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PRESEPE CELTICO

PRESEPE CELTICO

Dopo la lotta leghista a favore dei crocefissi, branditi come arma, dopo l’applauso alla Svizzera che ha deciso di non volere minareti sulla sua terra, dopo il “Bianco Natale” dei lumbard,  dopo il giuramento sulle radici cristiane di fronte a Bagnasco, chissà come faranno i leghisti, a fare un presepe DOC.

Probabilmente la capanna potrebbe essere sostituita col carroccio, i re magi, di cui uno è addirittura negro, potrebbero essere sostituiti, da vassalli celtici, che portano in dono l’acqua del Po.

Borghezio ha proposto in Europa una legge che obblighi a mettere il crocefisso, in ogni luogo pubblico, di tutti i paesi europei; un altro leghista ha chiesto allo Stato italiano di spendere migliaia di euro per comprare crocefissi da appendere dove ora non ci sono; un altro ancora ha proposto di far pagare multe salate, a chi stacca i crocefissi.

Il crocefisso, brandito come una mazza contro coloro che non lo vogliono, senza risparmiare nessuno, neppure il Cardinale di Milano Tettamanzi, che ha osato dire che è evangelico “accogliere lo straniero tra di noi”, diventa un emblema inspiegabile per coloro che ritenevano che i vescovoni di Roma, fossero  i “veri nemici da affogare nel water della storia”.

Questa gente che invoca il dio Po e si sposa col rito celtico, impartisce con la violenza verbale ed anche fisica, lezioni di teologia e dottrina cristiana al paese. Se la fede viene usata per scagliarsi contro gli altri, diventa fondamentalismo, quello stesso fondamentalismo islamico che spinge i “martiri” ad immolarsi uccidendo se stessi, per uccidere gli infedeli.

Per tornare al presepe, ammesso che lo facciano, i leghisti dovranno sostituire tutte le statuette con personaggi celtici, anche il piccolo Gesù, sarà sostituito dal piccolo Federico Barbarossa. Di originali rimarranno il bue e l’asinello, e forse gli angeli. Neppure i pastori, visto che,” in illo tempore”, erano ebrei, quindi stranieri.

Ci aspettiamo di vedere, nel celtico presepe, di stampa leghista, i 300.000 fucili pronti di Bossi, le ronde padane di Maroni, gli striscioni padani con su scritto, in rigoroso dialetto: qui niente kebab, niente velo in testa, niente Corano, niente moschee, niente negri, niente clandestini, niente meridionali, niente zingari.  Tutti gli striscioni di pace e d’amore dei leghisti.

E al posto di San Giuseppe, anch’esso ebreo e non di razza celtica, ci aspettiamo di vedere Alberto da Giussano, con la bandiera della Lega e la spada sguainata.

La Madonna? Non si sa con quale padana o celtica fanciulla, possa essere sostituita. Diffcile sostituire una Madre.

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L’ERBA CATTIVA DI QUESTO PAESE

 L’ERBA CATTIVA DI QUESTO PAESE

Secondo il pensiero di questa destra di governo, composto dalla Lega Nord e dal Partito del predellino, in questo paese esiste una spirale di violenza.

E’ vero, esiste, ma vediamo quali sono coloro che andrebbero tolti di mezzo, perché lo zar  Berlusconi e la sua corte di affaristi, possano governare in santa pace.

 L’ELENCO DEI REPROBI

Rom, zingari, di casa nostra.

Rumeni di importazione.

Negri, Marocchini, Clandestini, tutti.

Ebrei.

Clochard.

Poveri che elemosinano, disturbano anche i fedeli che vanno a messa, perché chiedono l’elemosina  sulle scale delle chiese.

Quelli che chiedono il carrello al supermercato.

Quelli che lavano i vetri dellE macchinE ai semafori.

Quelli che sono vicini di casa, ma disturbano.

Quelli che non vuoi come locatari.

Quelli che mangiano il kebab.

Quelle che portano il fazzoletto in testa.

Quelli che dormono sulle panchine.

Quelli che non parlano il lumbard.

Quelli che sono terroni del sud.

Quelli che amano Allah ed hanno il Corano sotto al braccio.

Quelli che portano il turbante.

Quelli che per la strada vendono merce contraffatta.

Quelli che, in autobus, puzzano.

Quelli che non abbassano gli occhi, quando li incontri.

Quelli ai quali non devi mai chiedere scusa, anche se calpesti i loro piedi.

Quelli che non ti lasciano passare per primo, perché sei un padano.

Quelli che rubano il posto di lavoro a noi che siamo italiani.

Quelli che usano facebook per insultare il presidente.

Quelli sfaccendati dei centri sociali.

Quelli che si dichiarano gay.

Quelli che non vogliono il crocefisso nelle aule e nei luoghi pubblici.

