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IL GIOVANNI FLORIS SHOW

IL GIOVANNI FLORIS SHOW

Ogni tanto, mi impongo di guardare la tv, lo faccio come se usassi un termometro per misurare la temperatura dell’aria che tira e dei cervelli del giornalismo televisivo, quello scritto è, secondo me, ormai andato, solo qualche bravissimo resiste ed ha il mio rispetto.

Il termometro per questo, è il Giovanni Floris show che ancora martedì sera mi ha dato grosse, ma grosse soddisfazioni eh…

Dunque c’è un’arena, gente intorno che applaude sempre, anche se dovesse accadere una disgrazia in diretta, applausi!

Martedì eri sera c’era Di Maio, il politico che tutto il mondo ci invidia, ha recitato cose senza senso, applausi come se non ci fosse un domani, il povero Cottarelli seduto, qualche sorriso e lo sguardo perso davanti al vuoto intorno a se.

Ad un certo punto, per scrupolo ho chiesto a mio marito di guardare un pochino insieme a me, gli ho detto: senti, probabilmente sarò prevenuta, allora guarda anche tu, magari sono io che esagero, dimmelo sinceramente.

Lui guarda poco la tv e non è italiano, anche se parla benissimo la lingua, insomma, ridendo e scherzando, eccoci lì, tutti e due davanti allo show.

Dopo neanche 15 minuti, mi fa: “sei sicura che sia una trasmissione politica”?

Sì.

“Ma il conduttore sicuro che sia un giornalista? A me sembra un conduttore di intrattenimento”.

Giornalista.

“Ah…ma perché la gente applaude? Qual è il senso”?

Non lo so.

Non ha resistito, si è alzato ed è andato a leggere, tranquillamente, ridendo e scuotendo la testa.

Io ho continuato a guardare, perché il bello doveva ancora arrivare, infatti arriva Bersani.

Dio quanto ho rispettato quest’uomo, veramente, sinceramente, ma insomma, fra un sorriso e una frasetta, fra una analisi politica e l’altra, il famoso conduttore grosso modo gli dice: ”si vabbè, inutile queste analisi, lo vede che questi hanno il consenso? Lo ha sentito il pubblico come applaude?

Applauso! (nel Giovanni Floris show gli applausi sono le punteggiature, la grammatica del populismo).

Arrivano poi, come i re magi Giannini, Damilano e Sallusti, invitato speciale, il fatto quotidiano, sempre presente, con il trio Travaglio, Padellaro, Scanzi. Martedì sera era il turno di Scanzi.

Fra tutte le notizie dell’attualità, Salvini e le sue divise, il ritorno di Battisti e l’oscena sceneggiatura fatta per l’evento, Beppe Grillo che va a Oxford e si fa fischiare (bè, lì sono svegli, ci vuole poco a capire con chi si ha a che fare), neanche una parola sull’uccisione del sindaco di Danzica, tanto a noi che ci importa, indovinate dove si va a finire?

1….2…..3….4…5….. Renzi! Sempre lì si finisce, c’è poco da fare!

Damilano mette in guardia il giovane ed innocente Di Maio a non finire come Renzi, Giannini ha sicuramente detto qualcosa ma mi è sfuggita, e Scanzi ha fatto la sua scoreggia consueta su Renzi.

Applauso e risate.

Bersani poi si lamenta che è colpa del segretario di prima (ovviamente Renzi) che è sempre in tv (????), che risponde sempre lui, (Renzi é un senatore eletto dal popolo, en passant). A Bersani, io gli avrei anche domandato a che titolo parla lui, a questo punto, ma il bello deve ancora venire: “è colpa di Renzi se il movimento che è una pagina bianca, si sta colorando di destra”.

Capito?

Il movimento, per Bersani, è una pagina bianca, vergine, pura, insomma agisce inconsapevolmente, per obbligo di chi gli sta vicino.

