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CHI CI CAPISCE QUALCOSA VINCE UN OSCAR

CHI CI CAPISCE QUALCOSA VINCE UN OSCAR

I grillini, oggi, sembra che vogliano la rivoluzione ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri.

Ricapitolando ciò che finora abbiamo sentito e visto del m5s.
I grillini fanno votare il blog che decide per il sì alla legge elettorale con accordo a quattro. Poi Taverna, Fico ed pochi altri dicono che è una cosa brutta. Allora grillo dice che il blog ha votato e bisogna rispettare gli iscritti, come da legge grillina. Poi grillo dice in piazza a Taranto che è una legge che non capisce nessuno. Poi però grillo dice che va bene e che bisogna andare avanti. Poi però ci ripensa su e grillo dice che il blog deve rivotare.

E’ una cosa seria?

Sappiamo anche che:
1) prima no all’ Europa – poi si all’ Europa – ma poi ancora no all’Europa.
2) prima no ai vaccini – poi sì ai vaccini, poi no, poi sì di nuovo e ancora no da alcuni tipo Scibilia.
3) prima non votano la commissione d’inchiesta per le banche – poi vogliono che parta al più’ presto.
4) prima dicono che non c’è emergenza rifiuti a Roma – poi grillo ammette che invece c’è. Quello che servirebbe per risolvere,  loro non lo vogliono fare, ma non hanno soluzioni alternative valide che abbiano un senso.
5) prima dicono che la legge Richetti sui vitalizzi è inutile – poi vogliono votarla (almeno si spera).
6) prima dicono che anche se sei solo indagato devi dimetterti – poi (dato che indagano anche i loro) dicono che gli avvisi di garanzia sono atti dovuti, sono solo inviti e non li fermeranno.
7) prima dicono che, se eletti a Roma, sosterranno le olimpiadi – una volta eletti mandano le olimpiadi a quel paese con relativi milioni di euro che sarebbero arrivati per la capitale.
8) criticavano pesantemente il fatto che i tombini fossero da pulire per evitare allagamenti, ma una volta eletti (dopo un anno, non dopo una settimana) Roma viene sommersa dall’ acqua sotto la loro gestione, perché i tombini non sono stati puliti nemmeno una volta.
9) prima dicono (dopo la sua elezione) che Obama è un grande uomo – poi dicono che era un contrabbandiere dell’ economia americana.
10) prima non vogliono abolire il reato di clandestinità’- poi invece dicono che non serve a nulla.
11) prima dicono che Putin è il male, modello per Berlusconi – poi dicono che Putin è uno statista.
12) prima vogliono eliminare il Cnel, criticano il fatto che al senato si vota a 25 anni, vogliono che siano prese in considerazione leggi di iniziativa popolare, ma hanno votato no al referendum che avrebbe risolto queste cose.
13) dicono uno vale uno ma a Genova se ne fregano e fanno saltare le votazioni online dicendo che decide grillo in base a ciò che lui ritiene meglio.
14) dicono di guadagnare 2500 euro al mese ma in realtà oltre a quelli prendono 7-8000 euro di rimborsi, e di questi ovviamente non parlano.

Come si fa a dargli fiducia??

Quanti vogliono ancora farsi prendere in giro??

“La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé” (Ennio Flaiano)

 

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IL BEL PAESE

IL BEL PAESE

Le cose stanno più o meno così.
Se fai un accordo sulle riforme con Forza Italia, non va bene: no al Patto del Nazareno.
Se l’accordo si rompe, non va bene: che arrogante, vuole fare tutto da solo.
Se provi a coinvolgere i Cinque Stelle, vuoi l’inciucio; se non li coinvolgi, hai paura di Grillo.
Se metti la fiducia sulla legge elettorale, è deriva autoritaria.
Se invece ci sono milioni di emendamenti, vuoi l’immobilismo.
Se c’è il ballottaggio, governa una minoranza, questa non è democrazia!
Se non c’è il ballottaggio, allora vuoi le larghe intese, questa non è democrazia!
Voti l’italicum e ti chiedono il mattarellum.
Accetti il mattarellum e ti chiedono il rosatellum.
Accetti il rosatellum e ti chiedono il tedesco.
Discuti del tedesco e ti dicono “Ah, come era bello l’italicum”
Chiamiamolo “kafkianum”, si fa prima.
Se non fosse una cosa seria, ci sarebbe quasi da ridere.
Ma non possiamo permettercelo. E dunque mentre sosteniamo con forza il Governo Gentiloni impegnato negli incontri internazionali e nell’attuazione delle riforme dei MilleGiorni (pensioni, periferie, povertà, dpcm investimenti), riproviamo con la tela di Penelope della legge elettorale.
Ma vogliamo farlo chiedendo a tutti i partiti di tirare giù le carte in modo chiaro.
Per tutta la settimana il PD sarà pronto a incontrare gli altri partiti, nelle forme e nelle delegazioni che siamo pronti a concordare con i singoli schieramenti. E martedì 30, al termine di questo percorso, discuteremo in modo trasparente in Direzione Nazionale della linea da prendere: perché noi siamo un partito democratico nel nome e anche nei fatti.
Alla fine ciascuno si prenderà le proprie responsabilità davanti agli italiani senza giochi e giochetti. Una politica diversa è anche una politica che dice basta a chi vuole solo rinviare, a chi sa solo dire no. Noi ci siamo. E vogliamo andare avanti, insieme.

