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L’OPPOSIZIONE POLITICA

L’OPPOSIZIONE POLITICA

21/10/2013 Roma, un caffè con..., nella foto Renato Brunetta

21/10/2013 Roma, un caffè con…, nella foto Renato Brunetta

Secondo il dire e ridire dei media di casa nostra, il primo oppositore del Partito Democratico, ma soprattutto di Renzi, quello che fa balzi e balzetti, conferenze stampa, per farsi notare in tutto il suo splendore di oratoria, è il falchetto Brunetta. Il secondo oppositore che si fa notare, è l’imitatore di Renzi: Fitto. Sia Brunetta che Fitto sono riusciti ad imporsi e ad intestarsi la rottura del patto del Nazareno. La cosa non mi dispiace perché di questo “patto” scritto o non scritto, di cui nessuno, ha mai saputo nulla, non se ne poteva più. Ma al di là delle narrazioni, ad uso e consumo dei media, la rottura dell’accordo è arrivata a causa delle divisioni interne a Forza Italia, dilaniata da una guerra intestina per accaparrarsi lo scettro del potere al suo interno.

Attribuire al capo del governo la responsabilità della rottura, ascrivendola alle vicende per le elezioni alla presidenza della repubblica è un goffo tentativo per nascondere la fragilità che esiste all’interno del partito di FI. Quando sento il falchetto Brunetta parlare di deriva autoritaria renziana mi viene da sorridere. Così come quando vedo sorgere all’improvviso l’alleanza invero demenziale tra FI, LEGA, SEL e M5S, mi viene da osservare che gli opposti sono destinati ad attrarsi se non a somigliarsi. Sia Lega che FI conoscono bene le derive, messe in atto dall’arcoriano che, privo di contrappesi democratici legislativi, ha imperversato, in pieno conflitto di interessi, per un intero ventennio, caso forse unico nelle democrazie evolute occidentali.

L’estrema sinistra italiana salottiera e snob si accalora in disamine filosofiche e manifestazioni di piazza a sostegno di Tsipras e delle politiche elleniche, anziché impiegare il suo tempo a risolvere i problemi di casa propria. Ma si sa, occuparsi di tutto per non occuparsi di nulla, è il suo passatempo preferito, salvo poi lamentarsi e recriminare. Oggi, per esempio, l’oggetto principale di discussione, in quella sinistra, sono “i crocefissi nelle scuole”.

Rimane il M5S. Tra espulsioni e diatribe interne, partito con l’ambizione di rivoluzionare questo paese, si è ridotto ad estemporanee esibizioni nelle aule parlamentari. Troppo poco per chi voleva aprire come una scatoletta le stanze del potere di questo paese.

imagesInfine i malpancisti di casa nostra. I più scontenti, pentiti o tristi che si possano vedere sulla scena politica.

* Quelli che dovrebbero prendere coscienza una volta per tutte di rappresentare solo se stessi e pochi accoliti.

* Quelli che frustrate le loro ambizioni personali, perché privi dei minimali requisiti politici che rendono leader, non accettano il ruolo di comparse.

* Quelli che se fossero davvero prodi e coerenti avrebbero già dovuto abbandonare questo partito di cui non condividono linea ed indirizzo.

* Quelli che c’è sempre qualcosa di più urgente da affrontare, senza mai fare.

* Quelli che non hanno ancora accettato, a distanza di oltre un anno, il risultato democratico di un congresso ed oggi si professano maestri di democrazia.

* Quelli che “Vogliamo smetterla di scherzare? Non sarebbe meglio un governo Prodi al posto del bamboccione?”

Un’opposizione siffatta non è buona cosa. Non serve a controbilanciare le eventuali storture di un partito troppo forte al governo.

Serve una buona opposizione, ma dove la si trova?

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IL PD RISCHIA LA LIQUEFAZIONE?

IL PD RISCHIA LA LIQUEFAZIONE?

pd_spaccatoAntonio Labriola, filosofo, qualche mese fa, aveva riassunto, con parole efficaci: “La ribellione degli scheletri”, le accuse di autoritarismo e centralismo rivolte dalla minoranza del Partito Democratico all’iniziativa riformatrice del governo di Matteo Renzi.

Le critiche vengono successivamente riproposte per bocca di Bersani e di D’Alema, con un. “No ad un Pd, movimento politico-elettorale del premier, sì alla separazione tra Presidente del Consiglio e Segretario del Nazareno”.

