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COLUI CHE NON SA NIENTE, NON AMA NIENTE


COLUI CHE NON SA NIENTE, NON AMA NIENTE

Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva.
La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all’amore.
Chiunque creda che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole, non
sa nulla dell’uva.
(Paracelso)

Queste parole mi fanno riflettere sul periodo in cui viviamo.

Forse perchè penso seriamente, che uno dei problemi della nostra società, sia l’ignoranza che sfocia in una banale superficialità.

Guardandomi attorno, noto quanto i media siano riusciti nel compito, di farci credere informati quando in realtà la disinformazione dilaga.

Noto quanto le persone siano sempre meno propense a riflettere e a fare una sana autocritica.

Mi rendo conto, quanto siamo sempre più incapaci per fragilità, o mancanza di tempo, a gestire i rapporti umani.

Quello che voglio dire con queste parole, è quanto sia importante la conoscenza, la riflessione e la volontà con la quale cerchiamo di valorizzare le nostre qualità umane.

Perché solo chi conosce ama, vede, osserva.

I danni, che lo stato attuale delle cose ci reca, ormai li conosciamo tutti, o quasi tutti, abbastanza bene.

Siamo incapaci di amare, pieni di paure che sempre più spesso, sfociano nell’ intolleranza in tutto ciò che è diverso da noi.

Purtroppo capire l’evoluzione delle cose è impossibile, ma la frase a cui mi ispiro è questa: ” E’ fede razionale credere, che un giorno l’essere umano riuscirà a liberarsi dalla prigione di terrore e schiavitù, che si è creato.”

L’IGNORANZA È LA PIÙ FORTE ALLEATA DI OGNI MALE


L’IGNORANZA È LA PIÙ FORTE ALLEATA DI OGNI MALE

L’ignoranza è la più forte alleata di ogni male. Se riguarda la natura, da cui dipendiamo tutti in ogni momento e se riguarda la vita interiore dell’essere umano, che governa ogni pensiero e azione, l’ignoranza è certamente fra le prime cause di sofferenza e distruzione, di mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri. Eppure proprio questi due argomenti sono in gran parte esclusi dalla nostra istruzione ed educazione. Allora domina l’istinto, anche se si è convinti di usare la ragione.

L’istinto è un ottimo sostegno alla vita, dalla più semplice alla più complessa, e si è formato nel corso di milioni di anni. E’ immediato e non richiede riflessione prima di agire. E’ dunque utilissimo anzitutto nelle emergenze, ma anche in molti casi in cui è necessario semplicemente lasciarsi andare. E’ però anche ciò che spinge alla sopraffazione e alla violenza attive e passive. Tende a dominare quanto a lasciarsi dominare, a seconda del carattere e di ciò che si è vissuto. Presiede alla paura, utile per evitare i pericoli, ma trascina anche alla viltà delle azioni più meschine. Accende l’amore ma tormenta con la gelosia, suscita l’ammirazione ma avvelena con l’invidia. Rimugina ma non ragiona e come via d’uscita trova la prevaricazione.

L’essere umano, però, si è evoluto e ha creato cose meravigliose andando oltre l’istinto, imparando cose nuove, spesso in contraddizione con la spinta più primitiva. Le ha chiamate cultura e educazione. Grazie a loro è diventato possibile costituire una società dove le sfumature del pensiero e del comportamento hanno mitigato le tinte estreme e contrapposte, incompatibili con le qualità più elevate, degne della parola “umanità”. Il pensiero che ha dato origine alla scienza, alle arti e all’incivilimento, deriva dal combinarsi di istinto ed educazione. Lo svantaggio di questa conquista è la lentezza e la fatica con cui si acquisisce, soprattutto se mancano buoni insegnanti e buoni libri. Una volta trovati, però, vale la pena di fare uno sforzo, perché è largamente ripagato.

 

PARLARE INSIEME E PARLARE IN PUBBLICO


socrate1PARLARE INSIEME E PARLARE IN PUBBLICO

Io credevo che il riunirsi per parlare insieme e il parlare in pubblico fossero due cose diverse” (Socrate).

Il rischio infatti è proprio questo: che ogni dialogo venga prima di tutto vissuto come lo scontro su un palcoscenico, il cui fine non è il raggiungimento di una conclusione, e nemmeno una verita, ma soltanto la buona riuscita dello spettacolo, idealelmente il nostro trionfo a colpi di pollici alzati.

Sui social media, infatti, parliamo sempre in pubblico, almeno in potenza: la distinzione consigliata da Socrate va erodendosi, a favore di un’idea della parola performativa, fine a sé stessa.

Ma ci accorgiamo che quando parlamo in “pubblico”, desideriamo a tutti i costi avere ragione, anche su temi di cui non sappiamo nulla.

Coma mai?

Ci sono tante risposte possibili.

Perché avere ragione è confortante, è una forma di potere, ci fa sentire meglio.

Perché non vogliamo che la nostra visione del mondo sia compromessa.

