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HO FATTO UN BEL SOGNO

HO FATTO UN BEL SOGNO

Ho fatto un sogno strano ma bello, uno di quei sogni che quando la mattina ti svegli ti lasciano una sorta di incanto, un gusto di qualcosa di bello che hai visto ma che non riesci bene a ricordare, come quando Proust parlava della sua madeleine e tutto quello che questo dolcetto gli evocava, il bello ed anche il dolore.

Io mi ricordo ogni sogno che faccio, li scrivo da sempre su quadernini (che ripongo dentro scatole colorate) e mi piace rileggerli, mi fanno capire cosa ho passato, cosa ho vissuto, le mie sensazioni le mie paure, insomma sono la mia memoria bighellona e nottambula, quella che al mattino se ne va piano piano in punta di piedi.

Premetto che la sera non mangio mai, bevo solo una buona tisana, così tanto per non mettere sul conto di una digestione difficile quello che ho sognato.

Dunque mi sono trovata in una grande stanza dove c’erano molte persone. All’inizio i volti erano sfocati, vedevo solo le bocche che si muovevano, poi piano piano ho capito che mi trovavo in una riunione del Pd, si discuteva tanto, ma tanto!

Ho visto gente fare distinguo perfino sulle virgole sui punti, sul colore dei fogli di carta.

In fondo, c’era un gruppetto di persone che si battevano il petto, dobbiamo espiare! Dobbiamo espiare! Uno di questi era un omone grande e grosso accompagnato da un ex ministro della giustizia e uno che è sposato con una deputata berlusconiana: espiare! Derenzizzare!
(All’inizio avevo capito derattizzare e mi sono guardata i piedi, considerato che la riunione era a Roma, dove pare ci siano in giro un sacco di ratti), poi ho capito meglio uff! E mi sono tranquillizzata.

Davanti a me c’era gente che non smetteva di mormorare: sì ma, sì ma, sì ma e più davanti ancora, persone di una certa età che brandivano pelli di giaguari, o addirittura peluche, uno addirittura lo ha lanciato in aria ed è arrivato sulle ginocchia di una signora biondissima che rideva, accarezzava la peluche e la portava sul cuore.

Ad un certo punto, qualcuno grida: ma come si fa! Tutti i fogli dei programmi sono mischiati, non si capisce più nulla! Al che un giovanotto speranzoso si propone di ricomporli con una faccia dal sorriso fisso, parlava ma le sue labbra non si muovevano.

Ad un certo punto, una voce sovrasta le altre: dobbiamo parlare col movimento 5 stelle, dobbiamo capirli, dobbiamo riportarli alla ragione, dobbiamo accompagnarli! Sono dei bravi ragazzi inesperti onesti, dobbiamo dialogarci!

Come l’onda che si ritira, una parte della assemblea, d’un colpo, prende le sedie e si ritira in un angolo, lasciando tanto, ma tanto spazio nel mezzo della platea.

Mai! Non abbiamo nulla a che fare con loro!

Ed è lì che succede qualcosa di strano, arrivano un sacco di persone con delle mascherine da carnevale, si mettono in mezzo e stentoreamente: noi siamo i giornalisti che analizzano e quindi vi analizziamo, a voi non dialoganti e cominciano a tirare coriandoli, ma quanti! Il tutto sotto gli applausi della parte dialogante.

Nel sogno io guardavo in aria, l’aria era saturata da tutti sti coriandoli, non si vedeva più nulla, poi son tutti caduti in terra e si è ricominciato a vedere qualcosa, anzi, si è sentito un tintinnio che veniva da dietro.

Tutti si sono girati era il ragazzo del bar di sotto che, col carrello, veniva a portare caffè e brioches, bomboloni anche.
Ad un certo punto, questo ragazzo parla: scusate, ma ogni volta è la stessa cosa! Non siete mai contenti di nulla, sempre a farvi la guerra, per un sì, per un no, per una frase, per una analisi.

Io potrei proporvi qualcosa, se siete d’accordo…no! No! Facciamo così: vi propongo qualcosa, tout court! Mentre vi servo il caffè e voi ascoltate.

Dunque, capirete che così non potete andare avanti. Troppa confusione, troppa caciara!

