Archivi tag: cambiamento

UNA VITA FA

UNA VITA FA

In sede di direzione nazionale Pd, Renzi ha fatto una proposta sensata, cercando anche di convincere chi, ora pur stando nel Pd, è un po’ restio al segretario.

Ma nonostante tutto, nonostante la possibilità di rivedere anche il job acts e altre riforme non perfette, con l’intento di migliorare ancora e comunque con l’intenzione di portare avanti il cambiamento che serve al paese, tutto ciò non è sufficiente.

Per qualcuno Renzi non dovrebbe proprio essere lì, anche se due milioni di persone, esprimendo il loro gradimento, l’hanno scelto.

Bersani, interrogato immediatamente dopo il discorso di Renzi e benché molti scettici tipo Emiliano, Franceschini, Orlando, abbiano apprezzato molto il progetto di Renzi, ha risposto come commento tipo “Con le chiacchiere siamo a zero”.

Espressione che gli è abituale, ma che dimostra come lui e forse anche chi gli sta vicino, appartenga ad una vita fa.

Mi chiedo come ho fatto ad apprezzare questa persona. Non so spiegarlo se non che l’ho conosciuto quando è stato presidente della mia Regione. A detta di tanti, più esperti di me, ha lavorato bene. È stato un buon presidente e forse, aggiungo io, anche un buon ministro ai tempi di Prodi, ma tutto questo una vita fa.

Adesso le cose sono cambiate, è cambiato il mondo, l’Europa va a destra, l’America verso l’egoismo più irrazionale, la sinistra sta scompartendo anche in paesi come la Francia, e Bersani dice che stiamo a zero con le chiacchiere. Era bello per lui e per tanti, anche per me, cantare “Bandiera rossa” ma serve ancora?

Non credo, serviva una vita fa. Forse.

Annunci

ABBIAMO UNA GROSSA RESPONSABILITA’

ABBIAMO UNA GROSSA RESPONSABILITA

bandieraL’aria che tira ha il fetore della conservazione, della paura, del razzismo, dell’odio. Non c’è più tempo da perdere.

Abbiamo di fronte una scelta, provare a cambiare davvero e con noi il nostro paese o perire nell’attesa che qualche nuovo “messia” venuto dal nulla e con soluzioni facili riesca ad incantare le masse rappresentandole, trascinandosi dietro quella metà di paese che non si sente rappresentata da questi partiti, il nostro compreso.

Basta con le meline interne che indeboliscono e discreditano la nostra immagine.

Bisogna riprendere lo slancio al cambiamento, alla crescita di nuovi gruppi dirigenti sul territorio, alla ricerca di nuove candidature capaci di dialogare con la società nel suo insieme senza erigere steccati ideologici, quelli che invece sono forieri di cocenti sconfitte.

Il problema è di non procrastinare più il cambiamento avviato, senza indugi né tentennamenti, perchè questi si pagano in termini di credibilità e di conseguenza di consenso e voti.

Spero che si convenga di investire energie nell’analisi del voto e dell’astensionismo, di cui in vero molto poco ci siamo interrogati in questi mesi. E’ trasversale ai partiti a destra come a sinistra, quindi, per favore, che si eviti di tirarlo fuori a sproposito come arma impropria nel PD, contro il suo segretario e non si decida invece di disperderle in sterili quanto inutili diatribe interne.

E’ vero il clima complessivo nel paese non era e non è favorevole. Troppi scandali e troppi attacchi concentrici del tutti contro uno.

Le elezioni territoriali sono un termometro del nostro fare o non fare nella realtà locali. Della nostra capacità di cambiamento e rinnovamento di uomini/donne. In sintesi del nostro saper governare.

 

 

 

LA SINISTRA HA PERDUTO LE SUE PAROLE

LA SINISTRA HA PERDUTO LE SUE PAROLE

imagesLa prima cosa che viene da pensare della sinistra durante l’ultimo ventennio è la paura: paura del cambiamento, paura del futuro, paura delle incognite che il futuro può riservare, paura di dire qualcosa di sinistra, cioè di dire qualcosa che possa incidere nel futuro, anche un piccolo pezzo di futuro, immaginato come più equo e migliore. E questa paura è per la sinistra un indugio mortale, pigrizia conservatrice. La paura del futuro, e per dirla come Michele Serra: “la sinistra dà l’impressione di aver trascurato apposta i suoi doveri e i suoi compiti, pur sapendo bene quali fossero, per viltà o per opportunismo. O peggio, la sua funzione storica si è esaurita non per calcolo ma per inettitudine, per totale smarrimento”.

Ogni pigrizia conservatrice, dentro la sinistra e dentro le sue parole, parla prima di tutto di quella paura. Compresa la paura di sbilanciarsi, di dire cose azzardate, di sembrare stravaganti o ingenui o imprecisi. La paura dell’errore intellettuale.

Proprio la modernità, la società dei consumi di massa ha letteralmente spaventato la sinistra, tanto da suscitare al suo interno forti pulsioni conservatrici. Più che l’impulso a progettare “un altro cambiamento”, ha pesato l’impulso a proteggersi da quello in corso. Ne è nata una sinistra-ossimoro, conservatrice e terrorizzata dai mutamenti in atto. Ed è soprattutto per questo, che è così difficile dire “qualcosa di sinistra”: perché la sinistra ha perduto le parole del cambiamento, a partire dalla parola “cambiamento”. E dunque ha perduto le sue parole.

Ecco perché Renzi fa paura alla sinistra, viene tacciato di essere come Berlusconi se non peggio. Ecco perchè i sindacati si affannano, a prescindere, a fare scioperi, a protestare in modo anche molto disorganizzato, perché hanno paura che qualcosa cambi in peggio – dicono –  mentre dovrebbero affrontare il cambiamento con lo spirito di dire “finalmente in questo paese si può fare meglio e di più per chi non ha lavoro”.

Si può fare se esiste la volontà di collaborare, di pensare ad un miglioramento per tutti e non a trincerarsi dietro bandiere conservatrici o a permalosismi incomprensibili.

La partita non si gioca mai in un campo predeterminato. Si gioca su idee e proposte che riflettono i tempi e i problemi e che offrono soluzioni il cui costo deve essere chiaramente esposto. Sono idee e proposte che ridefiniscono continuamente lo stesso campo di gioco e le mentalità dei giocatori. La sinistra è movimento. E’ sapere allargare il campo, a sinistra e al centro.  Convincere per vincere (e governare).