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SOSTEGNO DI NECESSITA’

SOSTEGNO DI NECESSITA’

Ora Renzi può ripartire, semplicemente agitando il ricchissimo bouquet di nemici.

Una roba che fa effettivamente impressione, perché mette insieme tutta la storia della sinistra rissosa, perdente, lamentosa e inciuciona degli ultimi 25 anni: Ulivi e Unioni, animatori di interpartitici e caminetti, contatori di tessere e correnti, generali con lo scolapasta in testa, finti buoni e flaccidi imbroglioni.

Tutti cattivi veri, mandarini incartapecoriti che riprendono vita contro il Corpo Estraneo, tornando a lanciarsi tossici segnali di fumo, a ridisegnare trame e sgambetti, a riaffilare le armi per vendicarsi di torti subiti o immaginati qualche decina d’anni fa. Sempre parlando in nome di un popolo che si diverte a percularli gridando unità quando va nelle piazze e fugge inorridito quando deve votarli.

Con questo schieramento di nemici Renzi perderà la possibilità di tornare a Palazzo Chigi? Ma quella era già persa dopo il 4 dicembre e il ritorno della politica al proporzionale, nel quale i vecchi satrapi sguazzano.

Gli toglieranno anche il partito? Questo si vedrà, dipenderà solo dalla voglia che Renzi avrà (oppure no, più probabilmente) di farne uno strumento utile, un esercito funzionante, un laboratorio di classe dirigente.

Nel frattempo, io che  non mi divertivo più a sostenere un Renzi lobotomizzato dal voto del 4 dicembre, incapace di fermarsi a riflettere, ridicolmente ripetitivo a rivendicare le sue benemerenze (ancora ieri è tornato sugli 80 euro… e basta, cambia disco!!), tornerò a sostenerlo più di prima, vista la Grande Coalizione che gli si para contro.

Sostegno di necessità, dato che non c’è di meglio.

Con un pizzico, solo un pizzico di incazzatura: perché lui sa perfettamente che in tanti lo sosteniamo solo perché quegli altri, visti tutti insieme, e pure uno alla volta,  un po’ ci ripugnano. E su questo fa leva, il furbacchione.

(Breve brano tratto da “Buchineri”)

LA DITTA NON SI RASSEGNA

LA DITTA NON SI RASSEGNA

 Dario Franceschini, con il garbo ironico che lo contraddistingue, ha concluso il suo intervento alla Direzione del Pd di ieri, raccontando un aneddoto che merita di essere ripreso. Siamo nel 2009, è in corso la campagna elettorale per le primarie e Franceschini è il segretario in carica. Pierluigi Bersani lo sta sfidando per la leadership.

Al termine di un’iniziativa in Emilia, un militante avvicina Franceschini per fargli i complimenti. Ha fatto un ottimo lavoro, ha salvato il partito alle europee, gli dice. Ma poi conclude: «Però io voterò Bersani». «E perché?», gli chiede Franceschini. «Perché non posso mettermi contro il partito», risponde il militante. «Ma come? Il segretario del partito sono io…». Il nodo della questione è tutto qui: e se Franceschini, il primo segretario non (post)comunista del Pd, è troppo elegante per trarre una conclusione esplicita dal suo aneddoto, il significato resta chiaro, chiarissimo.

C’è un pezzo di Pd, nell’apparato e nel ceto politico, molto meno nella sempre glorificata e puntualmente ignorata «base», che non riesce ad accettare che la «Ditta» sia finita in mano ad un non (post)comunista. Nel 2009 con Franceschini, oggi con Renzi. E ancora meno riesce ad accettare che un segretario non (post)comunista sia riuscito a fare in un paio d’anni ciò che i suoi predecessori, in vent’anni, hanno soltanto saputo annunciare, discutere, rivedere, affossare.

Alla fine della sua lunga relazione dedicata in gran parte al quadro internazionale e di governo, Renzi aveva mostrato una sequenza di «Il mio amico Eric», il film di Ken Loach in cui il campione del Manchester Cantona è una specie di angelo custode che insegna a vivere allo sfortunato protagonista. «Devi fidarti dei tuoi compagni, dice Cantona, altrimenti è tutto finito». Il problema del Pd, drammaticamente, tristemente evidenziato per l’ennesima volta anche nella Direzione di ieri, è che la minoranza non si fida della maggioranza né del segretario. Non interviene se non per «bombardare il quartier generale».