Non mi sono piaciute le polemiche assenze di Civati e Cuperlo, alla festa nazionale dell’Unità. Sanno di infantilismo politico. Non era la festa di Renzi, ma bensì la festa di tutti noi che crediamo ancora in questo partito. Snobbare la base è stato un errore grave.

Per contro il ginepraio dei vari editoriali sferzanti comparsi sui grandi giornali e i rilievi pungenti mossi dal  gotha economico verso la scarsa incisività e concretezza dell’iniziativa di Palazzo Chigi, hanno reso il clima attorno a Palazzo Chigi ancora più ostile.

Praticamente ha contro Eugenio Scalfari, Della Valle, Ferruccio de Bortoli, i Vescovi, i sindacati, la Confindustria, i burocrati, una parte dei magistrati, e forse anche la massoneria. Mi viene il sospetto che abbia contro tutti i cosiddetti “poteri forti” di questo paese.

Con ogni probabilità tutti i severi giudici di Renzi hanno compreso soltanto ora che l’ex sindaco di Firenze non incarnava le virtù taumaturgiche evocate in coro nella fase della sua ascesa al potere.

Alla base di tutto però c’è una divergenza, forse incolmabile, nella visione del partito

La minoranza del Nazareno porta avanti l’idea di un partito socialista pesante e strutturato, con un programma poco pragmatico e procedure formalizzate nella vita interna. Quello che invece porta avanti Renzi è una visione-azione carismatico-plebiscitaria fondata sul prestigio del leader uscito vincente da una prova elettorale (le elezioni europee) e su un programma allestito strada facendo.

Ma vi è un ulteriore elemento che rende i loro rapporti difficilmente componibili. Renzi convoca il gruppo e gli organi dirigenti del Pd per giocare e vincere tutta la posta in gioco. È in grado di farlo grazie a una dinamicità assente in una generazione di leader protagonisti di sconfitte dolorose.

Il giorno in cui il Presidente del Consiglio non sarà più segretario del Pd, il successore dovrà avere una caratteristica mancante nei segretari che si sono alternati prima di lui alla guida del Partito democratico: l’elemento carismatico. Grazie al quale l’ex fautore della rottamazione ha vinto una tornata elettorale, non costruendo coalizioni, ma realizzando la vocazione maggioritaria propugnata da Veltroni.

Ci vuole una figura capace di affermare la dinamicità e la potenzialità maggioritaria di un partito di rango occidentale. Altrimenti il Pd potrebbe liquefarsi. Perché in politica non si torna mai indietro.

Nel contempo, mi sembra che si cerchino, sia a destra che a sinistra, alternative improbabili, o carte dei valori (di cui non frega niente a nessuno). Tutto per restare a galla, confidando che Renzi finisca contro un muro e che gli italiani, come sempre dimentichino.

LA PESTE ROSSA

LA PESTE ROSSA

1014333_10152431351604395_3245029363958814740_n(Elezioni europee e amministrative 2014)

Leggere i giornali vari e sentire gli altrettanti vari commentatori alla “so tutto io” in Tv, è davvero esilarante in questi giorni.

Tutti con gli occhioni smarriti e stupefatti perché Renzi ha vinto col 40% dei consensi degli elettori.

Tutti a chiedersi da dove vengono tutti questi voti.

Perché meravigliarsi? L’aveva detto già nel 2012 ad Agorà “Con me alla segreteria il Pd va al 40%”,  con le prime primarie non gli riuscì, ma poi giunto alla segretria, alla prima prova elettiva, la profezia di Renzi si è rivelata esatta.

Probabilmente perché la sua esperienza politica, maturata tra la gente e non nelle stanze dei palazzi, era una esperienza diretta, una straordinaria emozione di rapporti umani.

Perché meravigliarsi se personaggi come Fassina riconoscono che con Renzi c’è stata una bella vittoria? Fassina  è nel Pd ed è chiaro e profondamente umano che esulti, come me e tanti altri, per la vittoria del segretario di proprio partito. Ma a molti commentatori anche questo non va bene. Fassina è stato dipinto come un voltagabbana.

Temo che ancora non si sia capito bene cosa sia il Pd.

