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LA CIMICE SULL’ULIVO

LA CIMICE SULL’ULIVO

Questo articolo di Giuseppe Turani, non posso perderlo, è troppo bello. Resterà nel blog a memoria futura.

La cimice sull’ulivo

Le microspie del Noe nel giardino di papà Renzi. L’odio per Matteo da dove nasce.

di Giuseppe Turani | 19/07/2017

Ogni giorno emergono nuovi particolari sull’accanimento con il quale si è cercato in tutti i modi di incastrare Matteo Renzi nell’affare Consip. E si è andati giù pesante, senza paura del ridicolo. L’ultima rivelazione è che a un certo punto i carabinieri del Noe (suppongo su istruzioni del solito Woodcook) decidono di organizzare un’intercettazione ambientale a carico del padre Tiziano Renzi. Probabilmente incontrano qualche difficoltà nell’introdursi in casa, e così decidono di procedere dall’esterno. Piazzano ben tre cimici: una sul muretto di cinta della casa di Tiziano Renzi, una seconda sullo stipite della porta carraia e la terza (e qui siamo davvero alle comiche) su una pianta d’ulivo del giardino.

Era l’inverno 2016-2017, forse c’era maltempo, sta di fatto che è lo stesso capitano Scafarto (quello accusato di aver falsificato altre intercettazioni) a informare, desolato, la propria procura che le intercettazioni “all’aperto” non hanno funzionato, non si capisce niente, solo scariche, forse solo il dolce battere della pioggia sulle foglie dell’ulivo.

Grande scrupolo investigativo o solo uno dei tanti episodi di odio verso Matteo Renzi? A questa domanda risponderanno e indagini in corso.

Per ora, quello che si sa è che l’odio verso il segretario del Pd è molto diffuso, soprattutto a sinistra, e molto forte.

In proposito c’è una tesi dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati, amico e ammiratore di Renzi, abbastanza curiosa. L’avversità nascerebbe dalla storia stessa di quella sinistra: il mondo a cui si riferiva è crollato, insieme ai suoi valori, ma i suoi protagonisti non sono mai riusciti (per pigrizia, probabilmente) a elaborare il lutto della sconfitta. Non sono mai riusciti a ammettere il fallimento della loro ideologia e quindi a cercare strade nuove. E’ assai più semplice, e consolante, attribuire la propria cattiva sorte all’ingresso in scena di uno come Matteo Renzi, che non appartiene alla loro stressa storia, un alieno. Da qui l’odio e il tentativo di rimozione per ristabilire il vecchio ordine.

Tesi (che qui ho un po’ semplificato) colta e suggestiva, ma che si sposa benissimo con la versione più prosaica e politica della stessa storia. Renzi è odiato dalla sinistra-sinistra perché ha portato via loro il giocattolo, la ditta”, il Pd, il potere.

Una volta ho fatto un piccolo calcolo, molto a spanne, ma che credo sensato. In Italia ci sono un milione e mezzo di persone che vivono di politica (deputati, presidenti regioni, assessori, sindaci, consiglieri società pubbliche, portaborse, ecc.). Poiché il Pd conta per circa il 30 per cento, si può facilmente stimare che questo “popolo” che ruota intorno alla politica appartenga almeno per un terzo al Pd. Sarebbero cioè 500-600 mila le persone che devono il loro ruolo in politica (e i loro redditi) all’esistenza del Pd. Questa, in parole povere, era la “ditta” di Bersani. Questa la “cosa” che Renzi, conquistando il Pd, ha sottratto alla sinistra-sinistra. Poi ci sarà anche la mancata elaborazione del lutto, ma all’istante c’è una perdita di potere catastrofica: per colpa, appunto, di un alieno, di un Matteo Renzi che non esce dalla loro stessa storia. E che quindi viene visto come un abusivo, un saccheggiatore, un predatore.

Il fatto che poi lo stesso Renzi abbia conquistato il suo potere attraverso congressi e primarie, cioè con metodi assolutamente democratici, è secondario ai loro occhi.

Quello che conta è che lui ha il potere, e loro non più.

Quindi va distrutto, magari anche impiantando una microspia sull’ulivo del giardino di papà, a registrare la pioggia battente.

