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LEGAIOLI DISINFORMATI E IMBROGLIONI

LEGAIOLI DISINFORMATI E IMBROGLIONI

Ogni tanto i puntini sulle “i” bisogna metterli, altrimenti questi imbroglioni del parlare a vanvera, del criticare senza sapere, e della sbruffonaggine, incantano anche i serpenti.

Un deputato della Lega Nord, un certo Molteni, disinformato e tendezioso, durante la trasmissione Omnibus, la 7, ha sostenuto, che in pratica il PD, governando, avrebbe dato “due spicci” alle forze dell’ordine.

Evidentemente, il signor Molteni ha dimenticato che tra il 2008 ed il 2011  il Centrodestra, che ha governato in quel periodo, ha bloccato gli aumenti salariali.

Ha inoltre tagliato i fondi a disposizione delle forze dell’ordine, sempre in quel periodo, per 3,5 miliardi di Euro.

Mentre durante i governi del Centrosinistra (2013-2018) è stato fatto un nuovo contratto alle forze dell’ordine +120 euro al mese e 500 euro di arretrati. Sono state assunte 5500 persone.  Sono stati fatti investimenti per 7 miliardi di Euro.

Molteni è invitato ad informarsi prima di parlare.

Se la Lega, con queste bugie e queste astuzie, pensa di convincere la gente, si sbaglia.

Ma la Lega fa orecchie da mercante in tutto. Si dimentica di aver governato per decenni, senza che qualcuno ricordi qualcosa di positivo per il paese, anzi, ha sfornato una delle peggioni leggi elettorali che l’Italia abbia conosciuto, il  “porcello” e l’ha tenuto in vigore per tanti anni,  al punto che, per sistemare un po’ le cose, ha dovuto intervenire la magistratura.

Ha denigrato, insultato, e screditato una parte del nostro paese, il Sud, quella meravigliosa terra che produce, per tutto il mondo, i frutti migliori, possiede tesori d’arte incredibili, spettacolari zone naturali che incantano, ma da anni sopporta l’incuria dei governanti. Non è solo la patria della mafia, o di altre sovrastrutture che si sono stratificate a causa di una continua latitanza del governo centrale, ma la terra di tanti cittadini onesti.

E qui la colpa non è solo della Lega, ma quel partito sicuramente ha contribuito ancor di più al suo isolamento.

 

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IL DENTE BERSANI

L’UMILIANTE FINE DI BERSANI

Dice il proverbio: “La lingua batte dove il dente duole”. Ed è veramente così. A me duole molto il dente “Bersani”, per il dispiacere di vederlo finito, e in quel modo. Quel mio bravissimo ex presidente della regione, che non riesco più a riconoscere.  Capisco che il Pd a guida Renzi abbia fatto errori, tuttavia Bersani è uno che sa fare politica sul serio, non ha fatto altro nella vita e sa anche che si possono fare errori. Ma, per le decisioni che sta prendendo, non lo seguirò più. Troppa la delusione, troppo grande il dispiacere.

I motivi ci sono.

Quando ha capito che la sua battaglia dentro il Pd sarebbe stata perdente, perché il consenso di Renzi era troppo forte, ha scelto di uscire, bollando lo stesso Renzi con il marchio di infame.

Con la sua uscita si è bruciato tutti i ponti alle spalle. Se, per caso, decidesse di rientrare nel Pd, i suoi ex compagni non ucciderebbero il vitello grasso, come il ritorno del fratello maggiore, ma lo ricaccerebbero, tanto li ha offesi e vituperati.

E così, per sua scelta che non ho capito, è diventato un uomo che, con una storia di sinistra, amici di sinistra, non può più tornare a sinistra, nel Pd e non può nemmeno pensare di farci, un domani, alleanze.

A questo punto, può solo andare verso quella sinistra che ci troviamo oggi, che è una foresta frammentata di piccole formazioni, molto colorite, ma del tutto inconsistenti sul piano politico. Tutto materiale fragile, piuttosto rissoso, insofferente verso qualsiasi leadership, il meno adatto per fare politica sul serio, e con un consenso, per ora, sotto la linea del 10 per cento, sommandoli tutti.