(Matteo Renzi)

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

Sarà un caso ma, dopo le elezioni francesi, sembra essersi velocizzato il processo di una creazione di una legge elettorale.

Sembra che ci sia voglia di accordo tra le due maggiori forze politiche in grado di contendersi il governo del paese, cioè PD e M5s.

PD stai attento a trattare con il M5S, dato che ha dimostrato di essere un Movimento inaffidabile, sempre, in ogni situazione. Il suo nemico sei sempre tu, Pd! Quello che sta dicendo il m5s sulla legge elettorale, potrebbe nascondere una grossa fregatura.

Sembra,  si ha l’impressione, si suppone che ci sia consonanza tra i due partiti per dare il premio alla lista, proprio come dice il Legalicum, la legge elettorale Italicum modificata dalla Corte Costituzionale.

Forse è proprio quella la direzione da prendere. Certo, Berlusconi preferisce il premio alla coalizione, data la sua capacità mitica di mettere d’accordo forze politiche molto diverse tra loro.

Anche se ora la vittoria di Macron sembra aver mandato un po’ in crisi il centrodestra, lo stesso Berlusconi ha salutato la vittoria dell’europeista Macron, mentre Salvini, potenziale e probabile alleato di Berlusconi, non ha ovviamente ben visto questi ammiccamenti di Berlusconi a Macron. Ma probabilmente è solo una commedia.

La situazione politica si fa ingarbugliata ed interessante.

UNO DEI TANTI MOTIVI PER UN SÌ

PERCHÉ UN SÌ

scheda-elettorale-senato

Parole di Luigino Di Maio, oggi, 19/11/2016: “con questa riforma costituzionale ci tolgono la possibilità di scegliere i senatori”.

Se si dice “ci tolgono”, vuol dire che qualcuno toglie una cosa che adesso c’è.

Ebbene. Ecco, in immagine, la scheda elettorale con cui si è votato fino ad ora, per eleggere i senatori.

Dov’è che si potevano scegliere i senatori?

Spero che la gente si ricordi la scheda gialla del Senato su cui ha votato alle ultime elezioni politiche, nel 2013.

Come si può vedere, su quella scheda, c’erano solo i simboli di partito. Né un rigo su cui esprimere una preferenza, né un nome prestampato. Nulla di nulla.

Il Senato infatti, fino al 2013, è stato votato col porcellum, la legge che ha abolito preferenze e collegi uninominali, ideata da quel leghista di Calderoli, quello stesso che ha presentato 4 milioni di emendamenti alla riforma e proprio sul Senato. Quel Calderoli che adesso, con la Lega, vota no.

Con la riforma, si manderanno al Senato consiglieri regionali eletti con le preferenze, infatti alle regionali si può mettere la preferenza, e sindaci eletti con preferenze. In più, l’articolo 2 della riforma, dice che sarà data agli elettori una possibilità di indicare quali, tra i consiglieri regionali che hanno eletto, vadano a fare il senatore. Quindi con la riforma si potrà scegliere chi mandare in Senato e pertanto in che modo la riforma toglie il diritto di eleggere i senatori ?

Si dirà, occorre la predisposizione di una “nuova” scheda elettorale, per il Senato, che resterà comunque votabile solo per chi ha compiuto 25 anni, e quindi saranno esclusi i giovani dai 18 anni ai 24 anni e 394 giorni. Su queste nuove schede dovranno esserci liste di nomi oppure dei righi su cui scrivere qualche nome.

Ma tutto questo dipende da una successiva legge elettorale apposita.

Ne consegue che, se vince il no, tutto non rimane come prima. Per quanto riguarda l’elezione dei senatori, sarà possibile solo attraverso il cosiddetto consultellum (proporzionale puro, in vigore in seguito alla sentenza delle Corte Costituzionale del Gennaio 2014), con una legge elettorale, tra l’altro, “uscita” da una sentenza della Corte  Costituzionale, da un organo dello Stato, ma certamente non dai deputati, né dai senatori attuali e tanto meno dal governo!

Il mio parere, per quel che vale,  è che legge elettorale e riforma costituzionale siano legate. Si aggiunge così incertezza ad incertezza. La legge elettorale approvata ed in vigore dal luglio 2016, non si adatta alla mancata riforma costituzionale, per il fatto che vale solo per la Camera dei deputati.

Si dovrà procedere, come già detto, ad una legge elettorale nuova.  Ma gli attuali senatori, divisi in decine di rivoli, si metteranno d’accordo, o qualcuno, il nuovo governo ad esempio, certo non Renzi, rimetterà la fiducia per l’approvazione?

