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IL GIONALISMO DEI NOSTRI GIORNI FA CARTELLO

IL  GIORNALISMO DEI NOSTRI GIORNI FA CARTELLO

Il Corriere scrive di campagna elettorale, questa del 2018,  e la definisce di poche idee e con i partiti costretti a scontrarsi su fatti personali, denigrazioni e demonizzazioni degli avversari.

Sarà.

Uno però guarda la Tv e vede questo: dalla Annunziata, Renzi ha insistentemente chiesto qualche domanda sul programma del Pd. La giornalista, visibilmente infastidita dalla richiesta, deviava sul gossip, il politichese, il teatrino.

Sempre Renzi, da Floris, chiede di parlare del Pd, di quello che intende fare, ma il giornalista scantona sempre su: con chi si allea, che cosa ne pensa di Berlusconi e sciatterie varie.

Ancora Renzi, in ogni dove, chiede di poter spiegare agli italiani che tra pochissimno andranno a votare, il suo programma, chiede anche un confronto fra i leader, per poter chiarire e confrontare, faccia a faccia, programmi, obiettivi, proposte.  Una discussione che servirebbe tantissimo agli elettori, soprattuto agli indecisi.

Un serio confronto tra i leader su programmi, obiettivi, proposte, potrebbe essere un’opportunità per qualcuno per decidere di andare a votare. 

Niente da fare, o non lo lasciano parlare o tutti sfuggono ad un confronto diretto, persino i più superbi convinti di diventare Presidente del Consiglio. 

Che succede? Il peggio perché nessun giornalista ricorda a Di Maio e Salvini questa anomalia democratica evidente.

Sempre il Corriere scrive che Fanpage fa il suo dovere di inchiesta.

Dovere?

Inchiesta?

Usare camorristi per tendere trappole a politici per preparare ricatti e attacchi denigratori sarebbe inchiesta?

La verità?

A non volere il confronto sulle cose e a preferire una campagna elettorale sudamericana e non europea sono i leaders dei partiti estremisti e populisti, che in questa campagna senza confronto di merito, ci sguazzano.

Ma sono anche i responsabili della comunicazione che stanno sottraendo ai cittadini il confronto tra le proposte di chi ci vorrebbe governare.

Di questo atteggiamento giornalistico non si capisce bene fino in fondo lo scopo, a meno che non si voglia, come sembra di capire, che questo paese sprofondi sempre di più nella merda del discredito, dei debiti, del populismo vendicativo, del malcostume, del razzismo e xenofobia, della violenza verbale e fisica.

Questo è il brutto giornalismo di oggi.

La voce informativa giornalistica, compresa quella comunicativa delle Tv, è talmente monocorde da far pensare di stare vivendo sotto un regime che semodittatoriale, o quantomeno, che i soggetti in questione, come vien detto, facciano “cartello”.

Appena si dice qualcosa di diverso da queste strane correnti striscianti e opache, suibito si sente una voce prepotente (di quelle che sanno sempre tutto) che dice con sussiego: “Ah! Sì tu sei renziana”. Come se questo fosse un’offesa e l’altro si sentisse superiore perché fa il radical chic di una sinistra inesistente e stradivisa, o un grillino fervente, adorante stretto nella sua “setta” che offre grilli (spero che siano almeno cotti), come  comunione, nega l’esistenza dell’Aids, della mafia (espressioni di grillo) e delle malattie infettive (guai vaccini).

Insomma, una vera miseria di giornalismo. Non si salva neanche Famiglia Cristiana, così rancorosa verso Renzi, perché ha osato emanare la legge sulle “Unioni civili”, come lo fu ai tempi del divorzio, contro il cattolico Fanfani.

 

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GRANDE CELENTANO

GRANDE CELENTANO

Sono una di quei milioni di persone che ieri sera ha seguito il festival di Sanremo. Non nascondo che l’ho fatto soprattutto perché volevo vedere ed ascoltare Celentano.

Troppo tempo era trascorso dalla sue ultime apparizioni in tv e quindi l’attesa era grande per chi, come me, ha sempre amato questo cantante.

Mi è piaciuto molto. I motivi sono vari, ma mi è piaciuto soprattutto per quel che ha detto.

