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LA NORMA AMMAZZA-ITALIA

LA NORMA AMMAZZA-ITALIA

La norma ammazza-italia fu varata l’8 maggio 2012 dall’esecutivo guidato dal super-tecnocrate Mario Monti, per avere effetto a partire dal 2014.  Questa norma arrivò con una lettera firmata Bce (Mario Draghi) all’allora governo Berlusconi,  imponeva brutalmente al governo italiano di introdurre nella Costituzione Italiana una clausola che obbligava perentoriamente il nostro paese a rispettare “Il pareggio di bilancio”.

Un’entità non eletta da nessuno ha ricattato e piegato un governo democraticamente eletto. Nessun rispetto del popolo, nessun rispetto della Costituzione, solo sopraffazione e applicazione della legge del più forte.

La modifica costituzionale passò, quasi sotto il totale silenzio. Si trattava di una grande modifica della nostra Costituzione ed il paese ne fu all’oscuro.

Chi lo sapeva erano i partiti al governo in quel momento e naturalmente chi era all’opposizione. Vale a dire, Monti, Forza Italia ed il Pd di cui Bersani era segretario.

Se esaminiamo il modo con cui fu imposta all’Italia questa modifica Costituzionale, vengono i brividi.

I politici appaiono solo come piccoli burattini senza coraggio, tirati coi fili in mano ad altri.

Il pareggio di bilancio è notoriamente una norma “suicida”, figlia dell’ideologia neoliberista e imposta per amputare, deliberatamente, la capacità di spesa, cioè di investimento.

Tutti gli economisti sanno che “il deficit pubblico” è, al netto, la ricchezza reale dei cittadini, imprese e famiglie. Al contrario, il pareggio di bilancio prefigura un “saldo zero”: lo Stato non spende per i cittadini più di quanto i cittadini stessi non versino in tasse.

Risultato: la morte clinica dello Stato come motore finanziario dell’economia nazionale.

E’ perfettamente inutile tagliare le tasse se prima non si aumenta la spesa pubblica, senza la quale va in sofferenza il comparto economico e quindi il lavoro.

Tra i silenziosi approvatori della norma-killer, per l’economia italiana, c’è Pierluigi Bersani, allora leader del Pd, che impose al suo gruppo parlamentare di piegare la testa di fronte al ricatto dell’oligarchia eurocratica, pur sapendo che il pareggio di bilancio avrebbe compromesso la Costituzione e mandato all’aria la nostra econnomia.

Eppure, lo scorso 4 dicembre, si alzarono barricate contro la proposta renziana di porre fine al bicameralismo perfetto, sopprimendo il Senato elettivo.  Una vera e propria ipocrisia da parte di chi allora era segretario del Pd. Però, con una bella faccia tosta, Bersani (e soci), oggi si appellano esplicitamente all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, quando hanno votato per lesionarla, quella Carta costituzionale, impedendole di garantire posti di lavoro.

Dopo lo strappo con Renzi, Bersani e Speranza hanno dato vita a Mdp insieme a D’Alema, cioè l’uomo che si vantò, da premier, di aver fatto registrare il record europeo nelle privatizzazioni.

Oggi, di fronte allo sbando generale della politica, nessun vero programma salva-Italia da Pd, Berlusconi e 5 Stelle, nessuno ha il coraggio di denunciare la viltà commessa quando fu accettata, senza discussione e senza informare il popolo italiano, la modifica Costituzionale che ci ha ammazzato in questi anni.

Ha voglia Renzi, di fare leggi per aiutare chi è senza lavoro, di modificare la legge sul lavoro, non ci riuscirà mai, perché quella clausola che lui non avrebbe mai accettato, fu accettata, passandola sotto silenzio, anzi importa ipocritamente dal chi adesso si proclama Mdp.

Non parlo di Forza Italia perché non reagì e non informò nessuno, era il suo metodo, ma Bersani, con “la sua cosiddetta ditta” ha condiviso una modifica costituzionale che in pratica ha paralizzato il paese, con un sangue freddo e una consapevolezza da brividi.

E adesso nessuna parola su questo, nessuno che dice che fu un errore, nessuno che si vergogni, nessuno che confessi pubblicamente la sua ipocrisia.

La fine del lavoro, il prolungarsi di un precariato insostenibile, la dicoccupazione permanente e della speranza in un futuro migliore per il paese furono definitivamente firmati allora.

