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ALLA FINE QUEL CHE CONTA È QUEL CHE RESTA

ALLA FINE QUEL CHE CONTA È QUEL CHE RESTA

Se c’è un cosa che si impara gestendo un blog per alcuni anni è che vi sono notizie ed argomenti che appaiono importanti al momento ma che, col tempo, denunciano tutta la loro inconsistenza.

Così capita di rivedere articoli di qualche anno prima e ci si rende conto di quanto sia stato inutile dedicare tante energie a questioni molto futili.

Per esempio: le “elezioni politiche” rientrano perfettamente all’interno di questo paradigma: per un certo verso, ne sono l’emblema.

Tutta l’attenzione del paese è catalizzata per diverse settimane dalla campagna elettorale, tante discussioni e tanto cattivo sangue, poi, a partire dal giorno dopo, ogni cosa torna come prima, con i gialli sulle poltrone del governo al posto dei marroni, circondati dai verdoni e dai blu che gridano dall’opposizione.

E a ripensare al tempo speso per “informarsi”, per giudicare i “candidati”, per conoscere il pensiero di Caio o di Tizio, ci si rende conto di quanto sarebbe stato più proficuo starsene davanti ad una finestra con una tazza di caffè in mano ad osservare il panorama o ascoltare il traffico.

In un blog, nel suo piccolo, così come nella vita, occorrerebbe sempre saper distinguere tra ciò che appare importante ma che, in realtà, è insignificante e ciò che invece realmente conta.

Alla fine, quel che conta è quel che resta.

Ed è bene che le energie siano dedicate a tutto quello destinato a restare.

DICIAMOCELO

DICIAMOCELO

Pensare che Pisapia e il Mdp rappresentino oggi il “nuovo” della politica italiana è come credere che il Colosseo sia stato inaugurato la settimana scorsa.

Infatti, i diversi protagonisti che recentemente si sono fatti attorno all’ex Sindaco milanese, soprattutto, per ragioni di mera sopravvivenza esistenziale, sono tutti reduci di precedenti ed annose esperienze politiche oggettivamente non esaltanti. Sono quelli, per intenderci, dei perenni distinguo, delle litigi tanto al chilo e delle vecchie e stantie ricette che non solo non hanno funzionato nel passato, ma male si addicono oggi, sia al nostro tempo che al nostro prossimo futuro.

La verità vera, è che nel panorama politico italiano degli ultimi 40 anni, piaccia o meno ai suoi critici, l’unica reale novità, dopo la ultraventennale e fallimentare esperienza berlusconiana, l’ha rappresentata e la rappresenta Matteo Renzi.

Quel personaggio politico, cioè, che, seppure in condizioni tutt’altro che ottimali, ha avuto l’idea, la tenacia ed il coraggio di far saltare i vecchi e rituali schemi, rinnovare il contorto e criptato linguaggio della politica, defenestrarne le vecchie cariatidi, mettere le mani sulle diverse e complicate cause che hanno ingessato per tre quarti di secolo il nostro Paese e tentato di avviarne il complessivo ammodernamento.

Questo è un dato reale ed è anche conseguenza, del largo ed ostile fronte che gli si frappone.

Tutti sappiamo che i problemi del nostro Paese vengono da lontano. Sono problemi complessi e che taluni sono addirittura figli del nostro stesso modo d’essere e della nostra “cultura”.

Tutti sappiamo, inoltre, che a questi, nel triennio renziano non sempre è stata data la risposta giusta.

E’ indubbio, però, che molto si è fatto e che i risultati, per quanto lentamente, forse troppo lentamente, lo stanno a dimostrare.

Naturalmente, tali risultati li disconosco strumentalmente i suoi avversari interni ed esterni e, spesso, ne colgono il valore a fatica gli stessi beneficiati.

E ciò, sia per la diffusa pochezza culturale, sia perché non sono pochi quelli che pretenderebbero inesistenti capacità taumaturgiche ai processi politici che, invece, come sappiamo,necessitano di tempi lunghi per essere “toccati con mano”.

Non li riconoscono, altresì, anzi li ostacolano, e spesso con mezzi tutt’altro che leciti, anche i rappresentanti di quei poteri che hanno forti interessi a contrastarli.

