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SOSTEGNO DI NECESSITA’

SOSTEGNO DI NECESSITA’

Ora Renzi può ripartire, semplicemente agitando il ricchissimo bouquet di nemici.

Una roba che fa effettivamente impressione, perché mette insieme tutta la storia della sinistra rissosa, perdente, lamentosa e inciuciona degli ultimi 25 anni: Ulivi e Unioni, animatori di interpartitici e caminetti, contatori di tessere e correnti, generali con lo scolapasta in testa, finti buoni e flaccidi imbroglioni.

Tutti cattivi veri, mandarini incartapecoriti che riprendono vita contro il Corpo Estraneo, tornando a lanciarsi tossici segnali di fumo, a ridisegnare trame e sgambetti, a riaffilare le armi per vendicarsi di torti subiti o immaginati qualche decina d’anni fa. Sempre parlando in nome di un popolo che si diverte a percularli gridando unità quando va nelle piazze e fugge inorridito quando deve votarli.

Con questo schieramento di nemici Renzi perderà la possibilità di tornare a Palazzo Chigi? Ma quella era già persa dopo il 4 dicembre e il ritorno della politica al proporzionale, nel quale i vecchi satrapi sguazzano.

Gli toglieranno anche il partito? Questo si vedrà, dipenderà solo dalla voglia che Renzi avrà (oppure no, più probabilmente) di farne uno strumento utile, un esercito funzionante, un laboratorio di classe dirigente.

Nel frattempo, io che  non mi divertivo più a sostenere un Renzi lobotomizzato dal voto del 4 dicembre, incapace di fermarsi a riflettere, ridicolmente ripetitivo a rivendicare le sue benemerenze (ancora ieri è tornato sugli 80 euro… e basta, cambia disco!!), tornerò a sostenerlo più di prima, vista la Grande Coalizione che gli si para contro.

Sostegno di necessità, dato che non c’è di meglio.

Con un pizzico, solo un pizzico di incazzatura: perché lui sa perfettamente che in tanti lo sosteniamo solo perché quegli altri, visti tutti insieme, e pure uno alla volta,  un po’ ci ripugnano. E su questo fa leva, il furbacchione.

(Breve brano tratto da “Buchineri”)

DICIAMOCELO

DICIAMOCELO

Pensare che Pisapia e il Mdp rappresentino oggi il “nuovo” della politica italiana è come credere che il Colosseo sia stato inaugurato la settimana scorsa.

Infatti, i diversi protagonisti che recentemente si sono fatti attorno all’ex Sindaco milanese, soprattutto, per ragioni di mera sopravvivenza esistenziale, sono tutti reduci di precedenti ed annose esperienze politiche oggettivamente non esaltanti. Sono quelli, per intenderci, dei perenni distinguo, delle litigi tanto al chilo e delle vecchie e stantie ricette che non solo non hanno funzionato nel passato, ma male si addicono oggi, sia al nostro tempo che al nostro prossimo futuro.

La verità vera, è che nel panorama politico italiano degli ultimi 40 anni, piaccia o meno ai suoi critici, l’unica reale novità, dopo la ultraventennale e fallimentare esperienza berlusconiana, l’ha rappresentata e la rappresenta Matteo Renzi.

Quel personaggio politico, cioè, che, seppure in condizioni tutt’altro che ottimali, ha avuto l’idea, la tenacia ed il coraggio di far saltare i vecchi e rituali schemi, rinnovare il contorto e criptato linguaggio della politica, defenestrarne le vecchie cariatidi, mettere le mani sulle diverse e complicate cause che hanno ingessato per tre quarti di secolo il nostro Paese e tentato di avviarne il complessivo ammodernamento.

Questo è un dato reale ed è anche conseguenza, del largo ed ostile fronte che gli si frappone.

Tutti sappiamo che i problemi del nostro Paese vengono da lontano. Sono problemi complessi e che taluni sono addirittura figli del nostro stesso modo d’essere e della nostra “cultura”.