Ed ha avuto una illuminazione. La possibilità di una rivincita rincorrendo il Movimento 5 stelle, perché, secondo Bersani, dopo le elezioni avranno una consistenza tale da consentire di fare un governo insieme, e quindi di fare politica. Di fare quella cosa che sa fare e aspira a continuare a fare.

E non ci pensa due volte. Per prima cosa cerca di legittimare i 5 stelle, dimenticando tutto. Dimenticando che Grillo è una S.r.l, dimenticando la Casaleggio associati, dimenticando che razza di democrazia diretta viene esercitata, dimenticando gli assalti in parlamento, dimenticando le scie chimiche, i vaccini, le sirene, i chip sotto pelle e tante altre insulsaggini pericolose.

Si convince che, certo, saranno quello che saranno, ma sono l’unico argine contro una possibile destra eversiva e violenta (così ha detto di recente).

A questo punto cerco di capire quale sia, in Italia, questa destra eversiva e violenta, escludendo la compagine di Grillo perché ritenuta affidabile e con cui ci si può alleare per governare.

C’è Casa Pound, è vero. Ma quanti sono? Non ne ho la più pallida idea. Certamente non un esercito da far paura.

C’è la neomamma Meloni, con i suoi fratelli. Anche lì si possono contare facilmente. Basta una calcolatrice a mano. Anche se ci aggiungiamo Alemanno, Storace e pochi altri, non è che si formi una folla.

C’è Salvini, più forte, col suo esercito che non si raduna più così volentieri a Pontida e non indossa più l’elmo dei vichinghi, uno strano esercito che si allena volentieri al bar davanti ad una birra e sogna la sua Europa, pensa con nostalgia alla lira, e ancor di più alla sua terra del Nord ed ha l’ossessione del “diverso”, qualunque diverso: gay, nero, bianco del sud, musulmano, africano comunque, ecc.. In ogni modo  Salvini è quel che è, però ci mette la faccia ed è il capo della lega reale e non un capo travestito da garante. Paradossalmente è più democratico di Grillo. Tutto questo anche a dispetto di Bersani.

È questa sarebbe la destra eversiva e violenta che vede Bersani? Non credo, sarebbe ridicolo. E allora che cosa rimane? Forza Italia? Ma Bersani sa che forza ha questa Forza Italia di oggi, sa quanto è cambiata e sa quanto si è indebolita. Gli fa paura lo stesso?

Però, a pensarci bene, una vera destra c’è. Ed è quella che Bersani indica come argine: i 5 stelle.

Non perché siano pronti a menare le mani o a fare chissà che, ma perché sono fascisti. Perché non hanno alcun rispetto delle norme costituzionali, non hanno democrazia interna e soprattutto sono convinti che l’Italia del futuro debba essere una società pastorale, povera, collocabile, in una decrescita felice, negli anni del primo novecento, quando si lavorava la terra in dolce felicità, si moriva di difterite e morbillo, o di polmonite e tbc, come al tempo del fascismo.

E il benessere, semmai se ne sentisse il bisogno per il popolo felice nella povertà ritrovata, verrà dalle stampanti di denaro, la bellissima lira, grande come un foglio di quaderno. Il tutto sotto la dittatura di un comico cui piacciono solo i suoi, che sceglie le persone a cazzo di cane e di una S.r.l. che cerca di far quadrare i propri bilanci.

Ma il povero Bersani è fuori strada, ancora una volta.

I 5 stelle lo hanno già mandato a quel paese una volta. Non hanno voluto fare accordi con lui nel 2013, quando contava parecchio, e non lo vogliono oggi, quando non conta più nulla. Quando è un specie di esule in patria, un caso umano prima che politico.

Le sorprese non mancano mai, e forse, nel caso di un governo a 5 stelle, potrebbero anche imbarcarlo, ma giusto come alibi, per coprirsi un pochino a sinistra.

