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A LORO INSAPUTA

A LORO INSAPUTA

“A loro insaputa”
Raggi non sapeva nulla della via intitolata ad Almirante. Non sapeva nulla delle polizze di Romeo. Non sapeva nulla dello stadio intitolato ai contributi elettorali di Parnasi.
Di Maio non sapeva nulla di Lanzalone che gli scriveva lo Statuto del Movimento e della Raggi che non sapeva nulla.
La Lega non sapeva nulla dei 250 mila euro a una onlus vicina alla Lega (…ma poi che fa una onlus vicina alla Lega? I dispetti ai migranti, lo sgambetto ai meridionali? Boh).
Grillo e Casaleggio non sapevano nulla di Lanzalone ma cenavano con Lanzalone.
Insomma nessuno sapeva nulla. Tutto avveniva a loro insaputa.
Diciamo la verità, Scajola in confronto era un dilettante.”

(Carlo Calenda)

Diciamo che loro non c’erano e se c’erano dormivano, come il mio gatto.

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QUELLI CHE IL TRICOLORE…. E QUELLI DEL VAFFADAY

QUELLI CHE IL TRICOLORE… E QUELLI DEL VAFFADAY

Pare sia fatta la “santa alleanza” tra leghisti e grillini.

Questo oggi ci passa il convento.

Santa alleanza tra chi si spazzava il culo con la carta igienica colorata come la bandiera italiana e chi mandava a fareinculo e insultava quotidianamente gli italiani.

Non volete chiamarla alleanza? Preferite chiamarlo contratto? Fate pure! Per me siete e rimarrete solo dei secessionisti anti-italiani, alleati con i traditori del popolo italiano. E comunque sempre inciucio è.

Alleanza per scrivere leggi proprio per quel popolo che simbolicamente appartiene a quei colori italiani. Dove li mettete i rotoli di carta igienica rimasti? Ve li portate a Palazzo Chigi?

In un Paese che continua a dare un imbarazzante share a trasmissioni come il Grande Fratello, non può che meritare questo osceno spettacolo, trash e imbarazzante, che fa sprofondare sempre più nel ridicolo questo povero paese, stuprato ormai sempre più.

Cari esponenti del m5s, riempitevi pure la bocca di nuove parole, così da poter giustificare il nuovo e originalissimo inciucio della storia italiana. Chiamatelo “contratto”, raccontateci che lo fate per senso di responsabilità, diteci che è una nuova opportunità per tutti noi, arrivate persino a convincere voi stessi, i vostri parenti e i vostri amici, di tutte le troiate che ci raccontate.

Chiamata pure “esecutore” il Presidente del Consiglio, sarà la parola giusta, per dimostrare a tutti che sarà un semplice fantoccio che eseguirà ordini scrtti e voluti da altri, per esempio voluti da una sociatà privata, il cui rappresentante in pubblico è un ex del Grande Fratello. Tutto torna.

Poi, dopo essere diventati esattamente come coloro che per anni avete sostenuto di odiare, fatemi una gentilissima cortesia: andatevene e, per educazione, non dico come. In fondo il VaffaDay lo ha inventato proprio colui che vi ha dato la notorietà di cui godete.

Non dimenticherò chi ha insultato per oltre 20 anni mezza Italia, così come non dimenticherò chi era stato tentato, tradendo la propria gente, di sedersi al tavolo con loro.

Vi aspetterò nelle piazze con il tricolore in una mano e i pomodori nell’altra, perché, in vita mia, non ho mai sopportato gli insulti gratuiti, tanto meno a scopo politico.

Siete diventati quella kasta che tanto avete odiato e vi compiacete di fronte a tutti senza vergogna. Cosa avete di diverso? Nulla, la voglia di potere è la stessa.

Qualunque manifestazione, qualunque sciopero e qualunque evento verrà indetto per sotterrarvi, io sarò presente.

E non dimenticherò neppure il fatto che chi insulta e offende i cittadini, diventa popolare tanto da essere eletto. Forse a molti piace farsi insultare, anche se, per me, questo resta un mistero. C’è modo di cambiare sì, senza offendere tutti.

