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L’EUROPA VUOLE INSEGNARCI COME FARE IL CIOCCOLATO E CI LASCIA SOLI SUL NODO IMMIGRAZIONE

L’EUROPA VUOLE INSEGNARCI COME FARE IL CIOCCOLATO E CI LASCIA SOLI SUL NODO IMMIGRAZIONE

Lo constatiamo ogni giorno.

Noi italiani siamo odiati da tutti i paesi vicini.

L’Europa ci lascia soli ad affrontare i migranti, accusandoci di scarsa sensibilità umana.

Forse siamo odiati perché l’Italia, a forma di stivale, circondata dal mare e difesa dalle Alpi, è il più bel paese del mondo?

O forse ci odiano per la nostra immensa storia, consapevoli che l’Impero Romano ha dominato per secoli, tutto il mondo che si conosceva a quei tempi, portando ovunque la civiltà?

Ma forse più che odiarci, i Paesi che stanno attorno, come la Germania e la Francia, ci temono e spesso tentano di tenerci fuori dai giochi.

Basta osservare le manovre della Francia in Libia (a parte le frizioni scaturite dopo le polemiche sulla nave Aquarius), per allargare la propria egemonia economica nel campo delle estrazioni di petrolio, dove noi siamo forti.

La Francia soprattutto ha sempre avuto una competizione naturale con l’Italia e a volte ci ha fatto lo sgambetto.

Dai francesi, come abbiamo dimostrato in questi giorni sui migranti, non accettiamo lezioni, dai tedeschi non dobbiamo accettare eccessive richieste di rigore finanziario, come se fossimo un Paese da terzo mondo.

L’Europa è un’altra cosa.

Vuole insegnarci come fare il cioccolato e ci lascia soli sul nodo immigrazione.

Non abbiamo nulla da imparare, né dall’Europa, né dai vicini di casa.

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RIDATECI MINNITI

RIDATECI MINNITI

Salvini vuole fare un campo di detenzione per i migranti in ogni regione. In attesa di epellerli. E così nel frattempo e nell’attesa di mandarli tutti al loro paese (sempre che li rivogliano), liberiamo l’Europa dai suoi doveri di accoglienza e trasformiamo l’Italia intera in una Lampedusa gigante e in una polveriera.

 

I CONTI NON TORNANO E ALLA SBRONZA COLLETTIVA SEGUE IL MAL DI TESTA

I CONTI NON TORNANO E ALLA SBRONZA COLLETTIVA SEGUE IL MAL DI TESTA

Li hanno coccolati, alimentati, fatti crescere con una benevolenza ruffiana e connivente. Perfetti lacchè.

Mai un contraddittorio, mai domande capaci di svelare l’inconsistenza e la fragilità di proposte irrealizzabili.

Sono saliti tutti sul carro dei vincitori.

Giornalisti folgorati sulla via delle stelle, intellettualoidi radical chic in cerca di un porto nel quale spiaggiarsi, attori e attrici sul viale del tramonto, cantanti che, avendo smarrito la vena creativa, cercavano nuovi mecenati che li sponsorizzassero.

Rivoluzionari della domenica, sinistrati in cerca di vitto ed alloggio.

Tutti a raccontarci del “nuovo” che stava avanzando, del verbo del sacro blog e del gazebo padano.

Li incensavano servili e proni, tutti pronti a sperticarsi nell’elogio dell'”honestà”, della democrazia diretta, delle forche giustizialiste di piazza.

Mentre il padrone della Srl si arricchiva ed aumentava il suo potere, incitando i suoi adepti a sputtanare gli avversari sul web, nel silenzio complice di ciò che resta della stampa italiana.

Dopo mesi di farsa seguiti alle lezioni nazionali, dopo che I vincitori le hanno tentate tutte per giustificare fallimenti e promesse elettorali irrealizzabili e dopo avere tentato di trovare un capro espiatorio alla loro inettitudine, prima il PD e oggi l’Europa, oggi, come risvegliatisi improvvisamente da un lungo letargo della ragione, gli “intellettuali” italiani sono costretti ad affrontare la realtà.

Non siamo alla presa di coscienza piena del danno arrecato al paese, non parliamo poi di autocritica, ma qualche flebile voce dissonante nel panorama adulante del giornalismo italiano inizia a scorgersi all’orizzonte.

Chi a sinistra li ha votati quasi giocando, quelli che “La Srl è una costola della sinistra”, oggi sono silenti, paiono essersi liquefatti, comprendono che lo “scherzo è finito” e sta per arrivare il conto salato da pagare.