E quale governo, considerato che sicuramente Renzi non rimane, se vince il no, il destino ci riserva? Un Governo tecnico (che brutta parola)? Un Governo invernale della durata limitata, o natalizio? Un Governo di scopo da affidare a chi? Un governo a presidenza Bersani ed un codazzo di grillini? E Mattarella si fiderà di queste persone?

A nessuno di questi pasticci, Renzi è diposto a prestarsi.

GLI EMENDAMENTI DELLA LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE (44mila)

index44 MILA EMENDAMENTI PRESENTATI DALLA LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE

Dal 20/01/2015, l’Aula del Senato comincia le votazioni sulla legge elettorale. Sono stati presentati circa 44mila emendamenti, in larghissima parte (40mila) da esponenti della Lega Nord, con il solo e unico obiettivo di fare ostruzionismo.

Uno di questi recita così: “All’emendamento 1.20002, alla Tabella A, al punto 9) sostituire la parola: «Firenze» con la seguente: «Empoli»”.

Soltanto 1500 sono dedicati al cambiamento della parola «Milano», ad esempio con «Uboldo».

Atto Senato n. 1385

XVII Legislatura

Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati

Titolo breve: legge elettorale Camera dei deputati

Testi disponibili

  1. Testo DDL 1385 (PDF PDF)
  2. Emendamenti Tomo I Articolo 1 – Dall’ordine del giorno G300 all’emen. 1.20004/2500 (PDF 3638 KB)
  3. Emendamenti Tomo II Articolo 1 – Dall’emen. 1.20004/2501 all’emen. 1.20004/6100 (PDF 630 KB)
  4. Emendamenti Tomo III Articolo 1 – Dall’emen. 1.20004/6101 all’emen. 1.20004 (PDF 688 KB)
  5. Emendamenti Tomo IV Articolo 1 – Dall’emen. 1.20002/10000 all’emen. 1.20002/3000 (PDF 640 KB)
  6. Emendamenti Tomo IX Articolo 1 – Dall’emen. 1.20000/6601 all’emen. 1.20000 (PDF 622 KB)
  7. Emendamenti Tomo V Articolo 1 – Dall’emen. 1.20002/3001 all’emen. 1.20002/6600 (PDF 587 KB)
  8. Emendamenti Tomo VI Articolo 1 – Dall’emen. 1.20002/6601 all’emen. 1.20002 (PDF 671 KB)
  9. Emendamenti Tomo VII Articolo 1 – Dall’emen. 1.20000/10000 all’emen. 1.20000/3000 (PDF 580 KB)
  10. Emendamenti Tomo VIII Articolo 1 – Dall’emen. 1.20000/3001 all’emen. 1.20000/6600 (PDF 639 KB)
  11. Emendamenti Tomo X Articolo 1 – Dall’emen. 1.20005/1 all’emen. 1.8 (PDF 877 KB)
  12. Emendamenti Tomo XI Articolo 1 – Dall’emen. 1.12003 all’emen. 1.2000 (PDF 990 KB)
  13. Emendamenti Tomo XII Articolo 1 – Dall’emen. 1.2001 all’emen. 1.6052 (PDF 631 KB)
  14. Emendamenti Tomo XIII Articolo 1 – Dall’emen. 1.6053 all’emen. 1.7000/600 (PDF 898 KB)
  15. Emendamenti Tomo XIV Articolo 1 – Dall’emen. 1.7000/601 all’emen. 1.0.65 (PDF 1350 KB)
  16. Emendamenti Tomo XV Articoli 2 e 3 (PDF 2008 KB)

Emendamenti

 

LA LETTERA DEL MIO SEGRETARIO

LA LETTERA DEL MIO SEGRETARIO

imagesCare amiche e cari amici, cari compagni del Partito Democratico,

inizia un 2015 carico di sfide.

Non posso garantirvi che per il nostro partito riusciremo a fare meglio del 2014. Tecnicamente è quasi impossibile: abbiamo vinto praticamente ovunque e sfondato il muro del 40%. Siamo al governo di moltissime regioni, di moltissimi comuni. Il nostro Governo è fortemente trainato dalla spinta del PD. In Europa rappresentiamo il partito più votato e anche quello che più di tutti spinge per un cambiamento radicale delle politiche economiche di Bruxelles.

Insomma, ci lasciamo alle spalle un anno straordinario.

Nel 2015 cercheremo di continuare a vincere. Ora che abbiamo iniziato, vorrei che ci prendessimo gusto. Ma dobbiamo anche fare formazione politica, tanta e di qualità: ci stiamo lavorando in segreteria e vedrete presto un fiorire di iniziative in questo senso.

Perché questo è il senso del nostro 2015. Forse non riusciremo a fare meglio del 2014, ma dovremo dare il meglio di noi. E, in Europa, spiegare che cambiare verso non serve solo all’Italia. Ma è l’unico modo per salvare la crescita nel nostro continente.

Cerco di essere sintetico.

Nel 2015 porteremo a termine l’iter parlamentare delle riforme costituzionali. È un lavoro di portata storica. Il Presidente Napolitano ha spiegato bene come il bicameralismo paritario sia stato il più grande errore della Assemblea Costituente. Faremo chiarezza sul ruolo delle regioni, elimineremo gli enti inutili, semplificheremo il processo legislativo. Davvero un grande passo in avanti.