È questa la possibile fine di Bersani, di un uomo che stava per diventare presidente del Consiglio?

Mi rifiuto di crederlo.

Da ultimo vorrei ricordare a Bersani che sia l’Appendino a Torino, che la Raggi a Roma, non hanno presenziato alla commemorazione dei morti a causa del fascismo. Vorrei chiedergli se si sente a proprio agio vicino a queste persone. E se tutta la sua vita di antifascista e comunista, può essere rinnegasta così, in un lampo, per un rancore incomprensibile e per l’odio verso il proprio segretario di partito, segretario scelto da una percentuale altissima di votanti.

RICORDATE LE QUOTE LATTE? PAGHIAMO NOI I PASTICCI DELLA LEGA

RICORDATE LE QUOTE LATTE? PAGHIAMO NOI I PASTICCI DELLA LEGA

La situazione è questa: per anni i criminali della Lega Nord hanno spalleggiato, per fini elettorali, la protesta degli allevatori contro le quote latte. (Vedi immagine)

Cosa sono le quote latte? Le quantità massime di latte che ogni paese della UE poteva produrre. Un meccanismo di controllo del mercato a livello europeo, congegnato per evitare che una produzione eccessiva facesse crollare il prezzo del latte, gettando sul lastrico i produttori. Quindi una cosa a discapito, semmai, dei consumatori, che pagavano il latte più del prezzo di mercato. Avrebbero dovuto protestare i consumatori, invece da noi protestavano i produttori.

Spalleggiati dai populisti della lega, che ovviamente li avevano convinti che fosse possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca: godere del prezzo artificiale garantito dal meccanismo delle quote senza però rispettarle. Facciamo rispettare le quote a tedeschi, olandesi e francesi e fottiamocene. La conseguenza è stata che l’Italia,quindi i contribuenti italiani, tutti noi, abbiamo ha dovuto pagare 4,5 miliardi di sanzioni, al posto degli allevatori che oggi suscitano compassione.

Ora lo stato prova, ma dico, prova, a recuperare giammai i 4,5 miliardi ormai prelevati dalle tasche dei cittadini, ma appena meno del 10%,in totale circa 450 milioni. Ma molti allevatori questi soldi non li hanno più, vuoi per l’immancabile giustificazione della crisi, vuoi perché qualcuno aveva loro fatto credere che sarebbe tutto passato in cavalleria.

Oggi, per colmo di beffa, le quote latte non ci sono più, come voleva la Lega, ma gli allevatori protestano perché il prezzo del latte, guarda un po’,  sta crollando e molti stanno fallendo. Così stanno le cose.

Un po’ come certe banche dell’operoso nord-est che voleva fare la secessione contro lo Stato ladrone con le sue efficienti banche che valutavano le azioni a 62 euro perché tanto non c’era la borsa sporca e pericolosa che le valutava al mercato. Così oggi quelle azioni valgono 0,1 euro e tanti risparmiatori hanno visto andare in fumo i loro risparmi.

Però il sagace leader della Lega Nord, Salvini, invece che nascondersi sotto lo sterco di una vacca, è sempre in televisione a pontificare.

Questa è l’Italia.

(Giuseppe Turani)

CONDANNATI I PROTETTI DELLA LEGA

Un certo Giovanni Robusti, Cobas del latte, ha tentato la via della politica e dopo sorti più o meno favorevoli, è subentrato, nel 2008, al parlamento europeo al posto di Umberto Bossi, nel frattempo diventato ministro dell’attuale governo Berlusconi ter.

Però è in politica da tempo, anche lui fa parte del ventennio e percepisce stipendi tali da non dover più mungere le vacche e puzzare di bestia.

Anche Antonio di Pietro, nel 2001, in cerca di candidati con un certo corredo di seguaci, lo candidò ma la cosa finì male e Robusti sì è dato definitivamente alla Lega. ( ecco un po’ della sua storia)

Il 1° luglio di quest’anno è uscita la sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha condannato per associazione a delinquere i Cobas del latte del Piemonte e l’europarlamentare leghista Giovanni Robusti.