Le menzogne si palesano.

I conti non tornano ed alla sbronza collettiva segue un mal di testa insopportabile.

Molti saranno coloro che per un tempo indefinito resteranno tramortiti, travolti da questo delirio di massa, ma avere costretto Lega ed Srl a confrontarsi, con la fatica del tentativo di governare, li ha svelati nella loro fatua inconsistenza, nella demagogia surreale della loro proposta.

 

BERLUSCONI SEMPRE SULL’ALTALENA

BERLUSCONI SEMPRE SULL’ALTALENA

Lo sappiamo da tempo, ma continua a stupirci e soprattutto non comprendiamo come sia possibile che un personaggio carnevalesco come Berlusconi possa raccogliere ancora tanto consenso in Italia  anche dopo che ci ha portato quasi al fallimento e al governo tecnico di Monti.

Ma si sa vanno di moda i comici.

Berlusconi in questa campagna elettorale sta giocando in maniera ambigua, perché è ambigua la sua l’alleanza di Centrodestra, con Salvini e Meloni, alle prossime politiche del 4 Marzo 2018.

Un giorno Berlusconi si maschera da “popolare europeista”,  va a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea Juncker e al PPE (Partito Popolare Europeo), va dalla Merkel e dal Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a cercare il riconoscimento in Europa come leader del Centrodestra Italiano. Rassicurando il PPE che Salvini non farà mai parte del Governo.

Ma quel che è fuori dall’ordinario è che neppure lui potrà essere al governo, nonostante faccia il leader e quindi rassicura un niente di niente. Non può promettere ciò che non potrà fare. Salvini, una volta avesse lui la barra del timone, darà una bella pedata nel sedere a Berlusconi, lo metterà in un angolo perché stia zitto. Salvini potrà farlo visto che dove si comanda Berlusconi non ci sarà.

Un altro giorno, invece, Berlusconi si maschera da “lepenista” quando, influenzato da quanto accaduto a Macerata, si mette a rincorrere Salvini sul problema dell’immigrazione. In questo caso la propaganda populista stravince e addio PPE.

Per Berlusconi è tutta colpa del sinistra l’eccessiva immigrazione, di chi altrimenti, peccato che non si ricordi che il Trattato di Dublino l’ha firmato lui nel 2003 e nel 2011, quando c’è stata la guerra in Libia. Allora i migranti arrivavano a frotte e la storia dell’immigrazione accelerata ha preso il via e altri debbono rimediare, come sempre.

A Palazzo Chigi c’era sempre lui. E tentare di dare la colpa agli altri è da ipocriti.

Un consiglio: mai fidarsi degli ipocriti.

LA DEMONIZZAZIONE OTTIENE L’EFFETTO OPPOSTO

LA DEMONIZZAZIONE OTTIENE L’EFFETTO OPPOSTO

Pare che la specie umana sia l’unica che non impara dai propri errori.

Tra i diversi tipi della specie umana svetta per perseveranza la sottospecie dei tecnocrati europei e più in generale nel mondo.

Tralasciamo Trump e guardiamo all’Europa: nel Regno Unito la Brexit, Mateusz Morawiecki in Polonia, Heinz Christian Strache in Austria,  Viktor Mihály Orbán in Ungheria (idolo di Salvini), Recep Tayyip Erdoğan in Turchia, ecc.

C‘è persino mancato poco, che a furia di dipingerla come il diavolo, una come Marine Le Pen  (grande dea per Salvini) diventasse Presidente della Repubblica francese.

No, con tutta evidenza, la demonizzazione non basta, anzi può produrre effetti opposti.

Il sentimento di ostilità nei confronti delle istituzioni europee non è frutto di un pregiudizio, ma è figlio dell’esperienza storica. Non c’è stata crisi politica, economica o sociale che abbia visto la cosiddetta Europa accreditarsi come possibile soluzione. A torto o a ragione, la percezione è stata opposta: se le cose vanno di male in peggio è colpa dell’Europa.

Forse non è del tutto vero e neppure del tutto falso, ma ormai è un sentimento diffuso.

L’esperienza storica ci ha anche insegnato che chi promette la rivoluzione, di regola, bluffa, o quantomeno si illude.

L’abbiamo visto con Tsipras in Grecia, con Hollande in Francia, con Farage nel Regno Unito, con Puigdemont in Catalogna.