Allora, quelli che si sentono di sinistra sinistra, passino a sinistra della sala, là così, da bravi, piano piano, quelli che si sentono di sinistra light, passino a destra, così, senza rumore, bravi. Vedete che così la sala è più spaziosa e io posso pure passare col carrellino, c’è spazio fra le due aree.

Allora non sarebbe più giusto che ogni aerea si scelga il suo segretario? Il suo programma?

Pensate quanto sarebbe più chiara sta cosa, ognuno per conto suo ed ognuno fa le sue scelte politiche, si sta o no nell’euro, si dialoga o no con la destra populista, insomma, fatevi due programmi, fate proposte e poi la gente sceglierà, tanto, peggio di così, non si può andare, ad un certo punto, bisognerà ricostruire tutto! Anche i consensi e quelli si ottengono con programmi e proposte.

Un silenzio assordante, io che continuavo a guardarmi i piedi, ricoperti dai coriandoli.

Separazione! Ecco la soluzione, grida qualcuno dietro me, applausi, gente che va verso il ragazzo del bar ad abbracciarlo, a stringergli le mani, a complimentarlo, poi persone che si detestavano politicamente si sono strette le mani, qualcuno si è lasciato perfino andare a qualche abbraccio timido.

Il ragazzo del bar se ne va tutto contento, mentre qualcuno dichiara la fine definitiva dell’assemblea in comune, da oggi in poi, ognuno per la sua strada.

A quel punto, mi sono svegliata, mi sono seduta sul letto e mi sono detta: magari! Magari!

Ma vabbè, era solo un sogno. Ho scosso la testa e due coriandoli sono caduti sul letto…madonna! Devo aver sognato davvero forte la notte scorsa!

(Bonjour Tristesse)

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IL PD SI È CASTRATO DA SOLO

IL PD SI È CASTRATO DA SOLO

E ora è frustrato e impotente.

Ragioniamo.

Il Pd è prigioniero di due dogmi.

Il primo è il teorema D’Alema, perché è stato lui ad enunciarlo esplicitamente. Che recita: “se cade questo governo seguirà un governo peggiore, con il centrodestra unito”.

Dal teorema D’Alema discende la conseguenza: che il Pd, nei fatti, teme la caduta di questo esecutivo, che però si tiene insieme solo con lo sputo, e rischia di trovarsi spiazzato da un’accelerazione della crisi.

Il teorema D’Alema non regge. Occorrerebbe abbandonarlo: al governo Conte può seguire un governo migliore.

Il secondo dogma paralizza il Pd, quello di Zingaretti e anche di Martina ma lui ha perso., e che recita: la alternativa a questo governo deve essere il ritorno ad un bipolarismo destra – sinistra.

Il problema è che la destra la vediamo e come!

La sinistra, col Pd al 18%, qual è?

Questa nostalgia del vecchio bipolarismo, nella realtà del multipolarismo proporzionale, costringe il Pd a giocare senza carte di riserva. Senza variabili che non siano una sola litania: l’inevitabilità di comprendere i 5 Stelle come alleato nel sognato polo di sinistra.

Ma se il primo teorema sta franando, il secondo è al totale disarmo: un polo di sinistra con i 5 Stelle è fuori da ogni ipotesi e fantasia.

Anche la più perfida. Per innumerevoli motivi.

Scegliamone solo tre.

Primo, i 5 Stelle sono oggi l’epicentro, la ragione del disastro economico del Paese. Come dice Berlusconi, sono loro la vera guida economica del governo e Salvini, un bullo a parole che cede su tutto, oggi, per esempio si è comprata la fiducia dl grillini rinunciano alla TAV e deludendo per altro, il suo lettorato del nord che la vuole, ma l’immunità parlamentare doveva ottenerla e scambiarla coi grillini per un no alla Tav.

Quindi è logico ritenere che l’economia sia completamente in mano ai grillini e se succedesse una crisi, sarebbe una maxi crisi sull’economia.

Quale dialogo il Pd e i 5 Stelle potrebbero avere sull’economia?

Nessuno.

Secondo, i 5 Stelle hanno ribadito un posizionamento internazionale incompatibile col Pd, persistente ambiguità ed ostilità all’euro cui si unisce oggi l’aggressione ad un paese fratello,(La Francia ha ritirato il suo ambasciatore cosa che non seccedeva dal 1940), la solidarietà con le dittature, rosse e nere, l’ambiguo rapporto con la Russia. Il no Tav.

