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È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO


È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO

È vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale e rimanere qual è.

Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia, della toponomastica parlamentare sarebbe felicemente superata.

Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto di muoversi da destra invece che da sinistra.

Saper la strada o aver imboccato la strada giusta non vuol dire camminarla bene o aver raggiunto la meta.

Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali.

La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra.

E nessuno chiede più niente a se stesso ed incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona.

Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra, da sinistra o dal centro, dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti di arrivo o di possesso.

La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il centro la libertà.

E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno si accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra.

Che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro

Che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra e sinistra e centro possono tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace.

(Don Primo Mazzolari)

Fonte “Adesso” anno 1°n.3 Martedì 15 febbraio 1949

LA PACE, UN CAMMINO IN SALITA


LA PACE, UN CAMMINO IN SALITA

ToninobelloA dire il vero, non siamo molto abituati a legare il termine “pace” a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire “Quell’uomo si affatica in pace”, “lotta in pace”, “strappa la vita coi denti in pace”. Più consuete, nel nostro linguaggio, sono, invece, le espressioni “sta seduto in pace”, “legge in pace”, “medita in pace” e soprattutto”riposa in pace”.

La pace insomma ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il confort dei salotti che i pericoli della strada. Più il caminetto che l’officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico delle metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.

Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensioni e sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”.

Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così occorrono attese pazienti.

E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai – su questa terra – pienamente raggiunta.

(Don Tonino Bello)

 

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE


FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE

A tutti coloro che sono morti nella terribile guerra contro il fascismo italiano e contro il nazismo tedesco, a tutti coloro che hanno sofferto per la perdita dei loro cari, a tutti coloro che sono stati torturati e scarnificati dai ferri nazifascisti, un ringraziamento senza limiti, col cuore sincero e con la riconoscenza perenne, voglio dedicare ciò che di bello io posso vedere, perché grazie a loro io vivo in libertà, in un paese libero e democratico e in serenità. La pace da loro sognata con il sacrificio della loro vita, non è cosa vana è vita vera per chi è sopravvissuto. Grazie partigiani per avermi salvata.

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SE L’AMORE PER LA TERRA VINCE


EPPURE LAVORO LA TERRA

Tutte le statistiche dicono che lavorare la terra non conviene. I prezzi dei prodotti agricoli alla produzione diminuisconio sempre di più. Si è riscontrato un calo dei prezzi del 5,2% dei prodotti all’agricoltore. Piena deflazione. Lo sostiene la Coldiretti che ha effettuato un’analisi sulla base dei dati Ismea del mese di novembre scorso.

Il prezzo delle arance, per esempio,  nel passaggio dall’agricoltore al bancone dei supermercati e mercati,  cresce del 474%, a causa delle speculazioni lungo la filiera.

Continuando di questo passo, chi coltiverà ancora la terra, chi farà pervenire sulle nostre tavole i bellissimi frutti italiani, le splendide verdure, il grano per il nostro “pane” quotidiano?

Forse la Cina, con la sua sovrapproduzione ed il suo inquinamento atmosferico e delle acque. Forse il Messico con la sua scarsa igiene. Forse il Marocco con le sue olive  acerbe, oppure l’Olanda, che già ci inonda col suo latte, o la Francia con il suo Champagne, fatto coi vini italiani, sempre che i viticoltori  italiani continuino a produrre.

Eppure l’agricoltore vero, quello che ama la terra, la conosce, l’annusa, sa quando la deve lavorare o la deve far riposare, conosce l’alternanza delle coltivazioni, vede fiorire i frutteti, i campi di grano, le vigne, conserva la sua speranza.

Vive dell’aria aperta, del sole, della pioggia, della neve e del vento. E aspetta con pazienza.

Gente onesta, brava, con i calli alle mani, con la fatica del lavoro e con i sogni di un mondo semplice.

Un bellissimo lavoro, che rispetta la natura, il mondo ed ama la pace.

 

LIBERAZIONE


LIBERAZIONE

Bellissima, sventola in alto più che puoi.

Da oggi non dobbiamo più vergognarci

di essere italiani.

RISOLUZIONE SULLA PACE (Alfred Breitman)


RISOLUZIONE SULLA PACE

 

“Pace,” dichiararono le Nazioni

e poi aprirono il fuoco. “La pace,”

dissero, “si fa con gli eserciti,

i carri armati, i cacciabombardieri

e le navi da guerra”. 

