Archivi tag: matteo renzi

CARO AMICO TI SCRIVO…

CARO AMICO TI SCRIVO…

Caro amico ti scrivo

Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò

Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va…

 

Così cantava il grande Lucio Dalla, e allora scriviamo.

Non conosco Renzi, ma è come se fosse un amico (lontano) perché ha fatto sognare, me e tanti altri, in anni ancora recenti.

1- Ci ha fatto sognare la possibilità di un’Italia diversa, meno bloccata, più dinamica, più desiderosa di correre e di vincere.

2- In pochi mesi ci ha liberati da tutta la retorica e la pratica delle bandiere rosse-avanti popolo. Ha messo fuori gioco gli antichi mandarini di sinistra cresciuti fra la scuola delle Frattocchie e i corsi estivi a Mosca.

3- Ci ha fatto vedere che questo paese poteva disporre, finalmente, di una forza di sinistra, progressista, ma anche liberale. Ci ha fatto intravedere un’Italia che, pur non dimenticando i bisogni, avrebbe saputo apprezzare e premiare il merito.

4- Ci ha fatto capire che quella dei vari populismi non era la strada giusta, ma solo la strada per il caos.

5- Con il progetto di riforma costituzionale ha disegnato un paese moderno, come non avevamo nemmeno immaginato.

 

I debiti di riconoscenza che tutti abbiamo verso l’intemperante, arrogante, a volte antipatico ragazzo di Rignano sono tanti. E’ stato la speranza di un cambiamento quando forse non pensavamo più di poter cambiare.

Per questo è stato molto amato. Quando ha perso il referendum del 4 dicembre, si è comportato come un galantuomo d’altri tempi: si è dimesso da tutto.

Dopo, come ha scritto un nostro amico, “siamo andati a casa sua a riprendercelo, il nostro segretario”.

 

Amico (lontano) Renzi, quasi 14 milioni di italiani, il popolo del sì, ti avevano appoggiato nella gara referendaria. Quasi due milioni ti erano venuti a cercare a casa per rieleggerti segretario e rigettarti nella mischia. Chi altro è stato più amato nella politica italiana?

 

E qui, a un amico (lontano) si può dire, stai forse andando un po’ oltre il segno. Troppe polemiche, troppe risse, troppe battaglie. Nei tuoi millegiorni a palazzo Chigi ci hai riempiti di emozioni e di cose. Hai dato molto, ma hai anche chiesto molto.

Noi, amici tuoi, non siamo dei combattenti professionali e non possiamo stare sempre in trincea.

In più l’orizzonte è solcato da nubi che diventano sempre più scure. Sentiamo intorno a noi desideri di tregua, di riflessione. Desiderio di capire quali sono i nostri possibili percorsi: l’Europa, l’euro, Macron, la Germania. Queste sono le realtà che vogliamo vicino a noi, vicino alle nostre vite.

Ma tu, amico (lontano), sembri volere di più, ancora di più. E incroci il ferro con chiunque ti si pari davanti. E’ un errore. Non hai nessuna battaglia da vincere. Hai già vinto: eri caduto nelle polvere del 4 dicembre, ma il tuo popolo ti ha rimesso al comando. Hai già vinto perché hai dimostrato che questo paese può cambiare. Hai già vinto perché hai scoperto una classe politica nuova, giovane, che impara in fretta e che ha voglia di fare.

Hai già vinto perché in Europa siamo un po’ più rispettati.

Allora, amico (lontano), basta sfide a chi spara per primo. La guerra è finita. Adesso per i capi è arrivata l’ora dei tavoli e delle trattative. C’è stato il tempo degli scontri, ora c’è il tempo delle strette di mano davanti ai trattati.

Un’ultima cosa, amico (lontano). Ti vedo impegnato nella battaglia un po’ bizzarra per fare nuovi debiti, molti nuovi debiti, a fin di bene, naturalmente. Un consiglio: lascia perdere, non è da te. Queste cose, i debiti, sono stati il pane e il vino di tutti i governi degli ultimi quarant’anni. Il tuo destino è altro. E’ farci sognare, è cambiarci davvero. Cerca un’altra musica, una musica che sia più tua. E che il tono sia lieve, se è vero che è il tono che fa la musica.

