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CONDANNA PER FRODE FISCALE

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Magari avesse potuto leggervi un bel «Berlusconi non poteva non sapere»: finito di studiare le 208 pagine di motivazioni della Cassazione alla sua condanna per frode fiscale, l’ex premier avrebbe tanto preferito rintracciarvi eco della colloquiale vaghezza affidata dal presidente Antonio Esposito all’intervista a Il Mattino . E invece, in un testo scritto non dal presidente e nemmeno solo dal relatore Amedeo Franco, ma anche dagli altri tre consiglieri Ercole Aprile, Claudio D’Isa e Giuseppe De Marzo, e da tutti revisionato e firmato in una apposita camera di consiglio  – l’ex premier si vede compilare un puntiglioso elenco di documenti, testimoni, perizie: le «numerosissime risultanze processuali, orali e documentali, analiticamente analizzate dai giudici di merito con adeguate argomentazioni immuni da vizi logico giuridici», in base alle quali ora anche la Cassazione conclude che il problema di Berlusconi rispetto all’eufemismo delle «sovrafatturazioni» estere nella compravendita di diritti tv Mediaset non è il non aver potuto non sapere, e nemmeno l’aver forse saputo, ma l’aver proprio fatto.

Fatto quel «meccanismo riservato, direttamente promanante in origine da Berlusconi, e avente sin dal principio valenza strategica per l’intero apparato dell’impresa a lui facente capo» giacché tramite gli ammortamenti di bilancio spalmati sulle varie annualità ha continuato a «produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le sue aziende» anche quando il Cavaliere ha abbandonato incarichi formali in Mediaset per entrare in politica. Nelle 208 pagine scorre la mail tra due dirigenti della major 20th Century Fox che già nel 1994 si raccontavano il metodo dell’«impero Berlusconi» come uno «shell game, cioè un elaborato gioco dei gusci vuoti, con la finalità di evadere le tasse»; viene esaminata la «lettera autoconfessoria» nel 2003 del produttore Frank Agrama all’allora presidente Fininvest Aldo Bonomo, nella quale la Cassazione scrive ora di «ritenere provati il rapporto continuativo con Berlusconi e la natura di Agrama di mero agente»; e si ripercorrono decine di «significativi testi», dall’ex dirigente della gestione contratti, Silvia Cavanna, sino a Franco Tatò, ex amministratore delegato di Fininvest che testimonia come «ognuno dei vertici delle società operative avesse un rapporto diretto con Berlusconi, il quale in definitiva aveva l’ultima parola su tutte le questioni di certa rilevanza».

Una nota serale di Mediaset critica che la condanna di Berlusconi verta sullo «0,1% dei 6,5 miliardi di euro di tasse versate allo Stato negli ultimi 10 anni», e cioè i 4,9 milioni di euro del 2002 e i 2,9 milioni del 2003: ma la Cassazione mostra che questi sono solo gli ultimi ammortamenti del «meccanismo fraudolento» impiantato prima del 1994 e poi protrattosi nel 1994-1998, ed elenca la sfilza di prescrizioni che, grazie al dimezzamento dei termini imposto nel 2005 dalla maggioranza dell’allora imputato-premier con la legge ex Cirielli, hanno via via passato la spugna su centinaia di miliardi di lire di illeciti risparmi fiscali maturati negli anni precedenti. A Berlusconi che sostiene di essere condannato per qualcosa che nel 2002-2003 non avrebbe potuto commettere in Mediaset perché sedeva a Palazzo Chigi, la Cassazione oppone la constatazione che «l’avvio del sistema in anni di diretto coinvolgimento gestorio del dominus delle aziende, e poi l’evoluzione secondo schemi adattati alle modifiche societarie e anche alle necessità d’immagine esterna ma con sostanziale perdurare dei caratteri essenziali del meccanismo fittizio complessivo, acquistano evidenza probatoria alla luce dell’accertata continuità dei rapporti di tutti i personaggi-chiave, mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi» e «in continuativo contatto diretto con lui».