Quelli che pretendono di essere pagati, anche se sono neri.

Quelli che pretendono di essere in regola con l’INPS e non accettano il lavoro in nero.

Quelli che si drogano per la strada.

Quelli che spacciano ai poveracci, ma non ai ricchi insoddisfatti.

Quelli che sono di sinistra e pretendono di parlare, senza averne il diritto.

Quelli che scioperano perché vengono licenziati.

Quelli che non accettano le leggi di questa maggioranza.

Quelli che frequentano le scuole, ma non accettano la riforma della Gelmini.

Quelli che lavorano nella ricerca e debbono andare all’estero per continuare un lavoro dignitoso.

Quelli che salgono sulle gru per difendere il posto di lavoro.

Quelli che proprio un lavoro non ce l’hanno.

Quelli che pretendono che le leggi siano uguali per tutti.

Quelli che in ufficio fanno i fannulloni.

Quelli che lavorano in polizia e anziché non mangiare, si ingurgitano di cibo grasso e diventano panzoni.

Quelli che  fanno i pendolari e non si accontentano di treni sporchi, lenti e perennemente in ritardo.

Quelli che vogliono la pace nel mondo.

Quelli che vogliono l’aria pulita e non vogliono il nucleare sporco e inquinante.

Quelli che non vogliono le bombe atomiche americane sul suolo italiano.

Quelli che non hanno i soldi indietro per Parmalat e Cirio, perché il governo ha messo lo scudo fiscale.

Quelli che scrivono “menzogne”, contro lo zar con la fissa della “Iolanda”.

Quelli che si ostinano a chiedere che lo zar corruttore venga processato.

Quelli che si ostinano a fare i processi anche senza le penna e la carta su cui scrivere.

Quelli che in televisione parlano male dello zar, fruitore di escort, pieno di legittimi impedimenti, e che si è fatto 20 leggi “ad personam”.

Quelli che non sopportano che il parlamneto di questo paese si blocchi e lavori solo per lo zar.

Questa è la lista, quella lista che continua con tanti eccetera, come dice Umberto Eco. Non è una lista poetica.

 

A GAVIRATE (Varese)

A GAVIRATE (Varese)

Un imprenditore di Gavirate (Varese) ha fatto piantare una croce alta sei metri nel cortile della sua fabbrica.

Forse con quel grande crocefisso vuole spaventare i clandestini.

Oppure annunciare che nella sua fabbrica non lavorano  marocchini, magrebini, senegalesi, turchi, cinesi, indiani, sudanesi ecc., ecc., solo italiani del nord.

Oppure che la sua fabbrica è meglio di una chiesa, non solo si lavora, ma si prega.  “Ora et  labora” meglio dei monaci nel convento.

Mi sembra un disonore ed un’infamia,  utilizzare, come arma, una croce, un simbolo cristiano che dovrebbe rappresentare tutte le ingiustizie che si consumano ogni giorno contro gli ultimi. Ed i clandestini, poveri in cerca di lavoro, sono gli ultimi degli ultimi.

Come il sindaco leghista di Coccaglio (Brescia) vuole il “Bianco Natale” leghista  e fa perquisire tutte le case dei suoi concittadini per cacciare i clandestini prima di Natale, così questo imprenditore fa della sua fabbrica una chiesa ed un simbolo anticlandestino.

Accanto al grande crocefisso di quella fabbrica, attendiamo di vedere appeso il faccione di Bossi. Non deve mancare, infatti, anche il simbolo delle “radici” leghiste.

SE CRISTO POTESSE SCEGLIERE DOVE STARE

SE CRISTO POTESSE SCEGLIERE DOVE STARE

1%20Giotto%20-%20CrocifissoDon Milani, nella sua scuola di Barbiana, aveva tolto il crocefisso dalle aule. La sua parola d’ordine era: più vangelo e meno crocefissi. Ma è stato considerato dalla Chiesa un reprobo, per molto tempo. Un personaggio scomodo che diceva scomode verità.

In questo particolare paese, con dentro uno stato Vaticano, ho l’impressione che definirsi cristiani, anche non credenti, o cattolici anche non praticanti, significhi essere politicamente schierati dalla parte giusta.

Neppure il Cristo,  sarebbe contento di questo  baratto.

Il crocefisso considerato come una bandiera politica e non una fede,  non ha nulla di cristiano.

Credo che sia diventato uno dei tanti simboli tribali che poco hanno a che fare con la fede personale ed anche con le radici cristiane, perchè svilito di contenuti veri di fede. 

Una miseria di pensiero e uno svilimento della fede.

“L’unico luogo in cui degnamente può stare una croce è un non luogo: è la coscienza del credente, là dove nascono e maturano quei comportamenti che fanno del cristiano, questo sì, il vero segno della di Lui presenza”.(Come scrive don Antonelli, su Micromega)