Caro amico (lontano) sei un concertista di cose nuove, lascia cadere le vecchie minestre,

con affetto.

Giuseppe Turani

Annunci

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

PRIMARIE 2017 – LA RIVINCITA DI RENZI

Vorrei invitare i simpatizzanti di Matteo Renzi, o comunque del Partito Democratico, a provare l’esperienza, come volontari dei seggi per le primarie.

E’ un bel momento per chi ha voglia di essere presente e utile per il bene del paese. Le primarie di un partito sono sempre una scoperta. L’incontro in quel contesto con le persone che conosci, e con altre di cui non sai nulla, ma che sono lì ad esprimere una scelta, è emozionante.

Ora sento tanto commenti di “sapienti e saputi giornalisti” che, per queste primarie del 2017, criticano la bassa affluenza, la paragonano a quelle del 2013 con un ghigno di soddisfazione, ma non considerano che 2 milioni di persone, di domenica, che si mobilitano per un voto che tutto sommato, incide, ma è una scelta cosi decisiva per la vita, e, che si prestano a dare 2 euro, rinunciando ad un caffè, e che partecipano con la loro presenza alla vita politica, è una cosa straordinaria, se paragonata ad altri partiti e ad altri paesi.

Questi soloni della notizia, propensi solo alla critica, si dimenticano che 2 milioni di persone per una consultazione in cui è stato coinvolto un solo partito, il Pd, mentre nel 2013 la primarie riguardavano tutta la coalizione di centro sinistra e sinistra e quindi molti altri individui, significano molto per il segretario eletto di quel partito. Lo sanno, ma fanno finta di dimenticarsi.

Mi piacerebbe che anche la destra, in coalizione o meno, facesse le primarie. Allora sì che potremmo paragonare le affluenze in modo critico e consapevole. Ma non succede, non le faranno mai, per paura di uno scarso interesse da parte dei propri cittadini per questo tipo di consultazioni. Paura di “copiare”.

Ripeto 2 milioni di scelte vive e presenti, sono tanti, rispetto a poche decine di clik, dati nel silenzio della propria camerina, scelte paragonabili ad un gioco solitario infantile.

Forse è stato davvero un miracolo la netta vittoria di Renzi, considerate le scissioni, le inchieste giudiziarie e il vento che spazza il Paese.

Matteo Renzi ha vinto con percentuali che non ammettono repliche. A valutare il risultato a giochi fatti, si potrebbe cadere nell’errore di considerarlo prevedibile e scontato: invece, la difficilissima fase attraversata da Renzi, dalla perdita del referendum a quella di Palazzo Chigi, passando per i guai dell’inchiesta Consip, e le insidiose candidature di Andrea Orlando e Michele Emiliano, facevano di queste primarie un ostacolo non facile, nemmeno per un leader abituato, come lui, a questo tipo di sfide.

Ma non siamo sprovveduti e sappiamo benissimo che le difficoltà maggiori cominciano proprio ora.

Non ci resta che fargli gli auguri più sentiti possibili e di non fargli mai mancare il nostro appoggio ed il nostro entusiasmo.

 

Finisco con le parole simpatiche e spicce di Toni Jop:

“Poche balle. E’ andata bene, eccome. Poco meno di due milioni di cittadini hanno deciso che era cosa buona farsi una coda e perdere qualche ora della giornata pur di votare un segretario di partito.  Potevano fare quello che volevano: stare a casa, andare al mare, votare questo o quell’altro. Quel che avessero deciso di fare avrebbe comunque modificato radicalmente il flusso delle cose. Hanno avuto il potere tra le mani e lo hanno usato. Nessuno li ha comprati, minacciati. Nessun altra forza politica in Italia ha abbastanza anima per inventarsi una scena come questa. Fa sorridere seguire gli imbarazzi, comunque vestiti, di commentatori e politici che si aspettavano un funerale. Come la pignoleria di chi fa la conta con il metro in mano, senza tener presente che nell’arco di pochi mesi tutto è cambiato. La sinistra era già stata giustiziata, si trattava solo di raccogliere il cadavere e offrirlo a grillo. Il nuovo re, e invece? Cosa ne uscirà, lo vedremo, ma intento mettetevela via.”

