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A PROPOSITO DI PICCOLI PARTITI


A PROPOSITO DI PICCOLI PARTITI

62977_165316940145168_10855_n Italia dolente (Antonio Canova)

Elezioni politiche 2013 – Ammessi 184 (tra partiti e movimenti).

Fai clic per accedere a 2013_01_21_Contrassegni_Ammessi_2013.pdf

L’Italia è un paese straordinario, fuori del comune anche in campo politico. Esiste una fantasia che colpisce.

Capisco la libertà di espressione, di scelta, la voglia di esprimere dissensi perché niente di quello che c’è va bene,  ma qui siamo arrivati al punto che ogni condominio si fa il suo partito. Tuttavia nella normale democrazia chiunque può candidarsi alle elezioni politiche.

Ecco cosa si deve fare per fondare un partito o un movimento:

Andare da un notaio per depositare legalmente il nome del nuovo movimento politico, il suo scopo politico e il logo. Il “marchio” deve per forza di cose essere originale. Bisogna essere in tre: un Presidente, un Segretario politico e un Tesoriere. Si apre poi una normale Partita Iva e si chiede l’iscrizione alla Prefettura. E’ inoltre obbligatoria una Sede stabile, dichiarata appositamente al Tribunale Elettorale, alla Camera di Commercio, alla Guardia di Finanza, alla Questura, al Comune e alla Prefettura.

Non occorrono capitali iniziali, non occorrono titoli di studio particolari.

Unico neo:  trovare almeno 1.000 sostenitori.

IL MITO DELL’ARTICOLO 18


IL MITO DELL’ARTICOLO 18

Il prof. Monti, ha detto esplicitamente che «L’art.18 è un tema centrale della discussione. E’ ora di passare dai miti, dai simboli, alla realtà».

Ma quale mito? In Italia, nonostante l’art. 18 dello statuto, vengono licenziati a centinaia  quarantenni e cinquantenni,  ed al loro posto non si assumono i giovani. Per questo non credo che l’abolizione dell’art. 18, sia la soluzione giusta per incrementare le assunzioni.

Anzi, credo che l’abolizione dell’articolo 18, con il suo carico simbolico,  potrebbe segnare la sconfitta dei lavoratori. E’ come se un esercito perdesse la propria bandiera.

Non è una questione di articoli, ciò che è in gioco è un atto di forza sul mercato del lavoro

Si cerca di frantumare un simbolo di tutela per determinare una svolta pericolosa riguardo al ruolo delle parti sociali.

Del resto pare di capire che lo scopo di questo governo tecnico, svincolato da rappresentanza politica, sia proprio quello di cambiare i rapporti tra interessi particolari (partiti, sindacati, categorie) ed interesse superiore di cui questo governo è portatore.

Credo che questo modo di pensare piaccia molto alla destra, ma danneggi molto la sinistra, in particolare il PD.

Portare il paese su un piano sdrucciolevole che ha come meta il ridimensionamento delle rappresentanza sociali e di quei corpi intermedi che garantiscono il pluralismo sociale, sarebbe la morte, per un partito che ha messo al centro del suo programma il lavoro ed i cittadini, la loro tutela e la loro sicurezza.

Un chiarimento è necessario. Per quale motivo pensare sempre e solo a ridimensionare quelle che sono le tutele sociali dei lavoratori e non anche ad una bella riforma in campo industriale? 

Se la riforma del lavoro si traduce in un ridimensionamento del ruolo delle rappresentanze sociali, non è altro che la continuazione di ciò che  stava facendo Sacconi.

Come dice questo brano tratto dal blog “La Classe Operaia”: «La fine dello art.18 è messa in conto per liquidare una classe lavoratrice qualificata e mettere al suo posto lavoratori usa e getta come si sta facendo dappertutto con la legge Biagi. Monti predica un paese di virtuosi morti di fame che mantengono la grassa e sazia borghesia che lui ed i suoi professori rappresentano nel governo. Venticinque milioni di lavoratori italiani che finanziano il benessere e l’opulenza dei ceti ricchi e benestanti. Magari perché, come sosteneva Reagan, chi è ricco è virtuoso perché Dio lo ha premiato, mentre chi è povero è reprobo e Dio lo ha punito per la sua incapacità».

UN PROFETA DELLA POLITICA L’AVEVA DETTO


UN PROFETA DELLA POLITICA L’AVEVA DETTO

I partiti non fanno più politica.

I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia.

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela:
scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente;
idee, ideali, programmi pochi o vaghi;
sentimenti e passione civile, zero.

Gestiscono interessi […] senza perseguire il bene comune.

Enrico Berlinguer

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