Perché il mondo è diventato troppo complesso e c’è un istinto diffuso a vedere nell’altro un nemico e non un interlocutore.

E poi perché argomentare richiede umiltà e persino una certa fatica.

Infine, specie sui social media, abbiamo tutti fretta, e abbiamo tutti bisogno di certificare la nostra presenza online, in mezzo a un mare di opinioni ed emozioni differenti, passando da un fatto tragico a una divertente scemenza.

Questo difficilmente si sposa con una riflessione attenta, perché la riflessione richiede tempo, e più ancora, una disposizione comportamentale a gestire il nostro tempo nel modo giusto. Senza le scuse che possono essere accampate ad ogni momento. E comunque ci troviamo nella ingrata posizione che non parliamo mai insieme, ma sempre in pubblico. Condizione questa che altera il nostro modo di parlare. Ci sforziamo di stupire, di essere interessanti, di dire cose intelligenti, di essere superiore a chiunque e dimostriamo anche tutta la nostra superbia e arroganza attraverso la maleducazione e il linguaggio volgare.

 

A MENO CHE NON ABBIANO RAGIONE I MAYA


FINITO BERLUSCONI? MA QUANDO MAI!

A MENO CHE NON ABBIANO RAGIONE I MAYA

Molti giornali sfornano articoli sulla fine di Berlusconi premier: la festa è finita, ormai è bollito, si apre la crisi, viene giù tutto e così via.

Ma non è così, perché la maggioranza degli italiani è poco propensa all’indignazione.

Vengono accettate cose che in altri paesi europei non verrebbero mai fatte passare. Comportamenti anomali e molto meno gravi di quelli che hanno visto protagonista Berlusconi , ministri e parlamentari si sono dimessi.

Berlusconi lo sa. Non si farà da parte, porterà avanti la riforma della giustizia, la legge antintercettazioni o bavaglio e ogni altra legge che sia a suo vantaggio.

Farà approvare il federalismo fiscale, secondo i desiderata della Lega, perché ha bisogno dell’appoggio di quel partito e perché del federalismo non gliene importa un fico secco.

Berlusconi confida sulla memoria corta degli italiani, sul maschilismo strisciante,  sull’omofobia sotto traccia,  sull’egoismo, sulla diffidenza, sull’ignoranza e sull’indifferenza di tutti, nei confronti della politica. 

E soprattutto sul fatto che lui è un potente, anzi un onnipotente e può fare quello che gli pare.  Che oggi ne dice una e dopo due ore ne dice un’altra. Chiodo scaccia chiodo anche in senso negativo. Lo si è visto con Antigua.

Nel 2012, anno delle elezioni politiche, si ripresenterà per la quinta volta, oppure sarà eletto al Quirinale.

A meno che non abbiano ragione i Maya, nel 2012 il mondo finirà e sarà l’unico modo per non sentir più parlare di Berlusconi. Forse.

MINESTRONE CELODURISTA


MINESTRONE CELODURISTA

intolleranza, egoismo, ignoranza, arroganza

Che cos’è diventata in questi anni la Lega?Un gran minestrone

Non tanto tempo fa, in politica e nella vita sociale, si distinguevano bene le persone. C’erano i fascisti e gli antifascisti, i comunisti, i democristiani, i cattolici, i laici e via di seguito.

Adesso con la Lega, che pare dilagare, non si distingue più niente. In quell’amalgama incredibile stanno insieme tutti, ma stanno insieme, tenacemente legati da  “corde” robuste e radicate: l’egoismo, l’ignoranza, l’intolleranza e l’arroganza,  enormemente scresciute insieme alla lega.

C’è l’imprenditore egoista ed arrogante che delocalizza a dispetto degli operai, il coltivatore diretto e l’artigiano, il precario, il sindaco egoista, ignorante ed intollerante che affama i bambini, il genitore,  il disoccupato, il commerciante intollerante,  il settentrionale ed il meridionale, il dipendente statale, l’ateo ed il cattolico, l’intellettuale un po’ snob ed il rozzo ignorante, l’elettore tradizionale legaiolo egoista, intollerante,  ignorante ed arrogante, quello che è solo celodurismo, secessione o federalismo egoista.

A tutti questi, si è affiancato uno strano, incomprensibile ed indeterminabile popolo, cui della Padania e del dio PO non importa un fico secco, ma che ne ha assorbito lo spirito di egoismo e di intolleranza. Forse perchè prima di essere idealmente comunisti, liberali, nostalgici, socialdemocratici,  si è innanzitutto uomini. E gli uomini sono egoisti, ontologicamente egoisti.

Lo si è visto appena questi ingordi ed incolti legaioli hanno avuto in mano due grandi regioni. Hanno il potere di fare danni e cominciano dalle donne. Più ignoranti,  egoisti  ed arroganti di così, si muore.

La scalata comunque ai poteri forti è appena iniziata.

Pretendono le banche del nord, poi le poste, poi l’Expò 2015, poi il comune di Milano.  Il treno legaliolo è partito.

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