REDDITO DI CITTADINANZA

REDDITO DI CITTADINANZA

Il movimento di grillo propone un reddito di cittadinanza che, come si legge sulla sua proposta di legge, “non dovrà essere una misura assistenziale, in quanto reddito primario”,  “reddito che remunera un’attività produttiva di valore, che è l’attività di vita”. Cioè non è il lavoro ad essere una attività ma la vita stessa!

Servono 17 miliardi, come minimo.

A tutti i cittadini la cui remunerazione non superi i 9800 euro all’anno, tale reddito dovrebbe essere di 780 euro al mese (9360 annui) e riguarderebbe  non solo i 4,6 milioni di italiani che percepiscono circa 650 euro al mese ma anche quelli (7,6 milioni) che non ne percepiscono affatto.

La spesa annua sarebbe di circa 17 miliardi. Dove trovarli? Facile dicono i penta stellati basta abolire i vitalizi, colpire le pensioni d’oro (oltre i 3500 euro, non si sa bene se lordi o netti), far pagare l’Imu ai centri ecclesiali che svolgono attività mista, continuare a colpire più pesantemente l’evasione fiscale e il gioco è fatto.

Mah!

Chi vi dice che le dichiarazioni dei redditi corrispondano esattamente allo stato reale della situazione economico-finanziaria? Ci siamo già dimenticati delle polemiche annuali sulla dichiarazione dei redditi di commercianti, dei gioiellieri, di chi non ti dà una ricevuta fiscale nemmeno se la chiedi in ginocchio?

L’abolizione dei vitalizi, il ridimensionamento delle pensioni cosiddette d’oro, far pagare l’Imu ai centri di culto misti, frutta non più di 500/600 milioni.

La lotta all’evasione fiscale. che nel 2016 ha segnato un altro record, cari pentagrullini, serve anche a risarcire cittadini per qualche miliardo di euro, che facciamo, non li rimborsiamo più?

Nessuno vi ha spiegato che la lotta e la riduzione dell’evasione fiscale e la diminuzione della tasse sono due facce della stessa medaglia?

Il tanto vituperato, da voi e compagnia, governo ha tagliato il cuneo fiscale, di poco certo, ma lo ha fatto. L’Irap sul lavoro è stata abolita, l’Imu sulla prima casa cancellata, insieme a quella sui terreni agricoli. Nel 2017 viene ridotta l’Ires.

Certo è ancora poco ma sono cose concrete, non “parole d’ordine e distintivo”, non fuffa, non bugie.

(In cammino.it)

DEDICATO ALLE DONNE

 DEDICATO ALLE DONNE

Le donne piangono
di nascosto per non ammettere d’esser stanche morte,
passano i sabati mattina
in pigiama a pulire,
sono le donne che non sentirete mai infierire.
Sono quelle che dopo dieci ore di lavoro vanno
a far la spesa
per preparar la cena. Studiano con i figli, allevano cani e conigli.
Sono le donne che dicono di non aver paura
per non destar preoccupazione,
quelle che rinunciano
a tutto
per essere a casa ogni sera come una vocazione.
Sono donne da corse
al pronto soccorso
in piena notte,
che guidano con la nebbia, non chiedono abbuoni o raccomandazioni.
Sono le donne sole
alle stazioni.
Quelle che nascondono
i soldi nelle scatole
di latta per i giorni fragili, che raccontano commosse del loro
mondo azzurro,
perché sempre sperano
in un futuro di burro.
Le donne che risparmiano i trenta euro per la tinta
dei capelli
a fine mese e un compromesso sereno innanzi alle offese.
Sono le donne del bicchiere mezzo pieno,
quelle che chiudono casa quando tutti dormono
e stendono i panni ad ogni ora della notte e del giorno.
Sono le donne
che corrono perché perennemente in ritardo,
ma sempre presenti ad ogni traguardo.
Sono quelle forti
dai mille consigli,
le stesse che quando escono con le amiche
si sentono in colpa
coi figli.
Sono le donne
dai magoni amari digeriti con cura,
affinché la vita possa sempre sembrarvi un’avventura.
Quando la sera varcate
la soglia di casa,
non fate mancare loro
un bacio d’amore.
Un abbraccio rotondo.
Un sorriso anche
se stanco.
Regalate a loro una carezza mentre nel buio della notte
fingono di dormire.
Se stanno sveglie,
è per raccogliere i sogni che troverete nelle scodelle della prima colazione e sentirvi gioire.
E se non sapete come far di ogni donna una regina,
a loro piacciono
le margherite del giardino, i cioccolatini ripieni
e i valzer ballati a piedi nudi in cucina.
Sono solo donne e madri del duemila, con milioni
di desideri
ed un presente pirandelliano da uno, nessuno e centomila.