Eppure in Europa stiamo zitti. Renzi, l’unico che ha cercato veramente di rimediare un po’, è riuscito ad ottenere maggiore flessbilità, ma l’eurocrazia europea sapeva bene che anche questo sarebbe servito a poco e per poco tempo. Adesso siamo tornati indietro, anche a causa delle mancate riforme del 4 dicembre 2016.

Si dice che abbiamo perduto il referendum perché è intervenuto Putin con la sua propaganda occulta. Io dico che l’Italia aveva già perso nel 2012 quando, chi comandava allora, accettò senza fiatare la modifica Costituzionale che imponeva il pareggio di bilancio. Semmai Putin, che è sempre ben informato,  ha temuto che una persona competente, come Renzi, che già in Europa qualcosa aveva ottenuto, prendesse in mano più saldamente le redini dell’Italia, e boicottando il referendum, ha dimostrato di preferire gente incompetente con cui trattare i propri interessi. E’ così che fanno i dittatori.

 

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LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

GERMANIA

GERMANIA

Sembra evidente che i nostri “amici” tedeschi non ci vogliano, in questo momento, particolarmente bene.

Prima di tutto salta agli occhi l’ennesimo attacco al nostro turismo con il loro giornale più popolare la “Bild”, pronta a diffondere notizie di improbabili attentati da parte dei venditori ambulanti sulle nostre spiagge http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/19/terrorismo-bild-spiagge-italiane-a-rischio-attentati-islamisti-travestiti-da-ambulanti/2650828/.

Inoltre, con la conclamata sfiducia da parte di alti rappresentanti del mondo finanziario tedesco nei confronti di Mario Draghi, “l’italiano”, per la gestione Bce, condita da rivendicazione per cui, dopo Draghi, deve “toccare a loro”.

Infine con la secca risposta negativa della Merkel al nostro Presidente del Consiglio Renzi, su una ragionevole proposta riguardante i seri problemi degli immigrati extra europei.

Si sono offesi con noi perché siamo “scolari” poco disciplinati nei loro riguardi?

Per metterci al loro livello, in questo momento piuttosto basso, dovremmo forse ricordare loro, con decisione, la dura aggressività di Berlino, verso gli altri Paesi con la politica nefasta dell’austerità, nonché la pessima figura fatta dalla Germania con lo scandalo Wolkswagen.

Una delle ultime trovate contro di noi: per la Bundesbank lo spread che oggi non assilla più i sonni del Tesoro italiano, di fatto è solo congelato: servirebbe un’operazione verità per arrivare ad una federazione europea. Come? Semplice, almeno per Weidmann (il tedesco): riducendo l’indebitamento pubblico e gli acquisti a piene mani di bond governativi da parte delle banche e facendo molte riforme. Sulla carta non sbaglia, ma questa ricetta per l’Italia significherebbe subito una bolletta da 100 miliardi di euro di titoli che si riverserebbero sui mercati, uscendo dai bilanci degli istituti di credito (che oggi ne hanno in pancia per 270 miliardi). E un aumento considerevole dello spread sui Bund tedeschi, che oggi viaggia poco sopra i 120 punti base.

L’Italia e parte dell’Unione sono ovviamente contrari a questo scambio irricevibile che ancora oggi Weidmann si ostina a riproporre, ovvero garanzia unica dei depositi contro tetto al possesso dei titoli di Stato. La Bundesbank e il governo della Merkel andranno avanti lo stesso, perché sono convinti che ciò che è buono per la Germania, sia buono per l’Europa e per l’Italia. Si sbagliano, ma sarà complicato convincerli di rivedere le loro posizioni.

Forse soffrono di inferiorità storica?

Perché no, in fondo, la Germania era una provincia romana!

GERMANIA_MAGNA_SPQR_png“La Germania (ovvero la Germania magna dei Latini) era il nome della provincia romana costituita dopo le prime campagne di Druso del 129 a.C., sotto l’imperatore romano Augusto, ad oriente del fiume Reno, nei territori che i Romani identificarono con il nome di Germania Magna (in corrispondenza degli attuali Paesi Bassi e Germania). Della sua esistenza parla esplicitamente Dione[1]. Il suo confine orientale avrebbe dovuto coincidere con il fiume Elba, fino a comprendere il potente regno boemo dei Marcomanni di Maroboduo (vedi voce occupazione romana della Germania sotto Augusto).