Ciò riveste di «assoluta inverosimiglianza l’ipotesi alternativa che vorrebbe tratteggiare una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti in posizioni strategiche»; e segnala, se si vuole usare «l’argomento di chiusura del cui prodest», quanto Berlusconi sia la persona che anche senza più cariche «continuava a godere della ricaduta economica del sistema ideato e praticato». Ecco perché «la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori» negli anni di imputazione 2002-2003 « non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità».

(Tratto da vari quotidiani)

[Suggerisco di leggere questo brano con attenzione, si scoprono cose inverosimili, mai trapelate dai discorsi di Berlusconi e della sua gente, e testimonianze dirette impensabili come la 20th Century Fox. Si scopre anche che razza d’uomo abbiamo avuto come Presidente del Consiglio e  le manovre messe in atto per sottrarsi alla legge].

EVASIONE FISCALE – MEDIASET

L’EVASIONE FISCALE DI BERLUSCONI

220px-Torre_MediasetCerto che a leggere le motivazioni della sentenza di condanna  inflitta a Berlusconi:  “quattro anni di reclusione” da parte della Corte d’Appello di Milano per frode fiscale nei processi sui diritti tv, fa impressione.

Mi domando con quale mente perversa si riesce a mettere in campo tutta una serie di scatole cinesi tali da confondere chiunque cerchi un po’ di verità dentro quel putiferio di società.

«Era riferibile a Berlusconi l’ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto al fine di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere presso conti correnti intestati a varie società che erano a loro volta amministrate da fiduciari di Berlusconi».

Per i giudici della Corte d’Appello di Milano Berlusconi sarebbe rimasto il referente di questo sistema anche dopo la “discesa in campo nella politica”.

La Presidente del collegio giudicante, Alessandra Galli, parla di «un meccanismo portato avanti per molti anni . parallelo alla ordinaria gestione delle società del gruppo, proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti da Berlusconi. A fronte di ciò ed in relazione alla oggettiva gravità del reato, è ben chiara l’impossibilità di concedere le attenuanti generiche».

Il Tribunale ne descrive anche le origini: «Fin dalla seconda metà degli anni ’80 il gruppo Fininvest aveva organizzato un  meccanismo fraudolento di evasione connesso al cosiddetto “giro dei diritti televisivi” che venivano acquistati da società del comparto estero e riservato di Fininvest, venivano sottoposti ad una serie di passaggi infragruppo, o con società solo apparentemente terze, giungevano poi ad una società maltese  che, infine, li cedeva a società emittenti. I passaggi erano funzionali solo ad una artificiosa lievitazione dei prezzi . il sistema rimaneva riservato per ovvie ragioni anche all’interno del gruppo interessando il numero più esiguo di persone»

Dal 1995 il sistema si modificava: «Scomparivano i passaggi infragruppo, i diritti venivano fatti intermediare da società apparentemente terze, venivano ceduti alla società maltese che, a sua volta, li cedeva a Mediaset, rimanendo immutato il meccanismo di lievitazione dei prezzi. Il tutto aveva comportato un’evasione notevolissima per le somme individuate in imputazione».

Le somme in gioco in questo processo sono molto meno di quanto i giudici avevano calcolato, in un primo tempo, in quanto, nel frattempo, le prescrizioni hanno falcidiato parecchi reati contestati, tra cui il falso in bilancio, l’appropriazione indebita, e se il processo attuale non si concluderà prima del luglio 2014, anche questo reato di frode fiscale, sarà prescritto.

Naturalmente le reazioni da parte dei legali di Mediaset ed anche di Berlusconi sono state all’altezza della situazione. Surreali sono state definite le motivazioni della Corte d’Appello di Milano. Si sostiene che vi sia la controprova che alcuni dirigenti infedeli di Mediaset hanno ricevuto svariati milioni di euro per comprare tali diritti .

Alla fine della fiera, Berlusconi sarebbe innocente come un giglio appena sbocciato, mentre i suoi dirigenti sarebbero dei ladri incalliti che si sono arricchiti, ovviamente, a sua insaputa.

Ma in buona sostanza che cosa ci dice la motivazione della sentenza?