Nato nel 2007, dalla fusione di altri partitini quasi scomparsi dopo la furia di tangentopoli, è un partito nuovo, che non è più né Pci, né Dc. L’avrò detto centinaia di volte. È un’altra cosa. E’ un partito che si chiama democratico, che ha delle idee, che assomiglia molto al Partito democratico americano. Cioè “partito democratico” e basta.

I giovani, nati e cresciuti in clima democratico, l’hanno capito e l’hanno votato in massa, a dispetto di quanto dice Grillo che il Pd è stato votato dai pensionati che non pensano ai loro figli e ai loro nipoti.

O Grillo, chiedilo ai miei nonni se non pensano a me. E’ proprio perché pensano al mio futuro non si sono fidati di un imbratta piazze urlante, con promesse di distruzione e basta.

Chiedilo ai giovani senza lavoro perché hanno votato Renzi?. Perché credono che solo lui abbia avuto parole di speranza per loro.

Ma i detrattori e invidiosi della vittoria del Partito democratico ci sono a bizzeffe. Ne dicono un po’ di tutti i colori, ma la più bella di tutte è quella di dire che chi ha votato Pd, non ha votato per il partito, ma per Renzi.

Dopo che per anni ci hanno martoriato e rimproverato che il Pd era un partito molliccio e perdente perché non aveva un leader, adesso che il leader c’è, ci viene detto che non dovevamo votarlo, perché si chiama Renzi?

Incredibile come la voglia di fare i bastian contrari, sempre e comunque, possa trasformare anche dei seri commentatori in banali personaggi che parlano tanto per parlare..

Era un partito morto, si diceva.

Sarebbero rimasti solo in due, si diceva, Grillo e B.

Gli elettori hanno detto che ne sarebbe rimasto uno solo, ma nessuno dei due profetizzati dagli sfascisti. E’ rimasto solo quello creduto morto.

Per chiudere, una bellissima battuta di Vittorio Zucconi:

“Perdere un’elezione contro un ebetino non è una gran prova di intelligenza”

 

L’IMPORTANZA DEL VOTO

L’IMPORTANZA DEL VOTO

L’astensionismo è il più grande alleato del populismo e quindi dei grillini. ma anche dei mafiosi e dei corrotti.
Facciamo in modo che non si istituiscano mai (non più) tribunali del popolo contro politici e giornalisti.

 UN PARERE DI MICHELE SERRA

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BRAVA FRANCESCA SIAMO CON TE

BRAVA FRANCESCA

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[Per chi non lo sa già, Francesca Collina, è mia nipote.  La lista “Insieme per  Daniele – Sindaco-  è sostenuta da Pd, Sel e Rifondazione].

Per coloro che volessero dare un’occhiata su chi è Daniele Ruscigno, ecco il sito worpress: http://danieleruscigno.wordpress.com/

Ecco qui Francesca si vede meglio:

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Salve a tutti, mi chiamo Francesca Collina ho 25 anni, studio all’Università di Bologna, nella facoltà di Agraria. Ho radici profonde in questo territorio, sono nata e cresciuta nella frazione di S.biagio, in Savigno.
Ho deciso di candidarmi al consiglio della municipalità di Savigno perché sento di poter dare un contributo, sia nel mondo agricolo ma anche nel sociale per i nostri giovani. Non ho molta esperienza politica, ma se sarò eletta metterò il mio impegno e la mie capacità a disposizione. Mi auguro che questo primo approccio sia più originale e fruttifero di quanto non sembri.
La volontà e il coraggio di presentarsi oltre che richiedere impegno personale è favorito dall’appoggio dei sostenitori del partito democratico, dai giovani del gruppo, dagli amici e dai miei che è una famiglia di agricoltori da generazioni, i quali mi hanno trasmesso l’amore per la nostra terra.
Ringrazio tutti loro, vi saluto calorosamente!!! ‪#‎votagiovane‬ ‪#‎comunali2014‬ ‪#‎lasvoltabuona‬

Salve a tutti, mi chiamo Francesca Collina ho 25 anni, studio all’Università di Bologna, nella facoltà di Agraria. Ho radici profonde in questo territorio, sono nata e cresciuta nella frazione di S.biagio, in Savigno.<br /><br />
Ho deciso di candidarmi al consiglio della municipalità di Savigno perché sento di poter dare un contributo, sia nel mondo agricolo ma anche nel sociale per i nostri giovani. Non ho molta esperienza politica, ma se sarò eletta metterò il mio impegno e la mie capacità a disposizione. Mi auguro che questo primo approccio sia più originale e fruttifero di quanto non sembri.<br /><br />
La volontà e il coraggio di presentarsi oltre che richiedere impegno personale è favorito dall’appoggio dei sostenitori del partito democratico, dai giovani del gruppo, dagli amici e dai miei che è una famiglia di agricoltori da generazioni, i quali mi hanno trasmesso l’amore per la nostra terra.<br /><br />
Ringrazio tutti loro, vi saluto calorosamente!!! #votagiovane #comunali2014 #lasvoltabuona