“IN CAMMINO”

“IN CAMMINO”

Senza anatemi, insulti e post autoreferenziali, tanto cari all’antipolitica, En Marche, con Emanuel Macron hanno reso vincente la loro rivoluzione dell’ottimismo: per il rinnovamento del proprio Paese e un nuovo modo di stare in Europa.

Anche qui, in Italia, recenti manifestazioni di confusione e litigiosità hanno bloccato riforme e rinnovamento. Prestando il fianco al più bieco populismo che non indugia ad inquinare il tessuto democratico con falsità, ingiurie e palesi dimostrazioni di incapacità amministrativa.

È quindi sempre più importante partecipare alle scelte della politica. Le Primarie del Partito Democratico sono l’occasione più prossima per iscritti ed elettori di scegliere la loro linea politica: unico esempio di democrazia interna in un panorama di movimenti e partiti che operano quali SrL o aziende padronali.

Domenica 30 aprile, sarò “In cammino” in questa consultazione. Esprimerò la mia preferenza alla linea prospettata da Matteo Renzi per stimolare quelle riforme che aiutino la ripresa economica, indispensabile a ridurre lo scarto fra chi ha tanto e chi è ai limiti della povertà. Il tutto in un contesto che opera per un’Europa più omogenea, meno rigida, più vicina alle proprie genti e pronta ad intervenire nelle problematiche del mondo, sempre nello spirito della sua millenaria cultura di pace e democrazia sorta sulle macerie di due terribili conflitti e della follia nazi-fascista.

DOCUMENTO CONGRESSUALE DI MATTEO RENZI

DOCUMENTO CONGRESSUALE DI MATTEO RENZI

https://www.politeca.it/doc/MR.pdf

FIOCCANO I MALUMORI AMICI

renzi-direzione-pd2-535x300FIOCCANO I MALUMORI AMICI

Vedremo come andrà la direzione nazionale del Pd, domani 13 febbraio 2017. Per il momento fioccano i malumori amici nei confronti di Matteo Renzi.

Ma non sarà che ancora una volta avrà ragione ?

Le aperture “proporzionali” sulla legge elettorale e alle sofferte vicende interne, alla fine potrebbero favorire uno scontro tra minoranze.

In una sorta di redde rationem privo di scissioni che porterebbe definitivamente allo scoperto le innegabili ambiguità di alcune anime, con la tendenza ad annullarsi a vicenda. A partire dal gruppone franceschiniano (della “ditta” tutto è noto), che, da anni si pone come ago della bilancia decisivo nei territori, parte integrante di un governo propaggine del precedente.

Nella necessità di trovare un modo digeribile e, Gentiloni permettendo, per finirne prematuramente il mandato verso le elezioni anticipate. Essenziali per riprendere il filo del riformismo e di un’Europa decente anche alla luce dei nuovi USA targati Putin, pesantemente frenato dal referendum del 4 dicembre.

Nel frattempo Orfini ricorda alla fu AreaDem che, con il premio alla coalizione, finirebbe il senso del Partito Democratico.

Verità lampante, se la cosiddetta vocazione maggioritaria ha ancora un valore.

Il rischio più grande, del resto, è quello di smarrire quanti, attraverso il SI’ referendario, hanno manifestato un chiaro gradimento alle riforme “renziane”.

Un elettorato persino nuovo e più maturo, meritevole di un soggetto politico aperto e meno costretto alle rigidità tradizionali, che si fonda sulla chiarezza dei contenuti e degli obiettivi.

Ora, a fronte di quelle che sono solo considerazioni personali magari molto lontane dal vero, evidentemente non sappiamo come andrà a finire. Purtroppo.

 

DAL BLOG DI MATTEO RENZI

La giornata della memoria. Una sfida, non una cerimonia

Quando lo presero a Firenze aveva 19 anni. Non è che lo presero, diciamola tutta. Fu venduto, da un conoscente, da un italiano. Venduto con tutta la sua famiglia per il solo fatto di essere ebreo: mamma, babbo, fratello, cognato, nipotino di 18 mesi. E quando lui riuscì a tornare, salvo per miracolo dopo mesi nei campi di sterminio, era rimasto solo. Gli altri membri della famiglia erano tutti “passati per il camino”, come canta Guccini nella canzone che prende il nome proprio da Auschwitz.