 

IO MI COLLOCO DALL’ALTRA PARTE

IO MI COLLOCO DALL’ALTRA PARTE

Abbiamo un governo (ed un parlamento) populista, sovranista, antieuropeista, antiscientifico, costituito da Lega e 5stelle.

Ho detto abbiamo, ma debbo aggiungere un “forse”, perché a tutt’oggi, i populisti e sovranisti che hanno vinto le elezioni 70 giorni fa, stanno ancora facendo accordi, per un governo insieme.

Segreti che scopriremo volontariamente o involontariamente. Ma siccome sono dei pavidi, o non si fidano di loro stessi, o vogliono dimostrare di essere “democratici”, le decisioni le sottoporranno alla valutazione dei loro rispettivi popoli, così possono sempre scaricare sugli altri, anche se si tratta del loro “popolo”, gli eventuali probabili fallimenti. Come dire “l’avete voluto voi”.

Io mi colloco dalla parte opposta, e per quello che posso fare (pochissimo) sosterrò chi farà altrettanto con chiarezza, determinazione e senza alcun tentennamento.

C’è un mondo nuovo da costruire, da questa parte, e non possiamo più perdere tempo con i i soliti indecisi, immaturi, mai contenti, maestri del Pd, che non riescono a vedere la realtà neanche quando ci sbattono contro.

In tutto questo periodo abbiamo sentito troppe cavolate, troppe inutili discussioni, troppe cose senza senso come quelle di “fare un contratto e non un accordo”. Sinceramente non ho mai sentito che si possa fare un contratto senza essere d’accordo.

Abbiamo visto che pur di fare il Presidente del Consiglio, personaggi che andavano a destra e a sinistra indistintamente cercando disperatamente gli appoggi necessari.

Ma quello che più mi ha colpito e ferito è stato il piagnisteo di alcuni personaggi del Pd, che pur di apparire o di ottenere qualcosa, hanno asserito con convinzione che il m5s, fosse la “nuova sinistra”. L’alleanza con Farage in Europa già sarebbe stata sufficiente a definirli di destra, e pure estrema. Eppure no, l’evidenza non era sufficiente, per alcuni, era necessaio il sacrificio o il suicidio di un partito, il Pd, come adesso tanti giornalisti, opinionisti, filosofi, sostengono, perché temono una deriva a destra. Ma era nelle carte, bastava leggerle.

Il tema principale resta sempre la totale opacità di un prodotto antisistema creato, gestito e posseduto da una azienda che esercita un diritto assoluto sui rappresentanti eletti dal popolo, vincolandoli all’obbedienza con un contratto che ne fa automi in mano ad un solo possessore e signore.  Di Maio avatar di Casaleggio. Un feudalesimo politico, in chiave ventunesimo secolo.

Dal risultato delle elezioni era logico e naturale che una alleanza si stabilisse a destra, fra due forze velleitarie, populiste, sovraniste, ma soprattutto accomunate dallo stesso avventurismo politico che scavalca, come inutili paletti, i punti fermi di una gestione razionale e sensata della cosa pubblica, prediligendo il più facile distruggere, al più complesso costruire.

 

LA SUPPONENZA

LA SUPPONENZA

Caro Di Maio, il tuo atteggiamento improntato all’altezzosità e all’arroganza (definizione di supponenza), non ci fa paura. Nonostante tu ribadisca che il Pd ha paura del m5s. No, Di Maio, ti sbagli di grosso, ma non ci meravigliamo del tuo (e anche degli altri tuoi seguaci), linguaggio abituale.

Dopo che avete paragonato Renzi a Pinochet, qualche tempo fa, ormai il vostro linguaggio ha raggiunto una bassessa tale da risultare solo volgare ed inutile, svuotato di contentuti, semmai aveste il cervello per pensare.

Se la cifra della vostra campagna elettorale è buttare merda sull’avversario, noi non vi seguiremo, noi abbiamo un programma da spiegare alla gente. Ma allo stesso tempo non rimarremo impassibili di fronte alle vostre offese nei nostri confronti.