Dire che io ho ammirato questo uomo che ieri sera ha dato la dimostrazione di una disonestà intellettuale da far venire i brividi.

Ovviamente, grandi applausi!

Ad un certo punto, mi chiedo se tutto questo odio per Renzi, che ogni volta è nominato, deriso, anche insultato, non sia l’odio che questa gente ha per se stessa, per la mediocrità soffocante che li accompagna giorno dopo giorno.

Applauso, a me , questa volta!

Anzi, doppio applauso, perché, se gente come Bersani ritorna nel partito, mi bevo una bella coppa di champagne, voto bianco facendo anche un bel ruttino.

(Bonjour Tristesse)

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IL BOOM ECONOMICO DI DI MAIO

IL BOOM ECONOMICO DI DI MAIO

Siamo in recessione ormai, ma Di Maio ci vede il boom economico.

Avevano promesso una manovra espansiva, in opposizione, dicevano, all’austerità imposta dall’Europa.

Per questo dovevano aumentare investimenti ed opere, abbassare le tasse, tagliare la spesa pubblica improduttiva.

Così avrebbero potuto anche giustificare agli occhi dell’Europa lo sforamento degli impegni sul deficit. Hanno fatto l’opposto: sono aumentate spesa corrente e tasse, sono stati cancellati investimenti ed opere. E tutto per imporre, entro le elezioni europee, il varo di due macigni assistenzialistici e improduttivi: le promesse elettorali del reddito di cittadinanza e quota 100.

Se n’è accorto anche il famoso professor Savona che pensava di riscrivere l’Europa con una manovra espansiva del governo populista.

Lo seguivano su questo sogno, abbacinati e stralunati, decine di dirigenti del Pd, della sinistra, della Cgil che scodinzolavano al governo del “cambiamento”.

E pure Savona si è ricreduto. E ora la manovra recessiva, anti espansione e assistenziale fa intravedere il 2019 come un incubo: piena recessione, tassazione che impenna (i recuperi Iva), interessi alle stelle.

La prossima manovra sarà il pagamento del conto.

Diciamo la verità: in un paese serio non dovrebbe essere consentito che, per ragioni elettorali, questo governo mangiasse la colomba pasquale.

Per salvare l’economia (e le nostre tasche) si dovrebbe metter fine al disastro e licenziare il governo. Facendone uno di emergenza o, democraticamente, votando per un nuovo Parlamento.

Affondare solo per consentire a due cialtroni di dire: abbiamo mantenuto le promesse, no. Non si può.

Non è lecito.

In tutto questo che fa l’opposizione?

Un congresso. Per parlare di che cosa? Boh.

 

“SCUSA LUIGI”

“SCUSA LUIGI”

Martedì sera, eccezionalmente, mi sono guardata la trasmissione di quello che disse a Renzi: “ma lei è autorizzato a parlarne”?

La trasmissione dove si ride e si battono le mani come nelle sit com americane e dove, secondo me, alla fine della trasmissione, alla claque presente, distribuiscono una crema per le mani arrossate.

Martedì sera c’era il ministro del lavoro, quello che tanto gentile e tanto onesto pare, che ci spiegava (secondo me certe cose si trovano forse in Corea del Nord), che i giornalisti non devono scrivere cose non vere (soprattutto su di lui ed il movimento), sventolando prime pagine di giornali, anzi dei giornaloni, (come dice Marco Travaglio).

La scena avrebbe avuto del comico, ma mica tanto, in fondo viene a dirci in tv chi deve e chi non deve scrivere e come deve scrivere se lo fa.

Se io fossi stata una brava giornalista , seria , avrei detto: ma scusi, vogliamo parlare delle sue contraddizioni? Gli annunci e gli slogans? Quella dei sei milioni di cards per qualcosa di cui non esiste neanche la legge, per esempio?

E quando è ancora andato a battere sul chiodo Renzi e Boschi, un bravo giornalista avrebbe potuto semplicemente dire: la giustizia ha parlato, non esiste reato e lei dovrebbe anche chiedere scusa, ma in studio fra applausi e applausi, erano presenti delle correntine d’aria.