Nedo, questo è il suo nome, oggi vive a Milano. Qualche anno fa – quando ero presidente della provincia – mi contattò perché voleva rivedere la casa dove era cresciuto. Fu un momento di emozione intensa. E io gli chiesi di aiutarmi a tenere viva la memoria per le giovani generazioni. Insieme organizzammo allora dei viaggi con i ragazzi delle superiori per visitare i luoghi della tortura e dell’Olocausto. Ogni passo dentro Birkenau per lui era un’ulteriore sofferenza. Ma continuava a camminare per spiegare ai diciannovenni fiorentini di oltre mezzo secolo dopo che cosa era accaduto a lui: i 1200 cani, gli urli dei kapo, le ceneri buttate nella Vistola come cibo per pesci, la zuppa senza cucchiaio, le bastonate senza motivo, le camminate nella neve senza zoccoli. I bambini che arrivavano dopo sette giorni di viaggio e iniziavano a correre di gioia, scendendo per primi giù dal treno: felici perché ignari della direzione verso la quale stavano saltellando.

Sembrava rivivere l’orrore, quasi sentirne ancora l’odore. Ma lo raccontava perché restasse tatuato nel cuore della nuova generazione il senso di ciò che era accaduto. E perché quei ragazzi tenessero vivo il desiderio di opporsi al male assoluto, continuando a credere, lavorare, lottare per un mondo diverso. Perché nelle parole finali di Nedo non c’era solo l’atrocità. Ma anche e soprattutto la voglia di dare speranza ai più giovani.

“Come fai Nedo a credere ancora negli uomini?”, gli chiedevano i ragazzi, la sera, in albergo prima di ripartire. “Credo in voi” gli rispondeva e “da un grande male può nascere un grande bene”.

Oggi, 27 gennaio, celebriamo la giornata della memoria. Ma non può essere solo una cerimonia. È innanzitutto l’occasione per dire grazie a quelli come Nedo. Alla loro straordinaria capacità di resilienza. Sono stato fortunato a incrociare i miei passi con quelli di persone come Nedo. E penso che la politica sia bella quando ti consente di affrontare incontri di questo genere. E poi c’è il domani. Il 27 gennaio, certo, è il giorno in cui cadono i cancelli dei Auschwitz. Un luogo fisico, non solo un simbolo. Con quella scritta assurda all’ingresso. Il numero di morti che non riesci neanche a tenere in testa. Il bambino impiccato davanti al quale Elie Wiesel si chiede dov’è Dio “è lì, su quella forca”. Gli occhi della mamma di Nedo, prima della selezione. Il padre Massimiliano Kolbe, la cui storia ti hanno insegnato a catechismo. Ma il 27 gennaio è anche e soprattutto un invito a ciascuno di noi. A vivere il tempo che ci è concesso da protagonisti e non da spettatori. A non rassegnarsi alla banalità del male e a gustare in profondità i valori che fanno grande una comunità. E questo vale soprattutto per i più giovani.

Quando avevo 19 anni io il mondo non si è scomposto per i massacri nella regione dei Grandi Laghi, in Africa. O l’anno dopo a Srebrenica. Il dolore nel corso degli anni si è ripetuto e moltiplicato anche se l’Olocausto non ha paragoni possibili. Ma l’odio contro il diverso è sempre in agguato. E allora dobbiamo alzarci in piedi e lottare, anche oggi, come ci hanno chiesto e insegnato i sopravvissuti.

Perché quando finiscono le cerimonie, questo rimane il punto: la politica deve fare di più per coltivare il senso della storia e il valore della memoria. Lo dobbiamo a donne e uomini come Nedo, sicuramente. Ma lo dobbiamo innanzitutto a noi stessi. Per me il 27 gennaio non è una cerimonia, è una sfida: ne saremo all’altezza?

Matteo

CARO GESU’ BAMBINO

smztx71

CARO GESU’ BAMBINO

Se non è troppo tardi, potrei chiederti un regalo, per il prossimo anno?

Per favore.