Il linguaggio che usate vi qualifica, non aggiungiamo altro.

Non abbiamo paura né di voi né delle vostre proposte assurde.

E guardate il vostro problema non è il rimborso od il bonifico, ma la vostra incapacità di governare.

Dove governate fate danni. Pensateci.

E studiate.

Soprattutto Di Maio. Assuma una maestra e faccia ripetizione quotidiana, perché uno che fa tre errori in tre righe, e poi aspira a diventare nientemeno che Presidente del Consiglio, è proprio indegno, se non tragico.

Ecco un esempio: Di Maio ha annunciato questa idea con tre righe nelle quali ha commesso ben tre errori. Eccole: ““Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzA le indennità e introducE la rendicontazione dei rimborsi spesA”. Invece di: “Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzi le indennità e che introduca la rendicontazione dei rimborsi spese”.

Insomma, una figuraccia.

 

 

DIETRO LA VOLONTÀ GENERALE C’È SEMPRE UN GENERALE

DIETRO LA VOLONTÀ GENERALE C’È SEMPRE UN GENERALE

Non che gli altri partiti non presentino storture e magagne, ma quelle che il M5s sta mettendo in mostra in questi giorni convulsi impressionano, perché contraddicono e snaturano quelli che erano caposaldi e tratti distintivi del movimento.

Innanzitutto, dov’è finita la democrazia diretta?

Dov’è il metodo nuovo e rivoluzionario, antidoto e toccasana capace di sostituire la democrazia rappresentativa e di mettere il popolo sul trono?

Quello che doveva essere il suo mezzo, il suo veicolo pratico, la rete, con la libertà di accesso, di partecipazione e di voto garantita a tutti in condizioni di parità, è stata dato in monopolio esclusivo a un’associazione privata e a un’unica piattaforma, entrambe intitolate al povero Rousseau, il troppo lodato filosofo della volontà generale.

I militanti o si affidano a Rousseau o non hanno altro modo di partecipare alla vita del movimento.

Ma anche coloro che chinano la testa non sono certi di poter partecipare al voto, né di potersi candidare, né che le votazioni avvengano secondo le regole e che i risultati siano rispettati.

Con buona pace della conclamata trasparenza, le sole cose che si vedono in trasparenza, sono l’arbitrio dei capi e le proteste degli esclusi.

Anche il secondo pilastro dell’identità stellata, il rifiuto assoluto di allearsi con qualunque altra forza politica, sta venendo giù sgretolato dalle picconate di giggino. A conferma che dietro la volontà generale c’è sempre un generale che vuole comandare.

Il capo del Movimento ha dettato la nuova linea, un vero e proprio inno al trasformismo.

«Alleanze prima del voto no, ma convergenze parlamentari dopo, sì, e aperte a tutti» ha annunciato il giggetto.

Il popolo sovrano è avvertito: se vota 5 stelle (hotel di lusso), potrebbe far merenda con Salvini o con Bersani.

CHI È IL VERO LEADER DEI 5 STELLE?

CHI È IL VERO LEADER DEI 5 STELLE?

Ma insomma chi è il vero leader dei 5 Stelle?

Di Maio è stato proclamato ufficialmente candidato premier.

Da tempo studiava da capo costruendosi un’immagine istituzionale inversamente proporzionale all’età e a quello che possiamo definire “status” d’origine nella società civile, assente. Poi la funzione di vice presidente della Camera dei deputati l’ha aiutato.

Ha cavalcato con abilità il cambiamento del Movimento, emergendo a poco a poco dall’ombra e riuscendo ad aggirare tutte le trappole iniziali, quelle che imponevano la rapida rotazione delle cariche e quelle che vietavano ogni contatto con stampa e giornalisti. Per non parlare dei rapporti di qualsiasi tipo con la “casta”, cioè con tutti gli altri partiti, a destra e a sinistra.

Ora, senza parere, i 5 Stelle sono approdati al versante opposto.