Terzo, infine, i 5 Stelle involvono, ulteriormente, in senso regressivo: danno la guida a Di Battista, un improbabile chavista, e all’anima movimentista, la più scopertamente eversiva, oscura, giustizialista, manettara, aziendale, nel senso di Casaleggio, portatrice di tutto il ciarpame di demagogia, e rischi per la nostra libertà, che chiamano “democrazia diretta”.

Ecco i 5 Stelle. Come può il Pd ancora illudersi, scioccamente, di immaginare un polo di sinistra con i 5 Stelle?

E qui nasce il problema: Zingaretti e mezzo Pd sono prigionieri dei due dogmi, dei due teoremi suddetti che non reggono più.

Il congresso ha detto che questo gruppo dirigente post-renziano non ha alternative, non gioca carte di riserva, è prigioniero di un solo schema, l’attesa dei 5 Stelle.

Irrealistico, frustrante e impotente.

Se cade il governo, il saggio Mattarella dovrà esercitare una grande creatività per comporre la crisi.

Le elezioni non saranno possibili.

Che sponda troverà Mattarella nel Pd?

Si bloccherà sullo schema: “solo con i 5 Stelle”?

Sarebbe idiota e suicida.

Invece di un congresso senza politica e dominato dai due dogmi in frantumi, il Pd dovrebbe aprirsi allo sghiacciamento, alla creatività, al coraggio, alla fantasia e all’ innovatività.

Anche sulla politica, se non vuole, come inizia la mozione di Giachetti e Ascani , “trasformare la fase del populismo nell’era del populismo”.

Per carità.

 

MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO

MA QUESTO È ANCORA UN PARTITO?

Mettiamoci d’accordo col cervello: volete che Renzi si impegni nel congresso del Pd o volete che ne stia fuori?

Se si impegna lo accusano di ingerenza, di essere divisivo, arrogante.

Se non si impegna lo accusano di stare con un piede fuori, di volersi fare un partito suo.

Sembra che il Pd voglia liberarsi di Renzi, ma che non possa farne a meno.

La condizione del Pd somiglia di più ad una seduta psicoanalitica che ad un dibattito politico.

Con tutti i problemi che ha il paese oggi e con gli obblighi e i doveri che avrebbe la maggiore forza di opposizione, il Pd sfoglia la margherita su Renzi. M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, ecc. ecc.

Che, per la verità, appare soltanto il più netto, conseguente, risoluto oppositore di questo governo.

Quello che Renzi fa e dice, contro questa maggioranza, dovrebbe rassicurare il Pd, tranquillizzarlo, spronarlo ad imitarlo.

Invece si allarmano con i fantasmi: “Renzi, resta, se ve, fa un suo partito”? Al Pd interessano più le attività di Renzi che quelle del governo.

È una manifestazione di minorità politica, di infantilismo, di fragilità, di debolezza.

Si pongano, invece, un’altra domanda, da persone mature e accorte: questo congresso del Pd, fatto mentre il paese sfiora la crisi e con all’indomani elezioni europee delicatissime, lo credete davvero utile, produttivo, compreso da iscritti ed elettori?

Pensate davvero che il problema del paese oggi sia questo congresso introverso, retrospettivo e inafferrabile?

Se il Pd fosse diretto da persone serie, mature e responsabili si chiederebbe questo.

Invece di agitarsi scompostamente e a fibrillare solo per cosa pensa o fa Renzi.

E che noia.

COME UN BURIONI QUALSIASI

COME UN BURIONI QUALSIASI

All’assemblea del PD, del 17 novembre 2018, l’intervento del giovane Dario Corallo mi ha lasciata perplessa.

Cito una frase del suo discorso:
” noi abbiamo risposto al 99 % come un Burioni qualsiasi”.

Sottointeso che l’1% invece quelli istruiti, li abbiamo portati avanti, difesi, coccolati scordandoci il resto.

Ma esiste una scuola al Pd che forma i giovani politici? Perché se il risultato è questo, lasciamo stare, ma per carità!

Come si fa recepire una frase cosi? Che vuol dire? Allora il sapere, la scienza, la competenza, devono nascondersi per far piacere a chi non sa nulla?

