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È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO


È VERO CHE UNA NUOVA STRADA NON CAMBIA NULLA SE L’UOMO NON SI MUOVE CON QUALCHE COSA DI NUOVO

È vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale e rimanere qual è.

Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia, della toponomastica parlamentare sarebbe felicemente superata.

Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto di muoversi da destra invece che da sinistra.

Saper la strada o aver imboccato la strada giusta non vuol dire camminarla bene o aver raggiunto la meta.

Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali.

La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra.

E nessuno chiede più niente a se stesso ed incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona.

Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra, da sinistra o dal centro, dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti di arrivo o di possesso.

La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il centro la libertà.

E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno si accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra.

Che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro

Che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra e sinistra e centro possono tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace.

(Don Primo Mazzolari)

Fonte “Adesso” anno 1°n.3 Martedì 15 febbraio 1949

È CAMBIATO IL GIUDIZIO SUI 5 STELLE?


È CAMBIATO IL GIUDIZIO SUI 5 STELLE?

È cambiato il giudizio sui 5 Stelle?

Sono oggi un pericolo minore rispetto a Salvini?

E sono cambiate le priorità?

Se sì, attenzione, così si dà ragione a Franceschini.

Liberarsi di Salvini prevale sull’urgenza di liberarsi del governo gialloverde?

È ovvio che sono domande retoriche: tuttavia bisogna rispondere “no” a tutte.

Poniamoci domande per vedere se i contenuti della battaglia a Salvini sono efficaci.

Come si combatte Salvini, senza fornire alibi e appigli di ripresa al populismo dei 5 S?

Se si fa di Salvini il nemico assoluto e principale con gli argomenti de Il Fatto quotidiano, del giornale della Annunziata e di Repubblica, si sollevano almeno due conseguenze disastrose: accresce i suoi consensi e si rivaluta i 5S, che, secondo Franceschini, sembra necessitino di soccorso.

Quei 5 stelle che stanno sparendo dall’obiettivo quando, invece, i problemi di fondo fanno dei 5 S il pericolo maggiore.

Ci sono tre temi importantissimi da considerare bene.

Primo: l’economia. Siamo a crescita zero, unici in Europa e faremo una manovra economica scellerata e recessiva, se stiamo con loro, per il semplice fatto che non si avrà il coraggio di cancellare l’assistenzialismo e il blocco di opere e investimenti. Dovuto alla politica economica dei 5 stelle.

Secondo: i 5 S annunciano che accentueranno, la loro politica “identitaria”. Che significa populismo, statalismo, antipolitica, giustizialismo, decrescita, antiindustria, antieuropeismo.

Terzo: la giustizia. Rischia di essere, nel 2020, quello che il reddito di cittadinanza è stato nel 2019: una riforma inutile e dannosa.
Perderemo il treno per fare cose urgenti e civili: processi giusti e brevi, una riforma del governo della magistratura, la separazione delle carriere, l’eliminazione della barbarie del “fine processo mai” (prescrizione), l’uso incivile delle intercettazioni, la responsabilità’ dei magistrati ecc.ecc.

Ecco i temi per cui i 5 S sono, ancora, il pericolo maggiore.

LA RICERCA DELLA PERFEZIONE PORTA ALLA PARALISI


LA RICERCA DELLA PERFEZIONE PORTA ALLA PARALISI

renziMatteo Renzi ci prova, ma c’è chi dice sempre “non è questo il problema”.

  • Abolizione del Senato e delle Province? Non è con quei tagli che si risolvono i problemi.
  • Ottanta euro in busta paga? Non è una soluzione, anzi, i benpensanti economisti italiani sostengono che gli 80 euro nella busta paga, sono una misura concordata con Merkel per rendere più accettabile la continuazione della politica di austerità.
  • I dodici punti presentati da Renzi per riformare la giustizia? Sono semplicemente annunciati di buon senso. Tanto che non importava neppure fare una conferenza stampa per renderli noti, sono logici ed accettabili. Come dire inutile parlarne.
  • La riforma della pubblica amministrazione? Solo parole non si riusciranno mai a scalfire le posizioni di favore. Ci vorranno anni e anni perché cambi qualcosa.
  • Il ministro Padoan? Un continuatore della politica del rigore che sta portando l’Italia come la Grecia. Sta facendo dell’Italia il prossimo capro espiatorio del rigore europeo. Era bell’Ocse che volete che faccia se non portarci in Grecia?