I cambiamenti politici richiedono tempi lunghi e, nell’era della globalizzazione, vaste alleanze internazionali. Nessuna società è mai stata cambiata a fondo in un decennio.

Chiaro è che i Salvini e i Di Maio ci marciano.

Chiarissimo è che se mai avessero qualche chance di diventare maggioranza nel Paese ciò potrebbe avvenire solo grazie agli strali politicamente corretti levati dai tecnocrati europei come spesso accade.

A questo punto mi auguro che il sentimento di ostilità che esiste in Italia contro Renzi, (mai visto una roba del genere), porti effetti opposti, rispetto a quelli che i demonizzatori accaniti, auspicano, e che il Pd con Renzi vinca, anzi stravinca, le prossime elezioni politiche.

“IN CAMMINO”

“IN CAMMINO”

Senza anatemi, insulti e post autoreferenziali, tanto cari all’antipolitica, En Marche, con Emanuel Macron hanno reso vincente la loro rivoluzione dell’ottimismo: per il rinnovamento del proprio Paese e un nuovo modo di stare in Europa.

Anche qui, in Italia, recenti manifestazioni di confusione e litigiosità hanno bloccato riforme e rinnovamento. Prestando il fianco al più bieco populismo che non indugia ad inquinare il tessuto democratico con falsità, ingiurie e palesi dimostrazioni di incapacità amministrativa.

È quindi sempre più importante partecipare alle scelte della politica. Le Primarie del Partito Democratico sono l’occasione più prossima per iscritti ed elettori di scegliere la loro linea politica: unico esempio di democrazia interna in un panorama di movimenti e partiti che operano quali SrL o aziende padronali.

Domenica 30 aprile, sarò “In cammino” in questa consultazione. Esprimerò la mia preferenza alla linea prospettata da Matteo Renzi per stimolare quelle riforme che aiutino la ripresa economica, indispensabile a ridurre lo scarto fra chi ha tanto e chi è ai limiti della povertà. Il tutto in un contesto che opera per un’Europa più omogenea, meno rigida, più vicina alle proprie genti e pronta ad intervenire nelle problematiche del mondo, sempre nello spirito della sua millenaria cultura di pace e democrazia sorta sulle macerie di due terribili conflitti e della follia nazi-fascista.

UN LUNEDI’ PIU’ NERO PER TUTTI

Un lunedì più nero per tutti

trump2Già cominciata la guerra all’Europa.

di Giuseppe Turani | 17/01/2017

Trump detesta talmente l’Europa che vuol rendere persino più difficile agli europei visitare la Trump Tower: infatti ha già promesso limitazioni all’entrata per i provenienti dal Vecchio Continente, turisti compresi. Ma, soprattutto, è sceso in guerra contro l’Europa nel suo insieme. Dice che è una costruzione artificiale, morta o moribonda, e che va fatta a pezzi.

Questa durezza è spiegabile con il fatto che il nuovo presidente americano è un uomo d’affari: e negli affari la prima regola consiste appunto nel cercare di sbarazzarsi dei concorrenti. Se l’Europa dovesse davvero affondare, l’America rimarrebbe l’unico grande mercato (e potenza) occidentale: un obiettivo troppo ghiotto per non provarci.

E’ singolare, però, che su 28 stati membri dell’Unione europea solo un premier, la signora Merkel, abbia avuto la forza di protestare. Certo, la Germania è il paese più  forte e di fatto è quello che domina il Vecchio Continente, ma tutti gli altri hanno scelto il silenzio. Prudenti, forse troppo.

Sono gli stessi, poi, che volentieri si lamentano per lo strapotere della Germania in Europa, fenomeno vero e grave. E che non aiuta. Va anche aggiunto subito, però, che la Repubblica Federale, oltre a essere il paese più grande, è l’unico che funzioni correttamente, grazie alle riforme fatte più di dieci anni fa e che, ad esempio, Italia e Francia si sognano.

Ma poiché il 16 gennaio era, per convenzione, il blue day, il giorno più triste dell’anno, non ci siamo fatti mancare niente. Dopo l’attacco di Trump all’Europa, ecco l’attacco dell’Europa all’Italia: i nostri conti non sarebbero a posto e servirebbe una patrimoniale di 4 miliardi. La risposta va data entro 15 giorni. Sarà un caso, ma anche Bruxelles si è risvegliata all’improvviso: colpita  al cuore da Trump, ha deciso di dare a sua volta un calcio e ha scelto l’Italia, naturalmente.