Il ministro poi si è auto-assolto riguardo la vicenda del lavoro nero nella società del padre… facile eh? Chi io? Non ne sapevo nulla, vedrò, vedremo, saprete.

Poi è successa una cosa che mi ha sconvolto.

Sono arrivate due giornaliste, una delle quali, comincia a parlare col ministro e comincia a dargli del tu: “Scusa Luigi”, “Figurati Lucia, etc etc.

Ma, anche se i giornalisti conoscono i politici, perché non mantenere una distanza?

Perché fare comunella così?

Perché allora non dare del tu a Monti , quando lo intervista?

Cosa c’è dietro questo comportamento, per me devastante?

Ebbene dietro a quel “Scusa Luigi” c’è, ancora una volta, tutto l’amore e la tenerezza per Luigi e far passare agli occhi del pubblico, il sentimento: vabbé, dai, adesso chiedi scusa e tutto passa, in fondo tanto gentile e tanto onesto pari…ti perdoniamo, in fondo è stato tuo padre e tu non potevi sapere, ma stai attento la prossima volta, capito?

Ecco perché io dico sempre che in Italia le rivoluzioni non esistono o diventano farsa, anche perché quelli che vorrebbero raccontarle rovinano tutto con un “Scusa Luigi “.

(Bonjour Tristesse)

QUANDO NE PRENDERÀ ATTO ANCHE L’OPPOSIZIONE?

QUANDO NE PRENDERÀ ATTO ANCHE L’OPPOSIZIONE?

Dopo il Sì Ilva, il Sì Tap. Siamo felici.

Ma le motivazioni del Sì fanno allarmare e confermano il punto: sono i 5 Stelle l’epicentro della crisi, i loro programmi, i loro metodi di governo, la loro incompetenza, infingardaggine, mancanza di senso dello Stato.

Dicono Sì al Tap, e l’argomento che è valso per Ilva e vale, ancora di più, per la Tav, perché, ha detto Di Maio, le “opere in corso non si possono fermare e, ha aggiunto, pagheremmo penali esose”.

E lo dice ora?

Non lo sapevano quando lo hanno promesso ai propri elettori?

Meglio tardi che mai, si dirà.

Affatto.

Mesi e mesi di campagna, propaganda e millanteria sulle opere pubbliche e le infrastrutture hanno causato, insieme al reddito di cittadinanza, la caduta di credibilità sulla manovra di Bilancio e la politica economica del governo: i mercati si sono convinti che il blocco delle opere più i sussidi assistenziali, avrebbero annullato la crescita e alimentato la spirale del debito pubblico.

I No alle opere, più il reddito di cittadinanza, sono la causa dello spread.

Di Maio, infatti, è in caduta libera di credibilità e consenso.

A partire dai suoi, dagli elettori pugliesi a cui, insieme ad Emiliano del Pd, ha raccontato frottole.

Ora, per sviare l’attenzione dalle sue magagne, Di Maio ha trovato nuovi nemici: Mario Draghi, i giornalisti cattivi.

Di Maio accusa Draghi  di tramare contro l’Italia.

Ignobile.

Meriterebbe una censura pubblica.

Draghi e la BCE ci stanno tenendo su comprando i nostri titoli a colpi di 4 miliardi al mese, da quando esiste il governo con Di Maio.

I Cinque Stelle sono l’epicentro della crisi.

Ormai è chiaro: o si scambia la manovra o si fallisce.

Persino gli italiani non comprano più i BTP, preferiscono tenere i soldi sul conto corrente, non investono, anche se i titoli di stato sono solvibili, però è venuta a mancare la fiducia in chi ci governa, a fronte di 7 miliardi previsti, se ne sono realizzanti appena due.