Comunque si guardi la situazione italiana, quello che Renzi prova a fare non è mai la soluzione.

Ma la critica più feroce, quella ripetuta con ossesione,  è: “Aveva promesso di fare una riforma al mese e non ne abbiamo visto una che una”.

Chi critica così ferocemente ha mai provato a fare la spola tra Commissioni, Senato, controcommissioni, Camera, emendamenti, figure che vogliono emergere per qualche giorno, critiche infinite, ripensamenti,  mancanza di colaborazione, personalismi, clientelismi parlamentari, cocciutaggini, votazioni a vuoto, tempi lunghi dell’attuale sistema, livori e odi personali che esistono tra Camera e Senato?

Ma se non si comincia da qualche parte, non si comincia mai.

Ci vuole anche altro, d’accordo, però non possiamo pretendere tutto e subito, quando per più di un ventennio non si è fatto nulla.

Eppure le televisioni alimentano questo sentimento nella gente. Quotidianamente.

E i professoroni, che vogliono, per esempio un Senato dei “Saggi”, non si sa se eletti o nominati da chi, criticano non avendo mai provato a governare.

In nome di un non ben definito concetto di perfezione, ci si incammina verso la paralisi. Ma se qualcuno tenta di fare qualcosa perché non lasciarlo provare?

Può darsi che ci riesca.

Ma ecco come siamo messi ora. Vogliamo restare così?

“Dopo tutte le campagne giudiziarie, dopo l’euro, dopo Maastricht, l’Ue, il rigore, il sistema paese Italia rimane ad alta corruzione, bassa legalità, bassa efficienza del settore pubblico, alto clientelismo, tendenza declinante in molti settori, forte emigrazione degli elementi migliori, umani e aziendali”.

E’ irrazionale provare a fare progetti perché il sistema cambi?

Per me è irrazionale, frenare in nome di una perfezione che non sarà mai raggiunta, chi tenta di cambiare le cose.

LA SIRINGATA DI BERLUSCONITINA


LA SIRINGATA DI BERLUSCONITINA

Povero Alfano. Deve aver ricevuto una tale bruciante siringata di berlusconitina nel sedere, che gli ha fatto fare un balzo incontrollato dalla sedia. Del resto cosa potrebbe fare un segretario, nominato dal capo e non eletto dagli iscritti al Pdl

Alzarsi in piedi e dire: La legge Gasparri non si tocca e la Rai resta com’è. Ordine eseguito.

La giustizia o si cambia secondo le larghe vedute berlusconiane, tra cui lo stop alle intercettazioni, o non se ne fa niente.

Al ministro per la giustizia è assolutamente proibito parlare del suo lavoro, se non anche  in presenza o magari solo in presenza del Pdl. Con gli altri bischeri non si deve trattare, potrebbero mettere delle pulci pericolose nell’orecchio del ministro.

Quindi Monti resterà in carica dov’è, solo se fa il suo mestiere di economista e se parla solo di economia, al massimo di spread. E solo se i ministri che ha scelto fanno i bravi e non fanno commenti fuori onda che possono offendere quei preziosi onorevoli che sono stati “nominati” e “pagati” per dire sì, ma solo all’ex.

Non si azzardi, Monti, a toccare la Rai e la giustizia, quelle sono “cose nostre”.

E Alfano, ubbidiente ha ritrovato il “quid”, mai avuto.

E dire che ci credeva di poter fare il Segretario di un partito. Mannaggia che sfortuna avere sempre un padrone tra le scatole.

Ma…..il vero motivo del mancato incontro di Monti con i tre segretari ABC, sta tutto qui, nell’eterna dannata e stucchevole litania che ci perseguita dal 1990: il conflitto d’interessi.