Ma a questo punto Berlino poteva stare solo a osservare? No. E infatti la Germania, con una procedura che non ha precedenti al mondo, ha chiesto a Bruxelles di intimare al governo italiano di far ritirare dalla Fca (ex Fiat) una serie di vetture, giudicate dai tedeschi troppo inquinanti. Proprio loro che hanno appena pagato 4 miliardi di dollari agli americani a causa delle “loro” vetture  inquinanti. Il nostro governo ha definito “irricevibile” la minaccia tedesca. Ma l’aria che si respira è davvero piuttosto pesante.

Infine, il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime della crescita italiana nel 2017 e nel 2018. Davvero, una triste giornata.

(Dal “Quotidiano nazionale” del 17 gennaio 2017)

SONO GLI STESSI

SONO GLI STESSI

Sentire gli esponenti di FI, della lega e dei neri cespugli di destra dire che se vince il SI’, la riforma concede troppi poteri al presidente del Consiglio, o che esiste il rischio di una deriva autoritaria, è proprio una barzelletta. L’art. 95 della Costituzione, quello che attribuisce le competenze e i poteri al presidente del Consiglio non cambia. Non cambia. Ciò significa che proprio non l’hanno letta questa benedetta riforma che voteremo.

Questi sono gli stessi che hanno proposto agli italiani, nel 2006, una riforma costituzionale in cui il presidente del Consiglio aveva il potere di sciogliere il parlamento, di mandare a casa ministri, uno due o tutti, poteri che, per Costituzione, sono in carico solo il presidente della Repubblica. Cambiavano, con la loro riforma, le basi della Costituzione. E adesso se ne sono dimenticati: “temono l’uno solo al comando”.

La riforma attuale modifica il funzionamento degli organi statali,  e comincia dall’art. 55 in poi, lasciando immodificati quelli che riguardano i vari poteri, legislativo, giudiziario ed esecutivo. Bisogna leggerla per capirla, altrimenti si parla per sentito dire o a vanvera.

La riforma che andremo a votare il 4 dicembre prossimo, quindi, non cambia il potere del presidente del Consiglio e neppure quello del presidente della Repubblica. Cambia il modo di eleggere il presidente della Repubblica, rendendolo più vincolante E meno male!

Sono gli stessi che hanno approvato il “porcellum”, la legge porcata che non consente di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato, legge che ha creato un’infinità di problemi di governo, tanto che Prodi, nel suo anno di governo, non è riuscito a fare quasi nessuna legge.

Sono gli stessi che hanno votato che la minorenne marocchina era nipote di Mubarak, una assurdità sostenuta davanti agli altri parlamentari, e a tutto il paese, con una faccia tosta incredibile.

Sono gli stessi che hanno portato il paese ad essere la barzelletta dell’Europa, e del mondo.

Sono gli stessi che hanno portato lo spread a oltre 500 punti di differenziale.

Sono gli stessi che hanno accettato il diktat della parità di bilancio,  e l’hanno fatto votare in parlamento mettendolo nella Costituzione.  E, disgrazia nostra, votata anche dal Pd dell’allora segretario smacchiatore di giaguari!

Sono gli stessi che hanno accettato le imposizioni della commissione europea sulla sovranità italiana.

Sono gli stessi che ora hanno il coraggio e la spudoratezza di riproporsi come salvatori, dopo aver declassato il nostro paese al livello più basso di fiducia e stima in Europa e nel mondo.

È proprio vero che gli italiani hanno memoria corta. Possibile che ci siano persone di sinistra che accettano di votare con personaggi simili? Sì, incredibilmente succede, per un unico scopo: mandare a casa Renzi per riprendersi quello che ritengono di aver perso.

Tutti gli arzigogoli che inventano a difesa del no alla riforma, sono solo fumo negli occhi, per toglierci la capacità di vedere alla fine qual è il vero scopo del votare no.

Ma è un gioco ad arte.

Si vuole indebolire Renzi, per costringerlo a restare, nel caso di vittoria del no, per farne un burattino da strapazzare a piacimento.

A questo Renzi, che è un vero boy scout e sa che cos’è l’onore e il rispetto, non ci sta. Il suo motto è “lasciare il mondo meglio di com’era prima”. Siamo sicuri che non resterà a condizioni diverse. E ne siamo contenti.