Per non pagare le famose multe dell’Ue sullo sforamento delle quote latte, avevano inventato il sistema di vendere latte finto a cooperative inesistenti.

La vicenda delle quote latte parte da lontano: gli allevatori dichiaravano molto meno di quanto ricavavano, sempre per fregare il fisco.  L’evasione salì oltre i 200 milioni di euro.

Tutte furbate ai danni degli allevatori onesti. Illegalità che la Lega copre e protegge (soprattutto il Trota è molto attivo in questo campo), allo scopo di spillare qualche voto in più.

Da qui parte l’antieuropeismo e l’antistatalismo  e la propaganda antifiscale della Lega, che pare legata a doppio filo con questi allevatori disonesti che, con l’aiuto della Lega, fanno pagare a tutti noi, le loro illegalità.

E Bossi che blatera tanto contro i terroni, dovrebbe tener conto che le condanne per frode dei suoi preziosi allevatori disonesti, sono un brutto affare anche al Nord.

Di queste frodi sulle quote latte si è parlato pochissimo, perché dell’agricoltura non importa niente a nessuno, ma hanno colpito seriamente gli agricoltori ed allevatori onesti, costretti ad accettare prezzi bassissimi dei loro prodotti.

Gli espedienti messi in piedi dai Cobas del latte e dai  furbastri alla Giovanni Robusti, hanno ingiustamente offeso l’onore di tanti allevatori onesti, trascinati tutti nella fanghiglia puzzolente di quei disonesti protetti dalla Lega.

Per sapere qualcosa di più preciso,  leggere qui. 

(https://speradisole.wordpress.com/2011/07/03/condannati-i-protetti-della-lega/)

SOLO LA LEGA POTRA’ TOGLIERE DI MEZZO SALVINI

SOLO LA LEGA POTRA’ TOGLIERE DI MEZZO SALVINI

C’è malumore all’interno della Lega e aumentano gli anti-salviniani. A parte il protagonista assoluto e i quattro gatti che sono sempre in tv e che vengono ripresi durante le sedute parlamentari, perché fanno caos e insultano, la Lega, o meglio le famose “basi territoriali” della Lega, pensano che Salvini sia ormai arrivato al capolinea. Lo ha fatto capire chiaramente Bossi, l’altro giorno.

Come mai, se invece, pare risorta e arrivata ad un consenso a due cifre che mai aveva raggiunto?

Per il fatto che ogni giorno Salvini si diverte e insultare le istituzioni, solo perché fanno il loro dovere di difendere la democrazia o quel Bene comune che, se inteso rettamente, va al di là delle barriere razziste, culturali e religiose.

Ma ci si può liberare di Salvini? Sì ma c’è una sola via, ed è una ribellione all’interno della Lega, ormai nella mani di un traditore dei principi che l’avevano animata fin dalle origini.

C’è un forte malumore all’interno della Lega e prima o poi scoppierà una lotta interna al partito, tale da mettere l’attuale capo banda nella necessità di doversene andare o farsi da parte.

Salvini ha tradito l’originale intento della Lega, che era quello di ridare voce alla base della gente comune. Per questo, proprio per questo, era nata la Lega, e su questo la Lega aveva costruito la sua fortuna, con tutti i pro e i contro che nascevano con l’ingigantirsi di una struttura troppo rigida, che porterà all’egoismi individuali e localismo, destinato a fomentare la parte peggiore dell’essere umano. Il fallimento si è verificato, quando la Lega, da partito di protesta, è diventata partito di governo, alleandosi con Berlusconi.

Anche la Lega, più che partito, doveva rimanere solo movimento di protesta: lo stesso errore che commetterà il Movimento 5stelle.

