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PUZZA SU PUZZA

PUZZA SU PUZZA

Da un po’ di tempo, ogni tanto, la sera, c’è qualcuno vicino a casa mia che accende il barbecue. Niente di male, ognuno a casa propria può fare quello che vuole, solo che l’aria si impregna di una puzza disgustosa che penetra nelle case.

Abbiamo la fortuna di abitare in una zona molto bella, con case contornate da giardini e spesso da alberi maestosi. Comprendiamo anche che i giardini, grandi o piccoli che siano, sono il luogo ideale per invitare amici e preparare un bel barbecue all’americana, con tanti amici e casse di birra.

Ma c’è un problema per i vicini.

Teniamo le finestre aperte, almeno nelle ore serali, quando l’aria sembra un po’ più fresca, ed ecco che arriva la puzza di carne bruciacchiata. Penetra dentro casa e impregna tutto quello che c’è, libri, divani, lenzuola, tende, abiti, poltrone e così via. Persiste.

Perché non vanno un po’ al mare? Così si risparmiano anche la fatica di soffiare nella carbonella o in quello che serve per bruciare, e anche soprattutto lascierebbero respirare i vicini?

Mi si risponderà: perché non ci andate voi al mare. Magari potessimo, dico io.

Abbiamo già la puzza dello smog, se si aggiunge anche quella del caprone messo su una griglia bollente, beh, non è il massimo. Puzza su puzza.

In casa ho acceso tutto quello che è possibile, condizionatori, ventilatori, ho spruzzato spray deodoranti per la casa, finendo col peggiorare la situazione. Personalmente è un odore che non sopporto.

Ho fatto anche una lunga e gradevole doccia e mi sono spalmata addosso almeno quattro strati della crema più profumata che ho. Tutto il possibile, in una città che per tre mesi di fila sfiora i 40 gradi. Tuttavia la puzza del barbecue rimane per un bel po’. E non è piacevole.

Sono le conseguenze di un’estate in città e dei forse nuovi sconosciuti vicini, amanti del barbecue….. Aspetto con ansia la neve.

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L’ESTATE

L’ESTATE

L’estate è per tutti ed è di tutti.

La rima farebbe “belli e brutti”.

Ma anche “giovani e vecchi” va bene.

“Magri e grassi”, per continuare sulle opposizioni di questa società giovanilistica e anoressizzante.

Ma ancora di più, è di tutti coloro che la amano e se ne lasciano, ineluttabilmente, conquistare.

Amanti del caldo e amanti del fresco, quelli che si lamentano e quelli che si lasciano andare, chi ama e chi fugge l’amore, chi è sano e chi spera di farsi sanare dal sole e dal riposo, chi va in vacanza e chi può solo sognare sulle vacanze altrui.

L’estate è per tutti ed è di tutti.

Mi piace l’estate.

Le lunghe serate. La luce blu della notte. La luna splendente, i tramonti, la polvere e il sudore.

La frutta più buona di madre natura.

Il tempo ritrovato per gli amici, le cene con pomodoro e mozzarella.

I romanzi accumulati di inverno e abbandonati in attesa di questa stagione.

I vestiti leggeri, i colori vivaci.

Il bianco accecante del mezzogiorno, lo scorrere del tempo che sembra rallentare.

La lontananza da chi parte e la speranza del ritorno.

L’estate è per tutti ed è di tutti.

IL CHIASSO DELL’ESTATE

IL CHIASSO DELL’ESTATE

209173Un chiasso infernale oggi è entrato in casa. Impossibile avvicinarsi al terrazzino dove tengo le piante, per il forte stridore. La causa? Una cicala innamorata (forse) si era posata sulla tenda che copre il terrazzino e friniva a più non posso. Le sono andata vicino, perché era proprio dalla parte interna della tenda e visibilissima. Intenta com’era al suo canto non si è accorta che la osservavo. Sono stata prudentemente un po’ distante perché non credevo fosse  così grande come insetto. Ha le ali molto più grandi rispetto al corpo, e sono quasi trasparenti, fini e delicate come un pizzo. L’ho lasciata cantare fintanto che (finalmente) ha deciso di cambiare postazione.

Ho scoperto che a frinire sono i maschi delle cicale. Sotto l’addome sono provvisti di un organo stridulatore. L’ apparato sonoro è costituito da lamine (timballi) tese da tendini che le collegano a muscoli, sui lati dell’addome. Per produrre il suono l’insetto fa vibrare le lamine e camere d’aria provvedono alla risonanza. Non si tratta di un suono prodotto da sfregamenti di parti del corpo, ma di un suono potentissimo emesso da un apposito “apparato”. Questo canto ha funzione di richiamo sessuale per le femmine, che, come al solito, restano mute. Comunque anche il maschio, per quanto si strafoghi nel chiamare la femmina , si chiama sempre come la femmina: cicala. Un minimo di soddisfazione.

ESOPO: La cicala e le formiche

Era d’inverno, e le formiche stavano asciugando il loro grano, che si era bagnato. Ed ecco che una cicala affamata andò a chiedere loro del cibo. Ma le risposero le formiche: “Perché durante l’estate non hai fatto anche tu provviste?” Rispose la cicala: “Non ne avevo tempo, ma cantavo armoniosamente”. E quelle, ridendole in faccia, le dissero: “Beh, se nel tempo estivo cantavi, d’inverno balla”.

A FINESTRE APERTE

A FINESTRE APERTE ENTRA UNA  MUSICA DOLCE

Qualcuno nei dintorni è innamorato.

La musica è leggera, lontana e si sente appena.