Ciò nonostante, è il caso di sottolineare che quei risultati sono una realtà e quantunque li si vogliano ignorare, svilire e/o rallentare, difficilmente se ne potrà negare a lungo la concretezza.

Di fronte a questo complesso ed articolato quadro della situazione socio-politica italiana, assistiamo alla lacerazione ed alla ripetuta divisione di quelle stesse forze politiche che dovrebbero sostenere a spada tratta il rinnovamento; al conseguente disorientamento del corpo elettorale e, soprattutto, cosa pericolosissima quest’ultima, alla scelta di una fascia significativa di cittadini di affidarsi alle cure di improvvisati ciarlatani che, quantunque messi alla prova in talune grande realtà cittadine, Roma e Torino ne sono due evidenti e clamorosi esempi, hanno manifestato clamorosamente la loro incapacità ed insufficienza.

Quanto sopra per dire che la svolta per il nostro Paese, non è dietro l’angolo. Occorrerà ancora stringere i denti per realizzarla. Potremmo ritrovarci a fronteggiare nuove emergenze e forse anche delle sorprese negli immediati tempi che verranno e che per questo dovremmo seguire la rotta, senza farci ammaliare da vecchie sirene.

Anche in previsione delle prossime elezioni politiche, la scelta dei nuovi partner del PD, dovrà essere fatta con estrema cura, tenendo conto non solo dei numeri, ma anche della propria vocazione fondatrice, nonché della necessità di accompagnarsi a simili, ma senza immaginare automaticamente ritorni a quel passato di cui buona parte dei ricordi non solo non è piacevole, ma sarebbe assolutamente il caso di dimenticare.

Renzi e la sua squadra, la dirigenza del PD e lo stesso suo ampio elettorato, non hanno affatto bisogno di nuove frizioni interne, di lacerazioni e costanti polemiche, degli stessi scenari ai quali recentemente hanno assistito e, soprattutto, non avrebbero la pazienza di sopportarle ulteriormente.

Buon lavoro.

POI SI CAMBIERA’ COME SEMPRE

POI SI CAMBIERA’ COME SEMPRE

Bandiera_ItalianaLa Spagna non riesce a formare un governo. Nelle ultime recenti elezioni, come si sa, nessun partito ha avuto la maggioranza e quindi sarebbe necessario formare una coalizione per governare. Un momento delicato, tanto che si sta parlando di “prossime elezioni”.

La stessa cosa potrebbe succedere al nostro paese, se al referendum costituzionale, prevalesse il “no”.

Forse, con la vittoria del no, e nuove elezioni, potrebbe darsi che la vittoria toccase ai 5 stelle. Tuttavia, dopo, con un senato che rimarrebbe così com’è attualmente, difficilmente potrebbero avere la maggioranza assoluta. Come farebbero a governare da soli? Impossibile. Chi vorrà stare con loro?

Io credo che non ci sarà un partito o movimento che vorrà governare con qualcun altro.

Per ovvi motivi.

Noi italiani, in una coalizione non sappiamo starci.

L’abbiamo provato per 70 anni ormai, ma nessuna ha retto, per un tempo sufficiente a garantire una certa stabilità. Poteva reggere il governo del 2008, quando Berlusconi, riuscì a strappare la maggioranza sia alla camera che al senato, ma abbiamo visto com’è finita. Un fallimento anche lì.

Non dobbiamo aver paura che, se vince il “sì” al referendum, il m5s vada al governo. Ci vada, ci provi.

Il nostro paese ha vissuto momenti terribili, quello delle stragi, quello della morte di migliaia di innocenti per gli attacchi fascisti.

Potrà sopportare anche il m5s, poi si cambierà, come sempre.

AL MIO PARTITO DEMOCRATICO DICO…

bandieraAL MIO PARTITO DEMOCRATICO DICO...

NELLA QUASI SCONFITTA VOGLIO ANCORA PIU’ BENE AL PD

Gli sarà chiesto di fare l’impossibile.

Gli sarà chiesto di fare alleanze contro natura.

Gli sarà data la colpa di tutte le malefatte del governo Monti in questo ultimo anno.

Gli sarà imputata la sconfitta perché non ha promesso favole.

Gli sarà sbattuto in faccia la poca capacità attrattiva.

Gli sarà rinfacciato di non aver fatto niente quando è stato con Monti al governo.