(Citazione)

SONO GLI STESSI

SONO GLI STESSI

Sentire gli esponenti di FI, della lega e dei neri cespugli di destra dire che se vince il SI’, la riforma concede troppi poteri al presidente del Consiglio, o che esiste il rischio di una deriva autoritaria, è proprio una barzelletta. L’art. 95 della Costituzione, quello che attribuisce le competenze e i poteri al presidente del Consiglio non cambia. Non cambia. Ciò significa che proprio non l’hanno letta questa benedetta riforma che voteremo.

Questi sono gli stessi che hanno proposto agli italiani, nel 2006, una riforma costituzionale in cui il presidente del Consiglio aveva il potere di sciogliere il parlamento, di mandare a casa ministri, uno due o tutti, poteri che, per Costituzione, sono in carico solo il presidente della Repubblica. Cambiavano, con la loro riforma, le basi della Costituzione. E adesso se ne sono dimenticati: “temono l’uno solo al comando”.

La riforma attuale modifica il funzionamento degli organi statali,  e comincia dall’art. 55 in poi, lasciando immodificati quelli che riguardano i vari poteri, legislativo, giudiziario ed esecutivo. Bisogna leggerla per capirla, altrimenti si parla per sentito dire o a vanvera.

La riforma che andremo a votare il 4 dicembre prossimo, quindi, non cambia il potere del presidente del Consiglio e neppure quello del presidente della Repubblica. Cambia il modo di eleggere il presidente della Repubblica, rendendolo più vincolante E meno male!

Sono gli stessi che hanno approvato il “porcellum”, la legge porcata che non consente di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato, legge che ha creato un’infinità di problemi di governo, tanto che Prodi, nel suo anno di governo, non è riuscito a fare quasi nessuna legge.

Sono gli stessi che hanno votato che la minorenne marocchina era nipote di Mubarak, una assurdità sostenuta davanti agli altri parlamentari, e a tutto il paese, con una faccia tosta incredibile.

Sono gli stessi che hanno portato il paese ad essere la barzelletta dell’Europa, e del mondo.

Sono gli stessi che hanno portato lo spread a oltre 500 punti di differenziale.

Sono gli stessi che hanno accettato il diktat della parità di bilancio,  e l’hanno fatto votare in parlamento mettendolo nella Costituzione.  E, disgrazia nostra, votata anche dal Pd dell’allora segretario smacchiatore di giaguari!

Sono gli stessi che hanno accettato le imposizioni della commissione europea sulla sovranità italiana.

Sono gli stessi che ora hanno il coraggio e la spudoratezza di riproporsi come salvatori, dopo aver declassato il nostro paese al livello più basso di fiducia e stima in Europa e nel mondo.

È proprio vero che gli italiani hanno memoria corta. Possibile che ci siano persone di sinistra che accettano di votare con personaggi simili? Sì, incredibilmente succede, per un unico scopo: mandare a casa Renzi per riprendersi quello che ritengono di aver perso.

Tutti gli arzigogoli che inventano a difesa del no alla riforma, sono solo fumo negli occhi, per toglierci la capacità di vedere alla fine qual è il vero scopo del votare no.

Ma è un gioco ad arte.

Si vuole indebolire Renzi, per costringerlo a restare, nel caso di vittoria del no, per farne un burattino da strapazzare a piacimento.

A questo Renzi, che è un vero boy scout e sa che cos’è l’onore e il rispetto, non ci sta. Il suo motto è “lasciare il mondo meglio di com’era prima”. Siamo sicuri che non resterà a condizioni diverse. E ne siamo contenti.

Berlusconi ha detto che il 5 dicembre (convinto che vincerà il No) si siederà al tavolo della trattativa con me. Sappia che a quel tavolo ci troverà Grillo e D’Alema non me.
Matteo Renzi

renzi-a-berlusconi

 

 

E SE FOSSE TUTTA UNA COMMEDIA?

E SE FOSSE TUTTA UNA COMMEDIA?

Sono ormai settimane che stiamo assistendo ad uno spettacolo indecoroso, ad una pantomima tra due ex che ancora oggi si debbono spalleggiare a vicenda per sopravvivere e farsi notare.

