il pugnale è sempre la stessa, comunque: una classe dirigente di terza categoria, incapace di meritarsi la leadership, ma perfettamente in grado di sabotare chi ha i numeri per esprimerla.

Le ricadute nefaste di quell’omicidio non si contano.

La prima vittima è il sogno di istituzioni più moderne e meno costose.

Quel sogno, la riforma costituzionale ed elettorale, è stato sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso, la leadership di Renzi appunto.

Se questo era ammissibile, ancorché miope, da parte dell’opposizione di allora, è stato inescusabile da parte dei pezzi di maggioranza che hanno sparato sul loro pilota.

La seconda vittima è stata il Partito Democratico stesso.

L’opposizione interna del Pd ha negato, in radice, l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirarlo, il necessario superamento dei partiti fondatori e, soprattutto, il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza.

La scissione è stata, sia con il senno di prima che con il senno di poi, la mossa politicamente più stupida e velleitaria che un politico potesse concepire. Con essa si è irrimediabilmente colpita l’immagine del partito e si è mortificato lo spirito della sua base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra.

Terza vittima: la sinistra socialista.

Sabotando il Pd, e quindi il Pse, D’Alema e soci hanno confermato al mondo l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Il risultato alle elezioni di marzo è stata la pietra tombale su qualsiasi aspirazione rifondatrice e ha consegnato all’Italia, non più che il misero spettacolo di una manciata di notabili in guerra tra loro.

A ulteriore dimostrazione della celebre terza legge sulla stupidità di Cipolla, per la quale una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.

La vittima più illustre è comunque l’Italia.

Il centrosinistra avrebbe perso comunque, ma con una maggiore unità non si sarebbero spalancate le porte alla destra, come invece è accaduto.

Non si sarebbero avallati i ridicoli argomenti della propaganda grillina.

Non si sarebbe gettato nel fango tutto il prezioso lavoro di due ottimi governi.

L’odio contro Renzi si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo di destra.

L’omicidio ha mandanti ed esecutori ben noti: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Essi portano tutta intera la responsabilità morale di questo scempio.

I numerosi errori di Renzi e dei suoi (compiuti, ricordiamolo, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi e del ventennio berlusconiano), non sminuiscono in nulla la gravità del loro demenziale progetto politico.

Né soccorre, purtroppo, a mitigare le loro colpe l’oblio politico al quale, vivaddio, sono già stati condannati dalla storia.

Katia Di Elle

PERCHÈ RENZI È RENZI

Perché Renzi è Renzi

Se il Pd ha un leader, quello è lui, non altri, cacciatori seriali di poltrone.

di Giuseppe Turani |

Che cosa farà Renzi? Non lo so, non ho contatti. I nemici di Renzi pensano che io sia un suo sodale (forse anche pagato), e mi querelano pure. Gli amici di Renzi mi guardano con qualche sospetto perché ogni tanto sollevo qualche critica.

Oggi mi sono ascoltato tutto l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. E non c’è dibattito: se oggi quel partito ha un leader, quel leader è lui. Ha la politica nel Dna. Si sa spiegare, sa convincere, sa argomentare.

Non credo che farà mai “En marche”, come tanti amici vorrebbero (me compreso). Mi rendo conto che tollerare uno come Emiliano (o anche uno assai più educato come Cuperlo) richieda dosi di pazienza immani.

Ma la storia della sinistra è anche questa, nel bene e nel male, forti passioni e forti risse. Da certi congressi locali del Psi si scappava quando cominciavano a volare le sedie. Non cambierà mai, purtroppo.

Penso che Renzi resti nel Pd e che vinca il prossimo congresso. Mi auguro solo che, questa volta, abbia il coraggio di rottamare di più. Il dibattito è bello, è divertente, ma non si può vivere di dibattiti. C’è un momento in cui le discussioni devono finire, e si deve  fare. Emiliano, e altri, sono incompatibili con il Pd renziano da tempo, forse da sempre (come metà dei dirigenti a sud di Roma). Devono essere messi nelle condizioni di andarsene. Oppure esiste sempre la vecchia espulsione per indegnità politica, un po’ leninista-staliniana come misura, ma utile in certi casi.