Che Berlusconi gestiva fondi neri, mentre gestiva l’Italia. Sono vent’anni che la Nazione è in mano a un miliardario imbroglione. Eppure anche da sinistra (Pd) si dice che l’anti-berlusconismo è finito e da destra (Pdl) che Berlusconi è un poveretto perseguitato dai magistrati comunisti. Chi sostiene che le leggi debbono essere rispettate da tutti, passa per quello che vuole battere Berlusconi per via giudiziaria e non politica, come le sue frodi fossero estranee alla politica.

Ma l’antiberlusconismo non è finito, e non si può lasciar perdere, se ne deve ancora parlare e senza timori, perchè non facendolo si lascia che la “corrottocrazia” continui a comandare in questo paese. Si induce la gente a pensare che la vittima sia Berlusconi e per questo si mandano poi buste contenenti proiettili alla Boccassini, che nella sua vita fa soltanto il suo sacrosanto dovere: cercare di mandare in galera i responsabili di gravi reati.

IL LUSTRASCARPE DI PALAZZO CHIGI

IL LUSTRASCARPE DI PALAZZO CHIGI

Si vocifera, neppure tanto sottovoce, che al posto di Berlusconi dovrebbe andarci “una personalità” di notevole spicco che è stata eletta con i voti del centrodestra che ha vinto le elezioni (Formigoni e Scajola)) e questa personalità sarebbe Gianni Letta.

La curiosità ci ha spinti a cercare notizie più approfondite su questo personaggio, grigio, che sta sempre nell’ombra ma che  è eternamente presente, definito il cardinale di Montecitorio, per i suoi ruoli di mediatore e le sue frequentazioni vaticane.

Più si legge su questo personaggio e più si sentono i crampi allo stomaco. Passeremmo pari pari dalla “padella alla brace” (Di Pietro) e con ragione.

Più giovane di solo un anno di Berlusconi, ha diretto per molti anni, dal ’73 all’88,  “Il Tempo, quotidiano romano fascistoide che tra le firme poteva vantare quella del fascista Pino Rauti implicato nello stragismo di destra.

Nel 1984 Gianni Letta ricevette un miliardo e mezzo da Ettore Bernabei (DC), che volle “aiutare” le disastrate finanze del quotidiano romano. Risultò che quei soldi venivano dai fondi neri dell’Iri. Letta ammise di averli ricevuti e ne uscì “pulito” dal punto di vista giudiziario.

Lo stesso accadde quando incappò in un’inchiesta di arresto all’epoca della legge Mammì sulle Tv, allora era vicepresidente della Fininvest.

Ha lustrato le scarpe a tutti i vecchi potenti della DC: Fanfani, Forlani e soprattutto Andreotti.

Dopo la vittoria elettorale del 1994 Berlusconi lo volle come sottosegretario alla presidenza del consiglio.

Letta è un personaggio che piacque moltissimo anche alla sinistra di D’Alema, per i suoi modi cardinalizi e apparentemente “ragionevoli”da consumato mediatore.Nel 1997 infatti siglò il famoso “patto della crostata”, nella sua casa romana di via della Camilluccia, tra Berlusconi e D’Alema per dar vita alla bicamerale golpista.

Quando nel 2001 Berlusconi rivinse le elezioni, Letta ricoprì nuovamente l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel quinquennio dei governi Berlusconi II e III (20012006).

Nel 2006, Berlusconi propose Gianni Letta, come Presidente della Repubblica. Ottenne al primo scrutinio 369 voti, non riuscendo a raggiungere il quorum di due terzi dell’assemblea (673 voti). Raccolse quindi 11 voti al secondo scrutinio, 10 voti al terzo scrutinio e 6 voti al quarto ed ultimo scrutinio che portò all’elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. (fortunatamente vinse Napolitano).

Nel 2008, a seguito delle elezioni anticipate, Letta è tornato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Berlusconi IV, dopo essere stato in un primo momento indicato come possibile vicepremier.

A tempo perso, nei brevi periodi dell’opposizione, ha fatto il consulente della Goldman Sachs e del Vaticano, cioè del diavolo e dell’acqua santa, non ha mai avuto bisogno di sporcarsi le mani nella gestione degli intrighi di palazzo.

