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“IO NON LE CREDO”


“IO NON LE CREDO”

“Io non le credo”
Questa è la risposta di Gruber a Marattin.

Io credo che mai il giornalismo sia caduto così in basso, perché, questa frase, sovverte tutte le regole etiche di un’intervista.

“Non le credo” semmai lo dice il giudice all’imputato che, per quanto si affanni, non è riuscito a essere convincente.

L’intervista, a differenza di un tribunale, ha invece lo scopo di trasmettere al pubblico, a casa, quella conoscenza dei fatti e delle intenzioni che il politico intervistato ha l’obbligo di far conoscere all’opinione pubblica.

Si tratta della sua verità beninteso, ma ognuno di noi ha una sua verità.

L’intervistatore è quindi il filtro e il tramite né compiacente né ammiccante.

Ma non può neanche essere prevenuto fino all’odio personale, perché l’ospite – lo dice la parola- è appunto un ospite e, in quel momento, è in un sottile stato di inferiorità, perché non sa come andrà a finire, non sa se sarà capace di dire tutto quel che vuole dire, non sa se sarà capace di schivare i trabocchetti.

Le interviste di Otto e mezzo si svolgono in un clima di tensione, per cui ormai l’uno contro tre, ognuno più assatanato dell’altro, è la norma.

E quell’uno, comunque, riesce incredibilmente a spiegare, a non impappinarsi, a rimanere lucido.

Ma quando l’intervistato, malgrado tutto, è riuscito a dire la sua verità, l’intervistatore che ha fatto di tutto per metterlo in soggezione, quella sua verità la deve alla fine accettare.

“Io non le credo” vuol dire che il toro non può uscire vivo dall’arena. Comunque il toro va ucciso.

Viene però così abbattuto, col toro, anche un caposaldo della democrazia che è l’informazione.

Io penso che gli esponenti, anche quelli di Italia Viva, debbano continuare ad andare alle trasmissioni, perché, anche se un unico spettatore ha un soprassalto e dice “no, così non va, così non mi piace”, vuol dire che c’è speranza per questo Paese.

 

VAI AVANTI TU CHE MI VIEN DA RIDERE


VAI AVANTI TU CHE MI VIEN DA RIDERE

Abbiamo visto, per curiosità e anche con un po’ di distacco, tanto ne conosciamo la nenia e la monotonia, la trasmissione de La 7 “otto e mezzo”. Ospiti di Lilli Gruber Zucconi, Cacciari e l’immancabile Marco Travaglio.

Travaglio si è lamentato (seminaristicamente) del modo di comportarsi di Salvini, ma la cosa non ci può far altro che sorridere. E tanto.

La maggior parte dei beniamini di Travaglio, i 5 stelle, sono d’accordo con la linea di stampo salviniano e quindi, come al solito, la sta facendo fuori dal vaso.

Salvini si sta “mangiando” i pentacosi, ma il bello è che non sta facendo un grandissimo sforzo, dato che la maggior parte di quel movimento la pensa proprio come Salvini.

Poi c’è una parte decisamente minoritaria, definita di “Sinistra” dalla sinistra antirenziana Pd, da Leu e altri nostalgici, che fa riferimento a Roberto Fico che cerca di barcamenarsi. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte.

Lo fa con stile, lo ammetto, per essere più credibile (e intelligente forse), non può far altro che manifestare dissenso per certi atteggiamenti salviniani, ma è praticamente solo.

Comunque il peggior personaggio, in questa trasmissione che ho seguito, credo sia stato l’onorato e sempre presente filosofo Cacciari

Inquietante, secondo la sua mente eccelsa, la colpa di questo sconquasso è del Pd che si doveva alleare con i 5 stelle ed impedire il governo di destra, destra e destra estrema.

Mi domando, forse impedire ad una coalizione votata dalla maggioranza di governare perché ritenuta pericolosa, non è anch’essa un’azione da destra?

Come si dice da noi: “Si parla per dare aria alla dentiera”.

LA POLITICA NON SI IMPROVVISA


LA POLITICA NON SI IMPROVVISA

politicaUn vecchio proverbio dice: «Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare». E’ sempre attuale.

Ci sono giornalisti che hanno trascorso una vita ad intervistare i politici, a criticare le nefandezze della politica e che ad un certo punto sentono di essere attratti irresistibilmente dalla politica.

Stavolta di nuovi sicuri ci sono: Oscar Giannino, Sandro Ruotolo, Massimo Mucchetti, Corradino Mineo, Ida Dominijanni, Roberto Natale e Mario Sechi. Sostengono di aver passato una vita a raccontare ora vogliono provare a cambiare le cose. Inoltre pare che sia in corsa anche Minzolini.

Altri sono già passati sotto le forche caudine della politica e non sempre è andata bene. Può darsi che anche questi resteranno delusi.

Santoro, per esempio, che si dimise anzitempo, dalla noia. Lilli Gruber  che ha resistito fino alla fine del suo mandato, grazie alla sua fibra austroungarica. David Sassoli scomparso purtroppo da tutti i radar ed il povero Piero Marrazzo, purtroppo, apparso su tutti i radar.

Resta un fatto: la politica è una professione che non si improvvisa. La buona politica è una vocazione. Per questo i migliori politici cominciano a frequentarla a scuola, nelle fabbriche, nei consigli regionali e comunali.

La buona politica è fatta di sacrifici, passione suole consumate, piccole battaglie e grandi ideali.

Le scorciatoie, nel migliore dei casi, producono illusioni. Nel peggiore, l’ennesimo aggravio del conto spese per noi e legittime pensioni per loro.

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