Il primo è Berlusconi che viaggia con due scarpe per piede. Ci sta benissimo. Con una appoggia il governo Monti, e manda a dire a tutto il paese che lui si è ritirato facendo una grandissimo “gesto di responsabilità”,  con l’altra organizza la caduta del governo Monti, per vendicarsi di essere stato cacciato via con ignominia.

L’altro è Bossi che, oltre a definire Berlusconi una mezza cartuccia,  minaccia di far cadere Formigoni.

E’ una canzone che piace molto a Berlusconi, perché così si toglierebbe di mezzo un pericoloso concorrente

Non si può dimenticare che Formigoni è un ciellino potente e di classe e può mettersi veramente di traverso alle mire berlusconiane, che sono ancora ben vive.

Un esempio eclatante. Il dominio di Formigoni, con annesso il controllo della lombarda Opus Dei, è in rotta di collisione con le ingerenze berlusconiane in Vaticano.

Chi ha potuto seguire la trasmissione “Gli intoccabili” del 25 gennaio scorso su la7, se n’è reso conto.

Una potente “cricca di fornitori” e banchieri si era inserita negli affari vaticani ed ingrossava i propri portafogli, con operazioni in perdita per il governatorato. Sostanzialmente si mettevano in tasca quell’8 per mille che gli italiani pagano alla Chiesa. Come dire che i soldi tornavano a casa.

Per sanare questa cosa fu messo, a capo del governatorato vaticano, mons Carlo Viganò, che riuscì a sanare il problema, ma pestò molti piedi.

Immediatamente Sallusti, il direttore del calzino turchese e contemporaneamente direttore del giornale di famiglia, attaccò, con articoli anonimi sul quotidiano, il prelato Viganò, con esplicite espressioni, parole di sospetto. che indicavano l’opportunità di un allontanamento del prelato da quell’incarico. Motivi: sospette tensioni interne!

Cosa che è stata fatta dal cardinale Bertone, che ha spedito Viganò, a 7.000 chilometri di distanza a fare il nunzio apostolico a Washington senza neppure promuoverlo a cardinale.

Ratzinger che vuole risanare il suo governatorato, pare che non sia stato al corrente delle sottrazioni di denaro da parte della cricca dei fornitori e allontana chi  ha risanato i conti, servendosi del cardinal Bertone,  Berlusconi che vuole mantenere gli intrecci e gli interessi privati in Vaticano, pare non fosse al corrente di quanto scriveva il suo quotidiano e si serve di Bossi per scalzare il possibile concorrente Formigoni.

Tutto torna. Un intreccio blasfemo tra economia e politica e religione, dove non si distingue più quali delle tre sia la “Fede”.

PERCHE’ LO SPREAD NON CALA

PERCHE’ LO SPREAD NON CALA

Al caro, inutile sputacchiante Gasparri, due parole, così per dire.

Al Senato hai esordito, nell’annunciare il voto di fiducia al governo Monti e alla sua manovra, ripetendo il ritornello che “molti avevano detto che se Berlusconi si dimetteva, lo spread sarebbe diminuito di 100, 200, 300 punti”, e invece, non si è abbassato per niente, ora si attesta addirittura attorno ai 530 punti.

Quindi, secondo te, Gasparri, erano tutte balle quelle che venivano sparate dai detrattori di Berlusconi. Ma modestamente posso dirti alcune cose per spiegarti che quello che hai detto sono “tue” balle.

Per farlo, prendo ad esempio la Spagna. Nel marzo 2011 la Spagna aveva uno spread molto più alto del nostro. E tutti parlavano addosso alla Spagna che era a rischio default.

Per noi Berlusconi emanava ottimismo da tutti i pori e noi, secondo lui, mai e poi mai eravamo in una crisi grave quanto quella della Spagna..Potevano spendere e spandere senza problemi, le banche erano fortissime così pure i portafogli dei cittadini.

Poi è successo che lo spread ha cominciato a salire, ed anche tu Gasparri, hai cominciato a dire che occorreva fare “qualcosa” magari una piccola manovra per rimettere i conti a posto e che comunque tutto questo derivava dai tempi passati in cui governava la sinistra. Hai detto le solite cose insomma senza capire dove stavamo andando e in che pozzo stavamo precipitando.

In luglio è  arrivata la famosa lettera della Bce in cui ci si imponeva di fare immediatamente manovre economiche pesanti, per non fallire.