QUEL CONSIGLIO DI STATO CHE PROCLAMO’ COTA VINCITORE

imagesQUEL CONSIGLIO DI STATO CHE PROCLAMO’ COTA VINCITORE

A suo tempo (21/10/2010) ho pubblicato un post relativo alle questioni delle liste false presentate dalla Lega Nord in Piemonte, durante le elezioni regionali del 2010, in cui si ipotizzava l’imbroglio legaiolo per far vincere Cota come Presidente della Regione.

Mercedes Bresso ricorse al Consiglio di Stato, che dette ragione a Cota, in uno strano modo: si rifiutò di riconteggiare in modo completo le schede e proclamò Cota vincitore,  a metà riconteggio, nonostante che due liste elettorali recassero firme palesemente false, redatte tutte dalla stessa mano.

Il riconteggio delle schede stava mettendo in evidenza il fatto che Cota aveva perso le elezioni.

Le persone incluse nelle liste false, interpellate dai Carabinieri, hanno detto tutte di non saperne nulla e che non si sognavano neppure di mettersi in lista per Cota. Alcune hanno anche fatto ricorso, contro questo “furto di identità”.

La decisione del Consiglio di Stato a suo tempo è stata stupefacente a dir poco. Convalidò la falsità su cui si reggeva l’elezione di Cota a Presidente della Regione Lazio.

Ma chi c’era, in quel tempo, a capo del Consiglio di Stato?

Leggere per credere.

https://speradisole.wordpress.com/2010/10/21/la-sedia-rubata-di-cota/

CI RISIAMO?

imagesCI RISIAMO?

E’ passato un mese appena, e già è iniziato il lavoro di demolizione del nuovo segretario del Partito democratico. Si comincia con il solito lavorio ai fianchi per toglierli il respiro e per destabilizzarlo e si finisce con lo scopo unico di questi molestatori che è quello di distruggere il partito.

Già si parla di scissione. E così divisi e sparpagliati saremo sicuri di perdere, di non venir meno alla nostra vocazione.

I lavori sono già stati avviati.

Chiunque avesse vinto le primarie, avrebbe voluto che si facessero le cose per cui gli elettori hanno votato.

Ma pare che non sia così.

Allora le primarie sono inutili e servono solo per racimolare qualche milioncino che dei cretini, come me, pensando che finalmente si realizzi qualcosa, sono andati a dare al partito.

Pare che le primarie servano anche perché chi vince poi debba ascoltare solo le voci di minoranza, e fare solo quello che la minoranza del partito richiede.

E’ il caso del famoso “chi” di Renzi nei confronti di Fassina.

Se ne fa un romanzo infinito, ma, in fin dei conti, che cosa ha detto Renzi con quel “chi?” Che non spetta a Fassina decidere su un rimpasto del governo (e non spetta neppure a Renzi), ma semmai a Letta.

Renzi usa giustamente l’autorità che gli viene dal voto popolare, per imporre nell’agenda delle cose che ha promesso. Né più né meno. E’ una novità, si chiama coerenza della politica.

E anche se non è proprio il mio segretario preferito, gli auguro con tutto il cuore di portare avanti i suoi progetti, di continuare col suo dinamismo, che non è giovanilismo come qualcuno afferma per  sminuirlo, ma è voglia davvero di cambiare questo paese. Altro che Berlusconi, Renzi è un caterpillar che finalmente sconvolge il solito tran-tran improduttivo del partito.

E la stampa, i mass media in generale, se ne dovranno fare una ragione. Questa volta, con Renzi segretario,  spero proprio che sia finita la manfrina dell’accontentare tutti, per non fare niente.