Gli attestati di stima e solidarietà gli piovono addosso, per il ruolo di mediazione creativa in cui è specializzato. Smussa gli angoli, trattiene il Berlusconi furioso, privatizza le relazioni politiche e istituzionalizza gli affari.

E’ stato il fautore di un incontro tra il papa e Berlusconi all’aeroporto di Ciampino, incontro apparentemente casuale, ma sapientemente tessuto dall’instancabile mediatore, dopo gli scandali della D’Addario.  

Si è perso il conto di tutte le volte che Letta si è recato in Vaticano per incontrare Bertone  e perorare la buona causa di Berlusconi, magari minacciando velatamente di togliere quell’8 per mille se la voce della gerarchia si fosse elevata troppo forte contro gli scandali del premier.

E’ stato il fautore della incredibile proposta di far partecipare Berlusconi  alla “perdonanza” di Celestino V, all’Aquila. Cosa che non fu fatta, perché sfiorava il ridicolo, proprio a causa degli scandali sessuali di Berlusconi.

Infine la questione Bisignani, quello che faceva il consigliori di Letta, quello  che porta gli occhiali da prima repubblica e che muoveva tutte le pedine per le nomine . Bisignani è il consigliere più ascoltato del sottosegretario alla presidenza del consiglio,  Letta, in materia di nomine negli enti pubblici e nelle società partecipate, a partire dall’Eni. Rai,  servizi segreti, forze armate e di polizia.

Ma ogni giudizio dipende dal piano morale in cui si abita e dalle amicizie di cui ci si circonda. Anche l’olezzo quando diventa persistente finisce per non farsi sentire più: la cricca diventa lobby, corruzione e concussione diventano mediazioni e le spintarelle si trasformano in vellutate pratiche della diplomazia.

Si capisce allora come mai Gianni Letta, il Gentiluomo di sua Santità, l’amico degli amici, uno degli uomini con il più ampio medagliere di scambi e cortesie di potere della politica italiana, sia stato più volte l’ottima proposta per la presidenza della Repubblica.

Si spiega anche come mai, un uomo che ha passato più ore della sua vita negli oscuri salotti romani che sotto cielo aperto, venga difeso a prescindere, prima ancora che emergano le accuse contro di lui.

Al solo rumore di scambi di informazioni riservate tra Bisignani e Letta nell’ambito dell’inchiesta P4, l’intero arco istituzionale si solleva in difesa del Gran ciambellano.

Il primo a metterci “entrambe le mani sul fuoco” è Pierferdinando Casini, seguono a distanza di un paio d’ore una batteria impressionante di attestati di stima, dal presidente del Consiglio al sindaco di Palermo, in ordine alfabetico: Abrignani, Alemanno, Berlusconi, Bernini, Bocchino, Boniver, Cammarata, Cicchitto, Capezzone, Carfagna, Fitto, Galan, Gasparri, Follini, Iannaccone, Lupi, La Malfa, Marini, Musumeci, Napoli, Nencini, Polverini, Quagliariello, Roccella, Santelli, Vitali, Vizzini. Tutti pronti a scommettere sulla correttezza e virtù del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché consigliere personale di Berlusconi, con delega ai servizi segreti.

Nei confronti di chi sia sempre stato corretto e virtuoso Letta non fanno cenno, ma tanto basti.

“Letta è un uomo che parla con tutto il mondo”, giustifica Casini. “Bisignani è amico di tutti, è uomo di relazioni”, giustifica Letta ai pm. Sommando i carnet di conoscenti e riconoscenti dei due ce n’è abbastanza per farsi venire le vertigini.

Un’eredità  ed un olezzo che viene da lontano nel passato.

E questa sarebbe la personalità prestigiosa che dovrebbe guidare il nostro paese in un momento così difficile e traghettarci su acque più tranquille?

(Fonte Micromega, Wikipedia e Gad Lerner)

PAGHI SENZA FARE TANTE STORIE

PAGHI SENZA FARE TANTE STORIE

Se una persona ha rubato ed ha corrotto dei giudici per impossessarsi con frode di beni altrui, è giusto che paghi, come tutti i cittadini disonesti, anche se si tratta del Presidente del Consiglio.