L’ho già scritto altre volte, e quindi un po’ mi ripeto. A Renzi dobbiamo almeno due intuizioni politiche che hanno segnato il nostro tempo:

1- Una sinistra moderna ha senso solo se è liberal-democratica, competitiva, aperta, lanciata verso il futuro. In questo è arrivato anche prima di Macron.

2- Il populismo (che è di destra, e non di sinistra) è il  nemico da battere.

Ma allora, si dirà, che cosa vogliono Martina, Zingaretti e compagnia cantando?

Vogliono l’Italia come è sempre stata. Vogliono, cioè, un’Italia consociativa. Un’Italia dove magari vince uno o vince l’altro, ma alla fine ci si spartisce educatamente il potere. Oggi il paese è dove si trova (cioè nei guai) perché è sempre stato amministrato così. Abbiamo 2300 miliardi di debiti che rischiano di affossarci alla prima crisi congiunturale, ma nessuno di noi ha mai visto cortei contro gli eccessi della spesa pubblica. E non li abbiamo mai visti perché nell’Italia consociativa funziona così: io regalo una pensione facile a te, e tu mi regali un ponte al mio paesello o un ospedale inutile. O addirittura un’università: ne abbiamo un centinaio, 90 potrebbero essere chiuse domani mattina dai carabinieri senza alcun danno visibile per la cultura.

I nemici di Renzi vogliono tornare a questo tipo di Italia. Un’Italia in cui, se sei nei piani alti, non sei mai escluso del tutto. Mal che vada ti danno un ente da dirigere, ben sapendo  che, se vincerai le prossime elezioni, restituirai il favore.

I nemici di Renzi, viste come sono andate le cose, hanno in testa un piano molto semplice e quasi elementare: far litigare Salvini e Di Maio, e poi proporsi a Di Maio al posto di Salvini. Come nel ballo con le quattro sedie. Oplà, si cambia. Fuori uno, dentro un altro. Salvini fa tappezzeria e noi si balla, che bello.

E così si torna in gioco: ministero dell’agricoltura, delle pari opportunità, della riforma della PA (tanto non si fa), politiche per il Sud (idem, non si fa). Non male per chi ha perso le elezioni.

Ma allora perché puntare su Renzi, ancora? Non ha già fatto troppi errori?

Vero. Li ha fatti. Ma non si tratta solo di questo. L’odio per Renzi (totale, insensato, indecente) non nasce dalla sua presunta antipatia, ma da una semplicissima questione politica. Contro di lui si è mobilitato di tutto: gli hanno persino inventato un fratello di nome Gianni (migliaia di like su FB), che non fa un cazzo e guadagna 53 mila euro al mese. Il vero fratello non si  chiama Gianni, fa il medico oncologico, lavora all’estero, e ovviamente non guadagna così tanto.

Se vi guardate intorno, vi accorgerete che è l’unico leader politico che davvero vuole smontare (e in parte lo aveva fatto) l’Italia consociativa. E quindi è un leader politico che va estromesso. E’ il granello di sabbia che può rovinare gli oliati meccanismi dell’Italia consociativa.

E questo è il reato peggiore per un paese fatto di grandi e piccole lobby. Contro di lui hanno trovato l’accordo destra e sinistra perché entrambi gli schieramenti tengono a conservare l’Italia consociativa, l’Italia in cui non si perde mai davvero e in cui semmai aumenta solo la spesa pubblica. L’Italia in cui ti tieni il tuo taxi e vendi la tua licenza, o ti tieni la tua farmacia e vendi la licenza. L’Italia in cui puoi mettere i cinesi in cantina a lavorare, e poi votare per un esaltato che vuole cacciare tutti gli stranieri, tanto al milione di badanti che si occupano dei nostri vecchi ci pensano i giovani padani con il fazzoletto verde, campioni mondiali di boccette, mai lavorato un solo giorno in vita loro (come Salvini).