IL VIGLIACCO QUALUNQUISMO DI GRILLO

IL VIGLIACCO QUALUNQUISMO DI GRILLO

Il nemico più insidioso per il Pd nel prossimo futuro è il suo senso di responsabilità. Dal tempo in cui Bersani decise di fare posto a Monti per non andare alle elezioni anticipate a quello in cui, sempre per evitare un nuovo ricorso alle urne, si diede vita al governo delle larghe intese, il Pd si è caricato sulle spalle il peso di una crisi economica resa più grave dall’insipienza di Berlusconi e dei suoi Tremonti. Impopolari e difficili, i provvedimenti presi da Monti  prima e da Letta poi sono stati pesanti per i più deboli, spesso soprattutto per colpa dei ricatti dello stesso Berlusconi. Ora che lui si è sfilato dalla maggioranza e tenta spudoratamente di cavalcare l’onda della protesta, da lui provocata, quello che prende forma, però, nel movimento di grillo, è un attacco contro il Pd, contro l’unica forza politica, cioè, che crede ancora nelle istituzioni di cui fa parte.

Vigliacco e strumentale, il blog di grillo che chiede ai poliziotti di non proteggere i “politici” nasconde il dato per cui, in questo momento, il più politico dei politici è proprio lui: quello che prima impedisce, rifiutandosi di governare, di fare le cose di cui il paese ha bisogno e che così pesantemente insulta, poi, chi comunque ci ha provato.

Dimostrando coi fatti cos’è il qualunquismo : una tendenza allo sfascio dietro cui si nasconde solo una grande irresponsabilità: avida sete di potere.

( Luigi Cancrini)

SE INTERESSA SIAMO QUI

SE INTERESSA SIAMO QUI

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Venerdì 29 novembre alle 21,00 su Sky:
Giuseppe Civati, Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, confronto fra i candidati alle primarie del Partito Democratico. Il programma sara’ su Sky TG24 HD (canali 100 e 500) in diretta alle 21 dalla nuova X Factor Arena, e in simulcast su Cielo, il canale nazionale in chiaro presente sia su digitale terrestre (canale 26) sia su satellite (caale 126 del bouquet Sky) sia sulla piattaforma Tivusat (posizione 19).

QUEL RAMOSCELLO DI ULIVO

QUEL RAMOSCELLO DI ULIVO

pd_bandiera1474_imgQuando Romano Prodi ha confermato che l’8 dicembre non parteciperà alle primarie convocate per scegliere il futuro segretario del Partito Democratico, ho provato un grande dispiacere.

Mi sono tornate alla mente tutte le volte che sono stata al “seggio” per le primarie ed è ancora ben nitido il ricordo della bella giornata di democrazia dal basso che abbiamo vissuto, quando fu scelto Prodi, come candidato della sinistra a Presidente del Consiglio.

Ci  credevamo davvero. C’era l’Ulivo, un’aria di novità, una voglia infinita di sconfiggere elettoralmente l’arcoriano, e invece, poco  dopo, abbiamo vissuto una realtà completamente diversa. Da quando poi è entrato in vigore il porcellum è stato sempre  peggio. Fino ad arrivare alla squallida scena dei 101 che hanno affossato definitivamente Prodi.

Domenica prossima 17 novembre 2013 ci sarà, al mio circolo del Pd, l’assemblea congressuale per una preselezione del segretario nazionale. Saranno presentate e discusse le proposte politico-programmatiche dei quattro candidati. Ci sarà una discussione che prevedo molto animata e partecipata, come sempre e poi si voterà

Ci ho pensato e non poco. Tutti e quattro meritano e per principio non sono mai contro qualcuno, ma a favore di qualcuno.

Mi sento un’ulivista della prima ora ma non condivido quanto dice Arturo Parisi (definito prodiano) che ritrova in Matteo Renzi «l’unico ad avere le  potenzialità di costruire il progetto ulivista, per un Pd “aperto”.

Mi lascia perplessa quell’aperto. Aperto a chi? Ai delusi di Berlusconi per poi ritrovarci le larghe intese in casa? Non ci sto.

Abbiamo ammazzato il partito con le nostre mani e ora lo possono costruire solo coloro che non vivono condizionamenti e il peso delle vecchie generazioni.

Per questo ho scelto il più giovane, il più a sinistra, il meno probabile, ma certamente il più nuovo: Pippo Civati. Perché? Perché  è l’unico che riuscirà a far crescere quel ramoscello di Ulivo che, nonostante tutto, è rimasto nella bandiera del Pd, e che rappresenta la necessità di una fusione riformista, a sinistra, che oltrepassa le vecchie appartenenze.