Esistono partiti adatti a governare ed esistono movimenti di protesta, con lo scopo di essere da stimolo, di avanzare proposte, di mettere in guardia chi governa. E, invece, purtroppo, i movimenti di protesta finiscono per perdere la testa e si lasciano attrarre dal consenso popolare, che pretende che le cose si risolvano in poco tempo.

Ecco perché la gente comune chiede ai movimenti di protesta di governare, così succede che, una volta al governo, i movimenti diventano partiti, non potranno mantenere le belle promesse, e si lasceranno anch’essi convincere che, dall’alto, le cose si vedono diversamente, ovvero con occhi più realistici.

In altre parole i movimenti di protesta avranno sempre un’esistenza relativa, dureranno finché durerà la protesta. I malumori della gente cambiano, ecco perché sorgono altri movimenti di protesta. Proprio per questo i movimenti di protesta non potranno mai diventare partiti politici pronti a governare.

Quando Salvini dice che è pronto a governare, appena Renzi se ne va, dice una delle più grosse sciocchezze.

Era già politicamente sbagliato il fatto che Bossi e company avessero trasformato la Lega da movimento di protesta popolare a partito di governo, ma che Salvini abbia addirittura trasformato un partito di protesta popolare a un partito con l’unico obiettivo di combattere il fenomeno immigratorio, questo è un madornale errore imperdonabile, che prima o poi, cadrà come un masso sul futuro della Lega.

E’ molto probabile che, all’interno della Lega, si faccia sentire con più determinazione una contestazione nei riguardi di un “capo” che sta tradendo le vere esigenze del popolo leghista. Occorre che qualcuno “ragionevole” e “previdente” si faccia promotore della ribellione interna e tolga a Salvini la sua leadership di politico “pericoloso” agli interessi stessi leghisti. Ci vuole coraggio, esca allo scoperto la parte migliore della Lega, supposto che sia rimasto qualcosa, altrimenti la Lega, fra poco dovrà di nuovo cantare l’Eterno Riposo.

SALVINI ALL’ATTACCO

SALVINI ALL’ATTACCO

++ Immigrazione:Salvini, chiamate prefetture e protestate ++Il problema di oggi non è immaginare la nascita in Italia di un nuovo centrodestra, visto che finora uno schieramento del genere nel nostro sistema democratico non è mai esistito come possibile titolare della maggioranza, prima dell’esperienza personalistica del berlusconismo. Il problema è capire chi potrebbe proporsi come leader, considerato che in qualsiasi Paese serio quello che conta davvero, di là di ideologie e programmi, è la qualità di chi chiede all’elettorato di dargli la fiducia necessaria all’esercizio del potere.

Oggi parrebbe in campo il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, soprattutto dopo il successo alle elezioni regionali in Emilia Romagna, dove il suo candidato alla presidenza non ha vinto, ma il suo partito è risultato il primo degli oppositori alla tradizionale prevalenza locale della sinistra.

Perché Salvini?

Nella breve storia della seconda Repubblica la Lega è stata legata dal suo fondatore Bossi a un’alleanza forzata con il partito di Berlusconi per arrivare al potere in qualche Comune o Regione del Nord o a Palazzo Chigi.

Oggi Bossi è in pensione e Berlusconi non è più il leader indiscutibile di un blocco di centrodestra come nel ventennio finito nel 2011, e nemmeno in Forza Italia è più visto come un capo in grado di raccogliere ancora parecchi milioni di elettori.

Si è parlato di un Salvini possibile “centravanti” di una maggioranza post-berlusconiana per portare il Paese fuori dalla crisi, tuttavia è necessario trovare un “centrocampo” in grado di metterlo in condizioni di segnare i gol decisivi. Non sembra ci sia nel Ncd di Alfano, alleato con l’Udc, e neppure nel M5s, dove il fondatore-dittatore Grillo si dichiara “stanchino”, si ritira in disparte, suscita furori interni sui suoi “cittadini eletti” e in Emilia Romagna ha perso molti voti. Nemmeno negli spezzoni della destra ex missina, che del regionalismo e secessionismo leghista non sa cosa farsene.