Berlusconi ha detto che il 5 dicembre (convinto che vincerà il No) si siederà al tavolo della trattativa con me. Sappia che a quel tavolo ci troverà Grillo e D’Alema non me.
Matteo Renzi

renzi-a-berlusconi

 

 

PICCOLA SODDISFAZIONE

islanda-2011-114-4PICCOLA SODDISFAZIONE

Quando l’altra sera la piccola e fiera Islanda ha mandato a casa gli inglesi estromettendoli dal campionato europeo, molti, come me, avranno avuto un moto intima soddisfazione.

La metafora dell’essere “diversi”, costi quel che costi, ha avuto il suo epilogo, che da politico-economico è divenuto sportivo.

Le responsabilità, per come si trova adesso l’Europa, sono molto diffuse. E’ una comunità con scarso appeal per i suoi cittadini, troppo legata a calcoli da pallottoliere, finanziari ed economici e poco incline alla solidarietà ed alla cessione di sovranità da parte dei suoi stati membri.

Troppo soggetta agli umori e agli interessi specifici di casa tedesca, troppo rigida ed incapace di progettare il suo futuro, perché troppo floscia nei confronti della Germania.

Un paese, la Gran Bretagna, con una classe politica mediocre che, bluffando al ricatto dentro o fuori la comunità nel tentativo di strappar concessioni non solo per qualche settimana, ma per anni, facendo finta di niente, si è poi scoperta di non essere poi tanto amata dagli altri Stati membri, e incapace di arginare il fuoco pericoloso che chiedeva a gran voce la Brexit.

Imperialista da sempre, questa volta il gioco non ha funzionato. La storia di uno stato, di un’isola da sempre sentitasi diversa, estranea al vecchio continente. E un po’ diversi i britannici lo sono, a comminciare dalla guida a sinistra, sulle strade.

A questo quadro di desolazione si è affiancata l’assenza di solidarietà generazionale, quella che ha portato i vecchi a sposare la causa della Brexit in contrasto con i più giovani che, all’opposto, si sentono figli di questo imperfetto sistema, migliorabile ma non da abbattere.

I giovani si sono dimostrati paradossalmente più lungimiranti dei loro “padri” egoisti.

Ci augurianmo che l’uscita della Gran Bretagna sia quindi rapida e senza tentennamenti, senza mediazioni e terze vie, che renderebbero l’istituzione Europea ancor più fragile.

L’antieuropeismo serpeggia nel continente, un virus subdolo, pericoloso, cavalcato da politicanti miopi e spregiudicati. Questa potrebbe paradossalmente essere una delle ultime occasioni per salvare la comunità, rimettendone in discussione gestione ed obiettivi.

Che il “gioco” europeo sia dunque di squadra: umile, laborioso, senza voglie di protagonismo esasperate, capace di farci sognare, ambizioso. Esattamente come quello della piccola e vincente Islanda.

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA

imagesParafrasando Marx, uno spettro si aggira per l’Europa: l’Europa.

Una volta era un mito, poi è diventata realtà, ora è un incubo.

Nazioni che chiudono le frontiere perché “non passi lo straniero”, nazioni che vogliono alzare muri contro lo straniero, nazioni che rimandano indietro (in Italia) gli stranieri, nazioni che eleggono governi contro gli stranieri, nazioni che non vogliono “neanche uno straniero”.

E c’è l’Italia, che di “stranieri” è ormai stracolma, come in un barcone che sta per affondare.
E poi, nazioni a rischio default, nazioni coi missili puntati, nazioni in armi.

Non siamo più l’Europa dei popoli, pensata e voluta dai padri fondatori (De Gasperi, Adenauer, Schuman); siamo ormai semplicemente una carta geografica.

Per essere più schietti, siamo una carta igienica. Con rispetto parlando, s’intende.

“Siamo al lavoro per l’unità del Pd. Renziani o no, vogliamo che questo governo abbia successo per il bene del Paese e perché il Pd è l’ultimo argine alla deriva populista”.

In Inghilterra, in questi giorni, ne abbiamo avuto una dimostrazione pratica, di questo incubo Europa attuale.

“Jo Cox, parlamentare laburista inglese, è stata ammazzata. Uccisa da un pazzo che gridava “Prima l’Inghilterra”, incitato da tutti quelli che urlano con lui “Prima gli italiani”, “Prima gli austriaci”, “Prima i tedeschi”, “Prima i francesi”. Chi l’ha uccisa era armato dall’odio che scorre a fiumi in Europa, dal risentimento, dall’egoismo di nazioni che hanno costruito il proprio benessere sulla disperazione e la sopraffazione di altri.
Jo è stata ammazzata. Ha lasciato due bambini e i molti altri che disperati arrivano in cerca di pace e futuro”.