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L’OLIO DI RICINO DI OGGI


L’OLIO DI RICINO DI OGGI

Si cerca sempre un colpevole.

E non si può dire che sia roba da regimi totalitari, perché anche nella democrazia di oggi, ogni inezia è il pretesto per accanirsi contro qualcuno.

La fortuna dei leader si fabbrica sempre più in fretta, ma brucia anche in un lampo, basti pensare ai due anni dalla gloria al tracollo di Renzi.

O anche al credo grillino del politico a scadenza.

In questo frullatore in cui non c’è mai tempo di argomentare le proprie convinzioni, anche il linguaggio si adegua.

Il rispetto antico per l’avversario non è più un valore, tra “vaffa” e accuse giudiziarie da rinfacciare.

E il confronto politico lascia spazio a un vomito di insulti, spesso slegati dai problemi della gente.

Ma da quando la nostra generazione vive nell’Italia dell’odio?

È iniziato tutto con le monetine davanti al Raphael?

Oppure nel ventennio del berlusconismo in cui si poteva essere solo pro o contro Silvio, “comunisti mangiatori di bambini» o «corrotti e mafiosi”?

Un rompicapo da studiosi, mentre gli odiatori si trincerano soprattutto dietro la schermata dei social.

Quando poi tornano a scendere in piazza, si mescolano ormai alle vecchie categorie politiche. Per cui a calpestare il pane dei rom nella borgata romana trovi Casapound, ma anche la nonna che un tempo credeva in Berlinguer, i blackbloc ma anche i penultimi che non hanno i soldi per arrivare a fine mese.

“È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”, cantava Gaber, chissà come le definirebbe oggi queste parti. Tutti insieme in un minestrone di odio e intolleranza.

Salvini mette i brividi quando definisce “pacchia”, l’odissea dei disperati in arrivo dall’Africa.

Perfino una testimone dell’Olocausto come Liliana Segre è stata atrocemente insultata sul web.

Odio contro i simboli della storia. Persino contro i morti nei cimiteri.

E odio, davvero, verso qualunque cosa: siano le lentiggini per cui è stata massacrata Vanessa Incontrada, o il vestito azzurro della Bellanova. C’è chi usa l’odio come metodo e non come un semplice sentimento.

Purtroppo la tragicommedia dello sfogatoio a tutti i livelli è reale e tutti dovremmo riflettere.

E forse le sardine in piazza, più o meno consapevolmente, si stanno ribellando a tutto questo.

Ma la potenza dei social network, dietro i quali ci si può nascondere con l’anonimato, è fortissima.

Un nuovo modo di inventare bugie e di denigrare le persone.

Un olio di ricino per chiunque.

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