Sulla scia del lepenismo in crescita in Francia, può bastare l’opposizione all’euro? Può essere attrattiva la sua “amicizia” con Putin?

Non mi pare, così come non mi pare che l’improvviso amore per il Sud, sia così convincente. e privo di opportunismo.

Forse si comincerà a capire qualcosa dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano e possibili elezioni politiche anticipate contro le intenzioni di Matteo Renzi.

SE ALLE EUROPEE CI VOTATE…

SE ALLE EUROPEE CI VOTATE…

  • Se alle europee ci votate, gli europei se ne accorgeranno.
  • Se alle europee ci votate, faremo la secessione dall’Europa.
  • Se alle europee ci votate, usciremo dall’euro, che è la naturale evoluzione politica di quella volta che abbiamo trasferito i ministeri a Monza.
  • Se alle europee ci votate, diremo basta alla sovranità limitata dell’Italia imposta da Bruxelles: vogliamo la sovranità azzerata dell’Italia imposta da Pontida.
  • Se alle europee ci votate, vorrà dire che le imprese di Borghezio non vi sono bastate.
  • Se alle europee ci votate, avremo il potere per liberarci dall’oppressione della moneta unica subita dai pavidi governi nazionali, non avendo noi mai governato da quando è arrivato l’euro, a parte il periodo compreso fra il 2001 e il 2006, e quello compreso fra il 2008 e il 2011, quando però eravamo presi dagli studi accademici del Trota e dai fondi di investimento di Belsito.
  • Se alle europee ci votate, faremo un referendum sull’euro, anche se la Costituzione non lo prevede.
  • Se alle europee ci votate, imporremo gli eurobond, anche se l’euro ci fa schifo.
  • Se alle europee ci votate, spezzeremo le reni alla Germania, anche se poco più di un anno fa il nostro non Leader, in un’intervista a Bild, disse che auspicava che la Germania invadesse l’Italia.
  • Se alle europee ci votate, porteremo la schizofrenia 2.0 a Bruxelles.
  • Se alle europee ci votate, batteremo i pugni sul tavolo in diretta streaming, imporremo agli interpreti di tradurre in tutte le lingue «cadaveri, putrefatti», organizzeremo il primo «Vaffa Day» commentandole.
  • Se alle europee ci votate, faremo casino come al solito, però in Eurovisione.
  • Se alle europee ci votate, torneremo a cantarle chiare alla Merkel, come quando governava il nostro amatissimo Cavaliere, che la comandava a colpi di «cucù».

(www. enzocosta.net)

A CHE COSA SERVE L’ODIO DELLA LEGA?

A CHE COSA SERVE L’ODIO DELLA LEGA?

o-MATTEO-SALVINI-facebookIn questi giorni chi ha modo di seguire la stampa, le varie opinioni, le reazioni della gente, dei partiti e via dicendo si riempie la testa di tutto e del contrario di tutto.

La prima cosa che colpisce è la straordinaria  propaganda della Lega Nord. Continua a sostenere che il Nord è l’unico che paga le tasse ed è l’unico a mantenere questo paese, per cui bisogna che il Nord non paghi più e faccia pagare magari al Sud che si è sempre fatto mantenere.

Se si va a vedere chi è che veramente paga le tasse, in Italia,  si scopre che l’87% delle imposte che lo Stato incassa, deriva dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Può darsi  allora che la Lega pensi che al Nord abbiano preso dimora tutti i dipendenti e quasi tutti i pensionati. La Lega dovrebbe fare un  censimento,  così si rende conto di chi ha in casa, al Nord. Non importa quindi se la verità è un’altra, alla Lega importa alimentare l’odio del Nord contro il Sud e l’odio delle partite iva contro i dipendenti e pensionati.

Adesso se la prende con l’Euro.  Salvini Matteo, segretario,  si è ritagliato un nuovo modo di parlare alla pancia degli italiani. Il nemico è l’Euro, la causa di tutti i mali del Nord è l’Euro.

