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LA LETTURA

LA LETTURA

“L’atto della lettura è a rischio. Leggere, voler leggere, saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. Leggere libri non è naturale e necessario come camminare, respirare, mangiare, parlare o esercitare i cinque sensi. Non è un’attività primaria, né fisiologicamente né socialmente. Viene dopo. E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé. Leggere letteratura, filosofia e scienza, se non lo si fa per professione, è un lusso, una passione virtuosa o leggermente perversa: un vizio che la società non censura; è sia un piacere che un proposito di automiglioramento. Richiede un certo grado e capacità di introversione concentrata. E’ un modo per uscire da sé e dall’ambiente circostante, ma anche un modo per frequentare più consapevolmente se stessi e il proprio ordine e disordine mentale.”

E’ questo l’incipit di un articolo di Alfonso Berardinelli. L’articolo si pone come scopo di mostrare come la lettura può far correre dei rischi, come i libri possono essere contagiosi in quanto contribuiscono alla costruzione dell’identità personale.

Partendo da questa tesi, quanti di noi o quanto la società si è fatta influenzare da certi libri?

Pensiamo un momento a quanto i libri di Marx hanno influenzato la storia degli ultimi 100 anni o i Vangeli quella degli ultimi 2000.

Come sarebbe il mondo se non fossero esistiti questi libri?

E noi nel nostro piccolo quanto ci siamo lasciati influenzare dai libri? Quante madame Bovary ci sono in giro che si sono riempite la testa di libri rosa e che ancora sognano il grande amore di un principe azzurro che travolga la loro vita?

Eppure leggere è ancora il più grande atto di libertà che l’uomo possa fare.

Non per nulla ogni dittatura ha sempre messo al bando dei libri perché essi avrebbero potuto minare il pensiero unico che ogni dittatura porta con sé.

Il conoscere il pensiero altrui, allarga il nostro pensiero.

Cosa saremmo se non avessimo letto certi libri? Quanto i libri che abbiamo letto hanno influenzato il nostro modo di vedere la vita, il nostro pensiero? Quante emozioni sono scattate dentro di noi perché le avevamo già vissute attraverso i libri?

Noi non siamo solo ciò che i geni hanno deciso che noi fossimo e neppure solo ciò che le esperienze che abbiamo vissuto ci hanno dato. Siamo anche quanto abbiamo letto, il nostro pensiero è anche quello che i libri hanno costruito dentro di noi. Il nostro mondo interiore è costruito anche attraverso il pensiero di altri che sono vissuti prima di noi, che hanno scritto dei libri e che ci hanno trasmesso il loro pensiero attraverso di essi e che noi abbiamo ricevuto leggendo i loro libri.

Infine, come saremmo se avessimo letto libri diversi da quelli che invece abbiamo letto?

Perciò il più bel regalo che si poteva fare in queste feste era un bel libro.

 

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UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA

imagesParafrasando Marx, uno spettro si aggira per l’Europa: l’Europa.

Una volta era un mito, poi è diventata realtà, ora è un incubo.

Nazioni che chiudono le frontiere perché “non passi lo straniero”, nazioni che vogliono alzare muri contro lo straniero, nazioni che rimandano indietro (in Italia) gli stranieri, nazioni che eleggono governi contro gli stranieri, nazioni che non vogliono “neanche uno straniero”.

E c’è l’Italia, che di “stranieri” è ormai stracolma, come in un barcone che sta per affondare.
E poi, nazioni a rischio default, nazioni coi missili puntati, nazioni in armi.

Non siamo più l’Europa dei popoli, pensata e voluta dai padri fondatori (De Gasperi, Adenauer, Schuman); siamo ormai semplicemente una carta geografica.

Per essere più schietti, siamo una carta igienica. Con rispetto parlando, s’intende.

“Siamo al lavoro per l’unità del Pd. Renziani o no, vogliamo che questo governo abbia successo per il bene del Paese e perché il Pd è l’ultimo argine alla deriva populista”.

In Inghilterra, in questi giorni, ne abbiamo avuto una dimostrazione pratica, di questo incubo Europa attuale.