Ignora le cose fatte, non valorizza i risultati ottenuti dal governo, e anzi, al contrario, spesso «si vergogna». «Se volete che lasci, dice Renzi, non avete che da chiedere un congresso e vincerlo. Se volete dividere i due incarichi, non avete che da chiedere una modifica statutaria e farla approvare. Se volete che si cambi il modello organizzativo, fate proposte. Ma prima mettiamoci d’accordo su dove andare». Già, dove vuole andare la minoranza del Pd? Gianni Cuperlo ha accusato Renzi di vivere in un talent show, Roberto Speranza ha proposto libertà di voto al referendum di ottobre.

Ma su questa strada, la strada dell’insulto personale e del boicottaggio politico, è difficile che si possa costruire quel clima di fiducia reciproca che pure Renzi continua ad invocare, rivendicando con forza i risultati, sempre puntigliosamente definiti «di sinistra», ottenuti in questi anni, dal Jobs Act (che ha prodotto mezzo milione di posti di lavoro, la più grande crescita del decennio) alle unioni civili, dagli interventi a sostegno della povertà alla massiccia redistribuzione del reddito a favore dei ceti medio-bassi compiuta con gli 80 euro.

Dipingere il renzismo come «un regime di plastica» e «un sistema di potere» non è battaglia politica: è sabotaggio. Soprattutto, non porta da nessuna parte. La sistematica distruzione del leader, la «strategia del conte Ugolino», secondo le parole divertite di Renzi, sembra essere l’ultima e unica risorsa di un ceto politico ripiegato su se stesso, litigioso, vendicativo e in definitiva sterile. Diversamente dal passato, però, oggi il Pd ha un leader che risponde agli elettori e non ai caminetti.

(Fabrizio Rondolino)

ENRICO LETTA E’ DEL PD?

 ENRICO LETTA E’ DEL PD?

bandieraForse  a molti è sfuggito la breve chiosa di Monti, dopo che Letta aveva ricevuto la fiducia.

“Ma come sarebbe bello se Letta e Alfano si unissero e dessero vita ad una grande centro”. In queste parole si legge la soddisfazione di quanto è avvenuto di recente con la rinnovata fiducia al governo Letta.

Si legge anche la speranza della rinascita della DC, stavolta fatta da personaggi noiosi ed insulsi alla Casini, Giovanardi, Cicchitto, Alfano, e pericolosissimi per l’ideologia ciellina i vari Lupi, Formigoni. a cui aggiungo Letta, Fioroni, Franceschini, Renzi e tutta una serie di personaggi, che non conosco, ma che circolano sia nel Pdl che nel Pd, ai quali sinceramente dico che non è sufficiente mettersi la divisa di un partito, per dire che si è cambiato idea.

Personaggi che hanno una grande nostalgia del passato, ma che nutrono un sentimento che è la morte del futuro. Nulla mai si ripete allo stesso modo. Tuttavia, con l’uscita di scena di Berlusconi, un centro del tipo sognato da Monti, potrebbe anche nascere.

Sono contenta che il Pdl si sia spaccato, e mi illudo che alcuni personaggi abbiano fatto scelte di libertà e non di convenienza, ma vorrei che la stessa cosa succedesse al congresso del Pd.

Coloro che dentro al Partito Democratico non si sentono a loro agio perché vorrebbero che fosse centrista, dovrebbero anche loro fare la valigetta e andarsene. Le parole di  Letta,  quando ha detto, a proposito del suo governo-bis di larghe intese: “Questo governo è sostenuto da una maggioranza politica coesa”, sono chiarissime e si capisce che cosa ha in mente.  Ma non può esistere coesione, tanto meno politica tra Pdl e Pd. Esiste invece una forzata alleanza,  esiste poca chiarezza nei rapporti, esiste un insieme ibrido imposto dall’alto, ma non esiste coesione politica.

Mi auguro che al congresso del Pd, subentri un segretario che chiarisca queste questioni di fondo e dia al partito una chiara indicazione di sinistra. Questo partito se vuol sopravvivere deve cambiare completamente. Cambiare vuol dire rifarlo dalla base, non dai vertici, perché era un bel partito, ma nato male, gestito peggio ed ucciso con l’affossamento di Prodi.

