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A CHE SERVONO LE JEEP MILITARI RUSSE IN ITALIA?


A CHE SERVONO LE JEEP MILITARI RUSSE IN ITALIA?

Conte ha chiamato Vladimir Putin, per avere aiuti (così pare).

Si è consultato con altri ministri? La risposta è no. Tutto è rimasto a uso e consumo della leadership di Conte.

Ma che tipo di aiuti ci hanno mandato, a che servono le jeep militari, a che serve uno numero così elevato di personale militare?

A nessuno è sfuggito che quello è stato uno “sbarco”, non solo l’invio di aiuti, ed ha un grande significato politico.

A riceverli non c’è Conte, Non c’è il consigliere militare di Palazzo Chigi, non c’è il ministro della Difesa. C’è Luigi Di Maio, forse anche per rubare la scena a Conte.

L’esercito italiano ha un reparto di eccellenza di grande e riconosciuta esperienza, il 7º Reggimento difesa CBRN Cremona specializzato nella difesa nucleare, biologica e chimica. «Che senso ha far venire una squadra russa?», si domandano nell’esercito. Sarà proprio il reggimento Cremona a lavorare con il contingente russo.

Dai suoi canali tv e social Mosca inonda il sistema informativo di immagini molto forti: mezzi militari russi, con annessa bandiera, sulle autostrade italiane e ufficiali di Mosca in briefing con soldati italiani chinati su una cartina dell’Italia.

La comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi però non appare.

La stampa italiana comincia a fare domande.

  • È possibile conoscere la lista dei componenti della missione russa?
  • Da quale ufficio la missione russa viene gestita vista la presenza di militari?
  • Altri paesi dell’Unione europea hanno accolto una missione russa?
  • Fonti non italiane ci hanno riferito che il Centro di ricerca delle protezione biologica del Ministero della difesa russo opera sotto il comando diretto delle Forze Speciale del GRU, il controspionaggio di Mosca.
  • Il Ministero ne è a conoscenza lo può confermare o smentire?

La risposta arriva a voce: «Non è possibile rispondere a queste domande». Questioni di sicurezza nazionale.

Ma sono i media russi, più che il governo italiano, a dare la risposta: comunicano l’entità degli aiuti, tra i quali ci sono decine di ventilatori polmonari e altro materiale sanitario.

Rimane però la domanda. Era necessario l’invio di un centinaio di ufficiali russi e mezzi militari?

Conte era a conoscenza di quella parata dal chiaro significato propagandistico?

Resta un peso enorme, perché i militari russi si occupano di guerra batteriologica e dipendono dal GRU, il servizio informazioni delle forze armate russe. Il GRU a sua volta dipende direttamente dallo Stato maggiore delle forze armate della Federazione Russa.

Allora, Conte decide di correre ai ripari. Fa una telefonata a Donald Trump a cui strappa l’annuncio di 100 milioni di euro in aiuti.

Ma anche qui si ripropone la stessa domanda: in che cosa consistono questi aiuti?

Cosa serve all’Italia?

Conte questo problema non se lo pone: basta una telefonata, la promessa di aiuti, puntellare la sua leadership.

Poi assistiamo alle minacce dirette del regime di Putin al giornalista italiano Iacoboni.

La reazione russa è spiegabile così.

A Mosca non è sfuggita la collaborazione tra la Stampa e siti di informazione straniera come Coda story, un’organizzazione no-profit di giornalismo investigativo diretta da Natalia Antelava, vera spina nel fianco della propaganda russa e che ha firmato scoop clamorosi sulle attività spionistiche di Mosca.

Le incredibili dichiarazioni del portavoce del ministero della Difesa russo contro gli articoli della Stampa hanno messo in ulteriore imbarazzo il governo.

Per molte ore nessuna replica alla minaccia esplicita a un giornalista italiano.

Poi, tardivamente, viene fatta una riunione a tre tra Giuseppe Conte, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio e decidono di rispondere in modo blando al portavoce del ministero della Difesa russo, il maggior generale Ivan Konashenkov, autore dell’intimidazione: «L’Italia è grata alla Russia per gli aiuti – si legge – ma allo stesso tempo non si può non biasimare il tono inopportuno di certe espressioni utilizzate dal portavoce del ministero della Difesa russo nei confronti di alcuni articoli della Stampa italiana. La libertà di espressione e il diritto di critica sono valori fondamentali del nostro Paese, così come il diritto di replica. In questo momento di emergenza globale il compito di controllo e di analisi della libera Stampa rimane più che mai essenziale».

Il governo vuole chiudere il caso, ma lo fa in modo maldestro senza la voce di chi ha combinato questo guaio, Palazzo Chigi, e con una serie di puntigliose repliche alle accuse di Iacoboni: «Gli operatori russi stanno portando il loro aiuto a Bergamo, un aiuto molto importante. Ma veramente si può credere che i nostri servizi e la Difesa non sappiano esattamente chi sta girando per l’Italia? Ma davvero si può credere che i russi vogliano fare una guerra batteriologica? E dove, a Bergamo, a Orzinuovi?».

Eppure, se le cose stanno così, viene da chiedersi perché dal governo non siano subito partite richieste di chiarimenti allo stesso giornalista o al direttore della Stampa, e come mai si siano lasciate correre domande inquietanti come quelle contenute negli articoli del giornale di Torino.

È stata l’incredibile rispostaccia del portavoce della Difesa russo a far esplodere la polemica che ha portato la totalità del giornalismo italiano e gran parte della politica (con la luminosa eccezione dei leghisti, grandi amici di Putin), a chiedere una presa di posizione del governo.

Ma la posizione del capo del governo non è arrivata.

(Tratto in parte da: https://www.linkiesta.it/2020/04/la-vera-storia-dello-sbarco-dei-russi-in-italia-e-della-gaffe-di-conte/amp/?fbclid=IwAR0wMHHanNsgw8jyioy-yfR8BAkz3zm1N6dd1ZmbFmEmORCZwtFHRcVlXzY)

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