“Jo Cox, parlamentare laburista inglese, è stata ammazzata. Uccisa da un pazzo che gridava “Prima l’Inghilterra”, incitato da tutti quelli che urlano con lui “Prima gli italiani”, “Prima gli austriaci”, “Prima i tedeschi”, “Prima i francesi”. Chi l’ha uccisa era armato dall’odio che scorre a fiumi in Europa, dal risentimento, dall’egoismo di nazioni che hanno costruito il proprio benessere sulla disperazione e la sopraffazione di altri.
Jo è stata ammazzata. Ha lasciato due bambini e i molti altri che disperati arrivano in cerca di pace e futuro”.

CHE INGOMBRO QUESTI PRECARI!

CHE INGOMBRO QUESTI PRECARI!

Prato di margheriteSarebbe bello cambiare lavoro ogni tanto, magari ogni sei mesi, un anno, cinque anni e così via, soprattutto se fa schifo, se il principale ti dà la palpatina quotidiana. se lavori otto ore di seguito con un panino per pranzo, se non puoi neppure andare a pisciare, se lavori in uno sgabuzzino e soffri di claustrofobia, o se respiri veleno.

Ma dovrebbe essere facile da trovare, questo benedetto lavoro, come le margherite fiorite in un prato di primavera. 

Non so perchè, ma tutti ce l’hanno con i precari, tra bamboccioni, fannulloni, sfigati ed adesso anche annoiati è tutto uno “scherzare” o “una battuta” come viene giuistificato dagli stessi autori delle battute.  Questi precari stanno sullo stomaco a tutti.

Però, Prof. Monti, sinceramente,  preferisco, anzi amo la noia del lavoro fisso. Con questa noia la banca mi dà il mutuo per comprare una casa. Mi è utile per vivere, mi fa stare serena, mi consente di mettere su famiglia, di avere figli e mi assicura un minimo di pensione.

ESSERE IL FRUTTO DI QUEL COMUNISMO

ESSERE IL FRUTTO DI QUEL COMUNISMO

Nelle recenti parole di Berlusconi “comunisti in cachemire” vi leggo qualcosa di più, rispetto alle solite uscite.
Con queste parole il silvietto disprezza e rigetta tutte le conquiste sociali di uguaglianza, pace e giustizia che il comunismo ha portato nel secolo scorso.

Non sono i comunisti a dargli fastidio, ma i figli di operai diventati professori, magistrati, imprenditori, manager (appunto quelli che ora possono indossare il cachemire).
Sono i figli di povera gente che si permette la macchina, la casa, le vacanze, i computer e le tecnologie al pari dei padroni.
Sono i poveracci che sanno ribellarsi agli sfruttamenti padronali, sono i lavoratori della terra che pretendono il giusto prezzo di quanto producono, sono gli operai che pretendono sicurezza. Sono gli offesi che pretendono giustizia.

Vi leggo tutto questo ed una grande nostalgia per i servi della gleba di un tempo, per i contadini soggetti al “commiato”, per i servi che dovevano sgobbare tutto il giorno ed essere pagati solo con un piatto di pasta (quando andava bene), altrimenti con gli scarti della mensa padronale.

Io sono un frutto di quella pace, giustizia sociale e diritto allo studio del novecento. Ho una particolare sensibilità contro le ingiustizie vissute dai miei nonni, operai, braccianti, scalzi e con un solo paio di pantaloni, e so cosa significa la prepotenza padronale.
Mi auguro che non si ritorni a questo sistema, che comunque leggo nelle parole del nanerottolo di arcore.

 ….

Pier Paolo Pasolini…

Come sono diventato marxista?
Ebbene… andavo tra fiorellini candidi e azzurrini di primavera,
quelli che nascono subito dopo le primule,
– e poco prima che le acacie si carichino di fiori,
odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime
della più bella stagione –
e scrivevo sulle rive di piccoli stagni
che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei nomi
intraducibili si dicono “fonde”,
coi ragazzi figli dei contadini
che facevano il loro bagno innocente
(perché erano impassibili di fronte alla loro vita
mentre io li credevo consapevoli di ciò che erano)
scrivevo le poesie dell’“Usignolo della Chiesa Cattolica”;
questo avveniva nel ‘43:
nel ‘45 “fu tutt’un’altra cosa”.
Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi,
si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale, con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi ch’erano braccianti,
e che dunque c’erano i padroni.
Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx.