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LE BIGLIE

LE BIGLIE

Giocavamo con le biglie di vetro, bellissime, colorate e screziate. Dappertutto, nell’aia, sulla spiaggia, al fiume sopra un po’ di sabbia, per la strada e anche (ma molto più difficile) sull’erba del prato.

Era più che altro un gioco da maschi e le biglie di quando ero bambina io erano di vetro, colorate e bellissime, molte erano trasparenti, altre marmorizzate, poi arrivarono quelle di plastica, assai più brutte, ma meno costose.

In alcune, dentro c’erano le foto dei giocatori di calcio o dei ciclisti, che al sole sbiadivano rapidamente e se buttate nell’acqua di mare, si scolorivano del tutto.

Però il gioco piaceva, le piste nella sabbia, o costruite sulla terra brulla, con muretti e ponti per aggiungere difficoltà alle corse.

Piaceva e piaceva anche ai grandi.

Una volta erano un gioco, un sogno, un caleidoscopio immaginario per i sogni di crescita.

Ma le biglie di vetro, con quei colori, quegli arcobaleni rimandati e franti dallo spessore del vetro, molto ricercate, non sono scomparse del tutto, oggi stanno in una coppetta, su una mensola, nel tinello.

Fanno parte di un panorama distratto, evocano soltanto un briciolo di allegria, se un raggio di luce le colpisce. E anche una infanzia felice.

L’allegria che danno i colori. Come il rosso intenso del pomodoro, il verde del basilico, il melone arancio e le pesche scherziate dell’estate.

Così passano le stagioni.

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DEDICATO A ELENA DI 10 ANNI QUASI 11

DEDICATO A ELENA DI 10 ANNI QUASI 11

Un bacione. Ciao

LEADERSHIP PATOLOGICA?

IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ (NPD)

Leardership patologica

I criteri per la diagnosi di “disturbo narcisistico di personalità”, indicati da DSM IV il più importante e riconosciuto dei manuali psichiatrici, sono i seguenti

– Ha un senso grandioso d’importanza (per esempio esagera risultati e talenti, si aspetta di essere notato come  superiore anche senza un’adeguata motivazione).
– E’ assorbito da fantasie di illimitati successi, potere, fascino, bellezza e di amore ideale .
– Crede di essere “speciale” e unico.
– Richiede eccessiva ammirazione.
– Ha la sensazione che tutto gli sia dovuto : cioè la irragionevole aspettativa di trattamenti di favore  o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative.
– Sfruttamento interpersonale: cioè, si approfitta degli altri per i propri  scopi.
– Manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri.
– E’ spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri  lo invidino.
Mostra comportamenti  arroganti e presuntuosi.
 
Le esperienze infantili predisponenti all’NPD sono collegate con il clima familiare in cui il bambino ha ricevuto un’adorazione e un amore disinteressati, ma fuori  misura, in quanto non accompagnati da una sufficiente empatia  e da una genuina rappresentazione dei fatti. Il futuro narcisista non è informato circa i sentimenti e i bisogni distinti dai propri genitori.
I genitori vogliono solo bearsi dello splendore del soggetto ed impediscono al figlio l’apprendimento che altri hanno bisogni, sentimenti, punti di vista e desideri diversi dai loro propri.

Le persone ricche e famose sono particolarmente soggette a sviluppare l’NPD anche da adulte. Quando ricevono gratificazioni e successi nell’ambito professionale, cominciamo a pronunciarsi su questioni lontane dalla loro sfera particolare.  

Stelle del cinema, imprenditori di successo si sentono improvvisamente adatti  a concorrere per cariche politiche, che dovrebbero, invece, richiedere particolari capacità nell’unire, mobilitare e adempiere volontà di persone molto diverse tra di loro. Le capacità organizzative richieste, per il buon governo, sembrano non avere nulla  a che fare con  l’abilità di recitare e guidare un’impresa.

Non sono, tuttavia, gli episodi sporadici  di successo (o di consenso entusiasta), a far nascere il disturbo, ma è il loro ripetersi.

Una delle domande più comuni è quella che riguarda il modo in cui le persone che hanno un disturbo di questo tipo, ottengono l’ammirazione incondizionata di tante persone. Freud diceva, a questo proposito, che il narcisismo di una persona si sviluppa perché gli altri hanno rinunciato ad una parte del proprio narcisismo e sono andati alla ricerca dell’oggetto dell’amore.

Il fascino che  alcuni animali esercitano su di noi,  per esempio i gatti o i grandi predatori, sta proprio nella loro autosufficienza  o inaccessibilità. E’ come se invidiassimo loro di mantenere uno stato di beatitudine, alla quale abbiamo da tempo rinunciato.

Nel tempo del media questo è detto “carisma” e non richiede competenze reali sui problemi. E’ telegenico? Ci si chiede, invece di chiederci se è capace. E il più narcisista spesso vince.

Il narcisista di successo reagisce alle contrarietà con la collera, con la denigrazione dell’altro, o con la teoria del complotto.

Entra davvero in crisi solo quando quello che accade è  irreparabile, come nel caso della morte di una persona cara, o della perdita di un legame importante o dell’incontro con la vecchiaia.