Potresti riportarci indietro nel tempo, quando c’erano uomini onesti, tutti d’un pezzo? Sai quegli uomini di una volta, che se arrivavano ad avere un qualunque ruolo pubblico, un posto di potere erano quelli che si dannavano per migliorare il proprio Paese e la vita di quelli che ci vivevano? Adesso quelle persone li chiamano elettori.

Ma Tu questo lo sai.

Io ho avuto la fortuna di avere come Capo del Governo del mio Paese uno di questi uomini. Un uomo onesto, caro Gesù.

Ma tu questo lo sai.

Si è preso un sacco di insulti, gli hanno rovesciato addosso montagne di fango ma lui ha continuato a rimanere pulito.

Ma Tu questo lo sai.

Ecco, volevo chiederti se per favore puoi ridarcelo, perché abbiamo bisogno di lui. È aria fresca in mezzo al fetore.

Ah. Scusa. Dimenticavo. Si chiama Matteo Renzi.

Ma tu questo lo sai.

Ho voluto aggiungere il Cognome, per non confonderlo con altri personaggi di nome Matteo.

Ma tu questo lo sai.

smztx71

CARO DI BATTISTA ECCO PERCHÉ SOLO UN NUOVO GOVERNO RENZI PUÒ SALVARE L’ITALIA

DI BATTISTA PARLA, PARLA, PARLA …..

Voi anime del No siete molteplici ma vi suddividerei in tre: chi ha votato per interesse politico, chi si è posto contro il contenuto della riforma, chi è in crisi per la propria situazione lavorativa, precario o insoddisfatto del futuro perché vede più incertezze che speranze, e ha votato come protesta contro Renzi.

A voi sento di rivolgermi perché possiate essere disposti a capire i motivi per cui sia proprio un governo Renzi, dopo nuove elezioni, la scelta migliore per portare ognuno di noi verso una situazione più favorevole.

Saremo di fronte a un bivio quando ci verrà chiesto di scegliere tra un programma di un centrosinistra liberale che le riforme ha dimostrato di farle e le proposte di trasformarle in leggi, o la scelta di un programma di protesta, ribellione e buoni propositi di un Movimento 5 Stelle contro cui non nutro alcun pregiudizio, come non lo nutro verso chi è insoddisfatto e vuole cambiare.

Credo però che l’insoddisfazione vada veicolata verso proposte costruttive da parte di chi ha già dimostrato di poter cambiare le cose.

Eppure, leggendo l’intervista del deputato Alessandro Di Battista, rilasciata al quotidiano tedesco Die Welt e ripresa da La Repubblica, qualche dubbio mi è venuto sulle sue capacità di inquadrare la situazione e proporre soluzioni perseguibili. L’M5S aspira al governo e cosa afferma uno dei suoi leader? Che l’Italia si rilancia tagliando le tasse alle piccole e medie imprese (Pmi) ed eliminando i 60 miliardi di corruzione. Lapalissiano.

Quando frequentavo l’università ho creato da zero e poi gestito per dieci anni una piccola impresa nell’abbigliamento, partita dall’Italia e poi portata nei mercati di 30 Paesi nel mondo: sarei felice di vedere tagliare massicciamente le tasse alle piccole imprese, ma come?

Lo sa Di Battista che l’ex governo Renzi ha ridotto l’Ires dal 27 al 24%, tagliato la componente lavoro dell’Irap e introdotto l’iper ammortamento per detassare gli investimenti in macchinari produttivi? Si ricorda che nel quadro di criticità in cui l’Italia versa vi è un segno più importante che è quello dell’occupazione a tempo indeterminato, che deriva dal taglio delle tasse sui nuovi assunti reso legge dall’ex governo? Ha letto di Battista il piano “Industria 4.0” – al quale ha ovviamente votato contro – dove sono stati stanziati fondi (detassazione) come mai fatto per lo sviluppo digitale delle imprese italiane?

La corruzione mi fa schifo e mi piacerebbe vederla scomparire per sempre, ma come? Si ricorda che è stato il governo Renzi a istituire l’Anac, a farla gestire da un gentiluomo competente come l’ex magistrato Raffaele Cantone, e che questo è stato un primo passo di una battaglia che senza facili populismi sarà lunga e difficile?