Hanno invaso e quasi militarmente occupato gli studi televisivi, mentre lo studente di lungo corso di Avellino è riuscito a sgominare la concorrenza interna e, arso da ambizione smisurata, mira a divenire presidente del Consiglio.

Sulla base di quale programma?

Non si sa.

Lo vuole a prescindere, avrebbe detto Totò.

Allora il giovanotto scopre l’ovvio, cioè che da soli non si va da nessuna parte e a Di Maio non piace proprio l’idea di fare il duro e puro, cioè quello che un tempo dicevano di essere i seguaci di Grillo: incontaminati fustigatori dei costumi politici. Quindi comincia a lanciare ponti.

Ma ecco che subito si materializza Grillo.

Il capo che una volta fa un passo indietro e la volta dopo ne fa uno di lato, ora parla di un vero affiancamento di Di Maio nella campagna elettorale.

Per insufficienza del candidato designato? Anche.

Per controllare il giovanotto? Forse.

Ma soprattutto per ribadire, coram populo, chi è il vero capo, quello che decide di vita e di morte di leader e quello che fa le cosiddette parlamentarie. Poi, qualche anima bella scopre che questa è un logica leninista.

Ma sbaglia, è peggio perché Lenin non si è mai nascosto dietro controfigure.

MOVIMEN….(TO)

MOVIMEN…(TO)

Ci piace ridere e non pensare e allora ridiamo, seguiamo un comico che ha inventato un qualcosa senza passato e forse senza futuro, cui ha dato un nome da albergo di gran lusso che di per sé è un insulto ai poveracci.  Ma tant’è, il 30% degli italiani è contento di divertirsi. Allora divertiamoci anche noi con le notizie farlocche e divertenti che troviamo qua e là. (Là con l’accento perché indica un luogo e non un articolo).

“Quando siamo al governo, haboliremmo 400 regole grammaticali!”. L’ultima promessa elettorale di Di Maio, candidato premier pentastellato, sta suscitando accese discussioni e infuocate polemiche.

Da mesi gli avversari sottolineano ogni scivolone grammaticale del vicepresidente della Camera, ma ora appare chiaro che i presunti sfondoni non sono altro che l’anticipazione di questa misura dirompente, destinata a portare alla vittoria il partito di Grillo e Casaleggio. Infatti la maggioranza degli italiani si dimostra sempre più insofferente alle regole e, a giudicare da quel che si legge sui social network, soprattutto a quelle grammaticali.

“Noi non siamo per l’obbligo, al massimo per le raccomandazzioni. Vogliamo rendere la vita semplice hai cittadini”, ha chiosato il capo politico a 5 stelle durante un’affollata conferenza stampa. “L’Itaglia é frenata dalle regole grammaticali, molti non si esprimono per paura di sbagliare, ma con noi ogniuno potesse dire la sua senza che i professoroni lo vogliono correggere”. A chi obietta che le regole servono proprio per capirsi meglio, il candidato premier replica: “Quando due perzone honeste si vogliano parlare, sintendono a meraviglia senza bisogno di tutte cueste complicazzioni”.     

Gli iscritti alla piattaforma Rousseau (che in futuro si potrà scrivere anche Russò,  NdR) possono già scegliere quale regola grammaticale abolire e le proposte non mancano: sostituzione del ch con la più pratica k (Ke fareste in auto con la Boldrini?), libertà di accento, di doppie e di h (honesta’, onestá e onnesta’ saranno tutte forme accettate), abolizione della q e rimozione delle norme sulla consecutio temporum (“Basta con cuesto latinorum!”).

C’è però chi vede in questa misura un desiderio di vendetta. Alcuni maligni sostengono infatti che Di Maio sia stato escluso dalla sua principale mansione lavorativa, lo steward allo stadio San Paolo di Napoli, proprio a causa dei suoi problemi con l’italiano, citando alcuni strafalcioni riferiti dagli abbonati partenopei: “I signori mi seguissero… mi seguirebbero… insomma venite dietro a me!”, “Poteste farmi vedere… Possano farmi vedere… Uagliò, cacciate i biglietti!”. 