Per diversi giorni questa lettera è stata tenuta nascosta. Tu e la tua cricca avete preso paura. Berlusconi va in Francia, si prende due calci in bocca da Cristine Lagarde, che senza mezzi termini minaccia di inviare in Italia i controllori del Fondo Monetario Internazionale per controllare se effettivamente gli annunci promessi diventano realtà.

Sai benissimo, Gasparri, che in quella occasione, Berlusconi mentì spudoratamente quando affermò che era stato lui a chiedere la sorveglianza del FMI sui conti dell’Italia. Come sempre Berlusconi stravolge la realtà e cerca di voltare la frittata a suo favore, ma si capisce bene che la cosa gli è stata imposta.

Berlusconi finalmente risponde alla lettera della Bce, con un’altra lettera e la consegna in Europa. Non ci va lui, in Europa, ma spedisce la lettera per posta.

Ci sono scritte tante “cose pesanti per noi” di cui noi, però, cittadini italiani fino a prova contraria, non sappiamo quasi niente. Persino la Merkel si complimenta del “coraggio” su quanto scritto, lo fa a denti stretti, perchè non dimentica il grazioso epiteto “culona” con cui Berlusconi l’ha battezzata. Delle donne lui guarda solo il culo, lo si sa.

Ma lo spread, nonostante il continuo lavoricchio di Berlusconi, le sue disparate dichiarazioni e le vostre manovre scritte, sale vertiginosamente oltre i 530 punti, perché gli operatori internazionali, non credono ad una minchia di quanto scritto da voi.

Contro la tua volontà e contro il parere di tutta la vostra ghenga, Lega compresa, il Presidente della Repubblica prende in mano le redini e praticamente dimette un Berlusconi riluttante e impone un governo di tecnici, da tempo invocato dalle forze politiche dell’opposizione.

Inizia Il governo Monti che in appena 20 giorni tira fuori una cura da cavallo, la porta personalmente in Europa. Il Parlamento italiano, certamente intimidito ed impaurito l’approva. Diventa legge. Manovra credibile e durissima, come sappiamo, per tutti noi cittadini soprattutto per chi sta peggio.

Ma tu Gasparri, ti sei beato (e continui) e insieme a te tutti i tuoi compari in parlamento, dicendo che nonostante Monti, e le manovre pesanti, lo spread sale inesorabilmente. Quindi l’ostacolo non era Berlsconi.

E’ vero, sale, mentre quello della Spagna scende. Strano, ora siamo noi a soffrire nonostante il cambio del presidente del consiglio in entrambi i paesi.

Come mai? Dove sta la differenza per cui noi siamo ancora con lo spread alle stelle?

C’è che in Spagna un premier, Zapatero, inguaiato come Berlusconi, ha giocato d’anticipo, si è dimesso. Il paese è andato al voto e il nuovo governo non ha avuto neppure il bisogno di varare nuove misure perché i mercati credono che un governo legittimato da un forte suffragio popolare sia più dotato a favorire la crescita e il rientro del debito.

Da noi, invece, caro Gasparri, è successo che Berlusconi ha passato la mano, assai malvolentieri, solo quando il mondo gli crollava addosso. E’ stato sostituito da un tecnico, cui è stato affidato il compito di fare il lavoro “sporco”, perché, non dovrà poi sottoporsi alla sfida elettorale.

La situazione quindi è molto diversa tra Spagna ed Italia ed i mercati sono assai sensibili a queste differenze. Infatti oggi, nonostante 5 manovre ed un presidente del consiglio diverso, in Italia lo spread si mantiene alto.

Soprattutto perchè la maggioranza in Parlamento, quel parlamento che deve approvare le manovre di Monti, è sempre la stessa ed un giorno sì ed uno no, anche oggi,  minaccia di “staccare la spina”.

Lo sai perché Gasparri? Perché nel mondo è cresciuto a dismisura il discredito verso il nostro paese ed il mercato ha decretato Berlusconi inaffidabile. Questo giudizio negativo permane anche con Monti presidente del consiglio e purtroppo con una maggioranza che vede Berlusconi ancora in primo piano.

E quindi ci vorrà altro. La strada davanti c’è ed è quella delle elezioni. Quando finalmente il paese darà il suo consenso a chi si mostrerà più credibile per attuare il risanamento attraverso la  crescita, i mercati cesseranno di subissarci e ci premieranno.