La disdetta a sorpresa di Alfano arriva al termine di un incontro a Palazzo Chigi, fra Monti e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. Incontro durante il quale, secondo le indiscrezioni trapelate, i due avrebbero cercato di trovare un “accordo” sulla riforma della Rai. Senza riuscirci. Confalonieri avrebbe descritto a Monti la difficile situazione in cui versa oggi Mediaset, che si riflette anche sul cattivo andamento dei titoli in Borsa. Una situazione che potrebbe solo peggiorare se passasse il disegno di Monti, appoggiato da Pd e Udc, di una rapida riforma della governance della Rai, per renderla più snella ed efficiente sul mercato.

Domanda… Non è che per salvare Mediaset ci dobbiamo rimettere tutti noi anche in termini di qualità di un servizio pubblico come la Rai? Abbiamo già pagato le multe per Rete4, abbiamo già salvato il Milan con la legge Salva Milan, abbiamo parato il culo a Berlusconi con tutte le leggi ad personam. Possiamo dire basta una volta per tutte?

DOMENICA 12 GIUGNO E LUNEDI’ 13 ABBIAMO UN IMPEGNO


DOMENICA E LUNEDI’ 12 -13 GIUGNO

ABBIAMO UN IMPEGNO

Perché i referendum sulle tematiche in questione sono importanti, ci toccano davvero da vicino: e il nostro voto CONTA

PIERCAMILLO DAVIGO


PIERCAMILLO DAVIGO

Un grande che vedrei benissimo ministro della Giustizia.

Ha il coraggio di dire che la giustizia è lenta a causa degli avvocati che hanno tutto l’interesse a tirare avanti i processi per guadagnarci di più. Chi lo va dire al premier convinto che la giustizia non funzioni a causa dei magistrati, tutti comunisti se non decidono secondo i suoi desideri?

Vale la pena di ascoltare:

Piercamillo Davigo
È magistrato dal 78, prima Giudice a Vigevano, poi Sostituto Procuratore a Milano dove si è occupato prevalentemente di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione.
In questo contesto ha fatto parte, nei primi anni ’90, del pool Mani Pulite, insieme ai colleghi Di Pietro, D’Ambrosio, Borrelli, Boccassini, Colombo e Spataro. E’ stato eletto nel parlamentino dell’Anm, nella corrente di “Magistratura Indipendente”.
Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’Appello di Milano. Ora ricopre il ruolo di Giudice alla Corte Suprema di Cassazione.
Ha scritto vari libri, di taglio prevalentemente scientifico. Fra i testi di divulgazione, si ricordano in particolare “La Giubba del Re – Intervista sulla corruzione” e “La corruzione in Italia – Percezione sociale e controllo penale”

Ha detto:
All’estero ci vuole coraggio per commettere un reato, in Italia ci vuole coraggio per rimanere onesti.

In Italia delinquere conviene.

Invidio i professori universitari: sono pagati per fare domande a gente che non sa niente e che fa di tutto pur di dire qualcosa, mentre io interrogo persone che sanno tutto e fanno il possibile per non dire neanche una parola.

Lo stato occidentale moderno si fonda sul principio della divisione dei poteri. La divisione dei poteri ha senso, se i dissensi tra i poteri sono fisiologici, perché se andassero sempre d’accordo non ci sarebbe bisogno della divisione dei poteri. Un pochettino come i diritti di libertà. I diritti di libertà sono stati conferiti per poter parlar male di chi ha il potere, perché per parlar bene c’erano già i cortigiani.

Ma come mai il passante ferroviario di Milano costa il doppio di quello di Zurigo e dopo vent’anni non è ancora finito? E come mai dopo gli arresti i successivi appalti sono stati assegnati con un ribasso su base d’asta del 40% rispetto a prima? Dicevano che costava di più perché c’era la falda freatica alta… Si vede che gli arresti fanno abbassare la falda freatica!

Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s’indignano più facilmente.

Il problema non è tanto che ci sono 200.000 avvocati, è che aumentano di 15.000 l’anno. E siccome fanno gli avvocati per 40 anni, di media, 15.0000 per 40 fa 600.000 avvocati. Io non credo che il PIL di questo paese possa sopportare 600.000 avvocati, ma non m’illudo che una classe dirigente che non è venuta a capo della debole lobby dei tassisti possa venir a capo della ben più potente lobby degli avvocati.