Ora lasciamo stare il piano politico se ne ha espresso uno, ma questa frase, secondo me, QUESTA FRASE la dice lunga sul pensiero profondo di questo giovane e mi è sempre più chiaro che, in un periodo oscuro, brutto arrogante, un signore come Burioni difenda il sapere, la scienza.

Se lo fa anche in modo aggressivo, sentiti i vari Corallo, ne ha tutte le ragioni e risponde, giustamente, all’aggressività dell’ignoranza arrogante.

Quando, per esempio, devo parlare con un oncologo, gli dico: guardi, non capisco mi rispiega per favore?

Si tratta di scienza elevata e difficile, ma lui pazientemente mi rispiega quello che ha detto, cerco di capire, e certamente non mi metto a discutere alla pari, perché non sono alla pari a livello di conoscenza in questo ramo.

Ciò non vuol dire che sia povera intellettualmente e rozza, al contrario, è avere umilmente coscienza delle proprie capacita e portare rispetto a chi sta allungando la vita delle persone che amiamo.

Quando mi si è spiegato cos’è l’immunoterapia, certo con parole semplici, ho ringraziato, ma se mi è stato spiegato, è anche perché ho chiesto gentilmente.

Ma se io parto, per continuare su questo esempio, col dire all’oncologo: guardi, io anche se ci sono metastasi, non sono d’accordo con quello che fate, perché lavorate agli ordini di BIG Pharma, credo che l’oncologo reagirebbe come fa Burioni, semplicemente.

Per far capire che la scienza è importante, i ricercatori sono importanti, a tante persone permetteranno di passare un altro Natale con le persone che si amano.

Dunque una frase come quella detta dal giovane Corallo, non mi va giù, e se voleva essere politica ancor meno, diciamo che è giovane ed ha le idee un pochino confuse, speriamo sia così.

In ogni modo il mio voto non lo avrà, questo invece è sicuro.

(Bonjour tristesse)

Il Commento di Burioni alle parole di Corallo.

Doveva succedere, ed è successo. Alla fine gli attacchi contro di me arrivano anche dal Partito Democratico (al quale secondo la vulgata dovrei essere contiguo), dove un candidato alla segreteria si lamenta perché nel suo partito sono state: “elevate a scienza vera e assoluta quelle che sono posizioni squisitamente politiche”.

Al di là del dileggio nei miei confronti che mi dispiace, visto che io da due anni faccio del mio meglio per spiegare le cose che so a coloro che le cose non le sanno, trovo la questione molto grave in quanto ci fornisce la dimostrazione che nessun partito è immune dalla tentazione di fregarsene della scienza (e della salute delle persone), per accarezzare il pelo all’ignoranza sperando di portare a casa dei voti alle prossime elezioni.

Questo mi conferma che ho fatto la scelta giusta a non candidarmi, perché una posizione indipendente mi consente di essere libero da tutti i partiti e di potere servire solo la verità dei libri che ho studiato. Da me, almeno fino a quando non mi sarò stancato (momento non lontano), ascolterete solo e solamente la voce della scienza e della medicina. Quella medicina che sbaglia, che è imperfetta perché fatta da uomini ma che alla fine ci salva non di rado la vita.

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

Il Manifesto, cui non può ovviamente piacere Minniti che di mestiere fa il servitore dello Stato democratico e per passione fa il politico, autorevole di suo, per le opere di governo, diciamo, e non per il peso di correnti, correntine e spiragli, ha trovato la chiave per ostacolarne l’elezione a segretario del Pd: diffondere il veleno che è un…renziano camuffato.

Sotto copertura.

Nel linguaggio rivoluzionario, che li affascinava un tempo e che, per pudore ora coltivano in segreto, lo avrebbero definito “un infiltrato, una spia, un agente del nemico di classe, uno manovrato dai servizi segreti della borghesia”.

Forza Marco, dagli un dispiacere.

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

Ci vuole una donna, nel Pd, eh, sì, una donna. Una riformista e una che non ha paura che si esprime senza mezzi termini. Adesso. Già una vera combattente.

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

SE L’UOMO NON AVESSE CARATTERE, SAREBBE DIVERSO DALLE GALLINE CHE DALLA SERA ALLA MATTINA BECCANO A TESTA IN GIÙ?

Ci vorrebbe un dibattito serio ne Pd, ma serio davvero, mica i soliti piagnistei che vediamo ed ascoltiamo.