Il leader pentastellato però tira dritto e guarda con fiducia al voto 4 marzo: “Puntiamo ha superare il 40%, basta che ci scegliono 3 elettori su 10”. A chi fa timidamente notare che per arrivare al 40% serve il voto di 4 elettori su 10, Di Maio ribatte stizzito: “Aboliremo anche le regole della matematica e per cuelli come voi sarebbe finita la pacchia!”.

Andrea Michielotto

COME FALENE ATTIRATE DALLA LUCE

DA UNO VALE UNO A UNO VALE UNO VIP

Il primo passo di Di Maio verso la corsa alla elezioni politiche ed alla premiership, è stato quello di pretendere da Beppe Grillo di cambiare (di nuovo!) le regole dello statuto del Movimento, per poter selezionare, personalmente, il nome di candidati con un “alto profilo” pubblico, non necessariamente iscritti al Movimento e che non debbano passare dalle parlamentarie.

Figure come: Gianluigi Paragone de la Gabbia, Dino Giarrusso delle Iene, il comandante Gregorio De Falco, quello che intimò a Schettino di risalire sulla nave (“torni a bordo cazzo!”), il vicedirettore di Tg Studio Aperto Emilio Carelli, l’attrice Claudia Federica Petrella “candidata a sua insaputa” che prima smentisce e poi dichiara la sua candidatura, il vignettista Mario Improta in arte Marione e molti altri Vip che in questo caso, non siano necessariamente sinonimo di professionisti altamente qualificati, ma volti noti della tv e dei social, nomi insomma, che facciano presa sulla ggggggente.

Si è passati dall’uno vale uno, a uno vale uno Vip.

La prossima volta i candidati li sceglieranno direttamente dai concorrenti dell’Isola dei famosi (che poi pensandoci bene, con Rocco Casalino l’hanno già fatto).

Non contento peraltro, Di Maio sta continuando a lanciare appelli alla società civile “chiedendo a tutti coloro che vogliono dare un contributo per il cambiamento dell’Italia di farsi avanti, sia per quanto riguarda le candidature, sia per quanto riguarda la squadra di governo”.

Stavolta è di Di Maio che nella veste di capitano del M5S grida: “Salga alla Camera cazzo!”.

Il suo primo (ma anche secondo, terzo, quarto) passo, falso.

E c’è chi, attirato dalle lusinghe e dall’ottimo stipendio, ci casca come il signor Elio Lannutti di Codacons (Come le falene attirate dalla luce, finché non muoiono stecchite).

“AVEVA UN GOBBO, ALIAS IL SUGGERITORE”

“AVEVA UN GOBBO, ALIAS IL SUGGERITORE”

Occhi puntati sulla performance del vicepresidente della Camera ospite nella trasmissione di Rai Tre, Cartabianca. Ai telespettatori non è passato inosservato il suo collegamento dalla Danimarca in cui Di Maio ha parlato di euro e Europa, ma qualcosa sembrava turbarlo. “Ogni tre parole era tutto un girare di collo e strizzare gli occhi, probabilmente per leggere cosa dire” scrive in una nota la deputata dem Alessia Rotta, che ipotizza: “Era aiutato da un ‘gobbo’ umano? Sarebbe interessante sapere se nello studio da cui interveniva vi fosse stata una ‘voce fuori scena’, qualcuno che gli passava dei cartelli informativi. E nel caso ciò fosse avvenuto, si trattava di qualche suo assistente o di qualcuno della Rai?”.

Stessi dubbi li ha sollevati anche Andrea Romano: “Di Maio – dice il deputato democratico – si agitava ed era tutto un allungare il collo, verso cosa? Verso un tablet? Dove magari vi era scritto Gallino, famoso sociologo, da lui trasformato nello ‘psicologo Gallini’ di cui non si hanno riscontri, almeno parlando di euro? In caso, qualcuno della sede Rai faceva da ‘suggeritore’? Al di là di una scena sospesa tra ‘Non è la Rai’ e ‘Il portaborse’, rimane che Di Maio parla di temi che non conosce, parla di euro e di Europa con la stessa disinvoltura con cui aveva fatto di Pinochet un dittatore venezuelano. Credibilità zero, pressapochismo massimo”.