Le regole non sono limiti, sono il rovescio dei diritti, non ci possono essere diritti senza regole. La legalità è importante, essa è il potere di chi non ha potere, è la condizione per cui chi non è ricco o non è potente, dice allo stato: Difendimi! I diritti, non sono istituti dalla Carta Costituzionale ma riconosciuti perché preesistono, sono intrinsecamente legati alla nozione stessa di uomo».

Non abbiate paura dei cambiamenti. Non arroccatevi nei localismi o nel privato: «Le barriere non hanno mai salvato nessuno, dobbiamo imparare a vivere, a competere e questo con l’uso della ragione. E’ la razionalità che ci permette di sconfiggere chi nella società odierna si dedica solo all’insulto.

Già nel 93, alla Bocconi, accusava le forze di polizia di costare troppo e di rendere poco.
Diceva che tangentopoli era figlia dell’ impunità e del perdonismo ma anche dell’ inefficienza della polizia. Lamentava, già allora, una “progressiva diminuzione di efficienza delle forze di polizia, nonostante la crescita dei loro costi e quella numerica dei componenti: gli organici delle forze di polizia superano di gran lunga quelli delle forze armate, ma il livello della sicurezza pubblica e dei reati accertati resta al di sotto di quanto accettabile a fronte di un simile impiego di risorse”.
C’è una gravissima inefficienza degli apparati di controllo, prevenzione e repressione in cui Tangentopoli ha trovato il suo habitat ideale
La drastica riduzione della qualità di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio ha creato vaste sfere di impunità in soggetti che di fatto appartengono al settore pubblico (e quindi si sottraggono ai rischi del mercato e delle sanzioni fallimentari) ma che, a cagione della veste formale ricoperta, non possono essere perseguiti per condotte altrimenti gravemente illecite e produttive di enormi danni per la collettività “. Troppe leggi, per di piu’ applicate male, indulgenza e perdonismo, sommati a controlli e polizia inefficienti completano, secondo il magistrato, un quadro clinico che reclama urgenti rimedi. Senza gli opportuni accorgimenti legislativi e giudiziari, si perpetueranno “singolari giochi di prestigio”, avverte il pm. Come quelli sui fondi neri: “In sede penale talora si giustificano cespiti confessandosi evasori fiscali mentre in sede tributaria si allega che si tratta di redditi che non dovevano essere dichiarati in quanto compendio di reato o comunque sospettati di essere tali”.

(Tratto da Masadaweb)

I VALORI DELLA SINISTRA


I VALORI DELLA SINISTRA

UN ELENCO CHE E’ UN MANIFESTO POLITICO

La sinistra è l`idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti.

Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno. Il 25 aprile si fa festa.

Nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po` bene.

Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l`economia non gira perché l`ingiustizia fa male all`economia.

Ci vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio.

Ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l`istruzione, la sicurezza.

Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l`ha.

Il lavoro è la dignità di una persona. Sempre.

Soprattutto quando hai trent`anni e hai paura di passare la vita in panchina.

Chiamare flessibilità unavita precaria è un insulto.

Un`ora di lavoro precario non può costare meno di un`ora di lavoro stabile.

Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui.

Se 100 euro di un operaio, di un pensionato o di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuole dire che il mondo è capovolto.

Davanti a un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco, né calabrese né lombardo né marocchino. Si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti.

L`insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l`eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli.

La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese. Calpestarne la vita è l`umiliazione di un Paese.

Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l`abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro.

L`energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari.

Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano.

Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento. Perché un uomo resta un uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco.

C`è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno. Questo modo irrinunciabile si chiama laicità.

Per guidare un`automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato.

Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura e ogni altra sopraffazione fisica o morale e ogni illegalità.

Essere progressisti significa combattere l`aggressività che ci abita dentro; quella del più forte sul più debole, dell`uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha.

E` prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce.

(Qui finisce il mio tempo, non certo il mio elenco).