Chiuderemo già dalle prossime settimane la legge elettorale. Tra di noi eravamo divisi tra chi voleva i collegi (modello Mattarellum) e chi le preferenze (come in consiglio comunale). Avremo gli uni e gli altri. Per ogni collegio un candidato del partito, che girerà comune per comune, strada per strada, quartiere per quartiere e si farà vedere, riconoscibile, come il volto del PD. E poi lo spazio, comunque, per le preferenze. Rottameremo le liste bloccate e insieme a loro rottameremo l’inciucismo perché la sera delle elezioni sapremo chi ha vinto. E chi vince avrà la maggioranza per governare senza ricatti dei partitini.

Il Parlamento dovrà licenziare la legge delega sulla pubblica amministrazione. Meno sprechi, tempi certi delle risposte da parte del pubblico, grande investimento nel digitale, semplificazione e efficienza. Perché i tanti bravissimi funzionari pubblici che lavorano con onore hanno il diritto di non essere infangati da furbetti e furbastri.

Approvato la legge di riforma sul lavoro continueremo a operare per una politica industriale degna di questo nome e per norme più semplici. Meno alibi, più diritti. Quando la nuvola dell’ideologia si diraderà tutti si renderanno conto che le nuove regole sono più giuste e più chiare. E offrono sia agli imprenditori che ai lavoratori certezze maggiori. Dobbiamo però continuare sulle crisi aziendali. Il primo gennaio si è aperto col primo volo Alitalia Etihad. Da Terni a Taranto, da Termini Imerese a Piombino, da Reggio Calabria a Trieste, da Avellino a Genova sono tante le aziende che hanno visto sbloccate le crisi. Ma dobbiamo attrarre investimenti con più determinazione.

Per farlo è fondamentale che la grande opera di riforma della giustizia civile e del fisco vada avanti secondo i tempi stabiliti. Dobbiamo arrivare ad avere tempi europei e un sistema di certezza del diritto che in questi anni è cambiato.

Il campo dei diritti, dalla riforma del terzo settore alle unioni civili fino allo ius soli temperato, è il settore dei lavori parlamentari subito dopo le riforme costituzionali. Trovare un punto di equilibrio non sarà una passeggiata, ma è un nostro preciso impegno davanti agli elettori.

Tuttavia la vera riforma che rimette in moto l’Italia è quella che tiene insieme la sfida educativa – partendo dalla scuola (iniziate a segnarvi questa data: 22 febbraio, Roma) – con l’innovazione culturale, dalla Rai ai musei, dal teatro all’opera, dal cinema al design. Qui sta l’identità italiana. Qui sta la ricchezza dei nostri figli. Qui sta il nostro passato e il nostro futuro.

Ci siamo dati una cadenza ordinata per le nuove iniziative di legge.

A gennaio abbiamo provvedimenti su economia e finanza. A febbraio tocca alla scuola. A marzo il Green Act – sull’economia e l’ambiente in vista della grande conferenza di Parigi 2015. Aprile sarà il mese di cultura e Rai. A maggio tutti i riflettori sul cibo, agricoltura, turismo, made in Italy: arriva l’Expo. A giugno i provvedimenti sulle liberalizzazioni e prima dell’estate il punto sullo sport anche in vista della candidatura per le Olimpiadi del 2024

Nelle prossime settimane ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica. Ovviamente sarà un passaggio delicato e difficile, come dimostra la storia parlamentare anche di questa legislatura. E succedere a un grande italiano come Giorgio Napolitano non sarà semplice. Ma sono certo che il PD sarà decisivo nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes delle istituzioni.

C’è molto da fare. Lo faremo. Senza ansia, senza angoscia, senza paura. Ma lo faremo velocemente. Abbiamo la certezza che gli italiani da noi vogliono che continuiamo a fare quello che abbiamo fatto nel 2014 con ancora maggiore determinazione. Dobbiamo ridurre la forbice delle ingiustizie. È quello che abbiamo iniziato a fare con il tetto ai mega stipendi pubblici da una parte e l’innalzamento degli 80 euro dall’altro. Ma non finisce qui. La forbice dell’ingiustizia da ridurre è anche quella tra lavoro e rendita, tra coraggio e paura, tra crescita e austerità, tra non garantiti e garantiti, tra donne e uomini, tra chi ci crede e chi rema contro, tra chi scommette sul futuro dell’Italia e chi scommette sul fallimento dell’Italia.

Tra tre anni quando torneremo a votare i cittadini ci diranno se abbiamo avuto ragione a provare la strada coraggiosa e impervia delle riforme a tutto campo con questa legislatura . Fino a quel momento chiedo a tutte le democratiche e i democratici – che ringrazio per il lavoro svolto con passione e determinazione – di non mollare di un solo centimetro e di continuare a darmi una mano. A darsi una mano. Questo Paese merita tutta la nostra fatica. Questo Paese merita tutta la nostra energia. Questo Paese merita tutto il nostro entusiasmo.