L’altra sera, Richetti era incalzato da Marco Damilano, che pretendeva quasi che Richetti si mettesse in ginocchio e gridasse battendosi il petto: ebbene si! Ho sbagliato!

Non dovevo sostenere il governo Renzi che fa schifo, puzza e caccapupù! (Il livello del giornalismo italiano è questo oramai e più sono pessimi e più spavaldeggiano in tv).

Mica contava quello che l’altro diceva, no, quello che contava era tirare un tratto sulle riforme, l’operato della precedente segreteria, quello e basta, tutto il resto, il paese che va a gambe per aria, gli attacchi ai giornalisti, puff! Svaniti nel nulla.

Damilano mica era preoccupato per quello, figuriamoci, continuava col tiro a segno come ha sempre fatto, come i pupazzetti con la chiave dietro che a un certo punto impazziscono, quando l’automatismo va in tilt.

Ecco io vorrei qualcuno che ad un certo punto la smettesse di fare il punching ball.

L’altra sera, Mario Monti ha detto una cosa giustissima: è ora che il giornalismo ricominci a fare i conti con la memoria (grosso modo il senso era questo).

Paff!

Prendi e porta a casa!

Lapidario, conciso ed efficacemente giusto.

Questo è quello che manca al Pd, che oramai, tirato dai soliti noti nella sindrome del punching ball, anche quando uno fa il verso di tirare un pugno, si mette a tremare da solo.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo le analisi dei soliti noti la sera delle europee: erano quasi sconvolti dal risultato, ma come, ma non è possibile, non se ne parla, non è nella nostra storia, no, no, fateci uscire da quest’incubo! Si deve vincere, anzi, quasi vincere e quasi smacchiare i giaguari, non dare troppo nell’occhio ecco.

Ma una forza politica è condannata per sempre a vincere?

Io mi ricordo la sera del referendum, piangendo lacrime vere, nel vedere il treno delle riforme passare, senza fermarsi, consapevole che non sarebbe ripassato mai più e i soliti noti, a brindare, festeggiare, fare come i toreri sventolare le orecchie e la coda del toro oramai abbattuto, felici e contenti della disfatta del paese (perché di quello si trattava e chi non lo ha capito, adesso si goda il treno lanciato a folle velocità senza conduttore).

Adesso gli stessi che sventolavano le orecchie e la coda stanno ancora più incattiviti: ma come? Pensavamo che il toro fosse morto, ma è ancora lì?

E la gente lo applaude alle feste del partito, ma come? Ma no! E allora, ogni candidato al posto di toro, prima ancora di scendere nell’arena, deve lui stesso spuntarsi le corna, tagliarsi le orecchie, la coda e questa volta anche gli attributi, non si sa mai, é meglio.

Lo dico sinceramente, questo Pd non lo voterò se continua a proporre gente che: sì, ma i 5 stelle sono una parte di noi, perché io non sono come loro ed infatti non li ho votati e non li voterò mai, punto.

Perché quelli che: li abbiamo spinti nelle braccia della lega, hanno una visione politica pari a quella del mio bassotto, si informassero con chi siedono a Bruxelles.

Io sono europeista convinta, certo che l’Europa non è perfetta, ma preferisco l’Europa al nulla, perché questo saremmo e spero che un giorno nel Pd qualcuno faccia una lista di quanti soldi l’Italia prende dall’Europa, sarebbe bene dirlo alla gente.

La gente italiana, sono del parere che, quando vota, si debba prendere le proprie responsabilità, ogni volta si è aperto il paracadute, con governi di fortuna, la sinistra sempre dentro a riparare gli errori, esponendosi poi al malcontento e anche al declino.

Bene, questa storia deve finire e Renzi ha avuto l’intelligenza di dirlo: il popolo li ha votati!

Ebbene adesso governino (perché i soliti noti, noncuranti del risultato delle urne, già cominciavano a fremere sugli starting blocks della gara del: “Noi! Ci siamo noi a prenderci le porte in faccia con il sorriso”!

E la gente, (questo lo dico io) si assuma le proprie responsabilità, non adesso, ma più tardi, quando avremo toccato il fondo del precipizio, perché adesso, tutto va bene, mentre precipitiamo.

