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UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

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CARO GIANNI

CARO GIANNI

095642312-61a2255a-fca9-4b8c-8a94-e962eb06e0e4Passare dalla poesia alla prosa più prosaica che ci sia non è una gran bella cosa, ma il blog è fatto così, si interessa anche della realtà che stiamo vivendo.

Ho ascoltato Gianni Cuperlo, nella direzione dell’altro ieri del Partito democratico, e mi è venuto spontaneo scrivergli perché, in verità, non lo conosco, o meglio non lo conoscevo fino a poco tempo fa.

Mentre inizio mi chiedo, perché gli scrivo? Chi é? Chi rappresenta? Certo, ha decenni di carriera in politica, ma qual è la sua storia? Perché, per esempio, la storia di D’Alema si può amare, odiare, condividere, detestare, ma esiste. Della sua non c’è traccia.

E allora mi richiedo, perché gli scrivo?

Semplice, perché dal giorno in cui lo hanno convinto a fare quella piazzata in Direzione Pd, è presente come l’aria, dovunque. E sì, perché per i media Italici oggi, non è importante rappresentare qualcuno o avere qualcosa da dire, l’importante è avere qualcosa da dire contro il Premier.

E allora veniamo al suo intervento. In realtà cosa ha detto? Nulla. Però sembra che, quando il nulla si dice in quel modo pacato, con belle parole, sia apprezzato. Mi dicono che sia un intellettuale, qualcuno lo dice apprezzando questa dote. Forse è vero, non so, ma se è vero, è per questo che io non riesco proprio ad apprezzarlo. Perché, di intellettuali in politica, io ne avrei anche abbastanza. Oggi abbiamo bisogno di gente che abbia in tasca proposte concrete per risolvere i problemi dei cittadini, soprattutto dei più deboli. Perché di filosofia ai più deboli ne abbiamo raccontata per decenni, ma i loro problemi non si sono risolti.

Immagino che per Gianni Cuperlo sia una questione dirimente. Ritiene per questo il suo segretario inadeguato. Perché Renzi, il suo background culturale lo lascia a casa e, quando deve occuparsi di politica, parla solo di cose concrete.

Invece Cuperlo, mentre fa il giro delle 7 chiese televisive, racconta a tutti che il suo segretario è inadeguato, perché è divisivo.

Il problema è che viene accoppiato sempre con le opposizioni di tutti i tipi, ovvero tutti quelli con cui lui vota assieme da un bel po’. E quindi, senza contraddittorio, il pubblico pensa veramente che lui conti qualcosa, che abbia un grande seguito e magari anche che dica il vero sul Segretario divisivo. Perché chi non è dentro il partito, e nemmeno tutti, non è in grado di valutare come era il Pd nel 2013 e come è oggi.

Nell’aria c’è anche l’immagine di un partito dove Matteo ha dilapidato quel quasi 70% vinto alle primarie, mentre lui, Gianni, ha moltiplicato quel suo 18%. Queste balle si possono raccontare ai giornalisti distratti e svogliati. Chi è nel partito sa bene che la realtà è diversa. Sa bene che nel 2013 non esisteva nemmeno uno straccio di unità, il partito era diviso in correnti e sottocorrenti, alcune di pensiero, ma la maggior parte unicamente di potere. Correnti che potevano sopravvivere assieme solamente perché non avevano alcunché da decidere, perché il partito non aveva una linea, non aveva un programma e quelle poche decisioni da prendere, Pierluigi, le prendeva da solo senza convocare la direzione.  Com’è successo con le elezioni al quirinale, col fiscal compact, solo per fare due esempi importanti.

Ma oggi, perché Cuperlo ha la faccia tosta di dire che il partito è così diviso? Lo sa bene che le correnti non esistono più, il partito è compatto come non lo è mai stato e non solo, è riuscito ad includere persino pezzi di altri partiti, ad esempio tutta la parte migliore di Sel.(Il doppio senso è voluto).

Allora, Gianni dica le cose come stanno, chi vuol dividere? Cosa c’è che prude? Una questione politica? Non fateci ridere. È chiaro che avete un odio personale contro il segretario. Di segretari odiati se ne sono visti tanti, da Togliatti a Berlinguer a D’Alema. Però era diverso, perché, più spesso, i dissensi erano sulla strategia politica e allora rimanevano dentro alla segreteria. A volte è vero, ho sentito dire di Berlinguer, di Occhetto, di D’Alema, i termini, traditore, reazionario, amico dei borghesi, svolta a destra,  ma in quei casi sbattevano la porta e se ne andavano. Quanti partiti sono nati su queste basi? Dal Pdup, Manifesto, Lotta Continua a Rifondazione, ecc.

Gianni può tornare quanto vuole al passato, ma non può trovare nessuno che in un’assemblea pubblica abbia insultato il proprio segretario. Perché, caro Gianni, lei avrà anche quel tono da finto prete e i termini da letterato, ma i suoi insulti rimangono volgari e offensivi, quanto quelli del Comico di Genova. Offensivi non per Matteo, che se ne fotte alla grande, ma per i milioni di militanti ed elettori che ci sentiamo rappresentati da questo segretario e assieme a lui, lavoriamo ogni giorno e occupiamo tutto il nostro tempo libero e tutte le nostre risorse per cercare di cambiare questo paese. Mentre lei, Cuperlo, fa di tutto per fermare ogni tipo di cambiamento, per tornare a quel partito inutile che ha consentito a Berlusconi di nascere e governare 20 anni.

Chiaro che, in questo sforzo, non è da solo, ha con sé Grillo, Salvini, Meloni. Un bel gruppo, complimenti.