Per il nostro bene., bisogna cambiare la manovra fiscale, e seguire almeno alcune delle indicazioni dell’Europa per non incorrenre anche nelle procedure di infrazione (60 miliardi da pagare, mica bruscolini)

Lo hanno capito tutti.

Sapete perché non si fa? Perché c’è una sola cosa, purtroppo, che potrebbe modificare efficacemente quel documento blasfemo: cancellare il reddito di cittadinanza el la famosa quota 100 della legge Fornero.

E quando si sente in giro che alcuni dirigenti del Pd vorrebbero andare a letto insieme ai 5s, proprio si tocca il fondo.

Non si rendono conto del pericolo e neppure di farsi complici di una disfatta economica.

LE DISCIPLINATE FORMICHE DI CASALEGGIO

LE DISCIPLINATE FORMICHE DI CASALEGGIO

Che senso ha meravigliarsi per quel che dicono e per quel che fanno?

Ogni loro azione, sia un gesto sia una parola, è un passo falso su una buccia di banana e, mentre volano gambe all’aria, si riflette più o meno volentieri sulla loro pochezza, sullo squinternamento logico, lessicale, politico che li governa senza eccezione alcuna.

Sul fallimento di chi li ha votati puntando sulla loro bandiera che è bandiera di vendetta, sulla apparente insulsaggine di chi li ha vagliati, reclutati, posizionati, ai vertici dello stato.

Sembrano, loro sì, i frammenti di una immensa bufala, di un enorme investimento sbagliato.

Ma è così che li volevano, così sono stati programmati, questo dovevano fare, sgomentare per insufficienza e ridicolo come bombe piazzate sotto gli architravi di questa fragilissima democrazia.

Stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati creati, programmati, nessun errore, nessun passo falso.

Fossero stati bravi, esperti, simpatici, gentili, accorti, eticamente ben fondati non sarebbero mai riusciti a portare a compimento il programma.

I trecentosettanta gradi di Lezzi, i congiuntivi di Di Maio, i tunnel di Toninelli, gli Einstein di Paola Taverna son solo le disciplinate formiche di Casaleggio.

 

DI MAIO LE PAROLE NON SONO MAI CASUALI

DI MAIO LE PAROLE NON SONO MAI CASUALI

“Ci prendiamo un miliardo”, giorni fa ebbe a dire “ci riprendiamo quello che ci avete fregato”.

I pensionati.

Le parole non sono mai casuali, il linguaggio di questo cialtroncello rivela tutta la violenza vendicativa alla base di un Movimento, nato da una profonda invidia sociale.

Inoltre:

“I bambini non si toccano”, scrive Di Maio con tanta calma.

Non si toccano, quali, vicepremier?

Quelli di Lodi, di Riace, di Monfalcone, quelli che bloccate nei porti?

Basta con questa miseria politicante da quattro soldi.

Non siete come Salvini, siete peggio.

Siete complici.

 

INDIETRO TUTTA

INDIETRO TUTTA

Cioè

Ora la gara ILVA va bene?

Ma non voleva chiuderla e trasformarla in giardino?

Allora c’è l’interesse pubblico ad aggiudicarla a Mittal?

Allora Di Maio è colluso con Calenda?

O Calenda è stato un grande?

Ah ah ah ahhhh

Cioè

Salvini sbologna i clandestini alla chiesa e poi si lamenta che scappano?

Robe da denunciarlo al ministro dell’interno!

Ah, è lui?

Ah ah ah ahhhh

Cioè

Ora si sta sotto al 3%?

Ora basta annunci sennò lo spread sale troppo?

Allora le regole della Ue vanno rispettate?

Allora i mercati sono importanti?

Di Maio: e le Persone?

E i Poteri Forti?

Ah ah ah ahhhh

Cioè

Toninelli accusa pressioni sul Ponte Morandi!

Poi è costretto a mostrarle!

Beh! Una sola lettera , ma è di gennaio, almeno  tre mesi prima, quando Toninelli non era ministro!