Bonjour Tristesse

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

LA VERA DIGNITÀ NON TUTTI LA POSSIEDONO E SI VEDE

Mentre qualcuno ha passato l’estate tra una festa del porco e l’altra, Anna Ascani (Pd) è stata invitata, unica giovane italiana, dalla fondazione Obama a parlare di futuro dell’Europa.

Mentre i cittadini normali fanno il loro dovere per soccorrere vittime e sfollati, rimuovere macerie, mettere in sicurezza la zona del ponte, il grande casalino arrivato grazie al voto di milioni di cittadini a essere portavoce del premier, si lamenta del ferragosto rovinato.

Mentre io non ricordo di aver mai e poi mai visto il ministro Padoan sorridere, a causa del peso del suo ministero e dei problemi che ci sono da risolvere continuamente, l’ambizioso Tria esibisce il sorrisetto di chi la sa lunga, stampato sulla faccia, tradendo tutto ciò che ha studiato e anche la Costituzione su cui ha giurato.

La vera dignità non ha prezzo e non tutti la possiedono.

Ma torniamo, un secondo solo, sul ministro Tria, l’unico che sembrava piacesse a Mattarella e l’unico un po’ più serio (forse), nonostante il sorriso stampato, ha perso la sua aurea, ha calato le braghe anche lui, davanti ai due vice.

E quindi  mandiamo in giro un ministro delle Finanze con un documento con i numeri scritti a lapis, a dire “non so, può darsi, vedremo” come uno scolaretto sciocco che non sa rispondere alle domande dell’insegnante. A metà ottobre si vedrà come si mette tutta la faccenda.

Non contenti di questa grande prova, caliamo il carico da undici del presidente della commissione Bilancio che ripete che dobbiamo tornare a stampare moneta, baggianate che però hanno gà contribuito alla svalutazione dell’euro.

Intanto vicepremier 1 dice: “non arretreremo e spiegheremo la manovra nelle piazze”, sotterrando quel che resta della democrazia parlamentare e confermando che della Costituzione hanno letto solo la prima riga del capitolo UNO, poi si sono fermati, convinti di aver capito tutto.

Mentre vicepremier 2 sbraita che chiederemo i danni all’Europa per l’aumento dello spread. Il vice 2 si deve dare una mossa, lo spread è già oltre i 300 punti, una soglia pericolosa, un piede è già nel fango.

Poi ci dicono che non ci sono ubriaconi in giro, qui in Italia, al comando!

Questo perché il vice 2, non sopporta le critiche, ovvio e:

“L’ultima mascalzonata è di non molte ore fa. Il presidente della Commissione europea, Junker, rivolge alcune critiche alla decisione italiana di sforare fino al 2,4 per cento, e la risposta di Salvini è immediata: non parlo con gli ubriachi”.

LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

LE UMILIANTI MANIFESTAZIONI “CONTRO” E NON ” A FAVORE” SONO FORME DI IMPOTENZA E MANCANZA DI IMMAGINAZIONE

A me dell’appello all’Unità antifascista non importa una cippa.

Quando ve lo chiedeva Renzi, ve ne siete sbattuti alla grande e voltati dall’altra parte.

Vi siete alleati con i fascisti.

Avete affossato riforme,

Osteggiato il referendum.

Osteggiato in ogni modo le leggi del governo Renzi, mai alzato un dito in difesa di coloro i quali si erano spesi anima e corpo per attuarle.

Mai difeso i vostri compagni di partito, quando venivano vilipesi.

Quello che proponete, forse per dire qualcosa, è un film già visto troppe volte in passato, uniti contro il nemico, come ai tempi del Cav, che poi serviva solo per portare acqua al suo mulino.

Divisi con l’amico per annientarlo.

Stavolta non ci casco.

Unità un cavolo, mai con voi, io non perdono e non dimentico.

Adesso è un’ipocrisia, dopo che avete brindato il 4 dicembre, per la sconfitta di Renzi.

Avete calpestato, senza misericordia, senza pietà e con cattiveria il vostro stesso partito, ora vi trovate un rottame che non arriva al 4%.

Non lamentatevi e non correte dietro a Fico e ai suoi adepti perché vi rendete ancor più ridicoli e poco credibili.

Inoltre, chiamare a raccolta per una manifestazione contro chi ci governa, è una magnifica manifestazione di impotenza politica.

Fare una manifestazione contro il governo è la scelta più facile, più controproducente e più inutile che si possa compiere in questo momento, quindi purtroppo non mi stupisce che Martina ne organizzi una a fine mese.