Solo allora, Gasparri, potremmo dire di avercela fatta, a dispetto tuo e del tuo padrone.

Lo spread non cala, e non calerà, finché il Parlamento non sarà rinnovato e finché non ci sarà un governo legittimato da un forte suffragio popolare.

VOLGARI IMBROGLIONI

 VOLGARI IMBROGLIONI

In questi giorni abbiamo visto e rivisto una onorevole leghista indossare la divisa da operaia ed insultare il ministro Fornero, accusandola di non essere mai stata in una frabbrica e di non conoscere il rumore della catena di montaggio e quindi di non conoscere quegli operai ai quali ruba la pensione di anzianità.

Una dimostrazione efficace della misera condizione in cui si trovano spesso gli operai, ai quali aggiungerei tutti quelli che svuotano pozzi neri, asfaltano le strade sotto il sole di mezzogiorno, accudiscono animali puzzolenti, e tanti altri in situazioni anche peggiori, peccato però che tutto quanto detto e fatto dall'”OPERAIA” onorevole legaiola sia falso.

Si tratta di una signora, di nome Emanuela Munerato,  piuttosto agiata, che vende vini, e non conosce la fabbrica ed una catena di montaggio.

Ancora una volta, se ce n’era necessità, i legaioli ci prendono per cretini, ci danno da bere panzane passandole per vere, nella convinzione di dirci che sono dalla parte dei più deboli.

Non è vero, i più deboli siamo noi, che lavoriamo (quando abbiamo la fortuna di avere un lavoro) con serietà e dedizione e non facciamo sceneggiate.

Siamo anche più deboli perché oltre alla tassazione sul lavoro (33%) siamo costretti a subirci un’altra tassa, quella degli evasori fiscali, che se la godono con la bella vita, sulle barche, sui macchinoni e le ville con piscina. E non pagano un becco di un quattrino.

Ma anche senza ville o macchinoni, c’è chi ha conti in banca strepitosi, come quell’idraulico sessantenne, completamente sconosciuto al fisco, che in pochissimo tempo ha messo insieme oltre un milione e mezzo di euro sul conto corrente.

Perchè i leghisti anziché fare sceneggiate per impietosirci non danno la caccia a questi evasori fiscali occulti? Probabilmente la pensione di anzianità sarebbe rimasta ed il ministro Fornero sarebbe stata ben felice di non toglierla.

Pensassero a questo i leghisti e meditassero una buona volta.

Ma deve finire questa “nottata” e deve arrivare una rivoluzione in piena regola che spazzi via i bugiardi, gli imbroglioni, i populisti e demagoghi che stanno in parlamento, ma anche i riccastri evasori noti e meno noti, che vivono alle nostre spalle.

Da qui ho tratto la notizia, http://cordialdo.wordpress.com/2011/12/17/i-leghisti-cialtroni-sino-in-fondo/ e da qui http://www.blog-news.it/post/sceneggiata-parlamento-della-falsa-operaia-leghista

[Nota: Non sappiamo se la signora onorevole Munerato sia o no un’operaia vera, non la conosciamo personalmente, ma quello che resta è comunque la strumentalizzazione che viene fatta a danno degli stessi operai, strumentalizzazione che, per noi, è intollerabile. Non è con le sceneggiate che si porta avanti un discorso di giustizia sociale e di sceneggiate leghiste ne abbiamo piene le tasche]

 

SENZA IL LAVORO AI GIOVANI C’E’ IL FALLIMENTO

SENZA IL LAVORO AI GIOVANI C’E’ IL FALLIMENTO

Si poneva semplicemente un problema di carattere strettamente politico, indicando come una meta di notevole importanza nella costruzione del nuovo Stato, questa, di dare accesso in modo reale, pieno e costruttivo, alle forze lavoratrici nella vita del nostro Paese” .

 (Aldo Moro, intervento all’Assemblea Costituente  del 13 marzo 1947)

Annuncio: «Ricerchiamo stagista per la sede di Roma da inserire nel settore marketing per lo svolgimento di attività connesse allo sviluppo esecutivo di materiali promozionali rivolti alla forza vendite e al cliente finale. Stage di 6 mesi (prorogabile di altri 6 mesi). Durante il tirocinio verrà erogato un rimborso spese mensile con utilizzo gratuito della mensa aziendale».