Allora l’honestà?

Ah ah ah ahhhh

Cioè

Quel genio del ministro Fontana, dice che “dieci vaccini sono troppi, ma non sono un medico”.

A scuola non si entra se non si è vaccinati!

Allora i vaccini non sono troppi?

Ahahahah,

Allora sono cretini.

Ve lo ricordate quando ci davano lezioni di coerenza, trasparenza e impegno? 

MINISTRO DI MAIO NOI NON ABBIAMO DUBBI: ACCETTA E METTI DA PARTE IL TUO ORGOGLIO

MINISTRO DI MAIO NON ABBIAMO DUBBI: ELEMOSINA? SÌ GRAZIE

Elemosina? Dice Di Maio. Capiamo che non è molto, ma per chi adesso si trova in difficoltà è un aiuto considerevole. E’ solo una prima trance, ne seguiranno altre, perciò è un obbligo accettare e, una buona volta, cercare di fare il ministro e non il bimbetto dispettoso che vuole sempre di più. E usarli bene, con equità.

Anche perché di un’elemosina non si tratta.

Se Società Autostrade si offre di ricostruire in otto mesi il ponte, stavolta tutto di metallo, e di mettere a disposizione mezzo miliardo di euro per vittime e sfollati di Genova, beh, forse si sente in dovere di fare qualcosa per questa tragedia. E un ministro che se li vede offrire dovrebbe accettare.

Se un diesel così poderoso, come società Autostrade o i Benetton, si è messo finalmente in moto subito, guai a fermarlo.

Poi la magistratura accerterà le responsabilità.

Poi si procederà alla discussione sulla concessione.

Poi.

Adesso, pigliamo e portiamo a casa.

Soprattutto per chi non ce l’ha.

Lo diciamo in particolare al vicepremier Di Maio e ministro dei lavori pubblici, che, con uno scatto di orgoglio, ha respinto l’offerta.

Lo diciamo ai tanti e finti orgogliosi che condividono la sua azione e quella del governo.

Una maggioranza del “vaffa” in un’Italia che ha tanta voglia di ribaltare il tavolo e di rimescolare le carte.

Che ha applaudito i ministri al funerale delle vittime, e fischiato il povero Martina, reo solo di essere del Pd.

L’Italia che ha deciso che oramai è vecchio anche quello che è semi nuovo.

Che plaude alla disdetta della concessione, senza preoccuparsi troppo se il giorno dopo, Benetton a parte, molte migliaia di piccoli investitori hanno visto eroso di un quarto i propri risparmi.

Un’Italia che non si fa tante domande sul delicato nodo di chi dovrà gestire migliaia di chilometri di asfalto, se non saranno più i gestori attuali.

Bene.

È con questa Italia che oggi dobbiamo misurarci.

Anche e soprattutto chi non la pensa come lei.

L’Italia che non vuole sapere come e perché, ma che chiede che i ponti o le scuole non crollino più.

Senza abdicare per compiacenza ai doverosi richiami al realismo.

Senza cedere sul fronte del buon senso e del bene collettivo.

Per questo, ministro Di Maio, non abbiamo dubbi, se pensa che sia una elemosina, beh, la accetti, senza se e senza ma, per il bene di quelle famiglie che adesso non hanno casa e per rispetto di chi è morto.

Di Maio dovrebbe guardare meglio i disagi delle persone e non pensare a quanti like potà ricevere se rifiuta un’offerta generosa, per orgoglio.

Se così facesse meriterebbe un vaffa….lunghissimo, per anni.

DI MAIO QUESTO NON È PIÙ IL TEMPO IN CUI TI INVENTAVI BALLE PER GIUSTIFICARE AI GENITORI, IL FATTO CHE NON RIUSCIVI A PASSARE GLI ESAMI ALL’UNIVERSITÀ

DI MAIO QUESTO NON È PIÙ IL TEMPO IN CUI TI INVENTAVI BALLE PER GIUSTIFICARE AI GENITORI, IL FATTO CHE NON RIUSCIVI A PASSARE GLI ESAMI ALL’UNIVERSITÀ

Di Maio, leggo che tu ed il tuo ministro Toninelli siete rimasti perplessi dalle aperture della Lega a Società Autostrade.