La chiesa ha perso i suoi obiettivi, non parla di paradiso, non parla di speranza ai moribondi, non spande la luce di Cristo nel mondo. E’ stato detto da tanti, ma sentirlo dire da Celentano ha destato scandalo.

Ed è vero che i giornali cattolici parlano di tutt’altro fuorché di Dio e del suo progetto.  Non si attengono a quella che dovrebbe essere la loro missione. Critiche a questa chiesa di oggi ne solleva parecchie anche il teologo svizzero Hans Küng. http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_K%C3%BCng

L’inutilità della guerra, gli armamenti eccessivi, lo strangolamento di un paese come la Grecia, da parte di un’Europa sensibile solo al mercato ed all’economia.

La fine del mondo è vicina, per ciascuno di noi, perché la vita è un tempo brevissimo.

Bellissima infine la sua canzone in cui ha messo in musica la parabola della Samaritana, colei che attinge l’acqua al pozzo (il pozzo di Giacobbe) e parla con Gesù.  E la Samaritana, comprende, per prima, che quello con cui parla è il Messia.

Chiaramente ha sollevato un polverone e come spesso capita, interviene la censura o la santa inquisizione. La risposta di Famiglia Cristiana http://www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/visto/articolo/celentano_150212095421.aspx

Non una parola su come questo artista sia riuscito così bene a mettere in poesia ed in musica una parabola evangelica. (Per chi volesse leggerla: Giovanni 4, 1-42)

L’ARROGANZA A RETI UNIFICATE

L’ARROGANZA A RETI UNIFICATE

Cinque interviste Tv “comandate” da Berlusconi per fare propaganda elettorale. Giornalisti in ginocchio e Authority troppo occupata per intervenire. Una brutta pagina per l’Italia.
21/05/2011

 I giornali avversari avevano fatto un cauto pronostico: vedrete che Berlusconi, dopo il lungo silenzio postelettorale, tornerà a farsi vivo. Forse una conferenza stampa, forse un’intervista in Tv. Una sola, ritenevano; nessuno immaginava che potesse farne cinque in un colpo solo, non perché i giornalisti le avessero implorate ma perché è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre Tg di Mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona. Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori Tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già parecchio delicato, ulteriormente si complica.    

     Esiste una AgCom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Già il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c’è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi. Ma tutti zitti. E lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone. Pare che la Commissione debba riunirsi mercoledi prossimo, lasciando che nel frattempo Berlusconi faccia altri monologhi davanti a reverenti cronisti. Nessuno dei quali, superfluo notarlo, si è sognato fin qui di avanzare contestazioni o anche semplici obiezioni.

     Ora non è da dubitare che i membri dell’AgCom siano carichi di incombenze private, tanto da dover rinviare una riunione di interesse pubblico. Ma se ritengono di poter attendere mercoledi, tanto vale posporre a giugno o luglio; tanto i buoi sono già scappati.

       L’imposizione del primo ministro e l’acquiescenza delle reti pubbliche hanno suscitato violente reazioni, che oggi riempiono i giornali: dall’illegalità al paragone con la Bielorussia. Superfluo citarle per esteso. E’ da chiedersi piuttosto quale effetto avranno queste esternazioni a reti unificate, non tanto per il loro contenuto quanto per la linea padronale che esprimono. Di nuovo o inatteso, Berlusconi non ha detto nulla. Al più si è maggiormente avvicinato a Bossi per la faccenda della Grande Moschea, degli zingari incombenti e della sinistra inaffidabile. Copione conosciuto.       

     Che ciò serva per i ballottaggi, o dia esito negativo, è tutto da vedere. Sembrava che il premier fosse stato colpito dai commenti dopo il voto, dove si giudicava assai più dannoso che proficuo l’avere impostato un referendum sulla sua persona. Evidentemente non è così. Se prima aveva “mostrato la faccia” in singoli comizi, adesso siamo ad una carica di tipo alluvionale. E condotta non su iniziativa dei singoli Tg ma, ripetiamo, convocando d’autorità le redazioni private e pubbliche.   