Un sorriso,

Matteo

IL PUNTO E’…

renziIL PUNTO E’…

Non ci aiuta la querelle tutta incentrata a misurare il “contenuto di sinistra” di Matteo Renzi.

Non ci aiuta la critica ossessiva dell’incontro Renzi-Berlusconi. Lo scandalo non sta nell’incontro, ma nei milioni di elettori che votano Berlusconi.

La domanda che conta davvero per tutti noi, adesso, è: gli daremo, col nostro impegno, la forza e il tempo per cambiare davvero il campo di gioco?

Per riuscire a fare uno Stato che funzioni  e per restiture così alla sinistra la possibilità di fare le proprie battaglie, senza farsi carico anche di quelle della destra?

Sulla Legge elettorale ora incardinata alla Camera e controfirmata da PD, FI e NCD, mi attengo alle parole di Pippo Civati.

Le ritengo sagge e ponderate ed ammiro la sua voglia di tenere insieme il Pd, cercando anche di migliorare le cose che non vanno, senza idee di isolazionismo, ma sempre con uno spirito collaborativo.

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Documento contenente osservazioni al testo base di riforma della legge elettorale presentato in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati il 22.01.2014

Presentato da G. Civati il 23.01.2014

Il testo base della riforma elettorale annunciata alla Direzione Nazionale del PD è stato presentato ieri sera in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati.

Non contiene particolari sorprese e quindi ribadiamo – secondo quanto già detto in Direzione – che non ci piace. Il testo è molto lontano dalla nostra proposta di reintrodurre la legge Mattarella, secondo la versione a suo tempo prevista per il Senato (con un eventuale doppio turno di collegio).

Per questo avremo ragionato più volentieri della seconda delle tre proposte avanzate da Renzi, che, pur con una correzione eccessiva rispetto all’originale, quantomeno si basava sulla legge Mattarella.

In ogni caso, prendiamo atto della scelta compiuta e confermiamo l’intenzione di una collaborazione costruttiva, che rispettando ed anzi valorizzando il ruolo del Parlamento, dove tutti i cittadini sono rappresentati, possa migliorare il testo presentato. Infatti, al momento, non insistiamo sulla nostra proposta del tutto alternativa a quella in questione, ma intendiamo proporre specifiche modifiche volte, in sintesi, a:

1) migliorare il rapporto tra elettori ed eletti;
2) consentire al voto del singolo di pesare di più;
3) aumentare il grado di rappresentatività del Parlamento, non alterando in modo troppo sproporzionato il rapporto tra voti e seggi.

Il testo chiarisce meglio le modalità di assegnazione dei seggi, il cui legame con il territorio è forse maggiore di quanto alcune indicazioni più generiche avrebbero potuto far pensare. Rimane, tuttavia, da quest’ultimo punto di vista, il limite dei collegi plurinominali che determinano la presenza di liste bloccate, non così brevi, a quanto sembra (perché da questo punto di vista l’individuazione dei collegi è rinviata ad una tabella che ancora non risulta esserci).

Le liste bloccate non piacciono agli elettori (soprattutto dopo avere subito anni di Porcellum) né alla Corte costituzionale che, nella sua decisione, le ritiene tollerabili, se brevi, e non piacciono a noi che sosteniamo – e abbiamo sostenuto da sempre – il collegio uninominale. Con il collegio uninominale, infatti, si realizza un confronto diretto tra i candidati e si instaura un rapporto chiaro eletto-elettore.

La critica per cui anche con l’uninominale sarebbero i partiti a scegliere i candidati (critica che dovrebbe essere mossa a molte delle democrazie contemporanee), sarebbe superabile da un potenziamento delle elezioni primarie regolate per legge.

Più nello specifico, riteniamo che uno dei maggiori limiti della proposta presentata sia il premio di maggioranza, ancora enorme, dandosi un premio di ben il 18% alla lista o alla coalizione di liste che, arrivando prima, raggiunga anche soltanto il 35% dei consensi. In questo modo, infatti, può realizzarsi una sovra-rappresentazione di più del 50%. Da questo punto di vista, è necessario premettere che:

1) non ci piacciono i premi di maggioranza, preferendo un sistema maggioritario, più in linea con le altre democrazie avanzate;

2) l’attribuzione di un premio di maggioranza in un sistema bicamerale paritario come quello ad oggi vigente presenta serie controindicazioni, non potendo garantire la formazione della stessa maggioranza in entrambe le Camere e rischiando quindi di alterare la rappresentanza senza favorire la governabilità, andando contro il criterio di ragionevolezza al cui rispetto la Consulta ha richiamato il legislatore elettorale quando preveda premi.

Tanto premesso, riteniamo comunque che nessun premio possa essere attribuito direttamente a chi riporti meno del 40% dei consensi (non potendo comunque l’entità del premio superare il 15%).