Ma lo sappiamo,  è roba datata, un nemico la Lega lo deve trovare per essere sempre in campagna elettorale. Prima ce l’aveva con i negri extracomunitari stupratori e ladri di lavoro, e in particolare con la ministra Cécile  Kyenge, adesso con l’Euro. Comprensibile, siamo alla vigilia delle elezioni europee e un partito che ha nel suo Dna l’odio per qualcuno,  non poteva fare diversamente.

Per tentare di vincere  le prossime elezioni europee, si allea con tutte le bande più estreme che esistono in Europa. Non importa se poi la sua decisione metterà il paese in ginocchio. L’importante è gridare contro qualcosa sempre e comunque.  Con l’aiuto del mortifero Grillo e dell’opportunista Berlusconi, potrebbe anche vincere le  prossime elezioni europee.  Speriamo di no.

COME IL “TIKI-TAKA” DEL BARCELLONA

COME IL “TIKI-TAKA” DEL BARCELLONA

Roberto Maroni è il nuovo segretario (eletto per acclamazione) della Lega Nord.

Anzi no, contrordine padani, forse lo è, ma guiderà il movimento separatista in coabitazione con Umberto Bossi.  Infatti, a quanto pare, il Senatur non ha nessuna intenzione di limitarsi a fare il padre nobile, anche se le sue foto siano state rimosse dal sito della Lega Nord, come il Pcus di Stalin faceva con Trotskij, (si è trattato di un inconveniente tecnico ha precisato Bobo).

Deve essere per questo che i primi passi del nuovo leader sono stati piuttosto incerti.

Dopo aver invitato a non pagare l’Imu, l’odiata tassa sugli immobili, Maroni ha dichiarato di averla pagata anche lui. E meno male che avevano deciso di farlo anche tutti gli italiani, padani compresi, sennò sai che scherzetto.

Eccolo poi proclamare la messa al bando di Pontida, salvo cambiare ancora idea: il raduno sul sacro pratone si farà. Ma senza fretta, nessuno ci corre dietro (tranne forse Bossi), diciamo nel 2013.

Un passetto avanti e uno indietro, “tirandré”, come si dice dalle sue parti.

Forse il modello è quello catalano, nel senso non dell’autonomia, ma del football, un calcetto alla palla lui e uno l’ingombrante Umberto, come nel “tiki-taka” del Barcellona di Guardiola.

Avanti così per puntare, in attesa della indipendenza padana, della secessione, dell’autonomia del Nord e di altre favole celtiche della buonanotte, alla “cadrega” di governatore della Regione Lombardia, più modestamente.

In ogni modo la questione è aperta. I due si guardano in cagnesco, si parlano da lontano, fanno comizi separati, insomma la vita è dura anche dentro la Lega.

Funzionerà il sistema a due teste, due piste, due modi di fare politica, due di tutto ?

Non si sa. Certamente c’è una parte di leghisti, quelli che siedono sul pratone verde di Pontida, che sono affezionati alla propria creatura e la faranno vivere, almeno localmente, ma c’è una parte, forse la maggioranza, che si è disaffezionata, che ha perso la stima, e che non crede che sia stato sufficiente agitare qualche scopa in aria, per cambiare radicalmente il movimento.

L’IPOCRISIA PER SOPRAVVIVERE

L’IPOCRISIA PER SOPRAVVIVERE

Gad Lerner ha seguito il Forum della Lega ad Asiago, di persona. C’è andato, dice, per vedere il vecchio leone Bossi, ruggire sulla faccia del suo successore Maroni. Ed ha elaborato una teoria interessante.

Bossi, considerandosi non solo il fondatore, ma il genitore del movimento indipendentista padano, cioè nientemeno di un popolo, non ha mai pensato che usare per sé e per la sua famiglia i soldi pubblici della Lega fosse così improprio. A Bossi dei soldi gliene è sempre importato moltissimo, ma come strumento di comando, non come un lusso da godere in proprio. Perciò era sincero quando accusava di essersi assoggettato ad un complotto di Maroni e degli altri.