(Perluigi Bersani, segretario PD – Vieni via con me –  Rai3 –  15/11/2010)

QUEI 118 MORTI A LINATE NON AVREBBERO AVUTO GIUSTIZIA


QUEI 118 MORTI A LINATE NON AVREBBERO AVUTO GIUSTIZIA

“La giusta tutela della privacy non c’entra nulla con la volontà di sottrarre ai magistrati uno strumento di indagine, mettendo la sordina su gravi fatti criminali e il bavaglio alla stampa” Anna Finocchiaro PD

Gli ascolti costrinsero i vertici Enav alle dimissioni

L’8 ottobre 2001 un Cessna andò contro un Md in fase di decollo a Linate. 118 morti. Condanne definitive possibili solo grazie alle intercettazioni

Di Claudia Fusani

Intrighi.  Giochi di potere. Sponsorizzazioni politiche di questo o di quel partito. Assunzioni e favori. La torta degli appalti e l’ombra delle tangenti. Parlavano di questo al telefono i vertici dell’Enav, l’ente pubblico che si occupa di sicurezza nei cieli, mentre ancora si piangevano le 118 vittime del disastro aereo di Linate. I morti colpa del degrado e dell’incuria? Del radar disattivato e della segnaletica inadeguata? E chissenegrefa. Il problema “non è quello che è avvenuto a Milano ma dove può arrivare l’inchiesta della magistratura, quello che può scoprire”, dicevano al telefono due dirigenti Enav  il 6 dicembre 2001, due mesi dopo il disastro. L’inchiesta scoprì il marcio e la corruttela che c’era dentro l’Enav e la pubblicazione delle intercettazioni costrinse alle dimissioni i vertici dell’ente nazionale.

La mattina dell’8 ottobre 2001, un mese dopo l’attentato qaedista alle torri gemelle di Manhattan, ci fu una grande esplosione lungo la pista di decollo dell’aeroporto di Linate. Non c’entra il terrorismo. Era accaduto che un Md della Sas si era andato a schiantare contro un piccolo Cessna che aveva sbagliato strada causa nebbia e causa una lunga serie di disservizi. Centodiciotto morti, il più grande disastro dell’aviazione civile  a terra dal dopoguerra in poi.

Le indagini puntarono subito sui vertici Sea, la società che gestisce gli scali milanesi; sull’assenza di radar; sulla mancanza di segnaletica corretta a terra; la torre di controllo, i pompieri in ritardo. Su tutto il campionario ordinario di responsabilità quando ci sono incidenti sulle piste di rullaggio. L’intuizione della procura di Milano, il pm Celestina Gravina, fu di non fermarsi all’errore umano provocato da una seria di concause  ma di puntare più in alto. L’ipotesi fu che le mancanze tecniche nello scalo avessero responsabilità anche politiche, che non fosse colpa solo e soltanto dei soliti pesci piccoli. Così il pm chiese ed ottenne di tenere sotto controllo, per quasi un anno, i telefoni del vertici Enac e Enav.

Oggi, con la nuova legge, non sarebbe possibile. Quella felice intuizione investigativa invece scoprì tutto il marcio dentro gli enti nazionali dell’aviazione civile. Che i disservizi e le mancanze tecniche erano figlie di incapacità,  di nomine sbagliate perché decise sulla base di raccomandazioni e lottizzazioni. Il 20 febbraio 2008 la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato per omicidio e disastro colposo plurimo otto persone di cui sette erano ai vertici dell’Enav come l’ex amministratore delegato Sandro Gualano (6 anni e 6 mesi), il direttore generale Fabio Marzocca (4 anni e 4 mesi) e poi Ciarniello, Patrizi, Perrone e Zacchetti. Tre assolti. La maggior parte di loro fu costretta a dimettersi appena i giornali pubblicarono stralci delle intercettazioni. Tremila pagine con nomi di politici eccellenti.

(Fonte l’Unità: Intercettazioni 3° racconto)

Il testo di alcuni stralci delle intercettazioni:

Armando Delicato manager Enav e Franco (6 dicembre 2001) parlano: “Io sono convinto che il “nostro” è preoccupato di Milano non per quello che è avvenuto, ma per dove possono arrivare”.