La multa che dovrà pagare è salata, certo, 560 milioni di euro non sono bruscolini, ma l’impero che ha è grandissimo, può cominciare a vendere qualche castello, l’intera costa dell’isola di  Antigua, qualche banca e così via e troverà i soldi per onorare il suo debito.

Ma quello che Berlusconi c’ha costruito sopra, dopo questa frode, e cioè la visibilità, la rappresentanza, la propaganda e tutto il resto, gli hanno consentito di fare politica con dovizia di mezzi, e di diventare Presidente del Consiglio.

Nessuno riuscirà mai a valutare in termini monetari che cosa vale un tale prestigioso incarico, per tanti anni. Per mantenerlo ha costretto il popolo italiano a subire almeno 40 leggi ad personam, ed ora si appresta a preparare la 41esima, quella che consente di non pagare le multe se si è ricchissimi fino alla Cassazione, e la 42esima quella di mettere il bavaglio alle intercettazioni,  alla stampa e al web.

Io sono perché paghi, e mi rammarico che da vent’anni ci sia alla Presidenza del governo un corruttore. Colui che dovrebbe essere lo specchio di virtù  e di onestà per un paese è diventato la scuola del malaffare.

Ne sono testimoni tutti quelli che ora sono indagati, per aver sfacciatamente approfittato della loro posizione, ne sono testimoni quegli onorevoli che lo sorreggono per arricchire se stessi, ne siamo testimoni noi che ne paghiamo caramente le conseguenza, in campo internazionale, con il calo enorme di credibilità del paese.

Per questo il mondo finanziario, senza scrupoli, ci attacca sfacciatamente e ci mette in condizioni di dover chiedere aiuto in Europa.

La terza economia dell’Europa, l’Italia, sotto attacco speculativo, come la Grecia, il Portogallo, perché come politica sia economica che di governo  non siamo credibili.

Ed un Presidente del Consiglio corrotto e condannato che si ostina a stare dov’è, con la più grande faccia tosta, facendo la vittima innocente, non giova certamente a questo paese, già in ginocchio.

Anni ed anni di propaganda ed ostilità contro la magistratura comunista non valgono niente, la gente non ci crede più e quando legge le sentenze si rende conto di che razza di corruttore abbiamo tra le mani.,

Berlusconi trascina con sé tutti noi, e ci riporta indietro, nella miseria degli anni del dopoguerra.  Una vergogna. Paghi, senza fare tante storie, i soldi li ha, si dimetta  e lasci in pace questo paese.

LE LITANIE QUOTIDIANE DI BERLUSCONI

LE LITANIE QUOTIDIANE DI BERLUSCONI

ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?

La-20giustiziaLe litanie quotidiane di Berlusconi ormai hanno rotto definitivamente le scatole a tutti. Non passa giorno non passa convegno, congresso, pubblico comizio o comparsata televisiva, che Berlusconi non ricordi le sue “persecuzioni”  giudiziarie e non passa giorno senza che minacci di cambiare le leggi sulla giustizia. Da un lodo all’altro, da una prescrizione all’altra siamo arrivati al punto che, in qualche modo l’intrigo di Berlusconi con la giustizia si deve risolvere. La soluzione probabilmente sarà l’ennesima legge ad personam, facile da ottenere con una maggioranza blindata sia al Senato che alla Camera, con le fiducie (già 25 fiducie in diciassette mesi di governo).

Ma si tratta davvero, come dice Berlusconi, di accanimento giudiziario e di persecuzione della magistratura? Se un ladro ruba in una banca viene giudicato per un furto, ma se lo stesso ladro ruba in cento banche verrà giudicato 100 volte, dove sta l’accanimento? Quindi la persecuzione dipende dall’operato del perseguitato. Ecco alcuni esempi, certamente non tutti , del “sistema” operativo berlusconiano che hanno richiesto l’intervento della magistratura:

1)      Falsa testimonianza: Bugie sulla loggia massonica deviata P2. Condannato dal tribunale di Venezia che ritiene che ”le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità”. Il reato viene estinto per intervenuta amnistia.