Gli sarà azzoppata qualsiasi iniziativa perché si trova a latere un partito sfascista per eccellenza.

Gli sarà impedito qualunque movimento da una destra rissosa e col culo che ride.

E chissà quante altre cose gli saranno imputate.

Per tutto questo gli voglio ancora più bene.

E non ho niente da rimproverargli.

Perché ho la certezza che esistano ancora destra e sinistra e che esista una politica con ideali irrinunciabili, non collegati ad interessi personali.

IL 12 E IL 13

IL 12 E IL 13

costa3La crisi economica, il terremoto in Emilia, il ritorno di B, l’affondamento della Costa Concordia, Er Batman, Sandy (l’uragano), il 2012 (bisestile) è un pacco assoluto.

Dovremmo forse preoccuparci del fatto che il 2013 è il primo anno, dal 1987, con le quattro cifre diverse tra loro?

Potrebbe andare anche peggio, salvo una cosa che il 13.13.13  continuerà a non esistere.

Per il 2013 l’Onu ha indetto il primo giorno mondiale della felicità il 20 marzo. Forse non sapeva che prima dovevamo sorbirci una campagna elettorale.

La sera del 15 febbraio 2013 potremo dire grazie, steroide 2012 DA14, per averci soltanto sfiorato. Se toccasse il nostro pianeta questo sasso grande come una piscina olimpionica, piallerebbe un’area grande come mezza Valle D’Aosta.

Secondo una società di previsioni, la Sparks & Honey, non basta arrivare al 2013, dovremo aspettare ancora qualche anno perché si possa comunicare via Internet schioccando le dita, e pazientare ancora un po’ prima di farsi guidare nel traffico dall’automobile. Pazienza, e di pazienza ne abbiamo tanta.

OBAMA – ROMMEY

OBAMA – ROMMEY

Nei giorni scorsi ho seguito in tv le “Convention” americane: repubblicana (destra) e democratica (sinistra).

Chiarissimi sono i programmi e chiarissima è la persona che li dovrà portare avanti. In quel paese non si fanno alleanze, più o meno strane, non si fanno inciuci, o grandi alleanze, né prima né dopo le elezioni. L’elettore sceglie il programma e la persona. Punto.

Votare repubblicano (Rommey) significa schierarsi dalla parte di chi ha di più e ha paura che la crisi possa intaccare le sue posizioni di rendita. Votare democratico (Obama) significa spingere per una politica che ha al centro il riscatto dei più deboli, di donne e giovani che premono per entrare nel mercato del lavoro e di operai che temono di perderlo.

È meno bello, credo, che la campagna elettorale sia sostenuta con contributi privati. Ed è ovvio che chi può spendere sono i ricchi e quindi Rommey ha raccolto almeno tre volte la somma che ha raccolto Obama. Ciò potrebbe significare una politica schiacciata sugli interessi dei ricchi sostenitori, ma del resto Rommey è stato chiaro: ai ricchi abbasserà le tasse e cancellerà la riforma sanitaria di Obama, riconsegnando in mano alle ricche assicurazioni la salute degli americani.

Avere una grande disponibilità economica per chiamare al voto gli indifferenti, può fare la differenza, dato che in quel paese votano poche persone rispetto agli aventi diritto. Insomma anche in America è possibile comprare voti. E la gara in questo modo si fa durissima.

Tuttavia ammiro ancora una volta la chiarezza dei programmi e la scelta delle persone. Sapere prima di andare a votare chi si sceglie e per che cosa è importante. Gli intrallazzi e le grandi coalizioni non mi piacciono. Anche noi dovremmo avere il coraggio di essere chiari nei programmi e gli elettori meriterebbero di conoscere chi li governerà, prima di andare a mettere la crocetta sul simbolo nella cabina elettorale.

Sono delle ovvietà, me ne rendo conto, ma in questo paese non è chiaro neppure ciò che è ovvio.

ELEZIONI ENTRO L’ANNO? FORSE

ELEZIONI ENTRO L’ANNO? FORSE

Forse non subito, a novembre, ma entro meno di un anno dovremo andare a votare.