GRILLO MORALISTA, SEMPLICEMENTE RIDICOLO

GRILLO MORALISTA, SEMPLICEMENTE RIDICOLO

Questa è buona. Pensate un po’, Grillo si scandalizza perché Franceschini ha invitato, con un sms privata, alcuni amici a votare la sua compagna, una bellissima ragazza di nome Michela di Biase, alle comunali di Roma. C’è o ci fa Grillo, si scandalizza per questo? Mi meraviglierei se l’avesse proposta per dirigere un’azienda, per un incarico “sicuro” come assessore, se l’avesse messa in una lista bloccata, ma semplicemente per chiedere agli amici e conoscenti di votarla, affidandosi alla bontà degli altri, a me sembra quasi un atto dovuto, un bellissimo atto d’amore per la propria compagna.

Ma forse Grillo intendeva fustigare Franceschini per il fatto che, chiedendo di votare la sua “compagna” essendo sposato,  in più cattolico credente, commetteva un grave peccato di adulterio. Grillo quindi fustigatore dei costumi altrui? Semplicemnete ridicolo e patetico. Non sa più a che santo votarsi per fare chiasso e si attacca a qualsiasi cosa, in particolare al Pd, per depredarlo e, in questo caso,  per ferire “moralmente” i cattolici che militano nel partito. Prima i giovani che debbono stracciare le tessere ed ora le “compagne”.  Davvero ridicolo e patetico e quanto veleno riesce a sputare su chiunque non sia del suo “movimento-partito”!

Ecco il testo tanto “pericoloso” per Grillo:

“Caro, se voti a Roma posso proporti di dare la preferenza a Michela Di Biase, la mia compagna, che si candida in Consiglio comunale”.

 

 

IL PAPI E L’ALLERGIA ALLE AULE

IL PAPI E L’ALLERGIA ALLE AULE

Franceschini, presidente della Camera non è sfiduciabile

“Il Presidente della Camera, dal momento della sua elezione, è il presidente di tutti, anche di chi non lo ha votato, e non può essere sfiduciato in base alla Costituzione”. Lo ha detto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, intervenendo in aula all’inizio dei lavori. Franceschini ha risposto al capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto che aveva respinto la richiesta del Pd che il premier Berlusconi venga in aula, visto che alla conferenza dei capigruppo di ieri era stato concordato un calendario di lavori che va ora rispettato: “capisco che sono ore di nervosismo – ha detto Franceschini – ma dopo la riunione dei capigruppo di ieri é successo qualcosa, si è verificato qualche dettaglio. E’ accaduto che il premier Berlusconi ha detto che il Presidente della Camera se ne deve andare, immaginando che tra le sue proprietà ci sia anche la Camera. Il Presidente della Camera – ha aggiunto – dal momento della sua elezione, è il presidente di tutti, anche di chi non lo ha votato, e non può essere sfiduciato in base alla Costituzione”.

UN’ESPERIENZA STRAORDINARIA

UN’ESPERIENZA STRAORDINARIA

pd_bandieraIL SEGGIO ELETTORALE PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO

25 ottobre 2009

 

 

 

 Ho fatto parte del seggio elettorale di un seggio per l’elezione a segretario nazionale e regionale del Partito Democratico.

E’ stata un’esperienza straordinaria, constatare di persona, l’afflusso delle persone al seggio,  non un seggio qualunque, ma quello che elegge il segretario di un partito. E’ una cosa diversa, curiosa, e di festa.

Dalle 7,00 del mattino alle 20,00 un afflusso continuo. A mezzanotte circa, si è concluso tutto. Tante ore di lavoro, di tensione  con l’intenzione di lavorare bene, ma sufficientemente in fretta per non far attendere le persone. In alcuni momenti la fila era davvero lunga, un treno di persone, pazienti nessuno ha brontolato, nessuno ha schiamazzato. Molti i giovani ed alcuni giovanissimi, appena sedicenni.

Le persone che si recano a questi seggi non sono obbligate, vengono con convinzione ed i loro visi sono diversi, hanno tutti negli occhi una luce di speranza, vogliono cambiare questo stato di cose e desiderano partecipare a questo cambiamento.