E’ uno dei tanti annunci pubblicarti sui giornali e in Internet. Promettono stage. Solo stage. Si somigliano un po’ tutti. Sono lo specchio della disperazione di milioni di giovani laureati che perdono giorno dopo giorno fiducia nel futuro e nella politica.

All’origine del dramma che sta cancellando almeno una generazione, c’è una legge dello Stato, varata nel 2003 (GOVERNO BERLUSCONI) che ha trasformato il lavoro in “progetti a tempo”. La paga in elemosina. I diritti in carta straccia.

Tutto è diventato progetto per poter applicare la flessibilità e creare i nuovi schiavi moderni.

Giovani e meno giovani che sono stati trasformati in “imprenditori” con partita Iva.

E così, quasi la metà (46,7%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha un impegno temporaneo.

Lo riporta l’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel suo Employment Outlook, su dati di fine 2010. Le poche opportunità per i giovani mettono a rischio il futuro dell’Italia, lo dice Mario Draghi, presedente della Bce.

“Il paese non sfrutta le proprie risorse  a partire dalle nuove generazioni: non fornisce loro prospettive, né possibilità di una carriera. Per uscire dalla crisi bisogna schierare in prima fila le forze giovanili, non costringerle ad una fuga all’estero.

Le difficoltà incontrate dalla giovani generazioni devono preoccuparci,  non solo  per motivi di equità.

Vi è un problema di utilizzo del loro patrimonio di conoscenza , della loro capacità di innovazione. I giovani hanno ragione ad essere indignati”.

La voce di Mario Draghi è una voce autorevole che non ha trovato giusta sponda politica nella Repubblica fondata sul lavoro e trasformata in una nazione di precari, di sotto-occupati e di senza posto… e di neolaureati che rispondono nel call-center  a cinque euro l’ora lordi.

Possiamo permetterci il lusso di non muovere un dito per i nostri figli ed i nostri nipoti, per mantenere la ricchezza dei ricchi che non producono?

(Dal blog di Giuseppe Altamore)

DI SUA VOLONTA’? BALLE

DI SUA VOLONTA’? BALLE

Si dice che Berlusconi se n’è andato di sua spontanea volontà e che ha compiuto un gesto generoso nei confronti del paese, dimettendosi, senza essere sfiduciato.

Anzi è lui stesso che lo conferma spudoratamente.

Sono tutte balle. Noi non ci caschiamo.

Berlusconi se n’è andato innanzitutto per salvare le sue aziende che in borsa hanno preso quasi il 50%, si è accorto che il suo discredito internazionale, trascinava al ribasso anche le sue aziende. L’unico modo di salvarle era togliersi dai piedi.

Poi se né andato per il semplice fatto che non aveva più la maggioranza.

Erano venuti a mancare gli Scilipoti da comprare. Probabilmente nessuno se la sentiva più di fare la figura del cretino e con un po’ di dignità avrà risposto no, alla tante lusinghe del Verdini.

An che alzava la testa e finalmente parlava dopo anni di mutismo,  Frattini che dava loro dei “soliti”fascisti, dicendo la verità e quello che da tempo si portava dentro,  Pisanu e la sua corte che guardavano al centro di Casini, più moderato. rendevano la vita al capo premier, fino allora indiscusso, un po’ troppo scomoda.

Insomma un bel casino. Berlusconi non era più sicuro di niente. Ecco perché se n’è andato, altro che forma di generosità verso il paese. Semplicemente i suoi gli hanno tolto la terra da sotto i piedi  e le sue aziende rischiavano il collasso.

Bossi, però, ha aperto una voragine, (http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=158948) ha detto che Berlusconi si è dimesso perchè era ricattato e gli stavano  scassando le aziende. Stavolta siamo disposti a credergli.

Possiamo tentare anche un’ipotesi su chi lo stava (o lo sta ancora) ricattando: le escort? Probabile. Lavitola? Probabile. I vari mafiosi da Dell’Utri a Cosentino? Forse.

Insomma è una bella lotteria. I biglietti sono in vendita gratis e ciascuno degli internauti che passa di qua può aggiungere i possibili, i probabili, i certi, i sicurissimi, eccetera, eccetera.