Leggo nell’intervista a Di Battista che si riparte dal taglio dei costi alla politica, e sono d’accordo, ma mi sembra che l’M5S abbia votato contro un primo concreto taglio di costi alla politica, no? Questo è agli atti, il taglio futuro no. L’onorevole cittadino dice che dall’enogastronomia, dalla cultura e dal turismo l’Italia può ripartire. Su questo non posso che trovarmi d’accordo, come testimoniano i miei post su questo sito. Alla Leopolda del 2012 parlavo della Bellezza come petrolio dell’Italia.

Ma forse, di Battista non sa che questo governo ha portato al record di export nella storia italiana, che l’agroalimentare non è mai stato così forte, e che se ne aumenta sempre più la riconoscibilità nel mondo è anche grazie al successo di quell’Expo che l’M5S avrebbe chiuso tout court? Lo sa che nel piano Industria 4.0 vi sono 100 milioni per la promozione digitale del Made in Italy, e che le Pmi che lottano per esportare hanno visto finalmente un governo fare sistema, lavorare insieme a Camere di Commercio, Ambasciate e una rinata Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice) per rappresentare in maniera unica il Paese, le sue aziende e i suoi lavoratori? Queste azioni hanno favorito la crescita del turismo e dell’enogastronomia. Di Battista auspica questo tipo di risultati, ma senza dire come ci arriverebbe concretamente.

E’ a conoscenza del fatto che l’Italia è tra i primi esportatori al mondo di macchinari industriali, meccatronica, biotecnologie, farmaceutica e molti altri settori che sono la spina dorsale del Paese? E’ al loro successo che l’M5S si dovrebbe rivolgere per potersi permettere l’erogazione del reddito di cittadinanza?

Quali competenze e proposte ha il Movimento 5 stelle su queste tematiche?

E’ facile protestare, molto più difficile governare il Paese più incrostato del mondo, soprattutto se manca la conoscenza reale di come vada quel mondo produttivo, quello che dà lavoro a tutti.

E questo per dire a voi, anime del No, che ogni insoddisfazione è legittima: la disoccupazione è ancora troppo alta, le diseguaglianze persistono, le tasse sono ancora troppe, la burocrazia ancora troppo farraginosa e la corruzione ancora troppo alta.

Tuttavia, sono stati fatti passi avanti che non possono essere negati: questo governo ha fatto in 1.000 giorni più di quanto fatto dai precedenti esecutivi negli ultimi 14 anni. Se abbiamo cominciato piano piano a risalire (certamente non ancora in modo omogeneo e in tutte le componenti sociali) è per effetto di quanto fatto.

Abbiamo ora un Paese in cui il diritto all’amore è riconosciuto a tutti grazie alla legge sulle unioni civili, così come l’assistenza per i disabili alla morte dei genitori; un’Italia in cui vi sono fondi stanziati per ricostruire le zone terremotate; in cui si è cominciata a riformare la giustizia e a introdurre forme di meritocrazia nella Pubblica amministrazione; in cui finalmente si è affrontato il problema principale che condiziona il resto, ovvero la politica di austerità della Germania che il fallimentare governo Berlusconi ha messo in Costituzione nel 2011 e uno freddo di fronte a ogni conseguenza sociale, l’esecutivo guidato da Monti, ha eseguito nel 2012.

L’Italia è ripartita, piano e con ancora troppi cittadini in difficoltà, ma è soltanto continuando questo processo di riforme che si riuscirà a portare quanti più italiani fuori dall’insoddisfazione e continuare a dare nuove speranze ai giovani, alle famiglie, ai pensionati, ai lavoratori, a tutti noi.

Non è con la sola protesta che si potrà governare. Sarei contento di portare alcune di voi, anime del No – visto che Di Battista non lo farà mai – almeno a riconoscere quanto di buono sia stato fatto smettendo di rinnegare ogni progresso ottenuto solo perché fatto, forse, dalla cosiddetta “Kasta”.