Vorrei ringraziare, da qui, tutti coloro che hanno dato il loro voto, che hanno sopportato le code per ore, che hanno atteso fino alla fine i risultati.

All’apertura delle schede, all’inizio degli scrutini, c’erano molte persone curiose di conoscere chi aveva vinto, una piccola folla, come studenti in attesa di conoscere i risultati degli esami. Alcuni ci informavano dei risultati a livello nazionale, quasi per sostenerci nell’impegno.

Neppure alle lezioni politiche l’attesa era così sentita.

Sono contenta di aver partecipato, sono contenta che siano venuti in tanti e sono contenta che abbia vinto Bersani.

Mi aspetto novità, cambiamenti di strategia e un partito, come dice Bersani, di attivisti e collaboratori, non di supporter. Che sia così lo si è visto da come, chi prima di me, ha organizzato, ha dato il suo tempo perchè tutto si svolgesse serenamente e facilmente.

Mi aspetto anche una fuga dal partito di coloro che già da prima, non si trovavano bene, per me sarebbe meglio per tutti.

ANDARE A VOTARE PER IL PD PER DARE UNA MAZZATA A BERLUSCONI E ADEPTI

pd_bandieraANDARE A VOTARE ALLE PRIMARIE DEL PD PER DARE UNA MAZZATA A BERLUSCONI E ADEPTI

 

 

 

 

Traggo dalla lettera di Don Farinella (scritta a micromega) un saggio consiglio.

Dice don Farinella: Chi mi legge sa che non sono mai stato tenero con il PD e i suoi antenati, specialmente in questi ultimi tempi a cominciare dai tempi delle cadute del governo Prodi.

Ad esso attribuisco la maggiore responsabilità del ritorno del berlusconismo e della mancata opposizione governata di uomini di piccolo cabotaggio. Ero anche contrario ad un congresso «ora» perché c’era urgente bisogno di sostenere la casa andata a fuoco invece di cincischiare a giocare ai tre moschettieri di latta. Il Pd ha la colpa di avere fatto passare lo scudo fiscale che poteva fare cadere finalmente il governo. Non lo ha fatto colpevolmente. Tutto ciò premesso …

Il giorno 25 ottobre vi saranno le primarie del PD per eleggere il segretario nazionale tra i tre candidati, Bersani, Franceschini e Marino. Al di là e sopra i miei sentimenti, che sono bene cosa di fronte all’Italia, già in guerra civile, non importa chi si vota, ma è determinante andare a votare. Berlusconi teme queste elezioni e ha tutto l’interesse che a votare vada una minima parte per potere deridere e gongolare di potere governare «Forever». Bene, diamogli una lezione, una mazzata, un colpo di maglio di democrazia.

Non è indifferente se a votare va un milione di persone o se vanno cinque milioni o sette milioni. Poiché stiamo dimenticando l’esercizio pratico della democrazia, ritengo che sia essenziale andare per affermare che esiste «un popolo» che non si rassegna al degrado democratico e morale: «un popolo che resiste» in nome della propria onorabilità, della propria indisponibilità in nome della propria opposizione irriducibile a Berlusconi e al virus del berlusconismo che ripudia con tutte le proprie forze. Non possiamo limitarci al «mugugno» che, si dice a Genova«non costa niente». Forse resteremo delusi, ma avremmo dato una lezione irriducibile di democrazia e di presenza «politica». Non si tratta di votare PD, ma di usare il PD per un gesto supremo, forte e solenne contro una dittatura già in esercizio. E’ un dovere morale.

Andare a votare alle primarie del PD è oggi una scelta istituzionale, una forma di resistenza e l’affermazione del principio della sovranità popolare senza manipolazioni e senza leggi porcate.

Invito pertanto tutti coloro che vogliono buttare fuori questo lercio governo e questa laida maggioranza ad andare a votare alle primarie del PD: votate il candidato che volete, votate vostra suocera o vostro genero, votate per il cane o per il criceto, ma andate a votare.

In modo particolare mi appello alle donne che, come Rosy Bindi, non sono e non saranno mai «a disposizione» del magnaccia, con questo voto dicono la propria indignazione anche contro le donne di destra che si lasciano infangare,usare e nominare come schiave di un sultano che non ha nemmeno il coraggio di difendersi nelle aule del tribunale.

