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È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

Ferruccio De Bortoli, osannato giornalista ed ex direttore de “Il sole 24 ore” (Verbo veritatis), ha ripescato, in un libro (adesso tutti scrivono libri), la questione dell’interessamento di Maria Elena Boschi, per la banca Etruria, un tempo e per poco tempo diretta dal padre.

Non si placa questa misoginia, questa voglia di rovinare moralmente Maria Elena Boschi, una donna. Perché?

È bella. È brava. È intelligente. È Capace. È spigliata. Si esprime con termini esatti ed in un italiano corretto. Non è timida. E siccome non è una stupida, e nemmeno una passiva,  stavolta ha affidato la pratica ai legali per tutelare il suo nome e il suo onore. Io dico, finalmente, basta coprirla di fango.

Ma allora perché riprendere un argomento, che con ogni probabilità l’addolora perché coinvolge il padre, e caricarla di ogni responsabilità?

Quello che dice non viene creduto, quello che fa non viene apprezzato. E’ dura essere una donna, sempre e in tutti i posti in cui è presente. Persino in casa propria viene maltrattata ed umiliata se non bastonata, sfigurata o uccisa.

In politica, De Bortoli, fa la stessa cosa, vuole umiliare Maria Elena Boschi, riportarla di nuovo al centro di polemiche inutili, ma che possono ucciderla e sfigurarla dal punto di vista politico e morale, dandole sostanzialmente della bugiarda matricolata.

Questa è una questione che metto sul piano del maschilismo ancora radicatissimo nel nostro paese. Non possiamo criticare gli altri paesi e dire che sono peggio di noi, anche il nostro, nei confronti delle donne, non è da meno.

Innanzitutto, non prendere in considerazione la bravura e la capacità delle donne,  è uno spreco enorme di risorse. Lo dicono le statistiche.

Riporto da l’Avvenire:

“Secondo stime della Banca d’Italia, un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% nei prossimi 10 anni significherebbe quasi meccanicamente un aumento del Pil fino a 7 punti. Eppure sono 17,5 milioni le donne inattive e 2,8 milioni le disoccupate. Di queste la metà, ovvero 1,4 milioni, sono laureate. Significa che non lavorano in un Paese che ha investito sulla loro istruzione. Ma non basta: anche quando riescono a trovare un impiego le donne sono spesso inserite in dinamiche discriminatorie, con percorsi di carriera più lunghi, spesso accidentati, differenze retributive rispetto ai colleghi uomini, assenza di politiche familiari di supporto per conciliare la vita lavorativa e quella privata. Ma anche minor valorizzazione delle competenze. Eppure mettere le donne al centro delle strategie di crescita di un’azienda è fattore conclamato di crescita del business.

Le imprese a conduzione femminile hanno maggiore predisposizione verso leve strategiche importanti come internazionalizzazione, innovazione e marketing. Per esempio registrano più marchi internazionali: il 52% contro il 46% maschile.

Un rapporto del Peterson Institute for International Economics, centro studi americano, ha analizzato i risultati di quasi 22 mila aziende sparse in 91 nazioni, dimostrando che le compagnie dove almeno il 30% del consiglio d’amministrazione è “rosa” riescono ad aumentare i profitti del sei per cento all’anno, contro il tre di media. Anche il Fondo monetario ha realizzato un’indagine per capire se le società con più donne manager avessero risultati finanziari migliori, analizzando i bilanci di due milioni di società in Europa.

Ebbene: semplicemente sostituire un uomo con una donna nelle direzioni o all’interno dei consigli di amministrazione porta una redditività maggiore compresa fra lo 0,08 e 0,13 per cento. Nonostante questo in Italia le realtà ‘femminili’ sono 1 milione e 300mila, con un peso che arriva a poco più di un quinto del totale. E a ben vedere, oltre a essere poche, sono anche in diminuzione. L’innovazione e la comunicazione sono i settori chiave in cui un manager donna è più capace”.

Invito De Bortoli, a rivolgere la sua attenzione su altri problemi italiani, e la smetta di pensare alle donne che hanno fatto carriera, specie se in politica, altrimenti la sua è una invidia insidiosa che lo fa solo star male. Stia bene e avrà tutto da guadagnare.

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LA SOLITA SOLFA DELLE QUOTE ROSA

QUOTE ROSA, LA SOLITA SOLFA

Se si mettono insieme tutte le leggi approvate da questo governo, che incidono negativamente, sulle donne e sulla condizione femminile, si scopre il modo in cui Berlusconi (e compagnia del vapore) ama le donne.

–       E’ stata cancellata la legge approvata dal governo Prodi per impedire le dimissioni in bianco, ovvero la firma al momento dell’assunzione da far valere in caso di eventuale maternità. 

–       Sono stati smantellati i Comitati per le pari opportunità nei luoghi di lavoro.

–       Non viene più finanziato il Fondo per la finanza d’impresa che prevedeva specifiche risorse alle iniziative di imprenditoria  delle donne.

–       E’ stato cancellato il Fondo per gli asili nido .

–       E’ stata innalzata l’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni, dipendenti della Pubblica amministrazione.

–       E’ stato tagliato il Fondo per le politiche sociali ( da 929 milioni previsti nel 2008 a 273 previsti per quest’anno).

–       E’ stato tagliato il fondo le politiche della famiglia  (da 346 a 52 milioni).

Ah! Si  dimenticavo, giusto, in quindici anni hanno fatto la legge sullo stalking. Però stupri, violenze e purtoppo uccisioni delle donne non sono diminuiti affatto.

Si dirà, come al solito, che è colpa della sinistra e dei magistrati comunisti.

La verità è che le donne, in questi ultimi anni di governo Berlusconi,  sono arretrate in modo micidiale, ed indebolite al punto da non contare più nulla o quasi.

Si sentono le solite vuote parole,  le promesse, i faremo,  le quote rosa, ma i fatti sono altri.

Sono i mancati sostegni alle famiglie, hanno tagliato dove, invece, occorreva investire come negli asili nido, hanno abolito le leggi a tutela delle donne che scelgono di diventare  madri, non esiste un  welfare per le donne.

Dopo decenni di governo, stanno ancora a parlare di progetti ad ampio respiro. A forza di ampi respiri, in realtà, si affondano le donne.