In effetti Di Maio si lancia in una citazione colta ma sbaglia il protagonista confondendo il celebre sociologo Gallino con un meno noto psicologo Gallini. In studio lo correggono ma il collegamento esterno, come si sa, rende difficoltosa l’interazione tra ospiti.

I senatori del Pd ironizzano su Twitter. “Di Maio in collegamento con Carta Bianca si fa suggerire le risposte, peccato non sappia nemmeno chi sia Gallino, sociologo, non psicologo”, scrive Stefano Esposito. “Gallino, Gallini, sociologo, psicologo…- scrive Pamela Orrù – per Di Maio non fa differenza! Sa di non sapere, ha un suggeritore, ma non capisce i suggerimenti!”. “Di Maio – conclude Francesca Puglisi – non conosce l’importante sociologo compianto Gallino. Eppure aveva anche il suggeritore, la prossima volta telefonata da casa?”.

A chiudere le polemiche ci pensa il figlio del sociologo, Davide Gallino, che con un commento su un post di Facebook scrive: “Speriamo che mio padre, ovunque sia, si sia fatto una risata…”

(Da L’Unità)

[ Nota personale: Credo che la Berlinguer abbia intervistato, in pochissimi mesi, e ospitato nelle sue trasmissioni, Di Maio, decine e decine di volte. Per me la “pignatta” è colma! Basta, è diventata stucchevole. In ogni modo, anche in questa occasione, pur avendo un suggeritore, non capisce. Non c’era Grillo. Resta il dubbio su che cosa era andato a fare in Danimarca a spese nostre.]

LA MEGLIO OPPOSIZIONE

LA MEGLIO OPPOSIZIONE

sondaggi-politico-elettorali1E’ noto che l’ambasciatore degli Stati uniti, ha espresso un parere sul referendum costituzionale. Ha detto «La vittoria del sì sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il no sarebbe un passo indietro».

Apriti cielo, si sono aperte le cateratte dell’opposizione vera e finta, e su tutti i giornali, social, eccetera si è scatenato l’inferno.

Oggi addirittura ci si è aggiunta la Merkel, con parole più o meno simili.

Sono tanti i capi di Sato o gli ambasciatori che si esprimono sulle situazioni internazionali, che una cosa del genere può succedere ovunque.

Se succede in Italia, con Renzi al governo, esplode lo scandalo politico universale.

Anch’io ero rimasta un po’ perplessa, soprattutto perché prima dei risultati, è opportuno non pronunciarsi, né pro, né contro una determinata scelta di un popolo libero. Anche qui, da ambasciatore un atteggiamento più riservato, forse era meglio.

Ma tant’è.

Quando si leggono tutte in fila, le reazioni dell’opposizione politica italiana, viene la voglia di votare immediatamente Sì, per non avere più a che fare, in futuro, con personaggi, che mi piacciono poco o proprio per niente.

. Di Maio paragona Renzi a Pinochet (uno che ha fatto torturare e uccidere decine di migliaia di persone).

. Salvini che dice che a votare Sì ci saranno solo i massoni, i banchieri e i poteri forti (quali? Ce li dicessero una buona volta, con nomi e cognomi) e intanto invoca Trump.

. Gasparri, il fascista che inneggia a Putin (viva il KGB!) contro Obama.

. Brunetta che esige l’intervento del Quirinale.

Tutto questo dimostra quale sia il livello dell’opposizione italiana, e se io non fossi già propensa verso questo governo, mi sentirei pericolosamente incline a sorvolare sulle sue colpe.

Piuttosto che essere governata da un Di Maio che non sa niente, ma se la tira come se sapesse tutto, mi sento di sopportare facilmente e senza ripensamenti,  anche tutto il governo Renzi, nel suo insieme.

 

(L’idea l’ho rubata a Michele Serra)