Il mancato raggiungimento della soglia – nel sistema del testo basse presentato – prevede il ballottaggio tra le due liste o coalizioni che abbiano raggiunto il maggior numero dei consensi (al di sotto di predetta soglia). L’innalzamento della soglia che proponiamo finirebbe quindi inevitabilmente per aumentare le possibilità di un ballottaggio. Pur essendo chiaro che il ballottaggio per assegnare un intero (enorme) pacchetto di seggi non rappresenta una soluzione in generale condivisibile, avendo noi proposto – in coerenza con una posizione storica del PD – un secondo turno di collegio (che naturalmente ha tutt’altri effetti), vorremmo anche su questo tentare una proposta migliorativa.

Il testo base, infatti, esclude la possibilità di ulteriori apparentamenti tra il primo turno di votazione e il ballottaggio. Invece riterremmo che l’apparentamento potrebbe portare a ridurre lo scarto tra i reali consensi e i seggi attribuiti, realizzando meglio quel bilanciamento tra rappresentatività e governabilità cui la Corte costituzionale ha richiamato il legislatore.

Quanto alle soglie di sbarramento, siamo contrari ad una differenza tra liste coalizzate e non perché in questo modo si favoriscono “coalizioni insincere”, spingendo alcune forze politiche ad entrare in una coalizione per mero opportunismo elettorale.

Inoltre riteniamo che la soglia dell’8% per le liste non coalizzate violi proprio quell’esigenza di bilanciare la rappresentanza con la governabilità (e quindi il contenimento della frammentazione partitica). Significherebbe, infatti, escludere la rappresentanza parlamentare per partiti che hanno riportato – se prendiamo i dati delle elezioni del 2013 – quasi tre milioni di voti (che, tra l’altro, è il numero degli elettori che hanno partecipato alle primarie). Per questo riteniamo che la soglia di sbarramento unica – per liste coalizzate e non – dovrebbe attestarsi al 4% (escludendo quindi solo chi riporti un consenso stimabile, all’incirca tra un milione ed un milione e mezzo di voti, che non sono comunque pochi). Per le coalizioni in ogni caso pare più ragionevole il 10%.

Infine ci preme porre una questione – strettamente connessa alla materia elettorale – che purtroppo fino adora, in questa legislatura, ci siamo trovati a portare avanti da soli: quella del conflitto d’interessi. Ci dispiace molto (anche se possiamo forse intuirne le ragioni) che questo non sia rientrato nel “pacchetto” delle riforme concordate perché come e più degli altri temi proposti un intervento su questo viene rimandato da molti anni. Da alcune settimane è stata per questo presentata alla Camera una proposta Civati ed altri (A.C. 1832), che, basandosi sul sistema statunitense, prevede seri strumenti di prevenzione dei conflitti d’interessi di parlamentari e membri del Governo. Purtroppo ad oggi non ne è stata ancora iniziata la discussione, ma riteniamo che, in una stagione riformatrice, come quella che si vuole avviare, debba essere ricompresa anche questa.

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A CHI PIACE IL PORCELLUM?

A CHI PIACE IL PORCELLUM?

Premesso che la bozza di cambiamento della legge elettorale, prevede, da quanto è dato sapere finora, un sistema proporzionale, con sbarramento al 5% e un premio di maggioranza al partito che prende più voti, ci sono partiti o movimenti che non vorrebbero cambiare nulla, a cui il porcellum piace ancora.

Gli ex An. Affezionati al bipolarismo rissoso della seconda repubblica, di cui sono stati brillanti interpreti, faticano ad immaginare uno scenario diverso da quello che dal 1994 li ha sdoganati, dopo decenni di emarginazione. Si sentono sempre più a disagio dentro al Pdl, ma temono seriamente un cambiamento del sistema elettorale. Se corressero da soli rischiano veramente di non raggiungere il 5% di voti dell’elettorato. Per questo si oppongono a qualunque ipotesi di cambiamento del porcellum e proseguono da mesi con la loro opera di sabotaggio.  Prima con il feticismo del presidenzialismo, poi con i diktat sulle preferenze, sono tra i più fedeli alleati di Berlusconi.

Di Pietro. Non si può negare che il leader dell’Idv non si sia dato da fare per cambiare il porcellum. Ha partecipato insieme a Sel e Pd alla raccolta di oltre un milione di firme per un referendum abrogativo (poi bocciato dalla Consulta) per un ritorno al mattarellum,. Tramontata la possibilità di un ritorno al sistema elettorale del 1993, ora all’Idv conviene che la legge non cambi. La permanenza del porcellun sarebbe l’unica chance per far sentire il suo peso elettorale e trattare un rientro nel centrosinistra, oppure per convincere Grillo dell’utilità di un’alleanza prima del voto. Nel caso in cui la legge cambi, invece, la corsa solitaria dell’Idv rischia di non raggiungere lo sbarramento del 5%. Di qui la segreta speranza che non cambi nulla.