All’assemblea del Pd Renzi ha detto tante cose, ma su un punto è stato chiarissimo: tutto si può perdonare ai 5 stelle (persino di essere stupidi, questo lo dico io), ma non di aver inquinato la vita politica italiana. Questo non si può perdonare. Ci siamo già dimenticati che avevano chiesto anche l’impeachment (che non esiste nemmeno) per Mattarella?  Non si può perdonare loro di aver introdotto il manganellamento personale degli avversari politici (quello che all’estero si chiama character assassination).

Con questa gente, per di più dipendente da una S.r.l. privata, non ci possono essere accordi. Questi sono i nemici da battere.

Ma un pezzo di Pd dopo nemmeno 120 giorni è già stufo di opposizione, sogna poltrone ministeriali (anche di seconda scelta), uscieri, auto blu, segretarie, viaggi all’estero.

E’ talmente affamato di potere, questo pezzo di Pd, che nemmeno si accorge che lo stesso Pd è oggi l’unica barriera possibile contro il populismo. A questa banda di cialtroni la storia ha assegnato un ruolo-chiave e non se ne accorgono, vedono solo le poltrone che non ci sono più, i nastri da tagliare, i discorsi da fare, le interviste ripetute.

Lunga vita a Matteo Renzi e, se ne ha ancora voglia, ci dia una mano.

En marche, dentro o fuori il Pd.

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

Renzi ed il nostro PD erano di destra, il nostro governo eversivo, per taluni illegittimo, figlio dei poteri forti, auspicavate la sua morte politica, e quasi quasi anche quella fisica.

Avete manifestato contro la sua “deriva autoritaria e reazionaria”, “volevate atti di “sinistra”.

Voi che, da conservatori delle idee ottocentesche, siete antitetici al progresso.

Avete avuto la faccia tosta di chiamarlo “fascista”, palesando una ignoranza storica non comune.

Quel che resta dell’Anpi e la Cgil settaria, targata Camusso, parlavano addirittura di resistenza, mentre facevano gli occhi dolci ai fenomeni grillini.

Il nemico da abbattere era (e nelle vostre fantasie malate lo è ancora) lui, Renzi, quel maledetto toscano, quello che ci aveva dato un’identità vincente, parola che alla para-sinistra fa venire l’ittero, abituata com’è a perdere godendone.

Mentre amoreggiavate nel referendum contro le riforme istituzionali con la politica più estremista del paese, quella stessa parte cresceva e si rafforzava grazie alla vostra idiozia.

Mentre vi creavate microscopici “nidi” per appagare le vostre ambizioni ed esorcizzare il terrore di sparire dalla faccia della terra, la destra italiana vecchia e nuova gongolante vi ringraziava e vi sbeffeggiava.

Il “nuovo corso” del paese è appena partito e il suo colore politico si fa sempre più cupo e nero.

I grillini, ormai comparse di questo governo ad egemonia leghista, sono incollati alle poltrone, mentre nel Paese inizia inesorabile il loro declino.

Chi ha visto in loro tracce di “sinistra” e li ha votati, oggi si ritrova alleato di governo con l’ingombrante Salvini, quello che agita vangeli e rosari solo in campagna elettorale.

A me farebbe un po’ schifo essermi ritrovato, con un voto demenziale e masochista, in tale pessima compagnia, ma la sinistra conservatrice italiana si è dimostrata spesso di bocca buona ed a turarsi il naso ci mette un attimo.

Se per frustrazione e senso scellerato di rivalsa preferiranno stare in poltrona, se confermeranno il loro consenso spaventoso alla causa della Srl grillina o se si riavranno dallo stato di assenzio in cui sono piombati.

La para sinistra conservatrice deve scegliere da che parte stare.

Non avrà più alibi né di fronte alla storia, né di fronte al futuro dei suoi, dei nostri giovani.

E di questo sarà corresponsabile senza attenuante alcuna.

E la miseria intellettiva continua sulla piazza comoda della Tv7.

E anche per oggi, il Pd, è sistemato.

Peccato, perché parlo male di casa mia Ma la voglio pulire da intasamenti che il tempo ha depositato.