Il Diritto Canonico mi vieta di iscrivermi ad un qualsiasi partito o sindacato che sono appunto «parti», ma ritenendo queste elezioni un «atto prepolitico e resistenziale», andrò a votare perché come cittadino sono impegnato in prima persona per il miglioramento della vita della mio Paese e per la sua dignità di popolo civile che si nutre di legalità e laicità. Io ci sarò, spero che saremo tanti da offuscare il sole e distruggere il nano di Casoria.

(19 ottobre 2009)

Questo prete che si batte come un leone per la democrazia che è in fase di appassimento, che subisce attentati e denigrazioni dalla destra becera del suo paese, poco difeso anche dalla Chiesa, dice  e predica una verità sacrosanta: Basta Berlusconi e la sua banda.

Andrò anch’io a votare per le primarie del PD.

 Sarà un piccolo contributo, ma almeno potrò dire che “qualcosa” ho fatto.  Se fossimo davvero in tanti a votare per le primarie, Berlusconi avrebbe un po’ di mal di pancia, forse.

Intanto è andato nella dacia di Putin, in Russia, a consolarsi, perché non ha digerito bene la bocciatura del Lodo Alfano e l’amicizia intima, come quella dell’anticomunista del KGB, gli fa da digestivo.

Malignamente mi chiedo se lì, in quella dacia, ci saranno le escort russe? Perso di sì, almeno una cinquantina, danzeranno davanti ai due “re-soli” del 21esimo secolo.

FATTI PIU’ IN LA’ CHE MI VIEN DA RIDERE. MA CHI E’?…CAPEZZONE

FATTI PIU’ IN LA’ CHE MI VIEN DA RIDERE. MA CHI E’ ?…..CAPEZZONE 

a capezzone Quando Capezzone faceva parte del gruppo dirigente de “La rosa nel pugno” ossia dei Radicali, esternava, con giudizi “seri e ponderati”,  su Berlusconi. Ecco cosa diceva: 