Gianluca Brancadoro, consigliere in quota An e Giulio Spano, presidente Enav (29 ottobre), dicono: “La situazione è critica perché ai 118 morti si stanno aggiungendo i disservizi, pare che non stia passando l’ipotesi del superispettore perché Lunardi vuole qualcuno che si rapporti con lui, mentre An e Ccd pretenderebbero l’affiancamento di qualcuno vicino a quelle forze politiche

Federico d’Ippolito consigliere Enav, con un collega (21 ottobre) dice. “devi mettere in moto la commissione nostra che abbiamo nominato, e devi pregarli uno per uno di chiudere prima dei trenta giorni. Prima di quella ministeriale noi dobbiamo avere la nostra indagine che ci dà ragione in tutto”.

Senza le intercettazioni prolungate anche per quasi un anno, quei 118 morti innocenti non avrebbero avuto giustizia ed i colpevoli l’avrebbero passata liscia ancora una volta.

Raccolgo con piacere il suggerimento di un’amica del blog per invitare a leggere l’articolo “La libertà è partecipazione informata” che trovate qui

I PRETI E LA GIUSTIZIA


L’ETICA PRETOFILA

Un luminoso esempio di collaborazione dei preti con la giustizia: il sacerdote brasiliano che ha trovato il corpo della povera ragazza, Elisa Claps, di Potenza uccisa e ritrovata nel sottotetto della chiesa, non ha denunciato il fatto e solo dopo 4 mesi, di fronte ad un interrogatorio di polizia, ha ammesso il fatto.

Esattamente come per la pedofilia, il comportamento dei preti di fronte a qualcosa che può danneggiare la Chiesa è schifosamente omertoso, elusivo, omissivo, stende silenzi, compra silenzi, a volte è minaccioso, insomma l’esatto contrario di un comportamento etico, che sarebbe obbligatorio per chi vuole giudicare i peccatori.

Da 30 anni almeno la Chiesa copre le malefatte dei suoi ministri, tutti i vertici hanno sempre saputo tutto e hanno sempre coperto tutto, Papa compreso.
Con immensa spudoratezza la Chiesa oggi fa la vittima di fronte alle denunce dei giornali di mezzo mondo, e sostiene di essere perseguitata come lo furono gli ebrei.

Il magistrato di Milano che ha parlato della totale mancanza di collaborazione perché non ha mai ricevuto denunce da parte della Chiesa, ma solo dagli abusati o dai familiari, è stato immediatamente e irritualmente fatto oggetto di indagine da parte degli ispettori alfanidi.

Insomma questi lugubri scarafoni neri sostengono che non fanno politica e invitano a non votare la Bonino e la Bresso, fanno vincere la Lega e la Lega ringrazia impegnandosi a contrastare la pillola abortiva, coprono i pedofili e danno la colpa ai giornalisti e i perseguitati sono loro.

Prendono l’8 per mille sulle tasse degli italiani e fanno vincere da 50 anni la destra.
Non sarebbe meglio che ognuno di noi prima di devolvere l’8 per mille alla Chiesa ci pensasse 10 volte?

(Paolo De Gregorio – Masadaweb)

CHE NOIA CHE BARBA, CHE NOIA CHE BARBA


CHE NOIA CHE BARBA, CHE NOIA CHE BARBA

COSA C’ENTRANO LE REGIONI CON LA GIUSTIZIA?

In tutto questo ambaradan di campagna elettorale, pochi sono stati i momenti in cui i candidati si sono confrontati in modo serio, pacato e comprensibile. Le tribune elettorali televisive hanno fatto del loro meglio, forse, ma ho l’impressione che siano state poco seguite.

Però tutta la campagna elettorale è stata inquinata da un Berlusconi scatenato, fuori luogo.

Il motivo di tanta agitazione lo si capisce: sta affogando nel suo tramonto. E’ un mare in cui non sa nuotare e quindi si agita e si sbraccia per restare a galla.

Il suo tema principale, la giustizia, non è un argomento di interesse regionale e sbatterla sempre in faccia a noi cittadini è un’offesa.

Noi vorremmo conoscere i nostri futuri presidenti regionali, non le beghe giudiziarie dell’arcoriano. 

Una propaganda elettorale che è un furto ed un  inganno. Come al solito si parla d’altro.

Ed ecco lo stile e la dignità di un presidente. Guardare per credere.

 

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