Beppe Grillo. Il leader del M5S ha definito la possibile intesa su un sistema proporzionale con lo sbarramento al 5% il “Napoletellum” con buona dose di sarcasmo verso l’inquilino del Quirinale che da tempo batte sul tasto della necessità di cambiare la legge elettorale. Non si capisce bene perché a Grillo non piaccia la bozza di riforma elettorale. Non deve temere lo sbarramento al 5% visto che le percentuali di gradimento del M5S pare siano al di sopra del 20%, e non deve temere di scomparire in coalizioni varie, visto che finora ha negato qualsiasi alleanza.  Per questo non trarrebbe alcun vantaggio dalla permanenza del porcellum. Semplicemente arrivando al 20% e dopo l’asse Pd-Sel dovrebbe dividersi i seggi spettanti all’opposizione con Pdl, Lega e Idv. Col sistema proposto potrebbe addirittura concorrere al primato e ricevere il premio di maggioranza. In caso di mancata vittoria per il M5S non ci sarebbe nessuna penalizzazione, avrebbe una maggioranza parlamentare proporzionale ai consensi ottenuti. Perché allora Grillo tuona contro la bozza? Perché ha tutto da guadagnare dal fallimento delle altre forze politiche e tornare al votare col porcellum sarebbe la prova provata che questo Parlamento non è in grado di riformare nemmeno la legge elettorale.

La Lega. L’alleanza col Pdl viene continuamente rinnegata dai nuovi maggiorenti del Carroccio, ma resta sempre sul tavolo. Per pesare efficacemente nelle trattative con il cavaliere hanno bisogno che il prorcellum resti in vigore col suo ampio premio di maggioranza. In caso contrario la Lega punta ad un sistema iperproporzionale che non premi nessuno. La proposta leghista, infatti, prevede un premio alla coalizione che supera il 45% dei consensi elettorali. Sostanzialmente non  vincerebbe nessuno, perchè nessuna coalizione possibile, allo stato delle cose, sarebbe in grado di superare il 45% dei consensi.  Si sarebbe alla ingovernabilità totale. Però la Lega si trova in difficoltà a stringere patti o alleanze oppure a stabilire regole con coloro che adesso stanno appoggiando il governo Monti. Molto più comodo stare alla finestra e sparare contro ogni possibile intesa   per mantenere un profilo di oppositori “duri e puri”.

Berlusconi. Dietro le mancate intese di tutti questi mesi sul cambiamento della legge elettorale, c’è sempre stato il cavaliere. Mosso da interessi del tutto personali e completamente disinteressato di dare alle istituzioni un assetto più moderno ed efficiente, fin dai tempi della Bicamerale è stato abilissimo nell’aprire trattative con i leader progressisti per poi affondarle. Anche in questi momenti la vera incognita è proprio lui.  Apparentemente una riforma del porcellum potrebbe convenirgli, ma prende tempo. Un sistema proporzionale potrebbe premiarlo, in fondo resta sempre l’unico concorrente di destra che può aggregare attorno a sé stesso un certo numero di consensi. A Ballarò, l’altra sera, gli si dava un  22% di consensi, Non stupisce comunque che tutta un’area di votanti, che in Italia è sempre stata maggioranza, la destra, non trovi un altro leader, un’altra persona in grado di  aggregare attorno a sé un consenso sufficientemente confortevole. La presenza di Berlusconi  e la sua incombente ombra uccide qualsiasi tentativo di altri personaggi di emergere. Ma Berlusconi è vecchio e se la destra fa affidamento solo su di lui, sta messa proprio male.

LA FABBRICA DELLE MAIALATE

LA FABBRICA DELLE MAIALATE

C’hanno preso gusto. Prima il semipresidenzialismo, approvato al Senato con un colpo di mano della vecchia maggioranza Pdl e Lega, adesso ci riprovano con la legge di riforma elettorale.

La faccenda è in mano al Calderoli, che sta studiando una legge elettorale, cucita apposta indosso al Pdl e Lega, da sostituire al porcellum da lui stesso inventato, ma che ha lo stesso effetto e cioè non far vincere la sinistra comunque si presenti.

Quest’ennesimo parto di Calderoli la chiameremo “la maialata”, per stare sempre nel porcile ( posto in cui pare si trovino benissimo), verrebbe varato subito, nella prima settimana d’agosto, prima delle agognate ferie di Cicchitto.

La  maialata verrebbe approvata a maggioranza semplice, come hanno fatto con semipresidenzialismo, per cui il Pdl e Lega ne reclamano la discussione in Parlamento, saltando le commissioni. In questo modo si potrebbe votare subito.

Ma in che consiste la maialata?

Il modello su cui Calderoli lavora è questo: proporzionale, con una sola preferenza e il premio di maggioranzaUn modello tagliato su misura per Pdl e Lega, perchè verrebbe introdotto anche  un premio di maggioranza  solo per la “coalizione” che supera il 45%.

Una percentuale troppo alta per Pd e Sel insieme. Difficile da raggiungere anche se si unisse l’Udc.

Una proposta insidiosa su cui Pdl e Lega sognano di andare al voto alla Camera e al Senato e con la maggioranza di cui ancora godono, più qualche altro nostalgico che non sa bene da che parte stare, verrebbe approvata e quindi applicata subito, come fu fatto per il porcellum. Con l’approvazione di una legge del genere è sufficiente la maggioranza semplice e non occorre alcun referendum popolare.