L’ELENCO E’ LUNGO E INCOMPLETO, PAZIENZA, MA NE VALEVA LA PENA

  •   11 dicembre 2004. A proposito della sentenza nei confronti di Dell’Utri disse: “quale che sia   la qualificazione giuridica di questi fatti, emergono fatti e comportamenti oscuri di cui qualcuno, Berlusconi in testa, dovrà assumersi la responsabilità politica”.
  • 29 ottobre 2005. Ad una domanda posta a Capezzone durante l’assise radicali, e cioè che cosa è cambiato in 12 anni di governo Berlusconi, rispose: “Berlusconi è entrato in politica con 5mila miliardi (di lire) di debiti, oggi vanta 29mila miliardi (sempre di lire) di attivo ed è entrato nei G7 più ricchi del pianeta”.
  • 14 novembre 2003. A proposito di leggi ad personam, disse: “Tre anni fa i radicali proposero tre referendum che avrebbero cambiato il sistema giudiziario. Berlusconi invitò a non votare perché tanto lui avrebbe fatto le riforme. Ma in questi anni ha fatto solo leggi di interesse personale”.
  • 29 ottobre 2005. A proposito delle nuove elezioni, disse: “L’Italia non può permettersi altri cinque anni di governo Berlusconi, non sarebbero ecosostenibili”. “per non parlare di quel che è accaduto sul terreno dei diritti civili, con regressione contro le libertà personali: contro il divorzio breve, contro l’aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà della ricerca scientifica, fino all’ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello”.
  • 18 marzo 2006. A proposito del discorso del premier alla Confindustria a Vicenza, disse: ”Dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’ e lo ‘smemorato di Collegno’, arriva ‘lo sciancato di Arcore’”.
  • 12 novembre 2005. A proposito dell’eredità politica vantata da Berlusconi, disse: “Berlusconi non è l’erede di don Sturzo, ma di don Lurio”.
  • 1 marzo 2006. A proposito di Berlusconi al congresso USA, disse. “sto ascoltando l’esordio di Berlusconi al Congresso e mi torna alla mente la scena di Totò e De Filippo a Milano col colbacco, che si rivolgono al vigile dicendo ‘Noio volevàn savuar’”. 
  • 1 aprile 2006. A proposito delle promesse elettorali di Berlusconi (abolirò l’Iraq e ridurrò le aliquote a due), disse: “ Berlusconi è Wanna Marchi e Tremonti il mago do Nascimiento”.
  • 4 aprile 2006. Sempre a proposito delle promesse elettorali di Berlusconi, disse: ”Berlusconi è Cetto La Qualunque che promette, promette, promette. Cinque anni fa aveva promesso che avrebbe ridotto le aliquote a due e non l’ha fatto, che avrebbe abolito l’Irap e non lo ha fatto, che avrebbe risolto la pressione fiscale e non l’ha fatto…. Perché dovremmo credergli ora?”
  • 4 aprile 2006. A proposito dell’epiteto ‘coglioni’ di Berlusconi a chi non votava per lui, disse: “Noi coglioni? E’ Berlusconi che si è fatto una canna, ma una canna non avrebbe prodotto effetti simili e allora che cosa gli ha dato lo spacciatore?”.
  • 3 aprile 2006. A proposito della sfida tv tra Berlusconi e Prodi, disse: ”Non c’è dubbio il risultato della sfida è decisamente sfavorevole  Berlusconi, non è stato capace di fare un solo tiro in porta, ma è stato lagnoso, lamentoso e vittimista, ormai è bollito”.
  • 3 aprile 2006. Sempre a proposito della sfida in tv, tra Berlusconi e Prodi, disse: “Il grande venditore Berlusconi, ha finito i tappeti, la valanga di cifre che ha sciorinato, è sembrato un modo per non affrontare i problemi reali del Paese”.
  • A proposito della bandana di Berlusconi, disse: “Esprimo tutta la mia solidarietà a Tony Blair e a sua moglie”.
  • 7 dicembre 2003.  A Bruxelles riferendosi ad una intervista concessa da Berlusconi al NewYork Times , disse: “Siamo alla politica della IV elementare, ha parlato delle democrazie riducendole al meccanismo per cui se c’è un dittatore prima lo si minaccia e poi lo si picchia.”
  • 12 marzo 2006. A proposito della performance televisiva del Cavaliere, disse: “Lo difenderanno, Cicchitto, Bondi e Cornacchione…denota l’atteggiamento psicologico di chi non è più abituato ad interloquire, a rispondere e a fronteggiare una domanda”.
  • 9 settembre 2003. A proposito delle preferenze internazionali di Berlusconi, disse: “Berlusconi vede comunisti dappertutto, curiosamente però il premier dimentica la sua vena anticomunista solo quando incontra Putin, che è nato e cresciuto all’interno del KGB e che continua a usare gli stessi metodi per governare la Russia”.

MA LE ELEZIONI DEL 2008 HANNO FATTO CAMBIARE ROTTA

Di recente (ottobre 2009) Capezzone ha rimproverato Franceschini di non conoscere bene: le cinque ‘categorie’ umane elencate da un personaggio del “Giorno della civetta” di Leonardo Sciascia. In quell`elenco c’erano, nell’ordine, gli ‘uomini’, i ‘mezzi’uomini’, gli ‘ominicchi’, i ‘pigliainculo’, e, ultimi, i ‘quaquaraqua”. Inserendo Franceschini nell’ultima categoria.(Fonte Adnkronos)

Ora un individuo come  Capezzone, simbolo del trasformismo più becero e vergognoso, mercenario buono per tutte le stagioni, che si permetta di dire a qualcuno del “quaquaraqua” è il massimo dei paradossi e qualcosa di insopportabile. A questo punto, viste le categorie del Sciascia, non abbiamo nessuna difficoltà ad inserire il nostro in quella dei “pigliainculo”. (Da: Il Senio mormora).

Adesso  la sua capacità di eloquenza si dirige in modo particolare contro il Partito Democratico, ma certamente ama visceralmente  Berlusconi. Chissà se si ricorda di quel che ha detto contro di lui. 

E’ difficile dirlo, visto la facciatosta che presenta ogni volta che esterna le sue sentenze.  Uno può cambiare idea per carità, ma insomma… uno così fa un po’ schifo e vederlo tutti i giorni in tv, sentenziare, non fa dimenticare il suo trasformismo.

Per tirare le conclusioni, della “filosofia” politica di Capezzone: MEGLIO STARE SEMPRE SUL CARRO DEL VINCITORE. OPPORTUNISMO? NO  E’ SOLO LA MODERNA CHIAREZZA POLITICA.