     Qualcuno troverà che si tratta di un giusto contraltare ai Santoro, Floris e sinistra assortita, visti dal premier, ed anche dal suo elettorato, come il fumo negli occhi. Altri baseranno il loro giudizio sull’arroganza del potere, che da noi è raramente premiata ma non demorde. E chissà come saranno accolti i tre ministeri in regalo elettorale, due a Milano, secondo le indiscrezioni, e uno a Napoli.    

     Comunque, non c’è che da aspettare. Per il momento, senza bisogno di attese, sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo Tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette.  

Giorgio Vecchiato
(Dal sito di Famiglia Cristiana)
 

QUINTINO SELLA E LA TASSA SUGLI ALLOCCHI

QUINTINO SELLA E LA TASSA SUGLI ALLOCCHI

Quintino Sella la chiamava “tassa sugli allocchi”: una tassa  su coloro che meno hanno, su coloro che meno sanno e su coloro a cui di solito la politica non spiega niente per evitare che la conoscenza provochi un sussulto di coscienza politica.

Per finanziare  le politiche sociali del Welfare, il ministro dell’Economia si è inventato la tassa sui giochi e le lotterie,  per un valore piuttosto modesto rispetto alle necessità.

Nessuno si ricorda più del piccolo Devid, morto in piazza Maggiore a Bologna. La società italiana è distratta ed i suoi governanti ancora di più. Devid non è morto di freddo, ma “di povertà”. A causa delle politiche sociali vuote, interrotte,  disarticolate.

Il Welfare all’italiana” è in caduta libera. E mette, ormai, in fila drammi, uno dopo l’altro. Siamo a dieci anni dalla legge 328 dell\’8/11/2000, conosciuta come  “Legge quadro per un sistema integrato di interventi e servizi sociali”, e di quella legge non c’è più traccia.

Fu approvata con i voti del Centrosinistra e senza l’opposizione del Centrodestra, ma in questi ultimi 10 anni è stata snaturata e disarticolata.  S’è fatto in modo che il suo spirito, la speranza che indicava,  sparisse dall’orizzonte del paese. I finanziamenti, si sono ridotti a un livello talmente basso da essere quasi inconsistenti.

Tre anni fa, (2008, prima del governo Berlusconi), il Fondo per le politiche della famiglia era dotato di 346 milioni di euro. Nel 2010 si è scesi a 52 milioni. Il Fondo per le politiche sociali passa da 929 milioni di euro a 75. Quello per l’affitto da 205 milioni a 33. Il Fondo inclusioni per gli immigrati da 100 milioni a 0 (zero). Stessa sorte per il Fondo servizi per l’infanzia da 100 a 0 (zero). In totale, negli ultimi tre anni, i Fondi statali di carattere sociale sono stati tagliati del 76 per cento.  E la previsione fino al 2013  è di un ulteriore taglio, pari al 21 per cento.

Si sono persi per strada 2 miliardi di euro per la spesa sociale. Ipocritamente si continuano a pubblicare Libri bianchi e Libri verdi sul Welfare. Si fotografa la realtà e si indicano prospettive future. Cosa abitudinaria del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, parlare di prospettive future senza consistenza  e senza un seguito positivo.

Le risorse  lasciate dal taglio drastico di Tremonti  o la loro mancanza totale spingono alla sussidiarietà. Ma non per convinzione politica e costituzionale, ma solo per nascondere un deficit sociale. Tanto poi c’è il volontariato, che supplisce a uno Stato che disarticola il welfare. Oppure, passa alle politiche del sussidio: bonus e social card, che non risolvono nulla.

Ma in parlamento si parla d’altro. Di processo breve. Di riforma della giustizia, Di magistratura comunista. Di separazione delle carriere dei giudici. Di legittimi impedimenti. Di Ruby. Di Minetti. Di Lele Mora e Fede. Di mettere bavagli alle intercettazioni. Di par condicio nell’informazione. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Mentre la gente continua a morire di povertà.