Tutti sappiamo, inoltre, che a questi, nel triennio renziano non sempre è stata data la risposta giusta.

E’ indubbio, però, che molto si è fatto e che i risultati, per quanto lentamente, forse troppo lentamente, lo stanno a dimostrare.

Naturalmente, tali risultati li disconosco strumentalmente i suoi avversari interni ed esterni e, spesso, ne colgono il valore a fatica gli stessi beneficiati.

E ciò, sia per la diffusa pochezza culturale, sia perché non sono pochi quelli che pretenderebbero inesistenti capacità taumaturgiche ai processi politici che, invece, come sappiamo,necessitano di tempi lunghi per essere “toccati con mano”.

Non li riconoscono, altresì, anzi li ostacolano, e spesso con mezzi tutt’altro che leciti, anche i rappresentanti di quei poteri che hanno forti interessi a contrastarli.

Ciò nonostante, è il caso di sottolineare che quei risultati sono una realtà e quantunque li si vogliano ignorare, svilire e/o rallentare, difficilmente se ne potrà negare a lungo la concretezza.

Di fronte a questo complesso ed articolato quadro della situazione socio-politica italiana, assistiamo alla lacerazione ed alla ripetuta divisione di quelle stesse forze politiche che dovrebbero sostenere a spada tratta il rinnovamento; al conseguente disorientamento del corpo elettorale e, soprattutto, cosa pericolosissima quest’ultima, alla scelta di una fascia significativa di cittadini di affidarsi alle cure di improvvisati ciarlatani che, quantunque messi alla prova in talune grande realtà cittadine, Roma e Torino ne sono due evidenti e clamorosi esempi, hanno manifestato clamorosamente la loro incapacità ed insufficienza.

Quanto sopra per dire che la svolta per il nostro Paese, non è dietro l’angolo. Occorrerà ancora stringere i denti per realizzarla. Potremmo ritrovarci a fronteggiare nuove emergenze e forse anche delle sorprese negli immediati tempi che verranno e che per questo dovremmo seguire la rotta, senza farci ammaliare da vecchie sirene.

Anche in previsione delle prossime elezioni politiche, la scelta dei nuovi partner del PD, dovrà essere fatta con estrema cura, tenendo conto non solo dei numeri, ma anche della propria vocazione fondatrice, nonché della necessità di accompagnarsi a simili, ma senza immaginare automaticamente ritorni a quel passato di cui buona parte dei ricordi non solo non è piacevole, ma sarebbe assolutamente il caso di dimenticare.

Renzi e la sua squadra, la dirigenza del PD e lo stesso suo ampio elettorato, non hanno affatto bisogno di nuove frizioni interne, di lacerazioni e costanti polemiche, degli stessi scenari ai quali recentemente hanno assistito e, soprattutto, non avrebbero la pazienza di sopportarle ulteriormente.

Buon lavoro.

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

Dalle parole dei principali (si fa per dire, perché lì sembrano tutti principali o padroni), mi pare di aver capito che la campagna elettorale  del neonato Mdp sarà centrata solamente nella insistenza di convincere gli elettori di sinistra a non votare Pd.

Il perchè, secondo loro, è che Renzi, dopo le elezioni farà il governo con Berlusconi, portando quindi il partito a destra, mentre votando per loro (Art 1 Mdp), la sinistra rimarrà identitaria e alternativa.

Alternativa a chi? Al Pd? E che razza di identità sarebbe così frantumata?

Infatti non sembra alternativa a Berlusconi e alle forze di destra, ma solo al Pd.

Perciò omettono sempre di dire che, questo comportamento, in realtà, fa vincere senza ombra di dubbio o la destra berlusconiana o il populismo di grillo.

E’ chiaro che solo votando in massa Pd, possiamo scongiurare un accordo con FI e l’avvento spaventoso di un becero populismo ignorante.

Ma quel Bersani che diceva sempre che Renzi governava con il ” suo” 25%, com’è che ora nei sondaggi non arriva al 3%  (2,7%) e il Pd al 30%, che cosa pensa di valere ora?