Il  movimento depressivo può, in questi casi, debordare e dare luogo ad una esasperazione caricaturale dei  suoi comportamenti meno riusciti. Il disprezzo degli altri (altre), l’aggressività e la rabbia vengono allora in primo piano, insieme al bisogno maniacale di rifugiarsi nel proprio mondo, in cui trovano posto solo i complici e gli adulatori, quelli che hanno bisogno di lui o meno autenticamente lo ammirano.

Voler bene a chi sta male vuol dire stargli vicino, sostenerlo, ascoltarlo, ma anche e a tratti soprattutto, confrontarlo sulla cose sbagliate e autodistruttive che fa.

Amico del tossicodipendente da eroina è chi lo conforta per farlo smettere, non chi gli dà i soldi per comprarla. Amico di una persona che ha problemi di dipendenza dal sesso non è chi gli porta a casa le escort e le ragazze (e così gli suggerisce che lui è sempre il capo e può fare quello che vuole), ma le mogli, quando gli dicono che sta sbagliando e che è ora di smettere.

I guasti  che un leader patologico può produrre nella struttura e nelle strutture di cui ha il comando  o la responsabilità consistono, essenzialmente, nell’aumento della  conflittualità all’interno di tali strutture, nella diminuzione brutale della loro efficienza e nel peggioramento della qualità della vita delle persone che in esse  operano.

Nelle organizzazioni in cui il potere è distribuito fra diverse persone o gruppi, quello cui si va incontro, in questi casi, è una mobilitazione delle parti sane del gruppo che spinge per la deposizione e la sostituzione del leader.

L’unificazione nelle sue mani di tutti i poteri  può diventare una questa fase l’obiettivo primario del leader patologico. L’esito di questa battaglia può arrivare ad essere, in alcuni casi di cui la storia del ventesimo secolo ci ha dato varie dimostrazioni (in Italia, in Germania, in Spagna e in Unione Sovietica), la scelta tra la tirannide e la democrazia.

[Sunto articolo di Luigi Cancrini  (psichiatra e psicoterapeuta) – l’Unità]

LE VIOLE BIANCHE E LE CAMPANE

Le viole bianche

Ho sempre amato i fiori, tutti indistintamente, ma per le viole bianche ho proprio un passione. In botanica vengono chiamate “alba Besser”. Si tratta probabilmente di una sottospecie della viola mammola, formatasi, casualmente, per una mutazione genetica, per cui i petali, privi di colorazione, risultano bianchi. Sono albine. Per questo risultano abbastanza rare, tuttavia riescono a mantenere questa loro caratteristica anche nei discendenti. Per cui, forse, si tratta di una distinta specie di viole.

Sono naturalmente più rare e poco profumate, ma nei campi, ai margini del fiume del mio paese, un tempo, se ne trovavano parecchie.

Era usanza, quando era piccola, “legare le campane” il venerdì santo, in segno di lutto e di mestizia per la morte di Gesù. Restavano legate fino al sabato pomeriggio. In campagna, il suono delle campane, segnava la vita quotidiana delle persone, erano una specie di orologio sonoro che accompagnava durante la giornata. La mancanza di quei suoni era percepita.

Poi, al sabato pomeriggio i campanari “slegavano” le campane e cominciavano a suonare “i doppi” per ore e ore. L’atmosfera cambiava completamente, sembrava, veramente, che fosse tornata la vita.

In occasione della “slegatura” delle campane e con l’accompagnamento di quel suono, noi bambini andavamo in cerca di viole, soprattutto di viole bianche e con queste ci facevamo il segno della croce sugli occhi. Forse era un modo semplice e adatto ai bambini, per capire il mistero della resurrezione. Con quel segno e con quei fiori, anche noi piccoli, salutavamo il Cristo risorto. Non credo che l’usanza si sia conservata.

Le campane suonate alla bolognese

Sono quattro campane di bronzo, pesanti, ciascuna, diversi quintali. Le loro note sono  SI – LA – SOL – RE. Sono tirate a mano, con corde robuste ed i campanari, per sostenersi, appoggiano la spalla sinistra ad una trave appositamente posizionata.

La caratteristica del modo di suonare le campane alla bolognese, e data da fatto che i suoni delle campane, non si sovrappongono mai l’uno sull’altro,  ma vanno a tempo. I campanari sono come le dita di un pianista. Inoltre, le note non si susseguono sempre allo stesso modo, cambiano regolarmente  la loro scaletta e la loro velocità. Un’altra caratteristica è data dal fatto che le campane vanno tenute, rovesciate ed in bilico, a forza di braccia.

I “doppi”, così sono chiamate queste suonate, sono più o meno difficoltosi e più o meno lunghi. ognuno ha un proprio nome. I “doppi” più famosi sono: il 28 Annunziata, il 36 Annunziata e i Campanini, ognuno caratterizzato da un suo ritmo, da una velocità e da un alternarsi delle quattro note in modo diverso.

 Ho inserito il 36 annunziata, ma sono diponinili anche gli altri. La campane ed i campanari  sono di Vergato (BO). Non è il mio paese, ma il modo di suonarle è quello che vi si avvicina di più ai miei ricordi.