(Fonte dati:  vari quotidiani)

DIO TI BENEDICA – BAGNASCO A BOSSI

 
QUANDO IL MONDO CAMMINA A TESTA IN GIU’ SUCCEDE ANCHE QUESTO: LA LEGA E’ IL MIGLIOR PARTITO CRISTIANO CHE ESISTA

bandiera_legaDopo tanta diatriba tra il settimanale paolino “Famiglia Cristiana”, e la Lega del tutto incomprensibile mi è parsa la farsa del cardinale Bagnasco, attuale presidente della Commissione Episcopale Italiana, di ricevere i rappresentanti leghisti, alla sua “prima” apparizione pubblica ufficiale.

Il Ministro Maroni ha denunciato il settimanale cattolico, definendolo giornale eversivo, che scrive cose che neanche i centri sociali scriverebbero, un giornale che parla a vanvera.

Il primo ad aprire le danze è stato Roberto Castelli: “Famiglia Cristiana non è né l’Osservatore Romano, né l’Avvenire, quotidiani che si rifanno alla ufficialità della Chiesa Cattolica. E’ in realtà un settimanale da sempre fortemente connotato a sinistra, largamente diffuso semplicemente perché viene regalato in molte parrocchie italiane. E’ un settimanale firmato dai cattoconunisti che si riferiscono a quell’area di sinistra che è stata duramente castigata dagli italiani e lasciata fuori dal parlamento”.

Quindi è il turno di Borghezio: “Saremo costretti a far circolare un passaparola di questo tenore: la famiglia padana non compra più Famiglia Cristiana! Quello di Famiglia Cristiana è un attacco iniquo a un provvedimento che non è una schedatura, ma un censimento. Un attacco malevolo che avalla in maniera brutale il tentativo di trasformare il Ministro Maroni in una specie di Mengele”.

Maroni, anche lui, ha invitato le persone a boicottare il settimanale, perché, secondo lui, è diventato un partito politico e chi lo compra finanza un partito parallelo che vuole la disintegrazione dello stato e di queste istituzioni.

E Bossi, da par suo ci mette un pezzo da novanta: “Bisogna rivedere il concordato”.

Poi è toccato all’Avvenire, giornale della CEI, il cui direttore non ha condiviso l’attività del premier, denunciandone il comportamento scandaloso, l’immoralità e tutto quello che segue. Ha puntato troppo in alto. Non c’è voluto molto alla CEI, farlo saltare e così è stato.

Pur essendo stato eletto nel 2007, Bagnasco non aveva ancora ricevuto ufficialmente alcun politico. Ma è tradizione della CEI, cominciare la propria attività ufficiale, con l’incontro con un politico e la scelta di quale politico ricevere da parte di Bagnasco, per la sua ufficializzazione pubblica, è caduta su Bossi e compagnia.
Casini non era possibile, perché comunque non è nella maggioranza ed è anche divorziato. Berlusconi, sarebbe stato il massimo, ma con i trascorsi da peccatore pubblico e da divorziato qual è, forse il cardinale, pur desiderandolo, non si è azzardato ad esporsi. Allora, della attuale maggioranza, non gli restava che Bossi.
Bossi naturalmente ne ha approfittato per dimostrare che è un perfetto cristiano, che le sue radici sono ben salde e soprattutto, a mio avviso, si è fatto fedele portatore del messaggio berlusconiano: non mettiamo le mani sull’8 per mille, facciamo diventare i professori di religione come gli altri, finanziamo tutte le opere religiose che volete, il testamento biologico secondo Ratzinger e così via.

Il leader del carroccio, già impegnato a crescere nelle regioni del Sud dove il PDL resiste, ha deciso, con questo gesto, di accentrare a sé anche l’elettorato potenzialmente vicino all’UDC.
In un attimo si è cancellato tutta la lunga lite tra la Lega, Famiglia Cristiana e l’Avvenire. Con le dimissioni di Boffo, anche il comportamento immorale del premier, le leggi xenofobe sui clandestini “delinquenti” per definizione, sono state accantonate.

Il Cardinale Bagnasco, ricevendo Bossi e la sua compagnia, ha dimostrato di apprezzare il progetto contro l’immigrazione clandestina e di condividere con la Lega Nord, le idee relative agli argomenti riconducibili alla bioetica.

Non si dica poi che la Chiesa non si concentra sui devoti, per farlo investe su chi può avere più voti.