Allora, sono cavoli amari:

– per Bossi & Maroni non si vota perché chiaramente sono delle merde.
– per Berlusconi & riciclati neppure a parlarne, sarebbe un ritorno agli incubi.
– per il Di Pietro mai più perché é quello che ha tirato in auge Scilipoti, De Gregorio e per opportunità si è messo a fare il verso a grillo.
– per il Vendola, non va bene, ama la retorica e la poesia, ma dovrebbe volare un po’ più basso per farsi capire.
– per il Casini & Cicoria (Rutelli) e amici no,  perché puzzano di incenso stantio.
– per i neonazisti alla Rauti/Storace, dio (si fa per dire) ci protegga.
– per il Fini assolutamente no, perché é un criptofascista sdoganato
– per le liste civiche, follia perché nascondono i riciclati di ogni colore.
– per il Grillo, neppure a pensarci perché é come votare Casaleggio & Sassoon e una dittatura via web.
– per il mago Zurlì e la Fata Turchina, no perché non sono candidati.

Resta il nuovo PD del Bersani, Baffetto, Fassino/Grissino, Renzi ecc. Si potrebbe, ma a guardare non solo non é mica tanto nuovo, ma di recente non é che abbia poi fatto benissimo. Se non altro perché non ha avuto il coraggio di andar a governare quando era suo dovere farlo, mettendo avanti il Monti a far il lavoro sporco. E questa oltre ad essere una brutta cosa non dà mica tanta fiducia.

Ed allora per chi si vota? O forse ce ne dobbiamo star a casa? Bello, ma non serve, anche se darebbe  soddisfazione morale.

A meno che tutta questa incertezza non sia solo un astuto lavoro preparatorio per il candidato unico (per ora ignoto) che ci imporrà la sig.a Merkel.

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

Prima o poi si sapeva che sarebbero tornati insieme, peggio del richiamo della foresta. Il tutto messo in piedi per ciurlare nel manico ed impedire che in parlamento si facciano riforme costituzionali che abbiano un senso logico e che servano a questo paese.

Com’è noto da qualche giorno, Pdl e Lega hanno fatto di nuovo comunella, ed hanno votato l’emendamento sul Senato federale, un voto che affonderà quel poco che di riforma costituzionale possibile e fattibile si stava facendo. Questo voto insieme al semipresidenzialismo ha il solo scopo di riunire le due forze politiche più disastrose di questi anni: Lega e Pdl, intenzionate testardamente ad impedire all’Italia di uscire dalle pastoie della seconda Repubblica.

Un pacchiano accordo sottobanco, uno sfacciato voto di scambio: io ti dò il sempresidenzialismo e tu mi dai il senato federale.

E’ una pessima notizia

Pdl e Lega prevedono di essere in minoranza nella prossima legislatura e stanno facendo di tutto perché chi vincerà alle prossime elezioni politiche non abbia la forza di governare il paese. Proprio come fecero con il porcellum, studiarono a tavolino il sistema per cui nessuno poteva più scegliere le persone ed un partito che avesse avuto anche solo il 30% dei voti poteva governare con 100 deputati in più, in forza del premio di maggioranza. Allora, dopo 2 anni di tormentante ed indecente campagna anti-Prodi, erano convinti di vincere ed il loro scopo era ottenere una maggioranza bulgara.

Si ripete lo stesso canone. Stavolta, però, sanno di poter perdere, di non avere la vittoria in mano e per questo cercano di minare il terreno su cui dovrà camminare il prossimo governo. Per poi dire “eravamo meglio noi”. Ogni manovra di questa pestifera destra, di questa unione balorda tra Berlusconi e Bossi, ha uno scopo ben preciso: se non “governiamo noi, non lo può fare nessun altro”.

C’è da dire che alla Camera Pdl e Lega non hanno la maggioranza e se anche la ottenessero, perché qualcuno viene loro in soccorso, non avrebbero i due terzi richiesti per modificare la Costituzione e quindi si renderebbe necessario un referendum.

Ma al Pdl e Lega questa cose non interessano, quello che interessa è mettere i bastoni tra le ruote a chiunque voglia ricostruire questo paese. Alla fine non si farà nulla e si dovrà tornare a votare nelle stesse condizioni in cui siamo.

La loro unione, dopo dieci anni di potere assoluto, senza dare il minimo ascolto all’opposizione,  ha fallito, ma come tutti i falliti vogliono trascinare nella loro caduta anche gli altri partiti. La colpa, si sa,  è sempre degli altri.