Cessò di esistere solo 20 anni più tardi, nel 9 d.C. in occasione della disfatta di Publio Quintilio Varo nella battaglia della foresta di Teutoburgo”. (tratto da Wikipedia)

Da quelle terre germaniche sono partite orde di barbari che hanno invaso il nostro paese, distruggengo tutto e rovinando le bellissime strutture storiche di Roma. Un po’ come l’Isis, la loro forza era il potere. Il passato di Roma per quei barbari era inutile. E sicuramente non era roba loro e quindi si poteva distruggere. Non si sono mai smentiti, neppure nel secolo scorso.

C’è sempre un momento nella nostra vita, in cui vale la pena approfondire la storia. E’ affascinante leggere per esempio http://www.storiologia.it/popoliantichi/barbari.htm.  Per capire anche che i popoli non sono mai stati “fermi” su una terra sola. Anche allora i muri non servirono.

CI AVEVANO DETTO

CI AVEVANO DETTO

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Ormai non crediamo più ad alcuna ripresa. Passiamo direttamente al 2020 e poi si vedrà.

Quella crisi economica che non esisteva, perché tutti i ristoranti erano pieni e i posti in aereo tutti occupati.

Quella crisi economica che era solo psicologica.

Quella crisi economica che “ormai è alle spalle”.

Quella crisi economica che “si vede una luce in fondo al tunnel”

Aveva ragione Romano Prodi. La luce che si vede in fondo al tunnel, sono i fari di un camion tedesco. Fari che, anche loro, cominciano a luccicare un po’ meno.

DOMANDA PER UN PRETE

DOMANDA PER UN PRETE

Chi evade le tasse commette peccato?

Gesù c’ha lasciato il più grande comandamento: Ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima ed ama il prossimo come te stesso!

Evadere le tasse non è, forse, l’opposto dell’amore verso il prossimo e quindi verso la collettività?

Sappiamo tutti com’è messo economicamente questo paese e come l’evasione fiscale  sia la principale causa di questa “macelleria sociale” come l’ha chiamata il direttore della Banca d’Italia Draghi.

Sottrarre risorse alla comunità per l’organizzazione dei servizi sociali che qualificano una società come società civile, si commette un doppio inganno. Si impedisce di avere servizi sociali di elevata qualità, come tutti quanti desideriamo e si pretende, dopo aver evaso, di poter avere ed usufruire gratuitamente di quei servizi che, con l’evasione, si è impedito di organizzare.

Quindi, come dice Draghi, si commette una macelleria sociale, ma a danno sempre di chi possiede meno e di quei ceti sociali che non se li possono pagare.

E’ un danno per la collettività, anche più esecrabile, perché tendenzialmente lo si giustifica con l’autoassoluzione: “ Tutti fanno così, perché non lo posso fare io?”E la macchia nera si allarga inarrestabile, trascinandosi dietro e seppellendo la legalità.

Quasi quotidianamente, anche in cose piccole,  ci si imbatte nella evasione fiscale. Si va dal tecnico che viene in casa per aggiustare la lavatrice, al negoziante che non rilascia lo scontrino fiscale, dal parrucchiere che anziché segnare sullo scontrino la vera spesa effettuata, scrive un valore minimo, al muratore che non fa la fattura per non pagare l’iva,dal giardiniere che viene a tagliare la siepe così in via di amicizia, ma si fa pagare, alla colf che lavora in casa per poche ore la settimana, o alla badante fissa alla quale non si pagano i contributi.

E l’elenco potrebbe continuare.

Tutte queste “piccole” quasi insensibili evasioni, contribuiscono ad alimentare il pozzo senza fondo dei grandi evasori fiscali, come Berlusconi, che si sentono moralmente autorizzati ad evadere le tasse.

Ebbene, chi non paga il dovuto alla collettività, chi evade le tasse più o meno totalmente, chi commette un furto collettivo del genere, per la Chiesa, commette peccato?

Io sapevo che quel padrone che “non paga la giusta mercede all’operaio” commette un peccato, ma l’evasore fiscale è in regola con i comandamenti cristiani?

O anche per la Chiesa queste sono bazzecole e l’autogiustificazione, quando la richiesta dello Stato pare eccessiva,  è consentita?

http://www.youtube.com/watch?v=SfiO-n07FDQ