E pazienza se Pd e Udc faranno le barricate, lo schema è quello della riforma semipresidenziale, si va avanti, si approva e poi si scarica la colpa sui democratici per la mancata intesa.

Uno strattagemma perfetto per raggiungere il vero obiettivo dei due alleati della vecchia maggioranza: prendere tempo, allontanare il più possibile la data del voto.

Ora c’è da capire se Schifani accetterà il colpo di mano del Pdl e Lega e farà discutere la proposta di Calderoli,  immediatamente in Parlamento, senza il passaggio alle commissioni. Non c’è da dubitare, lo accetterà. Il recentissimo precedente del semipresidenzialismo fa ben sperare alla congrega capitanata dal cavaliere.

Tutte le proposte di mediazione vengono respinte e tutti i vecchi tromboni  della vecchia maggioranza suonano all’unisono. Non accettano nessuna mediazione, nessuna proposta da chicchessia, come se fossero in possesso della verità rivelata.

Dicono a gran voce: si vada in parlamento e si approvi una legge dove la gente può scegliere il candidato. Punto. Ma non spiegano dove sta la maialata.  Con il premio di maggioranza alla coalizione del 45%, la sinistra non vincerà mai e questo è ciò che li consola. Non vinceranno neppure loro, ma questo è solo uno spiacevole effetto collaterale.  Se poi il paese va a puttane, non importa,  basta che la sinistra non vinca.

Ma io credo che se davvero dovessero fare una maialata del genere, il Pd, Bersani in particolare dovrebbe fare una cosa semplice, far saltare il governo e andare al voto il più presto possibile, in autunno.

Basta schiaffoni. È finito il tempo di prestare continuamente l’altra guancia. Responsabilità, coscienza, senso del dovere verso i cittadini, senso del bene per il paese,   dovrebbero essere sentimenti condivisi, ma così non è, Pdl e Lega cercano sempre di buggerare gli altri, per farsi i cazzi loro.

Adesso basta. Si vada alle urne. Basta maialate.

NON E’ IL MOMENTO DI SCEGLIERE

NON E’ IL MOMENTO DI SCEGLIERE

C’è un dato sicuro, fra un anno ci saranno le elezioni politiche e come partito, il PD, si trova davanti problematiche non indifferenti. La crisi di sistema che ha reso giustificabile il governo Monti e la svalutazione del senso della politica da parte della popolazione, hanno tolto la fiducia dei cittadini nella politica e nei partiti.

Quali possano essere le vie d’uscita da questo periodo non è dato bene percepire, a causa delle attuali  incertezze strutturali.

Non si sa con quale legge elettorale si andrà a votare, se il porcellum o il mattarellum, Ma forse qualcosa da conservare da entrambi le leggi c’è, per esempio sapere per chi si vota e chi sarà colui che poi dovrà presiedere al governo.

Il  sistema politico della seconda Repubblica viene chiamato impropriamente bipolarismo, ma in effetti è una politica dell’alternanza: Tre volte ha vinto Berlusconi, due volte Prodi. La legge elettorale condizionerà pertanto moltissimo la politica ed i partiti.

Poi occorrerà vedere che cosa resterà del Pdl dopo le amministrative. Se venisse meno un interlocutore valido capace di  garantire un rapporto con l’elettorato la questione si complica.

Inoltre sta prendendo corpo l’impressione che il governo di oggi non sia una parentesi, ma possa rappresentare, per i cosiddetti moderati, un’occasione di organizzazione autonoma, con una separazione tra moderati e progressisti.

Si è parlato molto di unione tra terzo polo e Pd, come di un processo necessario per fronteggiare Berlusconi, ma se Berlusconi viene meno, non c’è più alcuna necessità di un accordo simile, perché nel frattempo si è formata un’altra cosa.

Infine la crisi economica. Se lo scopo è quello di contrastare la crisi, la grande coalizione per ora ha un senso. Ma un domani, quando ci saranno elezioni politiche quel che è certo è che Pdl e Pd non si metteranno insieme. Sono naturalmente degli opposti, si respingono a vicenda.

Con queste incertezze in atto il Pd non deve scegliere nessuno. Non è il momento di scegliere, ma di porsi come polo riformista e moderato, cioè di centrosinistra, senza estremismi né da una parte né dall’altra.La politica seria si fa dove il terreno è difficile e dove non si hanno facili sponde di appoggio.

Se il Pd scegliesse la destra del Terzo polo, perderebbe la gran massa degli elettori che vedono nel Pd un nuovo centrosinistra in grado di stare dalla parte dei lavoratori, della povera gente, e della giustizia sociale e di rinnovare questo paese riformandolo completamente.

Se scegliesse la sinistra estrema, quella che ora è divisa in mille rivoli, nostalgica ed inamovibile, rischia la ghettizzazione in una opposizione sterile.  

Gli altri partiti o correnti presenti o no in parlamento dovranno decidere  da che parte stare, a meno che non entri in vigore, nel frattempo, una legge elettorale in senso proporzionale. In questo caso ognuno si misurerà con le proprie forze e non è obbligato a scegliere.