Archivi tag: moro

IL DOVERE DI UN LEADER

IL DOVERE DI UN LEADER

De Gaulle avrebbe varato la Quinta Repubblica se fossero esistiti i post su Facebook?

Moro e Berlinguer avrebbero siglato il compromesso storico se twitter avesse cinguettato di continuo contro il nemico di una vita?

Churchill avrebbe provocato la riscossa dell’opinione pubblica britannica se Instagram avesse trasmesso in continuazione le foto dei soldati spiaggiati a Dunkerque?

Immagini forti, che per un gioco di contrasti chiaro/scuro ci mostrano come uno dei difetti dell’epoca presente sia proprio quella della mancanza di leadership credibili e solide.

I leader sono quelli che hanno un’idea e la perseguono assumendosene le responsabilità anche di fronte alla propria gente, non quelli che conducono una trattativa con un occhio all’avversario davanti al tavolo e uno allo smartphone sotto la scrivania per seguire i social.

Cosa che invece sta accadendo in questi giorni, quando giunti nell’imminenza di un accordo si deve poi far sempre i conti con “il popolo del web”, fantomatico luogo dove quasi per definizione ribollono odio e intolleranza che mal dispongono al compromesso, con questa legge indispensabile.

Ora, è evidente che continui discorsi condotti con linguaggi e narrazioni “maggioritarie” intrise di risentimento e disprezzo producono uno stallo, in cui è difficile parlarsi e ogni intesa è etichettata come impropria, ma è altrettanto evidente che proprio per questo i leader dovrebbero finalmente decidere di fare i leader con coraggio e lungimiranza, e porre rimedio a una situazione che loro hanno creato votando una legge proporzionale in cui c’era già scritta la parola caos.

La gente va ascoltata, è la democrazia e ci sono le elezioni per questo. Ma ad ascoltarla troppo, specie quelli che gridano più forte, si rischia un’inconcludente anarchia.

GIORGIO NAPOLITANO

GIORGIO NAPOLITANO

paesaggiotriste

La missione di Napolitano è compiuta. Mi chiedo se questo Presidente della Repubblica, così osannato da tutte le parti, abbia giovato a qualcuno.

La mia risposta è sì: ha giovato soprattutto a Berlusconi. Infatti, l’attenzione che Napolitano ha dimostrato nei confronti degli interessi personali di Silvio Berlusconi è innegabile. Qualche giorno fa, per esempio, Napolitano ha rilasciato un comunicato stampa in cui si invitava la magistratura ad interrompere i processi nei confronti di Berlusconi fino alla fine di Aprile. Un comunicato inaudito, motivato dalla necessità di Berlusconi di partecipare all’attività politica in corso.

In scadenza di mandato, ha impedito a Bersani, l’unico candidato possibile, di formare un nuovo governo. Il presidente della Repubblica, se non avesse avuto paura delle reazioni scomposte di Berlusconi, avrebbe dovuto dare a Bersani l’incarico pieno per formare un nuovo governo. Senza incarico pieno ma solo “sub iudice” ha spezzato le gambe a Bersani prima del tempo.

Con un incarico pieno, Bersani avrebbe potuto chiamare a far parte del governo persone alle quali sarebbe stato impossibile (o quasi) votare la sfiducia, sarebbe stato un governo di cambiamento. Il Parlamento si sarebbe pronunciato e nel caso di mancata fiducia si sarebbe capito molto meglio chi sono coloro che non vogliono il bene comune per questo paese. Il nuovo presidente della Repubblica avrebbe gestito la patata bollente, meglio di come la potrà gestire prossimamente. Così, invece, la cosa è rimasta un ibrido e la colpa del mancato governo sembra tutta di Bersani.

Non so bene se Napolitano abbia agito in buonafede o in malafede.  Comunque, ha cercato in tutti i modi di favorire Silvio Berlusconi ed il suo partito per evitare anche la pur minima possibilità che Bersani riuscisse a formare un governo. Per Berlusconi, infatti, un governo in carica senza che avesse la possibilità di controllarne, anche indirettamente, l’attività sarebbe stata una disgrazia, perché lui è in politica per i propri interessi e non per quelli della nazione.

Il sospetto deriva anche dal continuo ed ossessionante richiamo al governo delle larghe intese, richiamando addirittura in causa un periodo storico molto particolare come quello del 1976, quando Moro e Berlinguer si misero d’accordo per fronteggiare il terrorismo. Tuttavia non mischiarono  i ministri, il PCI di Berlinguer promise l’appoggio esterno. Che è altra cosa. Inoltre non ci si può azzardare di paragonare Moro a Berlusconi, è un’offesa gravissima a Moro. Berlusconi invece non vuole appoggiare un eventuale governo Bersani, vuole proprio sedere al governo con ministri suoi.

Se ha agito in buonafede Giorgio Napolitano vuol dire che ha sbagliato credendo di far bene. Ma dall’analisi di come sono andate le cose, almeno negli ultimi tempi, pare proprio che abbia agito in malafede, favorendo Berlusconi.

(Per saperne di più sul governo della “non sfiducia” del 1976, si può leggere http://www.ilpost.it/2013/04/10/il-governo-della-non-sfiducia-nel-1976/)