2)      Corruzione: Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi viene assolto, ma vengono condannati per corruzione i suoi dirigenti Fininvest. Sostanzialmente questi dirigenti, dipendenti di Berlusconi, con i soldi di Berlusconi, a vantaggio di Berlusconi, hanno corrotto la Guardia di Finanza.

3)      Finanziamento illecito: Il caso All Iberian I : versamento di 11 miliardi di lire, estero su estero a Bettino Craxi. Prescrizione (legge ad personam).

4)      Falso in bilancio: Il caso All Iberian II : prescrizione.

5)      Falso in bilancio: Medusa Cinema: 10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono immessi sui conti correnti intestati a Berlusconi. Condannato il suo collaboratore Carlo Bernasconi, assolto Berlusconi perché, dicono i giudici, “è talmente ricco che non si è accorto che gli hanno versato 10 miliardi sui suoi conti correnti.

6)      Appropriazione indebita: Terreni di Macherio.  Inoltre frode fiscale e falso in bilancio. 4,4 miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario della villa. Prescrizione ed amnistia.

7)      Falso in bilancio Il caso Lentini: 10 miliardi in nero per l’acquisto del giocatore Lentini, versati al Torino Calcio. Prescrizione.

8)      Falso in bilancio: Consolidato gruppo Fininvest. 770 milioni di euro di fondi neri accantonati dal gruppo Fininvest spa su 64 società off-shore della galassia All Iberian. Prescrizione.

9)      Corruzione giudiziaria:.Il lodo Mondadori. Condannato Cesare Previti e recentemente la Fininvest che deve rimborsare all’ex proprietario De Benedetti, una ingente somma di denaro. Corruzione provata.

10)  Corruzione giudiziaria: Il caso Sme-Ariosto I: A causa dei continui impedimenti istituzionali del Presidente del Consiglio Berlusconi e dei continui intralci causati da Berlusconi, la sua posizione è stata stralciata dal procedimento giudiziario. A tempo di record è stato approvato il lodo Maccanico che prevedeva la sospensione dei processi per il Presidente del Consiglio.

11)  Falso in bilancio: Il caso Sme-Ariosto II: Per l’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario, immediatamente promulgato dal governo Berlusconi, il reato è stato stralciato.

12)  Falso in bilancio e frode fiscale: I diritti televisivi: Berlusconi avrebbe continuato anche dopo il 1994, dopo la sua entrata nel campo politico, ad esercitare di fatto il dominus sulle sue reti televisive. Vorticosi passaggi fra una società estera e l’altra di denaro tanto da far lievitare i prezzi dei beni di compravendita. Contestati 180 milioni di euro. Prescrizione.

13)  Concorso in associazione mafiosa e riciclaggio: Indagini archiviate a Palermo per scadenza dei termini concessi per indagare.

14)  Violazione antitrust: il caso Telecinco. Contestato dal giudice spagnolo Baldasar Garzon Real, il quale aspetta ancora che Berlusconi finisca di fare il Presidente del Consiglio. La contestazione riguarda il controllo totale della tv spagnola Telecinco, insieme a dell’Utri.

15)  Concorso in strage: le bombe del 1992 e del 1993. Inchieste di Caltanissetta e Firenze. E’ scaduto il termine massimo delle indagini preliminari prima di poter raccogliere ulteriori elementi.

UNA HOLDING, MA CHE CAVOLO E’ UNA HOLDING!

L’ANGLOFILIA DIFFUSA A VOLTE FA VENIRE IL MAL DI TESTA

ma la storia, lunghissima, qui sotto riportata, fa capire tante cose su Berlusconi.

 VALE LA PENA LEGGERLA

hqdefaultI giornali si riempiono di parole straniere, spesso anche nei titoli, per cui alcuni, come me, che preferiscono le belle parole italiane, sentono una repulsione e non leggono oltre. Capisco la globalizzazione e capisco usare linguaggio tecnico nelle novità, ma pensare che coloro che leggono e vogliono informarsi conoscano perfettamente l’inglese o abbiano a portata di mano un vocabolario, mi sembra eccessivo e soprattutto esclude dalla conoscenza delle cose una gran parte di lettori. Ne sono convinta.