(Mattia Mor)

PARLARE CHIARO

PARLARE CHIARO

renzi-presidenza-consiglio“Volete un nuovo segretario? Non avete che da chiedere un congresso straordinario e vincerlo. In bocca al lupo. Volete un segretario diverso dal Premier? Non avete che da proporre una modifica allo statuto e approvarla. Vada come vada io sarò qui, perché resto quando si vince e quando si perde. Ma una cosa sia chiara: stabilito quello che vogliamo fare insieme, per quanto mi riguarda è finito il tempo in cui qualcuno dall’intelligenza vera o presunta si diverte a giocare a buttar giù i leader del PD”.

Matteo Renzi.

LA SINISTRA ITALIANA

LA SINISTRA ITALIANA

Non è solo Renzi il problema della sinistra italiana.

Leggiamo, per esempio, “La Repubblica”, all’indomani del voto amministrativo. Ezio Mauro tira la giacca a Renzi affinché prenda in considerazione il passato della sinistra e non rappresenti soltanto metà partito.
I grillini sparano a zero su Renzi, ma non chiederanno le dimissioni del governo. (Chissà perché?)
Bersani, (gestore del PD nelle sezioni di partito), chiede a Renzi di cambiare tutto e mettersi da parte.
Verdini e Ala vogliono apparentarsi in un abbraccio mortale con Renzi.
Scalfari pretende che Renzi faccia la voce grossa con la Merkel per un’Europa simil – Draghi.
Salvini non chiede niente, lo vuole solo “morto”. 

Tutto vero! Analisi precisa, ma manca un dettaglio. Ma Ezio Mauro e il suo giornale che ruolo hanno in questa situazione? Hanno solo informato o hanno sottolineato, ampliato, ribadito e sostenuto le voci che da 2 anni e mezzo si oppongono, con qualsiasi pretesto, all’opera di “cambiare un Paese bloccato da cautele democristiane per troppi anni, e ancor più irrigidito dalla ruggine di una crisi economico-finanziaria senza fine”?

Si leggano i commenti sotto gli articoli, vi si trova solo l’odio profondo verso Renzi. Si guardino le puntate di Ballarò e si scorra l’elenco infinito dei cori e delle litanie del “blocco”, ci si rende conto della mancanza assoluta di concretezza, ci si crogiola nella critica, nel rancore e tutto finisce lì.

Dove sono le politiche alternative reali che si possono sostituire a quelle del governo del PD di Renzi? Esistono veramente riforme strutturali che non scontentano nessuno che fanno tutti felici?

Se il ceto intellettuale della “sinistra storica” italiana pensa che il problema sia essere stata “fregato” da un quarantenne pop, credo sia messa proprio male.

Analizzando i dati dei risultati delle elezioni amministrative delle principali città italiane si vede come l’area a sinistra del Pd rischi l’irrilevanza. A Roma Stefano Fassina si è fermato al 4,47%, una percentuale al di sotto delle aspettative della vigilia. A Torino Giorgio Airaudo, che puntava ad una percentuale a due cifre, ha fatto anche peggio fermandosi al 3,7%. Un po’ meglio è andata a Bologna con Federico Martelloni, che nonostante l’endorsement del leader di Podemos Pablo Iglesias, ha chiuso al quinto posto raccogliendo il 7% dei voti. Potremmo fare altri esempi, ma questi 3 bastano per dimostrare l’inesistenza di uno spazio autonomo a sinistra del Pd.

Ora Sinistra italiana, e quella ancora più a sinistra, dovrebbe riflettere e resettare la tattica impostata. Le percentuali dimostrano che l’operazione sta fallendo, anche quella non detta: fare più danni possibili a Renzi, al suo partito, al suo governo.

Al di là dei numeri, la sensazione è che manchi un vero e proprio progetto politico, che vada oltre l’avversione al presidente del Consiglio.

La posizione assunta è inspiegabile anche per i loro elettori di riferimento. Come si fa a governare insieme nelle regioni Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna e non allearsi nei capoluoghi di regione? Come si fa a spiegare, in special modo a Torino e Bologna, che l’amministrazione precedente è stata un disastro, quando si è amministrato insieme per anni? I cittadini hanno capito che questa scissione non era legata a motivi programmatici e al bene delle città, ma a pura ripicca politica.

Il tempo per resettare c’è, ma è anche agli sgoccioli. Sinistra italiana ora deve decidere cosa farà da grande e deve farlo in fretta.

[Citazione: “Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare.” B.Brecht]