Quando non hai nulla da dire, vai contro.

Quando vuoi uscire in qualche modo dall’angolo, vai contro.

Quando non sai che altro fare, vai contro.

E servi solo a far sentire ancora più importanti quelli che dici di voler contestare.

E poi perché solo contro Salvini?

È purtroppo un grave segno di incapacità politica non essere in grado di riunire i cittadini a favore di principi ed ideali che oggi sono stati completamente espunti dal pubblico confronto.

A favore di argomenti, proposte e contributi sensati e credibili che possano dare un senso di comunità e di appartenenza, ma soprattutto di speranza, a coloro che non sono caduti nella sbronza collettiva di questo paese e ancora non vogliono arrendersi a questo sfacelo.

Non mi interessa manifestare contro, io voglio battermi per qualcosa.

E finché non sarà possibile farlo, preferisco stare qui a fare l’opposizione bricolage che contribuire ad alimentare le velleità piccole piccole di ancor più piccoli generali senza truppe né futuro.

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

PATETICA QUELLA PARTE DEL PD CHE HA LA PRETESA DI REDIMERE I GRILLINI

Nonostante Di Maio abbia dichiarato in TV che non solo non si sente di sinistra, ma che non ha mai pensato di esserlo, si allarga il fronte degli esponenti Pd, ultimo in ordine di tempo Delrio, convinti che i cinquestelle siano “cosa nostra”.

Invece di fare opposizione contro di loro, dicono che bisogna sostenerli, perché fanno provvedimenti giudicati “di sinistra”, come il Decreto Dignità e perché, in questo modo, potrebbero mettersi in urto con la Lega.

La loro alleanza di governo con la Lega, infatti, viene liquidata come un incidente di nessuna importanza, che li ha portati ad essere vittime della brutalità di Salvini, per colpa dello sciagurato rifiuto di Renzi.

Se invece si fosse fatto un governo Pd m5s, il Pd sarebbe riuscito a redimerli.

Nessuno viene toccato, nemmeno sfiorato dal pensiero che i cinquestelle, e ancor di più il loro elettorato, siano in realtà profondamente affini alla Lega.

Nessuno viene sfiorato dal pensiero che un ignorante al ministero del lavoro, sia più pericoloso di Salvini, con la sua fissa sui migranti.

Si scrivono, invece, poderosi pipponi che parlano di “ferita profonda aperta dal Jobs Act”, di rapporti sociali da recuperare, soprattutto di relazioni sindacali, da riallacciare in vista di una rinascita della sinistra, che non può prescindere da un rapporto stretto con i grillini.

Ora, il Decreto Dignità è un ferro vecchio che sembra uscito da qualche Museo della civiltà antica, quella che per lavorare la terra usava l’erpice e l’aratro, tirato dai buoi.

Riflette perfettamente il concetto che Di Maio aveva già inserito nel proprio programma elettorale, bastava leggerlo, cioè che il lavoro deve essere a tempo indeterminato e “il più possibile vicino a casa”.

Questo concetto di lavoro fisso, a vita, e a due metri da casa, è l’altra faccia della medaglia del sovranismo leghista, che dipinge un mondo piccolo, chiuso, dove si pagano dazi e si rifiuta ogni contaminazione esterna.

La visione gialloverde è dunque una paralisi a tutti livelli. Viene azzerata ogni genere di mobilità: sociale, professionale, geografica, individuale o collettiva.

È una visione poverissima in senso ideale e materiale.

Come si possa definire tutto ciò di sinistra, quando la sinistra, oggi, si definisce progressista e dunque volta in avanti, al futuro, all’apertura, all’innovazione?

È un mistero in termini concettuali, ma è soprattutto la più evidente dimostrazione che coloro che oggi, da dentro come da fuori, vogliono orientare il dibattito nel Pd, di fatto lo vogliono inchiodare a schemi vecchi e per di più del tutto funzionali, a quelli praticati da coloro contro i quali dovremmo fare, invece, strenua opposizione.

Sono palesemente inadeguati alla lettura della contemporaneità e sono mossi da ben altri fini.

È un gioco patetico, per due poltrone e quattro strapuntini.

No, proprio non ci sto.

Sono apolide politicamente, ma ascolto e mi informo.