Comunque ci provo a capire che cosa sia una holding, soprattutto quelle holding che hanno fatto ricco Berlusconi, all’età in cui ogni giovane è ancora un poveraccio in cerca di lavoro.

Ho capito che si tratta di una “società finanziaria” che è una “cosa” che si fa nelle banche e che tratta di soldi, senza lavorare con le mani e senza sudarseli.

La curiosità mi è venuta leggendo i quotidiani ed alcuni libri sulle prodezze dell’attuale Presidente del Consiglio in tema di capacità “produttiva”. Per capire, di solito occorre andare alle origini, ai soldi disponibili per produrre. Ho cercato, nella mia ingenuità, quello che aveva tentato di metter in luce anche Di Pietro ai tempi della sua inchiesta su mani pulite.

La mia curiosità non ha trovato risposte, ma mi ha consentito di capire molte cose di questo personaggio.

Lo vedo presentarsi con assiduità quotidiana ai convegni dei produttori e dei commercianti, di qualsiasi prodotti si tratti. Un tempo si definiva presidente operaio per commuovere anche gli operai e dire che li capiva tantissimo e che era vicino anche a loro. Adesso scorazza da un paese all’altro e fa il premier (altra parola inglese). Ma chi è questo premier?

Mia nonna, saggissima persona, ripeteva sempre che “la pancia piena non sa di quella vuota” ed aveva tanta ragione. Un uomo ricco, straricco, con potere quasi illimitato, con adulatori  e striscianti servi, non sa proprio niente della miseria e del poveraccio che deve mantenere una famiglia con niente o quasi, arrangiandosi come può.

Ma tornando al fenomeno che ci governa, dal momento che è padrone dell’informazione televisiva e potentissimo editore, tutti parlano dei suoi successi. Da uomo più ricco d’Italia e tra i più ricchi del mondo è stato eletto a capo del governo, come se fosse naturale che facesse il capo, perchè la sua ricchezza legittimava la carica.

Del resto lui stesso lo ha sempre detto, se sono eletto io, farò tutti voi ricchi come me. E soprattutto siccome sono ricco, non ho certamente la necessità di rubare. Cosa che invece ha abbondantemente fatto, per esempio, quando ha acquistato quasi per niente, solo un quarto del suo valore, la villa San Martino di Arcore. Una villa settecentesca di 3500 metri quadri, con pinacoteca contente quadri di inestimabile valore, parco immenso, e quant’altro, praticamente rubandola alla legittima proprietaria. Quindi ladro lo è stato e come!

Ma in che cosa consista la rete finanziaria, appunto fatta di holding, che lo ha innalzato in potenza e ricchezza, è davvero difficile anche solo tentare di capirci qualcosa. Ci provo comunque.

Nel 1977 il Pubblico Ministero Domenico Gozzo della procura di Palermo incaricò un funzionario della Banca d’Italia e un sottufficiale della Dia, di fare luce sulle ventitre holding di proprietà di Berlusconi.

Il procuratore chiedeva al direttore della Banca d’Italia di Palermo, dottor Gargiulo, di distaccare per almeno un anno, il suo tecnico finanziario per capirci qualcosa. Francesco Paolo Giuffrida, funzionario di prima classe della Banca d’Italia, ha depositato il 21 aprile del 2000 i risultati della sua indagine, con le seguenti parole: “Al momento non si conosce la provenienza dei 250 milioni di euro che sono entrati nelle ventitre holding dagli anni 1980”.

Domandarsi da dove Berlusconi abbia tratto tanti soldi, è il minimo, se come viene detto, ha fatto il cantante sulle navi da crociera, insieme a Confalonieri che l’accompagnava al pianoforte. Quanto hanno reso queste crociere?

Ma forse si spiega meglio la ricchezza giovanile di Berlusconi, guardando alla sua famiglia, al mestiere di suo padre e cercando di capire i rapporti tra padre e figlio.