LE PANTEGANE LEGAIOLE HANNO PERSO IL DITO MEDIO

LE PANTEGANE LEGAIOLE HANNO PERSO IL DITO MEDIO

I legaioli si ritirano zitti zitti, quatti quatti nella loro tana. Dopo 10 anni di governo e di responsabilità verso gli italiani, i legaioli non portano a casa niente.

La loro gente non sta meglio, le tante piccole imprese che tempestavano il ricco nord-est si sono chiuse, rimangono macerie, desolazione, stupore e tristezza. Il grande popolo dell’Iva,  che aveva votato e fatto votare Lega, rimane con le pive nel sacco.

Chissà se fanno un esame di coscienza e si chiedono sinceramente quali sono stati i contributi positivi o i miglioramenti  che hanno apportato al paese.

Vengono in mente le ronde. Nate e morte subito. Le impronte ai bimbi rom, finite chissà dove.

Le cattive e brutali campagne elettorali contro i clandestini stupratori delle nostre donne, studiate apposta per incutere nella gente la paura del “diverso” e coltivare l’istintiva diffidenza verso chi ci assomiglia poco e che, secondo l legaioli, ci viene a rubare il lavoro.

I mesi di  inerzia nei confronti dei migranti sull’isola di Lampedusa, per creare disagi nella povera gente e far vedere al mondo che eravamo “invasi” da clandestini.

Le buffonate dei ministeri a Monza. di cui rimane solo la targa. Non risulta neppure che abbiano provveduto a fare i WC mancanti.

Un federalismo abbozzato, poi annegato nelle acque del PO. Un federalismo che senza i decreti attuativi non serve a niente e non sarebbe servito a niente comunque, visto che hanno condiviso i tagli lineari ai comuni, perpetrati  del loro ministro preferito: Tremonti.

Le leggi bruciate da Calderoli, che nella foga del falò, ha bruciato anche leggi importanti, come quella che, se incenerita, avrebbe tolto  a Venezia il possesso del Canal Grande.

I loro raduni sul pratone di Pontida ed il battesimo o la benedizione (di che?) con l’acqua del PO. I caschi celtici, folcloristici e carnevaleschi.

Il disegno del sole della Alpi nelle scuole e sui ponti padani. Le battaglie per il crocefisso sui muri, fatta a suon di manganellate col crocefisso ed accompagnamento di bestemmie.

I rutti nelle Chiese, nei bar, davanti a fiaschi di vino ed i vari diti medi a mo’ di sfottimento di tutti noi.

I dieci anni di servizio al miliardario .

I ministri che dicono di aver arrestato più mafiosi di tutti i governi, hanno votato, disinvoltamente, contro l’arresto dei vari mafiosi che siedono in parlamento ed hanno persino consentito che una persona, sospettata pesantemente di essere mafioso, diventasse ministro (dell’Agricoltura per la precisione).

Però hanno rimpinguato le loro tasche, vissuto i privilegi di Roma ladrona, sistemato le mogli, i figli, nipoti, le amiche e gli amici.

Ma non possono ritirarsi così, bellamente, facendo finta di niente,  perché  condividono col miliardario  la responsabilità di come mai siamo arrivati a questo punto, quando la crisi era ben evidente fin dal 2009.

La paura di perdere quei pochi “fedeli” rimasti, quelli che cantano i cori sul prato di Pontida,  serpeggia nelle viscere di questi capi legaioli, che mostrano i muscoli solo con i deboli.

Sono arroganti ed inaffidabili. Buttano la bandiera italiana nel cesso e  credono alla nipote di Mubarak.

Ritirarsi nelle tane del Nord, per non dover affrontare, a viso aperto, i grossi problemi economici ed i sacrifici che dovremo sopportare, è la tattica vigliacca delle persone opportuniste che non si vogliono assumere responsabilità, ma conservare i privilegi.

E’ molto comodo, ma anche molto vile, fare politica seduti al bar del paese,  prendere i soldi da Roma ladrona, starsene nell’ombra, potestare senza prendersi responsabilità e lasciare che siano gli altri a bruciarsi le mani.

E oggi, 14 novembre 2011, le pantegane legaiole impaurite, quelle che hanno mostrato il dito medio anche nei confronti del Prof. Mario  Monti, (è successo qualche giorno fa, quando il  Prof. Monti veniva indicato come probabile prossimo premier), hanno avuto paura del professore stesso. Non  si sono presentate alle audizioni di rito, ma hanno convocato il “parlamento padano”. Nelle loro tane, naturalmente.