Perché l’ex ministro degli Interni, non l’aveva avvertito, pur disponendo dei servizi segreti, che il tesoriere Belsito era un uomo della ’ndrangheta? Chi gli ha teso l’infame tranello?

Dopo Bossi è chiaro che la Lega non sarà più la stessa. Il partito in quella occasione ha dimostrato tutto il tormento di chi non è capace di dirsi fino in fondo la verità.

Maroni deve fingere che Bossi sia stato raggirato da chi rubava, altrimenti come giustificherebbe la sua nomina a vita?

Bossi invece deve credere di essere vittima di un complotto romano e tecnocratico.

La diagnosi sulla corruzione interna del movimento alimentato da milioni e milioni di proventi pubblici, quella non se la può permettere nessuno. Pena la dissoluzione. Saggio, realistico, forse inevitabile.

La politica per perpetuarsi ha bisogno di una dose di ipocrisia , se non di menzogna sempre più elevata. Nella recita ora tocca alla falsa ingenuità di Beppe Grillo, raccoglierne i frutti.

(Tratto liberamente da un articolo di Gad Lerner, su Vanity Fair))

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

Prima o poi si sapeva che sarebbero tornati insieme, peggio del richiamo della foresta. Il tutto messo in piedi per ciurlare nel manico ed impedire che in parlamento si facciano riforme costituzionali che abbiano un senso logico e che servano a questo paese.

Com’è noto da qualche giorno, Pdl e Lega hanno fatto di nuovo comunella, ed hanno votato l’emendamento sul Senato federale, un voto che affonderà quel poco che di riforma costituzionale possibile e fattibile si stava facendo. Questo voto insieme al semipresidenzialismo ha il solo scopo di riunire le due forze politiche più disastrose di questi anni: Lega e Pdl, intenzionate testardamente ad impedire all’Italia di uscire dalle pastoie della seconda Repubblica.

Un pacchiano accordo sottobanco, uno sfacciato voto di scambio: io ti dò il sempresidenzialismo e tu mi dai il senato federale.

E’ una pessima notizia

Pdl e Lega prevedono di essere in minoranza nella prossima legislatura e stanno facendo di tutto perché chi vincerà alle prossime elezioni politiche non abbia la forza di governare il paese. Proprio come fecero con il porcellum, studiarono a tavolino il sistema per cui nessuno poteva più scegliere le persone ed un partito che avesse avuto anche solo il 30% dei voti poteva governare con 100 deputati in più, in forza del premio di maggioranza. Allora, dopo 2 anni di tormentante ed indecente campagna anti-Prodi, erano convinti di vincere ed il loro scopo era ottenere una maggioranza bulgara.

Si ripete lo stesso canone. Stavolta, però, sanno di poter perdere, di non avere la vittoria in mano e per questo cercano di minare il terreno su cui dovrà camminare il prossimo governo. Per poi dire “eravamo meglio noi”. Ogni manovra di questa pestifera destra, di questa unione balorda tra Berlusconi e Bossi, ha uno scopo ben preciso: se non “governiamo noi, non lo può fare nessun altro”.

C’è da dire che alla Camera Pdl e Lega non hanno la maggioranza e se anche la ottenessero, perché qualcuno viene loro in soccorso, non avrebbero i due terzi richiesti per modificare la Costituzione e quindi si renderebbe necessario un referendum.

Ma al Pdl e Lega questa cose non interessano, quello che interessa è mettere i bastoni tra le ruote a chiunque voglia ricostruire questo paese. Alla fine non si farà nulla e si dovrà tornare a votare nelle stesse condizioni in cui siamo.

La loro unione, dopo dieci anni di potere assoluto, senza dare il minimo ascolto all’opposizione,  ha fallito, ma come tutti i falliti vogliono trascinare nella loro caduta anche gli altri partiti. La colpa, si sa,  è sempre degli altri.