Il padre, Luigi, negli anni 1970, lavora come semplice impiegato presso la Banca Rasini di Milano, proprietà di Carlo Rasini. Questa banca è stata indicata da Sindona e supportata da documenti dei magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord Italia. Di questa banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano, negli anni in cui questi personaggi formavano la “cupola” mafiosa.

Da semplice impiegato il padre Luigi viene promosso a procuratore della banca Rasini, con diritto di firma e dopo poco ne diventa il direttore.

Un documento del 1970 dimostra come il procuratore della banca Rasini, Luigi Berlusconi, ratifica un’operazione singolare. La banca Rasini acquista una quota di una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.

Nello stesso periodo Silvio Berlusconi, figlio di Luigi, ha registrato presso la banca Rasini ventitre holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, intestandole ad amici, zie, cugini, domestici e parenti vari.

Il mistero si fa fitto quando si cerca di capire se le ventitre holding italiane, registrate come negozi di parrucchiere ed estetista, e mai trovate dalle prime indagini della guardia di finanza, sono le stesse ventitre “holding italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, ed altre quindici holding incaricate di operazioni sui mercati esteri.

La domanda di fondo pertanto è prevedibile: le ventitre holding italiane registrate come negozi di parrucchiere ed estetista, sono le stesse che avevano tutto quel capitale a disposizione per gestire la Fininvest, visto che di quelle holding dei negozi non è possibile trovare traccia successiva alla registrazione? Se sì, come si presume, da dove deriva tanto capitale?

Nel 1979 il finanziere Massimo Berruti, che dirigeva le indagini sulle ventitre holding della banca Rasini, le archiviò senza nulla di fatto e si dimise dalla Guardia di Finanza e fu assunto dalla Fininvest, fu condannato per corruzione, ma essendo stato eletto nelle file di Forza Italia, divenne parlamentare. Berruti ricevette l’incarico di occuparsi dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Milss, appena condannato in Italia, per corruzione, su segnalazione della magistratura inglese.

Nel 1978 Berlusconi intestò a una società milanese chiamata Par.Ma.Fid. importanti quote delle ventitre holding che seguivano gli affari Fininvest. Questa nuova società fiduciaria, oltre a gestire una parte notevole dei beni di proprietà di Berlusconi, gestiva anche i beni di un certo Antonio Virgilio, che è risultato essere il finanziere di Cosa Nostra ed il riciclatore di capitali per conto  dei clan mafiosi, di area corleonese, tipo Carmelo Gaeta, Gaetano Carollo, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati e altri boss, operanti a Milano nel traffico degli stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona.

Comunque sia andata, rimane la domanda di fondo, come ha fatto Berlusconi, giovane cantante di crociera, ad appena ventisette anni di vita, a scalare il mondo finanziario italiano?

Anche se i reati cui si riferisce questo interrogativo sono caduti in prescrizione, resta il problema centrale e cioè, che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, ed i cittadini italiani, europei ed i primi ministri, con cui Berlusconi, sempre si incontra hanno il diritto di sapere se Berlusconi sia persona ricattabile dalla mafia o se sia persona libera.

C’è quindi chi si interroga sulla provenienza di tutti quei soldi e c’è anche chi trova conferma nella natura “non industriale” di Berlusconi, di fare soldi, nella sua capacità di giocare con la finanza, semplicemente con la furberia e la capacità intuitiva del finanziere.

Comunque il modello Berlusconi è una strategia di secondo livello: far dell’Italia un grande commerciante che distribuisce e vende e lascia a paesi come gli Stati Uniti, la Germania di occuparsi della gestione complessiva e socialmente pesante della fabbrica e della ricerca.

Il risultato è il collocamento dell’Italia verso il basso nella scacchiera mondiale della produzione e allearla a paesi come la Russia di Putin o la Libia di Gheddafi, con forti reti e malavita efficiente.

(Fonti: Piccolo Cesare di Giorgio Bocca. L’odore dei soldi di Marco Travaglio. Quotidiani: Corriere della Sera, La Stampa, L’Unità, La Repubblica e il sito web Altri Abusi)