Altro fenomeno! D’Alema. Di fronte all’evidenza dei numeri, sia quelli risultati dalle primarie del Pd, sia quelli che vengono attribuiti al nuovo partito che avrebbe dovuto “rifondare il centrosinistra”, D’Alema da una parte descrive il Pd come il Partito comunista nordcoreano, visto che nessuno, secondo lui, si azzarderebbe a dire la verità sul renzismo per non finire vittima di repressioni indicibili, e dall’altra rispolvera un grande classico: Renzi non è altro che Berlusconi, un’altra destra sotto mentite spoglie.

Senti chi parla! Uno che ha fatto qualsiasi cosa per Berlusconi, persino gli ha regalato Mediaset, l’ha fatto vincere, nel 2001, con un margine di voti “bulgaro”, non ha idea di quello che sta dicendo. O è solo invidioso e l’invidia produce il male, lo si legge negli occhi.

Io ho terminato gli anatemi verso questi personaggi.

E sinceramente ne ho abbastanza.

LE PROSPETTIVE DI D’ALEMA

LE PROSPETTIVE DI D’ALEMA

Prima di tutto D’Alema vuole una legge elettorale proporzionale. L’unico motivo: contare qualcosa.

Il Pd punta alla soglia del 40% alla Camera per avere i numeri per governare da solo, e comunque si propone di essere la prima forza politica del paese e di esprimere la guida del governo. E, come sappiamo, aspira ad una legge elettorale maggioritaria, che garantisca una governabilità stabile.

La proposta di Mdp, invece, per quel che si comprende dal ragionamento di Massimo D’Alema, che comunque è di gran lunga il migliore di quella compagnia e quindi destinato a influenzarne la linea politica anche senza ruoli formali, consiste nel presentarsi all’appuntamento elettorale come forza di condizionamento del Partito democratico dopo le elezioni

In sostanza, D’Alema ci dice che, dopo le elezioni, il Pd dovrà scegliere se allearsi con il centro moderato o con loro. Ci spiega che il Pd,  se non raggiunge il 40 per cento per governare da solo, dovrà scegliere: se si allea alla propria destra, e allora per Mdp si apre una prateria di possibilità di rendere ingovernabile il paese o comunque di farlo traballare ad ogni momento, in modo da renderlo inconcludente, inefficiente, con grosso danno a tutto il paese. E lo farebbe sicuramente, considerato i personaggi.

Se si allea propria sinistra, Mdp dispone di una competenza di governo ben diverso dai vari Bertinotti, Turigliatto e Vendola, che consentirà a un nuovo centro-sinistra di non frantumarsi come in passato per gli ideologismi e i velleitarismi della sinistra radicale. Il ragionamento, va detto, ha un suo fondamento, e anche un suo fascino, che spiega perché parecchi quadri politici di tradizione Ds si stiano orientando in quella direzione.

Tutto questo però è un paradosso. La prospettiva di una alleanza post-elettorale con il Pd che sia maggioranza in Parlamento esiste solo a condizione che alle elezioni il Pd risulti ampiamente il primo partito.

Ma Partito democratico potrà essere il primo partito, sopra i cinquestelle, solo se la rinnovata leadership di Renzi sarà in grado di mobilitare un campo ampio di forze sociali e politiche di centrosinistra, sollecitando un voto utile per governare l’Italia, per sconfiggere destre e populismi.

E chi pensa che in questo concreto scenario, dopo le elezioni, sia preferibile un’alleanza del Pd con le forze alla sua sinistra, oggi deve stare ben attento a non scavare solchi non recuperabili, a cominciare dal giudizio sul congresso del Partito democratico e sul gruppo dirigente che ne scaturirà.

Tuttavia se c’è una sola possibilità che la sinistra italiana vada al governo del paese nella prossima legislatura,  questa possibilità passa solo attraverso il successo del Partito democratico.