Se hai un minuto provo a spiegarti come stanno le cose.

Se invece di continuare a gridare proclami ti fossi preso la briga di approfondire la materia riguardante le concessioni autostradali, ti saresti accorto di una serie di cose interessanti.

Prima di tutto il contratto capestro.

Non ti e pare che invece di lanciare le solite accuse a destra e a manca ti saresti dovuto chiedere chi c’era dietro la stipula di condizioni così svantaggiose per lo Stato?

È evidente che sia tu che Toninelli non sapete nulla.

Partiamo dal principio.

Nella sua breve vita il tanto bistrattato secondo governo Prodi si accorge di alcune anomalie e decide di intervenire per sanarle.

L’intervento più importante che viene fatto è del 2006, praticamente si obbligano i gestori privati, a legare gli aumenti dei pedaggi a sostanziosi interventi di ammodernamento e manutenzione.

Detta in parole povere, se vuoi soldi devi prima metterci soldi.

Solo che il governo Prodi cade e, ascoltami bene caro Di Maio, nel 2008 arrivano Berlusconi e la Lega, già proprio quella Lega con cui oggi governi e nella quale Salvini era già uno degli elementi di spicco.

Nel giugno dello stesso anno, il centro destra elimina tutti i vincoli, cambia le condizioni della concessione, dando vita all’attuale contratto capestro con il quale si affidano le autostrade ai privati.

Vuoi sapere il perché caro Di Maio?

Perché alcuni imprenditori veneti, interessati al business della viabilità, fecero molte “pressioni” proprio sulla Lega.

Comincia a capire Ministro Di Maio?

Vedi, alla lunga è difficile occupare un dicastero importante come il tuo raccontando tutto ed il contrario di tutto.

Capisco che in questi anni giornalisti ed elettori ti abbiano fatto credere che nessuno ti avrebbe mai contraddetto, anche davanti a solenni cretinate, ma questo non è più il tempo in cui ti inventavi balle per giustificare ai genitori, il fatto che non riuscivi a passare gli esami all’Università, questo è il tempo in cui tu hai in mano il futuro di milioni di persone.

Non so se te ne rendi conto.

Da quello che sento e vedo, non credo proprio.

DI MAIO E TONINELLI PROFESSORI IN BUGIE

DI MAIO E TONINELLI PROFESSORI IN BUGIE

E’ difficile fare polemica politica con gente che spara cazzate con l’aplomb di chi sta dicendo una incontrovertibile verità.

I 5 stelle sono maestri su questo.

Di Maio e Toninelli sono addirittura professori.

Il guaio è che non serve a nulla smentirli, perché, un attimo dopo che la loro bugia è stata smascherata, ne hanno pronta subito un’altra su cui concentrare l’attenzione dei media e nessuno è in grado di stopparli urlando “ehi stiamo al punto, parliamo dell’argomento che stiamo trattando, non provare a sfuggire spostando l’attenzione su altro”.

Come la Lezzi che parla di asciugamani anziché di TAP.

Mi veniva in mente tutto questo leggendo l’ineffabile ed eternamente stupito di essere lì, Toninelli, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che sostiene essere il REI (Reddito di inclusione) uno strumento solo assistenziale, facendo finta di non sapere che i percettori del REI entrano, al pari dei percettori del NASPI (indennità mensile di disoccupazione), nel circuito dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro.

E tutto questo per nascondere la verità e cioè che il loro reddito di cittadinanza, come dice il buon Tria, sarà una cosa diversa da ciò che avevano propagandato in campagna elettorale e sarà invece qualcosa di molto simile agli strumenti già messi in atto dai governi Pd.