 

La Pace protestò: “Non è vero,”

disse, “io sono amica degli uomini

di buona volontà, sono felice

solo se si depongono le armi

e si spiegano le proprie ragioni

con calma, attorno a un tavolo.

Chi mi ama non ama il fragore

delle bombe e aborrisce 

il sangue sparso inutilmente”: 

 

Le Nazioni ascoltarono le sue parole

e quand’ebbe finito, 

guardandola in cagnesco, dissero:

“Questa Pace arrogante

è una minaccia, adotteremo tutti

i mezzi necessari per proteggere 

il mondo dalla sua influenza”.

 

Così fu adottata una Risoluzione sulla Pace 

che autorizzava la guerra e poco dopo 

le Nazioni aprirono il fuoco.

(Alfred Breitman)

 

ARMONIA E PACE


ARMONIA E PACE

QUI C’E’ PACE


QUI C’E’ PACE

E’ IL TEMPO DELLE ROSE CANINE

In  un dirupo,  poco distante da un laghetto artificiale scavato di recente nella campagna dell’Appennino,   sono cresciute tantissime rose canine.  Sono fiorite quasi istantaneamente. Dopo la pioggia dei giorni scorsi, il sole primaverile le ha fatte sbocciare in fretta.

Attorno alle rose è tutto un brusio di api, sembrano impazzite su quelle rose. Fanno il pieno di nettare e si ubriacano di dolcezza.  Si sente il rumore della natura.  La città è lontana. E’ lontana anche  la strada,

Attorno al laghetto ci sono ginestre dei carbonai, non ancora fiorite e molti ginepri verdissimi, in fiore anche quelli.

Mi piace stare qui ad ascoltare questi rumori. La mente si fa leggera, non penso, guardo e ascolto. Qui c’è pace.

POESIA DEL MAHATMA GANDHI PER COLORO CHE AMANO LA PACE


colombadipicasso6baRICEVO  DA UN’AMICA E PUBBLICO QUESTA BELLISSIMA POESIA DEL MAHATMA GANDHI, PROFETA DI PACE DEL XX SECOLO.

LA DEDICO A TUTTI COLORO CHE AMANO LA PACE

 

 

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

colombadipicasso6ba

COREOGRAFIA E RICORDO


ANBandiera_della_PaceCHE GLI ORFANI VANNO RISPETTATI

Non c’è che dire, nell’allestimento coreografico per funerali di Stato, non ci batte nessuno, complice anche una meravigliosa Basilica, una delle più belle al mondo, la Basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma.

Ho assistito, davanti alla tv,  ai funerali di Stato dei sei paracadutisti della Folgore, uccisi a Kabul. E’ ovvio che la commozione prende, quando si è di fronte alla morte, ed alla morte di giovani ragazzi, ma la pompa magna allestita, secondo me, serviva solo a coloro che erano lì per curiosità, per dovere o per poter poi commentare, o peggio ancora, per applaudire. Non sopporto gli applausi ad un funerale,  mi colpiscono come un pugno nello stomaco.  E’ come se si applaudisse alla morte.

Spesso è stato inquadrato un bambino “Martin” figlio di uno dei morti, col basco amaranto del padre, in testa. Il bambino girava, persino sorrideva. La scena era forse commovente, ma mi è parsa una manifestazione abbastanza sgradevole. Ho avuto la sensazione che si tentasse di imitare l’atteggiamento del figlio di John Kennedy, ai funerali di Stato americani, e la cosa non mi è piaciuta. Era meglio che quel bimbo fosse rimasto vicino alla madre, non fosse  stato strumentalizzato, tanto da farne una “star” ai funerali del padre.

Ma la tv fa anche questo o soprattutto questo: spettacolo.

Un brivido improvviso ha scosso la folla presente nella Basilica, quando un signore, non inquadrato, durante la Messa, è riuscito ad impossessarsi del microfono ed a gridare “pace subito”. Tutti i commentatori hanno parlato di “scandalo”, ma tutto sommato, questo uomo, pur scegliendo il momento sbagliato, ha detto quello che un po’ tutti pensiamo. Vogliamo la pace, smettiamola con queste morti inutili.

Nel ricordo di questi caduti, di quei bambini che sono rimasti orfani, delle vedove e di tutti coloro che piangono per la loro scomparsa, voglio aggiungere anche i civili afgani, che sono morti nello stesso attentato. Anche loro avevano una vita davanti che ora non hanno più

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